Sezione regionale di controllo per la Basilicata

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CORTE DEI CONTI- CODICE UFF. T93
Deliberazione n. 35/2016/FRG
Finanza territoriale comuni Basilicata
2010-2014
DOC. INTERNO N.58304082 del 04/08/2016
REPUBBLICA ITALIANA
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA BASILICATA
Nelle Camere di Consiglio del 23 febbraio 2016 e 7 luglio 2016
composta dai magistrati
Rosario Scalia
Presidente - Relatore
Vanessa Pinto
Referendario
Raffaele Maienza
Referendario
VISTO l'art. 100, comma 2, della ·Costituzione;
VISTO il testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con r.d.
n. 1214 e successive modificazioni;
VISTO l'art. 13, comma 5, del d.l. 22 dicembre 1981, n. 786, convertito dalla legge 26
febbraio 1982, n. 51, e successive modificazioni e integrazioni;
VISTA la legge 14 gennaio 1994, n. 20, e successive modificazioni;
VISTA la legge 5 giugno 2003, n:· 131;
VISTO il regolamento per l'organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei
conti, approvato dalle Sezioni riunite con la deliberazione n. 14 del 16 giugno 2000, e
successive modificazioni;
VISTA la deliberazione n. 1/2016/INPR del 27 gennaio 2016, in pari data depositata in
segreteria, con la quale la Sezione regionale ha adottato il proprio programma di
controllo per l'anno 2016;
VISTE le Ordinanze n. 4/2016 e n. 19/2016 con la quale il Presidente di questa Sezione
di controllo ha convocato la Sezione per l'odierna seduta e ha nominato relatore se
stesso;
UDITO il relatore
l
DELIBERA
di approvare l'unita relazione con la quale riferisce sulla gestione finanziaria degli Enti
locali della Basilicata per gli esercizi dal 2010 al 2014.
Ordina che copia della presente deliberazione, con l'allegata relazione, sia trasmessa in
formato elettronico, a cura della Segreteria della Sezione, al Presidente della Regione
Basilicata, al Presidente del Consiglio regionale, ai Presidenti delle Province di Potenza
e di Matera, a tutti i Sindaci dei Comuni della Basilicata.
Ordina, altresì, che copia della presente deliberazione, con allegata relazione, sia
trasmessa all'Ufficio regionale deii'ISTAT
nonché all'Ufficio Scolastico Regionale quale
,.
contributo alla diffusione della cultura economica al fine di conseguire l'obiettivo previsto
dall'art. 1, c.7, lett.d), della legge 13 luglio 2015, n. 107.
Depositato in Segreteria il 4 agosto 2016
i Servizi di Supporto
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SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO
REGIONE BASILICATA
Relazione sugli andamenti
della finanza territoriale
dei Comuni della Basilicata
Esercizi 2010-2014
| REFERTO |
Deliberazione n.35/2016/FRG
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO
REGIONE BASILICATA
Relazione sugli andamenti
della finanza territoriale
dei Comuni della Basilicata
ESERCIZI 2010-2014
Relatore
Dott. Rosario SCALIA
Supporto tecnico-amministrativo
Coordinatore Dott. Luca FESTINO
Dott. Luca BERARDONE
Dott. Giovanni CAPPIELLO
Dott. Francesco MICUCCI
Rag. Gerardino PICERNO
Dott.ssa Lucia PRIORE
Dott.ssa Mariapia ZACCAGNINO
Referto allegato alla Deliberazione n.35/2016/FRG
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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Introduzione
Il referto, che la Sezione regionale di controllo della Basilicata sottopone alle
riflessioni della comunità regionale lucana, espone i risultati di cassa della finanza
dei Comuni della Basilicata dell’esercizio 2014, analizzandone gli andamenti con
le omologhe risultanze registrate nel corso del quadriennio precedente (2010-2013)
così come rilevate dal Sistema Informativo sulle Operazioni degli Enti Pubblici
(SIOPE).
Il documento di analisi si articola in due parti: la prima si sofferma sulle
problematiche del federalismo fiscale, della ricomposizione della spesa e del
pareggio del bilancio, poste a raffronto con le risultanze della disciplina del Patto
di stabilità interno; la seconda risulta essere dedicata alla verifica dei risultati dei
flussi di cassa dei Comuni.
Nell’ambito di una trattazione unitaria degli andamenti della finanza locale,
la parte introduttiva del referto affronta, in termini problematici, i rapporti tra il
nuovo disegno politico-istituzionale ed il progetto di federalismo avviato nello
scorso decennio, segnalando taluni rischi potenziali del riassetto istituzionale in
corso sugli equilibri economici e sul raccordo tra i diversi livelli di governo, in
conseguenza dell’applicazione del principio del concorso degli enti territoriali agli
obiettivi di finanza pubblica, che è desumibile dal novellato art. 119 della
Costituzione1, nonché dei principi dell’equilibrio di bilancio e della sostenibilità del
1 Art. 119 della Costituzione Italiana “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia
finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell'equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare
l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea. I Comuni, le
Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate
propri, in armonia con la Costituzione [53 c.2] e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica e del
sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio. La legge
dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale
per abitante. Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle
Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Per promuovere
lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire
l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni,
lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città
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debito, introdotti dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, e declinati, per gli
enti territoriali, dagli artt. 9 e 10 della legge “rinforzata” 24 dicembre 2012, n.
2432.
metropolitane e Regioni. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio,
attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all'indebitamento solo
per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che
per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l'equilibrio di bilancio. E' esclusa ogni garanzia dello
Stato sui prestiti dagli stessi contratti.”
2 L’art. 9 Equilibrio dei bilanci delle regioni e degli enti locali (in vigore dal 30 gennaio 2013) prescrive:
“1. I bilanci delle regioni, dei comuni, delle province, delle città metropolitane e delle province autonome di Trento
e di Bolzano si considerano in equilibrio quando, sia nella fase di previsione che di rendiconto, registrano:
a) un saldo non negativo, in termini di competenza e di cassa, tra le entrate finali e le spese finali;
b) un saldo non negativo, in termini di competenza e di cassa, tra le entrate correnti e le spese correnti, incluse le
quote di capitale delle rate di ammortamento dei prestiti.
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 10, comma 4, qualora, in sede di rendiconto di gestione, un ente di cui al
comma 1 del presente articolo registri un valore negativo dei saldi di cui al medesimo comma 1, lettere a) e b), adotta
misure di correzione tali da assicurarne il recupero entro il triennio successivo.
3. Eventuali saldi positivi sono destinati all'estinzione del debito maturato dall'ente. Nel rispetto dei vincoli
derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea e dell'equilibrio dei bilanci, i saldi positivi di cui al primo periodo
possono essere destinati anche al finanziamento di spese di investimento con le modalità previste dall'articolo 10.
4. Con legge dello Stato sono definite le sanzioni da applicare agli enti di cui al comma 1 nel caso di mancato
conseguimento dell'equilibrio gestionale sino al ripristino delle condizioni di equilibrio di cui al medesimo comma
1, lettere a) e b), da promuovere anche attraverso la previsione di specifici piani di rientro.
5. Nel rispetto dei principi stabiliti dalla presente legge, al fine di assicurare il rispetto dei vincoli derivanti
dall'ordinamento dell'Unione europea, la legge dello Stato, sulla base di criteri analoghi a quelli previsti per le
amministrazioni statali e tenendo conto di parametri di virtuosità, può prevedere ulteriori obblighi a carico degli
enti di cui al comma 1 in materia di concorso al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica del complesso
delle amministrazioni pubbliche.
6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento
e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti e con le relative norme di attuazione.”
Mentre l’art. 10 Ricorso all'indebitamento da parte delle regioni e degli enti locali (in vigore dal 30
gennaio 2013) dispone che “1. Il ricorso all'indebitamento da parte delle regioni, dei comuni, delle province, delle
città metropolitane e delle province autonome di Trento e di Bolzano è consentito esclusivamente per finanziare spese
di investimento con le modalità e nei limiti previsti dal presente articolo e dalla legge dello Stato.
2. In attuazione del comma 1, le operazioni di indebitamento sono effettuate solo contestualmente all'adozione di
piani di ammortamento di durata non superiore alla vita utile dell'investimento, nei quali sono evidenziate
l'incidenza delle obbligazioni assunte sui singoli esercizi finanziari futuri nonché le modalità di copertura degli
oneri corrispondenti.
3. Le operazioni di indebitamento di cui al comma 2 sono effettuate sulla base di apposite intese concluse in ambito
regionale che garantiscano, per l'anno di riferimento, l'equilibrio della gestione di cassa finale del complesso degli
enti territoriali della regione interessata, compresa la medesima regione, come definito dall'articolo 9, comma 1,
lettera a). A tal fine, ogni anno i comuni, le province e le città metropolitane comunicano alla regione di
appartenenza ovvero alla provincia autonoma di appartenenza, secondo modalità stabilite con il decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 5 del presente articolo, il saldo di cassa di cui all'articolo 9,
comma 1, lettera a), che l'ente locale prevede di conseguire, nonché gli investimenti che intende realizzare attraverso
il ricorso all'indebitamento o con i risultati di amministrazione degli esercizi precedenti. Ciascun ente territoriale
può in ogni caso ricorrere all'indebitamento nel limite delle spese per rimborsi di prestiti risultanti dal proprio
bilancio di previsione.
4. Qualora, in sede di rendiconto, non sia rispettato l'equilibrio di cui al comma 3, primo periodo, il saldo negativo
concorre alla determinazione dell'equilibrio della gestione di cassa finale dell'anno successivo del complesso degli
enti della regione interessata, compresa la medesima regione, ed è ripartito tra gli enti che non hanno rispettato il
saldo previsto.
5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato d'intesa con la Conferenza permanente per il
coordinamento della finanza pubblica, sono disciplinati criteri e modalità di attuazione del presente articolo.”
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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Specifico approfondimento è dedicato alle problematiche afferenti al Patto
di stabilità interno che, pur a fronte di una rivisitazione normativa mirante a
temperare il carattere stringente dei tradizionali vincoli, continua ad assolvere ad
un ruolo centrale nell’ambito della gestione degli enti territoriali ed a porsi quale
principale meccanismo di coordinamento della finanza pubblica tra i diversi livelli
di governo.
L’analisi dei dati di cassa del 2014 relativi ai Comuni (parte II) coglie in
anticipo, rispetto ai dati recuperabili dal rendiconto, gli aspetti di maggior rilievo
delle gestioni risultanti dalle misure di impatto strutturale succedutesi negli ultimi
anni.
Nell’ambito delle entrate, il referto compara il ruolo e la coerenza
complessiva dei vari tributi comunali con la funzione di sviluppo derivante
dall’art. 119 della Costituzione, rappresentando l’attualità di un progetto che leghi
la responsabilità di “presa” alla responsabilità di “spesa” in funzione dei costi e dei
fabbisogni standard, la cui determinazione risulta essenziale per un definitivo
superamento del criterio della “spesa storica”.
Quanto alle spese, considerate nelle varie tipologie, si è inteso verificare il
livello di contenimento e di razionalizzazione delle stesse, nonché la rispondenza
degli andamenti all’intento espresso dal Legislatore nazionale attraverso un
complesso di interventi che si sono succeduti ugualmente nel corso dell’ultimo
decennio, e cioè a far data dall’avvio, verificatosi nel 2007, di una serie ricorrente
di crisi economiche; e dei cui effetti sulle decisioni assunte dal Governo nazionale
si avrà cura di fornire valutazioni nel quadro più ampio.
Infatti, l’impegno assunto dal Governo nei riguardi dell’Unione Europea nel
2012 – cioè in un esercizio finanziario che si pone a cavallo del ciclo quinquennale
considerato – ha avuto un impatto effettivo sull’intero sistema della finanza locale
proprio a decorrere da quell’anno.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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Tuttavia gli effetti saranno destinati a protrarsi nel tempo, soprattutto se
continueranno ad essere assunte misure che tendono a comprimere la spesa in aree
di intervento essenziali per la tenuta del “sistema Paese”.
Questo non significa che si debba ridurre l’attenzione verso le politiche di
revisione della spesa; infatti, solo la lotta agli sprechi, cioè alla cattiva
amministrazione, può accrescere i margini di progressivo miglioramento sinora
conquistati.
E’ in tale contesto che assumono rilevanza gli auspicabili processi di
riconversione e riqualificazione professionali delle risorse umane operanti nei
diversi sistemi amministrativi. C’è assoluta necessità, infatti, di far riacquistare ad
esse più alti e qualificati margini di produttività nell’esclusivo interesse dei
cittadini-azionisti.
Un obiettivo che si può, comunque, conseguire nel medio-lungo periodo,
mantenendo alta l’attenzione del governo locale ai tempi dell’accountability, del
dover rendere conto, che si coniuga con il principio di trasparenza dei processi
decisionali, trovando la sua giusta collocazione istituzionale nell’obbligo di
redazione della relazione di fine mandato posta a carico dei responsabili politici
degli Enti locali3.
3 In tal senso, si vedano le considerazioni svolte dalla Sezione con Deliberazione n. 30/2016 (parere reso alla
Provincia di Potenza)
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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1 LA RIFORMA COSTITUZIONALE DEL 2012 E LA
TUTELA DELL’AUTONOMIA DEGLI ENTI
LOCALI
E’ stato osservato dalla Corte dei conti, nelle diverse occasioni in cui tale
Istituzione superiore di controllo indipendente ha sottoposto ad analisi i diversi
aspetti in cui si è coniugato l’intervento del Legislatore statale nei riguardi degli
Enti locali, come la riforma costituzionale del 2001 non abbia prodotto gli effetti
che lo stesso si era (ri)proposto di voler conseguire: in primo luogo, di voler rendere
responsabile delle entrate il livello di governo su cui ricade l’onere di esercitare il
potere della spesa; in secondo luogo, di responsabilizzare il decisore della spesa,
sollecitando quest’ultimo a definire standard aventi la funzione di rilevare il grado
di virtuosità raggiunto.
Come si avrà modo di far rilevare, queste due essenziali linee guida hanno
richiesto il ricorso ad interventi esogeni, essendo venuta a mancare la
consapevolezza dei mutamenti che il quadro economico nazionale ed
internazionale via via presentava.
Il referto che la Sezione regionale di controllo per la Basilicata ha inteso
elaborare si pone, quindi, a conclusione di un periodo storico che ha fatto emergere
diverse situazioni di criticità nell’area degli Enti Locali.
Esso va, comunque, contestualizzato in quel processo decisionale di
assoluta rilevanza istituzionale che vede la Regione Basilicata impegnata solo
recentemente nella “rifondazione” del proprio Statuto regionale4.
Il nuovo Statuto della Regione Basilicata:
- è stato approvato, in prima lettura, con delibera del Consiglio regionale n. 371 del 15 dicembre 2015 e, in seconda
lettura, con delibera consiliare n. 422 del 16/22 febbraio 2016, ai sensi dell’art. 123, comma 2;
- è stato pubblicato, unitamente alla delibera n. 422, sul BUR n. 10 dell’11 marzo 2016.
Si riporta l’art. 80 che individua le attribuzioni del Consiglio delle Autonomie Locali esprime pareri tra l'altro a)
per il conferimento di funzioni agli enti locali, b) sulle circoscrizioni comunali e degli enti di area vasta, c) sul
piano strategico e sul Documento di programmazione economica e finanziaria regionale e su altri temi rilevanti.
Articolo 80
Le attribuzioni del Consiglio delle autonomie locali
1. Il Consiglio esprime pareri nei seguenti casi: a) per il conferimento di funzioni e compiti amministrativi agli
enti locali; b) sulle circoscrizioni comunali e degli enti di area vasta; c) sul Piano strategico e sul Documento di
programmazione economica e finanziaria regionale; d) su ogni provvedimento anche di carattere finanziario o di
programmazione che interessi gli enti locali; e) nel caso di esercizio del potere sostitutivo della Regione; f) sulla
legge europea; g) sulle proposte di modifica dello Statuto.
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Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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Strumento di governo quest’ultimo che, per i fini di specifico interesse,
richiede una approfondita analisi dato che può essere riguardato come una novità
istituzionale capace di assegnare all’Ente Regione un ruolo, nel dialogo con gli
Enti Locali, diverso rispetto a quello che essa ha avuto in passato.
Tale ruolo, infatti, si dimostra nuovo in quanto consente di fare leva
sull’istituendo Consiglio delle autonomie locali (CAL), le cui funzioni, se
adeguatamente supportate da analisi sull’effettiva situazione economicofinanziaria, ormai richieste in una visione di medio-lungo periodo, dovrebbero
riuscire ad individuare percorsi di programmazione economica e sociale capaci di
fornire risposte, pur nella diversità dei bisogni, alle esigenze rivenienti dalle diverse
comunità locali.
Tale innovazione istituzionale, una volta portata ad esecuzione, non è e né
può essere senza conseguenze, se è vero che consente agli Enti Locali di ritornare
ad avere una visibilità che il lungo periodo di recessione economica ha finito per
offuscare.
Si tratta, infatti, di richiamare l’attenzione sul fatto che la “soggettività”
dell’Ente Comune, da tutelare nei riguardi di decisioni assenti dal Parlamento
(compressione dell’autonomia organizzativa), ha trovato un suo spazio di
accoglienza anche alla luce di un recente orientamento giurisprudenziale elaborato
dalla Corte Costituzionale, che è riuscito ad interpretare in maniera evolutiva il
potere di impugnativa, da parte delle Regioni, di leggi statali che influenzano il
funzionamento degli apparati locali.
La nuova lettura data dalla Corte Costituzionale non può rimanere senza
conseguenze. E si tratta di conseguenze che toccano, in primo luogo, l’ordinamento
costituzionale nella sua essenza, in quanto inducono ad una riflessione sulla
disciplina cha ha sinora presidiato i conflitti intersoggettivi.
2. Il Consiglio delle autonomie locali esprime, altresì, pareri su richiesta del Consiglio regionale o della Giunta
regionale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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1. Infatti, la legge Cost. n. 3/2001 non ha modificato la disciplina dei
conflitti intersoggettivi, che continuano ad essere disciplinati dall'art. 134 Cost. e
puntualmente dalla legge 87/1953 (artt. 39-42).
Anche successivamente alla riforma del Titolo V, la Consulta ha continuato
ad escludere per gli Enti Locali la possibilità di accedere al giudizio in via
principale e, confermando la sua più remota e consolidata giurisprudenza, ha
continuato a non ammettere loro interventi in giudizio (così nella sentenza n.
533/2002, punto 7.1. cons. dir.), anche se destinatari delle discipline normative
recate dalle leggi impugnate (sentenza 307/2003, punto 4, cons. dir.).
Va ricordato peraltro come già prima della riforma del Titolo V la Corte
costituzionale, con la sentenza n. 408/1998, avesse prefigurato la possibilità per le
Regioni di poter ricorrere in difesa degli Enti Locali nei giudizi in via principale
relativi a leggi statali.
Secondo la Consulta, infatti, le Regioni avrebbero potuto denunciare la
violazione della sfera di competenza degli Enti Locali “solo in quanto la violazione
denunciata ridondi in lesione dell'autonomia regionale”.
Allo stesso modo, con la sentenza n. 171/1999, si è affermato che le Regioni
potevano far valere la violazione degli Enti Locali “soltanto se ne derivi una diretta
incidenza sulle loro attribuzioni”. Ma in entrambi i casi, non avendo ravvisato tale
"ridondanza", la Consulta ritenne che i ricorsi fossero inammissibili.
2. Un significativo passo in avanti è stato sicuramente compiuto con
l'entrata in vigore della legge 5 giugno 2003, n. 131 ("Disposizioni per
l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18
ottobre 2001, n. 3").
Di particolare rilievo, ai fini che qui interessano, è il contenuto dell'art. 9
della legge che, apportando modifiche tra l'altro agli artt. 31 e 32 della L. 87/1953,
ha previsto che:
• la questione di legittimità costituzionale di una legge regionale possa
essere sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, previa
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deliberazione del Consiglio dei ministri, anche su proposta della
Conferenza Stato-Città e autonomie locali, mediante ricorso diretto alla
Corte costituzionale;
• la questione di legittimità costituzionale di una legge o di un atto dello
Stato avente forza di legge possa essere promossa dal Presidente della
Giunta regionale, previa deliberazione della Giunta regionale, anche su
proposta del Consiglio delle autonomie locali.
Se è vero, infatti, che l'art. 127 Cost., come sostituito dall'art. 8 della legge
Cost. n. 3/2001, non ha ampliato il numero dei soggetti legittimati ad adire in via
d'azione la Corte costituzionale, altrettanto vero è che l'art. 9 della L. 131/2003
sembra attribuire agli Enti Locali più di un potere di pressione esclusivamente
politico: i titolari del potere di proposta, infatti, sono gli organi collegiali che si
pongono l'uno (la Conferenza) quale sede istituzionale di confronto e di raccordo
fra lo Stato e le autonomie locali e l'altro (il Consiglio delle Autonomie Locali)
quale organo di consultazione fra gli Enti Locali e la Regione.
Per quanto concerne, infatti, l'impugnazione delle leggi e degli atti con
forza di legge statali e di altre Regioni, è stato posto l'accento sul fatto che
l'iniziativa del CAL non possa andare oltre un “semplice stimolo” per la Regione,
essendo escluso qualsiasi condizionamento vincolante alla libera decisione sull'an
e sul quomodo del ricorso al “Giudice delle leggi”.
E ancora, che fosse eccessiva la conclusione che, nel caso di impugnazione
regionale, su sollecitazione del CAL, di leggi statali, possano essere denunciati vizi
che eccedano le competenze costituzionali delle Regioni e, quindi, “qualsiasi
vulnus all'autonomia infraregionale costituzionalmente garantita".
In tale contesto, anzi successivamente all'entrata in vigore della legge 131,
la Corte Costituzionale ancora una volta ha ribadito le ormai note preclusioni nei
confronti degli Enti Locali con la sentenza n. 303 del 1 ottobre 2003.
In tale giudizio, il Comune di Vercelli ha impugnato un decreto delegato (il
n. 198/20M) di attuazione della L. n. 443/2001 (c.d. “legge obiettivo”) per la
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realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti strategici di interesse
nazionale.
Più in dettaglio, il Comune di Vercelli aveva affiancato il suo ricorso a
quello di alcune Regioni, nonché delle Province autonome di Trento e Bolzano,
ascrivendo la propria legittimazione ad agire alla revisione del Titolo V della
Costituzione, che “avrebbe attribuito direttamente ai Comuni potestà amministrative
e normative che dovrebbero poter essere difese nel giudizio di legittimità costituzionale
in via di azione e nel giudizio per conflitto di attribuzione”.
3. La dottrina definisce, come una vera e propria “svolta” in materia,
quella che si è verificata con la sentenza della Corte Costituzionale n. 196/2004, in
tema di condono edilizio.
In tale pronuncia, infatti, per la prima volta la Corte costituzionale giudica
ammissibile una questione di legittimità costituzionale sollevata in via principale
da una Regione per “far valere competenze non solo proprie, ma anche degli enti
locali” rigettando la relativa eccezione di inammissibilità prospettata
dall'Avvocatura dello Stato.
Tuttavia non dovrà passare molto tempo perché il meccanismo approntato
dalla legge “La Loggia” inizi ad essere sperimentato, concretamente e con
successo.
Nella sentenza n. 417 del 2005, infatti, è proprio “su proposta del Consiglio
delle autonomie locali” che la Regione Toscana solleva questione di legittimità
costituzionale dell'art. 1, comma 11, del decreto-legge n. 168 del 2004 (Interventi
urgenti per il contenimento della spesa pubblica), convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 191 del 2004, per la violazione degli articoli 114, 117, 118 e 119, anche
in relazione agli articoli 3 e 97 della Costituzione.
E la Corte costituzionale, confermando la propria pronuncia dell'anno
prima, ritiene espressamente le Regioni “ricorrenti (...) legittimate a denunciare la
legge statale per la violazione di competenze degli enti locali”, proprio in virtù della
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“stretta connessione” esistente, ancora una volta, in materia di “finanza regionale
e locale”.
A ulteriore conferma dell’orientamento giurisprudenziale espresso si
richiama la sentenza n. 95 del 2007, in cui è, in particolare, la Regione Valle
D'Aosta a ricorrere contro l'art. 1, commi 214 e 216, della legge 23 dicembre 2005,
n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato - legge finanziaria 2006), estendendo “le proprie censure anche alla parte in
cui le norme denunciate si applicano al personale dei Comuni”.
In tale circostanza, la Consulta ritiene la questione ammissibile con la
medesima motivazione già richiamata, aggiungendo così anche la materia del
“personale” a quelle in cui si verifica la necessaria “stretta connessione tra le
attribuzioni regionali e quelle locali”.
Inoltre, mentre negli altri casi alla pronuncia di ammissibilità della
questione non aveva ancora fatto seguito il suo accoglimento, la Consulta dichiara
l'illegittimità costituzionale del comma 216 dell'art. 1 della legge 266/2005, non
solo “nella parte in cui si applica al personale delle Regioni”, ma anche in quella
relativa al personale “degli enti locali”, in quanto lo si ritiene lesivo anche della
loro “autonomia finanziaria”, dal momento che la norma “non stabilisce un
parametro generale di contenimento della spesa, ma un precetto specifico e puntuale
sull'entità di questa”.
4. Dopo l’ulteriore conferma giurisprudenziale avutasi con sentenza n.
169/2007, qualche ulteriore elemento in materia viene poi fornito dalla Corte con
la successiva sent. n. 298/2009, relativa a due ricorsi proposti dalla Regione
Calabria in merito alla norma statale concernente l'esenzione dall'ICI sulla prima
casa, a decorrere dal 2008.
Riguardo alla prima questione, i giudici costituzionali rilevano che “le
Regioni sono legittimate a denunciare la legge statale anche per la lesione delle
attribuzioni degli enti locali, indipendentemente dalla prospettazione della violazione
della competenza legislativa regionale”.
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Nonostante tale principio fosse probabilmente già deducibile dalle
precedenti pronunce - che richiamavano non solo l'autonomia legislativa di cui
all'art. 117, ma anche, ad esempio, quella finanziaria di cui all'art. 119 - la
chiarezza della “precisazione” giurisprudenziale merita di essere ricondotta - come
fa la dottrina - alla massima secondo cui “la questione” in via principale relativa
a violazioni di attribuzioni degli Enti Locali “è ammissibile quando viene
prospettata la lesione di qualsiasi forma di autonomia regionale, non soltanto
dell'autonomia legislativa”.
5. Le responsabilità di tali mancanze non possono essere caricate solo sulle
spalle del Giudice delle leggi: come si rilevava in dottrina già nel 2009, “gli snodi
in cui si materializza l'intreccio tra sfera regionale e quella locale non potrebbero, al
momento, essere comunque identificati in modo netto”, soprattutto per la “assenza di
salde linee-guida offerte dal legislatore”.
Questi ha continuato, infatti, a tacere sia sulla vicenda del “federalismo
fiscale” (e, quindi, sull’attuazione del nuovo art. 119 Cost.) che sulla più annosa
questione della “Carta delle autonomie” (e, quindi, sull'attuazione del nuovo art.
118 Cost.), non riuscendo a portare a compimento i faticosi percorsi intrapresi, né,
d'altro canto, a prefigurarli con sufficiente chiarezza.
Anche se in questo quadro di perdurante incertezza, il nuovo ruolo
propulsivo, delineato per i CAL dall'art. 9 della L. 131/2003, non manca di
evidenziare una certa vitalità, soprattutto nel periodo più recente, in cui le
esigenze dell'autonomia e del federalismo sono state messe fortemente in
discussione prima dalla crisi dell'area Euro, che ha portato anche il Legislatore
nazionale a varare numerosi provvedimenti di stabilizzazione del debito e di
contenimento della spesa pubblica locale, nel quadro di una più pronunciata
esigenza di “coordinamento della finanza pubblica”, e poi ad una spinta
ulteriormente centralizzatrice dipendente, a partire dall'estate del 2012, anche dai
numerosi episodi di utilizzo improprio dei finanziamenti alle attività politicoistituzionali, soprattutto in ambito regionale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
15
Il fatto di fornire una rappresentazione della situazione economicofinanziaria, nonché strutturale, a far data dal 2012, costituisce una novità nel
panorama delle attività della Corte dei conti e, in particolare, delle sue
articolazioni regionali.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
16
1.1 Il rispetto del Patto di stabilità interno e la sua
applicazione differenziata (2010-2014)
1.1.1.
L’attuazione del Patto di stabilità interno. Effetti sulla
capacità di spesa
Nell’ambito di una trattazione, che non può che essere unitaria, degli
andamenti della finanza locale, il referto si deve preoccupare di definire i rapporti
tra il nuovo disegno politico-istituzionale ed il progetto di federalismo avviato
nello scorso decennio.
Diventa questa un’occasione per segnalare taluni rischi potenziali del
riassetto istituzionale in corso sugli equilibri economici e sul raccordo tra i diversi
livelli territoriali di governo (Regione – Province – Città metropolitane - Comuni),
in conseguenza dell’applicazione del principio del concorso degli enti territoriali
agli obiettivi di finanza pubblica, desumibile dal novellato art. 119 della
Costituzione, nonché dai principi dell’equilibrio di bilancio e della sostenibilità del
debito, introdotti dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, e declinati, per gli
enti territoriali, dagli artt. 9 e 10 della legge “rinforzata” 24 dicembre 2012, n. 243.
Si è inteso, quindi, dedicare un certo quale spazio alle problematiche
afferenti al Patto di stabilità interno che, pur a fronte di una rivisitazione
normativa di recente elaborazione, che mira a temperare il carattere stringente dei
tradizionali vincoli, continua ad assolvere ad un ruolo centrale nell’ambito della
gestione degli enti territoriali. Anzi, esso si è posto da principale meccanismo di
coordinamento della finanza pubblica tra i diversi livelli istituzionali.
Sotto tale profilo deve evidenziarsi come, a partire dalla l. 23 dicembre 2014
n. 190 (legge di stabilità per il 2015)5, il Legislatore nazionale, contestualmente
5 Di rilievo, per i Comuni, è il c. 489 dell’articolo unico che ha novellato la previsione di cui al c. 2 dell’art. 31 della
l. 12 novembre 2011, n. 183, per un verso, aggiornando la base di calcolo per la determinazione dell’obiettivo
finanziario (per l’anno 2014 deve aversi riguardo alla media della spesa corrente registrata negli anni 2009-2011,
mentre per gli anni dal 2015 al 2018 deve assumersi quale base di calcolo la spesa registrata nel triennio 20102012) e, per altro, modificando i coefficienti annuali da applicare alla media della spesa corrente per la
determinazione dell’obiettivo di saldo finanziario fissati per i comuni (in misura pari al 14,07% per l’anno 2014,
8,60% per l’anno 2015 e 9,15% per gli anni 2016-2018). Lo stesso comma ha, altresì, previsto che con decreto del
Ministro dell’Economia e delle Finanze n. 52518 del 26 giugno 2015, previa intesa in Conferenza Stato-città ed
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
17
alla introduzione del nuovo sistema di contabilità armonizzata e nella prospettiva
della entrata a regime della disciplina recata dalla l. n. 243/2012 (c.d. legge
rinforzata per l’attuazione del principio di pareggio di bilancio), nonché dei relativi
meccanismi di controllo della spesa e del debito, abbia avviato una rivisitazione
dei parametri per l’individuazione degli obiettivi del Patto che ha trovato un
significativo completamento nel d.l. 19 giugno 2015, n. 78.
Tale provvedimento ha operato per i Comuni una riscrittura di aspetti
centrali della previgente disciplina, con riferimento sia all’apparato sanzionatorio
applicabile per l’ipotesi di mancato rispetto nell’anno 2014 dei vincoli del Patto di
stabilità interno6, sia alla determinazione degli obiettivi, su cui va, peraltro, ad
incidere il valore del fondo crediti di dubbia esigibilità7, ed all’attribuzione di spazi
finanziari in relazione a particolari tipologie di spesa.
In tale rinnovato contesto vanno ad inscriversi gli esiti delle presenti
verifiche che, nel fare rinvio agli approfondimenti svolti dalla Corte dei conti, in
altra sede e con più ampia prospettiva 8, avranno riguardo ai risultati dell’esercizio
2014 ed agli andamenti registrati nel quadriennio 2011-2014, come evidenziati dai
dati SIOPE e da quelli Mef-Rgs, appuntando uno specifico focus sul fenomeno
dell’eccedenza dei saldi finanziari rispetto agli obiettivi (c.d. overshooting) già
autonomie locali, possono essere ridefiniti, su proposta di Anci ed Upi, gli obiettivi di ciascun ente, fermo restando
l’obiettivo complessivo del comparto. Di interesse risulta, inoltre, il c. 490 che, con riferimento alle modalità di
calcolo del saldo finanziario, integra il disposto di cui al c. 3 dell’art. 31 della l. 12 novembre 2011, n. 183,
includendo gli accantonamenti del fondo crediti di dubbia esigibilità tra le spese rilevanti ai fini del rispetto degli
equilibri del patto, disponendo, inoltre, che sulla base dell’ammontare degli accantonamenti effettuati per l’anno
2015, le percentuali per la determinazione dell’obiettivo 2015 potranno essere modificate in corso dell’anno e che, a
decorrere dall’anno 2016, le medesime percentuali sono ridefinite tenendo conto del valore degli accantonamenti
effettuati sul fondo crediti di dubbia esigibilità nell’anno precedente. Di converso per effetto del c. 492 è venuto meno
il meccanismo della c.d. virtuosità che, introdotto dall’art. 20, cc. 2, 2-bis e 3 del d.l. 6 luglio 2011, n. 98, operava
una redistribuzione tra gli enti appartenenti al medesimo comparto degli obiettivi finanziari graduando gli stessi in
ragione della rilevata virtuosità degli enti medesimi.
6 A tal proposito, il c. 7 dell’art. 1 dispone che la sanzione prevista dall’art. 31, c. 26, lett. a), della l. 12 novembre
2011, n. 183, ferme restando le rimanenti sanzioni, si applica in misura pari al 20% della differenza tra saldo
obiettivo del 2014 ed il saldo finanziario conseguito nello stesso.
7 Sul punto, il c.d. decreto enti locali ha, di fatto, ratificato i contenuti dell’intesa sancita nella Conferenza Stato–
Città ed autonomie locali del 19 febbraio 2015. In particolare, per il quadriennio 2015-2018, il c. 1 fa rinvio ai
dati di cui alla tabella allegata al decreto disponendo che, a detti fini, gli stessi obiettivi debbano essere ridotti di un
importo pari all’accantonamento, stanziato nel bilancio di previsione di ciascun anno di riferimento, al fondo crediti
di dubbia esigibilità.
8 Per una approfondita disamina dell’evoluzione normativa nonché dei limiti e delle criticità che hanno
caratterizzato la disciplina dell’istituto in esame si rinvia a “Dal patto di stabilità interno agli equilibri di bilancio”,
Rapporto 2015 sul coordinamento della finanza pubblica, maggio 2015, Sez. Riunite in sede di controllo.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
18
rilevato, con riguardo all’esercizio 2013, nello specifico referto 9.
L’analisi che segue avrà modo di fornire un quadro d’insieme del suo
funzionamento, interessando sia le Regioni, sia le Province autonome di Trento e
di Bolzano, sia i Comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti soggetti alla
disciplina del Patto di stabilità interno.
1.1.1.1.
I patti di solidarietà territoriale
La differenziazione territoriale degli obiettivi del Patto e la loro maggior
flessibilità ben si inquadrano nella cornice federalista tracciata dalla legge delega
n. 42/2009, in quanto consentono di sfruttare al meglio tutte le potenzialità
finanziarie dei diversi territori e di soddisfarne, nel contempo, i differenti
fabbisogni di spesa.
In questa cornice, le due modalità di patto regionale “verticale” e
“orizzontale”, collaudate per accrescere il livello di efficienza dell’utilizzo delle
risorse, offrono l’opportunità agli Enti Locali di una medesima regione di
concludere accordi compensativi per modulare diversamente i margini di spesa da
destinare ai pagamenti in conto capitale in ragione delle caratteristiche del tessuto
socio-economico delle diverse aree territoriali.10
La via che in diverse aree del Paese si è voluta seguire, cioè quella della
“regionalizzazione” del Patto, costituisce il giusto percorso concertativo all’
9 Per una dettagliata disamina dei fattori che concorrono a determinare il margine di scostamento tra il risultato
conseguito e l’obiettivo programmato, ampiamente sviluppati per il 2014 nel successivo paragrafo 3.3.3 del presente
referto, si rinvia al paragrafo n. 2.3.1.2 della deliberazione n. 17/SEZAUT/2014/FRG ed allegata relazione su “Il
patto di stabilità interno degli enti territoriali - esercizio 2013”.
10 Sulle origini e gli sviluppi dei cd. patti regionali verticali “ordinari” e “incentivati” e dei patti regionali e
nazionali “orizzontali” si rinvia al referto della Sezione delle autonomie sul “Patto di stabilità interno degli enti
territoriali per l’esercizio 2013”, approvato con deliberazione n.17/SEZAUT/2014/FRG, cap. 1.9, pag. 33 ss.
Circa le loro caratteristiche fondamentali, basti dire che, con i primi, le Regioni cedono propri spazi finanziari agli
enti locali ricadenti nel proprio territorio per sbloccare pagamenti di parte capitale (sia in conto competenza che in
conto residui) senza alcun obbligo di restituzione; con i secondi, sono invece gli enti locali che scambiano spazi
finanziari tra loro, previa autorizzazione regionale o statale, salvo recuperarli o restituirli nel biennio successivo.
Per l’anno 2014 è stato introdotto, ex art. 1, c. 542, l. n. 147/2013, anche il cd. “patto nazionale verticale”,
consistente nella distribuzione, da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, degli spazi finanziari residuali
che le Regioni non hanno potuto assegnare ai comuni con popolazione compresa tra i 1.000 e i 5.000 abitanti a
valere sulla quota del 50% del contributo complessivo assegnato dallo Stato alle Regioni in virtù del patto regionale
incentivato.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
19
interno del quale inserire la procedura di accesso all'indebitamento dei singoli enti
territoriali della regione, come prevista dalla legge n. 243/2012 per consentire ad
essi lo scambio di spazi finanziari finalizzati a spesa di investimento finanziata in
debito senza che venga alterato l'equilibrio complessivo a livello territoriale.
Al fine di adeguare i vari istituti rientranti nella materia dei patti di
solidarietà territoriale alla nuova disciplina del patto dettata per le Regioni a
statuto ordinario dalla l. n. 190/2014, quest’ultima ha riprodotto in una cornice
unitaria (commi da 480 a 484 dell’art. 1) gli istituti previgenti (patto orizzontale,
patto verticale e patto verticale incentivato) così da garantire maggiore flessibilità
nei pagamenti in conto capitale.
Il successivo comma 493, invece, sopprime il c.d. Patto regionale
“integrato”, di cui all’art. 32, comma 17, l. n. 183/2011, che prevedeva la
possibilità per ciascuna Regione di concordare con lo Stato le modalità di
raggiungimento dei propri obiettivi del Patto di stabilità e di quelli degli Enti
Locali del proprio territorio.11
Per l’anno 2014, per fare un esempio che meglio chiarisca la portata di tale
istituto, gli spazi finanziari messi a disposizione dalle 17 Regioni che hanno
attivato il patto verticale (ordinario ed incentivato) son ammontati a 1,8 miliardi
(di cui il 73% per i Comuni e la rimanente parte per le Province).
Tali spazi corrispondono al 6,8% delle spese finali nette soggette ai vincoli
del Patto di dette Regioni (nel 2013 l’incidenza si attestava intorno al 6,6%).
In realtà, le ragioni dell’interesse delle Regioni per il Patto “incentivato”
non risiedono tanto nella opportunità rappresentata dalle agevolazioni statali, che
peraltro le stesse non hanno ricevuto materialmente nel triennio di vigenza dello
stesso per la necessità di rinunciarvi, in buona misura, al fine di assicurare il
proprio concorso finanziario alle manovre di finanza pubblica. Il vero motivo
consiste, piuttosto, nel fatto che le Regioni avrebbero potuto far proprie quelle
11 Attualmente, quindi, attraverso la “regionalizzazione” del patto, il rispetto dei vincoli di finanza pubblica
avviene su due distinti livelli: ad un primo livello, lo Stato definisce gli obiettivi nazionali e provvede alla loro
ripartizione fra le diverse Regioni; ad un secondo livello, le Regioni gestiscono il perseguimento del proprio specifico
obiettivo attraverso il coordinamento delle finanze regionali con quelle degli enti locali che ricadono nel proprio
territorio.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
20
agevolazioni, da portare in compensazione a copertura dei tagli, a condizione che
avessero effettivamente ceduto i propri spazi finanziari agli enti locali del proprio
territorio e, con quelle risorse, avessero provveduto alla contestuale riduzione del
proprio debito. 12
Ad integrazione delle indicate tipologie di patti territoriali, con le quali le
Regioni a statuto ordinario si allineano ai modelli di flessibilità degli obiettivi del
patto da tempo in vigore nelle Regioni ad autonomia speciale, il Legislatore ha
offerto alle Regioni una ulteriore modalità di compensazione di spazi finanziari
operante direttamente tra le stesse. 13
Si richiama l’attenzione su una forma di Patto integrato “interregionale”,
ideato sulla falsariga del c.d. Patto nazionale “orizzontale” tra i Comuni, con il
quale le Regioni possono concordare tanto le modalità di cessione dei differenziali
positivi quanto le modalità di recupero degli spazi finanziari ceduti nel rispetto
degli obiettivi complessivi di finanza pubblica.14
In ogni caso, si tratta di previsioni normative che vanno oltre la strada
maestra tracciata dalla legge n. 243/2012 per l’attuazione del principio del
pareggio di bilancio, la quale, piuttosto che prefigurare meccanismi di
compensazione
interregionale,
sembra
promuovere
sistemi
flessibili
“infraregionali” di governo della finanza territoriale.
1.1.2.
Le difficoltà incontrate dagli Enti Locali, nel 2014
Lo scrutinio dei risultati 2014, che costituiscono un complesso di dati più
recentemente analizzati dalla Corte dei conti, non può che prendere le mosse dalla
previa ricostruzione, ancorché sommaria, delle disposizioni che concorrono a
comporre il quadro normativo di riferimento e, segnatamente, di quelle recate
12 Tale cessione avrebbe dovuto perfezionarsi entro il termine del 30 giugno, con riferimento all'anno 2013, e del 15
marzo, con riferimento all'anno 2014, come previsto dall'art. 1, c. 125, l. n. 228/2012, modificato, prima, dall'art.
1-bis del d.l. n. 35/2013, successivamente, dall’art. 1, c. 541, l. n. 147/2013.
13 L’istituto è disciplinato dall’art. 1, c. 517, l. n. 147/2013, come modificato dall'art. 42, c. 2, d.l. n. 133/2014,
convertito dalla l. n. 164/2014.
14 La sostanziale differenza del patto integrato “interregionale” consiste nel fatto che con esso le Regioni non solo
“adattano” le regole poste dal legislatore nazionale (come, in genere, è concesso fare alle Regioni a statuto ordinario),
ma hanno anche la facoltà di “concordare” tra loro modalità di scambio non solo di spazi finanziari ma anche di
somme spettanti dallo Stato.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
21
dalla legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014) che rappresentano
imprescindibili parametri di riferimento per la determinazione dell’obiettivo,
anche in chiave meritocratica
15,
per la corretta enucleazione delle voci che
compongono il saldo finanziario, nonché di quelle da escludere dallo stesso e dai
vincoli del patto di stabilità interno.
In particolare il c. 532 dell’articolo unico, nel confermare per gli Enti Locali
il conseguimento di un obiettivo strutturale e la previsione di contribuiti
aggiuntivi annualmente definiti, ha novellato le modalità di calcolo dell’obiettivo
specifico spostando l’arco temporale della spesa corrente da assumere come base
su cui applicare le percentuali di obiettivo (2009-2011) e modificando dette
percentuali: a temperare gli eventuali effetti pregiudizievoli correlati al predetto
regime, il successivo c. 533 ha, peraltro, introdotto, per il solo esercizio 2014, una
peculiare clausola di salvaguardia per gli enti che, in ragione dell’ applicazione
delle nuove regole, avessero registrato un peggioramento dell’obiettivo superiore
al 15%.
Per ciò che attiene alle voci che compongono il saldo finanziario la legge di
stabilità 2014 ha integrato il nucleo originario della disciplina, rappresentato
dall’art. 31 c. 3 e cc. da 7 a 17 della l. n. 183/2011, nonché dall’art. 10-quater c. 3
del d.l. n. 35/2013 e da diverse norme del d.l. n. 47/2013, prevedendo, al c. 535,
esclusioni per i pagamenti in conto capitale nel limite di 1.000 mln di euro (di cui
850 milioni ai comuni): parimenti, con riguardo ad individuate tipologie di debiti
in conto capitale16, il c. 546, sostanzialmente replicando il meccanismo “sblocca
15 La legge di stabilità 2014 è intervenuta sulla materia della c.d. “virtuosità”, quale meccanismo correttivo
dell’obiettivo, modificando l’art. 31 c. 6 della l. n. 183/2011 e rideterminando le nuove percentuali massime, con
un inasprimento fino ad un punto, da applicare alla spesa corrente media, allorché l’ente debba qualificarsi non
virtuoso. Non appare superfluo, peraltro, rimarcare come, al pari di quanto previsto per l’anno 2013 dall’art. 2 c.
5 del d.l. n. 120/2013, l’art. 9 c. 6 del d.l n. 102/2013 ha, per l’anno 2014, disposto la sospensione, differendolo
all’esercizio 2015, del siffatto meccanismo che è, tuttavia, venuto completamente meno per effetto del c. 492
dell’articolo unico della legge di stabilità 2015. A tal riguardo le Sezioni Riunite in sede di controllo, in occasione
del Rapporto 2014 sul coordinamento della finanza pubblica (cfr. pag. 210 e ss) hanno stigmatizzato il progressivo
svuotamento dei contenuti fondamentali della regola del patto e di alcuni aspetti della disciplina che ne costituivano
il naturale corollario: primo tra tutti il meccanismo in parola che ancorava gli obiettivi di saldo a principi di equità
e differenziazione.
16 Trattasi dei debiti in conto capitale a) certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012; b) per i quali
sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamenti entro il 31 dicembre 2012 (…); 3) dei debiti in conto
capitale riconosciuti alla data del 31 dicembre 2012 ovvero che presentavano i requisiti per il riconoscimento entro
la medesima data.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
22
pagamenti” di cui al d.l. n. 35/2013, ha previsto l’esclusione dai vincoli dal Patto
di stabilità di un ulteriore importo complessivo di 500 mln di euro, ribadendo,
altresì, a presidio dell’effettività della misura, il regime sanzionatorio introdotto
dal citato d.l. n. 35/2013 17.
Ulteriori esclusioni sono state, successivamente, previste dall’art. 4, cc. 3 e
5, del d.l. n. 133/2014 e dall’art. 48 del d.l. n. 66/201418.
Altrettanto significative le modifiche recate alla disciplina dei patti di
solidarietà ed alla relativa tempistica19.
Ne consegue, dunque, un articolato disegno il cui tratto saliente è un
indubbio alleggerimento, anche indiretto, del peso del Patto di stabilità interno.
Alla significativa contrazione dell’obiettivo positivo – attestato in ragione
dei molteplici correttivi applicati al sistema base, e sommamente dei patti di
solidarietà 20, in 2,8 mld a fronte degli originari 4,9 mld assegnati al comparto – si
sono accompagnate, quindi, misure che, “allentando la pressione sulla spesa in
conto capitale e, pur non operando direttamente sui saldi programmatici
21”
stanno concorrendo, indirettamente, a determinare un ridimensionamento dell’
incidenza del vincolo in esame.
Come già accennato, fra le possibili cause si può includere, in primo luogo,
la difficoltà da parte dei Comuni di procedere ad una puntuale programmazione
della gestione, dovuta ai numerosi interventi normativi che continuano a
17 Il comma 549 richiama, invero, una peculiare ipotesi di responsabilità sanzionatoria esercitata dalla procura
regionale competente della Corte dei conti, su segnalazione del collegio dei revisori o del revisore dei singoli enti, nei
confronti dei responsabili dei servizi interessati che, senza giustificato motivo, non hanno richiesto gli spazi
finanziari nei termini e secondo le modalità previste: in siffatte ipotesi le sezioni giurisdizionali irrogano una
sanzione pecuniaria pari a due mensilità del trattamento retributivo al netto degli oneri fiscali e previdenziali.
Analoga sanzione è prevista a carico dell’organo di revisione per il caso di ritardata o mancata segnalazione.
18 Per una compiuta analisi della incidenza di siffatte misure agevolative sulla spesa in conto capitale si rinvia al
Rapporto 2015 di coordinamento della finanza pubblica – L’alleggerimento del Patto attraverso l’esclusione di una
parte della spesa in conto capitale, pag. 152 e ss.
19 Di rilievo, sotto tale profilo, la previsione di più stringenti termini per la definizione dell’iter procedurale relativo
al patto regionale verticale incentivato (c. 541), al patto regionale verticale (c. 543) ed al patto di stabilità nazionale
orizzontale (c. 544).
20 E’ stato, invero, evidenziato (cfr. Rapporto 2015 di coordinamento della finanza pubblica, cit.,pag. 150) che “la
riduzione di oltre il 43% rispetto all’obiettivo iniziale è fondamentalmente da imputare all’attuazione dei patti di
solidarietà ed in minor misura agli altri interventi correttivi che seppure numerosi hanno entità finanziarie molto
più esigue” rilevandosi, altresì, come “nel complesso le misure di alleggerimento hanno determinato un’attenuazione
delle differenze tra le fasce demografiche, con particolare attenzione alle fasce estreme”.
21 Così Rapporto 2015 di coordinamento della finanza pubblica, cit., pag. 154 e ss.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
23
susseguirsi ogni anno e che modificano continuamente le misure di agevolazione
del Patto, sia per l’obiettivo che per il monitoraggio.
Infatti, se può risultare abbastanza agevole procedere ad una
programmazione della gestione ordinaria dell’ente, che per alcuni comuni si
riscontra nella capacità di manovrare la leva fiscale e il contenimento della spesa
corrente per ottenere un margine positivo di parte corrente (sempre in conto
competenza), più complesso è il processo legato alla spesa per investimenti che
necessita, invece, di un maggiore orizzonte temporale e di risorse aggiuntive.
A conforto di tali ipotesi ricostruttive sono stati svolti approfondimenti
avendo riguardo agli interventi posti a sostegno della spesa in conto capitale come
quantificati in sede di monitoraggio.
Osservando i risultati, emerge un utilizzo consapevole da parte dei Comuni
degli strumenti messi a disposizione al riguardo, sia per ottenere riduzioni
dell’obiettivo che per incrementare il saldo finanziario attraverso l’esclusione di
pagamenti in conto capitale.
In questa prospettiva, utilizzando i dati SIOPE relativi all’esercizio 2014,
è stato possibile visualizzare l’andamento temporale delle disponibilità di cassa dei
Comuni.
L’andamento della consistenza del fondo di cassa mensile di tutto il
comparto può fornire indicazioni utili sia riguardo la consapevolezza da parte degli
enti in sede di programmazione della loro capacità di spesa, in particolare quella
in conto capitale, sia sulla capacità effettiva dell’ente di procedere con i pagamenti
programmati.
Ovviamente, sebbene nell’analisi si faccia riferimento alla consistenza per
intero del fondo cassa, solo una quota specifica del fondo è destinata alla spesa in
conto capitale.
Entro i primi mesi del 2014 i Comuni avevano l’obbligo di comunicare alle
Regioni e alle Province autonome, oltre che all’ANCI e all’UPI, l’entità dei
pagamenti che potevano effettuare nel corso dell’anno, attraverso i maggiori spazi
ricevuti con il patto regionale verticale e quello incentivato.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
24
Tali spazi per il patto incentivato potevano essere utilizzati solo per il
pagamento di obbligazioni22, mentre per il patto verticale regionale non avevano
vincolo di destinazione, ma riguardavano pagamenti in conto capitale in genere.
Solo con il patto regionale verticale sono stati ottenuti 301,2 mln, mentre
con il patto incentivato quasi 1 mld.
Se si osservano le consistenze del fondo cassa, i Comuni disponevano ad
inizio anno di 13,2 mld e a fine anno il fondo si è incrementato di 640 mln,
raggiungendo i 13,86 mld.
Solo per i Comuni più piccoli con meno di 2.000 abitanti e per i Comuni con
popolazione compresa fra i 60.000 e 249.000 abitanti il fondo cassa di fine anno si
è ridotto rispetto al 1 gennaio (-36,4 mln); mentre le altre classi hanno accumulato
liquidità in eccesso per un totale complessivo di 676 mln di euro.
A partire dai dati di cassa, un significativo riscontro circa la effettiva
solidità dei bilanci consuntivi dei comuni e la reale consistenza degli ampi margini
di parte corrente, evidenziati in termini di competenza, è rappresentato dalla
capacità di realizzazione delle entrate correnti, visto che, già a partire dal 2015,
l’indice di riscossione delle entrate proprie è stato determinante per la definizione
del fondo crediti di dubbia esigibilità dei comuni23, il cui accantonamento, in parte,
verrà scontato dagli obiettivi del Patto.
La banca dati SIOPE ha reso disponibili, finalmente in maniera distinta
dal 2014, i flussi di cassa sia in conto competenza che in conto residui; pertanto
per i Comuni soggetti a patto è stato possibile confrontare gli accertamenti in
conto competenza, provenienti dalla banca dati del monitoraggio, con le
riscossioni di competenza relative al 2014 e quelle totali, comprensive dei residui.
Mettendo a confronto gli accertamenti delle entrate correnti con le
corrispondenti riscossioni in conto competenza, da un lato, e le riscossioni totali,
dall’altro, si può evidenziare come, in genere, i Comuni di classe demografica
22 Lett. a), punto 3, del articolo 1-bis, c. 1 del d.l. n. 35/2013.
23 Come noto, l’ammontare della posta contabile in parola (di parte corrente ed in c/capitale) è determinato in
relazione: a) alla dimensione degli stanziamenti relativi ai crediti di dubbia e difficile esazione che si prevede si
formeranno nell’esercizio; b) alla loro natura; c) alla capacità di riscossione dei crediti di dubbia e difficile esazione
nei precedenti cinque esercizi.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
25
inferiore, pur non riuscendo a colmare il divario tra accertamenti e riscossioni,
abbiano ottenuto risultati relativamente migliori rispetto a quelli dei Comuni di
più grandi dimensioni.
Dall’analisi dei dati, tuttavia, è emerso come i Comuni oltre i 250 mila
abitanti siano riusciti ad ottenere le migliori performance, in assoluto, con riguardo
alle entrate da trasferimenti (Titolo II), le cui riscossioni totali hanno sormontato
il volume stesso degli accertamenti.
Il fenomeno evidenziato dimostra come, benché la “capacità di riscossione”
(riscossioni di competenza/accertamenti) raggiunga livelli nel complesso
apprezzabili (in media il 72% delle entrate correnti accertate nell’anno), nessuno
dei Comuni esaminati, ad eccezione di quelli della VII classe demografica, riesce a
realizzare, entro l’esercizio successivo, la parte residua degli accertamenti non
riscossi in conto competenza.
1.1.2.1 La situazione delle Province
Si è più volte detto della necessaria valutazione, peraltro anticipata
rispetto agli altri Enti territoriali, che si è dovuta effettuare sul sistema degli Enti
Provincia.
L’anticipata trattazione delle amministrazioni provinciali è stata dettata
da ragioni connesse alla situazione di criticità (per certi versi emergenziale)
determinatasi nell’attuazione della disciplina di riordino funzionale ed
istituzionale definita dalla legge 7 aprile 2014, n. 56.
Lo stato di precarietà della situazione finanziaria di tali “enti di area vasta”
e l’aggravamento ipotizzato, soprattutto nella prospettiva dell’esercizio 2015,
hanno avuto progressiva conferma.
Il riferimento, in particolare, è stato fatto alle ricadute sulle gestioni
finanziarie interessate, generate dall’anticipazione degli effetti finanziari relativi
ai tagli di spesa disposti dalla legge di stabilità 2015, rispetto all’alleggerimento
della spesa corrente che sarebbe dovuto conseguire al trasferimento degli oneri del
personale a seguito della riallocazione delle funzioni non fondamentali.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
26
Di relativa efficacia si sono rivelate le misure previste nel decreto legge 19
giugno 2015, n. 78 in tema di trasferimento del personale appartenente ai ruoli
della polizia provinciale e quelle riguardanti la modulazione delle sanzioni per il
mancato rispetto dei vincoli del patto di stabilità per il 2014.
E’ stato evidenziato come la forbice tra risorse correnti e fabbisogno per
l’esercizio delle funzioni fondamentali, allo stato delle cose, risulti contrassegnata
da una profonda divaricazione, difficilmente sostenibile per l’intero comparto,
richiedendosi l’adozione di interventi necessari a garantire servizi di primaria
importanza.
1.1.3.
La disciplina del Patto di stabilità interno (2010-2013)
Dal confronto tra i risultati raggiunti dal comparto nel 2014 e quelli relativi
all’esercizio precedente24, si nota che, a differenza delle province, i comuni con
popolazione superiore ai 1.000 abitanti hanno raggiunto per il secondo anno
l’obiettivo finale con un margine di pari entità, decisamente molto ampio, di oltre
1,6 mld.
A fronte di una riduzione del titolo II, si è registrato, invece, un aumento
significativo delle entrate tributarie che ridimensiona di fatto la riduzione delle
entrate correnti totali (-2,2%); anche le spese correnti si sono contratte (-3,5%),
consentendo un incremento nel saldo di competenza rispetto al 2013 di 812,65 mln.
Dal lato della cassa, le entrate in conto capitale totali rispetto al 2013 si
sono ridotte di oltre un miliardo di euro, come anche le esclusioni previste per
legge.
Anche le spese in conto capitale si sono ridotte di quasi due miliardi di euro,
ma gli importi al netto delle esclusioni sono cresciuti del 7,3%.
Ciò a causa principalmente dei minori interventi per la riduzione dei debiti
pregressi rispetto agli importi previsti con il d.l. n. 35/2013: a fronte dei 3,2 mld
esclusi dal patto nel 2013, nel 2014 gli stessi comuni hanno effettuato pagamenti
24 Per tale confronto sono stati presi in esame 5.593 enti, presenti nel biennio 2013-2014.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
27
pari a 326 mln. Altri 630,7 mln riguardano i pagamenti sostenuti esclusivamente
nel primo semestre del 2014, sia in conto competenza che in conto residui e ulteriori
109,5 mln attengono alle spese per interventi in edilizia scolastica e per le opere
oggetto di segnalazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Tali incentivi complessivamente non si avvicinano alle esclusioni previste
per il 2013, al netto delle quali la spesa per investimenti rispetto all’esercizio
precedente non era comunque aumentata, però hanno sicuramente dato un certo
impulso, poiché per la prima volta le spese in conto capitale nette aumentano.
Avendo riguardo all’andamento nel quadriennio 2011-2014, la Corte dei
conti ha osservato che nei Comuni con più di 5.000 abitanti gli investimenti netti
sono aumentati del 15,1% rispetto al 2013 (in valore assoluto di 582,4 milioni) e
che, escludendo gli interventi per il pagamento dei debiti pregressi, si è invertita
la tendenza degli ultimi anni.
L’analisi della spesa in conto capitale, scendendo nel dettaglio degli
interventi, sembra confermare la crescita della spesa per investimenti reali, poiché
aumentano i pagamenti per l’utilizzo di beni di terzi per realizzazioni in economia,
per l’acquisizione di beni mobili, macchine e attrezzature scientifiche e per
conferimenti di capitale.
Il saldo di cassa torna, tuttavia, ad essere negativo e si riduce di oltre 830
mln.
Ampliando l’orizzonte temporale e prendendo in riferimento il quadriennio
2011-2014, l’ambito dell’analisi si è ridotto ai soli Comuni con più di 5.000 abitanti.
A tal proposito, è risultato immediatamente evidente l’aumento delle
entrate tributarie nell’ultimo esercizio, dovuto alla introduzione della Tasi, che ha
compensato il crollo dei trasferimenti correnti, strettamente correlati alle misure
di redistribuzione delle risorse da destinare agli Enti Locali25.
25 Il fenomeno inverso si era verificato nel 2013, con l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, il cui mancato gettito
era stato compensato da maggiori trasferimenti (Cfr Parte III – Analisi delle entrate dei Comuni).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
28
1.1.3.1 Il patto di stabilità negli enti locali delle Regioni a statuto ordinario.
Il necessario excursus storico
Con il ritorno al criterio del miglioramento dei saldi (avvenuto nel 2007 e
che dal 2008 è stato effettuato secondo il criterio della cosiddetta competenza
“mista”) la determinazione degli obiettivi del patto, pur ancorata a questo metodo
oramai consolidato, ha conosciuto, con cadenza annuale, una sequela di modifiche
in ordine all’articolazione delle poste da escludere o includere nell’aggregato di
riferimento che risultano difficilmente giustificabili da un punto di vista
economico.
Un sintetico excursus delle più significative innovazioni deve muovere dal
patto di stabilità per il 2011, primo esercizio a partire dal quale gli effetti delle
manovre di risanamento della finanza pubblica hanno segnato un risultato
importante.
Le novità più significative introdotte dai commi 87 fino a 124 dell’articolo
1 della legge n. 220/2010 di disciplina del nuovo patto di stabilità interno per il
triennio 2011-2013, sono rappresentate da una regola di carattere generale
consistente nel conseguimento, da parte di ciascun ente locale, di un saldo
finanziario, espresso in termini di competenza mista, pari a zero. Ad essa si è
affiancata una regola specifica per la determinazione del concorso di ciascun ente
al contenimento dei saldi di finanza pubblica, secondo la quale l’individuazione
dell’obiettivo di ciascun ente viene calcolato in base alla spesa corrente media
sostenuta nel periodo 2006-2008. La cifra del miglioramento del saldo risulta dal
prodotto fra la media degli impegni di spesa corrente e le percentuali stabilite per
ciascun anno del triennio 2011-2013 dalla legge di stabilità.
Il nuovo parametro di riferimento (costituito dalla spesa media in luogo
della spesa finale complessiva) ha risposto alla necessità di rendere meno onerosa
la manovra per gli enti che avevano registrato una maggiore incidenza di spesa in
conto capitale; così come il riferimento ad un periodo temporale più ampio del
singolo anno coglie l’esigenza di ridurre il fenomeno, riscontrato in precedenza, di
obiettivi troppo ambiziosi legati a fatti gestionali di natura straordinaria accaduti
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
29
nell’anno assunto a riferimento.
Nell’applicazione della nuova regola di calcolo degli obiettivi è stata
avvertita la necessità di prevenire effetti distorsivi nella distribuzione del peso
della manovra, che avrebbe potuto incidere maggiormente sugli enti dipendenti
da trasferimenti statali ovvero sugli enti tendenzialmente più “deboli”, per cui è
stata operata una correzione diretta ad azzerare gli effetti connessi al taglio dei
trasferimenti introdotto dal comma 2 dell’art. 14 del decreto-legge 31 maggio
2010, n. 78. In tal modo, il rispetto del Patto si è ottenuto conseguendo un saldo
di competenza mista non inferiore al valore di ciascun obiettivo stabilito per gli
anni 2011-2013.
Altra significativa novità è stata introdotta dal d.l. n. 98/2011, il quale ha
codificato un sistema di classificazione degli enti improntato alla valutazione di
indici di “virtuosità”, in base ai quali viene differenziato il livello di correzione
richiesto a ciascun ente la cui specifica determinazione è rimessa ad un
provvedimento ministeriale. Il modello introdotto, secondo il quale gli enti sono
suddivisi in quattro classi e quelli collocati nella classe più virtuosa non concorrono
alla realizzazione degli obiettivi a decorrere dal 2013 (con l’unico obbligo di
garantire un saldo strutturale pari a zero), è stato anticipato al 2012 in virtù
dell’art. 1, c. 8, del d.l. n. 138/2011, per essere poi semplificato con la riduzione a
due sole classi di virtuosità da valutare secondo quattro differenti parametri di
riferimento (il rispetto del patto, l’autonomia finanziaria, l’equilibrio di parte
corrente ed il rapporto tra entrate correnti riscosse e accertate).
L’applicazione di detti parametri, declinati in modo più esteso, è stata
cadenzata a partire dal 2014 (art. 1, c. 428, della l. n. 228/2012).
L’operatività di detto sistema è stata sospesa, tuttavia, per gli anni 2013 e
2014 dall’art. 31, c. 4-bis, della legge n. 183 del 2011, introdotto dall’art. 9, co. 6,
lettera a), del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito con modificazioni
dalla legge 28 ottobre 2013, n.124.
L’unica applicazione è stata resa con decreto ministeriale 25 giugno 2012,
che ha individuato 4 province e 143 comuni virtuosi.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
30
Va ricordato poi come nel 2012 abbia trovato un assetto definitivo la
speciale disciplina riguardante l’ordinamento di “Roma Capitale”, contenuta
all’art. 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
Superando l’ordinamento transitorio previsto dal d.lgs. n. 156/2010, si è
sancito che la Città di Roma, in considerazione della sua specificità, concordi con
il Ministero dell’economia e delle finanze, entro il 31 maggio di ciascun anno, le
modalità e l’entità del proprio concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza
pubblica (art. 12, d.lgs. 18 aprile 2012, n. 61); specifico è anche il regime normativo
ivi contenuto relativo alle componenti del saldo finanziario utili ai fini del rispetto
del patto.
Il complesso sistema di solidarietà tra enti, ideato per concorrere in modo
più efficiente alla realizzazione degli obiettivi per la stabilità, si è arricchito, nel
2012, di ulteriori strumenti rivolti a migliorare la dinamica di smaltimento dei
debiti di parte capitale.
In tale quadro, il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (c.d. “decreto-legge
fiscale”), ha introdotto il patto di stabilità “orizzontale nazionale”, il quale
costituisce una nuova modalità di compensazione orizzontale tra enti degli
obiettivi a livello nazionale che si affianca a quella già assegnata al coordinamento
delle Regioni con il cd. “patto verticale”. Con tale strumento è stata data la
possibilità ai Comuni, che cedono spazi finanziari per il pagamento di residui
passivi di parte capitale, di migliorare il proprio obiettivo, a decorrere
dall’esercizio 2012, di un importo corrispondente alla metà della quota ceduta, al
pari dei Comuni riceventi che vedono peggiorare i propri saldi obiettivo di un
importo pari alla metà della quota acquisita. Tale sistema tende a conseguire
l’effetto di una redistribuzione sul territorio nazionale dell’eccedenza di risparmio
accantonabile.
Con analoghe finalità è stata introdotta anche la variante del patto
regionale “verticale incentivato”, rivolto a consentire pagamenti utili a ridurre il
debito grazie al sostegno di un contributo dello Stato alle Regioni.
Come già anticipato, dall’esercizio 2013 la disciplina del patto è stata estesa
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
31
anche ai Comuni di minori di dimensioni (da 1.000 sino a 5.000 abitanti) e, secondo
modalità da stabilire con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di
concerto con i Ministri dell’interno e degli affari regionali,26 anche alle aziende
speciali, alle istituzioni degli enti locali nonché agli enti locali commissariati per
fenomeni di infiltrazione di tipo mafioso ai sensi dell’art. 1, co. 436, della legge n.
