Non una di meno
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Transcript Non una di meno
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settimanale a cura dell’Arci | anno XIV | n. 37 | 24 novembre 2016 | www.arci.it | [email protected]
Non una di meno
Il 26 novembre in piazza a Roma contro la violenza maschile
sulle donne
di Francesca Chiavacci presidente nazionale Arci
Il 25 novembre, fin dal 1999, è la Giornata
internazionale per l’eliminazione della
violenza maschile contro le donne. Lo ha
deciso, con una risoluzione, l’assemblea
generale dell’Onu, a dimostrazione di
quanto sia grave e diffusa in tutto il
mondo questa pratica brutale.
Questa data fu scelta in ricordo del brutale
assassinio, avvenuto quel giorno nel 1960,
delle tre sorelle Mirabal nella Repubblica
dominicana sotto la dittatura di Trujillo.
Mentre si recavano a visitare i loro mariti,
in prigione per motivi politici, furono
catturate, torturate e uccise da agenti del
servizio di informazione militare. La loro
colpa, e quella dei loro mariti, era stata
l’opposizione attiva al regime di Trujillo.
Sono quasi 7 milioni le donne italiane che
nel corso della loro vita hanno subito una
qualche forma di violenza fisica o sessuale.
Nel solo 2016 ne sono state uccise 116,
più di una ogni tre giorni. Sono dati del
Rapporto Eures (Istituto di ricerche economiche e sociali), secondo cui quest’anno
più del 50% dei femminicidi si è registrato
al nord e il 76% in ambito familiare. La
violenza maschile sulle donne non è
però un fatto privato, ma un fenomeno
strutturale e trasversale, troppo spesso
condannato solo a parole ma tollerato
nei fatti. Serve un cambiamento culturale
radicale, di cui ancora non si vede traccia.
Basta pensare alla recente campagna del
Fertility day promossa dalla ministra alla
Salute Lorenzin per capire quanto lavoro
ci sia ancora da fare, anche tra le stesse
donne. Intanto manca un piano programmatico efficace, che vada dalla formazione
nelle scuole sulle tematiche di genere al
finanziamento dei centri antiviolenza, che
ogni anno offrono supporto e assistenza
a più di 116mila donne. Molti di questi
centri rischiano la chiusura, per ragioni
burocratiche legate alla revoca degli spazi
loro assegnati o per mancanza di risorse,
una chiusura che significherebbe rigettare
nella solitudine le donne che ad essi si
sono rivolte, iniziando un percorso di
riabilitazione che verrebbe bruscamente
interrotto.
Il 26 novembre a Roma l’Arci sarà al
grande corteo promosso dalla rete ‘Non
una di meno’, nata in Argentina e in Italia
promossa da Donne in rete contro la violenza (D.i.re), Io decido e Udi. Alla mobilitazione parteciperanno associazioni, col-
lettivi, studentesse, tutte quelle donne che
hanno deciso di manifestare insieme per
dire BASTA, basta alla violenza, basta alla
rappresentazione stereotipata che i media
si ostinano a dare, basta a una cultura che
continua a colpevolizzare e a negare la
libertà e il diritto all’autodeterminazione
delle donne. Ma si manifesterà anche per
ricordare le vittime, per combattere le
discriminazioni e le ingiustizie sul lavoro,
per il riconoscimento di uguali diritti.
Il giorno dopo, sempre a Roma, saremo
all’assemblea che si terrà su questi temi,
con l’obiettivo di elaborare un piano articolato in grado di incidere davvero sui
comportamenti maschili e sulle scelte del
governo, perché riveda l’inefficace piano
antiviolenza adottato nel 2015.
Abbiamo anche aderito alla campagna
internazionale per combattere la violenza
contro le donne promossa dalla Rete
Euromed per i diritti umani, il network
di organizzazioni sociali europee, del nord
Africa e del Medio Oriente di cui Arci fa
parte. La campagna si realizzerà in tutti
i paesi dove la Rete è presente.
Perchè di violenza maschile non si
muoia più.
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arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
nonunadimeno
Verso la manifestazione nazionale
del 26 novembre a Roma
L’Arci ha aderito alla manifestazione nazionale Non una
di meno del 26 novembre
a Roma, impegnandosi ad
organizzare la partecipazione al corteo e all’assemblea
del 27 novembre. Inoltre,
circoli e comitati in tutta
Italia hanno organizzato
eventi, reading, spettacoli
per sensibilizzare sul tema
della violenza sulle donne. Di seguito
alcune delle iniziative, l’elenco completo
è su www.arci.it
Nemmeno con un fiore
27 novembre ore 15 presso Casa
della Resistenza di Fondotoce (VB)
Un pomeriggio di canti, canzoni e prosa al femminile, organizzato da Anpi
Verbania e Casa Della Resistenza. Sul
palco ci saranno: coro Valgrande, coro
Gaudium, coro Volante Cucciolo, band
Controvento, band Del Pian Cavallone,
Michele Anelli band, Brigata Puglisi,
per la parte musicale; Silva Cristofari,
Floriano Negri, le ragazze di Libera per la
prosa. È prevista inoltre una performance
del piccolo coro della scuola primaria
Tozzi di Suna. Durante il pomeriggio
verrà ricordata la figura della martire
partigiana Augusta Pavesi.
Per l’occasione verrà proposta una raccolta fondi per finanziare l’attività della
Casa Della Resistenza.
L’iniziativa ha il patrocinio della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola - Ufficio
pari opportunità, del Comune di Verbania, dei comitati Anpi, Arci e Libera VCO.
A_Zero Violenza!
25 novembre al via il concorso di
Arci Firenze
A_Zero Violenza! è il concorso promosso da Arci Firenze, con il contributo di
Assicoop Toscana s.p.a. - Unipol Sai
Assicurazioni, per l’elaborazione grafica
di un manifesto che, con creatività e
innovazione, esprima un NO categorico
a ogni forma di violenza contro le donne
e promuova il rispetto delle diversità
di genere, la collaborazione e la parità
in termini di opportunità e condizioni.
Saranno, quindi, privilegiate le opere
che affrontano il tema tentando di individuare meccanismi e strumenti utili
per scardinare ogni tipo di violenza e
per permettere alle donne di rivendicare la propria libertà, con coraggio e
determinazione.
Il progetto vincitore sarà stampato e diffuso negli oltre 250 circoli e associazioni
affiliati ad Arci Firenze.
La scadenza per la consegna dei lavori
è fissata per il 3 febbraio 2017.
Per informazioni sul concorso e per
scaricare il bando: www.arcifirenze.it
Proiezione de
‘La sposa bambina’
25 novembre ore 21 presso Sala Polivalente di Villa 5 di Collegno (TO)
Nell’ambito della rassegna cinematografica sui diritti umani IndignAzione,
promossa da Città di Collegno, Arci
Valle Susa, Centro Donna, Suburbana, e
Amnesty comitato territoriale, l’appuntamento del 25 novembre sarà dedicato
alla Giornata internazionale contro la
violenza sulle donne, con la proiezione
de La sposa bambina. Il film di Khadija
Al Salami ricostruisce la storia vera di
Nojoud, bambina yemenita che a soli 10
anni di età riesce a convincere un giudice
a concederle il divorzio dal marito, che
è stata costretta a sposare in un matrimonio forzato e precoce organizzato
dalla famiglia.
Racconti d’autore contro la
violenza sulle donne
25 novembre ore 18 presso Arci Rinascita di Montevarchi (AR)
Racconti e musiche al femminile con
l’associazione Donne di carta, che presenta il progetto Io sono una persona
libro e affronta il tema della violenza
sulle donne con un ‘reading umano’.
Obiettivo di Donne di carta è promuovere la lettura attraverso il raccontare a
memoria, senza recitare, i brani di libri
portandoli nelle piazze, nelle case, nei
teatri, nelle biblioteche, nelle scuole.
Musiche de Le fumenta di Aldebaran.
Vissi d’arte, vissi d’amore, non
feci mai male ad anima viva
25 novembre ore 21.30 presso Casa
del Popolo Il Progresso, Firenze
Un concerto tutto al femminile
con arie d’opera per la Giornata
mondiale contro la violenza
sulle donne. Soprani: Carolina
Cardini, Jessica Cellai, Sofia
Folli, Mariko Fujiwara, Gaia
Manzotti, Silvia Materassi, Gaia
Pellegrini; composizione pianistica originale di Petra Cini;
pianista/accompagnatrice: Silvia Da Boit; preparazione vocale
a cura di Nicoletta Maggino.
