Sottorete n. 38 x stampa

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CENTRO SPORTIVO ITALIANO COMITATO DI GUBBIO
Anno V—Numero 38– Ottobre 2016
SOTTORETE
NEWS DEL COMITATO C.S.I. DI GUBBIO
DOMANDA IMPERTINENTE
Che lo sport debba rispettare l’uomo sono ormai molti
ad affermarlo, almeno a parole. Che l’uomo debba rispettare lo sport è invece un concetto un po’ meno… affollato.
“Lo sport – sono parole recenti di papa Francesco- è
un’attività umana di grande valore, capace di arricchire la
vita della persone,” Ma queste persone sono sempre e
davvero in grado di rispettare quell’attività umana?
Nel passato come nel presente, l’uomo ha spesso asservito lo sport a finalità improprie, rendendolo così “altro”,
cioè alieno. Merce al servizio dell’ideologia, della razza,
del consumo, del ben-avere, della politica, del prestigio
personale o collettivo, della carriera, del successo, del guadagno o quant’altro: tutti aspetti noti (alcuni
anche tragicamente) di tale alienazione.
Per evitare che tutto ciò si riproponga, gli operatori che, per un motivo o per l’altro, hanno a che fare con
lo sport e sono, contemporaneamente, sensibili al problema, dovrebbero fermarsi un attimo e porsi un
preciso interrogativo: “Perché lo faccio?”, distinguendo così tra finalità alienanti (a volte persino umanamente comprensibili!) e profondo rispetto dello sport e dei giovani (gratuità liberante).
Tu, tecnico o dirigente della società sportiva, perché lo fai? Per dare l’opportunità ai ragazzi di usufruire
davvero di un’esperienza di immenso valore umano, qualunque sia il loro potenziale sportivo (gratuità) o
per una questione di piccolo-grande prestigio personale, di ritorno economico o di identificazione con figure di successo ? (alienazione)
Tu sacerdote perché dai spazio, nella tua parrocchia, a una o più squadre sportive? Per recuperare i
ragazzi che sparirebbero dopo la cresima, per portarli alla Messa, per avere un’occasione per
“catechizzarli” (alienazione) o perché sai che lo sport, come ogni realtà umana, per chi crede, è “voluta
da Dio” e quindi è di per sé buona e in essa vanno ricercati e rispettati i valori che la caratterizzano
(gratuità) ?
Tu genitore perché stimoli tuo figlio allo sport? Perché “non si sa mai” e potrebbe diventare un campioncino mentre tu non sei riuscito ad esserlo, perché ti piace vantare le sue abilità con i tuoi amici
(alienazione), o perché sei consapevole che sarà un’esperienza di vita molto educante, comunque vadano le cose (gratuità)?
Tu, assessore allo sport, perché lo fai? Per carriera politica, per ottenere consensi, per portare, attraverso lo sport, molta gente al tuo comune per il gaudio e la benevolenza degli operatori economici, optando così per l’effimero day by day (alienazione) o anche per favorire, nel medio e lungo termine, attraverso una precisa programmazione, un’attività che abbia davvero le qualità educanti da offrire a tutti i
giovani del tuo comune, anche a quelli che le società sportive più blasonate mai coinvolgerebbero, introducendo così una diversa cultura dello sport (gratuità)?
E tu? E io? E noi?
