Transcript novembre
Nuova serie - Anno XL - N. 43 - 24 novembre 2016 Fondato il 15 dicembre 1969 Settimanale La battaglia del PMLI per il NO Banchini e diffusioni a Catania, Fucecchio e Borgo San Lorenzo PAG. 2 AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE VOTA NO Il nuovo duce a Napoli, il caporione fascioleghista a Firenze PAG. 14 Committente responsabile: M. MARTENGHI (art. 3 - Legge 10.12.93 n. 515) Contestati Renzi e Salvini Stampato in proprio alla piduista controriforma piduista alla controriforma ee fascista senato del senato fascista del PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 FIRENZE Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected] -- www.pmli.it Su iniziativa di Cgil, Cisl e altre organizzazioni sindacali Sciopero generale contro la totale privatizzazione delle Poste PAG. 5 Mattarella esalta il regime sionista-nazista di Israele PAG. 10 Carrai, braccio destro di Renzi, ha forti legami economici e politici con i sionisti-nazisti israeliani Nel suo giro anche Ledeen, una spia del Mossad, secondo Washington PAG. 10 Lo rileva l’Istat 4,6 milioni poveri assoluti in Italia I minori sono 1,1 milioni Gli 80 euro vanno ai più “ricchi” PAG. 5 Contro l’elezione di Trump Esplode la rivolta degli antifascisti e antirazzisti americani Bruciate bandiere Usa ed effigi di Trump. Arresti a New York, Los Angeles e Pittsburgh. Sparatoria a Seattle. La manifestazione di Portland dichiarata “sommossa” PAG. 7 L’elezione a presidente Usa del fascista, razzista, misogino e miliardario Trump provoca un’ondata di proteste degli antifascisti e antirazzisti in decine di città La destra dell’imperialismo americano riprende il potere La politica antipopolare di Obama le ha aperto la strada Renzi si congratula subito col nuovo presidente degli Usa PAGG. 6-7 L’imperialismo americano utilizza i curdi “siriani” per strappare Raqqa all’IS e darla alla Turchia fascista Engels su engels PAG. 15 PAG. 9 2 il bolscevico / vota NO al referendum N. 43 - 24 novembre 2016 La battaglia del PMLI per il NO CATANIA Molto interesse fra i passanti per il banchino e la propaganda del PMLI. Gli studenti richiedevano i nostri volantini Dal corrispondente della Cellula “Stalin” della provincia di Catania I militanti e i simpatizzanti della Cellula “Stalin” della provincia di Catania del PMLI hanno organizzato per domenica 13 novembre un banchino e contestualmente distribuito volantini “Vota NO alla controriforma piduista e neofascista del Senato”, a piazza Stesicoro in Catania, frequentata da migliaia di persone. lantini venivano richiesti dagli interessati e si è registrato un crescente interesse da parte dei passanti che si soffermavano per una breve lettura del manifesto esposto sulla piazza, esprimendo con rabbia la loro delusione verso Renzi, come anche la ferma convinzione di votare NO a questa controriforma piduista e neofascista. Non sono mancate, da parte di altri giustificate polemiche: “basta, mandiamo questo tà del popolo, i parlamentari che si arricchiscono sempre più, il disagio lavorativo e l’emigrazione dei giovani all’estero per cercare una sistemazione lavorativa, e quant’altro. In ultimo, le persone che discutevano con i compagni precisavano come questa politica renziana sta distruggendo e demolendo le basi del lavoro e soprattutto dei giovani. Durante il banchino si innescavano discussioni interessanti, che vertevano quasi sempre sul loro desiderio di una giustizia sociale come sul fatto di ridurre le emigrazioni dei giovani e il disagio giovanile. Ma con questo governo renziano e fascista, non ci sono soluzioni. Molti passanti sono stati invitati a venirci a trovare in sede a Catania, in via Padova 88, dove tutti i sabati pomeriggio siamo aperti per dialoghi e confronti Mercoledì 9 novembre militanti e simpatizzanti catanesi hanno fatto un’interessante diffusione dello stesso volantino sul referendum all’ingresso della facoltà di lettere e filosofia nell’ex convento dei benedettini di piazza Dante, frequentata da migliaia di studenti. Anche qui i compagni indossavano i corpetti con i manifesti ad hoc, suscitando interesse fra gli studenti che venivano a richiedere i volantini. Come afferma il compagno Giovanni Scuderi: “Diamo tutta la nostra energia per la battaglia per il NO. Questa è una battaglia storica antifascista che riguarda tutto il popolo”, e ancora, “la piazza è il nostro ambiente, ideale e naturale di lotta e di propaganda, assieme a quello delle fabbriche dei campi, delle scuole e delle università frequentandoli il più possibile per diffondere il messaggio del Partito per raccogliere le rivendicazioni, le idee, le proposte e le informazioni delle masse per stringerci sempre più a esse”. fucecchio è avvenuto con grande spirito di collaborazione tanto che alcuni sono venuti a discutere assieme a noi e ai passan- ti mentre gli stessi compagni, alla fine della loro diffusione sono andati a collaborare con gli attivisti del Comitato. borgo san lorenzo Forte consenso popolare al banchino organizzato dal PMLI. Tra gli studenti volantinato l’invito a conoscere ed esprimersi sul discorso di Scuderi “Da Marx a Mao” Dal corrispondente dell’Organizzazione di Vicchio del Mugello del PMLI Sabato 12 novembre le Organizzazioni di Vicchio del Mugello e di Rufina del PMLI hanno organizzato un rosso banchino del PMLI a Borgo San Lorenzo (Firenze), nella centrale piazza Cavour, per propagandare il NO al referendum costituzionale. Sul tavolo sono stati sistemati i volantini del PMLI dal detto che vuole mettere due NO; un lavoratore, ben conscio della deriva neofascista che si sta affermando col governo Renzi, come dimostrano i fatti di Firenze del 5 novembre, ha affermato che attaccherà il volantino in negozio. Un altro passante ha affermato “lo leggo volentieri e confermo il NO”; un altro ha dichiarato: “Voto NO per mandarlo a casa” riferito a Renzi. Una donna ha esclamato: “Non voto Sì neanche sotto tortura”. Il PMLI volantina alla fiera annuale e successivamente si unisce al gazebo del Comitato per il NO. Cresce la rabbia delle masse contro il governo Renzi Catania, 13 novembre 2016. La diffusione e il banchino di propaganda del PMLI per il No al referendum costituzionale nella centrale piazza Stesicoro. Sotto: un momento del volantinaggio per il No all’univerità di lettere del 9 novembre (foto Il Bolscevico) 21 25 26 27 Slai Cobas – Sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private Donne in rete contro la violenza - Manifestazione nazionale a Roma contro la violenza sulle donne Forze sociali, politiche, ambientaliste, studentesche e giovanili – Manifestazione nazionale a Roma per il No al referendum AL RE FE Banchini e volantinaggi del PMLI per il NO Varese nn 19 novembre. Banchino Piazza Tre Martiri – ore 15,30-19 nn 19 novembre. Banchino in Piazza San Giuseppe (lato corso Moro) – ore 14-18 Napoli nn 17 novembre. Volantinaggio in via Scarlatti dalle 18 nn 2 dicembre. Volantinaggio a VOTA NO Rimini Mugello-Valdisieve nn 19 novembre. Banchino a Pontassieve (Piazza V. Emanuele II) – ore 9,30- 13 nn 19 novembre. Banchino a Rufina (Piazza Umberto I) – ore 15,30-18,30 in proprio Stampato Ravenna nn 19 novembre. Banchino presso il mercato cittadino dalle ore 9 BR E alla co ntr e fascisoriforma pid u ta del senato ista Ponte di Tappia dalle 17 nn 19 novembre. Gazebo in via Lamarmora, angolo piazza Vittorio Veneto, ore 15-18,30 nn 22 novembre. Gazebo in via Italia, angolo via Battistero, ore 15-18,30 UM DE L 4 DI CE M n. 515) Biella RE ND Legge 10.12.93 18 Organizzazioni studentesche, giovanili e associazioni sociali - Manifestazione nazionale a Napoli per il No al referendum costituzionale Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs – Manifestazione nazionale a Roma delle lavoratrici e dei lavoratori del personale delle Camere di Commercio so centinaia di volantini a chi affluiva nella zona. Abbiamo potuto constatare la rabbia crescente delle masse nei confronti del nuovo duce Renzi, lavoratori e cittadini indignati per l’operato del suo governo e per il tentativo di rendere la Costituzione ancora meno democratica. È stata un’occasione anche per avvicinare i giovani che purtroppo sono sembrati abbastanza all’oscuro della reale posta in gioco che si decide il 4 dicembre. Ad un certo punto della serata quasi di fronte al PMLI è stato montato il gazebo del locale Comitato del NO. Questo (art. 3 - 15-21 Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil - Mobilitazione con 8 ore di sciopero delle lavoratrici e lavoratori del settore-tessile abbigliamento articolati a livello territoriale entro il 21 novembre. Manifestazione nazionale prevista entro il 20 dicembre Sabato 12 novembre i sostenitori del NO hanno messo in campo le loro forze per far giungere ai fucecchiesi la voce di chi si oppone alla controriforma costituzionale neofascista e piduista di Renzi e chiedere il contributo di tutti i progressisti alla prossima battaglia referendaria del 4 dicembre. Approfittando del mercato straordinario in occasione della fiera annuale, il PMLI ha organizzato una diffusione nei pressi della Casa del Popolo di Fucecchio (Firenze). Con la bandiera del Partito e un pannello dove erano affissi dei manifesti, i compagni hanno diffu- M. MARTENGHI NOVEMBRE Redazione di Fucecchio responsabile: CALENDARIO DELLE MANIFESTAZIONI E DEGLI SCIOPERI Fucecchio (Firenze), 12 novembre 2016. La diffusione del PMLI e, appena dietro, il gazebo del locale Comitato per il No davanti al circolo Arci (foto Il Bolscevico) titolo “Vota NO alla controriforma piduista e fascista del senato”, che è stato distribuito in varie centinaia di copie, e l’altro volantino “Lavoratrici, lavoratori votate NO” di cui sono state distribuite in modo mirato alcune copie. Esposte varie opere dei Maestri della Piccola biblioteca marxista-leninista. Attorno al banchino le bandiere dei Maestri e del PMLI mentre sui cartoni a v rovesciata i manifesti del PMLI “Gli antifascisti votano NO” estremamente adatti a queste zone dalle forti tradizioni antifasciste e al tavolo le locandine con l’invito a votare NO e raffigurato Renzi in orbace che calpesta il parlamento. I compagni, militanti e simpatizzanti del Partito, hanno riscontrato un forte consenso popolare a favore del NO con vari commenti. Una donna ha Committente I compagni indossavano i corpetti con i manifesti “Al referendum del 4 dicembre gli antifascisti votano NO”. I vo- Renzi a casa, poiché esso, è un nemico del popolo”. Si notava l’attrazione e il desiderio di sfogliare i libri dei Maestri Lenin, Stalin e Mao, da chi sbirciava veloce e immediatamente si lasciava andare a discussioni accese contro le negatività che Renzi sta facendo in Italia, e soprattutto lamentava l’aumento della disoccupazione e della pover- Borgo San Lorenzo (Firenze), 12 novembre 2016. Banchino referendario del PMLI nella centrale piazza Cavour (foto Il Bolscevico) PARTITO MA RXISTA-LENI Sede centra e-mail: le: Via Antonio commission del Pollaio [email protected] lo, 172a - 50142 FIRENZE -- www .pmli.it Tel. e fax NISTA ITALIA 055.5123164 NO nn 26 novembre. Volantinaggio davanti alla Coop di Vicchio del Mugello – ore 8,30-10,30 nn 26 novembre volantinaggio al mercato di Dicomano – ore 11-13 Catania nn 19 novembre. Banchino Piazza Stesicoro – ore 17-20 nn 1 dicembre. Banchino Piazza Stesicoro – ore 17-20 Insomma le affermazioni convinte per il NO non si sono più contate. Pochi i sostenitori del Sì che si sono dichiarati apertamente, alcuni in modo intransigente e arrogante, evidentemente sempre più impauriti dalla possibilità di perdere il referendum. Un giovane lavoratore dell’alto Mugello ha preso, lasciando una sottoscrizione, una copia de “Il Bolscevico” col discorso del compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, pronunciato per il 40° anniversario della scomparsa del presidente Mao dal titolo “Da Marx a Mao”. In precedenza, il 27 ottobre, l’Organizzazione di Vicchio del PMLI aveva diffuso il volantino per il NO al referendum accoppiato al volantino con l’invito a leggere e esprimere la propria opinione sul discorso di Scuderi al professionale Chino Chini di Borgo San Lorenzo riscontrando l’interesse delle studentesse e degli studenti. Anche qui un’insegnante ha concordato con la denuncia del disegno neofascista che si sta affermando in Italia con Renzi. Inoltre, i compagni mugellani hanno partecipato alle attività del locale Comitato per il NO, in particolare al banchino di propaganda al mercato di Borgo San Lorenzo del 1° novembre. Anche qui innumerevoli sono i segnali di stima e gli incoraggiamenti da parte della popolazione al fronte del NO. In generale stiamo riscontrando che tira un buon vento per il NO tra la popolazione mugellana ed è estremamente positivo in questa che è una roccaforte storica del PD. vota NO al referendum / il bolscevico 3 N. 43 - 24 novembre 2016 Uniamoci per affossare la controriforma al referendum Fermo restando che per noi marxisti-leninisti non è il referendum ma la lotta di classe, di massa e di piazza lo strumento privilegiato per lottare contro la classe dominante borghese in camicia nera e i suoi governi e per difendere i diritti e gli interessi delle masse lavoratrici, popolari e giovanili, bisogna andare a votare e votare No al referendum. Ciò non è in contraddizione con la nostra indicazione tattica astensionista alle elezioni politiche, amministrative e di principio per le europee. Qui non si tratta di delegittimare le istituzioni rappresentative borghesi o l’imperialismo europeo, ma di una scelta concreta da fare su una questione specifica e ben definita. Facciamo perciò appello agli astensionisti di sinistra affinché non disertino le urne ma anzi siano in prima fila in questa battaglia. Senza farsi intimidire o fuorviare dall’accusa dei renziani e dei loro pennivendoli di votare No insieme alla destra. Anche se nello schieramento per il No sono presenti partiti della destra, che non ci stanno certo per difendere la Costituzione del ’48 ma solo per motivi strumentali ed elettoralistici, bisogna essere consapevoli che in questa battaglia la destra è rappresentata proprio da Renzi e la sua banda e da chi lavora per la vittoria del Sì. Da chi lavora cioè per completare il piano fascista e golpista della P2. Antifascisti, democratici, progressisti, astensionisti di sinistra, uniamoci per impedire che si realizzi il disegno mussoliniano di Renzi e per mandarlo a casa! Lottiamo uniti nelle piazze, nelle scuole e in tutti i luoghi di lavoro, partecipiamo ai Comitati per il NO, per sconfiggere la sua strapotente macchina propagandistica e demagogica e per convincere milioni di elettori ad affossare sotto una valanga di NO al referendum la sua controriforma fascista e piduista del Senato! (Estratti dal Documento del Comitato centrale del PMLI “Al referendum. Vota NO alla controriforma piduista e fascista del Senato”, 21 giugno 2016, apparso su “Il Bolscevico” n. 26 e 36/2016) 17 NOVEMBRE TUTTE LE PIAZZE D’ITALIA Cambio di prospettiva, Change is NOw - UDU, UDS, Rete degli studenti medi – Giornata internazionale degli studenti- Il vero cambiamento è dire NO! TRIESTE Ambientalisti per il NO 11,30 – 13,30, Caffé San Marco, Via Cesare Battisti, 18, Conferenza stampa AVELLINO Incontro-dibattito sul referendum 10,30 – 12:30, Istituto “Guido Durso”, Via Morelli e Silvati, interviene Prof. M. Villone MILANO Il no fa bene alla salute 21,00 – 23,00, Casa della Cultura - Segreteria, Via Borgogna, 3 - con Valerio Onida, Gaspare Jean, Piergiorgio Duca, Fulvio Aurora, Vittorio Agnoletto MODICA ( RAGUSA) Le ragioni del NO 18,00 Auditorium Pietro Floridia, piazza Matteotti, Comitato per il NO con Guido Calvi, già componente del Consiglio superiore della magistratura 18 NOVEMBRE Napoli - Noi diciamo NO 9,30 Piazza Garibaldi corteo di forze sociali, politiche, ambientaliste, studentesche e giovanili TIVOLI (ROMA) - NO allo scempio della Costituzione 17,00 – 19,00 Scuderie Estensi; con On. Monica Gregori (Sinistra Italiana) - Prof.ssa Roberta Calvano (Comitato Nazionale per il NO) - Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) - Fabrizio De Sanctis (Presidente ANPI Roma) CASSINO (FOSINONE) - Preferisco di NO 17,30 – 19,30 Comune di Cassino, Piazza De Gasperi, 1, con Prof. Luigi Ferrajoli (Giurista, Università Roma Tre) GINOSA (TARANTO) - Le ragioni del NO. Chi vuole la riforma? 20,00 – 22,00 Teatro Alcanices, Corso Vittorio Emanuele, con Sen Corradino Mineo - On. Donatella Duranti - Cons. Reg. Puglia Mino Borraccino Cons. Reg. Puglia Marco Galante ROCCA SAN CASCIANO (FORLI-CESENA) - Le NOstre motivazioni 20,30 – 22,30 Sala polivalente Ex Colonia), con Tamer Favali (presidente provinciale ANPI),Francesco “Pancho” Pardi MASERADA (TREVISO) - Le ragioni del NO 21,00 – 23,00 Vicolo del Borgo, con Umberto Lorenzon (Partigiano “Eros”, Presidente Provinciale ANPI Treviso) - Arianna Spessotto (Deputata M5S) - modera Paola Majorana (Giornalista) PANZANO IN CHIANTI (Firenze) - C’è chi dice NO 21,00 – 23,00 Casa del Popolo Via Giovanni da Verrazzano, con Aldo Meschini (Giurista), Matteo Gorini (Comitato del No Studenti Universitari), Serena Spinelli (Consigliere Regionale) QUARRATA (PISTOIA) - Riforma della Costituzione: le ragioni del SI e del NO a confronto 21,15 – 23,15 Circolo MCL “La Tranquillona” della Ferruccia, Via di Brana, 228, Per il SI: Massimo Baldi, consigliere regionale PD - Per il NO: Tommaso Fattori, consigliere regionale Si - Toscana a Sinistra RECANATI (MACERATA) - Attuare la Costituzione: perché votare NO 21,30 – 23,30 Salone del Popolo, Corso Persiani 52, con Paolo Maddalena (Presidente Emerito Corte Costituzionale) 19 NOVEMBRE SANSEPOLCRO (AREZZO) - Le ragioni del NO alla riforma costituzionale e la salvaguardia della democrazia 10,00 – 12,00 Consiglio Comunale via Matteotti, 1 - Con Aldo Tortorella (Comitato Nazionale Anpi) - Luca Grisolini (Presid. Comitato Prov. Anpi Arezzo) - Avv. Giacomo Moretti (Comitato Valtiberina per il NO) PIANGIPANE (RAVENNA) - E se ci diranno...noi risponderemo NO NO NO 15,30 – 17,30 Casa dei Popoli, Musiche e canti con Gianluigi Tartaull e Umberto Rinaldi - Letture Caterina Marchetti, spiegherà le ragioni del NO il segretario Regionale di Rifondazione, Stefano Lugli PARMA - La verità sul referendum 16,00 – 18,00 Circolo Arci Corale Verdi, Vicolo Asdente, 9, con Raniero La Valle intervistato da Maurizio Chierici SINALUNGA (SIENA) - Perché votare NO 16,00 – 18,00 Centro Sociale Auser, Via Nello Boscagli), con Stefano Schwarz (Comitato Nazionale “Scelgo NO”) Francesco Pancho Pardi (Coordinamento Nazionale Democrazia Costituzionale) GALEATA (FORLÌ-CESENA) - Le ottime ragioni per votare NO 17,00 – 19,00 Teatro Comunale “Carlo Zampighi”, con Marco Valbruzzi (ricercatore universitario),Tamer Favali (presidente provinciale Anpi),Euro Camporesi (Comitato per il NO) VOGHERA (PAVIA) - Io dico NO 17,00 – 19,00 Adolescere, Viale della Repubblica, 25, con Livio Pepino (Direttivo Comitato Nazionale per il NO) GENOVA - Di Sana e Robusta Costituzione 17,30 – 19,30 Teatro Carlo Felice Auditorium “Montale”, con Maurizio Landini (segr. Nazionale Fiom) - Nicolo Fuccaro (dottorando) - Lara Trucco (docente universitaria) - Marianna Pederzolli (consigliera comunale) - Adriano Sansa (portavoce Comitato Ligure del No) - Ivano Bosco (segretario CGIL Genova) - Carlo Ghezzi (vice presidente nazionale Anpi) 20 NOVEMBRE PIACENZA - Banchetto informativo 15,00 – 18,00 C.so Vittorio Emanuele civico 79 oppure d’angolo con via Verdi PRAIA A MARE (COSENZA) - La riforma costituzionale e le ragioni del NO 17:30 – 19:30 Albergo Branca, Via della Libertà, 27, con Francesco Marsiglia (Cons. comunale e segr. circolo SI) -Tiziana Forestieri (Presidente Comitato per il NO Alto Tirreno) - Tullio Laino (Dirigente