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REQUIEM K626
venerdì 21 ottobre ore 21
BASILICA SAN VITTORE AL CORPO - MILANO
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REQUIE
È
particolarmente significativo e coinvolgente inserire il concerto della
prestigiosa orchestra “Giulio Rusconi” nell’ambito delle iniziative in ricordo
del 60esimo anniversario della morte del beato don Carlo Gnocchi (19021956). Lo stesso don Gnocchi, geniale artista della carità, nel libro scritto
nel 1946 dal titolo “Restaurazione della persona umana”, esaltava i capolavori
dell’arte e dell’amore con queste splendide parole: «L’arte e l’amore nascono
dal “nonnulla” di cui ha parlato Pascal. Il lontano sussurro di una melodia in
fondo all’anima (magari sul ritmo monotono di una goccia cadente per Chopin),
il balenìo di un ideale di bellezza nella pupilla (intuita in un blocco di marmo
abbandonato, come per il David di Michelangelo), la rapida e confusa enunciazione
di una legge fisica e metafisica alla mente assorta (dietro il noto pendolare di una
lampada nella cattedrale di Pisa per Galileo), la fulminea intuizione dell’anima
gemella, attraverso un dolce viso di donna (come per tutti coloro che hanno potuto
realizzare il loro sogno d’amore) hanno dato origine a capolavori della scienza,
della bellezza e dell’amore. Purchè attentamente raccolti, appassionatamente
seguiti e perdutamente amati».
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uesta straordinaria iniziativa – resa possibile grazie allo sforzo dell’Istituto
Musicale “Giulio Rusconi” e della Fondazione Don Gnocchi, con la
disponibilità della parrocchia di San Vittore e al sostegno della Fondazione
Cariplo e di altri benefattori – contribuisce a celebrare la beatificazione di
don Carlo esaltando e saldando idealmente questo capolavoro della musica
qual è il “Requiem” di Mozart ai “capolavori dell’amore” che ogni giorno gli
operatori della Fondazione, nei 28 Centri attivi in Italia, costruiscono con
intensa passione e generosa fatica al servizio dei più fragili: bambini e ragazzi
segnati da disabilità, anziani non autosufficienti, malati oncologici terminali,
pazienti con gravi cerebrolesioni o in stato vegetativo persistente, insieme alle
quasi 10 mila persone che accedono quotidianamente ai servizi alla ricerca di
amorosa assistenza e di integrale riabilitazione.
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nche questa serata di musica sia per tutti motivo di profonda riflessione e
vero incoraggiamento ad andare avanti, perchè la stagione della fragilità
di ogni uomo “percosso e denudato dal dolore” incontri sempre il massimo della
solidarietà possibile di tutti.
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i fronte a queste melodie emozionanti - artistiche sinfonie di speranza
- l’ascoltatore «non si lasci stancare dalla lotta causata dagli anni e dalle
delusioni della vita, ma continui a donare ogni giorno – come ammoniva don
Gnocchi - un tratto alla costruzione del suo capolavoro, in vista dell’eternità».
Mons. Angelo Bazzari
Presidente della Fondazione Don Gnocchi
Istituita oltre sessant’anni fa da don Gnocchi per assicurare cura, riabilitazione e integrazione
sociale a mutilatini e poliomielitici, la Fondazione ha progressivamente ampliato nel tempo il
proprio raggio d’azione e la propria attività, continuando a rispondere - spesso con soluzioni
innovative e sperimentali - ai bisogni emergenti delle persone più fragili.
Grazie a un modello “distintivo”, finalizzato alla presa in carico globale del paziente nel suo
percorso socio-sanitario, oggi la Fondazione accoglie, cura e assiste:
• bambini e ragazzi portatori di handicap, affetti da complesse patologie acquisite e
congenite;
• pazienti di ogni età che necessitano di interventi riabilitativi in ambito neuromotorio,
cardiorespiratorio, pneumologico e oncologico;
• persone con esiti di traumi, colpite da ictus, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica,
morbo di Parkinson, malattia di Alzheimer o altre patologie invalidanti;
• anziani non autosufficienti, malati oncologici terminali, pazienti con gravi cerebrolesioni
o in stato vegetativo prolungato.
