TORINO - anaao assomed piemonte
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la Repubblica
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circa 35 mila gli studenti piemontesi di terza
media che in queste ore
stanno decidendo che scuola fare l’anno prossimo. Una scelta
delicata, resa più facile da alcuni strumenti online come l’Eduscopio della Fondazione Agnelli e “Scuole in chiaro” del ministero dell’Istruzione. «Ma le
giornate a porte aperte restano
il modo migliore per orientarsi», spiegano i presidi. Alcuni
istituti cercano di attrarre studenti con il marketing: tra annunci pubblicitari e incontri
nelle scuole medie, c’è anche
chi, come il liceo Einstein, punta su Facebook per raccontare
il lavoro di tutti i giorni.
è ormai nota.
Un’insegnante viene colpita da quella grave malattia
che è la sclerosi multipla e, probabilmente in un momento di disperazione, si dimette dal suo posto. Poi però si rende conto che
con la minima pensione che le
spetta non riesce a vivere, e tanto meno a mantenere la figlia minorenne e la madre ottantenne.
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6
selfie con il nome del
proprio ateneo sul seno,
sui glutei, sui bicipiti, per
“sfidare” gli studenti delle altre
università. La moda è partita
da Milano e ha contagiato pure
Torino, con alcuni allievi di Politecnico e Università che hanno
pubblicato sui social network i
propri scatti anonimi. Il fenomeno ha scatenato polemiche:
«Triste che a farlo siano universitari dotati di strumenti critici», dice la docente dell’Università Silvia Giorcelli.
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ICENZIATA in tronco perché usava la carta di credito dell’azienda per fare
shopping. Terremoto al quinto
piano della sede di Gtt. Monica
Schiraldi, direttore finanziario
dell’azienda, ieri mattina si è
trovata una lettera di tre paginette dove venivano elencate
tutta una serie di spese fatte
con la carta di credito dell’azienda e una sola conclusione:
licenziata. Ma lei risponde che
è tutto falso: «Cacciata perché
l’ad è maschilista».
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tiene gli impianti chiusi a Cesana? E noi non paghiamo le tasse». Gli albergatori di Cesana Torinese sono sul piede di guerra. Il problema è soprattutto nell’area sciistica tra i
Monti della Luna/Sagnalonga e Colle Bercia, sul versante al confine con Clavière, verso la Francia. Perché
piste e impianti continuano a rimanere inattivi?
A VIALATTEA
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AGLIO agli stipendi per i ma-
nager delle società in perdita, chiusura di quelle inutili
o in profondo rosso e regole nuove per evitare che altre partecipate nascano senza un preciso vantaggio per la collettività. Sono solo le prime anticipazioni sugli effetti del decreto Madi appena varato, ma bastano a prefigurare
ciò che accadrà alla giungla le oltre 700 società partecipate piemontesi.
Solo quelle della Regione contano 2.400 dipendenti e quasi
300 amministratori. Sotto la scure finiranno le società che hanno
più amministratori che dipendenti: erano 19 un anno fa, poi
una è stata chiusa, quattro hanno ridotto i cda e le altre saranno
corrette a breve. «Devo studiare i
dettagli del piano – spiega l’assessore Giuseppina De Santis –
ma va nella direzione di ciò che
stiamo già facendo: ridurre i cda,
chiudere le società inutili e riorganizzare quelle che possono stare insieme». Nel 2014 nove sono
state messe in liquidazione e due
fuse, ora tocca alla privatizzazione del Csi e alla riorganizzazione
delle Atl, con altre otto società
sotto la lente. E’ soprattutto sui
bilanci in perdita che il decreto
Madia rischia di fare selezione.
Delle attuali 64 società della Regione, gestite direttamente o attraverso Finpiemonte e Finpiemonte Partecipazioni, oltre il 40
per cento è in perdita. Alcune per
poche migliaia di euro, come
Rsa, in rosso di 7 mila 200 euro,
altre pero sono dei veri colabrodo. Come Finpiemonte Partecipazioni, che si “accolla” i passivi delle sue partecipate e ha oltre 16
milioni di deficit. Piazza Castello
conta di ridimensionare la voragine con la fusione tra le due Finpiemonte: pronto il bando per la
ricerca dell’advisor per celebrare
il matrimonio entro l’anno.
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#
OGDAN Bartnikowski
forse non sa suonare
neppure uno strumento, eppure il 27 gennaio si troverà davanti una
platea degna di una pop
star: di fronte a lui ci saranno circa 4 mila ragazzi, seduti sugli spalti e nel parterre del PalaRuffini.
Saranno lì per ascoltare
le sue parole e per imparare qualcosa dagli errori del
passato, perché Bartnikowski è uno dei pochi soprav-
vissuti ai campi di sterminio e ha da poco raccolto i
suoi ricordi in un libro intitolato
“Auschwitz-Kirenau: l’infanzia dietro il filo
spinato”.
La sua testimonianza sarà uno degli eventi principali tra i tanti appuntamenti in programma a Torino
per celebrare il “Giorno della memoria”. A portare in
città l’ex bambino di Auschwitz, uno dei più giovani sopravvissuti all’Olocausto,
sarà l’associazione Treno
della memoria, che dal
2005 a oggi ha consentito a
circa 30 mila ragazzi di varie regioni italiane di visitare i campi di sterminio creati dai nazisti in Polonia.
Quest’anno i primi convogli partiranno a febbraio
e per la prima volta alcuni
affronteranno lo sterminio
anche da un punto di vista
“Lgbt”, raccontando il poco
conosciuto tema dell’“omocausto”. Almeno settemila
omosessuali sono stati uccisi nello sterminio nazifascista e altre decine di migliaia sono stati imprigionati.
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LA STAMPA
VENERDÌ 22 GENNAIO 2016
Metropoli .53
.
ETROPOLI
M
Nichelino, Cuppari sospeso da Grillo
Domenico Cuppari (in foto), ex candidato
del M5S alle scorse amministrative e
fondatore di un Meet Up dal nome «Amici
di Beppe Grillo», è stato sospeso dallo
stesso Grillo per aver utilizzato
«impropriamente il logo del M5S». [G. LEG.]
Per le vostre segnalazioni [email protected]
Orbassano
Retroscena
Arriva da Roma
il nuovo direttore
del San Luigi
GIUSEPPE LEGATO
arcere di Voghera. Giugno 2015. Adolfo Crea,
capo indiscusso della famiglia di ‘ndrangheta disarticolata dai carabinieri di Torino
(pm Paolo Toso) pochi giorni fa,
parla al figlio Luigi. Il gip annota: «Adolfo dice che appena
scarcerato rimprovererà Antonio Agresta, (55 anni, uomo di
spicco della mala di Volpiano,
per il quale non c’è una chiamata in reità ndr) perché non gli
hanno mandato alcun pensiero
in carcere». Il boss se lo aspettava «perché – spiega il giudice
nell’ordinanza di custodia cautelare - grazie a lui, gli Agresta
hanno il monopolio delle slot
machine a San Mauro Torinese e in Liguria».
