piangeremo altri morti - Il Giornale D`Italia

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Anno V - Numero 145 - Giovedì 16 giugno 2016
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Il provvedimento
Politica
Roma
Anti-assenteismo,
il furbetto è Renzi
D’Alema “congiurato”:
è bufera nel Pd
Bancarotta Impresa,
fioccano gli arresti
a pag. 2
a pag. 4
a pag. 5
A MARGINE DI UN’INIZIATIVA DI CAPEZZONE RIVOLTA AL GOVERNATORE VISCO: RISPARMIATORI TRUFFATI, MA SOLO SILENZIO
di Francesco Storace
C
hi va in banca a
chiedere un mutuo
o un prestito si
deve sottoporre
alla tortura della
produzione di una mole infinita di documenti che ne
attestino la solidità finanziaria e, quindi, la capacità
di restituire all’istituto di
credito i soldi che gli vengono prestati. Questo se sei
un cittadino normale. Poi ci
sono “gli altri”, quelli della
casta, quella vera, quelli per
i quali le regole comuni non
si sa se valgono.
Daniele Capezzone, deputato, ha scritto una lettera
aperta al Governatore della
Banca d’Italia, Ignazio Visco, chiedendogli una cosa
banale. La trasparenza. Capezzone vuole sapere da
Visco chi ha avuto e quanto,
a qualsiasi titolo sia, da Banca Etruria. Perché non è
tollerabile l’ombra del sospetto. Un sospetto atroce:
che i risparmiatori siano
stati truffati, raggirati, depredati e che i vertici della
Banca, mentre l’Istituto con
una mano sfilava soldi e
con l’altra si reggeva aggrappato alle gonadi del
Premier e del suo cerchio
magico per non fallire, si
siano pure intascati i premi
di produzione. Roba da ben
tre milioni di euro solo a
settembre 2013. Tre milioni di
euro che venivano distribuiti –
secondo quanto riportato dalle
carte di Bankitalia – ai dipendenti,
ben 2,1 milioni, e addirittura
tato alla Banca per meritarsi
così pingui premi di produzione, visto che la stressa
Banca è fallita? Che peso
può avere avuto, in questa
straordinaria elargizione di
piccioli, il fatto che ci fossero
parenti di un Ministro?
A questo punto, è necessario, fondamentale, perentorio che Banca d’Italia e Banca Etruria tirino fuori i conti,
quelli veri. Ci devono dire
chi ha preso e quanto ha
preso. Devono aprire le casseforti per la verità e non
solo perché spariscono i
soldi. Ci devono spiegare –
e che sia una spiegazione
convincente, non abbiamo
bisogno di altre supercazzole alla toscana – se questi
fondi distribuiti a pioggia
hanno causato il dissesto
della banca stessa, quanto
possono aver inciso su di
esso, insieme alle operazioni
di finanza creativa che hanno determinato il default
dell’Istituto.
Ci devono dire anche questi soldi dove sono poi andati a finire. E devono muoversi, e rapidamente, per
recuperare queste somme.
Denari che devono tornare
nelle tasche dei correntisti.
Di quella gente che si è fidata per anni, che ha messo i risparmi di una vita
credendoli al sicuro mentre invece glieli sottraevano, con l’inganno, durante
la notte. Perché di gente che si è
già tolta la vita per questa vicenda ne abbiamo avuta fin troppa. Ora è il momento della verità:
fuori i conti.
FUORI I CONTI
Trasparenza ancora latitante a Banca Etruria
E Bankitalia sembra stare a guardare senza battere ciglio
900mila euro al direttore generale.
Non solo. Ma addirittura, Banca
d’Italia, nella relazione sul dissesto
dell’Istituto toscano, annota che
nel quinquennio in cui Banca Etru-
TERRORISMO IN FRANCIA, RASSEGNATO IL PREMIER VALLS
ria si avviava alla morte, dal 2008
al 2013, gli emolumenti distribuiti
al tutto il Consiglio di Amministrazione, in cui sedeva anche il
padre del ministro Boschi, arri-
vavano a 14 milioni di euro.
Quanto hanno percepito i membri
del consiglio di amministrazione
di Banca Etruria? Quali grandi risultati, questi signori, avevano por-
ANCORA UNO SCANDALO IN GRAN BRETAGNA: PEDOFILO L’EREDE DEL PADRE DELLA PSICANALISI
Clemente Freud, il baronetto dell’orrore
ncora uno scandalo sulla Gran Bretagna. E ancora uno sfondo agghiacciante, con uomini potenti nel ruolo
degli orchi e bambini nei panni delle vittime
innocenti. Questa volta si tratta di sir Clement
Freud, ex deputato, personaggio pubblico,
nipote del padre della psicanalisi Sigmund
Freud: come altre personalità britanniche,
solo anni dopo la sua morte si è saputa la
verità. Ha stuprato almeno due bambine,
una di dieci anni, e presto potrebbero
venirne fuori altre. A raccontare tutto in tv
è stata Sylvia Woosley, che per un periodo
visse con lui venendone abusata regolarmente, sulla stessa emittente che contribuì
a portare alla luce le nefandezze da pedofilo
seriale della defunta star della Bbc Jimmy
Savile. Mentre una seconda donna, che ha
preferito restare anonima, ha rotto a sua
volta il muro del silenzio, affermando di
essere stata dapprima molestata e quindi
stuprata da ragazza.
Nato in Germania nel 1924, Clement Freud
riparò da bambino in Inghilterra con la famiglia - di origine ebraica - in fuga dalle
persecuzioni naziste. Nel Regno Unito ebbe
successo in vari campi: fu cuoco di fama,
A
“PIANGEREMO
ALTRI MORTI”
Traboni a pag. 6
precursore della stagione degli chef-celebrity,
titolare di una popolare rubrica radiofonica,
ma anche autore, accademico, rettore dell'Università di Dundee e, negli ultimi anni
di vita, di quella di St. Andrews. Nonché
deputato liberale in due legislature, negli
anni '70 e '80. Un personaggio rispettato sposato, padre di 5 figli, fatto baronetto
dalla regina - fino alla morte, avvenuta nel
2009 a 85 anni. Tanto che ai suoi funerali
parteciparono personalità come l'allora premier laburista Gordon Brown o Bono Vox
degli U2. Ora si staglia una macchia indelebile
sulla sua memoria, e getta ombre anche in
Portogallo: aveva infatti una villa al mare a
Praia da Luz, non lontano dall'appartamento
da cui scomparve Maddie McCann, nel
2007 e della cui sorte non s'è più saputo
nulla. Ma le accuse a “sir” Clement risultano
R. V.
comunque risalenti agli anni '70.
2
Giovedì 16 giugno 2016
ATTUALITA’
DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Ma il vero “furbetto” è Renzi
Vara il provvedimento sull’assenteismo a poche ore dal secondo turno per le elezioni amministrative
di Robert Vignola
incorrere. Il governo Renzi
ci prova, impacchetta quindi
un tema di grande impatto
sull’opinione pubblica e lo
scarta in conferenza stampa,
con il proverbiale eloquio del premier,
a spingere così i candidati sindaci del
Pd rimasti in lizza. Non a caso si tratta
di pubblica amministrazione. Con tante
promesse contenute in una legge di
difficile attuazione. «Ci sarà il licenziamento in tronco» dei furbetti del clandestino, «con la sospensione entro 48
ore e il licenziamento entro un mese».
Il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, ha introdotto il
tema in conferenza, illustrando il provvedimento contro i cosiddetti furbetti
del cartellino e parlando di «norme
cattive ma giuste» che «restituiscono la
dignità ai dipendenti pubblici che contribuiscono al bene della collettività».
Matteo Renzi cerca però il titolo da giornale.
«Per i furbetti è finita la pacchia», è «un provvedimento cattivo ma giusto», una «norma di
buon senso». E avverte: «d’ora in poi si va a
casa». «Se un dipendente timbra il cartellino,
esce e se ne va può essere licenziato entro
R
un mese ed entro 48 ore è sospeso», ha spiegato soddisfatto incontrando i giornalisti a
Palzzo Chigi. «Rode quando si vede che qualcuno va a timbrare in mutande, non è certo
una bella scena...», dice Renzi alludendo ai
fatti di Sanremo.
I contratti del pubblico impiego «sono stati
ridotti da 15 a 4. È ora possibile iniziare a discutere con i sindacati per il rinnovo che è
fermo da anni. Il rinnovo era obbligo e un impegno», ha aggiunto.
Dal momento della firma in Gazzetta ufficiale
«la partita è finita. Non è più possibile
che uno fa il furbo, timbra e va a casa e
si fa finta di niente». Renzi ci tiene a sottolineare che con i decreti approvati
oggi dal Consiglio dei ministri «c’è un
cambio radicale» della pubblica amministrazione”, sono provvedimenti «di
grande rilievo e importanza» «che vogliono semplificare la vita dei cittadini».
E a confermare la natura puramente
propagandistica della conferenza, l’aggancio al cosidetto “no tax day” del Pd
in programma oggi: «Ci sono alcune
scadenze di tasse, tra queste tasse però
c’è una che non si paga più, quella
sulle prime case. Non è un giorno di
festa certo, ma finalmente in questo
Paese le tasse sono cominciate a scendere», afferma, «penso che ci sia un
po’ di orgoglio da parte del Pd sui risultati», osserva. L’orgoglio di fare qualcosa di… berlusconiano? Chissà. Fatto
sta che secondo il premier, quello attuale, «le cose stanno avvenendo», afferma, «abbiamo realizzato una serie di interventi che segnano la vita delle persone».
Insomma, domani «è una giornata dell’orgoglio
ed ha un senso. L’hashtag è giù le tasse», sottolinea Renzi, e «il Pd sarà in forze». O in
forse. Questione di consonanti.
SODDISFATTI I DIECI CANDIDATI CHE ENTREREBBERO IN CONSIGLIO CON LA VITTORIA DI LETTIERI
Napoli riparte dai valori della Destra
I
l nostro risultato è la dimostrazione che a Napoli e non
solo, cresce la voglia di Destra.
Questo quanto dichiarato dal consigliere comunale Andrea Santoro,
dirigente di Azione Nazionale, partecipando alla conferenza stampa
tenuta ieri con i dieci possibili
consiglieri di Napoli, in caso di
vittoria di Lettieri, tutti con percorsi
di destra: Abbatangelo, Cantalamessa, Bartone, Moretto, Merolla,
Mele, Renzullo e Nonno.
“Questa iniziativa, sollecitata nei
giorni scorsi da Salvatore Ronghi,
deve essere un punto di partenza
per concretizzare, anche nell'amministrare Napoli, i nostri valori e
le nostri idee. Napoli Capitale ha continuato Santoro -che nasce
nell'ambito del movimento politico
Azione Nazionale, si è dimostrata
vincente perché ha saputo coniugare i nostri valori con la voglia di
rinnovamento e di concretezza”.
“Siamo molto soddisfatti della nostra esperienza, vissuta tra e con
la nostra gente per tirare fuori dall'oscurantismo la nostra Napoli e
siamo fortemente determinati a
vincere con Lettieri e comunque,
a continuare il nostro impegno per
la Città con Napoli Capitale e Azione Nazionale", hanno poi dichiarato
Anna Merolla e Mario Mele.
A margine della conferenza stampa, Luciano Schifone, presidente
del Centro Studi ‘La Contea’, ha
dichiarato: “Con la elezione a sindaco di Gianni Lettieri i consiglieri
di provenienza dall’ area di AN sarebbero addirittura 10, ovvero in
proporzione, il gruppo più numeroso dai tempi di Almirante! Questa
soddisfazione non è fine a se stessa,
ma evidenzia come il popolo di
Destra napoletano, abbia apprezzato la proposta civica e programmatica di Lettieri. A Nonno e Santoro, già eletti potrebbero aggiungersi Moretto Cantalamessa, Abbatangelo, Merolla, Mele, Perez,
Bartone e Renzullo, per costituire
un forte presidio in Consiglio a tutela dei valori di ordine, sicurezza,
socialità, efficienza per ricostruire
il Progetto Napoli Capitale”. Andrea
Santoro e Marco Nonno hanno evidenziato la necessità di fare un ultimo sforzo per liberare la città
dall’immobilismo di De Magistris.
Erano presenti ed hanno aderito
alla iniziativa anche Salvatore Ronghi e Raffaele Bruno.
I MEDICI, DOPO L’INTERVENTO A CUORE APERTO, SMENTISCONO LE NOTIZIE CHE RACCONTAVANO DI DIFFICOLTÀ POST OPERATORIE
Berlusconi “lucido e in perfette condizioni”
Pure il fratello Paolo rassicura sulla buona salute dell’ex premier: “E’ un combattente”
di Marcello Calvo
Estremamente lucido e in perfette condizioni”.
Ottavio Alfieri, il cardiochirurgo che ha operato
Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa congiunta insieme ad Alberto Zangrillo, medico personale
del Cavaliere, ha rassicurato tutti sulla salute dell’ex
premier. Smentendo di fatto le notizie che raccontavano
di qualche difficoltà dell’eccellente paziente nella
prima notte dopo l’intervento a cuore aperto subito dal
leader di Forza Italia.
“Quasi un’ora di arresto cardiaco e una durata complessiva dell’operazione di quattro ore durante le quali
è stata rimossa la valvola malata, mentre il resto del
cuore è stato trovato in ottime condizioni. I dottori
spiegano alla perfezione i dettagli dell’intervento,
“che s’è svolto come previsto”, ma invitano alla prudenza. “Perché le complicazioni sono sempre possibili
anche in fase un pochino tardiva. Ecco perché l’attenzione
“
non deve assolutamente diminuire”. Ma il decorso,
secondo Zangrillo, è stato “assolutamente regolare. Il
migliore che potessimo aspettarci”.