Riconosciuta Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), la Fondazione Don
Gnocchi conta oltre 5.500 operatori, tra personale dipendente e collaboratori professionali,
destinatari di una costante azione formativa.
Le prestazioni sono erogate in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale
in 28 Centri residenziali (a cui si affiancano una trentina di ambulatori territoriali), in 9
regioni, con 3.713 posti letto e oltre 9 mila persone assistite in media ogni giorno.
Intensa è l’attività di ricerca scientifica e di formazione ai più diversi livelli.
Riconosciuta Organizzazione Non Governativa (ONG), la Fondazione Don Gnocchi è
inoltre impegnata in progetti di solidarietà nei Paesi in via di sviluppo.
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COME SOSTENERE LA FONDAZIONE DON GNOCCHI
CON BOLLETTINO POSTALE
Conto Corrente Postale N. 737205
Intestato a Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus Piazzale Morandi, 6 - 20121 MILANO
CON BONIFICO BANCARIO
Intestato a Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus Banca PROSSIMA
(Gruppo Intesa Sanpaolo) - Codice IBAN: IT60E0335901600100000006843
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ON-LINE CON CARTA DI CREDITO: http://donazioni.dongnocchi.it
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CINQUE PER MILLE: http://5x1000.dongnocchi.it
FONDAZIONE DON GNOCCHI
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programma
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Messa di Requiem in Re minore K626
I. Introitus
Requiem aeternam
II. Kyrie
III. Sequentia
Dies irae
Tuba mirum
Rex tremendae
Recordare
Confutatis
Lacrimosa
IV. Offertorium
Domine Jesu
Hostias
Olga Angelillo, soprano
V. Sanctus
Alessandra Notarnicola, contralto
VI. Benedictus
Filippo Pina Castiglioni, tenore
VII. Agnus Dei
Carlo Malinverno, basso
VIII. Communio
Lux aeterna
Laboratorio armonico - Bollate
Maestro del Coro Graziano De Zen
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Coro polifonico
“Gli Amici Cantori” - Milano
Maestro del Coro Gianni Bergamo
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Cappella musicale “Pueri Cantores” - Rho
Maestro del Coro Andrea Perugini
Orchestra sinfonica “Giulio Rusconi”
diretti da Dario Garegnani
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on il Requiem di Mozart l’Istituto musicale “Giulio Rusconi” torna a
dar vita ad una delle grandi opere sinfonico - corali della storia della
musica, ad una delle più vibranti e, nella sua incompiutezza per la morte
del giovane Compositore, nella sua inquietudine e nel suo affanno, ad uno
dei pilastri dell’intera nostra cultura occidentale. Giungono a convergere
completamente, ma paradossalmente per il limite di una partitura originale
scarna e lacunosa, valori assoluti dell’umanità e valori fondamentali della
cristianità: il culto dei morti, il timore ancestrale di un Dio collerico e insieme
misericordioso, la nostalgia e la disperazione del vuoto, infine la fiducia e la
serenità nell’attesa della pienezza. Abbiamo profuso tutte le nostre energie
per onorare i frammenti mozartiani e la tradizionale orchestrazione dei suoi
allievi e sodali: la produzione è stata partecipe e “partecipata”, non solo per le
dimensioni dell’opera, per il numero di artisti, orchestrali e cantori impegnati,
ma proprio per il rispetto assoluto, dovuto e vissuto in piena e attonita
contemplazione, di questo misterioso e in fondo inspiegabile capolavoro.