C
Slot e ‘ndrine
È un rapporto consolidato nel
tempo. La Mobile lo aveva fotografato nel 2008 nell’operazione «Gioco Duro». Secondo Maria José
Fava, responsabile di Libera
Piemonte,
«La criminalità organizzata controldalla Guardia di Finanza nel
la fino al 10%
2015 perché manomesse
degli appaper realizzare frodi
recchi». Con
ai danni dell’erario
due finalità. La
prima: «Utilizza i
guadagni per mantenere i carcerati» racconta un investigatore. La seconda: «Controlla il territorio perché, imponendo le proprie macchinette,
realizza un’estorsione mascherata. Chi accetta di installarle
non paga il pizzo e ottiene protezione».
62
slot sequestrate
Affari di famiglia
La tesi è suffragata da decine di
casi emersi nelle operazioni
della Dda di Torino degli ultimi
10 anni. Fino a poco tempo fa,
ad esempio, le slot sono state un
grande affare per la famiglia
Magnis di Settimo, risucchiata
nell’operazione «Esilio». Secondo il pentito Christian Talluto,
«Le macchinette erano una fonte di reddito fondamentale per
NOEMI PENNA
Secondo Libera la criminalità organizzata controlla circa il 10% delle macchinette
Negli atti dell’inchiesta
Gli affari sporchi
della ’ndrangheta
con i videopoker
REPORTERS
Adolfo
Crea
Il boss della
’ndrangheta
intercettato
in carcere nei
mesi scorsi
parla spesso
di affari legati
alla gestione
di videopoker
Moncalieri
il sodalizio, anche perché non
venivano collegate alla rete dei
Monopoli e assicuravano profitti ingenti (non decurtati dal pagamento di imposte). Erano sistemate a Grugliasco, Sauze
d’Oulx e Giaveno» si legge nel
decreto di confisca. Nella misura di prevenzione a carico di un
altro affiliato, Gianni Rovito, il
pm Antonio Rinaudo lo identifica come «l’uomo dei videopoker ad Alpignano».
Anche la famiglia Marando
si è occupata di questo settore,
funzionale a guadagni facili e
privi di fatto di rischi penali (è
prevista una contravvenzione
ma a carico della società proprietaria delle macchinette
quasi mai intestata a soggetti
legati alla mala). I Marando e gli
Agresta ne parlano intercettati
nell’operazione «Minotauro».
Dicono al telefono: «Da quelle
slot abbiamo tirato su 1000 euro in 3 giorni». I videopoker erano installati a Volpiano, San
Benigno e Settimo.
E che dietro questo mondo ci
siano cellule di malaffare lo si
deduce anche da altri numeri:
la Guardia di Finanza ha sequestrato 62 video-slot nel corso
del 2015. Alcune di queste erano prive della sicura informatica che consente di accedere al
software, quindi potenzialmente manomesse per realizzare
una frode informatica ai danni
dell’erario e del giocatore.
Trofarello
I locali
del club
Burraco di
corso Trieste
La polizia è tornata nel circolo privato «Burraco» di corso Trieste, a Moncalieri. Ci era già stata a febbraio. Allora il bilancio fu di 40 persone
denunciate. Giocavano a Poker Hold’em Texas.
Un anno dopo, è successo di nuovo. La
proprietà è cambiata ma restano le
multe e le denunce. Al titolare, un
moncalierese di 62 anni, gli agenti della Questura hanno inflitto una sanzione amministrativa di 12.000 euro. Motivo: «C’erano delle telecamere non
segnalate agli avventori e non erano
evidenziati i rischi correlati al gioco.
Quindici persone sono state denunciate per esercizio abusivo del gioco
non d’azzardo, ma vietato dal questore. Per
iscriversi alla partita avevano pagato 70 euro
ciascuno. Un monitor, piazzato in alto su una
delle pareti, annotava i risultati del torneo in
corso quando sono entrati gli agenti.
[G. LEG.]
12BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Alla
chiusura
I banditi
hanno
rubato circa
20 mila euro
Cinque
cambi
In poco più
di sei anni:
per il San
Luigi non
c’è pace
Da Roma
arriva Pietro
Grasso,
ex direttore
al Gemelli
12BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
poco più di sei anni in regione Gonzole si sono susseguiti cinque direttori, alimentando
la teoria della fuga da un’azienda ospedaliera
che rischia il ridimensionamento.
La poltrona di Manfredi è vacante da Capodanno: il 19 dicembre l’ex direttore è stato nominato dalla giunta Maroni alla guida dell’Azienda socio sanitaria territoriale di Lecco,
e ha lasciato i suoi incarichi al direttore sanitario Franco Ripa, annullando la presentazione dell’atto aziendale e lasciando malcontento. Oltre a Ripa, rimane a Orbassano anche il
direttore amministrativo Giuliano Gatto, ma il
manager romano potrebbe delineare nuovi
equilibri. Grasso ha amministrato le Asl di Viterbo, Barletta, Andria e Trani ed è stato direttore sanitario di Roma E, Viterbo e Padova,
da dove è stato chiamato per dirigere il Policlinico Gemelli, l’ospedale pediatrico Bambin
Gesù e il San Filippo Neri.
12BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Settimo
Giocano a poker texano Armati di coltello
Denunciati in quaranta rapinano la sala giochi
Circolo
privato
Dal Gemelli di Roma al San Luigi di Orbassano.
A prendere il posto del direttore generale Stefano Manfredi, dimesso dopo appena sette mesi
d’incarico, sarà con molta probabilità Pietro
Grasso, 59 anni, medico igienista, oggi direttore
dell’area sviluppo del policlinico capitolino.
L’incarico non è stato ancora formalizzato,
ma il suo nome viene dato per certo. La proposta dovrebbe essere approvata lunedì in
giunta regionale o, al più tardi, la prossima
settimana: un provvedimento urgente, nato
dalla necessità di trovare una guida adeguata per l’ospedale di Orbassano, che attualmente si trova in una situazione di stallo. In
«Stavo chiudendo l’agenzia. Ero appena uscito
dalla porta per abbassare le saracinesche e sono stato aggredito da dietro. Erano in due, mi
hanno puntato il coltello alla gola e mi hanno
obbligato a dar loro tutti i soldi». Rapina, l’altroieri notte, intorno alle 23,30,
all’agenzia di scommesse Sisal Matchpoint a Trofarello, via Torino, sotto i
portici del centro. Due banditi, col viso
coperto dal passamontagna hanno atteso l’orario di chiusura. Poi, sotto minaccia, si sono fatti accompagnare dal
titolare alla cassa. Dentro c’erano 20
mila euro in contanti. Sono scappati a
piedi per pochi metri. Un complice li
aspettava al semaforo con il motore acceso. I carabinieri sono al lavoro sulle registrazioni delle
telecamere che puntano sulla porta dell’agenzia. Forse hanno immortalato la scena ma non i
volti dei banditi.
