N° 36 del 27/09/2008
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Transcript N° 36 del 27/09/2008
U2
LIBRO DI ANSELMO BOTTE “MANNAGGIA LA MISERIA”
“STORIE DI IMMAGRAZIONE TERRA TERRA”
[email protected]
0828 720114
Ann o X n°36 - www.unicosettimanale.it - 27 settembre 2008 € 1,00
Editore: Calore s.r.l. Sede Legale: Via S. Giovanni, 86 - Villa Littorio - Laurino (Sa); Sede Redazionale: Via della Repubblica, 177 - Capaccio-Paestum (Sa) - Poste Italiane - Spedizione in a.p. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Dir. Com. Business Salerno -Abb. annuale 25,00€
Sviluppo
turistico ed
infrastrutture nel
Cilento
Protag onisti
di Bartolo Scandizzo
Negli ultimi dieci anni la qualità
dell’accoglienza in questo territorio si è elevata a livelli di eccellenza. Non c’è albergo, villaggio
turistico, o campeggio che non ha
investito per incamminarsi sulla
via della competizione globale. Lo
stesso vale anche per il comparto
della ristorazione ed anche l’agricoltura di nicchia ha saputo farsi
largo.
Chi non lo ha fatto è solo per motivi legati alle concessioni edilizie
o per limiti oggettivi imposti dagli
strumenti urbanistici esistenti o
“inesistenti”.
Anche le grandi infrastrutture
hanno avuto un impulso decisivo.
Se pensiamo al completamento
della variante della ss 18 e la superstrada del Bussento e il quasi
completamento dei lavori di ammodernamento della Sa-Rc nel
tratto da Padula a Salerno e l’aeroporto di Pontecagnano – Salerno –
Costa d’Amalfi.
Quello che è rimasto al palo è il
settore dei servizi, dell’intrattenimento e, soprattutto, la qualità
della vita.
Chi arriva a Paestum e nel Cilento
ha difficoltà a spostarsi e difficilmente riesce ad “incrociare” tutto
quello che c’è da vedere. Per quel
che riguarda la qualità della vita,
invece, la situazione è sotto gli
occhi di tutti. A fronte di una ricettività alberghiera ed extra alberghiera d’eccellenza, accompagnata
da una ristorazione che ha saputo
rigenerarsi, l’assetto urbanistico e
l’aspetto economico e sociale restano gli anelli deboli del “Sistema
Cilento”.
Infatti, pur in presenza di consolidate situazioni degne di nota, il ritardo accumulato sotto il profilo
dell’attenzione all’ambiente, del rispetto della cosa pubblica, dell’inquinamento acustico e visivo, dei
percorsi protetti per chi si sposta a
piedi o in bicicletta, della qualità
delle acque, della puntualità dei
trasporti pubblici e della pulizia
delle strade oltre che della manutenzione del verde…
Insomma, siamo tante piccole isole
che ancora non si sono fatte arcipelago. Per diventarlo è necessario
tracciare significative e buone rotte
CONTINUA A PAG. 4
VA L C A LO R E
Promo’s e
Cantina è
guerra di
manifesti
ALESSANDRA PAZZANESE A PAG. 6.
C A PA C C I O
PA E S T U M
Il capitano Giuseppe Costa passa alla
direzione della Compagnia di Battipaglia
Antonio Fasolino, nominato
portavoce provinciale del PDL
“Paestum servizi
srl: eccezione
alle regole”
PIETRO DE ROSA A PAG. 3.
C’era una volta
l’agricoltura:
sana e redditizia
attività
A G RO P O L I
Inaugurato il
campo da calcio
“Gianfranco
Torre”
di Oscar Nicodemo
L’agricoltura, a differenza di
quanto si possa pensare, costituisce
una materia delicata e complessa,
e soltanto l’occhio dell’esperto può
prenderne una visione adeguata.
Ecco perché per evidenziarne gli
aspetti e i relativi problemi, occorre
studiarne alcune peculiarità basilari. Diversamente, non si comprenderanno mai i sacrifici e le
preoccupazioni di chi, oggi, possiede un’azienda agricola.
Cominciamo col dire che a differenza della semplice raccolta dei
prodotti della terra, l’agricoltura è
una tecnica che interviene modificando i fattori naturali della produzione vegetale allo scopo di
incrementare, in quantità e qualità,
il prodotto. Gli interventi dell’uomo
che concorrono a delineare un’attività agricola possono essere diversi
e di varie specificità, come, ad
esempio, i seguenti:
Interventi su fattori biologici: sono
tali la selezione, il miglioramento
genetico, le biotecnologie, l’ibridazione, la potatura, l’innesto.
Interventi sui fattori climatici: sono
tali gli apprestamenti protettivi mirati a ridurre l’influenza negativa
del clima o potenziarne quella positiva fino a correggerne
CONTINUA A PAG. 5
ARTICOLO A PAG. 2.
Carmine Cardinale premiato come imprenditore etico
Michele Caggiano: “Se si parla di lavoro nero,
i sindaci da Eboli a Buonabitacolo non rispondono”
E’ andato a Carmine Cardinale, imprenditore di Teggiano, il Premio Impresa Etica 2008, promosso dal
comune di Pertosa e dal giornale ‘I
Cento Passi’. Il riconoscimento
viene assegnato ogni anno alla realtà
imprenditoriale che si distingue per
gli investimenti sulla sicurezza del lavoro e per l’attenzione nei confronti dei diritti dei propri impiegati.
Nata nei primi anni Ottanta, la società Cardinale Group ha scalato i
mercati nazionali con la vendita
degli scaldabagni elettrici. Con il trascorrere degli anni, i settori di produzione
sono
notevolmente
accresciuti: “Oggi ci occupiamo di
forniture complete di mobili e accessori per il bagno, tubi, valvole, ricambi per tutte le esigenze,
prodotti chimici e antincendio, articoli per i disabili, climatizzatori ed
elettropompe. Il premio Impresa
Etica ci riempie di orgoglio. Ringraziamo chi ci ha selezionati e chi ci
ha riconosciuto questo premio”.
Carmine Cardinale, oggi, dà lavoro
a oltre 100 persone. Quaranta impiegati si occupano di marketing e
rappresentanza, sessanta persone
invece sono impegnate nel processo
di produzione. Un’azienda modello
in continua espansione: “il nostro
mercato subisce comunque il momento critico che sta attraversando
l’Italia intera. Nel centro sud, però,
stiamo raggiungendo un livello di
vendite davvero soddisfacente”. Al
premio Impresa Etica 2008 era presente Bruno Ruotolo, tenente della
ABBONAMENTO ANNUALE UNICO: Italia €25,00, Estero € 90,00 intestato a Calore s.r.l.
su C/c postale IT 24 R 07601 15200 0000 53071494 o
C/c bancario EUR IBAN IT55 Y083 4276 1400 0401 0040 585
guardia di finanza di Sala Consilina:
“i miei complimenti alla Cardinale
Group, un’azienda così importante
per il nostro territorio, un’azienda
modello in una società del lavoro
ancora poco attenta alle norme
sulla sicurezza. Noi effettuiamo controlli ogni giorno, invitiamo la gente
ad aiutarci affinché il principio della
legalità diventi il fulcro della nostra
società. Ovviamente solo con la collaborazione e le denunce dei nostri
cittadini potremo combattere il fenomeno del lavoro nero e della
mancata sicurezza sul lavoro”. Al
Mida di Pertosa erano presenti
anche i familiari di Annamaria Mercadante e Giovanna Curcio, le due
operaie morte in un incendio a
Montesano sulla Marcellana, tre anni
fa, in un sottoscala adibito alla costruzione di materassi.
Dal premio alla riflessione: “il convegno di sabato sera- afferma Gerardo Rosania, consigliere regionale
CONTINUA A PAG. 10 (IV IL SELE)
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N°36 27 settembre 2008
Agropoli
Commovente cerimonia alla presenza dei genitori del giovane
Inaugurato il campo da calcio in erba sintetica “Gianfranco Torre”
E’ stata una cerimonia toccante e sentita quella che si è tenuta domenica pomeriggio, 21 settembre 2008, per
l’inaugurazione del campo da calcio in
erba sintetica “Gianfranco Torre”, una
nuova e moderna struttura a disposizione degli sportivi agropolesi, realizzata
all’interno
dell’impianto
“Raffaele Guariglia” di località Marrota che si affianca quindi al campo
principale in erba.
Il taglio del nastro è avvenuto, oltre
alla presenza del Sindaco Franco Alfieri, dell’Assessore allo Sport Franco
Crispino e dell’intera amministrazione comunale, anche della famiglia
di Gianfranco Torre, promessa del calcio agropolese che militava nelle giovanili della Salernitana, scomparso in
un incidente stradale qualche anno fa.
Presenti tanti cittadini e le delegazioni
di tutte le società sportive locali.
Il primo ricordo è stato proprio per
Gianfranco Torre. «Intitolare questo
campo a Torre è stata una decisine giusta e doverosa da parte dell’amministrazione - le parole del Sindaco
Alfieri – In questo modo Gianfranco
continuerà ad essere accanto a noi e
sarà esempio per tanti giovani». «Oggi
– afferma l’Assessore Crispino - si
realizza finalmente l’idea di dedicare
questa struttura a Gianfranco Torre,
giovane promessa del calcio agropolese che giocava nella Salernitana, fulgido esempio di impegno sia nello
sport che nel mondo della scuola e
della cultura».
Soddisfazione, poi, per
la consegna alla comunità della nuova struttura sportiva. «Anche
se dobbiamo ultimare
alcuni lavori – spiega
il Sindaco Franco Alfieri - abbiamo accelerato l’inaugurazione
del campo Torre, da
oggi a disposizione dei
tanti sportivi locali.
Nei prossimi giorni,
infatti, sarà installata
una tribuna per il pubblico e saranno completati l’illuminazione
e gli spogliatoi».
«Appena insediati –
aggiunge il primo cittadino agropolese
– abbiamo trasformato il Landolfi in
parcheggio, assumendo l’impegno che
al posto di un campo ne avremmo costruiti altri due, cosa che, a distanza di
un anno, siamo riusciti a realizzare.
Oggi inauguriamo il campo Torre,
mentre fra un paio di settimane toc-
A parer mio
cherà al campo di località Mattine».
Agropoli, quindi, che si appresta a diventare sempre di più città dello sport
con il Sindaco Alfieri che annuncia:
«Il 4 ottobre consegneremo i lavori per
la ricostruzione della tendostruttura Di
Concilio, che diverrà un vero palazzetto con una struttura stabile, in cemento armato, con copertura in legno
lamellare. Fra un mese, inoltre, consegneremo i lavori per la costruzione
della palestra per la danza sportiva a
Muoio. Qui al Guariglia abbiamo
inaugurato un mesetto fa il parcheggio,
sistemata e illuminata la strada e
stiamo pensando di recuperare la tendostruttura di Via Taverne e installarla
dietro la seconda tribuna per gli allenamenti quando è cattivo tempo. Alle
spalle dello stadio, in un terreno di
10.000 mq, abbiamo approvato il progetto definitivo per la piscina comunale. Se nell’attesa del finanziamento i
privati avranno già realizzato la piscina
saremo contenti, altrimenti l’amministrazione comunale si farà carico di
questa importante opera».
di Catello Nastro
Topopoli
Domenica 26 e lunedì 27 maggio del
2009 si svolgono le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Topopoli. Una sola la lista presentata
perchè alcuni gatti randagi,provenienti
da un paese vicino aTopopoli,avevano
eliminato una lista intera di candidati
mentre si trovavano in riunione per
decidere chi di loro doveva essere
candidato a sindaco della città.
Tutti gli elettori,una volta entrati nella
tana elettorale non avranno che la
scelta degli aspiranti consiglieri comunali perchè come primo cittadino dovranno per forza scegliere Antonio
Suricione, unico candidato alla guida
della ridente cittadina italiana.
