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Civile Sent. Sez. 5 Num. 19510 Anno 2016
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: STALLA GIACOMO MARIA
SENTENZA
sul ricorso 27541-2015 proposto da:
COMUNE DI TERMOLI in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA VIA TRIONFALE 5637,
presso lo studio dell'avvocato FERDINANDO D'AMARIO,
che lo rappresenta e difende giusta delega in calce;
- ricorrente contro
EDISON SPA in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA
GIUSEPPE AVEZZANA 45, presso lo studio dell'avvocato
MAURIZIO LEO, che lo rappresenta e difende giusta
delega a margine;
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Data pubblicazione: 30/09/2016
- controricorrente nonchè contro
ASSOSERVIZI SRL;
- intimato -
avverso
il
COMM.TRIB.REG.
provvedimento
di
CAMPOBASSO,
100/2015
depositata
della
il
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/07/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO
MARIA STALLA;
udito per il ricorrente l'Avvocato D'AMARIO che ha
chiesto l'accoglimento;
udito per il controricorrente l'Avvocato LEO che ha
chiesto il rigetto;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. SERGIO DEL CORE che ha concluso per
l'accoglimento in subordine rimessione al Primo
Presidente per eventuale assegnazione alle SS.UU.
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
09/04/2015;
Svolgimento del giudizio.
Il Comune di Termoli propone sette motivi di ricorso per la cassazione della
sentenza n. 100/1/15 del 9 aprile 2015 con la quale la commissione tributaria
regionale di Campobasso, in riforma della prima decisione, ha ritenuto illegittimi gli
avvisi di accertamento notificati ad Edison spa per Ici 2007/2010 (e relative sanzioni)
su due piattaforme estrattive marine.
oggetto posto che - oltre a non essere stata fornita prova certa dell'ubicazione delle
piattaforme in tratto di mare attribuibile alla costa del Comune di Termoli, invece che
di comuni limitrofi - le piattaforme medesime, in regime di concessione statuale, non
erano accatastate, né accatastabili; inoltre, esse non avevano rilevanza autonoma
rispetto alle strutture specificamente destinate all'attività estrattiva (pacificamente
non soggette ad imposta), né erano idonee a produrre un reddito proprio, essendo
tale capacità connessa e dipendente dal giacimento minerario di coltivazione.
Resiste con controricorso Edison spa.
Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art.378 cod.proc.civ..
Motivi della decisione.
§ 1. Con il primo motivo di ricorso il Comune di Termoli lamenta violazione del
principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, ex articolo 112
cod.proc.civ.; ciò sotto il profilo dell'omessa pronuncia, da parte della commissione
tributaria regionale, sulla propria eccezione di inammissibilità dell'appello proposto da
Edison spa avverso la sentenza di primo grado, in quanto assistito da motivi generici,
puramente ripetitivi delle tesi svolte in primo grado, e privi di reale contenuto
censorio della decisione della commissione tributaria provinciale.
Il motivo è infondato.
Dalla sentenza qui impugnata emerge infatti come la commissione tributaria
regionale abbia implicitamente ritenuto di disattendere l'eccezione di inammissibilità
dell'appello; ravvisando nei motivi di gravame proposti dalla società contribuente - da
essa individuati e ricostruiti nello svolgimento del fatto - i requisiti necessari e
sufficienti a dare ingresso alla revisione della sentenza di primo grado.
