Positano, ponte tra culture La `perla della Divina

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27/09/2016
Positano, ponte tra culture
La ‘perla della Divina Costiera’, simbolo di integrazione, tra passato e futuro
(Ludovica Brignola) - ‘Positano ti morde in profondità. E’ un posto da sogno, non totalmente reale fino a quando ti trovi
là ma che lo diventa fin troppo quando te ne vai’. Sono state queste le parole dello scrittore premio nobel John
Steinbeck, riguardo a Positano, quella cittadina campana a strapiombo sul mare definita da alcuni la ‘gemma della
divina costiera’, crocevia di culture, e punto di incontro di scrittori, artisti e intellettuali. ‘Impossibile andarsene’; così
aveva scritto Paul Klee nel suo diario, e non fu l’unico il pittore tedesco a innamorarsi e a scrivere di Positano. Sono
stati infatti moltissimi gli scrittori e gli artisti a transitare da questa cittadina, che conta meno di quattromila abitanti,
della provincia di Salerno in Campania, affascinati dal clima mite e dai colori di questo antico borgo marinaro - ad oggi
uno dei luoghi più eleganti della costiera amalfitana. Tra i nomi più illustri appaiono quelli di Esher, Clavel, Massine,
Seminov, e molti anche quelli dei visitatori, tra i quali Pirandello, Vidal, Dustin Hoffman e e Gregory Peck. Ma Positano
non è stato soltanto un luogo di incontri di artisti e di soggiorni di villeggiatura, ma un vero e proprio rifugio politico per
molti scrittori, che ne hanno caratterizzato per sempre il repertorio umano e naturale, il retaggio profondo di una terra
crocevia di popoli ed etnie diverse, ed il paesaggio, intriso di classicità e medioevo al tempo stesso. A partire dagli
anni venti, in seguito alla rivoluzione dell’ottobre del 1917 , Positano accolse diversi intellettuali russi in fuga, tra i quali
Kostantin Gorbatoff; negli anni trenta e quaranta poi, i tedeschi, epoca durante la quale la città diventò vera e propria
terra straniera di salvezza per esuli politici e uomini in cerca di una libertà che consentisse di realizzare la loro vita
pienamente. Da una parte la necessità in Europa di sfuggire ai totalitarismi, dall’altra la semplicità di vita di Positano,
contribuirono a fare della cittadina un centro di sincretismo artistico e crogiolo di culture. Tra i più importanti rifugiati
l’azero e musulmano Essad Bay che approdò a Positano nel 1938 in fuga dal comunismo nel Caucaso. E il pittore
albanese Ibrahim Kodra che giunse a Positano nel 1962 e vi soggiornò per più di venticinque anni. Fino ad oggi
Positano porta i segni di questo incontro interculturale e multietnico, nel suo succedersi di chiese e torri saracene, di
cristianità e islamismo, di antichità e modernità. ‘Quasi sempre, quando si trova un posto bello come Positano, il primo
impulso è quello di nasconderlo’, ha scritto Steinbeck. Ma invece sarebbe necessario, in un momento storico come
questo, svelare il messaggio che Positano porta con sé. E sarebbe importante rendere più noto questo esempio e
simbolo di integrazione ad un paese come l’Italia, al centro dei flussi migratori africani e mediorientali. E alla
Campania, regione che in questi anni ha registrato una crescita di immigrazione tra le più elevate del nostro Paese.
Ludovica Brignola nata a Milano, giornalista freelance, ha conseguito una laurea in Economia e un Master in
Giornalismo Internazionale a Londra. Ha lavorato a Milano, Londra, Istanbul e Il Cairo e ha collaborato con Financial
Times, Cnbc, Share radio e Egypt Oil&Gas. Parla correntemente italiano, inglese e arabo.