Pozzo - Parrocchia di Turate

Download Report

Transcript Pozzo - Parrocchia di Turate

Informatore Parrocchiale, giugno 2016
EDITORIALE
“Ritorno a casa”
di don Maurilio Frigerio
Mistero Pasquale è il fulcro dell'annuncio
cristiano che da duemila anni risuona sulla faccia
della terra ad opera di innumerevoli
evangelizzatori che hanno percorso le orme
tracciate dagli apostoli di Gesù. Questa è la
strada da percorrere e da non perdere mai di
vista. Questa è l'opera che ci attende e che
mobiliterà tutte le nostri migliori energie umane
e di fede.
La tradizione ambrosiana ha individuato da
secoli l'oratorio come strumento privilegiato
per una pastorale giovanile che sempre si
rinnova e, al passo coi tempi, accoglie ragazzi,
adolescenti e giovani per un cammino comune.
Potremmo dire che, ora, il sogno sta diventando
realtà. Le iniziative concrete ne sono una pratica
conseguenza che illustra, in mille modalità, la
passione educativa che deve animare tutti noi.
Facciamoci carico positivamente di questo
cammino e contribuiamo tutti a questa opera
gioiosa, impegnativa e da vivere all'insegna della
corresponsabilità. I battezzati sono invitati a
farsi educatori che accompagnano i cammini di
fede che sono diversificati per età, situazione di
vita e condizioni delle persone che ci sono
affidate. Nessuno abbia timore di fare la propria
parte e si renda disponibile esaminando
anzitutto se stesso nel compiere un cammino di
fede adulta e responsabile. Non dobbiamo avere
fretta di decidere le modalità con cui usufruire
pienamente del nuovo ambiente. Strada facendo
impareremo quali modalità usare e come
valorizzare bene ciò che il nuovo oratorio ci
offre. Si tratta di un dono da custodire con la
corretta educazione ricevuta in famiglia e con la
serena coscienza che si tratta di un ambiente
realizzato con il contributo e il sacrificio di una
comunità. Coloro che ne usufruiranno di
dovranno impegnare, da subito, a valorizzare un
bene comune a servizio della comunità. I criteri
dell'agire comunitario vengono illustrati dalla
Parola di Dio. Nessun carisma si giustifica in una
comunità se non per l'utilità comune: ossia
bisogna imparare a cantare “in coro”. Ogni dono
deve diventare servizio umile e rifuggire sempre
Era il 22 maggio 2014 quando prese avvio il
cantiere del nuovo oratorio in via Tinelli.
Nessuno poteva prevedere con certezza come
sarebbero andati i lavori. Le incognite che
pesano su un cantiere sono parecchie:
dall'affidabilità dell'Impresa edile nel rispettare i
tempi, fino alla variabile, imprevedibile legata
allo stesso tempo atmosferico.
Una domanda ricorrente suona in questo
modo: “Quando si concluderanno i lavori del
nuovo oratorio?”
Ora possiamo ragionevolmente affermare che i
lavori volgono verso la conclusione. Possiamo
pensare a una data in cui poter finalmente
usufruire del cortile e degli ambienti del nuovo
edificio appena ultimato. I ragazzi, gli
adolescenti e i giovani saranno protagonisti nel
far rivivere l'ambiente oratoriano.
Domandiamoci: “perché aprire nel 2016 un
nuovo ambiente oratoriano nella comunità di
Turate?”; e ancora: “perché invitare tante
persone a educare in sana umanità e nella fede
cristiana le nuove generazioni?” La risposta è
semplice nella formulazione: perché alla nostra
comunità sta a cuore il Vangelo di Gesù!
E ancora: perché la chiesa domestica che vive
in mezzo alle nostre case vuole donare un
ambiente adeguato per la trasmissione della
fede, unico prezioso tesoro che noi tutti abbiamo
ricevuto e intendiamo custodire. Per fare questo
esercizio di “traditio fidei” occorre mettere
Gesù al centro di tutto il nostro essere e di tutto
il nostro agire.
La comunità cristiana sceglie di vivere il
culto, di accogliere la Parola, di celebrare
l'Eucaristia domenicale e di esercitare la
carità operosa nel corso della storia.
Da sempre i cristiani scelgono di essere “un
cuor solo e un'anima sola”, di restare uniti nella
preghiera, nella comunione fraterna,
nell'Eucaristia che genera la carità reciproca. Il
1
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
EDITORIALE
dall'esibizione personale e dall'ambizione che
inganna. Non ci sono doni di prima categoria e di
seconda categoria: ogni dono è prezioso in sé. Il
nuovo oratorio desidera trovare una comunità
unita e concorde nel proporre iniziative pastorali
di carattere catechistico, caritativo, ricreativo,
culturale, ludico e altro, senza alcuna esclusione
pregiudiziale.
muffa e non edifica nulla di positivo né per sé, né
per la comunità.
Ringraziamo tutte le persone che ci hanno
accompagnato in questi anni nel pensare,
progettare e realizzare questo ambiente.
Un'occasione preziosa per fare il punto della
situazione sarà l'Assemblea parrocchiale del
24 maggio prossimo.
A un anno dalla precedente assemblea
intendiamo informare e confrontarci con la
comunità circa la realizzazione del nuovo
ambiente. Saranno illustrate le caratteristiche
degli ambienti realizzati, la loro funzionalità,
alcune proposte di utilizzo. Inoltre si farà il
punto sul piano finanziario in atto per la
sostenibilità dell'opera.
Non dovrebbero mancare suggerimenti per
proseguire il cammino di completamento
dell'ambiente e la sua positiva fruibilità.
Questa sarà la sede adatta per contribuire
comunitariamente a edificare la comunione
ecclesiale che deve caratterizzare una comunità
cristiana responsabile, vivace e propositiva che
sceglie di guardare al futuro della fede in modo
positivo. Concludo con una citazione del nostro
Arcivescovo sulla comunità cristiana che ci può
aiutare a riflettere insieme:
L'oratorio, è, da sempre un “cortile da
abitare”.
Per rendere abitabile un ambiente occorre una
dedizione sincera e un'apertura del cuore che
sono richieste alla comunità educante. Il Card.
Martini ha proposto un piano pastorale dal titolo:
“lasciamoci educare da Dio”. L'ambiente
oratoriano dovrebbe diventare una palestra in
cui esercitarci in questo cammino educativo
proposto a tutti: giovani e adulti. Dobbiamo
imparare a dare tempo, spazio e risorse a ciò che
merita veramente di essere proposto a tutti con
spirito di accoglienza e di missionarietà.
Il cuore dell'oratorio è la Cappella, posta al
piano superiore, in un ambiente che dispone al
raccoglimento e alla meditazione. È il primo
“ambiente didattico” che attende tutti: dal
primo all'ultimo. E' il primo luogo da frequentare
per ragazzi e giovani interessati a un cammino di
fede viva e propositiva. Le aule per la catechesi e
gli incontri educativi che, poste al piano
superiore, portano naturalmente a visitare la
Cappella. La presenza Eucaristica, che ha
sempre caratterizzato la Cappella del nostro
oratorio, la rende un luogo in cui pregare accanto
al “roveto ardente” della presenza viva e reale di
Gesù. Chi non passerà di qui rischierà di non
vivere in pienezza il suo battesimo che attende
di essere vissuto quotidianamente e
fruttuosamente. Sopra il portale d'ingresso
dell'edificio principale è posta una campana
totalmente rimessa a nuovo. È la campana che
era posta nel vecchio edificio e ha una duplice
funzione: quella di richiamare tutti all'incontro
di preghiera della domenica pomeriggio per
vivere la bellezza della lode a Dio e, seconda
funzione, richiamare i nostalgici a capire che la
fede si rinnova sempre e guarda al futuro. Chi
vive e sogna ancora nel passato ha il sapore della
“L'immersione nel rapporto sacramentale
con Gesù illuminato dalla Parola di Dio,
l'educazione al gratuito che nasce
dall'amore vero, il pensiero di Cristo e la
semplicità della comunicazione a tutti i
livelli, sono la base. Se non si matura
un'esperienza di appartenenza alla
comunità, che nasce dall'incontro e chiede
di permanervi, alla lunga non si dura.”
Da ultimo, diamo il benvenuto ai ragazzi, agli
adolescenti e giovani che con don Lorenzo e gli
animatori e i numerosi volontari inaugureranno il
nostro nuovo oratorio.
Buona estate oratoriana a tutti.
2
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
RIFLESSIONI
Battere la traccia o seguire la via
di don Lorenzo Stefan
Nei mesi scorsi mi è capitato di effettuare una
bellissima ciaspolata fra boschi e pianori dopo
una recente nevicata. Arrivato al mattino presto
al parcheggio, ho calzato le ciaspole ed ho
scoperto con grande soddisfazione che nessuno
aveva ancora violato il manto bianco. Dopo la
nevicata e prima di me, nessuno era passato. Lo
splendore della neve immacolata mi ha riempito
il cuore e la vista degli abeti ancora carichi mi ha
rallegrato la giornata. Ho iniziato a percorrere il
sentiero, affondando non poco nella neve fresca.
za. Ad un certo punto abbiamo incontrato delle
tracce di scialpinisti che, arrivando da un'altra
zona della valle, avevano incrociato il nostro
percorso ed erano ormai davanti a noi. Entrare
nelle loro tracce è stato davvero un sollievo: la
fatica del battere la via non era più sulle nostre
spalle. In qualche modo, però, entrare nei solchi
scavati dai loro sci nella neve ci aveva fatto
perdere il momento magico in cui si doveva
pensare il sentiero prima ancora che percorrerlo.