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Marco Pisoni, direttore artistico
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asta anche solo pensare al Requiem di Mozart, quello con la erre maiuscola,
per attingere immediatamente ad un repertorio di immagini comuni
solenni e gravemente maestose. Capolavoro di dimensioni cosmiche, opera
definitiva, visione testamentaria del genio assoluto sull’orlo dell’abisso.
Musica potente, tanto suono, tanto mistero (cinematografico?), tanta magia,
evocazione continua della fine dei giorni. Horror vacui, paura del ‘dopo’ scritta
poco prima che il ‘dopo’ diventasse tragica, flagrante, (cadaverica) contingenza.
A complicare tutto ulteriormente sospetti di avvelenamento, per non citare
racconti di individui poco raccomandabili avvolti in mantelli neri e ben
mascherati a far da committenti a questa opera ultima. Sul lavoro conclusivo
e incompiuto della vita di un puro folle, ispirato trentaseienne di certo siamo
condannati da mille e un condizionamento a non poter avere una visione
laica, per non fare a Mozart il torto di usare la parola ‘distaccata’. Wolfgang
Amadeus Mozart non fu di sicuro un uomo cui siano mai mancate le parole,
né la voglia di metterle su carta. Il corpus delle sue lettere è ampio quanto la
sua produzione musicale, diverse migliaia di pagine. La parola Requiem non
c’è. Non una volta, non un cenno, un fremito. La musicologia ha il compito,
dicono risibilmente su qualche social network, di dare risposte che non ci
aspetteremmo a domande che nessuno si è mai fatto; affermazione brillante,
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adatta a decorare una t-shirt. La musicologia comparata, incrociando calendari
e datazioni verosimili ci dice che su ottocento e passa lettere manoscritte
l’unico riferimento verosimile alla stesura del Requiem è questa frase: “Questa
mattina ho composto così assiduamente che mi sono attardato fino all’una e 1/2
- mi sono quindi precipitato da Hofer (sua cognata) per non mangiare da solo,
dove ho incontrato la mamma (la suocera). Subito dopo pranzo sono tornato a
casa, e ho composto fino all’ora dell’opera”. La lettera in questione è datata 8/9
ottobre 1791, diretta alla carissima, ottima mogliettina Constanze Mozart a
Baden, presso Vienna. Il nulla che possiamo ricavare sulla genesi compositiva
di un’opera incredibilmente densa è compensato ampiamente dalla quantità
di informazioni che il buon Wolfgang, nel suo lessico famigliare ci regala. Non
c’è traccia di dramma, non c’è traccia di paura, non un presagio funesto a
turbare gli ultimi due mesi scarsi di vita di un trentaseienne tanto speciale.
È incredibilmente affascinante pensare, aprendo la partitura del Requiem,
al mondo vivo che orbitò intorno a quelle pagine mentre venivano scritte,
accennate, appuntate, copiate, corrette. E completate. La partitura è popolata di
citazioni, rimandi, spunti tratti da molta musica circolante, che probabilmente
Mozart aveva ascoltato e apprezzato già nel 1788 in un concerto organizzato
dal barone Von Swieten; personaggio dotato, quest’ultimo, oltre che del giusto
spirito da mecenate, anche di una biblioteca musicale più che aggiornata. Che
nel Requiem risuonino citazioni di Haendel, Gossec e Carl Philip Emanuel
Bach è forse meno importante del fatto che il questo lavoro cristallizza il
meglio della musica sacra contemporanea, e lo fa superando di gran lunga le
proprie ispirazioni, in una scrittura elegante quanto quella di Haendel, intensa
e trasfigurata come di quella di Bach (Johann Sebastian, però). Cristallizzare,
fermare il tempo e il suo spirito musicale (in una parola: Zeitgeist) spesso nella
massima qualità possibile è caratteristica di molti grandi compositori. E’ come
se in alcuni individui si riscontrasse la necessità di innovare non innovando, di
dedicare la propria opera - inconsapevolmente - ad un progresso che necessita
di punti fermi, di momenti di tregua, di momenti di riepilogo antecedenti alle
grandi propulsioni innovative. Il Requiem non è da meno: è lo stato dell’arte della
musica sacra presente a Mozart, contemporanea. Non ne farei una questione
di copiatura, di omaggio o peggio ancora di pseudo-plagio esattamente come
non lo è per Rossini e sue autocitazioni, per Verdi capace di usare in Traviata
il meglio della musica ‘pop’ che lo circondava in quegli anni a Parigi. O per
Bruno Maderna nei suoi montaggi quasi elettroacustici in cui fluiscono come
libero flusso di pensiero molte delle musiche che ha amato e diretto tutta la vita.