Siamo fuori dagli schemi del consueto tran tran dello sport che fa notizia. Ne siamo consapevoli. Cosa
volete, a noi piace navigare contro corrente…. (rg)
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INSEGNANTI CORAGGIOSI (E SAGGI)
“La festa di fine anno deve coinvolgere tutti: maschi e femmine, timidi spigliati, sportivi
e imbranati. Quindi basta con la consueta
partita di calcio conclusiva che dà lustro a
una manciata di protagonisti lasciando tutti
gli altri in panchina.” Hanno le idee chiare i professori di una scuola media
di Greve in Chianti, in provincia di Firenze, idee che
hanno messo nero su
bianco e affisso dove tutti
potessero leggere e farsi
una ragione del cambiamento. ”La partita di calciospiegano i docenti- agevola un protagonismo sbagliato perché fa emergere i maschi
più portati per lo sport ma non necessariamente i più brillanti e creativi, tantomeno dà
visibilità agli impacciati e agli introversi. Per
non parlare delle ragazze relegate tutt’al
più al ruolo di cheerleaders. Quelle che dovrebbero essere esaltate alla conclusione
di un percorso di vita come la scuola media sono le menti eccelse tra voi, chi ha di-
mostrato rispetto e solidarietà per gli altri,
chi ha lottato per l’impegno e la responsabilità”: questo scrivono gli insegnanti lamentandosi della crescente importanza attribuita alla partita conclusiva, con magliette costose, selezioni umilianti
e sistematica esclusione
delle ragazze e dei ragazzi poco portati per lo
sport.
La decisione dei professori non è piaciuta a tutti. E loro se l’aspettavano: “non capirete- hanno
scritto ai loro studenti- e
vi sentirete traditi o peggio puniti. Non è
quello che vogliamo. Ciò che desideriamo è
festeggiare tutti, chi sa giocare a calcio e
chi no, chi ama la condivisione più che la
selezione, chi crede nell’amicizia più che
nel gol.”
Bravi professori: lo strapotere del calcio
inquina già troppo serate di troppi fine settimana. Di una partita in meno non si sentirà
la mancanza.
VITTORIO BOSIO NUOVO PRESIDENTE
NAZIONALE DEL CSI
Vittorio Bosio, bergamasco, da 8 anni già vicepresidente nazionale vicario del Csi, è stato eletto, nel Congresso nazionale di
giugno. alla carica di Presidente nazionale dell’Associazione,
succedendo a Massimo Achini . Sono molti gli impegni e le responsabilità che competono, soprattutto in questa fase storica
del Csi, al Presidente Nazionale. Gli auguriamo coraggio e saggezza nel portare avanti il compito per nulla facile. Garantiamo, per quanto ci compete, un apporto aperto e franco ai problemi associativi, .
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UN NUOVO LIBRO DI SPORT
E’ in stampa un piccolo libro – Sport e Fede. Un’alleanza - che intende indicare agli sportivi un decisivo itinerario esistenziale: quello che
parte dall’esperienza sportiva per giungere ad un traguardo di fede cristiana. Poiché ne sono l’autore, chiedo venia ai miei venticinque lettori di questa breve presentazione.
L’itinerario proposto parte da alcuni “frammenti” di vita sportiva
(l’allenamento, la vittoria, la sconfitta, l’agonismo, ecc.) per approdare alla
visione cristiana dell’uomo che, come insegna il concilio Vaticano II, “trova
vera luce solamente nel mistero del Verbo incarnato” (Gaudium et spes,
22).
L’esperienza sportiva, in altre parole, può aprire gli occhi per vedere
e sperimentare la ricchissima miniera di valori umani racchiusi nello sport.
I vari temi, presentati in una decina di capitoletti, non hanno una
scansione logica e organica; sono piuttosto come una batteria di flash posti nelle mani degli animatori-educatori sportivi per impostare il difficile raccordo tra una realtà profana, qual è lo sport, e la vita di fede; uno strumento per imparare a porsi di fronte agli eventi sportivi con occhi nuovi.
La ragione può infatti dirci dove siamo, la scienza di che siamo fatti,
ma solo la fede ci rivela perché e per Chi viviamo. Ed è quello che è necessario sapere.
Sappiamo tutti che lo sport, come e forse più di altre attività umane,
è poliforme e ambivalente: liberazione di energie psicofisiche latenti, ma
anche asservimento agli idoli del prestigio e del guadagno; dono di sé, ma
anche occasione di egoismo e sopraffazione; luogo d’incontro, ma anche
di scontro. Migliora la persona, ma può anche distruggerla; esalta il corpo,
ma può anche avvilirlo; unisce, ma può anche dividere.
