LECTIO La famiglia e la comunita
Download
Report
Transcript LECTIO La famiglia e la comunita
Ufficio Regionale Catechesi – Ufficio Regionale Famiglia
Convegno Cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52)
Enna (Hotel Federico II)
16 aprile 2016
La famiglia e la comunità
(Lc 2,1-20)1
di don Dionisio Candido
Testo
1In
quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il
censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio
era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella
propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in
Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla
casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa,
che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni
del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose
in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
8C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto,
vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del
Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono
presi da grande timore, 10ma l’angelo disse loro: “Non temete: ecco, vi annuncio
una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato
per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete
un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. 13E subito apparve
con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14“Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”.
15Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori
dicevano l’un l’altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo
avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. 16Andarono, senza indugio, e
trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo
averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che
udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua,
custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne
tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e
visto, com’era stato detto loro.
Premessa
Con la lectio di questa mattina ci troviamo dinanzi ad una pagina biblica celebre,
questa volta tratta dal Vangelo di Luca: la nascita di Gesù. Un brano noto, perché lo
leggiamo a Natale. È un testo utile per noi oggi, perché Luca mostra di voler non solo
offrire un quadro storico di riferimento per il piccolo Gesù, ma anche di tracciare le prime
linee della famiglia di Gesù e della comunità chiamata ad accoglierlo.
Proviamo ad entrare nuovamente nel clima della preghiera, seguendo le scansioni
della lectio, della meditatio e dell’oratio.
Lectio
1
II Lectio divina: sabato 16 aprile 2016, ore 8:00.
1
Ufficio Regionale Catechesi – Ufficio Regionale Famiglia
Convegno Cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52)
Enna (Hotel Federico II)
16 aprile 2016
Partiamo dunque con la lectio. Il nostro brano, tratto dal cap. 2 di Luca, si compone
sostanzialmente di due quadri: il primo riguarda la nascita di Gesù (vv. 1-7), il secondo la
visita di un gruppo di pastori al nascituro e alla sua famiglia (vv. 8-14).
Nel primo quadro l’evangelista si premura di offrirci anzitutto una cornice storica
dei fatti che seguiranno: ci riporta all’epoca in cui Cesare Augusto è imperatore di Roma e
Quirinio è governatore di Siria. In particolare, siamo proiettati nel momento in cui viene
ordinato l’ennesimo censimento nel territorio posto sotto il controllo romano: la piccola
provincia della Palestina non ne è esente.
A dire il vero, non tutto quello che Luca scrive è storicamente documentabile e
accertabile: forse non è nemmeno troppo accurato. Ma nell’economia del suo Vangelo lo
scopo è di raccontare una situazione che obbliga Giuseppe a mettersi in marcia con la sua
famiglia, salendo dalla Galilea alla Giudea, da Nazaret ad una cittadina nei pressi di
Gerusalemme, Betlemme, “città di Davide” (v. 11). Luca delinea un tempo ed uno spazio
determinati, come infiniti altri che compongono la storia dell’umanità.
In quel tempo simile a tanti altri, si iscrive una vicenda unica ed irripetibile. Proprio
allora e proprio lì, Luca nota qualcosa di singolare. Una donna di nome Maria è incinta e
in quei giorni e in quel luogo partorisce. Nasce un bambino: «Un Salvatore, che è Cristo
Signore» (v. 11).
È una nascita di certo unica, se anche gli angeli sono in festa e la gloria di Dio
scende sulla terra (v. 9). Spinti dagli angeli in festa (v. 14), alcuni pastori che si trovano nei
paraggi si muovono per andare a visitare il neonato. «E trovarono Maria e Giuseppe e il
bambino, adagiato nella mangiatoia» (v. 16). La famiglia del Messia non è sola: raccoglie
subito intorno a sé una comunità celeste e terrena. Nessuno è lasciato solo.
