31/12/2016 - studio ducoli

Download Report

Transcript 31/12/2016 - studio ducoli

11111
Sabato, 31 dicembre 2016
IL CASO DEL GIORNO
FISCO
Pagamento dei dazi in
Dogana entro dieci
giorni
Inalterate le scadenze per la trasmissione dei
dati delle fatture
/ Francesco D'ALFONSO
/ Simonetta LA GRUTTA
Nell’ipotesi in cui sorga un’obbligazione doganale, le autorità doganali
provvedono a contabilizzare l’importo dei dazi dovuti, ossia ne quantificano l’ammontare. Il pagamento
dell’obbligazione doganale può essere effettuato (anche da un terzo al
posto del debitore) in contanti, con
qualsiasi altro mezzo avente la medesima efficacia liberatoria o anche
mediante compensazione.
L’importo relativo all’obbligazione
doganale deve essere, altresì, pagato
dal debitore entro il termine prescritto dalle autorità doganali e comunque entro dieci giorni dalla notifica
al debitore della stessa (art. 108 del
reg. Ue n. 952/2013). Può accadere,
inoltre, che l’autorità doganale, su richiesta del debitore, proroghi, entro
opportuni limiti, tale termine nel caso in cui l’importo dei dazi dovuti sia
stato determinato nel corso dell’attività di controllo a posteriori da parte
degli uffici, non oltre, tuttavia, il tempo necessario per consentire al debitore di adottare le misure opportune
per adempiere [...]
Il DL 30 dicembre 2016 n. 244, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.
304 di ieri (decreto “Milleproroghe”),
non contiene alcuna modifica delle
scadenze relative ai nuovi adempimenti IVA trimestrali, introdotti dal
DL 193/2016, quali la comunicazione
dei dati delle fatture e la trasmissione dei dati delle liquidazioni IVA periodiche.
Con riferimento al primo adempimento, il novellato art. 21 commi 1 e
2 del DL 78/2010 prevede, a partire
dal 2017, che i soggetti passivi IVA
trasmettano telematicamente
all’Agenzia delle Entrate i dati di tutte:
- le fatture emesse;
- le fatture ricevute e registrate a
norma dell’art. 25 del DPR 633/72;
- le bollette doganali registrate a
norma dell’art. 25 del DPR 633/72;
- le note di variazione di cui all’art.
26 del DPR 633/72 delle fatture
emesse e ricevute relative alle operazioni rilevanti ai fini IVA.
Le informazioni – da inviarsi in forma analitica - riguarderanno almeno:
Il decreto Milleproroghe non ha mutato la periodicità dell’obbligo per il 2017
- i dati identificativi del cedente o
prestatore;
- i dati identificativi del cessionario o
committente;
- la data e il numero della fattura (della bolla doganale o della variazione);
- la base imponibile;
- l’aliquota IVA applicata;
- l’imposta;
- la tipologia dell’operazione.
Restano da definire, con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle
Entrate, le modalità di comunicazione dei dati in forma analitica.
Le norme prevedono che la comunicazione dei dati delle fatture emesse
e ricevute sia effettuata trimestralmente entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre solare, indipendentemente
dalla circostanza che l’imposta sia liquidata con cadenza mensile o trimestrale. La comunicazione relativa al
secondo trimestre solare dovrà essere effettuata entro il 16 settembre,
mentre quella relativa al quarto trimestre solare dovrà essere effettuata entro il mese di febbraio.
In sede di prima [...]
PAGINA 2
IN EVIDENZA
Dichiarazione di non detenzione della TV per il canone RAI fino al
31 gennaio
Inchiesta “fuorigioco” alla prova dei sequestri
Conguagli anche con la denuncia di competenza di gennaio 2017
Da domani in vigore le nuove autorizzazioni del Garante Privacy
PAGINA 3
FISCO
Raddoppio dei termini
solo con denuncia prima
dell’accertamento
/ Alessandro BORGOGLIO
Nel regime previgente, ai fini dell’operatività del raddoppio dei termini di
accertamento, era necessario che
l’Ufficio inviasse alla Procura della
Repubblica la notizia di [...]
PAGINA 6
ancora
IL CASO DEL GIORNO
STUDIO DUCOLI
Pagamento dei dazi in Dogana entro dieci giorni
Può tuttavia accadere che il termine venga sospeso o che sia concessa una dilazione di trenta giorni
/ Francesco D'ALFONSO
Nell’ipotesi in cui sorga un’obbligazione doganale, le
autorità doganali provvedono a contabilizzare l’importo dei dazi dovuti, ossia ne quantificano l’ammontare.
Il pagamento dell’obbligazione doganale può essere effettuato (anche da un terzo al posto del debitore) in
contanti, con qualsiasi altro mezzo avente la medesima efficacia liberatoria o anche mediante compensazione.
L’importo relativo all’obbligazione doganale deve essere, altresì, pagato dal debitore entro il termine prescritto dalle autorità doganali e comunque entro dieci giorni dalla notifica al debitore della stessa (art. 108 del reg.