A CURA DI
Se vogliamo allora che questo variegato caleidoscopio di antitetici
gesti, parole, emozioni, sentimenti ecc. diventi un “linguaggio” universale
capace di armonizzare le diversità, travalicare le identità etniche e generare esperienze di incontro e dialogo – promuovere la pace ! – è necessario
attivare un cantiere per un profondo restyling culturale.
PERI
Chi infatti guarda lo sport da tifoso, o solo con occhio tecnico, ne
vede gli aspetti esteriori, non la sua bellezza globale. E’ come se avesse
tra le mani un reperto archeologico di cui conosce il sito di provenienza,
ma non il valore storico e artistico. Dal frammento bisogna dunque risalire
al tutto di cui è parte.
La strada proposta da questo libretto potrà a taluno apparire un po’
lunga; ma anche un Giro d’Italia comincia con una pedalata. L’importante
è iniziare.
don Vittorio
Vittorio Peri— Sport e Fede. Un’alleanza– Velar (Bg) 2016
MONS.
VITTORIO
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DOPO IL CONGRESSO NAZIONALE
RIUSCIAMO A SALIRE SULL’ULTIMO METRO’ ?
di Mauro OTTOLENGHI
Desidero riprendere il discorso che avevo sviluppato in precedenza che, come ricorderete, presentava i
cinque nodi da sciogliere da parte del Centro Sportivo
Italiano riunito in congresso. Il congresso si è tenuto ed è
stato eletto il nuovo Presidente Nazionale che saluto cordialmente; devo però confessare che non sono riuscito,
probabilmente per mia incapacità o scarso aggiornamento, ad avere notizie circa le conclusioni cui è giunto. Un
tempo, ahimè qualche decennio fa, era piuttosto semplice comprendere ciò che era stato stabilito dal maggior
organo decisionale! Era infatti sufficiente leggere le mozioni congressuali approvate dall’ assemblea, in quanto contenevano gli indirizzi e le linee-guida che il
Consiglio nazionale neoeletto avrebbe dovuto rispettare e mettere in pratica nell’arco del quadriennio. Si
trattava di direttive vincolanti per il consiglio e non di suggerimenti; meno vincolanti erano invece le raccomandazioni che rappresentavano degli auspici. Sinceramente non sono riuscito ad avere un documento congressuale attraverso il quale poter comprendere le scelte effettuate da una platea così importante .
Pertanto i problemi che avevo indicato (Ispirazione cristiana e identità associativa, politica sportiva,
progetto educativo..) rimangono sul tavolo in attesa che possano essere affrontati per evitare che il CSI
cambi radicalmente la sua natura senza accorgersene. Ricordo infatti che esso è nato dalla sensibilità
della Chiesa e del laici cattolici nei confronti dell’educazione dei giovani. Anche se non abbiamo preso
l’ultimo metrò siamo ancora in tempo per affrontare, quanto meno a livello di studio e di elaborazione, il
progetto sportivo-educativo dell’associazione.
Sono convinto d’altro canto che tutti i responsabili ai vari livelli dell’associazione abbiano in mente la
finalità educativa dell’attività sportiva proposta ai giovani tanto è vero che il Presidente Nazionale , in un’
intervista poco dopo l’ avvenuta elezione, è stato presentato come responsabile di “ un’Associazione
che vuole educare attraverso lo sport”. Ma queste risultano belle parole, buoni propositi se non si chiarisce quando e in quale modo lo sport diventa un’esperienza educativa, perché non tutte le forme di attività sono automaticamente educative se non orientate e strutturate nel rispetto dei valori autentici in cui
crediamo.
Se desideriamo formulare una proposta sportiva educativa il percorso da intraprendere si compone di
alcuni segmenti posti in sequenza logica:
Individuare quali valori e quali orientamenti derivano dal messaggio cristiano (es. centralità dell’uomo in tutte le cose, solidarietà, attenzione a chi fa fatica…);
Confrontare i valori individuati con quelli che realmente emergono dalla attività sportiva ( troppo
spesso disvalori);
Ricercare le modifiche da apportate all’attività sportiva perché risulti rispettosa e coerente con i
valori autentici e con la visione dell’uomo e della realtà che deriva dal Vangelo;
Il risultato di questo percorso va inserito in un contenitore che noi definiamo progetto.