[G. LEG.]
12BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Incendio al deposito
giudiziario dei vigili
Tre ore
È quanto
hanno
impiegato
i pompieri
a spegnerlo
Fiamme e fumo denso. Sono ancora ignote le
cause che ieri pomeriggio hanno scatenato un
incendio di vaste proporzioni all’interno del
Centro Ecodemolizioni di Settimo, che è tra l’altro deposito giudiziario della Polizia
Locale, quindi accreditato dalla Prefettura e a norma. Erano circa le 15
quando le fiamme hanno iniziato a divorare interni di vetture in demolizione e residui ferrosi di lavorazioni, collocati nel cortile del capannone di via
Sicilia. Un fumo fitto e acre ha avvolto
non solo la zona di Settimo, ma ha anche raghgiunto Torino, rendendo
l’aria quasi irrespirabile.
I vigili del fuoco di Stura e della centrale, coadiuvati dai volontari di San Maurizio e Volpiano
e con l’ausilio del carro schiuma, hanno lavorato
oltre tre ore per aver ragione del rogo. Nessun
rischio, però, per la salute: tutti negativi i prelievi dell’Arpa.
[N. BER.]
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42 .Cronaca di Torino
STAMPA
.LA
VENERDÌ 22 GENNAIO 2016
Cause
da accertare
La Regione segna un punto ma apre alla mediazione
Le fiamme
imposero
lo sgombero
dei pazienti
Ospedali, il Tar boccia
i ricorsi contro la riforma
Cinque Stelle e sindaci valutano l’appello al Consiglio di Stato
Adesso la prosecuzione della
partita, se mai ci sarà, è legata
ad un eventuale ricorso al
Consiglio di Stato. Ieri i giudici
del Tar Piemonte hanno detto
la loro, segnando un altro punto a vantaggio della Regione e
obbligando i ricorrenti a decidere: tirare dritto, e appellarsi
ai giudici di Palazzo Spada, o
desistere. L’ultima parola
spetterà agli avvocati.
re un nuovo piano socio-sanitario, bensì svolgendo le funzioni di
indirizzo tecnico-amministrativo e di coordinamento delle attività delle aziende sanitarie attribuitele dalle norme». Soddifatto
l’assessore Saitta: «Sapere che il
Tar ci ha dato ancora una volta
ragione, mi rafforza nel lavoro
che resta da completare per
chiudere finalmente la pagina
del commissariamento e far
uscire il Piemonte dal piano di
rientro dal debito sanitario».
La riforma
La mediazione
ALESSANDRO MONDO
Il tema riguarda la delibera
regionale 1-600: numero asettico, che rimanda alla riclassificazione degli ospedali piemontesi, e delle discipline al
loro interno, con le conseguenti fibrillazioni in ampie
parti del Piemonte. Alcuni focolai sono stati sopiti dopo aggiustamenti in corsa e faticose
mediazioni, emblematico il
caso della Valle Susa, altri risultano ancora attivi. È il caso
del Tortonese, dove una lega
di 39 Comuni più il Comitato
Uniti per Tortona si batte contro l’accorpamento di alcuni
reparti dell’ospedale di Tortona con Novi. Resta in ballo il
ricorso per la difesa del presidio di Acqui.
La protesta
Sulle barricate anche i Cinque
Stelle in Regione, che oltre a
L’ultimo corteo per difendere l’ospedale di Tortona
39
Comuni
Quelli che nel Tortonese
contestano
il «declassamento»
dell’ospedale
bocciare il riordino della rete
ospedaliera nel merito l’hanno attaccata anche sul metodo: in sintesi, la giunta avrebbe modificato
autonomamente il piano socio sa-
nitario senza passare dal Consiglio regionale «come prevedono
le leggi vigenti in materia di programmazione sanitaria». Questo
l’impianto del ricorso presentato
dai consiglieri Bono, Bertola, Batzella, Frediani e Mighetti.
Il verdetto del Tar
Obiezioni spazzate via dal Tar,
che in questo caso ha sostanzialmente riconosciuto la correttezza dell’operato della giunta:
«Lungi dall’usurpare un potere
che non le apparteneva, ha dettato le disposizioni indispensabili per adeguare la rete ospedaliera regionale piemontese ai nuovi
cogenti parametri, senza adotta-
Questo non significa che la giunta intenda sedersi sulla vittoria:
vale per le tensioni nel Tortonese, dove la Regione apre alla possibilità di una mediazione: «A
condizione di non stravolgere la
delibera», premette Saitta. Mediazioni come quelle che, a certe
condizioni, si stanno applicando
ad una partita altrettanto infuocata: il disarmo dei punti nascita, in base ai parametri ministeriali, che non rispettano la soglia
minima dei 500 parti l’anno. La
la linea della Regione è chiudere
quelli ampiamente sottosoglia
mantenendo e potenziando i
punti sul filo del rasoio: da Casale (431) a Borgosesia (498). se sarà il caso, ricorrendo ad accorpamenti. È il caso di Verbania
(446) e Domodossola (247), portati alla soglia di rispetto con il
nuovo ospedale unico.
12BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
REPORTERS
Nel reparto di Psichiatria
Amedeo di Savoia,
il mistero dell’incendio
senza responsabili
Cosa ha scatenato l’incendio
che la sera del 17 dicembre ha
imposto lo sgombero del reparto psichiatrico all’Amedeo di
Savoia? Fiamme, fumo, confusione. Dieci pazienti trasferiti
parte alle Molinette e parte al
San Giovanni Bosco, tre infermieri ed un operatore socio-sanitario allontanati. Nell’occasione, un paziente, sottoposto
quella stessa mattina a Tso prese il largo: le ricerche si conclusero a tarda sera a casa sua, dove aveva fatto ritorno.
