Lettera di Natale 2016 - Parrocchia di Santa Maria Maggiore

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M ARIA M AGGIORE IN C ODROIPO

Lettera di Natale 2016

A lcuni giorni fa è bastata una notte di vento e all’alba è ricomparso l’arco maestoso delle nostre montagne. Una notte di vento e tutto si rende chiaro e visibile. Si vedono soprattutto i monti, simbolo del dialogo eterno tra cielo e terra. Mi sovvengono le parole di Isaia: «

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi...»

(Is 51, 7) Dalla cima di quei monti resi persino più alti e più vicini nella luminosità del mattino, scende una profonda emozione che dà all’intera giornata un senso di festa e di nuova energia. Non vi sembri semplice poesia questa descrizione. Credo che anche il profeta Isaia nel suo annuncio fosse lì, alle prime luci dell’alba, a scrutare le sue montagne per riconoscere i sentieri della Promessa. Dalla sua vedetta silenziosa, nel sonno di tutti gli altri, sentì per primo i passi dell’Inviato da Dio. È questa la figura del credente ed è questo il senso del Natale. Coltivare l’attesa e abitare i silenzi di una civiltà che sta dormendo, mantenendo vivo uno sguardo attento e fiducioso. Una comunità cristiana dovrebbe essere così, capace di sguardi attenti e carichi di profezia. Sì, perché c’è la sensazione che il mondo stia dormendo e perdendo, progressivamente, il desiderio di guardare lontano. Sembra che il perimetro degli interessi sia sempre più privato. I rapporti diventano strumentali e la socialità, anche nei nostri piccoli paesi, rischia di scomparire. A ciò si aggiunga la rissosità dei politici, la violenza verbale attraverso i

social network

che spesso diventa anche fisica, la mancanza di rispetto per le istituzioni, il terrorismo anche in questi giorni ha lasciato la sua scia di sangue ... e ci accorgiamo che un mondo si sta dissolvendo velocemente sotto i nostri occhi e con esso il concetto stesso di società. Ecco il “sonno” di Israele, lo stesso torpore nel quale stiamo rischiando, pure noi, di scomparire. Non voglio esagerare ma ritengo che se non abbiamo il coraggio di dire che

è notte,

metaforicamente parlando, non capiremo mai quale portata abbia l’annuncio del Natale. Non è un caso che Cristo sia nato nel cuore della notte e che le profezie facciano riferimento a sentinelle notturne e a risvegli dal sonno. Il compito dei credenti è simile al vento di queste notti d’inverno. Non è necessaria l’invenzione di un mondo alternativo: il mondo c’è già. È piuttosto urgente ripulire l’atmosfera dalle brume di una cultura senza ambizioni e distratta da tutto ciò che può portare ad una coscienza comunitaria e ad un nuovo protagonismo sociale e politico attivo. È importante che si rendano visibili i sentieri sui monti degli ideali e che, soprattutto i giovani, possano calibrare i propri progetti su valori collocati ad alta quota. Il loro disimpegno sociale e politico è sintomo di una stanchezza che potrebbe preparare scenari drammatici già sperimentati nel passato. E questa non sarà colpa loro. Ecco l’urgenza del Natale. Il mistero dell’incarnazione nella storia è la più bella notizia che l’umanità possa ricevere. È però necessario che qualcuno vegli nella notte e che il vento di menti aperte e di credenti impegnati renda visibile l’attualità del mistero. Una sosta di intensa adorazione e un viaggio appassionato dentro la vita … questa è la vera celebrazione di un buon Natale! Auguri di cuore e che il Signore vi benedica

don Ivan