Ue n. 952/2013). Può accadere, inoltre, che l’autorità doganale, su richiesta del debitore, proroghi, entro opportuni limiti, tale termine nel caso in cui l’importo dei dazi dovuti sia stato determinato nel corso dell’attività di
controllo a posteriori da parte degli uffici, non oltre,
tuttavia, il tempo necessario per consentire al debitore
di adottare le misure opportune per adempiere al suo
obbligo.
In ogni caso, il termine di pagamento viene sospeso
laddove si rientri in una delle seguenti ipotesi:
- viene presentata una domanda di sgravio dei dazi;
- le merci sono destinate ad essere confiscate, distrutte o abbandonate allo Stato;
- l’obbligazione doganale è sorta a seguito a inosservanza e ci si trova in presenza di più debitori.
È, altresì, possibile che il soggetto interessato ottenga,
su sua richiesta, una dilazione di pagamento di trenta
giorni dei dazi dovuti. In particolare, la dilazione potrà
essere accordata singolarmente per ogni importo dei
dazi contabilizzato o globalmente per tutti gli importi
dei dazi contabilizzati e, in entrambi i casi, la stessa richiede la costituzione di una garanzia.
In alternativa e sempre attraverso la prestazione di
una garanzia, le autorità doganali possono concedere
al debitore agevolazioni di pagamento, oltre i trenta
giorni, diverse dalla dilazione di pagamento (c.d. “altre
agevolazioni di pagamento”), applicando, tuttavia, in
quest’ultimo caso un interesse di credito sull’importo
dei dazi (non se l’importo per ciascuna riscossione è
inferiore a 10 euro), pari al tasso di interesse pubblicato nella GUCE che la Banca centrale europea ha applicato alle sue operazioni di rifinanziamento principali il
primo giorno del mese della scadenza, maggiorato di
un punto percentuale (non più, quindi, il tasso di interesse fissato dal DM previsto dall’art. 79 del DPR n.
43/1973).
Per uno Stato membro la cui moneta non è l’euro, l’in-
Eutekne.Info / Sabato, 31 dicembre 2016
teresse è pari al tasso applicato il primo giorno del mese in questione dalla banca centrale nazionale per le
sue operazioni di rifinanziamento principali, maggiorato di un punto percentuale, oppure, per uno Stato
membro per il quale il tasso della banca centrale nazionale non è disponibile, al tasso più equivalente applicato il primo giorno del mese in questione sui mercati monetari dei singoli Stati membri, maggiorato di
un punto percentuale.
Qualora, tuttavia, vi sia, oggettivamente, il rischio che
sorgano gravi difficoltà di carattere economico o sociale, le autorità doganali possono rinunciare a chiedere una garanzia o ad applicare un interesse di credito.
Nell’ipotesi, infine, di riscossione forzata dell’obbligazione doganale, il CDU rinvia a quanto previsto dalla
legislazione interna degli Stati membri.
Gli avvisi di accertamento si considerano avvisi di
liquidazione
Per quanto concerne il nostro Paese, gli avvisi di accertamento suppletivo e di rettifica emessi dall’Agenzia delle Dogane costituiscono avvisi di liquidazione e
non avvisi di accertamento vero e proprio, rappresentando titolo esecutivo decorsi dieci giorni dalla notifica al contribuente.
Pertanto, trascorso tale ultimo termine, gli uffici attenderanno l’ulteriore periodo di quindici giorni (nota
dell’Agenzia delle Dogane n. 23725/2013) per verificare
se il debitore in questo periodo abbia eventualmente
effettuato il pagamento tramite i servizi postali o altre
modalità e procederanno, poi, al trasferimento del carico all’agente della riscossione.
In quest’ultima ipotesi, dalla data di scadenza del termine prescritto fino alla data del pagamento è applicato un interesse di mora sull’importo dei dazi con una
maggiorazione del tasso di interesse del 2% (non più
quello fissato dal DM previsto dall’art. 79 del DPR n.
43/1973), ferma restando la possibilità per l’autorità doganale di rinunciare ad applicare l’interesse di mora
laddove ciò possa provocare gravi difficoltà di carattere economico o sociale al debitore e l’inapplicabilità
dello stesso nel caso in cui l’importo relativo a ciascuna riscossione sia inferiore a 10 euro. Tale tasso di interesse si applica, inoltre, anche nell’ipotesi di obbligazione sorta a seguito di inosservanza di uno degli obblighi stabiliti dalla normativa doganale o a seguito di
controllo a posteriori, dalla data in cui è sorta l’obbligazione fino alla data della relativa notifica.
/ 02
ancora
FISCO
STUDIO DUCOLI
Inalterate le scadenze per la trasmissione dei dati
delle fatture
Il decreto Milleproroghe non ha mutato la periodicità dell’obbligo per il 2017
/ Simonetta LA GRUTTA
Il DL 30 dicembre 2016 n. 244, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 di ieri (decreto “Milleproroghe”), non
contiene alcuna modifica delle scadenze relative ai
nuovi adempimenti IVA trimestrali, introdotti dal DL
193/2016, quali la comunicazione dei dati delle fatture e
la trasmissione dei dati delle liquidazioni IVA periodiche.