Appena sveglio Berlusconi è riuscito subito a scherzare
con il direttore dell’unità di rianimazione del San
Raffaele di Milano, facendo una battuta pure sull’infermiera (Cristina) che l’ha assistito dopo l’operazione.
“Potrebbe andare a lavorare a Telecinco”, ha chiosato
l’ex presidente del Consiglio.
Il peggio è passato, insomma. Il leader degli azzurri
(in terapia intensiva) presto sarà trasferito in una
stanza al sesto piano dell’ospedale, nel padiglione D.
Poi, una volta dimesso, dovrà sottoporsi (probabilmente
da casa) a un mese di riabilitazione. La prassi tipica
per i pazienti che hanno subito un intervento di questo
tipo.
Grande ottimismo anche da parte dei parenti. Con
Paolo Berlusconi, tra i primi a fargli visita, che spiega:
“Mio fratello è sveglio e lucido. Ci ho parlato, sta
bene. Di spirito è come un uomo che ha appena subito
una operazione. Qualche dolore ce l’ha, ma è un combattente. L’ho trovato molto attento e continuava a ringraziare tutti per l’affetto con cui l’hanno circondato.
Nel periodo di convalescenza gli staremo molto vicino,
perché dovrà pensare più a se stesso che agli altri”.
Nessuna complicazione, dunque. Il post operazione di
Berlusconi procede nel migliore dei modi. Questa, la
cosa più importante.
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Giovedì 16 giugno 2016
ATTUALITA’
AD APRILE SALE A 2.230,8 MILIARDI, ANCORA IN AUMENTO RISPETTO A MARZO
Debito pubblico, l’ultimo record di Renzi
Nessuna speranza di crescita: una zavorra così elevata impedisce all’Italia di spiccare il volo
di Marco Zappa
L
a vera emergenza italiana
è rappresentata da quella
zavorra chiamata debito
pubblico, tra i più alti al
mondo, che ad aprile è
arrivato alla mastodontica cifra di
2.230,8 miliardi.
Una cifra monstre, impossibile da
abbattere. Lievitata a dismisura da
quando a Palazzo Chigi è arrivato il
premier Renzi e con lui il ministro
dell’Economia Padoan. Inefficaci e
fallimentari le mosse di entrambi, a
partire da quella spending review
che doveva servire a migliorare le
cose e che la Corte dei Conti ha letteralmente bocciato bollandola come
un “insuccesso”.
Il presidente del Consiglio e il titolare
del dicastero di via XX Settembre
hanno fallito. Non sanno dove mettere
le mani per provare a ridurre quel
deficit ormai arrivato alle stelle.
Nessuna speranza di crescita. Perché
un debito pubblico così elevato impedisce di fatto a un Paese di spiccare il volo della ripresa. Visto pure
che ogni anno decine di miliardi di
euro, invece che venire investiti per
lo sviluppo delle imprese e per il
mondo del lavoro in generale, se ne
vanno per pagare gli interessi corrisposti ai detentori delle nostre obbligazioni statali.
Un quadro disarmante. Gli indicatori
economici sono, tanto per usare un
eufemismo, preoccupanti. E invece
di andare avanti l’Italia fa come il
gambero, va indietro. Ma quali sono
le soluzioni per provare ad annientare, anche se non definitivamente,
questo mostro? Secondo molti l’unica
strategia buona per ridurre il debito
è rappresentata dalla patrimoniale.
Quella tanto cara all’ex premier
Amato e perché no pure a Padoan.
Con lo Stato che dovrebbe togliere
più ai ricchi che ai meno ricchi (a
seconda del reddito) per abbassare
di almeno un terzo questa voragine.
Si tratta di una ipotesi che non convince appieno perché oltre che comportare un pesante costo politico
trova pure una contestazione di merito: chi garantisce che, una volta
pagata questa sovrattassa, il debito
non torni a salire?
C’è poi chi suggerisce all’Italia di
vendere il patrimonio immobiliare
pubblico, ma ormai di quelle ricchezze (all’apparenza) infinite sembrano essere rimaste solo le mutande. E chi invece propone di cedere quello relativo ai beni culturali
che porterebbe a una completa colonizzazione da parte dei colossi
stranieri che ormai hanno saccheggiato il Belpaese.
A poco e niente è servita poi la lotta
all’evasione fiscale tanto desiderata,
se non a far trasferire le ricchezze
(poche) di qualche italiano all’estero.
Davvero un bel grattacapo per il
presidente del Consiglio e pure per
quelli che saranno i suoi successori.
Con il debito pubblico che sale di
altri 2,1 miliardi ad aprile rispetto a
marzo, quando era stato toccato il
precedente massimo storico a quota
2.228,7.
ENTRO OGGI LE FAMIGLIE SARANNO CHIAMATE A VERSARE 51,6 MILIARDI DI IMPOSTE
IN 18 MESI L’AUTORITÀ NE HA IRROGATE PER 433 MILIONI
Tassati e mazziati
Antitrust, impennata di sanzioni
Tasi, Imur, Ires, Iva, Irpef e Irap. Altro che “rottamazione”
dei balzelli, la stangata del governo è servita
l “Tax day” è arrivato. Scade
oggi il termine per il pagamento
dei saldi per il 2015 e degli acconti per il 2016 di tutte le imposte
e i contributi previdenziali.
Tasi, Imu, Ires, Iva, Irpef e Irap.
Un concentrato di sigle che si
riassumono in un solo concetto:
stangata.
Le famiglie italiane saranno chiamate a versare ben 51,6 miliardi
di tasse. Di questi, secondo un
calcolo della Cgia di Mestre, 34,8
finiranno nelle casse dell’erario,
11 in quelle dei Comuni e 5,3 in
quelle delle Regioni. Mentre dal
pagamento del diritto annuale alle
Camere di Commercio, gli enti camerali incasseranno dalle imprese
500 milioni di euro.
I contribuenti potranno prorogare
questa scadenza per le imposte
(non per l’Imu e la Tasi) e i contributi delle dichiarazioni, dal 16
giugno al 18 luglio 2016, senza
sanzioni ma con la maggioranza
dello 0,4% a titolo di interesse
fisso. Chi invece deciderà di rateizzare il pagamento (solo le persone fisiche senza partita Iva),
dovrà poi versare la seconda rata
il 30 giugno, la terza il 20 agosto,
la quarta il 31 agosto, la quinta il
30 settembre e poi la sesta e la
settima entro il 31 ottobre e il 30
novembre.
Aumento del 137% in un anno e mezzo, il presidente
Pitruzzella critica il ddl sulla Concorrenza
e sanzioni per violazione della
concorrenza in Italia, nei 18
mesi fra il gennaio 2015 e il
giugno 2016, hanno subito una
vera e propria impennata. L’autorità
garante della concorrenza e del
mercato, presieduta da Giovanni
Pitruzzella, ne ha irrogate per 433
milioni, delle quali 71 per la tutela
dei consumatori. Facendo registrare
dunque, rispetto allo stesso periodo
del 2014-2015, un incremento del
63 e del 137%.
Nell’“epoca” considerata sono stati
chiusi 19 procedimenti per intese,
4 per abuso di posizione dominante, 9 per concentrazioni. Quelli
conclusisi con l’accertamento dell’illecito da parte dell’Antitrust e
l’applicazione della sanzione sono
18. Mentre quelli terminati con
impegni sono stati 5. In un caso
la vicenda è andata in soffitta per
via dell’insussistenza dell’irregolarità.
Un vero e proprio record rispetto
al recente passato. Con la durata
media della contesa pari a un
anno e mezzo. Per un intervallo di
tempo considerevolmente inferiore
a quella dei procedimenti davanti
la Commissione europea. Da cui
dovrebbero trarre spunto i procedimenti civili, amministrativi e penali. Che hanno corsi biblici, a
tratti infiniti.
Per quel che riguarda invece la
L
I
Sulla prima casa non si dovrà pagare la Tasi, la tassa sui servizi
comunali indivisibili e quella sui
rifiuti. L’esenzione dovrebbe far
risparmiare agli italiani circa 3,5
miliardi.
Rimane invece il balzello sulle seconde e terze abitazioni e su altri
immobili. E soprattutto non ci sarà
alcun esonero per i proprietari di
ville e dimore di lusso, grazie ai
quali i comuni incasseranno quasi
46 milioni.
Il contributo più sostanzioso
spetterà a dipendenti e collaboratori, che con le ritenute Irpef
verseranno allo Stato 11 miliardi.
Davvero importante il “bonifico”
delle aziende per l’Ires, l’imposta
sui redditi delle società capitali,
che dovrebbe sfiorare gli 8,5 miliardi. Mentre per l’Irpef, la tassa
per gli imprenditori individuali e
tutti coloro che percepiscono
redditi diversi da lavoro dipendente e pensione, occorrerà un
esborso da 4 miliardi. Meno salato ma comunque importante,
il conto presentato dall’Irap (imposta regionale sulle attività produttive).
E’ davvero il governo del fare (del
male) quello di Renzi. E delle tasse.
Nessuna “rottamazione” delle imposte e nessun beneficio per i cittadini.
Nel frattempo il debito pubblico
ha raggiunto picchi inimmaginabili
e l’economia è ferma al palo. Un
vero e proprio fallimento. M.Z.
tutela del consumatore, le “cause”
decise con l’irrogazione di una
sanzione sono state 129. “Solo”
23 quelle chiuse con impegni. E
i procedimenti per pubblicità ingannevole (7) si sono tutti definiti
con l’applicazione di una multa.
Mentre per la prima volta è stata
utilizzata la disciplina delle relazioni commerciali in materia di
cessione di prodotti agricoli e
agroalimentari, con due procedimenti aperti (uno ha portato
ad una stangata).
Questo, il rapporto presentato al
Parlamento nella relazione annuale dell’Antitrust da parte del
presidente Pitruzzella. Che punta
ad aumentare “l’innovazione e la
concorrenza, per ridurre le disuguaglianze sociali”.
Al confronto s’è parlato, inevitabilmente, pure di banda larga e
della nascita del nuovo operatore
di Enel e degli investimenti di Telecom. Ma anche della riforma
della Pubblica Amministrazione.
E a proposito del ddl sulla Concorrenza, Pitruzzella ha spiegato
a chiare lettere che questo “contiene ancora rilevanti norme proconcorrenziali, come quella che
riguarda la piena liberalizzazione
del mercato libero dell’energia”.
Ebbene, “una rapida approvazione
della legge consentirebbe di avviare
il processo per la presentazione
del nuovo disegno di legge in
modo da dare attuazione alla periodicità annuale prevista”.
L’Antitrust a tutto tondo. Nell’ultimo
anno e mezzo raddoppiano le
multe per violazione della concorrenza. Con l’autorità garante
che ha deciso di usare il pugno
M.Z.
duro. Chi sgarra paga.
4
Giovedì 16 giugno 2016
DA ROMA E DAL LAzIO
IL VOTO DI ROMA FA DA SFONDO A UNA MANOVRA ANTIRENZIANA DELL’EX PREMIER
D’Alema cerca congiurati. O no?
Risentita ma debole la smentita allo scenario dipinto da la Repubblica. Nel Pd è bufera,
Orfini cerca di chiuderla così: “Lo aspettiamo a uno dei gazebo per Giachetti”
di Robert Vignola
stata la Repubblica
a far scoppiare il
bubbone. Con una
deflagrazione che
minaccia di essere
solo la prima di una lunga serie, tutte destinate a scuotere
l’assetto del Partito Democratico. Ovvio che la bomba,
piazzata dal quotidiano la cui
direzione è stata recentemente
affidata a Mario Calabresi, fosse ad orologeria. Ma era che
impensabile che i numerosi
movimenti dell’ex leader del partito passassero inosservati. E che la cospirazione
non venisse quindi a galla, soprattutto
per interesse di chi vuole disinnescarla.
“Spero che smentisca”, ha così detto
Corrado Orfini, nella scomoda posizione
di essere insieme un ex fedelissimo dalemiano, il commissario del partito nella
città epicentro dello scandalo (cioè Roma)
e presidente del Pd, mentre già i primi
anatemi dei più ortodossi di fede renziana
riempivano social network ed agenzie di
stampa. Chiaro che era un assist per la
vecchia volpe di Gallipoli, che ha cercato
di smarcarsi dallo scenario svelato sul
maggiore quotidiano di riferimento del
centrosinistra nazionale quasi subito dopo.
Quindi niente voto per Lucifero, pardon!,
Virginia Raggi al ballottaggio? Vale la
pena leggere (e rileggere) parola per
È
parola la cosiddetta smentita. “L’articolo
pubblicato da 'Repubblica' è falso. I numerosi virgolettati riportati, a cominciare
dal titolo, corrispondono a frasi mai pronunciate. D’altra parte, l’autore non precisa
né dove, né quando, né con chi sarebbero
state dette. Le riunioni di cui si parla non
si sono mai svolte. La ricostruzione è
frutto della fantasia del cronista e della
volontà dei suoi mandanti. D’Alema, che
è quasi sempre all’estero, non ha avuto
modo di occuparsi della campagna elettorale di Roma”, ha soffiato la portavoce
di D’Alema, Daniela Reggiani. A sua volta
smentita proprio dal quotidiano debenedettiano. “L’articolo riporta fedelmente
quanto ci è stato raccontato da numerose
fonti. Le frasi pronunciate da Massimo
D'Alema sul suo orientamento di voto a
favore di Virginia Raggi, così come sul-
l'intenzione di dare vita ad un
comitato per il No al referendum sono state ripetute in più
occasioni di fronte ad interlocutori diversi. Parlare di mandanti esterni è grottesco, a
muoverci non è altro che il
giornalismo che significa raccontare storie di interesse generale. E questa ci pare proprio che lo sia”.
