Adesso marceremo su Torino per salvare il nostro ospedale

Download Report

Transcript Adesso marceremo su Torino per salvare il nostro ospedale

AL
LA STAMPA
GIOVEDÌ 31 DICEMBRE 2015
Acqui e Ovada .53
.
il caso
DANIELE PRATO
ACQUI
i vocifera che a Torino,
nei corridoi della Regione, l’eco della manifestazione di Acqui contro i tagli all’ospedale, con quasi tremila
persone in corteo, sia arrivata
forte e chiara. Ieri, però, con
l’assessore alla Sanità Antonio Saitta fuori per qualche
giorno di vacanza, dal parlamentino piemontese non ci
sono state repliche alle gragnola di accuse - la principale,
quella di aver smantellato i
servizi salvavita senza mai
accettare le richieste di confronto del territorio - lanciate
da cittadini, associazioni, politici e da 44 sindaci dell’Acquese e dell’Astigiano.
S
«Non ci fermeremo»
E così, per evitare che nel silenzio delle feste il grido della
città e del suo hinterland finisca per essere presto dimenticato, il sindaco di Acqui, Enrico Bertero, annuncia che la
protesta presto potrebbe
sbarcare proprio a Torino, fin
sotto gli uffici di Chiamparino
e Saitta. «L’abbiamo detto forte e chiaro a chi, l’altra mattina, ha sfilato con noi: non ci
fermeremo - ribadisce Bertero -. Se la Asl e la Regione continueranno a fare orecchie da
mercante alle richieste di dialogo di un territorio di 42 mila
abitanti, sceso in piazza per
opporsi allo smantellamento
del suo ospedale, allora affitteremo i pullman per portare
la gente a protestare a Torino,
di fronte alla Regione».
Il corteo
L’altra
mattina
erano oltre
tremila
gli acquesi
che hanno
marciato
in corteo
per difendere
il loro
ospedale
“Adesso marceremo su Torino
per salvare il nostro ospedale”
Dopo la protesta dei 3000 acquesi il sindaco Bertero alza il tiro
breve si attende il ridimensionamento della Cardiologia - ora
sono Comuni e cittadini a dare
l’ultimatum all’amministrazione regionale e all’azienda sanitaria: ci ascoltino o ci troveranno a protestare sotto le loro finestre. Anche il M5S del consigliere regionale Mighetti propone di spostare l’asse della
protesta su Torino: «Il corteo
ha aggregato il fronte del no ai
tagli ma fermarsi sarebbe sbagliato: seguendo l’esempio di un
nostro attivista acquese, sommergiamo gli uffici regionali
con formali messe in mora per
le lesioni del diritto alla salute
derivanti dal declassamento
dell’ospedale”».
La versione dei «Dem»
E mentre da più parti si attacca
il Pd che guida la Regione, ritenuto responsabile dello stato
attuale, i Democratici di zona
prendono posizione. «La politica rifletta sugli effetti del riordino sanitario in provincia - dicono il consigliere regionale Ottria e il senatore Fornaro, presenti al corteo -. L’Asl si confronti evitando inutili rigidità».
In attesa del Tar
Insomma, di fronte al conto
alla rovescia per l’entrata in
vigore dei tagli - il sindaco ha
inviato a Asl e Regione una
doppia diffida a muoversi finché il Tar non si pronuncerà
sul ricorso dei sindaci ma a
c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
RASSICURAZIONI DAL COMUNE: «LA BUROCRAZIA NON SARÀ UN OSTACOLO»
Ovada e la promessa di Capodanno
“Le nuove Aie pronte entro gennaio”
«Faremo di tutto, nel rispetto
dei tempi tecnici, perché gli
spazi pubblici delle nuove Aie
possano essere aperti quanto
prima». Questa la promessa
di Capodanno del sindaco di
Ovada, Paolo Lantero, che di
fronte alla notizia della fine
prossima dei lavori di recupero del rione nel cuore del centro storico, rassicura chi teme
che la burocrazia possa causare nuovi stop. La società Aie
srl, che sta portando l’intervento a conclusione, nei giorni
scorsi ha annunciato che vie e
piazze saranno terminate, salvo sgambetti del maltempo,
entro il mese di gennaio e che,
a quel punto, sarà il Comune a
giocare un ruolo chiave perché possano essere aperte e
restituite alla città.
tiamo che le aree siano finite,
poi procederemo con i passi necessari ad acquisirle. Le Aie sono un tassello fondamentale
per la vivibilità del centro».