Io credo che si debba iniziare questo percorso attraverso iniziative dedicate ( gruppi di studio, convegni
…) i cui risultati dovrebbero essere presentati in consiglio nazionale, in modo tale da giungere alla definizione di una proposta articolata da presentare all’intera Associazione.
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ASSAI PRIMA DI TEMPI... SOSPETTI
Nessuno potrà accusarci di parteggiare per questa o quella parte politica se affermiamo di essere
molto lieti della mancata candidatura italiana alle
Olimpiadi del 2024. Sostenevamo questa tesi ben
prima della “bagarre” che il problema ha recentemente originato. Sul numero 11 di Sottorete
(ottobre 2013) e sul 24 (gennaio 2015) appoggiavamo a viva forza la causa del NO ad ospitare, in
Italia, i Giochi del 2024. Lo si può vedere dalle prime pagine che qui a fianco riportiamo.
E, sia chiaro, i motivi non erano (e non sono) solo
economici che pure restano e che, visti gli esempi
passati, non sono neppure così lievi (in un contesto come il nostro!) e neppure facilmente superabili.
Quella promessa fatta già tre anni fa in “alto
loco” di dare il via alla candidatura di Roma
per dimostrare che “siamo in grado di organizzare le Olimpiadi evitando sprechi e mafie”
non ci ha mai convinti.
A noi—scrivemmo sul numero 24– che crediamo nel valore educativo dello sport, piacerebbe che tale attività venisse rispettata come
espressione umana e non “alienata” a finalità
differenti, come spesso accade: fiore all’occhiello, occasione economica, traino turistico,
quando non trampolino di lancio per alcuni.
Lo sport è cultura, sempre e comunque, e va
considerato come tale e non scambiato per il
salvagente di un Paese che, anche in quel
campo, ha tanto da farsi perdonare e molto,
molto ancora da fare (anche con quei soldi
risparmiati!)
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IL LUDICO CHE CREA:
LA SAPIENZA “GIOCHERELLONA”
Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, fin d'allora.
Dall'eternità sono stata costituita,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io sono stata generata.
Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
né le prime zolle del mondo;
quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull'abisso;
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell'abisso;
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
quando disponeva le fondamenta della terra,
allora io ero con lui come architetto
ed ero la sua delizia ogni giorno,
dilettandomi davanti a lui in ogni istante;
dilettandomi sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.
dal Libro dei Proverbi (8-22,31)
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L’indice di speranza, la Casa Bianca e un pallone
Penso a un mondo nel quale, accanto ai
vari Dow Jones, Nasdaq, Nikkei, Ftse
Mib, si introducesse anche un indice per
misurare il livello di speranza di questi
tempi. Livello probabilmente “in rosso”
considerando i fatti sia di casa nostra sia
di altri Paesi: crisi economica, disoccupazione, politica asfittica, corruzione, terrorismo, guerre, catastrofi naturali, assenza di prospettive, cadute culturali,
raccomandazioni e
parentopoli, mafia,
razzismo, solo per
citarne alcuni. Anche le ultime vicende
per l’elezione alla Casa Bianca peserebbero negativamente, ben diversamente
da otto anni fa, quando un’utopia stava
per realizzarsi e una persona di colore,
per la prima volta, accedeva alla Casa
Bianca. Ora il “grande sogno americano”,
è ridotto nei confronti tra i due contendenti, a questioni di letto e di corna.
Chi può aumentare la speranza? Dispe-
rato il tentativo di affidarsi al “macro”: le
istituzioni e gli organismi nazionali e internazionali fanno acqua da tutte le parti.
Anche la chiesa spesso arranca: sta facendo sforzi sovrumani un grande papa,
Francesco, ma è netta la sensazione che
qualcuno, all’interno, tiri il freno a mano.