Va d'altra parte richiamato, in proposito, l'orientamento secondo cui "in tema di
contenzioso tributario, la riproposizione, a supporto dell'appello proposto dal
contribuente, delle ragioni di impugnazione del provvedimento impositivo in
contrapposizione alle argomentazioni adottate dal giudice di primo grado assolve
l'onere di impugnazione specifica imposto dall'art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992,
atteso il carattere devolutivo pieno, nel processo tributario, dell'appello, mezzo
quest'ultimo non limitato al controllo di vizi specifici, ma rivolto ad ottenere il ri; .ame
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Ric.n.27541/15 rg. - Ud.del 5 luglio 2016
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
In particolare, la commissione tributaria regionale ha escluso la tassabilità Ici in
della causa nel merito" (Cass. 1200/16, ord.); si è inoltre affermato che:
"nel
processo tributario, la riproposízione in appello delle stesse argomentazioni poste a
sostegno della domanda disattesa dal giudice di primo grado - in quanto ritenute
giuste e idonee al conseguimento della pretesa fatta valere - assolve l'onere di
specificità dei motivi di impugnazione imposto dall'art. 53 del d.lgs. 31 dicembre
1992, n. 546, ben potendo il dissenso della parte soccombente investire la decisione
Va poi considerata - non ultimo - la natura, prevalentemente giuridicointerpretativa, delle problematiche sottese alla decisione di primo grado e, in
generale, alla questione in esame; sicché la rivisitazione e censura della decisione
così adottata, con l'atto di appello, mediante richiamo, sviluppo ed adattamento al
decisum degli originari motivi di opposizione all'atto impositivo, anch'essi di natura
prettamente tecnico-giuridica, non può di per sé costituire causa di inammissibilità
del gravame per violazione dell'onere di specificità dei motivi ex articolo 53 1^co.
d.lgs. 546/92.
§ 2. Con il secondo motivo di ricorso si deduce l'avvenuta formazione del giudicato
interno su taluni aspetti ravvisati dal giudice di primo grado, e non più esaminati dal
giudice di secondo grado. Il quale si era limitato ad escludere l'imposizione Ici delle
piattaforme in relazione al solo aspetto della loro non-accatastabilità, senza quegli
altri aspetti confutare: - il possesso del fabbricato quale presupposto dirimente
dell'imposta; - la accatastabilità delle piattaforme quali parti di un opificio posto
anche sulla terraferma; - la soggettività passiva del concessionario demaniale in
quanto titolare di un diritto reale di superficie; - la violazione dell'art. 3 Cost., in
relazione alle analoghe strutture estrattive poste sulla terraferma, in ipotesi di
esenzione delle piattaforme marine.
Nemmeno questo profilo può essere condiviso.
Va in tanto considerato che esso non costituisce un vero e proprio motivo di
cassazione per vizio intrinseco della sentenza di appello, posto che esso non censura
quest'ultima, ma si limita a far valere un effetto preclusivo (da asserito giudicato
interno) che scaturirebbe a seguito e per effetto dell'assorbimento di tutta una serie
di profili giuridici già vagliati dal primo giudice, e che la corte regionale non ha
disatteso; non perché li abbia condivisi, ma perché ritenuti - appunto - superati
dall'accoglimento (in riforma della prima decisione) della tesi in forza della quale la
tassazione Ici sarebbe qui da escludersi in considerazione del solo mancato
accatastamento/accatastabilità delle piattaforme estrattive. Tanto che, individuata
una ratio decidendi ritenuta di per sé esaustiva nel senso della non imponibilità Ici,
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Ric.n.27541/15 rg. - Ud.del 5 luglio 2016
Il
.Est.
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
impugnata nella sua interezza" (Cass. 14908/14, ord. ed altre).
non vi era logica necessità di vagliare altri aspetti (ritenuti ultronei) di possibile
esenzione.
La tesi qui sostenuta dal Comune di Termoli non può, tuttavia, trovare
accoglimento nemmeno se qualificata - invece che come vero e proprio 'motivo' di
impugnazione della sentenza di appello ex art.360 cod.proc.civ. - come mera
deduzione di un giudicato interno che questa corte di legittimità dovrebbe
Ora, pur non essendovi dubbio sulla rilevabilità d'ufficio, in ogni stato e grado del
processo, del giudicato interno, va osservato come il problema appaia mal posto;
proprio perché non si è qui in presenza di un giudicato tra le parti.
Gli aspetti indicati dal Comune di Termoli, su riportati, non sono stati affrontati
dalla commissione tributaria regionale in termini tali che si potesse formare, su di
essi, un vero e proprio capo decisorio; sicché non si vede di pronunce suscettibili di
passare in giudicato (non contro né a favore della parte che tale giudicato invoca),
quanto soltanto di questioni ritenute (dichiaratamente o implicitamente) assorbite
dall'adozione di una diversa e dirimente ratio decidendi.
