Il medioevo - Areté - Consulenza Filosofica

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Il Medioevo La ragione e l’orizzonte della fede

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Medioevo e fine dell’Impero

Il Medioevo dell’impero romano a partire dal V secolo e dal contemporaneo venir meno dell’autorità centrale nell’Europa occidentale. A tali fenomeni si aggiunge lo spopolamento delle città a favore delle campagne, la diminuzione della produzione di beni e degli scambi commerciali e, infine, un diffuso sentimento di insicurezza dovuto alle frequenti invasioni di popoli barbarici provenienti dall’oriente germanico e asiatico.

ha origine occidentale e dalla dissoluzione nell’Africa nord www.arete-consulenzafilosofica.it

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Alto Medioevo

• • • Il periodo medievale può essere suddiviso in tre epoche. La prima, detta altomedievale, è caratterizzata dal costituirsi dei regni barbarici e poi del Sacro Romano Impero con la sua struttura feudale.

Accanto a ciò si assiste all’affermarsi sempre più ampio dell’autorità della Chiesa cattolica facente riferimento al pontefice romano.

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La cultura nell’alto medioevo

• La cultura altomedievale si limita all’opera di conservazione e ricopiatura di testi dell’antichità greco latina ad opera dei monaci e del personale ecclesiastico, custode della tradizione culturale d’occidente. Dal IX secolo si assiste alla cosiddetta rinascenza carolingia e al fiorire della scuola palatina, alla corte dell’imperatore, il cui protagonista è Alcuino di York.

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La rinascita dopo il Mille

• Dopo il Mille l’Europa attraversa un periodo di grande fioritura e rinascita. Si assiste ad una ripresa economica, ad un nuovo fenomeno di inurbamento che coincide con l’aumento degli scambi commerciali, anche via mare. Nasce una nuova organizzazione civile incentrata sul comune. Attraverso le crociate la civiltà europea sui affaccia sul vicino e medio oriente.

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La cultura dopo il mille

• Dal punto di vista culturale dall’XI al XIII secolo vi è una grande esplosione di geni filosofici, artistici e letterari in concomitanza con la nascita e la diffusione delle istituzioni universitarie dal sec. XII.

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Il basso Medioevo (secc. XIV-XV)

• • È caratterizzato dalla lenta dissoluzione della compagine imperiale e dal contemporaneo lento affermarsi delle strutture statali (in Francia, Spagna e Inghilterra) sull’istituzione universale facente capo all’imperatore.

La cultura si allontana progressivamente dalle istituzioni ecclesiali e comincia un processo di laicizzazione che culminerà nel periodo umanistico.

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La prime scuole medievali

• • Nei primi secoli del Medioevo la cultura veniva trasmessa in ambito ecclesiastico, all’interno di istituzioni promosse dai monasteri (scuole monacali) o dai vescovati (scuole episcopali) con lo scopo di formare il clero oppure dall’imperatore stesso che si circondava di intellettuali a palazzo (scuola palatine).

Di particolare importanza è la scuola di Alcuino fiorita nell’ultimo ventennio dell’VIII secolo. Essa prevedeva tre gradi di studio: nel primo si imparavano la lettura, la scrittura e i rudimenti della Bibbia; nel grado successivo le arti del Trivio (grammatica, retorica e dialettica che attenevano allo sviluppo del discorso e alle regole della comunicazione e del pensiero) e del Quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica). In ultimo, a completamento dell’istruzione della persona si approfondiva la lettura e l’interpretazione della Sacra Scrittura.

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Le università

• Erano CORPORAZIONI cioè associazioni di insegnanti e studenti, aperte a persone di ogni condizione sociale, che si riuniscono per approfondire le materie di studio e dibattere le questioni più difficili e controverse. La Chiesa favorisce l’autonomia delle università e la nascita di un ceto di maestri, anche laici, che assieme compiono un percorso di studio in modo libero e dialettico sulle materie del Trivio e del Quadrivio.

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Le lezioni e le loro fasi

• • Le lezioni si svolgono attraverso le seguenti tappe: La lectio: lettura e commento di un testo (generalmente la Scritture o testi dei Padri della Chiesa, oppure ancora, più tardi il Liber Sententiarum di Pier Lombardo - 1100-1160 – che raccoglieva e giustapponeva affermazioni dei padri anche apparentemente contraddittorie). Da questa fase nascono le trascrizioni che danno vita ai commentarii, un genere letterario molto diffuso nel Medioevo.