Per non fare torto a nessuno dei candidati, riportiamo la lista per intero:
1 Pasquale Topo
2 Giovanni Sorcio
3 Gino Topolino
4 Antonella Zoccola
5 Giacomo Roditore
6 Camillo Suricillo
7 Mariella Zuccolella
8 Attento Algatto
9 Josè Topigno
10 Carmelona Zucculona.
Il 25, alle ore 24, si chiude la campagna elettorale ed il candidato a sindaco, come di consueto, deve tenere
il suo comizio di chiusura per illustrare a quelli del suo partito il programma da effettuare sempre se sarà
eletto. Ma siccome lui è il solo ed
unico candidato, certamente non ci
saranno problemi. Salito sul palco
viene accolto da un sonoro applauso
del pubblico. Sorcini e sorcine, topi e
figli di zoccole. Il programma del vostro
candidato a sindaco di questo paese
investe vari settori: la sicurezza, il
lavoro, il divertimento, la sanità.
Per ciò che concerne la sicurezza,
assieme ai miei collaboratori,abbiamo
elaborato un piano per difenderci
dalla camorra dei gatti, sia di destra
che di sinistra,che vivono sulle nostre
spalle. D’ora in avanti nel nostro
paese non si farà più la raccolta differenziata dei residui solidi urbani, così
tutti i bidoni saranno pieni di immondizia, i più educati cittadini che vanno
a depositari i cosiddetti umidi negli appositi cassonetti durante le ore serali,
come stabilito dalla legge, trovandoli
già pieni di plastica e cartoni dei negozi del paese, saranno costretti a lasciare i loro sacchetti pieni di ogni
grazia di Dio, ai piedi dei cassonetti. I
signori gatti, in tale maniera, avendo di
che sfamarsi non ci daranno più la caccia e noi saremo salvi.Inoltre,siccome
nel nostro paese ci sono molti topi
terroristi, ne abbiamo assoldati una
cinquantina,i quali,da veri e propri kamicaze, imbottiti di tritolo sotto la
coda, appena saranno assaliti dai gatti
esploderanno e moriranno assieme a
tutti i gatti che si trovano nel vicinato.
Abbiamo inoltre assunto una ventina
di nuovi topi vigili per la salvaguardia
delle vostre tane in maniera tale che
tutti voi possiate dormire sonni tran-
quilli. Per quanto riguarda il lavoro abbiamo creato molti posti di lavoro sia
nelle campagne che nella città. I topi
di campagna andranno a rosicchiare il
grano, il mais e gli altri prodotti della
Dieta Mediterranea,mentre nella città
molti topi saranno impiegati nei supermercati. Questi pochi fortunati lavoreranno nel reparto salumeria, ed
in particolare modo al banco dei formaggi: per quanto concerne l’imprenditoria femminile abbiamo creato
nuovi posti di lavoro sulla litoranea
per Salerno. E’ previsto dal nuovo
piano regolatore che dal prossimo
mese almeno cinquanta zoccole troveranno lavoro vicino alla pineta della
litoranea. Saranno aperti due nuovi
asili comunali per i vostri sorcini ed ho
anche il piacere di comunicarvi che la
refezione è stata affidata alla ditta Formaggio Pecorino in Romano, di Gorgonzola, che fornirà anche il
grattugiato per i bambini che ancora
devono mettere i denti. Per il divertimento saranno in funzione durante
tutta l’estate ben tre topodiscoteche
che apriranno a mezzanotte e chiuderanno alle ore otto del mattino. Uno
sconto del cinquanta per cento verrà
praticato a tutti i figli
di zoccola. Verrà inoltre cambiata la
toponomastica del paese e sarà
appaltato dall’architetto ingegnere Pasquale Topastrini la nuova topografia
della città. Durante l’estate, inoltre, in
piazza della Repubblica, ci saranno
delle sfilate di moda con le più famose
top model del momento.
Quest’anno ospiteremo anche il Giro
d’Italia nel quale non ci saranno più
drogati perchè ogni giorno saranno
effettuati i controlli antitoping.
Entro un anno si aprirà anche il
nuovo ospedale ed il primo reparto
che sarà in funzione sarà quello di topologia. Per i topi malati di mente ci
sarà sempre a disposizione un assistente sorciale, il famoso professor
dottor Antonino Sorcione. Nell’
ospedale funzionerà un servizio di polizia affidato al maresciallo Mastrillo,
mentre la refezione è stata affidata
alla ditta Scamorza e Provolone di
Battipaglia. Sorcini e Sorcine,a questo
punto termino il mio discorso perchè
alcuni informatori mi hanno riferito
che dal vicolo vicino alla piazza è stato
visto un grosso gatto randagio. Sorci,
topi e figli di zoccole, ricordatevi, una
volta entrati nella tane elettorale di
topare e fate topare per la nostra lista.
Ricordate il nostro motto: coraggio e
formaggio. – Ma l’amministrazione
non durò a lungo: l’opposizione degli
uomini era forte e per combattere la
maggioranza fecero fare la disinfestazione antiratti.
Le esche topicida causarono la morte
di tutti gli amministratori,nemmeno il
sindaco Soricione si salvò.
Si dice che in punto di morte abbia
esclamato : “ Chisti sì ca songo figlie
re zoccula!” Dopo pochi mesi, secondo un decreto ministeriale, si fecero nuove elezioni.
N°36 27 settembre 2008
L’opinione...
Capaccio
di Pietro De Rosa
L’istituzione comune deve dare risposte
“Non basta adirarsi per diradare i sospetti”
Non cessa di suscitare discussioni,
approfondimenti, smentite, rettifiche, comunicati stampa la società di
servizi Capaccio-Paestum s.r.l. a totale capitale pubblico.
Il Consiglio Comunale del 15 ha dimostrato quanto erano fondate le indiscrezioni riportate su Unico 33 del
6 settembre 2008
Le assenze di 5-6 consiglieri di maggioranza sono la naturale risposta ad
un evidentissimo stato di disagio.
L’assise si è tenuta, solo in conseguenza della presenza determinante
dei consiglieri eletti in liste alternative all’attuale maggioranza.
Società in house: dibattito aperto tra
giuristi, con ricorsi continui ai Tar,
Consiglio di Stato, Corte dei Conti,
Corte di Giustizia Europea.
Riporto stralci della decisione pronunciata il 3 marzo 2008 dal Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria
che riporta sentenze precedenti della
Corte di Giustizia e del Consiglio di
Stato.
La situazione di in house legittima
l’affidamento diretto, senza previa
gara, del servizio di un ente pubblico
a una persona giuridicamente di-
stinta, qualora l’ente eserciti sul secondo un controllo analogo a quello
dallo stesso esercitato sui propri servizi e la seconda realizzi la parte più
importante della propria attività con
l’ente o con gli enti che la controllano (C. giust. CE, 18 novembre
1999, C-107/98, Teckal).
“I requisiti dell’in house providing,
costituendo un’eccezione alle regole generali del diritto comunitario,
vanno
interpretati
restrittivamente (C. giust. CE, 6
aprile 2006, C-410/04 e Cons.
Stato, sez. II, n. 456/2007).”
Nel DDL collegato alla manovra finanziaria 2009 leggiamo: “Per
quanto riguarda poi la definizione di
alcuni dei più rilevanti principi e criteri direttivi contenuti nel citato disegno di legge, si ritiene opportuno
formulare le seguenti considerazioni: la forma di gestione in house,
che nella sua attuale formulazione
(articolo 113, comma 5, lettera c)) è
stata ritenuta “in linea di principio
conforme al diritto comunitario”
dalla Corte di Giustizia (sentenza 6
aprile 2006, nel procedimento C
410/04), viene modificata al fine di
restringerne l’applicazione a “situazioni che per le peculiari caratteristiche economiche, sociali,
ambientali e geomorfologiche del
contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace ed utile ricorso al mercato”
(art.21, co. 2, lett. b) della delega.
Non voglio entrare nelle problematiche perché, per chi, per che cosa la
società in house.
Mi limito ad osservare che se controllo analogo ci deve essere, per-
ché non farlo esercitare al Consesso
Istituzionale nella sua interezza, legittimamente eletto dai cittadini.
Perché aggiungere costi alla gestione, già in deficit, tant’è che si fa
ricorso all’addizionale più alta d’Italia?
Perché pagare alle società che forniscono la forza lavoro un euro per
ogni ora lavorata tramite la società
di servizi?
Perché per espletare l’appalto del
servizio mensa per un importo di
170.000 euro si passa tramite la società di servizi?: quali i benefici per
il Comune, per i cittadini?
Perché mortificare le competenze e
l’esperienza dei funzionari, dirigenti
pubblici, direttori generali? Perché
sottrarre alla Giunta compiti e funzioni?
Questi e tant’altri perché sono sulla
bocca dei cittadini e a questi perché
si dovrebbero dare risposte Istituzionali.
Al Presidente del Consiglio una sola
domanda: quanti e quali cavilli
avrebbe individuato nel contestare
la società in house in un diverso
ruolo e in una diversa veste?
Stazione di Capaccio Scalo
Abbandonata, impresidiata, pericolosa e sporca
Abbandonata, impresidiata, pericolosa, sporca. Una sala d’attesa quasi
inesistente, nessuna possibilità di ga-
binetti pubblici e, da qualche giorno,
a regnare incontrastata è la quasi
completa oscurità.
Questo è lo scenario che domina la
stazione di Capaccio Roccadaspide
negli ultimi mesi.
E’una vergogna.
L’amministrazione comunale si è subito data da fare per ottenere il comodato d’uso degli immobili di
proprietà di Trenitalia per “modernizzare, migliorare e potenziare il
bilgietto da visita di una città a vocazione turistica come Capaccio- Paestum”.
Per ora l’iniziativa del comune rimane soltanato un mucchio di chiacchiere che, ancora, non hanno avuto
una reale concretizzazione.
Dove sono i bar, l’edicola, il parcheggio, l’infopoint e soprattutto l’indispensabile servizio di vigilanza? La
stazione è completamente abbandonata a se stessa.
Le inadempienze di Trenitalia sono
tante a cominciare dai ritardi, passando per i mancati annunci di ritardo e finendo con la sporcizia e il
lerciume dei “carri di bestiame” che
riportano a casa i pendolari.
Ma le mancanze di coloro che hanno
voluto la responsabilità di “gestire”
la stazione sono altrettante.
L’amministrazione comunale sembra
avere già pronto un progetto di ri-
qualificazione dell’intero complesso.
Ma si sa che queste cose richiedono
tempo, soldi, gare d’appalto e ricorsi
quindi passeranno anni prima di
poter ammirare il nuovo volto della
stazione di Capaccio.
Nel frattempo però qualcosa la si
può già fare. Giusto per rendere
meno impossibile la vita dei pendolari che ogni giorno partono e arrivano allo scalo ferroviario capaccese
Come al solito però, si pensa sempre prima al dio denaro e poi alle
reali necessità, perché, come è regola fissa del fare tutto italiano, le
cose prima succedeono e poi si
tenta di correre ai ripari.
Il problema più grande ravvisato dai
pendolari è la mancanza di un servizio di vigilanza soprattutto di
sera.
Rimanere in un luogo buio, impresidiato ed abitato da senzatetto
comunitari ed extracomunitari,
non è certo il massimo per chi si
sposta in solitudine.
“Io lavoro a Capaccio e mi capita
spesso di prendere il treno delle
21.12. non senza timore. Spesso
sono da sola, o meglio, sono in
compagnia di persone all’apparenza poco raccomandabili. Motivo
per cui, quando le attese sono lunghe, cammino avanti e indietro dal
sotto passo al bar Nazionale e viceversa finchè non vedo arrivare il
treno. Al momento è l’unica soluzione possibileper evitare brutti incontri.” (Maria 43 Ascea Capaccio
tutti i giorni)
“Io sono stata borseggiata proprio
all’interno del sottopasso da due extracomunitari in cerca di soldi facili
da guadagnare sulla pelle di una ragazza che viaggia da sola” (Gioia, 35
Sapri Capaccio tutti i giorni).
