Cima Lancia, scivola e muore «Si è spento

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Transcript Cima Lancia, scivola e muore «Si è spento

Trento
14 martedì 29 dicembre 2015
Incredibile disgrazia sulla
montagna sopra il suo garnì
a Pinzolo: partito in mattinata,
era sulla cima alle undici e
salutava i figli in basso che
lo guardavano con il binocolo
l'Adige
LA SCIAGURA
«Sono di ritorno alle 12 e
mezza» le sue ultime parole,
poi il silenzio: lo hanno cercato
i figli che poi hanno allertato
il Soccorso Alpino, è stato
trovato alle 19 in un canalone
Cima Lancia, scivola e muore
Martino Maffei, albergatore ed ex capo del Soccorso Alpino
GIGI ZOPPELLO
Era partito al mattino dal suo
garnì Maffei a Pinzolo, per un
giro nelle sue montagne. Alpinista esperto, per 15 anni capo del Soccorso Alpino, Martino Maffei, 48 anni, non aveva
bisogno di consigli. Ed era uno
prudente di natura. È morto
per una fatale scivolata sotto
la cima Lancia, dirimpetto al
Brenta, sotto la Presanella. Lo
hanno ritrovato i figli accorsi
sul posto con le squadre di soccorso, ieri sera intorno alle 19,
dopo che aveva fatto perdere
le sue tracce durante la discesa solitaria dalla vetta.
Tradito dal terreno duro
e gelato, è precipitato
per oltre 150 metri ed
è sicuramente morto sul
colpo. La salma portata
a spalle è arrivata a valle
ieri notte dopo le 23
La giornata di ieri era magnifica, con il cielo azzurro e un sole quasi estivo, temperatura
magnifica grazie all’inversione
termica. In alto, neanche un filo di neve, ma il terreno duro
per le temperature notturne.
Martino Maffei la cima Lancia
l’aveva salita centinaia di volte, era il suo allenamento, quasi una passeggiata per un uomo che aveva all’attivo ogni genere di avventura in alta quota, su neve, ghiaccio e roccia.
Ieri è partito da solo incamminandosi verso il bvacco Casina Massimo Nella, poi su sulla
vetta dove è arrivato presto,
intorno alle undici. Giusto il
tempo di arrivare, contemplare il magnifico panorama tutto intorno, che spazia dall’Adamello al Brenta. Maffei aveva
telefonato al figlio Edoardo in
albergo, per dire che era giunto in cima, e che andava tutto
bene.
Maffei aveva salutato i figli invitandoli a guardare sulla cima
con il binocolo. Si era sbracciato, si erano salutati. Poi l’arrivederci: «Mangio qualcosa e
poi torno a valle, sono giù per
le dodici e mezza» sono state
le sue ultime parole.
Alcune ore dopo, però, al gar-
nì non lo avevano ancora visto
rientrare, e la cosa è sembrata subito strana per uno come
lui, sempre preciso e metodico. Prima si è pensato che
avesse allungato il giro, come
faceva qualche volta. Ma poi
ai figli ed alla moglie è sembrato strano che non rispondesse più al cellulare, ed hanno iniziato a preoccuparsi. La speranza era che avesse avuto un
infortunio in una zona dove la
rete del cellulare non prendeva.
La ricerca si è fatta spasmodica con l’avvicinarsi dell’oscurità: i figli sono saliti fin dove
hanno potuto. Alle 17 hanno
allertato il Soccorso Alpino di
Pinzolo, che è partito alla ricerca guidato da Adriano Alimonta e con una ventina di uomini. Con loro, si sono attivati i carabinieri della stazione di
Carisolo, con il maresciallo Calabrò.
Il corpo di Maffei purtroppo è
stato trovato intorno alle 19 in
un profondo canalone sotto la
Pala della cima Lancia, morto
sul colpo per le gravissime ferite riportate. È sicuramente
scivolato sull’erba, precipitando per oltre 150 metri. Nella zona, come hanno riferito i soccorritori, neanche un filo di neve ma il terreno comunque duro dal freddo, e l’erba alta e scivolosa lungo il sentiero che
sotto la cima fa un lungo traverso in costa, sempre insidioso perchè a picco su canaloni
vertiginosi.
Lunga e difficile l’opera di recupero: gli uomini del Soccorso alpino hanno trasportato la
salma a valle, necessariamente in spalla, dove sono giunti
dopo le 23 di ieri sera. Il corpo
dello sfortunato alpinista è stato composto nella camera mortuaria, in attesa degli adempimenti di rito.
Ora scatta la burocrazia come
sempre in questi casi: anche
se la dinamica è molto chiara
e Maffei era in quella zona da
solo. Per sapere la data delle
esequie, toccherà aspettare il
nulla osta del magistrato di turno dal Tribunale di Trento, dopo che avrà ricevuto la relazione dei carabinieri sull’accaduto.
