Le ultime bugie dei "grillini" Di Maio e Di Battista

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Transcript Le ultime bugie dei "grillini" Di Maio e Di Battista

Le ultime bugie dei "grillini" Di
Maio e Di Battista : rimborsi spese
ed indennità
Difficile raccontare l’ultima grana di Luigi Di Maio senza
ripercorrere le giornate – ancora più dure – del “caso Muraro” al
Comune di Roma , quando una serie di mail e sms scambiati con la
sindaca di Roma Virginia Raggi hanno dimostrato che il vicepresidente
della Camera sapeva eccome dell’inchiesta aperta in procura
sull’assessore ai rifiuti della giunta 5 stelle. Difficile non legare
i due inciampi, e non solo perché, come in quel caso, anche la vicenda
dei 100mila euro spesi in tre anni in “attività sul territorio”, con
le amare reazioni, fa affiorare le liti interne ai 5 stelle, i
malumori per la leadership designata del mediatico Di Maio. Malumori
che vengono sempre negati, ma che puntualmente affiorano e, in questi
casi, escono dai retroscena. Centomila euro per eventi sul territorio
sono una bella “sommetta”, ancor di più se considerato che non
comprende aerei e treni sui quali Di Maio come tutti i deputati e
senatori viaggia gratis a spese del contribuente.
Alessandro Di Battista e
Luigi Di Maio i due ex disoccupati ed
aspiranti “leader” del M5S secondo le regole fissate da Beppe Grillo
in campagna elettorale, spendono molto di più di quanto dichiarano e
dovrebbero, percependo stipendi da circa 10 mila euro al mese tra
indennità e rimborsi. Il Movimento 5 Stelle secondo i propositi del
comico genovese avrebbe dovuto imporre loro uno stile di vita da
cittadini, quasi “francescano”, e non da esponenti della “Casta”, ma
i suoi “cittadini-deputati-portavoce”, e le sue stelle, all’esame dei
comportamenti non si attengono a queste prescrizioni. I numeri li
contraddicono, anche bisogna riconoscere la trasparenza fornita con le
cifre sulle loro retribuzioni pubblicate sul sito tirendiconto.
Nel “Comunicato politico numero quarantacinque“ sul blog di Grillo ,
quando i “grillini” millantavano i loro radiosi ideali, Beppe Grillo
scrisse la regola sui soldi nel Movimento: “Ogni eletto percepirà un
massimo di tremila euro di stipendio, il resto dovrà versarlo al
Tesoro, e rinunciare a ogni benefit parlamentare, iniziando dal
vitalizio“. Da un’analisi sulle spese dei “leader” del Movimento –
Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista – è possibile affermare che
invece, tra indennità e rimborsi, le due “stelline grilline” in realtà
percepiscono una media superiore ai diecimila euro al mese. In alcuni
casi, viaggiano sulla media dei 12mila, o 13mila.
I numeri delle spese di
Luigi Di Maio che non quadrano
Un interessante articolo del collega Jacopo Iacoboni sul quotidiano
La Stampa di ieri ha messo in evidenza la contraddizione tra le
dichiarazioni di Luigi Di Maio in merito al dimezzamento delle
indennità e al costo effettivo della sua attività politica. Alla fine
del 2011 Beppe Grillo aveva indicato e dichiarato sul proprio blog
blog quanto avrebbe dovuto guadagnare al massimo un cittadino eletto
parlamentare nel M5S.
“Ogni eletto percepirà un massimo di 3.000 euro di stipendio,
il resto dovrà versarlo al Tesoro, e rinunciare a ogni benefit
parlamentare, iniziando dal vitalizio pensionistico“
Il sito maquantospendi.it
che rendiconta la restituzione delle
indennità e dei rimborsi effettuati dai parlamentari del Movimento 5
Stelle, documenta quanto i numeri in realtà siano molto distanti da
queste indicazioni. Infatti Di Maio, recentemente criticato per i 100
mila euro spesi in tre anni di attività politica, in realtà tra
indennità e spese sul territorio percepisce ed incassa entrate mensili
molto più alte rispetto ai 3 mila euro .