228/2012. 27 Per il predetto esercizio, la citata legge di stabilità ha ulteriormente
modificato, con riferimento al triennio 2013-2016, la disciplina in parte già rivista
dalla precedente legge di stabilità, pur conservando la linea di fondo tracciata per
la determinazione dell’obiettivo e basata sul livello del saldo espresso in termini di
competenza mista stata riferita ad un arco temporale più aggiornato rispetto a
quello impiegato in precedenza, venendo in rilievo la media della spesa corrente
riportata nel triennio 2007-2009. Rispetto ad essa sono state applicate percentuali
stabilite in diversa misura, che per i Comuni di minori dimensioni, di recente
ingresso nella disciplina del patto, è pari al 12,81%, mentre per i rimanenti Comuni
al 15,61% e per le Province al 19,61%.
Anche per il 2013 è stato riproposto il Patto regionale verticale incentivato
e sono rimasti vigenti gli altri meccanismi di compensazione degli obiettivi del
Patto affidati al coordinamento regionale (il patto regionale verticale e
orizzontale). È stata sospesa, tuttavia, in base a quanto previsto dall’art. 1, co. 6,
del d.l. n.35/2013, l’operatività del patto orizzontale nazionale introdotto dall’art.
4 ter del d.l. n. 16/2012.
La disciplina del Patto per il 2013 è risultata incisa, inoltre, da altre
innovazioni introdotte dal d.l. n. 35/2013 al fine di accelerare le procedure di
pagamento della Pubblica Amministrazione e di arginare il fenomeno
dell’accumulazione dei residui passivi di conto capitale, che da tempo hanno
assunto dimensioni rilevanti. Opera, in tal senso, il conferimento di spazi finanziari
per una maggiore flessibilità degli enti locali, destinati, prioritariamente, al
pagamento di residui passivi di parte capitale.
26 In tal senso, l’art. 25, c. 2, del d.l. n. 1/2012, che modifica l’art. 114 TUEL.
27 In precedenza, tali enti commissariati erano soggetti alla disciplina del patto solo dopo la rielezione degli organi
ordinari.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
32
In particolare, il richiamato provvedimento d’urgenza ha disposto
l’esclusione dai limiti del patto di stabilità interno per il 2013, fino alla concorrenza
di 5 miliardi di euro, dei pagamenti di debiti di parte capitale da parte degli Enti
Locali, nonché l’istituzione di un fondo per assicurare la liquidità nei pagamenti
di crediti certi, liquidi ed esigibili.
La legge n. 147/2013 (legge di stabilità 2014) e le normative di interesse
emanate nel corso del 2013 hanno previsto per gli anni 2014-2016 un allentamento
dei vincoli (per complessivi 1.500 milioni di euro), escludendo dalle voci del saldo,
per un importo massimo di 1.000 milioni, i pagamenti in conto capitale da
sostenere nel primo semestre e, per ulteriori 500 milioni, i pagamenti da sostenere
per estinguere debiti in conto capitale maturati al 31 dicembre 2012.
La nuova disciplina contempla l’ulteriore aggiornamento della base di
riferimento per il calcolo dell’obiettivo, individuata nella media degli impegni di
parte corrente registrati nel triennio 2009-2011 (in luogo del triennio 2007-2009),
con conseguente vantaggio per gli enti che hanno contratto maggiormente la spesa
corrente negli anni considerati.
Ciò ha reso necessario modificare le percentuali da applicare alla predetta
media per tenere conto della modifica della base di riferimento. È stata prevista,
comunque, una clausola di salvaguardia (contenuta all’art. 1, c. 533, della legge di
stabilità) che fissa alla misura massima del 15% l’eventuale peggioramento
dell’obiettivo di saldo finanziario per il 2014 rispetto a quello determinato con la
precedente base di calcolo.
Come già ricordato, anche per l’esercizio 2014 resta sospeso il meccanismo
di ripartizione degli obiettivi finanziari del patto fra gli enti di pari livello di
governo basato su criteri di virtuosità. Ha trovato conferma, invece, la riduzione
dei medesimi obiettivi per gli enti in sperimentazione ai sensi dell’art. 36 del d.lgs.
n.118/2011, operata, proporzionalmente, per un importo pari a 120 milioni di euro.
Per il 2014 sono stati confermati, altresì, i Patti regionali di solidarietà,
verticali ed orizzontali, e ha trovato nuovamente applicazione il Patto nazionale
orizzontale rimasto inefficace, come accennato più sopra, per il 2013.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
33
E’ stato, poi, previsto un ampliamento degli effetti di solidarietà nei
confronti degli enti di piccole dimensioni che presentano un saldo obiettivo
positivo, ai quali possono essere attribuiti gli spazi finanziari non utilizzati a valere
sui patti verticali delle Regioni.
Inoltre, è stato differito l’avvio del cosiddetto “Patto regionale integrato”
di cui all’art. 32, comma 17, della legge n. 183/2011, in base al quale le Regioni
possono concordare con lo Stato le modalità di raggiungimento dei propri obiettivi
e degli obiettivi degli enti locali del proprio territorio.
A criteri di equità è ispirata, infine, la norma di cui all’art. 1, comma 534,
lett. d), della legge di stabilità 2014, ai sensi della quale è prevista la riduzione degli
obiettivi dei Comuni che gestiscono, in veste di capofila, funzioni e servizi in forma
associata, compensata dal corrispondente aumento degli obiettivi dei restanti
Comuni associati.
1.1.4.
Il richiamo al principio di adattamento territoriale
L’irrigidimento delle condizioni del Patto di stabilità interno negli ultimi
anni ha contribuito ad aggravare i problemi del ritardo dei pagamenti delle
Amministrazioni territoriali e della progressiva paralisi degli investimenti.
Al fine di rendere più sostenibili, in una prospettiva di medio periodo, gli
obiettivi degli enti soggetti ai vincoli del Patto di stabilità interno, allentando, nel
contempo, la pressione sulle spese di investimento, sono state introdotte
nell’ordinamento, a partire dal 2009, una serie di misure di flessibilità (i c.d. patti
di solidarietà fra enti territoriali) che rappresentano, per le Regioni, il
riconoscimento della competenza legislativa primaria in materia di enti locali e
dell’autonomo esercizio delle funzioni di governo dei rispettivi territori.
In realtà, la “regionalizzazione” in senso proprio del Patto di stabilità
interno costituisce una modalità più avanzata di concertazione degli obiettivi di
finanza pubblica (sinora riservata alle sole Regioni a statuto speciale ed alle
Province autonome di Trento e di Bolzano), che consente anche alle Regioni ad
autonomia ordinaria la possibilità di concordare singolarmente con lo Stato le
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
34
modalità di raggiungimento dei propri obiettivi di finanza pubblica in termini di
spesa o di saldo “euro-compatibile”, coinvolgendo anche gli Enti Locali del proprio
territorio previo accordo concluso in sede di Consiglio delle autonomie locali e, ove
non istituito, con i rappresentanti dell'ANCI e dell'UPI regionali.
Tale modalità di definizione della misura del concorso delle Regioni a
statuto ordinario al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, da
applicare, esclusa la componente sanitaria, agli enti appartenenti ad un medesimo
ambito territoriale (cd. “Patto regionale integrato”), è stata inizialmente prevista
a decorrere dall’anno 2012, ad opera dell’art. 20, c. 1, del d.l. n. 98/2011, per poi
esserne rinviata l’attuazione, di anno in anno, fino al 2015, allo scopo di definirne
le modalità applicative e le condizioni della eventuale esclusione da esso per quelle
Regioni che nel triennio precedente non avessero rispettato il patto ovvero che
siano sottoposte al piano di rientro dal deficit sanitario. 28
L’ennesimo rinvio, riconducibile, evidentemente, al difetto delle
informazioni necessarie per calcolare il saldo obiettivo delle Regioni
coerentemente con i criteri europei e al netto della gestione sanità (secondo le
modalità previste dal Titolo II del d.lgs. 23 giugno 2011, n. 118), appare in chiara
dissonanza con l’esigenza di una sollecita sperimentazione del “patto integrato” in
vista dell’ applicazione dell’art. 10 della legge 24 dicembre 2012 , n. 243, recante
“Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’
articolo 81, sesto comma, della Costituzione”.
La caratteristica principale del Patto regionale integrato, in attesa del
quale si è estesa al 2014 e 2015 l'applicazione delle attuali misure alternative di
flessibilità territoriale (cd. patto “verticale” e “orizzontale”), consiste non solo nel
fatto di aprire prospettive diverse al vigente meccanismo delle accennate
compensazioni verticali ed orizzontali (con la possibilità, peraltro, di distribuire il
concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica tra gli enti del singolo
livello di governo sulla base della valutazione ponderata di molteplici parametri
28 In tal senso, l’art. 32, c. 17, della legge di stabilità 2012 (l. n. 183 del 2011), come modificato dall'art. 1, comma
433, della legge di stabilità 2013 (l. n. 228 del 2012) e, da ultimo, dall’art. 1, c. 505, della legge di stabilità 2014
(l. n. 147 del 2013).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
35
di virtuosità), ma soprattutto nel fatto che, in caso di mancato rispetto degli
obiettivi concordati, la Regione o la Provincia autonoma risponde allo Stato
attraverso un maggior concorso nell'anno successivo a quello di riferimento, in
misura pari alla differenza tra l'obiettivo complessivo programmato e il risultato
complessivo conseguito. Per i singoli enti responsabili del mancato rispetto degli
obiettivi si applicano, invece, le normali sanzioni previste in caso di violazione del
patto di stabilità interno.
Da tale tipologia più evoluta di patto, fondata sui saldi di bilancio (anziché
sulla sola spesa), sui parametri di virtuosità degli enti e su criteri conformi alle
nuove regole del Sistema europeo dei conti (SEC 2010) valide ai fini del calcolo
dell’indebitamento netto, si distinguono gli attuali strumenti di regionalizzazione
del patto, tesi a valorizzare gli investimenti strategici per il sostegno alle economie
locali e ad introdurre maggiori margini di flessibilità nella gestione delle emergenze
e delle situazioni eccezionali.
In tale contesto, ha rappresentato indubbiamente una novità il modello
alternativo di Patto integrato “interregionale” introdotto dall’art. 1, comma 517,
della legge di stabilità per il 2014, il quale offre l’opportunità di raggiungere, in
sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province
autonome di Trento e di Bolzano, un accordo complessivo diretto ad individuare
criteri e modalità per il concorso alla finanza pubblica da parte delle Regioni e
Province autonome, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica complessivamente
definiti.
Nel tentativo di massimizzare l’utilizzo delle risorse destinate al territorio
per favorire lo sviluppo economico e, contestualmente, fronteggiare la difficile
situazione economica rilanciando il sistema produttivo, il predetto accordo
dovrebbe, altresì, rendere possibile prevedere, nell’ambito del patto di stabilità
interno, lo scambio reciproco di spazi finanziari tra Regioni a statuto speciale e
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
36
Province autonome, da un lato, e Regioni a statuto ordinario, dall’altro.29
Con i due nuovi modelli di patto integrato si è ritenuto di poter uscire dalla
logica atomistica che ha caratterizzato sinora il patto di stabilità interno, dando
impulso ad un sistema di vincoli gestionali fondato non più su obiettivi
differenziati per singolo ente e su regole variabili a seconda del comparto di
appartenenza, bensì impostato su un metodo di concertazione, a più livelli, su base
territoriale e programmatica, più idoneo ad orientare le risorse disponibili su
obiettivi strategici.
Sulla base di quanto stabilito con riferimento al modello di patto
“integrato” fra Regioni introdotto dall’art. 1, comma 517, della legge di stabilità
per il 2014, sarebbe stato utile prevedere altresì, in funzione del massimo utilizzo
degli spazi disponibili all’interno del comparto Regioni, la regolamentazione di un
patto “orizzontale” fra le Regioni a statuto ordinario, in analogia a quanto
avviene a livello di enti locali.
Sarebbe così possibile concordare tanto le modalità di cessione dei
differenziali positivi che alcune Regioni prevedono di conseguire rispetto agli
obiettivi del patto di stabilità interno dell’anno, quanto le modalità di recupero
degli spazi finanziari ceduti o ricevuti anche mediante una corrispondente
modifica dell’obiettivo dell’anno o degli anni successivi, fermo restando il
raggiungimento degli obiettivi complessivi di finanza pubblica.
In entrambi i casi, si tratterebbe di previsioni normative che andrebbero
oltre la strada tracciata dalla legge n. 243/2012 per l’attuazione del principio del
pareggio di bilancio (c.d. Legge rinforzata) che, invece, prefigura sistemi flessibili
infraregionali di governo della finanza territoriale piuttosto che meccanismi di
compensazione interregionale.
29 L’accordo potrà prevedere, altresì, la cessione, da parte della Regione Siciliana, delle somme ad essa dovute per
gli anni 2012 e 2013 per effetto dell’applicazione della sentenza della Corte costituzionale 31 ottobre 2012, n. 241,
in materia di recupero del gettito derivante dalle attività di ricognizione e di accertamento fiscale svolte dall'agente
della riscossione.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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1.1.4.1.
Il patto di solidarietà verticale
Al fine di accrescere il livello di efficienza dell’utilizzo delle risorse
finanziarie e di definire regole e criteri capaci di tener conto delle specificità dei
singoli territori e di sostenerne le relative problematiche economiche, sono state
da tempo collaudate due varianti del cd. Patto regionale “verticale”, le quali, nel
rispetto degli equilibri di finanza pubblica, offrono l’opportunità agli enti locali di
una medesima Regione di concludere accordi compensativi per modulare
diversamente i margini di spesa da destinare ai pagamenti in conto capitale (senza
la necessità di una loro successiva restituzione), in ragione delle caratteristiche del
tessuto socio-economico delle diverse aree territoriali.
La prima variante (cd. “patto verticale ordinario”), introdotta dall’art. 77ter, c. 11, del d.l. n. 112/2008 (successivamente richiamata dall’art. 7-quater, c. 7,
del d.l. n. 5/2009, e confermata per il 2010 dall’art. 4, comma 4-sexsies, del d.l. n.
2/2010) al fine di consentire agli enti locali ‘virtuosi’ di escludere dai vincoli del
patto particolari tipologie di spese in conto capitale, è stata nuovamente
disciplinata dai commi 138 ss. dell’art. 1, l. 13 dicembre 2010, n. 220, come
modificato dall’art. 1, comma 434, della legge di stabilità per il 2013 e,
successivamente, dall’art. 1, comma 506, della legge di stabilità per il 2014 (l. n.
147/2013).
Essa prevede che la Regione, previa definizione dei criteri di virtuosità,
possa riconoscere agli enti locali del proprio territorio maggiori spazi di spesa per
pagamenti in conto capitale compensandoli con un peggioramento, di pari
importo, del proprio obiettivo programmatico in termini di cassa o di competenza
e, a decorrere dal 2013, in termini di competenza euro-compatibile.
Con le procedure previste per il patto regionale verticale, l’art. 6-quinquies
del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito con modificazioni nella legge 24
giugno 2013, n. 71, ha stabilito, tuttavia, che per l’anno 2013, al fine di agevolare
la ripresa delle attività per la ricostruzione nelle Regioni interessate dagli eventi
sismici degli anni 2009 e 2012, gli obiettivi del patto di stabilità interno dei Comuni
e delle Province dei relativi territori possano essere ridotti nei limiti di 50 milioni
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
38
di euro per gli enti locali della Regione Emilia-Romagna, di 5 milioni di euro per
gli enti locali di ciascuna delle Regioni Lombardia e Veneto e di 30 milioni di euro
per gli enti locali della Regione Abruzzo. Nel ridurre gli obiettivi degli enti locali,
le suddette Regioni non devono peggiorare contestualmente il proprio obiettivo di
patto.
Con la disciplina del patto regionale “verticale” le Regioni a statuto
ordinario si allineano, quindi, ai modelli da tempo in vigore nelle Regioni ad
autonomia speciale, anche se le prime si limitano ad “adattare” le regole poste dal
legislatore nazionale, mentre le seconde “concordano” i loro obiettivi direttamente
con il Governo centrale.
REGIONE BASILICATA
La Regione Basilicata, ha dato attuazione al “Patto Regionale Verticale
Incentivante”, cedendo spazi finanziari ai Comuni lucani nel seguente modo:
Anno
2012
2013
2014
2015
Spazi finanziari concessi dalla
Regione Basilicata ai Comuni
€
€
€
€
17.000.000,00
17.633.000,00
17.633.000,00
13.527.540,75
Patto di solidarietà regionale verticale “incentivato”
Parzialmente diverso da quello sinora illustrato è, invece, il patto regionale
verticale “incentivato” (aperto alle sole Regioni a statuto ordinario, alla Sicilia ed
alla Sardegna), per il quale l’ammontare degli spazi finanziari concessi si è
arricchito di un contributo dello Stato di 1.272 milioni di euro per ciascuno degli
anni 2013 e 2014, in misura pari all' 83,33 per cento degli spazi finanziari, validi ai
fini del patto di stabilità interno, ceduti da ciascuna Regione a favore di Comuni
e Province ricadenti nel proprio territorio al fine di favorire il pagamento di
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
39
obbligazioni gravanti sui residui passivi in conto capitale degli enti.
30
Poiché
l'obiettivo complessivo del comparto Regione-Enti locali deve, comunque,
rimanere invariato, il contributo
assegnato
alle Regioni è destinato
esclusivamente alla riduzione del debito.31
La misura di tale contributo è stata tuttavia ridotta, per ciascuno degli
anni 2013 e 2014, di 1.000 milioni di euro a compensazione del maggior concorso
finanziario delle Regioni a statuto ordinario previsto dall’art. 1, comma 117, della
legge di stabilità per il 2013, riduzione comunque condizionata sia alla effettiva
cessione agli enti locali del proprio territorio, entro il termine del 30 giugno 2013,
di spazi finanziari corrispondenti al contributo assegnato, sia alla relativa
riduzione del debito.32
Tali modalità di compensazione verticale “da Regione ad enti locali” (da
cui sono state escluse la Regione Trentino-Alto Adige e le Province autonome di
Trento e di Bolzano, per le quali la compensazione ha operato in termini di saldi
anziché di spese) hanno riscosso un crescente interesse da parte delle Regioni a
statuto ordinario, sia sul piano applicativo (con una più diffusa partecipazione in
ogni ambito nazionale) sia sul piano quantitativo (con una cessione di spazi
finanziari di importo crescente, che ha superato nel 2011 il 3% dell’obiettivo
programmatico della spesa finale autorizzata, nel 2012 il 5% e nel 2013 il 6,9%).
Per l’anno 2014, sono state introdotte misure che potrebbero disincentivare
la positiva esperienza di tali strumenti, quali le riduzioni nella possibilità di
destinare agli enti locali spazi finanziari che si liberano in corso d’anno, le penalità
nel caso di inutilizzo degli spazi assegnati e le soglie minime di ripartizione degli
30 Per gli anni 2013 e 2014, l’art. 1, comma 123, l. n. 228/2012, come modificato dall’art. 1-bis, comma 1, lett.
a), n. 2), d.l. n. 35/2013 e dall’art. 1, comma 542, l. n. 147/2013, dispone che almeno il 50 per cento degli spazi
finanziari ceduti ai Comuni deve essere distribuito in favore dei piccoli Comuni con popolazione fra 1.000 e 5.000
abitanti.
31 L’erogazione di un contributo statale di 800 milioni di euro è stato inizialmente previsto, per il 2012, dall’art.
16, comma 12-bis e seguenti, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, poi riproposto per il 2013 dall’art. 1, commi 122 e
seguenti, della legge di stabilità 2013. L’importo del contributo è stato successivamente incrementato ad opera
dell’art. 1-bis, comma 1, lett. a), n. 1), d.l. 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, in l. 6 giugno 2013,
n. 64.
32 In tal senso, il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 7 agosto 2013. Analoga misura era stata
concordata, per l’anno 2012, con il taglio ai trasferimenti statali (fino alla concorrenza di 700 milioni) previsto
dall’art. 16, comma 2, del d.l. n. 95/2012, ad opera del decreto del Ministero dell’economia e finanze 21 dicembre
2012.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
40
spazi in favore dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.
1.1.4.2.
Il Patto di solidarietà orizzontale
A partire dal 2008 è stata introdotta la distinzione tra Patto regionale
“verticale” e Patto regionale “orizzontale”, con l’ulteriore novità, a decorrere dal
2012, rappresentata dal Patto orizzontale di livello “nazionale”, che affianca (e
interferisce non poco con) l’omologo Patto regionale.
Invero, se con il Patto regionale “verticale” le Regioni cedono propri spazi
finanziari agli enti locali ricadenti nel proprio territorio per sbloccare pagamenti
di parte capitale (sia in conto competenza che in conto residui) senza alcun obbligo
di restituzione, con il Patto regionale cd. “orizzontale” sono gli Enti Locali che
scambiano spazi finanziari tra loro, salvo recuperarli o restituirli nel biennio
successivo. In questa seconda modalità, è la Regione che opera come stanza di
compensazione tra gli enti locali del proprio territorio, garantendo l’invarianza
dell’obiettivo del comparto territoriale attraverso la rimodulazione degli obiettivi
specifici di Comuni e Province.
Secondo la modalità del cd. Patto regionale “orizzontale”, introdotta con
l’art. 77-ter, comma 11, del d.l. n. 112/2008 e successivamente confermata dall'art.
7-quater, comma 7, del d.l. n. 5/2009 nonché dai commi 141 e 142 dell'art. 1 della
legge n. 220/2010, la Regione concede agli enti locali la possibilità di modificare i
rispettivi obiettivi, in relazione alle diverse situazioni finanziarie del territorio,
integrando le regole e modificando gli obiettivi posti dal legislatore nazionale (nel
rispetto, come detto, degli equilibri complessivi) previa intesa in sede di
Conferenza unificata ovvero in base ai criteri stabiliti in sede di Consiglio delle
autonomie locali. Tale rimodulazione compensativa, non autorizzabile se
finalizzata alla realizzazione di spesa corrente di carattere discrezionale, consente
agli enti che cedono spazi finanziari di migliorare il loro obiettivo nel biennio
successivo per un importo commisurato annualmente alla metà del valore degli
spazi finanziari ceduti, così come gli enti che acquisiscono spazi finanziari
vedranno viceversa peggiorare, contestualmente, i propri obiettivi di risparmio in
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
41
misura corrispondente al valore della quota precedentemente acquisita.33
A differenza del Patto regionale orizzontale, con il quale ogni Regione
definisce e comunica ai propri enti locali il loro nuovo obiettivo annuale del Patto
di stabilità interno, il Patto orizzontale “nazionale”, introdotto dall'art. 4-ter del
d.l. 2 marzo 2012, n. 16, ha attribuito al Ministero dell’economia e delle finanze il
compito di aggiornare, con riferimento all'anno in corso e al biennio successivo, il
prospetto degli obiettivi dei Comuni interessati alla rimodulazione compensativa
dei propri spazi finanziari in base al differenziale che gli stessi prevedono di
conseguire.
Tale meccanismo compensativo orizzontale, disapplicato per l’anno 2013
ai sensi dell’art. 1, comma 6, del d.l. n. 35/2013, ha consentito solo ai Comuni di
cedere spazi finanziari e di esportare quote di patto anche fuori dalla Regione di
appartenenza, in cambio di un contributo finanziario (proporzionato agli spazi
finanziari ceduti e destinato alla riduzione del debito) che, per l’anno 2012, non
risulta superiore a complessivi 200 milioni di euro.
Inoltre, i Comuni cedenti si sono avvantaggiati del medesimo meccanismo
compensativo previsto per il Patto regionale orizzontale, che ha consentito loro di
migliorare nel biennio successivo il loro obiettivo annuale in misura pari alla metà
dello spazio finanziario ceduto.
L’intento è stato di offrire l’opportunità agli enti, bisognevoli di acquisire
spazi finanziari per il pagamento di residui passivi di parte capitale, di utilizzare
anche le disponibilità offerte in ambito extraregionale, qualora nella Regione di
appartenenza non vi siano enti disposti a cedere le proprie quote ovvero la Regione
stessa non sia riuscita a trovare spazi cedibili all’interno del proprio tetto di spesa.
Sul piano applicativo, il Patto orizzontale “nazionale” ha prodotto, sinora,
effetti di modesta portata (con incidenza inferiore all’ 1% della spesa finale
autorizzata), per via dell’esiguità degli spazi finanziari resi disponibili dai Comuni
e della ridotta entità dei contribuiti offerti rispetto ai fabbisogni finanziari
33 In tal senso, il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 6 ottobre 2011, che individua i criteri che
le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano adottano per attuare la rimodulazione degli obiettivi
programmatici degli enti locali ricadenti nel proprio territorio.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
42
espressi.
Sarebbe stato utile introdurre, in analogia a quanto avviene a livello di
Enti Locali per realizzare il massimo utilizzo degli spazi disponibili all’interno del
comparto Regioni, la regolamentazione di un patto “orizzontale” anche fra le
Regioni a statuto ordinario, le quali potrebbero così concordare tanto le modalità
di cessione dei differenziali positivi quanto le modalità di recupero degli spazi
finanziari ceduti nel rispetto degli obiettivi complessivi di finanza pubblica.
1.1.5.
Le componenti escluse dalla disciplina del Patto di
stabilità interno
Prendendo a base di riferimento il complesso delle voci di bilancio rilevanti
ai fini dell’osservanza del patto, si osserva come nel tempo vi sia stato un notevole
ampliamento sia della tipologia che dell’ammontare complessivo delle entrate e
delle spese escluse dalla richiamata normativa vincolistica.
In disparte la spesa per la sanità, cui si applica la specifica disciplina di
settore, e le spese in conto capitale per la concessione di crediti, che per le Regioni
costituiscono operazioni finanziarie non rilevanti ai fini del conto economico delle
Amministrazioni pubbliche (al pari dell’acquisto di titoli, partecipazioni azionarie
e conferimenti, anch’essi esclusi dal patto, a decorrere dal 2013, ad eccezione dei
conferimenti per ripiano perdite delle società partecipate), la tipologia di spese
portate in detrazione ai fini dell’alleggerimento delle misure di contenimento
previste dal patto è legata alla mutevole esigenza di non rallentare gli impegni e i
pagamenti per interventi considerati prioritari o strategici.
È importante sottolineare, altresì, che in linea con il percorso avviato dal
d.l. n. 35/2013 ai fini dell’accelerazione dei pagamenti della Pubblica
amministrazione per i debiti pregressi in conto capitale, la legge di stabilità per il
2014 ha aggiunto una ulteriore funzione di stimolo all’economia, incentivando la
realizzazione dei programmi di investimento attraverso la esclusione, a seconda
dei casi “forzosa” o “incentivata”, dai vincoli del patto di quelle spese
indilazionabili che ne impedirebbero, altrimenti, la regolare attuazione.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
43
Tale funzione sollecitatoria della spesa di investimento è stata assolta
anche attraverso l’introduzione di meccanismi di responsabilizzazione che hanno
spinto gli enti a chiedere l’attribuzione di ulteriori spazi finanziari utilizzabili per
pagamenti esclusi dai vincoli del patto, contrastando, in tal modo, gli eccessi di
contenimento della spesa in conto capitale che in questi ultimi anni il patto ha
concorso a produrre.
L’attuale regime delle esclusioni delle spese finali delle Regioni a statuto
ordinario dai vincoli del patto è definito, in modo tassativo, dall’art. 32, comma 4,
l. n. 183/2011 e s.m., tra le cui tipologie di spesa più significative figurano (oltre a
sanità e concessione di crediti) le seguenti voci: a) interventi cofinanziati
dall’Unione europea; b) eventi eccezionali; c) trasporto pubblico locale; d) talune
spese in conto capitale; e) oneri relativi alla gestione di beni conferiti dallo Stato;
f) altre spese ricollegabili ad attività da incentivare.
Anche per gli Enti Locali, il regime delle esclusioni previsto dall’art. 31,
commi 7 ss., l. n. 183/2011 ai fini dell’individuazione delle entrate e delle spese
valide per il patto, non si discosta molto dalle tipologie di spesa sopra indicate.
Tuttavia, calcolandosi l’obiettivo programmatico in termini di saldo
finanziario di competenza mista ovvero, in prospettiva, di saldo euro-compatibile,
l’esclusione delle spese si correla, generalmente, anche all’esclusione delle relative
entrate, ciò al fine di compensare gli effetti negativi sugli equilibri di finanza
pubblica indotti dall’esclusione delle prime.
In ogni caso, non sono consentite esclusioni dalla disciplina del patto di
entrate o spese diverse da quelle previste dalle richiamate disposizioni, atteso che
ogni esclusione richiede uno specifico intervento legislativo che si faccia carico di
individuare, mediante risorse compensative, la copertura necessaria a
salvaguardare gli equilibri di finanza pubblica.
A tale principio si ispirano, quindi, le diverse tipologie di spesa la cui
esclusione opera, comunque, nei limiti complessivi delle risorse assegnate e/o
incassate.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
44
1.1.5.1.
Misure per agevolare il pagamento dei debiti commerciali
Tra le voci escluse dal Patto delle Regioni e delle Province autonome per
l'anno 2013 è stata prevista la sterilizzazione dei trasferimenti correnti effettuati
in favore degli Enti Locali soggetti al Patto a valere sui residui passivi di parte
corrente, che l’art. 1, commi 7 e 8, del d.l. 8 aprile 2013, n. 35 condiziona alla
esistenza di corrispondenti residui attivi da parte dei suddetti enti locali.
La previsione di tale esclusione di spesa ha subìto, in un breve volgere di
tempo, alterne vicende, essendo stata dapprima introdotta nel 2009,34 poi
riproposta per l’anno 2012 dal citato art. 32, comma 4, lett. f), l. n. 183/2011,
quindi abrogata, per il 2013, dall’art. 1, comma 452, lett. a), l. n. 228/2012, ed
infine reintrodotta per il medesimo esercizio dal richiamato comma 7 del d.l. n.
35/2013, allo scopo di fornire maggior liquidità agli Enti Locali per agevolare il
pagamento dei debiti pregressi, pur condizionandone l’applicazione, come detto,
all’obbligo, posto in capo a Regioni e Province autonome, di utilizzare i maggiori
spazi finanziari realizzati esclusivamente per il pagamento di debiti certi, liquidi
ed esigibili di parte capitale.
Trattandosi di misura una tantum intesa a regolare oneri pregressi il cui
mancato pagamento alle imprese ha determinato l’avvio di una specifica
procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, gli Enti Locali hanno potuto
concorrere all’operazione di smobilizzo dei debiti commerciali, favoriti anche dai
trasferimenti provenienti dalle Regioni, senza incidere sui saldi finanziari rilevanti
ai fini del patto, ad eccezione della parte relativa ai pagamenti in conto capitale, i
quali sono stati esclusi, a loro volta, dai vincoli del patto 2013 (per un importo
massimo di 5 miliardi di euro) ai sensi dell’art. 1, comma 1 e 1-bis, d.l. n. 35/2013.
Ciò è stato giustificato con il fatto che, mentre le spese relative ai debiti in
conto capitale impattano sull’indebitamento netto in quanto, secondo i criteri di
contabilità nazionale, le stesse rilevano nel momento in cui avviene il pagamento,
i pagamenti relativi ai debiti di parte corrente determinano effetti sul solo
34 V. Art. 9 bis, comma 5, D.L. 1° luglio 2009, n. 78, convertito in legge 3 agosto 2009, n. 102.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
45
fabbisogno, essendo stati scontati in precedenza sull’indebitamento netto, secondo
un criterio di competenza, nel momento in cui è sorta l’obbligazione.
L’accennata misura ha riguardato le seguenti tipologie di debiti in conto
capitale:
a) debiti certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012;
b) debiti per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di
pagamento entro il 31 dicembre 2012, ivi inclusi i pagamenti delle
Province in favore dei Comuni;
c) debiti riconosciuti alla data del 31 dicembre 2012 ovvero che
presentavano i requisiti per il riconoscimento di legittimità entro la
medesima data.
L’esclusione dai vincoli del patto ha interessato, altresì, i pagamenti di
obbligazioni giuridiche di parte capitale verso terzi assunte alla data del 31
dicembre 2012, sostenuti nel corso del 2013 dagli enti locali e finanziati con i
contributi straordinari in conto capitale di cui all'art. 1, commi 704 e 707, l. n.
296/2006, a valere sul fondo ordinario.
Analoga agevolazione del pagamento dei debiti commerciali scaduti
relativi a spese di investimento è stata contemplata anche dalla legge di stabilità
per il 2014 (art. 1, co. 546 ss., l. n. 147/2013), che ha escluso dai vincoli del patto
di stabilità interno, sia pure per un importo complessivo di soli 500 milioni di euro,
i pagamenti sostenuti nel corso del 2014 da tutti gli enti territoriali.
A tal fine, sono state previste, però, sanzioni pecuniarie a carico dei
responsabili dei servizi dell’ente che, senza giustificato motivo, avessero omesso di
comunicare al MEF – Ragioneria generale dello Stato – entro il termine perentorio
fissato al 14 febbraio 2014, gli spazi finanziari occorrenti per sostenere i citati
pagamenti ovvero che non avessero effettuato, entro l’esercizio finanziario 2014,
pagamenti per almeno il 90 per cento degli spazi finanziari loro concessi. Analoghe
sanzioni sono previste anche a carico dei componenti del collegio dei revisori o del
revisore dell’ente responsabile del ritardo o della mancata segnalazione
dell’omissione.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
46
Per il rimborso delle rate di ammortamento delle anticipazioni di somme
ricevute dalle Regioni per i predetti pagamenti, l’art. 45 del d.l. n. 66/2014 ha
autorizzato operazioni di ristrutturazione di mutui e riacquisto di titoli
obbligazionari regionali dai cui risparmi di spesa conseguire le risorse da destinare
prioritariamente a tale finalità.
1.1.5.2.
Misure di sostegno agli investimenti
In deroga ai vincoli del patto , l'art. 5, comma 1, e l'art. 31, comma 16, l. n.
183/2011 hanno introdotto particolari agevolazioni per gli enti territoriali che
avessero inteso effettuare spese per investimenti infrastrutturali con le risorse
provenienti dalle dismissioni di partecipazioni in società esercenti servizi pubblici
locali di rilevanza economica (diversi dal servizio idrico) effettuate entro il 2012.
Oltre al sostegno di una quota del Fondo infrastrutture non superiore ai
proventi delle dismissioni effettuate (e comunque fino alla concorrenza di 250
milioni di euro), è stata prevista altresì l'esclusione dal computo delle spese valide
ai fini del patto dei corrispondenti pagamenti in conto capitale.35
Più consistente è stata, invece, l'entità degli spazi finanziari (esentati dai
vincoli del patto) assegnabili agli enti locali per pagamenti in conto capitale da
effettuare nel primo semestre del 2014 ai sensi del comma 9-bis dell'art. 31, l. n.
183/2011, introdotto dall'art. 1, comma 535, l. n. 147/2013 (pari, rispettivamente,
a 850 milioni di euro per i Comuni e 150 milioni di euro per le Province).
Allo stesso modo, l'art. 7-quater, del citato d.l. n. 43/2013, ha previsto, per
l'anno 2014, l'esclusione dei pagamenti relativi all'attuazione degli interventi di
riqualificazione del territorio connessi all'esecuzione dei progetti approvati dal
CIPE con deliberazione n. 57 del 3 agosto 2011 o di altre opere finanziate con
ulteriori risorse statali, regionali o comunali. In tal caso, l'esclusione opera (nel
limite di 10 milioni di euro) anche riguardo alle connesse entrate di provenienza
35 Ampi margini di sviluppo presentano, al riguardo, le misure dirette ad incentivare l’utilizzo delle risorse per
investimenti regionali provenienti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, istituito dal d.lgs. n. 88/2011 in
sostituzione del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
47
statale o regionale.36
Sempre in tema di investimenti, va rammentato, inoltre, che per le Regioni
e le Province autonome è stata individuata, dall’art. 1, comma 83, l. n. 147/2013,
un’ulteriore agevolazione consistente nell’esclusione dai vincoli del patto dei
pagamenti relativi al rinnovo dei parchi automobilistici e ferroviari destinati ai
servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale interno, nel limite
del 45% degli importi assegnati a ciascuna Regione per l’anno 2014 (e
integralmente per gli anni 2015 e 2016) a valere sull’apposito fondo statale
d’investimento istituito dall’art. 1, comma 1031, della legge 27 dicembre 2006, n.
296.
Sotto tale profilo, si sottolinea come l’esclusione di determinate tipologie di
pagamenti in conto capitale dal computo delle spese sottoposte ai vincoli del patto
di stabilità interno sia stata finalizzata a correggere la prolungata compressione
degli investimenti e il rallentamento dei pagamenti per le opere giunte in fase di
liquidazione.
Tale rimedio, allo stato, appare idoneo, al pari dei meccanismi di
compensazione regionale (patto verticale ed orizzontale), a favorire la
flessibilizzazione degli investimenti resi inutilizzabili dai vincoli del patto
nonostante la presenza di un’ampia disponibilità di cassa.
Nella logica di favorire la crescita degli investimenti contestualmente ad
un più convinto contrasto, da parte delle Regioni, al fenomeno dell’evasione
fiscale, trovano giustificazione le esclusioni delle spese d’investimento il cui
importo risulti correlato agli incassi derivanti dall'attività di recupero fiscale di cui
al D.lgs. n. 68/2011 in ordine ai principali cespiti tributari regionali
(compartecipazione all'IVA, IRAP, addizionale IRFEF e Tassa automobilistica).
36 Lo stesso d.l. n. 43/2013 ha previsto, all'art. 1, comma 7, l'esonero dal computo (nei limiti di 10 milioni di euro
per l'anno 2014) delle risorse e dei pagamenti relativi all'attuazione degli interventi necessari all'adeguamento
infrastrutturale ed ambientale del porto del Comune di Piombino.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
48
1.1.5.3.
Misure per affrontare le emergenze
Con riguardo alle componenti escluse dai vincoli del patto per sostenere
l'attuazione di interventi di emergenza conseguenti ad eventi di carattere
straordinario e/o imprevedibile, vanno richiamate, in primo luogo, le spese
sostenute a seguito delle dichiarazioni dello stato di emergenza per calamità
naturali, già escluse dalla base di calcolo del patto per l'anno 2012.
La misura ha riguardato tanto le spese delle Regioni e Province autonome
quanto le spese correnti e in conto capitale sostenute da Province e Comuni a
valere sulle correlate risorse statali assegnate e/o incassate, la cui esclusione opera
anche se le stesse siano state trasferite agli enti per il tramite delle Regioni ovvero
se il contributo provenga da mutui o prestiti assunti con oneri di ammortamento
ad esclusivo carico dello Stato.37
Tra le spese escluse dal Patto, in particolare, per l’anno 2014, si sono
annoverate, ai sensi del disposto di cui all’art. 1, commi 122 e 355, della legge di
stabilità n. 147/2013, anche le spese effettuate a valere sulle risorse assegnate alla
Regione Sardegna per fronteggiare i rischi da dissesto idrogeologico ed i
trasferimenti effettuati dalle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto a
favore delle popolazioni e dei territori terremotati nel maggio 2012.38
A tale ultimo riguardo, gli Enti Locali compresi nelle aree colpite dal sisma
del 20-29 maggio 2012 già beneficiavano della deroga al patto per le spese
effettuate per gli interventi urgenti, sebbene nei limiti delle corrispondenti risorse
(anch’esse escluse dal patto) assegnate a valere sul Fondo per la ricostruzione delle
aree terremotate.
L'esclusione ha operato per il 2014 (nei limiti di un importo massimo di 10
milioni di euro) anche per le spese sostenute con risorse proprie provenienti, a tali
37 Si evidenzia che l’art. 40-bis, comma 1, d.l. n. 1/2012, abrogando l’art. 5-bis, comma 5, d.l. n. 343/2001, non
consente più l’equiparazione degli interventi connessi alla dichiarazione di stato di emergenza alle opere incluse
nella dichiarazione di grande evento, di competenza del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del
Consiglio dei Ministri. Conseguentemente, l’esclusione delle entrate e delle spese relative alla citata dichiarazione
di grande evento si applica esclusivamente alle rilevazioni contabili riferite alla esecuzione di opere disposte
anteriormente all’entrata in vigore del richiamato d.l. n. 1/2012.
38 Per un difetto di coordinamento, entrambi i disposti dei commi 122 e 355 sono stati inseriti all’interno della
medesima lettera n-quinquies, dell’art. 32, comma 4, l. n. 183/2011.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
49
fini, da erogazioni liberali di privati cittadini.39
Tra le altre spese a carattere straordinario escluse dal patto, si richiamano,
poi, per l’anno 2013, oltre alle spese previste dal richiamato d.l. n. 43/2013 per gli
enti locali colpiti dal sisma, anche quelle sostenute dalle Regioni per il risanamento
ambientale e la riqualificazione del territorio della città di Taranto, nonché per la
ricostruzione e il ripristino dei danni causati in Molise dagli eventi sismici del
200240.
A queste spese il comma 256 della legge di stabilità n. 147/2013 ha
aggiunto, per l’anno 2014, anche la spesa in conto capitale delle Regioni Calabria
e Basilicata finalizzata al completamento degli interventi di ricostruzione connessi
al sisma del 26 ottobre 2012.41
1.1.5.4.
Misure per favorire la realizzazione dei progetti cofinanziati
dalla U.E.
Allo scopo di accelerare i pagamenti che subiscono rallentamenti anche a
causa dei vincoli del patto, gli Enti territoriali sono esonerati dall’inserire nel
calcolo delle spese finali le somme corrisposte o da corrispondere a valere
direttamente o indirettamente sui fondi comunitari.
Per compensare gli effetti negativi sugli equilibri di finanza pubblica
indotti dall’esclusione di dette spese, il meccanismo di calcolo del saldo finanziario
degli Enti Locali contempla l’esclusione anche delle correlate risorse in entrata.
Analoga esclusione, pur nei limiti complessivi di 1.000 milioni di euro per
l'anno 2012, di 1.800 milioni di euro per l'anno 2013 e di 1.000 milioni di euro per
l'anno 2014, ha riguardato le spese sostenute dalle Regioni a statuto ordinario con
risorse derivanti da cofinanziamenti nazionali per l’attuazione di programmi
39 Cfr., in tal senso, l’art. 2, comma 6 e l’art. 7, comma 1-ter, d.l. n. 74/2012.
40 Le spese correlate agli eventi sismici dell’Abruzzo nell’anno 2009 sono state escluse dal patto della Regione
Abruzzo per il solo anno 2010, mentre per i Comuni dissestati della provincia dell’Aquila la deroga è proseguita
fino all’anno 2011.
41 I relativi pagamenti effettuati da ciascuna Regione sono esclusi dal patto di stabilità interno nei limiti di 2
milioni di euro nell’anno 2014, di 6,3 milioni di euro nell’anno 2015 e di 1,7 milioni di euro nell’anno 2016 per la
Regione Calabria e di 1 milione di euro nell’anno 2014, di 3,2 milioni di euro nell’anno 2015 e di 0,8 milioni di
euro nell’anno 2016 per la regione Basilicata.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
50
assistiti dai fondi strutturali europei.
I maggiori spazi finanziari concessi dall’art. 2, comma 7, d.l. n. 35/2013, per
incrementare l’utilizzo di dette risorse nel corso del 2013 (+80%), non sembrano
aver raggiunto i risultati auspicati, giacché, in base ai dati di monitoraggio del
patto, le somme utilizzate dalle Regioni ammontano a circa 1.155 milioni di euro
(pari al 64% degli spazi finanziari concessi).
Tali spese in conto capitale correlate ai contributi comunitari sono state
escluse dal Patto, insieme alle connesse spese di parte corrente, in quanto l’esonero
risponde, principalmente, all’esigenza di agevolare il raggiungimento dei target di
spesa programmati e, contestualmente, allo scopo di evitare il disimpegno
automatico dei fondi strutturali assegnati per il ciclo di programmazione 20072013 (cd. Regola dell' n+2).42
Merita di essere segnalato il principio recato dall'articolo 1, comma 463,
della legge n. 228/2012, in base al quale si considerano, comunque, adempienti al
Patto di stabilità interno le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano
che non abbiano rispettato gli obiettivi a causa della maggiore spesa per interventi
realizzati con la quota di cofinanziamento nazionale (statale e regionale) eccedente
i limiti di spesa programmati, a condizione che l’ammontare eccedente la
corrispondente spesa del 2011, diminuita della percentuale di manovra prevista
per l'anno di riferimento, sopravanzi l’importo della spesa finale eccedente
l’obiettivo programmato e che l’ente proceda ad applicare, nell'anno successivo,
alcune delle prescrizioni individuate per il caso di mancato rispetto del patto
(limite agli impegni per spese correnti, divieto di ricorrere all'indebitamento,
divieto di procedere ad assunzioni di personale). 43
42 La ratio dell'esclusione dal patto di stabilità interno delle spese, correnti e in conto capitale, sostenute per
realizzare interventi finanziati con fondi U.E. risiede nella necessità di non ritardare l'attuazione di detti interventi
realizzati in compartecipazione con l'Unione Europea, tenuto conto che si tratta di importi che vengono poi
rimborsati dalla U.E. all'Italia, previa rendicontazione.
43 In particolare, dimostrando che il mancato rispetto dell’obiettivo programmato è effettivamente dipeso da un
incremento della spesa nazionale per programmi comunitari superiore alla quota di spesa già esclusa dal computo,
la Regione si considera adempiente al patto di stabilità interno se, nell'anno successivo:
non impegna spese correnti, al netto delle spese per la sanità, in misura superiore all'importo annuale
minimo dei corrispondenti impegni effettuati nell'ultimo triennio;
non ricorre all'indebitamento per gli investimenti;
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
51
Tale disposizione agevolativa dei programmi di politica comunitaria risulta
abrogata, a decorrere dall’esercizio 2014, per effetto del combinato disposto di cui
all’art. 1, commi 504 e 507, l. n. 147/2013.
Ciò potrebbe anche preludere ad una prossima esclusione dai vincoli del
patto di ogni forma di cofinanziamento nazionale a programmi di coesione e di
sviluppo se attivabile senza contrarre nuovo debito.
1.1.5.5.
Misure contingenti
Tra le spese correnti escluse dal patto per le Regioni, quelle di importo più
significativo attengono, sin dall’anno 2007, al trasporto pubblico locale, il cui
fondo, istituito dall’art. 21, comma 3, del d.l. n. 98/2011 con una dotazione iniziale
di 400 milioni di euro annui (incrementata di ulteriori 800 milioni di euro annui, a
decorrere dall'anno 2012, per effetto dell’art. 30, comma 3, del d.l. n. 201/2011,
convertito in l. n. 214/2011) è stato sostituito, a decorrere dal 2013, con il Fondo
nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico
locale (istituito dall’art. 16-bis, d.l. n. 95/2012, convertito, con modificazioni, in
legge n. 135/2012, e, poi, sostituito dall’art. 1, comma 301, della legge di stabilità
per il 2013).
Nonostante la dotazione complessiva del Fondo abbia raggiunto quasi 5
miliardi di euro (alimentata da una compartecipazione al gettito derivante dalle
accise sul gasolio per autotrazione e sulla benzina), le spese escluse dal patto di
stabilità regionale corrispondono solo a 1,6 miliardi. Alla base di tale esclusione è,
comunque, la circostanza che il trasferimento del fondo a ciascuna Regione rimane
condizionato alla razionalizzazione ed all’efficientamento dei servizi di trasporto
nonché all’appropriatezza ed all’equilibrio economico della gestione.
-
non procede ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi
compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con
riferimento ai processi di stabilizzazione in atto.
Di fatto, però, la limitazione di cui alla lett. b) è suscettibile di deroga, ai sensi dell’art. 2, d.l. n. 35/2013,
nel caso in cui le Regioni e le Province autonome non possano far fronte ai pagamenti dei debiti certi liquidi ed
esigibili alla data del 31 dicembre 2012, ovvero dei debiti per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente
di pagamento entro il predetto termine, ivi inclusi i pagamenti in favore degli enti locali, a causa di carenza di
liquidità, e chiedano al Ministero dell'economia e delle finanze, entro il 30 aprile 2013, l'anticipazione di somme
da destinare ai predetti pagamenti, a valere sulle risorse dell’apposito fondo a tal fine costituito.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
52
Altro settore di spesa regionale che è stato ritenuto meritevole di
incentivazione attiene al programma di interventi in materia di istruzione
(secondo le previsioni dell'art. 2, comma 47, l. n. 203/2008), la cui realizzazione,
oltre ad incrementare la sicurezza degli edifici scolastici, potrebbe contribuire a
rilanciare l’economia del territorio. La spesa per tali interventi, non computata ai
fini del conseguimento degli obiettivi previsti dal Patto per l’anno 2013, è
ammontata a complessivi 223 milioni di euro.44
Da diversi anni sono risultate escluse dal Patto degli Enti territoriali anche
le spese concernenti il piano generale di censimento ISTAT varato con il d.l. n.
78/2010. L’esclusione opera nei limiti delle risorse trasferite dall’ente per
consentire il completamento delle rilevazioni censuarie.
Allo stesso modo, opera da tempo l’esclusione delle spese per la gestione e
la manutenzione dei beni trasferiti dallo Stato in attuazione del cd. “federalismo
demaniale” (d.lgs. n. 85/2010). Ciò in quanto la traslazione degli oneri dallo Stato
agli enti territoriali non incide sull’indebitamento netto complessivo.
Altre misure contingenti di esclusione dai vincoli del patto degli enti locali
hanno riguardato, nel 2013, taluni interventi straordinari di adeguamento delle
dotazioni infrastrutturali nel Comune di Parma (nei limiti di 14 milioni di euro) e
nel Comune di Milano per la realizzazione dell’EXPO 2015 (nei limiti di 25 milioni
di euro), nonché la realizzazione del Museo nazionale della Shoah (nei limiti di 3
milioni di euro).
Per il 2014, hanno riguardato (nei limiti di 270 milioni di euro) il
corrispettivo del gettito IMU sugli immobili di proprietà comunale (art. 10-quater,
comma 3, d.l. n. 35/2013) e le spese correnti sostenute dal Comune di Campione
d’Italia (art. 1, comma 537, l. n. 147/2013).
44 Cfr., in tal senso, l’art. 1, comma 452, lett. c), l. n. 228/2012.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
53
1.1.6.
L’attuazione del principio del pareggio di bilancio
Il concorso degli enti territoriali agli obiettivi di finanza pubblica
costituisce un obbligo indefettibile, il cui onere deve essere ripartito tra ciascuno
di essi in misura proporzionata al sacrificio complessivamente richiesto dalle
manovre finanziarie.
Dall’applicazione di tale principio, desumibile dalla novella dell'articolo
119 della Costituzione, deriva che gli spazi di autonomia, entro i quali gli enti
territoriali esercitano le rispettive prerogative legislative ed amministrative,
possono subire una naturale compressione, che tuttavia non può legittimamente
spingersi al punto di imporre vincoli alla spesa le cui modalità dovessero risultare
incompatibili con le loro funzioni istituzionali ovvero esorbitanti gli obiettivi
emergenziali strettamente funzionali al rispetto dei vincoli di bilancio imposti
dall’Unione europea.
La giurisprudenza della Corte costituzionale ha chiarito, infatti, che
l’intervento statale nei confronti delle autonomie territoriali non deve alterare il
rapporto tra fabbisogni complessivi e insieme dei mezzi finanziari necessari per
farvi fronte, né deve determinare squilibri economico-finanziari degli enti
omettendo di garantire loro risorse aggiuntive rispetto a quelle reperite per
l’esercizio delle normali funzioni.45
In tale prospettiva, un sistema di finanziamento degli enti territoriali che
non sia in grado di determinare l’effettiva corrispondenza tra gli oneri derivanti
dall’esercizio delle funzioni e le risorse disponibili in termini di potestà impositiva
(correlata alla capacità fiscale delle rispettive collettività territoriali) e di
devoluzione di gettiti erariali, rappresenta, certamente, un vulnus sotto il profilo
del rispetto dell'obbligo di copertura della spesa ai sensi del novellato disposto di
cui all’art. 81, sesto comma, e 119 Cost.
Emblematica, in ordine alle criticità di carattere perequativo derivanti
dalle manovre di finanza pubblica di questi ultimi anni, è la sentenza n. 79/2014,
45 Ex multis, cfr. Corte Costituzionale, sentenze n. 175/2014, n. 3 e 60/2013, n. 159/2008, n. 169 e 162/2007, n.
353 e 36/2004, n. 370/1993, n.123/1992 e n. 307/1983.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
54
con la quale la Consulta ha posto l’accento sulla necessità che la riduzione dei
trasferimenti statali (che comporti l’obbligo di restituzione di risorse già acquisite
al bilancio degli enti regionali) debba avvenire con modalità conformi ai principi
di cui all’art. 119 Cost., i quali prevedono, tra l’altro, che gli oneri necessari alla
rimozione degli squilibri economico-sociali ed alla promozione dello sviluppo
economico delle Regioni meno avanzate debbano essere sostenuti dallo Stato e non
dalle altre Regioni.
Problematica si è preannunciata l’attuazione dei principi dell’equilibrio di
bilancio e della sostenibilità del debito introdotti dalla legge costituzionale 20
aprile 2012, n. 1 e declinati, per gli enti territoriali, agli artt. 9 e 10 della legge di
contabilità 24 dicembre 2012, n. 243 (che è legge “rinforzata” in quanto presenta
delle varianti del procedimento di approvazione che la sottraggono all’effetto
abrogativo di una legge ordinaria).
L’affidamento
alla
potestà
legislativa
esclusiva
statale
della
determinazione dei limiti all’autonomia finanziaria delle Regioni e degli enti locali
comporta l’onere, a carico dello Stato, di assicurare ai predetti enti risorse
sufficienti a raggiungere gli obiettivi dell’equilibrio di bilancio. Tale
considerazione appare corroborata dalla mancata previsione della facoltà, in capo
agli enti territoriali, di accedere all’indebitamento per far fronte ad eventi
eccezionali o a fasi avverse del ciclo economico.
Diversamente da quanto stabilito per i bilanci dello Stato, infatti,
l’equilibrio dei bilanci delle Regioni e degli enti locali deve sempre corrispondere
al pareggio, sia in fase di previsione che di rendiconto, tanto in termini di saldo
complessivo di bilancio (differenza fra entrate finali e spese finali) quanto di saldo
di parte corrente (includendo tra le spese correnti anche le quote di capitale delle
rate di ammortamento dei prestiti).
Si aggiunga che il pareggio deve essere assicurato, in entrambi i casi, sia in
termini di competenza che di cassa.
S’impone, quindi, l’esigenza di contemperare le ragioni dell’esercizio
unitario delle competenze statali in materia di coordinamento della finanza
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
55
pubblica con la garanzia delle funzioni costituzionalmente attribuite alle
autonomie territoriali, alle quali è indispensabile assicurare il loro pieno
svolgimento.
Quand’anche lo Stato, sulla base di quanto previsto dall’art. 9, comma 5,
della legge in esame, volesse stabilire con legge ordinaria ulteriori obblighi a carico
delle autonomie locali a titolo di concorso al conseguimento degli obiettivi di
finanza pubblica, tale disciplina non potrebbe che rispettare i principi stabiliti
dalla legge rinforzata n. 243/2012 in materia di pareggio di bilancio degli enti
territoriali.
Come chiarito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 88/2014, la
regolamentazione della materia dell’equilibrio dei bilanci delle Regioni e degli enti
locali, affidata dalla legge costituzionale n. 1 del 2012 alla legge rinforzata,
consente integrazioni di carattere esclusivamente “tecnico”.
In questo senso, la nuova disciplina del patto di stabilità interno per le
Regioni a statuto ordinario, introdotta dalla legge di stabilità per il 2015 con
l’evidente scopo di anticipare di un anno la regola del pareggio di bilancio prevista
per gli enti territoriali (ciò in sostituzione dei tradizionali obiettivi basati sul
controllo della spesa finale al netto, fondamentalmente, di quella sanitaria),
rappresenta il tendenziale avvicinamento del regime del patto allo schema del
pareggio di bilancio previsto dalla legge rinforzata, non già la sua attuazione
anticipata.
Nonostante l’apparente parallelismo tra le due discipline, varie sono le
disposizioni introdotte dai commi 463 ss. dell’articolo unico della legge n. 190/2014
che si pongono come derogatorie rispetto ai criteri fissati dall’art. 9 della legge n.
243/2012.
Talune di queste, nei limiti in cui costituiscono un oggettivo aggravamento
rispetto agli obblighi derivanti dalla disciplina dettata dalla legge rinforzata,
potrebbero rappresentare “ulteriori obblighi … in materia di concorso al
conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica” ai sensi del comma 5 dell’art.
9, l. n. 243/2012, e, in quanto tali, costituirebbero legittime integrazioni della
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
56
disciplina del pareggio di bilancio. In questo caso, il patto di stabilità interno
diverrebbe lo strumento per indurre gli enti a conseguire avanzi primari crescenti.
Viceversa, nel caso tali deroghe dovessero rappresentare una forma di
agevolazione concessa per incentivare finalità particolari (come prevede l’attuale
regime delle esclusioni dal patto di stabilità interno dei pagamenti di debiti
pregressi in conto capitale, delle spese connesse a risorse comunitarie o dei
contributi statali finalizzati alla incentivazione dei patti di solidarietà verticale),
tali deroghe, aventi evidente natura discrezionale (e non tecnica), non potrebbero
avere contenuto attuativo della legge n. 243/2012.
In tale eventualità si realizzerebbe il perseguimento di due obiettivi distinti
(quello del patto di stabilità interno e quello del pareggio di bilancio) da conseguire
contestualmente (con conseguente duplicazione di tutti i connessi sub-obiettivi da
monitorare).
In talune circostanze, poi, non è da escludere che tali obiettivi potrebbero
porsi anche in potenziale conflitto tra loro, specie se le agevolazioni previste dalla
disciplina del patto non fossero supportate da risorse aggiuntive adeguate.46
1.1.7.
La riforma della finanza territoriale nel difficile
contesto congiunturale
Le crescenti incertezze legate al riassetto dell’organizzazione pubblica ed
alla revisione del sistema fiscale tra i diversi livelli di governo sembrano
contrassegnare un disegno politico-istituzionale che si allontana progressivamente
dal progetto di federalismo avviato nello scorso decennio, quale effetto di un
ripensamento che non trova ancora una sua ben precisa connotazione nei nuovi
meccanismi distributivi e perequativi.
Nel seguire il processo di riassetto istituzionale in atto, è possibile cogliere
46 Sotto questo profilo, si aggiunge l’ulteriore considerazione che solo le Regioni in grado di garantire finanze
pubbliche complessivamente in equilibrio potrebbero disporre di margini di autonomia nell’allocazione delle risorse
tra i vari enti locali del proprio territorio e nell’attuazione delle politiche di bilancio regionali favorite dalle diverse
forme di regionalizzazione del patto di stabilità interno “verticale” e “orizzontale”.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
57
l’insorgenza di nodi problematici, come il riordino delle province, del patto di
stabilità interno o del sistema di finanziamento del Servizio sanitario nazionale, le
cui soluzioni, al momento solo adombrate, sembrano destinate ad alimentare il
rischio non solo di nuovi squilibri economici, ma anche di una endemica
conflittualità tra i livelli territoriali di governo a tutela delle rispettive autonomie
di spesa e dei mezzi finanziari necessari a farvi fronte.
Facendo leva sul principio di sussidiarietà e sull’accountability degli
amministratori locali nei confronti delle rispettive collettività amministrate, il
progetto di riforma dei rapporti finanziari tra i livelli di governo avviato dalla
legge 5 maggio 2009, n. 42, recante "Delega al Governo in materia di federalismo
fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione", mirava a garantire agli
enti territoriali, da un lato, un complesso di risorse finanziarie relativamente
stabili e adeguate alle funzioni da svolgere, dall’altro, sufficienti spazi di
variazione dei tributi in grado di assicurare l’equilibrio dei bilanci e servizi
aggiuntivi rispetto agli standard statali. 47
Di fatto, l’emergenza economico-finanziaria e la conseguente necessità del
consolidamento dei conti pubblici si sono sovrapposti al processo di riforma in
atto, condizionando e limitando l’autonomia fiscale locale.
Il sistema tributario dei Comuni non ha registrato, sul piano
dell’attuazione della riforma del federalismo fiscale municipale (d.lgs. 14 marzo
2011, n. 23), significativi ampliamenti dei margini di autonomia effettivamente
riconosciuti agli enti locali, né ha segnato sostanziali progressi sotto il profilo della
semplificazione e della trasparenza del sistema tributario locale e nazionale.
La stessa disciplina dell’Imu, anticipata in “via sperimentale” al 2012 dal
decreto “Salva-Italia” (d.l. 6 dicembre 2011, n. 201), è stata applicata al di fuori
dello schema di attuazione della riforma del federalismo fiscale, giungendo quasi a
sovvertire (specie nell’intervallo tra l’abolizione dell’Imu sull’abitazione
principale, disposta dai dd.ll. n. 54 e n. 102 del 2013, e il suo recupero attraverso
47
L’elemento centrale del processo di riforma consisteva nel superamento del tradizionale modello
centralizzato di prelievi tributari, dal quale residuavano, per gli enti territoriali, limitati spazi di autonomia nella
gestione di tributi “devoluti”.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
58
l’introduzione della Tasi, di cui alla legge 27 dicembre 2013, n. 147) uno dei principi
cardine del federalismo fiscale: la corrispondenza tra contribuenti e soggetti
beneficiari dei servizi resi.
Sul piano dell’autonomia tributaria, i vincoli alla spesa per le funzioni
extra-sanitarie regionali, contemplati dal patto di stabilità interno, hanno
limitato, di fatto, l’impiego compensativo della leva fiscale, impedendo alle
Regioni di beneficiare del gettito aggiuntivo in mancanza di spazi finanziari
sufficienti per il suo utilizzo.
Per converso, la concessione ai Comuni di più ampi margini di manovra sul
piano fiscale, in conseguenza del permanere di una disciplina del patto fondata sul
criterio del saldo di competenza “mista”,48 ha favorito l’emergere, specie in
materia di imposizione immobiliare, di una congerie di regimi differenziati per
aliquota, sistemi agevolativi e detrazioni fiscali. In più, gli strumenti di
coordinamento fra prelievo centrale e locale non hanno evitato che si producesse
un significativo aumento della pressione fiscale complessiva.
L’eterogeneità delle risposte degli enti territoriali sul piano del ricorso alla
leva fiscale conferma la necessità (e l’urgenza) di introdurre un sistema di
finanziamento degli enti cui viene riconosciuta autonomia basato su puntuali
criteri perequativi, collegati ai fabbisogni standard ed alle relative capacità fiscali
(come peraltro previsto, in nuce, per la redistribuzione del 20% del Fondo di
solidarietà comunale ai sensi del comma 380-quater dell'articolo unico della l. 24
dicembre 2012, n. 228, come modificato, da ultimo, dall’art. 1, comma 459, l. 23
dicembre 2014, n. 190).
Il sovrapporsi di meccanismi di riassorbimento del deficit incentrati su più
stringenti interventi di coordinamento della finanza pubblica, che hanno
prodotto, salvo sporadiche eccezioni, tagli lineari alla spesa, ha alterato
significativamente il prefigurato sistema di finanziamento degli enti territoriali.49
48
In base a detto criterio, il computo rileva impegni e accertamenti per le entrate e le spese correnti, incassi
e pagamenti per le entrate patrimoniali e le spese di investimento.
49
Si pensi, ad esempio, alle vicende legate alla base imponibile della principale imposta derivata di
competenza regionale (l’Irap), che ha subito numerosi interventi limitativi, da parte del governo centrale, volti a
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
59
Tutto ciò, oltre a porsi in contrasto con i principi richiamati all’art. 2 della
citata l. n. 42/2009 (ed in particolare, con l’obbligo di accompagnare le predette
misure di contenimento delle entrate con una contestuale compensazione sul piano
tributario), ha comportato una inevitabile, profonda ricomposizione della spesa
tra i sottosettori della pubblica amministrazione, con riflessi negativi sull’
appropriatezza delle funzioni fondamentali esercitate dai diversi livelli territoriali.
La dimensione complessiva delle misure di riduzione di spesa varate dal
governo centrale è di assoluto rilievo.
Per assicurare il concorso degli enti territoriali agli obiettivi di finanza
pubblica in termini di riduzione dell’indebitamento netto, l’effetto cumulato delle
manovre finanziarie ha raggiunto, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2015, i 40
miliardi (pari al 2,4 per cento del Pil), dei quali 21 miliardi quale effetto di misure
di inasprimento del patto di stabilità interno per le Regioni ed oltre 19 miliardi a
valere sul patto degli enti locali.
A queste misure vanno aggiunti, quale concorso al miglioramento del saldo
netto da finanziare, quasi 22 miliardi di tagli nei trasferimenti provenienti dallo
Stato (di cui circa 10 miliardi a carico delle Regioni e i restanti 12 miliardi ad
appannaggio degli enti locali).
Ulteriori misure correttive hanno riguardato direttamente il sistema
sanitario gestito dalle Regioni, con tagli al finanziamento del fabbisogno posto a
carico dello Stato per complessivi 17,5 miliardi nel periodo compreso tra il 2009 e
il 2015.
ridurre il cd. “cuneo fiscale” sull’impiego del lavoro (ora culminati nella legge di stabilità per il 2015, n. 190/2014,
che ha introdotto la deducibilità integrale del costo del lavoro a tempo indeterminato).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
60
1.2 Gli indicatori utilizzati per determinare la “sana gestione”
finanziaria degli Enti Locali
In perfetta coerenza con i principi contabili che caratterizzano
l'inderogabile procedura della spesa, la difesa degli equilibri di bilancio
rappresenta il mezzo per poter garantire una corretta gestione finanziaria e per
poter prevenire possibili situazioni di dissesto.
Così, sulla base del più alto valore dell'economicità della funzione pubblica,
l'art. 193 del TUEL impone a tutti gli enti locali un costante monitoraggio
sull'andamento della gestione, attraverso la verifica dello stato di attuazione dei
programmi da compiersi entro il 30 settembre di ogni anno, nonché la verifica del
permanere degli equilibri di bilancio sopraelencati50.
L'espletamento di tale attività di monitoraggio costituisce, pertanto, il
primo aspetto su cui il Consiglio dell'Ente è chiamato a pronunciarsi, ai fini della
misurazione dell'efficacia dell'azione dell'Ente rispetto alle previsioni di
programma.
In particolare, la verifica degli equilibri in corso di esercizio imporrà la
valutazione dell'effettivo rispetto delle regole contabili, attraverso gli
accertamenti delle entrate e degli impegni di spesa effettuati: la ricognizione dello
stato di attuazione dei programmi è, infatti, il provvedimento necessario per
controllare la «buona salute» dell'ente e per constatare, secondo la dimensione
finanziaria dei programmi, quanto effettivamente realizzato ad una certa data.
L'organo consiliare, in sostanza, è chiamato a riscontrare il permanere degli
equilibri generali di bilancio, in presenza di un stabile gestione finanziaria, ovvero
a constatare una situazione di squilibrio finanziario, per la quale si dovrà adottare
un'adeguata manovra di riequilibrio, volta al ripristino del pareggio compromesso.
Detta delibera consiliare dovrà successivamente essere allegata al rendiconto
dell'esercizio cui si riferisce.