Con riferimento al primo adempimento, il novellato
art. 21 commi 1 e 2 del DL 78/2010 prevede, a partire dal
2017, che i soggetti passivi IVA trasmettano telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati di tutte:
- le fatture emesse;
- le fatture ricevute e registrate a norma dell’art. 25 del
DPR 633/72;
- le bollette doganali registrate a norma dell’art. 25 del
DPR 633/72;
- le note di variazione di cui all’art. 26 del DPR 633/72
delle fatture emesse e ricevute relative alle operazioni
rilevanti ai fini IVA.
Le informazioni – da inviarsi in forma analitica - riguarderanno almeno:
- i dati identificativi del cedente o prestatore;
- i dati identificativi del cessionario o committente;
- la data e il numero della fattura (della bolla doganale
o della variazione);
- la base imponibile;
- l’aliquota IVA applicata;
- l’imposta;
- la tipologia dell’operazione.
Restano da definire, con provvedimento del direttore
dell’Agenzia delle Entrate, le modalità di comunicazione dei dati in forma analitica.
Le norme prevedono che la comunicazione dei dati
delle fatture emesse e ricevute sia effettuata trimestralmente entro l’ultimo giorno del secondo mese
successivo ad ogni trimestre solare, indipendentemente dalla circostanza che l’imposta sia liquidata con
cadenza mensile o trimestrale. La comunicazione relativa al secondo trimestre solare dovrà essere effettuata entro il 16 settembre, mentre quella relativa al quarto trimestre solare dovrà essere effettuata entro il mese di febbraio.
In sede di prima applicazione, sono state previste alcu-
Eutekne.Info / Sabato, 31 dicembre 2016
ne semplificazioni; in particolare, la comunicazione
dovrà essere trasmessa unitariamente per il primo semestre 2017 entro il 25 luglio 2017.
Previste alcune semplificazioni in sede di prima
applicazione
La semplificazione è stata concessa anche in considerazione del fatto che i soggetti passivi IVA sono comunque tenuti a presentare lo “spesometro”, in forma
analitica o aggregata, per le operazioni effettuate
nell’anno di imposta 2016. L’adempimento è dovuto:
- entro il 10 aprile 2017, per i soggetti passivi IVA che liquidano l’imposta dovuta su base mensile;
- entro il 20 aprile 2017, per i soggetti passivi IVA che
liquidano l’imposta dovuta su base trimestrale.
Secondo alcune indiscrezioni, in occasione dell’approvazione del decreto Milleproroghe si è valutato di mutare la periodicità del nuovo obbligo da trimestrale a
semestrale, per il 2017.
Le difficoltà incontrate nell’ottenere il consenso sulla
proposta di slittamento potrebbero anche dipendere
dalla circostanza che il nuovo adempimento risponde
alle critiche sollevate da OCSE e Fondo Monetario Internazionale in tema di eccessivo distacco temporale
(in media, sostanzialmente oltre un anno) tra momento di effettuazione di cessioni di beni e prestazioni di
servizi e momento a partire dal quale l’Amministrazione finanziaria riceve dal soggetto passivo informazioni in merito alla propria attività e alle operazioni effettuate. Anche al fine di ridurre il VAT gap (o divario
IVA) e recuperare gettito fiscale, la cadenza semestrale del nuovo obbligo comunicativo, seppure per un solo anno, potrebbe consentire solo in parte di raggiungere l’obiettivo della riduzione del suddetto arco temporale.
Le scadenze, dunque, al momento sembrano restare
quelle riassunte nelle tabelle che seguono.
Ciò vale anche per il secondo obbligo introdotto dal DL
193/2016: la comunicazione dei dati delle liquidazioni
IVA, anche questo dovuto trimestralmente, alle medesime scadenze, per le quali non sono state previste deroghe in sede di prima applicazione.
/ 03
ancora
STUDIO DUCOLI
Comunicazioni dati delle fatture
Trimestre solare
I trimestre 2017
II trimestre 2017
Scadenza
25 luglio 2017 (scadenza unificata)
III trimestre 2017
30 novembre 2017
IV trimestre 2017
28 febbraio 2018
Comunicazione dati liquidazioni IVA in caso di liquidazioni con cadenza mensile
Liquidazione IVA
Scadenza
Gennaio 2017
Febbraio 2017
31 maggio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
16 settembre 2017 posticipato al 18 settembre 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
30 novembre 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
28 febbraio 2018
Dicembre 2017
Comunicazione dati liquidazioni IVA in caso di liquidazioni con cadenza trimestrale
Trimestre solare
Scadenza
I trimestre 2017
31 maggio 2017
II trimestre 2017
16 settembre 2017 posticipato al 18 settembre 2017
III trimestre 2017
30 novembre 2017
IV trimestre 2017
28 febbraio 2018
Eutekne.Info / Sabato, 31 dicembre 2016
/ 04
ancora
FISCO
STUDIO DUCOLI
Dichiarazione di non detenzione della TV per il
canone RAI fino al 31 gennaio
L’Agenzia delle Entrate precisa i criteri di individuazione delle utenze addebitabili e le regole per
determinare l’importo relativo al 2017
/ Luisa CORSO
Con la circ. 30 dicembre 2016 n. 45, relativa al canone
RAI, l’Agenzia delle Entrate specifica i criteri di individuazione delle utenze di energia elettrica residenziali
addebitabili e le regole per determinare l’importo del
canone da addebitare nelle diverse casistiche, a decorrere dall’anno 2017.