In attesa che il comune autorizzi
qualcuno dei suoi “chips” a scorazzare con le potenti motociclette nei
pressi della stazione la colletta per
comprare nuovi e più resistenti
neon è già partita.
Marianna Lerro
3
4
Capaccio
N°36 27 settembre 2008
segue dalla prima
Antonio Fasolino portavoce del coordinamento del Pdl provinciale
Scelto l’uomo del nuovo Psi come rappresentante unico provinciale tra gli undici partiti
Antonio Fasolino, (nella foto a destra), giovane avvocato capaccese ha
scelto l’impegno politico in una comunità che porta ancora la parola
“socialista“, retaggio del suo Dna.
Alle ultime elezioni comunali di Capaccio Paestum fu indicato come
possibile candidato del Centro Destra alla carica di sindaco, candidatura ostacolata pare da qualche
fedelissimo del “senatore” con cui
pare, a sentire molti, avrebbe se non
lacerato il rapporto, stabilito una cordiale distanza.
Da tempo è al fianco di Stefano Caldoro, socialista militante nel centrodestra che, da ministro per
l’attuazione del programma di governo, lo ha voluto come consigliere
di palazzo Chigi. Caldoro, oggi,
anche grazie al suo carattere deciso
e riservato oltreché alle sue notorie
doti diplomatiche, è
sulla plancia di comando nazionale
da dove gestirà, con pochi altri, la
costituzione del partito unico del
centro destra.
Nell’incontro di coordinamento tenutosi a Paestum, presso il Savoy
Beach Hotel, venerdì 19 ottobre la
decisione più importante assunta dai
maggiori responsabili degli undici
partiti del Pdl è stata quella di individuare un unico portavoce della
coalizione al fine di mettere fine alla
ridda di ipotesi che si rincorrono sia
sul nome del candidato alla presidenza della provincia sia su tutte le
altre questioni inerenti alla coalizione in provincia.
La scelta, a sorpresa, è caduta proprio su Antonio Fasolino, di Capaccio, rappresentante provinciale del
Nuovo Psi e non su di uno dei maggiori partiti.
Ancora più importante è stata la decisione di definire il percorso e i criteri condivisi proprio per arrivare
alla decisione più attesa che è il
nome del candidato alla presidenza.
Ma facciamo fare a Fasolino il suo
nuovo mestiere di portavoce:”Nel
prossimo incontro che si terrà giovedì 26 settembre, ogni soggetto partecipante al tavolo porterà la sua
griglia di valutazione. Saranno confrontate e, alla fine, sarà definito
l’identikit del candidato che potrebbe
andare bene a tutti.”
Chi erano i soggetti seduti al tavolo del coordinamento provinciale?
“Insieme ai partiti maggiori, Fi ed
An, fanno parte del coordinamento
provinciale il Nuovo Psi, la Dc per le
autonomie, la Dc di Pizza, Azione
Sociale, Italiani nel mondo, Pri, Dfe
e Mpa. A parte quest’ultimo, tutti gli
altri faranno parte del costituendo
partito unico del centro destra.”
Qual è lo scopo del tavolo appena
costituito?
“È necessario che il Centro Destra si
muova in modo collegiale, come avviene già a livello nazionale, per organizzare al meglio i prossimi
appuntamenti elettorali in provincia:
quaranta comuni al voto e l’elezione
del presidente della provincia.”
Quali compiti sono state delegati al
portavoce?
“Farò in modo che la comunicazione
esterna sia univoca. All’interno spero
di saper cogliere e veicolare tutti gli
elementi di unità che emergeranno
dagli incontri settimanali che avremo
d’ora in avanti.”
Non sono un po’ troppi undici partiti? Dopotutto Berlusconi aveva
annunciato la costituzione del Pdl
a breve. A che punto siamo in provincia?
“Le sigle mettendosi intorno ad un
tavolo per confrontarsi hanno fatto la
scelta logica che va verso la semplificazione del quadro politico. Realisticamente, penso che il percorso
sarà concluso nella primavera, dopo
le elezioni amministrative.”
Che tempi vi siete dati per la definizione della candidatura e delle
liste alle provinciali?
“Già al prossimo incontro, dopo
l’approvazione dei parametri citati
prima, chi lo vorrà potrà avanzare
candidature. Da quel momento i
tempi saranno molto stretti.”
Nicola Cosentino, a Sala Consilina,
ha proposto di scegliere un uomo
della società civile in grado di sottrarre voti al Centro Sinistra.
L’ipotesi è tramontata?
“Allo stato, ogni ipotesi è aperta.
Sarà il tavolo a decidere i criteri di
scelta.”
Allora i nomi di Paravia, Cirielli,
Soglia, Gambino a che titolo sono
stati fatti?
“Sono tutti politici di primo piano
che possono ambire ad essere il prossimo presidente della provincia di
Salerno. Ma allo stato nessuno di
loro è il candidato prescelto dal tavolo provinciale.”
C’è qualcuno che, sarcasticamente, fa capire che le decisioni saranno prese a livelli più alti.
“Il tavolo sarà ben felice di accogliere i suggerimenti provenienti da
persone che hanno grandi responsabilità sia a livello regionale sia a livello nazionale. In provincia
abbiamo un ministro ed un presidente di commissione, non dimentichiamolo. Una cosa non esclude
l’altra!”
Altra questione scottante è la nomina del presidente del Parco del
Cilento e Diano. Perché la destra
si è lasciato sfuggire Domenico De
Masi senza avere pronta un’alternativa?
“Domenico De Masi, valida personalità, ha rimesso il mandato. Un
Componenti del tavolo
provinciale del Pdl
FORZA ITALIA:Alberico Gambino e Russo Antonio, Lubritto.
ALLEANZA NAZIONALE: Iannone Antonio e Claudio Pignataro.
NUOVO PSI: Antonio Fasolino e
Gennaro Rizzo.
AZIONE SOCIALE: Luciano
Farro e Francesco Bellomo.
DC per le AUTONOMIE: Ortensio De Feo.
DC di PIZZA: Pizza Luigi e
Francesco Gandiri.
ITALIANI NEL MONDO: Giovanni Iuorio.
DEMOCRAZIA FEDERALISTA EUROPEA: Lamberti Antonio (Campania).
PRI: Mango Pasquale.
MPA: Arturo Iannaccone, Carrella
Giovanni.
gesto che nessuno gli aveva chiesto,
certamente non il centrodestra. Ritengo che sia stato lui ad agire con
un po’ di leggerezza nei confronti di
un ente che aveva il diritto di essere
amministrato. Molti insistono con
l’eleganza. E
se fosse stata titubanza. A questo
punto, è auspicabile che il tempo di
nomina del suo sostituto sia celere...”
C’è chi giura che passeranno mesi
prima di una decisione in merito a
chi dovrà sedere sulla poltrona di
presidente a palazzo Mainenti a
Vallo della Lucania. Lei cosa risponde?
“Ritengo che questo argomento sia
competenza del governo nazionale.”
Alle ultime elezioni comunali a Capaccio, lei è stato indicato come
possibile candidato da opporre a
Pasquale Marino. Come mai l’operazione non si concretizzò?
“Diedi la mia disponibilità a candidarmi e chiesi di poter contare sull’adesione unanime dei soggetti che
avevamo manifestato la volontà di
contrastare Marino.
Dimostrarono tutti una grande stima
nei miei confronti, ma c’erano seri
problemi di comunicazione tra di
loro. Ecco perché nel giro di 24 ore
ritirai la mia disponibilità a candidarmi. Non puoi amministrare un co-
mune difficile senza una squadra
coesa.“
Il Centro Destra a Capaccio Paestum è un corpo informe che non
ha né testa né coda, ma ha un
“portafoglio elettorale” imponente
di consensi. Lei, che è l’esponente
più in vista del Pdl a livello provinciale, non si sente investito della
responsabilità di fare qualcosa per
dare al partito capaccese un’organizzazione in grado di dare risposte ai suoi elettori?
“Le regole di convivenza che saranno dettate a livello provinciale,
varranno anche per le singole realtà.
Chi non vorrà adeguarsi si metterà
fuori dal processo aggregativo che ci
porterà al partito unico del Centro
Destra. Ad ogni modo non ci sono
esponenti più o meno in vista. Esistono i ruoli e come li svolgi. A Capaccio poi è già partito il processo
riaggregativo. Non credo non ci sia
ne testa ne coda.“
Una curiosità… Come sono i rapporti con il “senatore”?
“Sotto il profilo personale buoni, per
carità. Il resto è noto da tempo. Diversità di vedute.”
Ancora strascichi per un anno fa?
“No anzi, sotto il profilo della logica
lui, se fu lui, e i suoi non sono condannabili. Fecero prevalere la logica
dell’appartenenza. Io ero, da tempo,
nel centrodestra dall’altra parte. Non
si aprirono e fu una loro scelta.
Oggi quelle dinamiche sono superate
e si va verso il partito unico. Poi le
dico che sotto il profilo umano non
può non aversi stima di una persona
che per oltre quarant’anni ha fatto di
tutto conservando una condotta specchiata. E si badi che questo non è da
poco. Molti in meno tempo e con
meno cariche purtroppo si abbandonano alle “debolezze”. E questo invece è grave.
Altra cosa è il ragionamento sulle
scelte, lì ognuno fa ciò che crede più
giusto.
E si dovrebbe avere più coraggio a
farlo. Vedo invece troppi genitori che
tentano di infilare il figlio o la figlia
nel posto da loro lasciato. Purtroppo
così si finisce per non avere nuove
generazioni in grado di raccogliere la
sfida delle responsabilità.”
Ma una sua chiamata per gli auguri l’ha ricevuta?
“No. Ma non me l’aspettavo.”
Bartolo Scandizzo
continua dalla prima
Sviluppo turistico ed
infrastrutture nel Cilento
che diventino un reticolo
imponente di legame tra chi ospita,
chi intrattiene e produce cultura e
chi lavora per assicurare servizi funzionanti ed efficaci sia per chi vive
in questa realtà sia per chi ci viene
per trascorrere momenti di riposo e
di arricchimento culturale.
Un esempio su tutti. Capaccio Paestum ha sul territorio tre stazioni ferroviarie: “Albanella, Capaccio Scalo
- Roccadaspide e Paestum. La prima
è murata da tempo.
La seconda è stata snaturata fino a
farla diventare un “cul del sac” dal
quale si riemerge come da un incubo
ogni volta che si usa il sotto passo
“promiscuo” uomini e mezzi. La
terza è declassata a luogo di passaggio furtivo più che un avamposto
d’accoglienza turistica.
Dopo infinite trattative, sembra, che
Trenitalia abbia concesso i locali al
comune che, sembra, stia predisponendo un progetto di riutilizzo.
Intanto il danno di una località turistica che è stata amputata di alcuni
dei suoi punti di riferimento forti è
fatto. Chiunque è arrivato qui, negli
ultimi anni, ed è stato costretto ad attraversare le due stazioni ancora
“funzionanti”, credo abbia subito
una “violenza” che difficilmente
potrà archiviare tra i suoi ricordi positivi.
Oltretutto, lo stesso senso di scoramento prende anche chi qui vi abita
e usa abitualmente il treno per spostarsi per lavoro o per studio.
Chi è in cammino sulle strade del
mondo ha imparato ad apprezzare
un posto di qualità a prima vista.
Dove non la si incontra, è impossibile riconoscerla, la qualità!
Bartolo Scandizzo
N°36 27 settembre 2008
Cilento
5
dalla prima
C’era una volta l’agricoltura: sana e redditizia attività
di Oscar Nicodemo
drasticamente uno o più fattori. Rientrano tra questo tipo d’interventi l’allestimento di frangiventi, di opere di
protezione dal freddo (serra, tunnel,
pacciamatura, ecc.), l’irrigazione.
