Transcript n. 18009/2016 - Finanza Territoriale
Civile Sent. Sez. 5 Num. 18009 Anno 2016 Presidente: SCHIRO' STEFANO Relatore: SOLAINI LUCA Data pubblicazione: 14/09/2016 2016 1857 SENTENZA
sul ricorso 16481-2012 proposto da: ISAC DI SANTINI NEDO SNC in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall'Avvocato MAURO VIVALDI con studio in LIVORNO VIA RICASOLI 118 (avviso postale ex art. 135), giusta delega in calce;
- ricorrente - contro
COMUNE DI BIBBONA;
- intimato -
Nonché da:
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COMUNE DI BIBBONA in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA CRESCENZIO 2, presso lo studio dell'avvocato GUGLIELMO FRANSONI, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato PASQUALE RUSSO giusta delega in calce;
- controricorrente incidentale - contro
ISAC DI SANTINI NEDO & C. SNC;
- intimato
- avverso la sentenza n. 60/2011 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di LIVORNO, depositata il 10/05/2011; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 20/05/2016 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI; udito per il ricorrente l'Avvocato FALVO D'ORSO per delega dell'Avvocato VIVALDI che ha chiesto l'accoglimento; udito per il controricorrente l'Avvocato FRANSONI che ha chiesto l'accoglimento del ricorso incidentale; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. IMMACOLATA ZENO che ha concluso per il rigetto del ricorso principale, accoglimento ricorso incidentale.
e R.G. 16481/12 SVOLGIMENTO DEL PROCESSO La controversia concerne l'impugnazione, da parte del contribuente, di un avviso d'accertamento e liquidazione emesso dal comune di Bibbona, con il quale l'ente locale richiedeva il pagamento dell'imposta Ici per le annualità 2003 e 2004 relativamente ad immobili della parte intimata, che sulla base della sola adozione del piano regolatore, venivano ritenuti, da parte dell'ente impositore, avere finalità ed ificatoria La ctp rigettava il ricorso della società contribuente, mentre la CTR accoglieva parzialmente l'appello della stessa, ritenendo non dovuti interessi e sanzioni relativamente all'imposta comunale richiesta, per obiettive condizioni d'incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione della norma tributaria. Ricorre davanti a questa Corte di Cassazione, la società Isac di Santini Nedo & C. s.n.c., sulla base di un unico motivo di ricorso, mentre il comune di Bibbona ha resistito con controricorso e ricorso incidentale. MOTIVI DELLA DECISIONE Con il primo motivo di ricorso, la società contribuente ha denunciato il vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio, in riferimento all'art. 360 primo comma n. 5 c.p.c., in particolare, i giudici d'appello avrebbero omesso di motivare ovvero insufficientemente motivato su due fatti decisivi; il primo, riguardava il fatto che la particella oggetto di accertamento non sarebbe stata edificabile, alla data dell'imposizione neppure potenzialmente, perché priva di autonoma volumetria, ancorché esistente su altra particella di proprietà della stessa società ricorrente, sulla quale era stata già pagata la relativa imposta ICI, ed inoltre, per i vincoli urbanistici e strutturali esistenti, l'edificabilità riconosciuta dallo strumento urbanistico generale, era comunque, correlata alla demolizione dei manufatti preesistenti in un terreno limitrofo. Il secondo fatto controverso e decisivo, sul quale il giudice d'appello avrebbe insufficientemente motivato, atteneva alla presenza del vincolo connesso al rischio idrogeologico (la cui rimozione comportava un onere non indifferente). Il motivo è infondato. Alla luce della normativa applicabile, richiamata nella parte narrativa della sentenza impugnata, e degli orientamenti giurisprudenziali che ne hanno fatto concreta applicazione, "I'
In tema di ICI, a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 11 quaterdecies, comma sedicesimo, del decreto legge 30 settembre 2005,11 203, convertito con modificazioni dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e dell'art. 36, comma secondo, del decreto legge 4 luglio 2006, ti. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, che hanno fornito l'interpretazione autentica dell'art. 2, comma primo, lettera b), del d.Igs. .30 dicembre 1992, n.