Si ricorda che l’art. 1 comma 40 della L. 232/2016 (legge
di bilancio 2017) ha ridotto l’importo annuo del canone
di abbonamento per uso privato a 90 euro complessivi
per l’anno 2017.
L’individuazione delle utenze di fornitura di energia
elettrica addebitabili avviene sulla base della coincidenza del luogo di fornitura d’energia rispetto alla residenza, come desumibile:
- direttamente dai contratti della tipologia “clienti residenti” (clienti domestici cui si applicano le tipologie tariffarie D1, D2 o D3, per i contratti conclusi dal 2016),
per cui l’utente ha dichiarato all’impresa elettrica la
propria residenza nel luogo di fornitura;
- dai contratti della tipologia “altri clienti domestici”
(clienti domestici cui si applica la tipologia tariffaria
D3 per contratti conclusi fino al 2015), per cui la suddetta coincidenza è individuata in base alle informazioni disponibili nel sistema informativo dell’Anagrafe
tributaria.
Il canone di abbonamento è, in ogni caso, dovuto una
sola volta in relazione agli apparecchi televisivi detenuti, nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora,
dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla
stessa famiglia anagrafica. Pertanto, nell’ipotesi in cui
per un medesimo codice fiscale la coincidenza del luogo di fornitura dell’energia rispetto alla residenza risulti contemporaneamente verificata per più forniture, il
canone di abbonamento è addebitato su una sola fornitura.
In caso di coincidenza tra due (o più) contratti di fornitura, rientranti uno nella tipologia “clienti residenti” e
l’altro (o gli altri) nella tipologia “altri clienti domestici”,
si considera addebitabile la fornitura della tipologia
“clienti residenti” indipendentemente dalla data di attivazione; se la coincidenza si verifica per due (o più)
contratti di fornitura rientranti tutti nella tipologia
“clienti residenti”, si considera addebitabile la fornitura con attivazione più recente.
Si ricorda che l’importo da addebitare tiene conto:
- per l’anno 2017, della misura del canone di abbonamento alla televisione per uso privato stabilita nell’importo complessivo di 90 euro;
Eutekne.Info / Sabato, 31 dicembre 2016
- delle disposizioni previste dal RDL n. 246/1938 e di altre disposizioni rilevanti a fini tributari;
- della previsione per cui il pagamento del canone avviene in dieci rate mensili, addebitate sulle fatture
emesse dall’impresa elettrica aventi scadenza del pagamento successiva alla scadenza delle rate (le rate, ai
fini dell’inserimento in fattura, s’intendono scadute il
primo giorno di ciascuno dei mesi da gennaio ad ottobre);
- della presentazione della dichiarazione sostitutiva
per comunicare la non detenzione di un apparecchio
TV (quadro A del modello) o la sussistenza di altra
utenza elettrica residenziale sulla quale è dovuto il canone (quadro B del modello);
- dell’effettuazione del pagamento mediante addebito
sulla pensione o con altre modalità, nonché dell’applicazione delle esenzioni previste dall’art. 1 comma 132
della L. 244/2007 e da Convenzioni internazionali.
Pagamento in dieci rate da gennaio ad ottobre
L’Agenzia fornisce quindi le tabelle recanti l’importo
del canone per il rinnovo degli abbonamenti e l’importo del canone complessivo per i nuovi abbonamenti,
nonché l’importo delle rate da addebitare per le utenze
già attive al 1° gennaio dell’anno di riferimento e per le
nuove attivazioni, in funzione del mese di attivazione,
oltre che le regole per la determinazione dell’importo
delle rate da addebitare in relazione a specifici eventi
legati all’attivazione e alla disattivazione delle utenze
elettriche residenziali.
Si ricorda che, per i soggetti titolari di utenze attive al
1° gennaio, la dichiarazione di non detenzione dell’apparecchio TV (quadro A del modello) presentata, anche in qualità di erede, dal 1° luglio 2016 al 31 gennaio
2017, esonera dal pagamento del canone per l’intero
2017, mentre la dichiarazione di non detenzione presentata dal 1° febbraio al 30 giugno 2017 esonera per il
solo secondo semestre 2017.
I soggetti titolari di utenze attivate dopo il 1° gennaio
sono, invece, tenuti a presentare la dichiarazione di
non detenzione TV, anche in qualità di erede, entro il
primo mese successivo a quello di attivazione per ottenere l’esonero per l’intero anno. Superato il suddetto
termine, la dichiarazione presentata entro il 30 giugno,
anche in tal caso, esonera per il solo secondo semestre.