Forse l’indice di
speranza è in mani
assai meno potenti
e molto più… quotidiane. Anche in
quelle di chi ha sinceramente a cuore,
attraverso lo sport,
la crescita dei giovani e si adopera, tra mille difficoltà, per
contribuire a realizzarla. “Il futuro dell’umanità –ha affermato il Concilio- è riposto
nelle mani di coloro che sono capaci di
trasmettere alle generazioni di domani
ragioni di vita e di speranza”. Anche se
non sempre consapevoli di un così alto
impegno, queste mani tengono spesso
un pallone, sistemano un ostacolo, tracciano un campo di gara….
BRAVO DIEGO !
Il rigore non c’era: l’arbitro aveva preso un abbaglio che avrebbe definitivamente chiuso la gara
con uno 0-2 a favore della squadra ospite. Si presenta al dischetto un tredicenne, Diego M., perfettamente consapevole dell’errore del direttore di gara. Si gira verso la propria panchina, guarda
negli occhi il suo allenatore. Basta un cenno d’intesa: quello non è il modo di vincere. Diego non ci
pensa due volte, chiude gli occhi e calcia fuori la palla.
Il suo gesto commuove l’allenatore della squadra avversaria: “Ieri ho perso –dichiarerà dopo- ma
sono tornato a casa felice: esperienze così fanno crescere tutti, me in primis”. Forse Diego non
farà il calciatore da grande, ma il suo gesto è già da persona grande.
Gara giovanissimi Nuova Folgore-Giovane Ancona di lunedì 3 ottobre u.s.
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L’ATTIVITA’ SPORTIVA AL VIA
PALLAVOLO MISTA: RITORNO AL… FUTURO
Il torneo open di pallavolo mista 2016/2017, giunto alla XI edizione,
si avvierà con una novità fondamentale: la partenza di due
“campionati”, uno a Gubbio e l’altro a Città di Castello. La vincitrice
di ciascuna fase avrà accesso diretto alle finali regionali. Ii due tornei, tuttavia, non saranno completamente scollegati, ma culmineranno con una sorta di “Champions League”, che decreterà la vincente assoluta della fase locale. Pertanto rispetto alla passata edizione non mancherà nessuno, anzi ci saranno sei nuove compagini
che si daranno battaglia nel torneo tifernate, mentre in quello eugubino ritroveremo: I Doreno’s, Quelli del martedì, Madonna del Prato,
GC Rock & blues, Santa Lucia, Le belle vie, Wimbledon Volley e Atletico Manontroppo (ex Johnny’s). In bocca al lupo agli oltre 80 atleti
che gareggeranno; grazie a Nunzio ed Antonella per la disponibilità
e a tutti i componenti della commissione che collaborano alla nuova edizione del torneo.
Attilio BAGAGLI
CALCIO: VECCHIE E NUOVE CONOSCENZE
Tutto è pronto, al termine della stagione
estiva, per riprendere gli impegni che ci
accompagneranno durante l'inverno: a
questi non fa eccezione il 26° torneo di calcio a 5. Undici squadre del nostro
comprensorio sono pronte a “darsi
battaglia” sui campi da gioco. Tante
sono le novità di questa edizione. A
sfidare i campioni in carica del A&B
Ristrutturazioni e i “piazzati d'onore”
della Madonna del Ponte, ci saranno
le ormai solide realtà del Gallo Nero,
Fulvio Gastronomia, Infoservice,
oltre a squadre che da anni prendono parte alla competizione come
Tutti sopra Silvano, Polis Gubbio e
Pasticceria Italia, senza dimenticare l'ormai
storica formazione della Madonna del Prato.