C’è pure un messaggino che
circola su telefoni importanti,
un “Vi auguro di perdere” che
molti attribuiscono proprio a
D’Alema, ad agitare le acque
del partito in vista del ballottaggio. Alimentando dietrologie e altre
polemiche. Con il diretto interessato Matteo
Renzi che ha bellamente ignorato la questione, lasciando la vicesegretaria Debora
Serracchiani parlare di una “questione
personale”, mentre Orfini ha cercato di
chiudere il caso sfidando D’Alema così: “
Lo aspettiamo a uno dei tanti gazebo per
Giachetti che in questi giorni riempiono
la città”. Mentre Piero Fassino è ricorso
ad un paragone storico per sottrarsi ad
ogni commento: “Penso che se D’Alema
ha smentito... Penso che Bruto è un uomo
d’onore, se non l’ha detto, non l’ha detto.
Credo alla smentita”. Povera Roma, con il
suo Giulio Cesare scomodato per paragonarlo in una “democratica” congiura a
Matteo Renzi. È da questi particolari che
si vede quanto è caduta in basso. E chi ha
contribuito di più a farcela cadere…
IL CASO
Seggi ancora ballerini
a dieci giorni dal voto
rmai mancano poche ore
al ballottaggio, ma ancora
si lotta voto su voto per il
primo turno. Tutta colpa dei
grattacapi di carattere burocratico seguite alla chiusura dei
seggi. A Roma ciò ha creato
naturalmente dei problemi, laddove i distacchi tra le liste sono
minimi e ci si gioca il posto all’Aula Giulio Cesare per un pugno
di consensi. Il risultato? Lo
scrutinio per l’assegnazione dei
consiglieri comunali ai diversi
partiti non è ancora concluso:
a mancare all’appello, secondo
quanto riporta l’agenzia Dire,
sono circa quaranta sezioni elettorali di cui non si riuscirebbero
a dedurre i dati dai relativi verbali.
Decisivo sarà quindi il verdetto
della Commissione elettorale,
chiamata a valutare se tenere
chiuse le urne in questione o
aprirle e procedere al riconteggio.
Il testa a testa più clamoroso
riguarda un seggio ballerino
''conteso'' tra le liste a sostegno
di Alfio Marchini e quelle di Roberto Giachetti nello scenario
O
che vede la vittoria della candidata del M5S, Virginia Raggi, al
ballottaggio di domenica. Con i
dati attuali, e dunque se non si
dovesse procedere al riconteggio
delle sezioni mancanti, quel posto andrebbe a Forza Italia (secondo le preferenze a Simone
Foglio), che piazzerebbe due
consiglieri (quattro totali nelle
liste di Marchini). Ma il distacco
con il Partito democratico per
quel singolo seggio - con il metodo D’Hondt vengono distribuiti
secondo i più alti resti dei voti
di lista complessivi - è di soli
129 voti (equivalenti a un resto
di circa 14,3), e in caso di riconteggio favorevole al centrosinistra entrerebbe Giulia Tempesta, ora prima dei non eletti,
visto che i consiglieri dem diventerebbero 8 (9 totali per le
liste di Giachetti). Bisognerà
perciò attendere il responso finale dell’ufficio elettorale per
avere un quadro davvero definitivo sulla composizione della
futura Assemblea Capitolina.
R. V.
LA STRUTTURA DI OSTIA RESTA A RISCHIO
Il “sinistro” silenzio sul Cpo
Storace: vogliono chiudere un piano subito dopo il ballottaggio
uai ad abbassare la guardia sul Cpo. Anche
perché se sulla struttura di Ostia è calato il
silenzio, non sfugge che ciò è avvenuto
proprio in corrispondenza della campagna elettorale.
Con il rischio quindi che eventuali decisioni “impopolari” siano state soltanto rimandate, e non sventate,
dopo le proteste dei disabili e dei loro familiari che
hanno cercato di attirare l’attenzione sul delicato
problema della sanità regionale e dei servizi che
essa dovrebbe erogare, in particolare per questa
G
fascia svantaggiata di cittadini.
Anche per questo ieri è tornata a farsi sentire la
voce di Francesco Storace, vicepresidente del consiglio regionale del Lazio. “Nonostante le rassicurazioni a mezzo stampa fornite da Zingaretti nelle
scorse settimane, la situazione del Centro Paraplegici
di Ostia è ancora tutta in alto mare. Ho presentato
in merito un’interrogazione a Zingaretti – la terza –
per chiedere come mai, dato che una settimana fa
si sarebbe tenuta una riunione fra il personale e il
direttore sanitario del Grassi in cui sarebbe stata
confermata la volontà di chiudere un piano di
degenza all’indomani del ballottaggio per il Sindaco,
si sia deciso di chiudere il piano di degenza il prossimo 21 giugno; per quale motivo è stata adottata
questa scellerata decisione visto che si è propagandato lo sblocco delle assunzioni; e, infine, perché
la cooperativa di infermieri attualmente in servizio
presso il Cpo non continua ad esercitare l’attività
anche dopo il 21 giugno per evitare la chiusura del
piano di degenza. Dato che le prime due interrogazioni
– la 49 del 2013 e la 1327 del 2016 – sono rimaste
senza risposta, mi auguro che Zingaretti questa
volta ci dica qualcosa di sensato e serio, senza affidarsi all’ennesima nota anonima dell’Ufficio Stampa”,
conclude Storace.
R. V.
INQUIETANTE EPISODIO IN PIENO GIORNO CONTRO UNA TROUPE DI RAITRE
Minacce in diretta: Tor Bella Monaca fa paura
L’inviata di Agorà accerchiata e costretta alla fuga. Gasparri: “Gravissimo ma non mi sorprende, territorio abbandonato”
l bello della diretta? Scordatevelo. Soprattutto se la “bella” in questione è
Tor Bella Monaca. Che a dispetto di
tante parole, continua ad essere una zona
tanto malfamata che si corre il rischio,
svolgendo il proprio lavoro, di essere accerchiati. Di mattina, poi, com’è accaduto
I
ieri a Sara Mariani. L’invita di Agorà, la
trasmissione di Raitre, si era recata nel
quartiere per un collegamento sull’operazione delle forze dell’ordine che il giorno
prima aveva portato all’arresto di 29 persone. Ben presto però è stata costretta,
sotto lo sguardo degli ospiti in studio e
di centinaia di migliaia di telespettatori, a
spegnere il microfono e la telecamera.
“Cosa ci fai qua? Vattene o ti uccidiamo”.
Così uno sconosciuto ha apostrofato l’inviata, costretta ad allontanarsi in macchina.
Mentre Sara Mariani si recava per le denunce del caso nella caserma dei Carabinieri, si accendeva la polemica.
Con il racconto preoccupato del senatore
Maurizio Gasparri, di Forza Italia. “Ho
assistito in diretta, essendo ospite in
studio, alle minacce a Sara Mariani, inviata
di Agorà a Tor Bella Monaca a Roma. È
intollerabile che nella Capitale d’Italia ci
siano criminali pronti a intimidire in questa
maniera. La cosa è gravissima ma non
meraviglia. L’allentamento del controllo
del territorio, la riduzione delle forze dell’ordine, i tagli alla sicurezza fatti dai
governi Monti, Letta e Renzi aggravano
la situazione. Va un plauso ai carabinieri
che proprio in queste ore hanno arrestato
29 persone proprio a Tor Bella Monaca.
Ma lo spaccio delle droghe e le attività
criminali vanno contrastare in maniera
molto più decisa. Il vecchio principio
della tolleranza zero è sempre attuale e
va applicato con assoluta determinazione.
Rinnovo la solidarietà alla redazione di
Agorà e alla sua coraggiosa inviata e mi
sento impegnato in prima linea per una
battaglia di legalità, a Roma e non solo,
che è la prima esigenza della nostra comunità”. Solidarietà che è arrivata da
tutto il mondo politico, mentre quello
dell’associazionismo parla di appelli inascoltati. “Da anni stiamo denunciando la
totale assenza delle istituzioni a Tor Bella
Monaca, ma in generale in tutte le periferie
romane”, denuncia Lucia Ercoli, direttrice
dell’associazione Medicina Solidale. Secondo la quale l’episodio di ieri “è la
punta dell’iceberg che nasconde una
grande tensione a livello sociale, culturale
ed economica in una delle periferie più
difficili di Roma. In questo municipio c’è
il più alto numero di minori presi in carico
dai tribunali, di giovani che lasciano gli
studi e il più altro numero di presenza di
immigrati. Se a tutto questo aggiungiamo
l’assenza delle istituzioni e dei servizi di
base possiamo comprendere come ogni
giorno ci sia il rischio di gesti inaccettabili”,
continua la Ercoli. Concludendo con un
appello: “Occorre avere il coraggio di impegnarsi realmente per le periferie e non
solo a parole. Ormai è consuetudine che
nei nostri ambulatori, soprattutto a Tor
Bella Monaca, arrivino sempre più famiglie
italiane disperate e sfiduciate nei confronti
delle istituzioni locali. Ma da soli non
possiamo farcela c’è bisogno di un nuovo
piano per le periferie, ma non realizzato a
tavolino, ma in base alle reali esigenze
dei cittadini”.
R. V.
5
Giovedì 16 giugno 2016
DA ROMA E DAL LAZIO
LA FINANZA HA CHIUSO LE INDAGINI SULLA GRANDE SOCIETÀ DI COSTRUZIONI ROMANA
Bancarotta Impresa, dieci arresti
Gli amministratori avrebbero alleggerito le casse della ditta di oltre 25 milioni di euro
I
finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare nei confronti
degli amministratori e dirigenti di Impresa spa, attualmente in
amministrazione straordinaria, società di costruzioni specializzata
nella progettazione e realizzazione
di grandi infrastrutture in Italia e nel
mondo, facente capo agli imprenditori Raffaele Raiola e Vincenzo
Maria Greco, quest'ultimo denominato ''O professor''. La Finanza ha
accertato un passivo di svariate centinaia di milioni di euro.
L'accusa è quella di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale,
nonché reati fiscali, ricettazione e
riciclaggio. Tra le opere a cui ha lavorato Impresa spa , ci sono importanti segmenti della metropolitana
di Napoli, Genova e Milano, alcune
tratte autostradali appaltate dall'Anas
e da Autostrade per l'Italia e lavori
su importanti aeroporti e strutture
sanitarie. Le indagini, fa sapere la
Finanza, hanno consentito di accertare il ruolo determinante del Greco
- unitamente al Raiola - nella mala
gestio di Impresa spa che ha provocato un dissesto finanziario rilevantissimo con oltre 80 milioni di debiti
verso l'Erario per mancato versamento di imposte e contributi nonché
un deficit fallimentare ammesso al
passivo per oltre 440 milioni di euro.
Complessivamente, per le 4 società
in amministrazione controllata sono
stati accertati debiti complessivi per
LA LINEA DEL 3 BLOCCATA A LUNGO
Camion urta fili del tram,
traffico in tilt ai Parioli
raffico in tilt in un'ampia zona di
Roma, nel quartiere Salario-Parioli, a causa di un camion che
ha urtato i fili della linea tranviaria numero 3, di fatto strappandoli e causandone il blocco. L’incidente si è verificato a metà mattinata.
La circolazione, sia degli stessi tram
che automobilistica e in alcuni pezzi
anche pedonale, è stata quindi interrotta,
nel tratto di viale Regina Margherita
tra via Garigliano e via Cimarosa, anche
per motivi di sicurezza ed in attesa del
ripristino della linea aerea, nella zona
di viale Regina Margherita e viale Liegi,
con disagi per gli automobilisti pure
T
oltre 700 milioni euro.
Le attività svolte dai finanzieri, avviate
dal 2013, si sono concretizzate in intercettazioni telefoniche ed ambientali, perquisizioni locali, attività di
osservazione e pedinamento, rilevamenti contabili e complesse indagini finanziarie. Nel corso degli
accertamenti, in particolare, sono
state individuate ingegnose operazioni e schemi contrattuali predisposti
per consentire illecite distrazioni
patrimoniali in danno di Impresa
spa ed a favore degli amministratori,
per un valore complessivo di oltre
TERRORE AGLI ULTIMI PIANI DI UN PALAZZO
Crollo sul Lungotevere,
quattro gli indagati
L
a Procura di Roma ha indagato
quattro persone per il crollo
degli ultimi tre piani del palazzo
di Lungotevere Flaminio, avvenuto il
22 gennaio scorso. Il Procuratore
aggiunto Cucchiari e il pm Nespola
hanno iscritto sul registro degli indagati il proprietario dell'appartamento al quinto piano dove erano in
corso dei lavori di rimozione di
alcuni tramezzi; il progettista, il geometra responsabile dei lavori e il titolare della ditta incaricata delle demolizioni.
L'iscrizione dei quattro sul registro
degli indagati, per l’ipotesi di disastro colposo, è arrivata dopo la con-
sulenza tecnica che i magistrati hanno affidato agli ingegneri Claudio
De Angelis e Lucrezia Le Rose con
il compito di accertare le cause del
dissesto. E proprio la rimozione dei
tramezzi, secondo gli esperti tecnici,
sarebbe stata la ragione principale
del crollo, assieme al fatto che lo
stabile era stato costruito nel 1936
e che già quindici anni fa c'era stato
un consolidamento delle fondamenta. Dopo oltre quattro mesi dalla vicenda, gli inquilini sono potuti rientrare nei loro appartamenti, salvo
quelli di tre interni direttamente
coinvolti nel crollo e altri due appartamenti.
25 milioni di euro. Gli investigatori
del Nucleo di Polizia Tributaria di
Roma hanno smascherato le complesse operazioni finanziarie e societarie, ideate dagli indagati - anche
avvalendosi della consulenza di noti
professionisti - per svuotare sistematicamente il patrimonio aziendale.