Medico) - Walter Nocito (Docente diritto pubblico Unical) LONDRA - Festa di chiusura della campagna per il NO 19,00 – 21,00 venue to be confirmed, con Michele Piras (SEL) - Mapi Pizzolante (Tilt!) - Cucchini (Costituzionalista) 21 NOVEMBRE RIVA DEL GARDA (TRENTO) - Perché NO 18,00 – 20,00 Grand Hotel Liberty - Riva del Garda, Via Carducci, 3/5, con Moni Ovadia e Lidia Menapace UDINE - Un NO per la Costituzione per la democrazia per la giustizia sociale 18,00 – 20,00 Teatro Palamostre, Piazzale Paolo Diacono, con Maurizio Landini (Segretario nazionale Fiom) - I coordina Gianpaolo Carbonetto CASERTA - Perchè votare NO 18,30 – 20,30 Teatro Izzo - Via Kennedy 42 - con la partecipazione del Sindaco Luigi De Magistris 22 NOVEMBRE RAVENNA - Confronto tra le ragioni del SI e quelle del NO 20,30 – 22,30 Casa delle Donne, Via Maggiore 120,con per il Sì Mara Cavallari e per il NO Paola Patuelli PISTOIA - La riforma costituzionale: le ragioni a confronto 21,00 – 23,00 Circolo Arci Capostrada, Via Bolognese, 2, per il SI Stefano Pizzorno (Avvocatura dello Stato) – per il NO - Fabrizio Martone (Avv. Ass. Giuristi Democratici) con Marzio Dolfi (ReportPistoia) VANZAGO (MILANO) - Dentro la riforma 21,00 – 23,00 Palazzo Calderara, con Antonio Pizzinato (presidente onorario Anpi Lombardia) - Eleonora Cimbro (parlamentare del PD) - modera prof. Maria Agostina Cabiddu (docente di diritto pubblico al Politecnico di Milano) 23 NOVEMBRE ROMA - Le ragioni del no 10,30 – 12,30 Aula Magna - Via Cesare Balbo, 16, organizza Flc Cgil, con Francesco Sinopoli (segretario nazionale della Flc) e la Prof. Roberta Calvano (diritto costituzionale), in videoconferenza con le sedi territoriali TORINO - Ma anche no! Incontri corsari verso il referendum costituzionale 13,30 – 15:30 Via Giorgio Pallavicino, 35,dialogo con Luciana Castellina. Saluti introduttivi di Andrea Polacchi, presidente ArciTorino. TRENNO (MILANO) - Appassionati di democrazia 18,00 – 20,00 Sala Franco Colzani - Via Giorgi 15 - Le ragioni del No con Ardemia Oriani, Vicepresidente Anpi provinciale BRUGHERIO (MONZA BRIANZA) - E’ meglio un NO 21,00 – 23,00 Sala consiliare, Piazza Cesare Battisti 1 - con l’avv. Luciano Belli Paci 24 NOVEMBRE TORINO - Comprendere insieme cosa prevede la riforma 20,30 – 22,30 Corso S. Maurizio, 8, con Salvatore Borsellino - (fratello del giudice Paolo, Presidente e Fondatore del Movimento Agende Rosse) - Piero Ricca (giornalista e attivista civile) - Alessandra Algostino (docente di diritto costituzionale presso l’Università degli studi di Torino) ASTi - Referendum: SI’ o NO? 21,00 – 23,00 Centro San Secondo, con Sergio Cofferati, (già sindaco di Bologna) - Aldo Mirate (avvocato già deputato alla Camera) VIACCIA (PRATO) - Le ragioni del SI e le ragioni del NO 21,15 – 23,15 Circolo “La Libertà del 1945”, Via Pistoiese 659, con Pancho Pardi (per il NO, Coordinamento Nazionale Difesa Costituzione) e Gabriele Bosi (per il SI, Segretario Provinciale PD) modera Franco Falci (Presidente del Circolo) ROMA - Le ragioni che portano al NO 15,30 Cgil nazionale, Corso Italia, Sala Santi – con Danilo Barbi (Segretario naz. Cgil), Luciano Guerzoni (Vicepresidente Anpi), Federico Sorrentino (costituzionalista) – presiede Lorenzo Mazzoli (Presidente Anpi sez. A. Bei) ANPI – Staffetta in streaming - La sovranità appartiene al popolo, due giornate nazionali, 24 e 25 novembre, per il NO alla riforma costituzionale 25 NOVEMBRE ROMA - Votiamo NO per contare di più - Manifestazione nazionale promossa dall’Anpi, 15,00 teatro Brancaccio, via Merulana 244 – con tra gli altri Sandra Bonsanti (presidente emerita Libertà e Giustizia), Alessandro Pace (costituzionalista e presidente Comitato nazionale per il NO), Francesca Chiavacci (presidente nazionale Arci), Susanna Camusso (segretario generale CGIL), conclude Carlo Smuraglia (presidente nazionale Anpi) RUFINA (FIRENZE) - C’e chi dice no 21,00 Circolo Arci - con Prof. Fabio Mugnaini (docente all’Università di Siena e presidente della Sezione Anpi Universitaria) -animerà la serata la Fanfara per il NO 27 NOVEMBRE ROMA – Corteo nazionale per il NO al referendum – C’è chi dice NO ore 14 - piazza Repubblica, ore 18 – piazza del Popolo con Artisti per il NO, concerto musica e parole 4 il bolscevico / vota NO al referendum Unione degli studenti Il 17 novembre è la giornata internazionale degli studenti. Una giornata storica di opposizione ai regimi totalitari e all’autoritarismo di pochi. Una giornata in cui le studentesse e gli studenti di tutto il mondo si mobilitano prendendo parola e protagonismo in un sistema economico e sociale che li mette ai margini dei processi decisionali, lontani dal poter esercitare il loro diritto allo studio, all’emancipazione, a potersi riappropriare fin dal presente del loro diritto a determinare il futuro. Nel nostro paese abbiamo subito una violenta sospensione democratica, con l’approvazio- ne forzata di riforme che hanno peggiorato le nostre condizioni. Hanno smantellato la scuola pubblica con la Buona scuola, hanno definanziato l’università pubblica e la ricerca con continue leggi di stabilità regressive e meccanismi di valutazione punitivi impedendo a migliaia e migliaia di studenti di poter accedere alla formazione universitaria, ci hanno impoveriti con gli sgravi alle imprese e i regali al mondo finanziario e bancario, ci hanno reso precari con il Job’s Act, hanno devastato i nostri territori con lo Sblocca Italia. La nostra democrazia è già stata svuotata dallo smantellamento dei diritti sociali, dall’im- N. 43 - 24 novembre 2016 “Noi studenti scendiamo in piazza il 17 novembre per gridare il nostro NO” poverimento di milioni di persone, dalle privatizzazioni e il sacrificio sull’altare del mercato finanziario del nostro sistema previdenziale e welfaristico. Il Governo Renzi negli ultimi anni ha dimostrato il lato autoritario della gestione della crisi e le sue devastanti conseguenze in termini di diseguaglianze sociali, ora con la riforma vuole farlo diventare costituzionalmente valido. Noi rifiutiamo questa riforma e il suo contenuto antidemocratico, fin dal 7 ottobre ci siamo mobilitati per riaccendere la partecipazione politica nel Paese, per costruire pratiche di protagonismo vero che possano dimostrare che la democrazia è una pratica quotidiana che parla di estensione dei nostri diritti e miglioramento delle nostre condizioni. Il 29 Ottobre, mentre si palesava il fallimento della piazza chiamata da Renzi, siamo stati in 100 piazze in tutta Italia. In quella data abbiamo coinvolto migliaia di persone in una presa di parola collettiva, per spiegare che le ragioni del NO sono quelle di chi ha subito la crisi e le riforme degli ultimi anni. Ci mobiliteremo il 17 novembre perchè crediamo che il nostro NO debba servire a ricostruire il tessuto democratico del paese, debba riuscire a mettere al centro la necessità di nuovi processi decisionali che partano dai nostri territori, dai bisogni materiali, dalla partecipazione popolare. Saremo in piazza perché le studentesse e gli studenti pretendono di essere al centro del dibattito pubblico. Ci mobiliteremo perché non possiamo più permettere che il nostro futuro venga ancora una volta commissariato da vecchi dinosauri della prima repubblica, da politici improvvisati al soldo dei grandi interessi economici, da membri del governo che trattano la riforma costituzionale come il concorso di un reality show. Continueremo a mobilitarci fino al 4 dicembre, costruendo una giornata nazionale di parteci- pazione popolare il 27 Novembre, per ridare voce e spazio a quei milioni di persone escluse, per dire che #cèchidiceNO alle miserie del presente in cui viviamo. Il 17 novembre diremo chiaramente in tutte le piazze del Paese che sul nostro presente #decidiamoNOi, che per uscire dalla crisi e migliorare le nostre condizioni bisogna redistribuire il potere e la ricchezza, bisogna riappropriarsi della nostra capacità di decidere e determinare le nostre scuole, le nostre università, i nostri territori e le nostre vite. (da www.unionedeglistudenti.net) Magistratura democratica voterà NO Nonostante i furibondi attacchi e le pressioni dei vertici renziani del PD, Magistratura democratica (Md), la corrente di sinistra dell’Associazione nazionale magistrati, in occasione del XXI Congresso nazionale svoltosi dal 3 al 6 novembre presso l’Hotel Aemilia a Bologna, ha ribattuto ufficialmente che voterà No al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. “L’anno che si sta per chiudere potrebbe essere quello del congedo dalla Costituzione repubblicana – ha chiarito fra l’altro Piergiorgio Morosini, consigliere di Md al Csm - accade mentre ci prepariamo a celebrare i 70 anni dell’Assemblea Costituente, nella quale tanti di noi continuano a credere, in una democrazia dove ogni giorno crescono le diseguaglianze e dove i bonus hanno preso il posto dei diritti... non si può invocare il tema dell’opportunità per non farlo. Indipendentemente da come la si pensi, quando sono in gioco gli assetti del Paese, anche giudici e Pm devono dire la propria... per questo sul referendum non ci si può non schierare”. Mentre Carlo De Chiara, presidente uscente del gruppo, ha aggiunto: “È notorio da mesi che Md è contro la riforma costituzionale, in perfetta coerenza con la scelta che facemmo quando fu Berlusconi a promuovere le modifiche alla Carta... A noi non interessa il colore politico di chi ha proposto i cambiamenti, ma solamente il merito delle modifiche: ed è su quelle che ci esprimiamo”. Una presa di posizione coraggiosa che conferma l’adesione di Md al Comitato per il No già espressa in un comunicato del 16 gennaio scorso in cui fra l’altro sottolineava che: “Non si tratta, contrariamente a quanto si vuol far intendere, di un referendum sul grado di apprezzamento nei confronti del Governo: è in gioco invece l’architettura democratica della Repubblica. La riforma, in sinergia con la legge elettorale ormai nota come ‘Italicum’, non ammoderna la macchina dello Stato; a nostro avviso ne determina, al contrario, una pericolosa involuzione. Si introduce una concezione semplicistica e formale della democrazia, in base alla quale chi vince prende tutto, e si rinuncia alla soluzione della crisi di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, riducendo sempre più la partecipazione a una sorta di delega in bianco nei confronti di un vertice meno vincolato a controlli sufficien- temente autorevoli ed efficaci. Come cittadini, giuristi e magistrati democratici viviamo con grande preoccupazione il forte pericolo di riduzione dell’autonomia di fondamentali istituzioni di garanzia, quali la Corte Costituzionale e il Consiglio Superiore della Magistratura, i cui componenti di nomina parlamentare potranno essere espressione della sola maggioranza, qualunque essa sia; una maggioranza alterata da un premio che si vuole giustificare in nome della governabilità, ma che incide sulla rappresentatività e condiziona oltre misura la stessa elezione del Presidente della Repubblica. A fronte di tali passi indietro, non si intravedono i prospettati vantaggi in termini di semplificazione istituzionale. Basti pensare alle otto farraginose procedure legislative, introdotte da questa legge in luogo delle attuali, per avere la plastica dimostrazione del carattere per molti versi illusorio o fittizio del cambiamento. La fine del bicameralismo perfetto, come è stato autorevolmente messo in chiaro, rivela aspetti puramente propagandistici: il Senato rimane titolare di numerose competenze legislative primarie e del potere di revisione della Costituzione, ma smette di essere eletto dai cittadini”. AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE I padroni si mobilitano Committente responsabile: M. MARTENGHI (art. 3 - Legge 10.12.93 n. 515) Stampato in proprio Dopo il pronunciamento pro Renzi del presidente di Confindustria, il Gotha degli imprenditori si riuniscono a cena per sostenere la controriforma del Senato PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a 50142 FIRENZE Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected] -- www.pmli.it “Se vince il no, ci attendono altri trent’anni di paralisi e noi che facciamo impresa sappiamo invece quanto è fondamentale la velocità. Abbiamo il compito di diffondere questo messaggio ai nostri dipendenti e collaboratori, non possiamo stare fermi altrimenti questa iniziativa sarebbe letta come una sorta di lobby, di persone che si incontrano e condividono e poi tutto finisce lì. La verità è che un risultato negativo sarebbe devastante per il nostro Paese. Dobbiamo metterci al pari con il resto del mondo che si sta muovendo”. Così il 4 novembre il vicepresidente della Erg Alessandro Garrone ha arringato nella sua villa Paradiso situata nel quartiere residenziale del levante genovese di Albaro un centinaio di padroni in rappresentanza dell’industria e dell’economia genovese e del basso Piemonte invitati a “scendere direttamente in campo per sostenere apertamente le ragioni del sì al referendum del 4 dicembre”. L’apertura del dibattito è stata affidata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi. Presenti fra gli altri la presidente del gruppo Boero Andreina Boero, Marco Bisagno e Gian Enzo Duci, Augusto Cosulich e Carlo Castellano. E poi Stefano Zara, Stefano Delle Piane, Davide per il Si’ Viziano, Giovanni Calvini, Beppe Costa. “Ho invitato imprenditori, professionisti e amici ad ascoltare le parole di un tecnico come il sottosegretario Gozi – ha chiosato Garrone - Chiaro che i presenti fossero già propensi a sostenere le tesi del sì, ma l’incontro ci ha permesso di approfondire tanti punti che meritano la massima attenzione”. Mentre Gozi ha aggiunto: “Sono impressionato da questa risposta. Siete quasi un centinaio, un pezzo importante dell’economia di questa città e di questo Paese. E siete dei moltiplicatori naturali perché attraverso i vostri rapporti economici e istituzionali potete parlare a migliaia di persone. Siamo tutti consapevoli dell’importanza del momento che sta vivendo l’Italia. Ma il vostro ‘metterci la faccia’ è qualcosa di fondamentale”. Dopo il pronunciamento pro Renzi del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che a partire da giugno scorso si è schierato apertamente a favore del governo del nuovo duce Renzi e da sei mesi martella per il sì al referendum sulla controriforma costituzionale, ora anche il Ghota degli imprenditori genovesi e del basso Piemonte si mobilitano per sostenere la controriforma del Senato. Dunque non è assolutamente vero ciò che il nuovo duce Renzi e i suoi tirapiedi vanno raccontando in giro circa la “riduzione dei costi della politica... leggi più veloci e meno burocrazia”. La verità è che l’eventuale vittoria del sì al referendum del 4 dicembre affosserà definitivamente la Costituzione del ’48 e centralizzerà ancor di più i poteri nelle mani del premier-duce. L’obiettivo reale è quello di trasformare definitivamente l’Italia in una repubblica presidenziale, ridurre gli spazi democratici costituzionali, il ruolo del parlamento, assoggettare la magistratura all’esecutivo e avere mano libera per completare lo smantellamento della sanità, della scuola e della previdenza pubbliche; privatizzare quel poco che è rimasto, detassare ed agevolare le aziende accelerando il processo già in corso e azzerare i diritti delle masse lavoratrici, già in larga parte demoliti col Jobs Act. Una ragione in più per le lavoratrici ed i lavoratori a votare NO e impegnarsi nelle fabbriche, negli uffici, nelle aziende ed all’interno dei sindacati affinché trionfi il NO per stoppare la controriforma mussoliniana di Renzi, e anche per dare un duro colpo e mandare a casa il suo governo capitalista, neofascista, interventista, antioperaio, antipopolare e antisindacale, uno dei peggiori che l’Italia del dopoguerra abbia avuto. interni / il bolscevico 5 N. 43 - 24 novembre 2016 Lo rileva l’Istat 4,6 milioni poveri assoluti in Italia I minori sono 1,1 milioni Gli 80 euro vanno ai più “ricchi” Checché ne dicano il nuovo duce Renzi e i suoi tirapiedi all’Economia, Padoan, e al Lavoro, Poletti, i fatti confermano che la politica economica del governo attuata “per contrastare disoccupazione e povertà” è miseramente fallita ed è servita solo ai padroni per fare tabula rasa dei diritti e delle tutele sindacali. A certificarlo è lo stesso presidente dell’Istituto nazionale di statistica Giorgio Alleva il quale nell’audizione alla 11a Commissione del Senato sui disegni di legge nn. 2494, 2241 e 2437 di “Contrasto alla povertà e riordino delle prestazioni sociali” dell’8 novembre scorso ha sottolineato fra l’altro che l’elemosina degli 80 euro, indicato da Renzi come un toccasana per le famiglie più disagiate, in realtà viene erogata a famiglie con redditi medi e medio-alti, mentre solo un terzo ha beneficiato i nuclei più poveri. Col risultato, evidenzia ancora l’Istat, che, mentre da un lato, aumentano i minori in povertà assoluta, dall’altro, gli strumenti di integrazione al reddito (come può essere considerato lo stesso bonus renziano) in molti casi sbagliano la mira e vengono anche cumulati con altri sussidi. Secondo Alleva, nel 2015 “la quota di spesa pubblica destinata all’assistenza in Italia rappresenta circa il 10% (10,1%) del totale delle spesa in prestazioni di protezione sociale”, ma “al netto del bonus 80 euro, l’incidenza della spesa pubblica assistenziale sarebbe dell’8,2%”. “D’altra parte – spiega il presidente Istat – le misure previste dal sistema socio-assistenziale sono solo in parte finalizzate al contrasto della povertà e non si rivolgono esclusivamente a individui in condizio- ni di difficoltà economica, avendo anche altre finalità”. Ma non è tutto, perché, rileva ancora l’Istat, in Italia 4,6 milioni di persone nel 2015 vivono in condizioni di povertà assoluta, pari al 7,6% della popolazione. Nell’ultimo decennio il dato più basso risale al 2006, quando gli individui in difficoltà erano 1,8 milioni; confrontando i due numeri risulta un incremento del 177%. Allarmante anche il dato relativo ai “minori in condizione di povertà assoluta”. Sono, sempre stando ai dati del 2015, “1 milione 131 mila”, “quasi l’11% di quelli residenti nel nostro Paese”. “Il numero di minori poveri assoluti – spiega l’istituto di statistica – risulta oltre il doppio rispetto a quello stimato nel 2011 (523 mila; il 5% del totale) e triplo rispetto a quello del 2008 (375 mila; il 3,7%)”. Rispetto a dieci anni fa (2006) il loro numero è triplicato, essendosi incrementato del 298,2%. Una situazione a dir poco drammatica specie se si pensa che: “nonostante l’assegno per il nucleo familiare concesso dai Comuni alle famiglie con tre o più figli minori venga erogato a oltre 234 mila beneficiari, il 18,3% delle famiglie di questa tipologia (143 mila) continua a essere in povertà assoluta, per un totale di quasi 183 mila minori”. Senza contare che le stesse risorse destinate dai Comuni alle spese sociali si sono ridotte costantemente a partire dal 2009, e con maggiore intensità dal 2011 in poi, a causa del famigerato “patto di stabilità” del governo. L’Istat infine rileva: “Dal 2011 al 2013 la decrescita è compresa fra 1 e 2 punti percentuali ogni anno... Il fenomeno appare più diffuso nel Mezzogiorno, dove si stima essere in condizioni di povertà il 9,1% delle famiglie residenti nell’area (circa 744 mila famiglie). In queste famiglie vivono oltre 2 milioni di individui poveri: più del 45% del totale dei poveri assoluti in Italia. In Italia, livelli elevati di povertà assoluta si osservano anche per le famiglie con cinque o più componenti (17,2%), tra le coppie con tre o più figli (13,3%), e per le famiglie con membri aggregati (13,6%); l’incidenza sale a oltre il 18% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori mentre scende sensibilmente nelle famiglie di e con anziani: la stima è del 3,4% tra le famiglie con almeno due anziani... Particolarmente vulnerabili sono le famiglie con stranieri, nelle quali la povertà assoluta risulta di gran lunga più diffusa rispetto a quelle composte solamente da italiani; per queste ultime l’incidenza è, infatti, pari al 4,4% (in leggero miglioramento rispetto al 5,1% del 2013), contro il 14,1% osservato per le famiglie miste e il 28,3% per quelle composte solamente da stranieri. Al Nord e al Centro la povertà tra le famiglie di soli stranieri è stimata essere di oltre 8 volte superiore a quella delle famiglie di italiani, nel Mezzogiorno risulta circa tripla... L’incidenza di povertà assoluta tra i minori è più elevata nel Mezzogiorno e nel Nord (11,7 e 10,6%, contro il 9,7% nel Centro), e nelle aree metropolitane (10,5%, per un totale di 93 mila famiglie con minori), soprattutto per le famiglie del Nord (17,6%), e tra le famiglie di stranieri. Oltre un terzo di queste ultime è in povertà assoluta (il 44%, per un totale di 436 mila minori) e l’incidenza si mantiene elevata anche tra i minori che vivono in famiglie miste (circa il 18%, 60 mila minori). La quasi totalità dei minori in povertà assoluta ha genitori con un titolo di studio non elevato (in circa il 96% dei casi al più il diploma di scuola media superiore) e la maggioranza ha un solo genitore occupato (61,8%), per lo più con un basso profilo professionale. L’incidenza di povertà assoluta fra i minori stranieri è oltre sei volte quella registrata fra i minori italiani (rispettivamente 43 % e 7,1%), con un divario più accentuato nel Nord (rispettivamente 45,6% e 4,6%). I minori stranieri in povertà assoluta sono il 41,5% del totale dei minori poveri presenti sul territorio; nel Nord essi rappresentano quasi i due terzi (il 63,3%) dei minori in povertà assoluta. Quasi il 60% dei minori italiani in povertà assoluta vive nel Mezzogiorno”. Su iniziativa di Cgil, Cisl e altre organizzazioni sindacali Sciopero generale contro la totale privatizzazione delle Poste Avanza a ritmo serrato la privatizzazione di Poste Italiane già avviata da tempo. Il suo inizio lo possiamo far risalire alla trasformazione in spa degli anni ‘90 e con il taglio del personale di circa 20mila unità avvenuto con il governo Prodi negli anni a cavallo del 2.000, adesso siamo alla completa cessione dell’attività ai privati. Lo scorso anno il governo Renzi aveva messo sul mercato il 35% del capitale di Poste Italiane attraverso una IPO (Offerta pubblica iniziale). Con la recente decisione del Consiglio dei Ministri di quotare in Borsa un ulteriore 30% e del conferimento a Cassa Depositi e Prestiti del rimanente 35% del capitale, avremmo l’uscita definitiva del Ministero dell’Economia dall’azionariato dell’azienda e il completo mutamento degli assetti societari e del controllo pubblico. Ma al governo fanno gola gli incassi della vendita che, in base al valore di borsa del titolo, sarebbero di circa 3 miliardi di euro. Il governo del nuovo duce Renzi, sempre alle prese con la riduzione del debito pubblico, e incalzato per questo dall’Unione Europea, sta pensando di fare ancora cassa con Poste Italiane. Contro questo piano venerdì 4 novembre i lavoratori di Poste Ita- liane si sono mobilitati aderendo alle iniziative organizzate da Cgil, Cisl, Cobas e altre organizzazioni sindacali. L’adesione allo sciopero è stata alta tra i circa 140mila dipendenti che conta l’azienda in tutta Italia, si sono astenuti dal lavoro il 70% degli addetti, con punte dell’85% in Emilia Romagna, una regione dove stanno chiudendo decine di uffici postali. Nel corteo di Bologna, composto da 1.500 lavoratori, era presente il segretario della Cgil Susanna Camusso. Molto alta l’adesione anche in Toscana con la manifestazione regionale di Firenze deve erano presenti più di mille persone. Chiusi molti uffici in Piemonte e in Liguria, dove i lavoratori hanno manifestato con i cortei di Torino e di Genova. Manifestazione regionale a Milano mentre i lavoratori veneti hanno protestato a Mestre, dove si lotta anche per mantenere i mille uffici regionali e contro la riduzione del personale che nella regione ammonta a 10mila unità. Proteste e cortei anche a Napoli dove Poste Italiane mette a rischio migliaia di posti di lavoro, a Bari manifestazione davanti la Prefettura con circa duemila lavoratori mentre in tutta la Puglia sono rimasti chiusi più della metà degli uffici. A Palermo sono confluiti una Una delle manifestazioni durante lo sciopero dei lavoratori delle Poste italiane del 4 novembre trentina di pullman da tutta la regione e i lavoratori hanno dato vita a una manifestazione dove è stato denunciato l’abbandono degli sportelli postali in molti piccoli centri della Sicilia e il rischio occupazionale per gli oltre 10mila dipendenti impiegati attualmente nella regione. Preoccupazione anche in Sardegna dove quasi mille manifestanti si sono dati appuntamento a Cagliari davanti al palazzo del Consiglio Regionale. Nell’isola il piano di privatizzazione azienda- le avrà conseguenze più gravi che nelle altre regioni: oltre 750 tagli, chiusura di uffici nelle zone più disagiate con limitazioni nel recapito della corrispondenza. Con la completa privatizzazione delle Poste, secondo i sindacati, “Sono a rischio almeno 20mila posti di lavoro sia nel settore postale che in quello finanziario”. Già ora il servizio pubblico è sempre più ridotto e minacciato dalla politica speculativa del taglio ingiustificato del personale, con centinaia di uffici postali già chiusi in tutta Italia, obbligando così gli anziani a spostarsi di chilometri per cercarne uno aperto, e con la vergognosa consegna della posta a giorni alterni e rarefatti, accordata da molte sigle sindacali che sta danneggiando migliaia di abitanti di molti comuni italiani e gli stessi lavoratori delle Poste. Purtroppo non ci possiamo dimenticare che molte tappe della privatizzazione e della “riorganizzazione” della poste sono state approvate da molte sigle sindacali. Del resto non è un mistero che i confederali, con alla testa la Cisl, e altri sindacati “autonomi” come la Cisal, hanno allacciato nel tempo stretti rapporti con la direzione aziendale e hanno gestito, e gestiscono tutt’ora una quota delle assunzioni in modo clientelare e spartitorio, come hanno dimostrato molte inchieste giornalistiche, della magistratura e decine d’ interrogazioni parlamentari. Come già avvenuto per Ferrovie, Autostrade e altri enti, la già di per sé deprecabile privatizzazione assume la peggiore delle forme, quella cosiddetta “all’italiana”. Nel senso che gli stipendi milionari ai manager di stato e il buco nel bilancio vengono fatti pagare ai lavoratori e agli utenti mentre i vantaggi se li prendono esclusivamente i privati. Come quando nel 2016 il governo ha girato un altro 35% delle Poste alla Cassa Depositi e Prestiti, che così distribuirà gli utili postali anche ai suoi soci privati delle fondazioni bancarie e assicurazioni, di contro altri soldi in meno che entrano nelle casse pubbliche e quindi meno sanità, pensioni e altro. Il settore degli investimenti e del risparmio fa gola ai privati, con servizi finanziari gestiti da personale che ha uno stipendio e un contratto peggiore di quello dei bancari ed è quindi sviluppato e sostenuto economicamente, mentre quello dei recapiti, pagamenti, dei servizi, dell’erogazione delle pensioni viene svilito e dismesso, compromettendo qualità del servizio offerto e la garanzia del servizio universale. Persino il parlamento europeo ha contestato la scelta dei giorni alterni e ha richiesto che la corrispondenza sia consegnata almeno 5 giorni alla settimana. Proprio su questo punto i sindacati e i lavoratori sottolineano come Poste fa un servizio pubblico e non è una semplice azienda. Il personale destinato agli sportelli e al recapito è insufficiente a garantire i servizi ai cittadini, è una situazione insostenibile. 6 il bolscevico / presidenziali usa N. 43 - 24 novembre 2016 L’elezione a presidente Usa del fascista, razzista, misogino e miliardario Trump provoca un’ondata di proteste degli antifascisti e antirazzisti in decine di città La destra dell’imperialismo americano riprende il potere La politica antipopolare di Obama le ha aperto la strada Renzi si congratula subito col nuovo presidente degli Usa Martedì 8 novembre, con la vittoria elettorale del miliardario fascista, razzista, xenofobo e misogino Donald Trump, sulla potente, ambiziosa, intrallazzatrice e guerrafondaia Hillary Clinton, la destra dell’imperialismo americano si è ripresa il potere conquistato otto anni fa dalla “sinistra” con Barack Obama. Ciononostante questo risultato non è dovuto ad un reale spostamento a destra dell’elettorato americano, come è stato interpretato dalla grande maggioranza dei commentatori politici e dei media, ma piuttosto al crollo delle illusioni elettorali e parlamentari nell’elettorato democratico, deluso dal fallimento della politica economica e sociale di Obama e giustamente diffidente nei confronti di una politicante di professione come la Clinton, rappresentante di quella grande finanza di Wall Street e delle grandi lobby economico-politiche responsabili della crisi in cui il Paese ancora si dibatte. Non ha senso parlare di spostamento a destra quando a votare è andato solo il 55,6% degli elettori iscritti nelle liste (che sono già solo una parte degli aventi diritto al voto, 142 milioni su 208). E tra l’altro fortemente in calo rispetto al 58,6% del 2012 e al 62,2% del 2008, anno del primo mandato di Obama. Il che conferma anche stavolta che il presidente Usa è stato eletto, a dir molto, da neanche un elettore su quattro. Anche se non c’è dubbio che Trump sia stato sostenuto come e più dei suoi predecessori repubblicani, dalle associazioni e organizzazioni suprematiste, fasciste, razziste, xenofobe e della destra religiosa, come il Klu Klux Klan, che abbondano il quel Paese. Ma la sua vittoria non sarebbe stata possibile senza la mancata risposta della base democratica agli appelli di Obama, che nelle ultime settimane si era speso al massimo per sostenere la Clinton e presentarla come la sua erede politica, girando il Paese in lungo e in largo cercando di resuscitare invano nelle masse operaie, giovanili, femminili e di colore quello spirito e quelle speranze che lo avevano portato alla Casa Bianca nel 2008, ma che si erano già fortemente ridimensionate nelle elezioni del suo secondo mandato. Troppe sono state le sue promesse non mantenute negli otto anni della sua presidenza, per poter ancora abbindolare gli strati sociali che lo avevano votato per imprimere una svolta dopo gli anni bui dell’amministrazione Bush, delle “guerre infinite” e del disastro finanziario della Lehman Brothers, con la paurosa recessione che ha innescato. Le mancate promesse di Obama Allora il sistema imperialista americano lo aveva appoggiato, consegnando la Casa Bianca ad un rappresentante della sua “sinistra” e per giunta nero, per dare l’illusione di un deciso “cambiamento” rispetto all’esperienza fallimentare di Bush. Ma presto le sue promesse di cambiamento si sono rivelate un bluff: aveva promesso di tassare i super ricchi, ma sono aumentate invece le disuguaglianze. C’è stata una certa ripresa dell’economia, ma più che altro nel settore finanziario e dell’alta tecnologia, mentre è andato ulteriormente avanti il processo di deindustrializzazione, conseguenza di quella globalizzazione che proprio l’amministrazione Clinton aveva promosso promettendo un futuro di benessere per tutti. Non a caso per Trump è stato decisivo strappare ai democratici la vittoria negli Stati “in bilico” della cosiddeta “rust belt” (cintura della ruggine), ossia gli Stati del Nord-Est, cuore industriale dell’America, più segnati dalla deindustrializzazione: la Pennsylvania, con le sue ex industrie siderurgiche, lo Iowa, I’Illinois e il Wisconsin, un tempo ricche di industrie alimentari ma anche aeronautiche, il West Virginia, piena di miniere di carbone chiuse, il Michigan e l’Indiana, (sedi di ex industrie automobilistiche), e l’Ohio, Stato industriale e agricolo oggi fortemente in declino. Rispetto al 2012 Trump è riuscito infatti a strappare ai democratici la Pennsylvania, l’Ohio, l’Iowa, il Michigan e il Wisconsin, assicurandosi così la vittoria. Anche la timida e contraddittoria “riforma” sanitaria si è rivelata un fallimento, e anche nei confronti del problema dell’immigrazione Obama è stato tutt’altro che di manica larga, come lo accusava Trump, essendo arrivato ad espellere 2,5 milioni di immigrati irregolari, più di tutti i suoi predecessori. E mentre i giovani sono costretti a indebitarsi a vita per potersi pagare tasse universitarie sempre più abnormi, con sempre meno certezze di trovare lavoro una volta diplomati e laureati, non ci sono mai stati tanti neri uccisi brutalmente dalla polizia come durante la sua presidenza. Come le carceri americane non sono mai state piene di ispanici e neri (tre milioni di carcerati, uno ogni cento abitanti) come durante i suoi due mandati. Il declino dell’imperialismo Usa C’è da meravigliarsi allora se operai, giovani, donne, neri e ispanici non hanno risposto ai suoi appelli non andando a votare per la Clinton (che tra l’altro era stata sua strenua avversaria alle primarie del 2008), e se parte di questo elettorato è caduto invece nella trappola di Trump? Il quale molto furbescamente ha agitato davanti ai suoi occhi lo specchietto per le allodole del “cambiamento”, dell’“outsider” estraneo alle lobby e alle dinastie politiche, in contrapposizione ad una Clinton rappresentante di una famiglia di politicanti di profes- sione, appoggiata dalla grande finanza e dalle lobby responsabili della crisi, tanto da aver speso un miliardo di dollari per la sua campagna elettorale, e per di più rivelatasi più volte bugiarda e messa sotto inchiesta dall’Fbi? Per non parlare del gioco sporco fatto dal suo partito per escludere dalla corsa il suo avversario Bernie Sanders, gioco che le ha fatto vincere le primarie ma le ha anche alienato il voto di milioni di giovani. dopo l’89, ma devono fronteggiare altre superpotenze, a cominciare da Cina e Russia. Con la prima non soltanto sul piano militare, ma anche e soprattutto economico. Trump lo ha capito e sembra prenderne atto, quando dichiara di voler dialogare con Putin (che lo appoggia e ha fatto il tifo per lui) e con la Cina, per ridefinire le rispettive aree di influenza. E quando dice che gli europei devono pagarsi da soli le spese di mantenimento guardare al futuro. Trump è il nostro presidente”. Obama ha aperto la Casa Bianca al miliardario, intrattenendosi con lui per un’ora e mezzo di “eccellente conversazione”, mentre Trump ha detto che incontrarlo “è stato un onore”, e che lavorerà con lui per la transizione, e che anche dopo chiederà consiglio a lui e perfino a Bill Clinton, “che ha talento”. Quanto a Hillary, la sua incriminazione “non è una priorità”, ha precisato. È la dimostrazione lam- razzista e antisemita, Breitbart news, Stephen Bannon, che è stato nominato suo “consigliere strategico”, e la leader della destra repubblicana dei Tea party, Sara Palin. Inoltre è una bufala colossale che egli sia un “alieno” rispetto al potere finanziario e politico, e perfino rispetto al suo stesso partito, dal momento che lo sostengono, lo finanziano e gli sono amici personali fior di finanzieri di Wall Street, petrolieri, lobbisti di professione, ex militari, rappresentanti dei governi di Arabia Saudita e Corea del Sud, senatori e governatori, che qui sarebbe troppo lungo elencare, e che come capo di gabinetto alla Casa Bianca ha nominato lo stesso presidente del Partito repubblicano, Reince Priebus. Del resto anche i “mercati” finanziari Usa e internazionali, che pure avevano sostenuto la Clinton e che nelle prime ore erano sembrati aver accusato il colpo, hanno fatto presto a riprendersi e marcare un rialzo deciso e generalizzato delle quotazioni, rassicurati che per essi non cambierà nulla neanche con Trump. Le coraggiose proteste dei giovani americani Una delle numerose manifestazioni di protesta nel centro di New York contro l’elezione di Trump Con un’avversaria così Trump ha avuto buon gioco nel presentarsi come il “nuovo” rispetto al vecchio, scavalcando addirittura a sinistra Obama e la Clinton in fatto di demagogia e promesse di cambiamento e di lotta all’establishment. L’elezione di Trump segna anche un passaggio che marca il declino dell’imperialismo Usa. Nonostante abbia iniziato il suo mandato col conferimento del premio Nobel per la pace e promesse di apertura ai popoli islamici e di far dimenticare l’era del guerrafondaio Bush, Obama ha fatto esattamente il contrario: ha ridotto le spese militari e il numero di truppe all’estero, ma ha aumentato nel contempo le spese complessive per la difesa (da 731 a 816 miliardi l’anno, compreso ricerca e investimenti), ha aumentato le missioni di bombardamento di aerei e droni, ha esteso lo spionaggio e ha moltiplicato i focolai di tensione e di guerra, in Medio Oriente, in Africa, in Europa dell’Est e nel Pacifico. Con esiti anche negativi per la superpotenza a stelle e strisce, in Ucraina e in Siria, arrivando a spingere verso l’avversario Putin ex alleati di ferro come il fascista Erdogan e il boia egiziano Al Sisi. Senza contare le crescenti tensioni con la Cina nell’area del Pacifico. Oggi gli Usa non sono più la superpotenza egemone e incontrastata al mondo, come della Nato, riconosce in pratica che l’imperialismo americano non si può più permettere le spese militari di adesso. Lo stesso suo slogan “far tornare grande l’America”, che cos’è se non l’ammissione del declino in cui si trovano oggi gli Usa? pante che chiunque vada alla Casa Bianca la parte che dovrà recitare è già assegnata dal sistema imperialista che è chiamato a rappresentare. Un teatrino di marionette Ciò non toglie che il programma del miliardario newyorchese non sia quanto di peggio l’imperialismo a stelle e strisce possa esprimere. Ha promesso riduzioni fiscali a tutti, ma soprattutto agli straricchi come sè stesso e alle imprese, che non dovranno pagare più del 15% di tasse. Come poi questo sia conciliabile con la promessa di un grande piano di ricostruzione delle infrastrutture (strade, ponti, ferrovie, aeroporti ecc. non è dato sapere). Vuole sospendere l’immigrazione dai paesi islamici, considerati tutti potenziali “terroristi”, minaccia di deportare due o tre milioni di immigrati irregolari, vuole dare più armi ai cittadini e più poteri alla polizia, nominare un giudice antiabortista alla Corte suprema, e così via. Ha promesso alla cricca nazista sionista di Israele, che ha fatto il tifo per lui, di riconoscere Gerusalemme come sua capitale. Si circonda di personaggi fascisti, razzisti e xenofobi come l’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, il curatore del sito di estrema destra, È significativo che dopo essersene dette di tutti i colori in campagna elettorale, i protagonisti di questo teatrino di marionette ora vadano d’amore e d’accordo nel complimentarsi e sostenersi a vicenda. Obama aveva detto di Trump che era “costituzionalmente inadatto alla presidenza”, e che “non sa gestire un account di twitter, figuriamoci un arsenale nucleare”. Hillary aveva ammonito gli elettori democratici di essere “l’unica cosa frapposta tra voi e l’apocalisse”. Dal canto suo Trump aveva messo in dubbio la cittadinanza americana di Obama, adombrato sue simpatie con l’islamismo e definito “disastrosa” la sua amministrazione. Quanto a Hillary aveva minacciato di mandarla in galera se fosse stato eletto presidente. Tutto ciò è stato