Anche 60 stalli pubblici
Timori per la burocrazia
Sarà l’ente pubblico, infatti,
una volta che il cantiere sarà
chiuso, a dover procedere con
l’acquisizione formale - senza
oneri per le sue tasche - dei
nuovi spazi. E in molti, in questi giorni, si sono chiesti se ora
che il maxi intervento, durato
circa un decennio tra continui
«stop and go», è giunto alla fine, non saranno i tempi elefantiaci della burocrazia co-
Rassegna del 31.12.15.pdf
Via GIlardini a Ovada: a sinistra le nuove Aie, a destra il degrado
munale a rappresentare l’ennesima doccia fredda sulle aspettative della città. «No - assicura
il sindaco, che in passato è stato
anche assessore all’Urbanistica e ha seguito gran parte del
“caso” Aie -. È nostro massimo
interesse fare in modo che tutto
si svolga nel modo più celere
possibile. Compatibilmente con
i tempi tecnici legati ai collaudi
delle opere, si intende. Aspet-
A finire nelle mani del Comune
non saranno solo vicoli e piazzette ma pure una sessantina di
parcheggi pubblici, che aumenteranno di parecchio la disponibilità di stalli in centro: «Anche
per quelli, che come da accordi
ci verranno consegnati a grezzo, siamo preparati. Nel 2016 ci
saranno le risorse per completarli e aprirli». Ora agli ovadesi
non resta che aspettare: che il
cantiere, per quanto riguarda
gli spazi pubblici, si chiuda nei
tempi annunciati e che il Comune mantenga la promessa di
non trascinare all’infinito i passaggi per l’acquisizione delle
aree.
Intanto, resta irrisolto il problema del degrado di via Gilardini, che rappresenterà il principale varco d’accesso alle Aie:
da un lato il nuovo rione, dall’altro le facciate sbrecciate,
l’asfalto malconcio, i lampioni
vecchi di decenni. Al momento,
in cantiere, non c’è nessun piano di riqualificazione.
[D.P.]
pagina 31
c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
La recente apertura della Porta Santa al santuario di Molare
SARÀ APERTA DOMANI DAL VESCOVO A MORNESE
Una Porta Santa nella chiesa
della fondatrice delle salesiane
Il vescovo della diocesi di Acqui Terme, monsignor Pier
Giorgio Micchiardi, domani
aprirà la Porta Santa nel santuario di Santa Maria Domenica Mazzarello, a Mornese,
dove è la sede delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice. La
chiesa dell’Ovadese è stata
infatti scelta come chiesa
giubilare per l’Anno santo
della misericordia nella diocesi acquese.
La cerimonia è in programma alle 15,15 con la celebrazione presieduta dal vescovo. «La Porta Santa –
spiegano da Mornese - sarà
riconoscibile per la presenza
della bellissima immagine
del Giubileo opera di padre
Marko Rupnik dove è rappresentato Gesù che si carica sulle spalle come un agnello impaurito l’uomo sofferente». La
cerimonia sarà anche l’occasione per conoscere tutti le cerimonie programmate nel
2016 al santuario grazie al depliant distribuito nella chiesa.
Fino al 13 novembre 2016 sarà possibile ottenere l’indulgenza plenaria.
Ad Acqui è già attiva la Porta Santa della cattedrale, inoltre il vescovo ha aperto la scorsa settimana la Porta Santa
del santuario di Nostra Signora delle Rocche a Molare. [G. C.]
c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Sanità Socio-Assistenziale
AT
LA STAMPA
GIOVEDÌ 31 DICEMBRE 2015
“Quello non sarà un ospedale
ma una grande Casa della salute”
Il sindaco di Calosso : A questa valle serviva un servizio diverso
Intervista
RICCARDO COLETTI
CALOSSO
iuseppe Ugonia, medico
e sindaco di Calosso,
proprio non riesce a festeggiare per la notizia circolata in questi giorni sulla possibile riapertura del cantiere per
l’ex ospedale della Valle Belbo.
«Basta usare la parola ospedale. È fuorviante, prende in
giro i 40 mila abitanti delle Valle Belbo. Quello sarà un presidio di territorio cosa ben diversa da ciò che era stato pensato
nel 2008».
G
Cosa non le piace del nuovo
progetto?
Sindaco
e medico
Giuseppe
Ugonia
«Non voglio dire tutto, ma quasi. Partiamo dal presupposto
che si spenderanno male più di
40 milioni di euro. Questa valle,
e tutta la provincia, hanno bisogno di altro. Non certo di un
poliambulatorio faraonico che
non fa altro che offrire servizi
sanitari da Casa della Salute».