Da ciò consegue non solo che, in assenza di una statuizione sfavorevole alla
parte, quest'ultima non è legittimata a proporre ricorso per cassazione in ordine alle
questioni assorbite, ben potendo queste ultime essere riproposte nell'eventuale
giudizio di rinvio; ma anche, e per quello che qui più conta, che su tali questioni non
si forma alcun giudicato interno, nemmeno implicito.
Si è in proposito affermato che "in materia di procedimento civile, in ordine alle
censure sollevate nel giudizio di merito e n'on riproposte in sede di legittimità all'esito
della declaratoria di relativo assorbimento emessa dal giudice dell'impugnazione di
merito, non si forma giudicato implicito, non potendo le questioni dichiarate
"assorbite" essere proposte nel giudizio di cassazione neanche mediante ricorso
condizionato, in difetto di una anche implicita statuizione sfavorevole in ordine alle
medesime. Ne consegue che, poichè la forza preclusiva della sentenza di cassazione
ha per oggetto soltanto le questioni che costituiscono il presupposto necessario e
logicamente inderogabile della pronunzia cassata, ben possono le suddette questioni
essere riproposte e decise nell'eventuale giudizio di rinvio" (Cass. 26264/05; cosi'
Cass. 1566/11); e che "mentre il giudicato interno si forma anche sui capi della
sentenza che siano stati oggetto di decisione implicita, ove la stessa non sia stata
impugnata, nel caso di assorbimento c.d. improprio (il quale ricorre allorchè una
domanda viene rigettata in base alla soluzione di una questione di carattere esaustivo
che rende vano esaminare le altre), sul soccombente non grava l'onere di formulare
sulla questione assorbita alcun motivo di impugnazione, essendo sufficiente, Jer
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Il Con
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
necessariamente rilevare.
evitare il giudicato interno, censurare o la sola decisione sulla questione giudicata di
carattere assorbente o la stessa statuizione di assorbimento, contestando i
presupposti applicativi e la ricaduta sulla effettiva decisione della causa"
(Cass.17219/12).
Applicando questi principi al caso in esame, va dunque concluso nel senso che
sulle questioni relative al possesso del fabbricato quale presupposto dirimente
anche sulla terraferma; alla soggettività passiva del concessionario demaniale in
quanto titolare di un diritto reale di superficie; alla violazione dell'art. 3 Cost., in
relazione alle analoghe strutture estrattive poste sulla terraferma, in ipotesi di
esenzione delle piattaforme marine, non si è formata preclusione alcuna.
§ 3.1 Con il terzo motivo di ricorso si lamenta - ex art.360, 1^ co. nn. 3 e 5
cod.proc.civ. - violazione degli articoli 115-116 cod.proc.civ., e 2697 cod.civ.; nonché
omesso esame di elementi probatori decisivi, con conseguente difetto assoluto di
motivazione. Ciò perché la commissione tributaria regionale aveva sollevato il dubbio
che le piattaforme in oggetto fossero davvero ubicate nello spazio di mare più vicino,
in linea retta, alla costa del Comune di Termoli; così omettendo, da un lato, la
disamina della documentazione prodotta dal Comune in proposito (atti di concessione
e di autorizzazione della capitaneria di porto di Termoli con indicazione dell'ubicazione
in Termoli; coordinate cardinali; carta nautica attestante la linea retta di
congiunzione dei manufatti con il Comune di Termoli) e, dall'altro, ritenuto invece
probante una non meglio precisata diversa documentazione.
§ 3.2
Va premesso che il vizio così denunciato deve trovare inquadramento nella
nuova disciplina dell' art.360, 1^ co. n. 5 cod.proc.civ.; come introdotta dal d.l.
83/12 convertito con modificazioni nella legge 134/12 (sentenza di appello pubblicata
dopo 1'11 settembre 2012); disciplina in base alla quale la sentenza può essere
impugnata, in sede di legittimità, non più per "omessa, insufficiente o contraddittoria
motivazione su un punto decisivo della controversia" (previgente formulazione del n.