/ 05
ancora
FISCO
STUDIO DUCOLI
Raddoppio dei termini solo con denuncia prima
dell’accertamento
Il regime è abrogato dall’anno 2016, per le dichiarazioni da presentare nel 2017
/ Alessandro BORGOGLIO
Nel regime previgente, ai fini dell’operatività del raddoppio dei termini di accertamento, era necessario che
l’Ufficio inviasse alla Procura della Repubblica la notizia di reato (tributario) – presupposto per il citato raddoppio – prima dell’emissione e della notifica dell’avviso di accertamento.
È questa l’importante conclusione raggiunta dalla C.T.
Reg. di Milano, con le sentenze nn. 4821 e 4824/7/2016.
Si ricorda che l’art. 37, commi 24 e 25 del DL 223/2006,
nel modificare gli artt. 43 del DPR 600/1973 e 57 del
DPR 633/1972, che disciplinano i termini di decadenza
per l’esercizio dell’attività accertatrice ai fini rispettivamente delle imposte sui redditi e dell’IVA, aveva introdotto un nuovo comma in entrambi i predetti articoli, in base al quale, in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’art. 331 c.p.p. per
uno dei reati previsti dal DLgs. 74/2000, i termini ordinari di decadenza sono raddoppiati relativamente al
periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione.
La normativa sopra richiamata ha subìto diverse modifiche a partire dal 2015, ma la Cassazione, proprio
con la recente pronuncia n. 26037/2016, puntualizzando quanto già deciso con la sentenza n. 16728/2016, ha
stabilito che il regime transitorio di cui all’art. 2, comma 3 del DLgs. 128/2015 non è stato abrogato dal regime transitorio della legge di stabilità 2016 (comma 132
della L. 208/2015) e, quindi, si applica il raddoppio in
oggetto agli atti notificati fino al 2 settembre 2015 sulla base di denunce penali presentate anche successivamente allo spirare dei termini ordinari di accertamento.
Chiarito il profilo diacronico della succitata normativa,
le sentenze di merito in commento consentono di porre l’attenzione sul timing della notizia di reato, che,
nell’ambito dell’ormai “vecchio” regime del raddoppio
dei termini di accertamento, riveste un ruolo cruciale,
almeno secondo la C.T. Reg. di Milano.
I giudici di merito, infatti, hanno stabilito che, nei casi
esaminati, l’accertamento era stato redatto e notificato in data anteriore alla notizia di reato, che invece
Eutekne.Info / Sabato, 31 dicembre 2016
l’avrebbe dovuto precedere, in quanto il pubblico ufficiale deve riscontrare la sussistenza dei dati obiettivi
per l’insorgenza dell’obbligo della notitia criminis: solo
questo riscontro, unitamente all’inoltro tempestivo
della denunzia stessa all’Autorità giudiziaria, consente di fruire in modo non arbitrario del raddoppio dei
termini di decadenza, con il rispetto dei canoni costituzionali di buon andamento e imparzialità dell’Amministrazione pubblica di cui all’art. 97 della Carta Costituzionale.
In sostanza, secondo il collegio lombardo, è nullo, per
decorrenza di termini decadenziali, l’avviso di accertamento emesso prima dell’invio della notizia di reato alla competente autorità giudiziaria, atteso che soltanto
quest’ultima circostanza fa emergere la sussistenza
del presupposto per il raddoppio dei termini ordinari di
accertamento.
Attenzione alla disciplina transitoria
Per quanto sia suggestiva tale tesi, deve osservarsi, tuttavia, che la Cassazione, proprio con la già citata sentenza n. 26037/2016, ha stabilito che si applica il raddoppio dei termini di accertamento, in presenza dei
presupposti per l’invio della notitia criminis, anche nel
caso in cui la denuncia sia stata presentata solo successivamente allo spirare degli ordinari termini di accertamento, oppure non sia neanche stata presentata
(sempre in relazione agli avvisi di accertamento notificati sino al 2 settembre 2015).
In sostanza, la Cassazione attribuisce rilevanza alla
sussistenza dei presupposti per l’invio della notizia di
reato, a prescindere dalle vicende formali di quest’ultima, ovvero se sia stata trasmessa alla Procura della
Repubblica e quando.
In effetti, già la Consulta, con l’ormai nota pronuncia n.
247/2011, aveva stabilito che le disposizioni in oggetto
prevedono, quale unica condizione per il raddoppio dei
termini, la sussistenza dell’obbligo di denuncia penale,
indipendentemente dal momento in cui tale obbligo
sorga e indipendentemente dal suo adempimento.