Passi di libertà
30 novembre ore 18 presso Sala
consiliare del Comune di Adelfia (BA)
Alle 18 si apre con l’intervento Il ciclo
della violenza. Come riconoscerlo e le
sue conseguenze a cura delle operatrici del centro antiviolenza Il giardino
delle lune che sostengono e affiancano
le donne vittime di violenza; segue l’intervento del professor Pasquale Martino
dal titolo Senza distinzione di genere.
La repubblica che nacque donna, su
come la Costituzione italiana tutela la
donna; a concludere Ana e Artemisia,
due epoche, due artiste, la scrittura di
un dialogo, con interventi in materia
di donne nell’arte pittorica e teatrale a
cura dell’associazione Alauda. La serata
è organizzata, tra gli altri, dal circolo
ArciArte Adelfia.
Al falistre e i fulminant
27 novembre presso l’Altro Teatro
a Cadelbosco di Sopra (RE)
Lo spettacolo Al falistre e i fulminant,
con il coro femminile di canti popolari
e musica, promosso dal Comune di Cadelbosco di Sopra in collaborazione con
Arci Reggio Emilia, ha per obiettivo la
raccolta fondi per il centro anti violenza
di Reggio Emilia. Lo spettacolo sarà
preceduto da un intervento della Sindaca Tania Tellini e di una volontaria
dell’associazione Nondasola.
Grugliasco è contro
25 novembre ore 21 presso Chapiteau
- Parco Le Serre di Grugliasco (TO)
Una serata di performance artistiche e
riflessioni, promossa dal comitato territoriale di Se non ora quando, e ispirata
al percorso di apertura di un Centro di
ascolto per le donne, gestito dal Centro
Donne di Collegno e dall’Arci Valle Susa.
Partecipano Cirko Vertigo, Csd Denise
Zucca, Associazione Musica Insieme,
Compagnia Via Artisti.
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referendumcostituzionale
arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
L’Arci per il NO
Le iniziative programmate nei prossimi giorni
Il referendum costituzionale. Le ragioni
per il Sì. Le ragioni per il NO
Santa Margherita Ligure (GE) - Sabato 26 novembre alle
ore 10.30 presso lo Spazio Aperto di Via dell’Arco, dibattito,
organizzato in collaborazione con il circolo Arci di Santa
Margherita Ligure, con:
- Giuseppe Pericu già sindaco di Genova;
- Lara Trucco professore di Diritto costituzionale all’Università di Genova.
Modera: Roberto Pettinaroli Il Secolo XIX – responsabile
redazione di Chiavari.
Manifestazione provinciale #iovotono
Imperia - Il 29 novembre alle ore 18, al Cinema centrale, si
terrà il grande evento di chiusura della Campagna per il NO
al referendum costituzionale. Partecipa Alfredo D’Attorre
deputato di Sinistra Italiana.
Intervengono inoltre:
- Feli Delucis Arci Imperia;
- Fulvio Fellegara Segretario provinciale CGIL Imperia;
- Gian F. Grosso capogruppo Imperia Bene Comune;
- Amelia Narciso Segretaria ANPI Imperia;
- Marco Ravera Segretario P.R.C. Liguria.
L’alto contro il basso: oligarchie e populismi
Cremona - Il 27 novembre alle 21 a Palazzo Cittanova
dibattito con
- Livio Pepino giurista e saggista già componente del Consiglio Superiore Magistratura e presidente di Magistratura
Democratica);
- Emanuela Ghinaglia presidente Arci Cremona e attivista
femminista - portavoce Comitato per il No;
- Giampiero Carotti portavoce Comitato Beni Comuni Forum Movimenti per l’Acqua;
- Rosita Viola amministratrice locale - già operatrice solidarietà internazionale.
Referendum costituzionale: i no che aiutano
a crescere
Bologna - Il 1 dicembre alle ore 21, presso il circolo La
Fattoria, incontro promosso da Comitato per il NO Bologna
e Arci. Intervengono:
- Umberto Romagnoli portavoce Comitato per il NO Bologna;
- Sergio Caserta presidenza nazionale Comitato per il NO;
- Stefano Brugnara presidente Arci Bologna.
Modera: Simone Spataro presidente circolo La Fattoria.
Le ragioni del NO
Carmagnola (TO) - Il 26 novembre alle ore 18, presso la Sala
Solavaggione della Biblioteca Civica, incontro pubblico con:
- Andrea Polacchi presidente Arci Torino;
- Andrea Ferrato Cgil - Responsabile Camera del Lavoro
Moncalieri;
- Antonio Caputo presidente comitato piemontese e valdostano per il NO;
- Roberto Placido Comitato Scelgo No;
- Diego Novelli presidente onorario Anpi Torino.
Modera Valentina Rizzi, presidente Anpi Carmagnola.
Promuovono Arci, Anpi, Cgil, Comitato per il NO.
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referendumcostituzionale
arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
L’Arci per il NO
Le iniziative programmate nei prossimi giorni
- Anna Lisa Lamazzi presidente provinciale Arci Modena;
- Tania Scacchetti segretaria provinciale CGIL Modena.
Con il contributo di Fulvio Orlando avvocato.
Modera Anna Ferri Arci Modena.
Incontro con Civati
Siena - Il 1 dicembre alle ore 21.30 presso Palazzo Patrizi
di Via di Città, incontro con Pippo Civati.
All’incontro sarà presente anche il Prof. Andrea Pertici,
docente di Diritto Costituzionale all’Università di Pisa.
Prima dell’incontro è previsto alle ore 19.30 un apericena
aperto a tutti presso il circolo Arci di Via di Città.
Le ragioni del NO
Terni - Il 1 dicembre alle 17.30 al Caos incontro di chiusura
della campagna referendaria.
Intervengono:
Bia Sarasini comitato nazionale L’altra Europa; Mari
Franceschini direzione nazionale Anpi; Paolo Tamiazzo consiglio nazionale Arci; Maurizio Marcelli direzione
nazionale Fiom Cgil; Raffaele Tecce segreteria nazionale
Rifondazione Comunista; Elisabetta Piccolotti direzione
nazionale Sinistra Italiana; Alessandro Giannelli coordinamento nazionale USB; Antonello Falomi comitato
nazionale per il NO.
Modera Giacomo Russo Spena giornalista di Micromega
e collaboratore de Il fatto quotidiano.
Lavoro, welfare, riforme e federalismo
Votiamo No per contare di più
Roma - Il 25 novembre a partire dalle 15 grande iniziativa
nazionale conclusiva della campagna referendaria a Roma
al Teatro Brancaccio. Intervengono, tra gli altri, il presidente nazionale Anpi Carlo Smuraglia e la presidente
nazionale Arci Francesca Chiavacci.
La manifestazione conclude la staffetta in streaming
sulle ragioni del NO, che si svolge dalle ore 9 alle ore
20 del 24 novembre (e comprende una diretta da Milano della terza iniziativa nazionale congiunta Anpi,
Arci e Cgil) e dalle ore 10 del 25 fino alla chiusura
della manifestazione al Teatro Brancaccio.
Quelli che amaNO la Costituzione
Firenze - Il 27 novembre alle 14 al Cinema Odeon
iniziativa di chiusura della campagna referendaria.
Interviene, tra gli altri, la presidente nazionale Arci
Francesca Chiavacci. Promuove Libertà e Giustizia,
in collaborazione con Anpi, Arci e Comitato per il NO.
Le ragioni dei nostri No
Modena - Il 30 novembre alle 18 al circolo Arci
Vibra incontro con interventi di:
- Aude Pacchioni presidente provinciale ANPI
Modena;
Sassari - Il 29 novembre alle 17.30 presso la Sala Angioy
della Provincia dibattito con:
- Francesca Nurra segretaria provinciale Cgil Sassari;
- Caterina Mura vicepresidente provinciale Anpi Sassari;
- Franco Uda segretario regionale Arci Sardegna.
Coordina Pasquale Lubinu, giornalista.
Conclude Roberto Speranza deputato PD.