Proprio questa breve e semplice esperienza ha
Quella coltre soffice aveva un suo fascino; ad
ogni passo sollevavo tanta neve e voltandomi
vedevo con chiarezza la traccia che avevo
battuto. Io e i miei compagni di avventura ci
siamo alternati a tracciare la via; quando toccava
a me avanzare nella neve fresca dovevo scegliere
la direzione e in qualche modo “inventare” il
sentiero. In mezzo al bosco dovevo decidere se
passare a monte o a valle rispetto agli abeti e ai
larici che incontravo. Quando si ciaspola e si
passa per primi nella neve fresca, bisogna
sempre avere lo sguardo alto e capire in anticipo
dove si dovrà andare. È necessario vedere il
sentiero già tracciato sulla montagna anche se
ancora non è stato battuto. D'altronde si sa che i
sentieri invernali non ricalcano fedelmente
quelli estivi, per motivi di comodità e di sicurez-
aiutato tutti noi a comprendere che quello che
stavamo vivendo era in realtà una bellissima
parabola sulla vita umana. Ciascuno di noi spesso
è posto davanti a scelte. Ogni giorno ci è chiesto
di prendere delle decisioni e davanti a noi si
prospettano sempre queste due strade: percorrere la via tracciata da altri, che costa meno
fatica, oppure inventare un itinerario nuovo a
nostre spese. Non si tratta di catalogare ciascuno
come tradizionalista piuttosto che innovatore,
ma sarebbe interessante provare ad indagare
nella nostra esistenza se siamo più propensi a
seguire la comoda e sicura strada che altri già
hanno tracciato, oppure se abbiamo il coraggio di
compiere scelte nuove. Essere una persona
conformista a volte è rassicurante, perché in
qualche modo si può intravedere come andrà a
3
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
RIFLESSIONI
finire grazie all'esperienza altrui. Eppure chi
prima di noi ha compiuto quella scelta magari
non l'ha fatto in maniera avveduta, proprio come
non tutte le tracce che si trovano nella neve sono
da seguire, magari perché qualcuno un po'
avventato si è mosso su un terreno pericoloso.
Anche nella vita non si ha la sicurezza che tutto
funzioni bene seguendo quello che altri hanno già
fatto.
L'altra possibilità è invece un inno alla creatività e all'intelligenza. Scegliere, dopo aver ben
ponderato la situazione nella quale ci si trova, e
poter rivendicare l'originalità di una scelta, è
sempre momento importante di autostima e di
crescita. Non bisogna essere originali tanto per
esserlo, ma occorre avere la capacità di scelte
importanti e creative che escano dal solco della
tradizione per percorrere itinerari inediti. Credo
che l'originalità di ciascuna persona possa
esaltarsi nel creare la propria esistenza attraverso decisioni che siano controcorrente.
Certamente questo comporta maggiore fatica e
richiede di avere una visione molto realista della
vita, al fine di evitare scelte azzardate o impossibili; è opportuno infatti ricordare che la montagna è sempre bella ma anche molto pericolosa,
proprio come la vita.
Credo alla fine che l'anima conservatrice e
quella innovativa convivano in ciascuno di noi, e
che ognuno sia chiamato in modo esplicito a
trovare il giusto equilibrio fra questi due modi
diversi di procedere, nella neve come nella vita.
Calendario estate 2016
Oratorio Feriale
dal 13 giugno al 6 luglio
Vacanza estiva a S. Fosca di Selva di Cadore (BL)
per ragazzi dalla 5° elementare alla 2° media
Dal 9 al 16 luglio
Festa di Santa Maria il 17 luglio
Vacanza estiva a S. Fosca di Selva di Cadore (BL)
per ragazzi dalla 3° media alla 3° superiore
dal 16 al 23 luglio
Giornata mondiale della gioventù a Cracovia
Dal 28 luglio al 5 agosto
Viaggio in Cornovaglia
dal 16 al 23 agosto
Fiaccolata a Bobbio
3 e 4 settembre
Festa della Gioventù
dall'8 all'11 settembre
4
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
PARROCCHIA
La comunità di Turate contribuisce
alla formazione sacerdotale di un messicano
di Alan Téllez Aguilar
Mi presento. Sono il diacono Alan Téllez Aguilar,
mi avrete visto sull'altare durante la
celebrazione delle feste di Natale e di Pasqua.
Studio a Roma, presso la Pontificia Università
della Santa Croce, dove si trovano sacerdoti e
seminaristi provenienti da tutto il mondo per
essere formati in diverse materie ecclesiastiche
e grazie all'accoglienza di don Maurilio e di don
Lorenzo ho potuto condividere per qualche
giorno la vita della vostra comunità con don
Herman Joseph Kalungi. Mi sono trovato bene e
col desiderio di poter tornare.
Alcuni aspetti della vostra vita di comunità mi
sono rimasti nella mente, ma ne sottolineo due: il
grande numero di fedeli che ho visto frequentare
la confessione nei giorni precedenti la Pasqua e la
formazione di tante nuove famiglie, a partire
dalla celebrazione del matrimonio cristiano che
rappresentano un segno di speranza per Turate.
Ma prima di parlare di queste realtà, vorrei
presentarmi e raccontare la mia storia
vocazionale.
Ho studiato all'Università di Città del Messico e
ho conseguito la laurea in giurisprudenza. Ho
sempre avuto il sostegno della mia famiglia e
vedendo tutto ciò che il Signore mi aveva donato
(anzitutto la vita e l'amore dei miei genitori, di
mia sorella e dei miei parenti), ho sentito che mi
invitava a seguirlo in un modo particolare. Il
Signore mi ha donato alcuni amici che mi hanno
aiutato a scoprire con la sua presenza in ciascuno
di noi ed anche la direzione spirituale di alcuni
buoni sacerdoti mi si è presentata come un aiuto
prezioso.
Il 3 agosto 2008 sono entrato al seminario della
mia città. Finito il corso di introduzione, l'anno
successivo sono stato inviato per continuare la
mia formazione sacerdotale a Roma! E questa è
stata e continua ad essere una grande avventura
per me. Ho compiuto studiato il primo ciclo di
studi di filosofia e teologia, durato 5 anni. Per
due volte sono tornato in Messico sia per visitare
la mia famiglia che per aiutare come seminarista
in alcune parrocchie durante l'estate. Poi, nel
2014, mi è stato chiesto di incominciare lo studio
per conseguire la licenza in diritto canonico.
In questi anni di formazione tutto è stato una
benedizione per me, ho conosciuto seminaristi e
presbiteri di tutto il mondo: da loro ho imparato
differenti maniere di vivere la stessa fede.
Insieme abbiamo vissuto momenti di gioia e di
dolore, perché vivere in comunità significa
rispettare gli altri (il che non è del tutto scontato
e ti mette alla prova), si impara a ringraziare per
la presenza e la vita dei tuoi amici e ti porta a
condividere le sofferenze altrui, ad esempio la
perdita dei parenti o amici (talvolta, per la
lontananza, non è possibile tornare in patria per i
Il Diacono Alan Tellez Aguilar viene consacrato sacerdote nella Basilica di Nostra Signora di
Guadalupe a Città del Messico. È il santuario più importante dell'America Latina ed è stato
costruito sul luogo dove Maria apparve tra il 9 e il 12 dicembre 1531 a Juan Diego, un indio
azteco.
Lo scorso 13 febbraio, durante la visita in Messico, Papa Francesco ha celebrato l'Eucaristia nel
santuario. Nell'omelia Papa Francesco ha detto: “Maria, la donna del sì, ha voluto anche visitare
gli abitanti di questa terra d'America nella persona dell'indio san Juan Diego. (…) In quell'alba di
dicembre del 1531, si compiva il primo miracolo che poi sarà la memoria vivente di tutto ciò che
questo Santuario custodisce. In quell'alba, in quell'incontro, Dio risvegliò la speranza di suo
figlio Juan, la speranza di un popolo. In quell'alba Dio ha risvegliato e risveglia la speranza dei
più piccoli, dei sofferenti, degli sfollati e degli emarginati, di tutti coloro che sentono di non
avere un posto degno in queste terre. (…) “Non sono forse tua madre? Non sono forse qui?” ci
dice ancora Maria. Vai a costruire il mio santuario, aiutami a risollevare la vita dei miei figli,
tuoi fratelli.”
5
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
RIFLESSIONI
funerali ed allora in questi casi il sostegno
spirituale di tutta la comunità si fa sentire con
intensità).
La vicinanza al Successore di Pietro, poi, è un
ricordo che porterò sempre nel mio cuore. Ho
assistito a diverse cerimonie: l'ultima Messa e
l'ultima udienza di papa Benedetto, l'elezione e
l'inizio del pontificato di papa Francesco, tanti
Angelus e udienze e, soprattutto, il dono di aver
servito una Messa e la preghiera dei vespri al
papa.
Il 1° di maggio 2015, per la grazia di Dio, sono
stato ordinato diacono a Roma, con altri 4
seminaristi (due dello Sri Lanka, uno dal Brasile
ed uno di El Salvador) e nel frattempo ho
proseguito i miei studi.
Sino qui la mia storia: posso dire che pur con i
miei limiti, il Signore mi ha fatto conoscere il suo
grande amore per ognuno e per me. Questo
amore è il motivo per vincere le paure e per
ricominciare ogni giorno, per ringraziarlo e
godere la vita.