Dalla verifica degli equilibri in corso di esercizio può risultare:
50
Con il nuovo sistema di contabilità previsto dal D.lgs. 118/2011 sono cambiati i termini.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
61
•
un pareggio tra le previsioni aggiornate di entrata e dì spesa;
•
un saldo positivo tra le previsione aggiornate di entrata e di spesa;
•
un saldo negativo tra le previsione aggiornate di entrata é di spesa,
che esplicita l'incapacità delle risorse attuali di finanziarne le spese.
La presenza di uno scostamento tra gli attuali stanziamenti e le previsioni
e tra gli stanziamenti e quelli proiettati al 31 dicembre renderà indefettibile una
adeguata manovra di ripristino della situazione di pareggio iniziale.
Come si è già detto oltre alla verifica periodica degli equilibri di bilancio, il
decreto legislativo 267/2000 disciplina con l'art. 153, comma 6, l'istituto delle
segnalazioni obbligatorie da parte del responsabile del servizio finanziario
anch'esso da considerare strumento necessario alla difesa degli equilibri di bilancio.
Il Consiglio comunale, pertanto, nel caso in cui riceva dal responsabile del servizio
finanziario segnalazioni sulla effettiva possibilità di squilibrio di bilancio non
compensabile da maggiori entrate e/o minori spese, è obbligato ad adottare i
provvedimenti di riequilibrio nei successivi 30 giorni e ciò anche su proposta della
Giunta.
La sana gestione finanziaria che si sostanzia nel rispetto degli equilibri di
bilancio, non può considerarsi un obiettivo da conseguire senza che tale situazione
non sia oggetto di ricorrente valutazione attraverso il ricorso a indicatori (o indici),
che sono da qualificare di natura finanziaria.
Indicatori, quindi, che costituiscono dei semplici rapporti tra grandezze
matematiche.
E’ la loro costante e progressiva utilizzazione che fornisce un formidabile
contributo alla conoscenza (comparata) della finanza locale. Tali strumenti
conoscitivi costituiscono, d’altra parte, una base di analisi fondamentale di quella
aspirazione nei riguardi degli amministratori eletti che correttamente devono
possedere le comunità locali.
Di seguito vengono riportati alcuni indicatori finanziari utilizzati nelle
analisi.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
62
1.2.1.
Indicatori della entrata
Indice di autonomia tributaria
L'indice di “autonomia tributaria”, dato dal rapporto tra il Titolo I
(imposte, tasse e tributi speciali) e il totale delle entrate correnti (Titolo I + Titolo
II + Titolo III), valuta l’incidenza delle imposte, delle tasse e dei tributi sulle
entrate correnti.
Indice di dipendenza finanziaria
L'indice di “dipendenza finanziaria” è dato dal rapporto tra il Titolo II
(contributi e trasferimenti) e il totale delle entrate correnti (Titolo I + Titolo II +
Titolo III). Esso da precise informazioni sul grado di dipendenza delle finanze
comunali dai Trasferimenti esterni.
Indice di autonomia finanziaria
L'indice di “autonomia finanziaria” è dato dal rapporto tra le Entrate
proprie (somma del Titolo I - entrate tributarie e del Titolo III - entrate
extratributarie) e le Entrate correnti (Titolo I + II + III ).
Questo indice è sicuramente quello maggiormente indagato in una analisi
di bilancio perché fornisce informazioni relative allo stato di salute finanziario
dell'ente analizzato, mettendo in risalto la capacità di un comune di gestire
autonomamente risorse finanziarie e valutando, indirettamente, il grado di
dipendenza finanziaria dai Trasferimenti.
L'”autonomia finanziaria”, in altre parole, evidenzia la capacità di un ente
di far fronte ai propri impegni senza dover ricorrere allo Stato.
Pressione tributaria per abitante
La “pressione tributaria” per abitante è dato dal rapporto tra le Entrate
tributarie (Tit. I) e il numero di abitanti. In altre parole indica il peso dei tributi
gravante su ogni singolo cittadino.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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Pressione Extra-tributaria
La “pressione extra-tributaria” per abitante è dato dal rapporto tra le
Entrate extra- tributarie (Tit. III) e il numero di abitanti. In altre parole indica il
peso di contributi diversi dai tributi gravante su ogni singolo cittadino.
Pressione finanziaria
La “pressione finanziaria” per abitante è dato dal rapporto tra le Entrate
proprie (somma del Titolo I - entrate tributarie e del Titolo III - entrate
extratributarie) e il numero di abitanti. Indica il peso dei tributi e di altri
contributi gravante su ogni singolo cittadino.
1.2.2.
Indicatori della spesa
Rigidità della spesa
Per rigidità della spesa si intende la capacità di gestione delle risorse da
parte dell'Ente. Ci sono alcune spese che per loro natura si ripetono ogni anno e
che nel breve periodo è difficile ridurre e/o tagliare. Mediamente le spese che
incidono maggiormente sul bilancio dei comuni sono le spese per il personale, le
spese per l'acquisto di beni di consumo, per la prestazione di servizi, gli oneri
passivi (rispettivamente le categorie 1, 2, 3 e 6 della classificazione economico
funzionale delle spese correnti del nuovo ordinamento contabile). L'incidenza di
queste spese viene misurata sia sul totale delle spese che sulle entrate correnti, al
fine di verificare l'autonomia gestionale di programmare altre spese, senza correre
il rischio di superare alcuni dei parametri di deficitarietà fissati dalla legge. Per le
analisi successive si è utilizzato il seguente indice di rigidità strutturale che è dato
dal rapporto tra la somma delle spese per il personale+spese per oneri finanziari
(int. 6)+quote capitali rimborso mutui e prestiti (int. 3-5) e le entrate correnti.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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Propensione all’investimento
L’indice di propensione all'investimento valuta l'incidenza delle spese di
investimento sul totale delle spese. Esso è stato costruito come rapporto tra la
spesa in conto capitale (a cui viene sottratta la spesa per concessioni di crediti ed
anticipazioni) e il totale delle spese, calcolato al netto delle spese per conto di terzi
(Titolo IV).
Un glossario degli indicatori (o indici) finanziari relativi al sistema delle
entrate e a quello delle spese è riportato nell’Appendice III.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
65
1.3 La comunità lucana destinataria dell’attività di controllo
della Corte dei conti
1.3.1 Il contesto demografico e la sua evoluzione
Il quadro demografico della popolazione lucana (576.619 abitanti, dati
ISTAT 2014, (Fig. 1.3.1.) risulta caratterizzato da una tendenza continua
all'invecchiamento; il periodo analizzato, 2005-2014, infatti, mostra un
incremento della classe di età 65 anni e oltre e una diminuzione nella consistenza
numerica di quella 0-14. Nel 2014 la popolazione anziana costituisce il 21,6% di
quella totale.
Fig. 1.3.1 Popolazione residente in Basilicata. Anni 2005-2014
Fonte: Elaborazioni a cura della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati ISTAT .
Questo dato, congiuntamente alle dinamiche epidemiologiche, rende conto
delle modificazioni complessive in atto e future intervenute nell’area dei
fabbisogni assistenziali e sanitari della popolazione.
A tal riguardo gli indicatori demografici disponibili delineano una situazione
caratterizzata da una serie di fenomeni di cui è necessario dare evidenziazione:
•
invecchiamento progressivo della popolazione, con un indice di
vecchiaia incrementato da un valore pari a 138,0 nel 2005 a 170,3 nel
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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2014; in particolare, la provincia di Potenza, nel 2014, mostra un indice
di vecchiaia particolarmente elevato, pari 176,3, ma, come si vede dal
grafico, anche se Matera presenta un indice relativamente più basso,
pari a 159,7, la tendenza ad un incremento costante e continuo è
praticamente identica nelle due province lucane (Fig. 1.3.2);
•
dinamica demografica che non riesce a riprendersi, con un tasso di
natalità che dal 2005 al 2014 è passato da 8,3/1.000 a 7,1/1.000. Anche
in questo caso, in maniera speculare all’indice di vecchiaia, nelle due
province il tasso di natalità tende a diminuire (nel periodo 2005-2014 è
diminuito in entrambe di 2 punti), ma nel 2014 si attesta su 6,9/1000 a
Potenza e su 7,5/1000 a Matera;
•
incremento della popolazione straniera residente, più a Matera (nel 2014
essa è pari al 4,3% della popolazione totale, nel 2011 la percentuale era
del 3,1%) che a Potenza (1,9% nel 2011, 2,5% nel 2014), il che fa
supporre che la popolazione straniera, soprattutto nel caso di Matera,
contribuisca a compensare in parte un più rapido invecchiamento della
popolazione.
Fig. 1.3.2 Indice di vecchiaia delle Province della Basilicata. Anni 2005-2014
Fonte: Elaborazioni a cura della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati ISTAT.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
67
Analizzando la distribuzione per sesso ed età della popolazione attraverso la
c.d. “piramide delle età” si può tentare di descrivere la struttura della popolazione
stessa. Le tre piramidi (Fig. 1.3.3, 1.3.4 e 1.3.5) comprendono le generazioni nate
a partire dai primi anni del secolo scorso.
Al di là del nome consueto dato a questo tipo di rappresentazione grafica,
con la analisi che si è avuto cura di effettuare, non ci si trova propriamente in
presenza di una “piramide” classica, perché essa presenta una forma c.d. “a
fiaschetto”, in cui c’è una base ristretta, la parte centrale piuttosto allargata,
mentre la parte superiore va restringendosi lentamente.
È proprio questa forma che fa intuire che ci si trova in presenza di una
popolazione caratterizzata da invecchiamento demografico. Infatti, a mano a
mano cresce il peso delle classi di età adulte e allo stesso tempo diminuisce quello
delle classi più giovani.
Tra le due province, Matera, a tal proposito, sembrerebbe quella
relativamente più giovane: infatti, la piramide delle età della provincia in
questione è quella che presenta la base leggermente più larga rispetto alle altre;
ciò è confermato anche dall’indice di vecchiaia, più basso rispetto a quello di
Potenza.
Tab. 1.3.1. Popolazione della Basilicata per genere e classi di età (2014). Classi di età
0-14
15-19 20-24
25-29
30-34
35-39
40-44
45-54
55-64
65 e +
Totale
Maschi
37.862
14.928 17.087 18.069 17.985 19.571 21.058 44.337 37.112 54.516
282.525
Femmine
35.336
13.837 16.244 17.044 17.402 19.079 21.113 45.476 38.421 70.142
294.094
Totale
73.198
28.765 33.331 35.113 35.387 38.650 42.171 89.813 75.533 124.658 576.619
Fonte: Istat.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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Fig. 1.3.3 Piramide delle età. Comuni della Provincia di Potenza. Anni 2005-2014
Fonte: Elaborazioni a cura della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati ISTAT.
Fig. 1.3.4 Piramide delle età. Comuni della Provincia di Matera. Anni 2005-2014
Fonte: Elaborazioni a cura della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati ISTAT.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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Fig. 1.3.5 Piramide delle età. Comuni della Regione Basilicata. Anni 2005-2014
Fonte: Elaborazioni a cura della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati ISTAT.
Questi grafici ci permettono anche di evidenziare il fatto che le donne sono
più longeve degli uomini.
Infatti, a mano a mano che si sale nella piramide, si nota un certo
rigonfiamento nella sua porzione femminile, soprattutto in corrispondenza
dell'’ultima classe di età, quella che comprende gli individui aventi 65 anni e oltre.
Questo accade per entrambe le province, ed è confermato anche dal rapporto di
mascolinità (Tab. 1.3.2).
A livello generale, quindi, considerando la popolazione totale delle province
e della Basilicata, non c’è una situazione molto squilibrata tra femmine e maschi;
la situazione però cambia sensibilmente calcolando il rapporto solo con riferimento
alla classe di età più anziana, infatti la presenza maschile in questa classe di età è
molto inferiore rispetto a quella femminile.
Il saldo naturale (= N° nati - N° morti) è risultato negativo in entrambe le
province: a Potenza, pari nel 2011 a -259 è arrivato nel 2014 a -1.384; a Matera si
è passati da -310 a -1.841.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
70
Il saldo migratorio negli ultimi anni è risultato positivo a Matera (+629 nel
2014), negativo a Potenza (-560 nel 2014).
Tab. 1.3.2. Rapporto di mascolinità
RAPPORTO DI MASCOLINITA’
Potenza
Matera
Basilicata
Anni
Popolazione Popolazione Popolazione Popolazione Popolazione Popolazione
Totale
>65
Totale
>65
Totale
>65
96,2
76,7
97,0
80,1
96,4
77,8
2005
96,0
76,4
96,9
79,6
96,3
77,4
2006
95,7
75,8
96,7
79,9
96,1
77,1
2007
95,7
76,1
96,5
79,6
95,9
77,2
2008
95,5
75,8
96,2
79,4
95,8
76,9
2009
95,6
75,6
96,2
79,3
95,8
76,8
2010
95,6
75,4
96,1
79,6
95,8
76,8
2011
95,7
75,5
96,4
79,8
95,9
76,9
2012
95,8
75,8
96,4
81,0
96,0
77,5
2013
95,8
76,3
96,5
80,6
96,1
77,7
2014
Fonte: Elaborazioni a cura della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati ISTAT.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
71
1.4 La verifica della “sana gestione” finanziaria
di
competenza della Corte dei Conti (2010-2014). Il caso del
Comune di Potenza
Riguardo a tale aspetto si richiama, delineando gli aspetti essenziali, il
quadro normativo vigente in materia, dovendosi fare rinvio al complesso di
deliberazioni che la Sezione regionale ha avuto cura di definire nel periodo di
tempo anzidetto (2010/2014).
Come è noto infatti, l’art.1, co.166, della legge n.266/2005 stabilisce che “gli
organi degli enti locali di revisione economico-finanziaria trasmettono alle
competenti Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti una relazione sul
bilancio di previsione dell’esercizio di competenza e sul rendiconto dell’esercizio
medesimo”.
L’art.148-bis del D.Lgs. n.267/2000 (inserito dall’art.3 del D.L. n.174/2012)
prevede che le Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti esaminano i
bilanci preventivi e i rendiconti consuntivi degli enti locali ai sensi dell'art.1,
commi 166 e seguenti, della legge n.266/2005, per la verifica del rispetto degli
obiettivi annuali posti dal patto di stabilità interno, dell'osservanza del vincolo
previsto in materia di indebitamento dall'art.119 della Costituzione, della
sostenibilità dell'indebitamento e della assenza di irregolarità suscettibili di
pregiudicare gli equilibri economico-finanziari degli enti.
Ai fini di tale verifica, le Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti
accertano, altresì, che i rendiconti degli enti locali tengano conto anche delle
partecipazioni in società controllate e alle quali è affidata la gestione di servizi
pubblici per la collettività locale e di servizi strumentali all’ente.
Lo stesso art.148-bis prevede, ancora, che l'accertamento, nell’ambito delle
verifiche prima indicate, di squilibri economico-finanziari, della mancata
copertura di spese, della violazione di norme finalizzate a garantire la regolarità
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
72
della gestione finanziaria o del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto
di stabilità interno comporta, per gli enti interessati, l'obbligo di adottare, entro
60 giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento, i
provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di
bilancio.
Quasi contestualmente, l’art.6, co.2, del D.Lgs. n.149/2011 aveva ritenuto di
stabilire che, qualora dalle pronunce delle Sezioni regionali di controllo della Corte
dei conti emergano comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria,
violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o
squilibri strutturali del bilancio dell'ente locale in grado di provocarne il dissesto
finanziario e lo stesso ente non abbia adottato, entro il termine assegnato dalla
Corte, le necessarie misure correttive, la competente Sezione regionale, accertato
l'inadempimento, trasmesse gli atti al Prefetto e alla Conferenza permanente per
il coordinamento della finanza pubblica.
In tal caso, ove sia accertato, entro 30 giorni dalla predetta trasmissione, da
parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti, il perdurare
dell'inadempimento da parte dell'ente locale delle citate misure correttive e la
sussistenza delle condizioni di cui all'art.244 del D.Lgs. n.267/2000, il Prefetto
assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli Consiglieri, un termine non
superiore a 20 giorni per la deliberazione del dissesto.
Decorso infruttuosamente il termine di cui al precedente periodo, il Prefetto
è chiamato a nominare un commissario per la deliberazione dello stato di dissesto
e a dare corso alla procedura per lo scioglimento del Consiglio dell'ente ai sensi
dell'art.141 del D.Lgs. n.267/2000.
Sia l’art.6 del D.Lgs. n.149/2011 che l’art.3 del D.L. n.174/2012 (inserendo
l’art.148-bis nel D.Lgs. n.267/2000), hanno sensibilmente rafforzato i controlli
attribuiti alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti sui bilanci
preventivi e sui rendiconti consuntivi degli enti locali e hanno determinato il
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
73
passaggio da un modello di controllo, di carattere meramente “collaborativo”,
privo di un effettivo in sostanza, apparato sanzionatorio e volto semplicemente a
stimolare processi di autocorrezione, ad un modello di controllo cogente, dotato di
efficacia inibitoria (il citato art.148-bis prevede la preclusione della attuazione dei
programmi di spesa per i quali è stata accertata la mancata copertura o
l’insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria) e idoneo a determinare,
attraverso un preciso iter procedimentale, in presenza dei relativi presupposti, il
dissesto finanziario dell’ente (art.6 del D.Lgs. n.149/2011).
La ragione de fatto che, anche dopo l’entrata in vigore della citata
normativa, risulta tuttora in vigore l’art.7, co.7, della legge n.131/2003, qualora
tutte o parte delle irregolarità esaminate non siano così gravi da rendere necessaria
l’adozione della deliberazione prevista dall’art.148-bis del D.Lgs. n.267/2000 e/o
l’avvio del procedimento di c.d. “dissesto guidato” disciplinato dall’art.6, co.2, del
D.Lgs. n.149/2011, la natura attualmente anche collaborativa del controllo svolto
dalle Sezioni regionali della Corte dei conti non esclude la possibilità di segnalare
agli enti interessati irregolarità contabili non gravi o meri sintomi di precarietà. Si
tratta, quindi, di rinvenire nella richiamata normativa un intendo ben specifico:
quello di prevenire l’insorgenza di più gravi situazioni di deficitarietà o di
squilibrio.
Nell’arco temporale preso in considerazione (2010-2014) la Sezione
regionale di Controllo si è trovata a svolgere le sue valutazioni sulla perduta o,
comunque compromessa situazione finanziaria e contabile di alcuni enti.
L’attività di controllo espletata nel periodo considerato (2010-2014) dalla
Sezione Regionale di Controllo ha comportato l’emissione di n. 172 Deliberazioni.
1.4.1 Il caso del Comune di Potenza
La elaborazione del presente referto costituisce una occasione per richiamare
l’attenzione sulla vicenda che ha riguardato il Comune di Potenza.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
74
Dalle risultanze dell'attività istruttoria espletata nei riguardi del Comune di
Potenza sono emersi gravi profili di criticità strutturale, che hanno portato la
Sezione ad emettere una delibera (cfr. deliberazione n. 108/2014) ai sensi e per gli
effetti dell'art. 6, comma 2, del D.lgs. 6 settembre 2011, n. 149, assegnando al
Comune in questione il termine del 21 gennaio 2015 per adottare le relative misure
correttive e ad assumere ogni atto alle stesse consequenziale.
In particolare, alla luce delle suddette risultanze istruttorie, la Sezione ha
rilevato la presenza di numerose e gravi criticità nella gestione della dinamica
dell'entrata, della spesa e della gestione finanziaria del bilancio.
Tali anomalie hanno inciso negativamente ed via strutturale sugli equilibri
di bilancio dell'Ente.
Nel rinviare per il dettaglio alla sopra citata deliberazione n. 108/2014, in
questa sede ci si limita a riassumere - per macro aree - le maggiori patologie
riscontrate.
Per quanto riguarda la dinamica dell'entrata, le principali anomalie
riscontrate sono consistite nella:
•
Insussistenza di residui attivi conservati nel conto del bilancio 2012, nel titolo
III e II dell'entrata, per mancanza ab origine dei presupposti dell'accertamento
dell'entrata ovvero per sopravvenuta insussistenza delle ragioni del relativo
mantenimento nel contro residui attivi.
•
Per l'effetto, trattandosi di residui attivi allocati nei primi tre titoli
dell'entrata, la relativa insussistenza ha alterato i risultati di gestione e di
amministrazione del bilancio, nonché i parametri per la verifica del rispetto dei
vincoli di finanza pubblica, con possibile alterazione dei relativi esiti.
•
In merito alla mole dei residui conservati nel conto del bilancio 2012, è stato
accertato lo sforamento dei parametri di deficitarietà n. 3) e n. 4) di cui al DM
18 febbraio 2013.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
75
•
È stato riscontrato che la procedura di riaccertamento (ordinaria e
straordinaria) dei residui è avvenuta in assenza di apposite determinazioni
dirigenziali e, quindi, in violazione della normativa contabile e, in particolare,
dell'art. 79 del regolamento di contabilità dell'Ente e del punto 30 del Principio
Contabile n. 2 degli Enti locali (approvato dall'Osservatorio nel marzo 2008).
• Sono state evidenziate perplessità in ordine alla conservazione di residui attivi
rivenienti dal titolo II dell'entrata, per "trasferimenti a rendicontazione",
"trasferimenti correnti Regione", "trasferimenti e contributi da altri enti del
settore pubblico", e ciò in quanto non si è raggiunta l'evidenza della
sussistenza dei presupposti per l'accertamento della relativa entrata, né della
conformità della procedura di riaccertamento straordinaria di cui all'art. 14
DPCM 28 dicembre 2011 ai nuovi principi della competenza finanziaria
"potenziata" (cfr. Allegato n. 1 e Allegato 2 DPCM 28 dicembre 2011). Tale
perplessità trova sostegno anche dalla circostanza che tali residui riportano
al 2012 un rapporto percentuale, tra accertamenti e riscossioni, pari allo 0%.
•
E' stata rilevata l'irregolarità della procedura di riaccertamento straordinario
dei residui attivi derivanti da contributi per permessi di costruire, per
mancata cancellazione per reimputazione ex art. 14 DPCM delle rate aventi
scadenza successiva all'esercizio (cfr. punto 3.10, Allegato 2).
•
E' stata evidenziata, altresì, la scarsa capacità di riscossione delle entrate
dovuta anche all'inadeguatezza delle misure adottate dall'Ente al riguardo.
In relazione alla dinamica della spesa, è stata riscontrato:
•
un andamento crescente di spese correnti di carattere ripetitivo
(soprattutto per servizi ed oneri di ammortamento del debito), cui non ha
fatto seguito un correlato aumento, di pari importo, delle entrate correnti;
•
un utilizzo di entrate straordinarie per finanziare spese di carattere
ricorrente;
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
76
•
una minore velocità d'incasso delle entrate correnti rispetto al tasso di
pagamento delle spese correnti, soprattutto per quanto concerne la
gestione dei residui;
•
un utilizzo distorto delle entrate di cui all'articolo 195 del Testo unico;
•
un’inadeguata programmazione dei pagamenti per i fini di cui all' art. 9
Dl 78/2009 e del Dlgs 231/2002 in tema di tempestività dei pagamenti;
•
assente e/o comunque inadeguata attività di razionalizzazione della spesa
di parte corrente;
•
assente e/o comunque inadeguata valutazione, in chiave di economicità
ed efficacia, della detenzione di una partecipazione totalitaria nella
società Acta spa.
•
assente e/o comunque inadeguata valutazione, in chiave di economicità e
efficienza, dell'esternalizzazione del servizio di trasporto pubblico locale
in favore della società Cotrab spa; cosi come svolto in affidamento diretto
ed in evidente patologico squilibrio del sinallagma contrattuale.
•
tali anomalie hanno suscitato delle perplessità in termini di effettiva
sussistenza dell'esternalizzazione del servizio, con tutte le conseguenze a
questo connesse in termini di possibile elusione da parte dell'Ente dei
vincoli assunzionali.
Nell'ambito della dinamica della gestione finanziaria del bilancio, sono state
riscontrate:
un'alterazione della veridicità degli equilibri di parte corrente,
conseguente alle patologie come sopra rilevate nella dinamica
dell'entrata. Infatti l'effettiva sussistenza degli equilibri di parte
corrente risulta incisa dalle patologie riscontrate nell'accertamento
delle entrate relativamente al titolo II e III.
un'anomalia nel rapporto tra entrate di natura straordinaria e spese
aventi la medesima natura, nonché la non corretta allocazione, tra le
spese non ripetitive, di spese in realtà consolidate: Adeguamenti IstatCorte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
77
spese per oneri finanziari derivanti da anticipazione di tesoreria —
spese per personale a tempo determinato.
Il ricorso cronico e anomalo all'anticipazione di tesoreria ha rilevato
un'incapacità strutturale dell'Ente di far fronte ai pagamenti con mezzi
propri che, inoltre, come in concreto utilizzata, potrebbe risultare, di
fatto, violativa del divieto di indebitamento di cui all'art. 119, comma
6 Cast.
Comportamenti difformi dalla sana e prudente gestione finanziaria. In
particolare, è stata evidenziata la mancanza di accantonamenti per
passività potenziali, e ciò anche in presenza di una notevole mole di
contenziosi in essere, di cui un numero considerevole conclusi - nel 2013con sentenze di condanna in danno dell'Ente. E' risultato in atti che
l'Ente non ha mai operato neppure una stima sulla possibile
percentuale di soccombenza di tali contenziosi.
La sotto stima del fondo svalutazione rischi riportato nel consuntivo
2012 per euro 2.115.200,00, e ciò alla luce della notevole mole di residui
attivi conservati ante 2008 e dal relativo grado di riscossione.
Inoltre, in merito alla (in)sostenibilità dell'indebitamento, si è rilevata
un'incapacità strutturale dell'Ente nel fare fronte, con mezzi propri, alla massa
debitoria accumulata. Nei riscontri istruttori sono stati indicati mezzi incerti
nell'an, nel quantum e nel quando.
Dalle risultanze istruttorie è emerso che il ricorso all'anticipazione di
tesoreria risulta essere, più che una misura residuale ed emergenziale per sopperire
a momentanee esigenze di liquidità, il principale strumento di funzionamento
dell'Ente.
Tale ricorso indiscriminato e strutturale è, peraltro, consentito - in termini
di plafond- da un sistema alterato dell'accertamento delle entrate.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
78
Non sono state riscontrate misure idonee a ripristinare, a monte ed in via
strutturale, le cause dei disequilibri di bilancio, e ciò nonostante la sussistenza di
espresse previsioni normative al riguardo.
Alla luce delle serie criticità come sopra rilevate, la Sezione, richiamata la
previsione contenuta nell'art. 6, comma 2, del d.lgs. 6 settembre 2011, n.149, ha
individuato e riferito all'Ente - con la delibera n. 108/2014, alcune misure correttive
al fine di porre rimedio alle criticità come sopra segnalate, riservandosi di
verificare la loro attuazione, in concreto, entro il termine assegnato e
conseguentemente valutare la sussistenza o meno dei presupposti previsti dal
sopra articolato normativo per l'attivazione della procedura ivi codificata.
Al fine di riportare in una situazione di equilibrio strutturale e prospettico
il proprio bilancio, è stato richiesto all’Ente di:
(i) adottare idonee misure volte a programmare, in chiave effettiva, la
propria dinamica dei pagamenti in conformità alla normativa vigente,
secondo quanto rilevato in sede di accertamento del rilievo.
(ii) adottare misure idonee volte ad efficientare la propria dinamica della
riscossione, secondo tutti gli strumenti all'uopo previsti dalla legge e dai
contratti con i relativi concessionari del servizio.
(iii) adottare tutte le misure idonee a razionalizzare la propria dinamica di
spesa, soprattutto quella corrente. A tale fine dovranno essere adottati
tutti gli strumenti previsti dalla normativa vigente, in tema di
razionalizzazione ed efficientamento, ivi incluso l'utilizzo di centrali di
committenza per l'acquisto di beni e servizi.
(iv) dovrà essere revisionata la dinamica dell'affidamento in appalto di
lavori, servizi o forniture in assenza di bando di gara, limitando la stessa
ai casi, in concreto, conformi alle deroghe previste dalla legge.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
79
(v) dovranno essere riconsiderate le ragioni alla base delle esternalizzazione
dei servizi, in chiave di effettiva economicità, efficienza ed efficacia del
servizio reso all'utenza, e ciò con particolare riferimento al contratto in
essere con la Cotrab, secondo quanto già rilevato.
(vi) dovrà essere fornita una relazione nell'ambito della quale vengano
illustrate le misure adottate dalla propria partecipata al 100% (Acta
Spa) e, per essa, dall'Ente quale unico socio, funzionali a razionalizzare
ed efficientare l'utilizzo del proprio patrimonio immobiliare, il costo dei
servizi, la spesa di personale e la capacità di funzionare con mezzi
propri.
Con deliberazione del 20 novembre 2014, anche alla luce dei rilievi mossi
dalla Sezione in sede di adunanza pubblica del 30 ottobre 2014, il Consiglio
comunale di Potenza ha deliberato il dissesto finanziario dell'Ente.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
80
1.5 La riorganizzazione degli apparati amministrativi: il caso delle Province
e delle Unioni di comuni
1.5.1 L’incidenza della disciplina statale sulla funzionalità del sistema delle
Province
La riforma delle Province, così come introdotta dalla legge 7 aprile 2014, n. 5651, ha rivestito
nello specifico ciclo assunto ad oggetto di analisi (2010-2014, con proiezioni al 2015-2016), specifico
interesse istituzionale; lo dimostra il richiamo che si avrà cura di effettuare alle numerose disposizioni
che sono state, via via, adottate al fine di facilitare il suo non facile processo di attuazione. Ciò risulta
confermato, soprattutto, dalle novità recate dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità
2016).
Si tratta, comunque, di una vicenda istituzionale che aveva preso le mosse dall’entrata in
vigore dell’art. 19 del d.lgs. 6 maggio 2011, n. 68, il quale prevedeva che, a decorrere dall’anno 2013,
ciascuna Regione a statuto ordinario avrebbe dovuto procedere sulla via della soppressione di tutti
i trasferimenti regionali aventi carattere di generalità e permanenza.
La citata disposizione ha, altresì, stabilito che per assicurare alle Province un importo
corrispondente ai trasferimenti regionali soppressi, ogni Regione avrebbe dovuto determinare, con
proprio atto amministrativo, una compartecipazione delle Province alla tassa automobilistica
regionale e, nel caso di incapienza della tassa regionale rispetto all’ammontare delle risorse soppresse,
le Regioni avrebbero dovuto assicurare una compartecipazione ad altro tributo.
In caso di mancata adozione, infine, del suddetto provvedimento, entro il 30 novembre 2012,
lo Stato avrebbe dovuto, in via sostitutiva, adottare le necessarie misure.
A più di due anni dall’entrata in vigore della richiamata legge di riforma, si avverte la
necessità di fornire un aggiornamento sullo stato di attuazione di essa - rispetto a quanto già
ricostruito nel referto specifico adottato (delib. n. 17/SEZAUT/2015/FRG) - nel territorio lucano,
risultando interessate le due province di Potenza e Matera.
Anche in Basilicata il processo di attuazione della riforma in atto, nonostante l’intervento
51 La legge in questione reca “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di Comuni”; essa è stata
modificata e integrata dalle successive disposizioni contenute nella l. n. 190/2014 (art.1, c.429)e nella l. 28 dicembre 2015, n. 208 (art. 1,
c.764).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
81
della Consulta, che ha sgombrato il campo con la sentenza n. 50/2015 dalle perplessità che si erano
avute in merito alla legittimità costituzionale delle disposizioni recate dalla l. n. 56/2014 e nonostante
le sanzioni, via via introdotte dal Governo per incentivarne la realizzazione52, si è rilevato più
complesso e difficoltoso del previsto, anche in considerazione del susseguirsi di norme statali non
sempre chiare e lineari.
Infatti, in ragione di ciò risultano essere state istituite nove (9) Città metropolitane sulle dieci
(10) previste, mancando ancora all’appello Reggio Calabria (art. 1, c.18, l. n. 56 cit.).
Le Città metropolitane hanno adottato il proprio statuto sulla base delle indicazioni fornite
dall’ANCI, e avendo a riferimento le funzioni istituzionali generali alle stesse attribuite dal
Legislatore nazionale.
Su un totale di 64, 52 Province hanno approvato il nuovo statuto.
In molti casi, gli statuti delineano la struttura di un nuovo ente di area vasta indicato come
ente di secondo livello, che risulta essere posto al servizio dei Comuni sul territorio.
Tuttavia, non sono apparsi completamente precisati funzioni e compiti dell’Assemblea dei
Sindaci, organo collegiale che dovrebbe poter condividere con il vertice politico dell’ente (Presidente)
le decisioni di carattere programmatico.
La Corte dei conti ha rilevato ritardi più o meno accentuati in capo alle Regioni: di esse
risultano essere quattordici quelle che hanno adottato una legge in materia di riordino totale o
parziale delle funzioni non fondamentali.
La Basilicata ha approvato, nell’inverno del 2015, la legge di sua competenza: la L.R. 6
novembre 2015, n. 49, recante “Disposizioni per il riordino delle funzioni provinciali in attuazione
della legge n. 56/2014 s.m.i”, prendendo a carico del bilancio regionale i seguenti oneri:
Missione 18
Programma 01
2016
2017
5.700.000,00
5.700.000,00
Ma l’effettiva presa in carico del personale degli Enti Provincia si è avuta con decorrenza dal
1° aprile 2016 in quanto si è sviluppata una intensa fase istruttoria che ha portato la Regione e le
52
Il riferimento è al taglio dei trasferimenti operati dallo Stato alle Regioni nonché l’obbligo per le stesse di risarcire gli enti di area vasta
e le Città metropolitane per le spese del personale, addetto alle funzioni non fondamentali, ma ancora a carico delle Province, nelle more
dell’emanazione delle leggi regionali.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
82
Province a dover definire le diverse questioni legate alla individuazione delle funzioni non
fondamentali da allocare.
La Regione ha proceduto, pertanto, all’assorbimento nella propria dotazione organica di 86
unità di personale53 per un importo complessivo di spesa del personale pari a circa € 2.500.00,00
annui.
In tal modo la Regione ha ritenuto di poter garantire la continuità e la qualità dei servizi e la
tutela dei rapporti di lavoro dei dipendenti provinciali, nel contesto delle risorse finanziarie stanziate
e nel rispetto della capacità assunzionale dell’Ente.
Il risultato raggiunto dalla Basilicata è il frutto di un piano operativo che ha tenuto conto
della necessità di evitare disservizi ai cittadini e, al contempo, disagi ai dipendenti utilizzando tutti
gli strumenti normativi e finanziari per rendere compatibili i costi della riforma54.
L’avvio dell’iter legislativo è avvenuto con la presentazione del relativo schema di legge
regionale da parte dell’Esecutivo con deliberazione della Giunta Regionale del 7.7.2015.
La discussione del testo ha richiesto un dibattito politico nella sede del Consiglio Regionale
che ha portato all’approvazione della legge regionale n.49 il 6.11.2015, pubblicata nel del Bollettino
Ufficiale della Regione n. 46, in data 8 novembre 2015.
Il testo del provvedimento legislativo risulta composta da 7 articoli.
Riguardo alle modalità individuate dal Legislatore regionale, si rileva che il Governo
regionale ha preferito utilizzare la formula del rinvio delle decisioni normativamente da assumere a
tempi e modi rientranti nella competenza dell’Esecutivo.
Ad essa, comunque, si ricorre anche quando si ritiene di dover operare il coinvolgimento del
Consiglio regionale (art. 2, c.2), oppure individuare le risorse finanziarie necessarie allo svolgimento
di funzioni che abbisognano, a loro volta, di uno specifico intervento legislativo (art. 3, c. 5 e 7).
Di dubbia qualità normativa si dimostrano le disposizioni che subordinano esplicitamente la
sottoscrizione di accordi alla “previa istruttoria da parte degli uffici provinciali competenti e dei
Dipartimenti regionali competenti”, anche perché si viene ad assegnare a strutture interne
dell’organizzazione pubblica una responsabilità che è da considerare propria del vertice politico o, al
più, avrebbe dovuto essere considerato il presupposto dell’assunzione delle decisioni riferite nel testo
normativo.
A parte che non possono formare in alcun modo “oggetto” di appositi (?) accordi né le funzioni
53 Dalla Provincia di Potenza n. 44; dalla Provincia di Matera n. 42 (D.G.R. n. 280 del 29 marzo 2016).
54 Significativo è stato il ricorso da parte delle Province all’art. 2,comma3,del D.L. 101/2013 e alla circolare “Madia” n.4/2014 ambedue
hanno consentito l’utilizzo dell’istituto del c.d.”prepensionamento”)
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
83
trasferite alla Regione né “quelle delegate dalla Regione alle Province” (art. 3, c. 8), ma se mai si
sarebbe dovuto parlare dei “tempi” di questa attività, così come dell’entità delle risorse umane
coinvolte - e ciò, in effetti, risulta chiarito nel testo dell’art. 4-, il Legislatore regionale lascia nella
indeterminatezza alcuni ulteriori aree decisionali (art. 4, c.5 e 7, ultimo periodo, lasciando intendere
che si possono effettuare altri spostamenti verso enti di area vasta).
Il termine che, ai sensi dell’art. 4, c.1, il Legislatore ha inteso porre, cioè 60 giorni dalla data
di entrata in vigore, al Governo Regionale, perché risultassero definitivi gli “accordi” non è
rispettato: il “primo” accordo si è, infatti, stipulato a marzo 2016. A riprova della valutazione
espressa precedentemente; e del fatto che il ritardo può e deve essere imputato a un
malfunzionamento degli apparati amministrativi di supporto.
Esso si limita ad affrontare uno solo dei temi previsti: le risorse umane. A successivi accordi
risulta rinviata la regolazione di altri aspetti dall’attività di trasferimento delle funzioni (risorse
finanziarie o strumentali; i rapporti attivi e passivi oggetto di trasferimento; la disciplina dei
procedimenti amministrativi pendenti).
Tale processo decisionale risulta, comunque, codificato assicurando al tema delle risorse
umane una priorità più alta rispetto agli altri suindicati (art. 4, c.1, ult. periodo).
Si tratta di un complesso di prescrizioni che richiedono il ricorso a procedure di accertamento
della situazione reale, ove solo si intenda dare attuazione alla cessione di beni strumentali da un ente
ad un altro.
In ogni caso, l’attività amministrativa di maggior peso – quella che ha richiesto il
coinvolgimento anche delle Organizzazioni sindacali – risulta essere stata completata: l’art. 4 dedica,
infatti, una attenzione molto ampia alle questioni economiche connesse al trasferimento delle risorse
umane, anche se c’è da notare come esse ricadano nella preponderanza dei casi, nello stesso comparto
di contrattazione collettiva.
Alcune norme di dettaglio, poi, avrebbero potuto non essere poste (art. 4, c.3 e 4); in ogni
caso, si nota come le prescrizioni, che si limitano a disciplinare alcune fattispecie o a richiamare
obblighi di legge, non sono state poste per evitare confusione nel cittadino, ma costituiscono solo un
indice di ipertrofia normativa.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
84
Le funzioni “non fondamentali” delle Province.
La titolarità della Regione (al 1.4.2016)
la delega alle Province (a mezzo accordo)
Funzioni/materia
Trasporto pubblico locale
Attribuzioni alla
Regione
X
2
Agricoltura
X
(gestione diretta)
3
Forestazione
4
Politiche ittico-venatorie
X
(gestione diretta)
5
Formazione
X
(gestione diretta)
6
Protezione Civile
X
(gestione diretta)
7
Politiche Sociali
Assistenza all’Infanzia
8
Turismo
X
(gestione diretta)
9
Attività Produttive
X
(gestione diretta)
10
Sport e tempo libero
X
(gestione diretta)
11
Cultura
Biblioteca, pinacoteche e
musei
1
12
Gestione delegata
(scadenza al 31.12.2017)
X
X
X
Solo:
1. Vigilanza
2. Controllo
X in attesa dell’Agenzia
LAB
(delega temporanea)
X
(gestione diretta)
X
X
Fonte:art. 3, L.R. 6.11.2015 n. 49; D.G.R. n. 280 del 29.3.2016 (art. 7, art. 8).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
85
Le funzioni trasferite alla Regione.
La non competenza degli uffici regionali (dal 1.4.2016).
1. Politiche Sociali Assistenza Infanzia e diversamente abili.
1.1. Dipartimento Regionale Politiche della Persona
2. Caccia e Pesca
2.1. Dipartimento Regionale Politiche agricole e forestali.
Ufficio Economia, Servizi e valutazione del Territorio Rurale
3. Industria Commercio e Artigianato
3.1. Dipartimento Regionale Politiche di Sviluppo lavoro e ricerca. Uffici Industria
Artigianato Commercio e Cooperazione
4. Protezione Civile
4.1. Dipartimento Regionale Presidenza della Giunta
Ufficio Protezione civile
5. Sport e Tempo libero
5.1. Dipartimento Regionale Politiche Sviluppo Lavoro, Formazione e Ricerca.
Ufficio Energia
6. Turismo
6.1. Dipartimento Regionale Politiche Sviluppo Lavoro Formazione Ufficio Gestione
Infrastrutture Sportive Culturali e Ambientali
Le risorse umane destinate allo svolgimento delle funzioni trasferite alla Regione.
I distacchi presso le Province
Provincia di POTENZA
Provincia di MATERA
Regione
14
32%
Regione
4
10%
Distacchi
30
68%
Distacchi
38
90%
TOTALE
44
100%
TOTALE
42
100%
Fonte: DGR n. 280 del 29.3.2016 (All. A e B)
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
86
1.5.1.1.
La lentezza del Legislatore regionale nell’assumere le decisioni del caso. La
valutazione dei tempi di elaborazione delle leggi
Le leggi regionali adottate per prime sono state quelle delle Regioni Toscana (legge regionale
3 marzo 2015, n.22 “Riordino delle funzioni provinciali e attuazione delle legge 7 aprile 2014, n.
56…”); Umbria (legge regionale 2 aprile 2015, n. 10 “Riordino delle funzioni amministrative
regionali di area vasta …”); Marche (legge regionale 3 aprile 2015, n. 13 “Disposizioni per il riordino
delle funzioni amministrative delle province”); Liguria (legge regionale 10 aprile 2015, n. 15
“Disposizioni di riordino delle funzioni conferite alle Province in attuazione della legge 7 aprile 2014,
n.56”) e Calabria (legge regionale 22 giugno 2015, n. 14 “Disposizioni urgenti per l’attuazione del
processo di riordino delle funzioni a seguito della legge n. 56/2014”).
Solo la Regione Lazio non ha ancora approvato una legge di riordino delle funzioni non
fondamentali, sebbene il relativo disegno di legge sia in avanzata fase di approvazione. 55
Le restanti Regioni a statuto ordinario, compresa la Basilicata, hanno adottato fra la fine del
mese di ottobre e gli inizi di novembre 2015 la relativa legge di riordino. 56
Dalla lettura dei testi delle leggi regionali di più recente adozione emergono alcuni elementi
di continuità con le norme precedentemente adottate e la conferma della centralità del nodo delle
risorse sia umane che finanziarie.
Viene confermata, altresì, la tecnica di rinvio in avanti a successivi provvedimenti
regolamentari, finalizzati ad una puntuale individuazione ed assegnazione di beni e risorse derivanti
dalla nuova allocazione delle funzioni.
In effetti, solo due sono state originariamente le Regioni (Toscana e Liguria) che si sono
preoccupate di fissare, da subito, con precisione, i limiti di competenza fra i diversi livelli di governo
e gli ambiti delle funzioni, mentre per le altre Regioni la questione è rimasta per lungo tempo aperta
e, quindi, da definire.
55 Per quanto riguarda la Regione Lazio il primo ddl è stato approvato dalla Giunta il 30 dicembre 2014 e la nuova proposta di legge regionale
è stata approvata in data 12 giugno 2015 (“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi alla Città metropolitana di Roma a Roma
Capitale e riallocazione delle funzioni amministrative a livello locale”); per il Molise con D.G.R. n. 759 del 31 dicembre 2014 è stato
approvato il ddl in materia di “riordino delle funzioni amministrative, in attuazione della legge 7 aprile 2014”,successivamente varato in via
definitiva dal Consiglio Regionale con Legge n 18 del 10.12.2015.
56 In particolare: l’Abruzzo con legge regionale 20 ottobre 2015, n. 32 “Disposizioni per il riordino delle funzioni amministrative delle
Province in attuazione della legge n. 56/2014”; la Basilicata con legge regionale 6 novembre 2015, n. 49 “Disposizioni per il riordino delle
funzioni provinciali in attuazione della legge n. 56/2014”; la Campania con legge regionale 9 novembre 2015, n. 14 “Disposizioni sul
riordino delle funzioni amministrative non fondamentali delle province in attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56 e della legge 23 dicembre
2014, n. 190”; l’Emilia-Romagna con legge regionale 30 luglio 2015, n. 13 “Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni
sulla città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro unioni; la Lombardia con legge regionale 8 luglio 2015, n. 19 “Riforma del
sistema delle autonomie della Regione…”; il Piemonte con legge regionale 29 ottobre 2015, n. 23 “Riordino delle funzioni amministrative
conferite alle Province in attuazione della in attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56”; la Puglia con legge regionale 30 ottobre 2015, n. 31
“Riforma del sistema di governo regionale e territoriale”; il Veneto con legge regionale 29 ottobre 2015, n. 19 “Disposizioni per il riordino
delle funzioni amministrative provinciali”.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
87
Come si è già notato, nelle leggi regionali di più recente approvazione, la tecnica del rinvio in
avanti appare ancora ampiamente utilizzata.
Ne sono prova, oltre la legge della Basilicata, quelle dell’Abruzzo, della Campania, del
Piemonte, della Puglia e del Veneto.
Più similmente alla Toscana, l’Emilia-Romagna, invece, nella l.r. n. 13/2015 ha definito
dettagliatamente l’assetto delle competenze nei diversi ambiti di materie: dall’ambiente ai trasporti,
dall’agricoltura alle attività produttive, dall’istruzione e formazione professionale allo sport e
cultura, con contestuale individuazione delle relative risorse finanziarie.
Le risorse finanziarie necessarie sono state individuate dalla legge regionale della Basilicata,
che ha destinato 5 milioni e 700 mila euro per gli esercizi finanziari 2016 e 2017 alla copertura degli
oneri finanziari derivanti dall’applicazione della normativa posta in essere.
Disposizioni finanziarie, che individuano specifiche risorse, sono contenute, comunque,
nell’art. 24 della legge regionale del Piemonte n. 23/2015 che, in fase di prima applicazione, ha
destinato alla Provincia di Verbano-Cusio-Ossola ed alla Città metropolitana di Torino risorse
rispettivamente per 1 milione e 2 milioni di euro.
Altrettanto specifica si dimostra la previsione delle risorse stanziate in bilancio dalla Regione
Veneto per l’esercizio 2015 pari a 28 milioni e 256 mila euro e per gli esercizi 2016 e 2017 per
complessivi 40 milioni di euro (art. 9 e art. 10 legge regionale n. 19/2015).
Più generiche ed improntate al criterio del rinvio si rilevano le disposizioni di carattere
finanziario contenute nelle leggi regionali dell’Abruzzo, della Campania (eccezione fatta per
l’individuazione delle risorse necessarie al personale assegnato alla Giunta regionale e per le spese di
funzionamento per l’espletamento delle funzioni rimaste in capo alle Province o allocate presso la
Regione) e della Liguria.
Sebbene le Regioni abbiano provveduto con risorse proprie alla copertura degli oneri
derivanti dall’attuazione del riordino, tuttavia, è emerso abbastanza chiaramente, già da tempo, che
le Province non avrebbero più potuto farsi carico dei costi del personale riferiti a funzioni non
fondamentali.
A tal fine, il comma 764 della l. 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016) aveva
previsto l’istituzione di un apposito fondo, che è stato destinato a garantire la copertura finanziaria
di quella parte di personale che non avrebbe potuto trovare sistemazione definitiva presso altra
amministrazione.
Si osserva, comunque, che le leggi regionali richiamate non sono riuscite a superare, fra l’altro,
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
88
la questione della conservazione delle circoscrizioni territoriali come definite dalle ex Province (nuovi
enti di area vasta).
D’altra parte, anche dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 50 del 2015, che ha
confermato la correttezza dell’azione di ridisegno delle circoscrizioni provinciali, sebbene al di fuori
del procedimento individuato dall’art. 133 della Costituzione, a patto che risultasse rispettato il
principio del necessario coinvolgimento delle popolazioni locali interessate, l’accennata questione
resta ancora da definire.
1.5.1.2.
L’intervento, nel 2015, della Corte Costituzionale: il ricorso al principio del buon
andamento
E’ necessario richiamare l’attenzione sul fatto che, nell’ambito del processo di attuazione
della legge di riforma delle Province, è intervenuta la Corte Costituzionale con la sentenza n. 188 del
24 luglio 2015, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di due leggi di bilancio della Regione
Piemonte: la l.r. n. 9/2013 (bilancio di previsione per l’esercizio 2013) e la l.r. n. 16/2013
(assestamento al bilancio di previsione per l’esercizio 2013) nella parte in cui entrambe non
consentivano di attribuire adeguate risorse per l’esercizio delle funzioni conferite dalla legge regionale
n. 34 del 1998 in materia di riordino delle funzioni e dei compiti amministrativi della Regione
Piemonte e degli Enti locali.57
Sebbene gli atti impugnati davanti al giudice a quo (TAR) siano state le delibere della Giunta
regionale con cui si è provveduto all’assegnazione delle risorse regionali da trasferire alle Province
ricorrenti, poiché le assegnazioni non avrebbero potuto, logicamente, superare gli stanziamenti
autorizzati con il bilancio di previsione e confermati in sede di assestamento, il giudizio di
costituzionalità ha avuto ad oggetto, in definitiva, le due leggi di approvazione dei citati documenti
contabili regionali ed, in particolare, i commi 1 e 2 dell’art. 2 della legge regionale n. 9/2013, nonché
l’art. 4 della stessa legge.
La dichiarazione di incostituzionalità delle anzidette disposizioni ha travolto, di conseguenza,
gli stanziamenti appostati sul capitolo di bilancio specificamente riferito ai trasferimenti alle
Province, che, nell’arco di soli due anni, avrebbero visto ridotta la propria dotazione finanziaria di
ben 67 punti percentuali, passando da 60 milioni di euro del 2010 a circa 20 milioni di euro del 2013.
57 Le norme impugnate sono i commi 1 e 2 dell’articolo 2 della legge n. 9/2013, che hanno approvato il totale generale delle spese, autorizzando
l’assunzione di impegni entro i limiti degli stanziamenti di competenza dello stato di previsione della spesa per l’esercizio 2013 e l’art. 4 della
medesima legge regionale, che ha approvato il quadro generale riassuntivo del bilancio per lo stesso esercizio, nonché l’art. 1 della legge
regionale n. 16 del 2013, che ha introdotto gli aggiornamenti e le variazioni allo stato di previsione dell’entrata e della spesa dello stesso
bilancio.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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La Consulta ha bocciato le disposizioni contenute nelle citate leggi della Regione Piemonte,
nella parte in cui le stesse dispongono la riduzione in modo irragionevole e sproporzionato – senza alcun
piano di riorganizzazione o riallocazione - delle dotazioni finanziarie storiche per l’esercizio delle
funzioni conferite alle Province dalla legge regionale n. 34/1998.
Infatti, a fronte di una così drastica riduzione degli stanziamenti per l’esercizio delle funzioni
trasferite, disposta dalla Regione Piemonte, sono rimasti intatti gli oneri operativi per l’esercizio
delle funzioni trasferite, compresi, ovviamente, i costi di gestione, ed, altresì, inalterati i requisiti
quantitativi e qualitativi delle funzioni medesime.
Ad avviso del Giudice delle leggi, le censurate disposizioni venivano a collidere, peraltro, con
il principio di buon andamento di cui all’art. 97 della Cost. che, nel caso in esame, costituisce il
portato del principio di ragionevolezza e parità di trattamento di cui all’art. 3 della Costituzione.
L’anzidetto principio implica, da un lato, che le risorse stanziate debbono essere idonee ad
assicurare la copertura della spesa (riguardata come costo effettivo), a cominciare da quella relativa
al personale delle amministrazioni e, dall’altro, che le stesse siano spese proficuamente in relazione
agli obiettivi, correttamente delineati già in sede di approvazione del bilancio di previsione.
Una dotazione finanziaria, così radicalmente ridotta e non accompagnata da proposte di
riorganizzazione dei servizi o da eventuale riallocazione delle funzioni, a suo tempo trasferite,
comporta, sempre ad avviso della Corte Costituzionale, una lesione del principio di buon andamento.
E questo, in considerazione del fatto che a determinarla non è la riduzione delle risorse in sé
bensì la sua irragionevole percentuale, in assenza di correlate misure che ne giustifichino il
dimensionamento (definizione del fabbisogno) attraverso il recupero di efficienza o una riallocazione
di parte delle funzioni, a suo tempo conferite.
La richiamata sentenza della Corte Costituzionale ha evidenziato come l’entità dell’effettuata
riduzione delle risorse a favore degli enti (Province) della Regione Piemonte abbia finito per incidere
evidentemente sull’autonomia finanziaria di questi ultimi.
Ferma restando, pertanto, la discrezionalità politica delle scelte operate dalla Regione
nell’assegnazione delle risorse e nella scelta dell’allocazione degli stanziamenti in bilancio,
allorquando tali scelte producano, come nel caso esaminato, rilevanti effetti innovativi nelle relazioni
finanziarie fra enti territoriali, non è possibile che le stesse si limitino alla semplice indicazione delle
risorse finanziarie senza essere accompagnate da un’adeguata relazione tecnica, che fornisca utili
elementi, al fine di rendere attuabile l’intervenuto adeguamento, senza ledere, come si è verificato,
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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l’autonomia di scelta degli enti titolari delle funzioni conferite.
La decisione assunta dalla Corte Costituzionale, al di là del caso di specie, pone un principio
basilare di grande rilievo anche per la tematica in esame: non è possibile, in sostanza, una riduzione
apodittica della dotazione finanziaria, che vada ad incidere sugli stanziamenti a favore degli enti (nel
caso di specie le province) in modo irragionevole e sproporzionato, in assenza, peraltro, di un progetto
di riorganizzazione e di riallocazione delle funzioni ancora intestate agli enti medesimi.
Infatti, le previsioni di entrata e di spesa devono essere necessariamente in linea con il
principio di programmazione, principio che risulta codificato dall’art. 7 della l. n. 196/2009.
Il limite invalicabile che è stato tracciato dalla Consulta è che non è possibile operare riduzioni
irragionevoli e sproporzionate delle risorse stanziate a favore degli Enti locali, senza un’adeguata e
proporzionale riduzione delle funzioni attribuite e del personale assegnato per lo svolgimento delle
stesse.
Il collegamento logico immediato è evidentemente con l’attuazione della l. n. 56/2014, in
considerazione dei tagli operati dalla l. n. 190/2014 (legge di stabilità 2015), che non appaiono del
tutto congruenti con il meccanismo previsto dalla citata l. n. 56/2014, che ha disposto la riallocazione
delle funzioni provinciali non fondamentali, in modo tale da assicurare agli enti destinatari delle
stesse l’attribuzione, in assoluta simmetria di patrimonio, strumentazioni e risorse precedentemente
spettanti alle Province 58.
Il processo di attuazione della riforma delle Province presenta, peraltro, aspetti peculiari
riferiti a specifici ambiti; il primo è identificabile con quello della edilizia scolastica.
La gestione dell’edilizia scolastica rientra, infatti, da sempre fra le competenze
istituzionalmente intestate alle Province ed è stata confermata fra le funzioni fondamentali
conservate in capo alle stesse, anche in forza della l. n. 56/2014.
Gli interventi rientranti nell’ambito di tale competenza consistono, oltre che nella messa in
sicurezza degli edifici già esistenti, nell’efficientamento energetico, nella manutenzione ordinaria e
straordinaria, nonché nella costruzione di nuovi edifici.
A fronte dell’impegno profuso dalle Province nella specifica area di intervento
59,
deve
58 Sulla scia della sentenza n. 188/2015 si colloca la recente pronuncia della Consulta n. 10/2016, nella quale è stato ribadito un principio
fondamentale. Non è possibile, infatti, una riduzione radicale degli stanziamenti a favore degli Enti locali che vada ad incidere in modo
irragionevole e sproporzionato sulle risorse a loro disposizione, ovvero che ne disponga una contrazione significativa in assenza di un progetto
di riorganizzazione dei servizi e dell’eventuale riallocazione delle funzioni a suo tempo trasferite e del personale assegnato per lo svolgimento
delle stesse. Come ulteriormente precisato dalla Corte Costituzionale, una riduzione eccessiva e l’incertezza sulla definitiva entità delle risorse
assegnate non consentono una proficua utilizzazione delle stesse, con conseguente violazione non solo del principio del buon andamento di cui
all’art. 97 Cost., ma anche dell’autonomia finanziaria degli Enti locali e del principio di eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3 Cost.
59 Sono 114 gli istituti scolastici rientranti nella competenza delle Province (n. 81 per la provincia di Potenza e n. 33 per quella di Matera).
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rammentarsi la tradizionale scarsità delle risorse messe a disposizione, sebbene, rispetto al passato,
debba, senza dubbio, apprezzarsi lo sforzo compiuto in questa direzione, rappresentato
dall’individuazione di un piano articolato per l’edilizia scolastica, comprensivo di risorse statali
specificamente destinate (per complessivi 450 milioni di euro), cui si sono accompagnati lo sblocco
del “Patto di stabilità” sia per il 2015 che per il 2016, i fondi INAIL destinati alla costruzione di
nuove scuole (per complessivi 300 milioni di euro), i fondi derivanti dallo scorrimento delle
graduatorie di cui al d.l. n. 66/2014 ed i mutui trentennali, con oneri a totale carico dello Stato
previsti dal d.m. 23 gennaio 2015.
1.5.1.3.
Il problema dell’allocazione delle risorse umane delle Province
Fra i vari interventi normativi a sostegno dell’attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56,
vanno richiamate le misure adottate in materia di personale, in primis, dalla legge di stabilità per
l'anno 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190).
Infatti, con tale normativa per un verso, si è imposto agli Enti locali destinatari della riforma,
tenuto conto delle nuove competenze, la riduzione della spesa del personale del 30% o del 50% (a
seconda che, rispettivamente, fossero destinati a rifluire o meno nelle Città Metropolitane) e, per
altro verso, si è previsto che i dipendenti rivelatisi in soprannumero, a seguito del riassetto delle
funzioni e dell’anzidetto taglio, fossero ricollocati presso le altre Amministrazioni statali, regionali e
comunali, anche in relazione alle leggi regionali di riallocazione delle competenze non fondamentali
già indicate dalla l. n. 56/2014.
Il processo di trasferimento delle risorse umane in esubero risulta tutt'altro che completato
per una serie di motivi riconducibili, in parte, alla lentezza delle Istituzioni coinvolte nell'attuazione
della riforma, anche in ragione della particolare circostanza del contestuale rinnovo elettorale dei
vertici politici di alcune Regioni e di diversi Comuni, avvenuto il 31 maggio 2015, ed, in parte, alla
mancanza di chiarezza del quadro regolamentare generale.
A tal riguardo, è bene precisare che, nell'arco del primo semestre dell'anno 2015, le misure
adottate dal Governo hanno riguardato lo stanziamento dei fondi e la predisposizione delle tabelle
di equipollenza tra le categorie di dipendenti dei diversi Comparti.
Le difficoltà sono state accentuate dal non sempre perfetto funzionamento del “Portale della
mobilità della Funzione Pubblica” su cui, a livello nazionale, tutte le Amministrazioni interessate
hanno dovuto caricare i dati relativi ai dipendenti in esubero e le disponibilità dei posti in organico.
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Tale processo viene costantemente monitorato dall’Osservatorio Nazionale sull’attuazione della
legge 56/2014, attivato presso il Ministero degli Affari Regionali, Autonomie e Sport.
Novità importanti, in vista del completamento del processo di riforma delle Province, sono
state introdotte, comunque, con il d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni dalla L.
6 agosto 2015, n. 125.
A fronte dell’esigenza di riassorbimento del personale delle Province, vanno richiamate le
sanzioni limitanti, in concreto, la possibilità per i predetti enti di acquisire nuove risorse umane fra
cui, le disposizioni recate dall’art.41 del d.l. n. 66/2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n.
89/2014.
Quest’ultima disposizione ha previsto, a decorrere dall'esercizio finanziario 2014, una
sanzione a carico di tutte le amministrazioni, esclusi gli enti del Servizio sanitario nazionale, che,
sulla base dell'attestazione, a firma del legale rappresentante e del responsabile del servizio
finanziario, recante l'importo dei pagamenti effettuati oltre la scadenza prevista ex d.lgs. 9 ottobre
2002, n. 231, avessero fatto registrare tempi medi nei pagamenti superiori a 90 giorni nel 2014 e a 60
giorni a decorrere dal 2015.
La sanzione consisteva nel divieto per i suddetti enti, nell'anno successivo a quello di
riferimento, di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia
contrattuale.
Sul punto, si ricorda come la suddetta disposizione sia stata dichiarata incostituzionale dal
Giudice delle leggi con la sentenza n. 272/2015, là dove questa prevedeva per qualsiasi violazione dei
predetti tempi, a prescindere, cioè, dalla gravità del ritardo e dalle cause che lo hanno determinato,
la stessa sanzione consistente, come detto sopra, nel divieto di assumere personale.
La pronuncia, tuttavia, non ha potuto eliminare il valore di principio di coordinamento della
finanza pubblica da attribuirsi alle norme, come quelle censurate, in materia di contenimento della
spesa di personale.
Pertanto, pur avendo bocciato la disposizione nella sua componente sanzionatoria, non è
venuta meno la necessità di rispetto della tempestività dei pagamenti da parte delle amministrazioni
pubbliche e della verifica di tale rispetto da parte degli organi di controllo interno degli enti
interessati.
Il blocco imposto alle assunzioni di personale dalla richiamata normativa si è rivelato, in
definitiva, un serio ostacolo all'assorbimento del personale soprannumerario delle Province, al quale
ha cercato di porre rimedio l'art. 1, comma 424, della legge di stabilità 2015 (l. 23 dicembre 2014, n.
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190), prevedendo che le Regioni e gli Enti locali, per gli anni 2015 e 2016, salva l'assunzione dei
vincitori di concorso delle proprie graduatorie già approvate, destinassero, per le finalità di
ricollocazione del personale in mobilità, la restante percentuale della spesa relativa al personale di
ruolo cessato negli anni 2014 e 2015, salva la completa ricollocazione del personale soprannumerario.
Per espressa previsione della stessa norma, inoltre, le spese per il personale ricollocato non si
sarebbero dovute calcolare ai fini del rispetto del tetto di spesa di cui al comma 557 dell'articolo 1
della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
Con l’intervento del d.l. 19 giugno 2015, n. 78 “Disposizioni urgenti in materia di enti locali”,
in particolare, dell’art. 4, concernente disposizioni in materia di personale, era stata prevista, ancor
prima della bocciatura da parte della Consulta, una deroga a quanto disposto dall’articolo 41, c. 2,
del d.l. n. 66/2014, nonché dall’art. 1, c. 462, lett. d) della l. n. 228/2012 e dall’art. 31, c. 26, lett. d)
della l. n. 183/2011.
Deroga consistente nella disapplicazione delle sanzioni previste per il mancato rispetto
dell’indicatore dei tempi medi nei pagamenti, del patto di stabilità interno e dei termini per l’invio
della relativa certificazione, al solo fine di consentire la ricollocazione del personale delle Province.
Ulteriore rimedio per incentivare l'esodo dei dipendenti provinciali è stato quello introdotto
dallo stesso art. 4 c. 2, consistente nel definitivo trasferimento degli stessi alle Amministrazioni presso
le quali risultavano temporaneamente assegnati in posizione di comando o distacco, salva la capienza
della dotazione organica e nei limiti delle dotazioni finanziarie disponibili a legislazione vigente 60.
Infine, il comma 3 del ripetuto art. 4 ha risolto, una volta per tutte, le questioni poste in
merito al corretto impiego dei residui di cui all'art. 3, c. 5, del d.l. n. 90/2014, a mente del quale, a
decorrere dall'anno 2014 è stato consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un
arco temporale non superiore a tre anni, nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella
finanziaria e contabile. Infatti, integrando l'anzidetta disposizione, il Legislatore ha aggiunto un
ultimo capoverso, in forza del quale è stato consentito l'utilizzo dei residui ancora disponibili delle
quote percentuali delle facoltà assunzionali riferite al triennio precedente, ampliando, perciò, la
capacità di reclutamento delle amministrazioni interessate.
Non è stato necessario l’intervento del d.l. n. 78/2015 per porre rimedio, invece, alle criticità
determinate dalla legge di stabilità 2015, laddove l'art. 1, c. 424, nel sanzionare con la nullità ogni
60 L’art. 4, c. 2 del d.l. n. 78/2015, prevede che “Il personale delle province che alla data del 31 dicembre 2014 si trova in posizione di
comando o distacco presso altra pubblica amministrazione, è trasferito, previo consenso dell’interessato, presso l’amministrazione dove presta
servizio, a condizione che ci sia capienza nella dotazione organica e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente e
comunque ove risulti garantita la sostenibilità finanziaria a regime della relativa spesa.”
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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nuovo reclutamento, in spregio al divieto imposto a tutte le Amministrazioni fino alla risistemazione
del personale provinciale in soprannumero, di fatto, ha impedito anche le assunzioni di quel
personale con specifiche professionalità necessario a fronteggiare vacanze di organico in determinati
settori, come quello della scuola, in cui non era in ogni caso possibile impiegare i lavoratori delle
disciolte Province 61.
Sul punto, è intervenuta la deliberazione n. 19/SEZAUT/2015/QMIG che, interpretando la
reale portata dei divieti assunzionali recati dalla l. n. 190/2014, li ha esclusi con riferimento a tutti
quei profili professionali specifici che richiedono titoli abilitativi o iscrizioni ad albi, funzionali
all'espletamento di servizi essenziali per le Amministrazioni, non ricompresi fra quelli posseduti dai
dipendenti provinciali in esubero.
Per quanto riguarda, in particolare, il personale addetto ai Centri provinciali per l’impiego,
non più rientranti, secondo la legge n. 56/2014, tra le funzioni fondamentali delle Province, una
prima soluzione per ricollocarlo è stata tentata dalla legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015), che
all'art. 1, c. 429, al fine di garantire l'ordinario espletamento delle funzioni dei Centri medesimi ed in
vista della realizzazione del Piano per l'attuazione della Raccomandazione del Consiglio dell'Unione
europea del 22 aprile 2013 (sull'istituzione di una “Garanzia per i giovani”), ha autorizzato le Città
metropolitane e gli enti di area vasta a prorogare i contratti a termine o di collaborazione a progetto
(in deroga al divieto del comma 420 della legge di stabilità per i soli enti di area vasta) ed a finanziare
quelli a tempo indeterminato, strettamente necessari alla realizzazione delle attività di gestione dei
fondi strutturali, con l'ausilio finanziario del Ministero del lavoro, attraverso il Fondo di rotazione.