archiviato in un baleno dopo le elezioni: Hillary ha dichiarato che “ora bisogna accettare il risultato e Il programma di destra di Trump La sua pericolosità è stata invece ben compresa dai giovani, che fin dalla sua elezione sono scesi giorno dopo giorno a decine di migliaia nelle piazze e davanti alle università di decine e decine di città in tutto il Paese, per manifestargli tutta la loro avversione al grido di “Trump non è il mio presidente”, “fermiamo Trump e la sua agenda razzista”, “Fuck the Trump”, e così via. Si tratta dei cosiddetti “millennials”, nati sul finire del secolo scorso o all’inizio del presente, molti già militanti dei movimenti Occupy Wall Street e Black Lives Matter, elettori di Sanders che non sono andati a votare per la Clinton, e con la partecipazione in diversi casi di neri e ispanici. Manifestazioni e scontri con la polizia con decine di arresti si sono succedute a Des Moines, Seattle, Oakland, Los Angeles, San Francisco, Las vegas e Portland. Manifestazioni si sono svolte anche davanti alla Casa Bianca e soprattutto a New York, con un corteo di diecimila persone che sono sfilate davanti alla “Trump Tower” a Manhattan. Trump, che inizialmente li aveva bollati come “contestatori di professione incitati dai media”, vista l’estensione e la durata delle proteste ha poi cercato di fare buon viso a cattivo gioco dicendo che “mi piace che piccoli gruppi di manifestanti mostrino la loro passione per il nostro grande Paese”. L’elezione del miliardario americano è stata salutata con particolare entusiasmo dalla Duma russa (che spera come SEGUE IN 7ª ë presidenziali usa / il bolscevico 7 N. 43 - 24 novembre 2016 ë DALLA 6ª Putin nell’apertura di nuove relazioni), ma anche dai governi fascisti, razzisti e xenofobi dell’Est europeo, Ungheria, Polonia, Slovenia e Paesi baltici in testa. Lo stesso hanno fatto i movimenti cosiddetti populisti europei, come i lepenisti in Francia e i leghisti in Italia. Incredibile che anche il narcisista qualunquista Grillo abbia salutato l’elezione di Trump come un “gigantesco vaffa”, dandogli di fatto rango di movimento “rivoluzionario” ed espressione genuina della volontà del “popolo americano”. Quanto a Renzi, lui che solo poche settimane fa era stato accolto alla Casa Bianca con tutti gli onori da Obama, e che aveva ricevuto da lui l’appoggio esplicito per il referendum, offrendogli in cambio – unico leader in Europa e fidandosi incautamente dei sondaggi – il suo appoggio ufficiale e incondizionato a Hillary Clinton, ancor prima di telefonare a Trump per fargli le sue congratulazioni personali, è stato fulmineo nel cambiare casacca e fiondarsi sul carro del vincitore. Arrivando già alle 10,20 di mercoledì, appena noti i risultati, a dichiarare in un incontro coi sindaci: “A nome dell’Italia mi congratulo con Trump e gli auguro buon lavoro, convinto che l’amicizia italo-americana continuerà ad essere forte e solida”. Dopodiché si è scagliato vigliaccamente contro i giovani manifestanti anti-Trump, accusandoli di essere “quelli che non sono andati a votare” e che “non rispettano la democrazia”. Esattamente come aveva fatto pochi giorni prima contro i manifestanti anti-Leopolda a Firenze. Vogliamo concludere quest’articolo richiamando quel che profeticamente scriveva Engels 125 anni fa nel Ventesimo Anniversario della Comune di Parigi nella Introduzione all’edizione tedesca de La Guerra Civile in Francia di Karl Marx. Parole che suonano di un’impressionante attualità: “In nessun paese i “politici” formano una sezione della nazione così separata e così potente come nell’America del nord. Ognuno dei due grandi partiti che si scambiano a vicenda il potere viene a sua volta governato da gente per cui la politica è una professione, che specula tanto sui seggi nelle assemblee legislative dell’Unione quanto su quelli dei singoli Stati, o che per lo meno vive dell’agitazione per il suo partito e dopo la sua vittoria viene compensata con dei posti. È noto come gli americani tentano da trent’anni di scuotere questo giogo diventato insopportabile e come, a dispetto di ciò, affondano sempre più profondamente nella palude di questa corruzione. Proprio in America possiamo vedere nel miglior modo come si compia questa separazione e contrapposizione del potere dello Stato alla società, di cui in origine esso era destinato a non essere altro che uno strumento. (...) Abbiamo qui due grandi bande di speculatori politici che alternativamente entrano in possesso del potere, e lo sfruttano coi mezzi più corrotti e ai più corrotti scopi; e la nazione è impotente contro queste due grandi bande di politici, che apparentemente sono al suo servizio, ma in realtà la dominano e la saccheggiano.” Contro l’elezione di Trump Esplode la rivolta degli antifascisti e antirazzisti americani Bruciate bandiere Usa ed effigi di Trump. Arresti a New York, Los Angeles e Pittsburgh. Sparatoria a Seattle. La manifestazione di Portland dichiarata “sommossa” È la protesta di piazza a marcare l’avvio della presidenza Trump negli Stati Uniti: già nella notte dopo le elezioni, appena si sono saputi i risultati, studentesse e studenti a migliaia si sono riversati nelle strade per protestare. Universitari e studenti delle scuole superiori ma non solo, afroamericani, neri e bianchi, di ambo i sessi e tutti gli orientamenti sessuali, hanno voluto far sentire fin da subito la loro secca opposizione al miliardario fascista, razzista e sessista che a partire dal prossimo gennaio alloggerà alla Casa Bianca. Protesta che andata via via crescendo fino ad assumere le proporzioni di una vera e propria rivolta. Alcune testate americane addirittura hanno ventilato la paura di una “guerra civile”. “Hey hey hey ho, Trump has to go” (Trump deve andarsene) è lo slogan che ha scandito le manifestazioni svoltesi in diverse parti degli Usa, a volte anche per più giorni consecutivi. Molte le ragazze che esibivano cartelli con scritto: “Don’t touch my pussy” (Non toccare la mia vagina), in riferimento all’affermazione gravemente misogina di Trump secondo cui le donne vanno “prese per la vagina”. Altri cartelli innalzati durante i cortei dicevano: “No alla fascistizzazione degli Usa”, “Non staremo con razzismo e sessismo”, “Mai il mio presidente”, “Contro l’islamofobia”. “Potere al popolo!”, “No confini, no nazioni!” gridavano i manifestanti, mentre dappertutto risuonava lo slogan anti-Trump per eccellenza, che gioca sul nome di quest’ultimo: “Love trumps hate”, l’amore abbatte l’odio, in riferimento all’odio razziale predicato dal neopresidente. Presente il movimento antirazzista “Black Lives Matter”, oltre Le ragazze e le donne sono state tra le più combattive nelle proteste contro Trump svoltesi i molte città americane a gruppi che si definiscono socialisti o comunisti. In solidarietà con gli immigrati messicani e con gay e trans, al centro della campagna xenofoba di Trump, sventolavano bandiere messicane e arcobaleno. La manifestazione più importante e partecipata si è svolta proprio a New York, dove lo stesso Trump ha tenuto il suo discorso di vittoria. A migliaia hanno marciato nelle strade e preso d’assedio la Fifth Avenue, dove si trova la Trump Tower, faranoica residenza del miliardario. La polizia è stata schierata in assetto antisommossa e una trentina di manifestanti sono stati arrestati, mentre venivano bruciate bandiere americane ed effigi di Trump. In ben 10mila tornava- no in piazza sabato 12 novembre. La repressione si è scatenata anche a Los Angeles, dove una dozzina di persone sono state arrestate mentre la polizia caricava la locale manifestazione antiTrump. Colpa dei manifestanti era avere respinto l’invito delle “forze dell’ordine” ad interrompere l’occupazione dell’autostrada. Altri 187 manifestanti sono stati arrestati nella sera di venerdì 11 novembre, ma la protesta riprendeva con forza domenica 13 con 8mila persone in piazza. Tre studenti medi sono stati arrestati a Pittsburgh, mentre il corteo antifascista veniva disperso a suon di lacrimogeni. Ciò non ha fermato i corag- New York. La repressione contro manifestanti anti Trump giosi manifestanti antifascisti e antirazzisti, che hanno animato vivaci e combattivi cortei in molte delle principali città degli Stati Uniti, le proteste più imponenti a Chicago, Los Angeles, San Francisco, Detroit e Portland. In quest’ultima città, la manifestazione durata più di due giorni è stata dichiarata “sommossa” dalla polizia. A Seattle si è verificata una sparatoria le cui dinamiche non sono ancora state chiarite. La protesta è giunta fin sotto la Casa Bianca; sempre a Washington, presso l’American University, è stata bruciata una bandiera americana. Comunque, come già era avvenuto questa estate durante le mobilitazioni degli afroamericani, negli Usa, il cosiddetto “tempio della democrazia”, in realtà principale cittadella mondiale del capitalismo e dell’imperialismo, alla protesta di piazza si risponde solo con la repressione poliziesca. Siamo davanti ad un chiaro segnale che gli antifascisti americani non sono disposti ad accettare in silenzio la presidenza di Donald Trump e la sua politica fascista, imperialista, razzista e sessista. Ciò potrebbe portare ad una esplosione della lotta di classe e di massa, ma non è certo questa la speranza della “sinistra” borghese americana. Contrariamente a quanto si legge su gran parte dei mass media, peraltro, le proteste non sono animate dai sostenitori di Hillary Clinton, anzi, basta ascoltare le interviste raccolte dai notiziari statunitensi per rendersi conto che molti manifestanti l’hanno votata non condividendo affatto il suo programma capitalista da cima a fondo, ma per arginare Trump; molti avevano invece dato fiducia a Bernie Sanders, il socialdemocratico rivale della Clinton che poi, perse le primarie, ha cercato di tenere l’elettorato di sinistra legato ai Democratici. Lo stesso Sanders ha però clamorosamente aperto ad una collaborazione con Trump “se intende seriamente migliorare le vite delle famiglie operaie”. Se c’è una cosa che questa tornata elettorale ha messo in evidenza forse oggi più che mai, è che Repubblicani e Democratici sono due facce della stessa medaglia capitalista e imperialista. Per celebrare l’elezione del proprio rappresentante, il gruppo fascista e xenofobo Ku Klux Klan ha annunciato una “parata della vittoria” il 3 dicembre. Gli antifascisti e antirazzisti americani non sono però disposti a lasciare la piazza ed è già stata annunciata una grande mobilitazione, che dovrebbe portare in strada “un milione di donne”, per il 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Trump. L’Italia di Renzi vota contro il divieto di armi nucleari Il Primo comitato sul disarmo dell’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato a larga maggioranza lo scorso 27 ottobre una risoluzione per promuovere una Conferenza Internazionale entro il 2017 che discuta un Trattato per la messa al bando delle armi nucleari. La mozione elaborata dai rappresentanti di Austria, Brasile, Irlanda, Messico, Nigeria e Sud Africa in rappresentanza di 57 nazioni ha ottenuto 123 voti a favore, 37 contrari e 16 astenuti. Tra i contrari tutte le potenze nucleari, a esclusione di Cina, India e Pakistan che sono stati fra gli astenuti, e tanti alleati dell’imperialismo americano come l’Italia di Renzi. La risoluzione, denominata L.41, fissa un Conferenza ad hoc delle Nazioni Unite a partire dal marzo del prossimo anno, aperta a tutti gli Stati membri, con il fine di “negoziare uno strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti verso la loro eliminazione totale”. I negozia- ti a riguardo continueranno poi nel mese di giugno e luglio del 2017. L’assemblea dell’Onu delinea un percorso che chissà se e quando arriverà a un risultato concreto. Il voto esprime comunque la contrarietà della stragrande maggioranza dei paesi agli arsenali nucleari e ne prospetta lo smantellamento. Il voto delle Nazioni Unite è avvenuto a poca distanza dall’approvazione, con 415 voti favorevoli, 124 contrari e 74 astensioni, da parte del Parlamento Europeo di una risoluzione che invitava tutti gli Stati membri dell’Unione europea a “partecipare in modo costruttivo” ai negoziati del prossimo anno. Un invito che il governo Renzi ha tranquillamente ignorato votando all’Onu contro il divieto di armi nucleari, rimangiandosi precedenti promesse di operare per il disarmo nucleare. In questo caso hanno contato di più per il governo Renzi gli impegni assunti dall’im- perialismo italiano in ambito Nato, gli accordi di cosiddetto “Nuclear Sharing” in base ai quali l’Italia ospita sul proprio territorio nelle basi Usa almeno 70 di bombe atomiche, 20 a Ghedi e 50 ad Aviano. Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che il governo Renzi promette e non mantiene, anzi si comporta esattamente all’opposto, nel silenzio complice di gran parte degli organi di informazione mai così unanimemente inginocchiati al suo servizio. a v i V 6 il bolscevico / interni N. 20 - 19 maggio 2016 e n n o d le ! a z z a i p in Contro la violenza maschile su lle donne, s contro la cu ulle lesbiche ltura e la m e sui transe orale borgh ssuali, ese antifem minile Per alla contror iforma pidu ista e fascis ta del sena to PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 FIRENZE Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected] -- www.pmli.it Committente responsabile: M. MARTENGHI (art. 3 - Legge 10.12.93 n. 515) NO Stampato in proprio la piena par ità politica, sociale e sin socializzazio dacale tra d ne del lavor onne e uom o domestico assistenza p ini. La , più consul er le donne tori, più cen e più asili ni tri di do Engels su Engels / il bolscevico 9 N. 43 - 24 novembre 2016 Engels su engels Proseguiamo la pubblicazione delle importanti citazioni autobiografiche di Engels iniziata sul numero 31/2016 de “Il Bolscevico” in occasione del 5 agosto, 121° anniversario della scomparsa del cofondatore del socialismo scientifico e grande Maestro del proletariato internazionale e proseguita dal n. 39/2016 senza interruzione di continuità. Tra due parentesi quadre […] compaiono le nostre traduzioni di locuzioni in altre lingue che potrebbero altrimenti risultare incomprensibili. 1869 Buon capodanno! E i miei migliori auguri per il dono di capodanno da Parigi. Penso che tu e tua moglie non possiate davvero guardarvi in faccia senza ridere della vostra nuova dignità. (Engels, Lettera a Marx, 3 gennaio 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 261) Devi scusarmi della lentezza e della parsimonia della mia risposta. Ma in quest’ultimo periodo non abbiamo altro che sfortuna in casa. Appena Sarah si sente meglio, viene a Lizzie un violento catarro gastrico cronico, che ho cercato a lungo di curare; appena è passato questo catarro, le viene, in seguito a una lesione all’alluce, una infiammazione dei vasi linfatici alla gamba e al piede, che avrebbe potuto diventare piuttosto seria, ma che ora è quasi risolta. E prima ancora che potesse alzarsi, Mary Ellen ritorna malata dalla casa dei suoi genitori dove era stata per alcuni giorni. Di che cosa si tratti lo saprò solo domani, perché Gumpert verrà solo domani. Teme che sia scarlattina, ma finora non vi è traccia di eruzione. Per giunta stupidi inviti di ogni specie che non si possono respingere, molto lavoro in ufficio, e capirai che ce n’è abbastanza di agitazione. (Engels, Lettera a Marx, 19 gennaio 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 266) Ti ringrazio tanto della pipa che sarà provata subito questa sera. (Engels, Lettera a Marx, 21 febbraio 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag.279) Il mondo si raffredda sempre più, che la temperatura entro l’universo si eguaglia sempre più, e che con questo alla fine subentra un momento in cui ogni vita diventerà impossibile, e il mondo consisterà di globi gelati che girano gli uni intorno agli altri. Ora aspetto soltanto che i preti si impadroniscano di questa teoria come dell’ultima parola del materialismo. Qualcosa di più stupido non è possibile immaginarlo. Siccome secondo questa teoria nel mondo esistente deve essere sempre trasformata in altra energia una quantità di calore maggiore di quella che può essere ottenuta dalla trasformazione in calore di altre energie, l’originario stato caldo dal quale inizia il raffreddamento, è naturalmente inspiegabile, anzi è assurdo, presuppone quindi un Dio. Il primo impulso di Newton si trasforma in un primo riscaldamento. Ciò nonostante questa teoria è considerata il compimento più sottile e supremo del materialismo, e piuttosto di vedere in queste conseguenze assurde la dimostrazione del fatto che la loro cosiddetta legge naturale finora la conoscono solo a metà, questi signori si costruiscono un mondo che comincia nell’assurdità e in essa finisce. (Engels, Lettera a Marx, 21 marzo 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 308) I complimenti immeritati che mi hai fatto, mi hanno tanto più confuso, in quanto purtroppo negli ultimi 18 anni non ho potuto fare praticamente nulla in modo diretto per la nostra causa e ho dovuto dedicare tutto il mio tempo a un’attività da borghese [il lavoro professionale nella fabbrica del padre, nota dei curatori]. Ma spero che presto le cose cambieranno, tra pochi mesi credo che sarò di nuovo padrone del mio tempo e allora farò la mia parte per meritare i tuoi complimenti; per me sarà sempre una gioia trovarmi sullo stesso posto di combattimento con un vecchio compagno come te e colpire lo stesso nemico. Hai ragione le cose vanno meglio di prima, e noi, il Moro [Marx, nota dei curatori] ed io, abbiamo avuto ragione, quando anni fa, mentre tutta la stupida canaglia democratica si lamentava della reazione e dell’indifferenza del popolo nei loro riguardi, a prevedere in questa reazione l’enorme sviluppo industriale degli ultimi 18 anni e a dichiarare che il risultato di tutto ciò sarebbe stato un inasprimento dell’antagonismo tra lavoro e capitale, una più violenta lotta di classe. (Engels, Lettera a Friedrich Lessner, 4 aprile 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 650) Per il tuo fegato sono utili anzitutto un cambiamento di aria e un cambiamento del modo di vivere abituale. Fa quindi subito quel che è giusto, sali cioè subito in treno e vieni qui per un 8-15 giorni. Mi sono procurato un bel po’ di tempo libero e potremo girare molto insieme. Inoltre potrai anche farti vedere e curare da Gumpert e, comunque, tenendo conto del tuo “stato”, potrai respingere inviti al “tè”. In breve tempo sarai allora di nuovo fresco e capace di lavorare e potrai dopo, in poche settimane, sbrigare più lavoro di quel che faresti nelle tue attuali condizioni in mesi. Telegrafami dunque domani al warehouse con quale treno arrivi, e sii qui la sera. Questa è la cosa più semplice e ti curerà sicuramente. (Engels, Lettera a Marx, 25 aprile 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 333) Evviva! Oggi è finita con il doux commerce [dolce commercio] e sono un uomo libero. Per giunta ieri ho sbrigato tutte le cose principali con il caro Gottfried; ha ceduto su tutto. Tussy e io abbiamo celebrato la mia prima giornata libera con una lunga passeggiata attraverso i campi. Inoltre l’occhio è molto migliora- (Engels, Lettera a Marx, 11 febbraio 1870, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 474) Chiudi le tue buste con cura e sigillale, sopra l’incollatura, con ceralacca, cosicché l’impressione del sigillo tocchi tutti e quattro i lembi della busta. Per farlo le buste che usi ora non vanno bene, i quattro lembi devono avvicinarsi del tutto affinché sia possibile farlo. La cosa rende più difficile l’apertura, cosicché, dato che quella gente ha poco tempo, è costretta a lasciare prove