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49
Corriere della Sera Martedì 9 Dicembre 2014

Risponde Sergio Romano
I COLONIALISMI CATTIVI
E QUELLI DAL VOLTO BUONO
di Paolo Di Stefano
Quando l’editoria
investiva sul futuro
LETTERE
AL CORRIERE
UNIONE EUROPEA
Riforme della Germania
Caro Romano, nel suo ultimo
libro, Helmut Kohl accusa
Gerhard Schröder di essere
stato il responsabile della crisi
che attraversa l’Ue. E ricorda
che la Germania, nel 2003
guidata da Schröder, superò i
parametri di Maastricht,
presentando un bilancio con
un debito dell’82% rispetto al
Pil, infischiandosene quindi
dei patti di stabilità e delle
norme di bilancio. Perché oggi
la Germania si irrigidisce,
predica e pretende rigore e
austerità, anziché essere
riconoscente verso quei Paesi
(che non si opposero nel 2003,
Italia compresa!) che chiedono
all’Ue una certa flessibilità per
rientrare con maggior tempo
nei parametri di Maastricht?
Giovannino Gliozzi
Reggio Calabria
Schröder chiese un trattamento di favore, ma fece le riforme di cui la Germania aveva
bisogno. Se in questi ultimi anni avessimo fatto altrettanto, i
nostri partner sarebbero meno
scettici e meglio disposti.
Durante il suo recente viaggio di Stato in
Algeria, il presidente Hollande si è scusato
pubblicamente per i 162 anni di colonialismo
imposti dalla Francia a quel Paese. I
conservatori francesi l’hanno aspramente
criticato, facendo notare che vi è un’importante
differenza tra la «colonizzazione» (positiva) e
il «colonialismo» (negativo, avente come
obiettivo solo lo sfruttamento del Paese
occupato). Secondo loro, la Francia ha sempre
condotto, nell’ambito del suo impero coloniale,
un’azione «colonizzatrice» che ha avuto solo
dei riscontri positivi. Lei è d’accordo con
queste tesi?
Franco Cosulich , Milano
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
[email protected]
www.corriere.it
[email protected]
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
La deputata
Giulia Sarti: si
discuta sulla
opportunità di
togliere il nome
di Grillo dal
simbolo dei 5
Stelle. Ha
ragione?
Risposte alle
19 di ieri
Come mai non si parla piu dei
due marò? Sono stati ormai
abbandonati?
Sì
Gianni Oneto
32%
No
Dopo il taglio del rating da
parte di S&P, appare ancora
più chiaro come ai mercati
non basti tagliare qua e là le
tasse. Occorre invece usare
ogni risorsa per gli
investimenti tagliando in
modo deciso la spesa
pubblica. Ma questo sarà mai
chiaro a Renzi e a Padoan?
Gianluigi Melesi
[email protected]
uno «scatolone di sabbia». In alcuni casi, invece,
le ricchezze naturali esistevano e contribuirono
ad arricchire le maggiori potenze coloniali.
Il terzo colonialismo era legato al concetto di
«missione nazionale». La grandezza di uno Stato dipendeva anche dal modo in cui i suoi cittadini avrebbero portato con sé, attraverso il mondo, «il fardello dell’uomo bianco» come furono
definiti, in una celebre poesia che Rudyard Kipling scrisse nel 1899, i principi della civiltà, i valori della fede cristiana, il futuro del progresso
tecnico e scientifico. Non comprenderemo mai
il fenomeno coloniale se non terremo conto del
grande numero di uomini e di donne, nelle amministrazioni pubbliche e nelle associazioni private, che si dedicarono alle popolazioni indigene, soprattutto in Africa. Oggi ricordiamo principalmente le vessazioni, le angherie, la tratta
degli schiavi, lo sfruttamento delle miniere e
delle grandi piantagioni. Ma il nostro sguardo
sarebbe parziale e incompleto se dimenticassimo gli insegnanti, i medici, gli educatori, i missionari.
Il quarto colonialismo, minoritario ma umanamente e storicamente alquanto interessante, è
quello dei viaggiatori, degli esploratori, dei mercanti, degli avventurieri, dei mercenari, di Livingston e del Duca degli Abruzzi, di Bottego e Cecil
Rhodes, del comandante Marchand e di Savorgnan di Brazzà. Il mondo ha bisogno anche di loro.
