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Astro del ciel

1 Astro del ciel, Bimbo divin, mite agnello, Redentor, tu che i profeti hanno annunciato, tu che gli angeli hanno cantato, luce dona alle menti, pace infondi nei cuor. 2 Astro del ciel, Bimbo divin, mite agnello, Redentor, tu che sei nato da stirpe regal, da una vergine colma d’amor, luce dona alle menti, pace infondi nei cuor. 3 Astro del ciel, Bimbo divin, mite agnello, Redentor, sei venuto a portare il perdon, tu sei nato per dare amor, luce dona alle menti, pace infondi nei cuor.

FINE:

Tu scendi dalle stelle

Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo,

e vieni in una grotta al freddo al gelo

O Dio beato, (2). O Bambino mio divino, io ti vedo qui tremar.

ah quanto ti costò l’avermi amato

(2).

Buon Natale!

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Parr cchia Sa t'Eusebi Ci ise Ba sa

tte di ata e

2016

c Char es de F ucau d

Introduzione

Nella notte di Natale il Signore Dio si "fa piccolo" e ci dice: «Ricorda che sei piccolo». Queste parole di Charles de Foucauld ci introducono in questa veglia di preghiera e di riflessione prima della Messa di mezzanotte, ed è proprio l'avventura umana e spirituale di quest'uomo che visse a cavallo tra il XIX e il XX secolo che ci sprona a seguire le orme di Cristo scoprendone la presenza nella nostra vita e nella nostra storia. Oggi più che mai siamo chiamati a vincere il male facendo guerra innanzitutto al nostro orgoglio che trasforma il benessere personale in idolo intoccabile e per il quale svendiamo ogni ideale e ogni fede. Gesù Cristo «pur essendo nella condizione di Dio, svuotò se stesso, diventando simile agli uomini». Charles de Foucauld ci mostra il cammino di questo "svuotamento": da visconte dalle mani pulite a fra tello universale dalle mani sporche e callose; da una vita "spumeggiante" nella Parigi bene a una vita e una morte anonima nel deserto del Sahara tra i Tua reg. Charles de Foucauld testimonia con la vita al cri stiano di oggi che la violenza e l'odio si "combatto no" con l'ascolto e il rispetto, con la giustizia sociale e la fraternità, con le mani tese. Dio, nel Natale di Gesù che stiamo celebrando, ci ha salvati avvici nandosi a noi e prendendoci su di sé. Faremo noi lo stesso nei confronti di questa umanità ferita e dispersa?

I testi di questa veglia sono stati tratti da: Pablo d'Ors, L'OBLIO DI SÉ, Vita e Pensiero, 2016

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ALLELUIA

Jesus Christe, you are my life, alleluia, alleluia.

Jesus Christe, you are my life you are my life, alleluia.

Tu sei nato in mezzo a noi: / tu sei di Dio il Verbo! Tu sei grazia e verità: / pace per ogni uomo!

SCAMBIO DELLA PACE E OFFERTORIO

:

Pace a voi

“Pace sia, pace a voi”: la tua pace sarà sulla terra com’è nei cieli.

“Pace sia, pace a voi”: la tua pace sarà gioia nei nostri occhi, nei cuori.

“Pace sia, pace a voi”:la tua pace sarà luce limpida nei pensieri.

“Pace sia, pace a voi”:la tua pace sarà una casa per tutti.

“Pace a voi”: sia il tuo dono visibile “Pace a voi”: la tua eredità. “Pace a voi”: come un canto all’unisono che sale dalle nostre città.

COMUNIONE

Venite fedeli

1 Adeste fideles læti triumphantes, venite, venite in Bethlehem. Natum videte Regem angelorum.

Venite adoremus Dominum

. 2 En grege relicto humiles ad cunas, vocati pastores adproperant, et nos ovanti gradu festinemus.

Venite adoremus Dominum

. 1 Venite fedeli, l'angelo ci invita, venite, venite a Betlemme. Nasce per noi Cristo Salvatore.

Venite adoriamo il Signore Gesù.

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Innalzate il vostro sguardo, è vicino il re dei re; risvegliate la vostra attesa, il Messia arriverà. Eccomi, o Signore, la tua luce accoglierò: oggi il bene sceglierò e nuovo sarò!