Ci può spiegare meglio?
«Il punto di primo intervento
potrebbe essere gestito dai
medici di base. I 12 posti letto
dell’hospice avevano ben più
senso dentro al Massaja che a
Nizza Monferrato ed i posti letto di continuità assistenziale si
Il cantiere del futuro ospedale della valle Belbo
potevano ricavare all’interno
delle Case della Salute o nelle
strutture di lungodegenza come le case di riposo».
Quindi l’offerta sanitaria sarà
inadeguata rispetto alle necessità?
«Sì. Questa provincia aveva bisogno di un ospedale a supporto di quelli di Asti. Una struttura dove si potessero programmare interventi di chirurgia
semplice o visite ambulatoriali
utili. Ci sono specialità come
ad esempio la colecisti che al
Massaja hanno una lista d’attesa di 12 mesi. Se il Valle Belbo
fosse un ospedale i tempi d’attesa si ridurrebbero di molto».
Altre criticità?
«Quelle finanziarie. Proprio
faccio fatica a credere che un
privato metta 18 milioni di euro. E se ben lo facesse gli conce-
INTERVENTO
“Mettiamo Asti al centro
di un quadrante con Alba e Chieri”
ondivido nella sostanza diverse cose scritte
nella sua lettera dal
dottor Marasso, specialmente sul ruolo dei medici, da
tempo ormai non molto considerato e sicuramente assai
poco rilevante circa l’orientamento delle varie politiche
aziendali, le quali invece richiedono proprio alla classe
medica l’interpretazione di
esse più puntuale e significativa. Ma questo è un problema che esiste in tutta la realtà del Paese. Mi permetto allora di ribadire per ciò che riguarda il ruolo dell’ospedale
di Asti, quanto come Commissione Sanità del Pd proponemmo lo scorso anno,
non appena reso noto il Piano
Regionale che mobilitò tutte
le istituzioni cittadine (compresa la Diocesi) a difesa del
Cardinal Massaia: ridisegnare la geografia sanitaria del
Piemonte meridionale, ponendo Asti come centro e riferimento di un nuovo quadrante, di un territorio cioè
che comprenda il Chierese
da un lato e l’albese/braidese
dall’altro; un’utenza che già
di fatto, anche a motivo di distanze più accessibili, afferisce ai servizi diagnostici e di
cura del nostro ospedale cittadino. So bene che un tale
discorso non si improvvisa,
ed è facile immaginare le difficoltà e gli ostacoli che potranno sorgere; pure ritengo
che un lavoro paziente e continuo, non solo a livello politi-
C
Rassegna del 31.12.15.pdf
co locale, ma anche come classe medica nel suo insieme
(ospedalieri e medici di base e
del territorio…e sarebbe già
una conquista), potrebbe dare
in un medio periodo frutti importanti, ri-valorizzando il
ruolo del nostro nosocomio.
Non condivido però al riguar-
L’interno del Massaja
do le motivazioni addotte dal
dottor Marasso circa il rischio
di declassamento dell’A zienda
Ospedaliera astigiana, la volontà cioè, a suo dire, di “qualche potere occulto che ha temuto di essere toccato nel proprio prestigio e nei propri interessi”…Non so se il riferimento
sia all’ASO di Alessandria,
centro dell’attuale quadrante
di sud-est; io lavoro presso il
“SS. Antonio e Biagio” (non sono l’unico medico astigiano peraltro) e posso dire con certezza che la presenza di Strutture
Operative valenti ed efficaci
nel “Cardinal Massaia” non ha
mai costituito “un problema”,
deremmo una convenzione
trentennale. Nemmeno nel più
piccolo dei Comuni si firmano
convenzioni per periodi superiori ai 5 anni. Faccio fatica a
credere che ci sarà la fila di investitori».
Come si è arrivati a questo punto?
«Credo che lo si dovrebbe chiedere a persone come Robino,
l’ex direttore dell’Asl o alla
Bresso e alla sua assessore alla
Sanità Artesio. Sono loro che
hanno progettato un ospedale
che a distanza di anni non ha le
coperture finanziarie per diventare tale. A questo punto
era meglio investire 40 milioni
di euro in strade o nel contenimento dei rischi idrogeologici
invece che in una Casa della
Salute faraonica».
c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Asti e provincia .45
.
