Nel piano utile a 1,1 mld nel 2019

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Mercoledì 26 Ottobre 2016
PRIMO PIANO
TRA GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO UN ROTE DELL’11% E 400 MLN IN PIÙ DI MARGINE D’INTERESSE
Nel piano utile a 1,1 mld nel 2019
Il nuovo modello operativo di Mps focalizzato sull’efficienza prevede 2.600 esuberi e la chiusura di 500
filiali. Nei nove mesi del 2016 perdita netta di 849 milioni dopo rettifiche. Soddisfatti i sindacati
di Francesca Chiarano
MF-DOWJONES
e Paola Valentini
I
l nuovo piano industriale
2016-2019 di Banca Mps,
approvato ieri dal cda, prevede un utile netto finale
superiore a 1,1 miliardi e un
Rote target superiore all’11%
nonostante la crescita prudenziale dei ricavi. Il progetto indica un Cet1 Ratio al 2019 in
crescita dall’11% al 13,5%,
un liquidity coverage ratio
che passa dal 161% al 143%
e un rapporto cost/income in
calo dal 60% al 55%. Il deconsolidamento del portafoglio di crediti in sofferenza e
l’aumento di capitale avranno
impatti positivi anche sul liquidity coverage ratio sopra
il 130% e sul Net Stable Funding Ratio che sarà superiore
al 100% che verranno ulteriormente rinforzati da un aumento del livello di funding
di 14 miliardi nell’arco di
piano. Nel piano si ipotizza
che l’effetto del re-rating e il
recupero della raccolta possano contribuire a un aumento
del margine di interesse nel
I GRANDI NUMERI DI MONTE PASCHI DI SIENA
Il quadro di sintesi dei risultati al 30/09/16
30/09/16 30/09/15 Variaz.
Margine di interesse
1.518,7
1.717,5
-11,6%
Commissioni nette
1.402,4
1.358,3
3,2%
Altri Ricavi
496,4
1.022,1
-51,4%
Totale Ricavi
3.417,5
4.098,0
-16,6%
Rettifiche di valore nette per
-2.018,8
deterioramento crediti e attività finanziarie
-1.417,7
42,4%
Risultato operativo netto
-530,4
713,3
n.s.
Utile di periodo della Capogruppo
-848,7
584,7
n.s.
Fonte: Fiat Chrysler automobiles
GRAFICA MF-MILANO FINANZA
2019 di 400 milioni.
Il progetto elaborato dal management guidato dall’ad Marco
Morelli si basa sul completamento dell’operazione di messa in sicurezza della banca che
include il deconsolidamento di
28,5 miliardi, di cui 27,6 mld
di crediti in sofferenza attraverso il trasferimento a un veicolo
di cartolarizzazione (Sec.Co) a
un prezzo di 9,1 miliardi e la
successiva assegnazione della
tranche junior agli azionisti
dell’istituto, oltre che sulla
ricapitalizzazione della banca
per un importo massimo di 5
miliardi.
Il piano prevede poi un nuovo
modello operativo che si focalizzerà su una maggiore efficienza mediante la riduzione
di 2.600 posti e la chiusura di
500 filiali. Il costo del personale scenderà quindi del 9%
a 1,5 miliardi nel 2019 dagli
attuali 1,6 miliardi. La riduzione avverrà sia mediante un
E volano ancora i bond subordinati
di Susanna Scotto MF-DowJones
subordinati Lower Tier II di Mps hanno messo il
Iconbond
turbo dopo il piano industriale 2016-2019. Le obbligazioni
scadenza 30 novembre 2017 sono balzate a 81,16 euro
(+1,19% dalla chiusura di lunedì e +21,13% dal 26 settembre), quelli con maturity 15 gennaio 2018 si trovano a 80,6
euro (+2,9% dalla vigilia e +24% dal 26 settembre), quelli
con scadenza 21 aprile 2020 a 79,5 euro (rispettivamente
+6% e +25,1%) e quelli con maturity 9 settembre 2020 a
79,35 euro (+5% e +24,5% dal 23 settembre). Il bond con
scadenza 15 maggio 2018 dedicato agli investitori retail si
trova a 73,5 euro (+4,2% dalla vigilia e +19,51% dal 28 settembre). Il ceo Marco Morelli durante la conference call ha
dichiarato: «Non posso commentare ma stiamo pianificando
di fare un’offerta a tutti i bondholder». Andrea Cuturi di
Anthilia Capital Partners evidenzia che questa sarà un’offerta «su base volontaria. Non sono stati dati dettagli ma
essendo appunto su base volontaria dovrà essere generosa».
(riproduzione riservata)
turnover naturale sia attraverso l’attivazione del Fondo di
solidarietà. Le spese amministrative scenderanno del 4%
a 710 milioni nel 2019 dagli
attuali 740 per effetto della razionalizzazione del network,
riduzione del numero di filiali
(a 1.500 nel 2019 da 2 mila
nel 2016), differenziandole tra
E ora Consob chieda trasparenza su tutto, dall’aumento a Passera
A
ttenzione a non scambiare la fase dei
pur vistosi recuperi borsistici del
Montepaschi con la fine dei problemi. Certamente, gli exploit (+100%
in sei sedute prima del calo del xxx%
di ieri) sono una buona notizia, ma solo iniziale sulle condizioni dell’istituto
che ne dovrà fare di strada per consolidarsi, dopo l’intensa cura di risanamento praticata dall’ex ad Fabrizio Viola,
anche quando non si sarà più sotto l’effetto della prospettiva dell’aumento di
capitale e del concorso dei due piani;
infatti, tale ancora potrebbe definirsi
la non esclusione - almeno così pare dall’ordine delle decisioni da assumere
del progetto Passera - accanto a quello
ormai targato Jp Morgan - sia pure con
la clausola secondo la quale il progetto
dell’ex ministro deve essere inquadrabile nel piano deliberato dal consiglio
di amministrazione.