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La disputatio

• • È la discussione su una quaestio (un argomento) attuata analizzando i pro e i contro prima ad opera degli studenti e poi dei maestri. Dalla trascrizione delle disputationes nasce un altro genere letterario: le quaestiones disputatae su temi particolari (Quaestio de…) oppure i Quodlibetales su qualsiasi argomento.

Nella disputatio di definivano anche i ruoli e tutti gli studenti ad ogni grado accademico dovevano sostenere una disputatio che ne sanciva l’abilità di discussione e la profondità degli studi.

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Autorità e originalità

• I temi più rilevanti avevano sempre un carattere religioso. Nelle discussioni era importante la capacità di citazione e interpretazione delle auctoritates (Sacre Scritture, documenti conciliari, padri della Chiesa) sulle quali il ragionamento poteva trovare un fondamento condiviso. Il ricorso alle autorità e il rifiuto assoluto della novità e dell’originalità (tutti gli autori medievali vogliono sempre rassicurare il lettore dicendo che non intendono assolutamente dire cose nuove od originali) non impedivano alla ragione di spaziare liberamente nella lettura dei testi e nella discussione delle quaestiones. Ci si trova quindi di fronte al paradosso per cui proprio laddove gli autori medievali raggiungono un notevole livello di autonomia e sorprendente audacia argomentativa, questi stessi autori affermano di non proporsi in nessun modo tale scopo, ma di voler capire gli argomenti dibattuti con umile riferimento a testi e personalità unanimemente riconosciuti come normativi.

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La fede e la ragione

• Sempre, negli autori fondamentali della filosofia medievale, lo sfondo delle discussioni e delle le elaborazioni teoretiche è quello di una preventiva presa di posizione circa la problematica del rapporto tra ragione e fede. Si tratta di capire se tra queste due fonti del discorso vero (la fede e/o la ragione come riferimento che misura la verità delle proprie affermazioni) vi sia armonia o conflitto e, nel caso di un possibile conflitto, quali delle due fonti sia da privilegiare.

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Una periodizzazione

• • Senza pretesa di assoluta esaustività, si può periodizzare la trattazione della tematica all’interno della filosofia delle scholae e delle università (che viene chiamata pertanto filosofia scolastica, una sorta di sinonimo di filosofia medievale).

Nella prima fase del pensiero medievale (alta scolastica fino al IX secolo), lo stesso uso della filosofia per indagare i principali misteri del cristianesimo nello stile che era stato dei padri della Chiesa, cioè delle grandi personalità che avevano contribuito al formarsi della dottrina cattolica sancita via via dai concili , induce gli autori a ritenere pressoché indubitabile l’armonia di fede e ragione, laddove la fede indica le verità principali in cui l’uomo deve credere per ottenere la salvezza e la ragione le indaga cercando di spiegarle, specificarle e illuminarle.

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La scolastica

• Nella scolastica propriamente detta, tra 1100 e 1300 vi è un approfondimento della questione e la definizione di un preciso rapporto gerarchico tra la ragione e la fede. Qui la filosofia diviene ancilla theologiae (serva della teologia, secondo un’espressione di Tommaso Dio nel piano della creazione.

d’Aquino), ma guadagna anche un relativo spazio di autonomia nelle questioni non direttamente attinenti a temi teologici, le questioni cioè che riguardano le realtà creaturali autonome perché così volute da www.arete-consulenzafilosofica.it

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La tarda scolastica

• Dopo il 1300 la ragione si separa dalla fede e ne viene sancita la sostanziale incapacità di offrire un quadro esaustivo dei misteri della religione cristiana. I contenuti religiosi vanno pertanto creduti con un atto più volitivo che conoscitivo (cfr. Duns Scoto e Ockham). La ragione esprime una certa presa sulla realtà creata senza però garantire assoluta affidabilità. La sua limitatezza, lungi dallo sfavorire l’atto di fede, lo rende necessario e improcrastinabile se si vuole dare una direzione positiva all’esistenza umana.

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