I pastori poi riferiscono le parole degli angeli: «Non temete: ecco, vi annuncio una
grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un
Salvatore, che è Cristo Signore» (vv. 10-11). È il primo annuncio della identità di Gesù: e
forse è stata una sorpresa anche per i genitori. Non a caso, la madre ha come bisogno di
interiorizzare con calma quanto sta accadendo: «Maria custodiva tutte queste cose,
meditandole nel suo cuore» (v. 19).
Il quadro dei pastori non è barocco: non ci sono eccessi di sentimentalismo. Non si
tratta nemmeno di figure fisse come nel presepe: i pastori del Vangelo di Luca non si
fermano sul posto in contemplazione: piuttoso tornano alla loro vita di sempre. Lo fanno
però «glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato
detto loro» (v. 20). Qualcosa è cambiato non solo in Giuseppe e in Maria, ma anche nei
pastori.
Proviamo a sostare qualche istante, riprendendo in mano il testo: cogliamo le due
scene della nascita di Gesù e della visita dei pastori, cercando di metterci dalla parte dei
pastori.
Meditatio
Nella penna di Luca si coglie subito una preoccupazione pseudo-documentaristica.
Vuole che il lettore capisca che il Cristo è parte di una macro-storia, universale: quella
della Roma imperiale, che dominava tutto il mondo allora conosciuto.
Come un abile regista, procede poi restringendo progressivamente il campo visivo:
dall’impero di Ottaviano Cesare, detto Augusto (30 a.C. – 14 d.C.), alla provincia di Siria
governata da Quirinio, alla Giudea, a Gerusalemme, ad una cittadina poco distante da lì,
Betlemme, ed infine ad una mangiatoia. Dall’universale al particolare, dell’infinitamente
2
Ufficio Regionale Catechesi – Ufficio Regionale Famiglia
Convegno Cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52)
Enna (Hotel Federico II)
16 aprile 2016
grande all’infinitamente piccolo, dal tutto al frammento. Una tecnica narrativa che deve
diventare il nostro modo di pensare: accorgersi delle cose piccole e pensare in grande.
Anche il censimento è un evento mondiale, che coinvolge tutti i sudditi: ma ogni
famiglia ha una sua storia, come quella di Giuseppe e Maria che sono costretti a spostarsi
da Nazaret in Galilea a Betlemme in Giudea. C’è la storia universale dell’umanità e ci sono
le storie particolari, uniche ed irripetibili di singole famiglie o persone. È la stessa
dinamica della Chiesa: dalla famiglia alla comunità, dalla comunità alla famiglia.
Il Vangelo comincia a farci sentire il gioco di sistole e diastole, che riguarderà anche
la vita del Figlio di Dio: la diastole dell’apertura alla storia universale, come la salvezza
destinata a tutti i popoli della terra; e la sistole della concentrazione in una storia singola,
piccola, come il bambino che nasce, viene avvolto in fasce e deposto là dove è al sicuro e al
caldo. In questo caso, un contrasto stridente tra ciò che è grande e aggressivo, e ciò che
invece è piccolo e indifeso.
Ma sarebbe superficiale limitarsi a cogliere i contrasti: Luca è ancora più raffinato.
Nella sua penna c’è una riflessione profonda che sfocerà tra poco in una sottile ironia. In
un modo misterioso ed inatteso, Roma sta infatti entrando inconsapevolmente in contatto
con Gerusalemme: Roma vorrebbe conquistarla, ma ne resterà conquistata. La storia del
popolo eletto sta entrando nella storia civile universale. La comunità credente d’Israele,
infatti, non sarà l’ultima ma solo la prima comunità di Gesù: i confini del suo annuncio
saranno quelli del mondo.
A ben vedere, Luca si diletta ancora con l’ironia. Il percorso di Giuseppe e Maria è
di certo lungo e impegnativo (non meno di 150 km), soprattutto per via delle condizioni
della puerpera. Però il testo non sottolinea la fatica dei due viaggiatori: sembra piuttosto
che i due stiano compiendo il pellegrinaggio annuale nella Città santa (v. 4). Luca ne
racconterà uno poco dopo.