La mia prima esperienza come diacono a Natale
e adesso durante la Settimana santa è stata
proprio con voi, nella vostra parrocchia. Come
dicevo, la mia attenzione è stata richiamata da
aspetti della vita della vostra comunità. Io mi
permetto di leggerli come doni dal Signore.
Il primo è la partecipazione alle confessioni.
Sono stato testimone della cura che hanno avuto
don Maurilio e don Lorenzo a questo aspetto:
trovano dei momenti determinati per confessare
ed il chiamare altri sacerdoti vuol dire un vero
interesse perché il maggior numero di persone
della vostra comunità possano sperimentare il
perdono attraverso la celebrazione del
sacramento. Ho visto che in alcune giornate si
finiva oltre l'orario previsto vista la grande
partecipazione dei fedeli.
Per me è stata una lezione di vita: il pastore
deve chiedere il Signore il dono di amare il
sacramento della confessione per poter essere
sempre disponibile verso tutto quelle persone
che desiderano essere riconciliate con Dio.
L'altro aspetto è stato quello di trovare tante
famiglie giovani. In una società con tanti
problemi, la fede dà sempre una risposta: si deve
tornare all'essenziale, cioè, alla famiglia.
Ogni matrimonio tra un uomo e una donna che
si realizza alla presenza di Dio è un sacramento,
non rappresenta solo l'amore tra due persone, ma
anche l'amore di Gesù Cristo per la sua Chiesa e
per ciascuno di noi. Per questo motivo, il
matrimonio è per sempre, perché l'amore di Gesù
non viene mai meno ed è anche aperto alla vita,
perché l'amore di Dio è dono. L'esperienza del
matrimonio è impegnativa, ma se è vissuta alla
presenza di Dio è anche un modo per conoscerLo
ed amarLo, è un donarsi che porta ad essere
felici. Io posso dire che è possibile vivere questa
esperienza per l'esempio dei miei nonni materni
(che sono ormai in cielo) e dei miei genitori.
Così con grande gioia ho visto che ci sono degli
sposi giovani, molti dei quali hanno partecipato
per anni alle attività dell'oratorio e che ancora
danno una mano nelle diverse iniziative. Si vede
che il Signore trova un campo fertile in loro per
costruire la comunità cristiana a Turate.
Il ricordo nella mia preghiera è specialmente
per queste famiglie, affinché si lascino affiancare
dal Signore, che siano coraggiose nell'aprirsi alla
vita, che spronino con la loro vita e il loro
esempio i ragazzi e le ragazze al desiderio di una
vita autentica. Sono molte le sfide per le nuove
generazioni, ma se abbiamo fiducia in Dio e se
facciamo esperienza del suo amore allora tutto
cambia, si acquisisce una nuova luce che
permette vivere con pienezza.
Anch'io sto per incominciare una nuova
avventura: se Dio vuole, sarò ordinato sacerdote
il 14 maggio, nella Basilica di Nostra Signora di
Guadalupe a Città del Messico. Pregate per me
affinché sia un sacerdote secondo il cuore di
Gesù.
Grazie per il vostro esempio che contribuisce
alla mia formazione sacerdotale. Grazie perché
in questi giorni mi avete ricordato quale tesoro
rappresentano la confessione sacramentale e il
matrimonio voluto da Dio come parte del suo
piano di amore per gli uomini.
Potrei parlarvi anche di altre belle esperienze:
la comunione agli infermi e la liturgia della santa
Messa, ben curata dai chierichetti e dal nostro
sacrista, dal coro e dalle persone che sono state
coinvolte: Ma per il momento bastano i due spunti
accennati.
Vi saluto con una immagine di come la fede
viene trasmessa nella e dalla famiglia. Mentre
pregavo, un giorno, nella cappella di san
Giuseppe, è entrata una mamma con una
bambina: la mamma ha insegnato alla bambina il
segno della Croce. Un gesto semplice ma bello,
che ci ricorda che noi dobbiamo essere preparati
a scoprire il Signore tramite coloro che ci amano.
6
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
PARROCCHIA
L'identità cristiana nella società di oggi e
venticinque anni di gruppi di ascolto
di Gigi Codurri
Ciclicamente balza agli onori della cronaca il
tema dell'identità cristiana, delle radici cristiane
della nostra cultura, della nostra società. La cosa
buffa è osservare che coloro che si professano
paladini più risoluti nella difesa dei valori
cristiani sono persone che non vanno a Messa la
domenica e forse l'ultima volta che hanno visto
un catechista è stato il giorno della Cresima o
della Prima Comunione. Sono solitamente coloro
che credono di difendere l'identità cristiana con
spirito di crociata, schierandosi nella difesa dei
crocifissi sui muri o dei presepi nelle scuole.
Nella società dell'immagine tutto diviene
strumentale, tutto è apparenza. Riecheggiano le
parole di Gesù nel Vangelo: “Questo popolo mi
onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano
da me. Invano mi rendono culto, insegnando
dottrine che sono precetti di uomini.”
(Mc.7,6b-7)
Già, il Vangelo. L'identità cristiana si fonda su
Gesù di Nazaret, sul Vangelo. Se questo è vero – e
lo è – il primo passo da compiere è quello di
conoscere, interpretare, meditare, contemplare
il Vangelo per incontrare personalmente Gesù. E
poi testimoniare, ciascuno con le proprie
fragilità e i propri carismi.
La rivoluzione del Vangelo nella nostra vita di
credenti fu un dono prezioso del Cardinal
Martini, fu la sua presenza nella nostra Diocesi a
farci cambiare la prospettiva. Non c'è fede senza
Vangelo. Ci può essere la religione ma non la
fede. Per la parrocchia di Turate la svolta
decisiva fu compiuta venticinque anni fa. Era il
mese di aprile del 1991 quando giunsero nella
nostra parrocchia i Padri di Rho per la “Missione
parrocchiale”. Per chi vi partecipò fu un evento
indimenticabile. Radio Missione trasmetteva
ogni giorno dalle 7.30 alle 22.30 accompagnando
la vita quotidiana della nostra comunità
cristiana. Chi non ricorda la voce tonante e
appassionata di Padre Andrea Asiani, la sua carica
umana, il suo instancabile spirito missionario.
Il dono che ci lasciarono fu il Gruppo di Ascolto
nelle case.
La Missione cominciò il 6 aprile 1991 e l'8 aprile
fu il primo incontro ufficiale nelle case. Da allora
sono trascorsi venticinque anni: quanta Parola
Gesù ci ha donato, quante volte ha bussato al
nostro cuore: con le sue parabole, con i suoi
gesti, con i suoi atteggiamenti, con i suoi incontri
con donne e uomini della Palestina. Se abbiamo
aperto il nostro cuore alla Sua Parola non
possiamo non essere cambiati. È stata ed è la più
grande esperienza pastorale che gli adulti di
Turate hanno potuto vivere, perché, radunati
attorno al Vangelo, si sono incontrati donne e
uomini di età diverse, sono nate nuove relazioni
tra le persone, le vite e la Parola si sono
intrecciate, si sono raccontate, si è fatto
esperienza autentica i cosa significhi essere
Chiesa.
“Perché dove sono due o tre riuniti nel mio
nome, io sono in mezzo a loro” (Mt.18,20)
Profeticamente la Missione Popolare del 1991
aveva come titolo “Oggi devo fermarmi a casa
tua.”
Coloro che hanno partecipato ai gruppi di
Ascolto e alla catechesi degli adulti di quest'anno
sanno che nel Vangelo di Luca “oggi” è una parola
che ha un significato speciale. È l'oggi della
salvezza, che è attuale ogni giorno, per sempre.
Gesù in questi venticinque anni si è fermato in
alcune case turatesi e ha parlato a coloro che
hanno accolto il suo invito. Noi, che in questi anni
abbiamo camminato insieme a lui, possiamo dire
solo due parole: Grazie, Signore.
Nel mese di ottobre
ricomincerà il cammino
di catechesi degli adulti e
dei Gruppi di Ascolto nelle
case. Tutti sono invitati a
partecipare.
7
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
PARROCCHIA
Vado a Messa …. sabato alle 18.30
di Elisabetta Alloni
Eccomi qui…
Davanti a questo foglio dove sono stata
invitata a scrivere perché vado alla messa del
sabato sera alle 18 e 30…
Così, d'istinto, mi verrebbe da dire che il
motivo principale sia la comodità, nel senso che
la domenica mattina sono libera e se poi nel
pomeriggio ho il turno da volontaria in croce
rossa non devo fare tutto di corsa.
Secondo motivo, il fatto che da un anno circa
mi è stata offerta la possibilità di leggere la
lettura e devo ammettere che questa cosa mi ha
coinvolta più di quanto credessi.
Ma al di là di tutto questo devo dire che questa
messa “mi appartiene” intimamente, la sento
più vissuta … senza il caos allegro e rumoroso dei
bambini e dei ragazzi, mi permette di guardare
meglio la persona che sono oggi.
Riesco a percepire meglio ogni sfumatura che
si cela dietro le parole del celebrante, riesco a
mantenere la concentrazione e fare mie tutte le
parole dell'omelia, riesco perfino a darmi delle
risposte alle domande del tipo: “Ma io seguo
davvero il Vangelo nei gesti di ogni giorno, nelle
mie parole, nel mio cercare di essere d'aiuto al
prossimo? I miei errori, i miei sbagli, mi hanno
davvero resa una persona migliore?”