Veniamo alle novità: nel pieno spirito aggregativo del torneo, troviamo, con piacere, nuove squadre al di fuori del comune di
Gubbio, nello specifico provenienti da Sigillo e Città di Castello . L'Avis Sigillo costituisce un “ritorno di fiamma” per l’attività
del Csi eugubino: la squadra raccoglie infatti l'eredità della compagine che anni fa
partecipò al torneo di calcio a 7, mentre
per quanto riguarda Quelli de là del ponte.
di Città di Castello, si tratta di
una prima volta assoluta. Le
nuove squadre partecipanti
richiedono inevitabili cambiamenti nel calendario del
torneo: oltre alle ormai classiche partite del lunedì, martedì e giovedì che si giocheranno nella palestra del CVA di
San Marco, si terrà una partita da giocare a settimane alterne a Città di Castello, per
permettere alla compagine tifernate di limitare i disagi dovuti alla distanza. L'inizio del
torneo è fissato per il 10 ottobre e la fine
del girone di ritorno per la fine di marzo
2017. In bocca al lupo a tutte le squadre
partecipanti!
Enrico LUGNI
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L’ AGONISMO CHE RI-CREA L’AVVERSARIO
Un’ interessante immersione nella cultura greca
alla ricerca del concetto di “Agonismo”. E lo sport ?
di Giulio PANFILI
Come va inteso l’agonismo nello sport ?
L’agòn , nell’antica Grecia, era una manifestazione pubblica consistente in gare e giochi organizzati in occasione di celebrazioni
religiose; lo spirito di queste manifestazioni è
facilmente intuibile dagli scritti di Esiodo:
“Sulla terra non v’è un solo genere di Contesa, bensì due ve ne sono: e mentre una è lodata da chi ben la conosce, l’altra è riprovevole.
L’una, la trista, favorisce
la guerra luttuosa e la
discordia[..]
L’altra,
Zeus dall’alto trono la
pose nelle radici della
terra: […] Buona Contesa è questa per i mortali: il vasaio gareggia
col vasaio, l’artigiano con l’artigiano ,il cantore il cantore”.
E’ interessante l’interpretazione che dà Nietzsche dello spirito agonistico greco esposto
da Esiodo, per cui: ”Esiodo designa come
cattiva una Eris (Discordia), quella cioè che
spinge l’uno contro l’altro gli uomini, in una
crudele lotta di annientamento, e d’altro lato
loda come buona una seconda Eris, che stimola gli uomini all’azione, non già a una lotta
di annientamento, bensì all’agone [..] ogni
grande Greco trasmette la fiaccola dell’agone: ogni grande virtù serve ad accendere
una nuova grandezza”
Questa tesi è ulteriormente approfondita da
Nietzsche nell’analisi della pratica, tipica
dell’antica Grecia, dell’ostracismo, cioè l’allontanamento, tramite votazione, di un indivi-
duo dalla sua città di appartenenza: lo scrutinio attraverso l'ostracismo era una procedura dal significato politico e morale. L'eminente connotazione politica del giudizio di ostracismo emerge chiaramente dal fatto che la
condanna non richiedeva e non comportava
una qualche accusa penale: Plutarco, per
esempio, racconta che Aristide fu ostracizzato perché la sua buona fama e reputazione - era soprannominato "il
Giusto" - lo rendevano, indipendentemente dalle sue
intenzioni, un tiranno potenziale. Secondo quanto riferisce Plutarco nelle Vite parallele, l'ostracismo era infatti una istituzione seria ma
nell'antica Atene non era
ritenuta una punizione di per
sé infamante: serviva innanzitutto a calmierare eventuali eccessi, sempre visti con sospetto nel
mondo antico. "Si elimina l’individuo che
emerge, perché si risvegli di nuovo il gioco
agonistico delle forze. Un pensiero questo,
che si oppone all’ ”esclusività” del genio in
senso moderno, ma presuppone che, in un
ordine naturale delle cose, esistano sempre
parecchi geni, i quali si stimolino vicendevolmente all’azione e del pari si mantengano
vicendevolmente entro il limite della misura.
Questo è il nocciolo della concezione greca
dell’agonismo: essa aborrisce il dominio
esclusivo e teme i suoi pericoli; essa desidera, come strumento di difesa contro il genio,
un secondo genio" (Nietzsche). Una competizione non come definizione di uno stato o di
un potere, ma come movimento verso l’altro : l’ agon fa confrontare gli uomini e poi li
riunisce . Del resto, dal latino, cum-petere
significa “ricercare assieme”, “incontrarsi”,
“tendere insieme verso una meta”. Rimane
la domanda iniziale: e l’agonismo nello
sport?