E gioia sarà! Il cuore si riempie di grazia …

Messaggero del Signore, la mia strada preparerai; davanti a me io ti manderò, con lo Spirito ti sosterrò. Eccomi, o Signore, ora io camminerò: la tua gioia annuncerò come tu vuoi!

E gioia sarà! Il cuore si riempie di grazia …

Messa di "mezzanotte"

INIZIO:

Processione con la Bibbia e la immagine del Bimbo Gesù Verbum caro factum est. Verbum frater factum est. Verbum panis factum est. Verbum pauper factum est.

1. Il Verbo è Dio e si è fatto carne: uomo come noi, in mezzo a noi. 2. 3. Il Verbo è Dio e si è fatto carne: pane della vita, cibo di fraternità. Il Verbo è Dio e si è fatto carne: povero tra i poveri, fratello universale.

CANTO DEL GLORIA

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, pace in terra agli uomini.

(2) Ti lodiamo, ti benediciamo. Ti adoriamo, ti glorifichiamo. Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa. Signore Dio, Re del cielo, Dio padre onnipotente. Gesù Cristo, Agnello di Dio, tu, Figlio del Padre. Tu che togli i peccati del mondo, la nostra supplica ascolta, Signore. Tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.

Tu solo il Santo, Tu solo il Signore, tu, l’Altissimo Gesù Cristo, con lo Spirito Santo nella gloria del Padre.

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Veglia di preghiera e riflessione con

Charles de Foucauld

«Ricorda che sei piccolo»

CANTO

:

Noi veglieremo

Nella notte, o Dio noi veglieremo, con le lampade, vestiti a festa: presto arriverai e sarà giorno.

Rallegratevi in attesa del Signore: improvvisa giungerà la sua voce. Quando Lui verrà, sarete pronti, e vi chiamerà "amici" per sempre.

1 / L'ABBAGLIO

1858-1882: UNA VITA SENZA REGOLE

molto importante nel corso della mia vita. Il mio nome è Charles, visconte de Foucauld. Sono nato il 15 settembre 1858. Rimasto orfano, fui affidato a mio nonno materno, un vecchio soldato che oscillava tra la dolcezza e l'intransigenza. Ricordo, di quegli anni, mia cugina Marie, la cui vicinanza sarebbe stata Come tanti giovani borghesi dell'epoca ho acquisito un'ampia e profon da cultura letteraria. Nessuna dottrina mi sembrava sufficientemente fondata; il fatto che la fede fosse professata in così tante religioni diver se sparse per il pianeta mi pareva la prova migliore della stupidità e del fallimento di ognuna di esse. Persi dunque la fede a sedici anni … Ero un giovane pigro e sensuale ... Nulla poteva frenarmi, non mi im portava la mia reputazione. L'inizio della mia vita adulta coincise con l'ingresso alla vita militare nella caserma di Saint-Cyr, epoca in cui sperperai nell'intemperanza di una vita licenziosa la generosa quota mensile messa a disposizione da mio nonno. Terminate le gozzoviglie notturne, avvertivo un vuoto dolo roso, una tristezza mai provata e che mi assaliva sempre all'alba quan do ero solo nella mia stanza. Tentavo di autoaffermarmi, di imporre il mio nome: credevo di poter essere qualcuno soltanto se gli altri me ne avessero dato atto. Avevo bi-

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sogno del loro consenso e non ottenerlo equivaleva quindi a smarrirmi. Quanta disperazione nelle azioni di chi vive in funzione del consenso al trui! Quanta energia si spreca nello sforzo di essere ammirati! A 20 anni, più che un soldato, ero soprattutto un individuo con una per sonalità intenta a sgomitare per emergere. Alcune amicizie mi resero ancora più negligente e pigro. Vivevo avido di libri e donne, feste e amicizie, sensazioni spumeggianti e di una vita che mi sfuggiva dalle mani … In realtà, continuavo a soffrire: non ero in grado di estinguere il fuoco della noia che mi consumava in caserma, dove non riuscivo a trovare chi dovevo e avrei voluto essere.