Più nel dettaglio, l''opera di ''spoliazione'' della società è stata realizzata
inizialmente con alcune cessioni di
credito effettuate ad un prezzo irrisorio da Impresa spa verso società
riconducibili agli indagati, al solo
fine di canalizzare ingenti risorse fi-
nanziarie nei patrimoni personali
degli imprenditori ora arrestati (ad
esempio, un credito di 10,8 milioni
di euro è stato ceduto al prezzo nettamente inferiore di euro 2,1 milioni
di euro, determinando così una spoliazione della società pari a 8,7 milioni di euro). È stata poi individuata
un'altra distrazione effettuata attraverso l'acquisto, da parte di Impresa,
di una partecipazione societaria ad
un valore "gonfiato" di 9 milioni di
euro: dopo l'operazione, parte delle
somme corrisposte sono rientrate
nelle zone circostanti. Disagi che sono
proseguiti poi anche per gran parte
del pomeriggio, fino al ripristino della
normale circolazione tranviaria.
nel patrimonio degli indagati mediante finanziamenti a società riconducibili agli stessi ed operanti
nel settore delle costruzioni e dell'editoria.
Ulteriori pagamenti non giustificati,
che hanno aggravato la situazione
finanziaria di Impresa, sono stati effettuati attraverso la cessione di
quote societarie ad un prezzo irrisorio rispetto al valore reale e l'erogazione a parenti e professionisti di
retribuzioni e/o compensi per prestazioni in realtà mai rese.
6
Giovedì 16 giugno 2016
ESTERI
DOPO L’UCCISIONE DI DUE POLIZIOTTI E L’ALLARME LANCIATO ANCHE DAL PRIMO MINISTRO VALLS
Adesso la Francia vive nel terrore
Intanto è allerta anche in Belgio per il ventilato arrivo dalla Siria di alcuni membri dell’Isis
DOPO GLI SCONTRI DI PARIGI
Cortei contro il jobs act:
Hollande pronto a limitarli
opo le ripetute violenze nei cortei
di protesta contro il Jobs act alla
francese, arriva l’altolà di Francois
Hollande. Il presidente francese ha infatti
annunciato che non ci saranno "più autorizzazioni a manifestare se non viene
garantita la protezione dei beni e delle
persone". Hollande, citato dal portavoce
del governo Stephane Le Foll al termine
del Consiglio dei ministri all'Eliseo, ha
aggiunto che le future autorizzazioni a
manifestare saranno esaminate "caso
per caso".
Il presidente ha ricordato il rispetto per
la libertà degli scioperi, ma ha ricordato
il "contesto particolare" attuale, con gli
europei di calcio in Francia e la lotta al
terrorismo.
Sulla stessa lunghezza d’onda il primo
ministro francese, Manuel Valls, che ha
chiesto al sindacato Cgt di non organizzare più a Parigi manifestazioni che
possano sfociare in violenze, come
quella dell’altro ieri, e ha ribadito che il
governo non modificherà il progetto di
D
di Igor Traboni
N
on si spegne in Francia
l’incubo terrorismo, rinfocolato dal duplice omicidio di tre giorni fa, quando un poliziotto e sua moglie, anche lei in servizio alle forze
dell’ordine, sono stati brutalmente
assassinati da un giovane che ha
fatto riferimento all’Isis, prima che
le teste di cuoio lo facessero fuori.
Ora, a popolare i giorni e le notti
dei francesi di nuovi fantasmi sempre
più reali, arrivano anche le parole
del primo ministro Manuel Valls, così
pronunciate ai microfoni dell’emittente France Inter: “Questa guerra
durerà una generazione. Altri innocenti perderanno la vita. Mi si accuserà di generare ancora più ansia,
ma la realtà è questa”.
Valls ha poi rintuzzato le critiche
alla stessa polizia francese, che a
quanto pare aveva il killer sotto osservazione da alcuni mesi, senza
però riuscire a prevenirne le mosse:
"Non permetterò che si parli del
benché minimo errore, né di mancanza di discernimento - ha detto il
primo ministro - è sempre un fallimento quando due pubblici ufficiali
vengono assassinati così. Facciamo
fronte a una minaccia globale - ha
aggiunto il primo ministro - abbiamo
un nemico interno con questi individui autoradicalizzati che possono
agire con pochissimi mezzi".
Per quanto riguarda l’omicidi dei
due poliziotti, ad un’altra emottente
francese ha parlato l’ex fidanzata
di Laroussi Abballa, il killer dei
due: “Era un ragazzetto di quartiere, che pensava a divertirsi, a
vestirsi bene, essere carino. Dopo
è cambiato, ma nel senso buono.
No, non l’ho mai sentito come un
radicalizzato. Dopo di me c’è stata
la religione. Si è avvicinato a Dio,
voleva pregare in modo corretto,
questo non mi spaventava, era normale. Diceva solo di sperare che
un giorno avrei indossato il velo,
ma non mi ha mai giudicata perché
non lo portavo o perché avevo i
buchi sui jeans. Poi quando uscì
dal carcere (venne arrestato nel
2013 per alcune vicende legate
proprio al terrorismo, ndr) era
molto isolato, si è fatto distante,
non aveva più gli stessi amici di
prima”.
Insieme alla Francia (dove grande
è la preoccupazione anche perché
son in corso i campionati europei di
calcio e l’altra sera un allarme bomba, poi rivelatosi infondato, ha riguardato lo stadio di Saint Etienne
dove stavano per scendere in campo
Portogallo e Islanda) anche il vicino
Belgio – parimenti interessato da
recenti atti di terrorismo islamico –
non vive giorni migliori. In un messaggio intercettato dai servizi segreti
riforma del lavoro.
"Queste manifestazioni non possono più
continuare così - ha detto Valls- e faccio
appello alla responsabilità di un sindacato,
la Cgt, che l’altro ieri, è chiaro, è stato
sopraffatto. Gli chiedo di non organizzare
più questo tipo di manifestazione a
Parigi. Caso per caso, ci assumeremo
le nostre responsabilità". Anche Valls
ha poi ribadito che l'articolo 2 e gli altri
principali punti del jobs act "non possono
essere modificati e saranno adottati".
di Bruxelles, infatti, si profila l’ipotesi
di altri attacchi imminenti, con “diversi combattenti che hanno lasciato
la Siria per raggiungere l’Europa
attraverso Turchia e Grecia. Sono
armati e divisi in due gruppi, pronti
a colpire in Francia e Belgio”.
A questo punto, insomma, l’allerta è
massima in entrambi i Paesi, come
ha confermato un funzionario francese all’agenzia Ap.
DOPO LA STRAGE DI ORLANDO E LE DICHIARAZIONI DEL MAGNATE IN CORSA PER LA CASA BIANCA
Obama-Trump, il duello continua
nnesima polemica verbale
fra il presidente degli Stati
Uniti Barack Obama e il candidato repubblicano Donald Trump.
A seguito del tragico episodio di
Orlando il magnate newyorkese
si è esibito, dinanzi una platea di
sostenitori, in un discorso accusatorio nei confronti dell’attuale
amministrazione guidata da Obama, prevedendo il peggio nel caso
in cui vincesse le prossime elezioni
la candidata democratica Hillary
Clinton. Dopo aver espresso solidarietà alle vittime e i loro familiari,
Trump ha incentrato la sua retorica
sui temi della minaccia terroristica,
E
la fragilità – per cui Obama è stato
criticato - del sistema d’intelligence
e di sicurezza, e l’inadeguatezza
del governo attualmente al potere,
sottolineando l’ipocrisia del linguaggio politicamente corretto del
tandem Obama-Clinton, entrambi
riluttanti nell’attribuire al nemico
l’etichettatura di Islam radicale.
Inoltre, Trump ha rinnovato la sua
proposta di sospendere temporaneamente l’immigrazione di persone provenienti da paesi, per lo
più mussulmani, che hanno avuto,
ed hanno, legami con il terrorismo.
La risposta di Obama è stata immediata e durante un altro inter-
vento mediatico ha fatto un breve
riferimento esplicito al discorso
del candidato repubblicano. Ecco
parte del discorso:
“Secondo loro (i repubblicani) non
possiamo sconfiggere l’Isis se
non gli chiamiamo Islam radicale.
Che cosa otteniamo una volta
usata questa etichettatura? Ridurrebbe l’impegno dell’Isis nell’uccidere gli americani? Porterebbe
più alleati? E’ una strategia militare?
Questa è una distrazione politica.
Sin da quando sono presidente,
sono stato chiaro su come i gruppi
estremisti usino l’Islam per giustificare il terrorismo. Nel ruolo di
presidente, ho ripetutamente fatto
appelli ai nostri amici ed alleati
mussulmani a lavorare con noi
per rinnegare quest’interpretazione
di una delle principali religioni del
mondo. Non ci è mai stato un
momento nei miei mandati in cui
non siamo stati capaci di perseguire
una strategia per il solo motivo di
non aver usato la frase Islam radicale.
Davvero qualcuno crede che non
sappiamo contro chi stiamo combattendo? Non c’è nessuna magia
nella frase Islam radicale. Si tratta
di una discussione politica e non
di una strategia. E il motivo per
cui sono cauto nel descrivere questa minaccia non ha nulla a che
fare con il politicamente corretto.
Gruppi come al-Qaeda e l’Isis vogliono trasformare questa guerra
in una guerra tra l’islam e l’America
o l’islam e l’occidente. Vogliono
rivendicare che sono i veri leader
di più di un miliardo di mussulmani
che rigettano le loro nozioni folli.
Vogliono farci credere che parlino
per l’islam. Questa è la loro propaganda. Questo è come reclutano.
E se cadiamo nella trappola di
fare di tutta l’erba un fascio, e implicare che siamo in guerra con
un’intera religione, allora facciamo
il lavoro per i terroristi. Ora stiamo
vedendo quanto siano pericolose
questa mentalità e questa retorica.
C’è una proposta da parte della
nomina repubblicana a presidente
degli Stati Uniti di impedire l’ingresso sul territorio americano a
tutti i mussulmani. Vi è un limite
a questo? Questa non è l’America
che vogliamo perché non riflette i
nostri ideali democratici e ci renderà
meno sicuri”.
Claudio Pasquini Peruzzi
SUCCEDE IN GIAPPONE
Stile di vita dispendioso.
E il governatore si dimette
nticipando il previsto voto
di sfiducia nei suoi confronti, il governatore di Tokyo, Yoichi Masuzoe ha comunicato al presidente del parlamento
giapponese la sua volontà di dimettersi. La decisione dovrebbe
diventare effettiva tra una settimana.
La situazione di Masuzoe, 67
anni, in carica dal febbraio di
due anni fa, era diventata indifendibile anche da parte del suo
A
stesso partito, quello Liberal-democratico al potere nel paese.
Uno stile di vita esuberante e dispendioso, una gestione sfiorata
da scandali e inchieste giudiziarie,
hanno caratterizzato il suo periodo
al governo dell'area metropolitana
della capitale contrastando non
solo con un Paese con forti interrogativi sulla sua ripresa, ma
anche con le difficoltà legate all'allestimento delle Olimpiadi di
Tokyo del 2020.
Le dimissioni – come riporta
l’agenzia Dire - non dovrebbero
influire sul percorso preparatorio
dei Giochi, interessato, oltre che
da problemi di fondi che hanno
costretto a rinunciare al nuovo
Stadio olimpico, anche dal sospetto di tangenti e possibili episodi di corruzione all'estero. Le
nuove elezioni per la carica di
governatore dovrebbero tenersi
il prossimo mese, forse in concomitanza con quelle per il rinnovo
parziale del Senato il 10 luglio.
Proprio i rischi politici connessi
con l'avvicinarsi della scadenza
elettorale hanno convinto il partito
di governo a promuovere la sfiducia per Masuzoe.
7
Giovedì 16 giugno 2016
ESTERI
LA SITUAZIONE RICHIEDE CHE IL POPOLO SOLLEVI LA PROPRIA BANDIERA. NONOSTANTE I PROCESSI, ALBA DORATA È AL 12%
Sovranisti in marcia per la salvezza della Grecia
La voglia di rivendicare la dignità di una nazione fiera, culla della civiltà
di Alessandro Russo
T
erminal 2, Malpensa. Mi
disturba questa pioggia
leggera. Cerco di tirare
la pipa perché non si
spenga. Mi attardo sul
marciapiede, fra la gente che sfila
in ogni direzione. No, non è la
paura di volare. È che io preferisco
camminare.
Il Nazionalismo non è certo un reato.
Stringo la pipa e penso ai greci di
Alba Dorata. Quel nome “Lega Popolare” ha radici profonde. E il Nazionalismo greco insorge proprio
dal popolo, per rivendicare la dignità di una Nazione fiera, culla
della civiltà. Roma e Atene, fiumi e
città sacre.
La pipa resiste, fuma e profuma
l'aria e penso che l'aereo potrebbe
proprio aspettare. Gli squilli del telefono mi uniscono in un abbraccio
fraterno con Konstantinos Boviatsos.
Militante Nazionalista dal lontano
1990, oggi assistente parlamentare
dei deputati di Alba Dorata a Bruxelles.
Rimango colpito dalle sue parole.
La conversazione continua fluida e
mi confessa che “quello che ti colpirà di più, quando verrai in Grecia,
è che nel mio paese manca il sorriso.
E il mio popolo ha sempre sorriso.
Qui manca la speranza. I traditori
politici della Grecia, quei servi usurai di Bruxelles, ci hanno lasciato
solo la paura e la disperazione”.
La comunicazione si interrompe di
colpo. Brucio il tabacco della pipa
e penso a quello che ho appena
letto sulla stampa greca. Ha ragione
Konstantinos quando dice che i
giornali europei non dicono la verità. Non importa non conoscere il
greco, basta appena l'inglese.