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l Requiem di Mozart è una grande opera teatrale, ricca di immagini e di
suggestioni. Ma come il miglior teatro del nostro autore riserva i suoi
messaggi più intimi nell’intimità delle parole, e nella resa musicale delle sezioni
meno appariscenti. La rappresentazione del Dies Irae, il giorno del giudizio è,
appunto, rappresentazione, in tutta la sua maestosa tradizione di iconografia
sonora; la paura disperata del Confutatis (maledictis) resa con un ostinato degno
del ‘Si, vendetta, tremenda vendetta!’ del Rigoletto di Verdi. Tutto questo è
teatralissima rappresentazione di quel Re dalla maestà tremenda, alla cui venuta
tutto ciò che è nascosto verrà alla luce, e nulla rimarrà impunito.
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uando la rappresentazione svanisce, la descrizione visionaria diventa
preghiera di un individuo. Il suono cambia colore; da descrizione
‘miniata’ ed eterna, tutto diventa intimo e personale, da terza a prima persona.
Le immagini di grandi macchine barocche sono potenti, ma distanti. La morte
stessa e la natura sono esterrefatte dal grande affresco della resurrezione dei
corpi e del Giudizio; ma c’è un voce parallela, sempre presente: voce minuscola
di ogni singolo puntino di quella grande rappresentazione, la preghiera singola
dell’uomo reus richiede sonorità raffinate ma intime, sillabazioni in punta di
labbra; anche le grandi scene di insieme si fermano improvvisamente, congelate
per istanti lunghissimi di fronte alla supplica, che è il più delle volte serena
e piena di speranza. Proprio come nell’altro Requiem con la erre maiuscola,
quello di Verdi, l’enorme marchingegno sonoro della rappresentazione della
fine dei tempi si ferma di fronte alla parola ‘parlata’, nemmeno più cantata,
quasi senza accompagnamento del contralto solo: libera me, Domine, de morte
aeterna. O come nella strepitosa rappresentazione che Olivier Messiaen farà
della fin du temps nel quartetto scritto in campo di concentramento, nelle cui
note parla del tempo umano con le sue mollezze e i suoi scoramenti di fronte alla
assenza di tempo (eterno presente, avrebbe detto Dante) della prospettiva del
giudizio.