1883-1888: L'ESPLORATORE DEL MAROCCO

Nella primavera del 1880 mi ostinai ad andare al Algeri con una donna, sfidando l'ordine costituito del reggimento. Ad Algeri, il forte impatto col mondo arabo, mi ha fatto incontrare con la devozione dei mussulmani e questo mi ha spinto a imitarli in molte delle loro pratiche e dei loro costumi, come il modo di vestire o di dor mire su una stuoia. Iniziai a studiare l'arabo, la civiltà islamica e il Co rano. Guidato dallo spirito di avventura, chiesi ed ottenni di intraprendere un grande viaggio in oriente. Questo vago progetto da esploratore comin ciò a materializzarsi, aiutato dal primo conservatore della biblioteca del Museo di Algeri. Travestito da ebreo errante, povero e forestiero, affrontai l'avventura di esplorare quella parte del Marocco in cui nessun occidentale era mai riuscito a penetrare. Rientrato a Parigi, dopo più di un anno di ricognizione in Marocco, fui ricoperto di elogi e onori. E mi pavoneggiavo. Il successo distorce la no stra visione della realtà e, certamente, la stima di noi stessi. PREGHIERA DEL "FALLIMENTO" LETTORE: Tutto attorno a noi ci fa credere che solo chi ha esito è degno di stima, solo chi è bello merita essere guardato, solo chi è simpatico attira l'at tenzione. TUTTI: Ma tu, Signore, da Betlemme al Calvario, ci dici che, chi non è di sposto a intraprendere il cammino del nascondimento non potrà seguirti. LETTORE: Il dubbio e l'incredulità si respirano nell'aria; il dolore e la fatica ci spaventano, allontanandoci da Dio; le sensazioni "spumeggianti" sono più che desiderabili.

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nienti da ogni parte del mondo, e portano il Vangelo scritto in viso. Così li vedo: mentre gridano in silenzio dai tetti, prostrati davanti ai poveri, intenti ad aprire le porte delle loro case e dei loro cuori. Saranno loro, i miei piccoli fratelli, a unire il cristianesimo e l'islam. Sic come lotteranno senza violenza per la giustizia saranno chiamati i beati della pace.

PREGHIERA DEL "TRAMONTO"

LETTORE: Dio sa servirsi anche della sofferenza per infiltrarsi non in essa, bensì nel nostro modo di interpretarla. I fatti sono sempre obiettivi: è la fede o l'assenza di fede a dotarli di una determinata risonanza o di un significato speciale. Il credente deve accontentarsi di sapere - di credere - che Dio non è estraneo a nulla. TUTTI:

Ricorda che sei piccolo!

LETTORE: La notte non è oscura perché Dio è lontano, bensì perché siamo noi ad essere ciechi. La fede è soprattutto notte. Per questo motivo ognuno è un viaggiatore notturno. TUTTI:

Ricorda che sei piccolo!

LETTORE: La verità si impara dalle piccole cose, dai fatti apparentemente in significanti, dalla sofferenza. TUTTI:

Ricorda che sei piccolo!

LETTORE: La fede è vivere nel sogno senza rinunciare alla realtà, o vivere la realtà senza rinunciare al sogno, o vivere perché l'una e l'altro siano più vi cini. TUTTI:

Ricorda che sei piccolo!

LETTORE: Il successo non va d'accordo con il vangelo, perché la fede reli giosa è incompatibile con il desiderio di stima e riconoscimento da parte degli uomini. TUTTI:

Ricorda che sei piccolo!

LETTORE: L'umanità è disposta a tutto pur di evitare la solitudine. Preferiamo riempirci di spazzatura piuttosto di essere vuoti. Il nulla ci terrorizza. TUTTI:

Ricorda che sei piccolo! BREVE SILENZIO CANTO

:

E gioia sarà

E gioia sarà! Il cuore si riempie di grazia. E gioia sarà! L'attesa diventa speranza. E gioia sarà! Che sia gioia piena, quel giorno il Signore verrà.

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insegni che i beni materiali esistono per essere usati e regalati. Fa' di noi dei veri amici capaci di accogliere gli altri, rispettandoli.