Un’ultima osservazione, caro Cosulich. Il colonialismo è stato quasi sempre razzista perché
sottintendeva la convinzione che l’uomo nero
fosse sempre inferiore all’uomo bianco. Ma forse occorrerà riconoscere che questo colonialismo poteva avere due volti, a seconda delle circostanze: quello della brutalità e dell’ingordigia
o, in parecchi casi, quello della carità e dell’intelligenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
68%
[email protected]
CONTRO LA CRISI
Investimenti e tagli
Caro Cosulich,
on esiste un solo colonialismo. Ne esistono almeno quattro che si sovrappongono e qualche volta si contraddicono.
Il primo è legato al concetto di potenza.
Nell’epoca degli Imperi coloniali uno Stato era
considerato potente quando la sua bandiera
sventolava su grandi territori, conquistati con il
valore delle armi, e le sue navi solcavano gli Oceani. Non tutti gli uomini di Stato erano favorevoli
all’espansione coloniale, ma anche il grande Bismarck, forse il leader politico più sapientemente realista dell’Ottocento, finì per cedere alla sirena coloniale dopo la fondazione del Secondo
Reich tedesco.
Il secondo colonialismo ha una forte componente economica. Molte operazioni coloniali furono precedute da campagne di opinione che
decantavano le ricchezze naturali delle terre lontane su cui i governi avevano messo gli occhi.
Anche la Tripolitania e la Cirenaica, prima della
conquista italiana, furono descritte come terre
prospere da cui i colonizzatori avrebbero tratto
grandi vantaggi. Ma prima del petrolio, come
disse Gaetano Salvemini, la Libia era soltanto
N
SUL WEB
SORTE DEI MARÒ
Strano silenzio
 Il piccolo fratello
La domanda
di oggi
Nonostante il
doppio ko, i
tecnici di Inter e
Milano sono
fiduciosi: i
risultati
verranno. Ci
sono ragioni
per sognare?
CORRUZIONE
Classifica delle città
POLITICI
Scandali quotidiani
Periodicamente viene stilata la
classifica delle città dove si
vive meglio. Penso che, ora
come ora, la gente gradirebbe
vedere la classifica delle città
con meno corruzione e più
trasparenza nelle spese
pubbliche. Avrebbe di che
complimentarsi e provare un
po’ di invidia...
Ci sono continue denunce di
scandali e misfatti: sembrano
le puntate di romanzi che
purtroppo non sono inventati,
ma pure e semplici verità.
Perché non stilare un elenco
dei politici che in questi ultimi
anni hanno gestito il potere,
con una sintetica storia di
come erano prima e dopo
l’esperienza (studi, famiglia,
carriera, ed evoluzione della
situazione patrimoniale)?
Alessandro Prandi
alessandro.prandi51@
gmail.com
Chissà quanto potrebbe
servire a tutti noi!
Raffaele Pighi
raffaele.pighi1946@
gmail.com
PUNIZIONI
Carcere per ladri e corrotti
È intollerabile che si parli di
politici che «sbagliano» e che
dovrebbero fare un passo
indietro. La destinazione dei
ladri, dei corrotti, eccetera è
una sola: il carcere!
Mauro Lanzavecchia, Torino
D
ue pericoli opposti incombono
quando si leggono vecchie carte
editoriali da cui emerge il mondo del
lavoro intellettuale degli anni andati. Da una
parte l’idea che il meglio sia ormai
irrimediabilmente alle spalle. Dall’altra la
tentazione, più in voga, di «rottamare»
uomini e cose e di dare libero sfogo
all’effervescenza del presente cancellando
ogni rapporto con i modelli e la tradizione.
Due recenti uscite permettono di
ripercorrere momenti e idee dell’editoria di
progetto del Dopoguerra per trarne spunti di
riflessione utili ancora oggi. Sono le lettere
di Alberto Mondadori, che fondò il
Saggiatore (Ho sognato il vostro tempo, a
cura di Damiano Scaramella, introduzione di
Luca Formenton, il Saggiatore) e le lettere di
Roberto Cerati, storico braccio destro
commerciale di Giulio Einaudi (a cura di
Mauro Bersani, Einaudi), di cui ha scritto
Corrado Stajano sul Corriere.