/ 06
ancora
IMPRESA
STUDIO DUCOLI
Inchiesta “fuorigioco” alla prova dei sequestri
Tre sentenze della terza sezione penale della Cassazione chiariscono taluni profili della misura
cautelare disposta in relazione al profitto di reati tributari
/ Maurizio MEOLI
L’inchiesta c.d. “fuorigioco”, che, per l’ennesima volta,
ha investito il mondo del calcio, e della quale si è già
dato conto su Eutekne.info (si veda “La nuova bufera
sul calcio è penale tributaria” del 27 gennaio 2016), ha
prodotto anche sequestri nei confronti dei soggetti
coinvolti. Tali provvedimenti sono stati oggetto di ricorso in Cassazione, dando modo alla Suprema Corte,
con tre sentenze “gemelle” (le nn. 54524, 54525 e 54526
del 22 dicembre), di ricapitolare i principali profili della suddetta misura cautelare reale – anche per equivalente e in funzione della successiva confisca –
nell’ambito dei reati tributari.
Alla luce della sentenza delle Sezioni Unite n.
10561/2014 (c.d. sentenza “Gubert”), è sottolineato come
la confisca “diretta” del profitto di reato sia possibile
anche nei confronti di una persona giuridica per le violazioni fiscali commesse dal legale rappresentante o
da altro organo della persona giuridica nell’interesse
della società, quando il profitto o i beni “direttamente”
riconducibili a tale profitto siano rimasti nella disponibilità della persona giuridica medesima. Si deve, invece, escludere la possibilità di procedere a confisca per
equivalente di beni della persona giuridica per reati
tributari commessi dal legale rappresentante, salva
l’ipotesi in cui la persona giuridica stessa sia in concreto priva di autonomia e rappresenti solo uno schermo attraverso cui l’amministratore agisce come effettivo titolare.
Assume quindi rilievo, innanzitutto, la definizione del
concetto di “profitto” nei reati tributari. Al riguardo si
ricorda come, secondo la prevalente ricostruzione, il
profitto confiscabile, anche nella forma per equivalente, sia costituito da qualsivoglia vantaggio patrimoniale direttamente conseguito alla consumazione del reato e, dunque, come possa consistere anche in un risparmio di spesa, qual è quello derivante dal mancato
pagamento del tributo, più interessi e sanzioni dovuti a
seguito dell’accertamento del debito tributario. Tali
elementi concorrono, nel loro insieme, a configurare
quel vantaggio economico di natura illecita che è effetto della commissione del reato.
Ma anche il bene acquisito in modo diretto con il reinvestimento delle somme non versate all’Erario va
ascritto alla categoria del “profitto” del reato.
Tali indicazioni valgono con riferimento sia ai delitti
in materia di dichiarazioni fiscali che alle fattispecie
che attengono alla fase esecutiva del rapporto tributario, per le quali il profitto del reato è da individuare nelle risorse finanziarie che non sono state versate.
Qualora il prezzo o il profitto derivante dal reato sia costituito da denaro, poi, la confisca delle somme di cui il
Eutekne.Info / Sabato, 31 dicembre 2016
soggetto abbia comunque la disponibilità deve essere
qualificata come confisca diretta; in tal caso, tenuto
conto della particolare natura del bene, non occorre la
prova del nesso di derivazione diretta tra la somma
materialmente oggetto della confisca e il reato (Cass.
SS.UU. n. 31617/2015, c.d. sentenza “Lucci”).
In particolare, tale pronuncia, decidendo su un’ipotesi
di “corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”
ex art. 319 c.p., ha precisato che ove il profitto o il prezzo del reato sia rappresentato da una somma di denaro, questa non soltanto si confonde automaticamente
con le altre disponibilità economiche dell’autore del
fatto, ma perde qualsiasi connotato di autonomia
quanto alla relativa identificabilità fisica.
Non avrebbe, infatti, alcuna ragion d’essere la necessità di accertare se la massa monetaria “percepita” quale profitto o prezzo dell’illecito sia stata spesa, occultata o investita: rileva che le disponibilità monetarie del
percipiente si siano “accresciute” di quella somma, legittimando, dunque, la confisca in forma diretta del relativo importo, ovunque o presso chiunque custodito
nell’interesse del reo. Soltanto, quindi, nell’ipotesi in
cui sia impossibile la confisca di denaro sorge l’eventualità di far luogo a una confisca per equivalente degli altri beni di cui disponga l’imputato e per un valore
corrispondente a quello del prezzo o profitto del reato.
A fronte di ciò, evidenziano le decisioni in commento,
nelle violazioni tributarie la cui condotta si sostanzi
nell’omissione di un versamento di una somma di denaro all’Erario da parte dell’amministratore di una società, il profitto del reato va innanzitutto ricercato nelle casse della società stessa, soggetto su cui grava l’obbligo di versamento e che trae il vantaggio economico
dal reato tributario; e, ove venga rinvenuto denaro, si
tratta di profitto sequestrabile direttamente riconducibile al reato. Solo se il profitto del reato non è più rinvenibile nelle casse della società, legittimamente possono essere sottoposti a vincolo i beni dell’amministratore.
Rispetto a ciò, tuttavia, appare di sicuro rilievo quanto
ulteriormente precisato dalla pronuncia n. 28223/2016,
con particolare riguardo ai reati da omessi versamenti.