Nell’affrontare le diverse questioni rimesse dalle Sezioni regionali di controllo per il Piemonte
e per la Lombardia, la Corte dei conti ha chiarito, innanzitutto, che per gli anni 2015 e 2016 la novella
introdotta dal c. 424 della legge di stabilità per il 2015 avrebbe dovuto essere considerata lex specialis
valevole per le indicate annualità ed integrante un regime derogatorio rispetto alla disciplina
generale che regola le facoltà assunzionali degli Enti locali. Pertanto, anche la facoltà di attingere
alle graduatorie dei concorsi pubblici già approvate è risultata preclusa, fino alla completa
riallocazione del personale soprannumerario delle Province, senza alcuna limitazione geografica.
Sempre nell’ottica di dover destinare tutti gli spazi assunzionali possibili al conseguimento
61 A tale ultimo proposito, deve rammentarsi che il legislatore è intervenuto prevedendo al c. 2 bis dell’art. 4 del citato d.l. n. 78/2015 facendo
salva la possibilità di indire procedure concorsuali finalizzate all’assunzione di educatori ed insegnanti per gli asili nido e per le scuole
dell’infanzia gestite direttamente dai Comuni in caso di dimostrata assenza fra le unità soprannumerarie di figure professionali in grado di
assolvere a tali funzioni.
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della predetta finalità di riassorbimento, la Sezione delle autonomie ha ribadito che gli Enti locali,
per gli esercizi 2015 e 2016, avrebbero potuto esclusivamente indire bandi di procedure di mobilità
riservate al personale soprannumerario degli enti di area vasta.
Nella stessa direzione è stato, poi, precisato che la capacità di assumere a tempo
indeterminato i vincitori dei concorsi pubblici collocatisi nelle graduatorie degli enti si esaurisce con
l’utilizzazione delle risorse corrispondenti al 60% (80% nel 2016) della spesa relativa al personale di
ruolo cessato nell’anno precedente.
Infine, appare di particolare interesse la soluzione del quesito posto dalla Sezione di controllo
per la Lombardia che fa riferimento alla possibilità di effettuare assunzioni tramite mobilità
volontaria per la copertura di posti infungibili non altrimenti destinabili mediante concorso.
Sul punto, premesso che la condizione di infungibilità che rileva ai fini dell’applicazione del
c. 424 è quella che presuppone il ricorrere di alcuni presupposti (relativi al fatto che il posto da
ricoprire sia prevista una qualificata professionalità attestata da titoli di studio specificatamente
individuati e che l’assunzione sia necessaria per garantire l’espletamento di un servizio essenziale), si
è deciso che l’ente, constatata l’inesistenza delle suddette professionalità, potrà procedere ad
assumere anche con le procedure della mobilità volontaria.
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha cercato, come si è già accennato, di
incentivare la riallocazione del personale dei Centri per l'Impiego presso le diverse Regioni, rendendo
nota la disponibilità di circa 60 milioni di euro, a valere sul Fondo di rotazione per la formazione
professionale e l'accesso al Fondo Sociale Europeo di cui all'art. 25 della l. 21 dicembre 1978, n. 845,
e successive modificazioni e integrazioni.
Somma che è stata resa disponibile per poter essere anticipata al fine di fronteggiare i costi
del personale già dipendente delle ex Province ed addetto ai progetti finanziati dai fondi strutturali
nell'ambito del programma "Garanzia Giovani", previsto dalla Raccomandazione del Consiglio
dell'Unione Europea 22 aprile 2013.
Tuttavia, tale sovvenzionamento, nei limiti della capienza del Fondo, sarebbe stato disposto
a favore solo di quei progetti ricompresi nell'ambito dei programmi operativi regionali co-finanziati
dai fondi strutturali e che prevedessero la partecipazione dei suddetti dipendenti, i cui oneri fossero
posti a carico dei medesimi programmi.
A tal fine, le stesse Regioni avrebbero dovuto aver già completato la procedura di
decentramento o accentramento funzionale loro demandata dalla l. n. 56/2014 e dai successivi decreti
ed accordi attuativi, mediante l'emanazione della relativa legge.
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Adempimento, che però, di fatto, non è stato concluso in tempi ragionevoli, visto l’inutile
spirare del termine fissato senza che fossero stati individuati nominativamente i dipendenti delle ex
province, già addetti ai Servizi per l'impiego da far transitare alle Regioni.
Conseguentemente le Regioni si sono ritrovate nella impossibilità di compilare e sottoscrivere
i moduli predisposti dal Ministero del lavoro per l'accesso alle anticipazioni del Fondo di rotazione di
cui trattasi, atteso che, tra le notizie da fornire vi erano quelle relative al numero dei dipendenti in
servizio presso i Servizi per impiego, con relativo inquadramento e tipologia contrattuale di
reclutamento nonché quelle inerenti alla quantificazione dei relativi oneri.
Il d.l. n. 78/2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125/2015, all'art. 15, 62 ha messo
a disposizione delle Regioni un ulteriore strumento per consentire il transito del personale
provinciale, prevedendo che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, previa intesa raggiunta
in Conferenza Unificata, predisponesse, in accordo con le Regioni e le Province autonome, un Piano
di rafforzamento dei Servizi per l'impiego, in grado di coordinare l'utilizzo delle risorse nazionali e
regionali e dei fondi strutturali europei, allo scopo di dare ulteriore impulso alle politiche per il
rilancio dell'occupazione.
Nel rispetto dell'anzidetto Accordo quadro, il Ministero è stato chiamato a stipulare specifiche
convenzioni con ciascuna Regione interessata, risultando così adempiuti i relativi obblighi in
relazione alla gestione dei servizi per l'impiego, prevedendosi anche il concorso agli oneri di
62 L’art. 15 recita testualmente: “1. Allo scopo di garantire livelli essenziali di prestazioni in materia di servizi e politiche attive del lavoro,
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le regioni e le province autonome, definiscono, con accordo in Conferenza unificata, un piano
di rafforzamento dei servizi per l’impiego ai fini dell’erogazione delle politiche attive, mediante l’utilizzo coordinato di fondi nazionali e
regionali, nonché dei programmi operativi cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo e di quelli cofinanziati con fondi nazionali negli ambiti
di intervento del Fondo Sociale Europeo, nel rispetto dei regolamenti dell’Unione europea in materia di fondi strutturali.
2.Allo scopo di garantire i medesimi livelli essenziali attraverso meccanismi coordinati di gestione amministrativa, il Ministero del lavoro e
delle politiche sociali stipula, con ogni regione e con le province autonome di Trento e Bolzano, una convenzione finalizzata a regolare i
relativi rapporti ed obblighi in relazione alla gestione dei servizi per l’impiego e delle politiche attive del lavoro nel territorio della regione o
provincia autonoma.
3.Nell’ambito delle convenzioni di cui al comma 2 stipulate con le regioni a statuto ordinario, le parti possono prevedere la possibilità di
partecipazione del Ministero agli oneri di funzionamento dei servizi per l’impiego per gli anni 2015 e 2016, nei limiti di 70 milioni di euro
annui, ed in misura proporzionale al numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato direttamente impiegati in compiti di erogazione
di servizi per l’impiego.
4.Subordinatamente alla stipula delle convenzioni di cui al comma 2 e nei limiti temporali e di spesa stabiliti dalle medesime, il Ministero
del lavoro e delle politiche sociali è autorizzato ad utilizzare una somma non superiore a 70 milioni di euro annui, a carico del fondo di
rotazione di cui all’articolo 9 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, per
le finalità di cui al comma 3.
5.Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, in deroga a quanto previsto dal comma 4 ed esclusivamente per l’anno 2015,
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali provvede, su richiesta di ciascuna regione a statuto ordinario e in via di mera anticipazione
rispetto a quanto erogabile a seguito della stipula della convenzione di cui al comma 2, all’assegnazione a ciascuna regione della relativa quota
annua, a valere sul Fondo di rotazione di cui al comma 4. Laddove con la medesima regione destinataria dell’anticipazione non si addivenga
alla stipula della convenzione entro il 30 settembre 2015, è operata una riduzione di importo corrispondente alla erogazione effettuata a valere
sui trasferimenti statali a qualsiasi titolo disposti in favore della regione stessa. Le predette risorse sono riassegnate al Fondo di rotazione di
cui al primo periodo del presente comma.
6.All’articolo 1, comma 429, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, le parole da “Allo scopo di consentire il temporaneo finanziamento dei
rapporti di lavoro” fino alla fine del comma sono abrogate.”
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funzionamento, nei limiti di 70 milioni di euro annui per il 2015 ed il 2016, tratti dal Fondo di
rotazione, ed in misura proporzionale al numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato
direttamente impiegati in compiti di erogazione di servizi per l'impiego, al fine ultimo di incentivare
il trasferimento del personale interessato dalle Province ai nuovi servizi, rientrati nell’alveo di
competenza dello Stato.
In attuazione del decreto legislativo 14.9.2015, n. 150, le Regioni hanno potuto stipulare
specifiche convenzioni con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per regolare i rapporti
inerenti la gestione dei servizi per il lavoro e le politiche attive.
La Basilicata, per una razionale ed organica gestione delle funzioni in materia di formazione
e di politiche per il lavoro, ha in corso di approvazione la legge regionale istitutiva dell’Agenzia
regionale per il lavoro e la transizione nella vita attiva LAB (Lavoro e Apprendimento Basilicata)
L'art. 5 del citato d.l. n. 78/2015, ha individuato una soluzione anche per il personale
appartenente ai corpi polizia provinciale
63,
che, ferme le prerogative legislative delle Regioni in
ordine al riassetto delle funzioni non fondamentali, verrebbe a confluire nei Corpi di polizia
municipale, al fine di garantire, in ambito provinciale e metropolitano, il presidio del territorio, la
vigilanza ittico - venatoria, la tutela dell'ambiente, il controllo della circolazione e lo svolgimento
delle funzioni di polizia giudiziaria, secondo le modalità e le procedure di cui al decreto previsto
dall'art. 1, c. 423, l. n. 190/2014.
Il decreto definisce, al riguardo, un percorso più articolato di riallocazione del personale, che
tiene conto sia dell’esigenza di mantenere in capo alle Province servizi di polizia provinciale connessi
allo svolgimento delle loro funzioni fondamentali in materia di ambiente e circolazione stradale, sia
del riordino delle funzioni di polizia amministrativa locale ad opera del Legislatore regionale, sia
delle esigenze di personale di polizia locale dei Comuni del territorio.
Il personale di polizia provinciale, individuato come necessario allo svolgimento delle funzioni
63 1.In relazione al riordino delle funzioni di cui all’art. 1, c. 85, della l. n. 56/2014, e fermo restando quanto previsto dal comma 89 della
medesima legge relativamente al riordino delle funzioni da parte delle Regioni, per quanto di propria competenza, il personale appartenente
ai Corpi ed ai servizi di polizia provinciale di cui all’articolo 12 della legge 7 marzo 1986, n. 65, transita nei ruoli degli Enti locali per lo
svolgimento delle funzioni di polizia municipale, secondo le modalità e procedure definite nel decreto di cui all’art. 1, c. 423, della l. n.
190/2014.
2.Il transito del personale di cui al comma 1 nei ruoli degli Enti locali avviene nei limiti della relativa dotazione organica e della
programmazione triennale dei fabbisogni di personale, in deroga alle vigenti disposizioni in materia di limitazioni alle spese ed alle
assunzioni di personale, garantendo comunque il rispetto del patto di stabilità interno nell’esercizio di riferimento e la sostenibilità di bilancio.
Si applica quanto previsto dall’art. 4 c. 1 del d.l. n. 78/2015 ha previsto, al solo fine di consentire la riallocazione del personale delle Province
(in attuazione dei processi di riordino come disciplinati dalla l. n. 56/2014 e dall’art. 1, c. 424 della l. n. 190/2014), una deroga in caso di
mancato rispetto per l’anno 2014 dell’indicatore dei tempi medi di pagamento, del patto di stabilità interno nonché dei termini per la relativa
certificazione e per l’applicazione delle relative sanzioni.
3. Fino al completo assorbimento del personale di cui al presente articolo, è fatto divieto agli Enti locali, a pena di nullità delle relative
assunzioni, di reclutare personale con qualsivoglia tipologia contrattuale per lo svolgimento di funzioni di polizia locale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
98
fondamentali ai sensi dell’art. 5 del d.l. n. 78/2015, dovrebbe essere, quindi, impegnato a continuare
a svolgere attività di polizia locale, secondo la disciplina specifica che deriva dalla legislazione statale
e regionale di settore.
Nel caso in cui le Regioni abbiano deciso di riportare a livello regionale le funzioni
amministrative su caccia e pesca ambiente ed aree protette, potranno delegare agli enti di area vasta,
comprese le Città metropolitane, le funzioni di polizia e vigilanza da svolgersi da parte di agenti o
ufficiali di polizia locale. 64
Il predetto trasferimento risulta, tuttavia, limitato alla capienza della dotazione organica dei
Comuni interessati ed alla programmazione triennale dei fabbisogni di personale, sia pure in deroga
alle vigenti disposizioni in materia di limitazioni alle spese ed alle assunzioni di personale, secondo
quanto già previsto dall'art. 4, c. 1, del medesimo decreto e alla garanzia del rispetto del patto di
stabilità interno e della sostenibilità di bilancio.
Allo scopo di rafforzare l’anzidetta disposizione è stato previsto, altresì, il divieto per gli enti,
fino al completo assorbimento dei ruoli provinciali, di reclutare, con qualsivoglia tipologia
contrattuale, personale per lo svolgimento di funzioni di polizia locale, pena la nullità dei relativi
contratti.
Per un quadro complessivo del processo in atto, appare opportuno evidenziare, altresì, che il
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibac) ha avviato un percorso, non ancora
concluso, per la valorizzazione e la destinazione del patrimonio culturale delle Province (musei,
pinacoteche, biblioteche) che, ad oggi, risulta, nella maggior parte dei casi, essere posto a carico del
bilancio delle Regioni.
La questione del trasferimento del personale diventato “soprannumerario” a seguito della
legge di depotenziamento delle Province, ha interessato tutto l’anno 2015 e si è protratta fino alla
primavera dell’anno 2016.
Pertanto, la Sezione delle autonomie è stata interessata per la soluzione di questioni di
massima attinenti all’applicazione delle disposizioni recate in materia dalla legge n. 190/2014
(stabilità per il 2015) e dal d.l. n. 78/2015.
In particolare, per quanto riguarda l’interpretazione dei commi 424 e 425 della l. n. 190/2014
vanno richiamate le deliberazioni n. 19/SEZAUT/2015/ QMIG e n. 26/SEZAUT/2015/QMIG, che,
nell’affrontare i diversi quesiti posti dalle Sezioni regionali di controllo per il Piemonte e per la
64 Le funzioni di polizia locale ed il relativo personale, oggetto di riallocazione alla data del 31 ottobre 2015, sono stati trasferiti alle nuove
amministrazioni, garantendo il rispetto del patto di stabilità interno nell’esercizio di riferimento.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
99
Lombardia, hanno fornito utili indicazioni operative per gli enti chiamati a dare applicazione alle
disposizioni in materia di personale65.
1.5.1.4.
L’intervento del Legislatore nazionale con la legge di stabilità per il 2016 a
salvaguardia della gestione delle politiche pubbliche
Con la legge 28 dicembre 2015, n. 208, si sono definite le ulteriori tappe per la completa
attuazione della legge n. 56/2014.
Si è previsto, innanzitutto, nelle more del processo di riordino delle funzioni e del
trasferimento definitivo del personale soprannumerario delle Province, l’istituzione di un fondo,
finalizzato in parte (34%) a concorrere alla corresponsione del trattamento economico del suddetto
personale.
Per la restante e più consistente parte (66%), il predetto fondo, costituito nello stato di
previsione della spesa del Ministero dell’interno, risulta essere destinato, invece, alle province delle
regioni a statuto ordinario che non riescono a garantire il mantenimento della situazione finanziaria
corrente per l’anno 2016.
La dotazione complessiva del fondo, ammontante a 60 mln di euro, è costituita mediante
65 La prima, nell’affrontare le diverse questioni rimesse dalle Sezioni regionali di controllo per il Piemonte e per la Lombardia, ha chiarito,
innanzitutto, che per gli anni 2015 e 2016 la novella introdotta dal c. 424 della legge di stabilità per il 2015 deve essere considerata lex
specialis, valevole per le indicate annualità ed integrante un regime derogatorio rispetto alla disciplina generale che regola le facoltà
assunzionali degli Enti locali. Pertanto, anche la facoltà di attingere alle graduatorie dei concorsi pubblici già approvate risulta preclusa fino
alla completa riallocazione del personale soprannumerario delle Province, senza alcuna limitazione geografica.
Sempre nell’ottica di dover destinare tutti gli spazi assunzionali possibili al conseguimento della predetta finalità di riassorbimento è stato
ribadito che gli Enti Locali per gli esercizi 2015 e 2016 possono esclusivamente indire bandi di procedure di mobilità riservate al personale
soprannumerario degli enti di area vasta.
Inoltre, nella sessa direzione è stato precisato che la capacità di assumere a tempo indeterminato i vincitori dei concorsi pubblici collocatisi
nelle graduatorie degli enti si esaurisce con l’utilizzazione delle risorse corrispondenti al 60% (80% nel 2016) della spesa relativa al personale
di ruolo cessato nell’anno precedente.
Infine, appare di particolare interesse la soluzione del quesito posto dalla Sezione di controllo per la Lombardia che fa riferimento alla
possibilità di effettuare assunzioni tramite mobilità volontaria per la copertura di posti infungibili non altrimenti destinabili mediante
concorso. Al riguardo, premesso che la condizione di infungibilità che rileva ai fini dell’applicazione del c. 424 è quella che presuppone il
ricorrere di alcuni requisiti relativi al fatto che il posto da ricoprire sia prevista una qualificata professionalità attestata da titoli di studio
specificatamente individuati e che l’assunzione sia necessaria per garantire l’espletamento di un servizio essenziale, accertata la ricorrenza
degli indicati presupposti, l’ente, constatata l’inesistenza delle suddette professionalità, potrà procedere ad assumere anche con le procedure
della mobilità volontaria. A tale ultimo proposito, deve rammentarsi che il Legislatore è intervenuto prevedendo al c. 2 bis dell’art. 4 del citato
d.l. n. 78/2015 facendo salva la possibilità di indire procedure concorsuali finalizzate all’assunzione di educatori ed insegnanti per gli asili
nido e per le scuole dell’infanzia gestite direttamente dai Comuni in caso di dimostrata assenza, fra le unità soprannumerarie, di figure
professionali in grado di assolvere a tali funzioni. La deliberazione n. 26/2015 ha riconosciuto come le suddette disposizioni introducano per
gli anni 2015 e 2016 una disciplina derogatoria, finalizzata alla prioritaria ricollocazione delle unità di personale soprannumerarie
destinatarie dei processi di mobilità, sanzionando con la nullità assoluta le assunzioni effettuate in difformità dalle norme. La citata
pronuncia della Sezione delle autonomie da conto, peraltro, anche delle modifiche introdotte dal d.l. 19 giugno 2015, n. 78, che all’art. 4, c.
3, introduce una modifica all’art. 3, c. 5, del d.l. n. 90/2014 che ha autorizzato i Comuni ad impiegare nel 2015 l’eventuale budget residuo
del triennio 2011-2013 per assunzioni non vincolate ai sensi del comma 424. Modifiche che hanno indotto il non luogo a deliberare per la
seconda delle due questioni sottoposte all’esame della Sezione. Anche alla luce del principio di diritto posto dalla citata deliberazione sono
stati confermati i vincoli alle assunzioni ex comma 424 finalizzati al riassorbimento del personale provinciale. Il comma 4 del citato art. 4
ha previsto, altresì, che il personale delle Province in posizione di distacco o comando presso altre amministrazioni possa transitare nei ruoli
di tali amministrazioni nei limiti della capienza nella dotazione organica e nei limiti delle sostenibilità finanziaria della relativa spesa.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
100
l’utilizzo delle risorse disponibili per le assunzioni ex art. 1, c. 425, della l. n. 190/2014 (legge di
stabilità per il 2015) da parte delle amministrazioni centrali.
La ripartizione del 34% del fondo fra le amministrazioni interessate deve avvenire in modo
proporzionale alle unità di personale dichiarate in sovrannumero e non ancora ricollocate, secondo
quanto risulta dal D.M. 14 settembre 2015, adottato a seguito del monitoraggio attivato ai sensi dei
commi 424 e 425 della legge di stabilità per il 2015.
Oltre alle citate disposizioni di carattere finanziario, tese a fronteggiare i due problemi
principali emergenti dall’attuazione della riforma e cioè la grave crisi di liquidità degli enti
considerati e la questione assai delicata del transito del personale soprannumerario, la legge di
stabilità per il 2016 contiene anche altre disposizioni riguardanti le ulteriori tappe per la piena
attuazione della riforma.
In via generale appare evidente che, nonostante i provvedimenti statali, l’onere di portare a
compimento la riforma delle Province grava essenzialmente sulle Regioni a cui è stato richiesto uno
sforzo straordinario, sia in termini finanziari, sia dal punto di vista organizzativo e della disciplina
normativa e regolamentare.
Al fine di poter superare, una volta per tutte, l’impasse determinato dalla diffusa ritrosia delle
Regioni a legiferare sulla riallocazione delle funzioni non fondamentali, è stato previsto dal comma
765, per quelle che, alla data del 30 gennaio 2016, non avessero ancora provveduto a dare attuazione
all’accordo fra Stato e Regioni, sancito in sede di Conferenza Unificata dell’11 settembre 2014 (sul
punto cfr. delibera n. 17/SEZAUT/2015/FRG pagine 19-21 della relazione sul riordino delle
Province), la nomina di un commissario ad acta.
Il Commissario, designato con apposito d.p.c.m., sentita la suddetta Conferenza Unificata,
avrà il compito di adottare gli atti necessari a rendere effettivo il trasferimento delle risorse umane,
strumentali e finanziarie relative alle funzioni non fondamentali, sulla base anche di quanto precisato
nei successivi commi da 766 a 776 della stessa legge di stabilità.
In estrema sintesi, il Commissario è stato chiamato a procedere, prioritariamente, al
trasferimento definitivo del personale che si sia utilmente collocato nelle graduatorie redatte dal
Ministero della giustizia, a prescindere anche dal nulla osta dell’ente di provenienza, assegnandolo
agli uffici giudiziari.
Invece, si prevede la ricollocazione, nell’organico delle Città metropolitane e delle Province,
del personale adibito alle funzioni di polizia amministrativa locale, ove le leggi regionali abbiano
riallocato presso i predetti enti le funzioni in parola, con copertura dei relativi oneri finanziari e con
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
101
la rideterminazione della dotazione organica in misura corrispondente al personale riallocato.
1.5.2 L’incidenza della disciplina statale sulla funzionalità dei Comuni
aderenti all’Unione dei Comuni e ad altre forme di razionalizzazione
delle competenze (convenzioni)
A norma dell’art. 14, comma 28, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di
stabilizzazione finanziaria e di competitività economica): “I comuni con popolazione fino a 5.000
abitanti, ovvero fino a 3.000 abitanti se appartengono o sono appartenuti a comunità montane,
esclusi i comuni il cui territorio coincide integralmente con quello di una o di più isole e il comune di
Campione d'Italia, esercitano obbligatoriamente in forma associata, mediante unione di comuni o
convenzione, le funzioni fondamentali dei comuni di cui al comma 27, ad esclusione della lettera l)…”
Ai fini di una valutazione complessiva sullo stato di esecuzione della disposizione normativa
richiamata, si fa presente che la Regione Basilicata conta 131 Comuni. Di essi 98 sono sotto la fascia
dei 5.000 abitanti; per essi ricorre l’obbligo dell’adeguamento. Vanno esclusi i sottoelencati 19
Comuni perché con popolazione superiore ai 3.000 abitanti e perché facenti parte di Comunità
Montane (18 in Provincia di Potenza e 1 in Provincia di Matera).
N.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
Denominazione Ente
(Provincia di Potenza)
FILIANO
SAN FELE
TRAMUTOLA
VIGGIANELLO
VIGGIANO
TOLVE
PATERNO
ROTONDA
RUOTI
OPPIDO LUCANO
ATELLA
MOLITERNO
BRIENZA
PIETRAGALLA
FRANCAVILLA IN SINNI
MARSICO NUOVO
RAPOLLA
LATRONICO
Popolazione al 1°
gennaio 2014
3.033
3.091
3.153
3.200
3.244
3.311
3.412
3.490
3.590
3.825
3.837
4.106
4.107
4.219
4.238
4.260
4.484
4.672
Elaborazione Corte dei conti
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
102
Denominazione Ente
(Provincia di Matera)
Popolazione al 1°
gennaio 2014
STIGLIANO
4.557
Elaborazione Corte dei conti
L’obbligo di costituzione riguarda, in totale, 80 comuni: 63 nel territorio della Provincia di
Potenza e 17 in quello di Matera:
N.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
Comuni in provincia di Potenza
Denominazione Ente
ABRIOLA
ACERENZA
ALBANO DI LUCANIA
ANZI
ARMENTO
BALVANO
BANZI
BARAGIANO
BARILE
BRINDISI MONTAGNA
CALVELLO
CALVERA
CAMPOMAGGIORE
CANCELLARA
CARBONE
CASTELGRANDE
CASTELLUCCIO INFERIORE
CASTELLUCCIO SUPERIORE
CASTELMEZZANO
CASTELSARACENO
CASTRONUOVO DI SANT'ANDREA
CERSOSIMO
CHIAROMONTE
CORLETO PERTICARA
EPISCOPIA
FARDELLA
FORENZA
GALLICCHIO
GINESTRA
GRUMENTO NOVA
GUARDIA PERTICARA
LAURENZANA
MASCHITO
MISSANELLO
MONTEMILONE
MONTEMURRO
NEMOLI
NOEPOLI
PESCOPAGANO
PIETRAPERTOSA
RAPONE
RIPACANDIDA
RIVELLO
ROCCANOVA
Popolazione al 1°
gennaio 2014
1.589
1.918
2.458
1.755
664
1.854
1.373
2.662
2.834
921
1.957
405
823
1.389
664
977
2.168
849
822
1.440
1.114
689
1.949
2.564
1.439
617
2.156
890
739
1.735
567
1.883
1.734
570
1.725
1.283
1.504
926
1.969
1.069
999
1.745
2.793
1.607
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
103
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
RUVO DEL MONTE
SAN CHIRICO NUOVO
SAN CHIRICO RAPARO
SAN COSTANTINO ALBANESE
SAN MARTINO D'AGRI
SAN PAOLO ALBANESE
SAN SEVERINO LUCANO
SANT'ANGELO LE FRATTE
SARCONI
SASSO DI CASTALDA
SATRIANO DI LUCANIA
SAVOIA DI LUCANIA
SPINOSO
TEANA
TERRANOVA DI POLLINO
TRECCHINA
TRIVIGNO
VAGLIO BASILICATA
VIETRI DI POTENZA
1.099
1.431
1.131
755
824
296
1.614
1.435
1.392
838
2.391
1.143
1.515
641
1.270
2.344
692
2.078
2.880
Elaborazione Corte dei conti
N.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
Comuni in provincia di Matera
Denominazione Ente
ACCETTURA
ALIANO
CALCIANO
CIRIGLIANO
COLOBRARO
CRACO
GARAGUSO
GORGOGLIONE
GROTTOLE
POMARICO
MIGLIONICO
OLIVETO LUCANO
ROTONDELLA
SALANDRA
SAN GIORGIO LUCANO
SAN MAURO FORTE
VALSINNI
Popolazione al
1° gennaio 2014
1.470
1.041
773
350
1.314
768
1.094
1.015
2.315
4.226
2.519
476
2.708
2.858
1.262
1.628
1.592
Elaborazione Corte dei conti
Alla data del presente referto la Regione Basilicata non ha approvato una specifica normativa
che disciplini la riorganizzazione territoriale e funzionale delle forme associative attraverso la
promozione, in ottemperanza delle vigenti disposizioni legislative statali, delle Unioni di Comuni e
delle forme di collaborazione.
Tuttavia, va richiamata l’attenzione sul fatto che la Giunta Regionale, con D.G.R. n. 1217
del 10 ottobre 2014, ha approvato lo schema di disegno di legge regionale in materia di riordino del
Sistema di Governo Locale che ha trasmesso al Consiglio Regionale senza che sia stato ancora
approvato.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
104
Ai sensi dell’art. 14, comma 31-ter, d.l.78/2010, i comuni obbligati sono tenuti ad assicurare
l’attuazione delle disposizioni di cui sopra:
a) entro il 1° gennaio 2013 con riguardo ad almeno tre delle funzioni fondamentali di cui al
comma 27, art. 14 d.l.78/2010;
b) entro il 30 settembre 2014, con riguardo ad ulteriori tre delle funzioni fondamentali di cui
al comma 27, art. 14 d.l.78/2010;
b-bis) entro il 31 dicembre 2014, con riguardo alle restanti funzioni fondamentali di cui al
comma 27, art. 14 d.l.78/2010.
Tali termini, com’è noto, sono stati spostati al 31 dicembre 2015 dall’ art. 4, comma 6-bis del
D.L. 31 dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 febbraio 2015, n. 11.
PROVINCIA DI POTENZA
Sulla base delle informazioni acquisite dalla Prefettura di Potenza è emersa la seguente situazione:
• sono state costituite tre Unioni di Comuni, mentre altre tre risultano in via di costituzione.
Funzioni esercitate in associazione
Forme
associative
Comuni
coinvolti
Cancellara Unione dei
MontemiloneComuni Alto
Oppido L.Bradano
Maschito Acerenza BanziForenzaUnione dei
Palazzo S. G.
Comuni Alto
S. Chirico
Bradano
NuovoGenzano di
Lucania-Tolve
Castelluccio
Inf.Castelluccio
Sup.Unione
LagonegroLucana del LatronicoLagonegrese LauriaMarateaNemoliRivelloTrecchina
c)
C
e)
E
f)
g) h) lbis)
Data
Dimens.
costituz. territor.
altre
funzioni
F
0
5/11/09
F
Sportello
unico
attività
produttive
15/12/11
7/5/15
G
H Ibis
C
Abitanti
Norma
statale di
rifer.
Norm
a
in applicaz
region
del DL
ale di
78/10
riferi
mento
Governance
36.737
Conferenza
dei Sindaci
695,4
22.504
Consiglio
Unione
618,85
38.297
art. 32
dlgs
267/2000
Consiglio
Unione
Elaborazione Corte dei conti su dati Prefettura di Potenza
ART 19 COMMA 1 LEGGE N. 135/2012
a) organizzazione generale dell’amministrazione, gestione finanziaria e contabile e controllo;
b) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale, ivi compresi i servizi di trasporto pubblico
comunale;
c) catasto, ad eccezione delle funzioni mantenute allo Stato dalla normativa vigente;
d) la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché la partecipazione alla pianificazione territoriale di
livello sovracomunale;
e) attività, in ambito comunale, di pianificazione di protezione civile e di coordinamento dei primi soccorsi;
f) l’organizzazione e la gestione dei servizi di raccolta, avvio e smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e la riscossione
dei relativi tributi;
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
105
g) progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali ed erogazione delle relative prestazioni ai cittadini,
secondo quanto previsto
dall’art. 118, quarto comma, della Costituzione;
h) edilizia scolastica (per la parte non attribuita alla competenza delle province), organizzazione e gestione dei servizi
scolastici;
i) polizia municipale e polizia amministrativa locale;
l bis) i servizi in materia statistica.
ENTI OBBLIGATI
N.
ENTE
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
ABRIOLA
ACERENZA
ALBANO DI LUCANIA
ANZI
ARMENTO
BALVANO
BANZI
BARAGIANO
BARILE
BRINDISI MONTAGNA
CALVELLO
CALVERA
CAMPOMAGGIORE
CANCELLARA
CARBONE
CASTELGRANDE
CASTELLUCCIO INFERIORE
CASTELLUCCIO SUPERIORE
CASTELMEZZANO
CASTELSARACENO
CASTRONUOVO DI
SANT'ANDREA
CERSOSIMO
CHIAROMONTE
CORLETO PERTICARA
EPISCOPIA
FARDELLA
FORENZA
GALLICCHIO
GINESTRA
GRUMENTO NOVA
GUARDIA PERTICARA
LAURENZANA
MASCHITO
MISSANELLO
MONTEMILONE
MONTEMURRO
NEMOLI
NOEPOLI
PESCOPAGANO
PIETRAPERTOSA
RAPONE
RIPACANDIDA
RIVELLO
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
Popolazione
al 1°
gennaio
2014
1.589
1.918
2.458
1.755
664
1.854
1.373
2.662
2.834
921
1.957
405
823
1.389
664
977
2.168
849
822
1.440
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
2
5
3
5
0
8
5
8
3
3
3
10
3
5
10
6
2
2
3
3
1.114
a
b
c
d
e
f
g
h
i
i bis
10
689
1.949
2.564
1.439
617
2.156
890
739
1.735
567
1.883
1.734
570
1.725
1.283
1.504
926
1.969
1.069
999
1.745
2.793
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
e
e
e
e
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e
e
e
e
e
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e
e
e
e
e
e
e
e
f
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f
f
f
g
g
g
g
g
g
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g
g
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g
g
g
g
g
g
g
g
g
h
h
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h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
4
5
0
0
10
6
0
4
1
0
3
5
0
4
1
3
4
6
1
2
3
3
Totale
funzioni
Funzioni attivate
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
106
44
45
46
47
ROCCANOVA
RUVO DEL MONTE
SAN CHIRICO NUOVO
SAN CHIRICO RAPARO
SAN COSTANTINO
ALBANESE
SAN MARTINO D'AGRI
SAN PAOLO ALBANESE
SAN SEVERINO LUCANO
SANT'ANGELO LE FRATTE
SARCONI
SASSO DI CASTALDA
SATRIANO DI LUCANIA
SAVOIA DI LUCANIA
SPINOSO
TEANA
TERRANOVA DI POLLINO
TRECCHINA
TRIVIGNO
VAGLIO BASILICATA
VIETRI
Totali
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
1.607
1.099
1.431
1.131
a
a
a
a
b
b
b
b
c
c
c
c
d
d
d
d
e
e
e
e
f
f
f
f
g
g
g
g
h
h
h
h
i
i
i
i
i bis
i bis
i bis
i bis
3
0
0
0
755
a
b
c
d
e
f
g
h
i
i bis
0
824
296
1.614
1.435
1.392
838
2.391
1.143
1.515
641
1.270
2.344
692
2.078
2.880
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
19
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
b c d e
f
g h
i
12 45 15 43 19 31 18 25
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
i bis
10
0
0
8
3
1
10
10
3
1
10
4
3
3
4
10
237
Elaborazione Corte dei conti su dati Prefettura di Potenza
•
Nell’ambito dei Comuni obbligati, solo 8 (Calvera, Carbone, Castronuovo S. Andrea,
Fardella, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Teana, Vietri di Potenza), hanno adempiuto
totalmente agli obblighi di legge;
•
43 Comuni vi hanno adempiuto solo parzialmente;
•
12 Comuni risultano totalmente inadempienti (Armento, Corleto Perticara, Episcopia,
Gallicchio, Guardia Perticara, Missanello, Ruvo del Monte, San Chirico Nuovo, San Chirico
Raparo, San Costantino Albanese, San Martino d’Agri, San Paolo Albanese).
Dalle informazioni assunte dalla Prefettura di Potenza si registra un particolare fenomeno:
stanno partecipando al percorso di gestione associata anche Comuni che non sono soggetti all'obbligo
normativo. Infatti, 14 dei 19 Comuni con popolazione superiore ai 5000 abitanti gestiscono,
comunque, in forma associata, almeno una funzione fondamentale.
Enti con popolazione superiore i 5.000 abitanti NON OBBLIGATI
N.
1
2
3
4
5
Ente
POTENZA
MELFI
LAVELLO
RIONERO IN VULTURE
LAURIA
Popolazione sopra i
5000 ab. residente
al 31/12/2014
67.403
17.717
13.790
13.349
13.109
Funzioni
a
a
a
a
a
b
b
b
b
b
c
c
c
c
c
d
d
d
d
d
e
e
e
e
e
f
f
f
f
f
Totale
g
g
g
g
g
h
h
h
h
h
i
i
i
i
i
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
107
0
0
0
2
0
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
VENOSA
AVIGLIANO
TITO
SENISE
PIGNOLA
SANT'ARCANGELO
PICERNO
GENZANO DI LUCANIA
LAGONEGRO
MURO LUCANO
MARSICOVETERE
BELLA
MARATEA
PALAZZO SAN GERVASIO
12.047
11.721
7.323
7.102
6.891
6.526
6.039
5.847
5.663
5.502
5.443
5.221
5.205
5.014
Totali
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
3
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
1
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
11
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
3
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
11
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
7
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
13
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
3
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
1
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
3
3
2
5
10
4
0
4
6
4
3
1
2
4
6
56
Elaborazione Corte dei conti su dati Prefettura di Potenza
Infine, 15 dei 18 Comuni con popolazione superiore ai 3000 abitanti gestiscono, comunque,
in forma associata, almeno una funzione fondamentale.
Enti con popolazione superiore i 3.000 abitanti NON OBBLIGATI
(Provincia di Potenza)
Denominazione Ente
N.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
FILIANO
SAN FELE
TRAMUTOLA
VIGGIANELLO
VIGGIANO
TOLVE
PATERNO
ROTONDA
RUOTI
OPPIDO LUCANO
ATELLA
MOLITERNO
BRIENZA
PIETRAGALLA
FRANCAVILLA IN SINNI
MARSICO NUOVO
RAPOLLA
LATRONICO
Popolazione sopra i
3000 ab residente
al 1° gennaio 2014
3.033
3.091
3153
3200
3244
3311
3412
3490
3590
3825
3837
4106
4107
4219
4238
4260
4484
4672
Totali
Funzioni Fondamentali
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
2
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
2
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
7
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
4
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
e f
8 6
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
13
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
h i
5 3
Totale
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
2
3
1
0
9
1
6
1
4
4
2
0
1
10
2
1
0
3
4
52
Elaborazione Corte dei conti su dati Prefettura di Potenza
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
108
PROVINCIA DI MATERA
Tra i Comuni che avrebbero dovuto assicurare adempimento alle prescrizioni di legge, solo 4
(Accettura, Cirigliano, Gorgoglione e San mauro Forte) hanno adempiuto quasi totalmente agli
obblighi di legge; i rimanenti 13 Comuni risultano totalmente inadempienti.
ENTI OBBLIGATI
N.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
Popolazion
(Provincia di Matera)
e al
Denominazione Ente
31/12/2014
ACCETTURA
1.470
ALIANO
1.041
CALCIANO
773
CIRIGLIANO
350
COLOBRARO
1.314
CRACO
768
GARAGUSO
1.094
GORGOGLIONE
1.015
GROTTOLE
2.315
POMARICO
4.226
MIGLIONICO
2.519
OLIVETO LUCANO
476
ROTONDELLA
2.708
SALANDRA
2.858
SAN GIORGIO LUCANO
1.262
SAN MAURO FORTE
1.628
VALSINNI
1.592
Totali
Funzioni Fondamentali
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
3
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
4
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
4
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
3
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
4
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
2
Totale
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
4
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
4
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
2
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
3
9
0
1
9
0
0
0
9
0
0
0
0
0
0
0
5
0
33
Elaborazione Corte dei conti su dati Prefettura di Matera
Dalle informazioni fornite dalla Prefettura di Matera si rileva che solo un Comune (Grassano),
tra quelli non soggetti all'obbligo normativo, sta partecipando al percorso di gestione associata,
sia pure limitato a una sola funzione.
Enti con popolazione superiore i 5.000 abitanti NON OBBLIGATI
N.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
Popolazione
sopra i 5000
ab. residente al
31/12/2014
BERNALDA
12.483
FERRANDINA
8.857
GRASSANO
5.268
IRSINA
5.023
MATERA
60.556
MONTALBANO JONICO
10.078
MONTESCAGLIOSO
10.078
NOVA SIRI
6.701
PISTICCI
17.266
POLICORO
17.022
SCANZANO JONICO
7.396
TRICARICO
5.549
TURSI
5.138
Totali
(Provincia di Matera)
Denominazione Ente
Funzioni Fondamentali
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
a
0
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
b
0
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
c
0
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
d
0
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
e
0
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
0
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
g
0
Totale
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
h
0
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
i
1
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
ibis
0
Elaborazione Corte dei conti su dati Prefettura di Matera
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
109
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
Infine, l’unico Comune con popolazione superiore ai 3000 abitanti gestisce in forma associata, quasi
tutte le funzioni.
Enti con popolazione superiore i 3.000 abitanti NON OBBLIGATI
N.
(Provincia di
Matera)
Denominazione Ente
Popolazione
sopra i 3000 ab
residente al 1°
gennaio 2014
1 STIGLIANO
Funzioni Fondamentali
Totale
4.557
a
b
c
d
e
f
g
h
i
ibis
9
Totali
1
1
1
1
1
1
1
1
0
1
9
Elaborazione Corte dei conti su dati Prefettura di Matera
In sintesi
ENTI OBBIGATI
•
Non esercitano in forma associata, pur essendo obbligati, mediante unione di comuni o
convenzione, le funzioni fondamentali dei comuni di cui al comma 27, ad esclusione della
lettera l), 25 comuni (12 in provincia di Potenza e 13 in provincia di Matera) su un totale di
80.
COMUNI SOPRA I 5.000 ABITANTI
•
Un solo Comune (in provincia di Potenza), esercita, sua sponte, tutte le funzioni a mezzo
convenzione o aderendo a Unione di Comuni.
•
15 Comuni (14 in provincia di Potenza e 1 in provincia di Matera) hanno, spontaneamente,
fatto ricorso a convenzioni per la gestione associata di alcune le funzioni.
•
16 Comuni (4 in provincia di Potenza e 14 in provincia di Matera) non hanno fatto ricorso ad
alcuna convenzione per la gestione associata.
COMUNI SOPRA I 3.000 ABITANTI
• Un solo Comune (in provincia di Potenza), svolge, volontariamente, tutte le funzioni a mezzo
di convenzione o ricorrendo a Unione di Comuni.
• 15 Comuni (14 in provincia di Potenza e 1 in provincia di Matera) hanno volontariamente
fatto ricorso a convenzioni per la gestione associata di alcune funzioni.
•
3 Comuni (tutti in provincia di Potenza) non hanno fatto ricorso ad alcuna convenzione per
la gestione associata.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
110
Funzioni costituite
Tipologia
Tutte
Parzialmente Nessuna Totali
Obbligo di costituzione (PZ)
8
43
12
63
Obbligo di costituzione (MT)
0
4
13
17
Costituzione volontaria (PZ) sopra i 5000 ab.
1
14
4
19
Costituzione volontaria (MT) sopra i 5000 ab.
0
1
12
13
Costituzione volontaria (PZ) fino a i 3000 ab
1
14
3
18
Costituzione volontaria (MT) fino a 3000 ab.
Totali
0
1
0
1
10
77
44
131
Elaborazione Corte dei conti su dati Prefettura di Potenza e Matera
Sulla base dell’analisi effettuata, circa l’entità delle funzioni svolte con il ricorso a convenzioni, si
hanno i seguenti risultati:
•
catasto (68 convenzioni);
•
attività di pianificazione di protezione civile e di coordinamento dei primi soccorsi (67
convenzioni);
•
progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali ed erogazione delle relative
prestazioni ai cittadini, secondo quanto previsto dall’articolo 118, quarto comma, della
Costituzione (62 convenzioni);
•
organizzazione e la gestione dei servizi di raccolta, avvio e smaltimento e recupero dei rifiuti
urbani e la riscossione dei relativi tributi (35 convenzioni).
•
polizia municipale e polizia amministrativa locale (32 convenzioni);
•
edilizia scolastica (per la parte non attribuita alla competenza delle province), organizzazione
e gestione dei servizi scolastici (31 convenzioni);
•
organizzazione generale dell’amministrazione, gestione finanziaria e contabile e controllo
(28);
•
pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché la partecipazione alla
pianificazione territoriale di livello sovracomunale (26 convenzioni);
•
organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale, ivi compresi i
servizi di trasporto pubblico comunale (20 convenzioni);
•
servizi in materia statistica (19 convenzioni).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
111
Tipologia
n. Enti
Funzioni Fondamentali
a
b
c
d
e
f
g
h
i
i bis
Totali
Obbligo di costituzione (PZ
63
19
12
45
15
43
19
31
18
25
10
237
Obbligo di costituzione (MT)
Costituzione volontaria (PZ)
Sopra i 5000 ab.
Costituzione volontaria (MT)
Sopra i 5000 ab.
Costituzione volontaria (PZ)
Sopra i 3000 ab
Costituzione volontaria (MT)
Sopra i 3000 ab.
17
3
4
4
3
4
2
4
4
2
3
33
19
3
1
11
3
11
7
13
3
1
3
56
13
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
1
18
2
2
7
4
8
6
13
5
3
2
52
1
1
1
1
1
1
1
1
1
0
1
9
131
28
20
68
26
67
35
62
31
32
19
388
Totali
Elaborazione Corte dei conti su dati Prefettura di Potenza e Matera
Non sono state adottate, ad oggi, da parte della scrivente Sezione regionale di controllo,
osservazioni sull’impatto della gestione associata delle funzioni e dei servizi sull’organizzazione dei
servizi pubblici locali, né è possibile, allo stato, una verifica sui dati da rendiconto sulla gestione
finanziaria delle Unioni dei comuni, relativi al triennio 2012-2014.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
112
1.6 Il concetto di revisione della spesa: misure assunte, misure assumibili,
resistenze al cambiamento
Nel nostro Paese la cultura dell’ottimizzazione della spesa si è tradotta in norme, e cioè nel
d.l. 7 maggio 2012, n. 52, convertito dalla l. 6 luglio 2012 n. 94, nel d.l. 6 luglio 2012, n. 95, convertito
dalla l. 7 agosto 2012, n. 135 e, due anni dopo, nel d.l. 24 aprile 2014, n. 66, convertito dalla l. 23
giugno 2014, n. 89.
Non va dimenticato il d.l. 21 giugno 2013, n. 69 convertito con modificazioni dalla l. 9 agosto
2013, n. 98 che, perseguendo l’obiettivo del rilancio della spesa, inserisce anche disposizioni per la
sua revisione.
Con i citati provvedimenti d’urgenza e con i DEF emanati dal 2012 al 2014 si è cercato di
mettere a punto una strategia di politica economica di medio termine, volta soprattutto a ridurre il
complesso della spesa corrente, favorendo sia un’allocazione più efficiente delle risorse, che una
maggiore qualità della stessa nei settori chiave, superando sia la logica dei ‘tagli lineari’ alle dotazioni
di bilancio, che il tradizionale riferimento alla “spesa storica”.
Il d.l. n. 95/2012 rappresenta il momento normativo maggiormente dedicato a
quest’obiettivo, tanto che reca un ampio numero di interventi di contenimento e di razionalizzazione
degli oneri a carico della finanza pubblica.
A distanza di meno di due anni, come si è già notato, lo spirito informatore e buona parte dei
temi e dei principi informatori del d.l. n. 95/2012 si rinvengono in diverse disposizioni di riduzione di
spesa contenute nel d.l. n. 66/2014.
Quando si ricorre al termine “revisione della spesa” (alla cosiddetta “spending review”) si
intende fare riferimento a diverse situazioni, tutte utili: a un’operazione volta a riallocare la spesa,
per renderla più efficace ed efficiente, ovvero più contenuta negli esborsi, ovvero soprattutto, più
razionale.
La riallocazione della spesa, perché si possa realizzare, richiede una ragguardevole base
informativa sull’efficacia ed efficienza dei programmi d'intervento; base informativa che richiede lo
svolgimento di una serie indagini preliminari, innanzi tutto di stampo economico.
È dall’approfondita conoscenza, infatti, di tali aspetti che può partire una riduzione e
razionalizzazione della spesa che sia, alla fine, praticabile.
Tale revisione globale richiede un controllo che s’incentri essenzialmente sulla valutazione dei
profili dell’efficacia (intesa quale grado di raggiungimento degli obiettivi), dell’efficienza (quale
rapporto tra prodotti e valore delle risorse impiegate) e dell’economicità (come scelta dei mezzi meno
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
113
onerosi per il conseguimento degli obiettivi programmati).
Il problema non nasce adesso; esso risale agli inizi della crisi economica, allorché la
drammaticità della situazione impose l'adozione di scelte più risolute.
L'operazione è stata, infatti, avviata in via sperimentale nel 2007, tanto che il primo
programma di analisi e valutazione della spesa è divenuto tema ricorrente con la legge finanziaria
per il 2008 (legge n. 244 del 2007), che ne ha disposto la prosecuzione e l’aggiornamento, con
riferimento alle missioni e ai programmi in cui si articola il bilancio dello Stato.
In seguito, i meccanismi di controllo quantitativo e qualitativo della spesa pubblica sono stati
potenziati dalla legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196/2009), che ha previsto
l’istituzionalizzazione del processo di analisi e valutazione della spesa delle amministrazioni centrali,
attraverso la costituzione di apposite strutture specializzate; ne ha configurato, quindi, la graduale
estensione alle altre amministrazioni pubbliche.
Tra il 2007 e il 2010 erano sembrati sufficienti a ottenere una prima riduzione della spesa
l’inasprimento delle misure previste dal Patto di stabilità interno, la ripetuta riduzione dei
trasferimenti di risorse agli enti territoriali, l’introduzione di meccanismi di gestione degli squilibri (i
piani di rientro per gli enti locali e la sanità) e l’inserimento di limiti e tetti a talune tipologie di spesa
ritenute particolarmente esposte a crescita incontrollata (es., riduzione dei compensi ad organi di
rappresentanza, di governo, di amministrazione e di controllo, limiti alle spese degli organi collegiali,
compressione delle spese per studi, consulenze, convegni ecc.) 66.
La revisione della spesa come strumento per realizzare un risparmio strutturale, valorizza la
dimensione partecipativa all’azione di risanamento che si intende effettuare: essa parte dal basso,
cioè dagli enti che la devono attuare per cui è più calibrata nelle dimensioni e più coerente al sistema
di riferimento nella scelta qualitativa degli interventi.
Consiste, infatti, in un complesso d'interventi selettivi di risanamento, per recuperare
efficienza, economicità, trasparenza e qualità della spesa destinata ai servizi, alla quale sarebbe
strumentale sia la riformulazione dei programmi che la riorganizzazione degli apparati che, a loro
volta, dovrebbero impegnarsi alla semplificazione dei procedimenti.
Non si tratta solo di eliminare gli sprechi e di riordinare il ciclo di produzione di beni e servizi,
ma anche di semplificarne l’accesso agli utenti e di ridefinire i confini dell’intervento pubblico.
66
Da un'elaborazione di dati SIOPE sugli enti territoriali è risultato che, nel 2012, i pagamenti per le spese degli organi istituzionali
si sono ridotti di circa 1,5 mld. rispetto al 2010. Gli importi per studi, consulenze, relazioni pubbliche, missioni, formazione e gestione del
parco auto cifrano, sempre nel 2012, una spesa di poco superiore a 1,5 mld., in flessione del 34% rispetto al 2009, anno in cui si spendevano
2,3 mld. In Comuni e Province il contenimento è stato, però, più limitato.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
114
La revisione della spesa “ideale” si propone il fondamentale obiettivo principale di cercare e
adottare misure di risparmio selettivo e di contrasto agli sprechi, fondate su una valutazione di
sistema della spesa pubblica, che ne individui sia le priorità che i meccanismi di controllo.
La stessa dovrebbe mirare al miglior utilizzo delle risorse, ancorché in seno ad una
programmazione adeguata e con effetti palesi sull’organizzazione delle strutture amministrative, in
modo da ridurre selettivamente gli esborsi e andando anche a ridimensionare l’abnorme livello di
intermediazione del bilancio pubblico.
1.6.1.
La normativa statale di più ampio impatto: nel 2012
Le principali misure del d.l. n. 95/2012 concernono il miglioramento dell’efficienza della spesa
per l'acquisto di beni e servizi, il ridimensionamento degli organici di alcune categorie del pubblico
impiego, la più conveniente gestione associata delle funzioni locali, a mezzo di unioni o convenzioni,
il miglior utilizzo del patrimonio pubblico, gli interventi in materia di società partecipate, le riduzioni
(consistenti in “tagli”) delle dotazioni alle spese delle amministrazioni centrali e territoriali, il
riordino del numero delle Province e, da ultimo, le norme per il contenimento nel comparto sanitario
e della spesa farmaceutica67.
Sotto il profilo finanziario esso doveva reperire risorse per circa 4,5 miliardi nel 2012, 10,8 nel
2013 e 11,5 nel 2014, derivanti in massima parte da diminuzioni di spesa.
Si stabiliva anche che con la legge di stabilità per il 2013, si sarebbero indicate le misure di
attuazione del programma di razionalizzazione della spesa e le disposizioni di eliminazione o
riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, prevedendo che le maggiori entrate
derivanti dai menzionati risparmi, assieme a quelli ottenuti grazie al riordino di enti ed organismi
statali, avrebbero permesso di evitare l’aumento dell'IVA, decorrente altrimenti dal 1° luglio 2013.
Contestualmente ai tagli alle Amministrazioni centrali e alle dotazioni dei fondi collegati alla
relative spese, erano contemplate le consuete riduzioni di trasferimenti agli enti territoriali.
Il d.l. n. 95/2012 alias spending review 2, contiene una serie di disposizioni di contenimento
della spesa pubblica corrente, il cui principale, ma non unico obiettivo era liberare a regime svariati
miliardi di euro da destinare alla riduzione della pressione fiscale.
Anche gli Enti Locali, come le Amministrazione centrali, relativamente alle categorie
merceologiche di energia elettrica, gas, carburanti in rete e carburanti extra-rete, combustibili per
67
Il provvedimento conteneva altresì disposizioni in tema di valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico, nonché di
rafforzamento degli assetti patrimoniali delle imprese del settore bancario.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
115
riscaldamento, telefonia fissa e telefonia mobile, sono tenuti ad approvvigionarsi attraverso le
convenzioni o gli accordi quadro messi a disposizione da CONSIP S.p.A. e dalle centrali di
committenza regionali di riferimento (costituite ai sensi dell’art. 1, co. 455, della l. 27 dicembre 2006,
n. 296), ovvero ad esperire proprie autonome procedure nel rispetto della normativa vigente,
utilizzando i sistemi telematici di negoziazione messi a disposizione dai soggetti indicati. È fatta
salva la possibilità di procedere ad affidamenti, nelle indicate categorie merceologiche, anche al di
fuori delle predette modalità, ma a condizione che gli stessi conseguano ad approvvigionamenti da
altre centrali di committenza o a procedure di evidenza pubblica, e prevedano corrispettivi inferiori
a quelli indicati nelle convenzioni e accordi quadro messi a disposizione da CONSIP S.p.A. e dalle
centrali di committenza regionali.
In tali casi i contratti devono, comunque, essere sottoposti a condizione risolutiva, con
possibilità per il contraente di adeguamento ai predetti corrispettivi nel caso di intervenuta
disponibilità di convenzioni CONSIP e delle centrali di committenza regionali, che prevedano
condizioni economiche di maggior vantaggio.
La mancata osservanza di queste disposizioni genera nullità dell’atto e rileva ai fini della
responsabilità disciplinare e per danno erariale. Passando al Mercato elettronico della P.A. (c.d.
Me.PA), l’art.1 co. 450 della l. n. 296/2006 distingue il regime normativo delle “amministrazioni
statali centrali e periferiche” rispetto a quello delle “altre amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1
d.lgs. 165/2001.
Gli Enti Locali, ai fini dell’affidamento di appalti pubblici di importo inferiore alla soglia di
rilievo comunitario, debbono obbligatoriamente ricorrere al mercato elettronico. Cionondimeno,
l’obbligo di ricorso al c.d. Me.PA non è assoluto, essendo espressamente prevista la facoltà di scelta
tra le diverse tipologie di mercato elettronico richiamate dall’art. 328 del d.p.r. 207/2010 e
segnatamente, tra il mercato elettronico realizzato dalla medesima stazione appaltante e quello
realizzato dalle centrali di committenza di riferimento, di cui all’art. 33 del Codice dei contratti.
Emerge, dunque, un evidente favore del legislatore per modalità di acquisto effettuate
mediante sistemi c.d. di e-procurement, siccome suscettibili di assicurare all’amministrazione la
possibilità di entrare in contatto con una più ampia platea di fornitori; ma, soprattutto, emerge
l’esigenza di garantire la tracciabilità dell’intera procedura di acquisto ed una maggiore trasparenza
della stessa, attesa l’automaticità del meccanismo di aggiudicazione con conseguente riduzione dei
margini di discrezionalità dell’affidamento.
L’intera disciplina, predeterminando le caratteristiche del contraente e dell’oggetto, riserva
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
116
all’amministrazione scelte che, se da un lato si aggirano in una sfera più ristretta, dall’altra
dovrebbero essere più chiare e sicure sotto il profilo della convenienza.
Il Legislatore ha poi ritagliato una disciplina specifica per gli acquisti sotto soglia comunitaria
dal carattere particolarmente stringente che, in difetto di espresse previsioni, non ammette deroghe
e/o eccezioni, anche in relazione alle dimensioni demografiche dell’ente.
In questa prospettiva, l’unica ipotesi in cui possano ritenersi consentite procedure autonome
è quella in cui il bene e/o servizio non possa essere acquisito secondo le modalità sin qui descritte,
ovvero, pur essendo disponibile, si dimostri, per mancanza di qualità essenziali, inidoneo rispetto alle
necessità dell’amministrazione procedente.
Tale specifica evenienza dovrà essere prudentemente valutata e dovrà trovare compiuta
evidenza nella motivazione della determinazione a contrattare, i cui contenuti, per l’effetto, si
arricchiscono. In difetto di siffatta rigorosa verifica l’avvenuta acquisizione di beni e servizi, secondo
modalità diverse da quelle previste dal novellato art. 1 comma 450, da parte di Comuni di
qualsivoglia dimensione demografica, nella ricorrenza dei presupposti per il ricorso al Me.PA,
inficerà il contratto stipulato ai sensi del disposto di cui all’art. 1 comma 1 della L. 135/ 2012,
comportando le connesse responsabilità. Infatti, il Me.PA, è da ritenere ascrivibile al genus degli
strumenti di acquisto messi a disposizione da CONSIP S.p.A.
Per quanto riguarda il risparmio derivante dai provvedimenti intesi a fronteggiare l’esubero
di personale degli enti locali (art. 2 d.l. n. 95/2012), si era stabilito un concetto virtuoso: il Ministero
avrebbe dovuto comunicare un parametro “standard” del numero di dipendenti dell’ente locale,
tenendo conto di una serie di criteri, tra cui il principale era la popolazione residente.
Se un ente avesse avuto un numero di dipendenti superiore del 20% a tale parametro, sarebbe
scattato il divieto di ulteriori assunzioni; con una dotazione superiore del 40%, invece, sarebbero
scattati anche per gli Enti Locali le misure di esubero valevoli per l’amministrazione statale e
coincidenti con uno “scivolo” pensionistico e procedure di mobilità volontaria o obbligatoria, oltre a
una disciplina transitoria in materia di valutazione del dipendenti pubblici e attribuzione del
trattamento accessorio collegato alla performance individuale.
Alle norme non hanno fatto seguito i decreti attuativi. La revisione della spesa razionalizzava,
inoltre, il patrimonio pubblico, rimodulava gli affitti passivi della pubblica amministrazione,
interveniva drasticamente sulle Province, anche se poi “approfittava dell’occasione” per imporre un
ennesimo e massiccio taglio ai trasferimenti agli enti locali. Nella realtà, però, l’articolazione dei tagli
agli enti locali per l’esercizio 2013 fu successivamente sospesa e le procedure per la dismissione e
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
117
valorizzazione del patrimonio pubblico statale hanno cominciato ad essere applicate con estrema
lentezza.
Per i contratti di locazione passiva delle pubbliche amministrazioni si è disposta la riduzione,
a decorrere dal 2015, del 15% del canone e la sospensione per il triennio 2012-2014 degli adeguamenti
Istat.
È stato introdotto, inoltre, un parametro di riferimento per gli spazi ad uso ufficio in rapporto
agli addetti, cui le pubbliche amministrazioni devono adeguarsi.
La riduzione delle locazioni passive dovrebbe favorire l’utilizzo da parte delle
amministrazioni pubbliche di immobili di Regioni ed enti locali a titolo gratuito, in condizione di
reciprocità.
Per le società controllate direttamente o indirettamente da Amministrazioni pubbliche che
erogano servizi quasi esclusivamente a favore delle Amministrazioni pubbliche se ne prevede lo
scioglimento, o in alterativa, l’alienazione. Si riducono i membri dei consigli di amministrazione delle
società pubbliche (massimo 3 o 5 membri) e si dispone che i compensi degli amministratori investiti
di particolari cariche delle società non quotate, direttamente e indirettamente controllate dalle
pubbliche amministrazioni, nonché i trattamenti economici annui onnicomprensivi dei dipendenti
di tali società, non possano essere superiori al trattamento economico del Primo Presidente della
Corte di Cassazione.
Altre norme del decreto dispongono il riordino o la soppressione di enti, agenzie, organismi e
società.
Per gli enti territoriali, in specie, si ridetermina il concorso delle Regioni e delle Province
autonome alla riduzione della spesa e si rivedono, conseguentemente, gli obiettivi del patto di
stabilità. Si dispone, inoltre, una riduzione dei fondi sperimentali di riequilibrio, ovvero dei fondi
perequativi, dei Comuni e delle Province, nonché dei trasferimenti erariali spettanti agli Enti Locali
delle Regioni Siciliana e Sardegna.
Alle Regioni a statuto ordinario e alle Regioni Siciliana e Sardegna veniva attribuito, per
l'anno 2012, un contributo per complessivi 800 milioni di euro, permettendo loro di farne uso per
consentire agli enti locali del proprio territorio di rimodulare gli obiettivi del patto di stabilità. Si
consente alle Regioni sottoposte al piano di stabilizzazione finanziaria, di anticipare al 2013 la
possibilità di aumentare l'addizionale IRPEF.
Quanto alle Province il decreto ne dispone un generale riordino, attraverso un articolato
procedimento condiviso con le comunità locali e la ridefinizione delle loro funzioni, prevedendo, tra
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
118
l’altro, il conferimento di ulteriori funzioni, oltre a quelle di coordinamento, già stabilite dalla
disciplina vigente.
È confermata invece la disciplina delle Città metropolitane, che sono istituite tassativamente
entro il 1° gennaio 2014 nei territori delle 10 Province, che sono contestualmente soppresse: Roma,
Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.
In tema di riduzione dei costi della politica, l’art. 19 del d.l. n. 95/2012 promuove progressivi
risparmi di spesa di personale, che dovrebbero scaturire dalla gestione associata di funzioni da parte
di Comuni di piccole dimensioni. La norma obbliga alla costituzione di un’Unione o alla stipula di
una convenzione almeno triennale i Comuni fino a 5.000 abitanti, affinché esercitino in forma
associata le funzioni fondamentali. L’Unione subentra ai componenti ed è assoggettata, dal 2014, al
patto di stabilità.
La riforma interviene sia sull’art.32 del TUEL che disciplinava le Unioni su base volontaria
e senza limiti di soglia demografica e sull’art.16 del d.l. n. 138/2011, trasformando in facoltative le
unioni c.d. “speciali” di Comuni sotto i mille abitanti che, in un primo momento, erano state previste
come obbligatorie.
Le intere operazioni finalizzate all’associazionismo tra enti hanno come scopo la riduzione
delle spese di personale che, intanto si può realizzare in quanto si è proceduto alla costituzione di
organi, uffici e sedi comuni.
1.6.1.1.
Gli effetti sperati, gli effetti conseguiti
Ciò che si è realizzato con l’applicazione della c.d. “spending review” n. 2 non è stato a livello
delle attese, perché non vi è stata la riduzione della spesa per consumi intermedi, che pure era stata
la voce di risparmio oggetto dei maggiori interventi, proprio perché ritenuta una tradizionale fonte
di sprechi.
Del resto, ancora nel 2012, nei Comuni si era registrato un aumento della crescita per consumi
intermedi pari al 5,8%, con incrementi maggiori registrati per gli oneri e le utenze, soprattutto nei
Comuni di piccole dimensioni.
Il successo dei tagli ai trasferimenti che sono “mirati” e sicuri e l’insuccesso, al contrario, dei
risparmi per l’acquisto di beni e servizi, inducono a pensare, al di là dell’intervento normativo, che i
tempi di realizzazione risultano sfasati, pur se si è cominciato a registrare un mutato atteggiamento
operativo delle burocrazie nei confronti della dilatazione della spesa pubblica.
Più semplicemente, va detto che, se è vero che in determinate occasioni i tagli lineari
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
119
“funzionano” e non vanno abbandonati, è anche vero che l’ impostazione che si è inteso dare alla
“spending review”, intesa come ottimizzazione della spesa, vada mantenuta e opportunamente
migliorata.
Per essere una revisione della spesa efficace bisognerebbe ricorrere a un’analisi minuziosa che
scandagli, ad una ad una, ciascuna voce di bilancio, in contemporanea e in parallelo ad una continua
e tenace azione di benchmarking.
È noto che i costi andrebbero comparati e, conseguentemente, minimizzati a fronte del
miglior servizio possibile, e ciò soprattutto in costanza di un efficientamento dell’apparato interno.
Alla revisione della spesa serve, infatti, l’esercizio concomitante di un controllo interno di
gestione, perché si avvale di un costante monitoraggio dei costi, grazie al quale risulta sicuramente
possibile entrare nei meccanismi di formazione della spesa.
Così facendo si deve analizzare, infine, con attenzione la dinamica e le cause degli sprechi, in
modo che le rilevazioni eseguite su campioni, anche eventualmente modesti, possano essere
“esportate” su scala più vasta.
Gli insuccessi registrati hanno, peraltro, permesso di comprendere come il difficile problema
di riallocare la spesa in bilanci rigidi chieda, a monte, di conoscere bene l’efficacia e l’efficienza dei
programmi di spesa esistenti.
In altri termini l’integrazione delle procedure di revisione va fatta in origine, al momento
della preparazione del bilancio, superando il criterio incrementale.
1.6.1.2.
La nomina del Commissario alla revisione della spesa, nel 2013
L’attesa di novità, peraltro ritenute indefettibili e improcrastinabili da parte del Governo in
carica, è confluita nella nomina del Commissario straordinario alla revisione della spesa, che è
avvenuta in forza dell’art. 49 bis del d.l. n. 69/2013 che ha espressamente abrogato i primi articoli
del d.l. n. 52/2012 o S.R. n. 1 (artt.1, 1bis, 2, 3, 4, 5 e 6), rinnovando lo status e i compiti dell’organo
appositamente deputato a tali scopi.
Si è, in particolare, disposto che l’alta carica possa disporre direttamente ispezioni e verifiche,
utilizzando sia i servizi ispettivi della Ragioneria generale che la Guardia di finanza.
L’interpretazione delle nuove norme ha indotto a ritenere, in questo con un avviso non
contrastante della Corte costituzionale, che fosse da intendere abrogato in via interpretativa anche
il comma 2 dell’articolo 6 del d.l. 10 ottobre 2012, n.174, convertito dalla legge 7 dicembre 2012, n.
213, che prevedeva che il Commissario straordinario e la Ragioneria generale concordassero dei
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
120
“modelli di accertamento”, da utilizzare per le rilevazioni sulla spesa, previa approvazione da parte
della Sezione delle autonomie della Corte dei conti, che ne avrebbe utilizzato gli esiti, arricchendo
così i propri controlli.