Ma al di là di tutto questo, al di là degli orari e
dei giorni, credo fermamente che la cosa più
importante sia “andare a Messa” perché lì
s'incontra Dio, perché nell'Eucarestia c'è tutto il
suo amore per noi, il suo sacrificio per salvarci.
Anche se Dio lo possiamo trovare dentro di noi,
quando preghiamo o quando vediamo qualcosa
di stupendo che la natura ci offre … anche lì c'è
Dio.
Lui c'è in ogni buona azione, quando
decidiamo di non fare il male ma di seguire il
bene, quando riusciamo ancora a stupirci
davanti ad un tramonto … Lui è lì …
Ma andare a Messa è qualcosa di più. È come
andare a casa di un amico per trascorrere un po'
di tempo con lui, è gioia e amore!
Davanti alla Sua tavola imbandita c'è un mondo
d'amore, che per un'ora riesce a far dimenticare
tutto il male che c'è fuori dalla Sua porta: c'è
pace e serenità ed è lì che mi piace essere!
Vado alla messa delle 18 e 30 perché amo Dio!
Dalla Festa della Gioventù alla Festa dei Santi Pietro e Paolo
Giorni Festivi
S. Messe in Parrocchia: ore 8.30 - ore 10.00 - ore 11.15 - ore 18.00
S. Messa in Chiesa di “Santa Maria”: ore 9.00
Prefestivi
in Parrocchia ore 18.30 - Fagnana ore 17.30
Giorni Feriali
S. Messe in Parrocchia: Lunedì e Venerdì: ore 8.30 - ore 20.30
Martedì, Mercoledì e Giovedì: ore 8.30

Dalla Festa dei Santi Pietro e Paolo alla Festa della Gioventù
Giorni Festivi
S. Messe in Parrocchia: ore 8.30 - ore 10.30 - ore 18.00
S. Messa in Chiesa di “Santa Maria”: ore 9.00
Prefestivi
in Parrocchia ore 18.30 - Fagnana ore 17.30
Giorni Feriali
S. Messe in Parrocchia: da Lunedì a Venerdì: ore 8.30
8
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
PARROCCHIA
La sorpresa della festa del papà
La festa del papà è un giorno speciale per tutti i
bambini: ogni anno preparano una sorpresa che
immancabilmente tocca il cuore del genitore.
Oltre agli auguri e alle manifestazioni di affetto
infatti, il papà riceve un lavoretto fatto dai
propri figli con tanto amore e impegno.
Domenica 20 marzo però, in occasione della
giornata delle Palme, alla S. Messa delle ore
11.15, la sorpresa a tutti i membri della famiglia
cristiana è stata fatta proprio dai papà. Alcuni
genitori infatti hanno sostituito i propri figli e
hanno " servito messa " ricordando gli anni in cui
da piccoli facevano parte del gruppo dei
chierichetti.
La cerimonia ha avuto inizio con una piccola
processione partita dal cortile dell'oratorio.
Davanti, le mamme accompagnavano i propri
figli, i quali sventolavano con gioia un rametto
d'ulivo.
I papà, seguiti da don Maurilio, entravano in
chiesa reggendo una palma. Preso posto
sull'altare si sono dimostrati seri, attenti e ben
preparati. L'emozione iniziale ha presto lasciato
posto al ricordo dei riti che erano soliti fare da
piccoli e, con naturalezza, i chierichetti ormai
cresciuti hanno contribuito alla buona riuscita
della celebrazione.
Per l'intera comunità è stato proprio bello
assistere alla testimonianza diretta di questi
papà che con il loro servizio hanno comunicato
parte della propria fede e della loro volontà di
mettersi in gioco. E' con soddisfazione che al
termine della S. Messa il Parroco ha ringraziato
quanti hanno risposto al suo invito con
entusiasmo, poiché il loro gesto è stato da
esempio non solo per i propri figli, ma anche per
tutti coloro che vorranno ripetere questa
esperienza.
9
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
ORATORIO
Due giorni con Gesù
ritiro adolescenti 5-6 marzo 2016—Capizzone
di Eleonora Spena e gruppo adolescenti
Cosa sono esattamente due giorni con Gesù?
Due giorni con Gesù sono essenzialmente
momenti di divertimento con amici ed educatori,
di pensiero e di vicinanza con Dio.
Il ritiro in montagna non deve essere visto solo
come momento di divertimento con i propri amici,
ma si deve partire con l'ottica di dedicare del
tempo a Gesù, che può essere di un'ora, oppure di
un'ora e mezza. Credo che dedicare un'ora in più,
oltre alla messa, a Gesù ogni tanto non costi molta
fatica. Inoltre è anche un'ora di pensiero e di
riflessione su vari momenti della propria vita.
Su cosa si riflette?
Come accennato prima, durante questi due
giorni si ha la possibilità di riflettere sulla propria
vita, ma anche sull'ora dedicata ad ascoltare il
Don parlare di diversi argomenti che si collegano
sia alla vita di Gesù che alla nostra vita
quotidiana.
Quest'anno abbiamo trattato specialmente
della storia di Geremia, sulla vocazione, cioè la
capacità di guardarsi dentro, scoprire i frutti che
Dio ci ha donato ed essere capace di farli
maturare.
Cosa collega il termine “vocazione” con
Geremia?
Geremia 1,1-10 Vocazione
“Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare,
perché sono giovane.” Ma il Signore mi disse: “Non
dire: 'sono giovane' tu andrai da tutti coloro a cui ti
manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò.
Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con
te per proteggerti.”
Geremia 20, 7-18 Vocazione
“Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato
sedurre”
“Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di
contenerlo, ma non potevo.”
“Io ti perdono”
“TU DEVI” se io prego, ragionamento errato, il
cristianesimo non va visto come una magia, ma
come una volontà di Dio. È facile puntare il dito
contro Dio senza assumerci le responsabilità.
Come posso vivere i miei momenti come discepolo
di Gesù? Prova a perdonare perché te lo dice Gesù,
pensa sempre “Gesù lo perdonerebbe”. La fede è
cuore e intelligenza.
Geremia 31, 31-34 La Nuova Alleanza
“Porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul
loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno
il mio popolo.” Queste parole furono esattamente
come firmare un contratto (formula di
appartenenza reciproca) “Toglierò da voi un cuore
di pietra e vi donerò un cuore di carne”
Ora tocca a voi riflettere
Voglio porre delle domande, a cui dovete
dedicare almeno mezz'ora.
Prima di tutto accenno una frase a cui bisogna
pensare molto: “nella vita la sofferenza è una
parte normale, essa non è dovuta a Dio come molti
pensano, ma è parte della vita, conseguenza delle
scelte che si fanno.”
Domande
Chi ha una vita tranquilla non è felice, vivo o mi
lascio vivere?
Permetto che gli altri facciano scelte per me o
scelgo io?
Se vuoi diventare qualcuno per le tue
caratteristiche, chi vorresti diventare?
Che peso diamo alla parola di Dio nella vita? Ci
penso o non ci penso? La vivo o non la vivo?
Qual è la mia nuova alleanza con Dio?
Cosa devo cambiare del mio rapporto con Dio?
Altro…
Ovviamente il divertimento non manca mai,
con i giochi organizzati dagli educatori e le
nottate passate a parlare con le proprie
compagne di stanza.
Per esempio il tema di quest'anno è stato
“telecomando io”, una serie di show televisivi
trasformati in giochi per noi giovani, con un
pizzico di competitività tra le quattro squadre. E
la partita di palla avvelenata finale di educatori,
2000 e 1999 contro i 2001, non poteva
sicuramente mancare.
Il nostro don e i nostri educatori ci danno
queste opportunità, e come Geremia dobbiamo
essere in grado di coglierle e farle fruttare. E poi
in montagna si mangia molto bene…
10
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
GIUBILEO
Il pellegrinaggio della misericordia
di Fabrizio Pagani
Iniziamo il cammino verso San Pietro
Anche se l'Anno santo della misericordia viene
celebrato in ogni diocesi del mondo, andare a
Roma, pur se per un brevissimo tempo, durante il
Giubileo, assume sempre un carattere particolare.
Particolare perché, in fondo, è un tornare a casa, un
tornare alle radici della nostra fede. Si va a
“trovare” Pietro che da Gesù ha avuto il compito di
confermare i fratelli nella fede. Si va a “vedere” il
papa, il successore di Pietro, che deve continuare a
confermare gli stessi fratelli nella stessa fede. È un
tornare a casa perché, come diceva sant'Ambrogio,
“ubi Petrus ibi Ecclesia”, dove è Pietro, c'è la
Chiesa.
Il nostro è stato un pellegrinaggio improntato alla
misericordia attraverso le tappe del nostro viaggio:
tappe diverse che hanno toccato aspetti diversi
dello stesso tema.
Assisi con la basilica di san Francesco, la
Porziuncola, la chiesa di san Damiano, l'Eremo delle
carceri, ci ha ricordato le figure, in fondo sempre
nuove ed anche attraenti di Francesco, di Chiara,
dei primi frati. Chi più di Francesco può incarnare il
senso della misericordia, dell'amore di Dio per
l'uomo e per la natura? A San Damiano, Francesco
sente la voce di Cristo che gli chiede di “riparare la
sua casa”. Certo Francesco non capisce subito,
pensa alla chiesetta di san Damiano. Poi capisce
cosa voleva dire quel Crocifisso che, ancora oggi,
guardandolo sembra infondere speranza. Francesco
inizia a rinnovare la Chiesa: il messaggio di pace e di
speranza di Francesco è arrivato dappertutto.