Stando alle prime testimonianze, un paziente avrebbe
incendiato un materasso. Il
problema è «come» se corrisponde al vero la relazione
prodotta dalla Regione, al
netto delle indagini, in risposta al «question time» presentato a Palazzo Lascaris
dal consigliere Gian Luca Vignale (Forza Italia). Scorrendo il testo si apprende che il
regolamento interno prevede, al momento dell’ingresso
in reparto, «una verifica dei
beni personali, con ritiro di tutti gli oggetti potenzialmente lesivi (forbici, armi, accendini,
fiammiferi e quant’altro), elencati, custoditi presso l’infermeria e riconsegnati al momento
delle dimissioni». Non solo: «E’
espressamente vietato fumare
nelle camere: accendini e sigarette vengono depositati presso l’infermeria e consegnati a
richiesta, rispettando gli accordi presi all’ingresso (personalizzati per ogni paziente)». Il
che fa presumere che in certi
spazi, e a certe condizioni, si
possa fumare. Qualcuno non ha
vigilato sui fumatori? Ultima
precisazione: «Per la fornitura
di arredi sanitari, come i materassi, esiste la dichiarazione di
conformità alle norme di sicurezza. In particolare, si evidenzia che i materassi, ignifughi,
sono omologati». Allora come
ha potuto essere incendiato il
materasso, se di materasso si
trattò? Buio fitto, come il fumo
di quella sera.
[ALE. MON.]
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12
34
Delitto di corso Volta ad Asti
Industria
contro il rito abbreviato per il killer
Presidio oggi
davanti a Saclà
LA STAMPA L’avvocato della famiglia Fassi
REDAZIONE CORSO ALFIERI 234
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CUNEO, CORSO GIOLITTI 21 BIS
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L’avvocato Pierpaolo Berardi ha presentato ricorso alla
Corte di Cassazione ritenendo «abnorme» l’ordinanza
del giudice Alberto Giannone
che ha ammesso il rito abbreviato per Pasqualino Folletto,
il killer di Maria Luisa Fassi.
Berardi, che rappresenta la
famiglia Fassi, ritiene che la richiesta di rito alternativo sia
stata presentata con modalità
proceduralmente scorrette e
ha chiesto alla Cassazione di
disporre per Folletto un processo in Corte d’Assise, senza
lo sconto di un terzo della pena.
[MA. C.]
Presidio oggi davanti allo stabilimento della «Saclà». La
protesta, con sciopero di quattro ore, riguarda in particolare
il licenziamento di 4 dipendenti con compiti di supporto alla
manutenzione, servizio ora affidato a una ditta esterna.
Lo stabilimento Saclà
ASTI
Che
tempo
fa
Situazione
Prevalgono
ancora masse
d’aria fredde
da Est;
da domani
correnti
occidentali
mitigheranno
via via l’aria
a partire
dalle
zone montane.
PARLA IL DIRETTORE DELL’ASL IDA GROSSI
QUESTURA
“Basta allarmi sul Massaia
funziona regolarmente”
Denuncia
smarrimento
documento
e va in carcere
“Spiace che qualcuno diffonda sentimenti negativi sull’ospedale”
Si è presentato in questura
per denunciare lo smarrimento di un documento. Una
pratica di routine, ma il sovrintendente di polizia che
stava raccogliendo la segnalazione ha deciso di fare una
verifica al terminale informatico Sdi sul nominativo di
quella persona seduta davanti a lui nella saletta al piano
terra degli uffici di corso
XXV aprile. Sono bastati pochi minuti per scoprire che
Andrea Gianluca Manuele,
35 anni, di Costigliole, era ricercato dal 27 novembre
scorso su ordine dell’ufficio
Esecuzioni penali del tribunale di Asti per scontare una
condanna definitiva a 4 anni
e 6 mesi per rapina, ricettazione, lesioni e guida in stato
di ebbrezza. Manuele è finito
subito in manette e dopo il fotosegnalamento è stato portato nella casa di reclusione
di Quarto.
In gran parte
soleggiato,
con locale
nuvolosità
irregolare
al mattino.
Soleggiato
con velature
al mattino.
Temperature
in aumento
nei valori
massimi
sui rilievi.
-6° 4°
Domenica
Giornata
di sole
con freddo
e gelo fino
al primo
mattino
e massime
diurne
in lieve
aumento.
rio, ma non si toccano assolutamente i servizi finora resi ai cittadini. Cito ad esempio, le
strutture di maxillofacciale e
dietologia che sono organizzate e chiamate tecnicamente
“strutture semplici dipartimentali” ma nulla tolgono nel
servizio al cittadino. Cerco di
essere più chiara, cambiare la
denominazione di una struttura non significa diminuire il
servizio che viene erogato. I cittadini continueranno a trovare
gli operatori al loro posto così
come li hanno sempre trovati».
Intervista
Oggi
Domani
E PROVINCIA
VENERDÌ 22 GENNAIO 2016
-6° 5°
-5° 7°
Roberto Gonella PAGINA 40
FULVIO LAVINA
ASTI
«N
essuna struttura
è chiusa, tutte
funzionano regolarmente». Frase ripetuta più
volte negli ultimi due giorni ai
centralini dell’Asl e nei reparti del Massaia: utenti preoccupati dopo la pubblicazione
dell’allarme lanciato dall’Osservatorio della sanità (comitato composto da esponenti
di diversi partiti) sul futuro
del Massaia, in particolare
sulla possibile perdita di servizi.
Ida Grossi, direttore generale
dell’Asl, davvero esiste il rischio che l’ospedale Massaia
venga depotenziato?
«Assolutamente no».
Però il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera (che
per altro ieri è stato confermato dal Tar che ha respinto un ricorso dei 5 Stelle) sembra relegare Asti ad un ruolo di secondo piano
«La riorganizzazione ospedaliera iniziata a fine 2015 e che
sarà completata quest’anno è
l’applicazione di quanto il Ministero e la Regione ci hanno
Direttore
generale
Ida Grossi
guida l’Asl
di Asti
chiesto per poter svolgere la
nostra attività nella maniera
più appropriata possibile, così
come avvenuto in altre Regioni
quali Emilia, Veneto, Lombardia e Toscana che non sono nel
Piano di rientro. Tra l’altro ad
Asti ci hanno lasciato specialità che non sono previste in
ospedali di queste dimensioni
proprio perchè hanno riconosciuto l’eccellenza del lavoro
che qui viene fatto».
Una delle preoccupazioni è la
«fuga» dei primari.
«Le rispondo con i fatti: il programma di copertura dei posti
da primario è iniziato con la nomina del cardiologo ferma da 4
anni, la prossima settimana ci
sarà la nomina di quello di Or-
Si è parlato anche di una riduzione dei posti letto, citando ad
esempio i 50 della Medicina.
Cambiare la denominazione di una
struttura non significa diminuire il
servizio che viene erogato
I cittadini continueranno a trovare
gli operatori al loro posto
topedia anche questa ferma da
tempo e così via. Sono stati nominati i capi Dipartimento delle diverse aree di attività. Inoltre, la responsabile del Dipartimento di Salute mentale di Asti
lo è anche per l’Asl Al e l’azienda ospedaliera alessandrina».
Altro punto: il «declassamento»
di alcuni reparti, che perdono la
figura del primario.