Ne è conseguito che l’attività di controllo della Corte dei conti sulla revisione della spesa degli
enti territoriali avrebbe dovuto avere come presupposto, per l’avvio delle necessarie rilevazioni sugli
enti controllati l’approvazione delle metodologie di cui al comma 3 dell’art. 6 del medesimo d.l. n.
174/2012.
Dette metodologie altro non sarebbero state che linee-guida, che si ponevano nel solco di
un’esperienza largamente maturata in seno alla Sezione delle autonomie della Corte dei conti, visto
che ne indirizzano e ne informano tutta l’attività.
A livello più generale, la richiamata disciplina ha previsto che l’organo straordinario,
incaricato di razionalizzare la spesa formulasse “indirizzi e proposte, anche di carattere normativo,
nelle materie e per i soggetti di cui al comma 1, terzo periodo, dell’art. 49.bis del d.l. n. 69/2013”, che
reca un’indicazione di massima degli obiettivi d’intervento su cui intraprendere l’azione.
L’incardinazione del Commissario straordinario, con un incarico di durata triennale, ha
ricondotto il dibattito sul piano degli obiettivi di risparmio, per cui i singoli interventi sono stati
modulati sulla base della legge di stabilità relativa al triennio 2014/2017.
I temi affrontati sono stati: l’individuazione e valutazione dei programmi di spesa ritenuti,
per esperienza, di minore utilità; la possibilità di affidare a privati attività relative a taluni centri di
spesa; la quantificazione dei risparmi possibili per l’acquisto di beni e servizi con riduzione del
relativo esborso; la quantificazione del personale in esubero, rapportato, però, anche a quello carente
in altre aree e la riorganizzazione delle strutture amministrative, secondo criteri di riduzione dei costi
di gestione.
I tempi indicati dal programma del “nuovo” Commissario hanno indicato, per il 2015, una
fase di preparazione della revisione dei programmi di spesa e dei relativi indicatori di efficacia.
Nel 2016 si sarebbe dovuto, invece, avviare un’attività sulla formazione dei programmi e
sull’applicazione dei relativi indicatori, in modo da far “decollare” la revisione vera e propria,
secondo metodologie appositamente messe in campo.
Nei due anni è previsto anche che sia effettuato il monitoraggio delle riforme proposte.
Come è evidente, non si intende agire nell’immediato, ma impostare la revisione della spesa
quale modo di procedere e di scegliere, perché sia destinato ad essere, in un secondo momento,
“istituzionalizzato”.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
121
Ciò vuol dire che essa dovrà essere parte integrante della preparazione del bilancio degli enti
locali e che dovrà tenere necessariamente presente, nonché anche mantenere nel tempo, un livello di
efficienza della spesa che si rivolga alle priorità economiche, grazie alle preventive valutazioni di
efficacia, svolte sulla base delle indagini del Commissario straordinario.
Si è ritenuto che il lavoro di quest’ultimo dovesse procedere attraverso un ampio censimento
delle voci di spesa, cercando in qualche modo di “ripensare” strutture, procedure e obiettivi delle
amministrazioni, attraverso valutazioni emergenti dall’applicazione degli indicatori, il ricorso ai
quali rimane imprescindibile.
Se si pensa che la legge n. 196/2009, recante “Legge di contabilità e finanza pubblica”, aveva
previsto che le decisioni sui programmi di spesa da mantenere, sopprimere o modificare dipendessero
dai giudizi che scaturivano dagli indicatori di performance, si capisce come gli indicatori stessi siano,
ancora una volta, il naturale riferimento del lavoro svolto in questa sede, sui “temi caldi” della
razionalizzazione della spesa.
È chiaro che i programmi di spesa, con i relativi indicatori di efficacia, dovrebbero essere uno
degli elementi trainanti della futura revisione della spesa.
Un salto di qualità della revisione della spesa potrebbe, dunque, essere quello di dotare le
amministrazioni di capacità e mezzi di analisi finanziaria e calcolo economico, onde revisionare non
solo il quantum della spesa, ma anche le sue regole, secondo l’indicazione di costi e benefici.
Di tale tipologia di rilevazione dell’efficacia della spesa si farà cenno più avanti, a proposito
dei compiti di controllo che la Corte dei conti riveste nelle verifiche da esercitare sugli Enti Locali.
1.6.1.3.
Lo stato di esecuzione del d.l. n. 66/2014
La più recente fonte normativa in tema di revisione della spesa (d.l. n. 66/2014) si può
qualificare un provvedimento che ricalca nelle aree d’intervento essenziali la c.d. “spending review”
n. 2, di cui conferma l’impostazione.
Tale decreto d’urgenza definisce, all’art. 8, c. 4, gli importanti obiettivi che gli Enti Locali
sono tenuti a conseguire attraverso risparmi di spesa, ripartiti in 360 milioni per i Comuni e in 340
milioni per le Province e Città metropolitane, correlati prevalentemente agli interventi di risparmio
sugli acquisti di beni e servizi, sulle autovetture e sugli incarichi di consulenza.
Ad essi va ad aggiungersi una riduzione aggiuntiva di 100 milioni per i costi della politica di
Province e Città metropolitane (art. 19, c. 1).
La tematica del contenimento delle spese è affrontato in chiave più strutturale, cercando di
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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indurre gli enti destinatari a scegliere strumenti e procedure di acquisto tendenzialmente più efficaci.
Innanzitutto, rispetto ai contratti in essere, all’entrata in vigore del decreto, le
amministrazioni sono state autorizzate a rinegoziarne il contenuto, operando una riduzione del 5%
degli importi di acquisto di beni o servizi, per tutta la durata dei medesimi (art. 8, c. 8, lett. a).
Per porre ordine, poi, nel complesso sistema delle autorità committenti, è stato istituito,
nell’ambito dell'anagrafe unica delle stazioni appaltanti gestita dall’ex AVCP, l’elenco dei “soggetti
aggregatori", di cui sono state chiamate a far parte la CONSIP S.p.A. e una centrale di committenza
per ogni Regione, nonché gli altri soggetti aggregatori che possiedano i requisiti definiti con un
d.p.c.m. di successiva emanazione.
L’art. 9, c. 4, sostituisce il c. 3.bis dell’art. 33 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, prevedendo che
i Comuni non capoluogo di Provincia procedano all’acquisizione di lavori, beni e servizi nell’ambito
delle Unioni di comuni, ove esistenti, o costituendo un apposito accordo consortile tra i Comuni
medesimi e avvalendosi dei competenti uffici, o ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle
Province, ovvero che, in alternativa, gli stessi enti possano effettuare i propri acquisti, attraverso gli
strumenti elettronici gestiti da CONSIP S.p.A. o da altro soggetto aggregatore di riferimento. In
alternativa è stato, peraltro, stabilita la possibilità a favore delle Regioni di stipulare convenzioni
con CONSIP S.p.A., mediante le quali quest'ultima svolge attività di centrale di committenza per
tutti gli enti che rientrano nel proprio territorio (art. 9, c. 5).
Per l’art. 9, c. 7 i contratti stipulati in violazione del prezzo massimo di riferimento sono nulli.
La programmazione contrattuale e i prezzi massimi di riferimento, questi ultimi determinati dalle
stazioni appaltanti che abbiano effettuato i maggiori volumi d’acquisto, sono entrambi aspetti
importanti delle scelte contrattuali che, per quanto migliorabili, non possono non dirsi in sintonia
con lo spirito e i principi di revisione della spesa.
Per quanto concerne la revisione della spesa propriamente detta, c’è da porre particolare
attenzione all’art. 23: esso dispone che il Commissario straordinario predisponga un programma di
razionalizzazione delle aziende speciali, delle istituzioni e delle società direttamente o indirettamente
controllate dalla amministrazioni locali, per individuare concrete misure volte ad ottimizzarne
l’attività e renderne più efficiente la gestione.
L’articolo prevede che il Commissario assuma direttamente compiti speciali, finalizzati a
liquidare, fondere o incorporare aziende speciali, istituzioni e società, con correlativo trasferimento
di compiti, servizi, rami d’azienda e personale.
Il programma, ambizioso e radicale nell’impostazione, non elimina l’obbligo posto a carico
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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degli Enti Locali di dismettere le partecipazioni non essenziali.
Questa parte del provvedimento può realmente farsi rientrare nel concetto di revisione della
spesa, non solo perché mette capo ad un organo ad hoc, ma anche perché configura una completa
attività di ricognizione di tutte le partecipazioni societarie, al fine di cedere a terzi quelle non
strettamente necessarie per il perseguimento delle finalità istituzionali.
Se è vero che la maggioranza degli sprechi si annida nelle società partecipate è indubbio che
l’intento descritto sembra andare nella giusta direzione. Il programma avrebbe dovuto essere reso
operativo con l’emanazione della legge di stabilità, tenendo conto delle sue implicazioni sul Patto di
stabilità.
Il successivo articolo reca disposizioni per contenere la spesa per la manutenzione degli
immobili e per le locazioni passive, anticipando, tra l’altro, di sei mesi la riduzione del 15% dei canoni
in corso, che avrebbero dovuto essere automaticamente decurtati dal 2015 (art. 24, c. 4, lett. a)).
Dai richiamati fatti si nota come il Legislatore, nonostante un’architettura normativa
certamente più strutturata e qualche spunto di grande interesse, ha operato una revisione della spesa
che se non è basata sui tagli lineari, neanche può dirsi vicina a quella “ideale”, visto che ha praticato
tagli proporzionati all’entità del risparmio di spesa non realizzato.
La Corte dei conti aveva previsto che il provvedimento incontrerà non pochi limiti nella fase
dell'attuazione concreta, e non si può non rilevare come, rispetto al d.l. n. 95/2012, siano state lasciate
da parte, almeno per ora, altre voci di risparmio quali quelle ottenute con la progressiva riduzione
degli organici e con la gestione associata delle funzioni.
Nella fase più recente la revisione della spesa si è, forse correttamente, concentrata sui
consumi intermedi e sugli incarichi esterni, voci già ampiamente affrontate nel 2012, quando si era
avuto un impatto applicativo poco soddisfacente, nonostante la convinzione di aver aggredito le
principali voci di spreco.
Un’ultima e importante novità da considerare ai fini della fissazione del quadro in cui allocare
la revisione della spesa sono i nuovi compiti affidati all'Autorità per la vigilanza dei contratti
pubblici che, a partire dal 1° ottobre 2014, attraverso la banca dati nazionale dei contratti pubblici,
avrebbe dovuto fornire alle amministrazioni un'elaborazione dei prezzi di riferimento alle condizioni
di maggiore efficienza di beni e di servizi, tra quelli di maggiore impatto in termini di costo a carico
delle istituzioni pubbliche.
Tale indicazione non è meramente informativa: i prezzi di riferimento devono, infatti, essere
utilizzati per la programmazione dell'attività contrattuale e costituiscono il prezzo massimo di
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
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aggiudicazione, in tutti i casi in cui non è presente una convenzione in ambito nazionale o regionale.
Gli eventuali contratti stipulati in violazione di tale prezzo massimo sono da considerarsi nulli. La
stessa Autorità è, inoltre, chiamata a pubblicare sul proprio sito web i prezzi unitari corrisposti dalle
pubbliche amministrazioni per gli acquisti di beni e servizi 68.
Il provvedimento d’urgenza non ha fatto menzione espressa della Corte dei conti, anche se
poi il comma 13 dell’art.47, che sintetizza l’ammontare definitivo degli importi con cui Province,
Città metropolitane e Comuni concorrono alla riduzione della spesa dal 2014 al 2016, dispone che è
assegnato agli organi di controllo di regolarità amministrativa e contabile il compito di verificare
l'attuazione delle misure di contenimento, dandone atto nella relazione da trasmettere ai sensi del
comma 166, dell’art. 1 della l. 23 dicembre 2005, n. 266.
Considerato che la norma fa riferimento alle relazioni da trasmettere alla Corte dei conti sui
bilanci preventivi e consuntivi di cui al nominato comma 166, è chiaro che, ancora una volta, il
Legislatore ha voluto che anche gli esiti del peculiare controllo interno di regolarità di cui al d.l. n.
174/2012 confluiscano nei tradizionali report, conformati sulla base delle linee guida emanate dalla
Corte dei conti e poi inviati al medesimo organo di controllo. Criterio e strumento queste di
monitoraggio e verifica delle misure d’intervento previste dalla legge cui ispirare le metodologie di
cui fa menzione l’art. 6, c. 3, del d.l. n. 174/2013.
1.6.1.4.
Il ruolo della Corte dei conti per assicurare l’effettiva esecuzione della revisione
della spesa
Il d.l. n. 174/2012 ha previsto una verifica mirata ai provvedimenti ispirata dall’obbligo di
revisione della spesa, così come contenuta nell’art. 6, c. 3, dello stesso decreto legge attraverso
l’elaborazione di apposite metodologie, incentrata sull’attuazione delle misure dirette alla
razionalizzazione della spesa degli enti territoriali, affidando poi alle Sezioni regionali il compito di
effettuare le rilevazioni e, in presenza di criticità, di assegnare alle Amministrazioni un termine per
l’adozione delle misure correttive.
I commi da 1 a 3 dell’art. 6 del d.l. n. 174/2012 sono tra le tante disposizioni impugnate
davanti alla Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 39/2014, ha, tra l’altro, chiarito che l’intero
68
L'Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici, in più, è specificamente investita di alcuni compiti di controllo sulle attività
finalizzate all'acquisizione di beni e servizi e può avvalersi di altri soggetti. Essa è destinataria di alcune informazioni sull'attività
contrattuale da parte delle amministrazioni aggiudicatrici, che devono provvedervi entro 30 settembre 2014. Tali elementi, riguardano, in
particolare, da un lato i dati relativi ai contratti non conclusi attraverso centrali di committenza di importo pari o superiore alla soglia
comunitaria, rientranti nelle prestazioni individuate in un decreto da emanare e, dall'altra parte, i dati afferenti i contratti stipulati in seguito
a procedura aperta o ristretta, nel caso in cui sia stata presentata una sola offerta valida.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
125
articolo è applicabile anche alle Regioni, comprese quelle ad autonomia speciale e alle Province
autonome di Trento e Bolzano.
La sentenza ha ritenuto legittime le disposizioni che “si limitano a disciplinare l’analisi della
spesa pubblica degli enti locali ai sensi dell’art. 14, c. 1, lett. d) della l. 196/2009, in presenza degli
“indicatori” di squilibrio finanziario, stabilendo che sia fornita comunicazione dei dati al
Commissario per la revisione della spesa, alla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti
competente per territorio e alla Sezione delle autonomie, al fine di consentire l’elaborazione e una
più proficua applicazione delle metodologie necessarie per lo svolgimento dei controlli e per la verifica
dell’attuazione delle misure dirette alla razionalizzazione della spesa pubblica degli enti territoriali”.
La Consulta ha evidenziato, inoltre, che i commi censurati non prevedono misure repressive
o sanzionatorie sugli enti territoriali, mentre, al contrario, rimettono agli enti controllati l’assunzione
di misure correttive, conseguenti alle eventuali criticità riscontrate dalle Sezioni locali della Corte
dei conti, le cui attribuzioni rimangono nell’alveo generale dei controlli di natura collaborativa, nel
senso che si dimostrano sollecitatori di decisioni che rientrano nella loro area di responsabilità (autotutela amministrativa).
Quanto alle disposizioni contenute nel più volte richiamato comma 3 dell’art. 6, che codifica
la funzione della Sezione delle autonomie di indirizzare l’attività di verifica delle proprie Sezioni
regionali, un’ipotesi di lavoro è quella orientata a monitorare e assoggettare a revisione tutti i costi
e fabbisogni standard degli Enti Locali, individuando, in base ai dati e ai metodi disponibili, quelli
da classificare come “critici” (ovvero caratterizzati da sprechi considerevoli), anche per sollecitare la
promozione del miglioramento dei comportamenti di gestione, attraverso la tradizionale
segnalazione delle misure correttive.
Si tratta di un compito che richiede un complesso lavoro preparatorio dei fattori parametrici
necessari a misurare il livello di aderenza alle prescrizioni di revisione e razionalizzazione della spesa
e valutare i risultati; un lavoro che si fonda su una metodologia di analisi che si integra perfettamente
con i tradizionali schemi cui si sarebbero dovute conformare le analisi che abbiano ad oggetto la
verifica dei conti ex art. 3, c. 8, della legge n. 20/94.
1.6.2.
La revisione della spesa a carico degli Enti Locali, nel 2013
La persistente fase congiunturale italiana ha imposto anche nel 2013 l’adozione, da parte del
Legislatore nazionale, di reiterati provvedimenti rivolti in via prioritaria a fronteggiare la situazione
di emergenza finanziaria, attraverso il controllo della spesa e dell'indebitamento.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
126
In particolare, le misure adottate riguardano, certamente, le disposizioni recate dalla legge di
stabilità per il 2013 (l. 27 dicembre 2012, n. 228), per quanto concerne gli equilibri di bilancio di parte
corrente, i vincoli alla spesa sostenuta dagli enti per i beni immobili e mobili, per le autovetture e per
le collaborazioni esterne, nonché in materia di limiti all’indebitamento.
Al riguardo, si rammenta che le disposizioni contenute nel comma 441 dell’art. 1
dell’anzidetta legge di stabilità hanno eliminato la possibilità per gli Enti Locali di utilizzare entrate
da plusvalore, derivanti dall’alienazione di beni patrimoniali, inclusi i beni immobili, per spese aventi
carattere non permanente e, quindi, anche per spese correnti non ripetitive.
Il successivo comma 442 ha abrogato l’art. 1, c. 66, della l. n. 311/2004 ed ha esteso il predetto
divieto anche alla copertura della quota capitale delle rate di ammortamento dei mutui. I suddetti
proventi, ai sensi del comma 443, possono essere utilizzati esclusivamente per spese di investimento
e per la riduzione del debito. Infine, il comma 444 ha integrato il testo dell’art. 193 del TUEL,
consentendo il riequilibrio anche attraverso la deliberazione di incrementi di aliquote e di tariffe
successivamente alla data di adozione del bilancio di previsione.
Ulteriori disposizioni sono state introdotte dalla stessa l. n. 228/2012 con i commi 128, 129 e
130, che hanno previsto, a partire dal 1° gennaio 2013, il recupero delle somme, a qualsiasi titolo
dovute dagli Enti Locali al Ministero dell’Interno, a valere su qualsivoglia assegnazione finanziaria
dovuta dal Ministero stesso. Nel caso in cui le assegnazioni non dovessero risultare capienti rispetto
ai recuperi da operare, il Ministero sarebbe obbligato a trasmettere all’Agenzia delle entrate i dati
relativi agli importi da recuperare sulle quote IMU dovute ai Comuni interessati.
Per quanto riguarda i limiti alla spesa, nel corso dell’esercizio considerato hanno trovato
applicazione, innanzitutto, le disposizioni recate dalla citata legge di stabilità per il 2013, che, al
comma 138, ha previsto il divieto per l’anno 2013 di acquisto di immobili a titolo oneroso e di stipula
di contratti di locazione passiva, salvo che si trattasse di rinnovi o di sostituzione a condizioni più
vantaggiose.
Il comma 141 ha recato il divieto di spese per acquisti di mobili ed arredi di ammontare
superiore al 20% della spesa media sostenuta negli anni 2010-2011.
Limiti stringenti sono stati introdotti anche con riferimento all’acquisto di autovetture ed
alla stipula di contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto autovetture, per i quali sono stati
previsti il divieto e la revoca delle procedure avviate a far data dal 9 ottobre 2012.
Specifiche limitazioni sono state introdotte dai commi 146 e 147 al conferimento di incarichi
di consulenza informatica e di collaborazione coordinata e continuativa. Il conferimento è possibile,
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
127
alla luce di tali disposizioni, solo in casi eccezionali per i primi e solo per esigenze temporanee ed
altamente qualificate per i secondi. Tali limiti per l’affidamento di collaborazioni esterne sono
risultati estesi anche alle società controllate direttamente o indirettamente dagli Enti Locali.
I limiti all’indebitamento previsti dall’art. 204 del TUEL sono stati modificati in forza delle
disposizioni recate dal d.l. n. 76/2013.
In particolare, il rapporto fra l’importo annuale degli interessi sommato a quello dei mutui e
prestiti obbligazionari, al netto dei contributi statali in conto interessi, e l’importo delle entrate
correnti del rendiconto del penultimo esercizio, dovrebbe essere pari all’8%; tale limite deve essere
rispettato nell’ anno di assunzione dei nuovi mutui.
A proposito di ricorso all’indebitamento da parte di Regioni, Comuni e Città metropolitane,
l’art. 10 della l. n. 243/2013, concernente disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di
bilancio, ha ribadito il limite del suo utilizzo esclusivo per finanziare spese di investimento.
A tal proposito, come precisato dal citato art. 10, le operazioni possono essere effettuate
contestualmente all’adozione di piani di ammortamento di durata non superiore alla vita utile
dell’investimento, nei quali devono esser evidenziate l’incidenza delle obbligazioni assunte sui singoli
esercizi finanziari, nonché le modalità di copertura dei relativi oneri. Le predette operazioni di
indebitamento devono essere effettuate sulla base di apposite intese concluse in ambito regionale che
garantiscono, per l’anno di riferimento, l’equilibrio della gestione di cassa finale degli enti territoriali
della Regione interessata, compresa la Regione medesima 69.
Tuttora in vigore è la disposizione (art. 30, c. 7, della l. n. 183/2011) che prevede l’obbligo per
la concessione di mutui e prestiti obbligazionari di presentazione all’istituto finanziatore o
all’intermediario finanziario di apposita attestazione, dalla quale risulti il conseguimento degli
obiettivi del patto di stabilità per l’anno precedente.
L’esercizio 2013 è stato caratterizzato da un anomalo differimento al 30 novembre del termine
per l’approvazione del bilancio di previsione e da gravi incertezze sull’ammontare delle risorse
disponibili per gli enti locali.
69
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 88/2014, pronunciata nei giudizi di legittimità costituzionale, promossi dalla Regione
Friuli-Venezia Giulia e dalla Provincia autonoma di Trento, sulla legittimità degli artt. 9, 10, 11 e 12 della l. 24 dicembre 2012, n. 243, in
quanto lesivi delle prerogative costituzionali e statutarie delle ricorrenti, ha riconosciuto l’incostituzionalità dell’art. 10, co. 5, lì dove non
prevede la natura tecnica dei criteri e delle modalità di attuazione delle disposizioni recate dalla legge 243 e lì dove non chiama in causa la
Conferenza Unificata ex art. 8 d.lgs. n. 281/1997. La Consulta ha definito “ancillare” la natura della disciplina in materia di indebitamento
rispetto ai principi di equilibrio di bilancio e sostenibilità del debito pubblico. L’attuazione del principio di sostenibilità del debito pubblico
implica una responsabilità che non è solo delle istituzioni, ma anche di ciascun cittadino nei confronti degli altri, compresi quelli delle
generazioni future. I vincoli all’indebitamento sono generali e devono valere in modo uniforme per tutti gli enti.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
128
Per quanto riguarda lo slittamento dei termini, occorre rammentare che l’art. 12 bis del d.l.
n. 93/2013 ha previsto per gli enti, che avevano deliberato il bilancio entro il 31 agosto 2013, l’obbligo
di approvare la delibera di Consiglio sulla ricognizione dello stato di attuazione dei programmi e di
verifica degli equilibri finanziari entro il 30 novembre, mentre l’adempimento è divenuto facoltativo
per quegli enti che avevano approvato il bilancio dopo il 1° settembre.
Ai predetti termini si deve aggiungere la modifica introdotta dall’art. 193 del TUEL che ha
previsto, in caso di emersione di squilibri di bilancio , che i Comuni possano ripristinare l’equilibrio
anche attraverso modifiche delle aliquote dei tributi nonché delle tariffe dei servizi.
Con riferimento al solo esercizio 2013, l’art. 8, c. 2, del d.l. 31 agosto 2013, n. 102 ha stabilito
che le deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni acquistano efficacia a decorrere
dalla data di pubblicazione nel sito istituzionale di ciascun Comune.
Lo slittamento dell’approvazione del bilancio di previsione ha avuto ripercussioni importanti
sull’adozione da parte degli enti delle delibere in materia di aliquote e tariffe, che gli Enti Locali,
come è noto, avrebbero potuto finalmente modificare in virtù della revoca del blocco operata, già a
partire dal 2012, in forza dell’art. 13, c. 14, lett. a) del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201. Decreto
quest’ultimo (il cd. decreto “Salva Italia”) che ha previsto l’ introduzione del nuovo tributo sui rifiuti
e sui servizi comunali [TARES che ha sostituito TARSU, Tia1 (tariffa igiene ambientale) e Tia2
(tariffa integrata ambientale)].
La disciplina della TARES, rinvenibile nell’art. 14 del d.l. n. 201/2011, come modificato dal
comma 387 dell’art.1 della legge di stabilità per il 2013, e dall’art. 10 del d.l. n. 35/2013, nonché
dall’art. 5 del d.l. n. 102/2013, prevede la copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione
dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, attraverso la componente rifiuti del
tributo (quota fissa e quota variabile), nonché il concorso al finanziamento di costi relativi ai servizi
comunali di carattere generale attraverso la maggiorazione per i servizi indivisibili (illuminazione
pubblica, cura del verde pubblico, ecc.).
Soggetto attivo della TARES - in parte tassa, perché destinata alla copertura dei costi del
servizio, ed in parte imposta, in quanto volta al finanziamento dei servizi indivisibili, è il Comune
sul cui territorio insiste l’immobile assoggettato al tributo. Soggetto passivo è chiunque possieda,
occupi o detenga, a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti. La tariffa è
commisurata alla quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in
relazione agli usi ed alla tipologia di attività svolte e sulla base dei criteri determinati con i
regolamenti di cui al d.P.R. n. 158/1999.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
129
Di notevole impatto è risultata l’applicazione anticipata in via sperimen-tale dell’Imposta
municipale propria (IMU) dal 2012, disposta dal d.l. n. 201/2011, convertito, con modificazioni, dalla
l. n. 214/2011, che ha esteso l’imposta anche all’abitazione principale.
Durante il periodo sperimentale, l’importo ottenuto applicando l’aliquota base IMU alla base
imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell’abitazione principale, delle relative pertinenze e
dei fabbricati rurali, è stato assegnato per metà allo Stato.
Per quanto riguarda l’IMU, la legge di stabilità per il 2013 ha modificato lo schema di
ripartizione dell’imposta, attribuendo ai Comuni l’intero gettito degli immobili assoggettati, ad
eccezione dei fabbricati classificati nel gruppo catastale D, mentre, per effetto di successive
disposizioni normative, l’abitazione principale è stata nuovamente esclusa dall’imposizione
immobiliare.
In forza del comma 380 dell’art. 1 della l. n. 228/2012, al posto dell’abolito Fondo
Sperimentale di riequilibrio, è stato istituito per il biennio 2013-2014 il Fondo di Solidarietà
comunale alimentato con una quota percentuale dell’IMU di spettanza dei Comuni.
La quota 2013, originariamente quantificata in 4.717,9 milioni di euro, è stata incrementata
dal d.l. n. 35/2013 di 943 milioni di euro per le Regioni a statuto ordinario e le isole e definitivamente
quantificata in 6.974 milioni di euro.
A seguito dell’attuazione del d.lgs. 6 maggio 2011, n. 68 nonché della soppressione dallo stesso
esercizio dell’addizionale provinciale sui consumi di energia elettrica, è stato istituito il Fondo
sperimentale di riequilibrio per le Province.
Il predetto Fondo, alimentato dal gettito della compartecipazione IRPEF, la cui aliquota è
stata fissata in misura tale da poter compensare la soppressione dei predetti trasferimenti erariali,
ha avuto la finalità di attribuire gradualmente alle Province autonomia di entrata.
Inoltre, l’art. 16, c. 6, del d.l. n. 95, come modificato dall’art. 8 del d.l. 10 ottobre 2012, n. 174
prevede nel 2012 una riduzione delle assegnazioni per 500 milioni sia per le Province che per i
Comuni. Tali riduzioni sono state stabilite per i successivi esercizi in 1.200 mln. di euro per 2013 e
2014, nonché 1.250 mln. di euro per il 2015.
Per il 2014, il fondo sperimentale di riequilibrio è stato ripartito, ai sensi del d.l. n. 16/2014, e
sono state confermate le modalità già adottate con D.M. 4 maggio 2012.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
130
2 ANALISI DELLA GESTIONE DI CASSA (2010-2014)
2.1 Il quadro generale della finanza pubblica dei Comuni della Basilicata
Il referto espone i risultati di cassa della finanza dei Comuni della Basilicata nell’esercizio 2014,
analizzandone comparativamente gli andamenti con le omologhe risultanze del quadriennio
precedente, rilevate dal Sistema Informativo sulle Operazioni degli Enti Pubblici (SIOPE).
La Sezione regionale di controllo ha proceduto ad analizzare i dati riferiti al quinquennio 20102014 dei 131 Comuni della Basilicata, disaggregati per classi demografiche (fino a 5.000 abitanti, da
5.000 a 15.000 abitanti, da 15.000 a 50.000 abitanti e oltre 50.000 abitanti) e per Tipologia di Comune
(Non Montano, Parzialmente montano e Montano) (Tab. 2.1.1 e 2.1.2)
Tab. 2.1.1 Numero dei Comuni della Basilicata, Popolazione ed Estensione. Valori assoluti per classi
demografiche e Tipologia di Comune.
Classe demografica
Tipologia Comune
Non Montano
Parzialmente Montano
fino a 5.000 abitanti
Montano
Totale
Non Montano
Parzialmente Montano
da 5.000
a 15.000 abitanti
Montano
Totale
Non Montano
da 15.000
Montano
a 50.000 abitanti
Totale
Non Montano
4 = oltre 50.000
Montano
Totale
Totale complessivo
N. Comuni
5
6
88
99
8
3
16
27
2
1
3
1
1
2
131
Popolazione*
13.811,00
12.305,00
164.928,00
191.044,00
70.022,00
23.109,00
116.526,00
209.657,00
33.337,00
17.425,00
50.762,00
59.796,00
66.777,00
126.573,00
578.036,00
Estensione**
527,24
223,66
5.093,36
5.844,26
1.168,03
442,23
1.543,71
3.153,98
301,33
206,23
507,56
392,09
175,43
567,52
10.073,32
Fonte: Elaborazioni a cura della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati ISTAT "Elenco dei Comuni Italiani al
31.1.2015"
*Popolazione legale 2011 (09/10/2011)
**Superficie territoriale (kmq) al 09/10/2011
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
131
Tab. 2.1.2 Numero dei Comuni della Basilicata, Popolazione ed Estensione. Valori percentuali per classi
demografiche e Tipologia di Comune.
Classe
demografica
fino a 5.000
abitanti
da 5.000 a
15.000
abitanti
da 15.000 a
50.000
abitanti
4 = oltre
50.000
Tipologia Comune
N. Comuni/ Classe
demografica
(%)
Classe
demografica
Non Montano
Parzialmente
Montano
Montano
Totale
Non Montano
Parzialmente
Montano
Montano
Totale
Non Montano
Montano
Totale
Non Montano
Montano
Totale
Totale complessivo
Popolazione* /Classe
demografica
(%)
Tipologia
Comune
Classe
demografica
5,05%
33,05%
2,29%
1,53%
9,02%
6,44%
58,02%
87,15%
100,00%
100,00%
100,00%
29,63%
33,40%
37,03%
36,27%
11,02%
31,31%
14,02%
59,26%
55,58%
48,94%
100,00%
100,00%
100,00%
66,67%
33,33%
65,67%
34,33%
59,37%
40,63%
8,78%
5,04%
100,00%
100,00%
100,00%
50,00%
50,00%
47,24%
52,76%
69,09%
30,91%
21,90%
100,00%
5,63%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Distribuzione dei Comuni della Basilicata
per Classe demografica
2,29%
1,53%
20,61%
75,57%
da 5.000 a 15.000 abitanti
da 15.000 a 50.000 abitanti
oltre 50.000
Distribuzione della Popolazione della Basilicata
per Classe demografica
21,90%
33,05%
8,78%
36,27%
fino a 5.000 abitanti
3,83%
86,33%
Fonte: Elaborazioni a cura della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati ISTAT "Elenco dei Comuni Italiani al
31.1.2015"
*Popolazione legale 2011 (09/10/2011)
**Superficie territoriale (kmq) al 09/10/2011
fino a 5.000 abitanti
Tipologia
Comune
88,89%
11,11%
20,61%
Classe
demografica
7,23%
6,06%
75,57%
Tipologia
Comune
Estensione** /Classe
demografica
(%)
da 5.000 a 15.000 abitanti
da 15.000 a 50.000 abitanti
oltre 50.000
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
132
Distribuzione dei Comuni di Basilicata
per Tipologia
12,2%
6,9%
80,9%
Non Montano
Parzialmente Montano
Montano
L'analisi dei dati, così come accennato in precedenza, è stata effettuata su sottoinsiemi di
Comuni distribuiti tenendo conto della grandezza in termini di abitanti e delle caratteristiche
morfologiche del territorio.
La scelta è stata dettata dall’esigenza di ridurre la variabilità del fenomeno finalizzata
all’analisi comparativa su clusters di comuni aventi le stesse caratteristiche.
Si può facilmente dedurre che i 2/3 dei comuni della Basilicata contano meno di 5.000 abitanti
e di questi quasi il 90% è Montano. Di contro solo 1/3 della popolazione regionale risiede nei suddetti
comuni.
Sono stati analizzati i flussi di cassa relativi alle entrate finanziarie, focalizzando l’attenzione
sui livelli di autonomia finanziaria dei Comuni a fronte della pressione tributaria esercitata sulla
collettività.
Si è proceduto quindi, ad analizzare i suddetti flussi riguardanti le spese, evidenziando quali
poste di bilancio hanno irrigidito maggiormente la gestione finanziaria di tali Enti e come sono state
ripartite le risorse fra i diversi settori di intervento comunale.
Nella terza parte del capitolo sono stati costruiti indicatori finalizzati alla valutazione della
sostenibilità finanziaria della gestione corrente, analizzando, in particolare, le principali dinamiche
legate al finanziamento delle spese di investimento.
In tutti i casi, ci si è riferiti ai valori della gestione di cassa dei bilanci comunali.
Infine, è stata proposta l'elaborazione di alcuni indici "standardizzati", che sintetizzando
alcune delle principali variabili, hanno consentito un confronto di carattere complessivo fra le
dinamiche di bilancio dei comuni lucani.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
133
La standardizzazione, infatti, è una operazione statistica che permette di "annullare" l'effetto
delle unità di misura con cui sono misurate le variabili analizzate, consentendo di sintetizzare in un
unico indice più variabili rilevanti riferite a ciascun comune.
Dal confronto effettuato sui dati di cassa dei Comuni, si ricavano dei parametri di riferimento
di carattere sintetico che dovrebbero consentire di evidenziare condizioni di maggiore o minore
equilibrio e solidità della gestione finanziaria dei comuni, appunto in chiave comparativa.
Anche per l'analisi degli indici standardizzati, la comparazione è di tipo spazio/temporale, nel
senso che viene svolta sia per classi demografiche, sia in chiave diacronica confrontando i valori in
serie storiche.
2.2 I flussi di cassa
La movimentazione dei flussi di cassa dei Comuni della Basilicata è riportata nella Tab. 2.2.1.
Tab. 2.2.1. Distribuzione delle Entrate per Titoli (escluso Tit. VI). Valori percentuali (2010-2014)
FLUSSI DI
2010
2011
2012
2013
2014
Totale
CASSA
ENTRATE
(escluso Tit. VI)
Riscossioni
SPESE
(escluso Tit. IV)
Pagamenti
SALDO
759.179.214,67 755.157.894,49 744.786.709,10 806.106.984,75 783.312.885,74 3.848.543.688,75
776.421.335,07 742.631.611,82 759.842.500,80 782.545.708,87 779.349.863,21 3.840.791.019,77
-17.242.120,40
12.526.282,67
-15.055.791,70
23.561.275,88
3.963.022,53
7.752.668,98
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Il differenziale riscossioni-pagamenti è stato negativo nel 2010 e nel 2012 e positivo negli altri
anni, determinando un saldo di + 7.752.668.98 a fine quinquennio.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
134
2.3 Le anticipazioni di liquidità erogate negli anni 2013 e 2014 nei Comuni
della Basilicata
2.3.1. Inquadramento
Le informazioni di seguito riportate originano dai rilievi contenuti in apposite pronunce
emesse dalla Sezione nell’espletamento delle proprie funzioni di controllo ai sensi dell’art.166 e ss
della legge 266/2005, dell’art. 6 del Dlgs 149/2011 e dell’art. 243 bis e ss del Dlgs 267/2000, nonché
dalle risultanze istruttorie emerse nell’ambito dell’attività di controllo effettuata sui questionari
relativi ai rendiconti 2013.
Su complessivi n. 131 Comuni e n. 2 Province della Regione Basilicata, solo n. 33 Comuni e
n.1 Provincia hanno richiesto ed ottenuto le anticipazioni di liquidità di cui al decreto legge n.
35/2013, al decreto legge n. 106/2013 e al decreto legge n. D.l 66/2014.
2.3.2. Anomalie riscontrate
Su n. 34 enti territoriali interessati dalla questione, n. 5 Comuni risultano non aver
correttamente utilizzato le somme ricevute a titolo di anticipazione di liquidità.
Si riportano di seguito le macro criticità accertate.
2.3.2.1. Utilizzo dell’anticipazione di liquidità per il pagamento di debiti “fuori perimetro temporale”
La prima tipologia di criticità è stata riscontrata con riferimento a n. 2 Comuni.
In particolare, dai riscontri istruttori effettuati risulta che una parte dell’anticipazione di
liquidità ricevuta dai suddetti Enti, ai sensi del Dl 35/2013 e Dl 102/2013, è stata utilizzata al di fuori
del perimetro temporale fissato dalle norme di riferimento.
In particolare, è emerso che nei suddetti casi le anticipazioni di liquidità sono state utilizzate
per pagare debiti “accertati” o “fatturati“ (queste sono le espressioni utilizzate dagli enti interessati)
nel 2013, e quindi in relazione a debiti “non” certi liquidi ed esigibili, maturati alla data del 31
dicembre 2012, né debiti per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamento
entro il predetto termine.
La conseguenza di tale anomalia è che in questi casi l’anticipazione di liquidità risulta essere
stata utilizzata come “copertura di nuova spesa”. (cfr. sul punto Corte Cost. sent. n. 181/2015), in
palese violazione non solo del dettato normativo in questione, ma della stessa regola aurea di cui
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
135
all’art. 119 Cost (tale tipologia di debiti “fuori perimetro” risultano avere natura di “spesa
corrente”).
2.3.2.2. Utilizzo dell’anticipazione di liquidità “sine causa”
La seconda tipologia di macro criticità è stata rilevata con riferimento a n. 3 Comuni.
Dai documenti analizzati è risultato, infatti, un utilizzo “sine causa” delle anticipazioni di
liquidità ricevute, e ciò in quanto nell’elenco dei debiti da estinguere con tale strumento
“emergenziale”, sono stati riscontrate posizioni debitorie in realtà già estinte con mezzi propri
dall’Ente.
In tale caso, venendo meno, per la quota corrispondente, la causa sottesa all’erogazione
dell’anticipazione di liquidità ai sensi dell’art. 1, comma 13 del DL 35/2013, l’Ente avrebbe dovuto
prontamente restituire gli importi ricevuti sine titulo, maggiorati degli interessi – pro tempore –
maturati.
2.3.2.3. Utilizzo dell’anticipazione di liquidità distorto
Fermo quanto sopra, in alcuni casi si è evidenziato un utilizzo distorto dell’anticipazione di
liquidità, nella misura in cui è stata utilizzata, per la quasi totalità, per il pagamento di debiti fuori
bilancio (derivanti, peraltro, da sentenze esecutive), lasciando invece “impagati” tutti i debiti di
funzionamento derivanti da transazioni commerciali, e ciò in palese “alterazione” della stessa ratio
sottesa all’istituto in esame.
Ad avviso della Sezione, seppure ammesso l’utilizzo di tale anticipazione di liquidità per il
pagamento di debiti fuori bilancio, il fine principale dell’anticipazione di liquidità è e deve restare il
pagamento di debiti commerciali e solo, in via residuale, l’estinzione di debiti di diversa natura, come
i debiti fuori bilancio.
In caso contrario verrebbe alterata la ratio stessa dell’istituto in esame, che si giustifica come
“deroga” o “eccezione” alla regola aurea di cui all’art. 119, comma 6, Cost, solo nella misura in cui è
volto ad adeguare l’Ordinamento a specifiche prescrizioni impartite dall’Unione Europea in materia
di “riduzione dei tempi di pagamento delle transazioni commerciali”.
Ci si riferisce, in particolare, al caso del Comune di Lagonegro.
Come evidenziato nella delibera n. 4/2015/ PRSP, questa Sezione, nel rigettare per
incongruenza il Piano di Riequilibrio Finanziario presentato dall’Ente, ha posto in evidenza – tra
l’altro- che “La massa di debiti di funzionamento inestinti al 31 dicembre 2012, risulta pari ad Euro
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
136
2.300.354,95. L’anticipazione di liquidità ricevuta ex DL 35/2013 è stata utilizzata, pressoché per
l’intero, per il pagamento dei debiti fuori bilancio. Da quanto è emerso in sede istruttoria, per il pagamento
dei suddetti debiti di funzionamento è stato possibile utilizzare, a valere su tale anticipazione di liquidità,
solo l’importo residuo di Euro 587.765,42. Per l’effetto, alla data di approvazione del Piano, sussistevano
debiti di funzionamento per Euro 1.712.589,53 in relazione ai quali il Piano non ha previsto alcuna
misura di ripiano.”
Nel caso in esame, la Sezione ha ritenuto come l’anticipazione di liquidità non sia stata
utilizzata in maniera corretta rispetto alla sua ratio genetica.
2.3.2.4. Modalità di contabilizzazione
Tutti gli Enti interessati (ad eccezione di 4 di essi che non hanno fornito risposta alcuna)
hanno contabilizzato l’anticipazione di liquidità al Titolo V delle Entrate ed al Titolo III della spesa,
secondo la ripartizione -per categorie e interventi- riportata nel seguente dettaglio:
Contabilizzazione
Entrate
V cat 3
V cat 1
15
2
nn
1
III int. 03
15
Spese
fondo
2
non comp
1
Solo 4 Enti hanno dichiarato di aver costituito un apposito fondo vincolato al rimborso
dell’anticipazione di liquidità di ricevuta.
Con riferimento ad alcuni Enti si è reso necessario approfondire l’istruttoria, al fine di
comprendere se nel TITOLO III della spesa fosse stato contabilizzato, sin dal primo esercizio, l’intero
importo dell’anticipazione di liquidità ovvero, come sembra di capire dalla formulazione delle
risposte di alcuni Enti (come il Comune di Potenza), unicamente la parte relativa ai rimborsi dovuti
come da piani di ammortamento comunicati dalla Cassa Depositi e Prestiti (cfr. “i rimborsi delle
anticipazioni vengono effettuati secondo piani di ammortamento comunicati dalla Cassa DDPP e trovano
allocazione sul titolo 3° della spesa (…)”.
Come è noto, infatti, in tale ipotesi, in assenza di altri meccanismi contabili in grado di
realizzare il medesimo effetto di “neutralizzazione” (ad es., costituzione di un fondo vincolato alla
restituzione dell’anticipazione di liquidità, come ipotizzato dalla Sezione Autonomie della Corte dei
conti nella deliberazione n. 19/2014), la non corretta contabilizzazione nel titolo III della spesa
dell’intero importo dell’anticipazione di liquidità, sin dal primo esercizio, potrebbe aver inciso – in
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
137
maniera distorsiva- sui risultati di bilancio e sull’effettiva capacità di spesa dell’Ente (cfr. Corte Cost.
sent. 188/2015).
Tali anomalie saranno oggetto di specifica pronuncia da parte della Sezione, nell’ambito delle
deliberazioni inerenti gli esiti della complessiva attività di controllo espletata -ai sensi dell’art. 166 e
ss della legge 266/2005- sui questionari relativi ai rendiconti 2013 degli enti interessati.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
138
2.4 L’analisi delle entrate
L’analisi dei flussi è stata condotta nell’ottica di cogliere gli aspetti di maggior rilievo delle
gestioni della cassa dei Comuni lucani nel quinquennio 2010-2014.
Sul fronte delle entrate il radicarsi di un meccanismo distorsivo, per il quale concorso degli Enti
locali agli obiettivi di finanza pubblica si scarica - in ultima istanza - sul contribuente in termini di
aumento della pressione fiscale, trova origine nei pesanti e ripetuti tagli alle risorse statali disposti
dalle manovre finanziarie susseguitesi dal 2011, cui fa eco il cronico ritardo nella ricomposizione delle
fonti di finanziamento della spesa, necessaria per garantire servizi pubblici efficienti.
Ciò aggrava e rende permanente l’inefficienza delle gestioni di cassa, nonostante l’incremento
dell’incidenza delle entrate proprie (riscossioni) sul totale delle entrate (+ 1,07 % rispetto al 2013)
(Tab. 2.4.3) che fa crescere l’autonomia finanziaria oltre la soglia del 77% ed assorbe la diminuzione
progressiva e costante dei trasferimenti.
All’interno di questo contesto, il gettito della Tasi, al posto di compensare una auspicabile
riduzione dell’IMU che puntualmente non si è verificata, aumenta il peso della pressione fiscale
contribuendo all’incremento delle Entrate tributarie pari all’1% circa nel 2014. Considerando che la
parte non prelevata direttamente dalle basi imponibili locali (vale a dire per la parte di contributo
statale a sostegno delle riduzioni ed agevolazioni) pesa sulla fiscalità generale si può facilmente
dedurre che si è verificato un importante aumento della pressione fiscale sui cittadini.
L’esame dei flussi in entrata, nel quinquennio di riferimento (2010-2014), si dimostra
prioritario rispetto a qualsiasi ulteriore analisi e parte dalla rilevazione che con l’introduzione del
"federalismo fiscale" c'è stata una evoluzione positiva in termini di maggiore autonomia impositiva
e finanziaria dei Comuni. Infatti, per poter effettivamente dispiegare un proprio autonomo indirizzo
politico-amministrativo, gli Enti Locali devono poter contare su entrate finanziarie certe, al di là
della natura propria o derivata, quantificabili nel tempo per consentire agli enti stessi di svolgere le
proprie funzioni responsabilmente. Devono, inoltre, poter disporre di leve decisionali rilevanti su
imposte e tariffe, nonché sul versante della spesa. Ciò costituisce presupposto essenziale perché gli
amministratori locali siano pienamente responsabili delle politiche di erogazione dei servizi e di
effettuazione di investimenti da attuare a favore della comunità di riferimento.
Negli ultimi anni, i Comuni hanno potuto disporre di una crescente, seppur limitata, capacità
di manovra nel determinare aliquote fra valori minimi e massimi prefissati, decidendo anche su
detrazioni e caratteristiche dei soggetti passivi, sia in materia di imposte, che di tariffe dei servizi
pubblici resi.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
139
Prima di passare ad esaminare nel dettaglio le principali voci di ciascun macro-aggregato di
entrata dei bilanci comunali, si può osservare il peso di ciascuno dei suddetti macro-aggregati
(entrate correnti, in conto capitale e da accensione di prestiti) sul totale delle entrate (al netto del
titolo sesto -entrate per servizi per conto terzi - escluse in quanto costituenti partite di giro). (Tab.
2.4.1.)70
Tab. 2.4.1. Distribuzione delle Entrate per Titoli (escluso Tit. VI). Valori percentuali (2010-2014)
ENTRATE
2010
2011
2012
2013
2014
Entrate correnti
61,6%
63,2%
62,7%
61,0%
61,8%
(Tit. I+II+III)
Alienazioni, Trasferimenti
di capitale e Riscossione di
23,1%
19,3%
19,3%
16,5%
15,9%
crediti
(Tit. IV)
Accensione di prestiti
15,3%
17,5%
18,1%
22,5%
22,3%
(Tit. V)
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
Totale
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
70,0%
63,2%
61,6%
62,7%
61,0%
61,8%
60,0%
50,0%
40,0%
30,0%
20,0%
23,1%
15,3%
19,3%17,5%
19,3%18,1%
22,5%
16,5%
22,3%
15,9%
2011
2012
2013
2014
10,0%
0,0%
2010
ENTRATE CORRENTI (TIT. I+II+III)
ALIENAZIONI, TRASFERIMENTI DI CAPITALE E RISCOSSIONE DI CREDITI (TIT. IV)
ACCENSIONE DI PRESTITI (TIT. V)
Con la Tab. 2.4.1. si è inteso evidenziare come le incidenze dei flussi di cassa per entrate
correnti sul totale siano rimasti sostanzialmente stabili fra il 2010 e il 2014. Di contro, le entrate da
accensione di prestiti risultano crescenti (dal 15,3% del 2010 al 22,3% del 2014) e in controtendenza
rispetto alle entrate da alienazioni e da trasferimenti in conto capitale le quali registrano, nel
quinquennio, un trend negativo (dal 23,1% nel 2010, al 15,9% nel 2014).
70
I valori assoluti sono riportati nella Tab. I dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
140
Passando ad esaminare, per il 2014, la ripartizione percentuale delle riscossioni (con esclusione
sempre di quelle per conto terzi) fra i suddetti macro-aggregati, per classi demografiche e tipologia
di Comune (Tab. 2.4.2)71, si può notare come i Comuni fino a 5.000 abitanti evidenziano un alto
livello di entrate del titolo quarto dovuto ad un elevata massa di trasferimenti in conto capitale da
parte dello Stato e di altri enti pubblici finalizzata al sostegno degli investimenti dei piccoli Comuni,
specialmente di quelli montani.
Per i Comuni con più di 50.000 abitanti si registra, per il finanziamento delle spese di
investimento, un consistente ricorso all’accensione di prestiti (circa il 78%) che è quasi totalmente
imputabile al Comune di Potenza.
I Comuni delle classi intermedie evidenziano, invece, i maggiori livelli di entrate correnti,
come si vedrà, per effetto di un elevato livello di entrate tributarie.
Tab. 2.4.2. Distribuzione delle Entrate (escluso Tit. VI). Valori percentuali per Classe demografica e per
Tipologia di Comune (2014)
Classe
demografica
Tipologia
Comune
ENTRATE
CORRENTI
(TIT. I+II+III)
ALIENAZIONI,
TRASFERIMENTI
DI CAPITALE E
RISCOSSIONE DI
CREDITI (TIT. IV)
ACCENSIONE DI
PRESTITI (TIT. V)
TOTALE
COMPLESSIVO
Classe
Tipologia
Classe
Tipologia
Classe
Tipologia
Classe
Tipologia
demografica Comune demografica Comune demografica Comune demografica Comune
Fino a 5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre 50.000
Non
montano
Parzialmente
montano
Montano
Totale
Non
montano
Parzialmente
montano
Montano
Totale
Non
montano
Montano
Totale
Non
montano
Montano
Totale
6,5%
35,98%
31,83%
6,5%
3,9%
58,98%
12,4%
5,8%
86,3%
100,0%
88,8%
100,0%
26,2%
35,8%
31,1%
28,0%
10,4%
24,37%
36,90%
100,00%
4,9%
8,62%
59,3%
100,0%
36,46%
30,33%
100,00%
0,00%
100,00%
67,65%
5,99%
0,92%
77,85%
32,35%
100,00%
19,29%
34,45%
100,00%
I valori assoluti sono riportati nella Tab. II dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
141
9,2%
62,8%
100,0%
100,00%
2,55%
50,76%
10,58%
25,47%
63,4%
100,0%
69,67%
6,07%
5,5%
63,54%
49,24%
99,08%
100,00%
100,00%
100,00%
Totale complessivo
100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
71
34,09%
93,6%
100,0%
63,10%
24,98%
10,99%
5,4%
87,0%
100,0%
63,4%
100,0%
7,21%
2,5%
1,3%
80,71%
100,00%
100,00%
Distribuzione delle Entrate (escluso Tit. VI). Comuni della
Basilicata. Valori percentuali per Classe demografica. Anno 2014
100,00%
80,00%
77,85%
58,98%
60,00%
40,00%
20,00%
35,98%
10,99%
31,83%
24,37%
8,62%
24,98%
10,58%
7,21% 6,07% 2,55%
0,00%
Fino a 5.000
da 5.000 a 15.000
da 15.000 a 50.000
Oltre 50.000
ENTRATE CORRENTI
(TIT. I+II+III)
ALIENAZIONI, TRASFERIMENTI DI CAPITALE E RISCOSSIONE DI CREDITI (TIT. IV)
ACCENSIONE DI PRESTITI (TIT. V)
Il fenomeno dell’incidenza delle Entrate tributarie, extratributarie e dei contributi e
trasferimenti sul totale delle Entrate Correnti è evidenziato nella Tab. 2.4.372.
Tab. 2.4.3. Incidenza delle Entrate correnti. Indici di autonomia tributaria e finanziaria. Indice di
dipendenza finanziaria. Valori percentuali. (2010-2014)
Entrate
Entrate tributarie (Tit. I)
Indice di autonomia tributaria
di cui: ICI –IMU
TASI
Addizionale IRPEF
TARES/TARSU
Contributi e trasferimenti (Tit. II)
Indice di dipendenza finanziaria
Trasferimenti correnti dello
di cui:
Stato
Trasferimenti correnti della
Regione per funzioni
delegate
Entrate extratributarie (Tit. III)
di cui: Proventi di servizi pubblici
Proventi dei beni dell'ente
Utili netti delle aziende
speciali e partecipate,
dividendi di società
Entrate proprie (Tit. I e III)
Indice di autonomia finanziaria
Totale Entrate correnti
(Tit. I, II e III)
2010
33,54%
0,34
9,98%
0,00%
9,21%
11,77%
51,93%
0,52
2011
59,99%
0,60
10,95%
0,00%
7,11%
12,66%
25,22%
0,25
2012
64,47%
0,64
8,10%
0,00%
6,22%
11,41%
19,81%
0,20
2013
62,28%
0,62
11,01%
0,00%
6,02%
15,25%
23,30%
0,23
2014
63,25%
0,63
13,05%
2,76%
6,18%
14,20%
22,23%
0,22
37,81%
11,30%
5,25%
6,51%
5,84%
5,51%
5,19%
5,70%
8,93%
7,89%
14,53%
6,19%
2,28%
14,79%
5,75%
2,60%
15,72%
5,88%
2,28%
14,42%
5,75%
2,24%
14,51%
6,26%
2,27%
0,06%
0,05%
0,05%
0,07%
0,06%
48,07%
0,48
74,78%
0,75
80,19%
0,80
76,70%
0,77
77,77%
0,78
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
72
I valori assoluti sono riportati nella Tab. III dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
142
Distribuzione delle Entrate correnti. Comuni della Basilicata. Valori
percentuali. Anni 2010-2014
70,0%
64,5%
60,0%
60,0%
62,3%
63,3%
51,9%
50,0%
33,5%
40,0%
25,2%
30,0%
14,8%
14,5%
20,0%
19,8%
15,7%
23,3%
14,4%
22,2%
14,5%
2012
2013
2014
10,0%
0,0%
2010
Entrate tributarie (Tit. I)
2011
Contributi e trasferimenti (Tit. II)
Entrate extratributarie (Tit. III)
Dall’analisi dei dati finanziari si evince che la progressiva riduzione dell’incidenza sulle
Entrate correnti dei Contributi e trasferimenti (Tit. II), passata dal 51,93% al 22,23%, è compensata
dall’aumento di quella delle Entrate tributarie che nel 2010 rappresentava il 33,54% mentre nel 2014
aumentava al 63,25%.
Sostanzialmente immutata risulta quella delle Entrate extratributarie.
È importante sottolineare che il cambio di tendenza si è avuto nell’anno 2011 nel quale
l’incidenza delle Entrate proprie (Tit. I e III) è stata pari ai 2/3 delle entrate correnti quando, solo
l’anno prima (2010), ne rappresentava circa la metà.
Le entrate extratributarie, costituite in larga parte da proventi dei servizi pubblici locali,
sono risultati sostanzialmente stabili nel quinquennio.
Complessivamente, si può osservare che il trend storico delle entrate proprie, ricalcando
quello delle entrate tributarie, evidenzia la stabilità di quelle extratributarie.
Si osserva, inoltre, come gli indici di autonomia tributaria (incidenza delle entrate tributarie
sul totale delle entrate correnti) e di autonomia finanziaria (incidenza delle entrate proprie tributarie ed extratributarie - sul totale delle entrate correnti) aumentino significativamente fra il
2010 e il 2014.
Per contro, nello stesso periodo, si riduce in misura consistente l'indice di dipendenza
finanziaria dallo Stato e dagli altri enti pubblici (intesa come incidenza delle entrate del titolo
secondo sul totale delle entrate correnti).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
143
Passando a considerare analiticamente la composizione delle entrate tributarie, l'ICI-IMU
registra una crescita nel periodo, arrivando nel 2014 a costituire il 13,05% e la TARSU, seppure in
aumento fino al 2013 (13,25% delle Entrate Correnti), fa registrare una diminuzione dell’ 1,05%.
Con la Tab. 2.4.473 si passa ad analizzare l’incidenza delle riscossioni per Entrate dei Tit. I, II
e III sulle Entrate correnti, disaggregate per classi demografiche e per tipologia di Comune nel 2014.
In merito a questo tipo di approfondimento sono stati costruiti, in termini di rapporto di
composizione rispetto alle Entrate correnti, i seguenti indici:
-
autonomia tributaria (incidenza delle Entrate tributarie);
-
dipendenza finanziaria (incidenza dei Contributi e trasferimenti);
-
autonomia finanziaria (incidenza delle Entrate proprie (tributarie+extratributarie.)
Il primo elemento significativo emerso è che le classi intermedie dei Comuni parzialmente
montani con popolazione fra 5.000 e 15.000 abitanti (entrate proprie pari al 90,31% delle entrate
correnti), risultano essere dotate di maggior autonomia finanziaria, mentre l’incidenza minima delle
entrate proprie (circa il 72%) si riscontra per i piccoli Comuni non montani e per quelli montani con
più di 50.000 (Comune di Potenza). Lo stesso andamento si registra nella composizione dall'indice di
autonomia tributaria.
Per quanto riguarda i principali tributi, l'incidenza percentuale dell'ICI-IMU sul totale delle
entrate correnti risulta massima in quelli non montani appartenenti alla classe demografica (5.000 e
15.000) (26,95%) mentre risulta molto esigua nei piccoli comuni montani (7,00%).
Si può osservare, inoltre, che la maggior incidenza degli introiti derivati dall'Addizionale
IRPEF è registrata a Matera (comune non montano con popolazione superiore a 50.000 abitanti),
attestandosi all’11,93%, mentre per la TARSU, la massima intensità è da rilevare nell’altro
capoluogo, Potenza (comune Montano con popolazione superiore a 50.000 abitanti), con una
incidenza pari al 19,95% delle Entrate correnti.
L’incidenza delle riscossioni per entrate extratributarie è massima nei comuni parzialmente
montani (5.000 e 15.000), con un 30,23%, mentre è minima in quelli montani medio grandi con
popolazione compresa tra 15.000 e 50.000 abitanti (6,46%).
In merito alle riscossioni per i Contributi e trasferimenti (Tit. II), i Comuni che registrano il
più alto livello di dipendenza finanziaria sono quelli montani con popolazione tra 5.000 e 15.000
abitanti (35,85%).
73
I valori assoluti sono riportati nella Tab. IV dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
144
Tab. 2.4.4. Incidenza delle Entrate correnti (Indici di autonomia tributaria e finanziaria e Indice di
dipendenza finanziaria) per Classi demografiche e Tipologia di Comune. Valori percentuali.
(2014)
Entrate
Fino a 5.000
Parzialmente
Montano
montano
Non
montano
da 5.000 a 15.000
Non
Parzialmente
Montano
montano
montano
Entrate tributarie (Tit. I)
Indice di autonomia tributaria
62,95%
0,63
72,84%
0,73
58,49%
0,58
di
cui:
11,26%
11,05%
7,00%
19,23%
11,39%
10,10%
4,11%
4,50%
9,54%
0,04%
3,89%
17,29%
1,33%
2,86%
10,43%
4,84%
8,21%
16,33%
2,10%
5,44%
16,61%
3,85%
6,23%
14,46%
Contributi e trasferimenti (Tit. II)
Indice di dipendenza finanziaria
27,97%
0,28
17,85%
0,18
18,22%
0,18
12,74%
0,13
9,69%
0,10
35,85%
0,36
di
cui:
11,90%
2,64%
5,48%
3,06%
2,25%
3,90%
7,03%
11,09%
3,70%
3,26%
3,91%
23,23%
9,08%
9,31%
23,28%
13,46%
30,23%
8,29%
Proventi di servizi pubblici
4,29%
4,28%
6,15%
7,55%
26,97%
4,78%
Proventi dei beni dell'ente
Utili netti delle aziende speciali e
partecipate, dividendi di società
2,72%
1,81%
3,42%
2,92%
1,88%
1,68%
0,00%
0,00%
0,02%
0,00%
0,00%
0,03%
72,03%
0,72
82,15%
0,82
81,78%
0,82
87,26%
0,87
90,31%
0,90
64,15%
0,64
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
ICI-IMU
TASI
Addizionale IRPEF
TARES/TARSU
Trasferimenti correnti dello Stato
Trasferimenti correnti della Regione per
funzioni delegate
Entrate extratributarie (Tit. III)
di
cui:
Entrate proprie (Tit. I e III)
Indice di autonomia finanziaria
Totale Entrate correnti (Tit. I, II e III)
Entrate
da 15.000 a 50.000
Non montano
Montano
73,80%
0,74
60,08%
0,60
55,87%
0,56
Oltre 50.000
Non montano
Montano
Entrate tributarie (Tit. I)
Indice di autonomia tributaria
70,62%
0,77
76,06%
0,76
76,70%
0,77
63,82%
0,64
di
cui:
ICI-IMU
26,93%
25,25%
24,16%
14,02%
TASI
Addizionale IRPEF
TARES/TARSU
6,16%
7,29%
11,63%
3,91%
6,80%
13,46%
0,00%
11,93%
15,61%
3,84%
8,64%
19,95%
19,12%
0,19
17,48%
0,17
12,65%
0,13
27,43%
0,27
Trasferimenti correnti dello Stato
6,61%
10,45%
3,95%
8,72%
Trasferimenti correnti della Regione per funzioni
delegate
8,72%
0,56%
7,48%
0,77%
10,26%
6,46%
10,65%
8,74%
Proventi di servizi pubblici
5,51%
3,42%
6,32%
4,61%
Proventi dei beni dell'ente
Utili netti delle aziende speciali e partecipate,
dividendi di società
1,71%
0,53%
1,75%
1,24%
0,00%
0,00%
0,57%
0,00%
80,88%
0,81
82,52%
0,83
87,35%
0,87
72,57%
0,73
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Contributi e trasferimenti (Tit. II)
Indice di dipendenza finanziaria
di
cui:
Entrate extratributarie (Tit. III)
di
cui:
Entrate proprie (Tit. I e III)
Indice di autonomia finanziaria
Totale Entrate correnti (Tit. I, II e III)
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
145
Le Tabelle 2.4.5, 2.4.6 e 2.4.7 evidenziano i livelli di autonomia tributaria, di autonomia
extratributaria (entrate extratributarie sul totale delle entrate correnti) e finanziaria per classi
demografiche e tipologia di Comune nell'intero periodo di riferimento (2010-2014).
Tab. 2.4.5. Indice di autonomia tributaria. Valori medi per Classi demografiche e Tipologia di Comune.
(2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia Comune
2010
2011
2012
Non montano
0,21
0,41
0,52
Parzialmente montano
0,26
0,55
0,68
Fino a 5.000
Montano
0,23
0,48
0,57
Totale
0,23
0,48
0,57
Non montano
0,36
0,70
0,77
Parzialmente montano
0,28
0,70
0,53
da 5.000 a
15.000
Montano
0,36
0,64
0,63
Totale
0,35
0,66
0,66
Non montano
0,42
0,65
0,77
da 15.000 a
Montano
0,46
0,76
0,84
50.000
Totale
0,43
0,69
0,80
Non montano
0,43
0,68
0,76
Oltre 50.000
Montano
0,43
0,67
0,66
Totale
0,43
0,68
0,69
Totale complessivo
0,34
0,60
0,64
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2013
2014
0,49
0,63
0,56
0,56
0,70
0,61
0,56
0,60
0,63
0,87
0,72
0,73
0,70
0,71
0,62
0,63
0,73
0,58
0,60
0,74
0,60
0,56
0,61
0,71
0,76
0,73
0,77
0,64
0,69
0,63
Tab. 2.4.6. Indice di autonomia extra-tributaria. Valori medi per Classi demografiche e Tipologia di
Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia Comune
2010
2011
2012
Non montano
0,21
0,19
0,12
Parzialmente montano
0,13
0,14
0,13
Fino a 5.000
Montano
0,17
0,19
0,24
Totale
0,17
0,18
0,22
Non montano
0,14
0,13
0,13
Parzialmente montano
0,16
0,17
0,27
da 5.000 a 15.000
Montano
0,12
0,13
0,11
Totale
0,13
0,13
0,13
Non montano
0,08
0,11
0,10
da 15.000 a 50.000
Montano
0,18
0,13
0,11
Totale
0,11
0,12
0,11
Non montano
0,08
0,09
0,10
Oltre 50.000
Montano
0,17
0,14
0,11
Totale
0,14
0,12
0,11
Totale complessivo
0,15
0,15
0,16
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2013
2014
0,09
0,11
0,23
0,21
0,12
0,20
0,10
0,12
0,10
0,06
0,09
0,08
0,10
0,09
0,14
0,09
0,09
0,23
0,21
0,13
0,30
0,08
0,12
0,10
0,06
0,09
0,11
0,09
0,09
0,15
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
146
Tab. 2.4.7. Indice di autonomia finanziaria. Valori medi per Classi demografiche e Tipologia di
Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia Comune
2010
2011
2012
Non montano
0,42
0,60
0,64
Parzialmente montano
0,39
0,69
0,81
Fino a 5.000
Montano
0,40
0,67
0,80
Totale
0,40
0,66
0,79
Non montano
0,50
0,83
0,89
Parzialmente montano
0,44
0,87
0,80
da 5.000 a 15.000
Montano
0,48
0,76
0,74
Totale
0,48
0,80
0,79
Non montano
0,50
0,76
0,88
da 15.000 a
Montano
0,64
0,89
0,95
50.000
Totale
0,55
0,81
0,90
Non montano
0,51
0,77
0,86
Oltre 50.000
Montano
0,59
0,81
0,77
Totale
0,57
0,80
0,80
Totale complessivo
0,48
0,75
0,80
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2013
2014
0,58
0,74
0,79
0,78
0,82
0,81
0,66
0,72
0,74
0,93
0,81
0,81
0,80
0,81
0,77
0,72
0,82
0,82
0,81
0,87
0,90
0,64
0,73
0,81
0,83
0,81
0,87
0,73
0,78
0,78
Da una attenta analisi si evince che, nell’intero quinquennio, con l'eccezione dei due
capoluoghi, si registra una sostanziale correlazione positiva fra la dimensione demografica e i livelli
di autonomia tributaria e finanziaria, mentre è negativa per i livelli di autonomia extra-tributaria.