Da ieri sera, intanto, in valle si
è diffusa la notizia che ha creato una vasta eco e cordoglio.
Al Garnì, ieri sera, in molti - ancora increduli - si sono fermati a portare una parola di conforto ai familiari.
GLI AMICI.
PRESANELLA
CIMA LANCIA
VAL DI GENOVA
CARISOLO
Sopra: cima Lancia, proprio
sopra Carisolo, con la sua
posizione all’imbocco della
val di Genova. A sinistra
Martino Maffei in una bella
fotografia. Sotto, durante
una festa del Soccorso
Alpino di Pinzolo quando ne
era ancora il capo.
A destra: cima Lancia con
la croce e il panorama (foto
Alessandro Ghezzer,
girovagandoinmontagna.it)
Dal sindaco ad Antonio Caola: «Grave perdita per tutti, uno come lui è insostituibile»
La comunità di Pinzolo sconvolta e attonita
ALBERTA VOLTOLINI
Cereghini: «Ha sempre avuto
una grande attenzione per la
sua terra e per la sua
famiglia». Luciano Caola:
«Uomo di punta del Soccorso
Alpino». Per hobby allevava
galline e capre a Caderzone
Incredulità. È questa la prima reazione
colta ieri sera dalle parole della gente
di Pinzolo alla notizia della morte improvvisa di Martino Maffei avvenuta su
una montagna, la Cima Lancia all’imbocco della Val Genova, che non solo
ammirava tutte le mattine dalla sua casa e dal suo garnì all’ingresso nord di
Pinzolo, ma che conosceva bene, anzi
benissimo, in ogni sentiero di salita e
di discesa. Quante volte, prima di ieri,
avrà raggiunto quela vetta? Tante, tantissime. Eppure il destino ineluttabile
ha interrotto il suo passo sicuro proprio in uno dei luoghi a lui più familiari.
Chi, a Pinzolo, non lo conosceva Martino Maffei? In pochi, pochissimi, lui che
al suo paese era attaccato come non
mai. Presente con le osservazioni criti-
che e le segnalazioni delle cose che non
andavano bene e nello stesso tempo generoso e altruista. È stato uno dei fondatori dell’Associazione volontari Soccorso trasporto infermi e per anni ha
fatto parte del Soccorso alpino di Pinzolo di cui è stato anche capo-stazione
all’inizio degli anni Duemila. Grande appassionato di montagna e anche di
sport, in sella alla sua mountain bike è
stato uno degli atleti della «24ore Val
Rendena» con più partecipazioni all’attivo.
«Vedevo Martino tutte le mattine - racconta Antonio Caola, commerciante di
Pinzolo e già presidente del Parco naturale Adamello Brenta - perché tutti i
giorni mi portava le uova fresche delle
sue galline che insieme ad alcune capre teneva per hobby a Caderzone Terme. Proprio domenica mi aveva detto
che l’indomani sarebbe andato a fare
un giro sulla Cima Lancia. Poi, nel tar-
do pomeriggio di ieri, le prime voci che
Martino non si trovava e le luci dei soccorsi che si sono accese sul versante
della montagna alla sua ricerca. Era un
amico. Insieme a me e ad altri aveva fondato il gruppo di volontari per il trasporto in ambulanza di Pinzolo ed era
stato anche capo-stazione del Soccorso alpino. Conosceva la montagna a menadito e si interessava molto a Pinzolo. Al nostro paese ha dato veramente
tanto».
Luciano Caola, capo-stazione del Soccorso alpino dal 1989 al 2000, con Martino ha condiviso tanti anni di volontariato attivo. «Era una persona preparata e valida - afferma Caola - sulla quale
si faceva molto affidamento. Era disponibili e su di lui si poteva contare, sempre. Negli anni in cui ho coordinato il
gruppo del Soccorso alpino è stato l’uomo di punta». Scosso per l’accaduto anche il sindaco di Pinzolo Michele Cere-
ghini: «Ha sempre avuto un’attenzione
grande nei confronti del territorio - dice il primo cittadino - oltre che per la
sua famiglia e i figli che ha sempre seguito con grande dedizione, anche nelle attività sportive. Una persona così,
a Pinzolo, non la ricostruisci più». E intanto, sovviene alla memoria la data infausta del 28 dicembre di tre anni fa
quando se ne andò il piccolo Silvano
Cereghini investito accidentalmente da
un escavatore in movimento.
Infine Roberto Failoni, albergatore dirimpettaio del Garnì Maffei gestito da
Martino e dalla moglie, anche consigliere in Comune e assessore al turismo in
Comunità di Valle. «Ho collaborato tante volte con Martino - dice Failoni - che
era molto attivo e attento alle vicende
paesane. Quando c’era qualcosa che
non andava te lo diceva, te lo segnalava». Ed era questo il suo modo per contribuire alla vita di Pinzolo.