5 dell'articolo 360 in esame), bensì nei ben più ristretti limiti dell' "omesso esame
circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti".
In ordine a tale nuova formulazione - applicabile anche al ricorso per cassazione
proposto avverso sentenze del giudice tributario - si è affermato (Cass. Sez. U, n.
8053 del 07/04/2014) che: "la riformulazione dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod.
proc. civ., disposta dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto
2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati
dall'art. 12 delle preleggi, come riduzione al "minimo costituzionale" del sindacato di
legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l'an • alla
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Ric.n.27541/15 rg. - Ud.del 5 luglio 2016
Il
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dell'imposta; alla accatastabilità delle piattaforme quali parti di un opificio posto
motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in
quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo
della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali.
Tale anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto
materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra
affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente
della motivazione" (così, in seguito, Cass. n. 12928/14; Cass. ord. n. 21257/14;
Cass. 2498/15 ed altre).
Va detto che anche sotto la vigenza del 'vecchio' art.360 n.5) il vizio di
motivazione veniva ancorato a ristretti limiti applicativi, volti ad evitare che,
attraverso la censura motivazionale, la corte di legittimità venisse investita di una
nuova valutazione del fatto (di terzo grado). Sicchè era orientamento costante che la
legge non attribuisse alla corte di legittimità il potere di riesaminare e valutare il
merito della causa, ma solo quello di controllare - sotto il profilo logico-formale e
della correttezza giuridica - l'esame e la valutazione fatta dal giudice del merito, al
quale soltanto spetta di individuare le fonti del proprio convincimento.
Con la nuova formulazione - così come interpretata dall'indicata sentenza delle
SSUU - il legislatore è intervenuto, anche in funzione deflattíva, per ridurre
ulteriormente, e drasticamente, l'ambito di rilevanza del vizio di motivazione.
E ciò è stato fatto secondo le seguenti direttrici: - riconduzione di tale vizio, ex
art.12 prel., al 'minimo costituzionale' del sindacato di legittimità sulla motivazione,
nel senso che è rilevante solo quel vizio che si concreti nella violazione dell'obbligo di
motivazione dei provvedimenti giurisdizionali ex art. 111 Cost., come attuato in via
ordinaria dall'articolo 132 n.4) cod.proc.civ.; - conseguente riferibilità del vizio non
più alle ipotesi di 'insufficienza' della motivazione, ma soltanto a quelle di
'inesistenza' della medesima, in quanto appunto rivelatrice dell'
"omesso esame"
circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti; in maniera
tale che, nella nuova formulazione, il vizio motivazionale si restringe in quello di
violazione di legge, quest'ultima individuata proprio nel suddetto articolo 132
cod.proc.civ., che impone al giudice di redigere la sentenza indicando "la concisa
esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione"; - l'individuazione delle
ipotesi di 'inesistenza' della motivazione, considerate a tal punto radicali da
determinare la nullità della sentenza, non soltanto in senso 'fisico' o 'documentale'
("mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico"), ma anche logicofunzionale; nel senso di doversi reputare 'inesistente', ai fini in oggetto, anche la
motivazione materialmente esistente, e però connotata da "mera apparenza"
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Ric.n.27541/15 rg. - Ud.del 5 luglio 2016
dal
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incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza"
"contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili", da un ragionamento "perplesso
ed obiettivamente incomprensibile"; poiché in tutte queste ipotesi la motivazione
offerta viene svolta in modo talmente carente o incoerente da non poterla individuare
come giustificazione o ragione del decisum e, per ciò soltanto, da risolversi in una
'non-motivazione' su una quaestio facti decisiva, il cui esame viene pertanto omesso;
- l'imputazione dell'omissione ad un fatto storico (principale o secondario) la cui
esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito
esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia); non può invece
rilevare l'omesso esame di elementi istruttori, allorquando il fatto storico da essi
rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché
questi non abbia poi dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente
rilevanti.
§ 3.3 Ciò premesso, si ritiene che il motivo in esame sia fondato.