La distribuzione delle riscossioni pro-capite delle entrate correnti, per classi demografiche e
tipologia di Comune nel 2014 è descritta nella successiva Tab. 2.4.8.
Tab. 2.4.8. Entrate correnti per abitante. Valori medi per Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2014)
Classe demografica
Fino a 5.000
da 5.000 a 15.000
Non
Parzialmente
Non
Parzialmente
Tipologia Comune
Montano
Montano
montano
montano
montano
montano
13.811
12.305
164.928
70.022
23.109
116.526
Popolazione
ENTRATE CORRENTI
Entrate tributarie (Tit. I)
513,84
672,63
537,40
424,66
417,94
468,37
91,93
102,01
64,33
110,62
79,21
84,67
di cui: ICI -IMU
33,56
0,37
12,20
27,86
14,58
32,30
TASI
36,72
35,95
26,30
47,27
37,82
52,22
Addizionale IRPEF
77,85
159,64
95,78
93,95
115,55
121,20
TARES/TARSU
Contributi e trasferimenti (Tit. II)
228,32
164,86
167,43
73,30
67,38
300,52
103,15
24,39
55,89
20,27
15,66
36,83
di cui: Trasferimenti correnti dello Stato
Trasferimenti correnti della
53,29
12,84
47,32
29,14
21,24
32,28
Regione
Trasferimenti correnti della
57,38
102,41
34,03
18,75
27,23
194,76
Regione per funzioni delegate
Entrate extratributarie (Tit. III)
74,13
85,93
213,89
77,44
210,30
69,50
34,99
39,52
56,47
43,47
187,58
40,07
di cui: Proventi di servizi pubblici
22,23
16,67
31,45
16,81
13,06
14,05
Proventi dei beni dell'ente
Utili netti delle aziende speciali e
0,22
0,22
partecipate, dividendi di società
Totale Entrate proprie (Tit. I e III)
587,96
758,55
751,29
502,11
628,24
537,87
Totale Entrate correnti (Tit. I, II e III)
816,28
923,41
918,73
575,41
695,62
838,39
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
147
Classe demografica
da 15.000 a 50.000
Oltre 50.000
Tipologia Comune Non montano
Montano
Non montano
Montano
33.337
17.425
59.796
66.777
Popolazione
ENTRATE CORRENTI
Entrate tributarie (Tit. I)
466,74
562,55
565,49
734,38
177,97
186,73
178,17
161,29
di cui: ICI -IMU
40,71
28,95
44,21
TASI
48,16
50,26
87,98
99,40
Addizionale IRPEF
76,85
99,52
115,11
229,55
TARES/TARSU
Contributi e trasferimenti (Tit. II)
126,39
129,27
93,28
315,66
44,25
77,61
29,09
100,34
di cui: Trasferimenti correnti dello Stato
Trasferimenti correnti della
24,28
38,88
8,32
203,86
Regione
Trasferimenti correnti della
57,65
4,16
55,16
8,83
Regione per funzioni delegate
Entrate extratributarie (Tit. III)
67,82
47,75
78,55
100,61
36,44
25,28
46,62
52,99
di cui: Proventi di servizi pubblici
11,28
3,90
12,92
14,31
Proventi dei beni dell'ente
Utili netti delle aziende speciali e
4,21
partecipate, dividendi di società
Totale Entrate proprie (Tit. I e III)
534,56
610,31
644,04
834,99
Totale Entrate correnti (Tit. I, II e III)
660,94
739,58
737,31
1.150,65
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Dall’analisi si evince che i più alti incassi pro-capite per Entrate correnti (€ 1.150,65) sono
registrati nel Comune di Potenza (comune montano con popolazione superiore ai 50.000 abitanti).
Tale dato è fortemente influenzato dalle Entrate tributarie (€ 734,38), indicatrici di un’alta
pressione tributaria e dalla massima intensità da contributi e trasferimenti (€ 315,66). Invece, le
minori riscossioni per Entrate correnti sono effettuate nei comuni non montani con popolazione tra
5.000 e 15.000 (€ 575,41).
I Comuni parzialmente montani della stessa categoria fanno registrare, invece, la minore
pressione tributaria (€ 417,94) e il minor livello di contributi e trasferimenti (€ 67,38). In quest’ultima
categoria di Comuni si registra, di contro, uno dei più alti livelli di Entrate extratributarie (€ 210,30),
prevalentemente rappresentate da Proventi di servizi pubblici (€ 187,58).
Entrando nello specifico delle Entrate tributarie, si evince che il più alto livello di riscossioni
pro-capite per ICI-IMU vengono effettuate a Matera (€ 178,17), mentre il primato per il pagamento
della TARSU spetta agli abitanti di Potenza (€ 229,55).
In merito ai contributi e trasferimenti, i piccoli comuni non montani hanno fruito del più alto
livello di trasferimenti pro-capite dallo Stato (€ 103,15); Potenza risulta, comunque, il Comune che
ha beneficiato dei maggiori trasferimenti provenienti dalla Regione Basilicata (€ 203,86).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
148
Le Tabelle 2.4.9, 2.4.10 e 2.4.11 rappresentano, nel quinquennio 2010-2014, i livelli, procapite, della pressione tributaria, extratributaria e finanziaria, disaggregati per classi demografiche
e per tipologia di Comune.
Tab.2.4.9. Pressione tributaria per abitante. Valori medi per Classi demografiche e Tipologia di
Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Popolazione
2010
2011
2012
Comune
€ 188,83
Non montano
€ 356,33
€ 404,25
€
13.811
Parzialmente
€ 218,77
€ 512,83
€ 535,18
€
12.305
montano
Fino a 5.000
Montano
€ 197,75
€ 449,07
€ 519,91
€
164.928
191.044
Totale
€ 198,46
€ 446,47
€ 512,53
€
Non montano
€ 227,27
€ 418,24
€ 444,08
€
70.022
Parzialmente
€ 174,28
€ 473,95
€ 335,46
€
23.109
da 5.000 a
montano
15.000
Montano
€ 240,39
€ 424,29
€ 457,95
€
116.526
209.657
Totale
€ 228,72
€ 427,74
€ 439,81
€
Non montano
€ 457,54
€ 499,46
€
€ 297,99
33.337
da 15.000 a
Montano
€ 315,39
€ 576,13
€ 629,18
€
17.425
50.000
50.762
Totale
€ 303,96
€ 498,25
€ 543,99
€
Non montano
€ 325,05
€ 509,43
€ 476,53
€
59.796
Oltre 50.000
Montano
€ 542,19
€ 829,19
€ 820,59
€
66.777
126.573
Totale
€ 439,60
€ 678,13
€ 658,05
€
578.036
Totale complessivo
€ 271,50
€ 494,95
€ 520,78
€
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2013
2014
400,20
€ 513,84
583,01
€ 672,63
551,26
542,38
449,31
€ 537,40
€ 544,41
€ 424,66
425,15
€ 417,94
454,29
449,42
448,76
685,44
530,01
543,62
734,06
644,09
529,85
€
€
€
€
€
€
€
€
€
468,37
448,22
466,74
562,55
499,63
565,49
734,38
654,59
529,71
Come si può notare, la pressione tributaria ha avuto una notevole impennata nell’anno 2011.
Nel 2014 la maggior pressione tributaria pro capite è registrata nei due capoluoghi di Provincia,
mentre nei comuni da 5000 a 15000 abitanti è inferiore di circa 80 euro rispetto alla media regionale
che si attesta su € 529,71.
La Tab. 2.4.10 che esprime i dati relativi alle entrate extratributarie per abitante evidenzia
che, a parte un piccolo aumento registrato nel 2012, i valori si sono mantenuti sostanzialmente
invariati. Mentre le dinamiche all’interno degli strati non lasciano intravedere andamenti costanti.
Approfondendo, si evidenzia che la pressione extra-tributaria per gli abitanti di Potenza subisce un
dimezzamento passando da € 209,99 nel 2010 a € 100,61 nel 2014 mentre per quelli di Matera, nello
stesso periodo, la stessa aumenta di circa 18 euro.
Nei piccoli comuni, ad eccezione di quelli montani, la pressione extratributaria diminuisce mentre,
in quelli parzialmente montani con popolazione compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti, l’aumento è
considerevole. Nei comuni montani medio grandi (da 15.000 a 50.000 abitanti) la pressione
extratributaria si riduce nettamente.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
149
Tab.2.4.10. Pressione extra-tributaria per abitante. Valori medi per Classi demografiche e Tipologia di
Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Popolazione
2010
2011
2012
2013
Comune
€ 163,47
€ 95,30
€ 74,11
Non montano
13.811
€ 190,66
Parzialmente
12.305
€ 106,67
€ 128,64
€ 102,17
€ 103,96
Fino a
montano
5.000
Montano
164.928
€ 149,44
€ 173,91
€ 218,83
€ 222,82
Totale
191.044
€ 149,67
€ 170,24
€ 202,38
€ 204,42
Non montano
70.022
€ 85,30
€ 77,59
€ 72,76
€ 75,61
Parzialmente
23.109
€ 99,87
€ 113,99
€ 168,32
€ 138,81
da 5.000 a
montano
15.000
Montano
116.526
€ 80,92
€ 84,39
€ 77,74
€ 82,37
Totale
209.657
€ 84,47
€ 85,38
€ 86,06
€ 86,34
Non montano
33.337
€ 55,35
€ 76,85
€ 66,53
€ 73,67
da 15.000 a
Montano
17.425
€ 125,36
€ 101,22
€ 81,45
€ 47,49
50.000
Totale
50.762
€ 79,38
€ 85,21
€ 71,65
€ 64,68
Non montano
59.796
€ 60,88
€ 70,21
€ 61,26
€ 62,35
Oltre
Montano
66.777
€ 209,99
€ 173,66
€ 140,64
€ 101,31
50.000
Totale
126.573
€ 139,55
€ 124,79
€ 103,13
€ 82,90
Totale complessivo
578.036
€ 117,63
€ 122,04
€ 126,98
€ 122,71
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2014
€
74,13
€
85,93
€ 213,89
€ 195,54
€ 77,44
€ 210,30
€ 69,50
€ 87,67
€ 67,82
€ 47,75
€ 60,93
€ 78,55
€ 100,61
€ 90,19
€ 121,53
Spostando l’analisi sulla pressione finanziaria pro-capite (Tab. 2.4.11) si nota un notevole
aumento nel 2011 che si conferma, seppur con minore intensità, negli anni successivi per tutte le
classi di Comuni con l’unica eccezione per il Comune di Potenza che passa da € 1.002,85 nel 2011 a €
834,99 nel 2014.
Tab.2.4.11. Pressione finanziaria per abitante. Valori medi per Classi demografiche e Tipologia di
Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Popolazione
2010
2011
2012
2013
Comune
Non montano
13.811
€ 379,49
€ 519,80
€ 499,56
€ 474,30
Parzialmente
12.305
€ 325,44
641,47
€ 637,35
€ 686,97
Fino a
montano
5.000
Montano
164.928
€ 347,19
€ 622,98
€ 738,74
€ 774,08
Totale
191.044
€ 348,13
€ 616,71
€ 714,92
€ 746,80
70.022
€ 312,57
€ 495,82
€ 516,84
€ 524,92
Non montano
Parzialmente
23.109
€ 274,15
€ 587,94
€ 503,78
€ 563,96
da 5.000 a
montano
15.000
Montano
116.526
€ 321,31
€ 508,68
€ 535,69
€ 536,67
Totale
209.657
€ 313,19
€ 513,12
€ 525,88
€ 535,75
Non montano
33.337
€ 353,34
€ 534,39
€ 565,99
€ 522,43
da 15.000 a
Montano
17.425
€ 440,75
€ 677,35
€ 710,63
€ 732,93
50.000
Totale
50.762
€ 383,34
€ 583,46
€ 615,64
€ 594,69
Non montano
59.796
€ 385,93
€ 579,64
€ 537,79
€ 605,96
Oltre
Montano
66.777
€ 752,17
€ 1.002,85
€ 961,22
€ 835,37
50.000
Totale
126.573
€ 579,15
€ 802,91
€ 761,18
€ 726,99
Totale complessivo
578.036
€ 389,14
€ 616,99
€ 647,76
€ 652,56
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
150
2014
€ 587,96
€ 758,55
€ 751,29
€ 739,95
€ 502,11
€ 628,24
€ 537,87
€ 535,89
€ 534,56
€ 610,31
€ 560,56
€ 644,04
€ 834,99
€ 744,78
€ 651,24
Con la Tab. 2.4.12.74 si è cercato di analizzare, per l’anno 2014, la distribuzione delle entrate
correnti dei comuni della Basilicata, ripartiti in base alla provincia di appartenenza. La prima
considerazione riguarda la forte variabilità fra le medie per provincia, sia nei livelli di autonomia
tributaria ed extratributaria, sia rispetto ai trasferimenti dallo Stato.
Tab. 2.4.12.
Distribuzione delle Entrate correnti per Province. Valori percentuali. (2014)
ENTRATE CORRENTI
Entrate tributarie (Tit. I)
di cui:
ICI -IMU
TASI
Addizionale IRPEF
TARES/TARSU
Contributi e trasferimenti (Tit. II)
di cui:
Trasferimenti correnti dello Stato
Trasferimenti correnti della Regione
Trasferimenti correnti della Regione per
funzioni delegate
Entrate extratributarie (Tit. III)
di cui:
Proventi di servizi pubblici
Proventi dei beni dell'ente
Utili netti delle aziende speciali e partecipate,
dividendi di società
Totale Entrate proprie (Tit. I e III)
Totale Entrate correnti (Tit. I, II e III)
Matera
73,00%
20,15%
3,17%
8,14%
14,52%
15,20%
5,43%
3,34%
Province
Potenza
59,33%
10,20%
2,59%
5,40%
14,07%
25,07%
6,01%
7,52%
Totale
63,25%
13,05%
2,76%
6,18%
14,20%
22,23%
5,84%
6,32%
5,83%
8,72%
7,89%
11,80%
7,10%
1,94%
15,61%
5,92%
2,40%
14,51%
6,26%
2,27%
0,19%
0,01%
0,06%
84,80%
74,93%
77,77%
100,00%
100,00%
100,00%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Entrando nello specifico, a differenza delle incidenze dei Contributi per trasferimenti e delle
Entrate tributarie - superiori nei comuni della Provincia di Potenza rispetto a quelli della Provincia
di Matera, si rileva che l’incidenza dei flussi di cassa per Entrate tributarie su quelli delle Entrate
correnti dei Comuni della Provincia di Matera (73%) - è superiore rispetto alla media dei Comuni di
tutta la Regione (63,25%) e conseguentemente rispetto a quelli della Provincia di Potenza (59,33%).
Da notare, infine, che l’incidenza percentuale massima dell’IMU, rilevabile nei Comuni della
Provincia di Matera, rappresenta più di 1/5 delle Entrate correnti.
Analizzando le entrate correnti per abitante, disaggregate per comuni appartenenti alle due
Province (Tab. 2.4.13.) si nota che i Comuni della Provincia di Potenza registrano flussi di cassa
superiori rispetto a quelli della Provincia di Matera.
In controtendenza, quest’ultima, fa registrare il più alto livello di Entrate tributarie derivanti
dall’IMU e dall’Addizionale IRPEF. Nei Comuni della Provincia di Potenza, le riscossioni
74
I valori assoluti sono riportati nella Tab. VI dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
151
provenienti da TARES/TARSU, e di tutte le altre tipologie di Entrate correnti, sono superiori
rispetto a quelle dei Comuni della Provincia di Matera.
Tab.2.4.13. Distribuzione delle Entrate correnti pro-capite per Province. (2014)
ENTRATE CORRENTI
Popolazione
Matera
200.101
€ 507,21
€ 139,98
€ 22,00
€ 56,53
€ 100,86
€ 105,63
€ 37,72
€ 23,22
Province
Potenza
377.935
€ 541,63
€ 93,08
€ 23,67
€ 49,28
€ 128,42
€ 228,85
€ 54,86
€ 68,64
Entrate tributarie (Tit. I)
di cui:
ICI -IMU
TASI
Addizionale IRPEF
TARES/TARSU
Contributi e trasferimenti (Tit. II)
di cui:
Trasferimenti correnti dello Stato
Trasferimenti correnti della Regione
Trasferimenti correnti della Regione per
€ 40,50
€ 79,59
funzioni delegate
Entrate extratributarie (Tit. III)
€ 81,95
€ 142,48
€ 49,32
€ 54,09
di cui:
Proventi di servizi pubblici
€ 13,49
€ 21,93
Proventi dei beni dell'ente
Utili netti delle aziende speciali e partecipate,
€ 1,35
€ 0,12
dividendi di società
Totale Entrate proprie (Tit. I e III)
€ 589,16
€ 684,11
Totale Entrate correnti (Tit. I, II e III)
€ 694,79
€ 912,96
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Totale
578.036
€ 529,71
€ 109,31
€ 23,09
€ 51,79
€ 118,88
€ 186,19
€ 48,93
€ 52,92
€ 66,06
€ 121,53
€ 52,44
€ 19,01
€ 0,54
€ 651,24
€ 837,43
Esaurita l'analisi delle entrate correnti si passa ad esaminare la distribuzione dei flussi di cassa
per Entrate del titolo quarto, ovvero di quelle derivanti da alienazioni, da trasferimenti di capitale
e da riscossioni di crediti, nel periodo di riferimento considerato (Tab. 2.4.1475).
Tab. 2.4.14. Incidenza delle entrate derivanti da alienazioni, da trasferimenti di capitale e da
riscossione di crediti sul totale delle entrate di parte capitale. Valori percentuali. (20102014)
ENTRATE
2010
2011
2012
2013
Alienazione dei beni patrimoniali
5,15%
7,52%
7,24%
6,89%
Trasferimenti di capitale dallo Stato
19,69%
15,99%
15,37%
12,53%
Trasferimenti di capitale dalla
56,09%
53,19%
54,41%
57,72%
Regione
Trasferimenti di capitale dal Settore
2,86%
4,16%
4,58%
3,00%
pubblico
Trasferimenti di capitale
di cui:
0,21%
0,55%
0,15%
0,27%
da Province
Trasferimenti di capitale da altri
11,94%
16,17%
16,29%
18,80%
soggetti
Entrate da permessi di
di cui:
5,69%
7,59%
7,39%
7,00%
costruire
Riscossione di crediti
4,25%
2,96%
2,12%
1,06%
Totale complessivo
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
75
I valori assoluti sono riportati nella Tab. VII dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
152
2014
7,01%
12,00%
58,38%
3,37%
0,27%
18,44%
7,20%
0,80%
100,00%
Come si è avuto modo di osservare per le analisi già effettuate, si registrano notevoli
cambiamenti nel passaggio dal 2010 al 2011. Continuando si nota che l’altissima incidenza dei
Trasferimenti di capitale dalla Regione, in crescita dal 2011 e costantemente superiore al 53%,
raggiunge la massima intensità nel 2014 con il 58,38%.
Di verso contrario (e quindi in calo) le incidenze dei trasferimenti di capitale dallo Stato (dal
19,69% nel 2010 al 12% nel 2014) e quelle per riscossione di crediti (dal 4,25% nel 2010 allo 0,80%
nel 2014). Si noti, infine, l’aumento dei Trasferimenti di capitale da altri soggetti che sono passati
dal 11,94% nel 2010 al 18,44% nel 2014.
Approfondendo l’analisi per i sottogruppi di Comuni disaggregati per Classe demografica e
Tipologia, nell’anno 2014, si è calcolata l’incidenza delle entrate derivanti da alienazioni,
trasferimenti di capitale e riscossione di crediti sul totale delle entrate di parte capitale (Tab.
2.4.1576).
L’incidenza di Trasferimenti di capitale dalla Regione più alta si è registrata nei Comuni non
montani (62,78%), mentre per i Trasferimenti di capitale dallo Stato la si è registrata tra i Comuni
parzialmente montani (24,94%).
Tab. 2.4.15. Incidenza delle entrate derivanti da alienazioni, da trasferimenti di capitale e da riscossione di
crediti sul totale delle entrate di parte capitale per Classe demografica e Tipologia di comune. Valori
percentuali. (2014)
ENTRATE
Alienazione dei beni patrimoniali
Trasferimenti di capitale dallo
Stato
Trasferimenti di capitale dalla
Regione
Trasferimenti di capitale dal
Settore pubblico
di cui:
Trasferimenti di capitale da
Province
Trasferimenti di capitale da altri
soggetti
di cui:
Entrate da permessi di costruire
Riscossione di crediti
Totale complessivo
76
Fino a 5.000
Non
Parzialmente
Montano
montano
montano
Totale
Non
montano
da 5.000 a 15.000
Parzialmente
Montano
montano
Totale
8,05
4,84
5,05
5,16
11,13
6,66
10,36
10,45
15,01
25,24
15,10
15,36
4,65
24,55
7,75
7,46
68,95
50,62
55,43
55,83
74,06
50,00
66,38
68,33
3,84
7,86
3,91
4,01
1,83
0,00
4,76
3,48
0,00
1,77
0,27
0,29
0,00
0,00
0,69
0,41
4,15
11,44
20,07
19,23
8,32
18,79
9,42
9,48
2,22
0,54
1,40
1,41
6,46
18,28
7,88
7,88
0,00
100,00
0,00
100,00
0,44
100,00
0,41
100,00
0,00
100,00
0,00
100,00
1,34
100,00
0,79
100,00
I valori assoluti sono riportati nella Tab. VIII dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
153
da 15.000 a 50.000
ENTRATE
Non
montano
Alienazione dei beni
2,98
patrimoniali
Trasferimenti di capitale
0,55
dallo Stato
Trasferimenti di capitale
73,73
dalla Regione
Trasferimenti di capitale
0,00
dal Settore pubblico
di cui:
Trasferimenti di
0,00
capitale da Province
Trasferimenti di capitale
22,73
da altri soggetti
di cui:
Entrate da permessi di 22,73
costruire
Riscossione di crediti
0,00
Totale complessivo
100,00
Oltre 50.000
Totale
Parzialm
ente
Montano
montano
Montano
Totale
Non
monta
no
2,80
2,93
22,42
0,78
11,76
12,06
5,65
5,70
7,01
3,33
1,40
13,96
5,63
9,86
7,39
24,94
12,79
12,00
56,91
68,63
33,19
54,66
43,76
62,78
50,34
57,47
58,38
8,67
2,63
0,00
0,00
0,00
1,20
4,38
3,92
3,37
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
0,99
0,32
0,27
13,59
19,96
28,68
38,94
33,73
16,11
14,69
19,19
18,44
13,25
19,86
28,68
32,74
30,68
15,11
8,39
5,03
7,20
0,00
100,00
0,92
100,00
0,80
100,00
Montano
Totale
Non
montano
14,70
4,46
1,74
0,00
0,89
0,45
100,00
100,00 100,00 100,00 100,00 100,00
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Totale
Procedendo ad analizzare nello specifico l’incidenza dei Trasferimenti dei capitale dalla
Regione sulle Entrate del Titolo IV si nota come l’intensità minima si sia registrata proprio nei due
Comuni capoluoghi di provincia (43,76%) mentre quella massima è riscontrabile in quelli
appartenenti alle classi intermedie. Di contro, nei suddetti Comuni capoluogo, le incidenze dei
Trasferimenti di capitale da altri soggetti raggiungono valori massimi (28,68% nella città di Matera
e 38,94% in quella di Potenza).
La città di Matera, con un’incidenza pari al 22,42% detiene il primato delle alienazioni di
immobili, mentre quello per i Trasferimenti di capitale dello Stato appartiene ai piccoli Comuni
parzialmente montani (fino a 15.000 abitanti) che rappresentano circa ¼ dei flussi di cassa di parte
capitale.
L’analisi dei flussi di cassa per Entrate si conclude analizzando quelle per accensione di
prestiti (Tit. V) (Tab. 2.14.1677 e 2.14.17).
Nel quinquennio considerato, il ricorso alle Anticipazioni di cassa, è stato lo strumento più
utilizzato nell’ambito delle accensioni di prestiti. Esso, al termine di un trend discendente, ha fatto
registrare il minimo nel 2013 (66,12%), molto probabilmente per le concomitanti Anticipazioni
previste dal D.L.35/2013, mentre è aumentato nel 2014 (73,59%).
77
I valori assoluti sono riportati nella Tab. IX dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
154
Tale andamento, tenuto conto del marginale peso dei Finanziamenti a breve termine, ha
determinato, nel biennio 2013-2014, l'aumento dell'incidenza dei mutui e dei prestiti obbligazionari
rispetto al precedente triennio 2010-2012.
Tab. 2.4.16. Distribuzione delle entrate derivanti da accensioni di prestiti. Valori percentuali. (20102014)
ENTRATE
2010
2011
2012
2013
2014
Anticipazioni di cassa
82,66%
84,69%
83,30%
66,12%
73,59%
Finanziamenti a breve termine
0,29%
0,19%
0,09%
0,07%
0,01%
Assunzione di mutui e prestiti
17,05%
15,12%
16,60%
33,81%
26,40%
Totale complessivo
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
L’approfondimento per l’anno 2014, effettuato sui sottogruppi di Comuni già definiti per le
precedenti analisi, è stato riportato nella seguente Tab. 2.4.1778.
I risultati evidenziano un forte utilizzo dell’anticipazione di cassa, in termini di incidenza, nei
Comuni con popolazione da 15.000 a 50.000 abitanti (90,54%), mentre, nei piccoli comuni non
montani, il suddetto ricorso ha lo stesso peso dell’assunzione di mutui e prestiti. Tra i comuni più
grandi, Matera non ha fruito dell’anticipazione di cassa mentre a Potenza l’incidenza è pari al
72,03%.
Tab. 2.4.17. Distribuzione delle Entrate derivanti da accensione di prestiti per Classe demografica e Tipologia di
comune. Valori percentuali. (2014)
Fino a 5.000
ENTRATE
Anticipazioni di
cassa
Finanziamenti a
breve termine
Assunzione di
mutui e prestiti
Totale
complessivo
da 5.000 a 15.000
Parzialm
ente
Montano
montano
Non
Parzialmen
Montano
montano te montano
Totale
Non
montano
49,85%
90,46%
78,94%
79,98%
81,32%
0,00%
0,00%
0,00%
0,00%
0,00%
0,49%
50,15%
9,54%
21,06%
20,02%
100,00%
100,00%
100,00% 100,00%
Totale
Non
montano
Totale
87,05%
80,45%
90,54%
90,54%
0,00%
0,00%
0,15%
0,00%
0,00%
18,20%
100,00%
12,95%
19,40%
9,46%
9,46%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Oltre 50.000
ENTRATE
Non
montano
da 15.000 a 50.000
Montano
Totale
Non
montano
TOTALE
Parzialme
nte
Montano
montano
0,00%
72,03%
71,37%
74,91%
67,02%
Anticipazioni di cassa
0,00%
0,00%
0,00%
0,21%
0,00%
Finanziamenti a breve termine
100,00%
27,97%
28,63%
24,87%
32,98%
Assunzione di mutui e prestiti
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
78
73,63%
0,00%
26,37%
100,00%
I valori assoluti sono riportati nella Tab. X dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
155
Totale
73,59%
0,01%
26,40%
100,00%
2.5 L’analisi delle spese
La gestione dei flussi di cassa dei Comuni, osservata con riferimento ai pagamenti dell’esercizio
2014, mostra un ammontare complessivo pari a € 779.349.863,21 di euro in diminuzione rispetto al
valore registrato nel 2013 (€ 782.545.708,87) (Tab. XI dell’Appendice). La contrazione evidenziata
è prevalentemente riconducibile alle Spese in conto Capitale (Tit. II).
L'analisi dei pagamenti inizia dalla valutazione dell’incidenza dei singoli titoli di Spesa
(Corrente, in Conto capitale e per Rimborso di prestiti) sul Totale delle stesse, nel quinquennio 20102014 (Tab. 2.5.1.).
Tab. 2.5.1. Incidenza delle Spese per Titoli (escluso Tit. IV) sul totale delle Spese. Valori percentuali. (20102014)
SPESE
2010
2011
2012
2013
2014
Tit. I - Spese Correnti
57,0%
57,9%
58,3%
60,7%
61,6%
Tit. II - Spese in Conto Capitale
26,6%
22,0%
23,9%
20,2%
17,3%
Tit. III - Spese per rimborso prestiti
16,4%
20,1%
17,8%
19,0%
21,1%
TOTALE Spese (Escluso Tit. IV)
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Distribuzione delle Spese per Titoli (escluso Tit. IV). Comuni della
Basilicata. Valori percentuali. Anni 2010-2014
70,0%
60,0%
58,3%
57,9%
57,0%
60,7%
61,6%
50,0%
40,0%
30,0%
20,0%
26,6%
16,4%
22,0%20,1%
23,9%
17,8%
20,2%19,0%
21,1%
17,3%
2011
2012
2013
2014
10,0%
0,0%
2010
Spese Correnti (Tit. I)
Spese in Conto Capitale (Tit. II)
Spese per rimborso prestiti (Tit. III)
Premettendo che, anche in questo caso, vengono escluse dal calcolo le Spese per servizi per
conto di terzi (Titolo IV), l’analisi evidenzia un aumento del 4,6% dell’incidenza delle Spese correnti
rispetto al Totale nel quinquennio considerato, mentre ad una progressiva riduzione delle Spese in
Conto capitale, si contrappone un aumento di quelle per Rimborso prestiti che si attesta, nel 2014,
intorno al 21,1% circa.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
156
Le Spese correnti, che costituiscono mediamente il 60% di quelle totali, evidenziano nel
quinquennio considerato, un trend crescente. In altri termini, nonostante il rispetto del Patto di
stabilità spinga gli Enti a ridurre la spesa corrente, l'incidenza delle stesse ha continuato a crescere.
Alla base di questo fenomeno vi è una pluralità di fattori, fra i quali presumibilmente il
trasferimento di nuove funzioni, pertanto, un'incidenza crescente delle spese correnti non è di per sé
indicatore di mancato o scarso impegno nel rispetto del Patto di stabilità.
L’andamento irregolare delle spese in conto capitale non propone alcuna indicazione in
quanto le stesse, in genere, potrebbero essere influenzate dall'avvio di progetti consistenti.
Le spese per il rimborso di prestiti, invece, risultando in aumento, passano dal 16,4% nel 2010
al 21,1% nel 2014 (le voci che per ciascun titolo determinano gli andamenti appena descritti
formeranno oggetto di approfondite analisi).
Le Tabelle 2.5.2., 2.5.3, 2.5.4 e 2.5.5 evidenziano l'incidenza delle spese di ciascun titolo sul
totale delle stesse (al netto delle spese per conto terzi) per classi demografiche nel quinquennio.
Per le classi fino a 50.000 abitanti, l'indice di incidenza della spesa corrente sul totale della
spesa (Tab. 2.5.2)79, nel periodo considerato, risulta costante. Mentre per i due capoluoghi di
provincia aumenta di circa 3 punti percentuali (segnale, presumibilmente, di una maggiore difficoltà
dei grandi centri nel contenere la spesa corrente).
Tab. 2.5.2. Incidenza delle Spese Correnti sul totale delle Spese (escluso il Tit. IV). Valori medi per Classi
demografiche. (2010-2014)
Classe demografica
2010
2011
2012
2013
2014
Fino a 5.000
20,37%
20,06%
20,37%
20,13%
20,65%
da 5.000 a 15.000
16,81%
15,95%
16,85%
20,10%
18,75%
da 15.000 a 50.000
4,99%
4,75%
4,48%
4,53%
4,69%
Oltre 50.000
14,84%
14,64%
15,40%
16,47%
17,74%
Spese Correnti
57,00%
57,92%
58,35%
60,75%
61,60%
Spese Totali
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
79
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XII dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
157
Incidenza delle Spese Correnti
sul totale delle Spese (escluso il Tit. IV). Comuni della Basilicata.
Valori medi per Classi demografiche. Anni 2010-2014
25,00%
20,37%
20,37%
20,06%
20,65%
20,13%
20,10%
18,75%
20,00%
16,81%
16,85%
15,95%
14,84%
15,40%
14,64%
15,00%
17,74%
16,47%
10,00%
4,99%
4,75%
5,00%
4,69%
4,53%
4,48%
0,00%
2010
2011
Fino a 5.000
2012
da 5.000 a 15.000
2013
da 15.000 a 50.000
2014
Oltre 50.000
Il suddetto incremento di Spese correnti, così come si evince dalla Tab. 2.5.3. è determinato
principalmente dal Comune di Potenza (oltre 50.000 Montano) che vede crescere l’incidenza delle
stesse dal 9,84 del 2010 al 12,09% del 2014.
Tab. 2.5.3. Incidenza delle Spese Correnti sul totale delle Spese (escluso il Tit. IV). Valori medi per Classi
demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe demografica
Tipologia
Comune
Non montano
Parzialmente
Fino a 5.000
montano
Montano
Non montano
Parzialmente
da 5.000 a 15.000
montano
Montano
Non montano
da 15.000 a 50.000
Montano
Non montano
Oltre 50.000
Montano
Spese Correnti
2010
2011
2012
2013
2014
1,56%
1,46%
1,33%
1,34%
1,33%
1,29%
1,29%
1,34%
1,28%
1,30%
17,53%
5,69%
18,22%
5,29%
18,14%
5,17%
17,35%
5,97%
17,94%
5,25%
1,74%
1,86%
1,74%
1,67%
2,01%
9,38%
3,07%
1,92%
4,99%
9,84%
57,00%
9,53%
3,20%
1,77%
5,00%
10,31%
57,92%
10,31%
2,88%
1,69%
5,12%
10,62%
58,35%
12,30%
2,96%
1,53%
4,92%
11,42%
60,75%
11,42%
3,11%
1,57%
5,59%
12,09%
61,60%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
158
L'incidenza della spesa in conto capitale (Tab. 2.5.4 e 2.5.5.)80, evidenzia una diminuzione
(sebbene non sia costante) soprattutto nei piccoli comuni montani.
Tab. 2.5.4. Incidenza delle Spese in Conto Capitale sul totale delle Spese (escluso il Tit. IV. Valori medi per
Classi demografiche. (2010-2014)
Classe demografica
2010
2011
2012
2013
2014
Fino a 5.000
13,83%
11,35%
13,13%
9,73%
9,73%
da 5.000 a 15.000
7,86%
5,49%
5,30%
5,74%
4,23%
da 15.000 a 50.000
1,21%
0,99%
1,21%
1,39%
1,04%
Oltre 50.000
3,72%
3,18%
3,72%
3,52%
2,38%
Spese Conto Capitale
26,62%
21,96%
23,87%
20,23%
17,32%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Incidenza delle Spese in Conto Capitale sul totale delle Spese
(escluso il Tit. IV). Comuni della Basilicata. Valori medi per Classi
demografiche. Anni 2010-2014
16,00%
13,83%
13,13%
14,00%
11,35%
12,00%
9,73%
10,00%
9,73%
7,86%
8,00%
5,49%
6,00%
3,72%
4,00%
2,00%
1,21%
5,74%
5,30%
3,72%
3,18%
1,21%
0,99%
3,52%
4,23%
2,38%
1,04%
1,39%
0,00%
2010
2011
Fino a 5.000
80
2012
da 5.000 a 15.000
da 15.000 a 50.000
2013
2014
Oltre 50.000
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XIII dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
159
Tab. 2.5.5. Incidenza delle Spese in Conto capitale sul totale delle Spese (escluso il Tit. IV). Valori medi per
Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Tipologia
Comune
Non montano
Parzialmente
Fino a 5.000
montano
Montano
Non montano
Parzialmente
da 5.000 a 15.000
montano
Montano
Non montano
da 15.000 a 50.000
Montano
Non montano
Oltre 50.000
Montano
Spese Conto Capitale
Classe demografica
2010
2011
2012
2013
2014
0,72%
0,61%
0,79%
0,42%
0,44%
0,72%
0,55%
0,45%
0,24%
0,29%
12,39%
1,81%
10,70%
1,23%
12,18%
1,41%
9,00%
1,52%
8,96%
1,29%
1,22%
1,01%
0,50%
0,73%
0,39%
4,83%
0,62%
0,59%
1,29%
2,43%
26,62%
3,50%
0,67%
0,36%
0,96%
2,37%
21,96%
3,51%
0,60%
0,64%
1,29%
2,51%
23,87%
3,44%
0,84%
0,54%
1,59%
1,90%
20,23%
2,54%
0,54%
0,50%
0,90%
1,47%
17,32%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
L'incidenza delle spese per rimborso di prestiti (Tab. 2.5.6)81, invece, presenta andamenti
molto differenziati fra le classi dei comuni, evidenziando nel periodo, per i comuni over 50.000, un
trend crescente con valori massimi (14,67%) registrati nel 2014, e per i restanti comuni valori al di
sotto del 3%.
Tab. 2.5.6. Incidenza delle Spese per rimborso prestiti sul totale delle Spese (escluso il Tit. IV). Valori medi per
Classi demografiche. (2010-2014)
Classe demografica
2010
2011
2012
2013
2014
Fino a 5.000
2,25%
2,91%
2,71%
3,23%
3,11%
da 5.000 a 15.000
3,96%
4,10%
3,58%
3,48%
2,67%
da 15.000 a 50.000
0,26%
0,41%
0,42%
0,24%
0,71%
Oltre 50.000
9,91%
11,82%
10,69%
12,23%
14,67%
Spese per rimborso
prestiti
16,37%
20,11%
17,78%
19,03%
21,08%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
81
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XIV dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
160
Incidenza delle Spese per rimborso prestiti sul totale delle Spese
(escluso il Tit. IV). Comuni della Basilicata. Valori medi per Classi
demografiche. Anni 2010-2014
16,00%
14,67%
14,00%
12,23%
11,82%
12,00%
10,69%
9,91%
10,00%
8,00%
6,00%
3,96%
4,00%
2,25%
2,00%
4,10%
2,91%
3,58%
2,71%
0,42%
0,41%
0,26%
3,48%
3,23%
3,11%
2,67%
0,71%
0,24%
0,00%
2010
2011
Fino a 5.000
2012
da 5.000 a 15.000
2013
da 15.000 a 50.000
2014
Oltre 50.000
Anche in questo caso (Tab. 2.5.7)82, il comune di Potenza influenza fortemente le dinamiche
descritte aumentando l’incidenza dal 9,63% del 2010 al 14,28 del 2014.
Tab. 2.5.7. Incidenza delle Spese per rimborso prestiti sul totale delle Spese (escluso il Tit. IV). Valori medi per
Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe demografica
Fino a 5.000
da 5.000 a 15.000
Tipologia Comune
2010
2011
2012
2013
2014
Non montano
0,06%
0,08%
0,07%
0,07%
0,08%
Parzialmente
montano
0,08%
0,21%
0,29%
0,36%
0,33%
Montano
2,11%
2,75%
2,40%
2,77%
2,69%
Non montano
1,03%
1,31%
1,46%
1,44%
0,81%
Parzialmente
montano
0,31%
0,21%
0,25%
0,30%
0,20%
Montano
2,62%
2,76%
1,94%
1,71%
1,65%
Non montano
0,19%
0,15%
0,18%
0,19%
0,65%
Montano
0,07%
0,28%
0,24%
0,05%
0,05%
Non montano
0,28%
0,31%
0,38%
0,32%
0,34%
Montano
9,63%
12,05%
10,55%
11,81%
14,28%
16,37%
20,11%
17,78%
19,03%
21,08%
da 15.000 a 50.000
Oltre 50.000
Spese per rimborso prestiti
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
82
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XIV dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
161
Entrando nello specifico delle Spese correnti, con la seguente Tab. 2.5.8.83 si propone
un’analisi dei fattori produttivi impiegati per la gestione delle funzioni e dei servizi comunali.
Tab.2.5.8. Distribuzione delle Spese Correnti per fattore produttivo. Valori percentuali. (2010-2014)
Fattore Produttivo
2010
2011
2012
2013
2014
Personale
33,64%
34,21%
31,36%
28,50%
27,59%
Acquisto beni di consumo e
materie prime
3,98%
3,88%
3,74%
3,76%
3,48%
Prestazioni di servizi
42,41%
43,11%
46,59%
49,87%
51,46%
Utilizzo beni di terzi
0,95%
0,36%
0,42%
0,38%
0,26%
Trasferimenti correnti
10,13%
9,60%
9,14%
9,74%
9,35%
Interessi passivi e oneri
finanziari
5,08%
5,14%
5,01%
4,47%
4,35%
Imposte e tasse
2,46%
2,42%
2,27%
2,11%
2,08%
Oneri straordinari gestione
corrente
1,35%
1,27%
1,47%
1,17%
1,45%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Nel periodo considerato si nota che l’incidenza dei pagamenti per Spese per il personale sul
Totale delle Spese correnti tende a diminuire passando dal 33,64% nel 2010 al 27,59% nel 2014. Su
tale risultato può aver influito il rispetto del Patto di stabilità e delle misure contenute nei
provvedimenti dal Legislatore nazionale finalizzati al contenimento di tale voce di spesa.
L’incidenza delle Spese per Prestazioni di servizi, invece, percorre un trend inverso (in
aumento) passando dal 42,41% nel 2010 al 51,46% nel 2014. Molto probabilmente si è compensata
la riduzione del personale con operazioni di esternalizzazione. Di poco conto le variazioni
dell’incidenza registrate per gli altri fattori produttivi.
83
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XV dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
162
La Tab. 2.5.9.84 riporta, invece, la distribuzione delle spese correnti riferite ai diversi fattori
produttivi disaggregate, come sempre, per Classi demografiche e per Tipologia di Comune.
84
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XVI dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
163
Tab.2.5.9. Distribuzione delle Spese correnti per Classe demografica e Tipologia di Comune. Valori percentuali.
(2014)
Fattore
produttivo
Personale
Acquisto beni
di consumo e
materie prime
Prestazioni di
servizi
Fino a 5.000
Parzialm
Non
ente Montano
montano
montano
da 15.000 a 50.000
Totale
Non
montano
Montano
Totale
35,97%
28,45%
33,61% 33,44%
31,56%
27,10%
24,25%
26,61%
29,36%
18,00%
25,55%
4,96%
5,64%
5,43%
5,41%
3,40%
2,56%
4,07%
3,72%
4,61%
1,29%
3,50%
35,45%
36,65%
41,36% 40,68%
48,45%
44,32%
58,66%
54,25%
47,86%
67,55%
54,46%
0,08%
0,04%
0,32%
0,29%
0,21%
0,60%
0,21%
0,25%
0,49%
0,72%
0,57%
18,31%
20,82%
11,78% 12,77%
6,69%
12,66%
6,71%
7,34%
11,24%
5,98%
9,48%
1,99%
5,02%
3,69%
3,67%
5,63%
7,32%
3,47%
4,49%
3,23%
1,54%
2,66%
2,46%
2,33%
2,44%
2,44%
2,44%
3,70%
1,75%
2,15%
1,53%
3,92%
2,33%
0,78%
1,05%
1,36%
1,31%
1,61%
1,72%
0,88%
1,18%
1,69%
1,00%
1,46%
100,00%
100,00%
100,00% 100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Utilizzo beni di
terzi
Trasferimenti
correnti
Interessi
passivi e oneri
finanziari
Imposte e
tasse
Oneri
straordinari
gestione
corrente
Totale
complessivo
Totale
da 5.000 a 15.000
Parzialme
Non
nte
Montano
montano
montano
Oltre 50.000
Fattore produttivo
Totale
Non
montano
Montano
Totale
Non
montano
Parzialmente
montano
Montano
Totale
Personale
25,24%
21,01%
22,35%
29,19%
27,63%
27,01%
27,59%
Acquisto beni di consumo e
materie prime
1,89%
0,53%
0,96%
3,23%
3,77%
3,54%
3,48%
Prestazioni di servizi
48,94%
65,47%
60,25%
47,38%
41,31%
53,68%
51,46%
Utilizzo beni di terzi
0,12%
0,18%
0,16%
0,22%
0,38%
0,27%
0,26%
Trasferimenti correnti
19,00%
2,09%
7,44%
13,13%
15,87%
7,50%
9,35%
Interessi passivi e oneri finanziari
2,80%
6,65%
5,43%
3,79%
6,42%
4,38%
4,35%
Imposte e tasse
1,77%
1,42%
1,53%
2,01%
3,16%
2,02%
2,08%
Oneri straordinari gestione
corrente
0,25%
2,66%
1,90%
1,06%
1,46%
1,59%
1,45%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
164
In merito alle incidenze delle spese per il personale sulle spese correnti, si registrano valori
superiori alla media, nei comuni con meno di 5.000 abitanti e nei comuni non montani delle classi
demografiche intermedie.
Di contro, nei piccoli comuni l’incidenza delle prestazioni di servizio risulta inferiore di più di
10 punti percentuali.
La spesa per beni di consumo è, in percentuale, molto più bassa nei due capoluoghi di
provincia. Tali comuni registrano, inoltre, valori differenti per quanto riguarda i trasferimenti verso
terzi. Infatti, per Matera l’incidenza di essi è pari al 19% (+3,13% rispetto alla media dei comuni
non montani); per Potenza è, invece, pari al 2,09% (-5,41% rispetto alla media dei comuni montani).
In assoluto, per questa categoria di fattori produttivi, il valore più alto è registrato nei piccoli comuni
(12,77%).
La spesa per interessi, invece, ha una maggiore incidenza, rispetto alla media, nei comuni non
montani e parzialmente montani della classe demografica da 5.000 a 15.000 abitanti e, in particolare,
nel comune di Potenza (6,65%).
Di seguito si porrà l’attenzione sull’andamento di alcune voci di spesa corrente (spese di
personale e per il rimborso di prestiti, sia in parte corrente - ovvero gli interessi passivi - sia in termini
di quote in conto capitale) considerate “rigide” in quanto ripetitive e di difficile “taglio” in tempi
rapidi. Tali voci di spesa vengono rapportate al totale delle spese correnti, per valutarne l'incidenza
relativa.
Questo tipo di analisi offre un contributo significativo alla evidenziazione del carattere
discriminante dei bilanci pubblici rappresentato dalla maggiore/minore rigidità.
La Tab. 2.5.1085 rappresenta l'andamento, nel quinquennio di riferimento, degli indici di
incidenza delle spese del personale sul totale delle spese correnti.
Per la maggior parte dei comuni, prevale, per il 2011, un piccolo aumento dell’incidenza delle
Spese di Personale sulle Spese Correnti, mentre negli anni successivi si registra una costante
diminuzione che va dal 34,21% del 2011 al 27,59% del 2014. Le uniche eccezioni sono da rilevare tra
i comuni da 5.000 a 10.000 abitanti nei quali si registra un’inversione del trend nel 2014. Infatti, per
i montani vi è un aumento del 1,23% mentre per i non montani lo stesso è del + 4,57%.
85
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XVIII dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
165
Tab.2.5.10. Incidenza delle Spese di Personale sulle Spese Correnti per Classi demografiche e Tipologia di
Comune. (2010-2014)
Classe demografica
Tipologia
Comune
Non montano
Parzialmente
montano
Montano
Totale
Non montano
Parzialmente
montano
Montano
Totale
Non montano
Montano
Totale
Non montano
Montano
Totale
2010
2011
2012
2013
2014
36,85%
40,43%
39,66%
36,24%
35,97%
34,15%
34,17%
28,68%
29,73%
28,45%
38,32%
37,94%
31,95%
38,27%
38,17%
36,24%
35,68%
35,48%
33,59%
35,41%
35,10%
26,99%
33,61%
33,44%
31,56%
34,30%
33,91%
31,91%
32,43%
27,10%
32,66%
33,53%
28,14%
23,02%
32,59%
34,44%
30,15%
25,00%
34,99%
34,29%
35,83%
32,92%
da 15.000 a 50.000
16,04%
19,00%
18,13%
18,80%
27,70%
28,85%
29,29%
28,10%
31,94%
31,59%
30,30%
29,37%
Oltre 50.000
30,42%
29,67%
26,65%
22,87%
30,94%
30,29%
27,84%
24,83%
Totale complessivo
33,64%
34,21%
31,36%
28,50%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
24,25%
26,61%
29,36%
18,00%
25,55%
25,24%
21,01%
22,35%
27,59%
Fino a 5.000
da 5.000 a 15.000
La Tab. 2.5.1186 rappresenta l'andamento, nel quinquennio di riferimento, degli indici di
incidenza delle spese per Interessi passivi e Oneri finanziari sul totale delle spese correnti. Anche in
questo caso si evidenza un trend decrescente degli interessi passivi, che interessa tutte le classi, con
una variabilità che si presenta molto bassa.
Tab.2.5.11. Indice di incidenza delle Spese per Interessi passivi e Oneri finanziari sulle Spese Correnti per Classi
demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia Comune
2010
2011
2012
2013
Non montano
2,40%
2,54%
2,68%
2,40%
Parzialmente
5,38%
5,91%
5,47%
5,38%
montano
Fino a 5.000
Montano
4,39%
4,26%
4,22%
4,09%
Totale
4,30%
4,24%
4,20%
4,06%
Non montano
5,93%
6,18%
6,77%
5,03%
Parzialmente
9,78%
9,81%
9,88%
8,96%
da 5.000 a
montano
15.000
Montano
4,87%
4,76%
4,18%
3,27%
Totale
5,74%
5,77%
5,53%
4,28%
Non montano
3,56%
3,68%
4,03%
3,53%
da 15.000 a
Montano
2,92%
3,33%
2,58%
1,70%
50.000
Totale
3,32%
3,56%
3,50%
2,91%
Non montano
3,68%
3,97%
3,71%
3,38%
Oltre 50.000
Montano
7,19%
7,28%
7,03%
6,61%
Totale
6,01%
6,20%
5,95%
5,64%
Totale complessivo
5,08%
5,14%
5,01%
4,47%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
86
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XX dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
166
2014
1,99%
5,02%
3,69%
3,67%
5,63%
7,32%
3,47%
4,49%
3,23%
1,54%
2,66%
2,80%
6,65%
5,43%
4,35%
Sulla tipologia di spese considerate (personale e rimborso dei prestiti) si è ritenuto utile
effettuare ulteriori approfondimenti.
Con il rapporto delle stesse al totale delle entrate correnti, si è cercato di valutare il grado di
“ingessamento della spesa” a fronte di un determinato livello di entrate disponibili per la gestione
corrente.
Da tale operazione si ricava un indice tradizionalmente utilizzato nelle analisi di bilancio per
"misurare" in modo sintetico il grado di rigidità delle spesa: ovvero, l'indice di rigidità strutturale, il
quale considera la spesa per il personale e per le quote di ammortamento di mutui e prestiti (quota
interessi più quota capitale), in rapporto al totale delle entrate correnti. Pur considerando anche le
entrate correnti, tale indice è stato inserito in questa sezione del capitolo, in quanto è deputato a
valutare sostanzialmente la rigidità della spesa.
La Tab. 2.5.12.87 riporta i valori dell'indice di rigidità strutturale per classi demografiche nel
periodo 2010-2014.
Tab. 2.5.12. Indice di rigidità strutturale per Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Fino a 5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre 50.000
Tipologia Comune
2010
2011
2012
2013
2014
Non montano
38,00%
39,28%
39,52%
36,05%
34,92%
Parzialmente
montano
38,28%
42,83%
52,96%
50,73%
47,10%
Montano
46,06%
45,22%
42,66%
41,19%
42,29%
Totale
44,98%
44,67%
43,04%
41,46%
42,13%
Non montano
49,86%
56,97%
59,12%
52,13%
45,93%
Parzialmente
montano
47,87%
39,71%
40,58%
38,86%
33,52%
Montano
54,59%
54,74%
41,11%
35,16%
32,47%
Totale
52,35%
53,69%
46,30%
40,43%
36,10%
Non montano
39,06%
38,55%
40,53%
36,08%
52,78%
Montano
23,58%
22,06%
20,44%
18,00%
18,51%
Totale
33,84%
32,59%
32,96%
29,47%
40,13%
Non montano
30,52%
29,43%
35,40%
28,30%
27,69%
Montano
114,86%
134,85%
119,72%
159,90%
168,03%
Totale
85,45%
97,66%
93,59%
108,51%
116,86%
57,50%
60,42%
56,31%
55,78%
58,73%
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
87
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XXI dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
167
Si noti come i valori medi più elevati, rispetto alle altre classi, sono da ritrovare nel Comune
di Potenza (qualificato montano con più di 50.000 abitanti).
Un aspetto assolutamente importante è rappresentato dal fatto che tale Comune ha
riscossioni per entrate correnti assolutamente insufficienti a coprire le spese per il personale e per il
rimborso prestiti visto che l’indice è costantemente e abbondantemente superiore al 100%.
Questo è un chiaro segnale di incapacità nelle riscossioni che, così come è accaduto, è stata
una delle determinanti della dichiarazione di dissesto.
In merito agli investimenti dei comuni, si è ritenuto opportuno utilizzare un appropriato
indice di propensione all'investimento che valuta l'incidenza delle spese di investimento sul totale
delle spese (Tab. 2.5.13)88. Esso è stato costruito come rapporto tra la spesa in conto capitale (a cui
viene sottratta la spesa per concessioni di crediti ed anticipazioni) e il totale delle spese, calcolato al
netto delle spese per conto di terzi (Titolo IV).
Tab.2.5.13. Indice di propensione all'investimento per Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia Comune
2010
2011
2012
2013
Non montano
27,67%
27,74%
35,50%
21,99%
Parzialmente
31,84%
25,03%
18,96%
10,45%
Fino a 5.000 montano
Montano
29,88%
27,71%
30,36%
26,87%
Totale
29,85%
27,56%
30,02%
25,66%
Non montano
17,75%
13,08%
15,89%
15,99%
Parzialmente
35,25%
31,75%
19,93%
25,61%
da 5.000 a
montano
15.000
Montano
23,90%
18,40%
18,49%
16,73%
Totale
23,37%
18,37%
17,83%
17,33%
Non montano
15,75%
16,54%
13,82%
10,50%
da 15.000 a
Montano
22,06%
12,96%
24,68%
24,31%
50.000
Totale
18,27%
15,20%
18,31%
15,30%
Non montano
16,87%
15,00%
18,93%
23,19%
Oltre 50.000 Montano
10,90%
9,46%
10,41%
7,46%
Totale
12,28%
10,58%
12,31%
10,82%
Totale complessivo
22,24%
19,05%
20,69%
17,86%
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2014
22,54%
13,76%
25,86%
24,98%
16,76%
14,69%
14,35%
15,08%
6,89%
23,02%
12,22%
11,58%
5,19%
6,45%
15,21%
In tutte le classi si registra una diminuzione, seppur non lineare, dell'incidenza degli
investimenti fra il 2010 e il 2014 (con l'eccezione dei comuni parzialmente montani con una
popolazione tra 5.000 e 15.000 abitanti).
88
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XXIII dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
168
La Tab. 2.5.1489, che registra i dati relativi alla distribuzione per classi demografiche
dell'indice di propensione all'investimento pro capite, calcolato rapportando le spese di investimento
del Titolo secondo (al netto della spesa per la concessione di crediti e anticipazioni) alla popolazione,
evidenzia, confermando i dati della precedente tabella, un trend negativo.
Tab.2.5.14. . Indice di propensione all'investimento (Tit II escluso int. 10) per Classi demografiche e Tipologia
di Comune. Valori medi per abitante. (2010-2014)
Tipologia
2010
2011
2012
2013
Comune
Non montano
€ 362,19
€ 320,12
€ 429,00
€ 228,44
Parzialmente
€ 420,16
€ 310,11
€ 243,63
€ 124,71
montano
Fino a 5.000
Montano
€ 450,56
€ 395,21
€ 457,60
€ 371,11
Totale
€ 442,21
€ 384,30
€ 441,75
€ 344,92
Non montano
€ 167,93
€ 108,67
€ 138,62
€ 159,73
Parzialmente
€ 386,90
€ 313,55
€ 163,46
€ 234,48
montano
da 5.000 a 15.000
Montano
€ 268,08
€ 185,09
€ 190,07
€ 196,15
Totale
€ 247,73
€ 173,72
€ 169,95
€ 188,21
Non montano
€ 142,15
€ 148,29
€ 115,30
€ 98,21
da 15.000 a 50.000
Montano
€ 253,61
€ 133,33
€ 277,81
€ 232,00
Totale
€ 180,41
€ 143,15
€ 171,09
€ 144,13
Non montano
€ 143,72
€ 116,78
€ 163,27
€ 207,45
Oltre 50.000
Montano
€ 277,66
€ 260,04
€ 280,39
€ 219,67
Totale
€ 214,38
€ 192,36
€ 225,06
€ 213,90
Totale complessivo
€ 298,79
€ 244,72
€ 271,95
€ 241,76
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Classe demografica
89
I valori assoluti utilizzati per le elaborazioni sono riportati nella Tab. XXIV dell’Appendice.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
169
2014
€ 234,88
€ 167,61
€ 361,67
€ 340,00
€ 136,98
€ 128,78
€ 149,83
€ 143,22
€ 69,24
€ 218,18
€ 120,37
€ 103,10
€ 168,63
€ 137,67
€ 205,03
2.6 Equilibri di Bilancio
Le norme dell'ordinamento finanziario e contabile degli Enti Locali fissano dei precisi obblighi
di pareggio di bilancio ed impongono ai comuni di non finanziare la propria spesa corrente in
disavanzo.
Il sistema dei vincoli ai saldi differenziali dei bilanci degli Enti Locali è stato ampliato dalle
norme dettate dal Patto di stabilità interno, attraverso il quale gli enti pubblici territoriali
concorrono al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica richiesti all'Italia dall'adesione
all'Unione Economica e Monetaria europea.
Nel tentativo di valutare in termini sintetici il mantenimento dell'equilibrio finanziario fra
entrate ed uscite nei bilanci comunali, nel presente paragrafo si intende applicare l'indice di equilibrio
di parte corrente alle diverse realtà.
Tale indice viene calcolato come rapporto fra le entrate correnti (ovvero entrate tributarie,
extratributarie e da trasferimenti) e le spese correnti, alle quali sono sommate le spese, per la quota
capitale, dell'ammortamento annuo di mutui e prestiti. Valori dell'indice che siano prossimi, o
appena superiori all'unità, sono il segno di una sostenibilità delle politiche di bilancio, almeno nel
breve periodo, anche se l'inserimento - nel calcolo dell'indice - delle quote capitali dovute per
l'ammortamento annuo di mutui e prestiti, dovrebbero far presumere, in caso di valori "positivi"
dell'indice, una situazione di equilibrio proiettabile nel futuro, se non vi sono altri fattori che possano
minare l'equilibrio fra ammontare annuo delle entrate e delle spese.
La Tab.2.6.1 rappresenta la distribuzione dei valori medi per classi demografiche dell'indice di
equilibrio di parte corrente nel periodo di riferimento.
Tab.2.6.1 Indice di equilibrio di parte corrente per Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
2013
2014
Non montano
1,00
1,06
1,02
1,02
Parzialmente montano
0,97
1,13
0,91
1,07
Montano
1,00
1,08
1,04
1,12
Totale
1,00
1,08
1,03
1,11
Non montano
0,94
1,01
0,96
0,91
0,98
1,05
1,00
1,13
da 5.000 a Parzialmente montano
15.000
Montano
1,00
1,03
1,02
0,95
Totale
0,98
1,03
1,00
0,95
Non montano
0,93
0,94
0,93
0,97
da 15.000
Montano
0,79
0,89
0,90
1,12
a 50.000
Totale
0,88
0,92
0,92
1,02
Non montano
1,10
1,14
0,89
1,09
Oltre
Montano
1,06
1,03
0,98
0,75
50.000
Totale
1,08
1,06
0,95
0,85
Totale complessivo
1,00
1,05
0,99
0,98
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
1,03
1,06
1,02
1,02
0,92
0,95
1,04
0,99
0,86
1,04
0,92
0,95
0,78
0,83
0,95
Fino
5.000
Tipologia Comune
2010
2011
2012
a
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
170
Ciò che si evidenzia è una correlazione negativa fra dimensione demografica e valore
dell'indice. Particolarmente positivo è il valore registrato dai piccoli comuni montani nel 2013. In
generale e per tutte le classi, i valori dell'indice sono quasi sempre inferiori all'unità, a dimostrare che
le entrate non coprono il totale delle spese correnti e delle quote capitali di rimborso dei prestiti.
Particolarmente negativo è il dato del Comune di Potenza che dal 2012 è costantemente al di
sotto dell’unità.
Vengono presi in esame alcuni indici che rapportano spese di investimento e entrate che
costituiscono fonti di finanziamento delle spese di investimento stesse. Inoltre, si deve considerare
che le scelte operate in termini di finanziamento delle spese di investimento condizionano in modo
significativo le dimensioni di equilibrio e la sostenibilità finanziaria delle politiche comunali, sia nel
breve che nel lungo periodo.
Gli Enti Locali sarebbero stati indotti dall’obbligo del rispetto del Patto di stabilità a
razionalizzare e ridurre la spesa corrente, per destinare le risorse risparmiate al finanziamento degli
investimenti. In tale visione, va riguardato il crescente ricorso, da parte degli enti, alla dismissione
di quegli immobili considerati meno strategici e non necessari alla gestione delle funzioni e dei servizi
locali, concorrendo a “razionalizzare” – se così si può dire - la gestione del patrimonio immobiliare
degli enti.
È evidente, però, come anche questo strumento porta con sé dei limiti oggettivi.
Il ricorso ad altre fonti di finanziamento quali l'avanzo corrente, l'avanzo di amministrazione
dell'esercizio precedente e i proventi da concessioni edilizie e relative sanzioni urbanistiche,
costituisce una operazione non onerosa per gli Enti Locali, ma richiede uno sforzo di
razionalizzazione e di risparmio sul versante della spesa corrente.
Anche la disponibilità di trasferimenti in conto capitale (dallo Stato, dalla Regione o da altri
enti pubblici) costituisce una fonte di finanziamento non onerosa. È anche vero però che una forte
dipendenza dai trasferimenti potrebbe creare problemi di continuità delle politiche di investimento
del comune, nel lungo periodo.
La Tab.2.6.2 riporta la distribuzione, per classi demografiche e per tipologia di comune,
dell'indice di ricorso all'indebitamento per finanziare gli investimenti nel periodo considerato.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
171
Tab.2.6.2 Indice di ricorso all'indebitamento per finanziare gli investimenti per Classi demografiche e Tipologia
di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia Comune
2010
2011
2012
2013
2014
Non montano
0,01
0,10
0,16
0,05
Parzialmente
0,24
0,38
0,09
0,14
montano
Fino a 5.000
Montano
0,05
0,11
0,13
0,09
Totale
0,06
0,12
0,13
0,09
Non montano
0,44
0,16
0,12
0,84
Parzialmente
0,28
0,22
0,32
0,53
da 5.000 a
montano
15.000
Montano
0,07
0,11
0,10
0,37
Totale
0,19
0,14
0,13
0,53
Non montano
0,09
0,28
0,12
0,26
da 15.000 a
Montano
0,02
0,05
0,02
0,00
50.000
Totale
0,06
0,20
0,06
0,12
Non montano
0,03
0,07
0,05
0,25
Oltre 50.000
Montano
0,21
0,23
0,30
2,09
Totale
0,15
0,18
0,21
1,25
Totale complessivo
0,11
0,14
0,14
0,44
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
0,04
0,11
0,06
0,06
0,09
0,28
0,07
0,10
0,18
0,00
0,07
0,20
3,34
2,23
0,39
Tale indice viene calcolato come il rapporto fra le entrate derivanti dalla contrazione di mutui
e prestiti obbligazionari (categorie 3 e 4 del titolo quinto) e le spese di investimento (spese in conto
capitale, titolo secondo, al netto delle spese per la concessione di crediti ed anticipazioni, intervento
10).
I dati più significativi sono riscontrabili nell’anno 2013 per i comuni con popolazione
compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti che hanno una incidenza superiore al 50% e in particolare quelli
non montani che raggiungono l’84%. Per il Comune di Potenza, dal 2013 in poi, l’incidenza è
superiore al 100%.
La Tab.2.6.3 riporta invece la distribuzione, sempre per classi demografiche e per tipologia di
comune, dell'indice di ricorso alla vendita di immobili per il finanziamento degli investimenti,
calcolato rapportando le entrate da alienazione di beni patrimoniali (categoria 1 del titolo quarto)
alle spese di investimento (sempre, spese in conto capitale del titolo secondo, al netto delle spese per
la concessione di crediti ed anticipazioni, intervento 10).
Dall’analisi dei dati risulta che gli indici ricavati risultano pressocchè vicini allo zero.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
172
Tab.2.6.3 Indice di ricorso alla vendita degli immobili per il finanziamento degli investimenti per Classi
demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
2010
2011
2012
2013
Comune
Non montano
0,08
0,07
0,06
0,08
Parzialmente
0,02
0,03
0,01
0,09
montano
Fino a 5.000
Montano
0,04
0,06
0,05
0,04
Totale
0,04
0,06
0,05
0,05
Non montano
0,08
0,09
0,17
0,15
Parzialmente
0,12
0,05
0,06
0,06
da 5.000 a
montano
15.000
Montano
0,07
0,21
0,07
0,08
Totale
0,08
0,15
0,10
0,10
Non montano
0,05
0,08
0,40
0,10
da 15.000 a
Montano
0,01
0,02
0,00
0,00
50.000
Totale
0,03
0,06
0,18
0,05
Non montano
0,11
0,12
0,10
0,16
Oltre 50.000
Montano
0,00
0,00
0,00
0,00
Totale
0,03
0,04
0,03
0,07
Totale complessivo
0,05
0,08
0,07
0,07
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2014
0,07
0,04
0,06
0,06
0,13
0,03
0,11
0,11
0,07
0,02
0,04
0,24
0,00
0,09
0,07
In ultimo, la Tab.2.6.4 riporta i valori medi per classi demografiche dell'indice di incidenza
delle spese di investimento finanziate con trasferimenti da enti pubblici, calcolato come rapporto tra
entrate da trasferimenti in conto capitale da enti pubblici (categorie 2-4 del titolo quarto) e spese di
investimento (sempre, spese in conto capitale del titolo secondo, al netto delle spese per la concessione
di crediti ed anticipazioni, intervento 10).
Tab.2.6.4 Indice di incidenza delle spese di investimento finanziate da trasferimenti pubblici per Classi
demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia Comune
2010
2011
2012
2013
2014
Non montano
0,31
0,15
0,15
0,14
Parzialmente
0,13
0,19
0,47
0,12
montano
Fino a 5.000
Montano
0,29
0,26
0,23
0,20
Totale
0,28
0,25
0,23
0,19
Non montano
0,24
0,18
0,10
0,10
Parzialmente
0,01
0,00
0,01
0,05
da 5.000 a
montano
15.000
Montano
0,26
0,17
0,14
0,15
Totale
0,21
0,14
0,11
0,12
Non montano
0,12
0,27
0,05
0,11
da 15.000 a
Montano
0,10
0,14
0,17
0,03
50.000
Totale
0,11
0,23
0,12
0,06
Non montano
0,27
0,22
0,26
0,03
Oltre 50.000
Montano
0,06
0,17
0,09
0,15
Totale
0,13
0,19
0,15
0,10
Totale complessivo
0,23
0,21
0,18
0,15
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
0,17
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
173
0,30
0,22
0,22
0,07
0,12
0,13
0,11
0,01
0,07
0,05
0,15
0,03
0,07
0,16
In generale si registra un trend negativo che va dal 23% nel 2010 al 16% nel 2014.
Si conferma il rilevante impegno dello Stato e di altri enti pubblici (in primo luogo della
Regione) nel sostenere lo sviluppo dei piccoli comuni.