IL MISTICO NELLA LUCE DEL TRAMONTO

Ho accettato di scrivere questa autobiografia per l'insistenza del mio confessore, padre Huvelin … e l'1 gennaio del 1916, mi sono reso conto che non potevo rimandare oltre questo impegno. Nel ripassare la mia vita … ringrazio i peccati e gli errori di gioventù … Essere credente penso significhi scoprire che niente è casuale e niente si perde. Il Sahara è uno spazio così grande che ogni uomo si sente per forza pic colo: ecco perché ci vivo. Non è possibile accedere alla verità senza u miltà: l'umiltà è la porta della verità. Ogni cosa si comprende a partire dal basso. La mia solitudine mi fa intuire che la mia fine si sta avvicinando. Mi sorprendo a chiedere la grazia di morire martire. Vorrei una morte grigia, senza spettatori, simile alla vita che ho condot to: senza nessuno che venga a sapere della mia dipartita se non molto tempo dopo. Ho bisogno di morire nel deserto, di restare in questa terra: nel luogo in cui perderò i sensi, senza tomba né mausolei. L'unico testimone sarà il silenzio. Vivo questi tempi respirando la violenza della guerra … Il mondo è in guerra. Ho sempre pensato che i senussiti fossero pericolosi per colpa delle armi e delle munizione che ricevono dall'Europa ... e non escludo che un giorno non lontano uccidano anche me. È un destino drammatico, so prattutto se si considera che l'ideale più alto della mia vita è stata la fra tellanza. Qualche giorno fa - siamo a fine novembre del 1916 - mi hanno propo sto di rifugiarmi in un porto militare francese, dove sarei stato al sicuro. Ho rifiutato: non posso abbandonare chi qualche anno fa mi ha offerto ospitalità. Se muoio so che i veri responsabili non saranno i senussiti della Libia, bensì l'Europa. Ma io sono un eremita e non devo aver paura. Per darmi forza faccio la comunione ogni giorno. Per sollevare il mio spirito … mi immagino i piccoli fratelli e le piccole sorelle attesi invano per tutta la mia vita. Sono uomini e donne prove-

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TUTTI: Ma tu, Signore, dalla culla alla croce, ci dici che, chi fallisce e non si dispera si trova nelle migliori condizioni possibili per comprendere e vivere il Vangelo. LETTORE: L'avventura è cercata per vincere la monotonia del quotidiano; la trasgressione è considerata libertà e originalità; il successo e l'ammirazione degli altri ci fanno credere di essere importanti. TUTTI: Ma tu, Signore, nella predicazione itinerante in Palestina, ci dici che, il successo distorce la nostra visione della realtà e, certamente, la stima di noi stessi.

BREVE SILENZIO CANTO

:

Oltre la memoria

Oltre le memorie del tempo che ho vissuto, oltre la speranza che serve al mio domani, oltre il desiderio di vivere il presente, anch’io, confesso, ho chiesto che cosa è verità?

E tu, come un desiderio che non ha memorie, Padre buono, come una speranza che non ha confini, come un tempo eterno sei per me. Io so quanto amore chiede questa lunga attesa del tuo giorno, o Dio. Luce in ogni cosa, io non vedo ancora, ma la tua Parola mi rischiarerà.

2 / L'INCONTRO

1888-1890: IL FRANCESE CONVERTITO

Di ritorno dal Marocco, mia cugina Marie, a cui ero legato da profonda amicizia, mi incoraggiava, a prendere alcune lezioni di religione cat tolica e mi consigliò di cercare padre Henri Huvelin nella parrocchia di sant'Agostino. Mentre attendevo di avere il coraggio sufficiente per rivolgermi al pa dre, in chiesa, spesso la mia attenzione veniva catturata dal racco glimento in preghiera dei fedeli, che nel bel mezzo delle loro faccende quotidiane, trovavano il tempo di inchinarsi per qualche minuto di si lenzio di fronte al Santissimo. Lì dopo una genuflessione, si raccoglie vano con una dedizione impressionante.

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Fu lì che pronunciai la prima vera preghiera della mia vita: «Signore, se esisti, fa' che io possa conoscerti». A fine ottobre 1886 mi presentai a quel sacerdote chiedendogli di i struirmi nella fede. Gli chiesi: «Cosa devo fare per sentire che Dio esi ste?». Ma padre Huvelin non mi lasciò finire di parlare e con piglio fer mo ma venato di tenerezza mi ordinò di inginocchiarmi e di confes sarmi. E io, perplesso, obbedii. E spinto alla concretezza mi autoaccusai. Non appena ho avuto la certezza che ci fosse un Dio, ho capito di non poter vivere se non per Lui; così ho deciso che non avrei vissuto per nessun altro all'infuori di quel Dio che viveva per me. In realtà non potevo concepire la mia conversione se non come un cambiamento radicale della vita comoda sino ad allora. Uno come me, con il titolo di visconte, che non si era mai sporcato le mani e avrebbe potuto aspirare a occupare i più alti gradi militari ed era stato capace di farsi un nome tra i più celebri esploratori, non stravolgeva la sua esi stenza per abbracciarne una ordinaria o volgare. Cambiare vita per me significava, quindi, creare un modello opposto. Dal novembre 1888 al febbraio 1889 sono stato in Terra Santa. I tre giorni a Nazaret sono stati sufficienti per lasciare un segno nella mia vi ta. Rientrato in patria, dopo quattro ritiri spirituali scelsi di entrare nel monastero trappista di Cheikhlé, presso Aknèes, in Siria. Intuivo che Dio voleva che me ne andassi il più lontano possibile. Andai nel mona stero più povero del mondo.