La commissione tributaria regionale, investita del problema della esatta ubicazione
delle piattaforme estrattive in oggetto (se nel Comune di Termoli ovvero di altro
Comune costiero limitrofo), ha osservato quanto segue:
"II collegio condivide
l'opinione della corte di cassazione secondo la quale la potestà amministrativa dei
comuni non viene meno in relazione ad un immobile per la sola circostanza che
quest'ultimo sia ubicato in acque territoriali ma, nel caso in esame, il Comune di
Termoli non ha dato prova certa e concreta che le piattaforme fossero ubicate nelle
acque territoriali antistanti il detto Comune. Mentre dai dati e documentazione forniti
dalla ricorrente sembrerebbero altri i comuni più vicini in linea retta alle piattaforme
in questione".
Si tratta di fatto materiale chiaramente decisivo ai fini di causa, posto che
l'accertata ubicazione delle piattaforme in uno spazio marino non riferibile al Comune
di Termoli farebbe - per ciò solo - cadere la pretesa tributaria di quest'ultimo sotto il
profilo della carenza di potestà impositiva in capo al medesimo. Proprio perché
dirimente della lite, tale fatto - la geolocalizzazione delle piattaforme - deve essere
ascritto, nella valutazione che ne ha reso la commissione regionale, ad una vera e
propria ratio decidendi; autonoma e capace di sostenere, da sola, (ancorché qui
concorrente con altre rationes individuabili nella sentenza impugnata) la decisione di
annullamento degli avvisi di accertamento Ici.
Va dunque osservato che correttamente il Comune di Termoli l'ha individuata ed
autonomamente impugnata unitamente a tutte le altre (ad evitare l'inammissibilità
del ricorso: Cass.SSUU 7931/13; Cass. n. 12372 del 24/05/2006; Cass. 16.8.06
n.18170; Cass.29.9.05 n.19161 ed altre), proprio nel suo nucleo p nte.
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Ric.n.27541/15 rg. - Ud.del 5 luglio 2016
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se
Rappresentato dal fatto che il Comune di Termoli non aveva dato prova certa che le
piattaforme fossero ubicate in acque territoriali antistanti tale Comune; id est, non
aveva dato prova della propria potestà impositiva sulle piattaforme in questione.
La motivazione in questione rientra nei su ricordati parametri di censurabilità di cui
alla nuova formulazione dell'articolo 360 n.5) cit. e, segnatamente, nella tipologia
della motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile.
Va infatti considerato che essa: - non menziona gli altri comuni "più vicini in linea
piattaforme; - si riferisce ad una pluralità di "altri comuni", là dove l'individuazione
del requisito di maggior vicinanza secondo il criterio geometrico della linea retta non
potrebbe logicamente riferirsi che al territorio di un Comune soltanto, univocamente
individuabile; - si esprime, pur nell'ambito di una materia connotata da obiettività
cartografica, in termini meramente dubitativi e congetturali ("sembrerebbero"), salvo
poi fondare su questi dubbi un convincimento di certa estraneità delle piattaforme al
territorio del Comune di Termoli.
La motivazione in esame non dà poi minimamente conto né delle risultanze
istruttorie attraverso le quali il Comune di Termoli aveva inteso fornire la prova della
esatta ubicazione delle piattaforme nel proprio ambito territoriale (autorizzazione
della capitaneria di porto di Termoli; atto di concessione; perizia tecnica con carta
nautica del campo di coltivazione recante la localizzazione per coordinate cardinali);
né dei non meglio precisati "dati e documentazione forniti dalla ricorrente" che
"sembrerebbero" smentire tali risultanze.
Va precisato che - sulla base dei principi interpretativi riportati nel § che precede l'omesso esame di elementi istruttori non rileva, nella specie, in sé; quanto come
elemento meramente sintomatico e confermativo della 'inesistenza' (nel senso, su
indicato, della non emersione di una comprensibile e sicura ragione decisoria) della
motivazione su questo fatto decisivo del giudizio; il cui esame, pur non potendosi
formalmente definire 'omesso' (avendo la commissione regionale indubbiamente
considerato, al fine della potestà impositiva, il problema della localizzazione delle
piattaforme) è stato tuttavia illustrato e, soprattutto, deciso, in maniera a tal punto
incerta e lacunosa da determinare la nullità della sentenza per assenza motivazionale
ex art.132 cit..