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arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
migranti
Si affitta in nero, non si affitta
ai neri
di Marco Solimano presidente Arci Livorno
Succede nella città delle Leggi livornine,
nella città di Cesare Beccaria. Succede a
Livorno, città portuale dalle lunghe tradizioni antifasciste, dove nella periferia nord
si ergono due grandi quartieri popolari dai
nomi fortemente evocativi, come Corea
e Shangai. Succede a Livorno, città nella
quale, dopo la rottura all’interno del XVII
congresso del PSI al teatro Goldoni, il 21
gennaio 1921, al Teatro San Marco, prende
vita e corpo il Partito Comunista d’Italia.
Arci Livorno gestisce diversi centri di
accoglienza straordinaria per richiedenti
asilo e protezione internazionale. All’interno di questi si notano giovani ospiti in
possesso di grandi capacità ed eccellenti
manualità nella riparazione, ricostruzione
o riconversione di biciclette. Si discute
a lungo sul come dare valore a queste
eccellenze, si prendono contatti con realtà
associative e cooperative limitrofe. Un
centro di accoglienza per disassuefazione dall’uso di sostanze stupefacenti, a
Pontedera, da alcuni anni ha avviato un
progetto simile.
Una folta delegazione di ospiti, accompagnati da operatori Arci, passa una intera
giornata con i giovani di Pontedera. Il
percorso assume forma e diventa progetto
che viene portato all’attenzione di un
tavolo di co-progettazione dell’amministrazione comunale, che lo sostiene ed
assume l’onere economico dell’acquisto
della strumentazione e degli utensili necessari all’avvio della attività.
Manca solamente un luogo fisico dove
trasportare il progetto, un fondo dove allestire l’officina, fare formazione e successivamente lanciare in città la Ciclofficina.
Attraverso un’agenzia immobiliare della
città il fondo viene trovato e visionato.
Corrisponde esattamente ai bisogni del
progetto, Arci si fa garante e decide di
assumere la titolarità del contratto. Si
presenta formalmente la proposta con
allegata la caparra. Proposta che viene
accettata nelle more della stipula del
contratto. Ma alcuni giorni dopo, essendo
venuti a conoscenza della presenza di
‘neri’ all’interno del fondo, i proprietari
decidono di revocare la disponibilità,
cosa che ci viene comunicata da una
imbarazzatissima agenzia di mediazione.
A niente sono valse ulteriori garanzie
offerte dall’associazione. I proprietari
sono stati irremovibili.
Abbiamo denunciato sui social e sulla
stampa locale l’accaduto con amarezza,
rabbia ed incredulità.
Il paragone con l’Italia di altri tempi,
quando nel ricco nord si negava l’affitto a meridionali e ai ‘terroni’, è stato
immediato. Questa l’Italia del leghismo
e del populismo reazionario, queste le
derive contro le quali impegnare a fondo
energie, saperi, cultura, partecipazione,
inclusione sociale.
Il tema della coesione sociale e della tenuta democratica delle nostre comunità e
delle nostre città è oramai centrale nella
riflessione politica e sociale. L’Arci dovrà
giocare fino in fondo la sua parte.
Delegazione Arci e dell’associazionismo
di Taranto visita l’hot spot
Si è svolta nella mattinata del 21 novembre
una visita di rappresentanti dell’Arci e
dell’associazionismo di Taranto all’hot
spot della città. La delegazione, entrata
nel centro insieme all’onorevole Donatella Duranti di Sinistra Italiana, era
formata, tra gli altri, dal vicepresidente
nazionale dell’Arci Filippo Miraglia, da
Davide Giove, presidente di Arci Puglia,
Anna Caputo, responsabile immigrazione
Arci Puglia, dal presidente di Arci Taranto Salvatore De Giorgio, da Enzo Pilò
dell’Associazione Babele e da Francesco
Ferri della Campagna Welcome Taranto.
Durante la visita, ci sono stati colloqui
con il responsabile dell’associazione di
volontariato Noi e Voi, a cui il comune,
gestore del centro, ha affidato i servizi alla
persona, con la responsabile dell’ufficio
immigrazione della Questura, dott.ssa
Rossella Fiore e con la referente dell’HCR.
La struttura presenta numerose criticità
per quanto riguarda gli spazi e la loro
destinazione.
Appare ingiustificata la promiscuità negli spazi comuni tra adulti, minori non
accompagnati e donne. Va sottolineata
la presenza, sui circa 280 stranieri attualmente ospitati nella struttura, di 34 minori
non accompagnati, affidati dal Tribunale
dei minori al Direttore del Centro che,
oltre a condividere gli spazi comuni con
gli adulti, sono accolti nell’hot spot da
circa un mese: una situazione illegittima,
giustificata come al solito dall’assenza di
soluzioni alternative.
Anche la durata della permanenza nella
struttura di stranieri e straniere maggiorenni è superiore a quella prevista per
questo tipo di centri. La struttura viene
di fatto utilizzata anche come centro di
transito e smistamento degli stranieri
rintracciati alle frontiere interne, e più
precisamente a Como e Ventimiglia. Nei
mesi scorsi vi sono stati trasferiti anche un
gruppo di stranieri rintracciati a Milano.
In molti casi le persone condotte a Taranto
sono già state identificate e talvolta sono
state ospitate nei CAS di altre regioni,
per poi essere rintracciate per strada
dalla polizia in vere e proprie retate.
Un trasferimento inutile, con spreco di
risorse pubbliche e soprattutto con un
carattere di vessazione e ingiustizia del
tutto evidente.
Si chiede quindi al Ministro Alfano di:
1. cessare ogni trasferimento da altre
regioni;
2. modificare la gestione degli spazi
dell’hot spot, separando quelli in cui
vivono i minori, le donne e i maschi adulti;
3. abbreviare i tempi di transito in questa struttura, inadeguata ad ospitare le
persone per più di 2/3 giorni;
4. trovare soluzioni specifiche per i MSNA;
5. consentire le visite alle associazioni in
via ordinaria;
6. prevedere una maggiore e più precisa
informazione, con personale adeguato,
al momento dello sbarco e subito dopo,
che tenga anche conto delle condizioni
psicologiche delle persone che arrivano
da viaggi difficili e spesso tragici.
Il sistema hot spot si conferma come
ingiusto e sbagliato. Inadeguato a rispondere alle esigenze di persone che arrivano
in cerca di protezione. Un sistema che
risponde solo alle esigenze del sistema
politico italiano ed europeo, il cui principale obiettivo è rassicurare l’opinione
pubblica e non perdere consenso.
6
ambiente
arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
Il mondo non può attendere
Pubblichiamo la dichiarazione delle organizzazioni sociali
internazionali riunite nello spazio autogestito mentre
si svolgevano i lavori della COP22 a Marrakech
Noi, movimenti sociali marocchini, magrebini, africani e internazionali, riuniti
a Marrakech in occasione
della COP22 riaffermiamo
la nostra determinazione
a costruire e difendere la
giustizia climatica, e specialmente ad agire per mantenere il riscaldamento globale al di sotto
di 1,5°C - secondo l’impegno assunto a
Parigi da tutti i capi di Stato e di governo.
Il mondo non può attendere.
Ovunque, le disuguaglianze sociali stanno crescendo, i diritti regrediscono, i
conflitti e le guerre si moltiplicano o si
arenano. I nostri popoli sono oppressi
e la biodiversità si estingue. Le conseguenze del cambiamento climatico
sono particolarmente forti in Africa e
nei paesi del Sud.
I record di calore che hanno attraversato
tutto l’anno 2016, la successione di
cicloni, uragani, inondazioni, incendi
boschivi, siccità, ci ricordano che il
cambiamento climatico è una realtà
che colpisce già centinaia di milioni di
persone - in particolare il flusso di migranti strappati dalle loro terre e gettati
nei mari a rischio della loro vita. Noi
sappiamo che la differenza tra i 1,5°C e
2°C di riscaldamento non è matematica
ma una questione di vita o di morte.
I movimenti e le organizzazioni della
società civile stanno scoprendo che i
negoziati internazionali sul clima guideranno le riforme politiche indispensabili, e pensano che dare continuità al
movimento per la giustizia climatica sia
una priorità.
Noi denunciamo anche la presenza di
multinazionali inquinanti e criminali
all’interno della COP. La COP non dovrebbe essere trasformata in un’operazione di greenwashing dai governi
che non rispettano i nostri diritti e le
nostre libertà.