L'esperienza cristiana di Francesco è stata
caratterizzata dalla scoperta della misericordia di
Dio che lo fa capace di diventare misericordioso a
11
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
GIUBILEO
sua volta. Francesco nel suo Testamento scriveva
“quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo
amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi
condusse tra loro e usai con loro misericordia”: la
persona ferita diventa segno del mistero di Dio che
raggiunge Francesco e così impara ad essere
misericordioso.
Arriviamo a Roma per vedere Pietro. Dicevano
così gli antichi pellegrini. Alla mattina una
levataccia, ma ne è valsa la pena! Arriviamo in
Vaticano presto (alle 7 siamo alla Porta del
Perugino). Poco dopo incontriamo don Bruno
Moneta. Entriamo in San Pietro. Sono stato diverse
volte in basilica, ma oggi è qualcosa di “strano”:
siamo soli. San Pietro è chiusa: è giorno di udienza
papale, la basilica apre ai visitatori più tardi (ci
sono solo alcuni sacerdoti a celebrare agli altari e
gli addetti in servizio). Nel silenzio e nel “vuoto”, la
basilica è spettacolare, gusti tutta la sua bellezza.
Anche pregare un solo momento, veramente nel
silenzio, nella magnifica cappella del SS.
Sacramento o sostare davanti alla straordinaria
Pietà di Michelangelo senza la solita ressa dei
visitatori è qualcosa di speciale. Abbiamo il
privilegio di passare da soli la Porta Santa, di
lucrare l'indulgenza giubilare davanti alla
Confessione di Pietro e il pensiero corre anche a chi
si è affidato al nostro ricordo ed è a casa. Poi la
celebrazione della messa all'altare di san Giovanni
Paolo II (e mi viene subito da pensare che le ultime
volte che sono stato a Roma e sono entrato in
basilica, non sono nemmeno riuscito ad avvicinarmi
a quell'altare dal gran numero di Polacchi che sono
sempre lì a pregare il “loro” papa!). Anche qui
l'incontro con i testimoni della misericordia di
Cristo: Pietro, Giovanni Paolo … fino a papa
Francesco.
Poi l'udienza in piazza. Francesco fa una
catechesi parlando di uno degli aspetti essenziali
della misericordia: l'elemosina. Il papa dice che non
bisogna svuotare un gesto semplice, come quello di
fare l'elemosina, del suo contenuto. L'elemosina
non deve essere ridotta solo al gesto dell'offrire una
moneta in fretta ma bisogna fermarsi a guardare in
faccia la persona che ha bisogno di aiuto. Fare
l'elemosina deve comportare un sacrificio
personale.
Dopo una breve sosta a L'Aquila ancora devastata
dal terremoto, arriviamo a Manoppello. Qui si
conserva la “Veronica”, la “Vera icona”. È il Santo
Volto: un leggerissimo telo di bisso che raffigura il
volto di Cristo, anzi come dice il frate che ci fa da
guida nel piccolo museo, il volto di Cristo Risorto.
Mi tornano alla mente le parole del salmo, “il tuo
volto, Signore, io cerco; Signore, non nascondermi
il tuo volto”: su quel piccolo telo stiamo
incontrando direttamente Cristo. È impressionante
vedere come l'icona di Manoppello si sovrappone
perfettamente al volto della Sindone di Torino e al
Sudario di Oviedo in Spagna! Le “icone”, come ci
spiega il frate, che rappresentano il volto di Cristo
del giovedì, del venerdì e del sabato santo.
Ed è impressionante anche passare a pochi
centimetri da quel volto ed avere la sensazione che
quegli occhi ti stiano veramente seguendo. Come
Giacobbe anche noi possiamo dire “ho visto Dio
faccia a faccia ed ho avuto salva la vita”: qui
abbiamo visto Dio e la sua misericordia.
Il giorno dopo sostiamo ad Ortona per una visita
alla basilica che custodisce le ossa di san Tommaso,
l'apostolo dubbioso e nel pomeriggio andiamo a
Lanciano. Qui un altro incontro con la misericordia
di Cristo. Nella chiesa di san Francesco si conserva
l'attestazione del primo miracolo eucaristico della
storia avvenuto nell'VIII secolo perché un monaco
dubitava della reale presenza di Gesù
nell'Eucarestia: durante la celebrazione il pane
diventa carne viva e il vino diventa sangue vero.
Quel pezzo di carne e quel sangue raggrumato sono
conservati sull'altare. Dopo avere incontrato il
Cristo della resurrezione, qui incontriamo il Cristo
del giovedì santo, il Cristo che si dona agli uomini
per la loro salvezza.
Ultimo incontro con un testimone della
misericordia di Dio, prima di tornare a casa, sempre
nella splendida terra d'Abruzzo. Ad Isola del Gran
Sasso, visitiamo il santuario di san Gabriele
dell'Addolorata, il “santo del sorriso”. Un santo
“moderno” che ha condotto una vita semplice,
contrassegnata dalla eroicità del quotidiano che
viveva da innamorato di Cristo e della Madonna.
Vivendo la tipica vita di adolescente, Gabriele
(come già Francesco d'Assisi) sentiva la mancanza di
qualcosa: da una vita mondana si converte ad una
vita di “imitazione” della Passione di Cristo. Questo
santo ci mostra come chiunque, con un po' di
coraggio, può aspirare alle vette della santità.
Questo pellegrinaggio è stato occasione di
promuovere la santità di vita di ognuno, di
conversione autentica alla fede, di testimonianza
credibile all'impegno nelle opere di misericordia.
Diceva Paolo VI che il giubileo “non lascia tranquillo
nessuno … bisogna riprendere l'esame della
coscienza, riconsiderare i benefici ricevuti da Dio,
ricordare le tante promesse fatte, ripensare i
propri doveri, modificare tanti modi preferiti di
pensare e di agire, credere che è ancora possibile,
con l'aiuto divino, diventare migliori. Non
indugiamo di più”.
12
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
GIUBILEO
Passiamo la Porta Santa
12
Chierichetto in San Pietro
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
GIUBILEO
L’urna di S. Tommaso a Urbino
Il miracolo Eucaristico di Lanciano
12
In attesa dell’udienza giubilare
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
GIUBILEO
12
Il Crocefisso di San Daminano
La Porziuncola
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
GIUBILEO
12
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
GIUBILEO
Io … chierichetto in San Pietro
di Stefano Pagani
Del pellegrinaggio della nostra parrocchia a Roma, quello che mi ha emozionato di più è stato quello
che mi è capitato in san Pietro visto che è da tre anni che faccio il chierichetto nella nostra parrocchia
e che vi voglio raccontare.
Quasi all'alba siamo entrati in Vaticano dalla Porta vicino a Santa Marta, dove abita il Papa e poi
abbiamo incontrato don Bruno. Con lui abbiamo attraversato la Porta Santa e abbiamo pregato sulla
tomba di san Pietro. Poi con lui e con don Maurilio sono andato nella Sacrestia per prepararci alla
celebrazione della messa. Con don Bruno sono andato a scegliere la veste da mettermi e così mi ha
rivestito di viola … come un piccolo vescovo. In sacrestia, abbiamo trovato altri due preti che hanno
concelebrato con i nostri due don. A differenza di quello che succede in parrocchia, i preti che
celebrano in san Pietro, portano loro dalla sacrestia quanto occorre per la celebrazione: a me hanno
dato solo le ampolline dell'acqua e del vino. Abbiamo attraversato la basilica deserta (c'eravamo solo
noi) e abbiamo celebrato la messa all'altare di san Giovanni Paolo II.
L'emozione è stata grande. Alla fine della messa, in sacrestia, don Bruno mi ha chiesto se mi fosse
piaciuto servir messa in san Pietro … sarebbe bello tornarci con gli altri chierichetti della nostra
parrocchia per far vivere anche a loro questa grande emozione
Grazie …
Dobbiamo un particolare e sentitissimo ringraziamento a don Bruno
Moneta. Lo ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato e per la squisitissima
attenzione che ha dimostrato alla nostra parrocchia.
Grazie a lui e alla sua disponibilità e cortesia, i pellegrini turatesi hanno
avuto un trattamento veramente privilegiato: hanno varcato da soli la Porta
Santa e pregato davanti all'Altare della Confessione per lucrare l'indulgenza
giubilare. Il dono più grande che ci ha fatto è stato quello di riservarci la
messa all'altare dove è custodito il corpo di Giovanni Paolo II.
13
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
MISSIONE
Il cibo condiviso: un messaggio di speranza
nella disperazione di una guerra senza fine
Padre Damiano Puccini ci scrive dal Libano
Le ultime notizie sulla guerra in Siria ci dicono
che ad Aleppo e Homs è andato distrutto circa il
70-90% della città. In oltre quattro anni, il Libano
ha ospitato quasi 1,5 milioni di rifugiati siriani e
deve affrontare gli squilibri demografici,
economici, politici, di sicurezza che tutto questo
comporta. A questi sono da aggiungere almeno
mezzo milione di palestinesi. Quindi vi sono in
questo momento quasi due milioni di rifugiati,
per i quali è sempre più difficile ottenere o
rinnovare il permesso di soggiorno, su 4,5 milioni
di popolazione in totale: quasi il 50% degli
abitanti.