Tsipras ha appena riempito il vecchio aeroporto “Hellinicon” di migranti. Ha così declassato il suo valore, dando la possibilità agli “squali” nazionali e stranieri di guada-
gnare milioni approfittando delle
proprietà dei greci. Syriza e ND
sono i responsabili della svendita
della ricchezza greca.
Tsipras e il suo partito, al netto delle
pagine e copertine patinate dei rotocalchi radical-chic, hanno ridotto
l'isola di Lesbo ad un ghetto, dove
gli immigrati clandestini profittano
della pazienza del popolo greco.
In alcuni centri, illegali, gli immigrati
distruggono tutto quello che è a
loro portata. Senza dimenticare che
il popolo greco, con i pochi soldi
rimasti, paga il mantenimento degli
immigrati clandestini: lo sfruttamento delle risorse greche deve
avere fine.
Sono parole di Konstantinos Boviatsos, che posso tranquillamente fare
mie. Finalmente la tecnologia cellulare ci ha riuniti. L'aereo, il mio,
può attendere.
“Il lavoro non esiste per i Greci.
Prima del memorandum, magari,
si riusciva a trovare qualche impiego. Dopo, però, da quando la Destra
e poi la Sinistra hanno cominciato
a firmare la vendita del mio paese,
tutto è finito”.
La gente si allunga sul marciapiede:
la preda è un taxi. Qualche aereo
si solleva sulle nostre teste e per
qualche attimo sono costretto a far
ripetere delle frasi a Konstantinos.
“Gli usurai di Bruxelles ci hanno
imposto una morte lenta, con misure
pesantissime: per esempio molti
commercianti medi hanno dovuto
incominciare a pagare tasse altissime. E come se non bastasse, hanno
dovuto far fronte all'aumento dell'assicurazione pubblica, sia per
loro che per i dipendenti. Risultato?
Licenziati tantissimi lavoratori, commessi e commesse con anni di lavoro alle spalle. E lo stesso discorso
vale per le piccole e medie imprese:
operai, portuali, impiegati. Tutti a
casa”.
Non ho neppure il tempo di farmi
venire in mente qualche nozione
di economia che Konstantinos continua a parlare del fatto che “la
grande industria, in
Grecia, ormai non
esiste più da anni.
Moltissime si sono
trasferite in Bulgaria,
dove le tasse sono
bassissime e la burocrazia è semplice.
L'estate scorsa, con
il terzo memorandum, il governo Tsipras ha imposto il famoso “capital control”. Insomma un
controllo sui conti
bancari dei cittadini.
Anche se il problema
più grave non era il
limite giornaliero dei
bancomat, piuttosto
il limite per le aziende che non potevano
trasferire denaro per
i loro ordini dai rifornitori esteri”.
Le famiglie greche
sono rimaste senza
stipendio e le difficoltà sono gravissime.
Spesso, quasi sempre,
non dispongono dei
soldi per pagare neppure la luce. Tanto che
l'azienda dell'energia
elettrica taglia la corrente dalle
case di quelli che non pagano. Sembra un nuovo medioevo, ed è a poche ore di volo.
Il settore delle costruzioni è crollato
e, a causa di una nuova tassa imposta
dal governo che si accompagna
agli usurai in doppiopetto, i costruttori devono pagare ogni mese questa extra tassa anche se appartamenti e negozi di nuova costruzione
sono invenduti, vuoti. Insomma si
raschiano euro da ogni fondo di
barile. Per non parlare delle tasse
inserite nelle bollette, elettriche
per esempio, con la speranza di
racimolare gli euro da chi ancora
riesce a pagare.
CAOS TOTALE SU TUTTI I FRONTI, AMBULANZE FERME E MEDICI CHE LAVORANO SENZA PAGA
Istruzione e sanità al collasso,
Atene grida la sua disperazione
Un Paese al crollo, amarezza e dolore: “La gente non sorride più”
“T
ante famiglie non hanno neppure i
mezzi per comprare i prodotti di prima
necessità. Però i soldi per dare alloggio
e mangiare agli immigrati clandestini si trovano
sempre. Ci sono casi in cui i bambini, che vanno
ancora a scuola, non abbiano soldi per comprare
da mangiare. E abbiamo molti casi di bambini
che svengono nelle scuole, perché sono deboli,
non mangiano abbastanza”.
Confesso a Konstantinos di aver letto sui giornali
ellenici un articolo preoccupante sull'istruzione.
“L'istruzione è al collasso” continua Boviatsos
“negli ultimi anni, nei paesi più piccoli hanno
chiuso delle scuole perché non si trovavano
maestri o professori. E altre avevano un numero
limitato di personale. I ragazzi sono stati costretti
ad andare a scuola nei paesi vicini ma a proprie
spese! Mancavano anche i bus: molti genitori
non hanno la possibilità di mandare i figli in altre
scuole, magari lontane. E negli asili pubblici il
problema è ancora più grave. Con l'arrivo di
migliaia di immigrati con figli, mancano i posti
per i bambini Greci. E di mandarli negli asili
privati non è possibile”.
Konstantinos sembra scomparire poi riprende
deciso “nelle Università greche è il caos totale.
Scioperi dei professori per questioni economiche.
Ma ci sono anche tantissime occupazioni della
sinistra extraparlamentare, che hanno il supporto
anche dei professori. Dalle università greche
iniziano sempre gli incidenti degli autonomi:
devastano Atene e poi, approfittando di una
vecchia legge, si rifugiano in università, così
che la polizia non può arrestarli”.
La pipa resiste e la tiro per l'ultima volta e fumo
quasi con rabbia e lascio che Konstantinos parli
dall'altro angolo d'Europa.
“La sanità è la vera tragedia Greca. Gli Ospedali
non hanno medicine, medici e personale. Le
ambulanze sono ferme per mancanza dei ricambi. Niente soldi. Ma tanti medici lavorano
perché vogliono aiutare il popolo. E lavorano
senza paga. Anche se mancano i farmaci per le
terapie contro il cancro. I soldi per comprare i
farmaci non ci sono e le assicurazioni non
possono fare niente perché lo Stato gli deve dei
soldi”.
No, essere Nazionalisti non è un reato. E i Nazionalisti greci sono i soli che possono risollevare il
popolo greco da questa infame dittatura dei burocrati usurai di Bruxelles. Nonostante le difficoltà,
vedi il blocco del finanziamento pubblico al
partito per i processi che sta subendo Alba
Dorata (79 sotto processo). E il processo, guarda
caso, procede lentamente. Mentre il popolo
greco non sorride più da anni.
Lascio Konstantinos Boviatsos con i suoi camerati
e allungo l'ultimo tiro della pipa. Ho perso l'aereo,
probabilmente, ma non per paura. A me piace
camminare. Mentre penso ai fratelli Greci. A.R.
8
Giovedì 16 giugno 2016
STORIA
LA STORIA ATTRAVERSO I DOCUMENTI
L’esperienza coloniale e le opere
del Regime in terra d’Africa
Le coltivazioni sulle dune, le scuole, gli ospedali, i palazzi, le strade, i pozzi… Ecco cosa fece l’Italia di Mussolini
di Emma Moriconi
L
e opere pubbliche il Fascismo fece nelle Colonie
sono moltissime e straordinarie. Nei giorni scorsi
abbiamo parlato delle
opere in Italia, facendo una rapidissima carrellata.
Anche questa volta prendiamo tra
le mani il volume di Martina Mussolini, Edoardo Fantini e Andrea Piazzesi, "Fascismo: Stato sociale o dittatura?", e andiamo a sfogliare ancora
l'appendice che contiene moltissime
foto di opere di vario genere. In Tripolitania, per esempio, vediamo come prima immagine - il Museo di
Sabratha, poi il nuovo Ospedale di
Tripoli, la scuola elementare e professionale femminile di Tagiura, la
scuola elementare di Kicla, l'acquedotto di Tripoli, modernissimo, le
Scuole Medie di Bengasi, intitolate
a Giosuè Carducci, il nuovo Palazzo
Governatoriale di Tripoli, l'ingresso
della Fiera di Tripoli, il Palazzo dell'Amministrazione degli Auqaf, le
case popolari, l'acquedotto Hamidié.
Una serie di immagini poi mostrano
i lavori per le nuove fognature, il
cantiere del porto di Bengasi, il
nuovo Stadio, sempre a Bengasi, e
ancora il centro della Nuova Asmara,
la sede della Banca d'Italia a Massaua,
la palazzine costruita dall'INCS e il
Brefotrofio femminile e maschile a
Mogadiscio.
Ancora a Tripoli il nuovo palazzo
delle Poste, l'ufficio postale di Apollonia, la scuola elementare "Trieste",
la scuola elementare per mussulmani
"Principe di Piemonte", quella per
La Ccasa per orfani nell’accampamento di Sidi Ahmed El Magrum
alunni israeliti di Giama Mahmud,
quella di Istruzione e di lavoro per
alunne musulmane, quella per le
alunne israelite "Margherita di Savoia", tutte a Tripoli.
Per essere un'epoca tacciata di "razzismo" non c'è male, non credete?
Vediamo, ancora, la palestra di ginnastica delle Scuole Medie, quella
d'Arti e Mestieri e alcuni dei suoi
reparti (avviamento motoristi, falegnameria), il Palazzo di Giustizia di
Misurata, l'Ospedale coloniale "Vittorio Emanuele II" di Tripoli e quello
Coloniale di Bengasi, poi quello di
Derna, il "De Martino" di Mogadiscio,
la casa per bambini orfani nell'accampamento di Sidi Ahmed El Magrum, l'ospedale e ambulatorio eretto
nei pressi degli accampamenti indigeni.
Una lista lunghissima: ecco gli orti
per indigeni di Soluch, con i pozzi
che si congiungono agli orti per
mezzo di canaletti realizzati in muratura, l'oliveto dell'Istituto Sperimentale di Sidi Mesri, con il suo vivaio forestale e l'irrigazione a pioggia. Ci sono, ancora, le immagini
dei lavori di costruzione della Diga
di Genale sullo Uebi Scebeli, un'altra
foto illustra i cumuli di sesamo e il
Ponte Vittorio Emanuele III della società agricola italo-somala, le case
per gli impiegati a Tripoli.
Particolarmente interessanti, poi,
sono le immagini delle zone dunose
di Sidi Ben Nur, attraversate dalla
rotabile Tripoli-Homs. "La figura spiegano gli autori in didascalia mostra come si divide l'area con la
costruzione delle siepette di 'Imperata Cilindrica' per ostacolare il movimento della sabbia e mostra pure
l'inizio della vegetazione delle piantine collocate nella scacchiera". Ancora una foto con in primo piano le
piante di "Robinia pseudo-acacia"
della piantagione eseguita nel 1924,
e in secondo piano la continuazione
dei lavori di consolidamento realizzati al fine di proteggere la rotabile
in parte insabbiata nel '24. Certo, le
condizioni climatiche non sono ottimali, in certe zone di quelle terre,
ma l'esperienza fascista dimostra
senza ombra di dubbio che si possono realizzare opere non indifferenti,
e anche in breve tempo. Straordinarie
le immagini che mostrano i risultati
dei lavori di rimboschimento delle
dune di Sciara Ben Asciur, impressionanti.
Insomma, di opere il Fascismo ne
fece tantissime. Tantissime furono
le leggi, tutte straordinariamente
sociali e popolari. Tantissimi gli ambiti in cui gli uomini di Mussolini intervennero. Ne abbiamo fornito qualche esempio, non si può restare indifferenti di fronte a tutto questo.
Ecco perché quando si pretende di
cancellare questi venti anni della
nostra storia si commette un errore,
un delitto. Il Novecento è stato segnato da due guerre di proporzioni
immani, è vero, ma non soltanto. In
mezzo ad esse c'è il Fascismo, con
tutto ciò che esso portò in Italia e
fuori, e non si può ricondurre questa
esperienza storica addossandola interamente al secondo conflitto mondiale, come purtroppo accade troppo spesso. E, lo ricordiamo ancora
una volta, il Paese usciva da una
guerra difficile, che era costata moltissimo. C'era stata la crisi mondiale,
nel '29. Eppure quelle costruzioni
sono ancora lì, a testimoniare un'epoca che non si può e non si deve
cancellare.
IL PROSSIMO 20 GIUGNO APRE UN’INTERESSANTE RASSEGNA, I GIARDINI TORNANO AD ESSERE APERTI AL PUBBLICO
“Benito” a Palazzo Venezia,
che strana coincidenza
Le nuove panchine recano il nome di “Lui”
Franceschini: “Il Fascismo è parte della storia”
C’
è scritto "Benito", sulle nuove panchine
del giardino di Palazzo Venezia. E sembra
uno scherzo del destino. Non è "Lui", chi
si allarma quando sente il suo nome può stare
tranquillo. Si chiama così la ditta (spagnola) che
ha vinto la gara di appalto, quindi il logo reca
proprio quel nome, niente di più "normale". I
giardini di Palazzo Venezia, rimasti adibiti a parcheggio per lunghi anni, ora sono tornati ad
essere aperti al pubblico, così si è dovuto provvedere ad arredarli. Ed ecco che spunta "quel
nome", non solo sulla targhetta verde in alto a
destra, ma anche ben impresso nella ghisa ai
lati di ogni panchina. Il prossimo 20 giugno
aprirà una rassegna, in quello spazio recuperato:
"Il giardino ritrovato", si chiama, e proporrà
musica, danza e teatro. Naturalmente sulla vicenda
delle panchine si è fatto un po' di vociare, inevitabile: ogni volta che c'è qualcosa di collegabile
a Mussolini, non si capisce bene il perché, scatta
una specie di molla e si verifica una corsa alle
dichiarazioni alla stampa. Ma insomma, sono
solo delle panchine. C'è scritto "Benito", d'accordo,
ma è un nome come un altro. O forse no... Evidentemente no. "Sembra che il Duce ci voglia
proprio dire: 'Io da qui non me ne vado'", scrive
AdnKronos, per la gioia di molti e il mal di
pancia di altri. La corsa alle dichiarazioni, i giornalisti che strepitano: succede così ogni volta
che si parla di Benito Mussolini, lo sappiamo
bene. La direttrice di Palazzo Venezia Sonia
Martone ha detto alla stampa: "E' una cosa che
ci ha fatto sorridere, ce ne siamo accorti dopo e
confesso di essere rimasta colpita. Un segnale,
uno scherzo del destino". Qualcuno le ha anche
chieso se c'è l'intenzione di rimuovere le targhe...