In caso di saldo di conto corrente (societario) negativo
al momento consumativo, il denaro successivamente
affluito non può essere ritenuto “profitto” del reato, ma
unità di misura equivalente al debito tributario scaduto e non onorato. E tale entità (equivalente al profitto) è
sequestrabile (e confiscabile) alla società solo se questa si presenta come mero schermo fittizio del rappresentante autore del reato; altrimenti è verso le disponibilità di quest’ultimo che occorre dirigersi.
/ 07
ancora
LAVORO & PREVIDENZA
STUDIO DUCOLI
Conguagli anche con la denuncia di competenza di
gennaio 2017
L’INPS ne riepiloga i termini e le fattispecie che possono esserne oggetto per i datori di lavoro privati
non agricoli che operano con UniEmens
/ Elisa TOMBARI
L’INPS, con la circolare n. 237, pubblicata ieri, 30 dicembre 2016, fornisce le istruzioni operative per consentire, ai datori di lavoro privati non agricoli che operano con il flusso UniEmens, di effettuare i conguagli
contributivi di fine anno.
La finalità di tali operazioni è quella di determinare
con precisione il valore dell’imponibile contributivo e
consentire l’esatta applicazione delle relative aliquote,
nonché di imputare all’anno di competenza tutti gli
elementi variabili della retribuzione imponibile per i
quali gli adempimenti contributivi vengono assolti con
la successiva denuncia del mese di gennaio.
In particolare, i datori di lavoro potranno effettuare i
conguagli, oltre che con la denuncia di competenza del
mese di “dicembre 2016”, i cui versamenti vanno effettuati entro il 16 gennaio 2017, anche con la denuncia di
competenza del mese di “gennaio 2017” (il cui versamento scadrà il 16 febbraio 2017).
Si fa presente, inoltre, che per i conguagli afferenti il
TFR al Fondo di Tesoreria potrà essere utilizzata, senza aggravi, anche la denuncia di competenza “febbraio
2017”, con scadenza di pagamento entro il termine del
16 marzo 2017.
Fissati i termini per procedere al conguaglio, la circolare esamina le fattispecie che possono esserne oggetto,
a cominciare dalla presenza di elementi variabili della
retribuzione, che abbiano determinato l’aumento o la
diminuzione della retribuzione imponibile di competenza dicembre 2016.
Questi, i cui adempimenti contributivi sono assolti nel
mese di gennaio 2017, devono essere evidenziati nel
flusso UniEmens valorizzando l’elemento “VarRetributive” di “DenunciaIndividuale”, per gestire le variabili
retributive e contributive in aumento e in diminuzione ed anche gli “imponibili negativi”, con il conseguente recupero delle contribuzioni non dovute.
Anche l’eventuale superamento del massimale annuo
per la base contributiva e pensionabile degli iscritti a
forme pensionistiche obbligatorie ai sensi dell’art. 2,
comma 18 della L. 335/1995 (che, per il 2016, è pari a
100.324 euro), rappresenta una criticità ricorrente
nell’ambito delle operazioni di conguaglio.
In questo caso, se nel corso dell’anno l’imponibile è
stato determinato in modo erroneo, con un conseguente (indebito) versamento di contribuzione anche
sulla parte eccedente il massimale o, viceversa, un
Eutekne.Info / Sabato, 31 dicembre 2016
mancato versamento di contributo IVS, si dovrà procedere al recupero o al maggiore versamento della contribuzione utilizzando le specifiche “CausaleVarRetr”
di “VarRetributive”.
Qualora, invece, debba recuperare la contribuzione
versata sul compenso ferie non godute, nel caso in cui
il lavoratore le abbia invece effettivamente fruite dopo
il periodo di assoggettamento contributivo, il datore di
lavoro può, con la causale “FERIE”, modificare in diminuzione l’imponibile dell’anno e mese nel quale il compenso per ferie non godute è stato assoggettato a contribuzione e, contestualmente, recuperare la contribuzione già versata.
Chiarimenti riguardo ai fringe benefit sotto il profilo
previdenziale
Quanto ai “fringe benefit”, si ricorda che questi, ai sensi dell’art. 51, comma 3 del TUIR, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente se il loro valore,
nel periodo d’imposta, non supera complessivamente i
258,23 euro. Pertanto, nel caso in cui, in sede di conguaglio, il valore dei beni o dei servizi prestati risulti
superiore al predetto limite, si dovrà assoggettare a
contribuzione non solo la quota eccedente, ma il valore complessivo.
Diversamente da quanto avviene ai fini fiscali, sotto il
profilo previdenziale, il superamento della predetta soglia comporta che il datore di lavoro che procede al
conguaglio effettui il versamento dei contributi solo
sul valore dei fringe benefit da lui distribuiti, senza tenere conto, quindi, di analoghe erogazioni effettuate al
medesimo dipendente da altri datori di lavoro.
La circolare in esame illustra, infine, le operazioni da
effettuare in caso di passaggio di lavoratori (art. 2112
c.c.) e di cessione del contratto di lavoro tra società.