Zero fossili, 100 % rinnovabili:
il nostro orizzonte, la nostra lotta
Contenere il riscaldamento globale a
1,5 °C significa lasciare i combustibili fossili sotto terra, a partire dagli
idrocarburi non convenzionali. Noi
invitiamo pertanto i leader del mondo a
congelare lo sviluppo di nuovi progetti
fossili e a perseguire la giusta transizione
verso un futuro al 100% rinnovabile
e democratico. L’industria fossile sta
portando avanti una battaglia per la
propria sopravvivenza. Noi sappiamo
che dobbiamo mobilitarci per bloccare
i suoi progetti distruttivi ovunque sarà
necessario.
Dobbiamo lottare anche per non essere
privati delle alternative: stiamo lavorando a una trasformazione sociale,
ecologica, femminista e democratica
e quindi per costruire i posti di lavoro
di domani.
Esigiamo anche un controllo cittadino
sui fondi verdi, così che il 50% dei finanziamenti possa andare ai progetti
e alle strategie basate sulla comunità
e gli ecosistemi.
È l’unico modo per uscire dal modello
produttivista estrattivo, sottomesso
alle regole del mercato e non cadere
nella trappola dell’economia verde e
delle false soluzioni: il nostro avvenire
non dipende dalla mano invisibile del
mercato ma dal potere dei popoli del
mondo intero.
Contro Donald Trump e il suo
mondo…
Alcuni utilizzano la crisi sociale per
giustificare politiche reazionarie, conservatrici, razziste, sessiste, che non
fanno altro che aumentare le ingiustizie
climatiche. Donald Trump non è che
l’ultima incarnazione di questo nazionalpopulismo autoritario, che minaccia
in primo luogo le donne, le persone di
colore, i migranti, i musulmani e i più
poveri tra di noi.
...un clima di convergenza
Esigiamo la liberazione immediata di
tutti i prigionieri e la protezione di chi
difende l’ambiente, in tutto il mondo.
Da parte nostra, ci impegniamo a lavorare congiuntamente per:
- introdurre processi di elaborazione di
politiche collettive e concrete a livello
locale e territoriale per garantire una
partecipazione effettiva
dei cittadini, far sentire la
voce della società civile, e
fare delle leggi nazionali
vettori di giustizia sociale e di emancipazione che
permettano di garantire ai
popoli la riappropriazione
dei beni comuni (terra, acqua, aria, semi), che passa specialmente
per la difesa della sovranità alimentare;
- concepire e implementare uno spazio cittadino regionale, integrando in
particolare lo spazio africano, quello
mediterraneo e quello degli Stati insulari
che riflettono la portata e l’urgenza di
fare passi avanti nella nostra battaglia
comune per la giustizia climatica.
La nostra gente soffre, ma le nostre lotte
sulla terra sono in perenne aumento
e la presa di coscienza collettiva della
necessità di unità, di rispetto della diversità e della complementarità delle
pratiche si sta amplificando.
Siamo convinti che i cambiamenti necessari sono profondi. Rifiutiamo che
i nostri stati si pieghino alle scelte del
libero scambio e permettano a delle
aziende di dotarsi di armi legislative che
gli diano la libertà di agire impunite e che
le leggi del mercato possano oltrepassare
l’accesso ai diritti per tutte le donne e
gli uomini, per difendere il diritto dei
piccoli agricoltori e pescatori, e di tutte
quelle e quelli che sono in prima linea
nella costruzione di un mondo che sia
realmente giusto e sostenibile.
Non attenderemo i momenti di negoziazione internazionale per riunirci e
lavorare sulle nostre convergenze. Il
lavoro si fa da molto tempo, prosegue e
continuerà sul terreno e a livello dei movimenti di base che lottano localmente
per un altro sistema, un altro mondo.
Ci teniamo in particolare ad affermare
la nostra solidarietà con tutte quelle e
tutti quelli che sono in prima linea nella
lotta contro l’estrattivismo: a Imider, a
Gabes, in Aïn Salah, a Standing Rock,
a Notre Dame des Landes, e ovunque.
Siamo solidali nella lotta del popolo
Palestinese per la sua libertà e i suoi
diritti alla terra e all’accesso alle sue
risorse. Oggi, riaffermiamo con forza
e convinzione che un altro mondo è
possibile!
7
ambiente
arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
Le tre COP di Marrakech
di Aldo Dessì Commissione nazionale Arci Ambiente, difesa del territorio, beni comuni, stili di vita
A Marrakech si sono tenute almeno tre
COP22.
La prima è quella di cui ci hanno parlato i
media: quella paludata, dei Capi di Stato
e di Governo, nota come la zona blu, che
avrebbe dovuto rappresentare la degna
celebrazione di Marrakech 2001, dove
si scrissero i contenuti del Protocollo di
Kyoto. Era stata intesa infatti come la
‘COP dell’azione’, quella in cui si sarebbe
dovuto dare gambe all’Accordo di Parigi
della COP21, a sua volta rappresentato
come il punto di svolta della presa di
coscienza della necessità non solo di
fermare le emissioni di gas-serra,
ma anche di avviare la progressiva
riduzione degli attuali livelli.
Tuttavia, così come l’Accordo di Parigi
che avrebbe dovuto essere la ‘COP
delle decisioni’ ha portato a una serie
di impegni generici privi di qualsiasi
vincolo, il Proclama d’Azione di Marrakech ci consegna un nulla di fatto
anche sui due principali obiettivi che
si poneva: l’accordo sulla costituzione
del Fondo Verde di 100 miliardi di
dollari annui a partire dal 2020 a
favore dei paesi poveri per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per
lo sviluppo di tecnologie energetiche
pulite e rinnovabili, e definire e aggiornare
le caratteristiche dei contributi nazionali
alla riduzione delle rispettive emissioni - i
cosiddetti NDC (Nationally Determined
Contributions) - e le regole per la loro
gestione complessiva.
L’avvio del Fondo Verde salta sostanzialmente perché i paesi poveri chiedono di
decidere sul loro uso. Si verificherà durante la COP23 gli eventuali progressi fatti.
Sui NDC si rimanda alla COP24 del 2018
l’elaborazione delle regole, prevedendo
che comunque nel 2020 possano esserci
revisioni dei parametri di Parigi. È la COP
dove il ministro Galletti, nel corso dell’incontro cui abbiamo partecipato, rivendica
innanzitutto un primato del nostro paese
nel processo di decarbonizzazione. Subito
dopo però, richiesto di esprimersi su
quale coerenza vi sia tra questo processo
e le autorizzazioni per nuovi inceneritori
in tutta Italia, si giustifica dicendo che
l’alternativa sarebbe stata l’apertura di
nuove discariche. Lo stesso dicasi per le
autorizzazioni per prospezioni e trivellazioni, affermando semplicemente che
«… mica le ho rilasciate io … io chiuderò
il mio mandato senza aver rilasciato una
sola autorizzazione!».
Fa parte della prima COP anche quella che
si è svolta nella zona verde, non casualmente a fianco della zona blu. Quella delle
multinazionali, delle imprese pubbliche e
private, di grandi associazioni nazionali
ed internazionali. Questa COP è stata
realizzata in un’area ai margini della
città, disabitata. Un immenso susseguirsi
di tensostrutture, con tutti gli ambienti
serviti dall’aria condizionata. Sarebbe
interessante conoscere la quantità di CO2
prodotta nelle due settimane…
C’è stata poi la seconda COP - quella di
cui nessuno ha parlato - quella dei 48
Paesi del CVF (Forum dei Paesi Vulnerabili). È il Forum dei paesi più colpiti
dagli effetti del cambiamento climatico,
coloro che ne pagano il prezzo più alto
pur avendo contribuito in misura minima
alle emissioni. Il Forum ha convenuto
di non poter aspettare le decisioni delle
prossime Conferenze ONU. Ha deciso
quindi di definire subito i propri NDC
aggiornati, assumendo l’impegno vincolante di puntare al 100% delle energie
rinnovabili nei loro paesi al più presto,
e comunque entro il 2050. E di farlo con
le proprie risorse.
Vi è infine la terza COP, quella realizzata
nel cuore della città, nella facoltà di Scienze
e Tecnologia dell’Università Cadi Ayyad.
Organizzata dalla Coalizione marocchina
per la giustizia climatica, ha visto la partecipazione di centinaia di organizzazioni
sociali di tutto il mondo, fra cui l’Arci che
ha in particolare contribuito a realizzare
uno specifico Spazio Mediterraneo.
È la COP che il 13 novembre ha dato
vita ad un imponente corteo: non solo
attivisti provenienti da tutti i continenti,
ma anche indios dell’Amazzonia, nativi
americani e canadesi, etnie dell’America
centrale, dell’Africa e del sud est asiatico.