«Chiariamo che in alcuni casi
viene meno la figura del prima-
«Anche in questo caso lascio
parlare i fatti. Ad oggi abbiamo
due posti letto in più, assegnati
alla Psicologia che è passata da
14 a 16. Per il resto, la ricognizione definitiva sui posti letto
non è ancora conclusa, ma non
c’è alcuna previsione al momento di una loro riduzione.
Vorrei aggiungere rimanendo
sui fatti che abbiamo ripreso la
pratica sul presidio sanitario
della Valle Belbo definendo un
percorso per la sua apertura».
Si consegna ai poliziotti
«Presto presenteremo il piano.
Spiace piuttosto constatare il
desiderio di alcune persone di
diffondere un sentimento negativo che alla fine rischia di indurre sfiducia nella struttura e,
quel che peggio, di conseguenza, sui nostri bravi operatori».
Si è invece consegnato spontaneamente in questura agli
agenti della sezione Catturandi della Mobile Piero De
Giorgi, 60 anni, di San Damiano, per il quale lunedì
scorso l’ufficio esecuzioni penali della Corte d’Appello di
Torino aveva spiccato un ordine di carcerazione per
scontare un «definitivo» di 7
anni e 3 mesi per estorsione e
detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.
Anche De Giorgi è stato rinchiuso nel penitenziario di
Quarto.
[MA.C.]
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Qual è il futuro della sanità nell’Astigiano?
12
LA STAMPA
VENERDÌ 22 GENNAIO 2016
Saviglianese - Fossanese .49
.
DECISIONE RINVIATA
SAVIGLIANO,IL PIANO D’INTERVENTI 2016 PRESENTATO DAL DIRETTORE GENERALE DELL’ASL CN1
Magliano Alpi
resta solo
Previsti lavori di ammodernamento, camere speciali destinate a risonanza e dialisi ad opporsi
alla discarica
In arrivo 4 milioni per l’ospedale
ANDREA GIACCARDI
SAVIGLIANO
Cantieri all’ospedale di Savigliano. Un piano d’investimenti da quattro milioni di
euro, la maggior parte dei
quali (circa 2 milioni) per ammodernare la «vecchia manica» dello stabile (ex Urologia), utilizzata per «traslochi» temporanei di reparti,
consentendo così la ristrutturazione dei locali originari.
«Quello saviglianese – ha
detto il direttore generale dell’Asl Cn1, Francesco Magni,
presentando il prospetto dei
cantieri per l’anno 2016, insieme al sindaco Claudio Cussa –
è l’ospedale su cui è più urgente intervenire: quest’anno
raddoppiamo la quota destinata ai lavori e all’acquisto di
strumentazione medica».
Fossano
Defibrillatori
a 5 centri sportivi
1 Il Palazzetto dello
Una veduta dell’ospedale Santissima Annunziata di Savigliano
Nuove apparecchiature
Cinquecentomila euro serviranno per lavori di adeguamento dei locali che dovranno
ospitare la nuova risonanza
magnetica, in funzione dall’estate. «L’ospedale non era
stato pensato per ospitare un
macchinario simile, che necessita di camere speciali:
prima di collocare la risonanza bisogna rendere gli spazi
idonei», ha precisato il direttore.
Novità anche per la Diabetologia, che dopo i lavori di ristrutturazione, sarà trasferita negli ex locali di Psichiatria; il reparto lasciato libero
sarà occupato dai letti per i
pazienti che devono effettua-
servizi ai cittadini, consentendo allo stesso tempo un risparmio (legato ai costi di trasporto
dei pazienti dialitici) all’azienda». Preventivo di spesa per
questo doppio cantiere: 700
mila euro.
Fibra ottica
Francesco Magni e Claudio Cussa
re la dialisi, che passano da 6 a
16. «C’era uno squilibrio nella
distribuzione dei letti per dialisi nell’Asl (Ceva ha 21 posti, ad
esempio) – spiega Magni –.
L’obiettivo è garantire migliori
Seicentomila euro saranno
spesi per ultimare il cablaggio
dell’ospedale, con la posa della
fibra ottica e di reti di connessione veloce che consentiranno
la trasmissione d’immagini di
referti tra differenti strutture
ospedaliere, con la realizzazione della cosiddetta «cartella
clinica virtuale» del paziente.
Nell’ex parcheggio ambulanze,
inoltre, sarà realizzato uno
sportello unico per questioni
amministrative e burocratiche,
dalla prenotazione di viste, al
pagamento delle prestazioni,
alla scelta del medico di base
(oggi ci sono uffici diversi, anche in altre zone della città).
Oltre all’installazione del
ascensore a servizio della Neuropsichiatria infantile (120 mila
euro), sono previste spese per
quasi 930 mila euro (non conteggiate negli investimenti
strutturali) per l’acquisto di
strumentazione medica, la
maggior parte dei quali destinati a macchinari radiodiagnostici digitali.
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Sport, la palestra comunale, gli impianti
dell’Itis Vallauri, del Liceo Ancina e dell’Istituto Salesiano di Fossano sono ora dotati
di defibrillatori, strumenti che possono
salvare la vita in caso
di arresto cardiaco. A
fornirli è stato il Comune, anche se «La
dotazione dei defibrillatori non è principalmente di sua competenza - ha spiegato
l’assessore allo Sport
Michele Mignacca -.
Abbiamo comunque
voluto provvedere in
tal senso, per garantire la sicurezza di chi
pratica attività sportiva nelle strutture».
Già 35 dirigenti sportivi e allenatori hanno
partecipato a un corso
per imparare l’uso del
defibrillatore organizzato dalla Croce Bianca. Il prossimo è in
programma il 28 gennaio (per iscrizioni: ufficio Sport Comune
0172/699711). [LA. SE.]
Nessuna decisione definitiva ieri sull’ampliamento
della discarica di Magliano
Alpi. Ma il parere delle istituzioni coinvolte nella Conferenza dei servizi resta positivo, ad eccezione del comune che ospita l’impianto.
Il sindaco di Magliano, Marco Bailo, ha ribadito la propria contrarietà al progetto
in una zona a protezione
speciale, tutelata da leggi
regionali per la migrazione
degli uccelli.
La Regione, gestore delle
aree protette, ha invece
confermato la posizione assunta durante la prima Conferenza: favorevole perché
l’area interessata è già interna al perimetro della discarica. Positivo anche il
parere sulla valutazione di
incidenza ambientale presentata da Ama (società che
gestisce l’impianto), a condizioni che si rispettino le
prescrizioni imposte dagli
enti. Parere positivo anche
alla relazione archeologica.
La Sovraintendenza chiede
solo cautela negli scavi a tutela di eventuali reperti di
interesse storico.