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e la parola Requiem è sostanzialmente assente nella produzione epistolare
di Mozart, non lo è il personaggio ‘morte’; il pensiero dell’autore, privo
di presagi, è esplicitato in una lettera datata 4 aprile 1787, la riporto quasi
integralmente. “[…] sebbene mi sia abituato ad aspettarmi sempre il peggio in
tutte le circostanze. - Poiché la morte, a ben considerare, è il vero fine ultimo
della nostra vita, da alcuni anni mi sono familiarizzato con questa vera, ottima
amica dell’uomo, al punto che la sua immagine non soltanto non ha nulla di
terribile per me, ma è qualcosa di rassicurante e consolatorio! E ringrazio il mio
Dio per avermi accordato l’opportunità […] di conoscerla come la chiave della
nostra vita. Non vado mai a letto senza pensare che forse (benché io sia giovane)
l’indomani non sarò più - eppure nessuno fra tutti coloro che mi conoscono
può dire io sia un tipo scontroso o triste”. La lettera, così diretta, sincera e
accorata è indirizzata al primo modello umano e musicale di Wolfgang, il padre
Leopold, cui non restava molto da vivere, e Wolfgang lo sapeva. Per una volta
il pensiero umano, biografico, molto spesso assente o sottotraccia nel lavoro
di cristallizzazione di un intero universo musicale può trovare spazi, insinuarsi
nelle microfratture di un testo così compatto e definitivo come quello del
Requiem proprio in quei momenti di passaggio - letteralmente - tra il tutti
ed il solo. Paradossalmente in un testo che nulla, nulla ha di personale e di
‘personalizzabile’ (o forse proprio per questo..) prendiamoci la libertà di far
entrare il mondo vivo di Mozart nei suoi ultimi giorni. Sono gli ultimi giorni
nei quali l’Autore si rivolgeva a Franz Xaver Süßmayr, che completerà dopo la
sua morte il Requiem sulla base di appunti e schizzi, con le parole “..a Süßmayr
mando un paio di buoni buffetti sul naso e tiro ben bene i capelli”. Sono
gli ultimi giorni in cui alla moglie Constanze scrive sì dello storione ottimo
che ha mangiato a pranzo, o dei pantaloni gialli invernali lasciati a lavare, ma
anche nei quali l’argomento più citato è la preoccupazione per l’educazione
del figlio Carl. Alle parole spesso sussurrate di coro e soli, musicate su un testo
antico quanto il mondo, sono affidati i pensieri intimi di quegli ultimi giorni
di cui sappiamo poco o niente. Dal 14 ottobre 1791 al 5 dicembre, giorno
della dipartita di Mozart, scende sulla scena della narrazione silenzio e buio;
sappiamo solo che il 17 novembre dirigerà la sua ultima composizione, la
cantata massonica Laut verkünde unsre Freude (alto annunci la nostra gioia).
Il 20 novembre si sentirà male e si metterà a letto. Morirà il 5 dicembre 1791
all’una del mattino. Con gesto di estrema tenerezza la moglie Constanze lascerà
un ultimo messaggio sul libro di famiglia del marito, molto dolce, confuso,
sfuocato. “Ciò che hai scritto una volta su questo foglio per un tuo amico
lo ripeto qui per te, piegata dal dolore. […] All’una dopo mezzanotte, nella
notte dal 4 al 5 dicembre di quest’anno egli ha lasciato, nel suo 36° anno - Oh
troppo presto! - questo mondo bello - ma ingrato! - Oh Dio! - Per 8 anni ci ha
unito il legame più dolce e inscindibile! - Oh, che io possa essere unita a te per
sempre”. Lo firmerà, quasi fosse, ancora una volta, un personaggio raccontato
e rappresentato su un palcoscenico ‘La tua sposa, pazza di dolore Constanze
Mozart, nata Weber’.
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Dario Garegnani, direttore musicale
INTROITUS
REQUIEM AETERNAM
(Coro e Soprano)
Requiem aeternam dona eis. Domine,
et lux perpetua luceat eis.
Te decet hymnus, Deus, in Sion,
et tibi reddetur votum in Jerusalem
Exaudi orationem meam;
ad te omnis caro veniet.
Requiem aeternam dona eis, Domine,
et lux perpetua luceat eis.
KYRIE
KYRIE (Coro)
Kyrie eleison; Christe eleison;
Kyrie eleison; Christe eleison;
Kyrie eleison; Christe eleison.
SEQUENTIA
DIES IRAE (Coro)
Dies irae, dies illa,
Solvet saeclum in favilla,
Teste David cum Sibylla.
Quantus tremor est futurus,
Quando Judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus!
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TUBA MIRUM (Soli)
Tuba mirum spargens sonum,
Per sepulchra regionum,
Coget omnes ante thronum.