PREGHIERA DELLE "GINOCCHIA"

LETTORE 1: Che cosa deve fare un uomo per credere? Entrare in chiesa e met tersi in ginocchio davanti al tabernacolo! LETTORE 2: La fede non è in primo luogo una disposizione dello spirito, bensì del corpo: la fede arriva attraverso le forme; solo in un secondo momento si accede, poco a poco, ai contenuti. TUTTI:

Signore, se esisti, fa' che io possa conoscerti.

LETTORE 1: In ginocchio il corpo ricorda allo spirito che deve pregare. LETTORE 2: La vita cristiana consiste in un continuo inginocchiarsi. TUTTI:

Signore, se esisti, fa' che io possa conoscerti.

LETTORE 1: Dio nascendo a Betlemme, si inginocchia, senza tenere avidamen te per sé la sua condizione divina. TUTTI:

Signore, insegnaci a vivere senza paura di inginocchiarci!

LETTORE 2: Dio si inginocchia, ormai prossimo al sacrificio definitivo, per la vare i piedi ai suoi discepoli.

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Nella mia permanenza a Tamanrasset … durante i primi anni tanti era no quelli che passavano per il mio eremo ogni giorno, in cerca di ospita lità, cibo o riparo … Spesso mi lamentavo che non potevo vivere da eremita con tanta gente per casa … Compresi che nella misura in cui la mia casa si apriva agli ospiti che bussavano alla porta, Dio entrava nell'altra casa, quella del cuore. La mia preghiera finì per arricchirsi di nomi e di volti … più pregavo per i miei simili e più li amavo. Anzi: non concepivo un amore che non si trasformi in preghiera. Forse perché ero stato un orfano, che avevo scoperto che gli sventurati non hanno bisogno d'altro a questo mondo se non della presenza di qualcuno che li ascolti. Per questo ho deciso di essere amico di chi non ha amici. Pochi servizi sociali sono buoni e necessari quanto ascoltare gli altri. Se sono arrivato ad essere un buon ascoltatore dei poveri è perché Dio mi ha prestato parecchia attenzione. Stare con i poveri e i malati è stato per me come leggere la parola di Dio dal vivo … I poveri mi hanno insegnato che l'unico dogma è la carne, Dio è nella realtà e non nelle idee. La realtà, persino nella miseria, è molto più bella degli ideali più sublimi. Non c'è modo migliore di predicare Gesù Cristo se non attraverso l'ami cizia. L'amico vuole il bene dell'amico e si rallegra se quest'ultimo lo ot tiene, anche senza il suo intervento. Si ama un amico soltanto se si ac cetta la sua diversità rispetto a noi stessi e a chi ci piacerebbe che fosse. Forse non ho combinato molto nella vita, ma ho avuto molti buoni ami ci.

PREGHIERA DELLA "CARNE"

LETTORE: Cristo è sacramento nell'eucaristia ed è incarnato in ogni uomo. TUTTI:

Signore Dio, a te piace travestirti da ciò che non è Dio, tu non sei nelle idee, bensì nella carne: fa' che umilmente ci inchiniamo di fronte ai più emarginati socialmente.

LETTORE: Amare è scavare a fondo nella vulnerabilità altrui e, di riflesso, nel la propria. Perché non si tratta di fuggire dall'afflizione ma di penetrarvi; perché non si deve evitare la paura ma guardarla in faccia. TUTTI:

Signore, non permettere che il nostro cuore sia indifferente di fronte ai poveri: aiutaci a superare le nostre paure e diffidenze. Tu ci

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Offrii a Dio la mia vita, con la speranza che Lui la prendesse. Gli dissi:

PREGHIERA DELL'ABBANDONO

TUTTI:

«Padre, mi affido alle Tue mani. Fa' di me ciò che ti piace, qua lunque cosa tu faccia ti ringrazio. Accetto tutto. La Tua volontà si compia in me, in tutte le Tue creature. Non desidero altro, Padre. Affi do l'anima mia alle tue mani; te la dono con tutto l'amore di cui sono capace, perché vorrei donarmi, pormi nelle Tue mani, senza riserve, con infinita fiducia, perché Tu sei mio Padre».

