Il Ponte sullo Stretto e quei piloni vista mare - 10-06
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Il Ponte sullo Stretto e quei piloni vista mare - 10-06-2016
di Redazione Sicilia Journal - Sicilia Journal, Giornale online di notizie - http://www.siciliajournal.it
Il Ponte sullo Stretto e quei piloni vista mare
di Redazione Sicilia Journal - 06, Ott, 2016
http://www.siciliajournal.it/il-ponte-sullo-stretto-e-quei-piloni-vista-mare/
Salvo Reitano
Riprendendo la tradizione italiana dei ponti abitati l’architetto e designer Gaetano Pesce raccoglie la
sfida lanciata dal premier Renzi e dal ministro Delrio e ripropone il progetto di un ponte “visitabile”.
Piloni abitati che, oltre ad essere strutture, hanno funzioni ricreative e di servizio.
Un lungo serpente di asfalto a forma di S con 20 stazioni che rappresentano le regioni italiane. E’ questa
la proposta dell’architetto e designer Gaetano Pesce che, raccogliendo la sfida lanciata dal premier
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Matteo Renzi e dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, ripropone il progetto di
un ponte “visitabile” e abitato sullo Stretto di Messina.
Ma chi è Gaetano Pesce. Nato nel 1939 a La Spezia, dopo aver abitato a Venezia, Londra, Helsinki e
Parigi, si trasferisce a New York nel 1980 dove tuttora vive.
Insegna per 28 anni all’Institut d’Architecture et d’Etudes Urbaines di Strasburgo e tiene lezioni nei più
importanti istituti culturali e nelle più rinomate università del mondo.
Le sue opere multidisciplinari sono, tra gli altri, parte delle collezioni permanenti del MoMa e del
Metropolitan Museum di New York, del Victoria and Albert Museum di Londra, del Centre Pompidou di
Parigi, del tedesco Vitra Design Museum e del Montreal Museum of Art, come di altri musei in
Giappone, Portogallo e Finlandia.
I suoi lavori – in ambito architettonico, di pianificazione urbana, design d’interni per mostre o industriale
– si distinguono per l’uso illimitato del colore e l’utilizzo ostinato di materiali rivoluzionari, sviluppati
grazie alle nuove tecnologie.
“Già dieci anni fa – dice l’architetto Pesce – avevo espresso all’allora primo ministro Berlusconi che
l’Italia non poteva fare un ponte (alla cifra disonesta di 600 milioni di euro) che fosse una copia del
Golden Gate di San Francisco”.
“Se si realizzasse questa imitazione – continua – sarebbe degradante per il nostro Paese. Per questo invito
i lettori a guardare il contro progetto da me fatto che riprende una tradizione italiana dei ponti abitati e
rende giustizia a due regioni “dimenticate” dal governo centrale romano: la Sicilia e la Calabria.”
“Vi sfido: se siete in condizione di portare le carte e di sbloccare quello che è fermo da 10 anni noi siamo
pronti, noi ci siamo”. Queste le parole del premier che sanno molto di utopia, per un’opera accantonata e
riproposta a corrente alternata, utilizzata come promessa, questa volta ci ha messo la ciliegina dei 100
mila posti di lavoro, irrealizzabile e puntualmente irrealizzata.
Coglie la palla al balzo Pesce e da New York fa sapere che quella dell’annuncio di Renzi “è stata una
bella sorpresa e significa che l’Italia riprende la tradizione che ha abbandonato almeno da due secoli:
realizzare delle grandi opere di architettura che il mondo ancora ci invidia”.
L’architetto e designer ripropone i dettagli della sua idea di Ponte sullo Stretto. Sono appena dei bozzetti
che non fanno i conti con costi e ricavi, ma quanto a concept sono all’avanguardia. Qualcosa di
veramente nuovo e mai proposto prima d’ora.
A guardarli gli schizzi, alcuni li potete vedere in questo servizio, propongono una serpentina a “esse” per
eliminare il rischio di premere troppo sull’acceleratore e nel contempo rendere omaggio alla Sicilia
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disegnandone l’iniziale. Ma l’idea più geniale è soprattutto quella di realizzare, a sostegno dell’intera
struttura, venti grandi piloni che rappresentano tutte le regioni italiane ognuna con le attrattive delle
specificità locali. In pratica un ritorno alla grande e antica tradizione italiane dei ponti vivibili e a abitabili
come Ponte Vecchio a Firenze.
Il concetto dei piloni abitati è,
nell’idea di Pesce, caratteristica di fattibilità e sostenibilità. Così, per sponsorizzare le eccellenze locali, le
stesse regioni si fanno carico dei costi di realizzazione di ciascuna struttura prevedendo spazi per
alberghi, ristoranti, negozi e centri espositivi, capaci di generare reddito e riassorbire la forza lavoro
dall’industria delle navi traghetto dello Stretto che potrà essere reimpiegata nelle diverse attività di
intrattenimento ospitate nel ponte.
Una sorta di Expo permanente in mezzo al mare che lo stesso Pesce sintetizza così:“So che il ponte sullo
Stretto probabilmente non si farà mai, ma il pretesto è buono per capire il modo di procedere tutto
italiano. In Italia non abbiamo ricchezze materiali, né petrolio, né uranio, abbiamo però il patrimonio
della creatività: moda, design, cucina, auto. Siamo stati per secoli il Paese più copiato al mondo e ne
abbiamo goduto di grande prestigio. E la creatività è esponenziale, porta denaro, fa muovere l’economia.
La mia idea è nata guardando il layout del Ponte di Messina: il ponte è ripetitivo, uguale a centinaia di
altri al mondo, una campata di 3 km senza pilastri – qui sarebbe la grande invenzione – progettato da un
team giapponese”.
“Allora mi chiedo: perché spendere 5000 milioni di euro per fare una cosa che si attraversa in tre minuti a
60 km all’ora? Qual è l’interesse? Non riesco a trovarne la ragione. In Italia abbiamo la tradizione dei
ponti abitati, come Ponte Vecchio a Firenze o Rialto a Venezia. Perché quindi non usare questo progetto
come occasione per ridare alla Sicilia e alla Calabria un’energia, un’unicità che queste regioni da tempo
non hanno, soffocate da interessi di mafia e di partito? È qui che ho pensato a un ponte abitato, appunto,
retto da 20 pilastri, ognuno dedicato a una Regione, che ospitano alberghi e ristoranti. Un ponte non da
attraversare in pochi minuti, ma talmente attrattivo da passarci una settimana di vacanza”.
Un’idea innovativa per un’opera architettonica unica al mondo, quella dell’architetto Pesce, che ancora
una volta dovrà fare i conti con il solito slogan elettorale che ha tutto il sapore di una beffa perché il
premier Renzi sa bene che altre sono le priorità per la Sicilia e la Calabria.
Sa bene che servono risorse per la messa in sicurezza del territorio che frana in ogni dove. Risorse per
interventi strutturali sulla rete viaria, per il raddoppio dei binari ferroviari, per la rete idrica, per l’edilizia
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scolastica, per l’ammodernamento delle infrastrutture esistenti e in stato di abbandono.
Lo sa, ma fa finta di non saperlo. E il ponte, anche quello straordinario e innovativo immaginato
dall’architetto Pesce, resterà un sogno.
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