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PRIMO PIANO
Venerdì 28 Ottobre 2016
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Contro supposti brogli. Lo farà negli Stati dove lo scostamento con la Clinton sarà più basso
Trump perderà ma subito ricorrerà
Intanto inaugura un suo albergo davanti alla Casa Bianca
da Washington
ALBERTO PASOLINI ZANELLI
L
a campagna elettorale
è a quasi tutti gli effetti conclusa, il vincitore
previsto e scelto. Lo
confermano gli ultimi sondaggi, anche se il margine
sul competitore pare essersi
ridotto, passando da una cifra
attorno al 10 per cento a un
5 per cento e a un 6 per cento
secondo i due ultimi sondaggi raccolti dalla Cnn. Non ci
sono altri segni di recupero
da parte di Donald Trump
e anche così difficilmente basterebbero a produrre un risultato a sorpresa o almeno
un testa a testa negli ultimi
giorni. Quello che conta, lo
sappiamo, sono i «voti elettorali» e di questi la candidata
democratica se ne sarebbe
già assicurati 272, due di più
del minimo previsto. Il voto
popolare, si è visto, mostra
Hillary Clinton fra il 47 e
il 49 per cento e Trump fra
il 41 e il 44. Non sarebbero
ancora sicuramente attribuiti due Stati chiave, la Florida e l’Ohio, oltre al North
Carolina, Arizona, Colorado
e Nevada.
Nessuno smentisce queste cifre come proiezione
della volontà popolare. Lo ha
ammesso di nuovo anche un
portavoce del candidato repubblicano. Sono già avviati
anche gli appuntamenti immediatamente post elettorali. Si vota l’8 novembre, il
nuovo presidente entrerà in
carica i primi di gennaio, la
Clinton prepara il discorso
inaugurale, Barack Obama
ha già prenotato una quarantina di mezzi di trasporto
per il suo trasloco. E Donald
Trump ha già messo in piedi
una «inaugurazione» alternativa: quattro giorni prima
ma fittamente nei retrobottega. Da quelli repubblicani
esce perfino, per la prima volta dopo giorni, qualche segno
di vita. La parola chiave è «ricorso». Non è un mistero per
nessuno che Donald Trump
si riservi delle iniziative in
questo campo subito dopo o
Vignetta di Claudio Cadei
l’inaugurazione dell’hotel più
lussuoso di Washington, sul
cui ingresso ci sarà scritto
«Trump» a caratteri cubitali,
che sorge a pochi metri dalla Casa Bianca e che per la
serata inaugurale ha pronta
la suite presidenziale a mille
dollari per notte.
Eppure ancora si discute, fuori dalle prime pagine e
dalle aperture di telegiornale,
addirittura durante la giornata elettorale. Lo ha detto
e ripetuto con il suo accento gridato e martellato, ma
adesso si levano altre voci.
Un sondaggio rileva che
quasi la metà degli elettori
repubblicani è incline a non
accettare l’esito del voto e ad
avanzare richieste di riconteggi in molti Stati. Almeno
in quelli in cui la distanza in
voti fra i due candidati sarà
molto lieve.
Non sarà una decisione
su scala nazionale, ma Stato per Stato e le leggi che la
regolano sono, come spesso
accade in America, molte e
disparate. La Costituzione
dà al Congresso il potere di
mettere da parte
una data per convocare i Grandi
Elettori (quelli
scelti nelle urne
il primo martedì
dopo il primo lunedì di novembre.
Questa è il primo
lunedì dopo il secondo mercoledì
di dicembre. È a
quella data, infatti, che il presidente viene effettivamente eletto, alle
urne si sono scelti
solamente i suoi
elettori. Ci sono
dunque cinque settimane e sei giorni
di tempo per esaminare e decidere
sui previsti ricorsi.
È accaduto talvolta che di questi giorni ci fosse
bisogno: l’ultima fu nel dicembre 2000, quando si decise chi
aveva prevalso in Florida, se
il repubblicano George W.
Bush o il democratico Al
Gore. Fu una maratona di ricorsi, sentenze e controricorsi
che hanno alla fine decisero
per Bush, essendo i voti della
Florida decisivi.
Un altro precedente ri-
sale al 1960. Il candidato
democratico era John Kennedy, quello repubblicano
Richard Nixon. Nello Stato
dell’Hawaii li dividevano solo
novantadue voti e fu proclamato vincitore Kennedy. Così
votarono i Grandi Elettori,
ma un nuovo ricorso impose
una scelta del Congresso. Lo
precedeva Nixon nella sua
qualità di vicepresidente ancora in carica, ma egli decise,
con magnanimità o almeno
con stile, di assegnare quei
voti al suo rivale.
Da Trump non molti si
aspettano un gesto del genere, ma un appello in questo
senso gli è già stato rivolto.
Ben venti Stati hanno il diritto di rivedere e, se è il caso,
cambiare l’esito annunciato
dalle urne. Dipende dal tipo
di infrazione lamentata.