Infatti, per i piccoli comuni si è sceso al di sotto del 20% soltanto nel 2013 e per quelli
parzialmente montani, si è registrata l’intensità massima nel 2012 (47%).
Nei comuni parzialmente montani, con popolazione compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti,
l’incidenza è praticamente nulla, fino al 2013.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
174
2.7 L’analisi della solidità finanziaria
Nel presente paragrafo vengono esposte le considerazioni riferibili ad una valutazione che si è
intesa avviare sulle prestazioni finanziarie dei flussi di cassa dei Ccomuni, attraverso la costruzione
di indici "standardizzati" che sintetizzano alcune delle principali variabili di bilancio analizzate nei
precedenti paragrafi.
La selezione e l'assemblaggio di alcuni indici finanziari, fra quelli più comunemente impiegati
nelle analisi di bilancio degli Enti Locali, portano con sé un certo grado di arbitrarietà e non sono
immuni dal rischio di un'eccessiva semplificazione delle dinamiche e delle problematiche connesse
alla gestione dei bilanci.
Eppure, si ritiene che la standardizzazione e la costruzione attraverso di essa di pochi indici
sintetici, possano fornire uno strumento utile a fotografare la solidità della gestione finanziaria degli
Enti Locali, senza dover necessariamente ricorrere a lunghe e complesse analisi, che sono accessibili
di fatto a pochi esperti addetti ai lavori.
Invece, si intende – per tale via – dare forza a quell’impegno assunto dalla Corte dei conti di
rendere comprensibile ai cittadini la situazione economico-finanziaria del sistema delle istituzioni
locali.
Il ricorso a indici standardizzati consente, d’altra parte, di cumulare più dimensioni e di fare,
quindi, una comparazione fra i comuni in termini di gestione finanziaria complessiva.
È proprio dalla comparazione fra comuni che si ricavano punti di riferimento in base ai quali
individuare situazioni di maggior o minore sostenibilità/solidità della gestione finanziaria, in
rapporto alla situazione media calcolata sull'insieme dei comuni lucani.
Gli indici sono stati scelti cercando di individuare le dimensioni più rilevanti, e cercando di
tenere conto delle inevitabili interconnessioni esistenti fra tali indici.
Un alto livello di autonomia finanziaria, ad esempio, viene considerato un elemento positivo
per il bilancio di un comune, ma ciò può essere il risultato di un alto livello di prelievo fiscale e
tariffario a carico dei cittadini, evidenziato da un valore elevato di pressione finanziaria per abitante.
Oppure, un alto livello di propensione all'investimento, considerato come aspetto positivo della
gestione di bilancio, può essere connesso ad un alto livello di ricorso all'indebitamento, aspetto questo
da considerarsi non positivo, e che potrà essere registrato dall'indice di rigidità strutturale.
Rispetto alla parte entrate dei flussi di cassa comunali, sono stati selezionati e standardizzati
gli indici di autonomia finanziaria e di pressione finanziaria per abitante. Sottraendo il valore
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
175
standard di pressione per abitante dal valore standard di autonomia finanziaria, si ottiene l'indice di
sostenibilità delle entrate.
Per quanto riguarda i flussi di cassa in uscita, sono stati selezionati e standardizzati gli indici
di rigidità strutturale e di propensione all'investimento: dalla loro somma standardizzata, si è inteso
ricavare l'indice di sostenibilità delle spese.
Infine, per ciò che riguarda l'analisi degli equilibri di bilancio, si è scelto e standardizzato
l'indice di equilibrio finanziario di parte corrente, ricavandone l'indice sintetico di equilibrio
finanziario.
Gli indici standardizzati di sostenibilità delle entrate, di sostenibilità delle spese e di equilibrio
finanziario sono a loro volta cumulati, ricorrendo ad un'ulteriore operazione di standardizzazione
della media dei tre indici calcolati per ciascun comune, al fine di costruire un indice complessivo di
solidità finanziaria dei bilanci comunali.
Si tenga conto del fatto che, nella distribuzione degli indici standardizzati, il valore medio è
pari allo zero. Di conseguenza, per ciascun comune si registra un valore positivo o negativo a seconda
che vi sia una prestazione "migliore" o "peggiore" rispetto alla media, corrispondente allo zero della
distribuzione.
Se si condivide la significatività degli indici finanziari selezionati e la cumulabilità dei loro
valori attraverso l'operazione di standardizzazione, allora il punteggio sintetico attribuito a ciascun
comune nell'indice di solidità finanziaria dovrebbe indicare la distanza del comune stesso da una
ipotetica gestione "mediamente virtuosa", ricavata dall'insieme dei comuni lucani.
Un valore di segno negativo dell'indice standardizzato indica una gestione finanziaria nel
complesso relativamente "meno virtuosa" della media.
Un valore di segno positivo dell'indice standardizzato indica, poi, una gestione nel complesso
relativamente "più virtuosa" della media.
Nella Tab. 2.7.1. sono riportati i valori degli indici standardizzati di sostenibilità delle entrate,
di sostenibilità delle spese, di equilibrio finanziario e di solidità finanziaria, calcolati come valori
medi per classe demografica e per ciascun anno del periodo di riferimento dell'analisi.
A tal riguardo si può notare come i piccoli comuni montani evidenzino i più bassi livelli di
sostenibilità delle entrate dovuti essenzialmente all'elevato livello di dipendenza finanziaria da altri
enti pubblici (o, se si vuole, dovuti al basso livello di autonomia finanziaria). Inoltre, il trend storico
dell'indice di sostenibilità delle entrate è sensibilmente negativo. In controtendenza rispetto agli altri
comuni è il dato di Potenza che risulta anch’esso negativo nei cinque anni.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
176
Anche sul versante della sostenibilità delle spese i piccoli comuni evidenziano livelli negativi
o prossimi allo zero. Mentre i dati più performanti si registrano nell’anno 2012 per i comuni non
montani delle classi medie. Forti criticità nel quinquennio sono da rilevare nei comuni montani con
popolazione compresa tra 15.000 e 50.000.
Dal punto di vista dell’equilibrio finanziario, nel periodo considerato, le difficoltà maggiori
sono riscontrabili nei comuni al di sopra dei 15.000 abitanti, specialmente negli ultimi anni, nei quali
Potenza fa rilevare indicatori con la minima intensità (1,94 nel 2013 e 1,71 nel 2014).
Con il ricorso all’indice di solidità finanziaria si confermano le difficoltà del Comune di
Potenza che fa registrare un trend decrescente che arriva ad essere pari a -0,92 nel 2014 mentre i
migliori risultati sono riferibili, per il 2014, ai piccoli comuni parzialmente montani (+0,69) e ai non
montani con popolazione compresa tra 5.000 e15.000 abitanti (+0,62)
A conclusione del paragrafo vengono riportate le Tabelle (da 2.7.2 a 2.7.4) contenenti i valori
degli indici standardizzati di solidità finanziaria di tutti i comuni lucani dal 2010 al 2014, nonché i
valori degli indici standardizzati di sostenibilità delle entrate, di sostenibilità delle spese, di equilibrio
finanziario e di solidità finanziaria degli stessi comuni per l'esercizio 2014.
I comuni sono stratificati per classi demografiche di appartenenza e per tipologia di Comune.
Tab.2.7.1 Indici standardizzati di sostenibilità delle entrate (SostEnt), di sostenibilità delle spese (SostSpe) di
equilibrio finanziario (EquiFin) e indice sintetico di solidità finanziaria (SolFin). Valori medi per Classi
demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia Comune
SostEnt
SostSpe
EquiFin
SolFin
2010
Fino a 5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre 50.000
Non montano
-0,21
-0,25
-0,01
-0,34
Parzialmente montano
-0,03
-0,18
-0,16
-0,26
Montano
-0,35
0,03
0,08
-0,17
Totale
-0,32
0,00
0,07
-0,18
Non montano
1,14
0,40
-0,53
0,72
Parzialmente montano
0,82
-0,05
-0,04
0,53
Montano
0,98
-0,17
-0,01
0,57
Totale
1,01
0,01
-0,17
0,61
Non montano
1,01
0,50
-0,70
0,58
Montano
1,88
-1,39
-2,17
-1,20
Totale
1,30
-0,13
-1,19
-0,01
Non montano
0,91
-0,37
1,06
1,15
Montano
-0,42
0,16
0,61
0,25
Totale
0,25
-0,11
0,84
0,70
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
177
2011
Fino a 5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre 50.000
Non montano
-0,16
-0,10
-0,10
-0,24
Parzialmente montano
0,00
-0,26
0,27
0,01
Montano
-0,31
-0,06
0,11
-0,17
Totale
-0,28
-0,07
0,11
-0,16
Non montano
1,21
0,85
-0,43
1,08
Parzialmente montano
1,09
-0,23
0,18
0,68
Montano
0,80
0,01
-0,29
0,34
Totale
0,95
0,24
-0,28
0,60
Non montano
0,71
0,31
-1,10
-0,05
Montano
0,87
-0,06
-1,61
-0,53
Totale
0,76
0,19
-1,27
-0,21
Non montano
0,60
-0,31
0,75
0,69
Montano
-0,75
0,36
-0,28
-0,44
Totale
-0,07
0,03
0,24
0,12
2012
Fino a 5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre 50.000
Non montano
-0,49
-0,27
0,09
-0,53
Parzialmente montano
0,18
0,01
-0,13
0,05
Montano
-0,18
-0,10
0,12
-0,13
Totale
-0,18
-0,10
0,10
-0,14
Non montano
0,97
0,95
-0,42
1,18
Parzialmente montano
0,27
0,59
-0,33
0,43
Montano
0,40
-0,04
-0,14
0,17
Totale
0,56
0,32
-0,25
0,50
Non montano
0,78
0,93
-0,63
0,86
Montano
0,91
-0,91
-0,83
-0,66
Totale
0,82
0,32
-0,69
0,35
Non montano
0,77
0,30
-0,87
0,16
Montano
-0,63
0,35
-0,23
-0,41
Totale
0,07
0,32
-0,55
-0,13
2013
Fino a 5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre 50.000
Non montano
-0,76
0,14
-0,15
-0,53
Parzialmente montano
0,12
0,49
0,29
0,62
Montano
-0,08
-0,03
0,15
0,03
Totale
-0,10
0,01
0,15
0,04
Non montano
0,63
0,30
-0,64
0,20
Parzialmente montano
0,49
0,06
0,24
0,55
Montano
0,10
-0,25
-0,48
-0,43
Totale
0,30
-0,05
-0,45
-0,13
Non montano
0,14
0,72
-0,56
0,21
Montano
0,97
-1,83
0,48
-0,26
Totale
0,42
-0,13
-0,21
0,05
Non montano
0,48
-0,59
0,23
0,09
Montano
-0,01
1,12
-1,94
-0,58
Totale
0,23
0,27
-0,86
-0,24
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
178
2014
Fino a 5.000
da 5.000 a
15.000
Non montano
-0,27
-0,13
0,21
-0,12
Parzialmente montano
0,09
0,35
0,64
0,69
Montano
-0,12
-0,08
0,06
-0,09
Totale
-0,12
-0,05
0,10
-0,05
Non montano
0,97
0,69
-0,70
0,62
Parzialmente montano
0,91
0,38
-0,58
0,46
Montano
0,00
-0,16
0,09
-0,05
Totale
0,39
0,15
-0,22
0,21
Non montano
0,48
0,98
-1,07
0,25
Montano
0,41
-1,91
0,34
-0,74
Totale
0,45
0,02
-0,60
-0,08
da 15.000 a
50.000
Non montano
0,64
0,03
-0,34
0,21
Montano
-0,70
0,97
-1,71
-0,92
Totale
-0,03
0,50
-1,02
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
-0,35
Oltre 50.000
Tab.2.7.2 Indici standardizzati di solidità finanziaria (SolFin) (2010-2014), di sostenibilità delle entrate
(SostEnt) (2014), di sostenibilità delle spese (SostSpe) (2014), di equilibrio finanziario (EquiFin)
(2014). Comuni non montani della Basilicata
Comune
SolFin
Classe demografica
2010
2011
2012
2013
2014
SostEnt
SostSpe
EquiFin
2014
2014
2014
Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti
GROTTOLE
0,72
-0,16
-0,75
0,37
0,78
-0,15
-1,07
2,43
MIGLIONICO
-0,48
-0,47
-0,48
-0,08
-0,07
0,42
0,85
-1,38
MONTEMILONE
-0,63
0,09
-0,34
-0,96
-1,08
-0,96
0,39
-1,11
POMARICO
-0,28
-0,23
-1,42
-2,04
0,16
-0,39
-0,26
0,90
SALANDRA
-1,03
-0,41
0,33
0,06
-0,40
-0,26
-0,55
0,19
-0,04
-0,31
Comuni con popolazione tra 5.000 e 15.000 abitanti
BERNALDA
0,50
0,46
0,82
0,58
0,49
1,12
FERRANDINA
0,03
1,71
1,52
-0,02
0,74
1,12
1,03
-1,00
GRASSANO
0,76
0,95
0,67
0,59
0,67
1,06
-0,08
0,07
IRSINA
0,99
2,01
2,08
1,39
0,98
1,44
1,92
-1,83
LAVELLO
0,72
0,80
1,06
0,16
0,88
0,95
0,62
-0,19
MONTALBANO JONICO
0,85
0,68
1,01
-0,71
0,44
0,88
1,36
-1,55
MONTESCAGLIOSO
0,69
1,32
2,33
-0,13
1,03
0,54
0,71
0,36
SCANZANO JONICO
1,23
0,74
-0,05
-0,29
-0,31
0,66
0,01
-1,14
Comuni con popolazione tra 15.000 e 50.000 abitanti
PISTICCI
0,87
0,54
1,52
0,96
0,78
0,39
1,55
-0,72
POLICORO
0,29
-0,64
0,19
-0,54
-0,28
0,56
0,41
-1,41
MATERA
1,15
0,69
0,16
0,09
0,21
0,64
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
0,03
-0,34
Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
179
Tab.2.7.3 Indici standardizzati di solidità finanziaria (SolFin) (2010-2014), di sostenibilità delle entrate
(SostEnt) (2014), di sostenibilità delle spese (SostSpe) (2014), di equilibrio finanziario (EquiFin) (2014).
Comuni parzialmente montani della Basilicata
Comune
SolFin
SostEnt
SostSpe
EquiFin
2014
2014
2014
0,65
-0,49
2,03
1,18
-0,84
0,35
-0,01
0,48
0,95
-0,44
1,36
0,35
1,26
0,88
-0,58
-0,69
-1,11
1,43
0,01
-0,30
1,13
0,91
0,43
1,38
1,61
Comuni con popolazione tra 5.000 e 15.000 abitanti
-0,79
-1,19
4,50
1,24
0,81
0,72
-0,17
-0,29
-1,38
VENOSA
0,30
0,31
1,35
1,22
0,78
0,69
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
0,58
-0,05
Classe demografica
2010
2011
2012
2013
2014
Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti
BARILE
CRACO
GINESTRA
MASCHITO
RAPOLLA
-1,03
-1,03
-0,15
0,06
-0,55
RIPACANDIDA
GENZANO DI LUCANIA
PALAZZO SAN GERVASIO
1,11
0,18
0,59
-1,43
-1,76
1,55
0,21
1,23
0,50
0,73
-0,78
1,05
0,51
-1,65
-0,35
0,28
0,40
-0,27
0,99
1,74
-0,52
1,36
-0,93
1,07
-0,48
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
180
Tab.2.7.4 Indici standardizzati di solidità finanziaria (SolFin) (2010-2014), di sostenibilità delle entrate
(SostEnt) (2014), di sostenibilità delle spese (SostSpe) (2014), di equilibrio finanziario (EquiFin)
(2014). Comuni montani della Basilicata
Comune
SolFin
Classe demografica
SostEnt
2010
2011
2012
2013
2014
Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti
SostSpe EquiFin
2014
2014
2014
ABRIOLA
0,08
-0,71
-1,97
-1,98
-2,29
-1,45
-1,38
-0,74
ACCETTURA
1,19
0,90
1,42
0,95
1,52
0,51
1,07
0,78
ACERENZA
-0,25
0,28
-0,56
0,44
0,79
0,55
0,23
0,45
ALBANO DI LUCANIA
0,40
-0,19
0,56
0,95
-0,27
0,27
-0,21
-0,48
ALIANO
-1,79
-1,58
-0,88
-0,54
-1,19
0,19
-1,86
-0,19
ANZI
-1,45
-0,54
-0,26
0,20
0,49
0,00
0,77
-0,01
ARMENTO
0,80
-0,41
-0,27
0,39
0,67
0,58
0,65
-0,18
ATELLA
-0,47
-0,51
-1,43
0,71
-0,35
-0,35
-0,28
0,09
BALVANO
1,03
1,56
0,45
0,89
0,69
0,58
1,09
-0,59
BANZI
0,35
0,90
1,28
0,81
1,07
0,91
1,38
-0,61
BARAGIANO
0,95
0,28
0,52
1,34
0,68
1,04
-1,00
1,01
BRIENZA
0,96
0,73
0,96
0,16
-0,02
0,23
-0,15
-0,10
BRINDISI MONTAGNA
-1,22
-1,70
-0,93
-0,74
-0,24
-0,86
-1,01
1,49
CALCIANO
-1,32
-1,01
-0,72
-0,07
-0,32
-0,08
0,57
-0,98
CALVELLO
-2,67
-2,43
-3,15
-2,93
-2,91
-0,65
-1,52
-2,36
CALVERA
0,16
1,01
1,78
1,84
0,69
0,02
0,92
0,13
CAMPOMAGGIORE
-0,89
-1,64
-1,04
-0,71
-1,62
-2,04
-0,49
0,01
CANCELLARA
-0,55
-0,32
0,17
0,27
-0,05
-1,28
0,64
0,57
CARBONE
0,07
0,47
1,26
1,80
1,05
-0,05
0,88
0,80
CASTELGRANDE
-1,56
-1,04
0,38
0,40
0,76
-0,60
1,15
0,63
CASTELLUCCIO INFERIORE
1,07
-0,28
0,48
-0,48
-0,51
0,32
-1,17
0,06
CASTELLUCCIO SUPERIORE
-0,95
-0,91
-0,44
-0,02
-1,14
-1,05
-1,04
0,31
CASTELMEZZANO
-1,41
-1,10
-0,61
-0,27
-0,35
0,55
0,46
-1,55
CASTELSARACENO
0,24
-0,49
-0,33
0,24
-0,36
0,02
-0,48
-0,10
CASTRONUOVO DI SANT'ANDREA 0,56
-0,78
0,11
0,36
0,16
0,12
-0,64
0,77
CERSOSIMO
0,34
-0,11
0,65
1,77
1,17
0,49
-0,23
1,56
CHIAROMONTE
-0,57
0,24
-1,09
-0,24
-0,34
-0,22
-0,07
-0,24
CIRIGLIANO
-0,32
-0,05
0,35
-0,13
-0,74
-0,58
-1,40
0,84
COLOBRARO
-0,12
-0,74
-0,53
-0,13
0,12
0,01
0,59
-0,42
CORLETO PERTICARA
-0,82
-0,57
-0,14
-0,55
-0,43
-0,66
0,15
-0,17
EPISCOPIA
0,64
1,82
1,58
0,93
1,15
0,57
1,75
-0,53
FARDELLA
0,46
-0,21
0,40
0,12
-0,58
-2,09
-1,72
2,91
FILIANO
-0,68
-0,11
0,21
0,81
0,40
0,87
0,98
-1,22
FORENZA
0,65
-0,47
-0,39
0,78
0,03
0,43
-0,08
-0,30
FRANCAVILLA IN SINNI
0,40
0,02
0,56
-0,29
0,34
0,33
0,08
0,13
GALLICCHIO
0,39
-0,39
-1,86
-2,26
-2,28
-2,11
-0,86
-0,58
GARAGUSO
-1,12
-1,41
-0,62
-0,41
0,14
-0,02
-0,32
0,55
GORGOGLIONE
-0,56
-0,52
-0,70
-1,03
-0,78
-0,33
-1,54
0,65
GRUMENTO NOVA
0,12
-0,47
-0,26
-0,16
-0,83
-0,51
-0,30
-0,48
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
181
Comune
SolFin
Classe demografica
SostEnt
2010
2011
2012
2013
2014
Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti
SostSpe EquiFin
2014
2014
2014
GUARDIA PERTICARA
-3,05
-3,31
-2,92
-1,67
-2,58
-1,71
-2,95
0,63
LATRONICO
0,22
-0,29
0,05
0,09
-0,28
0,09
-0,78
0,25
LAURENZANA
0,93
-0,71
-0,33
0,64
0,37
0,86
0,91
-1,19
MARSICO NUOVO
-0,05
0,70
-0,48
-0,15
-0,43
0,53
-2,09
0,89
MISSANELLO
0,57
-1,83
-1,40
-1,36
-0,84
-0,08
-1,06
-0,17
MOLITERNO
0,42
0,25
0,69
0,66
0,12
0,59
0,26
-0,66
MONTEMURRO
-1,04
-0,73
-0,41
-1,71
-0,12
-0,52
-0,04
0,37
NEMOLI
0,81
-0,22
-0,75
0,26
0,22
0,25
-0,20
0,29
NOEPOLI
0,84
1,33
2,19
1,32
1,77
0,62
2,38
-0,24
OLIVETO LUCANO
-1,57
-1,28
0,29
0,40
-0,45
-0,30
0,21
-0,61
OPPIDO LUCANO
0,81
-0,58
0,33
0,76
-0,10
0,45
-0,14
-0,46
PATERNO
0,22
0,19
0,24
0,62
0,27
0,48
0,04
-0,09
PESCOPAGANO
1,10
0,06
1,27
1,35
1,59
0,78
1,48
0,22
PIETRAGALLA
0,42
0,04
-0,29
0,98
0,61
1,06
-0,21
0,11
PIETRAPERTOSA
-1,15
0,13
0,71
-0,04
0,94
0,45
-0,02
1,03
RAPONE
0,57
0,46
0,43
0,42
-0,47
0,18
0,25
-1,17
RIVELLO
0,44
-0,10
0,43
0,29
0,22
0,73
0,37
-0,75
ROCCANOVA
1,06
2,04
0,41
1,06
1,62
0,65
1,67
0,21
ROTONDA
1,79
0,91
1,37
0,46
1,20
0,63
1,20
0,04
ROTONDELLA
-1,42
-1,14
-1,00
-0,15
-0,04
0,00
1,06
-1,11
RUOTI
0,62
0,16
0,97
0,43
0,75
0,59
-0,05
0,62
RUVO DEL MONTE
1,58
1,52
2,03
1,95
0,02
0,54
0,50
-1,01
SAN CHIRICO NUOVO
0,48
1,01
-0,31
0,04
1,70
0,93
0,66
1,06
SAN CHIRICO RAPARO
-0,29
-1,19
-1,47
0,53
-1,52
-1,16
-1,15
-0,06
SAN COSTANTINO ALBANESE
-0,93
0,03
-0,89
-1,20
-0,01
0,30
-0,35
0,04
SAN FELE
-0,01
0,33
0,61
0,15
0,86
-0,28
0,12
1,50
SAN GIORGIO LUCANO
0,46
1,05
0,28
0,29
0,18
0,54
-0,09
-0,17
SAN MARTINO D'AGRI
-1,20
-0,02
-0,52
0,41
0,26
-0,27
-0,10
0,78
SAN MAURO FORTE
-0,39
1,10
0,31
-0,24
0,38
0,54
0,42
-0,36
SAN PAOLO ALBANESE
-1,71
-0,93
-1,07
-1,61
-1,29
-1,48
-0,51
-0,01
SAN SEVERINO LUCANO
-0,78
-0,13
-0,82
-1,59
-0,50
-1,47
-0,49
1,18
SANT'ANGELO LE FRATTE
0,31
1,42
0,62
0,94
0,35
0,51
0,25
-0,21
SARCONI
-0,27
0,11
-0,29
-0,63
0,69
0,65
-0,59
1,01
SASSO DI CASTALDA
-1,33
-1,78
-0,43
-0,44
-0,47
-1,31
0,14
0,44
SATRIANO DI LUCANIA
-0,35
-0,36
-0,37
-0,28
0,20
0,23
-0,24
0,33
SAVOIA DI LUCANIA
-1,07
-0,54
-0,63
-1,63
-1,44
-0,54
-2,11
0,40
SPINOSO
0,48
1,08
0,77
0,49
0,72
-0,01
0,33
0,80
STIGLIANO
0,46
0,49
1,01
0,96
1,12
0,41
0,55
0,78
TEANA
0,90
0,22
0,17
0,38
-0,42
-0,28
1,49
-1,87
TERRANOVA DI POLLINO
-0,31
0,32
-1,17
-1,71
-2,38
-2,45
-0,87
-0,39
TOLVE
1,63
1,87
-2,13
0,72
0,01
0,39
0,39
-0,76
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
182
Comune
SolFin
Classe demografica
SostEnt
2010
2011
2012
2013
2014
Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti
SostSpe EquiFin
2014
2014
2014
TRAMUTOLA
0,13
0,22
0,31
0,05
0,79
0,75
-0,20
0,68
TRECCHINA
0,05
0,00
-0,65
0,50
-0,28
0,05
-0,60
0,13
TRIVIGNO
-0,10
0,76
0,34
1,52
0,55
0,23
0,72
-0,10
VAGLIO BASILICATA
-0,18
0,06
-0,91
-0,46
-0,53
0,07
-0,23
-0,66
VALSINNI
-0,22
-0,50
-0,41
-0,14
0,36
0,11
1,05
-0,59
VIETRI DI POTENZA
0,20
0,68
1,17
0,98
0,34
0,37
1,39
-1,24
VIGGIANELLO
-1,57
-0,47
-1,87
-2,30
-1,97
-1,57
-1,21
-0,30
-5,23
-4,63
-2,23
-2,71
-4,61
Comuni con popolazione tra 5.000 e 15.000 abitanti
-6,77
-3,79
3,37
VIGGIANO
AVIGLIANO
0,99
0,76
-1,14
-2,20
-1,29
-2,33
-1,06
1,38
BELLA
0,86
1,06
-0,40
-0,19
0,54
0,49
-0,50
0,86
LAGONEGRO
1,40
0,90
1,33
0,06
0,25
0,17
1,61
-1,40
LAURIA
-0,03
0,33
0,24
-0,18
0,54
0,37
1,06
-0,59
MARATEA
0,33
-0,61
0,36
-0,71
-0,89
-0,24
0,36
-1,50
MARSICOVETERE
0,26
0,27
0,68
-0,86
-0,18
0,50
-1,35
0,57
MURO LUCANO
0,33
0,47
-0,20
-0,81
-0,77
-0,70
0,35
-0,84
NOVA SIRI
0,57
0,19
0,81
0,56
0,89
0,45
0,74
0,21
PICERNO
1,05
0,45
0,68
0,27
0,51
-0,10
0,01
0,89
PIGNOLA
0,94
-0,37
-0,14
0,05
0,44
1,25
-0,04
-0,53
RIONERO IN VULTURE
-0,06
0,60
-1,05
-2,60
-0,97
-2,02
-1,24
1,75
SANT'ARCANGELO
-0,44
-0,29
-0,50
-1,08
-0,47
0,47
-1,27
0,07
SENISE
0,92
0,71
0,07
-0,95
-0,60
-0,35
-0,73
0,13
TITO
0,64
-0,04
0,10
-0,19
-0,06
0,54
-0,38
-0,26
TRICARICO
0,75
0,62
0,99
0,45
0,68
0,78
-0,09
0,36
TURSI
0,64
0,44
0,86
1,54
0,65
Comuni con popolazione tra 15.000 e 50.000 abitanti
0,72
-0,02
0,33
MELFI
-1,20
-0,53
-0,66
-0,26
-0,74
Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti
0,41
-1,91
0,34
POTENZA
0,25
-0,44
-0,41
-0,58
-0,92
-0,70
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
0,97
-1,71
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
183
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
184
APPENDICE I
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
185
Tabelle
Tab. I Distribuzione delle Entrate per Titoli (escluso Tit. VI). Valori assoluti. (2010-2014)
ENTRATE
2010
2011
2012
2013
Entrate correnti
467.927.916,06 476.940.873,01 466.912.338,42 491.763.939,07
(Tit. I+II+III)
Alienazioni, Trasferimenti di
capitale e Riscossione di crediti 175.345.051,58 145.955.950,68 143.388.332,32 133.261.329,88
(Tit. IV)
Accensione di prestiti
115.906.247,03 132.261.070,80 134.486.038,36 181.081.715,80
(Tit. V)
Totale
759.179.214,67 755.157.894,49 744.786.709,10 806.106.984,75
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2014
484.066.432,40
124.932.057,58
174.314.395,76
783.312.885,74
Tab. II Distribuzione delle Entrate (escluso Tit. VI). Valori assoluti per Classe demografica e per Tipologia di
Comune. (2014)
Classe
demografica
Tipologia
Comune
Entrate correnti
(Tit. I+II+III)
Alienazioni,
Trasferimenti di
capitale e
Riscossione di
crediti
(Tit. IV)
2.864.083,90
Accensione di
prestiti
(Tit. V)
Non montano
11.273.654,62
253.618,73
Parzialmente
11.362.541,97
1.873.729,41
2.375.978,71
montano
Fino a 5.000
Montano
151.523.675,86
68.952.604,13
16.523.955,01
Totale
174.159.872,45
73.690.417,44
19.153.552,45
Non montano
40.291.094,58
10.907.709,24
4.668.537,24
Parzialmente
16.075.084,30
1.487.909,60
831.018,44
montano
da 5.000 a 15.000
Montano
97.694.375,18
18.052.373,56
9.519.430,75
Totale
154.060.554,06
30.447.992,40
15.018.986,43
Non montano
22.033.787,75
5.280.170,06
4.444.574,12
da 15.000 a 50.000
Montano
12.887.210,85
2.298.256,44
Totale
34.920.998,60
7.578.426,50
4.444.574,12
Non montano
44.088.229,34
6.708.323,16
1.241.659,04
Oltre 50.000
Montano
76.836.777,95
6.506.898,08
134.455.623,72
Totale
120.925.007,29
13.215.221,24
135.697.282,76
Totale complessivo
484.066.432,40
124.932.057,58
174.314.395,76
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Totale
complessivo
14.391.357,25
15.612.250,09
237.000.235,00
267.003.842,34
55.867.341,06
18.394.012,34
125.266.179,49
199.527.532,89
31.758.531,93
15.185.467,29
46.943.999,22
52.038.211,54
217.799.299,75
269.837.511,29
783.312.885,74
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
186
Tab. III Distribuzione delle Entrate correnti. Valori assoluti. (2010-2014)
Entrate
2010
2011
2012
2013
Entrate tributarie
156.939.000,87
286.099.092,91
301.031.758,14
306.270.601,89
(Tit. I)
46.713.727,51
52.205.262,06
37.805.416,52
54.124.373,32
di cui: ICI –IMU
TASI
43.112.209,60
33.898.911,12
29.038.842,41
29.622.598,04
Addizionale IRPEF
Addizionale
4.830.599,77
4.852.147,29
344.811,34
219.764,24
Consumo Energia
Elettrica
55.052.933,42
60.395.254,37
53.276.789,27
74.985.726,75
TARES/TARSU
Contributi e trasferimenti
242.993.098,12
120.297.733,31
92.480.963,48
114.563.638,22
(Tit. II)
Trasferimenti
176.925.690,88
53.873.748,27
24.508.905,95
32.000.634,05
di cui:
correnti dello Stato
Trasferimenti
25.781.345,64
24.755.247,38
26.599.833,23
43.911.200,33
correnti della Regione
per funzioni delegate
Entrate extratributarie
67.995.817,07
70.544.046,79
73.399.616,80
70.929.698,96
(Tit. III)
Proventi di servizi
28.949.155,02
27.409.126,17
27.435.328,34
28.286.961,67
di cui:
pubblici
Proventi dei beni
10.665.547,87
12.411.653,60
10.633.281,05
11.023.251,65
dell'ente
Utili netti delle
aziende speciali e
262.494,34
254.021,83
234.707,28
349.409,78
partecipate, dividendi
di società
Totale Entrate proprie
224.934.817,94
356.643.139,70
374.431.374,94
377.200.300,85
(Tit. I e III)
Totale Entrate correnti
467.927.916,06
476.940.873,01
466.912.338,42
491.763.939,07
(Tit. I, II e III)
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2014
306.192.981,19
63.187.882,95
13.346.197,78
29.937.445,87
37.783,26
68.715.555,46
107.627.095,00
28.283.247,40
38.185.328,87
70.246.356,21
30.311.316,93
10.986.847,55
314.038,56
376.439.337,40
484.066.432,40
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
187
Tab. IV Distribuzione delle Entrate correnti per Classi demografiche e Tipologia di Comune. Valori Assoluti.
(2014)
Entrate
Entrate tributarie (Tit.I)
Di cui: ICI-IMU
TASI
Addizionale IRPEF
Addizionale Consumo
Energia Elettrica
TARES/TARSU
Contributi e trasferimenti
(Tit.II)
Trasferimenti correnti
Di cui:
dello Stato
Trasferimenti correnti
della Regione per
funzioni delegate
Entrate extratributarie (Tit.III)
Proventi di servizi
Di cui:
pubblici
Proventi dei beni
dell'ente
Utili netti delle aziende
speciali e partecipate,
dividendi di società
Totale Entrate proprie
(Tit. I e III)
Totale Entrate correnti
(Tit.I, II e II)
Entrate
Fino a 5.000
Parzialment
e montano
Non
montano
Montano
Non
montano
Da 5.000 a 15.000
Parzialment
Montano
e montano
7.096.607,47
8.276.655,48
88.632.716,48
29.735.682,34
9.658.250,94
54.577.489,24
1.269.692,49
463.536,39
507.087,05
1.255.211,52
4.582,88
442.366,39
10.609.187,96
2.012.189,37
4.338.362,21
7.746.088,81
1.950.995,52
3.309.757,76
1.830.406,24
336.836,85
873.958,22
9.866.486,32
3.764.185,50
6.085.480,84
1.695,41
117,59
25.580,21
1.575,79
224,17
7.661,03
1.075.237,70
1.964.308,99
15.797.011,08
6.578.307,57
2.670.173,81
14.122.456,77
3.153.305,74
2.028.560,48
27.614.614,78
5.132.608,39
1.557.036,89
35.018.750,99
1.341.997,43
300.123,92
8.296.336,52
1.234.346,32
361.853,91
3.812.780,83
792.464,87
1.260.183,09
5.612.871,53
1.312.817,31
629.264,96
22.694.963,44
1.023.741,41
1.057.326,01
35.276.344,60
5.422.803,85
4.859.796,47
8.098.134,95
483.222,37
486.248,11
9.312.918,09
3.043.631,10
4.334.715,68
4.668.879,32
307.025,23
205.166,41
5.186.770,67
1.176.919,00
301.854,93
1.636.959,41
36.263,94
8.120.348,88
11.273.654,62
9.333.981,49
11.362.541,97
123.909.061,08
151.523.675,86
Da 15.000a50.000
Non montano
Montano
25.875,25
35.158.486,19
40.291.094,58
14.518.047,41
16.075.084,30
97.694.375,18
Oltre 50.000
Non montano
Montano
15.559.546,67
9.802.477,60
33.813.745,51
Entrate tributarie (Tit.I)
5.932.823,12
3.253.820,50
10.653.727,44
Di cui:
ICI-IMU
1.357.135,52
504.408,43
TASI
1.605.640,34
875.750,84
5.261.144,93
Addizionale IRPEF
Addizionale Consumo Energia
523,10
405,96
Elettrica
2.562.046,96
1.734.128,59
6.883.064,44
TARES/TARSU
4.213.316,70
2.252.610,00
5.577.476,43
Contributi e trasferimenti (Tit.II)
1.455.659,72
1.346.784,77
1.739.355,34
Di cui:
Trasferimenti correnti dello Stato
Trasferimenti correnti della
1.921.913,71
72.506,59
3.298.450,59
Regione per funzioni delegate
2.260.924,38
832.123,25
4.697.007,40
Entrate extratributarie (Tit.III)
1.214.728,23
440.448,43
2.787.867,01
Di cui:
Proventi di servizi pubblici
376.079,28
67.913,06
772.664,47
Proventi dei beni dell'ente
Utili netti delle aziende speciali e
251.899,37
partecipate, dividendi di società
Totale Entrate proprie
17.820.471,05
10.634.600,85
38.510.752,91
(Tit. I e III)
Totale Entrate correnti
22.033.787,75
12.887.210,85
44.088.229,34
(Tit.I, II e II)
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
188
62.675.624,19
49.039.809,46
10.770.438,55
2.952.327,32
6.637.897,29
15.328.819,55
21.078.814,60
6.700.465,09
589.892,78
6.718.153,89
3.538.658,59
955.495,09
55.757.963,35
76.836.777,95
Tab. V Distribuzione delle Entrate Correnti per Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Comune
Non montano
da 15.000 a
50.000
Oltre 50.000
2011
2012
2013
2014
12.473.032,68
11.996.260,25
10.825.810,76
11.273.876,04
11.273.654,62
10.336.096,00
11.394.044,37
9.740.248,26
11.365.213,19
11.362.541,97
143.867.032,94
154.444.958,24
151.762.005,40
161.238.271,41
151.523.675,86
Totale
166.676.161,62
177.835.262,86
172.328.064,42
183.877.360,64
174.159.872,45
Non montano
43.998.215,22
42.054.566,63
40.621.130,89
45.014.723,53
40.291.094,58
Parzialmente
montano
14.448.369,02
15.665.537,95
14.535.673,98
16.138.055,41
16.075.084,30
Montano
77.568.647,94
77.580.868,96
84.383.323,75
95.265.774,55
97.694.375,18
Totale
136.015.232,18
135.300.973,54
139.540.128,62
156.418.553,49
154.060.554,06
Non montano
23.516.414,05
23.424.727,15
21.554.262,08
23.667.421,02
22.033.787,75
Montano
11.967.208,19
13.282.204,86
13.037.767,03
13.666.624,68
12.887.210,85
Totale
35.483.622,24
36.706.932,01
34.592.029,11
37.334.045,70
34.920.998,60
Non montano
45.238.184,88
44.839.359,27
37.335.542,80
44.565.170,61
44.088.229,34
Montano
84.514.715,14
82.258.345,33
83.116.573,47
69.568.808,63
76.836.777,95
Totale
129.752.900,02
127.097.704,60
120.452.116,27
114.133.979,24
120.925.007,29
467.927.916,06
476.940.873,01
466.912.338,42
491.763.939,07
484.066.432,40
Parzialmente
montano
Fino a 5.000
Montano
da 5.000 a
15.000
2010
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
189
Tab.VI
Distribuzione delle Entrate correnti per Province. Valori assoluti. (2014)
Province
ENTRATE CORRENTI
Matera
Entrate tributarie (Tit. I)
Potenza
Totale
101.492.969,11
204.700.012,08
28.009.541,33
35.178.341,62
63.187.882,95
4.401.560,20
8.944.637,58
13.346.197,78
11.311.773,61
18.625.672,26
29.937.445,87
5.308,69
32.474,57
37.783,26
20.182.277,64
48.533.277,82
68.715.555,46
21.137.282,27
86.489.812,73
107.627.095,00
7.548.551,36
20.734.696,04
28.283.247,40
4.646.006,81
25.941.797,57
30.587.804,38
8.104.963,59
30.080.365,28
38.185.328,87
16.398.449,21
53.847.907,00
70.246.356,21
Proventi di servizi pubblici
9.868.333,25
20.442.983,68
30.311.316,93
Proventi dei beni dell'ente
2.699.236,73
8.287.610,82
10.986.847,55
270.500,08
43.538,48
314.038,56
117.891.418,32
258.547.919,08
376.439.337,40
Totale Entrate correnti (Tit. I, II e III)
139.028.700,59
345.037.731,81
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
484.066.432,40
di cui:
ICI-IMU
TASI
Addizionale IRPEF
Addizionale Consumo Energia
Elettrica
TARES/TARSU
Contributi e trasferimenti (Tit. II)
di cui:
Trasferimenti correnti dello Stato
Trasferimenti correnti della
Regione
Trasferimenti correnti della
Regione per funzioni delegate
Entrate extratributarie (Tit. III)
di cui:
Utili netti delle aziende speciali e
partecipate, dividendi di società
Totale Entrate proprie (Tit. I e III)
Tab. VII
306.192.981,19
Distribuzione delle entrate derivanti da alienazioni, da trasferimenti di capitale e da riscossione di
crediti. Valori assoluti. (2010-2014)
ENTRATE
Alienazione dei beni patrimoniali
Trasferimenti di capitale dallo Stato
Trasferimenti di capitale dalla
Regione
Trasferimenti di capitale dal Settore
pubblico
Trasferimenti di capitale
di cui:
da Province
Trasferimenti di capitale da altri
soggetti
Entrate da permessi di
di cui:
costruire
Riscossione di crediti
Totale complessivo
2010
2011
2012
2013
2014
9.036.694,57
10.981.418,62
10.379.779,35
9.182.471,26
8.761.423,62
34.533.873,49
23.343.207,27
22.033.378,06
16.697.337,34
14.997.369,33
98.355.703,78
77.639.937,56
78.020.126,27
76.912.467,54
72.930.563,12
5.021.046,85
6.068.064,38
6.562.043,34
4.001.973,08
4.214.327,25
365.049,97
808.723,84
220.074,89
359.751,76
341.593,76
20.943.353,65
23.605.915,14
23.356.227,18
25.057.176,28
23.031.277,98
9.972.172,07
11.082.477,85
10.591.593,75
9.333.005,19
8.996.861,02
7.454.379,24
4.317.407,71
3.036.778,12
1.409.904,38
997.096,28
175.345.051,58 145.955.950,68 143.388.332,32 133.261.329,88 124.932.057,58
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
190
Tab. VIII Distribuzione delle Entrate derivanti da alienazioni, da trasferimenti di capitale e da riscossione di
crediti per Classe demografica e Tipologia di comune. Valori assoluti. (2014)
ENTRATE
Alienazione dei beni patrimoniali
Trasferimenti di capitale dallo Stato
Trasferimenti di capitale dalla Regione
Trasferimenti di capitale dal Settore pubblico
di cui: Trasferimenti di capitale da Province
Trasferimenti di capitale da altri soggetti
di cui: Entrate da permessi di costruire
Riscossione di crediti
Totale complessivo
ENTRATE
Alienazione dei beni patrimoniali
Trasferimenti di capitale dallo Stato
Trasferimenti di capitale dalla Regione
Trasferimenti di capitale dal Settore pubblico
di cui: Trasferimenti di capitale da Province
Trasferimenti di capitale da altri soggetti
di cui: Entrate da permessi di costruire
Riscossione di crediti
Totale complessivo
ENTRATE
Alienazione dei beni patrimoniali
Trasferimenti di capitale dallo Stato
Trasferimenti di capitale dalla Regione
Trasferimenti di capitale dal Settore pubblico
di cui:
Trasferimenti di capitale da Province
Trasferimenti di capitale da altri soggetti
di cui:
Entrate da permessi di costruire
Riscossione di crediti
Totale complessivo
ENTRATE
Alienazione dei beni patrimoniali
Trasferimenti di capitale dallo Stato
Trasferimenti di capitale dalla Regione
Trasferimenti di capitale dal Settore pubblico
di cui: Trasferimenti di capitale da Province
Trasferimenti di capitale da altri soggetti
di cui: Entrate da permessi di costruire
Riscossione di crediti
Totale complessivo
Non montano
Fino a 5.000
Parzialmente
Montano
montano
230.480,82
429.828,14
1.974.795,14
110.070,63
118.909,17
63.634,17
90.733,99
472.944,89
948.422,05
147.353,13
33.159,45
214.275,35
10.119,49
2.864.083,90
1.873.729,41
Non montano
3.480.792,74
10.414.933,12
38.217.869,08
2.698.320,98
183.694,89
13.840.517,68
965.210,57
300.170,53
68.952.604,13
da 5.000 a 15.000
Parzialmente
Montano
montano
1.214.360,65
507.309,73
8.078.502,02
199.775,49
99.113,70
365.301,00
743.943,93
-
907.761,35
704.174,50
279.550,97
272.050,97
10.907.709,24
1.487.909,60
Non montano
1.869.438,64
1.398.213,69
11.982.809,71
859.533,34
124.739,42
1.700.419,24
1.422.650,79
241.958,94
18.052.373,56
da 15.000 a 50.000
Montano
3.802.007,55
11.317.706,15
41.141.086,27
2.955.744,74
216.854,34
14.173.702,20
1.038.964,23
300.170,53
73.690.417,44
Totale
3.182.912,99
2.270.824,42
20.805.255,66
1.059.308,83
124.739,42
2.887.731,56
2.398.876,26
241.958,94
30.447.992,40
Totale
157.585,57
29.250,00
3.893.212,84
-
64.464,73
76.500,00
1.307.829,81
199.273,68
222.050,30
105.750,00
5.201.042,65
199.273,68
1.200.121,65
1.200.121,65
312.270,86
304.594,06
337.917,36
2.298.256,44
1.512.392,51
1.504.715,71
337.917,36
7.578.426,50
5.280.170,06
Non montano
Oltre 50.000
Montano
Totale
1.503.899,01
936.613,91
2.226.817,75
-
50.553,77
366.474,85
3.556.360,79
-
1.554.452,78
1.303.088,76
5.783.178,54
-
1.923.943,04
1.923.943,04
117.049,45
6.708.323,16
2.533.508,67
2.130.361,78
4.457.451,71
4.054.304,82
117.049,45
13.215.221,24
6.506.898,08
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
191
Totale
segue
Segue Tab. VIII
ENTRATE
Non montano
Totale
Parzialmente
Montano
montano
3.106.326,05
189.847,69
5.465.249,88
Alienazione dei beni patrimoniali
1.903.001,78
838.245,89
12.256.121,66
Trasferimenti di capitale dallo Stato
16.173.327,75
1.692.365,98
55.064.869,39
Trasferimenti di capitale dalla Regione
309.846,12
147.353,13
3.757.128,00
Trasferimenti di capitale dal Settore pubblico
33.159,45
308.434,31
di cui: Trasferimenti di capitale da Province
4.150.735,21
493.826,32
18.386.716,45
Trasferimenti di capitale da altri soggetti
3.891.873,36
282.170,46
4.822.817,20
di cui: Entrate da permessi di costruire
117.049,45
880.046,83
Riscossione di crediti
25.760.286,36
3.361.639,01
95.810.132,21
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Tab. IX
Totale
8.761.423,62
14.997.369,33
72.930.563,12
4.214.327,25
341.593,76
23.031.277,98
8.996.861,02
997.096,28
124.932.057,58
Distribuzione delle Entrate derivanti da accensioni di prestiti. Valori assoluti. (2010-2014)
ENTRATE
Anticipazioni di cassa
Finanziamenti a breve
termine
Assunzione di mutui e
prestiti
Totale complessivo
2010
95.811.596,38
2011
2012
2013
2014
112.006.651,98
112.032.912,84
119.730.741,79
128.272.570,46
330.530,99
255.633,87
127.492,74
130.247,54
22.755,84
19.764.119,66
19.998.784,95
22.325.632,78
61.220.726,47
46.019.069,46
132.261.070,80
134.486.038,36
181.081.715,80
174.314.395,76
115.906.247,03
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
192
Tab. X
Distribuzione delle Entrate derivanti da accensione di prestiti per Classe demografica e per Tipologia
di Comune. Valori assoluti. (2014)
ENTRATE
Anticipazioni di cassa
Finanziamenti a breve termine
Assunzione di mutui e prestiti
Totale complessivo
ENTRATE
Anticipazioni di cassa
Finanziamenti a breve termine
Assunzione di mutui e prestiti
Totale complessivo
ENTRATE
Anticipazioni di cassa
Finanziamenti a breve termine
Assunzione di mutui e prestiti
Totale complessivo
ENTRATE
Anticipazioni di cassa
Finanziamenti a breve termine
Assunzione di mutui e prestiti
Totale complessivo
ENTRATE
Fino a 5.000
Parzialmente montano
Non montano
126.441,57
2.149.413,65
Montano
Totale
13.044.067,51
15.319.922,73
127.177,16
226.565,06
3.479.887,50
3.833.629,72
253.618,73
2.375.978,71
16.523.955,01
19.153.552,45
da 5.000 a 15.000
Parzialmente montano
Montano
Non montano
3.796.311,87
Totale
8.286.645,94
12.082.957,81
22.755,84
22.755,84
849.469,53
831.018,44
1.232.784,81
2.913.272,78
4.668.537,24
831.018,44
9.519.430,75
15.018.986,43
da 15.000 a 50.000
Non montano
Totale
4.024.335,72
4.024.335,72
420.238,40
420.238,40
4.444.574,12
4.444.574,12
Oltre 50.000
Montano
Non montano
Totale
96.845.354,20
96.845.354,20
1.241.659,04
37.610.269,52
38.851.928,56
1.241.659,04
134.455.623,72
135.697.282,76
Non montano
Totale
Parzialmente montano
Montano
7.947.089,16
2.149.413,65
118.176.067,65
Anticipazioni di cassa
22.755,84
Finanziamenti a breve termine
2.638.544,13
1.057.583,50
42.322.941,83
Assunzione di mutui e prestiti
10.608.389,13
3.206.997,15
160.499.009,48
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Totale
128.272.570,46
22.755,84
46.019.069,46
174.314.395,76
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
193
Tab. XI Distribuzione delle Spese per Titoli (escluso Tit. IV). Valori assoluti. (2010-2014)
SPESE
2010
2011
2012
2013
2014
Spese Correnti
(Tit. I)
442.597.152,44
430.166.043,43
443.356.666,63
475.383.224,98
480.091.306,15
Spese in Conto
Capitale (Tit. II)
206.691.729,65
163.099.219,14
181.402.645,11
158.280.321,61
134.975.739,19
Spese per rimborso
prestiti (Tit. III)
127.132.452,98
149.366.349,25
135.083.189,06
148.882.162,28
164.282.817,87
TOTALE Spese
776.421.335,07
742.631.611,82
759.842.500,80
782.545.708,87
(Escluso Tit. IV)
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
779.349.863,21
Tab. XII Distribuzione delle Spese Correnti per Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Comune
Non
montano
Parzialmente
montano
2010
2011
2012
2013
2014
12.074.210,93
10.848.400,34
10.104.149,29
10.501.961,88
10.370.995,91
10.007.360,78
9.588.285,79
10.176.305,70
10.013.606,93
10.144.453,13
Montano
136.077.916,05
135.320.416,63
137.856.481,86
135.740.620,89
139.785.346,98
Totale
158.159.487,76
155.757.102,76
158.136.936,85
156.256.189,70
160.300.796,02
44.170.993,59
39.303.824,29
39.286.182,27
46.706.644,39
40.925.758,15
13.504.719,42
13.782.307,92
13.223.019,75
13.106.511,27
15.651.896,38
Montano
72.854.681,49
70.737.119,74
78.343.298,14
96.281.306,73
89.030.853,03
Totale
130.530.394,50
123.823.251,95
130.852.500,16
156.094.462,39
145.608.507,56
Non
montano
23.828.537,08
23.783.945,22
21.912.777,04
23.159.994,49
24.222.414,30
Montano
14.884.680,36
13.125.437,39
12.864.724,08
11.997.983,45
12.209.827,09
Totale
38.713.217,44
36.909.382,61
34.777.501,12
35.157.977,94
36.432.241,39
Non
montano
38.759.249,11
37.115.103,07
38.867.274,10
38.500.531,62
43.532.751,18
Montano
76.434.803,63
76.561.203,04
80.722.454,40
89.374.063,33
94.217.010,00
Totale
115.194.052,74
113.676.306,11
119.589.728,50
127.874.594,95
137.749.761,18
Totale Spese correnti
442.597.152,44
430.166.043,43
443.356.666,63
475.383.224,98
480.091.306,15
Totale Spese
776.421.335,07
742.631.611,82
759.842.500,80
782.545.708,87
779.349.863,21
Fino a
5.000
da 5.000
a 15.000
da 15.000
a 50.000
Oltre
50.000
Non
montano
Parzialmente
montano
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
194
Tab. XIII Distribuzione delle Spese in Conto capitale per Classi demografiche e Tipologia di Comune (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Comune
2011
2012
2013
5.558.193,96
4.524.018,60
6.040.462,02
3.274.586,19
3.410.491,41
5.591.840,43
4.101.640,37
3.405.105,15
1.861.666,98
2.277.869,78
Montano
96.224.402,82
79.463.267,91
92.530.407,52
70.405.957,88
69.864.345,62
Totale
107.374.437,21
88.088.926,88
101.975.974,69
75.542.211,05
75.552.706,81
14.075.565,24
9.117.526,04
10.682.167,67
11.921.418,64
10.017.171,30
9.443.757,78
7.505.983,27
3.788.767,85
5.726.615,89
3.038.663,46
Montano
37.499.664,40
25.984.466,95
26.675.765,68
26.948.981,72
19.785.714,43
Totale
61.018.987,42
42.607.976,26
41.146.701,20
44.597.016,25
32.841.549,19
Non
montano
4.803.971,87
4.977.265,70
4.523.404,86
6.565.153,37
4.186.745,46
Montano
4.595.375,27
2.705.514,44
4.889.968,81
4.246.097,19
3.913.606,40
Totale
9.399.347,14
7.682.780,14
9.413.373,67
10.811.250,56
8.100.351,86
Non
montano
10.006.710,13
7.113.972,88
9.800.589,66
12.458.144,28
7.047.479,41
Montano
18.892.247,75
17.605.562,98
19.066.005,89
14.871.699,47
11.433.651,92
Totale
28.898.957,88
24.719.535,86
28.866.595,55
27.329.843,75
18.481.131,33
Totale Spese Conto Capitale
206.691.729,65
163.099.219,14
181.402.645,11
158.280.321,61
134.975.739,19
Totale Spese
776.421.335,07
742.631.611,82
759.842.500,80
782.545.708,87
779.349.863,21
Fino a
5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre
50.000
Non
montano
Parzialmente
montano
Non
montano
Parzialmente
montano
2010
2014
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
195
Tab. XIV Distribuzione delle Spese per rimborso prestiti per Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Comune
2010
2011
2012
2013
2014
Non montano
448.895,07
562.983,61
543.368,06
571.705,21
613.034,24
Parzialmente
montano
636.329,12
1.553.561,47
2.234.236,35
2.814.680,90
2.568.479,86
Montano
16.372.221,40
20.444.999,06
18.225.681,83
21.660.600,30
20.984.985,24
Totale
17.457.445,59
22.561.544,14
21.003.286,24
25.046.986,41
24.166.499,34
Non montano
7.980.651,53
9.756.588,05
11.124.551,46
11.307.474,46
6.288.980,30
Parzialmente
montano
2.417.323,09
1.533.473,86
1.936.570,73
2.325.596,00
1.570.033,37
Montano
20.325.414,94
20.521.020,90
14.750.328,20
13.410.851,41
12.865.507,98
Totale
30.723.389,56
31.811.082,81
27.811.450,39
27.043.921,87
20.724.521,65
Non montano
1.457.114,79
1.123.275,01
1.376.986,83
1.468.594,40
5.087.152,54
555.396,82
2.093.810,27
1.860.339,15
382.565,11
389.676,92
Totale
2.012.511,61
3.217.085,28
3.237.325,98
1.851.159,51
5.476.829,46
Non montano
2.184.126,25
2.318.991,48
2.898.458,10
2.537.949,89
2.645.614,76
Montano
74.754.979,97
89.457.645,54
80.132.668,35
92.402.144,60
111.269.352,66
Totale
76.939.106,22
91.776.637,02
83.031.126,45
94.940.094,49
113.914.967,42
Totale Spese per rimborso
prestiti
127.132.452,98
149.366.349,25
135.083.189,06
148.882.162,28
164.282.817,87
Totale Spese
776.421.335,07
742.631.611,82
759.842.500,80
782.545.708,87
779.349.863,21
Fino a
5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre
50.000
Montano
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
196
Tab. XV Distribuzione delle Spese Correnti per fattore produttivo. Valori assoluti. (2010-2014)
Fattore Produttivo
2010
2011
2012
2013
2014
Personale
148.905.306,15
147.174.167,12
139.045.499,71
135.494.454,81
132.440.674,68
Acquisto beni di
consumo e materie
prime
17.594.531,13
16.676.684,13
16.577.785,53
17.884.335,05
16.695.271,47
Prestazioni di servizi
187.687.874,46
185.448.425,91
206.565.254,79
237.071.449,04
247.032.880,05
Utilizzo beni di terzi
4.202.844,81
1.551.530,75
1.867.142,37
1.823.307,58
1.251.878,84
Trasferimenti correnti
44.843.463,57
41.288.750,11
40.519.620,90
46.293.440,17
44.865.119,42
Interessi passivi e
oneri finanziari
22.491.730,43
22.118.462,81
22.208.867,32
21.241.717,04
20.862.421,90
Imposte e tasse
10.897.228,49
10.423.859,52
10.064.002,27
10.030.834,76
9.994.754,12
Oneri straordinari
gestione corrente
5.974.173,40
5.484.163,08
6.508.493,74
5.543.686,53
6.948.305,67
442.597.152,44
430.166.043,43
443.356.666,63
475.383.224,98
480.091.306,15
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
197
Tab. XVI Distribuzione delle Spese correnti disaggregate per Fattori produttivi, per Classe demografica e per
Tipologia di Comune. Comuni della Basilicata. Valori assoluti. (2014)
Fattore Produttivo
Personale
Acquisto Beni Di Consumo E Materie Prime
Prestazioni Di Servizi
Utilizzo Beni Di Terzi
Trasferimenti Correnti
Interessi Passivi E Oneri Finanziari
Imposte E Tasse
Oneri Straordinari Gestione Corrente
Totale Complessivo
Fattore Produttivo
Personale
Acquisto Beni Di Consumo E Materie Prime
Prestazioni Di Servizi
Utilizzo Beni Di Terzi
Trasferimenti Correnti
Interessi Passivi E Oneri Finanziari
Imposte E Tasse
Oneri Straordinari Gestione Corrente
Totale Complessivo
Non montano
3.730.417,80
514.898,62
3.676.206,50
8.496,72
1.898.550,95
206.225,93
255.468,16
80.731,23
10.370.995,91
Non montano
12.916.938,26
1.392.462,32
19.830.558,86
85.501,39
2.738.264,24
2.304.259,26
997.213,18
660.560,64
40.925.758,15
Fattore Produttivo
Personale
Acquisto Beni Di Consumo E Materie Prime
Prestazioni Di Servizi
Utilizzo Beni Di Terzi
Trasferimenti Correnti
Interessi Passivi E Oneri Finanziari
Imposte E Tasse
Oneri Straordinari Gestione Corrente
Totale Complessivo
da 5.000 a 15.000
Parzialmente
Montano
montano
4.242.416,55 21.587.423,96
400.581,73
3.627.488,34
6.937.660,91 52.224.773,30
93.976,53
188.783,75
1.981.799,59
5.974.302,29
1.146.245,46
3.086.714,44
579.549,16
1.559.197,04
269.666,45
782.169,91
15.651.896,38 89.030.853,03
Non montano
7.112.386,62
1.115.739,71
11.591.956,40
118.802,16
2.723.493,52
781.863,41
369.610,86
408.561,62
24.222.414,30
Personale
Acquisto Beni Di Consumo E Materie Prime
Prestazioni Di Servizi
Utilizzo Beni Di Terzi
Trasferimenti Correnti
Interessi Passivi E Oneri Finanziari
Imposte E Tasse
Oneri Straordinari Gestione Corrente
Totale Complessivo
Fattore Produttivo
Fino a 5.000
Parzialmente
Montano
montano
2.885.749,32
46.987.450,07
572.620,78
7.592.488,90
3.717.906,77
57.814.641,99
3.904,92
447.266,80
2.111.719,80
16.462.936,22
509.634,72
5.162.325,57
236.515,04
3.412.052,20
106.401,78
1.906.185,23
10.144.453,13 139.785.346,98
Non montano
10.989.529,66
823.792,28
21.303.392,50
50.663,76
8.270.933,23
1.216.755,85
769.677,29
108.006,61
43.532.751,18
da 15.000 a 50.000
Montano
2.197.340,61
157.598,16
8.248.178,95
88.021,51
730.565,46
187.624,39
478.141,65
122.356,36
12.209.827,09
Oltre 50.000
Montano
19.791.021,83
497.600,63
61.687.603,87
166.461,30
1.972.554,12
6.260.772,87
1.337.329,54
2.503.665,84
94.217.010,00
Totale
53.603.617,19
8.680.008,30
65.208.755,26
459.668,44
20.473.206,97
5.878.186,22
3.904.035,40
2.093.318,24
160.300.796,02
Totale
38.746.778,77
5.420.532,39
78.992.993,07
368.261,67
10.694.366,12
6.537.219,16
3.135.959,38
1.712.397,00
145.608.507,56
Totale
9.309.727,23
1.273.337,87
19.840.135,35
206.823,67
3.454.058,98
969.487,80
847.752,51
530.917,98
36.432.241,39
Totale
30.780.551,49
1.321.392,91
82.990.996,37
217.125,06
10.243.487,35
7.477.528,72
2.107.006,83
2.611.672,45
137.749.761,18
segue
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
198
segue da Tab. XVI
Totale
Parzialmente
Non montano
Montano
Totale
montano
Personale
34.749.272,34
7.128.165,87 90.563.236,47 132.440.674,68
Acquisto Beni Di Consumo E Materie Prime
3.846.892,93
973.202,51 11.875.176,03 16.695.271,47
Prestazioni Di Servizi
56.402.114,26
10.655.567,68 179.975.198,11 247.032.880,05
Utilizzo Beni Di Terzi
263.464,03
97.881,45
890.533,36
1.251.878,84
Trasferimenti Correnti
15.631.241,94
4.093.519,39 25.140.358,09 44.865.119,42
Interessi Passivi E Oneri Finanziari
4.509.104,45
1.655.880,18 14.697.437,27 20.862.421,90
Imposte E Tasse
2.391.969,49
816.064,20
6.786.720,43
9.994.754,12
Oneri Straordinari Gestione Corrente
1.257.860,10
376.068,23
5.314.377,34
6.948.305,67
Totale Complessivo
119.051.919,54
25.796.349,51 335.243.037,10 480.091.306,15
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2014).
Fattore Produttivo
Tab. XVII Distribuzione delle Spese Correnti per fattore produttivo per abitante*. Valori assoluti. (2010-2014).