Alcuni abitanti del villaggio erano visibilmente ostili alla mia presenza. Di fatto, ero l'idiota del villaggio. I bambini venivano per spiarmi e lanciarmi noccioli di datteri con delle cer bottane ricavate da canne. Sentivo le loro risa malevole e infantili. Soppor tavo con rassegnazione … Altri erano apertamente indifferenti verso di me. Facevano finta di non ve dermi. «Sono un fantasma» mi dicevo. Mi facevo pena per come mi ero ridotto. «Sì, sono spazzatura» mi dissi. E mi ammalai gravemente. Dopo una lunga notte di delirio, al mio risveglio, mi accorsi di non essere solo nell'eremo. L'adolescente Oukem era accanto a me sorridendo … con un bicchiere di latte, munto dalle magre capre del villaggio. Lui, con gli al tri bambini del villaggio che tanto mi avevano torturato, erano ora al capez zale del mio letto di dolore. Nessuno mi aveva mai amato come quei bam bini … Le loro mani mi regalavano il calore come nella stalla avevano fatto il bue e l'asinello con il Bambino Gesù.

BREVE SILENZIO CANTO

:

Ti do la pace

Ti do la pace, la pace del Signore: dammi la mano, sorella, pace a te. Ti do la pace, la pace del Signore: dammi la mano, fratello, pace a te.

Ti do la pace, la pace del Signore, a tutto il mondo pace, pace a te.

TAMANRASSET: IL FRATELLO UNIVERSALE

Nel 1907, insieme ad alcuni ufficiali dell'esercito francese, percor remmo il Sahara centromeridionale raggiungendo Tamanrasset dove decisi di stabilirmi.

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TUTTI:

Signore, aiutaci a comprendere che le decisioni importanti della vita vanno prese in ginocchio.

LETTORE 1: Dio si inginocchia nel momento in cui, pochi minuti prima di spi rare, crolla sotto il peso della croce. TUTTI:

Signore, ricordaci sempre che in ginocchio si trova sempre Dio, perché la prospettiva di Dio è quella di chi sta in basso. BREVE SILENZIO CANTO

:

Alzati e risplendi

Alzati e risplendi ecco la tua luce,

Gerusalem, Gerusalem

è su te la gloria del Signor. (2 v.)

spogliati della tua tristezza.

Volgi i tuoi occhi e guarda lontano,

Gerusalem, Gerusalem

che il tuo cuore palpiti di allegria.

canta e danza al tuo Signor.

Ecco i tuoi figli che vengono a te, le tue figlie danzano di gioia.

3 / IN CAMMINO

1890-1896: NELLA TRAPPA DI AKBÉS

Il monastero trappista di Akbés appariva in tutto un luogo preca-

rio e provvisorio. Pensavo di vivere lì per sempre ma mi sbagliavo. La mia anima si giovava moltissimo del lavoro fisico. Guardando le mia mani sporche e ricoperte di calli, levavo gli occhi al Cielo e rendevo gra zie per non essere più il visconte de Foucauld, bensì un contadino qua lunque. Imparavo a dare valore agli alimenti, la solidarietà coi contadini mi mo strava il mondo da un'altra prospettiva, la preghiera si riempiva di con tenuto. Un giorno dalla finestra della mia cella vidi cadere la neve. Scorsi un gruppo di famiglie passare in lontananza con i loro carri. E provai una vergogna bruciante per la contraddizione rinchiusa nel mio voto di po vertà. Di quelle persone invidiavo l'oscurità del loro anonimato. Aspi ravo a essere uno di loro, uno qualsiasi. A poco a poco giunse il momento in cui il mio cuore iniziò a vivere più fuori che dentro alla trappa. Quando l'abate generale del mio ordine mi dispensò dai voti monastici, leggendo il documento di dispensa disse: «Viene autorizzato a recarsi in Oriente. Vivrà all'ombra di un convento dove potrà mettere in pratica la tanto desiderata vita nascosta, in stile Nazaret».