evidenti, e allora la si può denunciare pubblicamente. (Engels, Lettera a Marx, 21 marzo 1870, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 501) Ti proporrei di provare per alcuni giorni consecutivi delle lunghe passeggiate - 3 o 4 ore alla volta – e, weather permitting, [tempo permettendolo] di camminare mai meno di 1-2 ore al giorno e di fare poi per lo meno una o due volte alla settimana una di quelle camminate lunghe. Io adesso non posso più lavorare come si deve se non ho camminato per un’ora o anche più; il moto ha un effetto sicuro e rimetterà sicuramente a posto in qualche modo anche il tuo fegato. (Engels, Lettera a Marx, 15 aprile 1870, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 516) Friederich Engels si incontra con dei lavoratori in una taverna to e, risparmiandolo un po’, sarà presto del tutto a posto. (Engels, Lettera a Marx, 1° luglio 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 354) Ti ringrazio del “18 brumaio”, che ho ricevuto ieri. Il libro si legge molto meglio in questa veste decente e senza gli errori di stampa. La prefazione è ottima. Essa, come anche il libro stesso, non faranno piacere a Wilhelm. La maniera con cui è trattata la democrazia e soprattutto la socialdemocrazia non porterà davvero acqua al suo mulino, bensì sulla sua testa. Del resto non potrà dire di non avere nessuno scritto agitatorio; vedremo quello che ne farà. (Engels, Lettera a Marx, 25 luglio 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pagg. 375-376 Che il grasso Bakunin si trovi dietro le quinte, è chiarissimo. Se questo maledetto russo pensa davvero di giungere a furia di intrighi alla direzione del movimento operaio, è ora che lo si serva a dovere e gli si domandi se un panslavista possa in genere essere membro di una associazione internazionale degli operai. È molto facile prenderlo in castagna costui. Non deve immaginarsi di poter fare dinanzi agli operai il comunista cosmopolita e dinanzi ai russi l’acceso panslavista. (Engels, Lettera a Marx, 30 luglio 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 381) Ieri sera ho ricevuto un telegramma secondo cui mia madre sarà a Ostenda soltanto mercoledì sera. Ma siccome debbo aspettare una lettera da casa che mi dia notizie più precise e siccome anche un altro motivo m’impone di trovarmi ancora qui nella giornata di domani, ti ho telegrafato oggi che verrò solo mercoledì. Anch’io temo che, se nel frattempo verranno i Lafargue, e con la casa già piena di per sé, non troverò alloggio per la notte da te. Se sarà così, vorrei sapere se potrò essere sistemato nelle tue vicinanze. (Engels, Lettera a Marx, 16 agosto 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 392) Spero che l’arsenico e il moto abbiano fatto retrocedere rapidamente le “cose dubbie” di cui sappiamo. Ma spero altrettanto che queste ricadute sempre rinnovantisi ti avranno finalmente convinto che bisogna iniziare un modo di vivere più razionale. Tu stesso avveleni il tuo sangue rendendoti impossibile una digestione regolare. E in queste condizioni non fai certo la stessa quantità (e qualità) di lavoro che potresti fare in circostanze normali. (Engels, Lettera a Marx, 17 novembre 1869, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 420) 1870 Di Solingen ho un buon ricordo fin dall’anno 1848-49. Gli operai di Solingen, a quell’epoca, non soltanto erano i più evoluti e risoluti della Renania, come dimostrò la faccenda di Elberfeld; [Engels si riferisce alla rivoluzione del maggio 1849] ma io stesso sono legato ad essi da ragioni di personale riconoscenza, perché la colonna di Solingen, con la quale marciai verso Elberfeld mi appoggiò e difese laggiù contro il vile e traditore comitato di sicurezza dei borghesi “radicali”. Senza gli operai di Solingen questi borghesi mi avrebbero lasciato mettere in galera dove poi probabilmente sarei rimasto come capro espiatorio per i signori prussiani. . (Engels, Lettera a Carl Klein e Friedrich Moll, 8 febbraio 1870, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 699) La faccenda delle tue tonsille, dopo l’ascesso alla ghiandola ascellare, non mi piace affatto. Comunqe fa capire che le cose del sistema linfatico non sono del tutto a posto. Se la faccenda non passa presto, domanderei però ad Allen, il quale in occasione delle mie storie glandolari fece una prognosi così esatta quella volta. La tua faccenda, certo, è evidentemente cronica, mentre la mia era acutissima, ma è meglio andar sicuri. In questi ultimi giorni sono stato di nuovo seduto a lungo, in quella piccola loggia coperta davanti alla scrivania dai quattro posti, dove eravamo seduti 24 anni fa. (Engels, Lettera a Marx, 15 maggio 1870, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 553) Se poteste venire domani, tant mieux [tanto meglio]; telegrafa allora, non occorrerà un preavviso più lungo per metter in ordine le vostre stanze. Altrimenti giovedì. Farà bene a noi tutti e due camminare a lungo per i campi e ridere dei vari imbrogli che si sono avuti da quando sono stato a Londra l’ultima volta. (Engels, Lettera a Marx, 17 maggio 1870, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIII, pag. 556) Abbiamo però anche il dovere di preoccuparci, per quanto sta in noi, che i nostri amici imprigionati e le loro famiglie in Germania non si trovino in condizioni di necessità, particolarmente ora che la prossima festa di Natale viene già così amareggiata. Ci prendiamo perciò la libertà di accludere una banconota di cinque sterline della Banca d’Inghilterra “B 10, 04841, London, 12 ottobre 1870”, il cui ricavato vorrà, di grazia, dividere con la signora Bebel. (…) Mia moglie è una rivoluzionaria irlandese e può perciò immaginarsi la gioia che ieri regnava qui in casa quando giunse la notizia che i feniani condannati sarebbero stati amnistiati – se pur nel modo più meschinamente prussiano. (Engels, Lettera a Natalie Liebknecht, 19 dicembre 1870, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XLIV, pagg. 158-159) [continua - 6] 10 il bolscevico / sionismo N. 43 - 24 novembre 2016 Mattarella esalta il regime sionista-nazista di Israele Con la visita di Stato di ben 4 giorni in Israele, Sergio Mattarella ha stretto ulteriormente il doppio filo che da Berlusconi in poi lega i governi e lo Stato italiani al regime sionista-nazista di Israele. Questa visita segue e consolida infatti quella trionfale del nuovo duce Renzi nel luglio 2015, corso a Tel Aviv a rendere omaggio al duce israeliano Netanyahu, ricevendone in cambio ovazioni senza precedenti tributate dal parlamento sionista ad un ospite di un governo amico. La composizione stessa della folta delegazione che ha accompagnato il capo dello Stato, piena di presidenti e alti rappresentanti delle più note istituzioni filosioniste italiane, il fitto calendario di visite e cerimonie centrate invariabilmente sull’esaltazione nazionalistica di Israele e sulla stretta amicizia tra i due Stati, nonché la fugace visita ai territori palestinesi condotta alla stregua di una provincia distaccata di Israele, dimostrano infatti che la missione del presidente italiano era tutt’altro che quella dichiarata ufficialmente di favorire il processo di pace, ma bensì di rafforzare esclusivamente l’alleanza di ferro – economica, politica, militare e culturale – tra l’Italia del nuovo duce Renzi e il regime nazi-sionista di Netanyahu. A guastare una visita tanto accuratamente organizzata dai due governi non è bastata nemmeno la rozza e clamorosa gaffe che, proprio alla vigilia della partenza di Mattarella, ha avuto per protagonista il viceministro israeliano della Cooperazione regionale, Ayooub Kara, che durante una visita in Vaticano aveva definito il terremoto in Italia centrale “una punizione divina all’Italia per la sua astensione sulla risoluzione dell’Unesco sulla città vecchia di Gerusalemme”. Astensione che pure era stata sconfessata platealmente dallo stesso Renzi, che l’aveva definita “una vicenda allucinante”, ma evidentemente ai più oltranzisti del regime nazi-sionista, che aveva sollevato la pretestuosa e del tutto falsa questione del non riconoscimento dei nomi ebraici dei luoghi sacri di Gerusalemme, ciò non era bastato. La delirante dichiarazione di Kara rischiava di gettare un’ombra pesante sul viaggio di Mattarella, così grave che neanche le scuse burocratiche dell’ambasciatore israeliano in Italia erano in grado di cancellare. Perciò Mattarella, per non dare pubblica prova di servilismo e disonorare il Paese, aveva chiesto tramite il ministro degli Esteri Gentiloni un intervento più energico dello stesso governo di Tel Aviv, che comunque solo dopo alcune ore si era deciso a inscenare le sue scuse ufficiali e a sconfessare il suo viceministro, permettendo così a Mattarella di salvare la faccia e iniziare il suo viaggio. Anzi, in segno di riconoscenza per il “gesto di attenzione” del governo di Netanyahu, il Capo dello Stato rilasciava una dichiarazione con cui definiva “inammissibile” il boicottaggio dei prodotti israeliani. Un’alleanza che “niente può distruggere” Ad ogni modo, la riprova che l’“incidente” tra i due Paesi non solo era da considerarsi chiuso, ma non era nemmeno mai stato realmente aperto, la si è avuta il primo giorno stesso della visita, durante la cerimonia della piantumazione di un albero da parte di Mattarella alla Foresta delle Nazioni di Gerusalemme, quando il presidente del KKL, la “onlus” che promuove il rimboschimento di Israele da tutto il mondo (anche rubando l’acqua ai territori palestinesi), Daniel Atar, ha chiesto “ancora scusa per le parole poco sagge del viceministro”. E Mattarella ha risposto senza battere ciglio che “l’amicizia tra Israele e Italia è forte e non c’è nulla che possa metterla in discussione, ed è un’amicizia proiettata nel futuro”. Neanche un’offesa bruciante e intollerabile come quella alle vittime del terremoto e a tutta l’Italia, evidentemente! Un’offesa che se fosse stata fatta ad un governo straniero meno compiacente di quello di Renzi sarebbe costata quantomeno le dimissioni del responsabile, invece di una dichiarazioncina formale di scuse, e per giunta solo dietro pressione diplomatica e con svariate ore di ritardo. Ma tant’è. Del resto, a dimostrare l’ipocrisia delle “scuse” israeliane, e che gli oltranzisti sionisti non intendono affatto rinunciare a premere arrogantemente sul nostro Paese per pretendere di disconoscere la risoluzione dell’Unesco, ci ha pensato il presidente del KKL Italia, Raffaele Sassun, presente alla cerimonia, che non ancora soddisfatto delle compiacenti parole di Mattarella, ha chiosato: “Sono particolarmente orgoglioso in quanto ebreo italiano che il Presidente Mattarella sia stato a Gerusalemme, a piantare un albero in una Foresta KKL, creata insieme all’Unesco, proprio oggi che l’Unesco non riconosce più le radici giudaico-cristiane della capitale (sic) di Israele. Sono convinto che il Presidente tornando in Italia, dopo aver visitato questi luoghi sacri per tutti, si adopererà per cercare di intervenire contro le assurdità che allontanano dalla pace”. Anche su questa aberrante e nazistoide dichiarazione l’ineffabile inquilino del Quirinale non ha avuto nulla da obiettare. Anzi, in questo come in tutti gli altri incontri ufficiali in cui ha fatto dichiarazioni, non ha mai mancato di esaltare Israele e la indissolubile alleanza tra i due Stati. Come quando, nell’incontro avuto il giorno successivo col presidente israeliano Reuven Rivlin, si è spinto fino ad affermare che “Israele, con la sua vitale democrazia, costituisce un modello per tutta la regione. L’Italia sarà costantemente dalla parte di Israele ogni qualvolta il suo diritto e dovere di esistere venisse minacciato o posto in dubbio”. E per concretizzare il concetto si è scagliato contro il terrorismo che, ha detto, “non ha alcuna giustificazione. Siamo dalla parte delle vittime innocenti e continueremo attivamente a contrastare ogni incitamento alla violenza, da qualunque parte provenga. Il contrasto al terrorismo costituisce oggi uno dei punti prioritari dell’agenda della comunità internazionale”. Dichiarazione il cui significato sottinteso è che l’Italia sta risolutamente dalla parte di Israele quando tratta i combattenti palestinesi come terroristi, e contro il popolo palestinese quando questi è costretto a ricorrere alla violenza contro la violenza nazista e i soprusi degli occupanti nazi-sionisti. E che questo sia il vero pensiero dell’inquilino del Quirinale è dimostrato anche dai suoi ringraziamenti finali al suo omologo israeliano, quando lo ha ringraziato per l’accoglienza “qui a Gerusalemme, città in cui Israele si riconosce”. Non è arrivato fino a dire “città capitale di Israele” come il sionista Sassun, ma il concetto è quello. Riconoscimento dell’occupazione israeliana Questa scandalosa legittimazione di fatto dell’occupazione israeliana di Gerusalemme e dei territori palestinesi è confermata inoltre dalla visita effettuata il 1° novembre a Betlemme, in cui ha anche incontrato fugacemente e quasi di soppiatto il presidente della Palestina, Mahmoud Abbas. Per rientrare subito dopo a Gerusalemme e proseguire la visita all’entità sionista. Si è comportato cioè con la Palestina come nei confronti di un’appendice territoriale, una sorta di regione interna di Israele. Per fare contento il presidente palestinese, Mattarella gli ha assicurato ipocritamente che l’Italia “continuerà a sostenere con convinzione il rafforzamento delle istituzioni statali palestinesi e un accordo di pace duraturo e omnicomprensivo basato sulla soluzione dei due Stati per due popoli”. Ipocritamente, perché Abbas gli ha ricordato che mentre alcuni governi europei riconoscono lo Stato di Palestina, non così invece quello italiano, che non ha nemmeno recepito una raccomandazione in tal senso del suo stesso parlamento nazionale. E tutto ciò proprio mentre in contemporanea con la visita di Mattarella la vice ministra degli Esteri israeliana esortava il suo governo a prendere “una decisione storica” avviando l’annessione immediata delle colonie ebraiche in Cisgiordania”, a cominciare dalla più grande ad Est di Gerusalemme, come risposta alla “lotta internazionale su Gerusalemme”, che così “rimarrà per sempre unita”. I “legami millenari” tra Italia e Israele Ma Mattarella ha incassato senza battere ciglio e con la sua solita faccia di bronzo il timido rimbrotto di Abbas, affrettandosi a tornare dai suoi padroni di casa per continuare a genuflettersi al loro cospetto. Come quando, a conclusione della sua visita, accorciata per via del sisma, ha incontrato il boia Netanyahu per esaltare davanti a lui addirittura i “legami millenari, di durata antica” tra l’Italia e Israele: una chiara legittimazione, prendendo a pretesto, fra l’altro ribaltandola, la storia romana, delle false rivendicazioni storiche dei sionisti sul territorio della Palestina. Per ribadire la “convinzione comune che il terrorismo e la violenza siano piaghe da combattere con molta determinazione”, e che “l’Italia si sente pienamente coinvolta nell’esigenza di sicurezza d’Israele”. E per concludere che la visita è stata “l’occasione per ribadire, ancora una volta, la grande amicizia che lega Israele e Italia per oggi e per il futuro”. Più di così i boia nazisti sionisti di Tel Aviv non potevano pretendere da Mattarella, che nonostante il suo passato democristiano e la sua solita aria sorniona ha fatto fino in fondo il suo compito di garante istituzionale e di ambasciatore della politica estera del nuovo duce Renzi, assecondando in pieno, e anzi promuovendo ulteriormente la sua dottrina mediorientale basata sull’alleanza senza riserve e su tutti i piani con l’imperialismo sionista. Al punto che non ha nemmeno sentito il bisogno di mascherarlo troppo come facevano i vecchi democristiani, che si barcamenavano tra Israele e i governi Arabi per non pregiudicare gli interessi petroliferi italiani, ma il suo filosionismo lo ha sbandierato invece con sommo zelo e alla luce del sole. Carrai, braccio destro di Renzi, ha forti legami economici e politici con i sionisti-nazisti israeliani Nel suo giro anche Ledeen, una spia del Mossad, secondo Washington Di pari passo con la scalata del nuovo duce Renzi verso Palazzo Chigi, iniziata nel 2009 alla Provincia di Firenze, poi come sindaco della città, segretario del PD e quindi premier, anche il potere e il successo delle aziende del suo braccio destro Marco Carrai, che lo ha sempre sostenuto e finanziato fin dal primo “Big bang” alla Leopolda, sono cresciuti a dismisura. In pochi anni il caro amico “Marchino” fedelissimo del “Giglio magico” renziano, grazie ai suoi forti legami politici ed economici con i sionisti-nazisti israeliani e coi circoli massonici e finanziari americani e inglesi, ha creato dal nulla società che fatturano milioni di euro all’anno ed è diventato in poco tempo uno dei lobbisti più potenti a livello internazionale. Carrai ha collezionato una serie sterminata di partecipazioni azionarie, presidenze di municipalizzate, società, consigli di amministrazione. Da alcuni mesi ha cercato invano di nominarlo alla nuova struttura di cyber security formata da una ventina di 007 distaccati tra Renzi in compagnia del fidato amico Marco Carrai al quale vuole affidare la cyber security nazionale Guardia di Finanza e servizi segreti Aise e Aisi, col compito di vigilare sulla cyber sicurezza nazionale che non sarà più svolto dal Nucleo operativo fino ad oggi guidato dal generale Carmine Masiello, consigliere militare della presidenza del Consiglio. La nomina di Carrai (che potrebbe diventare esecutiva in caso di vittoria del Sì al referendum costituzionale) per il momento è stata bloccata in seguito alle proteste da parte degli addetti ai lavo- ri sulle reali competenze tecniche di “Marchino” e di coloro che, nel governo, temono che Carrai possa invadere il loro campo di competenza, prima fra tutti il sottosegretario Marco Minniti, che ha la delega ai servizi segreti, e Luca Lotti, lo specialista di 007 e barbe finte. Carrai con Renzi è diventato anche uno dei lobbisti più potenti a livello internazionale al punto che fu proprio lui, con la scusa di essere presidente dell’aeroporto di Firenze, ad accogliere nell’agosto del 2015 il nazista-sionista premier israeliano Benjamin Netanyahu durante la sua visita nella città gigliata. Particolarmente inquietante in tal senso è anche la partecipazione di Carrai nel consiglio di sorveglianza della lussemburghese Wadi Ventures Sca, omonima del fondo israeliano Wadi Ventures di cui è socio fondatore un veterano dell’unità spionistica 8200 dell’esercito israeliano, una sorta di Nsa americana. Carrai è peraltro amico di Matt Browne, stretto collaboratore di Tony Blair e consigliere di Obama, e del famigerato neocon Michael Ledeen: indicato da Washington come una spia del Mossad, il potente servizio segreto israeliano; Ledeen inoltre, in qualità di ex consulente di Cia e Sismi ai tempi della crisi di Sigonella, è stato coinvolto a più riprese anche nelle trame golpiste e piduiste in Italia, è stato un collaboratore di Reagan e di Bush figlio ed è particolarmente noto per l’operazione segreta Iran-Contras e per essere stato al servizio del generale piduista Santovito, nonché amico di Craxi e di Cossiga. Non a caso, quando agli inizi del 2011, Ledeen esortò dal suo blog a intervenire per bombardare la Libia, prontamente Carrai scrisse una lettera a “La Repubblica” invitando i lettori a sottoscrivere un “fondo di solidarietà” in favore dei rivoltosi libici. Direttrice responsabile: MONICA MARTENGHI e-mail [email protected] sito Internet http://www.pmli.it Redazione centrale: via A. del Pollaiolo, 172/a - 50142 Firenze - Tel. e fax 055.5123164 Iscritto al n. 2142 