Ora dovranno essere prodotti alcuni «chiarimenti di
dettaglio». L’Ama dovrà fornire precisazioni sulle aree
verdi e sui volumi di terra
che verranno rimossi. La decisione sull’ampliamento è
rinviata alla valutazione dei
chiarimenti richiesti. [Z. M.]
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12345
LA STAMPA
VENERDÌ 22 GENNAIO 2016
.
Novara e provincia .43
A VARALLO POMBIA
IL DIBATTITO SULLA DISMISSIONE DEI BENI DELL’OSPEDALE IN VISTA DELLA CITTÀ DELLA SALUTE
Apre il centro
per disabili
Appello di Coldiretti: “Cascine e terreni in vendita restino a destinazione agricola” Ma senza
convenzione
“Non si speculi sui beni del Maggiore”
La proposta
CLAUDIO BRESSANI
NOVARA
Per Coldiretti
oggi ci si
concentra
sulla cessione
dei terreni
e delle cascine
mentre non
si discute
dell’enorme
potenziale
dell’area dove
sorge l’attuale ospedale
in pieno
centro»
La dismissione dell’immenso
patrimonio fondiario dell’ospedale Maggiore, necessaria a reperire risorse per
costruire la Città della Salute, non si trasformi in un’occasione per fare speculazioni. In altre parole: cascine e
terreni restino tutti a destinazione agricola, senza cedere alla tentazione di trasformarli per valorizzarli e farne
magari un’area logistica o un
centro commerciale.
«Si faccia come a Torino»
A porre con forza il tema è
Coldiretti Novara-Vco: «Si
prenda come esempio - suggerisce il presidente Federico Boieri - l’intesa raggiunta
negli anni scorsi a Torino con
l’Ordine Mauriziano». Allora
la Regione aveva introdotto
vincoli su terreni e fabbricati
perché conservassero anche
in futuro la loro destinazione
agricola, con interventi finalizzati prioritariamente al recupero degli edifici dismessi
o sotto-utilizzati, al mantenimento della trama agricola
costituita dal sistema irriguo, dei pozzi, delle sorgenti
e della viabilità minore.
Il direttore Ramella
Aggiunge il direttore Gian-
carlo Ramella: «All’inizio della
legislatura, in prospettiva della vendita dei beni del Maggiore, abbiamo chiesto alla Regione un provvedimento analogo,
che attendiamo sia preso. Deve essere detto un chiaro no ad
altre destinazioni per salvaguardare l’agricoltura ma anche il nostro territorio e il paesaggio». Per capire a cosa si riferisca Coldiretti è utile ricordare la sorte dell’unica pro-
prietà già venduta dall’ospedale, nel maggio 2015: il podere
«Prati Beja», 35,5 ettari alla
periferia di Novara, in corso
Milano, ceduto a 2 milioni 181
mila euro. Su parte di quei terreni sorgerà il nuovo centro
commerciale Decathlon.
Mentre l’ospedale sta procedendo all’aggiornamento
delle perizie in vista delle aste,
resta poi un’altra questione,
che non riguarda l’agricoltura,
di cui nessuno parla: «L’attenzione - dice Boieri - oggi è concentrata unicamente sulla cessione dei fondi condotti dalle
imprese agricole. Poco o nulla
invece si è dibattuto sull’enorme potenziale che potrà derivare dalla cessione e riconversione delle strutture dell’attuale ospedale, in pieno centro
città, una superficie amplissima che vale un intero rione».
per speculare poi sui terreni.
Continuano a stampare altrove, con terzisti che usano le nostre macchine, quelle che hanno portato via da qui».
[C.B.]
Apre, ma come centro di riabilitazione privato. L’Aias Busto Arsizio onlus «Annibale
Tosi» attiverà cure e terapie
riabilitative socio-sanitarie
per bambini, ragazzi e adulti
disabili al centro «Naturabile» di Varallo Pombia.
Oggi alle 9,30, il presidente
dell’Aias, Stefano Bergamaschi, incontrerà nella sede del
centro in via della Pace i rappresentanti dei consorzi locali
gestori di servizi socio-assistenziali. Spiegherà quale tipo di attività verranno offerte,
e come si inseriscano in un
progetto di aggregazione sociale accessibile, e affronterà
anche la questione del mancato accreditamento da parte
della Regione Piemonte, che
consentirebbe il rimborso delle prestazioni erogate: «Il centro è pronto da un anno e mezzo - sottolinea Bergamaschi -.
È stato dotato di tutti i requisiti strutturali, tecnologici e
organizzativi richiesti dalla
Regione Piemonte, c’è l’autorizzazione ad aprire come
centro privato ma non l’accreditamento». A nulla sono valse le proteste delle famiglie
con bambini o ragazzi disabili.
Romana Bizzaro, mamma di
Federica, è di Castelletto Ticino: «Abbiamo bussato a tante
porte: abbiamo mobilitato
sindaci, presidente della Provincia, la senatrice Elena Ferrara. Tutti ci hanno dato appoggio, ma per noi la situazione non cambia». Nel Novarese mancano strutture riabilitative per disabili neuropsichiatrici: «O andiamo in Lombardia o a Gravellona Toce.
Da 18 anni porto mia figlia,
due o tre volte a settimana,
nel centro Aias di Busto Arsizio: un calvario che vorrei evitare a chi si trova nella mia
stessa condizione» aggiunge
Bizzaro. Anche perché non
tutti possono permettersi, in
termini economici o di tempo,
di affrontare uno spostamento più volte alla settimana:
«C’è chi rinuncia - aggiunge la
mamma di Federica - e chi,
nonostante tutto, sottopone il
figlio a uno spostamento. In
questi mesi ha combattuto
con me questa battaglia un
papà di Varallo Pombia, il cui
figlio, disabile grave, nel frat[C.FAB.]
tempo è morto».
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Le proprietà
Edifici e terreni
per 105 milioni
1 Sono 22 le tenute
agricole di proprietà
dall’ospedale Maggiore, oltre agli immobili
utilizzati per le destinazioni sanitarie e una serie di appartamenti. Si
tratta di qualcosa come 2380 ettari di terreni più oltre 104 mila
metri quadri di fabbricati rurali, compreso
persino un castello. Sono sparsi in mezza provincia, con un’estensione che spesso abbraccia più Comuni: a
Novara, Biandrate, San
Pietro Mosezzo, Casalino, Briona, Casaleggio,
Borgovercelli, Casalvolone, Landiona, Nibbiola, Sozzago, Tornaco, Trecate, Vicolungo,
Caltignaga, Momo. Sono in corso di aggiornamento le perizie: il
valore totale dovrebbe
aggirarsi sui 105 milioni di euro.
[C.B.]