DOCUMENTO DI FORZA ITALIA
“Sanità, non c’è un vero piano
Il Massaja rischia di impoverirsi”
Forza Italia è molto critica sul
Pat (piano di azione territoriale) votato dall’assemblea
dei sindaci dell’Asl. Nel documento approvato dall’assisa
dei primi cittadini, presieduta
da Flavio Pesce, si traccia il
sentiero della sanità astigiana
passando per le strutture
ospedalieri, i presidi sanitari e
la continuità assistenziale sia
domiciliare che ospedaliera.
«Sulla sanità manca una visione strategica definita – dichiara il coordinatore provinciale di Forza Italia Ercole
Zuccaro – e che non si sono
coinvolti in modo adeguato i
sindaci nella programmazione territoriale distrettuale. La
Regione aveva assicurato il loro pieno coinvolgimento, ma è
mancato il confronto e i primi
cittadini si sono trovati ad approvare il piano senza la possibilità di poter discutere scelte socio sanitarie che impattano in modo fondamentale sulla qualità della vita della popolazione».
Restano i timori di depotenziamento del Cardinal
Massaja. La consigliere Angela Quaglia, che un anno fa aveva raccolto più di 36 mila firma a difesa dell’ospedale di
Asti punta il dito contro i consiglieri del Pd della provincia.
«Ad Acqui, a difesa del locale
ospedale, sono scesi in campo
i consiglieri regionali del territorio e anche il segretario
regionale del partito democratico, mentre ad Asti le voci
del territorio e degli amministratori pare che non vengano
ascoltate».
Scendendo da Asti verso la
Marco
Gabusi
Ercole
Zuccaro
Angela
Quaglia
Valle Belbo Forza Italia passa
alla lente d’ingrandimento anche il piano per l’ex ospedale
della Valle Belbo. «Onestamente non capisco i toni trionfalistici di queste ore. I soldi ad oggi
non ci sono. Al massimo c’è un
progetto per reperire le risorse» dice Marco Gabusi, sindaco
di Canelli e presidente della
Provincia. «Mancano 28 milioni
di euro. Dieci arriveranno da un
mutuo che la Regione non ha
ancora autorizzato e 18 da un
privato che non è stato ancora
individuato». Se il finanziamento pubblico può avere un canale
facilitato – l’Asl di Asti nel 2016
chiuderà il finanziamento aperto per il Massaja e scadrà il
commissariamento della sanità
piemontese – l’individuazione
di un partner privato può avere
i suoi intoppi. «I posti letto dell’hospice e della continuità assistenziale possono garantire circa 2,8 milioni di euro lordi l’anno – annota il sindaco di Canelli
– Impensabile che chi arrivi abbia 18 milioni contanti quindi il
muto di 15 anni costerebbe circa 1,7 milioni l’anno. Altra uscita
del privato sarebbe quella del
personale che dovrebbe quotarsi a 900 mila euro. Chi investirebbe una cifra così alta per
un utile, lordo, così basso? Circa
300 mila euro l’anno».
Insomma la partita presidio
sanitario di Nizza, e della Valle
Belbo, non è conclusa. Da un lato un piano finanziario che deve
ancora essere tradotto in atti
concreti dall’altro i dubbi sui
contenuti di un presidio di territorio che deve ancora trovare
[R. CO.]
un piano esatto.
c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
nel senso che l’incremento della quantità e della qualità del
nostro lavoro non è mai venuto
meno, a dimostrazione del fatto che se si lavora “bene”, anche a 35 Km di distanza, non ci
si danneggia, ma si cresce vicendevolmente. Del resto (solo
per citarne alcune, scusandomi di qualche dimenticanza involontaria) sappiamo che diverse “eccellenze” riescono da
sempre a convivere tra Asti ed
Alessandria: le SOC di Ostetricia e Ginecologia, le Cardiologie, le Chirurgie Vascolari, le
Diabetologie, le Oncologie e
Radioterapie,
le stesse Malattie Infettive…Non penso quindi che
la causa “ipotizzata” dal
dottor Mara s s o
sia
“A l e s s a n dria”. Penso
invece sia il
momento di
rilanciare
una volta per
tutte il rapporto ospedale/territorio, per offrire ai
cittadini servizi più capillari
ed efficaci. Fare del territorio
un “filtro” adeguato vuol dire
anche poter ripensare l’ospedale come luogo di cura per gli
“acuti” e per i “follow up diagnostico-terapeutici per le patologie complesse; il “territorio”può e deve avere in questo
un ruolo determinante nella
gestione dei pazienti anche a
domicilio, in stretto rapporto
con l’ospedale. Credoche questa sia la via da percorrere.
Dott. Giovanni Amendola
Referente Commissione Sanità del
Pd di Asti c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
pagina 32
Sanità Socio-Assistenziale