REQUIEM AETERNAM
(Coro e Soprano)
L'eterno riposo dona loro, o Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua.
A te si addice la lode. Signore, in Sion,
e a te sia sciolto il voto in Gerusalemme.
Ascolta la mia preghiera,
a te ritorna ogni anima mortale.
L'eterno riposo dona loro, o Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua.
KYRIE (Coro)
Signore, pietà,
Cristo, pietà,
Signore, pietà.
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DIES IRAE (Coro)
Giorno d'ira, quel giorno
distruggerà il mondo in faville,
com'è attestato da Davide e dalla Sibilla.
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Quanto grande sarà il terrore
quando verrà il giudice
a valutare ogni cosa severamente.
TUBA MIRUM (Soli)
Una tromba, con un suono mai prima udito
tra i sepolcri delle nazioni
tutti sospingerà davanti al trono.
Mors stupebit et natura
Cum resurget creatura,
ludicanti responsura.
Stupefatte saranno Morte e Natura
quando ogni creatura risorgerà
per rispondere a colui che giudica.
Liber scriptus proferetur
in quo totum continetur,
Unde mundus judicetur.
Sarà portato un libro scritto
in cui tutto è annotato
per giudicare il mondo.
Judex ergo cum sedebit
Quidquid latet apparebit.
Nil inultum remanebit.
Quando il giudice si sarà assiso
tutto ciò che era nascosto apparirà
e nulla resterà impunito.
Quid sum miser tunc dicturus?
Quem patronum rogaturus,
Cum vix justus sit securus?
Che dirò allora io, misero?
a quale avvocato mi appellerò
se a mala pena il giusto è sicuro ?
REQUIE
REX TREMENDAE (Coro)
Rex tremendae majestatis.
Qui salvandos salvas gratis.
Salva me, fons pietatis.
REX TREMENDAE (Coro)
Re di tremenda maestà
che salvi per la tua grazia,
salvami, o fonte di misericordia.
RECORDARE (Soli)
Recordare, Jesu pie,
quod sum causa tuae viae.
Ne me perdas illa die.
RICORDARE (Soli)
Ricordati, o pio Gesù
che io sono la cagione del tuo cammino:
fa' ch'io non mi perda quel giorno.
Quaerens me sedisti lassus,
Redemisti crucem passus:
Tantus labor non sit cassus.
Cercandomi, ti sedesti stanco
e mi redimesti, soffrendo sulla croce:
tanto dolore non sia vano!
Juste judex ultionis,
Donum fac remissionis
Ante diem rationis.
Giusto giudice vendicatore,
concedimi la grazia della remissione
prima del giorno della sentenza.
Ingemisco tamquam reus.
Culpa rubet vultus meus:
Supplicanti parce, Deus.
In quanto reo mi lamento,
il mio volto arrossisce per la colpa:
risparmia chi ti supplica, o Dio.
Qui Mariam absolvisti,
Et latronem exaudisti,
Mihi quoque spem dedisti.
Tu assolvesti Maria
ed esaudisti il ladrone;
anche a me hai dato speranza.
Preces meae non sunt dignae,
Sed tu, bonus, fac benigne
Ne perenni cremer igne.
Le mie preghiere non sono degne,
ma tu, clemente, fa benignamente
ch'io non arda in eterno nel fuoco.
Inter oves locum praesta,
Et ab haedis me sequestra,
Statuens in parte dextra.
CONFUTATIS (Coro)
Confutatis maledictis,
Flammis acribus addictis,
Voca me cum benedictis.
Offrimi un posto tra le pecorelle
e separami dai caproni
ponendomi alla tua destra.
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CONFUTATIS (Coro)
Confutati i maledetti
e condannati alle fiamme ardenti,
chiamami tra i benedetti.
Oro supplex et acclinis,
Cor contritum quasi cinis,
Gere curam mei finis.
