LECCE Contrasto della poverta

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Una “macchina della carità” per combattere le povertà
Distribuzione pasti e cibo, diritto alle cure, alla casa, all’accoglienza, sostegno
economico, servizi antiusura, tutti i numeri della macchina della carità messa in
campo nel settennato D’Ambrosio
«Quella che abbiamo raccontato attraverso i numeri – dice Mons. Domenico Umberto
D’Ambrosio, Arcivescovo di Lecce – è la nostra macchina della carità, pane spezzato e condiviso
e punta di diamante della nostra Chiesa che ha caratterizzato questo settennio del mio servizio
pastorale a Lecce». I numeri riportati dalla Chiesa di Lecce non lasciano dubbi ad interpretazioni e
raccontano una città che fa fatica a risalire la china della vivibilità per molti cittadini in situazione di
povertà assoluta. Le stime diffuse dall’ultimo Rapporto Istat “La povertà in Italia” riferite all’anno
2015 parlano di 1 milione e 582 mila famiglie (il numero più alto dal 2005 ad oggi) e di 4 milioni
e 598 individui che vivono in condizione di povertà assoluta. È il mezzogiorno d’Italia a tenere
testa nei valori di povertà assoluta. Secondo i dati Eurostat relativi al 2015, l’Italia è il Paese che in
Europa conta il numero maggiore di poveri, di persone cioè che vivono in "gravi privazioni
materiali". In Puglia, il 2013 è stato l’anno dell’assalto alle sedi in cui si distribuiscono pasti e aiuti
alimentari. A comunicarlo è stato l’ultimo Rapporto Cisl-Puglia Basilicata. Nelle 40 mense pugliesi
gestite dalla Caritas sono state circa 640mila i pasti destinati a fronteggiare l’imponente numero di
richieste, con una media di oltre 1.700 pasti al giorno. In Puglia le famiglie povere sono circa
437mila (a fronte del numero totale che è di 1.555.000). Aumenta il numero delle persone costrette
a chiedere aiuto per mangiare: si è passati da 206.858 nel 2010 a 294.765 persone nel 2013.
Il disagio e l’emarginazione sociale diventano sempre più evidenti nella città capoluogo. Lo
confermano i dati delle strutture che in città si occupano di soddisfare i bisogni primari dei cittadini
più vulnerabili. Le famiglie assistite dai due Empori della Solidarietà cittadini sono, nel 2015,
1.532, rispettivamente 882 quelle che hanno ricevuto beni e servizi dall’Emporio della Solidarietà
della Comunità Emmanuel e 650 quelle che hanno goduto dei beni e servizi offerti dall’Emporio
della Solidarietà Polo 2 della Caritas diocesana. Sono state circa 5000 le persone sostenute in un
bacino di utenze che comprende 17 comuni limitrofi facenti parte degli Ambiti territoriali di Lecce
e Campi Salentina. Le 10 mense cittadine della Caritas hanno servito nel corso dell’anno 2015 circa
182.500 pasti, in media 500 pasti al giorno.
«La situazione è veramente precipitata negli ultimi anni – racconta Don Attilio Mesagne, direttore
della Caritas di Lecce. Troppa gente la notte resta fuori perché i posti nei dormitori non sono
sufficienti, le strutture preposte ospitano ogni notte 110 persone, un numero ancora lontano dal
reale fabbisogno giacché dalle nostre stime sono almeno altri 100 gli uomini e le donne che
trascorrono le notti in giro per la città, in casolari, in stazione o in macchina».
Dal 2009 a settembre 2016 la Caritas Diocesana ha accolto nelle sue strutture della Casa della
Carità (5 strutture complessive per un totale di 80 posti letto) 2.517 ospiti per un totale di 33.751
pernottamenti. Nelle 10 mense sono stati erogati giornalmente 450 pasti (colazione, pranzo e cena)
per un totale di 1.230.750. Da giugno 2014 la Caritas Diocesana si è dotata di un Emporio della
Solidarietà, il secondo in città dopo quello della Comunità Emmanuel, per venire incontro alle
esigenze morali e materiali di coloro che vivono in situazione di povertà. Dall’anno della sua
costituzione ad oggi l’Emporio ha assistito 1.859 famiglie, italiane nel 42% dei casi. Sono stati
distribuiti 195.789 unità di prodotti, per un totale di 129.228 kg di prodotti distribuiti e per una
spesa pari a 187.841 euro.
Meno cibo, meno vestiti, meno medicine. La salute è uno dei campi in cui la contrazione delle
spese delle famiglie risulta essere più decisa. Per questa ragione, la Caritas Diocesana si è dotata di
due ambulatori medici per offrire assistenza socio-sanitaria e per tutelare il diritto alla salute.
L’ambulatorio medico “Idria” dal 2014 a oggi ha prestato 3.584 visite mediche, con una percentuale
più alta per gli uomini (71%) e per gli stranieri (84%) e l’ambulatorio “Salva” presso il Centro
Migrantes che ha prestato 3.170 visite mediche prevalentemente a uomini (72% dei casi) e a
stranieri (84%). Il Centro Migrantes ha inoltre fornito servizi, sostegno e attività di inclusione a
8.644 persone, prevalentemente stranieri (85%).
Tra i servizi offerti dalla Caritas diocesana anche il sostegno economico alle persone e alle famiglie
con grave disagio economico attraverso il Fondo C.E.I. – iniziative anticrisi che ha permesso alla
Caritas leccese, grazie all’erogazione di 150.000 euro da parte della Caritas Italiana, di sostenere
circa 3.000 persone dal 2014 ad oggi sia attraverso il Fondo Famiglia che ha erogato 15.000 euro e
permesso il sostegno a circa 80 famiglie particolarmente disagiate.
Dal sostegno economico al contrasto delle forme illegali di finanziamento, la Diocesi leccese ha
messo in campo energie a trecentosessanta gradi per fronteggiare tutte le ramificazioni delle
povertà. In questo scenario si inseriscono il Centro Ascolto Diocesano Antiusura, divenuto
29esima Fondazione nazionale Antiusura Autonoma “San Giuseppe Lavoratore” attraverso il
quale la Caritas Diocesana ha assistito, dal 2012 al 2016, 60 famiglie e il Prestito della Speranza,
progetto pensato e realizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana, in collaborazione con Caritas
Italiana, Banca Intesa San Paolo, Banca Prossima, Vo.BI.S. ed avvalendosi del contributo
organizzativo delle Caritas diocesane. La Caritas Diocesana dal 2009 al 2016 ha accolto 133
domande di famiglie in difficoltà e ha erogato 849.400 euro.
«Un grazie convinto e dovuto alla Caritas diocesana e alle centinaia di volontari che riempiono
con la loro generosa e gratuita disponibilità, i vuoti, le assenze e le povertà delle migliaia di ospiti
di 56 diverse nazionalità che affollano le nostre strutture di carità – conclude l’arcivescovo
D’Ambrosio. Grazie alle Istituzioni per la simpatia, la stima e la collaborazione con cui guardano
all’immenso sforzo della carità di questa nostra Chiesa. A loro chiediamo sostegno e aiuto anche
materiale per affrontare l’ingente peso economico necessario a sostenere i più vulnerabili e
riconoscere pienamente i loro diritti».