Anche la nostra associazione di volontari “Oui
pour la Vie” è in prima linea impegnata nella
distribuzione di pasti ai profughi e a tutti i piu'
poveri. A partire infatti dal febbraio scorso siamo
riusciti a far partire la nostra “Cucina”, attiva e
operante a Damour, presso la nostra sede legale.
Attualmente siamo in grado di offrire circa 40
confezioni gratuite di cibo (un mese fa erano 30)
per nuclei composti anche da circa 8-9 persone
della medesima parentela.
Dopo aver ricevuto dalla Provvidenza gli aiuti
necessari per coprire le spese iniziali per la
ristrutturazione del fondo e l'acquisto delle
prime attrezzature (forni, frigo, frizer ecc), il
costo complessivo per ognuna delle due sole
giornate settimanali di distribuzione è sceso a
circa 700 euro. Se riuscissimo a trovare maggiori
aiuti, saremmo ben lieti di aumentare il numero
di famiglie da sostenere e i giorni di apertura.
Due settimane fa abbiamo vissuto un momento
particolarmente doloroso a causa dell'improvvisa
scomparsa del nostro cuoco Elias Zohran, per una
crisi cardiaca. Recentemente, lui si era confidato
in questo modo con uno dei nostri volontari:
“Lo sai, io prima non sapevo pregare. Ero una
persona che mangiava, dormiva, beveva e
guadagnava un po' di soldi. Ero uno senza
sentimenti, ma il lavoro con voi, il vedere i
poveri, il sentire proprio da vicino la carestia in
cui vivono, il preparargli un poco di carne che
loro gustano davvero raramente: ebbene questi
gesti mi hanno insegnato a come pregare, a come
aiutare, a come donarsi senza attendere niente
in cambio. Io credo che questi atti di carità sono
più importanti del recitare una semplice
preghiera”.
Il giorno dopo, il nostro Elias è deceduto.
Mentre ci chiedevamo come avrebbe potuto
procedere la nostra Cucina, Nada, la moglie di
Elias, si è offerta come cuoca per continuare
l'opera del marito, dopo aver sentito la vicinanza
di tutti noi, come quella di una famiglia.
La rinuncia dei volontari a parte del proprio
stipendio, il lavoro in cucina per donare con
sorriso cibo a chi si nutre talvolta solo una volta al
giorno, fa sì che anche i poveri partecipino delle
nostre motivazioni.
Due famiglie siriane, hanno offerto una parte
della loro porzione di alimenti ad una terza
famiglia di sette persone, che per noi è
impossibile aiutare per mancanza di fondi.
È sempre bello vedere poveri di tutte le
religioni e appartenenze, anche di gruppi islamici
che si stanno combattendo in Siria, venire a
prendere il medesimo cibo nella nostra cucina,
aperta a tutti i bisognosi.
14
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
MISSIONE
Lettera di frate Adolfo Marmorino,
responsabile del centro “Padre Angelo Redaelli”
in Congo Brazzaville
Brazzaville, 17 febbraio 2016
Carissimi,
attraverso questa lettera vorrei ringraziare tutti coloro che insieme alla signora Miranda, mamma
del compianto fra' Angelo Redaelli, hanno messo insieme la somma di 7.000 euro che padre
Massimiliano Taroni ha versato sul conto del nostro centro di accoglienza.
So che diverse associazioni si sono prodigate per fare tutto ciò e vorrei che questa lettera possa
essere un modo per esprimere il nostro dovere di gratitudine per la causa comune che ci lega in diversi
modi all'opera che porta il nome del nostro fratello.
Grazie a quanto raccolto possiamo permettere al Centro di vivere perché – come potete
immaginare – la gestione di un Centro che accoglie una trentina di ragazzi con una presa in carico
totale richiede un notevole impegno economico (pensiamo all'alimentazione, la scuola, i vestiti, le
cure mediche, le spese di gestione ordinaria come luce, gas, e altro …) e noi viviamo di quanto la
Provvidenza ci offre dalla mano di gente che ci aiuta come voi.
Possa il Signore moltiplicare in ciascuno di voi il bene che fate e benedire le vostre rispettive
famiglie.
Da parte mia e di tutti i ragazzi del Centro “Padre Angelo Redaelli” grazie e ogni bene.
Dopo la morte di frate Angelo Redaelli, avvenuta il 12 settembre 2005 quando da pochi mesi
aveva compiuto 40 anni, l'impegno della famiglia, amici e coscritti è stato quello di onorare la
sua memoria. Immediatamente, in sintonia con i frati minori, l'idea fu quella di costruire in
Congo Brazzaville, un Centro di Accoglienza per i ragazzi di strada. Il 14 novembre 2011 è stato
aperto un conto corrente presso la Filiale di Turate di Banca Intesa Sanpaolo dove sono
confluite in questi anni tutte le offerte ricevute. A partire dal 2007, nel mese di gennaio, viene
inviato il nostro contributo economico, prima per la costruzione e poi la gestione del Centro di
Accoglienza, guidato da Frate Adolfo. Dal 14/11/2005 al 31/12/2015 abbiamo raccolto
149.516 euro ed inviato in Africa 134.000 euro. A questi vanno aggiunti i ricavi di due giornate
speciali organizzate in questi dieci anni. È doveroso sottolineare l'encomiabile opera
dell'Associazione “Prima Goccia” che anche in questi ultimi anni ha dato un contributo
essenziale per poter continuare l'attività del Centro di Accoglienza. Ringraziamo tutti coloro
che hanno sostenuto l'opera e continueranno a sostenerla nel futuro affinché il seme gettato
da frate Angelo porti molto frutto.
Ogni anno, il lunedì successivo alla Festa della Gioventù celebriamo il ricordo della vita e
della morte di frate Angelo. Quest'anno sarà proprio come undici anni fa quando ci lasciò in una
tragica alba africana.
Lunedì 12 settembre
Celebrazione Eucaristica alle ore 21 presso la Chiesa Parrocchiale
nell'undicesimo anniversario della morte di frate Angelo Redaelli
15
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
CARITAS
“Ero straniero e mi avete accolto”
Nell'anno del Giubileo della Misericordia la parrocchia con la Caritas
propone un itinerario sulle opere di misericordia corporale.
Il primo incontro, tenutosi sabato 30 gennaio, ha visto la partecipazione
di Luca Guanziroli, Responsabile UNHCR (Alto Commissariato delle
Nazioni Unite per i rifugiati).
È stata una serata provvidenziale. Il fenomeno
delle migrazioni attraversa una fase storica
eccezionale. La prima cosa da fare è capire,
conoscere la realtà per non farsi ingannare dagli
“imprenditori della paura” che in Italia e in
Europa, per il loro tornaconto personale,
spacciano scenari apocalittici spargendo i loro
semi a pieni mani.
Luca Guanziroli vive a Ginevra ed è responsabile
dell'UNHCR. Nella seconda metà del 2015 ha
trascorso alcuni mesi a Idomeni, città tristemente
nota al confine tra Grecia e Macedonia, il
passaggio cruciale per i migranti che seguono la
“rotta balcanica”. La realtà sempre in
movimento. Quando venne Luca tra noi la “rotta
balcanica” era ancora la via ordinaria percorsa
dalle persone in fuga: dalla Siria al Libano, poi la
Turchia, il tragittto in mare sulle isole greche, il
passaggio sulla terra ferma, il viaggio verso
Idomeni con la speranza di passare in Macedonia e
poi cercare rifugio in un paese europeo. A Idomeni
arrivavano 2.000-3.000 persone al giorno con
punte di 6.000. L'Alto Commissariato delle
Nazioni Unite ha organizzato a Idomeni un centro
attrezzato per assistere a più livelli (alimentare,
sanitario, legale, informativo, psicologico) le
persone che giungono ogni giorno. Nel periodo
vissuto da Luca a Idomeni la composizione
nazionale dei rifugiati era il seguente: 60% siriani
e iracheni, 30% afghani, 10% altri. È stata
effettuata un'indagine conoscitiva sui siriani (il
gruppo più numeroso, è semplice da
comprendere) giunti a Idomeni dal mese di aprile
al mese di settembre 2015: 86% livello educativo
alto, 62% proveniente dalle città di Damasco e
Aleppo, il 63% era partito dalla Siria durante il
2015; profilo sociale: famiglie e studenti;
destinazione preferita: Germania, livello
tecnologico alto, la maggioranza aveva la
speranza di tornare un giorno in Siria.
Luca ci ha poi raccontato di tutto quello che
fanno i volontari, dell'impegno senza sosta per
cercare un po' di serenità, per suscitare qualche
sorriso, soprattutto per i tanti bambini presenti
nel campo.
È stata una serata provvidenziale. Lontano dai
programmi urlati della TV abbiamo ascoltato Luca
Guanziroli, uno che non parlava “per sentito dire”
ma perché ha vissuto a Idomeni per alcuni mesi e
affronta quotidianamente il tema dei rifugiati.
Per coloro che si proclamano credenti le parole
che il Papa instancabilmente pronuncia
accompagnano i nostri passi: i rifugiati, i migranti
non sono numeri, prima di tutto sono persone.