Ti prego, supplicando e prostrandomi,
il cuore ridotto quasi in cenere,
prenditi cura della mia fine.
LACRIMOSA (Coro)
Lacrimosa dies illa,
Qua resurget ex favilla,
Judicandus homo reus.
LACRIMOSA (Coro)
Giorno di pianto quello
in cui risorgerà tra le faville
il colpevole, per essere giudicato.
Huic ergo parce, Deus:
Pie Jesu, Domine,
Dona eis requiem. Amen.
Abbi pietà di costui, o Dio.
Pio Gesù, Signore,
dona loro l'eterno riposo. Così sia.
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OFFERTORIUM
DOMINE JESU CHRISTE (Coro)
Domine, Jesu Christe, Rex gloriae, libera
animas omnium fidelium defunctorum de
poenis inferni, et de profundo lacu. Libera
eas de ore leonis, ne absorbeat eas Tartarus,
ne cadant in obscurum: sed signifer sanctus
Michael repraesentet eas in lucem sanctam,
quam olim Abrahae promisisti et semini eius.
HOSTIAS (Coro)
Hostias et preces tibi. Domine, laudis offerimus:
tu suscipe pro animabus illis, quarum hodie
memoriam facimus; fac eas, Domine, de
morte transire ad vitam, quam olim Abrahae
promisisti et semini eius.
SANCTUS
SANCTUS (Coro)
Sanctus, sanctus, sanctus, Dominus Deus
Sabaoth.
Pleni sunt co0eli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
BENEDICTUS
BENEDICTUS (Soli)
Benedictus qui venit in nomine Domini.
HOSTIAS (Coro)
Sacrifici e preghiere in tua lode ti offriamo,
o Signore: tu accettali per quelle anime che
oggi ricordiamo: fa' che possano passare dalla
morte alla vita eterna.
SANCTUS (Coro)
Santo Santo Santo il Signore Dio degli
eserciti
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria
Osanna nell'alto dei cieli
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BENEDICTUS (Soli)
Benedetto colui che viene nel nome del
Signore
HOSANNA (Coro)
Osanna nell'alto dei cieli
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HOSANNA (Coro)
Hosanna in excelsis.
DOMINE JESU CHRISTE (Coro)
0 Signore Gesù Cristo, Re di Gloria, libera
le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene
dell'inferno e dal profondo abisso: liberale
dalle fauci del leone affinchè non le inghiotta
il Tartaro e non cadano nell'oscurità: ma il
vessillifero San Michele le riporti alla santa
luce che un giorno promettesti ad Abramo e
alla sua discendenza.
AGNUS DEI
AGNUS DEI (Coro)
Agnus Dei qui tollis peccata mundi,
dona eis requiem.
Agnus Dei qui tollis peccata mundi,
dona eis requiem.
Agnus Dei qui tollis peccata mundi,
dona eis requiem sempiternam.
COMMUNIO
LUX AETERNA (Soprano e Coro)
Lux aeterna luceat eis, Domine, cum sanctis tuis
in aeternum quia pius es. Requiem aeternam
dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis,
cum sanctis tuis in aeternum, quia pius es.
AGNUS DEI (Coro)
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
dona loro il riposo.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
dona loro il riposo.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
dona loro l'eterno riposo.
REQUIE
LUX AETERNA (Soprano e Coro)
La luce eterna splenda ad essi, o Signore,
con i tuoi santi in eterno poiché tu sei
misericordioso. L'eterno riposo dona loro,
o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua
con i tuoi santi in eterno poiché tu sei
misericordioso.