Pertanto, l’agricoltura, evidentemente, ha subito nel corso del tempo
una trasformazione sconcertante: da
oggetti come l’aratro in legno, usato
dagli egizi, essa è passata a servirsi di
tecnologie che ne fanno quasi una
scienza, al pari della genetica e della
biologia.
I dilemmi contemporanei
Senza la precedente premessa, non
avremmo valutato, pienamente, il lavoro, le difficoltà, la pazienza, l’ansia, gli investimenti di un agricoltore
moderno.
L’agricoltura contemporanea si basa
sempre più sull’immissione di energia esterna al sistema agricolo, sotto
forma di fitofarmaci, meccanizzazione, fertilizzanti, ingegneria genetica, tecnologia: si tratta, dunque,
di agricoltura intensiva, in antagonismo con l’agricoltura biologica,
che si avvale di metodologie tradizionali, ma che, comunque, rappresenta una nicchia di mercato e
presenta prezzi medio-alti.
Ad ogni modo, un produttore, per
stare al passo con i tempi e non arretrare in competitività, è costretto
a seguire la strada della stressante e
continua evoluzione tecnologica,
impegnando capitali non sempre
redditizi.
È un vero e proprio Sos quello che
lancia la Coldiretti della regione:
l’agricoltura campana e le 135 mila
imprese attive nel settore rischiano il
tracollo, a causa anche dell’emergenza rifiuti. Le disdette che giungono dall’Italia e dall’estero incidono
fino al 30 per cento. Il che significa
che da dieci miliardi di euro, il fatturato annuo del comparto agricolo
campano passerà a sette, con una perdita di tre miliardi di euro.
Scorie tossiche sotterrate ancora da
scoprire
Ogni tanto si scava, anche in provincia di Salerno, per cercare quei fusti
interrati, quei rifiuti tanto pericolosi
da non poter essere nemmeno nominati. “Quella roba là”, si diceva nel
giro degli autotrasportatori.
E si capiva che era roba che faceva
male, alla quale bisognava stare attenti nel manovrarla, nel toccarla, nel
respirarla. Era roba che poteva procurare un danno terribile alla salute, che
poteva anche uccidere.
I carabinieri del Noe sono in cerca di
scorie tossiche arrivate in Campania
da non si sa dove.
Su reati di disastro ambientale, smaltimento illegale di rifiuti, associazione
per delinquere, frode, si poggia un
giro d’affari stimato intorno ai 50 mi-
non dà certo una mano, nel senso sperato. Infatti, l’80 per cento dei prodotti da esso commercializzati
provengono da grosse aziende per
passare a grosse distribuzioni, di
modo che i medi e i piccoli produttori
vengono, in effetti, soffocati.”
Vittorio Merola, presidente del consorzio che gestisce il mercato ortofrutticolo di Capaccio. Sotto un momento dell’attività del mercato
lioni di euro, a disprezzo della vita
della gente.
E vengono in mente fatti che si raccontavano circa vent’anni fa, quando
pescatori asserivano di essere stati testimoni oculari di sospette manovre
notturne di camions e ruspe sul litorale salernitano.
Molti sono a conoscenza di queste
narrazioni. Pochi ne riferiscono.
Ecco, la crisi dell’economia agricola
campana, è dovuta anche a fattori del
tutto esterni alla produzione e alle regole di mercato. Come altri segmenti
della produttività, essa risente del
clima e degli eventi incivili e illegali
della regione.
Lo stato dell’economia agricola capaccese
Sono lontani quei tempi, dove, dopo
la riforma fondiaria, i contadini capaccesi lavoravano nei campi, canticchiando, ben felici di guadagnarsi da
mangiare per la famiglia, riuscendo
anche a mettere qualche soldo da
parte, per “sposare” le figlie e far studiare i figli che non seguivano le
orme paterne. Oggi il settore è in ginocchio: troppe spese e pochi ricavi.
Quel che più fa rabbia è che le istituzioni pubbliche locali, assistono
inermi, al collasso di una classe di lavoratori, che per decenni ha trainato
una sana e benedetta economia. E si,
perché chi lavora la terra è nelle grazie del Signore, racconta la tradizione
popolare russa già in epoca zarista.
Per una serie di motivi dovuti, ad
esempio, alla crisi economica generale, a sconvenienti leggi di mercato,
alla globalizzazione, l’agricoltore di
Paestum e dintorni, è chiamato ad
operare in una realtà che non solo non
gli è congeniale, ma lo mette addirittura di fronte ad ostacoli, che senza un
aiuto esterno (come potrebbe esserlo
una sovvenzione statale di natura non
assistenziale), si presentano insormontabili. La maggior parte degli
operatori di settore, fanno fatica a reggere un ritmo di produzione diventato
insostenibile, per poi incontrare mille
difficoltà nel collocare il raccolto nei
mercati.
Un esperto al ramo, il perito agrario
con specializzazione in fitopatologia,
Matteo Pepe, sostiene che uno dei
problemi dell’economia locale, legata
all’agricoltura, è la mancanza di associazionismo. “A Capaccio, manca egli asserisce – un consorzio cooperativistico che programmi un piano di
rilancio.
L’eccezione è data dalla cooperativa
di Spinazzo, dedita, però, solo alla
zootecnia. Si aggiunga che il Mercato
Ortofrutticolo di Capaccio-Paestum,
A colloquio col Presidente del Mercato Ortofrutticolo di CapaccioPaestum, Vittorio Merola
Presidente, qual è il vantaggio, se mai
ce ne fosse uno, che il Mercato Ortofrutticolo di Capaccio procura agli
agricoltori locali?
La struttura, innanzitutto, dà occupazione a molti lavoratori del posto.
Quindi molte famiglie si sostengono
grazie all’attività che esso svolge da
tempo. Quanto all’utilità per gli operatori locali, posso subito suggerirne
una: nella nuova
struttura che abbiamo progettato,
è prevista una sala
per la lavorazione
dei prodotti grezzi
del nostro territorio, da immettere
nel mercato e
quindi vendere ai
grossisti della distribuzione.”
- La produzione di
carciofi, una volta
“regina” delle colture del territorio
pestano, registra
un calo pauroso,
quasi inverosimile.
Ma che fine ha fatto il famoso carciofo pestano, che nel 2004 ebbe il riconoscimento IGP?
“Rattrista dirlo, ma questa coltura conosce una crisi davvero disastrosa.
Circa quindici anni addietro, questo
Mercato commercializzava dalle
40mila alle 60mila casse di carciofi.
Attualmente, nella migliore delle ipotesi, ne commercializza appena 2000.
D’altra parte, che fine può fare il carciofo pestano, quando lo stesso tipo
di pianta viene coltivata in Calabria,
Sicilia e Sardegna, maturando con
due mesi di anticipo rispetto al nostro?”
La nuova struttura del Mercato Ortofrutticolo, immagino avrà costi non
indifferenti. Ci sono fondi pubblici all’orizzonte?
“ Stiamo, infatti, aspettando un finanziamento pubblico per poter partire. Il
Consorzio che gestisce il Mercato,
per il 52,48 per cento a partecipazione
pubblica (Comune, Consorzio di Bonifica Sinistra Sele, Provincia, ed ex
ERSAC), non può far leva, in questa
circostanza, solo sulle proprie forze.
Ritengo, comunque, che lasciare liberi 30mila mq in questa zona sia un
grosso beneficio per lo sviluppo della
città. Effettivamente, questa struttura,
nel posto dov’è, può risultare ingom-
brante.
Epilogo ad arte
Molti artisti, in special modo nel XIX
secolo, in coincidenza con il trionfo
dell’Impressionismo e della pittura en
plein air, hanno scelto la vita dei
campi come oggetto delle loro opere.
Colui che si evidenzia più di tutti gli
altri per la capacità di raccontare la fatica della povera gente e di dare un
senso umile e religioso a quella fatica
è Vincent Van Gogh.
Ad Arles, nel sud della Francia, s’innamorò dei colori della campagna
provenzale.
Usciva di casa all’alba, raggiungeva i
campi, e dipingeva fino a sera, seguendo lo stesso orario lavorativo dei
contadini e sottoponendosi alla stessa
fatica: alla fine della giornata ne raccoglieva i frutti: una tela carica di colori incredibili e gioiosi.
Da qui, per dire, che se l’agricoltura,
una delle prime attività dell’uomo,
oggi è in crisi, vuol dire che la stessa
vita sta perdendo, secolo dopo secolo,
i suoi aspetti più belli e significativi.
Auguri a...
Cristina e Nicola sposi
Cristina e Nicola hanno unito due
destini, partendo ognuno da molto
lontano. Galeotto fu l’iperspazio.
L’evento si è materializzato nella
chiesa di Massa alla presenza di
amici e parenti e sotto, vigile e affettuoso, del parroco don Mario
Sibilio. La fede e il sorriso con cui
gli sposi si sono avvicinati all’altare
hanno emozionato e toccato il
cuore dei presenti raccolti intorno
a loro. Quando l’intensità della cerimonia ha lasciato campo libero ai
festeggiamenti, gli sposi, gli amici e
i parenti si sono ritrovati tutti al ristorante Heraion, a Novi Velia, per
gustare una cena a base di prodotti del Number Two di Vallo.
Auguri a Nicola, che collabora con
Unico da tempo e per questo conosciamo e stimiamo, e a Cristina
che speriamo di imparare a conoscere con il tempo.
Red.Azione
6
Valle del Calore
N°36 27 settembre 2008
Cooperativa Val Calore
Promo’s e Cantina è guerra di manifesti
Si suol dire che quando il problema
è a monte è davvero difficile sbloccare a valle.
Se poi la valle in questione è quella
del Calore il problema riguarda la
Cantina Sociale di Castel San Lorenzo la situazione è ancora più
complicata.
In questo frenetico clima di attese,
proposte, ansie e paura di chiudere
definitivamente un’azienda che per
anni ha dato popolarità ad un territorio, avvantaggiandone notevolmente l’economia, tra coloro che
risentono moltissimo della crisi ci
sono i venditori del prodotto.
O, per meglio rendere l’idea, i contadini che investendo sulla viticoltura, sicuri di vendere annualmente
l’uva alla Cantina, hanno piantato
ettari ed ettari di vigneti.
Come risaputo, però, da circa due
anni, per i più fortunati, ma anche
da più tempo per altri, l’uva consegnata alla Cantina, a causa dell’impossibilità economica, non è stata
pagata e in alcuni casi, non è stata
neppure accettata.
Ciò ha portato, ovviamente, il malcontento degli agricoltori che
hanno tentato, attraverso continue
lamentele e congedendo interviste
La foto dei manifesti della Promo’s e della Val Calore, affiacati. A parte
l’interesse più o meno documentato di Alessandro Pucci che si spaccia
come capo cordata e l’appello che fa ai soci, la cosa sconvolgente è che
ha utilizzato per il manifesto, il logo e l’indirizzo della Val Calore, senza
essere autorizzato a farlo. Dove vuole andare a parare? Qual è il messaggio che vuole lanciare? Chi c’è dietro?
e testimonianze, seppur rimanendo
nell’anionimato, a far sentire la loro
voce.
“Dal 1996 l’uva che, annualmente,
ho consegnato alla Cantina non mi
è stata pagata nonostante che per
coglierla e coltivarla ho dovuto pagare degli operai.
Attualmente lascio incolti i miei vigneti poiché è inutile investire su di
essi se poi non guadagno alcunché”
a parlare è una giovane donna di
La civiltà di un popolo si misura proprio
dal rispetto riservato alla scuola
La scuola deve essere al centro di ogni cosa, non un costo
da tagliare! La classe politica
non può puntare sulla televisione per far veicolare il
messaggio educativo, in sostituzione della scuola!