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PREGHIERA DEL "CAMMINO"

LETTORE: Una meta non è altro se non il primo tratto di un nuovo cammino. TUTTI:

Signore, insegnaci a guardare l'orizzonte per desiderare sempre di essere in cammino.

LETTORE: La terra è uno specchio dell'uomo, il migliore. TUTTI:

Signore, facci sapere chi siamo attraverso il lavoro delle nostre mani; è nella fatica che conosciamo noi stessi.

LETTORE: Preghiera e lavoro si intrecciano continuamente: la vita spirituale è questa faticosa sequenza. TUTTI:

Signore, ricordaci sempre che tu sei stato un artigiano e non un intellettuale.

1897-1900: EREMITA A NAZARET

Nazaret era il luogo dei miei sogni. Questo sogno, mi chiamava e mi at tirava come una calamita per vivere l'ardente desiderio di solitudine e di imitare Gesù nella sua vita nascosta. Il capanno degli attrezzi del convento delle clarisse divenne la mia casa. A Nazaret trascorrevo le mie giornate dal Vangelo all'Eucaristia. Vissi per due anni nell'ingenua convinzione di imitare Gesù. Come nella cella del monastero trappista, a Nazaret mi ero chiuso in una stanza. Ma Dio non è una stanza, bensì intemperie. Cominciai a pensare che avrei dovuto andarmene. Ma - mi domandavo - dove sarei andato ora? Conoscevo bene la risposta: dove nessuno vuole andare, dove il cristianesimo è più difficile, dove i poveri hanno più bi sogno e io avrei potuto essere preso per uno di loro.

PREGHIERA DI "NAZARET"

LETTORE: Nazaret è il luogo scelto da Dio per il suo apprendistato delle cose umane. TUTTI:

Signore, Nazaret è la vita umile e anonima di noi gente comune: fa' che serenamente accogliamo questa vita per apprendere le cose di vine.

LETTORE: Gesù ha trascorso la vita scendendo: è sceso per incarnarsi e di venire un bambino, è sceso nell'obbedire ai genitori e nel lavorare come un operaio, è sceso nel lavare i piedi ai discepoli, e, infine, nell'essere proces sato e condannato .

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TUTTI:

Signore, vogliamo essere tuoi discepoli e per questo aiutaci a "di scendere", perché soltanto all'ultimo posto possiamo riconoscerti come l'unico vero Maestro. BREVE SILENZIO CANTO

:

Cieli e terra nuova

Cieli e terra nuova il Signore darà, in cui la giustizia sempre abiterà.

Il suo è Regno di vita, di amore e verità, di pace e di giustizia, di gloria e santità.

4 /

1901-1916:

EREMITA NEL DESERTO DEL SAHARA

BENI-ABBÉS: LA PURIFICAZIONE

Fui ordinato sacerdote nel giugno del 1901 e nel mese di settem-

bre arrivai ad Algeri. Venni accolto nella postazione di frontiera di Be ni-Abbès dall'esercito francese. Poco lontano dalla caserma i soldati mi aiutarono a costruire un piccolo eremo con la cappella. Adottai come motto vare Dio. riori e da tristezza.

Iesus caritas

mio eremo saccheggiato. e ricamai un cuore rosso sul mio abito bianco, per ricordarmi che proprio lì - nel mio cuore - che dovevo colti Il lavoro di evangelizzazione fu il primo di molti fallimenti. In certi mo menti la vita mi appariva assurda. Quanta fatica per capire con gioia che non ero lì per convertire i mus sulmani, ma per camminare al loro fianco! A Beni-Abbès ho dovuto soffrire … Di ritorno da una spedizione lungo le dure piste del deserto, trovai il Non mi ero ancora ripreso da quell'incidente quando me ne capitò un altro; e un altro ancora; e un quarto dopo quest'ultimo. Quei giorni nefasti furono particolarmente lunghi nel deserto. Fui preso da apatia e indifferenza, da una assenza di motivazioni inte In quelle notti la preghiera si riduceva al movimento meccanico delle labbra. Ero rimasto a corto di energia vitale. Si trattava di stanchezza fi sica, ma anche morale e intellettuale. Tutto mi paralizzava, mi spingeva a ripiegarmi su me stesso e a ren dermi sordo ai dettami della ragione. Volevo capitolare … Mi trovavo nel vuoto della notte spirituale.

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