C’è poi un altro spunto di ironia, che sorge al momento in cui entrano in scena i
pastori. Costoro vigilano sul gregge anche di notte (v. 8). Sono i personaggi che non ti
aspetti, se devi descrivere le leggendarie origini di un personaggio divino: avremmo
preferito dèi che omaggiano il Signore Dio. Niente di tutto questo nel Vangelo di Luca: i
primi visitatori sono umili pastori.
Ma l’immaginario del pastore ha un ricco retroterra biblico. Nell’Antico Testamento
il pastore per eccellenza è Jhwh. È lui il “pastore d’Israele”, come dice il Salmista (Sal 80,2)
e come scrive Ezechiele: «Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e
le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in
mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e
le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le farò
uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò
pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutti i luoghi abitati della regione. Le condurrò
in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d’Israele; là si adageranno su fertili
pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d’Israele. Io stesso condurrò le mie pecore
al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio» (Ez 34,11-15).
Ma pastore è anche il giovane Davide, «il più piccolo, che sta a pascolare il gregge»
(1Sam 16,11). Il pastore qui è l’emblema dell’operatore di pace, perché è colui che
custodisce il gregge, cioè i beni preziosi che danno la vita alla famiglia: non ha bisogno di
uccidere per far vivere, ma il suo compito è di difendere e guidare il gregge, spingendo o
persino prendendo sulle spalle le pecore più deboli. I pastori di Luca evocano quegli
3
Ufficio Regionale Catechesi – Ufficio Regionale Famiglia
Convegno Cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52)
Enna (Hotel Federico II)
16 aprile 2016
operatori di pace a cui si rivolgono le schiere celesti: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e
sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (v. 14).
Ma soprattutto sono i primi destinatari della buona novella, del primo annuncio
della gioia evangelica e –direi– anche della ironia del Dio biblico. L’angelo dice: «Non
temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di
Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (v. 11). I termini kurios (Signore)
e sôtêr (Salvatore) sono gli stessi con cui l’imperatore romano amava farsi chiamare.
Mentre Luca li attribuisce ironicamente a quel bambino ancora in fasce.
Il gruppo dei pastori diventa beneficiario di una chiave di lettura evangelica della
vita: agli occhi di Dio, i dominatori del mondo sono buffi e contano molto poco; il suo
sguardo è invece rivolto agli anawim (cfr. Lc 1,48). Per questo può invitare a riconoscere in
quel bambino indifeso i connotati del Salvatore e Signore, nonché del Christos.
C’è poi da notare una sorta di pellegrinaggio dei pastori verso Gesù (vv. 15-16). Lì
incontrano il bambino insieme con la sua famiglia: è l’intera comunità ecclesiale che visita
e si fa carico della famiglia. A Giuseppe e Maria possono spiegare la ragione della loro
visita e la gioia che stanno provando.
Piace pensare che nella riflessione di Maria successiva a questi fatti, la madre di
Gesù abbia riconosciuto la prima compagnia della comunità credente. Maria non sarà più
sola nel suo cammino di fede: discepola del figlio, sarà per sempre anche compagnia degli
apostoli. Non a caso Luca la farà ricomparire ancora con loro dopo la risurrezione di Gesù:
«Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a
Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui» (At 1,14).
Infine, «i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che
avevano udito e visto, com’era stato detto loro» (v. 20). La comunità che accoglie e
riconosce Gesù è la stessa che lo annuncia al mondo. Secondo il mandato di Gesù stesso ai
suoi discepoli: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19). Non basta però
andare: bisogna andare con gioia. Così scrive Papa Francesco, citando Paolo VI, a questo
proposito: «Un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale.
Recuperiamo e accresciamo il fervore, “la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche
quando occorre seminare nelle lacrime […] Possa il mondo del nostro tempo […] ricevere
la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da
ministri del Vangelo la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la
gioia del Cristo” (PAOLO VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 8 dicembre 1975,
80)» (Evangelii Gaudium 10).