Dario Garegnani direttore d’orchestra, è stato uno dei finalisti nel 2010 per
la carica di assistant conductor per l’Ensemble InterContemporain di Parigi
guidato da Pierre Boulez, debuttando lo stesso anno sul podio dell’orchestra del
Teatro La Fenice di Venezia per Biennale Musica. Ritornerà sul podio della stessa
orchestra l’anno successivo per il concerto di chiusura della manifestazione, con un
programma dedicato a Nono e Stravinskij. Assistente di Mauricio Kagel aVenezia
e al Kagel Festival a Buenos Aires, ha diretto la prima esecuzione italiana della sua
opera mare nostrum e Variété nella stagione dell’Accademia Filarmonica Romana
al Teatro Olimpico di Roma, registrato per RadioRai. Ha al suo attivo decine di
prime esecuzioni assolute per grande orchestra sinfonica, come recentemente con
L’orchestra Verdi di Milano e l’Orchestra di Padova e del Veneto e Domenica
Nordio solista e per i più vari organici, fino alle monumentali prime esecuzioni
assolute di Mise en abime (2010) e Garon (2011) del compositore israeliano Yuval
Avital. Con la gigantesca prima esecuzione di Reka, sempre di Avital ha esordito al
prestigioso Festival d’Autunno di Varsavia.Con l’ensemble Secret Theatre, di cui
è stato tra i fondatori, ha diretto le prime esecuzioni nazionali di Pierrot Lunaire
e Kammesymphonie di Schoneberg al festival Fadjr di Tehran, in un programma
dedicato ai compositori discriminati dal nazismo, Schoenberg, Berg, Webern e Eisler.
Appassionato di teatro musicale, si è laureato prima in scienze dei beni culturali con
una tesi in drammaturgia musicale dedicata ad Offenbach, quindi in musicologia
con una tesi dedicata alla tecnica del coro parlato nella musica del Novecento. si
è occupato di regia teatrale, regia delle luci, regia del suono e live electronics, che
ha curato in diverse occasioni per il Festival MiTo, per il Piccolo Regio di Torino,
per la Biennale musica e per il Comunale di Bologna; ha diretto recentemente la
prima esecuzione di ‘Round’ di G. Marangoni al Long Lake Festival di Lugano ed
il progetto Diffraction I sempre di G. Marangoni in veste di direttore e performer
in una tournée in Kosovo ed in Italia. Si è diplomato clarinetto, studiando anche
canto e composizione al conservatorio di Milano, specializzandosi poi ai corsi di
Sandro Gorli per il repertorio contemporaneo, con Benjamin Zander e Janos Furst
a Londra, Erwin Acel ai Wiener Meistercurse e ai master della Philarmonic Society
di San Pietroburgo. È docente di Musicalità e Liederistica presso l’Istituto musicale
“Giulio Rusconi” di Rho.
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L’Istituto musicale “Giulio Rusconi” ha iniziato la propria attività nel 1976.
Sotto la guida del M° Luigi Toja, organista e direttore di fama internazionale,
l’istituto ha condotto al diploma di Stato molti giovani. Alcuni di questi
hanno intrapreso la via dell’insegnamento, altri quella concertistica in
orchestre o gruppi cameristici di prestigio. Nel corso dei decenni l’Istituto
Musicale Rusconi è così diventato un importante centro di produzione
musicale sotto l’egida della Parrocchia di San Vittore Martire di Rho e per
la direzione artistica del M° Marco Pisoni. Per cicli, stagioni e ricorrenze,
l’istituto promuove e coordina alcune formazioni di alto profilo professionale.
Fra tutte si distingue per programmazione e qualità l’Orchestra “Giulio
Rusconi” che, sin dal suo esordio, ha inteso portare ad un vasto pubblico i
capolavori del repertorio sinfonico e sinfonico-corale.
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www.istitutorusconi.it
REQUIE
direttore artistico
Marco Pisoni
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direttore musicale
Dario Garegnani
direttore di produzione
Simone Clementi
relazioni esterne
Grazia Galletta
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EM K626
Maestro del Coro
Graziano De Zen
Maestro del Coro
Andrea Perugini
Maestro del Coro
Gianni Bergamo
g Amadeus Mo
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con il contributo di
REQUIEM K626