Comunque, sempre con riferimento ai
movimenti di borsa, poiché la Consob
su di essi ha acceso il classico faro, sarebbe opportuno che ai soggetti coinvolti nelle operazioni in questione venisse
imposta - considerata la straordinarietà
della situazione che richiederebbe il superamento di una situazione di opacità
- una comunicazione ai mercati oppure
bisognerebbe che una comunicazione
della specie fosse fornita dalla stessa
Authority.
Ieri, la presentazione del piano industriale elaborato dal nuovo ad, Marco
Morelli, ha messo in luce elementi
interessanti: dallo smaltimento delle
sofferenze lorde per 28 miliardi e dalla
di Angelo De Mattia
previsione del ritorno all’utile, per 1
miliardo, nel 2018 e per 1,1 miliardi
nel 2019, al moderato aumento dei ricavi (da 4,3 miliardi nel 2016 a 4,5 nel
2019), al calibrato calo dei costi operativi (da 2,4 miliardi a 2,2), alla riduzione delle rettifiche sui crediti. È prevista,
altresì, una significativa riduzione del
costo del lavoro con la programmazione
di 2.600 esuberi ( e la chiusura di 500
filiali) su base volontaria con prepensionamenti incentivati, mentre saranno
decise 300 nuove assunzioni.
Accanto a informazioni importanti,
resta, tuttavia, una fetta di indeterminatezza sull’articolazione della ricapitalizzazione fino a 5 miliardi, sulla sua
definitiva composizione che sarà sottoposta all’assemblea del 24 novembre,
mentre la sua attuazione decollerà forse
il 7 dicembre. Sulla conversione delle
obbligazioni subordinate, Morelli, nella
presentazione del piano industriale, ha
detto che non potrà fornire l’indicazione di termini e condizioni prima delle
necessarie approvazioni. La mancanza
tuttavia, in questa fase, di sufficienti
dettagli sulla ricapitalizzazione, ha finito verosimilmente a un certo punto
della mattinata per determinare un’inversione nell’andamento del titolo che è
passato in zona negativa: ciò a ulteriore
attestazione che non è ancora possibile
ritenere che tutti gli scogli siano stati
superati: niente affatto.
Si delinea, sì, un modello avanzato di
banca che fa leva sulla digitalizzazione
e sulla multicanalità, come ormai autorità ed esperti vanno predicando, e che
si proietterà in particolari versanti dei
prestiti, sfruttando comunque la sua
proiezione nazionale (e oltre). Resta,
però, fondamentale il suo radicamento
territoriale, nonché un rapporto personale e diretto con la clientela. Tutto da
scrivere, ovviamente, è l’assetto proprietario: di qui l’importanza delle più
ampie delucidazioni su come si arriverà
alla ricapitalizzazione per un massimo
di 5 miliardi, mancando le quali l’intera
operazione, anche per la parte del nuovo modello di business e della nuova
operatività, rischia di essere sminuita.
D’altro canto, se risultasse la maggiore convenienza del piano Passera sotto
diversi profili, non si capirebbe perché
esso debba mai essere obbligatoriamente ricondotto, come accennato, a un
determinato schema e, prima ancora,
perché, come sarebbe stato stabilito,
non sarebbe possibile, sia pure in tempi solleciti, una due diligence da parte
dell’ex ministro. Nulla, invece, dovrebbe rimanere intentato per assicurare trasparenza e piena accountability. Non si
trascuri, infine, che una parte dell’effervescenza della borsa dei giorni scorsi è
stata dovuta anche alla presentazione di
quest’ultimo piano.
Materia per riflettere ancora, da parte
del vertice del Monte, ve ne è: è doveroso farlo tempestivamente, assicurando
una par condicio a chi può fare meglio
l’interesse di questo plurisecolare istituto. (riproduzione riservata)
hub (500) e spoke (1.000), e
dei costi associati. Soddisfatti
comunque i sindacati che si
attendevano una manovra ben
più severa.
Intanto il cda ha approvato anche i conti al 30 settembre, che
indicano il ritorno a una perdita consolidata di 849 milioni con un contributo negativo
di circa 1,15 miliardi del terzo
trimestre su cui pesano rettifiche straordinarie su crediti
per 750 milioni. Nello stesso
periodo del 2015 il risultato
era stato positivo per 585 milioni (di cui circa 500 milioni
relativi agli effetti positivi di
Alexandria e circa 120 riferiti
alla plusvalenza realizzata a
fronte della cessione a Poste
Italiane del 10% in Anima
Holding). Nei nove mesi del
2016 Mps ha contabilizzato
rettifiche nette di valore per
deterioramento crediti, attività finanziarie e altre operazioni per circa 2 miliardi,
superiori del 42,4% rispetto a
quelle registrate nello stesso
periodo dell’anno precedente.
I ricavi complessivi dei primi
tre trimestri si sono attestati
a 3,42 miliardi, con un calo
del 16,6% rispetto allo stesso
periodo dell’anno precedente
per effetto della flessione del
margine di interesse (a 1,52
miliardi, in calo dell’11,6%)
e dell’attività di negoziazione.
Quanto ai dati patrimoniali, al
30 settembre 2016 i volumi
di raccolta complessiva del
gruppo sono risultati pari a
circa 204 miliardi (-9,6% rispetto al 31 dicembre 2015)
con una riduzione delle masse nel terzo trimestre di circa
6 miliardi, concentrata nella
componente diretta. (riproduzione riservata)
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