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504, l'edificabilità di un'area, ai fini dell'applicabilità del criterio di determinazione della base imponibile fondato sul valore venale, dev'essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita nel piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall'approvazione dello stesso da parte della Regione e dall'adozione di strumenti urbanistici attuativi. L'inizio del procedimento di trasformazione urbanistica è infatti sufficiente a far lievitare il valore venale dell'immobile, le cui eventuali oscillazioni, in dipendenza dell'andamento del mercato, dello stato di attuazione delle procedure incidenti sullo "ius aedificandi" o di modifiche del piano regolatore che si traducano in una diversa classificazione del suolo, possono giustificare soltanto una variazione del prelievo nel periodo d'imposta, conformemente alla natura periodica del tributo in questione, senza
che ciò comporti il diritto al rimborso per gli anni pregressi, a meno che il Comune
non ritenga di riconoscerlo, ai sensi dell'art. 59, cornma primo, lettera f), del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446. L'inapplicabilità del criterio fondato sul valore catastale dell'immobile impone peraltro di tener conto, nella determinazione della base imponibile, della maggiore o minore attualità delle sue potenzialità edificatorie, nonché della possibile incidenza degli ulteriori oneri di urbanizzazione sul valore
dello stesso in comune commercio" (Cass. sez. un. 25506/2008, Cass. n. 16714/2007, 20137/2012). Nel caso di specie, dalla lettura della sentenza emerge che, le aree in contestazione erano ricomprese nello strumento urbanistico generale fin dal 2001 e che nell'anno in contestazione (cioè, il 2003 e il 2004) tali strumenti erano non solo adottati dal comune ricorrente, ma approvati a livello regionale, pertanto, le aree non potevano essere più considerate, ai fini 1Cl , avere la caratteristica di aree agricole, in quanto l'esistenza di uno strumento urbanistico generale che ingloba un'area un tempo agricola, in un comparto edificabile rende la stessa, fin da subito, dotata di un maggior valore, con correlativo incremento della base imponibile ICI (v. Cass. n. 17045/2004 9510/2008, 9778/2010, 5161/2014). Inoltre, la CTR ha evidenziato con ragionamento congruamente motivato e immune da vizi logici, plort indipendentemente da un incremento della volumetria, la possibilità di riqualificazione funzionale, distributiva e di destinazione dell'intera superficie e delle strutture in essa esistenti avesse apportato un maggior valore all'area oggetto di controversia, suscettibile di ulteriore tassazione. I giudici d'appello hanno avvalorato e riscontrato tale loro convincimento, evidenziando come la società contribuente avesse predisposto e presentato un apposito progetto che previa demolizione dei fabbricar-i .esistenti, prevedeva la costruzione di un complesso turistico-alberghiero, che non sarebbe stato possibile realizzare senza la previsione favorevole del citato strumento urbanistico generale. Tale nuova situazione non veniva sminuita dai vincoli ed oneri che pur andavano affrontati (quali, tra gli altri, il dedotto vincolo idrogeologico) per la realizzazione del suddetto progetto. E' pertanto, fondato 2
ritenere che la parte, con la denuncia del vizio di motivazione di cui in rubrica, miri in effetti, ad una nuova valutazione nel merito delle risultanze di causa, finalità non consentita nella presente sede di legittimità. Venendo all'esame del motivo di ricorso incidentale, proposto dal comune di Bibbona, quest'ultimo denuncia il vizio di nullità della sentenza impugnata per violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato di cui all'art. 112 c.p.c., in relazione all'art. 360 primo comma n. 4 c.p.c., con riferimento al capo della decisione in cui è stata disposta la disapplicazione delle sanzioni irrogate, in quanto i giudici d'appello hanno ritenuto sussistente una condizione di obiettiva incertezza normativa in ordine al concetto di area edificabile ai fini ICI nei periodi d'imposta in contesa, senza, tuttavia, che la parte contribuente avesse mai sollevato sul punto alcuna domanda, né nel ricorso di primo grado, né nel proprio atto d'appello. Il motivo è fondato. In via preliminare, va rilevata la sufficienza del motivo di censura, in quanto il comune ricorrente incidentale, da una parte ha allegato, ex art. 369 secondo comma n. 4 c.p.c., sia il ricorso introduttivo della società contribuente che l'atto d'appello, sia ha riportato in ricorso ed ha indicato la collocazione dei suddetti atti,
nella
documentazione afferente al merito (v. pp. 33-36 del controricorso e ricorso incidentale, nonché i documenti allegati). Nel merito, è Insegnamento di questa Corte, quello secondo cui
"Incorre nel vizio di ultra petizione il giudice di appello che esamini una questione non espressamente prospettata nei motivi d'appello, che non possa ritenersi tacitamente proposta, non essendo in rapporto di necessaria connessione con quelle espressamente formulate e non costituendone neppure l'antecedente logico-giuridico'
(Cass. 13014/2004, 18868/2015) ed ancora,
"Stante la natura devolutiva del giudizio di appello, la corte di merito che pronunci su una questione che non risulta essere stata fatta oggetto di impugnazione, neppure implicitamente, incorre nel vizio di extrapetizione e la decisione deve essere cessata senza rinvio, risolvendosi tale vizio in un eccesso di potere giurisdizionale"
(Cass. n. 22558/2014). Nel caso di specie, dall'esame diretto agli atti di causa (Cass. n. 2148/2004), la parte contribuente, sulle sanzioni irrogatele, aveva lamentato sia in primo che in secondo grado la mancata applicazione dell'istituto della continuazione, ex art. 12 comma 5 del d.lgs. n. 472/1997 e la mancata riduzione al 30% del loro ammontare (in caso di omesso versamento, ex art. 13 d.lgs, n. 471/97), ma non aveva chiesto la disapplicazione integrale delle stesse, tanto più per asserite condizioni di obiettiva incertezza normativa, in ordine al concetto di area edificabile, ai fini Ici. Pertanto, poiché la società contribuente aveva solo richiesto una rideterminazione delle sanzioni
(petitum),
in applicazione di precisi istituti giuridici
(causa petendi),
mentre la CTR, in assenza di apposita domanda, ha ritenuto di disapplicare le 3
sanzioni, ai sensi dell'art. 8 del d.lgs. n. 546/92, appare evidente la sussistenza del vizio censurato. Va, pertanto, rigettato l'unico motivo di ricorso principale, accolto il motivo di ricorso incidentale, cassata l'impugnata sentenza e rinviata nuovamente alla Commissione regionale della Toscana, in diversa composizione, affinché, esamini le doglianze della parte contribuente non valutate dai giudici d'appello (applicazione dell'istituto della continuazione e richiesta di riduzione delle sanzioni).
PQM LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Rigetta il ricorso principale, accoglie l'incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la liquidazione delle spese del presente qiudizio di legittimità, ad o altra sezione della Commissione tributaria regionale 94.F-4e- Toscana, in diversa CO mposizione. Così deciso in Roma, alla camera di consiglio del 20.5.20 6