Il giudice di merito - al quale la causa sarà rinviata - dovrà dunque farsi carico di
riesaminare il fatto decisivo del giudizio rappresentato dalla esatta ubicazione
territoriale delle piattaforme in questione; anche con riguardo agli altri accertamenti
di fatto svoltisi, sul punto, tra le stesse parti, ed eventualmente dotati di efficacia
preclusiva.
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Ric.n.27541/15 rg. - Ud.del 5 luglio 2016
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
retta" nel cui territorio dovrebbero ricomprendersi le acque di installazione delle
§ 4.1 Con il quarto motivo di ricorso si lamenta - ex art.360, 1^ co. nn. 3, 4 e 5
cod.proc.civ. - nullità della sentenza per violazione dell'articolo 112 cod.proc.civ.
(omesso esame e pronuncia); violazione del d.lgs. 504/92 e della 1.388/00
(finanziaria 2001); vizio di motivazione. Ciò per non aver la commissione tributaria
regionale considerato che l'assoggettamento delle piattaforme estrattive ad Ici: derivava ex lege dal possesso di fabbricati a qualsiasi uso destinati, ed anche diretti
all'attività d'impresa, indipendentemente dal loro accatastamento; - operava in capo
dell'attività su area demaniale, al concessionario (art.3 d.lgs. 504/92); - muoveva,
come base imponibile, dal valore intrinseco del bene (art.5 d.lgs. cit.), e non
necessariamente dalla rendita catastale.
Con il quinto motivo di ricorso, si deduce - ex art.360, 1^ co. n. 3 cod.proc.civ. plurima violazione normativa: 1.68/60; rdl 652/39 conv.in 1.1249/39; d.p.r. 138/98;
d.l. 62/06 conv.in 1.6/06; T.U.registro.ex d.p.r. 1142/49; 'principi di prassi' (circolari
dell'amministrazione finanziaria). Ciò in ragione del fatto che non era nemmeno vero
che le piattaforme marine non potessero esser accatastate, posto che esse erano
riportate nelle carte nautiche ufficiali di Stato, da equipararsi alle carte catastali;
erano connesse a stabilimenti produttivi accatastati sulla terraferma; erano
assimilabili, in categoria catastale 'D' - e non 'E' - ad opifici industriali ed altri
manufatti produttivi, anch'essi gestiti in regime di concessione.
Con il sesto motivo di ricorso si lamenta - ex art.360, 1^ co. nn. 3 e 5
cod.proc.civ. - violazione del d.lgs. 504/92 e della 1.388/00; nonché vizio di
motivazione. Per avere la commis s ione tributaria regionale negato alle piattaforme in
questione l'idoneità a produrre un reddito proprio, senza dare conto del fatto che si
trattava di strutture finalizzate ad esigenze di attività industriale di estrazione di
idrocarburi; secondo varie fasi di estrazione e lavorazione del materiale ben
individuabili, e distinte rispetto a quelle demandate ad altre strutture esercenti
diversi segmenti del medesimo ciclo produttivo; sicché non poteva affermarsi che la
capacità reddituale delle piattaforme fosse attribuibile al giacimento minerario in
quanto tale, e da questo dipendente.
Con il settimo motivo di ricorso si deduce violazione degli artt.3 e 53 Cost., non
apparendo razionale, né conforme ai principi di uguaglianza e capacità contributiva,
escludere le piattaforme marine, in quanto asseritamente non accatastabili,
dall'imposizione Ici; invece gravante su strutture del tutto similari, insediate in
regime di concessione sulla terraferma.
§ 4.2 Anche questi motivi - suscettibili di trattazione unitaria per la loro intima
connessione - sono fondati.