Il collega Iacoboni scrive,
documentando,
che a maggio, ultimo mese disponibile, il vice
presidente “grillino” della Camera dei Deputati ha restituito soltanto
1686 euro di quota fissa di indennità, su 4945 intascandone
quindi 3259: cioè i due terzi e ben più della metà. Ma il capitolo
più incongruente con le promesse è quello dei rimborsi: Di Maio spende
6732 euro restituendone soltanto 460. Quindi ha incassato e speso un
totale di 9991 euro. Ad aprile ha restituito in tutto appena 1843
euro (tra parte fissa di indennità e rimborsi), percependo quindi e
spendendone invece 13196.
Alessandro Di Battista, emula Luigi di Maio sulle spese
Alessandro Di Battista si è
mostrato defilato nella polemica sulle spese eccessive, non dicendo
una sola parola, a differenza di numerosi parlamentari del M5S sempre
più ostili nei confronti degli eccessi ed ambizioni manifeste del
vicepresidente della Camera. Sarà forse perchè anche per Di Battista i
conti non tornano? Infatti non si può dire che Di Battista o altri
possano darge a Di Maio grandi lezioni di “moralismo” economico.
In compenso Di Battista
aggiorna di più il rendiconto delle sue
spese: a giugno incassa tra indennità e rimborsi e spende un totale di
9564 (3187 più 6377). Ed a maggio un totale di 10.030 (3202 più 6825).
I grafici del sito “grillino”
maquantospendi.it sono impietosi e
parlano chiaramente : la media nel gruppo parlamentare del M5S, per
la parte fissa di indennità, è di 2782 euro (attenzione: senza
rimborsi, in quanto la maggioranza ne spende tra i 6mila e gli
ottomila), ma Di Maio rimase sempre al di sopra media, con i suoi 3200
euro. Nei bonifici di restituzione, peraltro, il rampante aspiurante
leader in due anni risulta quasi sempre sotto la media del suo gruppo
parlamentare.
Espulsioni per molto meno
Il giornalista Jacoboni sul quotidiano La Stampa ricorda giustamente
che in tanti furono espulsi del Movimento grillino per molto meno , e
scrive: “È il costo della politica, bellezza; e questa polemica non
avrebbe senso: per tutti tranne che per il Movimento. I parlamentari
espulsi dal M5S sono sempre stati espulsi usando l’accusa di soldi
spesi e non ben rendicontati. E Di Maio, che giustifica gli «eventi
sul territorio» dicendo che «è una dicitura fittizia»? Lo dice
Serenella Fuksia, ex M5S: “Diversi parlamentari addirittura non
rendicontano da 9 mesi! Ricordo che per 4 mesi di ritardo, tra l’altro
annunciati, motivati e documentati, la sottoscritta è stata esposta a
pubblica gogna e con quella scusa espulsa”. Massimo Artini fu
addirittura espulso pur avendo prodotto tutti i bonifici: il clan
voleva espellerlo per altri motivi, e lo cacciò comunque. “
In questa ipocrisia “grillina”, fatta di menzogne fattuali da svelare
una ad una, emerge il vero “peccato mortale” di questa storia: non
certe in spese del tutto legittime, per un parlamentare. Doveroso
quindi andare oltre ed approfittare della polemica in corso a livello
nazionale dentro e fuori del M5S per ricordare che il Movimento
telecomandato da Beppe Grillo non pubblica un bilancio perché non ha
un tesoriere e che i resoconti dei loro deputati e senatori, che con
vanto sono pubblicati sulle pagine web tirendiconto, del blog di
Grillo sono in realtà molto opachi. Infatti non potrebbe esser
altrimenti perché in quei rendiconti Di Maio ed i suoi colleghi fanno
rientrare molte spese politiche che gli altri partiti finanziano con i
rimborsi elettorali o con i fondi dei gruppi. Non si spiegano
altrimenti tutte queste spese per affitti, cene o appunto attività sul
territorio. E non venite più a parlarci di trasparenza, onestà e di
non usare i soldi pubblici.