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze. Iscritto come giornale murale al n. 2820 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze Editore: PMLI chiuso il 16/11/2016 ISSN: 0392-3886 ore 16,00 Commemorazione di Mao / il bolscevico 11 N. 43 - 24 novembre 2016 nze a t s i e l l e d e Risoluzion di base del PMLI sul discorso di Scuderi “Da Marx a Mao” Il Centro del PMLI ha invitato le istanze di base a redigere una Risoluzione sul discorso del compagno Giovanni Scuderi “Da Marx a Mao”. Lo stesso Centro ci ha trasmesso alcune Risoluzioni che danno una idea precisa della sintonia ideologica e politica che esiste tra la base del Partito e il Comitato centrale con alla testa il compagno Giovanni Scuderi. Risoluzione dell’Organizzazione di vicchio del mugello del PMLI Una potente arma ideologica e politica per tutto il Partito e per il proletariato L’Organizzazione di Vicchio del Mugello del PMLI ritiene il discorso del compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del Partito, una potente arma ideologica e politica per l’intero PMLI, per noi compagni del Partito, anziani e giovani, e per l’intero proletariato a iniziare dai fautori del socialismo. Il discorso è un quadro perfetto della situazione del proletariato che è tornato in una situazione premarxista, individuandone il processo di deideologizzazione e decomunistizzazione la cui responsabilità ricade interamente sul revisionismo antico e moderno. Ma esso offre anche una visione strategica di ampio respiro alle prospettive rivoluzionarie della classe operaia e delle masse popolari. Insomma il compagno guarda lontano con quel potente telescopio che è il marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Per quanto riguarda l’Organizzazione di Vicchio del PMLI, questa si impegna a riportare tra il proletariato mugellano la coscienza di essere una classe per sé. Lavoro non facile dato che ci troviamo a operare in una roccaforte storica del revisionismo. Il compagno Scuderi inquadra, come un valore, il contributo dato dal PMLI allo sviluppo del marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Purtroppo manca una grande esperienza internazionale. Però pensiamo che un domani quando gli daremo un corpo da Gigante Rosso potrebbe realizzarla il PMLI. Il discorso del Segretario generale del PMLI dà anche indicazioni pratiche, come quando indica come realizzare un intervento, di cui sarà necessario farne tesoro. Fondamentale è l’indicazione di frequentare le piazze per stringerci alle masse per legarci alle masse. Per diffondere la linea del Partito e raccoglierne le rivendicazioni secondo il principio enunciato da Mao “dalle masse alle masse”. Questo importante discorso non deve rimanere in un cassetto ma va oltre che studiato, diffuso e applicato da parte delle nostre istanze sfruttandone tutte le sue numerose sfaccettature, da quelle strategiche Richiedete o “Il Bol e c a t scevico” car sulla Commemorazione di Mao a quelle pratiche. Attraverso questo il proletariato in generale, compreso quello mugellano, può con un grande lavoro tornare ad avere coscienza di essere una classe per sé. Insieme al marxismo- leninismopensiero di Mao è il patrimonio che noi compagni dobbiamo far fruttare a cui dobbiamo dare gambe nelle nostre realtà. Studiamo, capiamo, applichiamo e propagandiamo il discorso del compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI! Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Organizzazione di Vicchio del Mugello (Firenze) del PMLI Risoluzione dell’Organizzazione di biella del PMLI Facciamo nostra l’esortazione di Scuderi a “Dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso” Militanti e simpatizzanti dell’Organizzazione di Biella del PMLI ringraziano sentitamente il compagno Scuderi e tutto il Comitato centrale del Partito per l’enorme lavoro politico ed organizzativo che ha permesso la realizzazione di un importantissimo evento come quello che abbiamo potuto vivere l’11 settembre a Firenze. Il discorso del compagno Scuderi ci ha consentito di ricordarci chi siamo, da dove veniamo e quali sono gli obiettivi immediati e a medio-lungo termine che dobbiamo prefiggerci per conquistare un’Italia unita, rossa e socialista. Inevitabilmente il compagno Scuderi ci ha ricordato che per seguire tale fondamentale obiettivo storico dobbiamo “Dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso”. Le analisi del compagno Scuderi hanno ripercorso, in modo semplice e accessibile a tutte le lavoratrici e i lavoratori, a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, le fondamentali tappe della nascita del marxismo, e dunque del socialismo scientifico, che ha fornito al proletariato una sicura bussola per giungere e ottenere con certezza i propri obiettivi storici tra cui quello di trasformare il proletariato, definitivamente, da classe in sé a classe per sé e ricomprendendo così la fondamentale necessità di distruggere il capitalismo per conquistare il socialismo che significa infinite libertà formali e sostanziali per le masse. Il capitolo sul leninismo ci ha ricordato che per fare ciò il proletariato necessita di un Partito granitico, formato da rivoluzionari di professione, uniti indissolubilmente gli uni agli altri e coordinati dal potentissimo strumento del centralismo democratico che rende il Partito marxista-leninista unico ed invincibile. Il capitolo sul pensiero di Mao ci ha fatto riflettere sul fatto che è stato solo grazie a Mao se il marxismo-leninismo è arrivato “sano e salvo” ai nostri giorni; integrato e sviluppato, appunto, dal pensiero di Mao che ha manifestato tutta la propria potenza ideologica, politica e organizzativa sull’immensa Repubblica Popolare Cinese e nel resto del mondo tant’è vero che il PMLI nasce dall’impulso rivoluzionario della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria cinese che, come dice Mao, “Tocca l’uomo in ciò che ha di più profondo”. Per questo riteniamo che sia stato fondamentale l’apporto di Mao nella lotta contro il revisionismo moderno, incarnato in Russia dalla cricca di Krusciov e in Italia dalla banda di Togliatti, che giorno dopo giorno, anno dopo anno, inganno dopo inganno hanno indotto il proletariato nell’attuale situazione pre-marxista in cui la borghesia italiana e internazionale riesce a fare e ottenere tutto ciò che desidera e gli va a genio trovandosi di fronte una classe operaia addormentata politicamente dal riformismo, dal parlamentarismo, dal pacifismo e dal costituzionalismo e che non mette in discussione il capitalismo. Sta al PMLI intervenire sul proletariato per risvegliarlo e ricordargli di essere la classe che dovrà condurre, sotto la direzione del suo Partito, il nostro Paese alla rivoluzione e poi alla nascita della Repubblica socialista italiana in cui non vi saranno più assurde disparità economiche e politiche, tanto meno sfruttamento dell’uomo sull’uomo. L’ultimo capitolo del discorso del compagno Scuderi è certamente quello che ha maggiormente colpito l’interesse dei marxisti-leninisti biellesi in quanto ci ha tranquillizzati e rassicurati sul fatto che non dobbiamo essere ansiosi e demotivarci se non vediamo risultati immediati al nostro lavoro politico perché, come ci ricorda Mao, “il risveglio politico del popolo non è una cosa facile. Per eliminare le idee errate diffuse fra il popolo, dobbiamo fare seri e considerevoli sforzi”. Infatti noi compagni biellesi anche se ci prodighiamo annualmente nelle affissioni dei manifesti di proselitismo del PMLI e al- lestiamo rossi gazebo di propaganda non siamo ancora riusciti a ottenere i risultati desiderati come l’aumento del numero di simpatizzanti che vorremmo, ma ciò non ci demotiva affatto perché sappiamo che attualmente le masse popolari sono diffidenti in quanto sono state illuse e prese in giro per decenni da tutta una scia di falsi comunisti e falsi sindacalisti che, a parole, affermavano di battersi nella difesa dei loro interessi mentre, nel concreto, lavoravano per il mantenimento dello status quo, per il mantenimento del libero mercato, per il mantenimento del capitalismo. Ciononostante, è doveroso ricordarlo, le operaie e gli operai biellesi ci ringraziano sentitamente e ci ammirano quando noi compagni dell’Organizzazione di Biella del PMLI scendiamo a loro fianco nelle dure battaglie in difesa del posto di lavoro o per il mantenimento dei diritti sindacali; come nel caso della solidarietà militante che il PMLI.Biella ha portato alle operaie e agli operai della fabbrica “F.lli Cerruti” di Biella, destinati nei prossimi mesi a perdere oltre sessanta posti di lavoro. In quell’occasione chiunque prendeva il vo- lantino di solidarietà del PMLI sottolineava che le cose in Italia “Cambieranno solo con voi”. Operare con spirito pioneristico non è facile, ma è certamente ricco di soddisfazioni rivoluzionarie perché permette di battersi per aprire nuove strade, di non ripetere e perdersi nello stato di cose attuali della marcescente società capitalistica dove tutto è sempre e solo “merce e mercato”. Dunque accogliamo in pieno l’invito del compagno Scuderi quando dice: “La piazza è il nostro ambiente ideale e naturale di lotta, assieme a quello delle fabbriche, dei campi, delle scuole e delle università. Frequentiamola il più possibile per diffondere i messaggi del Partito, per raccogliere le rivendicazioni, le idee, le proposte e le informazioni delle masse e per stringerci sempre più ad esse”. Prendiamo esempio da Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao per trasformare l’Italia e noi stessi! Tutto per il PMLI, il proletariato e il socialismo! Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Organizzazione di Biella del PMLI Risoluzione dell’Organizzazione di TRENTO del PMLI Facciamo conoscere il discorso di Scuderi, approfondiamone lo studio e applichiamolo Dopo una rilettura attenta, riteniamo il discorso “Da Marx a Mao” tenuto dal compagno Giovanni Scuderi a nome del CC del PMLI in occasione del 40° anniversario della scomparsa del Presidente Mao, un documento di importante spessore storico e politico, fondamentale non solo per il Partito ed i suoi militanti e simpatizzanti, ma anche per tutti i sinceri comunisti che con lealtà e convinzione credono nel socialismo e lottano per esso, per gli operai, i lavoratori agricoli, gli studenti, i giovani e le donne, i precari e i disoccupati di questo nostro Paese. Per questo dovremo impegnarci al meglio per diffondere, far conoscere e discutere questo discorso. È un discorso che convince e che condividiamo appieno. Fondamentale non solo per- ché ripercorre “la vita teorico/ pratica” del socialismo scientifico e delle sue realizzazioni, ma anche e soprattutto perché senza alcuna forzatura, e anzi in modo quanto mai semplice e efficace, sa trasporre in essa e in continuità con essa la situazione reale dell’oggi, l’attualità piena di tutte le contraddizioni e le difficoltà che stiamo vivendo. Per questo riteniamo che questo discorso non possa essere “archiviato” sia pure dopo una analisi approfondita, ma debba invece essere sempre tenuto “a portata di mano”, oggetto di uno studio continuo e duraturo nel tempo, pronto a essere riconsultato e riesaminato per esserci di aiuto non appena siamo attraversati da SEGUE IN 12ª ë La piazza è il nostro ambiente ideale e naturale di lotta e di propaganda, assieme a quello delle fabbriche, dei campi, delle scuole e delle università. STARE IN PIAZZA Frequentiamola il più possibile per diffondere i messaggi del Partito, per raccogliere le rivendicazioni, le idee, le proposte e le informazioni delle masse e per stringerci sempre più a esse. 12 il bolscevico / Commemorazione di Mao ë DALLA 11ª dubbi, incertezze e problematicità inerenti il nostro studio, il nostro lavoro, la nostra attività pratica. Ci hanno colpito e fatto riflettere in particolare alcuni punti del discorso del nostro Segretario generale. Egli, in maniera efficace e argomentata, ha rimarcato come: “Da Marx a Mao c’è un filo rosso ininterrotto sui temi teorici, politici, economici e organizzativi che riguardano l’emancipazione del proletariato, la trasformazione della società capitalista, il socialismo, l’imperialismo, le guerre di liberazione nazionali”. Questo filo rosso si è dispiegato nella storia sia sul piano teorico che su quello pratico analizzando dialetticamente a fondo il sistema capitalistico, le sue contraddizioni e il suo sviluppo sia nella sua struttura economica che nella sua sovrastruttura politica, sociale e istituzionale; ma ha anche disegnato la mirabile architettura della sua alternativa, il sistema socialista, che ha trovato espressione e forma attraverso le sue due più importanti esperienze: la Rivoluzione d’Ottobre russa e la Rivoluzione cinese. Il pensiero e l’azione di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao sono un tutt’uno. Insie- me formano una catena di acciaio indistruttibile. Ma se ne si allargano le maglie per sfilare uno solo di questi cinque anelli la catena perde la sua forza e si rompe. Strumento di questa nefanda azione è stato il revisionismo. Revisionisti vecchi e nuovi in ogni tempo, luogo e situazione hanno sempre operato per impedire che nella classe operaia e nelle masse oppresse e sfruttate si formasse una coscienza rivoluzionaria, tenendole imbrigliate nelle pastoie del riformismo e del parlamentarismo. E là dove la rivoluzione ha vinto si sono annidati all’interno del nuovo ordinamento socialista agendo come le metastasi di un cancro in un corpo sano. “Il marximo-leninismo-pensiero di Mao – sottolinea il compagno Scuderi – non è combattuto solo dalla borghesia, dagli imperialisti, dai reazionari e dai fascisti, ma anche dai revisionisti, ossia dai suoi revisori travestiti da comunisti e finanche da marxisti-leninisti…. Sia gli antichi sia i moderni revisionisti in particolare non tolleravano la concezione del Partito del proletariato, la dittatura del proletariato, la rivoluzione proletaria, il materialismo dialettico e il materialismo storico, la lotta di classe. Muoversi all’interno delle libertà, della democrazia e del parlamentarismo borghesi era la loro politica…. Mao ha Concludiamo la rubrica a disposizione dei simpatizzanti, degli amici e degli alleati del PMLI, nonché delle lettrici e dei lettori de “Il Bolscevico” anticapitalisti e antifascisti, che si sono espressi sul discorso di Scuderi “Da Marx a Mao”. Grazie a tutti. Affascinato dal discorso di Scuderi di Dario - Napoli La commemorazione di Mao, da “Marx a Mao”, organizzata dal PMLI è stata molto bella perché molto istruttiva. Il film documentario sulla vita di Mao mi ha aperto gli occhi e ha aumentato la mia ammirazione per il leader comunista cinese. Nato nel 1893 Mao vive in un’epoca in cui la Cina era uno Stato semifeudale, sottomes- sa e sfruttata dalle potenze capitaliste occidentali. Famose sono le rivolte antimperialiste cinesi di Taiping del 1850-1864 e dei Boxer del 1899-1901. Nel 1919 a 27 anni Mao legge il “Manifesto del Partito comunista” di Karl Marx e nel 1921 tra mille difficoltà riesce con un gruppo di amici, su una barca, a fondare sui principi del marxismo-leninismo il PCC, Partito N. 43 - 24 novembre 2016 avuto un ruolo fondamentale nello smascherare i revisionisti moderni fin da quando hanno preso il potere in URSS nel 1956 con un colpo di Stato…. Mao da allora non ha dato tregua ai revisionisti kruscioviani che si annidavano anche nel Partito comunista cinese. E quando quest’ultimi hanno cominciato a brigare per restaurare il capitalismo in Cina gli ha scatenato contro la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria mettendo a nudo le ‘raffinate’ teorizzazioni pseudo marxiste-leniniste di Liu e Deng da una parte e di Lin Biao dall’altra parte. Quello che è stato prodotto da Mao nell’arco di tempo che va dal 1956 alla sua morte è di fondamentale importanza per farsi un’idea approfondita del revisionismo, per acquisire una autentica concezione proletaria del mondo e per capire quello che è veramente successo nel movimento comunista internazionale”. Dobbiamo capire bene e far conoscere quanto affermato dal compagno Scuderi. La sua analisi del revisionismo ne mostra appieno l’essenza e le peculiarità e permette a tutti nel Partito e fuori di esso, di distinguere i veri dai falsi comunisti, di capire chi nel socialismo crede davvero e lotta per realizzarlo e chi, opportunisticamente lo riduce a mero slogan da agitare a proprio tornaconto personale o di partito. Venendo al nostro Paese il compagno Scuderi evidenzia le varie forme di revisionismo che si sono via via succedute in Italia e che hanno comportato la decomunistizzazione, la deideologizzazione e la derivoluzionarizzazione delle masse e da cui è scaturito l’attuale principale partito borghese di governo il PD del nuovo duce Renzi. Questo governo in assoluta continuità con i governi precedenti, siano essi stati “tecnici” o della “destra borghese”, sta continuando a far gravare sulle sole spalle delle masse popolari l’intero peso della ormai quasi decennale gravissima crisi economica, impoverendo sempre più la classe operaia e i lavoratori, privandoli dei diritti via via conquistati in decenni di lotte, lasciandoli in balia della precarizzazione e della disoccupazione e finendo di smantellare tassello dopo tassello il sistema di welfare. Inoltre Renzi, dice il compagno Scuderi, “ha accentrato il potere sul governo e su di sé esautorando il parlamento, ed ora con la controriforma del senato tenta di completare il regime neofascista perseguito dalla P2, dai fascisti e da Berlusconi. Va fermato votando NO al referendum. Questa è una battaglia storica antifascista che riguarda tutto il popolo, compreso gli astensionisti, che in questo caso hanno il dovere e l’interesse a recarsi alle urne e votare NO. Perché come ha detto il Comitato centrale del PMLI nel documento su referendum, esso rappresenta un punto di svolta cruciale, perché sono in ballo l’affossamento definitivo della Costituzione del 1948 e delle residue libertà democratico-borghesi e la difesa dei diritti e delle conquiste dei lavoratori e delle masse popolari”. Come non essere d’accordo! Dobbiamo quindi impegnarci al massimo delle nostre possibilità e capacità nella battaglia referendaria per spiegare e chiarire le ragioni del NO e far vincere il NO! Noi crediamo nel socialismo. Siamo convinti, oggi più che mai, che il socialismo è l’unica vera alternativa a questo putrido sistema capitalistico. Ma sappiamo anche, come ci insegnano i nostri Maestri, che condizione essenziale per raggiungere questo obiettivo è un forte e radicato Partito saldamente ispirato e guidato dai principi del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, reale avanguardia cosciente e organizzata della classe operaia. Dobbiamo quindi riflettere, capire e realizzare quanto il compagno Scuderi ci insegna e ci esorta a fare, in primo luogo attraverso il suo esempio e la sua totale dedizione alla cau- sa del socialismo e del PMLI: “Oggi più che preoccuparci di quando arriverà il socialismo, di quando avverrà la svolta rivoluzionaria della lotta di classe, di quando il proletariato si schiererà con noi, dobbiamo preoccuparci di dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso radicandolo ed estendendolo nelle città e regioni dove siamo presenti, in modo da ricavarne le forze per espanderlo in tutta Italia. Questo deve essere il nostro obiettivo strategico a medio termine. Questo è quello che ci è richiesto dall’attuale lotta di classe e dall’attuale situazione del nostro Paese. Se non ce la facciamo a raggiungere tale obiettivo a medio termine, non ci resta che rilanciarlo una o più volte fino a conquistarlo. Non tutto dipende da noi, cioè dalle nostre capacità e dal nostro impegno. Noi abbiamo in mano solo metà della