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Ric.n.27541/15 rg. - Ud.del 5 luglio 2016
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
al titolare di diritto di superficie sul fabbricato nonché, nel caso di esercizio
Questa corte di legittimità ha già affrontato, decidendola in senso affermativo, la
questione della imponibilità Ici delle piattaforme petrolifere/estrattive; e ciò in una
fattispecie del tutto sovrapponibile alla presente, caratterizzata da piattaforme
marine oggetto di provvedimenti statuali di concessione di coltivazione mineraria in
specchio acqueo frontistante la costa e ricompreso in un determinato territorio
comunale.
n.639035), la quale ha, in primo luogo, fatto applicazione del principio di diritto - che
non pare confliggere con la sovranità assegnata allo Stato sulle acque territoriali dalla
Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare stipulata a Montego Bay il
10.12.'82, non escludendo quest'ultima che tale sovranità possa esprimersi, a limitati
effetti amministrativi, anche mediante attribuzione di potestà impositiva ai comuni
costieri - già stabilito da Cass. 13794/05, secondo cui "in tema di ICI, sono
sottoposte all'imposta le piattaforme petrolifere per l'estrazione di idrocarburi di
proprietà della società contribuente (nella specie, l'ENI S.p.A. quale concessionaria
dello Stato) situate nel tratto di mare, facente parte del demanio statale, antistante il
Comune interessato. Infatti, sull'intero territorio dello Stato, ivi compreso il mare
territoriale, convivono e si esercitano i poteri dello Stato contestualmente ai poteri
dell'Ente regione e degli Enti locali e, in assenza di un autonomo criterio di
determinazione dei limiti del territorio comunale, valgono le stesse regole dettate in
materia di demarcazione del territorio nazionale, atteso che non sussistono elementi
che possono far ritenere che il territorio comunale sia un'entità diversa, dal punto di
vista qualitativo, dal territorio nazionale".
Ed ha affermato, in secondo luogo, la sottoposizione ad Ici delle piattaforme
petrolifere in ragione della loro classificazione catastale in categoria D7 - rilevando le
speciali esigenze di un'attività industriale che, per quanto produttiva di indubbi e
fondamentali riflessi sull'economia generale e sulle scelte energetiche nazionali,
risponde purtuttavia ai criteri tipici dell'imprenditoria privata - in base al principio per
cui: "in tema d'ICI, sono sottoposte all'imposta e classificabili nella cat. D/7, attesa la
loro riconducibilità al concetto d'immobile ai fini civili e fiscali, suscettibilità di
accatastamento e idoneità a produrre reddito proprio, le piattaforme petrolifere, la
cui base imponibile, in mancanza di rendita catastale, è costituita, secondo i criteri
stabiliti nell'alt. 7, comma 3, penultimo periodo, del d.l. n. 333 del 1992, convertito
in I. n. 359 del 1992, dall'ammontare, al lordo delle quote di ammortamento, che
risulta dalle scritture contabili".
Orbene, quanto affermato nella sentenza in oggetto - richiamata anche in altro
ricorso per cassazione tra le stesse parti (n. 25602/13) relativo a prece enti
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Ric.n.27541/15 rg. - Ud.del 5 luglio 2016
Il
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Ciò è avvenuto con la recente sentenza n. 3618 del 24 febbraio 2016 (Ry.Ced
annualità Ici e chiamato alla stessa udienza del presente - dà conto di tutte le
problematiche e contestazioni dedotte nei motivi in esame dal Comune di Termoli,
accogliendone le tesi; con la conseguenza che si ritiene sufficiente richiamare la
motivazione delle suddette sentenze nn. 13794/05 e 3618/16, da aversi qui per
intero recepite.
Né le conclusioni così raggiunte risultano inficiate dagli elementi
interpretativi
forniti da Edison, nella memoria ex art.378 cod.proc.civ., sulla base di atti e
Va intanto osservato che si tratta di atti (- nota Assonime 4/2016; - interpello di
Assomineraria; - circ. di risposta MEF 3/2016; - interr.parlamentari) a vario titolo
rientranti nella funzione di studio, opinione e dibattito applicativo della normativa,
ovvero di indirizzo amministrativo interno; e dunque, di per sé inidonei ad incidere
sulla disciplina primaria di riferimento e regolamentazione del tributo. Tanto che su
quest'ultima (con riguardo all'IMU) lo stesso legislatore ha recentemente ritenuto
necessario un proprio intervento (attuato con la legge di stabilità 2016: 1.208/15),
relativamente a macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali al
processo produttivo.