Quest’anno il contenzioso
è robusto: i repubblicani
parlano apertamente di
«truffe», di voti illegali e di
voti rubati. Con particolare energia perché il tipo di
elettore repubblicano è molto
cambiato rispetto ai tempi di
Bush o addirittura di Nixon:
lo muove soprattutto la protesta, l’indignazione, la frustrazione. Gli stati d’animo
prevalenti in buona parte
del ceto medio impoverito e
insicuro. Quello che avrebbe
preferito Bernie Sanders
alla Clinton come candidato
democratico oppure voterà
direttamente per Trump.
[email protected]
© Riproduzione riservata
ENTLISTUNGSFREUDE, È LA SODDISFAZIONE CHE SI PROVA DEPENNANDO UNA LISTA DI COSE DA FARE
Il tedesco non è una lingua difficile. Lo dice e ve lo dimostra
un inglese che ha imparato ad amare la lingua di Goethe
DI
È
ROBERTO GIARDINA
un piccolo libro straordinario per chi parla il tedesco, per chi lo studia, per
chi vorrebbe impararlo, e
soprattutto per chi ne ha paura.
«Schottenfreude», letteralmente
la gioia o il piacere di Schott, cioè
l´autore Ben Schott, porta il sottotitolo «nuove parole tedesche per la
condizione umana» (Bompiani; 15
euro). «Gli italiani che non riescono
a trovare una parola per esprimere
un concetto, potrebbero trovarla in
tedesco», consiglia Schott, un londinese che smentisce il luogo comune
secondo cui gli inglesi siano capaci
di parlare solo inglese. Si diverte e
fa divertire con la lingua di Goethe
inventando nuove parole, fantastiche, o assurde, ma non è detto che
domani non vengano usate da Frau
Angela e dai suoi connazionali.
In «La terribile lingua tedesca», sempre citato da chi la detesta,
Mark Twain sentenzia: «Questi
aggeggi non sono parole: sono una
processione di lettere dell´alfabeto».
Ma il padre di Tom Sawyer non
aveva capito nulla del tedesco, e
quindi dell´Europa descritta in un
libro di viaggio, esilarante e zeppo
di pregiudizi. In realtà le parole
lunghissime vengono usate solo
dai burocrati, e sono composte da
altre parole subito identificabili da
chi conosce la lingua. A volte da due
parole ne nasce una nuova, come fa
appunto Schott. E non sempre sono
lunghe, al contrario in poche lettere
esprimono un concetto per cui noi
abbiamo bisogno di una frase: Blitzkrieg diventa guerra lampo, ma
Schadenfreude, è la gioia maligna
(Freude) per un danno (Schaden)
capitato a qualcun altro. Tatort, fatto più luogo, titolo di una fortunata
serie tv, sarebbe il luogo del delitto.
In italiano mi viene in mente solo
un verso del siciliano Quasimodo
«l´acqua colomba»: si comprende o,
meglio, si sente, ma quasi impossibile da rendere in prosa.
La traduzione è di Marco Piani, in realtà un coautore, che ha
dovuto rivaleggiare con la fantasia
di Schott per trovare un equivalen-
te italiano: Entlistungsfreude, è il
senso di soddisfazione che si prova
depennando una lista di cose da
fare. Sonntagsleerung, letteralmente domenica-svuotamento, è la depressione della domenica pomeriggio. Ruinenpornographie sarebbe la
morbosa fascinazione per le fotografie del degrado urbano contemporaneo, due righe per spiegare una parola. Witzingsstörung è l´incapacità
di ricordare le barzellette. Betttrug,
tre «t» di seguito per dare ragione
a Twain, è la sintesi di Bett, letto, e
di Betrug, inganno, una parola che
esprime la mia angoscia di quando
ero inviato speciale: il passeggero
senso di disorientamento quando
ci si sveglia in un letto sconosciuto. Non vorrei con questi esempi
avere ottenuto l´effetto contrario:
spaventare invece di incuriosire.
Sarebbe una Liebessunde, un peccato d´amore.
I tedeschi e la Germania sono
vittime di pregiudizi, positivi e
negativi, e temo che la causa sia
anche la lingua, chi ha paura del
tedesco si ferma innanzi a un muro.
Schottenfreude serve a capire la signora Merkel e il suo paese da cui
ci sentiamo perseguitati. A torto,
ritengo, ma sono in minoranza. Sarebbe una lettura obbligatoria per
i politici europei.
È un libro da regalare anche a
tutti i giovani che temono domani
di restare disoccupati, di far parte
di quel 67 per cento di italiani che
a trent´anni sono obbligati a vivere
a casa della mamma, insultati come
bamboccioni (Muttersönchen). Invece di sprecare tempo e quattrini
(Geld) in inutili master, in due anni
potrebbero imparare il tedesco, scoprire perché Mädchen, ragazza, sia
neutro, e Mond, luna, maschile, e
trovare senza difficoltà il lavoro che
gli piace alle porte di casa, meglio
nella quasi latina Monaco che nella
prussiana e povera Berlino. Infine, i
tedeschi non sono spocchiosi come
gli inglesi di Schott o i francesi: vi
capiscono anche se sbagliate genere
e mettete il verbo all´inizio invece
che alla fine, come in latino. Viel
Spass, buon divertimento.
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