Una grande rappresentanza di coloro
che a questa crisi climatica poco o nulla
hanno contribuito, ma che ne pagano il
prezzo più alto.È la COP che ha realizzato
Copafrica , la prima conferenza sui cambiamenti climatici di tutto il terzo settore
africano: che ha visto il grido d’aiuto degli
abitanti delle oasi del deserto espulsi
dalle loro terre dall’avanzare dell’aridità
e dalla riduzione delle risorse idriche e
che vedono i loro giovani scappare verso
l’Europa. Oppure i piccoli agricoltori tunisini che vedono distrutti i loro raccolti
dalle inondazioni. Dai piccoli pescatori
della riva sud del Mediterraneo alle
prese con la drastica riduzione del
pescato a causa dell’inquinamento
e dello sfruttamento incontrollato
della pesca industriale. E ancora dai
contadini dell’Africa subequatoriale
vittime di un devastante land grabbing operato da multinazionali del
cibo - spesso di proprietà di altri
stati - e che li priva della possibilità
di produrre il cibo necessario alle loro
famiglie. È la COP che, in 4 giorni,
ha realizzato circa 300 laboratori
e conferenze, partecipate da oltre
5mila attivisti e con la presenza di
200 organizzazioni e reti.
La sintesi del lavoro di queste giornate
- contenuto nel comunicato finale - può
essere riassunto in pochi punti principali, che diventano obiettivi anche nelle
nostre realtà.
Il primo è che da questa crisi si può uscire,
insieme, solo facendosi carico in modo
equilibrato degli sforzi necessari, ma
sottraendo al ‘mercato’ per riconsegnarlo
ai popoli il governo delle proprie società.
Il secondo è che la crisi attuale non è
solo ecologica, ma sociale, economica,
culturale e democratica. Da cui si può
uscire attraverso un rapido abbandono
dell’attuale modello produttivista verso un
modello che assuma la giustizia climatica
e la sovranità alimentare quali principi di
riferimento. Il terzo è che bisogna definire
la governance della gestione delle risorse
e che da essa non possono essere escluse
le comunità.
Visto che il Mediterraneo è uno dei punti
focali individuati dalla Coalizione, sarebbe
del tutto logico che l’Arci partecipasse a
questi processi, mettendo a disposizione
le nostre capacità per aiutare a riportare
il nostro mare alle condizioni che hanno
portato a chiamare in arabo il Mediterraneo Mare Bianco.
8
arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
pace&disarmo
MIL€X 2017
Primo rapporto annuale sulle spese militari italiane
a cura di Enrico Piovesana e Francesco Vignarca
MIL€X è un’iniziativa indipendente (lanciata con la collaborazione del Movimento
Nonviolento nell’ambito delle attività di
Rete Italiana per il Disarmo), ispirata a
princìpi di neutralità politica e obiettività
scientifica. Pur riconoscendo la necessità di mantenere un adeguato livello
di efficienza dello strumento militare, è
necessaria una maggiore trasparenza e
un più attento controllo democratico su
questa delicata materia per scongiurare
i rischi di un’eccessiva influenza della
lobby militare-industriale.
Il ministro della Difesa Pinotti ha recentemente dichiarato che negli ultimi dieci
anni la difesa ha subito un taglio del 27%,
che nuove riduzioni sono impensabili ed
è anzi il momento di maggiori investimenti. Un quadro molto diverso rispetto
a quello che emerge dalle anticipazioni
del Primo rapporto annuale MIL€X sulle
spese militari italiane.
MIL€X ha elaborato una nuova metodologia di calcolo delle spese militari,
togliendo dal conteggio le spese della
Difesa per funzioni non militari e aggiungendo quelle per le pensioni del personale
militare a risposo, quelle per le missioni
militari all’estero pagate dal Ministero
dell’economia e delle finanze e soprattutto quelle dei nuovi armamenti pagati
Droni armati: protagonisti
incontrollati della guerra
contemporanea
Il 24 novembre un seminario internazionale
promosso a Roma da Rete Disarmo e IRIAD
I droni armati, e le uccisioni extragiudiziali che vengono compiuti con questi
nuovi strumenti militari, sono ormai una
realtà delle guerre del terzo millennio. Per
capirne meglio la dinamica e il ruolo del
nostro Paese, il 24 novembre si è svolto
un seminario internazionale promosso
dalla Rete Italiana per il Disarmo ed
organizzato dall’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo. L’obiettivo
del seminario è stato anche quello di programmare alcune azioni nell’ambito delle
iniziative promosse dal Forum Europeo
sui droni armati recentemente costituito.
È importante e urgente iniziare ad occuparsi di droni armati: l’Italia sarà infatti
il terzo Paese della NATO (dopo USA e
UK) a dotare di armamenti i velivoli senza
pilota di cui dispone da qualche anno.
Senza dimenticare il coinvolgimento
dell’industria nazionale in progetti di
sviluppo del primo drone militare europeo
(co-prodotto con Francia e Germania)
la cui consegna è prevista per il 2025.
Nonostante la rilevanza dell’Italia nella
questione, nell’opinione pubblica e nel
dibattito politico non c’è piena consapevolezza dall’importanza di occuparsi dei
droni armati e di tutte le loro implicazioni
(strategiche, militari, di ambito giuridico sia nazionale che internazionale, di
coinvolgimento nei conflitti). Il grande
pubblico viene a conoscenza solo quando
ci sono casi eclatanti delle uccisioni extragiudiziali compiute con droni armati,
credendolo un problema solo statunitense
e senza rendersi conto che fra poco tempo
anche l’Italia parteciperà a questa realtà.
La giornata del 24 dovrà essere l’inizio
di una riflessione che si faccia carico
delle problematiche che i droni armati
comportano e promuova un dibattito
politico che possa riempire l’attuale vuoto
legislativo.
Le considerazioni, i contenuti, i materiali
di approfondimento che usciranno dal
convegno Droni armati: quale controllo?
saranno la base di una serie di iniziative
di mobilitazione che la Rete Italiana per
il Disarmo e i suoi partner italiani ed
europei promuoveranno a partire dal
gennaio 2017.
dal Ministero dello sviluppo economico.
Nell’ultimo decennio le spese militari
italiane sono cresciute del 21%, salendo
dall’1,2 all’1,4% del PIL (non l’1,1 dichiarato dalla Difesa). L’andamento storico
evidenzia una netta crescita fino alla recessione del 2009 con i governi Berlusconi
III e Prodi II, un calo costante negli anni
post-crisi del quarto governo Berlusconi,
una nuova forte crescita nel 2013 con il
governo Monti, una flessione con Letta
e il primo anno del governo Renzi e un
nuovo aumento negli ultimi due anni.
L’Italia nel 2017 spenderà per le forze
armate almeno 23,4 miliardi di euro (64
milioni al giorno), più di quanto previsto
nei documenti programmatici governativi
dell’anno scorso. Ancora molto elevati i
costi per il personale. Si registrano forti
aumenti per le spese dell’operazione
Strade Sicure, del trasporto aereo di Stato
(per il costo dell’A340 della Presidenza del
Consiglio) e soprattutto per l’acquisto di
nuovi armamenti (un quarto della spesa
militare totale, +10% rispetto al 2016)
pagati in maggioranza dal Ministero dello
sviluppo economico (che il prossimo anno
destinerà al comparto difesa l’86% dei
suoi investimenti a sostegno dell’industria italiana).
Si evidenzia la stretta relazione tra questo meccanismo di incentivi pubblici
all’industria militare nazionale (oltre
50 miliardi di euro di incentivi MISE
ai programmi della Difesa negli ultimi
25 anni su iniziativa di governi di tutti
i colori) e l’elevato costo dei programmi
di acquisizione armamenti (5,6 miliardi
nel 2017, 15 milioni al giorno). Urgenza
e dimensione del procurement militare
risultano infatti determinate non da reali
esigenze di sicurezza nazionale ma da
logiche industrial-commerciali (grandi
commesse nazionali in funzione della
promozione dell’export, come esplicitato
nei programmi Centauro 2 e Mangusta
2) che hanno come effetto programmi
sproporzionati rispetto alle necessità. Programmi giustificati gonfiando le necessità
stesse (come nel caso del numero degli
aerei da sostituire con gli F-35 o delle navi
da rimpiazzare con le nuove previste dalla
Legge Navale) e ricorrendo alla retorica
del dual use militare-civile (come nel caso
della nuova portaerei Trieste presentata
come nave umanitaria, e delle fregate
FREMM 2 presentate come unità per
soccorso profughi e tutela ambientale).