Riecheggiano le parole pronunciate a Lesbo da
Bartolomeo I:
“Abbiamo viaggiato fino a qui per guardare nei
vostri occhi, per ascoltare le vostre voci e tenere
le vostre mani nelle nostre. Abbiamo viaggiato
fino a qui per dirvi che ci importa di voi. Abbiamo
viaggiato fino a qui perché il mondo non vi
dimentichi. (…) Coloro che hanno paura di voi non
hanno guardato nei vostri occhi. Coloro che hanno
paura di voi non hanno visto i loro volti. Coloro che
hanno paura di voi non hanno visto i vostri
bambini.”
rIFuGIAtI nEl monDo: 19.500.000
sFollAtI IntErnI: 38.000.000
l'86% DEI rIFuGIAtI È osPItAto In PAEsI In VIA DI sVIluPPo
lE trE nAZIonI Con Il mAGGIor numEro DI rIFuGIAtI: sIrIA, AFGHAnIstAn, somAlIA
PErCEntuAlE DI BAmBInI trA I rIFuGIAtI: 51%
BAmBInI ArrIVAtI sEPArAtI, non ACComPAGnAtI In ItAlIA nEl 2014: 13.000 -15.000
16
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
CARITAS
Ero carcerato e siete venuti a visitarmi
Sabato 12 marzo la cena povera, gesto quaresimale di carità che la nostra comunità celebra da
alcuni anni era dedicata, nell'anno del Giubileo della Misericordia al tema del carcere.
È venuto tra noi don Silvano Brambilla, cappellano del Carcere di Busto Arsizio, che nel
momento di preghiera celebrato in chiesa dopo la cena, ha lasciato un segno indelebile nei cuori
di chi lo ha ascoltato. Due settimane dopo ha inviato questa lettera a don Maurilio e a tutta la
comunità cristiana di Turate.
Carissimo don Maurilio e carissimi tutti della comunità di Turate,
visto che già sono stato lungo nel parlare e nel proporre la mia testimonianza la
sera della Cena Povera lo scorso 12 marzo, eccomi ora con poche parole e per di più
scritte a mano, come è tipico del nostro ambiente penitenziario, per dirvi grazie e
per chiedervi ancora un favore.
Anzitutto grazie per la simpatica e fraterna accoglienza di quella sera: è stato
molto bello il ritrovarsi insieme, il condividere quel piatto preparato con arte e
con cuore e il partecipare in modo attivo anche da parte dei più piccoli alla mia
testimonianza. Un grazie anche per quello che avete raccolto e mi avete fatto
pervenire: mi sono giunti 2000 euro che saranno usati per le necessità più
immediate relative ai carcerati e alle loro famiglie.
Ecco ora il favore che vi chiedo nuovamente: ricordatevi di noi, proprio come dice
la Lettera agli Ebrei (13,3): “Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro
compagni di carcere.”
Non è una cosa facile ma per noi è importante non sentirci soli, non essere messi da
parte: sapere che c'è qualcuno che ci pensa, che si ricorda, che prega per noi, è per
voi un aiuto e uno stimolo a prendere sul serio la vita vostra e di tutti.
Ci accorgiamo anche da questi segni che la “misericordia” è un dono di Dio che ci è
Padre compassionevole, ma anche dono di fratelli che ci sono e si fanno vicini in
modo concreto e costante. “Buon Samaritano” è in primo luogo e in modo pieno il
Signore Gesù, ma “buoni samaritani” ne incontriamo spesso nel nostro cammino
quotidiano: non appaiono notizie sui giornali o sui media in generale (lì si parla solo
dei mali del mondo e dei “nostri mali”) ma ci sono coloro che senza far rumore e
senza eccessivi clamori sono capaci di gesti di vera condivisione e di autentica
fraternità nei confronti di chi soffre, magari dopo aver fatto soffrire altri!
Termino con le parole che Gesù ha rivolto ai suoi discepoli e alle donne subito dopo
la sua Resurrezione e cioè: “PACE A VOI” e che davvero la PACE sia nel cuore e nelle
case di tutti, anche nella nostra “CASA Circondariale!
Un fraterno abbraccio a te, don Maurilio e a tutti gli amici e le amiche di Turate.
Busto Arsizio, 29 marzo 2016
Don Silvano
17
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
CARITAS
Progetto Gemma
“in ricordo di Graziella Villa”
Lo scorso anno la Caritas della nostra parrocchia aveva voluto onorare la memoria di Graziella Villa
con l'adozione prenatale a distanza attraverso il Movimento per la Vita di Cislago. Per raccogliere i
fondi necessari abbiamo organizzato nella Giornata per la Vita del primo febbraio la vendita delle
primule e delle torte e la Cena Povera, momento penitenziale tradizionale della Quaresima della
nostra parrocchia.
Il Movimento per la Vita di Fasano ci aveva comunicato che la signora in attesa aveva già due
bambini piccoli, non aveva una casa e il marito stava adattando un garage ad abitazione perché
avevano avuto uno sfratto con attuazione immediata.
Qualche giorno prima di Natale abbiamo ricevuto la notizia che il 20 ottobre 2015 era nata Noemi
presso l'Ospedale di Monopoli. La piccola, nata con una grave sofferenza itterica, è stata ricoverata
per 20 giorni presso l'Ospedale pediatrico di Carbonara. Anche la madre della bambina ha sofferto
molto per i nove mesi di gravidanza e il padre, impegnato nel lavoro di rendere abitabile un garage, ha
fatto la spola tra i due ospedali. A metà novembre Noemi è ritornata a casa e il 3 gennaio è stata
battezzata nella Chiesa dedicata a San Giovanni Paolo II. Tre volontari del Movimento per la vita di
Fasano hanno partecipato alla cerimonia. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta
delle offerte per l'”adozione” di una nuova vita, Noemi è nata e oggi vive nella sua famiglia.
Per Completare il nuovo oratorio serve la raggiungere l’ importo di
€ 1.000.000
Importo mancante per la costruzione del nuovo oratorio al 31/12/ 2015
€ 819.066
Totale Raccolta Offerte del 2016
€ 29.315
Pietre Vive
€
Pietre Angolari
€
Uno per Mille
€
Iniziative Straordinarie 2016
€
Offerta per completamento Campo Mini Volley €
Offerte «Pro Nuovo Oratorio»
€
Offerte per suolo pubblico
€
Importo Mancante al 30 aprile 2016
€ 789.751
18
2.700
2.100
9.000
2.830
7.000
3.185
2.500
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
L’ANGOLO DEL LIBRO
La biblioteca del Pozzo
a cura della redazione
“L'amore scandaloso di Dio” di Enzo Bianchi (San Paolo, 2016, pp.141, € 12,90)
Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Gesù di Nazaret
con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la
misericordia di Dio. Sono parole di Papa Francesco, tratte dalla
Bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia.
Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, una delle voci più
autorevoli della Chiesa italiana, ci parla in questo libro della
misericordia come “amore scandaloso di Dio”. Partendo dal
Vangelo, cammina sulla via della misericordia con una convinzione
profonda: “ciò che di Gesù ancora oggi scandalizza è la
misericordia”. Ciò è tanto vero se osserviamo come i gesti e le
parole di Papa Francesco che più “scandalizzano” sono le visite a
Lampedusa e a Lesbo. Enzo Bianchi va alle radici della misericordia
di Dio, al Vecchio Testamento, alle parole dell'Esodo, e poi va al
cuore della misericordia di Gesù ispirandosi al Vangelo di Giovanni
(l'adultera), di Matteo (il perdono, i lavoratori della vigna). In
questo anno giubilare Papa Francesco ha voluto che il popolo di Dio
si confronti con la misericordia: è un tema decisivo per la nostra
fede perché, dice il Vangelo, i misericordiosi saranno beati perché
troveranno misericordia; solo chi “rimette i debiti ai fratelli”
troverà un Dio misericordioso. È sulla nostra capacità di
misericordia che si gioca la nostra salvezza.
“La scala dei sogni” di Giorgio Spreafico (Teka edizioni, 2015, pp. 480, € 15,00)
La montagna, le imprese, le idee e le due vite di Marco Anghileri,
l'ultimo romantico della Grigna. È il 14 marzo 2014, il giorno in cui
Marco ha perso la vita sul Pilone Centrale del Freney al Monte
Bianco, nel tentativo di portare a termine la prima salita invernale
in solitaria della Jori Bardill. È l'11 marzo, il BUTCH ( Marco) ha
raggiunto la sua prima tappa, il rifugio Monzino. Il giorno seguente
è arrivato ai bivacchi delle Eccles e il 13 ha attaccato il Pilone
Centrale. Quella sera ha bivaccato in parete ha mandato un sms a
casa: " sono nel posto più bello del mondo". Poi più nulla....si
interrompono le comunicazioni ...e iniziano le ricerche..
Molto descrittivo ma molto bello.
19
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
L’ANGOLO DEL LIBRO
“L'altra montagna” di Oreste Forno (Bellavite, 2011, pp.176, € 13,00)
La passione per l'alpinismo e per la fotografia da sempre ha
contraddistinto Oreste Forno, noto alpinista italiano. Questa
passione poco alla volta si è trasformata in ricerca. Ad Oreste non
è più bastato salire delle montagne per conquistarne la cima. La
conquista di molte cime, poco alla volta, lo ha portato a cercare
qualcosa di più. Da qui nasce il progetto di pernottare da solo su
alcune vette delle montagne lombarde, alla ricerca di ciò che va
oltre la cima. Questo progetto portato al termine con alcune
avventurose esperienze lo ha condotto infine alla cima della
fede. Al termine del libro Oreste invita ciascuno a compiere il
proprio percorso di ricerca. Credo che la storia del suo cammino
possa offrire a ciascuno spunti interessanti per un percorso
individuale.