chiave del problema, l’altra metà l’hanno la lotta di classe, il proletariato e le nuove generazioni”. Impegno dunque per far conoscere il discorso del compagno Scuderi “Da Marx a Mao” approfondirne lo studio e la messa in pratica. Impegno per vincere la battaglia del NO al referendum. Impegno per dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso. Organizzazione di Trento del PMLI Comunista Cinese perché ama il suo popolo e perché è molto entusiasta della rivoluzione sovietica del 1917 guidata da Lenin e Stalin. A me è piaciuto molto l’umiltà di Mao che lo faceva stare tra le masse perché aveva fiducia in loro. L’esercito comunista cinese sotto la guida di Mao impiegò 370 giorni dal 16 ottobre 1934 al 22 ottobre 1935 per passare dal Jiangxi allo Shaanxi e per percorrere circa 12.000 km tra altopiani aridi, montagne prive di strade, cime innevate e fiumi imponenti come il Chang Jiang per combattere la borghesia cinese e il suo esponente, il Guomindang nazionalista di Chiang Kai-Shek. Mao da vero marxista-leninista combatte i vari imperialismi capitalisti europei, americano e quello fascista giapponese nella seconda guerra sino-giapponese del 1937-1945 e dal 1945 con l’aiuto dell’Urss di Stalin combatte di nuovo contro il Guomindang, rischiando più volte la vita. Il 1° Ottobre del 1949 la Cina libera dallo sfruttamento imperialista diventa una repubblica socialista con economia pianificata e con una dittatura del proletariato su modello di quello sovietico con il nome di RPC, Repubblica Popolare Cinese. Mao Zedong divenne presidente del Consiglio del governo centrale del popolo, primo organismo della RPC e inoltre scrive molte opere poli- tiche dando un grande contributo al marxismo-leninismo. Il presidente Mao intraprende l’industrializzazione socialista della Cina che è un successo. Dal 1956 avvia il Grande Balzo in Avanti grazie al quale l’agricoltura e l’industria hanno un rapido sviluppo socialista e nascono nelle campagne cinesi le comuni popolari. Mao, per liberare la Cina dal revisionismo e dagli agenti della borghesia cinese e straniera rappresentati dalla banda fascista di Deng Xiaoping, guida la Rivoluzione Culturale Proletaria che coinvolge e entusiasma le guardie rosse e il popolo cinese, soprattutto i giovani. Il documentario del PMLI su Mao è uno dei pochi filmati che racconta la storia del socialismo cinese con onestà e con obiettività che sono valori tipici dei comunisti marxisti-leninisti rivoluzionari. Nel documentario si mette in evidenza l’amicizia tra Stalin e Mao, quest’ultimo ha denunciato le menzogne del rapporto di Krusciov, restauratore del capitalismo in Urss, contro il leader Stalin. Il PMLI nel suo sito internet spiega come nel film espone con onestà e obiettività la storia della Cina maoista. L’omaggio del PMLI a Mao, nel suo paese natale di Shaosan, è un evento storico che mi ha affascinato molto. Sono rimasto affascinato da come Giovanni Scuderi spiega il marxismo con obiettività e con genuinità e priva di influen- ze borghesi. Sono pienamente d’accordo con il Segretario generale del PMLI quando egli dice il socialismo è la distruzione del capitalismo perché uno Stato socialista con economia capitalista ha gli stessi difetti di uno Stato liberaldemocratico capitalista o nel peggiore dei casi di uno Stato fascista, che sono le “morti bianche”, la delinquenza, la povertà e lo sfruttamento, per cui non è un vero Stato socialista. Dice Mao: “Per quel che concerne la concezione del mondo, nel mondo attuale ci sono fondamentalmente solo due ‘scuole’, quella della borghesia e quella del proletariato. O si accetta la concezione proletaria del mondo o si accetta quella della borghesia. La concezione comunista del mondo è la concezione del mon- do del proletariato e non la concezione del mondo di altre classi”. Trovo queste frasi molto realistiche perché la storia è lotta di classe. Uno dei tanti esempi è la rivolta di Spartaco contro la Repubblica romana nel 73-71 a.C. Sono rimasto molto felice nel vedere il film. È necessario cacciare il premier Renzi perché fa solo chiacchiere e promette di fare cose che non farà portando in avanti la politica dei suoi predecessori borghesi, quella del chiacchiericcio e del non fare. Oggigiorno il PMLI è l’unico partito comunista marxista-leninista che può liberare l’Italia dallo sfruttamento capitalista, prendendo a modello Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao che sono i cinque Maestri del proletariato internazionale. Il PMLI può essere lo specchio dove si possono riflettere i giovani in cerca del Partito che lotta per il socialismo di Filiberto - Napoli Il discorso pronunciato dal compagno Giovanni Scuderi è molto chiaro, oltre al fatto che parla delle problematiche mai risolte da nessun politico italiano, mette in rilievo concetti di base per una rivoluzione. Per primo, dobbiamo imparare e essere vicino al Partito come dei figli, bere latte materno. Dobbiamo impegnarsi nel diffondere le idee socialiste, cominciando dal far capire alle masse che al referendum costituzionale bisogna votare NO. Dobbiamo ingrandire il par- tito PMLI facendolo diventare un Gigante Rosso radicandolo e estendendolo nelle città e regioni dove siamo presenti. Chiaro che non tutti i membri del Partito PMLI possono essere i primi, ma stare tra i primi rafforza la lotta, l’orgoglio di appartenere al Partito la voglia di cambiare attraverso il partito comunista come dice Mao. Dobbiamo essere lo specchio dove si possano riflettere i giovani che non appartengono al PMLI, dobbiamo essere l’esempio dei giovani e delle donne che hanno perso l’entusiasmo giovanile. cronache locali / il bolscevico 13 N. 43 - 24 novembre 2016 Indetta dai lavoratori della storica fabbrica e appoggiata da gran parte della popolazione Manifestazione a Sesto Fiorentino a sostegno della Richard Ginori Da una compagna sestese del PMLI “Il futuro della Ginori è Sesto Fiorentino” con questo striscione si è aperto il lungo corteo che ha attraversato le vie di Sesto Fiorentino martedì 8 novembre. Una manifestazione indetta dalle lavoratrici e dai lavoratori della Richard Ginori a cui si è unita una gran parte della popolazione di Sesto per appoggiare la storica fabbrica di ceramiche toscana, che dopo un periodo di profonda crisi dove si sono rischiati posti di lavoro ora si trova a dover affrontare un possibile sfratto dal terreno dove è ubicata. Nella conferenza stampa prima della manifestazione svoltasi il 28 ottobre le 4 sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil e Cobas di categoria hanno elencato le tre richie- ste dei lavoratori: 1. No a speculazioni su quell’area: l’azienda acquisisca al più presto il terreno su cui sor- Sesto Fiorentino (Firenze), 28 novembre 2016. La manifestazione dei lavoratori della Richard-Ginori L’accusa per il governatore campano amico di Renzi è falso in atto pubblico Il plurinquisito De Luca rinviato a giudizio Redazione di Napoli Il 27 ottobre scorso il Giudice dell’udienza preliminare (Gip) del Tribunale di Salerno, Pietro Indimineo, ha rinviato a giudizio il plurinquisito governatore PD della Campania Vincenzo De Luca per una vicenda riguardante il passato incarico di sindaco della città salernitana. L’accusa è di falso in atto pubblico nell’ambito dell’inchiesta sui lavori di piazza della Libertà, accusa estesa a altre persone tra cui i componenti della giunta comunale di Salerno nel 2010, imprenditori e tecnici comunali che dovranno affrontare il processo penale. I fatti penalmente rilevanti riguardano dei lavori relativi alla centrale piazza Libertà con opere di presunta riqualificazione urbanistica della zona di Santa Teresa del valore di 8 milioni di euro, considerata il fiore all’occhiello della giunta antipopolare di De Luca. Secondo la Procura di Salerno, che indagò nel 2011 De Luca, la variante finita nel mirino fu approvata per un imprevisto geologico emerso in corso d’opera – ossia una falda acquifera risultata più alta del previsto – che rappresentava un ostacolo alla prosecuzione dell’opera nella zona della ge la fabbrica. È indispensabile che il gruppo Kering e la liquidazione che possiede il terreno si accordino per l’acquisto. spiaggia di Santa Teresa. In realtà la variante si sarebbe resa necessaria per mettere riparo a un errore commesso in fase di progettazione e, secondo i pubblici ministeri, questo errore sarebbe poi gravato sulle tasche delle masse popolari salernitane che dovevano pagare dazio per questo falso in atto pubblico. L’inchiesta era partita da diverse denunce dei Comitati territoriali di Salerno, recentemente impegnati nella lotta per la chiusura dello stabilimento Pisani che ha inquinato Salerno al 90% con polveri sottili: secondo i portavoce dei Comitati di lotta, i rischi idrogeologici connessi all’opera erano ormai evidenti e questa segnalazione destò la preoccupazione e l’allarme della Procura che cominciò le indagini sulla giunta. Fase delle indagini che si è conclusa con la decisione del giudice salernitano di rinviare a processo De Luca e molti dei componenti della sua giunta comunale. Ma sia il governatore che gli altri futuri imputati si sono ben guardati da rilasciare dichiarazioni sull’ennesimo fatto grave che contraddice la fantomatica “buona amministrazione” di cui si vanta l’attuale governatore campano. Numero di telefono e fax della Sede centrale del PMLI e de “Il Bolscevico” Il numero di telefono e del fax della Sede centrale del PMLI e de “Il Bolscevico” è il seguente 055 5123164. Usatelo liberamente, saremo ben lieti di comunicare con chiunque è interessato al PMLI e al suo Organo. 2. Progetto Industriale: l’azienda, che ha mostrato fino ad oggi di credere nel progetto Ginori, una volta acquisito il terreno, attui gli investimenti necessari per la riqualificazione dell’attuale stabilimento. 3. Museo Ginori: si lancia un appello perché, una volta assicuratisi che la fabbrica rimanga accanto al Museo, il maggior numero di soggetti pubblici e privati del territorio concorrano alla riapertura del Museo di Doccia che è un patrimonio inestimabile della storia della città e del lavoro. Tre punti che trovano il sostegno della popolazione di Sesto Fiorentino per salvaguardare la fabbrica che è di importanza vitale per il territorio della piana e per tutta l’area metropolitana fiorentina. Impiegati oltre 300 uomini tra carabinieri, poliziotti e vigili urbani, blindati, idranti e una ruspa Sgomberato manu militari il centro sociale “Corto Circuito” Ma la sindaca Raggi se ne lava le mani, in continuità con i suoi predecessori Marino e Alemanno All’alba del 13 ottobre su ordine della magistratura oltre 200 agenti di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, 50 vigili urbani e 3 squadre di vigili del fuoco a bordo di blindati, idranti e perfino una ruspa, hanno dato il via a Roma allo sgombero forzato del centro sociale CSOA Corto Circuito, in via Filippo Serafini 57, punto di riferimento dal 21 aprile del 1990 per generazioni di attivisti e sede di numerose attività culturali e sportive nel popolare quartiere Tuscolano periferia Sud-Est. L’intera zona è stata blindata e chiusa al traffico e ai pedoni per dare seguito manu militari a una delibera approvata dall’amministrazione Marino, eseguita con solerzia mussoliniana dal commissario poliziotto Tronca e di fatto coperta dalla sindaca 5 stelle Raggi che non ha mosso un dito per fermare lo sgombero. Per dare seguito alla delibera che considera il patrimonio comunale una merce da offrire sul mercato Tronca ha schierato un intero plotone di “forze dell’ordine” che alla popolazione più anziana ha fatto tornare in mente i rastrellamenti nazi fascisti del 1943 del maggiore Kappler. La Questura parla di una “operazione di polizia giudiziaria in attuazione di tre distinti decreti di sequestro preventivo emanati dalla magistratura romana a fronte di gravi abusi compiuti in zona Don Bosco all’interno di un terreno di proprietà comunale su cui sorgeva una scuola e uno spazio all’esterno dell’area”. Quattro anni fa la storica sede dei movimenti romani prese fuoco a causa di un guasto all’impianto elettrico. Gli attivisti che lo frequentano con l’aiuto della popolazione si rimboccarono le maniche e ricostruirono con tecniche di bioedilizia l’intera area del padiglione andata distrutta. Un lavoro eccellente, eseguito senza autorizzazioni che il comune si è sempre guardato bene dal concedere, ma che in breve tempo ha restituito al quartiere uno spazio di aggregazione sociale fruibile dalle masse popolari per svolgere attività di studio, culturali, sportive e ricreative e di aggregazione sociale. Non così per le amministrazioni dell’epoca, Alemanno e Marino, secondo cui al Corto Circuito è stato commesso un “abuso edilizio” che andava sanato al più presto militarmente così come da apposita delibera comunale. E sulla scia di quella delibere a centinaia di altre realtà associative è stato ordinato di sloggiare dalle loro sedi con diffide, ingiunzioni, minacce, oltre a sfratti e sgomberi. Uno di questi ha colpito il 10 ottobre addirittura anche il Circolo Anpi di Centocelle. Il “sequestro e lo sgombero dell’area” chiariscono infatti gli attivisti del Corto Circuito si inscrive in un attacco più generale agli spazi sociali della Capitale che, secondo una linea decisa dall’amministrazione Marino vorrebbe che tutti gli spazi comunali, proprio quelli che avevano strappato un riconoscimento, vengano rimessi a bando, pagare un canone e rispettare logiche ‘di mercato’”. “La nuova amministrazione della sindaca 5 Stelle Raggi dispone degli strumenti per fermare questa oscenità – spiegano ancora al Corto Circuito – Innanzitutto far sentire il suo ruolo di proprietario dell’area e degli stabili. E poi superare definitivamente il contenzioso con la Corte dei conti che riguarda centinaia di realtà di Roma e che solo atti politici dovuti da parte della nuova giunta possono risolvere”. Dal Campidoglio il consigliere pentastellato Pietro Calabrese veste i panni di Ponzio Pilato e ribadisce che: “Si tratta di un intervento per cui c’è un’ordinanza da tempo. Abbiamo ricevuto soltanto stanotte l’ordinanza e ci avevano assicurato che non c’era sgombero e che eliminato il pericolo di sicurezza si sarebbe permesso agli occupanti di rientrare”. Gli fa eco il presidente del municipio di Cinecittà: “Né il Municipio né il Comune sono stati messi al corrente di tale operazione, perché non di competenza di questa amministrazione”. Ma i centri sociali romani non ci stanno e ribadiscono che ormai Roma è: “una città in cui il commissariamento sembra non esaurirsi mai” e chiedono alla sindaca Raggi “di prendere posizione netta a difesa del Corto Circuito e di tutti gli spazi di partecipazione e autogestione a rischio sgombero”. In serata, un partecipato corteo cittadino ha attraversato le strade del quartiere ed è arrivato fin dentro il recinto del centro sociale, nel giardino intitolato a Stefano Cucchi. Qui i manifestanti hanno chiamato direttamente in causa la Raggi in quanto “il Comune è stato nominato custode giudiziario di questo posto” e pertanto spetta al Campidoglio decidere entro due settimane se restituire l’area a chi l’ha prima strappata all’abbandono e poi fatta vivere, oppure lasciare che l’autorità giudiziaria proceda alla demolizione: “Adesso è il Campidoglio che deve esprimersi – avverte un attivista del Centro sociale – Non si sfugge a questa situazione”. Nell’esprimere tutta la propria solidarietà militante e di classe agli attivisti del CSOA Corto Circuito, gridiamo insieme a loro, rivolti alla Raggi e a Tronca, “Giù le mani dai centri sociali”! Conto corrente postale 85842383 intestato a: PMLI - Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 Firenze 14 il bolscevico / cronache locali N. 43 - 24 novembre 2016 Corteo antifascista Manganellati i giovani e i disoccupati e antirazzista che volevano entrare al Palacongressi contro Salvini dove c’era Renzi Annunciata una manifestazione nazionale per il NO il 18 novembre a Napoli a Firenze A Napoli durante l’Assemblea nazionale sul Mezzogiorno Redazione di Napoli Sabato 12 e domenica 13 novembre, si è tenuta a Napoli l’Assemblea Nazionale sul Mezzogiorno “Economia, politica e sviluppo per il Sud”, promossa da governo, Regione Campania e Unioncamere, una due giornate di incontri che ha visto protagonisti in negativo il nuovo duce Renzi e il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Nella sala del Palacongressi della Mostra d’Oltremare a Fuorigrotta, le giornate hanno visto l’alternarsi di siparietti sulla situazione del Mezzogiorno da parte dei due boss del PD, ma anche passaggi sul sostegno al Sì al referendum. Il tutto mentre veniva vietato l’ingresso alle masse popolari, bloccata quasi interamente la zona Ovest di Napoli con presìdii delle “forze dell’ordine” in assetto antisommossa nelle vie di raccordo del traffico, viale Kennedy, viale Terracina e via Diocleziano, a ridosso dello stadio San Paolo. Due cortei dei giovani dei Centri sociali e dei disoccupati napoletani hanno organizzato la protesta contro questa ennesima buffonata che non ha prodotto nulla sulla questione del Mezzogiorno. Da una parte De Luca che parlava dell’assunzione di 200mila nuovi amministrativi meridionali nella pubblica amministrazione; dall’altro Renzi che, invece, diceva che per il Sud si è fatto poco, si è solo all’inizio e, in sintonia con le dichiarazioni del ministro Alfano, i soldi destinati allo sviluppo del Sud serviranno per la lotta alla criminalità organizzata (quindi assunzioni sì nella pubblica amministrazione ma che servano a rinfoltire gli organi di polizia), per le infrastrutture e per Cantata “Bella Ciao” Redazione di Firenze Firenze antifascista e antirazzista ha dato una decisa risposta di piazza alla presenza del caporione fascioleghista Matteo Salvini e dei suoi alleati neofascisti. Sabato 12 novembre, in contemporanea con il loro comizio in piazza S. Croce gli antifascisti hanno dato vita a una manifestazione indetta da collettivi, studenti medi e universitari, centri sociali e “sindacati di base”. L’appuntamento nella Napoli, 13 novembre 2016. La manifestazione contro Renzi e De Luca duramente repressa dalla polizia lo sviluppo del turismo. Nessun piano serio per il lavoro, dunque, scaturiva da questa fantomatica assise e niente si diceva contro la desertificazione industriale che avanza in Campania e nel resto del Sud, con la conseguente emorragia di posti di lavoro – come ha dovuto ammettere anche l’ex sindaco di Salerno – e l’emigrazione di migliaia di giovani oltre confine. Verso tarda mattinata si verificavano durissimi scontri tra i manifestanti dei due cortei e le “forze dell’ordine” che, in assetto antisommossa respingevano giovani e disoccupati con il manganello. Per piegare la resistenza opposta dai partecipanti al corteo, gli agenti hanno usato anche lacrimogeni e idranti per allontanare i contestatori che annunciavano, tra l’altro, oltre alla loro ferma opposizione alle politiche sociali del governo Renzi anche l’importante manifestazione nazionale del 18 novembre per il NO al referendum costituzionale. Nonostante la forte repressione, alcuni disoccupati riuscivano a raggiungere il Palacongressi della Mostra d’Oltremare contestando subito De Luca il quale, chiamando ancora una volta le “forze dell’ordine”, portava con forza i disoccupati fuori, bollandoli come gente che fa “ammuina” senza risolvere nulla. Piena e totale la solidarietà di noi marxisti-leninisti ai manifestanti, soprattutto giovani dei Centri sociali e disoccupati appartenenti al movimento in lotta per il lavoro, nuovamente picchiati dal governo del nuovo duce. Una giornata nera per il Mezzogiorno perché alla fine l’assemblea si è conclusa con un nulla di fatto