In questi casi, il conguaglio spetta al datore di lavoro
subentrante che, in caso di passaggio di lavoratori da
una matricola all’altra, dovrà utilizzare gli appositi codici “TipoAssunzione” e “TipoCessazione” “2” e “2T”, con
l’indicazione della matricola di provenienza.
L’Istituto ricorda, infine, che il datore di lavoro subentrante può gestire correttamente le variabili retributive utilizzando il nuovo elemento di “VarRetributive”,
“InquadramentoLav”, valorizzando l’elemento “Matricola Azienda” con il codice dell’azienda di provenienza.
/ 08
PROFESSIONI
STUDIO DUCOLI
Da domani in vigore le nuove autorizzazioni del
Garante Privacy
Il libero professionista può conservare i dati sensibili rispetto a successivi incarichi
/ Roberta VITALE
Sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 303
dello scorso 29 dicembre 2016 (S.O. n. 61) le autorizzazioni del Garante della privacy relative al trattamento
dei dati sensibili e giudiziari.
Le autorizzazioni riguardano, più nello specifico: il
trattamento dei dati sensibili nei rapporti di lavoro (n.
1/2016), dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la
vita sessuale (n. 2/2016), dei dati sensibili da parte degli organismi di tipo associativo e delle fondazioni (n.
3/2016), oltre che da parte dei liberi professionisti (n.
4/2016), di diverse categorie di titolari, fra i quali ad
esempio le imprese autorizzate all’esercizio dell’attività bancaria e creditizia o assicurativa (n. 5/2016) e degli investigatori privati (n. 6/2016), dei dati a carattere
giudiziario da parte di privati, di enti pubblici economici e di soggetti pubblici (n. 7/2016), dei dati genetici (n.
8/2016), dei dati personali per scopi di ricerca scientifica (n. 9/2016).
Per quanto riguarda i liberi professionisti hanno rilievo, in particolare, le autorizzazioni generali nn. 4/2016
e 7/2016.
Con l’autorizzazione n. 4/2016, il Garante – ribadendo
quanto già espresso in quelle precedenti – precisa che
l’ambito di applicazione si estende, fra l’altro, al trattamento dei dati sensibili (art. 4, comma 1, lett. d) del Codice della privacy di cui al DLgs. 196/2003) da parte dei
liberi professionisti iscritti in Albi o elenchi professionali, per l’espletamento delle rispettive attività professionali (in forma individuale o associata).
L’autorizzazione concerne anche i sostituti e gli ausiliari che collaborano con il libero professionista (ex art.
2232 c.c.), ai praticanti e ai tirocinanti presso il libero
professionista, qualora tali soggetti siano titolari di un
autonomo trattamento o siano contitolari del trattamento effettuato dal libero professionista.
Quanto ai dati oggetto del trattamento e agli interessati ai quali i dati si riferiscono, vengono innanzitutto richiamati i dati sensibili relativi ai clienti. È consentito,
poi, anche il trattamento dei dati sensibili dei terzi,
purché ciò sia strettamente indispensabile all’esecuzione di determinate prestazioni professionali richieste dai clienti per scopi specifici e legittimi. In ogni caso i dati devono essere strettamente pertinenti e non
eccedenti rispetto a incarichi conferiti “che non possano essere svolti mediante il trattamento di dati anonimi o di dati personali di natura diversa”.
Ed ancora, il trattamento deve essere effettuato solo
per l’esercizio di un incarico eseguibile in base al proprio ordinamento professionale.
È possibile la conservazione dei dati acquisiti in forza
di precedenti incarichi, purché pertinenti, non eccedenti e indispensabili rispetto ai successivi incarichi.
Autorizzazione al trattamento anche per i praticanti
I liberi professionisti iscritti in Albi o elenchi professionali, oltre ai sostituti e ausiliari che collaborano con lo
stesso e ai praticanti e tirocinanti come sopra individuati, sono i destinatari, poi, dell’autorizzazione n.
7/2016, relativa al trattamento dei dati giudiziari (art. 4,
comma 1, lett. e) del Codice della privacy) da parte di
privati, enti pubblici economici e soggetti pubblici.
Anche in questo caso, il trattamento può riguardare i
dati attinenti ai clienti, mentre per i dati dei terzi il criterio è sempre quello della stretta indispensabilità per
l’esercizio della prestazione professionale.
Infine, si fa presente che le suddette autorizzazioni –
così come anche le altre 7 – hanno efficacia dal 1° gennaio 2017 fino al 24 maggio 2018.
Infatti, a decorrere dal 25 maggio 2018, troverà applicazione il Regolamento (UE) 27 aprile 2016 n. 679, relativo alla protezione delle persone fisiche sotto i due profili del trattamento dei dati personali e della libera circolazione di tali dati (si veda “Rilasciate le Linee guida
sul nuovo Regolamento privacy Ue” del 20 dicembre
2016).
Direttore Editoriale: Michela DAMASCO
EUTEKNE.INFO È UNA TESTATA REGISTRATA AL TRIBUNALE DI TORINO REG. N. 2/2010 DELL’8 FEBBRAIO 2010
Copyright 2016 © EUTEKNE SpA - Via San Pio V 27 - 10125 TORINO