Ad ogni modo, nemmeno l'analisi operata da tali atti appare in realtà destinata a
sortire un esito interpretativo del tutto certo ed univoco.
Posto che, da un lato, si riconosce (Circ.Min.cit.) che le piattaforme petrolifere
situate nel mare territoriale presentano le caratteristiche di un immobile a
destinazione speciale e particolare che le farebbero rientrare, quali impianti, in una
delle categorie catastali dei gruppi D ed E (sottoposti, dal 2016, ai nuovi criteri
legislativi); e, dall'altro, si pongono problemi pratici di censibilità catastale,
geolocalizzazione e georeferenziazione che non prendono però in considerazione le
opportunità offerte dalle nuove tecnologie GPS di suddivisione e terminazione
territoriale, oltre che di ricostruzione cartografica della terraferma come del fondale
marino.
§ 4.3. Ciò posto, si ritiene però opportuno - proprio in sede di richiamo e ricezione
della sentenza 3618/16 cit. - ribadire anche quanto affermato nella sentenza di
legittimità in esame in ordine al criterio di quantificazione del tributo; secondo cui:
"L'art. 5, comma 1, d.lgs. n. 504/92 prevede che la base imponibile dell'imposta è il
valore degli immobili e, nel caso di fabbricati dotati di rendita, il comma 2, prevede
che la base imponibile è commisurata alle "rendite risultanti in catasto",
determinando i moltiplicatori di legge. Il comma 3 del d.lgs. n. 504/92 indica i criteri
per la quantificazione della base imponibile per i fabbricati non iscritti in catasto,
prevedendo, nel caso in cui l'immobile sia sprovvisto di rendita: "per i fabbr ati
12
Ric.n.27541/15 rg. - Ud.del 5 luglio 2016
Il C
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
documenti sopravvenuti all'ultima sentenza citata.
classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da
imprese e distintamente contabilizzati fino all'anno nel quale i medesimi sono iscritti
in catasto con attribuzione di rendita, il valore è determinato... .secondo i criteri
stabiliti nel penultimo periodo del comma 3 dell'art. 6 del d.I.11 luglio 1992, n. 33",
cioè in base al valore" costituito dall'ammontare, al lordo delle quote di
ammortamento, che risulta dalle scritture contabili" (c.d. metodo stratificato). Quindi,
imponibile delle piattaforme, classificabili nella cat. D, è costituita dal valore di
bilancio e, quindi, non è corretta la stima degli immobili commisurata dal Comune al
valore accertato mediante stima diretta".
Con la conseguenza che, stante l'insussistenza di un valore catastale di riferimento,
la base imponibile ai fini Ici dovrà dal giudice di rinvio essere quantificata sulla base
del criterio di bilancio testé indicato.
Ne segue, in definitiva, il rigetto del primo e del secondo motivo di ricorso;
l'accoglimento degli altri motivi, con conseguente cassazione - nei limiti dei motivi
accolti - della sentenza impugnata. La causa va rinviata ad altra sezione della
commissione tributaria regionale di Campobasso la quale dovrà riesaminare la
fattispecie alla luce dei principi qui indicati, provvedendo anche sulle spese del
presente procedimento.
Pq m
La Corte
rigetta il primo ed il secondo motivo di ricorso;
accoglie gli altri motivi;
cassa la sentenza impugnata nei limiti dei motivi accolti, e rinvia ad altra
sezione della commissione tributaria regionale di Campobasso, anche per
le spese;
v.to l'art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115 del 2002, come modificato
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
in mancanza di rendita catastale, data la mancanza di iscrizione in catasto, la base
dalla L. n. 228 del 2012;
dà atto della non-sussistenza dei presupposti per il versamento, a carico
della parte ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo
unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale.
Così deciso nella camera di consiglio della quinta sezione civile in data 5 luglio
2016.
DEPOSITATO IN CANCELLERA