9
arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
legalitàdemocratica
Terra Nostra
Il workshop di fotografia sociale che racconta l’esperienza dei volontari
In contemporanea con uno dei campi
della legalità 2016 Liberarci dalle spine,
quest’estate a Corleone per la prima
volta si è svolto il workshop di fotografia
sociale Terra nostra, nato con l’obiettivo
di raccontare attraverso la fotografia l’esperienza dei volontari e delle volontarie
del campo. Promosso da Arci e cooperativa Lavoro e non solo, il workshop è
stato coordinato dal fotografo Giulio Di
Meo e ha visto la partecipazione di 11
fotografi: Laura Alicino, Patrizio Broggi,
Elisa Castoro, Cristina Cozzini, Annalisa
Durighello, Martina Giordani, Debora
Leardini, Andrea Mancuso, Mirko Prosseda, Doralice Renzi e Antonella Speziale.
Lavoro e non solo dal febbraio 2000 gestisce beni e coltiva terreni confiscati a Cosa
Nostra tra Corleone, Monreale e Canicattì,
favorendo l’inclusione sociale di soggetti
in condizione di disagio e marginalità.
Tra questi, i ragazzi del progetto Drago,
grazie al quale un gruppo di richiedenti
asilo svolge attività nei campi con l’obiettivo di sviluppare tutte le competenze
necessarie per seguire l’intero processo
di filiera, dalla coltura alla diffusione sul
mercato dei prodotti provenienti dalle
terre confiscate alla mafia.
Di seguito, testimonianze di alcuni dei
fotografi partecipanti al workshop.
Sulla pagina facebook Campi della legalità è possibile visualizzare una gallery
delle foto selezionate.
«Qualcuno sostiene che questa parte di
Sicilia urla o tace. Luogo comune errato:
questa parte di Sicilia, a volerla ascoltare
e guardare, racconta e lo fa spesso sottovoce. Racconta la fatica, la bellezza, la
voglia di riscatto, racconta campi aridi
confiscati alla mafia che con lo sforzo
leggero di giovani di provenienze diverse
regalano frutti e inserimento lavorativo.
Racconta posizioni di chi non vuole essere
etichettato e chiede solo il rispetto per
una natalità che non si è scelto, in una
terra che è diversa da ciò che si crede.
Si guardano incuriositi i corleonesi e i
ragazzi arrivati per lavorare i campi nel
progetto Liberarci dalle spine. In un
valzer fatto di memoria e speranza, di
vestiti cuciti addosso da cambiare con
quelli adatti, di volontà di rilanciare e
conoscere. Un passo alla volta, in punta di
piedi. Abbiamo provato a farli vedere con
Palermo centro
Dal 13 al 15 gennaio 2017 si
tiene a Palermo il primo corso
di street photography con il
fotografo Giulio Di Meo, organizzato in collaborazione con
Arci Palermo. Un workshop
per le strade di Palermo, palcoscenico naturale di migliaia di
storie che ogni giorno nascono,
si susseguono, si rinnovano.
Un workshop nei circoli più
caratteristici della città dove si fa cultura e aggregazione. Il corso sarà
diviso in diversi momenti: una parte teorica, una parte pratica e una di
critica e selezione dei lavori. Alla fine del workshop verrà realizzato un
lavoro collettivo con le migliori foto dei partecipanti.
Per iscriversi al workshop o avere informazioni scrivere all’indirizzo
[email protected]
le immagini, questi frutti della legalità».
Debora Leardini
«Una scommessa per nulla scontata, tesa
a interpretare in cinque giorni l’esperienza
dei campi lavoro, attraverso il filtro di
persone differenti per età, formazione,
esperienza e provenienza geografica. La
fotografia, e il reportage in particolare,
può essere un mezzo oggettivo di documentazione dei fatti e delle cose; ma
se si è curiosi veramente e se ci si lascia
permeare affettivamente da quello che
si incontra, può essere anche un mezzo
costruttivo per leggere e mostrare un’esperienza di vita in maniera non retorica
o scontata, e aggiungere nuovi dati alla
semplice registrazione dei fatti».
Antonella Speziale
«Un ritorno alla terra. Da cosa nostra
a casa nostra, la Nostra Terra. Sotto il
sole della Sicilia, la musica dei telefonini
scandisce il ritmo del lavoro. C’è chi
davanti all’obiettivo si mette in posa,
chi al contrario per l’imbarazzo vorrebbe
nascondersi tra le foglie. Divisi per gruppi
ci si stende lungo i filari raccogliendo
grappoli d’uva, tra le coltivazioni di pomodori o a raccogliere sassi in terreni
da spietrare. Si chiacchiera, si scherza
ma non ci si risparmia, al punto che
nelle pause la bottiglia d’acqua fresca
diventa la migliore compagna di sempre. Qualcuno a turno, tra i volontari,
rimane a Casa Caponnetto per le pulizie
dei luoghi condivisi, le stanze, i bagni,
mentre in cucina si cimentano i cuochi di
Liberarci dalle Spine. Si vive in sinergia
ogni momento, in un clima inclusivo, di
partecipazione».
Andrea Mancuso
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ucca
arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
Torna L’Italia che non si vede
Rassegna itinerante di cinema del reale
di Roberto Roversi presidente nazionale Ucca
«Cable television is the new arthouse».
In altre parole: la serialità televisiva è il
nuovo cinema d’essai. Parole e musica
di David Lynch in una recente intervista
concessa a Time Out.
Con tutto il rispetto che portiamo al maestro, difficile pensare che l’affermazione
non sia dettata dal fatto che dopo Inland
Empire (2006) Lynch non riesca a trovare
un produttore per un film di finzione. O
che non dipenda dall’annunciata terza
serie di Twin Peaks in corso di lavorazione per la rete tv Showtime. O, nella
peggiore delle ipotesi, da un eccesso di
meditazione trascendentale alla quale
si è votato negli ultimi anni. Tuttavia,
per quanto la tecnologia progredisca
con impressionante velocità, e così le
modalità di fruizione si moltiplichino,
preferiamo ricordare il regista quando
declamava stizzito «It’s such a sadness
that you think you’ve seen a film on your
fucking telephone».
È una premessa necessaria, in un momento in cui la rivoluzione digitale sta
stravolgendo la produzione e la fruizione
di cinema, letteralmente consumato con
ogni immaginabile device tecnologico.
Certo, non mancano sacche di resistenza:
registi come Paul Thomas Anderson,
Quentin Tarantino, Christopher Nolan
o Wes Anderson continuano a girare in
pellicola (non a caso in inglese si parla
di shooting on film), Pablo Larrain usa
lenti anamorfiche sovietiche degli anni ‘60
per sottrarre i suoi film all’omologazione
dell’immagine prodotta dalle camere
digitali. Molti cineclub continuano a
mantenere in attività proiettori 35mm e
ad usarli quando possono, cioè quasi mai.
Un pubblico fedele, ma sempre più sparuto e invecchiato, continua a preferire
l’esperienza della sala cinematografica
alla fruizione domestica.
Di fatto il futuro sembra prefigurare
un’ipertrofica offerta audiovisiva, in cui
film di finzione, documentari, serie tv e
produzioni generaliste sono costantemente a disposizione e possono essere viste
in qualsiasi momento, con qualsiasi strumento, in qualsiasi posto. Con buona pace
della visione condivisa propria delle sale
e dei cineclub così come li conosciamo.
O forse no.
Forse dietro l’angolo, ancora impalpabile ma già percettibile, c’è qualcosa di
profondamente diverso che cova sotto
le ceneri dell’iperconnessione e della
svalutazione dei contenuti.
Forse verrà a noia scrivere (e leggere)
inutili blog ‘zero comments’, forse creerà
un piccolo moto di fastidio la notificazione dell’ennesimo post o commento
insignificante sui social network, sulle
chat, sui forum.
Forse si imporrà un’esigenza di fuga dal
rumore di fondo.
Forse persino si rivaluteranno gli amici
reali rispetto a quelli virtuali.
Forse addirittura si ricomincerà a considerare un’esperienza piacevole uscire di
casa per vedere un film insieme ad altri,
e parlarne, discuterne, accalorarsi.