L’uno e l’altro hanno una strenua fiducia
nel libro come oggetto di formazione e di
guida della società, per questo combattono
quotidianamente una battaglia di resistenza
contro la «logica dei container, del
quintalaggio» (Cerati). Sono ispirati da
un’idea di armonia, secondo cui ogni libro
deve avere un respiro in rapporto al respiro
del titolo che gli sta accanto. Credono in
un’editoria che abbia «basi realmente e
decisamente commerciali, e non da
amateur» (Mondadori), ma escludono che
commercio significhi puntare solo sulle
novità e sulla quantità. Non credono che
l’editoria debba «trovare nella produzione
massificata la sola ragione della sua
esistenza» (Cerati). Sanno che «solo i grandi
libri hanno un successo non effimero»
(Mondadori) e che perciò l’investimento
editoriale è una scommessa sul futuro.
Non per questo, mancano di realismo:
Cerati non fa che dosare tirature e ristampe.
Parlano con gli autori, scrivono, propongono
di continuo. «Non basta affermare
genericamente “acquistiamo solo opere che
si vendono”, ma bisogna tracciare una
precisa politica editoriale» (Mondadori).
Studiano i modi migliori per promuovere gli
autori in cui credono ma che non sono stati
«capiti» dal mercato. E lasciano che gli altri
vadano avanti da sé. Si dirà che sia il
Saggiatore sia l’Einaudi sono finite più volte
nel baratro finanziario. È vero. Ma quanti
grandi editori hanno poi cavalcato il loro
fallimento comprandone, con grande
guadagno, autori, titoli e persino l’intero
catalogo. E l’editoria alla giornata come sta?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INTERVENTI E REPLICHE
Scuole: l’(in)cultura delle occupazioni
I docenti del Liceo Classico «Virgilio» di Roma
sono stati in questi giorni forzatamente
allontanati dall’attività didattica, a causa
dell’(in)cultura dell’occupazione, atto illegale
specie in una scuola che — come la nostra —
prevede ampie forme di partecipazione
studentesca. Fallito ogni tentativo di mediazione,
siamo colpiti dalle parole di un sottosegretario
che ne ha lodato le virtù e dai comportamenti di
alcune famiglie molto agguerrite nel sostenere,
assieme ai loro figli, una didattica alternativa, fatta
di attività ludiche occasionali e infiniti dibattiti. La
lotta alla scuola che non forma o disincarnata
dalla vita, può andare bene e in parte l’abbiamo
condivisa essendone direttamente coinvolti.
Nidasio
Attenzione però: in molti settori questa protesta
fomenta progetti volti a svincolarsi da regole e
percorsi, che sono poi le garanzie di un Paese
moderno ed efficiente, progetti che produrranno
maggiori disastri di quanti non pretendono di
sanare. Nello specifico, gli studenti che occupano
il liceo sono sordi a quanto la preside ha detto e
sta facendo per favorire quel confronto che
rivendicano, ma al quale oppongono le pessime
abitudini che si sono sostituite nel nostro Paese al
dibattito civile e democratico. Al «Virgilio» siamo
testimoni di un lavoro di ricerca e di
insegnamento che non ha paura di un confronto,
a condizione che contempli rispetto e legalità.
I docenti del Consiglio d’Istituto e le Funzioni
Irregolarità e disservizi continui
Sul Corriere del 8 dicembre ho letto l’intervento
di un lettore che si lamentava perché uno studio
medico non aveva il Pos ed è stato obbligato
a pagare in contanti. Ho sorriso tristemente,
pensando a un ente nazionale che incassa
quasi in esclusiva i bolli auto, i vari balzelli per
i trapassi delle macchine, eccetera, ma vuole
soltanto contanti anche per grandi cifre che i
bancomat erogano in più volte o in più giorni,
alla faccia dei contribuenti. Poi — leggendo le
notizie sulle altre pagine del Corriere — mi sono
consolato al pensiero che nel nostro Paese al
peggio non c’è limite...
Piero Cappelletti
Strumentali, Liceo Classico «Virgilio», Roma
Novi Ligure (Al)
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La tiratura di lunedì 8 dicembre è stata di 375.625 copie
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ISSN 1120-4982 - Certificato ADS n. 7682 del 18-12-2013
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