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GIRANDOLINA 2016: UN BUON SUCCESSO
a cura di Alessio Anelli
L’ attività
Con l’inizio dell’estate 2016 si è ridato il via alle attività ludico–educative programmate e organizzate dagli
animatori del centro estivo “La Girandolina”. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il CSI e l’Oratorio
cittadino e la disponibilità degli spazi concessa dall’Oratorio di San Martino. A partire da inizio luglio fino
ad arrivare alla prima settimana di settembre, La Girandolina ha accolto ogni settimana, tra i 35 e i 40
bambini di età i 3 - 5 anni. Un gruppo di otto animatori, di cui due responsabili, era impegnato a ideare,
strutturare e realizzare concretamente un pacchetto
ricreativo di giochi, laboratori e piccole gite con l’
obiettivo di far divertire e relazionare i bambini tra
loro. Sempre attenti alle esigenze dei più piccoli, gli
animatori hanno scelto, di settimana in settimana, le
tematiche attraverso le quali vengono coniugare le
attività da proporre, tra le quali anche un piccolo momento di preghiera. In questo modo si avvicinavano i
bambini alla conoscenza dei mestieri, dei colori, degli
animali e di tutte quelle realtà che stimolano la loro
fantasia, valorizzando la loro creatività e il loro spirito
di cooperazione. Conoscenza e fiducia sono stati i
cardini che hanno guidato l’operatività degli animatori garantendo il divertimento di centinaia di bambini.
Il numero di adesioni e il riscontro da parte dei genitori hanno difatti disegnato un bilancio certamente
positivo facendo ben sperare anche per il lavoro che,
per il prossimo anno, sarà nuovamente proposto dalla Girandolina.
La mia esperienza
L’esperienza del centro estivo “La Girandolina”,
oltre che essere altamente formativa per i bambini è risultata oltremodo costruttiva per coloro
che l’hanno organizzata. Entrare a far parte dell’équipe di animatori significa di fatto mettersi alla
prova, conoscersi e soprattutto mettersi al servizio degli altri. Essere responsabili di questo progetto vuol dire, in primo luogo, preoccuparsi della
sua organizzazione complessiva, seguire l’andamento dell’intero centro estivo e impegnarsi nel
ruolo di guida per gli altri animatori alla prima
esperienza. Questo impegno, in particolare, non
consiste semplicemente nel supervisionare l’operatività degli animatori più giovani, ma accompagnarli in questa esperienza, cercando di trasmettere loro la bellezza di mettersi al servizio dei
più piccoli. Nell’incontro con il bambino, l’animatore deve essere allenato e stimolato a comprendere linguaggi differenti che, in molte occasioni,
rimandano a bisogni e desideri che devono essere
svelati. Nella mia esperienza di responsabile non
ho mai dimenticato di essere prima di tutto un
animatore al servizio degli altri. Questo mi permette, ancora oggi, di ricevere le stesse genuine
emozioni che rendono unica ed irripetibile l’ esperienza all’interno del centro estivo. Fare l’animatore significa sì dare, ma soprattutto ricevere: è
nello scoprire il mondo interiore e più nascosto
dei bambini che riesco, contemporaneamente,
ad arricchire il mio.
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   
- CI STIAMO PENSANDO
- CI STIAMO ATTIVANDO
- CI STIAMO STUDIANDO
- CI STIAMO PROVANDO
- CI STIAMO ADOPERANDO
- CI STIAMO INVENTANDO QUALCOSA
- CI STIAMO RAGIONANDO
-CI STIAMO ORGANIZZANDO
- CI STIAMO RIFLETTENDO
- CI STIAMO ARRIVANDO
In sintesi: Non abbiamo fatto un bel niente!
NOTERELLA: Si trovano ovunque e sono molto più
numerosi e dannosi di quanto si pensi!
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