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LA RABBIA DEI LAVORATORI IERI MATTINA IN CORSO DELLA VITTORIA
I cassintegrati delle ex Officine grafiche
“La proprietà vuole costruire sull’area”
«Dei due anni di cassa integrazione ne è già passato
quasi uno e non è successo
nulla: dei 143 che eravamo
siamo rimasti in 138, solo 5 sono riusciti a trovare ricollocazione. A marzo 2017 saremo
tutti in mezzo alla strada». La
preoccupazione sta lasciando
il posto alla disperazione tra i
lavoratori ex Officine Grafiche, quasi tutti tra i 35 e i 50
anni e con 20-30 di anzianità
sulle rotative. Ogni mattina si
trovano davanti allo stabilimento di corso della Vittoria.
Ieri erano una ventina: «Manteniamo un minimo presidio,
per lanciare un segnale e restare in contatto tra noi».
Accuse contro tutti
C’è qualche bandiera dei sindacati, lì da tempo, ormai sporca di smog. Ma loro ci credono
poco: «Siamo lavoratori autogestiti. Diversi di noi hanno anche la tessera, soprattutto Cgil
e qualcuno Cisl, ma in questa
vicenda - dice Domenico De
Marco - i sindacati hanno fatto,
per così dire, il minimo sindacale». La risposta delle istituzioni è stata a parole: «Ci hanno promesso - ricorda Davide
Ficagna - corsi di formazione:
inglese, informatica, mulettista. Non s’è visto nulla». «In
Consiglio comunale - aggiunge
Antonino Bertolino - abbiamo
raccolto solidarietà solo di facciata. Perché hanno chiuso? Fino a pochi mesi prima eravamo pieni di lavoro, facevamo
gli straordinari. Noi siamo
convinti che tutto dipenda dal
terreno, dalla volontà di fare
una speculazione. Il Comune
l’ha reso residenziale a patto
che si mantenessero i posti di
lavoro a Novara. I patti non sono stati rispettati dalla proprietà. La verità è che nessuno
ha il coraggio di andare contro
La protesta ieri mattina davanti alla sede delle ex Officine Grafiche
i Boroli e i Drago». «A posteriori - osserva Michelangelo
Cassanelli - ci siamo convinti
che tutte le scelte dissennate
degli ultimi anni avevano un
solo scopo: affondare l’azienda
12345
LA STAMPA
VENERDÌ 22 GENNAIO 2016
.
VCO .47
QUESTA VOLTA L’ORDINANZA È FIRMATA DAL GIP DI REGGIO CALABRIA
DOMODOSSOLA
Monteleone torna in carcere
a un mese dal primo arresto
Sulla sanità
i primi duelli
di campagna
elettorale
Il video dell’operazione
Non si placano le proteste
degli abitanti di Suna legati
al venir meno della filiale di
Veneto Banca, che da oggi
chiude lo sportello, togliendo
anche il bancomat nella sede
finora occupata in via Troubetzkoy, sul lungolago. Se la
perdita dell’ufficio era data
per scontata, le lamentele si
focalizzano proprio sul fatto
che lo sportello bancomat
era l’unico esistente in tutta
Suna, ora completamente
sguarnita di questo servizio.
Per ogni esigenza di contante occorrerà recarsi
quanto meno a Pallanza, un
tragitto non certo indifferente per i tanti residenti della
frazione verbanese che conta
la percentuale più elevata di
anziani. Sono numerose le
persone prive di mezzi propri, con difficoltà di movimento e per le quali non è
agevole neppure il ricorso al
mezzo pubblico essendo distribuite dal lungolago al
Monterosso.
E’ intenzione degli abitanti rivolgersi al sindaco per ribadire questa pesante carenza e sollecitarne l’interessamento affinchè si possa provvedere a porre rimedio.
Gli abitanti di Suna non
sono nuovi a proteste analoghe: negli scorsi anni per
esempio la lunga lotta intrapresa per la trasformazione
dell’ufficio postale in sportello riservato alle imprese. Le
loro rivendicazioni sono state accolte con il ripristino del
normale servizio postale, ed
ora l’auspicio è che anche le
attuali richieste vengano recepite con il collocamento di
uno sportello bancomat.
È il tema ricorrente delle
campagne elettorali di Domodossola da quindici anni a
questa parte e - viste le prime
scaramucce - nulla fa pensare che il progetto dell’ospedale unico di Ornavasso abbia portato a un cambiamento. È sulla sanità che già si accende la battaglia in vista del
voto amministrativo. E se ieri in città sono apparsi i manifesti di Lucio Pizzi - senza
simbolo ma con la sua faccia contro la chiusura del San
Biagio, arriva subito la replica di Davide Bolognini, capogruppo del Pd in Consiglio.
«Capisco la necessità di
prendere voti - ha detto in
una nota l’esponente dei democratici - ma se a oggi ci sono un Dea e un ospedale
aperti a Domo è solo grazie
alla testardaggine di Mariano Cattrini e della maggioranza domese di rivendicare
l’installazione di Emodinamica al San Biagio che sta
funzionando e sta diventando un fiore all’occhiello». Bolognini - che definisce Pizzi
come «un politico in campo
da 20 anni che pensa di far dimenticare ai domesi di essere stato l’uomo forte di Berlusconi e della destra» - lo accusa di fare «proposte demagogiche e irrealizzabili contro l’ospedale unico e la medicina territoriale».
Lucio Pizzi, al lavoro per
candidarsi sindaco con una
lista civica con molti esponenti del centrodestra, contesta a Cattrini un cambio di
atteggiamento sul tema sanità. «Cattrini aveva detto che
per Domodossola era un danno irreparabile perdere il
Dea e adesso accetta la chiusura dell’ospedale: il sindaco
insieme al Pd continuano a
raccontarci frottole».
Chi negli anni è sempre
stato in prima linea sul tema
sanità è Luciano Succi: anima di «Insieme per un dono»,
nel 2011 era stato eletto in
Consiglio nella lista di Cattrini, ma in questi anni il rapporto col sindaco non è sempre stato idilliaco. Rumors
dicono di un suo impegno a
sostegno di un candidato diverso da quello del Pd. «Vediamo, è presto per parlare»
si limita a dire Succi.
www.lastampa.it/vco
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Intra, vale 210 mila euro il negozio
che fa litigare Marchionini e Pd
ragona le rassicurazioni fatte
dal sindaco a quelle del premier Renzi, «stai sereno».
«Esprimiamo il nostro rammarico - commenta il consigliere del Carroccio Stefania
Minore - . Siamo perplessi circa i rapporti del sindaco con la
propria maggioranza, gabbata
dalle false promesse. Questo
sindaco non ha rispetto di nulla e di nessuno».
