Perché Donald Trump ha vinto le elezioni e cosa

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Transcript Perché Donald Trump ha vinto le elezioni e cosa

Perché Donald Trump ha vinto
le elezioni e cosa accadrà
adesso
Perché Donald Trump ha vinto le elezioni e cosa accadrà adesso
Da Francesco Maltoni
9 novembre 2016
Fonte e link:
http://www.leggioggi.it/2016/11/09/elezioni-usa-2016-perche-do
nald-trump-ha-vinto-le-elezioni-e-cosa-accadraadesso/?utm_source=MagNews&utm_term=81572++Donald+Trump+Presidente&acc=33e75ff09dd601bbe69f351039152189&
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Donald Trump è il 45esimo presidente degli Stati Uniti. E oggi
non è il primo aprile.
Ribaltando tutti i pronostici, le previsioni, i sondaggi, e
senza aver ottenuto alcun endorsement dagli organi di
informazione, né dai capi di Stato esteri – a parte Vladimir
Putin – il tycoon newyorchese è riuscito incredibilmente ad
arrivare alla Casa Bianca sconfiggendo la sfidante Hillary
Clinton. E così, dopo la Brexit, il 2016 si guadagna un altro
motivo per entrare nei libri di storia.
L’ufficialità della clamorosa vittoria di Trump è arrivata
solo in mattinata, al termine di una lunga notte elettorale
che ha ricordato quella incertissima del 2000, quando Al Gore
e George W. Bush si giocarono la presidenza per poche manciate
di voti. E come accaduto sedici anni fa, al candidato
democratico sconfitto dovrebbe andare la maggioranza dei voti
popolari, che però non assicura l’altra, fondamentale, dei
grandi elettori, ripartiti secondo il sistema elettorale in
base alla popolazione dei singoli Stati federali.
Che la nottata sarebbe volta al peggio per Hillary, lo si è
capito quando hanno cominciato ad arrivare i primi dati dalla
Florida, l’area di battaglia per eccellenza, che Barack Obama
aveva vinto in entrambe le elezioni dei suoi mandati. La
caduta dello Stato costiero è stata l’apripista per la
realizzazione dell’unico, praticabile “sentiero per la
vittoria” di Donald Trump. Nei giorni scorsi, avevamo infatti
notato come le previsioni sfavorevoli a Trump fossero dovute
all’unica alternativa esistente per arrivare a quota 270
elettori, da presupporre una disfatta completa di tutti i
maggiori sondaggi.
Per vedere il magnate presidente, era dunque necessario che
tutte le rilevazioni in Florida, North Carolina, Ohio e negli
altri Stati chiave venissero seccamente smentite. Ed è
esattamente quello che è successo. Una dopo l’altra, sono
cadute le roccaforti democratiche, fino all’insperata
affermazione in Wisconsin, mai ipotizzata da nessun exit poll,
che hanno consegnato a Trump la Casa Bianca fino al 2020.
Perché ha vinto Trump
Trump non ha vinto solo contro Clinton e i democratici, ma
soprattutto contro un establishment che non lo ama né a
sinistra né a destra, a cominciare proprio dal partito che lo
ha candidato alla Casa Bianca. Molti big repubblicani si sono
defilati nelle ultime settimane di campagna, lasciando il
tycoon in completa solitudine e, forse involontariamente,
rafforzando la sua alterità dal sistema politico agli occhi
dell’elettorato, qualità poi risultata decisiva per
l’elezione. Riuscendo a portare alle urne le masse rurali
solite all’astensione, il capolavoro di Trump si è realizzato
contea dopo contea, strappando alcuni feudi di comprovata fede
democratica. D’altro canto, Hillary Clinton è stata tradita
proprio dal suo punto di forza, l’elettorato delle minoranze:
i latinos in Florida non hanno pesato, ma soprattutto in tutto
il Paese appena il 12% degli afroamericani ha espresso il
proprio voto.
Cosa accadrà adesso
Ciò che si teme di più, nell’immediato, è la reazione dei
mercati. Man mano che piovevano notizie sul vantaggio di
Trump, le Borse asiatiche hanno cominciato a traballare. Molto
rumore, poi, ha generato il tonfo del peso messicano, Paese
legato da una lunga storia di immigrazione verso gli Usa che
ora dovrebbe rallentare con il muro promesso da Trump in
questi mesi di comizi.
Ora, però, è necessario che Donald Trump capisca come la
campagna elettorale sia davvero finita e realizzi che essere
l’uomo più potente del mondo comporta responsabilità
gigantesche. Sul fronte interno, dovrà tentare di rimettere
insieme i cocci di un partito che ha smarrito la presa
sull’America profonda, ma che non è detto lo aiuterà nel ruolo
di presidente. Benché il Congresso mantenga, in entrambi i
rami di Camera e Senato, la maggioranza dell’elefantino, non è
infatti scontato che ciò spianerà la strada per i capricci del
neo presidente.
Il che, a ben vedere, potrebbe rappresentare uno dei pochi
contrappesi rimasti nelle istituzioni, tenendo conto
dell’assoluta insignificanza del partito democratico. In
aggiunta, va sottolineato come uno dei primissimi atti di
Trump alla Casa Bianca sarà quello di nominare un nuovo
giudice della Corte Suprema, che ovviamente sarà una
personalità a lui gradita. Sulla politica estera, c’è da
attendersi un riavvicinamento alla Russia di Putin e un
allontanamento da Pechino, mentre una vera incognita resta il
ruolo degli Usa su scenari delicati come la Siria,
l’Afghanistan e Israele.
Ciò che è avvenuto questa notte, pochi mesi fa, sarebbe stato
imponderabile anche in una sceneggiatura di Hollywood. Ma
certe sorprese rientrano nella logica del gioco democratico:
otto anni fa aveva generato grandi speranze l’elezione di
Barack Obama, con risultati in parte deludenti. Ora, Trump si
è guadagnato la sua chance: che la sfrutti nel migliore dei
modi non è solo un suo interesse, ma una prerogativa di tutto
il mondo libero.
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