“La civiltà di un popolo si misura
proprio dal rispetto riservato agli
estinti”, oggi si può benissimo dire:
“La civiltà di un popolo si misura
proprio dal rispetto riservato alla
scuola”. Questo motto ben si può
assumere a prestito in un momento
dove l’identità delle persone è sempre più in discussione. Dappertutto
si è un numero. La scuola deve essere riportata al primo posto nel dibattito e nelle scelte, innanzitutto
nei piccoli paesi, perché è la prima
forma di “società” in cui si condividono regole, giudizi e valutazioni
con cui un ragazzo si trova a dover
fare i conti. La scuola è il termometro della comunità, non un costo da
tagliare. Se si svilisce la scuola, si
mette in conto il futuro della comunità stessa. Nei nostri paesi del Cilento e della Valle del Calore, dove il
processo di desertificazione si sta
estendendo anche alle persone di
media età, puntare sulla scuola significa creare una forma di investimento sul futuro.
Di tutti questi giovani che frequentano la scuola, ahimé! In questi ambienti, in età adulta, non resterà
nessuno. Però, l’insegnamento ricevuto a scuola, resterà nella loro vita
personale e professionale, ivi compreso l’attaccamento al luogo della
loro crescita. Se una classe politica,
nel gioco delle posizioni, scherza
sulla scuola, quella classe politica è
destinata a fallire il suo progetto di
sviluppo nel tempo, e quella comunità potrà registrare solo momenti
bui. Una scuola che punta sui crediti,
sulle competenze e sulla qualità della
vita, ha un costo sociale elevatissimo.
In un momento di tagli della scuola,
l’attenzione deve essere ancora più
marcata. Dall’anno scolastico in
corso, torna il voto in condotta, farà
media con gli altri voti e se sarà un
5 potrà anche portare alla bocciatura. Lo prevede il decreto legge del
Ministro dell’Istruzione Mariastella
Gelmini approvato dal Consiglio dei
ministri. È previsto il ritorno dei voti
in pagella al posto degli attuali giudizi. Torna nelle scuole l’insegna-
mento dell’educazione civica che si
chiamerà “Educazione alla Costituzione e alla Cittadinanza”, questo il
nome ufficiale della disciplina.
L’insegnamento comprenderà anche
l’educazione ambientale, l’educazione alla salute e l’educazione stradale.
“Le scuole dovranno inserire nel regolamento di istituto, per poi sottoporre alle famiglie la sottoscrizione
del “Patto di corresponsabilità” con
il quale, tra l’altro, i genitori si impegnano a risarcire i danni eventualmente provocati dai propri figli.
La scuola in questo modo, spiega il
Ministro avrà al centro “la persona
con ragazzi al corrente dei propri diritti e doveri”.
“I ragazzi devono conoscere i principi costituzionali e ricevere un’educazione ambientale e alla salute,
nonché un’educazione stradale, per
prevenire i tanti incidenti che li vedono vittime”.
I commenti politici dell’opposizione
è che si pensa “di risolvere i problemi riportando le lancette dell’orologio agli anni “50”.
Cosmo Guazzo
Castel San Lorenzo, proprietaria di
un’ingente quantità di vigneti.
Dalla sua testimonianza s’intuisce
che i problemi della Cantina hanno
origini vecchie, tuttavia, sono stati
soprattutto gli ultimi due anni a
gettare nello sconforto più nero gli
agricoltori.
“Ogni anno, grazie alla vendita dell’uva riuscivo a guadagnare dei soldi
che erano essenziali per la mia famiglia poiché erano sufficienti a
permettterci di portare avanti la
nostra tenuta di viti , con quei soldi,
infatti, pagavamo gli operai e compravamo i fertilizzanti necessari,
inutile nascondere che da quando
non possiamo più contare su quel
capitale, la nostra situazione economica è diventata molto più difficile.” quest’ulteriore testimonianza
è di un uomo di Roccadaspide.
“Mi duole il cuore a vedere i miei
vigneti incolti, posso riuscire a raccogliere solo una parte dell’uva
prodotta poiché non assumo più
operai considerato che non riesco
a venderla tutta, prima la comprava
la Cantina di Catel San Lorenzo ma
adesso…” testimonianza questa di
un uomo di Aquara.
È evidente che la crisi della Cantina
Sociale Valcalore interessi tutti i
paesi della Valle.
Gli agricoltori, i soci, gli operai che
guadagnavano grazie all’importante
impresa sono migliaia in tutto il
territorio, tutti costretti a rimboccarsi le maniche e aspettare che
qualcuno salvi il salvabile, poiché
nessuno vuole credere che una
delle aziende più importanti della
zona stia, davvero, per chiudere i
battenti.
Alessandra Pazzanese
Settembre 2008
Anno VI N.12 nuova serie
I
Direttore responsabile Oreste Mottola
Quattro cartoline
da Eboli
Eco-misteri
ERNESTO GIACOMINO
FRANCESCO FAENZA
Chiaramente in materia esistono
direttive CEE, un Decreto Ministeriale, un regolamento attuativo, un protocollo di procedura,
tre bigliettini di Baci Perugina,
due ricette di Nonna Papera e un
avviso di sfratto.
Altrettanto chiaramente, per effetto di questa frenetica legislazione eco-risolutrice, in capo a
ciascun Comune italiano fin dal
1° gennaio 2008 vige l’obbligo
chiaro e imprescindibile di rendersi operativi con l’istituzione e
la pubblicizzazione delle ecopiazzole e una certa, doverosa,
mirata campagna di sensibilizzazione alla cittadinanza. Per capirci: roba che, a Salerno (oh, con
tutto il rispetto: dico Salerno, non
Stoccolma o Amsterdam o Lugano) esiste già da un paio
d’anni. E qua, a Battipaglia, boh,
o può essere, o chissà. Quando si
dice la trasparenza, insomma.
Il fatto è che, nonostante la premessa pomposa, sto parlando di
una cosa talmente semplice e
quotidiana da rasentare la banalità: la gestione dei tecno-rifiuti,
parimenti detti RAEE (rifiuti di
apparecchiature elettriche ed elettroniche) e più semplicemente individuabili in lavatrici, televisori,
stufe, fornetti, computer e quant’altro alimentato a corrente elettrica da dismettere perché non più
funzionante.
Dicevo, dall’inizio dell’anno è
operativo tutto un reticolato di
norme che regola la cosa: in capo
ai produttori e distributori, innanzitutto, con vincoli specifici in
materia di denunce, comunicazioni, iscrizioni in Consorzi e organismi analoghi; nonché in capo
ai consumatori (non solo nel momento della dismissione dei beni
usati ma anche per quanto attiene
alla verifica di determinati requisiti del bene nuovo al momento
dell’acquisto).
E poi, vabbè, per l’appunto è demandato alle amministrazioni comunali di mettere a disposizione
dell’utenza degli appositi spazi
pubblici, efficacemente organizzati, in cui, tiè!, mi ci presento
comodo, esibisco un documento
e accatasto nel mucchio l’ormai
Continua a pag. II .
Articolo a pagina III
Foresta di Altavilla: cosa diventerà?
Olionello, l’olivo che vuole contare
Da questo numero inizia la
collaborazione
Fabio Sacco.
Dopo molta attesa
siamo finalmente
giunti ad un nuovo
appuntamento con OLIONELLO, l’ulivo al
centro dell’incrocio di Matinella. Come
sempre, è stato molto disponibile, concedendoci un’intervista frizzante e divertente, che rispecchia perfettamente il suo
carattere vivo e gioioso, ma anche vigile
ed attento a ciò che accade intorno a lui.
Salve carissimo Olionello, come
va? Benone! Sono felice di rivederti dopo
così tanto tempo.
Avevo paura ti fossi dimenticato
di me.
Non potrei mai. Anzi, spesso ti seguo via
internet sul sito www.matinella.it del mio
amico Gerardo Picilli. C’è una webcam
puntata 24 ore al giorno su di te!
Ne ho sentito parlare. So anche che ha
messo una mia bella foto sua home page,
ma senza citare il mio nome.Ti confesso
che questo mi ha un po’ indispettito. Ma
lo perdono. In fondo siamo vicini di casa.
Sei diventato una celebrità
anche sul web ormai. Vero. Ma
pochi conoscono il mio nome.
Vorrei tanto che fosse scritto
qui, sulla lapide ai mie piedi. Ricordi? L’abbiamo richiesto insieme, ma
nessuno ci ha ascoltato.
Certo che ricordo. Avevamo
chiesto di scrivere “Principe
Olionello”.
Scrivendolo
di
nuovo forse potrà servire.
Ti confesso che ci credo poco. Ultimamente sembra che la voce di noi piante
abbia un volume talmente basso. O forse
sono le orecchie a non voler sentire?
Non capisco. Ti riferisci a qualcosa in particolare? Ebbene si. Ci
sono delle mie compagne piante che
stanno soffrendo inascoltate da tanti anni.
Si tratta di un boschetto d’elci proprio qui
vicino, ad Altavilla Silentina. Da tutti è conosciuto come “La Foresta”. Da anni
ormai versa in uno stato di totale abbandono e noncuranza. Eppure solo pochi
anni fa i bambini potevano andare a giocare tra i sentieri, si potevano fare dei picnic nell’area attrezzata, addirittura si
tenevano degli spettacoli nell’anfiteatro
naturale! Ora è tutto dimenticato, perso
nell’oblio.Troppi anni di vandalismi hanno
ridotto quello che era un paradiso in un
luogo inaccessibile e pericoloso.
Possibile che non sia stato fatto
nulla in questi anni? Solo pochi
episodi sparuti e frutto della
buona volontà di qualche cittadino volenteroso o di qualche
associazione.
A novembre 2007 dalla regione Campania è stata bandita una gara per la riqualificazione della Foresta con un
importo complessivo a base d’asta di
1.191.910,79 euro al netto dell’IVA. A di-
stanza di quasi un anno, questi lavori non
sono mai iniziati! Perché? Quando inizieranno i lavori? Che fine hanno fatto questi soldi?
Non disperare. Sono sicuro che i
cittadini altavillesi chiederanno
conto a chi di dovere. Ne sono sicuro e spero lo facciano al più presto. Gli
altavillesi sono molto legati alla Foresta.
Quel luogo è stato testimone del miracolo
di Sant’Antonio! È dal 1799 che gli altavillesi celebrano e tramandano quest’episodio, avvenuto proprio tra quelle piante
oggi lasciate all’incuria ed alla ferocia del
tempo. la Foresta ispirò a Padre Guglielmo di Agresti una delle sue tante bellissime poesie: “O mia amata, mia
modesta “Foresta””. Ora modesta lo è
davvero, fin troppo.
Qualcuno aveva chiesto di intitolare il teatro proprio a Di
Agresti. Per quanto ne so, non è giunta
nessuna risposta in merito, quindi mi unisco all’appello e vorrei sostenere l’iniziativa, sempre che il giudizio di un ulivo
conti qualcosa…
L’intervista fantastica che avete appena
letto compare per la prima volta sulle pagine di questo giornale. L’idea originale
è nata nel novembre 2006 sulle pagine
del giornale di Albanella “I Quattro Venti”.
Per chiunque fosse interessato a saperne
di più ed a leggere le precedenti 3 interviste,
segnaliamo
il
sito:
http://jabmc.spaces.msn.com.
Fabio Sacco
Strade dissestate, arriva finalmente
la risposta del comune. Rifatto il
manto stradale lungo via Sturzo e
via Mangrella (davanti la stazione
ferroviaria). Finalmente una svolta,
finalmente soldi pubblici investiti
nell’interesse della collettività.
Finalmente.
Occhio a non sospirare troppo,
l’asfalto potrebbe volare via.
Soprattutto se è stato messo fresco
fresco, con un “blitz” notturno, su
due strade dove non c’era nemmeno un buco. Erano le strade più
nuove, più asfaltate di Eboli. Sono
state ri-asfaltate. Ora, a guardare la
statale 19, in località Ceffato, a percorrere tante altre strade, come la
provinciale che porta a Campolongo, la domanda sorge spontanea.