(ma che domanda è?). "No, sarebbe assurdo.
Anche al Foro Italico c'è un obelisco con la
scritta 'Dux', e nessuno ha mai pensato di
toglierla", ha risposto la direttrice, ovviamente.
Poi arriva il ministro Franceschini, che doveva
necessariamente prendere le distanze: secondo
lui, la struttura deve togliersi quello che "è stato
il peso storico e ideologico che impediva la va-
lorizzazione di Palazzo Venezia", come se nel
Ventennio non fosse stato valorizzato e come se
Palazzo Venezia, quando ci passi sotto, non ti
suggerisca spontaneamente un richiamo a quell'epoca e all'uomo che si affacciava sul suo balcone... Non tutti guardiamo le buche, quando
passiamo lì sotto, insomma. "Sono ormai passati
70 anni - ha detto il ministro quindi - e la storia
importante di Palazzo Venezia è cominciata
molto prima del Ventennio". Non ho capito cosa
c'entra con le curiose panchine, ma va bene
così. E ancora: "Ci sono anche dei fasci littori su
alcuni pavimenti dell'edificio che non c'è motivo
di eliminare, ma che anzi abbiamo riportato alla
luce togliendo la moquette che li copriva. Il Fascismo è una parte della storia, ormai lontana
per fortuna, del Palazzo e la si può guardare
con il necessario distacco". Il "per fortuna" è una
sua opinione personale. Quanto al fatto che il
Fascismo è una parte della storia, questo è
certo, e meno male che anche il ministro lo
dice. E meno male pure che si è deciso di
liberare dalla moquette i fasci littori sui pavimenti
dell'edificio, sono un altro pezzo di storia che
torna al suo posto.
[email protected]
9
Giovedì 16 giugno 2016
DALL’ITALIA
SCANDALO ASSENTEISMO ALL’ASL DI CASERTA NEL DISTRETTO DI MADDALONI
Timbrano il badge e fanno jogging o spesa
Si allontanavano dal posto di lavoro, senza segnalarne l’uscita, oppure strisciavano per i colleghi assenti
In nove finiscono ai domiciliari e altri sette sono sospesi dal servizio. Nei guai anche un consigliere comunale
di Barbara Fruch
imbravano il cartellino
ma poi, invece di lavorare, andavano a fare jogging o spese. Oppure
strisciavano il badge anche per i colleghi assenti. L’ennesimo scandalo che coinvolge i dipendenti pubblici arriva dall’Asl di
Caserta. Ieri all’alba nove dipendenti, in servizio nel Distretto 13 di
Maddaloni, sono stati arrestati a
dai carabinieri della compagnia locale e sono finiti ai domiciliari. Altri
sette sono stati sospesi dal servizio.
Fra gli indagati, cinque sono dirigenti. I reati ipotizzati sono, a vario
titolo, truffa e false attestazioni o
certificazioni in concorso. Inoltre
vi sono le aggravanti di aver commesso il fatto in danno di un ente
pubblico, di aver cagionato alla
parte offesa un danno patrimoniale
di rilevante entità e con violazione
di doveri inerenti a una funzione
pubblica o a un pubblico servizio.
Le ordinanza di custodia cautelare
nei confronti dei sedici soggetti indagati sono state emesse dal gip
del Tribunale di Santa Maria Capua
Vetere (Caserta) al termine di una
serie di indagini coordinate dalla
Procura della Repubblica dello stesso Tribunale e portate avanti grazie
a attività di videoripresa, pedinamenti e analisi dei tracciati dei cartellini magnetici di riconoscimento.
A inchiodare i dipendenti assenteisti
sono stati proprio alcuni video rea-
T
lizzati dai Carabinieri in cui si vedono gli impiegati che lasciano il
posto di lavoro subito dopo aver
registrato la loro presenza attraverso
il badge in dotazione: si allontanavano dagli uffici per dedicarsi allo
shopping, per fare jogging oppure
per accompagnare i figli a scuola.
In altre immagini invece si notano i
dipendenti usare i cartellini di col-
TORINO
Picchia la moglie
e rapisce il figlio
Rintracciato con il piccolo è stato
arrestato per minacce e maltrattamenti
a picchiato la
moglie ed è
scappato con il
figlio. È successo l’altra
notte a Nichelino, comune di circa 48mila
abitanti della città metropolitana di Torino.
A finire in manette è
stato un elettricista
34enne Luca Cavaliere.
Da tempo, secondo quanto ricostruito, l’uomo aggrediva la
consorte perché sospettava che
lo tradisse: botte, minacce e violenze che sono andate avanti
per anni. Per questo la donna si
era rifugiata in casa dei genitori
insieme al figlio di due anni.
E proprio in quella casa dove lei
credeva di aver trovato sicurezza,
nella notte intorno all’1.30, il
34enne ha fatto irruzione armato
di coltello.
Ha minacciato i suoceri ed ha
aggredito per l’ennesima volta
la moglie poi è fuggito con il
figlio di due anni a bordo di una
Fiat Ulisse.
Immediatamente è scattato l’allarme e le ricerche da parte dei
H
leghi assenti registrando così un
falso inizio del servizio.
Il danno all’amministrazione per ciascun dei dipendenti indagati è stato
stimato in una somma che varia tra
450 e 3400 euro. Tra le persone indagate nell’inchiesta anti assenteismo figurano due medici (dirigenti
dell'Unità operativa di Medicina Legale) che hanno rilasciato attestati
di morte senza essere neppure andati ad esaminare la salma.
Trai presunti “furbetti” figura anche
un consigliere comunale di maggioranza del comune di Valle di
Maddaloni (Caserta), Agostino Renzi, indagato. Renzi, collaboratore
amministrativo professionale dell'Unità Operativa di Medicina Legale
dell'Asl è accusato di avere agevolato un collega timbrando il suo
cartellino e facendolo risultare presente. Per lui il gip ha disposto gli
arresti domiciliari.
Sul caso è intervenuto il Codacons,
che annuncia di costituirsi parte
offesa nel procedimento: “Se saranno accertati gli illeciti ipotizzati
dalla Procura i furbetti del cartellino
dovranno risarcire i cittadini per i
danni loro arrecati. Si tratta di reati
che, se confermati, avrebbero ripercussioni dirette per gli utenti spiega il presidente dell’associazione Carlo Rienzi - Il danno per i
cittadini è duplice: da un lato il servizio reso dall’ente pubblico, in
questo caso la Asl, subisce un peggioramento a causa dell'assenza
ingiustificata dei dipendenti dagli
uffici, dall’altro vi è uno spreco di
soldi pubblici, in quanto i lavoratori
infedeli percepiscono stipendi senza lavorare”. L’associazione chiederà di avviare azioni di recupero
delle retribuzioni percepite negli
anni dai furbetti del cartellino di
Caserta, soldi che dovranno rientrare nelle disponibilità della collettività.
Bimba muore
durante il parto
ragedia in sala parto. Martedì
pomeriggio una neonata è morta,
appena venuta alla luce, nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Magati di Scandiano, in
provincia di Reggio Emilia. La madre,
invece, è ancora ricoverata.
A comunicarlo è stata la direzione
generale dell’Ausl secondo la quale
“purtroppo tutte le manovre di rianimazione neonatale messe immediatamente in atto dai sanitari sono risultate vane”. Scrive l’Ausl: “Si è trattato di un evento tragico che ha
profondamente colpito e addolorato
la famiglia e il personale dell’ospedale,
che partecipa con commozione al dolore dei familiari”. A quanto si apprende
la gravidanza della madre si era svolta
in modo normale. La paziente, residente fuori provincia, è attualmente
ricoverata al Santa Maria Nuova e le
sue condizioni non destano preoccupazione. Conclude l’Ausl: “Come da
prassi è stata attivata una valutazione
del percorso clinico-assistenziale e
dalle prime ricostruzioni risulta che
sono state messe in atto tutte le procedure previste in questi casi dalle
linee guida accreditate dalla comunità
scientifica. La Direzione e tutti i professionisti esprimono vicinanza alla
famiglia”.
T
GENOVA - LA SCELTA DEI GIUDICI
Adozione “post mortem”:
in Italia il primo caso
La bambina rimarrà con la vedova di Marco De Candussio,
il sottufficiale deceduto nel 2013 dopo il crollo della Torre piloti
orì nel crollo della torre piloti al porto di Genova, ma
ora diventa “papà” di una
bambina. I giudici genovesi hanno
concesso l’adozione “post mortem”: si tratta del primo caso in
Italia, episodio forse anche unico
al mondo.
Protagonista Marco De Candussio,
il sottufficiale della Marina militare
deceduto il 7 maggio 2013, quando
il mercantile Jolly Nero in manovra finì
contro il molo Giano facendo crollare
in mare la torre piloti, causando nove
morti.
Quattordici mesi dopo quell’incidente,
nel luglio del 2014, il tribunale dei minori ha deciso per l’adozione della
piccola da parte della moglie dell’uomo, Paola De Carli, che aveva chiesto
ai giudici di poter adottare la bambina
“in capo a lei e al marito deceduto, tenuto conto della volontà di quest'ultimo
dimostrata continuativamente in un lungo arco di anni”.
La coppia, originaria di Savignano sul
Rubicone (Forlì), che aveva già un figlio,
infatti dal 2007 aveva in affidamento la
M
carabinieri della Compagnia di
Moncalieri in collaborazione con
i colleghi del Nucleo investigativo
e di Pinerolo.
L’uomo è stato rintracciato a
San Germano Chisone, dove la
coppia ha una casa vacanze, alle
4 di notte grazie al segnale Gps
del telefonino. È stato arrestato
per maltrattamenti, minacce e
lesioni.
Il piccolo è stato preso in consegna dai militari ed ha dormito
adagiato sul divano della caserma
fino all’arrivo della mamma. La
donna, dopo l’episodio, ha raccontato ai carabinieri tutte le violenze che andavano avanti da
ben otto anni, anche se non
aveva mai denunciato.
B.F.
REGGIO EMILIA
piccola, che all’epoca aveva otto mesi.
Ma l’adozione, come detto, è arrivata
nel 2014 anche se è stata ufficializzata
solo martedì nella città della Lanterna,
proprio nel corso del processo per
l’incidente.
La storia dunque è emersa in tribunale,
durante una udienza per il processo
del crollo della Torre Piloti in cui sono
indagati il comandante della Jolly Nero
Roberto Paoloni, il pilota Antonio Anfossi, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, il
direttore di macchina Franco Giammoro, il comandante d'armamento della
compagnia Messina Giampaolo Olmetti, accusati di omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei tra-
sporti e crollo di costruzioni; e il
terzo ufficiale Cristina Vaccaro che
deve rispondere di falso per aver
controfirmato alcuni documenti in
cui si sosteneva che tutti gli apparati erano in regola, mentre da
una perizia non è risultato così.
Imputata anche la Compagnia
Messina per responsabilità amministrativa.
Un caso unico, come spiegato
dall’avvocato Andrea Divano, che assiste
la famiglia. I giudici dei minori si sono
basati “sull’articolo 25 della legge
184/83 che al comma IV prevede in
caso di morte o di sopravvenuta incapacità di uno dei coniugi affidatari l’adozione può essere ugualmente disposta a istanza dell’altro coniuge nei
confronti di entrambi”. “E la norma dicono i giudici - deve essere interpretata sulla base del principio ispiratore di quella legge e cioè l'interesse
del minore all’adozione. In questo caso
tale interesse sussiste senza alcun dubbio. La bimba è perfettamente inserita
nel nucleo familiare di cui si sente
parte a tutti gli effetti”.
B.F.
10
Giovedì 16 giugno 2016
DALL’ITALIA
PESCARA
TRAGEDIA NEL NAPOLETANO
Spara alla moglie,
poi si lancia dalla finestra
L’uomo, noto ortopedico, dopo aver colpito la donna alla testa e al petto
si è suicidato. Il sindaco: “Niente lasciava immaginare una cosa del genere”
a ucciso sua moglie con un colpo
d’arma da fuoco.
Poi si è lanciato
dal balcone di
casa al terzo piano e si è
tolto la vita. La tragedia familiare è avvenuta a Palma
Campania, in provincia di
Napoli. Il fatto è accaduto in
via Croce, nell’abitazione dei
coniugi, Aniello Lamberti,
noto ortopedico 59enne, e
Angelina Fusco, 56enne insegnante di scuola media.
Il tutto sarebbe accaduto
dopo una lite, discussioni che secondo
quanto si è appreso erano frequenti negli
ultimi tempi tra i due. Secondo una prima
ricostruzione fatta dai carabinieri, l’uomo
prima ha ammazzato la consorte con un
colpo di pistola semiauomatica calibro
9 non legalmente detenuta alla testa e
uno al petto. Poi è precipitato da una finestra al terzo piano dello stabile. Entrambi sarebbero morti sul colpo.
A dare l’allarme, intorno alle 11 di ieri
mattina, è stato il fratello del medico che
H
abita in un appartamento attiguo a quello
in cui si è verificato l'omicidio-suicidio.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri
della compagnia di Nola, oltre al medico
legale e il pm di turno.