Magari in un cineclub accogliente e pieno
di persone interessanti. Di certo non in
uno dei tanti parallelepipedi di cemento
per i quali i film in programmazione sono
solo il pretesto per rimpinguare le casse
con i proventi del bar o la proiezione dei
trailer o della pubblicità.
Forse, insomma, il virtuale coesisterà
pacificamente con la riscoperta del sociale.
Certo, è un wishful thinking, una dinamica
antropologica difficile da profetizzare qui
ed ora. Ma se questo scenario si avvererà
il futuro siamo noi. O almeno un elemento
centrale di quel futuro.
I nostri piccoli cinema, le nostre sale
polivalenti spalmate sull’intero territorio
nazionale, i nostri cineclub che testardamente continuano a proporre cinema di
qualità nelle ampie aree del Paese non
coperte dall’esercizio e completamente
desertificate.
È questo il significato profondo di una
rassegna itinerante quale L’Italia che
non si vede, nel duplice senso che non
teme di approfondire argomenti scomodi
o comunque rimossi dai media e nel
contempo cerca di avvicinare il pubblico
a fiction e documentari ‘invisibili’ perché
sottovalutati o falcidiati dalla censura di
mercato.
Il 2016 non è stato un anno glorioso per
il cinema italiano, con la vistosa eccezione di Fuocoammare di Rosi; anzi ha
evidenziato una fragilità produttiva di
fondo, una profonda carenza di idee e
una ripetitività ossessiva di commedie
praticamente intercambiabili tra loro
che non fanno ben sperare per gli anni a
venire. Anche perché la legge di sistema,
alla quale pure vanno riconosciuti meriti
innegabili, sembra rafforzare i soggetti già
forti sul mercato e non i nuovi player indipendenti, con l’inevitabile conseguenza
di porre condizioni avverse ad un salutare
ricambio generazionale dei nostri autori.
I film italiani più importanti dell’anno, a
fronte della débâcle della fiction omogeneizzata di cui si è detto, sono quasi tutti
documentari e ben rappresentati in questa
rassegna di alto profilo, che annovera un
David di Donatello (S is for Stanley),
il Miglior Film di Orizzonti a Venezia
(Liberami), un Nastro d’Argento come
Miglior Docufilm come Bella e perduta e
una decina di altri titoli invitati ai principali festival internazionali, da Toronto a
Locarno, da Venezia a Rotterdam.
Film che non hanno trovato il loro pubblico, talvolta per i controversi temi affrontati: lo sgombero di una baraccopoli
alle porte di Torino (I ricordi del fiume), il
viaggio dentro e fuori il carcere di Dustur,
l’umanità dolente che ruota intorno ad
un Banco dei Pegni (Le ultime cose), lo
stabilimento balneare di Trieste ancora
diviso - da un muro - tra una zona maschile
e una femminile (L’ultima spiaggia), la
lotta per la libertà sessuale e contro la
censura (Porno e libertà).
Oppure lavori ritenuti ostici per l’inedita
formula produttiva (la complessità del
sentimento amoroso nel film partecipato
a più mani Oggi insieme domani anche)
o per la volontà di sperimentazione e di
ricerca formale (la sinfonia visiva sul
tema dell’immortalità di Spira mirabilis,
il sofisticato studio sulla rigenerazione
urbana di spazi dismessi di Ogni opera
di confessione, il pastiche linguistico che
mescola documenti, immagini d’archivio
e animazioni da graphic novel in Nessuno mi troverà, la manualità artigianale
della tipografia come forma d’arte ne Il
fiume ha sempre ragione, ultima fatica
di Silvio Soldini).
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arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
Arci Bari ricorda una
importante storia di
giornalismo e di politica
a cura di Arci Bari
In quel lontano novembre del 1977 a Bari
accaddero molte cose straordinarie; su
tutte certamente l’efferato assassinio di
Benedetto Petrone, giovane militante
comunista figlio della città vecchia, per
mano di una squadraccia missina.
Quell’omicidio rimase l’unico delitto politico nella storia della città, e per lungo
tempo rappresentò una ferita profonda
nella coscienza di un’intera comunità.
Straordinaria fu anche la manifestazione
spontanea e unitaria con cui tutti i soggetti
della sinistra cittadina, la mattina del 29,
riempirono le strade del centro cittadino,
con un corteo imponente e ineguagliato
per pluralità di soggetti coinvolti e per
partecipazione.
Ma straordinaria fu anche, nel senso
letterale della parola, l’edizione de La
Gazzetta del Mezzogiorno del 29 novembre, che uscì durante uno sciopero della
categoria, con un’autorizzazione speciale
da parte del sindacato dei giornalisti, per
raccontare i fatti di quei giorni.
Una pagina importante nella storia del
giornalismo meridionale e non solo; un
evento peculiare che meritava di essere
ricordato e approfondito.
Arci Bari, proseguendo nel percorso di
recupero della memoria antifascista della
città di Bari intrapreso da alcuni anni assieme ad Anpi, Cgil, Comitato 28 novembre
e IPSAIC (Istituto Pugliese per la Storia
dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea), ha organizzato per martedì 29
novembre, a 39 anni da quei fatti, presso
la biblioteca metropolitana De Gemmis
a Bari, un incontro pubblico dal titolo
I giorni di Benedetto Petrone edizione
straordinaria per ricordare proprio quella
edizione straordinaria.
All’incontro, condotto dal presidente di
Arci Bari e direttore di Arcireport Luca
Basso, parteciperanno Federico Pirro,
all’epoca cronista della Gazzetta del Mezzogiorno, Nicola Signorile, scrittore, dirigente Anpi e vicecaporedattore della
Gazzetta del Mezzogiorno, e Francesca
Russi, giovane cronista dell’edizione barese
de La Repubblica.
Come nello stile di Arci Bari, l’incontro
si propone di recuperare la memoria del
passato attraverso i contributi di testimoni diretti, ma anche produrre occasioni
di riflessione sul presente e sul futuro.
Quest’anno dunque, l’obiettivo sarà puntato sulle questioni dell’informazione e
delle difficoltà di raccontare il territorio.
Quello di martedì 29 è il terzo evento
promosso dall’Arci per ricordare Benedetto Petrone dopo il dibattito del 2014
sulla manifestazione del ‘77 e la mostra
permanente di foto d’epoca I giorni di
Benedetto Petrone, storia e memoria di
una città allestita nel 2015 presso Arci
CasAperta, il contenitore culturale ricavato
dal comitato in un bene confiscato alla
criminalità organizzata. In quella occasione è stata anche consegnata a Porzia
Petrone, sorella di Benedetto, la tessera
onoraria dell’Arci. «Ancora una volta – ha
detto Luca Basso – Benedetto e la sua
vicenda parlano a tutti noi; l’incontro che
abbiamo organizzato sarà l’occasione per
ricordare quei giorni, ma anche l’occasione
per leggere il presente partendo dalle
questioni dell’informazione e del racconto
della città. Bari ha una importante storia
antifascista, fatta di volti, voci e sangue.
Dimenticarsene è un delitto, tenerne viva
la memoria un dovere morale che come
Arci sentiamo profondamente».
Il volume sul circolo Arci Ruffolo
Arci Ruffolo. Valori e passioni di una comunità: è questo il titolo del volume curato
da Gianfranco Fusi in omaggio ai 40 anni di
apertura del circolo Arci Ruffolo, che sarà
presentato sabato 26 novembre alle ore 17
a Siena negli spazi della Libreria Becarelli. Il
libro sarà introdotto da Giuliano Catoni, che
ha contribuito alla realizzazione del volume
con una ricerca storica.
Il volume ricostruisce uno spaccato di vita
contadina, raccontando la storia di tante
famiglie e di tanti lavori legati alla cultura
e alle tradizioni del mondo rurale, unite
dai valori di aggregazione, collaborazione
e solidarietà. Valori che hanno stimolato
anche la costruzione della struttura aperta
nel 1976 per ospitare l’associazione circolo
Arci Ruffolo costituita nel 1972.
Il libro raccoglie inoltre i contributi degli ex
presidenti del circolo Arci Ruffolo dedicati
alle attività svolte nella struttura e al ricordo
delle persone che ne sono state protagoniste.
Il volume è edito con il contributo della
Fondazione Territori Senesi.