Ma ai tecnici del comune di Eboli
andrebbe effettuata la prova del
palloncino prima che escano ad
asfaltare le strade? L’idea non è peregrina, considerando la geografia
folle e sprecona degli interventi.
Della rotatoria tutta storta, lungo
via Sturzo, abbiamo già parlato.
Della rotatoria mai conclusa, all’ingresso di Eboli, abbiamo un impatto devastante al giorno.
Ma l’improvvisazione cialtrona sta
diventando la regola d’arte.
Ma si può asfaltare le strade più
nuove di Eboli e dimenticarsi le
altre?
Seconda cartolina da Eboli. Via
Gianbattista Vignola, salita dell’ospedale. I lavori sono iniziati tre
mesi fa, i tre operai sono ancora
nello stesso punto.
Da 90 giorni. Scavano, aggiustano,
spostano, sistemano. Sempre la
stessa operazione, nello stesso
punto. Dieci metri di strada, in novanta giorni.
Eppure, anche in questo caso, ci
chiediamo: ma su un cantiere pubblico c’è un direttore dei lavori, c’è
un responsabile del comune che vigila, che dovrebbe vigilare? Allora
ci chiediamo, se in novanta giorni,
gli operai non si sono mossi di
molto, al comune di Eboli qualcuno si chiede l’anno, speriamo
non lontanissimo, in cui verranno
conclusi i lavori?
Terza cartolina di Eboli.
Continua a pag. III
II
Battipaglia
Oreste Mottola [email protected]
Discariche abusive e
scempi ambientali
rano a costruire una cultura del rispetto e della cura verso la natura e
l’ecosistema, a partire dallo smaltimento corretto dei rifiuti solidi urbani. Nell’attesa che riemerga, prima
o poi, la politica – ma quella vera, se
c’è – c’è almeno qualcuno che pensa
a ripulire la superficie.
Valerio Calabrese
Se la politica si muove sott’acqua, o
meglio sotto fango, quel che resta in
superficie è soltanto spazzatura. Non
bastano Gomorra, Sfregio, Biutiful
Cauntri. L’usanza (il crimine) di abbandonare rifiuti dove capita - o meglio - lontani da occhi indiscreti,
resta una triste abitudine. Un’abitudine che a Battipaglia si sta trasformando in una vera e propria
emergenza, che con le piogge di questi giorni può raggiungere picchi di
crisi mai toccati sinora. Decine e decine di discariche abusive nascoste o
visibilissime, disgustano la vista e
crepano l’aria umida di questo inizio
d’autunno. Frigoriferi, divani, copertoni, mobili, ma anche calcinacci, residui di pesticidi e lamiere
d’amianto. Di tutto e di più, sempre
di più. Il Comune, e per esso Alba
Nuova, conosce bene i luoghi oggetto degli scarichi, tanto da apporvi
numerosi ed intelligenti cartelli, che
invitano i cittadini a non abbandonare lì i rifiuti, ma a rivolgersi agli
uffici competenti che gratuitamente
ritirano gli stessi a domicilio. Ma ciò,
nel pur apprezzabile tentativo, non
distoglie questi scellerati viandanti a
realizzare i loro scempi ecologici. In
tanti dicono che con l’ecologia e
l’ambiente si misura la civiltà di un
popolo. Se è così altro che gli Unni!
Basti pensare che lungo la sola via
Marcovaldo (nella foto), che collega
il cimitero con il ponte del Castelluccio si contano oltre dieci discariche abusive. Considerando che la
strada sarà lunga circa cinquecento
metri è facile rendersi conto che ogni
cinquanta metri ci si imbatte in olezzi
e visioni da terzo mondo. E poi in via
Fosso Pioppo, Via Garda, Via Magellano. La denuncia agli organi di
polizia e ai mezzi d’informazione,
pervenuta dai volontari di Legambiente, ha riguardato anche altre zone
della città, spingendosi fino alla zona
costiera e lungo le strade che portano
al mare. Dalla presa di coscienza del
problema nasce l’adesione del neonato circolo battipagliese di Legambiente alla manifestazione “Puliamo
il Mondo” domenica 28 dettembre,
che consterà nella pulizia della centrale Via Italia, fino a Piazza Farina,
e nel pomeriggio la pulizia della - tristemente nota - spiaggia alla foce del
Tusciano. Iniziative come queste mi-
Apre la piccola biblioteca
Aut Aut
Sabato 27 settembre alle ore
20.00 in Via Olevano 154, sarà
inaugurata la nuova sede dell’Associazione Culturale Aut Aut. La
sede, ristrutturata e rimodernata
dai ragazzi dell’associazione, accoglierà la Piccola Biblioteca
Pubblica “Aut Aut” – ad oggi
formata da circa 1500 volumi –
che proporrà formule d’apertura
giornaliere e serali per prestiti e consultazioni, nonché, da 2
ottobre, corsi di yoga e corsi di
tecniche di rilassamento per i
quali sono aperte le iscrizioni. Il 3
ottobre, poi, alla Fabbrica dei Sapori sarà presentato il volume
edito da Aut Aut “Echi di terra
e di mare: alla scoperta
della provincia di Salerno”.
Nato dalla prima edizione del Premio Letterario “Mediterranea”, il
testo è una raccolta di racconti e
poesie sui generis. Impostato
come una guida al territorio disposta per temi. Per info:
www.associazioneautaut.it
Continua da pag. I
A Parer mio...
di Ernesto Giacomino
Eco-misteri
inutilizzabile scaldacoperte della
bisnonna buonanima, acquistato da
un qualche austriaco in fuga durante la prima guerra d’indipendenza. Poi in queste eco-piazzole
dovrebbero periodicamente arrivare
i tir e furgoncini dei consorzi di riciclo, caricare, ripulire e via verso
nuove avventure. Un mondo magnifico, alla fine.
E ok, questa è la teoria. Dicevo, peraltro, che a Salerno si sono mossi
con largo anticipo e hanno attrezzato la famigerata oasi ecologica,
che per l’appunto funziona esattamente come menzionato sopra.
A Battipaglia, invece, se pure c’è
qualcosa di simile lo teniamo nascosto tipo un segreto inviolabile:
zitti e mosca, non facciamo casino,
hai visto mai che questi davvero
vengono a regalarci il microonde
sfasciato, ci avranno mica preso per
piattari. Perché da quanto ci dicono
noi lo teniamo, un servizio di recu-
pero. Non è un eco-piazzola, però,
ma un’ecografia: quella che dovrai
farti al fegato dopo aver provato a
usufruirne. Innanzitutto, per la
prossimità del sito: a due passi,
cioè, alla portata un po’ di tutti.
Nella sede di Alba Nuova, insomma. Quattro chilometri dal centro, più o meno, e chi vuoi che di
questi tempi non abbia forza e
gambe per imbracciare un monitor
e cimentarsi in questo nuovo sport
della maratona del rifiuto.
E poi, la pubblicità: perché nessun
manifesto, volantino o scritta murale che ci dica esattamente come
comportarci al riguardo? Sul depliant della differenziata, ad esempio, si legge solo: telefonare a tale
numero. Al quale, metti che sgarri
di quel minuto oltre l’orario d’ufficio, non ti risponde nessuno. O, se
risponde, non era addetto alla cosa.
O, se era addetto, non lo ha detto.
E già, perché poi anche questo è un
bel dire: l’orario. Se gli orari del tuo
ufficio corrispondono a quelli del
mio ufficio, è ufficiale che ufficialmente non concluderemo mai un
ciufolo.
Leggende metropolitane parlano
addirittura di gente uscita di fabbrica già pronta col vecchio frigorifero sul portapacchi, e via con tutto
uno slalom nel traffico e infrazioni
da ritiro di patente più ergastolo più
tortura cinese, per poi arrivare davanti agli uffici di Alba Nuova in ritardo
di
quaranta
secondi
sull’orario di chiusura e mettersi in
ginocchio davanti l’impiegato in
uscita: solo un momento, tengo un
RAEE, ve lo prendete? E lui: no,
alle scommesse non gioco più, mo’
al massimo mi faccio ‘na briscola
con gli amici.
Della serie Cristo si è fermato a
Eboli, insomma.
Con il solito, forte sospetto che venisse da Reggio Calabria.
Settembre 2008
Rinviato a giudizio
il direttore de
Il Castello di Vetro
In barba alla lenta e anchilosata
giustizia italiana, a meno di un
anno dalla querela per “diffamazione aggravata a mezzo
stampa” da parte dei consiglieri
comunali Pagano, Guzzi e Bacco,
è stato recapitato il “rinvio a
giudizio” davanti al Tribunale penale di Salerno al direttore responsabile de “Il castello di
Vetro”, Alfonso Amato, coraggioso giornalista battipagliese e
per questo non nuovo a fatti ed
accuse del genere.
I fatti riguardano la copertina
del numero di ottobre 2007, in
cui i consiglieri suddetti (insieme ad un quarto, Renato Santese, che ha invece incassato
con ironia la provocazione) “posavano” – in un evidente fotomontaggio – per strada in modo
succinto e provocante, al titolo
“Tolti dalla strada!
Il sindaco mantiene le promesse: aperta la prima casa
chiusa (delle libertà).”
Il riferimento era al passaggio
repentino in maggioranza dei
quattro consiglieri rappresentati, fino allora all’opposizione.
L’ironia pungente e forte fece
scalpore in città, e dei quattro
in tre si risentirono fortemente.
Il pezzo di pancia al giornale
spiegava nei dettagli – e forse
anche più duramente - i motivi
di quella copertina, che rendeva
bene l’idea della trasmigrazione.
Da Aristofane a Luttazzi, la satira è sempre stata per sua
stessa natura cruda e tagliente.
Come tenne a precisare Dario
Fo “la satira è un valore civile”,
e – aggiungiamo noi - la libertà
e la democrazia d’un Paese si
misurano soprattutto attraverso le libertà di stampa e di
satira.
Per questo, da queste pagine
esprimiamo solidarietà al direttore Amato e, avendo fiducia nel
giusto corso della giustizia, ci
auspichiamo che la questione si
risolva - come già successo in
passato - con la vittoria della libertà di stampa e d’espressione
III
Eboli
Settembre 2008
dalla prima
Quattro cartoline da Eboli
Visioni strabiche in comune
In comune accade il fattaccio.
Sergio Petrillo, inquilino frequente
di Palazzo di Città, chiede ad Antonio Corsetto un po’ più di dinamismo
politico.
Il capogruppo di Forza Italia la
prende male. Ma proprio male. E
sfocia il suo repertorio alla Le Pen
contro il destrorso Petrillo: “Zingaro
di merda vai via, avete rovinato
Eboli, tu e la tua famiglia”.
Petrillo va via davvero, ma si ferma
dall’avvocato e denuncia Corsetto.
Ingiuria a sfondo razziale.
La frittata è fatta. Corsetto è finito
fuori binario, chiedendo scusa può
tornare in carreggiata. Ma a lasciare
basiti sono le risposte dei colleghi
politici di Corsetto: “vicenda esagerata, ma cosa vuoi che sia una parolaccia contro gli zingari”. Omettiamo
di scrivere i nomi. Si tratta di consiglieri comunali, tutte brave persone,
culturalmente limitate, moralmente
apatiche, che vivono di una sola preoccupazione, fare voti, tanti voti. E
se uno zingaro ti rompe le scatole?
Che vada al diavolo, lui e la sua famiglia che hanno rovinato Eboli.
Complimenti per il neonazismo strisciante.
Quarta cartolina della settimana.
La faida nel Pd. Chi la fa l’aspetti, è
il motto per il nostro amato sindaco.