In casa è stata ritrovata la pistola sulla
quale sono in corso accertamenti.
I corpi dei due coniugi, che avevano
due figli maggiorenni (entrambi che vivono fuori Napoli), sono stati trasportati
al II policlinico di Napoli per l’esame
autoptico disposto dal pm.
Il sindaco di Palma Campania,
Vincenzo Carbone, che conosceva bene la coppia, parla
di “tragedia inspiegabile. Sono
stupefatto, niente lasciava immaginare una cosa del genere”. “Un momento di follia –
aggiunge il primo cittadino –
L'ho visto a terra, con la testa
all'indietro. Deve essersi lanciato di spalle. Era un medico
e sapeva come poter morire
con certezza”. Lamberti esercitava nell'ospedale di Nola e
nel suo studio privato a Palma
Campania. Gli inquirenti intanto ascoltano parenti, vicini e amici
della coppia per chiarire le circostanze
dell'accaduto. Di certo quella avvenuta
nel Napoletano è l’ennesima tragedia.
L’ultimo caso di cronaca in cui una donna
viene uccisa dalla furia omicida d un
uomo che dicevano di amarla.
La scorsa settimana una ragazza a Pordenone è stata ammazzata con quattro
colpi di pistola dal suo ex fidanzato che
poi si è tolto la vita con la stessa arma.
Barbara Fruch
IN CALABRIA
Tentano furto:
in manette romeni
Sorpresi dagli agenti mentre cercavano
di intrufolarsi in casa di due anziani
anno tentato di rubare in un’abitazione. Ma sono
stati notati dalle forze
dell’ordine. Due romeni,
Iosua Miscoi e Felicia
Rosu, romeni, di 20 e 26
anni (nella foto), già pregiudicati per analoghi episodi,
sono stati arrestati. Il fatto si è
verificato poco dopo le 16 di
martedì pomeriggio in via Bruno
Buozzi, nei pressi del mercato
ittico, a Pescara. I poliziotti della
Squadra Mobile della Questura
(nel corso di un servizio di prevenzione e repressione dei reati
contro il patrimonio) hanno infatti notato il 20enne che stava
cercando di introdursi in un appartamento al piano terra, armeggiando con uno scalpello
su una finestra dell’abitazione.
A poca distanza dal giovane, la
26enne, che presumibilmente
stava agendo da “palo” e che,
accortasi di essere stata notata,
ha fatto scendere il complice.
Scoperti dagli agenti, i due hanno infatti tentato di fuggire, ma
sono stati subito bloccati dopo
H
un breve inseguimento. I due
sono stati trovati in possesso
di un vero e proprio armamentario da scassinatori che hanno
tentato di occultare, senza successo: oltre allo scalpello (che
il ragazzo tentava di nascondere
all’interno di una busta di carta),
avevano infatti una sega a serramanico e un martelletto frangi
vetro, di cui la ragazza tentava
invano di disfarsi. La Polizia ha
successivamente accertato che
nell’appartamento che i due arrestati volevano svaligiare, vivono
due anziani coniugi pescaresi,
presenti in casa proprio durante
il tentato furto. Già pregiudicati
per episodi analoghi nello stesso
quartiere, sono stati arrestati
per tentato furto e denunciati
per possesso ingiustificato di
arnesi atti allo scasso.
ASTI
Giustizia lumaca: mafiosi
ritornano in libertà
Delitto tabaccaia: chiesto
ergastolo per Folletto
Sentenze e motivazioni arrivano in ritardo, ma nel frattempo
decorrono i tempi. Diversi i casi, ma le istituzioni tacciono
Maria Luisa Fassi fu assassinata durante una rapina
Il pm: ‘Ha colpito anche quando la donna non si muoveva più’
e sentenze o le motivazioni
delle stesse non vengono
depositate o arrivano in ritardo. Risultato? I mafiosi escono di cella. È l’effetto della giustizia in Italia che, a causa dei
tempi troppo lunghi, finisce per
liberare potenziali criminali.
Succede in particolare in Calabria, come riportato in un articolo del ‘La Stampa’, che ripercorre in particolare il caso noto
come “Cosa mia”, dove alcuni
‘ndranghetisti condannati in primo grado, sono stati “graziati”
in appello da un giudice che,
undici mesi dopo la sentenza,
non ha ancora depositato le
motivazioni.
Un processo che si sviluppa
nel 2010 da un'indagine della
Procura di Reggio Calabria sulle
famiglie della piana di Gioia
Tauro, che negli anni OttantaNovanta danno vita a una sanguinosa guerra di mafia, con
52 omicidi. Un'inchiesta fa luce
sulle cosche che controllano i
lavori della Salerno-Reggio, con
una tangente del 3% alle imprese, mascherate dalla voce
“tassa ambientale” o “costo sicurezza”.
Dopo il processo, nel 2013 arrivano 42 condanne per 300
anni di carcere, confermate poi
in appello, a luglio 2015.
A questo punto si passa in Cas-
rgastolo. È la
richiesta fatta
dal pm Luciano
Tarditi ieri nel tribunale di Asti nei confronti di Pasqualino
Folletto, l’ex magazziniere di 47 anni reo
confesso dell’omicidio della tabaccaia
astigiana Maria Luisa
Fassi, assassinata il
4 luglio dello scorso
anno. Movente: una
rapina, finita però in
un bagno di sangue.
Per lui quindi è stato
chiesto il massimo
della pena nonostante il processo si svolgesse con la formula del rito abbreviato che
prevede uno sconto di un terzo della pena. “La
richiesta dell’ergastolo – ha spiegato Tarditi –
prevede anche due anni di isolamento diurno.
Con lo sconto di pena dell’abbreviato si toglie l’isolamento”. I reati a carico di Folletto sono rapina
premeditata con armi e omicidio aggravato della
crudeltà. “Folletto ha colpito crudelmente con 45
coltellate – ha aggiunto Tarditi – anche quando la
donna era a terra e non si muoveva più”. In aula
Folletto, vestito con jeans, camicia e giubbotto
scuro, è sempre stato a testa bassa. La difesa
invece chiederà il minimo della pena. “Chiediamo
il minimo della pena – hanno spiegato i legali
Silvia Merlino e Stefano Romagnolo – le generiche,
l'esclusione dell'aggravante per omicidio e la
continuazione tra i due reati contestati”. Gli
avvocati, citando una “sentenza del 2005 del tri-
L
E
sazione, che però in sei anni
(periodo dopo il quale scadono
i termini della custodia cautelare)
non riceve le carte, ferme in
Corte d'Assise a Reggio perché
il giudice Stefania Di Rienzo,
dopo undici mesi, non ha depositato le motivazioni.
Così i boss, tre imputati con
doppia condanna per associazione mafiosa, arrestati nel giugno 2010, tornano in libertà.
Quello di “Cosa Mia” però non
è un caso isolato. A Catanzaro
in questi giorni c’è l’appello del
processo Revenge, dove alla
sbarra ci sono sette imputati di
mafia, che si apre con cinque
anni di ritardo. Doveva partire
infatti nel 2011 ma gli anni sono
serviti per costituire un collegio
di giudici.
C’è poi il caso dei caporali a
Rosarno, dove a sei anni dall’inizio non è ancora arrivato neanche a una sentenza di primo
grado. Il tutto mentre autorità
e istituzioni tacciono. E nella
regione in cui si registrano il
maggior numero di Comuni
commissariati per infiltrazioni
mafiose, la giustizia pare incapace processare, nei tempi previsti, gli indagati.
bunale di Venezia che riconobbe la parziale incapacità d'intendere e volere a un giocatore d'azzardo
patologico” ha spiegato Merlino, hanno chiesto
anche “una nuova valutazione sull'influenza del
gioco d'azzardo patologico sull'imputabilità”. L’uomo si ricorda è in cella dalla scorsa estate con le
pesanti accuse di rapina aggravata dalla premeditazione e dall’uso di armi (un coltello) e omicidio
aggravato dalla crudeltà. L’udienza è stata aggiornata a lunedì 27 giugno con le repliche delle
parti e la sentenza che quindi potrebbe arrivare a
meno di un anno dal delitto. Intanto, si attende la
pronuncia della Corte di Cassazione sul ricorso,
presentato da pm e parte civile, nel quale erano
state denunciate irregolarità nella richiesta del
rito alternativo. Se la Corte dovesse pronunciarsi
accogliendo il ricorso, il processo dovrebbe
ripartire in Corte d'Assise.
11
Giovedì 16 giugno 2016
CULTURA
OGGI POMERIGGIO APPUNTAMENTO CON IL DIRETTORE GENERALE DELLA SOPRINTENDENZA POMPEI
Egitto e Pompei, una conferenza al Museo di Torino
È la seconda tappa dell'importante progetto, a cura del professor Massimo Osanna
di Emma Moriconi
econda tappa del progetto
"Egitto e Pompei", oggi alle
18 presso il Museo Egizio
di Torino. Occasione per la
conferenza odierna è la mostra "Il Nilo a Pompei", frutto della
collaborazione tra il Museo Egizio,
la Soprintendenza Pompei e il Museo
Archeologico Nazionale di Napoli
(MANN). La conferenza, a cura di
Massimo Osanna, è stata pensata
per approfondire l’influenza della
cultura egizia a Pompei in epoca
romana. Partiamo dell'VIII secolo
a.C., quando Pompei non era ancora
una città: è in questo periodo che
già si possono evidenziare testimonianze e cimeli dell’antica civiltà
egizia che raggiunsero via mare le
coste campane. Quattrocento anni
dopo, grazie alle conquiste di Alessandro Magno e poi di Roma, le influenze egizie torneranno in Italia,
trasformate proprio da questi importanti eventi storici. La dea Iside
diventa il punto di riferimento di
molti romani e di molti pompeiani
nei secoli di passaggio tra la Repubblica e l’Impero. Un ambito di
sicuro interesse per tutti gli appassionati dei questa civiltà straordinaria:
S
la conferenza si terrà oggi alle 18
presso la Sala Conferenze del Museo. Sarà il Professor Osanna a presentare questa seconda tappa del
progetto “Egitto Pompei”, collegata
come dicevamo alla mostra, che è
stata inaugurata lo scorso 20 aprile
nella Palestra Grande e curata da
Massimo Osanna e Marco Fabbri
con la collaborazione di Simon Connor. In essa sono esposte statue
monumentali del Nuovo Regno (XVI-
XI sec. a.C.), che fu il periodo di
massimo splendore della civiltà egizia. C'è la statua seduta del faraone
Thutmosi I, del XV sec. a.C., ritrovata
nel tempio del dio Amon, a Karnak,
e le sette colossali statue raffiguranti
Sekhmet, divinità egizia dalla testa
leonina misteriosa e inquietante,
nonché potenza devastatrice e dispensatrice di abbondanza, del XIV
sec. a.C.. Il professor Osanna ripercorrerà le vicende storiche di questa
epoca con l'ausilio di alcune immagini che raffigurano le sale della
mostra, illustrerà i cosiddetti Aegyptiaca, manufatti e cimeli dell’antico
Egitto usati in Campania, a partire
dall’VIII sec. a.C., come amuleti. Interessante anche la presentazione
dell’itinerario egiziano negli scavi
pompeiani: "dal tempio di Iside tra gli edifici pompeiani meglio conservati cui è stata dedicata una app
- , alle numerose domus (Casa di
Octavius Quartio, Casa del Frutteto,
Casa dell’Efebo, Casa del Criptoportico, Casa del Menandro, Casa
dei Pigmei, Casa degli Amorini Dorati e Villa dei Misteri) decorate con
motivi egittizzanti, come la casa dei
Pigmei, che si apre per la prima
volta al pubblico dopo i restauri del
Grande Progetto Pompei (GPP)",
dice il comunicato dedicato all'evento, che specifica come la conferenza sia "un’occasione davvero unica per poter conoscere ancora meglio il rapporto che legava l’Egitto
con il mondo greco-romano".
DAL 23 AL 26 GIUGNO A VERBANIA, SUL LAGO MAGGIORE, CON GRANDI NOMI ITALIANI E INTERNAZIONALI
LetterAltura, ecco la X edizione
Quattro i temi: i Muri, la Montagna, il Paesaggio, la Diversità, tantissimi gli ospiti in ogni settore
rriva la decima edizione di LetterAltura, a
Verbania: appuntamento dal 23 al 26 giugno
con grandi nomi italiani e internazionali della
letteratura, dell'architettura e della musica, che si
incontreranno sul Lago Maggiore. Quattro i temi
della Rassegna: i Muri, la Montagna, il Paesaggio
e la Diversità. Si comincia giovedì 23 giugno, la
Rassegna quest'anno accoglie sessantatre ospiti
italiani e internazionali: fino al 26 giugno saranno
loro i protagonisti di oltre quaranta eventi e tre
mostre sui quattro temi scelti dagli organizzatori
del Festival in occasione del decimo compleanno
della rassegna: "i Muri, nella loro accezione di
pareti di montagna, simbolo della sfida dell'uomo,
ma anche muri politici che uniscono o dividono; la
A
Montagna, lo scenario principale del festival,
simbolo di bellezza e del superamento dei confini;
il Paesaggio, che quest'anno pone l'accento sui
giardini quali luoghi di bellezza e crescita dell'uomo;
la Diversità, come concetto positivo da valorizzare,
rispettare e accogliere". Concerti, proiezioni cinematografiche, mostre fotografiche, spazi per bambini,
incontri con gli ospiti che parleranno di varie tematiche, anche molto attuali: l'Islam, le frontiere, i
diritti umani e civili, il concetto d'Europa, la
questione Idomeni. Ecco il programma. Il 23 giugno
si inaugura con il concerto del Quartetto K, nei
giardini di Villa Giulia, a Verbania Pallanza. Sempre
giovedì ci sarà il cine-incontro con il registra Fredo
Valla, dedicato all'impresa dell'aviatore francese
Géo Chavez, che a ventitré anni, nel 1910, sorvolò
le Alpi a bordo del suo monoplano Blériot XI. Appuntamento all'Auditorium dell'Hotel Il Chiostro. Il
giorno successivo, venerdì 24 giugno, l'astrofisico
Amedeo Balbi e Alessandro Bonino, creatore del
blog d'attualità Spinoza, terranno un dialogo sul
tema "Siamo soli nell'Universo?"; ancora, gli architetti
dello studio romano Labics, Maria Claudia Clemente
e Francesco Isidori, incontreranno il giornalista
GiorgioTartaro, durante la presentazione della
mostra Sulla Soglia dedicata all'ambiente; Alessandro
Robecchi, autore di "Di rabbia e di vento" (Sellerio),
dialoga con Angelo Miotto, direttore di Q Code
Magazine, sulla Milano metropolitana e quella dei
quartieri multietnici; il filosofo francese Bruno
Nassim Aboudrar spiegherà perché il velo islamico
ferisce lo sguardo degli europei, in dialogo con l’editorialista de Il Corriere della Sera ed esperta in
materie mediorientali Farian Sabahi; il fotoreporter
Vincenzo Cottinelli presenterà i suoi scatti sulla
Parigi post 13 novembre 2015; Paolo Ghezzi e
Emanuela Artini, autori di "Filololò che rema nell'aria"
(Erickson), saranno impegnati in un reading del
titolo Il diverso nel quotidiano. Con la musica e la
poesia si superano gli ostacoli; chiuderanno la seconda giornata il concerto di Magnasco Quartet a
Villa Giulia e il cine-incontro tra il regista Julian
Roman Polsler e la filosofa Francesca Rigotti.