Alla presentazione parteciperanno, oltre
all’autore, la presidente dell’Arci provinciale
di Siena, Serenella Pallecchi.
www.arcisiena.it
daiterritori
in più
serata su impastato
PALERMO All’Arci Porco Rosso
il 26 novembre dalle 19.30 una serata
dedicata a Peppino Impastato raccontato da Salvo Vitale. Storico amico e
compagno di Peppino, che con lui ha
condiviso le lotte politiche e sociali e la
militanza a Radio Aut, Vitale compone
il ritratto più complesso e variegato di
una figura fondamentale della lotta alla
mafia.Durante la serata, verrà proiettato
un breve video che comprende scatti
inediti di Peppino Impastato.
fb Arci Porco Rosso
RE-BOOK
CRISPIANO (TA) Secondo ap-
puntamento con la rassegna Re-Book,
nata all’interno del progetto Re-Green.
Eco dei mestieri della legalità. Appuntamento venerdì 25 novembre alle ore
18.30 al circolo Arci Uisp di Crispiano
con la presentazione del libro Ghetto Italia (Fandango Libri), scritto da
Leonardo Palmisano e Yvan Sagnet.
Converserà con gli autori il giornalista
Vincenzo Parabita. Ingresso libero.
fb Circolo Arci-Uisp Crispiano
impressionisti
CREMA Il 28 novembre alle ore 21
presso il circolo Arci Crema nuova si
svolgerà una serata dedicata all’impressionismo e ai suoi principali esponenti.
Francesca Gnocchi, laureata in storia
dell’arte, parlerà delle caratteristiche
principali del movimento impressionista
e, con l’ausilio di foto e video, esaminerà
le peculiarità dei più famosi pittori che
agirono nell’ambito di questa corrente
artistica. La serata prepara la visita alla
mostra sugli impressionisti che si è appena aperta al museo di Santa Caterina
a Treviso e che il circolo Arci Crema
nuova ha organizzato per domenica
11 dicembre.
fb Arci Crema Nuova
PINECO FESTIVAL
PINETO (TE) Il 24 e 25 novembre
si svolge la prima edizione del PinEco
Festival, organizzato da Arci Pineto
Metexis e Arci Teramo, con l’obiettivo
di proporre un momento di riflessione,
incontro, stand gastronomici, proiezioni, promozione della lettura e momenti
musicali con cittadini e associazioni che
quotidianamente contribuiscono alla
creazione di un rapporto tra sviluppo
ed ecosostenibilità nel territorio.
fb Arci Pineto Metexis
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arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
azionisolidali
le notizie di arcs
a cura di Francesco Verdolino
Campi di lavoro
e conoscenza all’estero
con Workshop fotografico
Torna il programma dei campi di
lavoro e conoscenza all’Estero per il
2017 un’esperienza di Volontariato
Internazionale Arci nata nel 2005, che
ha visto in questi anni la mobilitazione
di circa 800 volontarie e volontari,
con più di 15 Paesi interessati dai
programmi.
Anche quest’anno all’esperienza di
scambio di conoscenze con i partner
locali, verrà affiancato per ogni campo
un’attività di workshop fotografico
o video con tutor professionisti del
settore.
Si comincia con il Brasile. Da quasi
dieci l’Arcs organizza, con il fotografo
Giulio Di Meo, dei workshop di reportage in Brasile volti a conoscere il
Movimento Sem Terra, il movimento
sociale più grande dell’America Latina che da oltre trent’anni lotta per
conquistare la terra e la dignità per
migliaia di brasiliani.
Quest’anno l’esperienza assume ancora più importanza dato il momento
delicato e turbolento che sta vivendo
il Brasile.
Dopo la prima e interessante esperienza dell’anno scorso nello stato
del Ceará, quest’anno si è deciso di
ritornarci non solo per conoscere il
MST ma anche per approfondire le
contraddizioni legate allo sviluppo
dell’energia eolica, un’energia pulita
che però sta portando a forti impatti socio-ambientali nelle comunità
coinvolte.
I campi di lavoro e conoscenza internazionali dell’Arci sono un’esperienza
di volontariato a breve termine dove
si vive e si lavora insieme, ci si impegna direttamente in attività condivise
con le comunità locali: l’obiettivo è
quello di promuovere, attraverso la
conoscenza diretta, la solidarietà e
la cooperazione internazionale come
valore collettivo, ma anche come stile
di vita, per la promozione del dialogo
interculturale, la pace, l’affermazione
dei diritti globali.
L’aggiunta di uno spazio di turismo responsabile arricchirà questa occasione
di crescita culturale da non perdere.
Per maggiori informazioni su quote
e modalità di partecipazione:
www.arcsculturesolidali.org
società
Le prossime tappe previste
dal Bando per lo sviluppo
associativo
L’Arci si è impegnata, nel suo ultimo
Congresso, a sviluppare e consolidare il
proprio insediamento territoriale, nella
convinzione che senza una presenza diffusa sul territorio e nelle comunità locali,
senza un rapporto diretto e quotidiano
con chi ci vive sarebbe difficile svolgere
quel ruolo di promozione sociale che è
proprio dell’associazione.
A questo scopo è stata prevista l’istituzione di un fondo finalizzato all’accesso al
microcredito da parte dei circoli e delle
basi associative, per favorire l’avvio di
progetti associativi innovativi.
È stato dunque lanciato un bando di
concorso, che si rivolge ai 114 Comitati
territoriali Arci perché candidino un
intervento progettuale innovativo da
realizzare da parte di un nuovo soggetto
associativo o una base associativa già
esistente cui verrà garantito, se selezionato, un accesso facilitato al credito.
Le idee progettuali devono avere come
obiettivo lo sviluppo di una realtà associativa che si riconosce nei principi dell’Arci, impegnata a promuovere
iniziative territoriali in questi ambiti
prioritari: promozione della partecipazione giovanile; promozione delle
pari opportunità di genere; promozione dell’uguaglianza, dei diritti sociali
e lotta alla povertà; promozione dei
diritti culturali e di nuove forme di comunicazione; promozione dei diritti di
migranti e rifugiati e lotta al razzismo;
promozione dell’antimafia sociale.
Il bando, pubblicato il 10 luglio, si è
chiuso il 10 ottobre. Sono stati inviati
12 progetti che verranno valutati da un
apposito gruppo di lavoro, affiancato
da un comitato scientifico formato da
Luciana Castellina
tra i vincitori
del Premio ‘Sila’
La quinta edizione del Premio Sila
dedicato alla letteratura di impegno
civile è stato vinto, per la sezione
economia e società, da Luciana Castellina, presidente onoraria Arci,
con Manuale antiretorico dell’Unione Europea. Da dove viene e
dove va quest’Europa. A Luciana
le congratulazioni di tutta l’Arci.
Walter Dondi, direttore della Fondazione
Unipolis, Anna Fasano, vicepresidente di
Banca Etica, Andrea Volterrani, sociologo
e docente all’Università di Roma Tor
Vergata, Gaia Peruzzi, ricercatrice del
dipartimento di comunicazione e ricerca
sociale dell’università La Sapienza di
Roma, Angelo Rindone, fondatore nel
2005 di Produzioni dal Basso, la prima
piattaforma italiana di crowdfunding. Il
comitato scientifico terrà la sua prima
riunione il prossimo 23 novembre per cominciare ad esaminare i progetti inviati.
Dopo una prima valutazione, gli estensori dei progetti e i comitati territoriali
di riferimento saranno invitati a un
seminario di formazione sulla stesura
di un piano operativo e di un business
plan. Il seminario si terrà venerdì 2
dicembre, dalle 11 alle 17, presso la sede
della direzione nazionale a Roma.
Si riunirà quindi nuovamente il comitato scientifico e i progetti selezionati
verranno sottoposti all’approvazione
della Presidenza nazionale dell’Arci
nella riunione del 15 e 16 dicembre che
indicherà i progetti prescelti.
arcireport n. 37 | 24 novembre 2016
In redazione
Andreina Albano
Maria Ortensia Ferrara
Direttore responsabile
Giuseppe Luca Basso
Direttore editoriale
Francesca Chiavacci
Progetto grafico
Avenida
Impaginazione e grafica
Claudia Ranzani
Impaginazione newsletter online
Martina Castagnini
Editore
Associazione Arci
Redazione | Roma, via dei Monti
di Pietralata n.16
Registrazione | Tribunale di Roma
n. 13/2005 del 24 gennaio 2005
Chiuso in redazione alle 17.30
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