Ghigliottinati tre assessori, promossa la rimozione di Mauro Vastola, a
favore degli amici socialisti, alleati dell’ultim’ora,
staccati i telefonini agli
epurati, organizzate imboscate e frettolose epurazioni, Melchionda si è
ritrovato con la fattura
sulla scrivania.
Questa volta non pagano
gli ebolitani, già salassati
dall’aumento della Tarsu.
Questa volta il conto lo
pagano Melchionda e i
suoi alleati. Il conto delle
epurazioni volute da Melchionda? Luca Sgroia trombato, il
Pd in mano a Cuomo e alla corrente
Villani, il direttivo senza melchiondini, una figuraccia di caratura provinciale. Il sindaco del Pd è finito in
minoranza nel suo partito.
Per difendere Petrillo dalle offese
razziali di Corsetto? Ma no, ma sa-
rebbe troppo di sinistra una cosa del
genere per Melchionda. Il sindaco è
in minoranza per aver chiesto, un
anno e mezzo prima, la conferma per
il 2010. Una fretta kamikaze, pagata
dal “giovane” Sgroia e forse anche
dal fido Cicia, che già si sentiva
l’Obama ebolitano per le prossime
provinciali.
Ma ha fatto male i conti, Cicia.
Il partito è finito in mano ai suoi avversari. Per ora la candidatura sicura
ce l’ha l’assessore trombato, Pierino
Infante.
Lui, assessore fedele al sindaco, la
candidatura a questo punto se la
sogna. In compenso resterà assessore…della giunta più sgarrupata e
improduttiva che si ricordi.
L’importante è esserci. Sgroia, già
non è più. Continua il cannibalismo
nel partito democratico, il centrosinistra frantumato è in coma irreversibile, per la gioia del centrodestra
più anonimo d’Italia. A ciascuno le
proprie “disgrazie”.
“Mannaggia la miseria”
Il libro del sindacalista-scrittore
Una giornata di lavoro, in estate.
Una giornata di lavoro, in inverno. Il
primo libro di Anselmo Botte, Mannaggia la Miseria, ha uno schema
molto semplice. Ed è già in ristampa.
“Perché è bello è drammatico, da
scrittore navigato” dichiara Gerardo
Rosania.
“Perché a San Nicola Varco la situazione è veramente delicata” aggiungono i volontari che conoscono
quella realtà. Mannaggia la Miseria è
un racconto in prima persona.
Quasi un’intervista tra Anselmo
Botte, sindacalista Cgil, e due marocchini. Si tratta di due extracomunitari speciali, giunti a San Nicola
Varco, dieci anni fa.
Due braccianti ricattati dai caporali,
sfruttati dagli imprenditori agricoli, finalmente fuori da quel ghetto, finalmente proprietari di una casa tutta
loro, con una famiglia ricongiunta.
Due protagonisti che denunciano
soprusi e violenze, abusi e sfruttamenti quotidiani.
Quasi un invito alle forze dell’ordine
a indagare a 360 gradi, nella Piana
degli orrori, quella che prende il
nome dal fiume Sele. Botte ha fatto
di più.
Ha denunciato quattro giovani battipagliesi che si travestivano da poliziotti,
per
rapinare
gli
extracomunitari.
Ha denunciato il fenomeno del caporalato, ha polemizzato con i poli-
mice. I caporali lo fanno
apposta per creare una
sudditanza psicologica”.
Chi prova a ribellarsi o
semplicemente non accette le regole mafiose
del campo, non lavora,
non guadagna, non mangia più.
“La giornata a San Nicola Varco inizia alle cinque di mattina- racconta
Anselmo Botte-. C’è la
selezione dei caporali
che decidono chi lavora
e chi resta nel ghetto.
Il sindacalista- scrittore Anselmo Botte il primo È un momento molto
delicato. Per otto, dieci
a destra
ore di lavoro nei campi, si
tici propagandistici e parecchio igno- incassano non più di 20 euro al
ranti su San Nicola Varco. “In tanti giorno”. In estate sotto le serre, in
anni, la presenza dello Stato si è tra- inverno in mezzo ai finocchi congedotta in una fontanella, quella che lati.
fece installare il sindaco Rosania di- Mannaggia la miseria è l’esclamaverse primavere fa”.
zione banale, quasi infantile, più getNon è diplomatico, Anselmo Botte. tonata tra gli extracomunitari.
Sa di scontrarsi con la classe diri- Da oggi è anche il titolo del libro di
gente al potere, ma lo fa con pas- Botte. Semplice, leggero, chiaro, Ansione, con coscienza, come un selmo sembra già conoscere i segreti
missionario, come l’angelo custode del mestiere, mestiere di scrittore.
dei giovanissimi marocchini di San “Ma io faccio il sindacalista, ringrazio
Nicola Varco.
tutti per i complimenti ricevuti, ma
Dalle coste africane arrivano a Eboli se non avessi vissuto il dramma di
giovani neri sulla soglia dei 18 anni. San NicolaVarco da sindacalista, non
“Per entrare nel giro dei braccianti avrei mai scritto il libro”.
non è facile.
Anselmo è l’unico viso pallido tra
Gli ultimi arrivati sudato sette ca- 600 anime maghrebine.
Quando arriva nel ghetto, si mostra
sereno, saluta tutti e tutti gli rispondono, educati e cortesi.
Anselmo non ha paura del ghetto,
dei luoghi comuni che divampano in
città, a Eboli, tra i politici che non ci
hanno mai messo piede a San Nicola
Varco.
Leggendaria è rimasta la sortita di un
esponente di Alleanza Nazionale che
chiese la chiusura di San Nicola
Varco:“per ridare dignità alle donne
e alle bambine che vivono in quel
ghetto”.
Per la serie, donne e bambini, a San
Nicola Varco non ce ne sono mai
stati. Per non parlare di chi vuole
murare il ghetto, con sparate populistiche.
Chi è stato capace finora di chiudere
solo l’ingresso principale della fabbrica Mellone, dove ora gli algerini
entrano dagli ingressi laterali.
Politici ciarlieri, extracomunitari da
risarcire, Botte lo dice senza peli
sulla lingua: “certo che vanno risarciti, sono le ultime braccia della nostra agricoltura” ribatte Botte.
Il libro viene promosso con un video
della Cgil, un video drammatico che
racconta la vita a San Nicola Varco.
Tra immagini e racconti, Botte
strappa ogni alibi ai politici e alla società civile.
Diventa davvero arduo definirsi un
paese evoluto, con un dramma come
quello lungo la statale 18.
Settembre 2008
Le storie
IV
dalla prima
Storie...
Carmine Cardinale premiato come imprenditore etico
Michele Caggiano: “Se si parla di lavoro nero, i
sindaci da Eboli a Buonabitacolo non rispondono”
di Rc- aveva un titolo emblematico:
il lavoro nero, bianco e nero.
Gli operai che cadono e muoiono
dalle impalcature e gli extracomunitari nei campi, vivono gli stessi
drammi quotidiani.
A morire sul lavoro non c’è distinzione di pelle”. Rosania ha poi parlato di San Nicola Varco: “sento le
sortite demagogiche di chi a Eboli
vuole murare san Nicola Varco,
senza preoccuparsi di dare una casa
o un alloggio alle ultime braccia
della nostra agricoltura. Sento propositi fumosi e battaglie estremiste,
avvertendo l’errata conoscenza del
problema. E mi chiedo, ma questi
politici ci sono mai stati a San Nicola Varco? Le tragedie come quella
di Castelvolturno non si risolvono
con l’esercito ma con un lavoro investigativo organizzato, con un’intelligence contro la criminalità
organizzata. Gli slanci emotivi non
producono risultati, ma solo demagogia e fumo”. Al premio Impresa
Etica 2008 ha partecipato Anselmo
Botte, sindacalista della Cgil, impegnato nel ghetto di San Nicola Varco
accanto ai 600 extracomunitari.
Botte ha presentato la sua prima
“impresa” letteraria: “nel mio libro
“Mannaggia la Miseria” racconto
due giornate di lavoro, in prima persona, con due extracomunitari che
conosco. La prima giornata di lavoro
si svolge d’estate, sotto le serre, a
40 gradi. La seconda giornata di lavoro si svolge di inverno, durante la
raccolta dei finocchi, in una Piana
del Sele gelata”. Il libro “Mannaggia
la Miseria” ha raccolto il plauso di
Rosania: “l’ho letto, è bellissimo,
Botte potrebbe fare lo scrittore
oltre che il sindacalista”.
Dopo gli elogi, le riflessioni drammatiche. Sulle morti bianche: “cinque anni fa morivano quattro operai
al giorno, in Italia. Cinque anni dopo,
la cifra è rimasta invariata. E’ questa
una sconfitta per tutti, per i sindacati e per le forze dell’ordine”. La
seconda riflessione è sul caporalato:
“una piaga che si aggiunge al
dramma degli extracomunitari, costretti a vivere in tuguri come san
Nicola Varco, dove
mancano l’acqua, la
corrente elettrica e i
vetri alle finestre”. Il
mai inaugurato mercato ortofrutticolo è
costato 31 miliardi in
lire alla Regione Campania: “Nessuna Procura
della
Repubblica- precisa
Rosania- ha mai
aperto un inchiesta
su quella cattedrale
nel deserto, sullo
spreco mastodontico
di soldi pubblici”. A
sollevare un’altra polemica è stato
Michele Caggiano, sindaco di Pertosa: “Se parliamo di lavoro nero e
sicurezza sul lavoro, purtroppo i sindaci e i politici, da Eboli a Buonabitacolo, non rispondono. Se si parla
della treccia della mozzarella da
guinness dei primati, c’è la fila per
partecipare. Noi crediamo in questo premio, continueremo a promuoverlo e a parteciparvi. Le morti
bianche e la sicurezza sul lavoro
sono una nostra ragione di vita”.
Il convegno è stato presentato da
Enzo Faenza, scrittore e giornalista
de I Cento Passi, e da Assunta Marino, attrice battipagliese, che ha
letto molte pagine toccanti del libro
di Botte.
Simposio sulla memoria a Benevento
e visita a Campagna di 15 ebrei
CAMPAGNA
Sono arrivati in Italia per visitare i “luoghi della memoria”,
quei luoghi che hanno “ospitato”
i loro parenti stretti durante l’ultimo conflitto mondiale, quando
la vergogna nazista e fascista
perseguitava ebrei, oppositori e
“diversi”.
Il “tour” settembrino degli ebrei
nella nostra regione, fortemente
voluto dall’on. Carmine Nardone, è incominciato a Benevento Venerdì 19 Settembre, ore
17.00.
Alla presenza di 15 Ebrei, giunti
appositamente da New York - Stati
Uniti d’America, il Comune e la
Provincia di Benevento hanno organizzato presso il Museo sannita
di Piazza Santa Sofia, Auditorium
“G. Vergineo” un significativo SIMPOSIO per ricordare ciò che di
nefasto accadde negli anni bui dell’ultimo conflitto mondiale, nonché per riflettere su: “L’Italia ai
tempi delle Leggi Razziali” e su
“Ebrei, ‘Giusti tra le Nazioni e
Campi di Concentramento”.
Considerata l’eccezionalità dell’evento, era presente all’iniziativa
la deputazione parlamentare e regionale del Sannio.
Dopo i saluti delle Autorità, ing.
Fausto Pepe, Sindaco di Benevento, e dott. Giovanni De Gennaro, Sindaco di Padult, ha
relazionato il prof. Vincent Marmorale “Chairman New York State
Council for the Social Studies Human Rights Committee”. Le riflessioni, “Cultura, intelligenza e
tenacia degli Ebrei per la costruzione della pace”, sono state affidate all’on. Carmine Nardone.
Toccante è stato il momento riservato alle Testimonianze di
Edith Birns, Gerda Ruth Mammon, Ursula M. Selig Max Kempin, Walter Kleinman, Ruth
Tobias, Ev a Ruth Rosenfel, sopravvissuti ai Campi di Concentramento.