25 giugno, incontro con il professor Michael Jakob
che presenterà la mostra Immaginare il giardino; il
poeta siriano Adonis, con Marco Casa di Radio
Marconi, propongono un approfondimento sugli
influssi letterari, religiosi e mitologici della tradizione
del mondo arabo; Francois Cazzanelli e Marco
Farina, raccontano la salita alla parete Nord del
Chamlang, Enrico Martinet; L'Isis Spiegato ai nostri
figli, di Alberto Pellai per Edizioni Erickson, sarà
anche il tema del dialogo dell'autore con Riccardo
Mazzeo; Stefano Amato, autore di Bastaddi (Marcos
y Marcos), sarà intervistato sul tema della mafia in
Sicilia dagli studenti; il giornalista di Radio Radicale
Roberto Spagnoli introdurrà il documentario, vincitore
del Festival dei Diritti Umani, Nemico dell’Islam?; Il
giardino islamico, saggio scritto dagli architetti
Brunella Lorenzi e Nausikaa Mandana Rahmati,
ispirerà il dialogo delle due autrici sulla rawda,
considerata dagli Arabi il simbolo del paradiso;
Lello Gurrado, autore di Fulmine (Marcos y Marcos)
parlerà del rapporto fra adolescenza e razzismo; il
muro d'indifferenza sul clima sarà al centro del
dialogo fra il climatologo Luca Mercalli e il filosofo
Fabio Minazzi; Alberto Paleari, Erminio Ferrari e
Marco Volken, autori deI 3900 delle Alpi (MonteRosa
Edizioni) racconteranno la loro esperienza sulle 49
cime scalate e fotografate nel corso della loro
carriera; l'autrice di Io cammino con i nomadi (Corbaccio), Elena Dak, porterà al pubblico la propria
testimonianza sulla transumanza in Burkina Faso e
Chad; nel corso del cine-incontro con i registi
Gregor Božič e Perla Sardella e con l’attrice Dora
Ciccone verranno proiettati i due cortometraggi
Comfort Zone e Shoes from Trieste; chiuderà la
giornata Il migliore dei mondi possibili.
Il 26 giugno l'autore de L'infinito tra parentesi
(Rizzoli), Marco Malvaldi approfondirà, insieme a
Bruno Gambarotta, il rapporto tra scienza e letteratura; Il Monte Rosa: muro o ponte? sarà il tema
del dialogo fra Arturo Squinobal e Teresio Valsesia;
ancora ci saranno Fabio Canino, autore di Rainbow
Republic (Mondadori), Laura Piazzi, speaker di
Miracolo Italiano di Rai RadioDue; Fabio Caon,
autore di La comunicazione interculturale (Marsilio),
Annalisa Brichese, docente di LABCOM, il fotografo
Walter Zerla; Francesco Gungui, autore di Con te
ho imparato a volare (Fabbri); lo scrittore Giuseppe
Lupo, autore de L'albero di stanze (Marsilio); Fra
Rose e muri sarà il tema dell'incontro che Ilaria
Gallinaro e Giacomo Jori, docenti dell'Università
della Svizzera italiana, dedicheranno alla presenza
della rosa nelle opere letterarie italiane; gli scrittori
Stefano Piedimonte (L'innamoratore, Rizzoli) e
Giampaolo Simi (Cosa resta di noi, Sellerio). E.M.
12
Giovedì 16 giugno 2016
SOCIETA’
GRANDE FESTA A TORINO PER FESTEGGIARE LA STORICA VETTURA
La Fiat 500 Topolino compie 80 anni
Un’idea di Mussolini, che nel 1930 commissionò l’auto per motorizzare a basso costo la popolazione
di Chantal Capasso
L
a Fiat 500 "Topolino"
compie 80 anni. I festeggiamenti, organizzati dal
comitato "Ling80”, dureranno ben quattro giorni,
dal 16 al 19 giugno, attraverso i
luoghi più simbolici di Torino.
Le celebrazioni inizieranno oggi al
Lingotto, storica fabbrica Fiat dove
proprio la Topolino vide i suoi natali
nel 1936. Più di 200 esemplari della
storica vettura saliranno lungo la
famosa rampa ellittica e sosteranno
sull'originale circuito di collaudo
posto sul tetto. Le Topolino sfileranno poi dal Lingotto al Castello
di Pralormo, toccando poi nei giorni
successivi i punti chiave della città
come la Palazzina di Caccia di Stupinigi, il Castello di Racconigi, Moncalieri, piazza Vittorio Veneto, lo
Juventus Stadium, il Mirafiori Motor
Village e il Museo dell'Automobile.
Presso quest'ultimo si terrà alle
18.30 di giovedì un incontro dal titolo "Back to the future", a cura di
Roberto Giolito (Head of Heritage
FCA Italy).
Ma, com'è nata la "Topolino"? Forse
non tutti sanno che l'idea iniziale
fu di Mussolini, che nel 1930 commissionò all'allora senatore del
Regno d'Italia Giovanni Agnelli
un'auto per motorizzare la popolazione che avesse un costo non
superiore alle 5.000 lire.
Stessa cosa accadeva in Germania,
dove Hitler avanzò l’identica richiesta a Ferdinand Porsche, progetto antesignano di quella che
poi sarebbe diventata il famoso
"Maggiolino".
Le questioni davanti alle quali la
fabbrica della Fiat dovette sostenere furono sostanzialmente due:
DIECI GIORNI AGLI ESAMI, GLI STUDENTI PREVEDONO PIRANDELLO
chi pensava che fosse conveniente
realizzare un'auto secondo gli standard propri dell'azienda e risparmiando su dotazioni e materiali, e
chi invece riteneva che fosse ne-
cessario affidare l'arduo compito
a Oreste Lardone, un allievo dell'ingegnere Giulio Cesare Cappa
che aveva già lavorato ad un prototipo simile, di una piccola vettura
economica.
Il giorno della sua nascita non fu
molto fortunato. Durante il collaudo
della prima uscita della nuova auto
del progetto di Lardone, ci fu un
incendio proveniente dal motore
costrinse gli occupanti a buttarsi
fuori dalla vettura. Di conseguenza,
Lardone fu immediatamente licenziato. Dopo di che, il progetto passò
nelle mani di Dante Giacosa e
dalla sua mente nacque la "Topolino", una versione più piccola
della Balilla che portò comunque
delle innovazioni come il radiatore
posto sopra il motore per sfruttare
la circolazione "a termosifone", il
telaio formato da due travi a V
dall'anteriore al posteriore, l'alimentazione della benzina a gravità.
Tutti particolari che consentirono
di risparmiare peso e costi.
L'auto venne, poi, presentata a
Mussolini e alla stampa il 10 giugno
1936, per poi essere messa in vendita il 15 giugno. Il nome ufficiale
fu "Fiat 500" ma rimase sempre
nell'immaginario collettivo come
la "Topolino", primo nome ipotizzato nel progetto sulla scia del
successo ottenuto dal noto personaggio creato da Walt Disney.
I GIOCHI NON SARANNO RINVIATI
Maturità 2016: parte il tototema Zika, Olimpiadi: rischio minimo
Circolano varie voci sulla prima prova. Probabili tracce:
terrorismo, Costituzione e “Neet”
entre mancano circa dieci
giorni alla prova di italiano
della maturità 2016, parte
il tototema.
Per i maturandi vince Pirandello,
l’autore di prosa è il più amato
dagli studenti.
Questo è quanto emerso dalle
videointerviste realizzate da Studenti.it presso una scuola superiore di Roma. Anche se è difficile
che il desiderio dei maturandi
venga esaudito. L’anno scorso è
già uscito come testo di prosa “Il
sentiero dei nidi di ragno” di Italo
Calvino).
Pascoli e Ungaretti sono, invece,
gli autori preferiti nel caso uscisse
un tema sulla poesia.
In un’indagine online del portale,
Pascoli è stato scelto dal 28%
degli studenti, Ungaretti dal 20%,
seguiti da Montale (11%), Carducci (9%), Saba e Quasimodo
a pari merito (8%) mentre un restante 17% ha scelto “altro”.
Per tutti coloro che puntano al
saggio breve oppure al tema di
attualità, sono diversi gli argomenti che potrebbero essere selezionati.
Un primo eventuale argomento
potrebbe riguardare giovani e lavoro, soffermandosi sulle
difficoltà che i giovani dovranno
affrontare al termine degli studi.
Ci si potrebbe concentrare anche
M
Secondo l’Oms ci sono probabilità molto basse per la
diffusione del virus. Sconsigliato per le donne incinte
essun rinvio, nessuna cancellazione. I Giochi Olimpici
e Paralimpici di Rio 2016
si faranno. A ribadirlo è Embratur
- Ufficio Brasiliano del Turismo.
“L’Istituto – si legge in una nota –
tiene in considerazione le raccomandazioni dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità, che in un
discorso ufficiale del 28 maggio,
ha dichiarato che un eventuale
cambiamento della data dei Giochi
a causa di Zika non modificherebbe
la diffusione del virus, che è già in
circolazione in 60 Paesi. Non vi è
quindi alcuna motivazione legata
alla salute pubblica per ritardare
l’evento”. Infatti per l’Oms c’è un
rischio molto basso che le Olimpiadi in Brasile provochino la diffusione globale del virus zika.
L’Oms ha ribadito di essere contraria all’imposizione di restrizioni
sugli spostamenti nelle aree colpite
dal virus. Unico accorgimento è
per le donne incinte alle quali gli
esperti sanitari sconsigliano di
non recarsi ai Giochi , considerando
i probabili effetti della Zika, quali
malformazioni neonatali e una rara
malattia neurologica.
Il Brasile, per le Olimpiadi e le Paralimpiadi, attende almeno 300mila
visitatori stranieri. Il mese scorso
150 medici, scienziati ed esperti
di bioetica hanno firmato una
lettera aperta sollecitando l’Oms
N
sul fenomeno "Neet", ossia quei
giovani di età compresa tra i 15
e i 29 anni che non studiano e
non cercano un lavoro. Altra tematica potrebbe essere quella
inerente giovani e tecnologia, che
potrebbe vertere sul rapporto che
i ragazzi hanno con i social network e gli smartphone, concentrandosi sul dibattito tra superficialità e profondità delle amicizie
virtuali.
Altra possibile traccia potrebbe
essere sul terrorismo che rappresenta uno dei punti caldi di
questo periodo. Ad esempio, ai
maturandi potrebbe essere chiesto
un approfondimento su tutte le
tensioni che si stanno vivendo
negli ultimi periodi, soffermandosi
sulle stragi di Parigi e di Bruxelles,
illustrando anche i provvedimenti
adottati dai vari paesi del mondo
contro il terrorismo e l'Isis. Ed
ancora, altro tema “papabile” potrebbe essere quello sui 70 anni
della Costituzione Italiana. Si potrà
parlare della storia della Costituzione, di come è nata e dei principi
Ch.C.
su cui essa si fonda.
a prendere in esame la possibilità
di spostare o rinviare i Giochi a
causa della diffusione di Zika. Le
misure di prevenzione che vengono
suggerite hanno lo scopo di ridurre
la presenza di zanzare che trasmettono la malattia. I consigli
pratici sono: utilizzare i repellenti,
tenere porte e finestre chiuse o
schermate, indossare pantaloni e
camicia a maniche lunghe.
Prima della Coppa del Mondo Fifa
2014, i ricercatori dell'Università
di San Paolo hanno concluso che
almeno tre turisti stranieri su
700mila visitatori internazionali
avrebbero contratto la febbre dengue (trasmessa dallo stesso vettore
Zika). In uno studio simile, gli
stessi ricercatori hanno concluso
che le possibilità per uno straniero
di contrarre Zika alle Olimpiadi
sono molto remote. “Inoltre – sottolinea Embratur – i giorni in cui
si svolge l'evento (tra agosto e
settembre), l'inverno brasiliano,
sono storicamente il periodo dell'anno di minore incidenza di malattie trasmesse dalle zanzare”.
Elvira Mami