Fattore Produttivo
2010
2011
2012
2013
Personale
257,61
254,61
240,55
234,40
Acquisto beni di consumo e materie prime
30,44
28,85
28,68
30,94
Prestazioni di servizi
324,70
320,83
357,36
410,13
Utilizzo beni di terzi
7,27
2,68
3,23
3,15
Trasferimenti correnti
77,58
71,43
70,10
80,09
Interessi passivi e oneri finanziari
38,91
38,26
38,42
36,75
Imposte e tasse
18,85
18,03
17,41
17,35
Oneri straordinari gestione corrente
10,34
9,49
11,26
9,59
Totale complessivo
765,69
744,19
767,01
822,41
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2014
229,12
28,88
427,37
2,17
77,62
36,09
17,29
12,02
830,56
Tab. XVIII Distribuzione delle Spese di Personale per Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
2010
2011
2012
2013
Comune
Non
4.449.565,99
4.386.245,68
4.007.636,25
3.805.629,42
montano
Parzialmente
Fino a
3.417.565,56
3.276.486,94
2.918.749,45
2.977.312,32
montano
5.000
Montano
52.138.965,31
51.785.907,60
49.181.999,08
48.060.000,60
Totale
60.006.096,86
59.448.640,22
56.108.384,78
54.842.942,34
Non
14.111.750,50
14.244.359,45
13.196.044,98
12.604.535,49
montano
da 5.000 a Parzialmente
4.632.075,94
4.673.552,27
4.219.991,20
4.250.851,48
montano
15.000
Montano
23.795.269,72
23.721.069,40
22.042.490,95
22.164.684,26
Totale
42.539.096,16
42.638.981,12
39.458.527,13
39.020.071,23
Non
8.336.541,81
8.155.629,42
7.852.243,37
7.623.343,00
montano
da 15.000 a
50.000
Montano
2.387.730,89
2.493.254,19
2.332.528,29
2.255.978,35
Totale
10.724.272,70
10.648.883,61
10.184.771,66
9.879.321,35
Non
12.380.905,80
11.723.005,17
11.777.956,05
11.308.541,50
montano
Oltre 50.000
Montano
23.254.934,63
22.714.657,00
21.515.860,09
20.443.578,39
Totale
35.635.840,43
34.437.662,17
33.293.816,14
31.752.119,89
Totale complessivo
148.905.306,15 147.174.167,12 139.045.499,71 135.494.454,81
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
2014
3.730.417,80
2.885.749,32
46.987.450,07
53.603.617,19
12.916.938,26
4.242.416,55
21.587.423,96
38.746.778,77
7.112.386,62
2.197.340,61
9.309.727,23
10.989.529,66
19.791.021,83
30.780.551,49
132.440.674,68
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
199
Tab. XIX Distribuzione delle Spese Correnti per Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Fino a
5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre 50.000
Tipologia
Comune
Non
montano
Parzialmente
montano
2010
2011
2012
2013
2014
12.074.210,93
10.848.400,34
10.104.149,29
10.501.961,88
10.370.995,91
10.007.360,78
9.588.285,79
10.176.305,70
10.013.606,93
10.144.453,13
Montano
136.077.916,05
135.320.416,63
137.856.481,86
135.740.620,89
139.785.346,98
Totale
158.159.487,76
155.757.102,76
158.136.936,85
156.256.189,70
160.300.796,02
44.170.993,59
39.303.824,29
39.286.182,27
46.706.644,39
40.925.758,15
13.504.719,42
13.782.307,92
13.223.019,75
13.106.511,27
15.651.896,38
Montano
72.854.681,49
70.737.119,74
78.343.298,14
96.281.306,73
89.030.853,03
Totale
130.530.394,50
123.823.251,95
130.852.500,16
156.094.462,39
145.608.507,56
Non
montano
23.828.537,08
23.783.945,22
21.912.777,04
23.159.994,49
24.222.414,30
Montano
14.884.680,36
13.125.437,39
12.864.724,08
11.997.983,45
12.209.827,09
Totale
38.713.217,44
36.909.382,61
34.777.501,12
35.157.977,94
36.432.241,39
Non
montano
38.759.249,11
37.115.103,07
38.867.274,10
38.500.531,62
43.532.751,18
Montano
76.434.803,63
76.561.203,04
80.722.454,40
89.374.063,33
94.217.010,00
Totale
115.194.052,74
113.676.306,11
119.589.728,50
127.874.594,95
137.749.761,18
442.597.152,44
430.166.043,43
443.356.666,63
475.383.224,98
480.091.306,15
Non
montano
Parzialmente
montano
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
200
Tab. XX Distribuzione delle Spese per Interessi passivi e Oneri finanziari per Classi demografiche e Tipologia
di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Comune
Fino a 5.000
Non montano
Parzialmente
montano
Montano
Totale
2010
2011
2012
2013
2014
289.855,08
275.293,15
270.871,79
252.214,78
206.225,93
538.735,87
566.885,83
556.277,38
538.250,24
509.634,72
5.969.524,99
6.798.115,94
5.765.182,21
6.607.361,19
5.811.496,04
6.638.645,21
5.547.281,01
6.337.746,03
5.162.325,57
5.878.186,22
2.617.154,46
2.427.733,41
2.658.006,93
2.349.930,10
2.304.259,26
Non montano
Parzialmente
montano
Montano
Totale
1.320.706,69
1.352.288,53
1.306.125,81
1.174.851,73
1.146.245,46
3.548.358,66
7.486.219,81
3.369.640,81
7.149.662,75
3.271.205,36
7.235.338,10
3.150.258,22
6.675.040,05
3.086.714,44
6.537.219,16
Non montano
Montano
Totale
Non montano
Montano
Totale
849.408,83
433.989,80
1.283.398,63
1.425.923,98
5.498.072,07
6.923.996,05
875.547,68
436.717,70
1.312.265,38
1.474.215,83
5.574.957,66
7.049.173,49
883.883,45
332.404,56
1.216.288,01
1.440.043,26
5.678.552,74
7.118.596,00
818.621,85
204.345,80
1.022.967,65
1.301.181,46
5.904.781,85
7.205.963,31
781.863,41
187.624,39
969.487,80
1.216.755,85
6.260.772,87
7.477.528,72
Totale complessivo
22.491.730,43 22.118.462,81 22.208.867,32 21.241.717,04
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
20.862.421,90
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Oltre 50.000
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
201
Tab. XXI Distribuzione delle Spese Correnti (Personale + Oneri finanziari) e delle Spese per rimborso di prestiti
(Rimborso di quota capitale di mutui e prestiti + Rimborso di quota capitale di debiti pluriennali) per
Classi demografiche e Tipologia di Comune. (2010-2014)
Classe
demografica
Fino a 5.000
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Tipologia
Comune
Non montano
Parzialmente
montano
Montano
2010
2011
2012
2013
2014
4.739.421,07
4.711.684,85
4.278.508,04
4.064.126,52
3.936.643,73
3.956.301,43
4.880.411,52
5.158.828,49
5.765.933,06
5.351.806,94
66.270.604,01
69.840.389,72
64.735.019,68
66.407.249,00
64.080.669,77
Totale
74.966.326,51
79.432.486,09
74.172.356,21
76.237.308,58
73.369.120,44
Non montano
Parzialmente
montano
Montano
21.938.631,08
23.957.845,85
24.014.060,62
23.466.892,91
18.506.813,20
6.916.324,48
6.220.856,42
5.898.042,94
6.271.186,45
5.388.662,01
42.343.990,10
42.469.093,61
34.692.186,59
33.495.424,17
31.718.600,57
Totale
71.198.945,66
72.647.795,88
64.604.290,15
63.233.503,53
55.614.075,78
Non montano
9.185.950,64
9.031.177,10
8.736.126,82
8.540.333,31
11.630.302,62
Montano
2.821.720,69
2.929.971,89
2.664.932,85
2.460.324,15
2.384.965,00
Totale
12.007.671,33
11.961.148,99
11.401.059,67
11.000.657,46
14.015.267,62
Non montano
13.806.829,78
13.197.221,00
13.217.999,31
12.609.722,96
12.206.285,51
Montano
97.071.754,75
110.925.852,38
99.508.944,08
111.238.173,39
129.109.604,21
Totale
110.878.584,53
124.123.073,38
112.726.943,39
123.847.896,35
141.315.889,72
Totale complessivo
269.051.528,03 288.164.504,34 262.904.649,42 274.319.365,92
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
284.314.353,56
Oltre 50.000
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
202
Tab. XXII. Distribuzione delle Spese (escluso Tit. IV) per Classi demografiche e Tipologia di Comune. Comuni
della Basilicata. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Comune
Non
montano
Parzialmente
Fino a 5.000 montano
Montano
2010
2011
2012
2013
2014
18.081.299,96
15.935.402,55
16.687.979,37
14.348.253,28
14.394.521,56
16.235.530,33
15.243.487,63
15.815.647,20
14.689.954,81
14.990.802,77
248.674.540,27
235.228.683,60
248.612.571,21
227.807.179,07
230.634.677,84
282.991.370,56
266.407.573,78
281.116.197,78
256.845.387,16
260.020.002,17
66.227.210,36
58.177.938,38
61.092.901,40
69.935.537,49
57.231.909,75
25.365.800,29
22.821.765,05
18.948.358,33
21.158.723,16
20.260.593,21
130.679.760,83
117.242.607,59
119.769.392,02
136.641.139,86
121.682.075,44
222.272.771,48
198.242.311,02
199.810.651,75
227.735.400,51
199.174.578,40
30.089.623,74
29.884.485,93
27.813.168,73
31.193.742,26
33.496.312,30
20.035.452,45
17.924.762,10
19.615.032,04
16.626.645,75
16.513.110,41
Totale
50.125.076,19
47.809.248,03
47.428.200,77
47.820.388,01
50.009.422,71
Non
montano
50.950.085,49
46.548.067,43
51.566.321,86
53.496.625,79
53.225.845,35
Oltre 50.000 Montano
170.082.031,35
183.624.411,56
179.921.128,64
196.647.907,40
216.920.014,58
221.032.116,84
230.172.478,99
231.487.450,50
250.144.533,19
270.145.859,93
776.421.335,07
742.631.611,82
759.842.500,80
782.545.708,87
779.349.863,21
Totale
Non
montano
Parzialmente
da 5.000 a montano
15.000
Montano
Totale
Non
montano
da 15.000 a
Montano
50.000
Totale
Totale complessivo
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
203
Tab. XXIII Distribuzione delle Spese in conto Capitale (escluso Tit II int. 10) per Classi demografiche e Tipologia
di Comune. Comuni della Basilicata. (2010-2014)
Classe
demografica
Tipologia
Comune
Non montano
Parzialmente
montano
Fino a 5.000
Montano
Totale
2010
2011
2012
2013
2014
5.002.205,33
4.421.146,87
5.924.888,28
3.155.022,05
3.243.992,00
5.170.033,84
3.815.885,92
2.997.866,42
1.534.547,77
2.062.389,02
74.310.171,26
4.482.410,43
65.181.699,81
73.418.732,60
75.471.240,70
84.393.995,40
61.206.115,52
65.895.685,34
59.649.297,09
64.955.678,11
11.758.475,91
7.609.015,06
9.706.376,78
11.184.376,68
9.591.283,84
Non montano
Parzialmente
montano
Montano
Totale
8.940.971,07
7.245.834,11
3.777.321,07
5.418.495,78
2.976.061,05
31.238.587,37
51.938.034,35
21.567.299,02
36.422.148,19
22.147.637,95
35.631.335,80
22.856.816,42
39.459.688,88
17.458.693,55
30.026.038,44
Non montano
Montano
Totale
Non montano
Montano
Oltre 50.000
Totale
4.738.711,79
4.419.140,63
9.157.852,42
8.593.800,62
18.541.251,50
27.135.052,12
4.943.427,14
2.323.190,47
7.266.617,61
6.982.796,93
17.364.763,12
24.347.560,05
3.843.869,58
4.840.848,16
8.684.717,74
9.762.727,41
18.723.856,83
28.486.584,24
3.273.885,34
4.042.662,82
7.316.548,16
12.404.533,20
14.669.219,79
27.073.752,99
2.308.251,98
3.801.795,93
6.110.047,91
6.165.252,58
11.260.352,43
17.425.605,01
Totale complessivo
172.713.349,32 141.455.058,45 157.196.633,18 139.745.675,37
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
118.517.369,47
da 5.000 a
15.000
da 15.000 a
50.000
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
204
Tab. XXIV Distribuzione delle Spese in conto Capitale (escluso Tit II int. 10) per Classi demografiche e
Tipologia di Comune. Comuni della Basilicata. (2010-2014)
Classe
demografica
Fino a
5.000
Tipologia
Comune
Non
montano
Parzialmente
montano
Montano
Popolazione*
2010
2011
2012
2013
2014
13.811,00
5.002.205,33
4.421.146,87
5.924.888,28
3.155.022,05
€ 3.243.992,00
12.305,00
5.170.033,84
3.815.885,92
2.997.866,42
1.534.547,77
€ 2.062.389,02
164.928,00
74.310.171,26
65.181.699,81
75.471.240,70
61.206.115,52
59.649.297,09
Totale
Non
montano
Parzialmente
montano
Montano
191.044,00
84.482.410,43
73.418.732,60
84.393.995,40
65.895.685,34
64.955.678,11
70.022,00
11.758.475,91
7.609.015,06
9.706.376,78
11.184.376,68
9.591.283,84
23.109,00
8.940.971,07
7.245.834,11
3.777.321,07
5.418.495,78
2.976.061,05
116.526,00
31.238.587,37
21.567.299,02
22.147.637,95
22.856.816,42
17.458.693,55
209.657,00
51.938.034,35
36.422.148,19
35.631.335,80
39.459.688,88
30.026.038,44
da 15.000 a
50.000
Totale
Non
montano
Montano
33.337,00
4.738.711,79
4.943.427,14
3.843.869,58
3.273.885,34
2.308.251,98
17.425,00
4.419.140,63
2.323.190,47
4.840.848,16
4.042.662,82
3.801.795,93
50.762,00
9.157.852,42
7.266.617,61
8.684.717,74
7.316.548,16
6.110.047,91
Oltre
50.000
Totale
Non
montano
Montano
59.796,00
8.593.800,62
6.982.796,93
9.762.727,41
12.404.533,20
6.165.252,58
66.777,00
18.541.251,50
17.364.763,12
18.723.856,83
14.669.219,79
11.260.352,43
Totale
126.573,00
27.135.052,12
24.347.560,05
28.486.584,24
27.073.752,99
17.425.605,01
da 5.000 a
15.000
Totale complessivo
578.036,00
172.713.349,32 141.455.058,45 157.196.633,18 139.745.675,37 118.517.369,47
Fonte: Elaborazioni della Sezione Regionale di Controllo Basilicata su dati SIOPE (2010-2014).
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
205
APPENDICE II
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
206
Comuni della Basilicata
Popolazione al 31 dicembre 2014
per Classi demografiche e
per Grado di Montanità
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
207
Fino a 5.000 Abitanti
N.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
Totalmente Montani
Comune
Abriola
Accettura
Acerenza
Albano di Lucania
Aliano
Anzi
Armento
Atella
Balvano
Banzi
Baragiano
Brienza
Brindisi Montagna
Calciano
Calvello
Calvera
Campomaggiore
Cancellara
Carbone
Castelgrande
Castelluccio Inferiore
Castelluccio Superiore
Castelmezzano
Castelsaraceno
Castronuovo di Sant'Andrea
Cersosimo
Chiaromonte
Cirigliano
Colobraro
Corleto Perticara
Episcopia
Fardella
Filiano
Forenza
Francavilla in Sinni
Gallicchio
Garaguso
Gorgoglione
Grumento Nova
Guardia Perticara
Popolazione
1.564
1.877
2.433
1.455
1.029
1.727
651
3.840
1.842
1.355
2.669
4.066
904
778
1.945
398
820
1.353
651
971
2.166
833
816
1.413
1.091
678
1.913
380
1.286
2.534
1.439
601
2.989
2.141
4.229
883
1.086
1.006
1.730
561
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
208
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
Latronico
Laurenzana
Marsico Nuovo
Missanello
Moliterno
Montemurro
Nemoli
Noepoli
Oliveto Lucano
Oppido Lucano
Paterno
Pescopagano
Pietragalla
Pietrapertosa
Rapone
Rivello
Roccanova
Rotonda
Rotondella
Ruoti
Ruvo del Monte
San Chirico Nuovo
San Chirico Raparo
San Costantino Albanese
San Fele
San Giorgio Lucano
San Martino D'agri
San Mauro Forte
San Paolo Albanese
San Severino Lucano
Sant'Angelo le Fratte
Sarconi
Sasso di Castalda
Satriano di Lucania
Savoia di Lucania
Spinoso
Stigliano
Teana
Terranova Di Pollino
Tolve
Tramutola
Trecchina
Trivigno
Vaglio Basilicata
Valsinni
4.599
1.857
4.177
573
4.093
1.261
1.498
898
458
3.825
3.394
1.957
4.189
1.056
987
2.788
1.593
3.546
2.674
3.575
1.094
1.396
1.093
750
3.070
1.237
817
1.581
292
1.606
1.444
1.391
818
2.394
1.135
1.490
4.446
633
1.235
3.271
3.112
2.328
687
2.050
1.583
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
209
86
87
88
Vietri di Potenza
Viggianello
Viggiano
TOTALE
2.861
3.057
3.274
161.246
N.
1
2
3
4
5
6
Non Montani
Comune
Grottole
Irsina
Miglionico
Montemilone
Pomarico
Salandra
TOTALE
Popolazione
2.228
4.988
2.525
1.669
4.172
2.851
18.433
N.
1
2
3
4
5
6
7
Parzialmente Montani
Comune
Barile
Craco
Ginestra
Maschito
Palazzo San Gervasio
Rapolla
Ripacandida
TOTALE
Popolazione
2.815
747
738
1.705
4.954
4.443
1.759
17.161
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
210
Da 5.000 A 15.000
N.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
Totalmente Montani
Comune
Avigliano
Bella
Lagonegro
Lauria
Maratea
Marsicovetere
Muro Lucano
Nova Siri
Picerno
Pignola
Rionero in Vulture
Sant'Arcangelo
Senise
Tito
Tricarico
Tursi
TOTALE
Popolazione
11.697
5.230
5.614
13.033
5.195
5.508
5.484
6.729
6.002
6.828
13.302
6.526
7.157
7.329
5.451
5.074
116.159
N.
1
2
3
4
5
6
7
Non Montani
Comune
Bernalda
Ferrandina
Grassano
Lavello
Montalbano Jonico
Montescaglioso
Scanzano Jonico
TOTALE
Popolazione
12.505
8.860
5.273
13.715
7.370
10.021
7.521
65.265
N.
1
2
Parzialmente Montani
Comune
Genzano di Lucania
Venosa
TOTALE
Popolazione
5.787
11.933
17.720
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
211
Da 15.000 A 50.000
N.
1
Totalmente Montani
Comune
Melfi
TOTALE
Popolazione
17.718
17.718
N.
1
2
Non Montani
Comune
Pisticci
Policoro
TOTALE
Popolazione
17.849
17.196
35.045
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
212
Oltre 50.000
N.
1
Totalmente Montani
Comune
Potenza
TOTALE
Popolazione
67.348
67.348
N.
1
Non Montani
Comune
Matera
TOTALE
Popolazione
60.524
60.524
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
213
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
214
APPENDICE III
LE SCHEDE DEGLI INDICATORI (O INDICI) FINANZIARI
RELATIVI AL SISTEMA DELLE ENTRATE E AL SISTEMA
DELLE SPESE.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
215
INDICATORI DI BILANCIO
(ENTRATA)
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
216
Capacità di entrata
•
Codice indicatore: (CAPEN3)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra riscossioni totali (P) e massa riscuotibile (=residui
attivi iniziali + previsioni di competenza finali) (A+G=0).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: l'indice ha lo scopo di quantificare l'entità delle
risorse effettivamente introitate in corso d'esercizio, rispetto all'ammontare
potenzialmente riscuotibile.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ n
•
Vincolo contabile: assente (a differenza del caso relativo alla capacità di spesa, si
possono avere riscossioni superiori alla massa riscuotibile, oppure riscossioni positive
ed una massa riscuotibile nulla).
•
Significato contabile dei valori: se P = 0 e O = 0, il valore dell'indice è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione sul capitolo.
Se P = 0 e O = n,
delle risorse.
[V n > 0, dove n є R+]
il quoto è 0, segnalando l'assoluta impossibilità di riscossione
Se P = n e O = 0, l'indice dà un risultato privo di significato, corrispondente ad un
introito non previsto.
Se P = n ed O = n, ma P < O, allora 0 < x < 1 evidenziando l'incapacità di riscuotere
per intero le somme spettanti.
Se P = n ed O = n, ma P = O, allora x = 1, segnalando piena corrispondenza tra risorse
esigibili e riscossioni effettive.
Se P = n ed O = n, ma P > 0, allora x > 1, segnalando una sottostima delle riscossioni.
Oltre una certa soglia, tale stima in difetto potrebbe non rappresentare una semplice
cautela previsiva, ma originare disfunzioni dal lato della spesa.
•
Valori (area) di criticità: x = 0;
•
Indicatori linearmente correlati: non valutabili.
•
Fonti: Bilancio consuntivo.
•
Arco temporale: esercivo annuale
•
Note: Allo scopo di facilitare la comprensione del fenomeno rela-tivamente alle
componenti di risorse introitate, sia in conto competenza che in conto residui, è
possibile predisporre indici disaggregati deputati all'esplicitazione delle dinamiche
individuate (competenza e conto residui). In tal caso, l'indice descritto avrebbe il
significato di misura globale della Capacità di entrata, mentre le due componenti
individuate sarebbero determinate da:
•
Capacità di entrata di competenza [CAPEN2 - determinata dal rapporto tra le somme
riscosse in competenza (H) e la massa riscuotibile (A+G=0)];
0 < x < 1.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
217
•
Capacità di entrata in conto residui [CAPEN1 - ricavata dal rapporto tra le riscossioni
in conto residui (B) e la massa riscuotibile (A+G=0)].
E' quindi possibile parlare, di una famiglia di indici di capacità di entrata, in cui gli
indicatori disaggregati non acquistano un significato contabile indipendente, ma rivestono
un ruolo strumentale di integrazione nella lettura dell'indicatore principale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
218
Indice di smaltimento dei residui attivi
•
Codice indicatore: (SMAEN3)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra la somma delle riscossioni in conto residui (B) e dei
residui attivi eliminati (insussistenza) (F) rispetto ai residui iniziali (A).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: Lo scopo della misurazione è valutare la riduzione
della massa dei residui attivi accertati conseguente ai fenomeni gestionali (riscossioni
e cancellazioni).
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: (B+F) ≤ A
•
Significato contabile dei valori: Se B = 0, F = 0 e A = 0, ne conviene che il quoto è
indeterminato, segnalando l'assenza di residui.
Se B = 0, F = n e A = n, allora 0 < x < 1, mentre se F = A si ha x = 1, evidenziando
rispettivamente il parziale a il totale smaltimento dei residui attivi, in quanto
inesigibili.
Se B = n, F = 0 e A = n, e se B < A, allora 0 < x < 1, mentre se B = A si ha x = 1,
evidenziando rispettivamente il parziale o il totale smaltimento dei residui attivi
tramite la riscossione.
Se B = n, F = n e A = n, allora x = 1 se (B+F) = A, altrimenti 0 < x < 1.
•
Valori (area) di criticità: x = 0;
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
SMAEN1 e VELCSE3.
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
•
Note: allo scopo di facilitare la comprensione del fenomeno relativamente alle diverse
modalità dì smaltimento dei residui attivi - riscossione e cancellazione - è parso
opportuno il ricorso a indici disaggregati, successivamente esplicitati.
0 < x < 1 (10) .
_________________________________________________________________
(10) E’ necessario sottolineare come l'indicatore sia difficilmente valutabile in termini di
criticità poiché le due componenti al numeratore, come evidenziato nelle rispettive
schede, hanno un andamento opposto, conseguente al diverso rilievo cantabile di
riscossioni e insussistenza Tuttavia, si è adottato il criterio espresso dalla letteratura
di assimilare il valore di criticità a quello proprio di SMAEN1.
A tal proposito, risulta importante sottolineare come le diverse modalità di
smaltimento dei residui - la riscossione e la soppressione per insussistenza o sopravvenuta
inesigibilità delle risorse - presentino significati gestionali estremamente diversi: positivi nel
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
219
primo caso (l'ente vede aumentare il volume delle risorse a sua disposizione), negativi o
problematici nel secondo (in cui si contrae il volume delle risorse attese). In tal modo si
ottiene una batteria integrata di indicatori concernenti il fenomeno dello smaltimento dei
residui.
Si noti che SMAEN3 - così come SMAEN1 - può superare l'unità qualora non sia stato
possibile adottare in tempo una legge di variazione al bilancio a rettifica dello stato di
previsione; in tal caso si riscontreranno delle variazioni in più che verranno iscritte
nell'avanzo, o in diminuzione del disavanzo, del successivo esercizio.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
220
Indice di smaltimento dei residui attivi-riscossioni
•
Codice indicatore: (SMAEN1)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra le somme riscosse in conto residui (B) ed i residui
attivi iniziali (A).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice determina l'entità della riduzione nel
volume dei residui attivi conseguente alle riscossioni attuate incorso d'esercizio.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: B ≤ A.
•
Significato contabile dei valori: Se B = 0 e A = 0, ne consegue che l'indice è
indeterminato, segnalando l'assenta di residui.
Se B = 0, e A = n, allora x = 0, indicando l'assoluta mancanza di smaltimento dei
residui.
Se B = n ed A = n, per B < A allora 0 < x < 1, mentre se B = A si ha x = 1, evidenziando
rispettivamente il parziale o il totale smaltimento dei residui attivi tramite la
riscossione.
•
Valori (area) di criticità: x = 0;
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
SMAEN1 e VELCSE
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
•
Note: l'indicatore può superare l'unità qualora non sia stato possibile adottare in
tempo una legge di variazione al bilancio a rettifica dello stato di previsione; in tal
caso si riscontreranno delle variazioni in più che verranno iscritte nell'avanzo, o in
diminuzione del disavanzo, dei successivo esercizio.
0 < x < 1.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
221
Indice di smaltimento dei residui attivi-cancellazioni
•
Codice indicatore: (SMAEN2)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra le somme eliminate in conto residui per
insussistenza (F) ed i residui attivi iniziali (A).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice determina l'entità nella riduzione nel
volume dei residui attivi conseguente alle insussistenze rilevate in corso d'esercizio.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1.
•
Vincolo contabile: F ≤ A
•
Significato contabile dei valori: Se F = 0 e A = 0, il
segnalando l'assenza di residui.
quoziente
è
indeterminato,
Se F = 0, ed A = n, allora x = 0, evidenziando la mancata sopravvenienza di
cancellazioni di residui per insussistenza. Un simile dato gestionale assume un
significato positivo, all'opposto di quanto accade negli altri indici appartenenti alla
stessa famiglia.
Se F = n ed A = n, e se F < A allora 0< x < 1, mentre se F = A si ha x = 1, evidenziando
rispettivamente il parziale o il totale smaltimento dei residui attivi per il sopravvenire
di manifesta inesigibilità.
•
Valori (area) di criticità: x = 1; 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
SMAEN1 e VELCSE
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
•
Note: E' necessario sottolineare che la cancellazione di residui attivi, pur agendo nel
senso dello smaltimento del volume di questi ultimi, assume un significato gestionale
negativo, poiché comporta la riduzione delle risorse in gestione. Questo carattere è
esplicitato mediante la determinazione di un'area di criticità: in altri termini, al
tendere dell'indicatore all'unità si riscontra il più alto grado di cancellazione dei
residui attivi pregressi.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
222
Velocità di cassa
•
Codice indicatore: (VELCSE3)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra le riscossioni totali (P) e la somma (W) dei residui
attivi iniziali (A) con gli accertamenti (L).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice determina quanta parte delle risorse
giuridicamente esigibili (accertamenti e residui attivi) riesce a tradursi in effettivi
introiti.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1.
•
Vincolo contabile: P ≤ W.
•
Significato contabile dei valori: Se P = 0 e W = 0, allora l’indice è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
Se P a 0 e W = n, allora x = 0, evidenziando l'assoluta mancata riscossione delle somme
esigibili.
Se P = n e W = n, ma P < W allora 0 < x < 1, evidenziando una limitata capacità di
riscossione, mentre nei caso in cui P = W, allora x = 1, segnalando una completa
capacità dì riscossione.
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
SMAEN1, SMAEN3, significativa correlazione lineare negativa con COREEN.
•
Valori (area) di criticità: x = 0;
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
•
Note: Allo scopo di facilitare la comprensione del fenomeno relati-vamente alle
componenti di risorse introitate - in conto competenza e in conto residui - è possibile
predisporre indici disaggregati ad espressione delle dinamiche individuate
(competenza e conto residui). Si ottengono così:
•
Velocità di cassa in conto residui [VELCSE1 - calcolata in termini di rapporto tra le
riscossioni in conto residui (B) e la somma (W) tra i residui attivi iniziali (A) e degli
accertamenti (L)];
•
Velocità di cassa degli accertamenti [VELCSE2 - determinata dal rapporto tra le
somme riscosse (H) e la somma (W) tra i residui attivi iniziali (A) e degli accertamenti
(L)].
0 < x < 1.
In tal caso l'indice descritto ha il significato di misura globale della Velocità di cassa,
integrato da indicatori disaggregati che non hanno un significato contabile indipendente, ma
rivestono un ruolo strumentale di integrazione nella lettura dell’indicatore principale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
223
Grado di realizzazione dell'entrata
•
Codice indicatore: (REAEN)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra accertamenti (L) e previsioni di competenza finali
(G).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: Si tratta di un indicatore volto alla quantificazione
dell'entità delle risorse di competenza effettivamente disponibili in corso di esercizio.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ n. [V n > 0, dove n є R+]. Infatti, dal lato
dell'entrata - anche in assenza di previsioni - ogni trasferimento deve essere
comunque introitato. Dal lato della spesa, invece, vige il rigido rispetto delle
previsioni (vedasi la capacità d'impegno).
•
Vincolo contabile: assente
•
Significato contabile dei valori: Se L = 0 e G = 0, allora il quoto è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
Se L = 0 e G = n, ne deriva che l'indice è 0, segnalando l'assoluta difficoltà ad accertare
risorse.
Se L = n e G = 0, allora il quoziente assume un valore privo di significato, indicando
situazioni in uri si verificano accertamenti non previsti.
Se L = n e G = n, ma L < G, allora x < 1, con conseguente previsione di bilancio
superiore all'effettivo volume degli accertamenti, mentre per L > G ne consegue x >
1, in corrispondenza di accertamenti eccedenti le previsioni.
Se L = G, allora x = 1, segnalando una perfetta stima degli accertamenti.
•
Valori (area) di criticità: x = 0;
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
SMAEN1 e VELCSE
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
•
Note: E necessario sottolineare come la parte di previsioni di entrata che non si
traduca in effettivi accertamenti comporti - come effetto diretto dal lato dell'entrata
- la sovrastima delle risorse e - come effetto indiretto dal lato della spesa - possibili
distorsioni nello stock degli impegni (autorizzazioni in eccesso) qualora le somme
accertate in uscita siano riferite alle previsioni di entrata anziché alle (più limitate)
somme accertate in entrata: il configurarsi di una simile evenienza comporterebbe
una situazione particolarmente critica per l'equilibrio dei flussi di bilancio. Tuttavia,
anche nel caso opposto in cui L > G (x > 1), oltre una certa soglia, i valori potrebbero
risultare critici, evidenziando una sottostima delle risorse accertabili di entità tale da
pregiudicare l'efficienza gestionale.
0 < x < 1.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
224
Indice di variazione
•
Codice indicatore: (VAREN)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra la differenza delle previsioni finali di competenza
(G) - determinate dal rendiconto - con le previsioni di competenza iniziali (V) definite nel bilancio preventivo - e le previsioni di competenza iniziali (V).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: I valori ottenuti esprimono la bontà delle
previsioni di bilancio e il loro grado di attendibilità.
•
Campo di variazione (range): -1 ≤ x ≤ n. [V n > 0, dove n є R+]. Infatti, qualora
non vi siano previsioni iniziali, ma sussistano previsioni finali, il rapporto è privo di
significato, mentre nel caso diametralmente opposto l'indice assume un valore
unitario negativo.
•
Vincolo contabile: assente
•
Significato contabile dei valori: Se G = 0 e V = 0, il quoziente è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
Se G = 0 e
V = n, allora x = -1, evidenziando l'assoluta incapacità ad introitare le
risorse inizialmente attese.
Se G = n e V = 0, ]'indice dà un risultato privo di significato, segnalando una
situazione di difficoltà previsionale, in molti casi giustificabile sulla base di dati
gestionali (si pensi, ad esempio, nel caso di capitoli vincolati, alla introduzione di un
nuovo capitolo o al rifinanziamento dell'inter-vento).
Se G = n e V = n, ma G < V, allora -1 < x < 0, in concomitanza ad una certa qual
sovrastima iniziale delle risorse. Se G > V, ne deriva che x > 0, una situazione creatasi
in conseguenza alla sottostima delle risorse inizialmente disponibili.
Se G = V, allora x = 1 a fronte di una previsione corretta.
•
Valori (area) di criticità: x = -1; -1 < x < 0
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
SMAEN1 e VELCSE
•
Fonti: Bilancio preventivo, Bilancio consuntivo.
•
Anno temporale: esercizio annuale
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
225
Indice di accumulazione dei residui attivi
•
Codice indicatore: (ACREEN)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra la differenza dei residui attivi finali (S) ed iniziali
(A) con l'ammontare dei residui iniziali (A).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: La misurazione permette di quan-tificare le
variazioni nel volume dei residui attivi in conseguenza della gestione.
•
Campo di variazione (range): -1 ≤ x ≤ n.
•
Vincolo contabile: assente
•
Significato contabile dei valori: Se S = 0 e A = 0, il quoziente è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
[V n > 0, dove n є R+].
Se S = 0 e A = n, allora l'indice è -1, segnalando la completa riscossione delle risorse,
senza ulteriore formazione di residui a seguito della gestione.
Se S = n e A = 0, l'indice dà un risultato privo di significato, segnalando la formazione
di residui esclusivamente a seguito della gestione.
Se S = n ed A = n, ma S < A allora -1 < x < 0, situazione in cui si assiste ad una
riduzione nel volume dei residui, mentre se S > A ne consegue x > 0 ed il volume dei
residui risulta in crescita. Infine, qualora S = A, si ottiene x = 0, caso in cui si
mantiene inalterato il volume dei residui attivi pregressi.
•
Valori (area) di criticità: x = 0; 0 ≤ x ≤ n. [V n > 0, dove n є R+].
•
Indicatori linearmente correlati: significativa congelazione lineare posi-tiva con
SMAEN1 e VELCSE
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
226
Indice di consistenza dei residui attivi
•
Codice indicatore: (COREEN)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra l'ammontare dei residui attivi finali (S) e la somma
(Y) degli accertamenti (L) e dei residui attivi pregressi non introitati in corso
d'esercizio (c).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: Il dato risultante esprime l'apporto della gestione
di competenza sulla formazione dei residui attivi.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1.
•
Vincolo contabile: S ≤ Y.
•
Significato contabile dei valori: Se S = 0 e Y = 0, allora il quoto è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione di competenza sul rispettivo capitolo.
Se S = 0 e Y = n, l'indice è 0, evidenziando la completa riscossione delle risorse di
competenza (ed anche in conto residui progressi, ove sussistano).
Se S = n ed Y = n, ma S = Y, allora x = 1, segnalando l'assoluta mancanza di
riscossioni di competenza.
Se S = n ed Y = n, ma S < Y, allora 0 < x < 1, circostanza cui corrispondono delle
somme accertate superiori al volume delle riscossioni di competenza.
•
Valori (area) di criticità: x = 1; 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: correlazione lineare negativa quasi perfetta con
VELCSE2, significativa correlazione lineare negativa con VELCSE3.
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
227
Indice di attendibilità
(scostamento delle previsioni di cassa)
•
Codice indicatore: (SCPRCSE)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra la differenza delle previsioni finali di cassa (O) con
le riscossioni complessive (P) - definite dalla somma tra riscossioni in conto residui
(B) e di competenza (H) - e le previsioni finali di cassa (O).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice esprime la verosimiglianza tra il volume
delle riscossioni effettive e la previsione contabile delle stesse.
•
Campo di variazione (range): -n ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: assente
•
Significato contabile dei valori: Se P = 0 e O = 0, allora il quoto è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
[V -n < 0, dove n є R+].
Se P = 0 e O = n, allora x = 1, evidenziando l'assoluta inattendibilità delle previsioni,
che si traduce nella completa mancanza di riscossioni.
Se P = n e O = 0 l'indice dà un valore privo di significato: in tal caso, si hanno
riscossioni non previste.
Se P = n e O = n, ma P < O, allora 0 < x < 1, evidenziando una sovrastima delle
previsioni. Il caso
P > O indica un ammontare di riscossioni superiore alle attese. Se P = O, allora x =
0, segnalando una perfetta capacità di riscossione.
•
Valori (area) di criticità: x = 1, 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
SMAEN1e VELCSE
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
228
Indice di riscossione
•
Codice indicatore: (RISCEN)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra le riscossioni del bilancio di competenza (H) e le
previsioni finali (G)
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice determina la quota delle risorse esigibili
del bilancio di competenza che si traduce in effettive riscossioni.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ n
•
Vincolo contabile: assente
•
Significato contabile dei valori: Se H = 0 e G = 0, il quoto è indeterminato, condizione
che implica l'assenza di gestione di competenza.
[V n > 0, dove n є R+].
Se H = 0 e G = n, allora x = 0, risultato in cui si registra la mancata riscossione di
tutte le risorse previste.
Se H = n e G = 0, allora il quoziente è privo di significato, in con-comitanza ad una
situazione che vede la riscossione di risorse non preventivate.
Se H = n e G = n per H > G, x > 1; H = G, x = 1; mentre qualora H < G, x < 1. Nella
realtà contabile i tre casi corrispondono rispettivamente a volumi di riscossioni
superiori alle attese, perfetta coincidenza tra attese e riscossioni e, all'opposto, a
riscossioni inferiori alle previsioni di bilancio.
•
Valori (area) di criticità: x = 0; 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
SMAEN1 e VELCSE
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
229
INDICATORI DI BILANCIO
(SPESA)
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230
Indice di smaltimento dei residui passivi
•
Codice indicatore: (SMAUS3)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra la somma dei pagamenti in conto residui (B) e dei
residui passivi eliminati (perenzioni ed insussistenze) (F) rispetto ai residui passivi
iniziali (A)
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice determina la dinamica della formazione
dei residui passivi.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: (B+F) ≤ A
•
Significato contabile dei valori: Se A = 0, B = 0 ed F = O, il quoziente è indeterminato,
segnalando l'assenza di residui passivi.
Se A = n e (B+F) = 0, x = 0, e si verifica l'assoluta incapacità di eliminare i residui.
Se A = n e (B+F) = n, se A > (B+F), allora 0 < x < 1, mentre se A = (B+F) si ha x =
1, evidenziando rispettivamente il parziale o il totale smaltimento dei residui passivi
(le somme da riportare a nuovo esercizio, in conto residui, risultano nulle).
•
Valori (area) di criticità: x = 0; 0 < x < 1
•
Indicatori linearmente correlati: nessuna correlazione significativa.
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
•
Note: allo scopo di facilitare la comprensione del fenomeno relativamente alle diverse
modalità di smaltimento dei residui passivi - pagamenti e cancellazioni - è parso
opportuno il ricorso a indici disaggregati, successivamente esplicitati. A tal
proposito, è importante sottolineare come le diverse modalità di smaltimento dei
residui - il pagamento e la soppressione per insussistenza o perenzione - abbiano
significati gestionali estremamente diversi: positivi nel primo caso (l'ente utilizza
interamente le risorse a sua disposizione), negativi o problematici nel secondo (in cui
si manifestano difficoltà o imprevisti nel processo di spesa).
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231
Indice di smaltimento dei residui passivi - pagamenti
•
Codice indicatore: (SMAUS1)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra i pagamenti in conto residui (B) e i residui passivi
iniziali (A).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice determina la dinamica di smaltimento dei
residui passivi per effetto del loro pagamento.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: B ≤ A.
•
Significato contabile dei valori: Se B = 0 e A = 0, il quoziente è indeterminato,
segnalando l’assenza di residui passivi.
Se B = 0 e A = n, allora x = 0, e si segnala la mancanza di pagamenti in conto residui.
Se B = n e A = n, nel caso in cui B < A, ne consegue 0 < x < 1, mentre per B = A, x
= 1, evidenziando rispettivamente il parziale o il totale smaltimento dei residui
passivi mediante pagamento.
•
Valori (area) di criticità: x = 0; 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: nessuna correlazione significativa.
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
232
Indice di smaltimento dei residui passivi - economie
•
Codice indicatore: (SMAUS2)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra economie (termine che comprende
indifferentemente sia le risorse eliminate a causa di perenzione amministrativa, che
le economie di spesa vere e proprie) in conto residui (F) e residui passivi iniziali (A).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice determina la dimensione delle
“economie” nello smaltimento dei residui passivi.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: F ≤ A
•
Significato contabile dei valori: Se F = 0 e A = 0, il quoziente è indeterminato,
segnalando l'assenza di residui passivi.
Se F = 0 e A = n, allora x = 0 e si segnala la mancanza di smaltimento dei residui
passivi per eliminazione.
Se F = n e A = n, nel caso in cui F < A, ne consegue che 0 < x < 1, mentre per F = A,
x = 1, evidenziando rispettivamente il parziale o il totale smaltimento dei residui
passivi per eliminazione.
•
Valori (area)di criticità: x = 0, 0 < x < l.
•
Indicatori linearmente correlati: nessuna correlazione significativa
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
233
Capacità di spesa
•
Codice indicatore: (CAPUS3)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra pagamenti complessivi (P) - definiti dalla somma
tra pagamenti in conto residui (B) e di competenza (H) - e massa spendibile (Y) (*),
intesa come somma degli stanziamenti di competenza finali (G) e dei residui passivi
iniziali (A).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: il fenomeno osservato attiene alla capacita di
effettivo utilizzo delle ricorse disponibili.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: P ≤ Y
•
Significato contabile dei valori: Se P = 0 e Y = O, il quoto è indeterminato, segnalando
l'assenza di gestione sul rispettivo capitolo.
Se P = 0 e Y = n, allora x = 0, evidenziando il mancato utilizzo delle risorse a
disposizione.
Se P = n e Y = n, ma P < Y, allora 0 < x < 1, indicando una limitata capacità di
spesa.
Se P = Y, allora x = 1, caso corrispondente ad una completa capacità di pagamento.
•
Valori (area) di criticità: x = 0; 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
VELCSU3, PAGUS, quasi perfetta correlazione lineare negativa con SCPRCSU.
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
•
Note: Allo scopo di facilitare la comprensione del fenomeno relativa-mente alle
componenti di risorse erogate, in competenza e in conto residui, è possibile
predisporre indici disaggregati, ad espressione delle due dinamiche. Si ottengono così:
•
Capacità di spesa di competenza [(CAPUS2 - determinata dal rapporto tra
pagamenti di competenza (H) e massa spendibile (Y), intesa come somma degli
stanziamenti di competenza finali (G) e dei residui passivi iniziali (A)];
•
Capacità di spesa in conto residui [(CAPUS1 - rapporto tra pagamenti in conto
residui (B) e massa spendibile (Y) ].
E' quindi possibile parlare, di una famiglia di indici di capacità di spesa, in cui gli
indicatori disaggregati non hanno un significato contabile indipendente, ma
rivestono un ruolo strumentale di integrazione nella lettura dell'indicatore
principale.
______________________________________________
(*)
E' necessario rilevare come la massa spendibile (Y) non coincida con le previsioni finali
di cassa (O), perché queste ultime risultano inferiori o uguali alla prima.
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234
Velocità di cassa
•
Codice indicatore: (VELCSU3)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra i pagamenti complessivi (P) e la somma (W) tra i
residui passivi iniziali (A) e gli impegni (L).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice esprime la capacità di tradurre in
pagamenti l'insieme delle risorse a disposizione.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: P ≤ W
•
Significato contabile dei valori: Se P = 0 e W = 0, il quoziente è indeterminato,
segnalando l’assenza di gestione sul rispettivo capitolo.
Se P = n e W = n, allora x = 0, evidenziando il mancato pagamento degli impegni
assunti.
Se P = n e W = n, ma P < W, allora 0 < x < 1, indicando una limitata capacità di
pagamento, mentre qualora si ha l'uguaglianza P = W, allora x = 1, corrispondente
ad una completa capacità di pagamento.
•
Valori (area) di criticità: x = 0; 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: significativa correlazione lineare positiva con
CAPUS3, significativa correlazione lineare negativa con SCPRCSU e CONUS
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
•
Note: Allo scopo di facilitare la comprensione del fenomeno relativa-mente alle
componenti di risorse erogate, di competenza e in conto residui, è possibile
predisporre indici disaggregati, ad espressione delle due dinamiche. Si determinano
in tal modo:
•
Velocità di cassa di competenza [(VELCUS2 - determinata dal rapporto tra
pagamenti di competenza (H) e la somma di impegni (L) e dei residui passivi iniziali
(A)];
•
Velocità di cassa in conto residui [(VELCUS 1 - rapporto tra pagamenti in conto
residui (H) e somma di impegni (L) e dei residui passivi iniziali (A)].
E' quindi possibile panare, di una famiglia di indici di velocità di cassa, in cui gli
indicatori disaggregati non hanno un significato contabile indi-pendente, ma
rivestono un ruolo strumentale di integrazione nella lettura dell’indicatore
principale.
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235
Capacità d'impegno
•
Codice indicatore: (IMPUS)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra impegni (L) e stanziamenti di competenza finali
(G).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice esprime la capacità di tradurre in
programmi di spesa le decisioni politiche sulla ripartizione delle risorse.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: L ≤ G
•
Significato contabile dei valori: Se L = 0 e G = 0, il quoto è indeterminato, segnalando
la mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
Se L = 0 e G = n, allora x = 0, evidenziando l'assoluta incapacità d'intraprendere una
qualsiasi attività di spesa
Se L = n e G = n, ma L < G, si hanno risultati compresi nell'intervallo 0 < x < 1,
corrispondenti ad una limitata capacità d'impegno, mentre qualora L = G, x = 1,
esso in cui si realizza una completa capacità d'impegno.
•
Valori (area) di criticità: x = 0, 0 < x <1.
•
Indicatori linearmente correlati: nessuna correlazione significativa. Fonti: Bilancio
consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
236
Indice di variazione
•
Codice indicatore: (VARUS)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra la differenza degli stanziamenti di competenza
finali (G) determinate dal rendiconto con gli stanziamenti di competenza iniziali (Z)
definiti nel bilancio preventivo, e gli stanziamenti di competenza iniziali (Z).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice di variazione esprime il grado di
attendibilità delle previsioni di bilancio.
•
Campo di variazione (range): -1 ≤ x ≤ n [V n > 0, dove n є R+]. Infatti, qualora
non vi siano previsioni iniziali ma sussistano previsioni finali, il rapporto tende ad
infinito, mentre nel caso diametralmente opposto l’indice assume un valore unitario
negativo.
•
Vincolo contabile: assente
•
Significato contabile dei valori: Se G = 0 e Z = 0, il quoziente è indeterminato,
segnalando io mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
Se G = 0 e Z = n, allora x = -1, evidenziando una situazione che ha determinato
l'annullamento dell'intervento.
Se G = n e Z = 0, si ottiene un risultato privo di significato, corrispondente
all'assoluta incapacità previsionale.
Se G = n e Z = n, ma G < Z, allora -1 < x < 0, in concomitanza ad una certa qual
sovrastima dello stanziamento di spesa. Se G > Z, allora x > 0, con conseguente
sottostima dello stanziamento di spesa. Se G = Z allora x = 0 e fronte di una corretta
previsione di bilancio.
•
Valori (area) di criticità: z = -1;
•
Indicatori linearmente correlati: non valutabili.
•
Fonti: Bilancio preventivo, Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
-1 < x < 0
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
237
Indice di accumulazione dei residui passivi
•
Codice indicatore: (ACREUS)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra la differenza dei residui passivi finali (S) e iniziali
(A) con l'ammontare dei residui passivi iniziali (A).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice è destinato alla misurazione nel volume
dei residui conseguenti la gestione.
•
Campo di variazione (range): -1 ≤ x ≤ n
•
Vincolo contabile: assente
•
Significato contabile dei valori: Se S = 0 e A = 0, allora il quoziente è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
[V n > 0, dove n є R+].
Se S = 0 e A = n, allora l’indice è -1, un dato compatibile unicamente con la completa
eliminazione dei residui, senza una nuova formatone degli stessi a seguito della
gestione.
Se S = n e A = 0, il quoto è privo di, significato; un caso contabilmente corrispondente
all'assenza di pagamenti in conto residui, senza una nuova formazione degli stessi a
seguito della gestione.
Se S = n ed A = n, ma S < A, allora x < 0, situazione in cui si assiste ad una riduzione
nel volume dei residui, mentre se S > A, conseguentemente x > 0, con un volume dei
residui passivi crescente. Infine qualora S = A, allora x = 0, caso in cui si mantiene
esattamente inalterato il volume dei residui progressi.
•
Valori (area) di criticità: x = 0;
•
Indicatori linearmente correlati: non valutabili.
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
0 < x s n [b+ n > 0, dove n s R+].
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
238
Indice di consistenza dei residui passivi
•
Codice indicatore: (CONUS)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra il totale dei residui passivi finali (S) e la somma
degli impegni (L) e dei residui passivi pregressi da riportare a nuovo esercizio (C).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice rapporta l'ammontare dei residui passivi
finali all'insieme delle risorse di competenza e ai residui pregressi
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: S ≥ (L + C)
•
Significato contabile dei valori: Se S = 0 e (L + C) = 0, allora il quoto è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
Se S = 0 e Y = n, l'indice è 0, in presenza di una completa riscossione dei residui
pregressi, in concomitanza con una gestione di competenza da cui non scaturiscono
residui.
Se S = n ed Y = n, per S = Y, si ha x = 1, situazione in cui non ha luogo alcun
pagamento, mentre qualora S < Y, il risultato dell'indice è compreso nell'intervallo
0 < x < 1, dipendente dall'intensità più o meno grande di formazione di residui
passivi.
•
Valori (area) di criticità: x = 1; 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: quasi perfetta correlazione lineare negativa con
VELCSU2, significativa correlazione lineare negativa con CAPUS2, VELCSU3 e
PAGUS.
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
239
Indice di attendibilità o scostamento delle previsioni di cassa
•
Codice indicatore: (SCPRCSU)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra la differenza degli stanziamenti di cassa finali (O)
ed i pagamenti complessivi (P) - definiti dalla somma tra pagamenti in conto residui
(B) e di competenza (H) - e gli stanziamenti finali di cassa (O)
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice esprime la verosimiglianza tra il volume
degli effettivi pagamenti e la valutazione contabile degli stessi.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: O ≥ P
•
Significato contabile dei valori: Se P = 0 e O = 0, allora il quoto è indeterminato,
segnalando la mancanza di gestione sul rispettivo capitolo.
Se P = 0 e O = n, allora x = 1, evidenziando l'assoluta inattendibilità dello
stanziamento.
Se P = n e O = n, ma P < O, allora 0 < x < 1, evidenziando una sovrastima delle
previsioni.
Se P = O, allora x = 0, segnalando una completa capacità di pagamento.
•
Valori (area) di criticità: x = 1; 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: quasi perfetta correlazione lineare negativa con
CAPUS3; significativa correlazione lineare negativa con CAPUS2, VELCSU3 e
PAGUS.
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
240
Capacità di pagamento
•
Codice indicatore: (PAGUS)
•
Descrizione tecnica: rapporto tra somme pagate (H) e stanziamenti finali del bilancio
di competenza (G).
•
Fenomeno oggetto di misurazione: L'indice esprime l'intensità dei pagamenti attivati
dagli stanziamenti di bilancio.
•
Campo di variazione (range): 0 ≤ x ≤ 1
•
Vincolo contabile: G ≥ H
•
Significato contabile dei valori: Se G = 0 e H = 0; il quoto è indeterminato, circostanza
che sul piano gestionale si traduce nell'assenza di gestione di competenza.
Se G = n e H = 0, si ha x = 0, corrispondente alla completa incapacità a tradurre in
pagamenti le risorse disponibili.
Se G = n e H = n: per G > 0, x < 1; mentre per G = H, x = 1. Nel primo caso solo una
parte dello stanziamento ha originato dei pagamenti, nel secondo, invece, le risorse
stanziate sono state interamente spese.
•
Valori (area) di criticità: x = 0; 0 < x < 1.
•
Indicatori linearmente correlati: quasi perfetta correlazione lineare positiva con
CAPUS2; significativa correlazione lineare positiva con CAPUS3, e VELCSU2;
significativa correlazione lineare negativa con SCPRCSU e CONUS.
•
Fonti: Bilancio consuntivo
•
Arco temporale: esercizio annuale.
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
241
L’UTILIZZO DI ALCUNI INDICATORI FINANZIARI PER
“FOTOGRAFARE” LA GESTIONE FINANZIARIA DI UN ENTE
LOCALE.
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242
INDICATORI FINANZIARI
•
SCOSTAMENTO DALLA PREVISIONE INIZALE
•
SCOSTAMENTO DALLA PREVISIONE DEFINITIVA
•
TASSO DI RIACCERTAMENTO DEI RESIDUI
•
LIVELLO DEI RESIDUI
•
TASSO DI SMALTIMENTO DEI RESIDUI
•
TASSO DI VARIAZIONE ANNUALE DEI RESIDUI
•
TASSO DI VARIAZIONE RISPETTO ALL'ESERCIZIO PRECE-DENTE:
COMPETENZA
•
TASSO DI VARIAZIONE RISPETTO ALL'ESERCIZIO PRECEDENTE:
CASSA
•
INCIDENZA PERCENTUALE SUL TOTALE
DELLE SINGOLE CATEGORIE E TITOLI SUL TOTALE DEGLI
ACCERTAMENTI DI ENTRATE CORRENTI
DELLE SINGOLE CATEGORIE SUL TOTALE DEGLI ACCER-TAMENTI
DI ENTRATE PER INVESTIMENTI
DELLE SINGOLE CATEGORIE SUL TOTALE DELLE RISCOSSIONI DI
ENTRATE PER INVESTIMENTI
DELLE SINGOLE SEZIONI FUNZIONALI SUL TOTALE DEGLI
IMPEGNI DEL TITOLO I
DELLE SINGOLE CATEGORIE ECONOMICHE SUL TOTALE DEGLI
IMPEGNI DEL TITOLO I
DELLE SINGOLE SEZIONI
PAGAMENTI DEL TITOLO I
FUNZIONALI
SUL
TOTALE
DEI
DELLE SINGOLE CATEGORIE ECONOMICHE SUL TOTALE DEI
PAGAMENTI DEL TITOLO I
DELLE SINGOLE CATEGORIE ECONOMICHE SUL TOTALE DEGLI
IMPEGNI DI SPESA PER INVESTIMENTI
DELLE SINGOLE CATEGORIE ECONOMICHE SUL TOTALE DEI
PAGAMENTI Dl SPESE PER INVESTIMENTI
•
TASSO DI REALIZZAZIONE DELLE ENTRATE CORRENTI
•
TASSO DI REALIZZAZIONE DELLE SPESE CORRENTI
•
PESO DELLE PARTITE DI GIRO
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
243
Scostamento della previsione iniziale
Dal suo esame, si apprezza - in valore percentuale - quanto il dato di consuntivo è
maggiore di quello della previsione iniziale (scostamento di segno positivo) ovvero di quanto
è minore (scostamento di segno negativo) del lato di previsione stesso. In altri termini, indica
di quanto, in percentuale, il dato di previsione deve essere aumentato ovvero diminuito per
eguagliare il dato di consuntivo.
La formula di calcolo è la seguente:
•
Accertamento o impegno x 100
• 100 = ± n
•
Previsione iniziale
Detto indicatore viene calcolato per i tre titoli nonché per il totale dell'entrata corrente;
per le quattro categorie dell'entrata per investimenti nonché per il totale della stessa; per il
titolo I della spesa al netto degli ammortamenti, per le quote di capitale delle rate dei mutui
nonché per il totale relativo (totale delle spese correnti); per il titolo II della spesa al netto
dei versamenti (spesa per investimenti); per gli ammortamenti, per i movimenti di fondi
(preleva-menti/versamenti); per le anticipazioni di cassa, per le partite dì giro.
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244
Scostamento della previsione definitiva
Lo scostamento della previsione indica di quanto il dato di consuntivo è maggiore di
quello della previsione definitiva (scostamento di segno positivo) ovvero di quanto è minore
(scostamento di segno negativo) in percentuale del dato di previsione assestata. In altri
termini, indica di quanto in percentuale il dato di previsione, apprezzato dopo le variazioni
deliberate in corso di esercizio, deve essere aumentato ovvero diminuito per eguagliare il
dato consuntivo.
La formula di calcolo è la seguente
Accertamento o impegno x 100
- 100 = ± n
Previsione definitiva
Detto indicatore viene calcolato per le stesse aggregazioni di valore per cui lo si
computa con riferimento alle previsioni iniziali (vedi sopra.).
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245
Tasso di riaccertamento dei residui
Tale indicatore consente di apprezzare le variazioni dallo stanziamento al
riaccertamento (maggiori residui attivi, cancellazioni di residui attivi e passivi) in termini di
incremento o decremento percentuale dello stanziamento (ammon-tare dei residui all'inizio
dell'anno di riferimento).
La formula di calcolo è la seguente
Residui riaccertati x 100
- 100 = + n
Residui stanziati
Il risultato di segno positivo indica l'incremento al riaccertamento dei residui (attivi);
quello di segno negativo il decremento al riaccertamento dei residui (attivi e passivi)
L'indicatore viene calcolato a livello di comparti (gestione di parte corrente, degli
investimenti e partite di giro).
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246
Livello dei residui
Tale indicatore consente di apprezzare l'incidenza percentuale della gestione dei residui
nell'ambito della generale gestione di riferimento, riguardata in termini di cassa.
La formula di calcolo per i residui attivi è la seguente:
Riscossioni in c/residui x 100
=n
Totale delle Riscossioni
La formula di calcolo per i residui passivi è la seguente:
Pagamenti in e/residui x 100
=n
Totale dei Pagamenti
Il risultato è, ovviamente, sempre di segno positivo e può variare dal minimo di 0 al
massimo di 100.
È calcolato a livello di comparti (gestione di parte corrente, gestione degli investimenti,
partite di giro).
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247
Tasso di variazione annuale dei residui
Questo indicatore consente di apprezzare di quanto in misura percentuale i residui
iniziali risultano aumentati o diminuiti a fine anno. In altri termini deriva dal raffronto tra
ì residui stanziati al lordo delle variazioni dai residui e dei residui riportati dalla competenza
(residui finali), vale a dire tra la situazione al 31 dicembre precedente e quella al 31 dicembre
dell'anno considerato.
La formula di calcolo è la seguente:
Residui Finali x 144
- 100 = ± n
Residui stanziati
Il risultato di segno positivo indica un accumulo di residui, quello di segno negativo
una diminuzione della massa degli stessi.
Trattasi di indicatore significativo a tutti i livelli e per cucce le voci di entrata e spesa,
aventi rispondenza in concreti fatti di gestione. E' particolarmente utile a fini di raffronto
tra enti omogenei. Con riferimento al singolo ente e limitatamente al comparto corrente ed
alle partire di giro, costituisce un misuratore di prima approssimazione del buon andamento
(stante che l'accumulo nei comparti indicati, oltre un certo valore in regime inflattivo, è
sicuramente sintomo di cattiva amministrazione).
Allo stato, è calcolato a livello di comparti (gestione di parte corrente, gestione degli
investimenti, partite di giro).
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248
Tasso di smaltimento dei residui
Tale indicatore consente di apprezzare la misura percentuale in cui i residui attivi si
sono tramutati in riscossioni, ovvero i residui passivi in pagamenti.
La formula di calcolo per i residui attivi è la seguente:
Riscossioni in c/residui x 100
=n
Residui attivi riaccertati
La formula di calcolo per i residui passivi è la seguente:
Pagamenti in c/residui x 100
=n
Residui passivi riaccertati
Il risultato è, ovviamente, sempre di segno positivo e può variare dal minimo di 0 al
massimo di 100.
Trattasi di indicatore significativo se applicato alla gestione di parte corrente e a quella
delle partite di giro, ovvero a singole identiche poste delle gestioni stesse. Può essere
considerato come indiretto evidenziatore della fondatezza del riaccertamento, atteso che il
residuo è tanto più sicuro quanto più (e più celermente) si realizza in riscossioni o pagamenti.
E' calcolato a livello di comparti (gestione di parte corrente, gestione degli
investimenti, partite di giro).
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249
Tasso di variazione rispetto all'esercizio precedente: competenza
Il tasso di variazione rispetto all'esercizio precedente indica di quanto, in misura
percentuale, un determinato accertamento o impegno della competenza dell'anno precedente
risulta aumentato o diminuito nell'anno considerato. In altri termini, deriva dal raffronto di
due competenze contigue e pertanto consente
La costruzione di serie storiche particolarmente idonee rappresentare l'andamento
(curva) nel tempo della entrata e della spesa (in termini di accertamenti ed impegni).
La formula di calcolo è la seguente:
Dato esercizio considerato x 100
- 100 = ± n
Dato esercizio precedente
Il risultato di segno positivo indica un aumento dell'anno all'altro, quello di segno
negativo una diminuzione.
Trattasi di indicatore significativo a tutti i livelli e per tutte le voci di entrata e spesa
aventi rispondenza in concreti fatti di gestione. Una volta che fosse individuato l'incremento
normale (eventualmente per classi di enti) l'indicatore positivo superiore a detto valore
costituirebbe un misuratore di prima approssimazione del buon andamento della gestione
nella singola ammini-strazione.
Detto indicatore (forse più di altri) necessita, peraltro per il suo apprez-zamento della
conoscenza degli altri dati desumibili dalla "Relazione di cui all’articolo 22 del d.P.R.
421/1979" in ordine all'eventualmente accresciuto livello dei servizi resi, all'interno del
comparto della gestione corrente a livello delle 12 categorie e dei primi 3 titoli di entrata.
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250
Tasso di variazione rispetto all'anno precedente: cassa
Questo indicatore si distingue dal precedente, in quanto il raffronto non è effettuato
tra due competenze contigue (e quindi tra due esercizi) bensì tra le risultanze di cassa di un
anno e quelle dell'anno precedente per risultanza. di cassa si intende il complesso delle
riscossioni ovvero dei pagamenti effettuati nell'anno (a livello di capitolo, categoria, titolo
ecc.): complesso cioè senza distinzione tra c/residui e c/competenza.
La formula di calcolo è ovviamente la stessa:
Dato dell'anno considerato x 100
- 100 = ± n
Dato dell'anno precedente
Anche la significatività dell'indicatore è la stessa, dal momento che In definitiva la
cassa e la competenza costituiscono due diverse rappresentazioni del medesimo fenomeno.
Allo stato, il tasso di variazione rispetto all'anno precedente viene calcolato soltanto a
livello del comparto di parte corrente: totale dei titoli I, II e III di entrata e titolo I di spesa.
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251
Incidenza percentuale sul totale
L'incidenza percentuale sul totale deriva sia dall'analisi dei rapporti di composizione
degli elementi di un determinato complesso, sia dalla "pesatura" di un determinato dato di
entrata o di spesa in riferimento alla generale entrata o spesa che lo congloba.
La formula di calcolo è la seguente
Dato considerato x 100
=n
Totale
Il risultato è ovviamente, sempre di segno positivo e può variare dal minimo di 0 al
massimo di 100.
Allo stato, il tasso di incidenza sul totale viene calcolato.
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252
Tasso di realizzazione delle entrate correnti
Il tasso di realizzazione indica, in misura percentuale, quanta parte degli accertamenti
si è tradotta in riscossioni.
La formula di calcolo è la seguente:
Riscosso x 100
=n
Accertato
Il risultato è, ovviamente, sempre di segno positivo e può variare dal minimo di 0 al
massimo di 100.
Riferito a ben individuate voci di entrata ed a valori normali accertabili per via di
ragionamento sulla disciplina legislativa ovvero per via statistica può considerarsi coree
indicatore di sicuro significato in termini di buon andamento.
Tale indicatore viene calcolato per il totale degli accertamenti correnti nonché per i
relativi 3 titoli e 12 categorie.
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253
Tasso di realizzazione delle spese correnti
Questo indicatore consente di apprezzare, in misura percentuale quanta parte degli
impegni si è tradotta in pagamenti.
La formula di calcolo e la seguente:
Pagato x 100
=n
Impegnato
Il risultato è, ovviamente, sempre di segno positivo e può variare dal minimo di 0 al
massimo di 100.
Riferito a ben individuate voci di spesa ed a valori normali accertabili per via di
ragionamento sulla disciplina legislativa ovvero per via statistica, è indicatore di sicuro
significato in termini di buon andamento.
L'indice viene calcolato per il totale degli impegni del titolo 1°, nonché per le relative
sezioni funzionali.
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254
Peso delle partite di giro
Si muove dal presupposto che la competenza delle partite di giro e quella della gestione
di parte corrente sono interdipendenti secondo un rapporto accertabile come normale, se
nelle partite di giro stesse non vi sono poste significative diverse da quelle tipiche.
Il tasso in questione è riferibile sia all'entrata che alla spesa.
Le formule di calcolo sono le seguenti:
Accertamenti del Titolo VI x 100
=n
Accert. dei Titoli (I + II + III)
Impegni del Titolo IV x 100
=n
Impegni del Titolo I - ammortamenti
Il risultato è, ovviamente, sempre di segno positivo e può variare da un minimo di 0 a
un massimo di 100, se le partite di giro eguagliano la gestione corrente.
Viene trascurata come del tutto irreale l'ipotesi delle partite di giro eccedenti la
gestione di parte corrente.
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255
INDICE
Pag.
Introduzione
5
1 LA RIFORMA COSTITUZIONALE DEL 2012 E LA TUTELA
DELL’AUTONOMIA DEGLI ENTI LOCALI …..…..…..…..…..…..
9
1.1 Il rispetto del Patto di stabilità interno e la sua applicazione
differenziata (2010-2014) ….…..…...…..…..…..…..….…..…..…..…….
17
1.1.1. L’attuazione del Patto di stabilità interno. Effetti
sulla capacità di spesa …..…..…..…..…..…..…..…..…..……
17
1.1.1.1. I patti di solidarietà territoriale …..…..…..…..…..…..
19
1.1.2. Le difficoltà incontrate dagli Enti Locali, nel 2014…..
21
1.1.2.1 La situazione delle Province …..…..…..…..…..…..…..
1.1.3. La disciplina del Patto di stabilità interno (2010-2013)
1.1.3.1
26
27
Il patto di stabilità negli enti locali delle Regioni a
statuto ordinario. Il necessario excursus storico…..…
29
1.1.4. Il richiamo al principio di adattamento territoriale …..…..…….
34
1.1.4.1. Il patto di solidarietà verticale …..…..…..…..…..…..…
38
1.1.4.2. Il Patto di solidarietà orizzontale …..…..…..…..…..….
41
1.1.5. Le componenti escluse dalla disciplina del Patto di
stabilità interno …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..……
43
1.1.5.1. Misure per agevolare il pagamento dei debiti
commerciali …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..….
45
1.1.5.2. Misure di sostegno agli investimenti …..…..…..…..…..
47
1.1.5.3. Misure per affrontare le emergenze …..…..…..…..…..
49
1.1.5.4.
Misure per favorire la realizzazione dei progetti
cofinanziati dalla U.E. …..…..…..…..…..…..…..…..….
50
1.1.5.5. Misure contingenti …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..
52
1.1.6. L’attuazione del principio del pareggio di bilancio…..
54
1.1.7. La riforma della finanza territoriale nel difficile
contesto congiunturale …..…..…..…..…..…..…..…..…..….
57
1.2 Gli indicatori utilizzati per determinare la “sana gestione”
finanziaria degli Enti Locali …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…
61
1.2.1. Indicatori della entrata …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..
63
1.2.2. Indicatori della spesa …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…
64
Corte dei conti | Relazione sugli andamenti della finanza territoriale dei Comuni della Basilicata. Esercizi 2010-2014
256
1.3 La comunità lucana destinataria dell’attività di controllo della Corte
dei conti …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..….
66
1.3.1 Il contesto demografico e la sua evoluzione …..…..…..…
66
1.4 La verifica della “sana gestione” finanziaria di competenza della
Corte dei Conti (2010-2014). Il caso del Comune di Potenza ….…...
72
1.4.1 Il caso del Comune di Potenza …..…..…..…..…..…..…..…..
74
1.5 La riorganizzazione degli apparati amministrativi: il caso delle
Province e delle Unioni di comuni …..…..…..…..…..…..….…..…..…..
81
1.5.1 L’incidenza della disciplina statale sulla funzionalità
del sistema delle Province…..…..…..…..…..…..…..…..…..
81
1.5.1.1. La lentezza del Legislatore regionale nell’assumere le
decisioni del caso. La valutazione dei tempi di
elaborazione delle leggi …..…..…..…..…..…..…..…….
87
1.5.1.2. L’intervento, nel 2015, della Corte Costituzionale: il
ricorso al principio del buon andamento …..…..…..…
89
1.5.1.3. Il problema dell’allocazione delle risorse umane delle
Province …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..….
92
1.5.1.4. L’intervento del Legislatore nazionale con la legge di
stabilità per il 2016 a salvaguardia della gestione
delle politiche pubbliche …..…..…..…..…..…..…..…… 100
1.5.2 L’incidenza della disciplina statale sulla funzionalità
dei Comuni aderenti all’Unione dei Comuni e ad
altre forme di razionalizzazione delle competenze
(convenzioni) …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..….. 102
1.6
Il concetto di revisione della spesa: misure assunte, misure
assumibili, resistenze al cambiamento …..…..…..…..…..…..…..…..… 113
1.6.1. La normativa statale di più ampio impatto: nel 2012
115
1.6.1.1. Gli effetti sperati, gli effetti conseguiti…..…..…..…… 119
1.6.1.2.
La nomina del Commissario alla revisione della
spesa, nel 2013…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..……. 120
1.6.1.3. Lo stato di esecuzione del d.l. n. 66/2014 …..…..…..….. 122
1.6.1.4. Il ruolo della Corte dei conti per assicurare l’effettiva
esecuzione della revisione della spesa …..…..…..……. 125
1.6.2. La revisione della spesa a carico degli Enti Locali, nel
2013 …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..……….…..…..…… 126
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257
2 ANALISI DELLA GESTIONE DI CASSA (2010-2014) …..…..…..…..…..
131
2.1 Il quadro generale della finanza pubblica dei Comuni della
Basilicata …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..……....…..…..…….… 131
2.2 I flussi di cassa …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..………...…..…..…... 134
2.3 Le anticipazioni di liquidità erogate negli anni 2013 e 2014 nei
Comuni della Basilicata …..…..…..…..…..…..…..…..……………......… 135
2.3.1. Inquadramento …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…. 135
2.3.2. Anomalie riscontrate …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…. 135
2.3.2.1. Utilizzo dell’anticipazione di liquidità per il
pagamento di debiti “fuori perimetro temporale” ….. 135
2.3.2.2. Utilizzo dell’anticipazione di liquidità “sine causa” … 136
2.3.2.3. Utilizzo dell’anticipazione di liquidità distorto …..….. 136
2.3.2.4. Modalità di contabilizzazione …..…..…..…..…..…..….. 137
2.4 L’analisi delle entrate …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..………….. 139
2.5 L’analisi delle spese …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..………… 156
2.6 Equilibri di bilancio …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..……….. 170
2.7 Analisi della solidità finanziaria …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…. 175
APPENDICE
I. Tabelle …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..……. 186
II. Comuni della Basilicata. Popolazione al 31 dicembre 2014 per Classi
demografiche e per Grado di Montanità …..…..…..…..……..…..…..…..…. 207
III. Le schede degli indicatori (o indici) finanziari relativi al sistema delle
entrate e al sistema …..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..…..……. 215
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