“Meno dodici” di Pierdante Piccioni con P. Sapegno (Mondadori,2016, pp.350, € 17,00)
Pierdante Piccioni direttore dell'Unità Operativa di pronto
soccorso dell'Ospedale di Lodi, docente universitario e consulente
del Ministero della Salute, in seguito ad un banale incidente
stradale perde la memoria dei suoi ultimi 12 anni a causa di una
lesione della corteccia cerebrale.
Il suo ultimo ricordo è del 25 ottobre 2001, giorno dell'ottavo
compleanno di suo figlio che ha appena accompagnato a scuola.
All'improvviso Piccioni è diventato un alieno, incapace di
riconoscere le sue cose, le sue abitudini; addirittura non riconosce
sé stesso nell'immagine invecchiata che gli restituisce lo specchio.
I suoi figli sono adulti con la barba e gli esami all'università, la
moglie sembra un'altra donna con le rughe e i capelli corti.
In questo diario racconta la lunga e faticosa riconquista della sua
identità, delle relazioni con la famiglia ed i colleghi; racconta
l'angoscia di un uomo costretto a vivere la sua vita con gli occhi di
un estraneo e di emozioni e ricordi che non riavrà più.
Mi è piaciuto molto perché spesso nell'iter degli accertamenti
diagnostici si è posto domande e/o si è trovato in situazioni
comuni a noi pazienti e spesso si è giudicato come medico
nell'abisso della memoria residua. In pratica ha vissuto sulla sua pelle cosa significa passare dall'altra
parte della barricata cercando sempre di mantenere la sua dignità personale.
20
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
COI PIEDI PER TERRA
Alzo gli occhi verso i monti (Sl 121,1)
Lago Palù – Rifugio Palù – Rifugio Motta
Il versetto del salmo 121 ci invita ad alzare gli occhi verso i monti che ci stanno attorno. Ci sono
molti luoghi interessanti e poco conosciuti che ci circondano… basta alzare lo sguardo!
Questa rubrica ha lo scopo di proporre delle mete (alcune facili, altre un po’ più escursionistiche) per tutti coloro che amano camminare a piedi e conoscere ciò che ci circonda.
di don Lorenzo Stefan
Nome: Lago Palù
Accesso:
Prendere la superstrada in direzione Lecco e
proseguire fino a Colico. Seguire la valtellina
oltrepassando Morbegno e giungendo a Sondrio.
Alla rotonda di Sondrio svoltare a sinistra e
seguire per Chiesa in Valmalenco. Oltrepassare
Chiesa e seguire per Chiareggio fino a giungere a
San Giuseppe (7 Km da Chiesa in Valmalenco).
Parcheggiare nell'ampio spiazzo adibito a
parcheggio della seggiovia.
Comune: Chiesa in Valmalenco (So)
Valle: Valmalenco
Cordinate:
Rifugio Palù 46°18'13.61"N 9°52'7.70"E
Rifugio Motta 46°17'20.64"N 9°52'29.91"E
21
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
COI PIEDI PER TERRA
Quota di partenza e quota di arrivo:
Parcheggio San Giuseppe: 1535 mslm
Lago Palù: 1921 mslm
Rifugio Palù: 1945 mdsl
Rifugio Motta: 2236 mslm
Dislivello: m 458 fino al Rifugio Palù ; m 774 fino
al Rifugio Motta.
Sasso Nero, si risale il bosco di conifere fino a
sbucare nella breve radura del Barchetto (l800
m) seguita a breve distanza dalle schiarite della
Zocca (1846 m). Sempre verso est, su pendenza
via, via più lieve, si oltrepassa una soglia alberata
oltre la quale la conca del Lago Palù (1921 m;
1.30 ore) appare nel fascino della sua immobilità. Con una breve discesa si raggiunge la pista
battuta che collega gli impianti sciistici al
soprastante Rifugio Lago Palù (1945 m; tel. 0342
452201). raggiungibile in pochi minuti.
Nei boschi intorno al lago si può vagare senza
meta, in un ambiente molto "nordico" interrotto
solo, di tanto in tanto, dal tracciato della pista da
fondo.
Chi volesse allungare questa meravigliosa
escursione, può costeggiare il lago, lasciandolo
alla propria sinistra, fino a toccare la riva
opposta dove, proprio in un angolo, si trovano le
indicazioni gialle indicanti il sentiero “Memorial
Zanella Pierangelo”. Si segue il sentiero scialpinistico sempre ben segnalato (cartelli gialli
indicanti sentiero Pier) e battuto fino a giungere
in una radura dove il cartello giallo indicante il
rifugio Motta ci invita ad abbandonare il sentiero
Pier e svoltare a sinistra. Prima in piano e poi in
leggera salita si giunge alla pista da sci, oltrepassata la quale incontriamo il cartello che ci indica
il Rifugio Motta a 15 minuti. Si segue brevemente
la stradina e oltrepassata una seconda pista da
sci in breve si giunge al rifugio che ha una
eccezionale vista su tutta la Valmalenco.
È possibile pranzare in entrambe i rifugi, previa
prenotazione (Rifugio Palu' Tel. Rifugio:
0342452201; Tel. Mobile: 3491591260. Rifugio
Alpe Motta Tel. Rifugio: 0342451406; Tel. Mobile:
3403368496)
Tipo di ambiente: alta montagna
Periodo consigliato: estate per il trekking,
autunno per i colori dei larici, inverno e primavera con le ciaspole nei boschi di conifere della
Valmalenco. Particolarmente consigliato in
inverno per la bellezza e la quasi totale assenza
di pericolo valanghe.
Difficoltà complessive: Sentiero ben segnalato.
Tempo: Tempo impiegato: ore 1 e 30 minuti fino
al Rifugio Palù. Ore 2 e 45 minuti fino al rifugio
Motta.
Segnavia:
il sentiero indicato n° 329 che conduce al rifugio
Palù. Sul lato opposto il sentiero “Memorial
Zanella Pierangelo” in seguito Pier (targhette
gialle) e poi la deviazione per il Rifugio Motta.
Descrizione Itinerario:
Dal piazza le del Rifugio Sasso Nero (l 530 m),
lasciata a destra la partenza della seggiovia per il
Palù, si imbocca la strada innevata per i Barchi.
Ignorata a sinistra una prima deviazione verso
Entova, dopo una decina di metri si svolta e
sinistra e dopo 30 metri si trovano le indicazioni
per Paluetto (segnavia 329). Questo tracciato,
quasi rettilineo, conduce all'appartata località di
Paluetto (l620 m) circondata dai boschi alle
pendici del Sasso Nero. Proseguendo sulla destra
(est) senza mai avvicinarsi alle balze rocciose del
Traccia GPS:
Disponibile presso l'autore (e-mail: [email protected])
Link utili
http://www.rifugiopalu.it/
http://www.rifugi.lombardia.it/sondrio/chiesa-in-valmalenco/rifugio-palu.html
http://rifugiomotta.blogspot.it/
http://www.rifugi.lombardia.it/sondrio/chiesa-in-valmalenco/rifugio-motta.html
22
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
ANAGRAFE
Anagrafe parrocchiale
Rinati dall‛Acqua e dallo Spirito
D'Amico Riccardo
Brittanni Lucia
Orsini Valentino
Di Bartolomeo Sofia
Banfi Camilla
Carlomagno Agata
Ciannarella Rebecca
Narciso Tommaso
Perissinotto Samuele
Piperi Emma
Rimoldi Carlo
Tempesta Alice
Dobrozi Amadeo
Barni Camilla
Davì Delia
Fortina Michele
Granata Ginevra
Pittaluga Elettra
Stibiel Sarah
All‛ombra della Croce
Rimoldi Irene
Udeschini Giovanni
Carnelli Dina
Gazzabin Iose
Leone Enrico
Verga Maria
D'Incertopadre Anna
Biscella Sofia
Turconi Michele
Deninno Emanuele
Monti Maria
Villa Angelina
Carnelli Antonio
Restelli Egidio
Bondanza Giuseppe
Guzzetti Alberto
23
Informatore Parrocchiale, giugno 2016
CULTURA
I nostri beni culturali
La cappella di san Giuseppe
di Fabrizio Pagani
La cappella gentilizia del palazzo comitale
della famiglia Caimi viene costruita nel 1746 e la
prima attestazione della sua presenza ci viene
dai verbali della visita pastorale del cardinale
Giuseppe Pozzobonelli dell'anno successivo e da
un documento conservato nel nostro archivio
parrocchiale con cui, nel 1753, viene concessa al
parroco don Carlo Gerolamo Bonomi la facoltà di
benedire il nuovo edificio dedicato a san
Giuseppe.
Il cardinale Pozzobonelli fa annotare nella sua
visita la descrizione della pala d'altare, dipinta
da “un pennello non disprezzabile” che
rappresenta il “placidissimo transito di san
Giuseppe”.
L'accesso all'oratorio dalla strada permetteva
che la cappella venisse usata anche dalla gente di
Turate per la sua devozione verso il santo e la
costruzione dei due matronei (a cui si accede
dallo scalone del palazzo) posteriori alla visita
dell'arcivescovo permettevano la devozione
“privata” della famiglia dei conti.
Anche l'altare ligneo è posteriore alla visita
dell'arcivescovo. Verbali di visita alla mano
dimostrano che l'altare attuale è di dimensioni
diverse rispetto all'altare visto da Pozzobonelli e
non ci sono documenti che ci permettono di poter
datare l'esecuzione del lavoro.
14
6
11
28
8