Per Silvia Marchionini non
è cambiato nulla: «E’ vero, abbiamo aperto le buste, ma questo non vuol dire che abbiamo
venduto. Prima si farà il progetto sull’intero palazzo, come
era stato concordato, e poi si
prenderanno le decisioni. Tutto è rimandato al 30 aprile, col
museo del Paesaggio che continuerà ad utilizzare i locali
per le proprie iniziative». Resta il fatto che era stato assicurato che le buste non sarebbero state aperte, invece le cose
sono andate diversamente.
Il pizzaiolo di Domodossola è accusato di affiliazione alla ’ndrangheta
Lo sportello sul lungolago
VERBANIA
CRISTINA PASTORE
DOMODOSSOLA
Ha rivissuto la scena che in
poco più di un mese - lui e la
sua famiglia - non erano certo riusciti a dimenticare. Era
il 15 dicembre quando, prima
dell’alba, Maurizio Monteleone era stata prelevato da casa, nel rione Cappuccina di
Domodossola, e portato in
carcere a Verbania in esecuzione di un fermo deciso dalla procura distrettuale di
Reggio Calabria.
La scorsa notte i carabinieri sono tornati a bussare
alla sua porta e questa volta
con in mano il provvedimento di custodia cautelare firmato dal Gip del tribunale
del capoluogo calabrese. E’
dunque nuovamente in prigione Monteleone, in attesa
dell’interrogatorio di garanzia che si svolgerà entro i
prossimi 4 giorni.
Veneto banca
chiude
e Suna perde
il bancomat
SERGIO RONCHI
VERBANIA
La difesa
Sopra
Maurizio
Monteleone
nello studio
dell’avvocato
Marisa Zariani
(prima a
sinistra) con
la moglie
Angela
subito dopo
la scarcerazione avvenuta
poche ore
dopo l’arresto
di dicembre
Da ieri notte
è detenuto
nel carcere
di Pallanza
(foto a lato)
«Un uomo distrutto»
«E’ distrutto» dice l’avvocato
Marisa Zariani, che ribadisce come i fatti contestati al
suo assistito siano sempre
una generica associazione a
delinquere: l’appartenenza a
una cosca della ‘ndrangheta,
con affiliati un po’ in tutta
Italia e vertice a Cinquefrondi, nella piana di Gioia Tauro,
luogo di origine di Monteleone. Ipotesi di reato che il Gip
di Verbania non aveva ritenuto sufficiente per una convalida del fermo di dicembre,
consentendone l’immediata
scarcerazione.
La decisione del giudice
Non dello stesso parere evidentemente è la procura di
Reggio Calabria, che per lui,
e altri 18 dei 67 indagati in
un’attività investigativa partita nel 2013, ha chiesto il
nuovo provvedimento accolto dal giudice reggino e portato in esecuzione la scorsa
notte. Ordinanze cautelari
che si vanno a sommare alle
29 che sono risultanza delle
convalide dei 36 fermi eseguiti a dicembre e nelle quali, appunto, non rientrava il
pizzaiolo di Domodossola.
L’accusa rivolta a Monteleo-
ne, stando a dichiarazioni di
collaboratori di giustizia, è
quella di essere un «picciotto»: sarebbe una figura «latente», che finora non avrebbe
mai agito in prima persona ma
pronta ad eseguire disposizioni se l’organizzazione criminale calabrese, dedita per lo più
al traffico di droga e armi, glielo chiedesse. «Non ci risulta
abbia svolto attività particolari né qui, né a Domodossola -
il caso
FILIPPO RUBERTÀ
VERBANIA
spiega il tenente colonnello
Vincenzo Franzese, comandante dei carabinieri di Reggio Calabria che hanno svolto
indagini durate due anni -, ma
sarebbe stato a disposizione
della cosca di Cinquefrondi»
Ogni volta che tornava in Calabria, dicono, avrebbe partecipato a riunioni del clan.
All’indomani del rilascio,
Monteleone - incensurato e
provato da una situazione che
avrebbe potuto costargli il posto in Svizzera - aveva raccontato in una conferenza stampa
come nel 2015 al paese ci fosse
tornato per un giorno soltanto
e che lì le frequentazioni erano
quelle di un comune di 6 mila
abitanti, dove ci si conosce tutti. Dalla Calabria se n’era andato negli Anni Novanta in
cerca di lavoro. Dopo un periodo in Germania arrivò a Domodossola, dove risiedevano
altri parenti e dove abitano
due fratelli e la madre, per poi
mettere su famiglia, che mantiene col lavoro di pizzaiolo
frontaliere a Briga.
Tribunale del Riesame
«Attendiamo l’interrogatorio
di garanzia, i cui contenuti saranno trasmessi al Gip di Reggio Calabria che si esprimerà
sulla conferma o meno della
misura cautelare, ma contestualmente - annuncia l’avvocato Zariani - impugniamo il
provvedimento pronti a rivolgerci al tribunale del riesame,
perché i presupposti sono gli
stessi che la magistratura verbanese aveva già ritenuto inconsistenti».
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Aperte le buste, il sindaco: “Ma per adesso non si vende”
perte le buste con le
offerte per l’acquisto
del negozio di palazzo
Pretorio a Intra. E il Pd si arrabbia col sindaco, ma Silvia
Marchionini risponde che è
corretto così e per il momento non ci sarà la vendita.
Sempre più intricata la vicenda che riguarda l’alienazione, da parte del Comune,
dei vani che in passato avevano ospitato la «casa della
gomma». Dopo la decisione
di aprire l’asta, il sindaco, Silvia Marchionini aveva acconsentito al congelamento delle
buste fino al 30 aprile per verificare la possibilità di rea-
A
lizzare un progetto complessivo di fruibilità dell’edificio,
coinvolgendo le associazioni di
categoria dei commercianti,
gli investitori privati e il museo
del Paesaggio.
Le buste, invece, dopo la
scadenza di lunedì, sono state
aperte e l’aggiudicazione è andata a un privato che ha offerto 210 mila euro, 29 mila euro
in più rispetto alla cifra di partenza che era stata fissata in
181 mila euro. Dopo la rivelazione, ieri, grande delusione
nel Pd che si era adoperato per
far recedere dalla vendita il
sindaco. «Noi - spiega il capo-
DANILO DONADIO
Le vetrine del negozio di piazza Ranzoni a Intra
gruppo in Consiglio comunale
Davide Lo Duca - siamo per
un’alternativa a quella alienazione. Non esiste urgenza di
vendere e pertanto, trattandosi di un palazzo strategico dentro la città, vogliamo che si faccia un progetto condiviso. Se
non è più possibile il sindaco ci
deve spiegare perché. Oppure
trovi un atto amministrativo
per poter tornare indietro».
Altrimenti il Pd che farà? Lo
Duca non vuol sentire parlare
di marce indietro: «Sono sicuro che il sindaco troverà le modalità». L’apertura delle buste
infiamma la Lega Nord che pa-
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