da parte dei compari e amici Renzi e De Luca, mentre la platea si aspettava maggiori risposte sui temi caldi della Sanità, dell’Università, delle infrastrutture, dei trasporti e degli asili nido: tutti settori, assieme a quello del lavoro, dove la Campania è ormai fanalino di coda in Italia per fondi stanziati dal governo. Nella regione l’aspettativa di vita è più bassa; gli iscritti fuori corso sono Trump e la Clinton sono due facce diverse dello stesso capitalismo di Eugen Galasso - Firenze Qualche premessa va fatta: negli States (Usa) non c’è l’elezione diretta del presidente ma i cittadini di ogni Stato, previa registrazione (e registrarsi non è per nulla “automatico”) votano i delegati, i “Great Electors” che a loro volta concorrono a far eleggere il presidente. Meccanismo borghese e rigidamente escludente, anche senza considerare la vera “bomba mediatica” (il potenziale elettore sceglie l’immagine che ha visto di più, che lo ha maggiormente colpito), per cui chi vota rappresenta meno di metà del potenziale corpo elettorale. Stavolta ha votato il 55,6% degli iscritti alle liste. In alcuni strati sociali (gran parte del proletariato e in tutto il sottoproletariato) non si vota affatto, sapendo che una votazione presidenziale non cambierà l’“attuale stato di cose”, ossia la struttura della società capitalistica, che l’elettore/elettrice sia conscio di vivere in tale società puramente capitalistica, o che invece la cosa indistintamente, come se il suo sguardo fosse velato. L’unica novità dell’attuale anno elettorale, a parte i soliti candidati, senza alcuna chance, “libertarians” (libertari), ossia anarcoidi di estrema destra che criticano lo Stato senza in alcun modo volerne mettere in discussione la struttura borghese-capitalista, vicina piazza dei Ciompi, da dove è partito il corteo che ha percorso vari strade del centro storico per poi ritornare nella stessa piazza. Oltre 500 manifestanti hanno fatto sentire il loro “no al fascismo leghista” scandendo incessantemente slogan come “fuori la Lega da Firenze, quella è la piazza del razzismo”. Cantata “Bella Ciao”. I manifestanti si sono fatti sentire dai leghisti arrivando fino all’angolo tra via dell’Agnolo e via Verdi, vicinissimi a piazza S. Croce. anzi volendo tornare a un passato nel quale dominava la triade Dio-Patria-Famiglia, solo radicato in un contesto locale, nel quale il controllo sociale sui singoli è più forte, mentre nello Stato esso si disperderebbe. Altri outsiders sono sostenitori dei diritti inalienabili di certi alberi e di certe piante-ecologismo, anzi “deep ecology” (ecologia profonda, anche nel senso che ci si perde nel fitto della foresta, perdendosi a guardare gli alberi, senza vedere la foresta, che è la struttura capitalistica della società). Del resto negli States, la stessa espressione “socialist” - anche se virata in senso socialdemocratico fa ancora sobbalzare/tremare viene usata come insulto, come parola denigratoria, triste retaggio dell’epoca del senatore Joseph Mc Carthy, fanatico anticomunista, manovrato però, quasi “teleguidato” da Cia e Fbi. Quando, fino all’inizio dell’estate scorsa era sceso in campo Bernie Sanders, candidato del Partito Democratico ma definitosi “socialista” (in altre occasioni “socialdemocratico”), aveva suscitato interesse in qualcuno (proletario o studente) ma da varie persone era stato redarguito come “antiamericano”. Poi, invece, i veri leader, sempre ovviamente espressione del capitale e del capitalismo: in tempi abbastanza recenti lo erano i Kennedy, “grande famiglia” dalle forti con- nessioni con la mafia irlandese, i Bush, altra “dinastia” capitalista, ma neppure Jimmy Carter e Ronald Reagan erano poveri in canna. Chi ascende alla candidatura del Democratic Party e del Grand Old Party (repubblicani) ha dietro di sé i finanziamenti del partito ma anche quelli personali (finanziamenti quasi sempre “sporchi”). Del capitalismo Hillary Clinton e Donald Trump sono solamente due facce diverse: la prima appoggiata dal capitalismo finanziario di Wall Street, il secondo immobiliarista anche spregiudicato, dove carattere e immagine contano ipertroficamente solo in un mondo dominato dai media, altra funzione necessaria del capitalismo. Del resto, nonostante le grandi differenze caratteriali, hanno percorsi politici simili, anche se la Clinton ha iniziato a fare politica fin da giovanissima: dapprima seguace di Barry Goldwater, candidato repubblicano di estrema destra (voleva usare le armi atomiche contro l’eroico popolo del Vietnam del Nord) alle elezioni del 1964, contro Lyndon B. Johnson, poi sempre “democratica” di establishment, mentendo, ingannando, corrompendo. Il miliardario Trump, non meno truffaldino e ingannatore, ha fatto un vero slalom tra i due partiti: repubblicano, democratico, poi di nuovo repubblicano, fino alla presidenza. in numero consistente e c’è un calo forte dei nuovi iscritti all’università; i servizi sociali che si dovrebbero affiancare all’istruzione e migliorarla, latitano completamente, soprattutto nel capoluogo partenopeo; i finanziamenti per le infrastrutture e, soprattutto, per le strade nuove e da manutenere è più basso che al Nord; gli asili nido stanno all’anno zero, con un fabbisogno nettamente al di sotto della richiesta delle masse popolari. Un disastro totale le cui responsabilità politiche oltre a ricadere su Vincenzo De Luca, non possono che riguardare anche il premier Renzi. Firenze 12 novembre 2016. La manifestazione di protesta contro Salvini a Firenze Prima di morire mi autocritico, “il PMLI è il vero e unico partito del proletariato” Ferdinando Puglia, già militante del PMLI, in data 8 novembre, ha inviato al Centro del PMLI la seguente mail. Cari compagni, volevo salutarvi un’ultima volta prima che la malattia da cui sono affetto da circa un anno mi porti via. Ma prima di salutarvi voglio porvi le mie sincere e profonde scuse per gli errori gravi e inammissibili che ho commesso nei confronti del Partito e in primis dell’Istanza di cui facevo parte e di cui sono stato onorato di esserne il Segretario, la Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI. Faccio questa autocritica non con l’intenzione di essere riabilitato e essere riammesso nel Partito. Non merito nemmeno di essere riammesso come simpatizzante. Scrivo queste parole soltanto per ribadire che per me siete il vero e unico partito del proletariato. Vi porgo di nuovo le mie scuse sincere per le scorrettezze che ho commesso verso di voi. Viva il PMLI! Coi Maestri vinceremo! Ferdinando Puglia Napoli, 8 novembre 2016 Siamo di nuovo compagni, e da compagni ti salutiamo Di seguito la risposta del Centro del PMLI. Caro compagno Ferdinando, siamo rimasti sorpresi e commossi per la tua importante dichiarazione, che non ha precedenti nella storia del nostro Partito. Non sapevamo nulla della tua malattia e che non hai più speranza di vita. Ne siamo profondamente dispiaciuti, ora che ti sei ricongiunto col nostro amato Partito. Accettiamo la tua sincera autocritica. Aver riconosciuto i tuoi “gravi e inammissibili er- rori” e aver chiesto scusa è un esempio e un incoraggiamento per i compagni che hanno avuto, hanno o avranno simili contraddizioni col Partito. È molto importante che tu abbia ammesso che il PMLI “è il vero e unico partito del proletariato”, dopo averlo messo in dubbio nel passato. Con questa tua dichiarazione, che renderemo pubblica, hai reso un grande servizio al PMLI e alla causa. Ricorderemo di te i momenti belli della tua lunga militanza marxista-leninista, i successi che la Cellula “Vesuvio Rosso” ha ottenuto quan- do ne eri Segretario e i tanti sacrifici che hai sostenuto per il Partito, il proletariato e la causa. Finché sei stato nel Partito eri una bandiera rossa e un esempio per i compagni napoletani e per tutto il Partito. Ora che la contraddizione tra te e il Partito è stata risolta, ti rendiamo l’onore e l’appellativo di compagno. Siamo di nuovo assieme e affratellati dalla comune missione politica rivoluzionaria. Siamo di nuovo compagni, e da compagni ti salutiamo con affetto e riconoscenza. Un fraterno abbraccio. esteri / il bolscevico 15 N. 43 - 24 novembre 2016 L’imperialismo americano utilizza i curdi “siriani” per strappare Raqqa all’IS e darla alla Turchia fascista A tre settimane dall’inizio dell’offensiva guidata dal governo iracheno contro Mosul, la principale città controllata dallo Stato islamico (IS) in Iraq, è partita quella contro la capitale dell’IS, la città siriana di Raqqa, condotta dalle Forze Democratiche Siriane (SDF nell’acronimo in inglese), l’alleanza arabo-curda. In entrambi i casi determinante è l’appoggio aereo degli Usa e di tutto lo schieramento imperialista guidato da Washington, Turchia compresa. L’altro schieramento imperialista impegnato in Siria, quello guidato dalla Russia di Putin in appoggio al regime di Assad, resta impegnato nella regione di Aleppo. Le due aree di intervento prefigurano una futura spartizione del controllo del paese in almeno due parti tra Usa e Russia, con un grosso punto interrogativo riguardo il Kurdistan occidentale (Rojava) autoproclamatosi nel marzo scorso regione autonoma; sono i curdi “siriani” che forniscono il grosso delle forze di terra per la conquista di Raqqa ma rischiano di restare schiacciati dall’intesa tra l’imperialismo americano e la Turchia del fascista Recep Tayyp Erdogan, che considera “organizzazioni terroristiche” tutte quelle curde fuorché i fidati peshmerga del Kurdistan del sud (Bashur), della regione autonoma del Kurdistan in Iraq che sono uno degli assi portanti dell’attacco a Mosul. “È cominciata la grande battaglia per la liberazione di Raqqa e della sua provincia”, annunciava dalla città siriana di Ain Issa, situata 50 chilometri a nord di Raqqa, la portavoce dell’offensiva delle forze arabo-curde, Jihan Cheikh Ahmad, spiegando che erano iniziate la sera del 5 novembre le prime operazioni dell’offensiva, battezzata Ira dell’Eufrate, cui patecipano 30 mila soldati. L’offensiva punta a liberare Raqqa dalle “forze del terrorismo mondiale e oscurantista rappresentate dall’Isis” e “Raqqa sarà liberata grazie ai suoi figli e alle forze arabe, curde e turcomanne, eroi che combattono sotto la bandiera delle Forze Democratiche Siriane”, affermava la portavoce, con “la partecipazione attiva delle Unità di Protezione del Popolo (YPG), in coordinamento con la coalizione internazionale”, quella imperialista a guida americana. L’operazione su Raqqa si svolgerà “in due tappe”, la conquista della provincia per isolarla e successivamente la presa del controllo della città, spiegava un portavoce delle SDF, Talal Sello. Che avvertiva: “la battaglia non sarà facile e ha bisogno di operazioni precise e prudenti. L’Isis difenderà il suo bastione perché sa che la perdita di Raqqa significa la sua fine in Siria” a poco più di due anni dalla proclamazione dell’IS. L’11 novembre il comando delle SDF annunciava il completamento della prima fase dell’attacco. Alla battaglia parteciperanno solo forze locali, spiegava Sello, la coalizione internazionale ha fornito armi e equipaggiamenti fra cui armi anti-carro e fornirà solo il necessario sostegno aereo. Ma diverse fonti locali hanno confermato la partecipazione all’offensiva di una cinquantina di soldati Usa, tra consiglieri militari e unità speciali. Sello sottolineava inoltre l’accordo raggiunto con Washington per lasciare fuori ze prevalentemente arabe e sunnite”. Comprese quelle dell’Esercito libero siriano, supportate dalla Turchia che combattono contro l’IS e il regime di Assad in particolare nella regione di Aleppo. Il 7 novembre le SDF rispondevano con un comunicato nel quale elencavano i nove gruppi che partecipano all’attacco, formati da arabi, turcomanni e assiri per la maggior parte provenienti dalla provincia di Raqqa. Il nucleo centrale e più importante resta quello delle YPG che affermavano di volersi ritirare dalla città dopo la conquista e lasciarne il control- internazionale e un rafforzamento del loro potere contrattuale con il governo di Damasco per poter realizzare il progetto, lanciato il 17 marzo scorso, di una amministrazione autonoma curda all’interno di un futuro Stato federale in Siria. A breve termine l’operazione dovrebbe servire quantomeno per allontanare le forze dell’IS dalla valle dell’Eufrate, ridurre la possibilità di attacchi da sud contro Rojava e avere l’opportunità di rafforzare le zone già liberate; in altre parole potrebbero chiudere un fronte e tenere gli occhi solo sulle iniziative della Turchia. più numerose e meglio organizzate dell’alleanza curdosiriana, grazie anche al loro contrbuto, la Casa Bianca sceglieva di puntare sull’alleanza delle SDF, previa intesa con Ankara. Nessun coinvolgimento era previsto da parte delle forze del governo di Damasco, o dei suoi alleati, seppur Raqqa sia pure formalmente è in territorio siriano. L’intesa tra Washington e Ankara era già un dato di fatto ai primi di settembre quando era stato il presidente turco Erdogan a dichiarare che, durante il G20 in Cina, il presidente americano Barack anche se le forze locali alleate di Ankara non sembrano ancora in grado di prenderne il controllo. Al governo di Damasco e alla rivale imperialista Russia restavano le regioni occidentali che le loro forze controllano. Questo era il progetto che veniva fuori dalle ultime iniziative dell’amministrazione Obama e che potrebbero non cambiare sotto la nuova presidenza di Donald Trump. Il nuovo presidente americano non ha spiegato quale sarà la su strategia in Medio Oriente, ha manifestato però un apprezzamento sia per Vladimir Putin che per Erdo- dall’offensiva le truppe turche: “Abbiamo convenuto in maniera definitiva con la coalizione internazionale (a guida americana, ndr) che non ci sarà alcun ruolo per la Turchia o le sue forze alleate”. Che già in diverse occasioni nella guerra in Siria hanno attaccato direttamente le postazioni tenute dalle YPG. Forse non ci sarà alcun ruolo militare, e anche questo sarà tutto da vedere, ma riguardo al futuro del controllo della regione di Raqqa, una volta sconfitto l’IS, varrà l’intesa tra Washington e Ankara aggiornata il 6 novembre dall’incontro nella capitale turca tra il generale Joseph Dunford, capo dello stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, e l’omologo turco, generale Hulusi Akar. I vertici militari dei due paesi hanno sottolineato che “la coalizione e la Turchia – affermava l’americano Dunford - lavoreranno insieme su un piano a lungo termine per conquistare, mantenere e governare Raqqa”. Gli Stati Uniti, precisava il generale Usa, hanno “sempre saputo che le SDF non sono la soluzione per prendere e governare Raqqa. Quello a cui stiamo lavorando è la ricerca del giusto mix di forze per l’operazione”, che richiede “for- lo agli abitanti, sul modello delle cittadine di al-Hawl, alShaddadi e Tal-Abyad “liberate” e governate da rappresentanti locali. Uno dei nove gruppi alleati riteneva che le forze curde non dovevano entrare in città ma fermarsi fuori e minacciava di ritirarsi dall’offensiva. Una contraddizione minore ma significativa della precarietà dell’eterogenea alleanza messa in piedi dagli Usa per sconfiggere l’IS. “Abbiamo invitato tutte le parti in questa battaglia, che si tratti delle Unità di Protezione del Popolo, che si tratti di altre forze siriane, arabi o curdi e anche la Turchia. Il nemico principale è l’IS. Quello che stiamo cercando di fare qui è liberare il territorio che l’IS tiene in Siria”, chiariva il 9 novembre, se ce ne fosse stato bisogno, il portavoce del Dipartimento di Stato americano Mark Toner. L’imperialismo americano ricordava che l’IS è il nemico principale, il resto sarebbero questioni secondarie. Mentre non lo sono affatto per i suoi due principali alleati nella battaglia, la Turchia del fascista Erdogan e la Rojava. I dirigenti curdi della Rojava ritengono che l’operazione Ira dell’Eufrate rappresenti una legittimazione Al momento però il progetto dell’amministrazione autonoma curda non è piaciuto al governo di Damasco, come ai suoi padrini a Mosca e a Teheran che otto mesi fa non potevano sponsorizzare una frammentazione seppur parziale della Siria. Da allora Assad ha sparato qualche colpo di cannone sulle postazioni delle YPG e Putin che ad aprile sosteneva ancora che la pace in Siria doveva passare dal colloquio con i curdi siriani, li mollava in nome della nuova alleanza con Erdogan. Una volta apparsi chiari anche i nuovi legami della Rojava con gli Usa. Intrecci e cambi di alleanze che rendono la crisi siriana ancora più complessa di quella irachena e una spartizione del paese ancora più probabile. L’offensiva contro Raqqa era di fatto annunciata il 26 ottobre, durante una conferenza stampa a margine di un incontro avuto a Parigi con altri 12 ministri della Difesa di Paesi europei, dal Segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, che dichiarava che l’assalto alla città era da tempo “nei piani” del Pentagono e che la campagna militare sarebbe iniziata a breve. Fra le più deboli forze dell’Esercito libero siriano e quelle Obama gli aveva parlato di un’azione congiunta contro l’IS a Raqqa e lui gli aveva dichiarato pronto a parteciparvi. Il segretario della Difesa americano Ash Carter e l’omologo turco Fikri Isik si erano incontrati già l’8 settembre per definire gli accordi politici cui sono seguiti quelli militari. Nello stesso periodo i soldati turchi entravano in Siria e strappavano all’IS la città di confine di Jarablus che permetteva a Ankara di cominciare a creare la desiderata “zona cuscinetto” soprattutto contro i curdi che così non avrebbero potuto unire i territori della Rojava. “La Turchia non permetterà che le forze dell’Ypg estendano il proprio territorio e potere usando l’operazione contro Daesh (l’IS, ndr) come scusa”, dichiarava il ministro turco Isik il 7 novembre e chiedeva di nuovo ai combattenti curdi di ritirarsi a est del fiume Eufrate come avevano promesso di fare dopo aver sottratto all’IS il controllo della città di Manbij. La regione siriana lungo l’Eufrate, da Raqqa al confine iracheno, rientra nelle mire dell’imperialismo americano che utilizza i curdi “siriani” per strapparla all’IS e darla alla Turchia fascista, gan. Staremo a vedere quali saranno gli sviluppi, con la Turchia del fascista Erdogan che ha mostrato di voler giocare un ruolo egemone locale per conto proprio nella regione e potrebbe avere più spazio dal disimpegno dell’imperialismo americano da alcuni scenari di crisi come prospettato da Trump. Il concorrente imperialismo russo invece non aspettava le novità dalla Casa Bianca e il 15 novembre dava il via a una imponente offensiva nella Siria nord occidentale con l’obiettivo dichiarato di “infliggere danni enormi alle posizioni dell’IS e di al Nusra nelle due province di Idlib e Homs”, come affermava il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu. Il ministro confermava che nell’operazione era coinvolta anche la portaerei Admiral Kuznetsov, posizionata di recente da Mosca davanti alle coste siriane nel Mediterraneo, assieme a una ventina di navi da guerra di “tutta la Flotta settentrionale e parte della Flotta baltica”, notavano alla Nato. L’offensiva russa arrivava poche ore dopo una telefonata tra Putin e Tramp che concordavano su “uno sforzo congiunto per sconfiggere estremismi e terrorismo”. AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE VOTA NO Committente responsabile: M. MARTENGHI (art. 3 - Legge 10.12.93 n. 515) Stampato in proprio alla piduista controriforma piduista alla controri ee fascista senato del senato fascista del PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 FIRENZE Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected] -- www.pmli.it