Oratio
Proviamo ora a trasformare in preghiera quanto abbiamo riconosciuto nella lectio
del brano biblico e poi approfondito nella meditatio.
Oh Padre, ti ringrazio per il dono del Vangelo di Luca. Ho capito che ci tiene a
farmi comprendere come la vicenda del tutto speciale di Gesù sia ben inserita nella storia
universale dell’umanità. Un imperatore, un governatore, un censimento, dei luoghi, una
famiglia, una comunità. La fede si gioca qui, all’interno di spazi e tempi concreti, e passa
attraverso le parole e i gesti di persone concrete. Ti prego di dare alle nostre famiglie la
consapevolezza che nel loro servizio quotidiano concreto stanno contribuendo alla venuta
del tuo Regno universale.
4
Ufficio Regionale Catechesi – Ufficio Regionale Famiglia
Convegno Cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52)
Enna (Hotel Federico II)
16 aprile 2016
Oh Padre, ti ringrazio perché credo di aver scoperto la dinamica lucana che ho
chiamato di “sistole e diastole”. La nascita di Gesù è la nascita di una nuova umanità
possibile: la sua vicenda deborda la sua persona, e coinvolge tutta la comunità dei
credenti. La scena di Betlemme con Maria, Giuseppe e il Bambino non è completa senza la
presenza anche dei pastori. Non c’è famiglia cristiana senza comunità credente, non c’è
Sacra Famiglia senza Chiesa e umanità. Ti chiedo di darci la luce per vedere il rapporto tra
la cellula fondamentale della Chiesa e l’intero corpo ecclesiale, tenendo insieme il piccolo e
il grande, il particolare e l’universale, dal frammento al tutto.
Oh Padre, ti ringrazio per la figura dei pastori nel Vangelo di Luca. Sono
l’immagine forse più emblematica dei poveri in spirito, dei miti, dei vigilanti e dei custodi
della vita: di quanti rinunciano alla cultura della violenza e della morte, e apprezzano i
piccoli segni di vita. Ti chiedo di sostenere e di benedire le famiglie che vivono il tempo
del lutto o che sono straziate dalle liti interne. Dona loro consolazione e quel senso della
pace che si costruisce deponendo le armi e scegliendo di rispondere al male con il bene.
Oh Padre, ti ringrazio per il dono dell’ironia. Mi ha fatto sorridere il pensiero che
mentre i grandi della terra si pavoneggiavano del loro potere, il Signore della storia ha
scelto di nascere in una condizione di totale umiltà. Il nome è lo stesso, ma quanta
differenza tra l’essere “signore e salvatore” di Cesare e di Gesù. Ho capito che nella Bibbia
il bene non è clamoroso e non fa rumore, ma è silenzioso e più penetrante. Ti chiedo di
aiutare le nostre famiglie ad essere capaci di educare i piccoli alla logica evangelica
dell’umiltà.
Oh Padre, ti ringrazio infine per Maria. Mi colpiscono le parole dell’evangelista, che
sembra conoscere bene il cuore di questa Madre: «Maria, da parte sua, custodiva tutte
queste cose, meditandole nel suo cuore» (v. 19). Vi trovo la fatica di credere, ma anche il
metodo per credere sempre meglio. Vi trovo la disciplina di chi non corre verso le facili
conclusioni, ma si prende del tempo per capire. Vi trovo il silenzio di chi rifiuta di
riempire i vuoti della vita solo con i propri ragionamenti, ma sa attendere una luce
dall’alto. Vi trovo il tentativo di mettere insieme eventi e parole, cercando in Dio la loro
armonia. Vi trovo lo sforzo di intendere il proprio posto e quello della propria famiglia
nella comunità più grande che è la Chiesa. Ti chiedo, oh Padre, di trasfomarci ogni giorno
in persone unificate come Maria, che non si disperdono nei rivoli delle mille cose da fare.
Dacci l’armonia della sintesi tra immanenza e trascendenza, tra concretezza e prospettiva,
tra passato presente e futuro, e come ha fatto la Madre del tuo Figlio Gesù.
AMEN.
5