Ha chiuso la kermesse memoriale il prof Anello Cimitile, presidente della Provincia di
Benevento.
Domenica 21 Settembre, invece,
questa Delegazione di ben 15
Ebrei americani ha fatto sosta a
Campagna, che di Campi di Concentramento ne ha avuti due addirittura, i più grandi del Sud, dopo
quello di Ferramonti di Tarsia in
Calabria,
La Città di Campagna, agli inizi
degli Anni Quaranta, divenne sede
di un campo di internamento.
continua a pag. 14
di Ornella Trotta
Maternità
Il grembiulino
bianco a dispetto
della
Gelmini non lo
indossi ancora.
Protesteremo
insieme contro
le idee imbecilli di una
maestrina divenuta ministro.
Le maestre saranno dalla nostra
parte, ne sono certa. I grembiulini
però te li ho comperati, stai tranquillo, non ti farò sfigurare. Ti accompagno a scuola e non vorrei
lasciarti andare.
Ogni giorno so che ti separerai da
me e so che non ho voglia di cominciare la giornata.
Gli anni sono passati ma io mi ritrovo uguale. L’odore di cartella, dei
colori a matita, della gomma, delle
merendine mi ricorda la mia scuola,
il mio maestro, le mie compagne, i
miei compagni.
A te il compito di rivivere i miei
anni, la mia storia continui con te,
con i tuoi capricci mattutini, con il
latte sbrodolato sul pigiama, con i
finti mal di pancia e con le corse in
bagno. E con me che mi sforzo di far
quadrare le cose e di abbinare i colori della tua maglietta a quella dei
tuoi pantaloni.
Non sei chiaro nelle richieste, non
mi dici: “Mamma voglio stare ancora un po’ con te”. Mi dici invece
che hai mal di pancia e che devo accompagnarti in bagno. Lì mi racconti storie di fantasia costruite su un
canovaccio che vuole arricchirsi di
particolari su di me, su papà, sui
nonni. Hai bisogno di certezze, del
passato per inventare il tuo futuro.
Mi rivolgi ossessivamente le stesse
domande: “Sei più grande tu o
papà?”. “Chi è più vecchio? Chi è
più alto?”. Mi rincorri per casa, mi
spingi sul divano, dobbiamo vedere
e commentare insieme i cartoni. Io
ho fretta, tu no. Ti accarezzo. “Ti
piace più lo zucchero o più il sale?”
“Il sale”. Rispondo. “Mamma ma allora siamo uguali! Anche a me piace
di più il sale”. Ti abbraccio forte.
Ti trovo spesso con le dita nel barattolo del sale, penso che dovrei sgridarti ma non ci riesco. “Smettila, ti
viene sete”. Suggerisco. Tu sei già
andato via. Vorrei portarti un pomeriggio in campagna, a raccogliere
more, a passeggiare nei boschi.
Aspetto la zia Sara con i suoi bambini. Troveremo un po’ di pace e le
rivolgerò qualche domanda. Sara
che affida i bambini alla tata inglese
e non ne soffre, Sara che a 5 anni
leggeva i settimanali, Sara funzionario Onu che mi parla dell’Africa e
del Sudan, Sara che sa sempre da
che parte cominciare.
Ornella Trotta
N°36 27 settembre 2008
Altavilla
11
Giovanni ed Antonio che risolsero il problema della bomba meglio che a Salerno…
Fra Trestagni e l’Antece racconti alla paesana
di Oreste Mottola
A Salerno hanno messo la città sottosopra per una settimana per via di
una bombetta lasciata lì, da quei soliti perfidi degli inglesi, nel 1943. In
un paese, che non è necessariamente
il mio, diciamo che è tra il Cilento e
gli Alburni risolsero più rapidamente.
E con una spesa neanche lontanamente paragonabile e senza dare fastidio, rinunciando perfino ad un
misero trafiletto sul più scalcagnato
dei giornali locali. La storia non comincia più o meno così, vale a dire
dal punto che l’ordigno bellico, adagiato nel portapacchi di un’utilitaria,
arriva davanti ad una caserma dei
Carabinieri.
C’è l’antefatto, e che antefatto, con
due capefresche l’avevano raccolta,
in autonomia da qualsiasi forza armata, nei boschi.
Come funghi ed asparagi cresciuti
poche ore dopo la pioggia. Il fatto
accadde ai tempi di quando se suonavi al citofono della caserma dei carabinieri non ti rispondeva un
anonimo centralinista della “Tenenza
di Vattelapesca” ma direttamente il
maresciallo.
Non c’era lui, ci si trovava il carabiniere che era di piantone.
O meglio, dalla finestra vedeva di
chi si trattava, e si decideva sul da
farsi. La caserma era chiusa per chi
doveva denunciare il vicino che
aveva sconfinato per un solco di
terra, ma era sempre aperta, anche 24
ore su 24, per le urgenze.
I due davanti al portone, i protagonisti della nostra storia, il maresciallo
li conosceva bene, ma capiamoci,
perché l’incontrava al bar per una
partita a carte, in qualche negozio.
Per nient’altro.
Incensurati lo erano, ma “conosciuti
all’ufficio” risultavano per manifesta
simpatia o anche per invidia per
quella vita ricca di passatempi che
avevano. Giovanni ed Antonio, ex
operai di un’azienda agricola moderna sì ma chiusa da decenni. La
maggior parte del loro tempo era libero “Marescià, vieni, ti dobbiamo
far vedere una cosa. A voce non ti
possiamo spiegare” gli dicono appena l’hanno a tiro d’orecchie.
Se ne stanno fermi davanti alla loro
auto, che ha il portellone posteriore
aperto.
Pensa ad un asparago insolitamente
grande, un raro pesce di fiume, magari una carpa da tre chili, una volpe
presa al laccio…il carabiniere.
Gli hobby, non del tutto regolari sì
tuttavia sempre innocui, che quei
due portano.
Le loro facce però sono sintonizzate
sul pensieroso, gli si vede da lontano. Spegne la radio e scende il maresciallo. “Si può sapere che avete
combinato?”, grida a metà delle
scale. La risposta non c’è e quando
li raggiunge capisce. Butta lo
sguardo nel portabagagli, e vede:
“Ma questa… questa è una
bomba…”, dice.
L’ha fatta la guerra il vecchio maresciallo che nel paese spera di restarci
anche in pensione.
Le facce dei due impallidiscono.
“L’abbiamo trovata a Trestagni…”.
E raccontano: l’auto l’avevano fermata sul ciglio della strada principale sì, ma era un trucco, per evitare
di segnalare ad altri come loro dove
stessero e se n’erano andati a trovare
asparagi in un bosco che dentro ed
attorno ha anche campi coltivati.
Non è una situazione infrequente da
queste parti.
O a funghi, origano, o a caccia,
anche se è proibito. La vista e l’odorato sono i sensi fondamentali.
E’ piovuto da poco ed un piccolo
smottamento nel terreno fa vedere
qualcosa d’inconsueto.
C’è una macchia stranamente verdastra. Si mette a grattarla con il coltellino, quasi subito la parte
metallica si fa sentire. Le storie dei
tesori dei briganti nascosti quassù
fanno il resto, e se non bastasse realtà di piccole necropoli delle antiche popolazioni lucane che da qui
commerciavano con Paestum…
In pochi attimi Giovanni si sente
come Indiana Jones o Schliemann
che ritrova l’antica Troia.
Toglie il terreno attorno, poco alla
volta, con estrema circospezione ed
attenzione come vide fare una volta
agli operai della Soprintendenza che
vennero a dare luce a certe tombe
medioevali a Querciacupa.
Il grosso del lavoro l’ha fatto già
l’acqua, basta togliere una pietra,
pochi secondi ed un bel cono di ferro
rotola fuori e se ne scende giù per la
scarpata, per almeno
venti metri.
Il fruscio attira l’attenzione di Antonio:
“Che cazzo c’è…”,
sussurra più che gridare. Ce l’ha con la
mania dell’amico di
tirare pietre per spaventare i serpenti.
“Scemo,
quelli
hanno più paura di
te”, dice e si volta. E
Giovanni: “Vedi un
po’ che ho trovato”.
Antonio si avvicina e
già nelle prossimità
dell’oggetto tira fuori
la sua sentenza:
“Questa è della
guerra.
E’ una
bomba, cazzo”.
Più che i film visti in
tv, o il servizio militare, in testa gli frullano quei cartelli che
stavano sui muri
delle scuole elementari degli anni
sessanta e che invitavano a lasciar
stare “i residuati bellici” con certe
immagini di scoppi mille pezzi e
schegge in faccia a bambini troppo
curiosi.
Una cosa così te la porti dentro per
la vita.
Quella bomba, o che cavolo che
fosse, l’avevano tirata via uno di
loro. Tolta dal sonno dov’era caduta.
E fatta rotolare.
L’aveva ridestata.
La prima reazione fu di andarsene,
magari per poi dare l’allarme. Difficile spiegare il posto. C’era il rischio
che qualche trattore, magari una
ruspa, l’urtasse e la facesse esplodere.
Per due ore i due se ne stettero lontano ma il timore di conseguenze future non li faceva star tranquilli. Il
pensiero era sempre lì.
Così ci tornarono sul luogo “del delitto” e si resero conto che con un po’
d’accortezza l’auto la potevano portare fin sotto il ciglio – siepe dove
questa era andata a finire. Incoscienti, lo fecero.
E poi? Costruirono una specie di piccola lettiga sul quale adagiarono la
ferraglia. Che passò nel portapacchi.
Due per cento volte incoscienti. Programma? “La portiamo in paese e
chiediamo al maresciallo”.
E veramente così fecero. Il maresciallo però in soli cinque secondi alternò la voglia di prenderli a ceffoni
alla riflessione sul da farsi: “Cretini
così come voi due non ne ho mai visti
- non ce lo perse – però se la bomba
la fermo qui, come dovrei fare, va
evacuato l’intero paese, le scuole e
quant’altro.
Se dite di averla presa a Trestagni,
avete fatto quasi 10 chilometri e non
è successo nulla…mo’ lo sapete che
fate? Vi mettete in macchina, e a motore spento, uscite fuori dal paese…
a 5 all’ora… dove comincia il bosco
della Spinosa… le case sono lontane… alla seconda curva, vi fermate piano piano e la scendete
dietro ad un cespuglio…io vi
seguo… ma distanza di sicurezza…
vi chiamo io l’ambulanza se vi scoppia quella… ma tanto è inutile, voi
morirete prima. Mannaggia a voi…
e l’unico favore che vi faccio e che
vi prego tutti i santi… ”. Furono i
loro tre – quattro minuti più lunghi
della loro vita.
Qualche ora dopo i soldati specializzati venuti da Persano non si riuscivano a capacitare di come un
ordigno di quella pericolosità, nonostante fosse stato scavato dal terreno
dove aveva “dormito” per quarant’anni, tuttavia non era esploso.
“Per queste qua bastavano le vibrazioni di un tuono, delle altre bombe
che scoppiavano”, confabulavano fra
di loro.
Il maresciallo sudava freddo … ma
non lo dava a vedere.
E non giocò più a carte con Giovanni
ed Antonio.
Auguri a...
Laurea Fiore Mazza
La laurea è il primo duro traguardo
della vita e tu l’hai superato splendidamente! Un augurio immenso a
Fiore Mazza. con la speranza che
possa essere uno splendido inizio di
una brillante carriera..tanti auguri la
tua èquipe personale…
Matrimonio Acito Taurone
Sabato 20 settembre alle 11.00
presso la chiesa di San Matteo di
Albanella Gianluca Acito e Angelica Taurone si sono uniti in
matrimonio.
Auguri da parte dei genitori, fratelli e sorelle e tutti i parenti e
amici in particolare da parte dei
cugini Carmine e Rosita Mottola
12
N°36 27 settembre 2008
Diano
Emozionante commiato del capitano Giuseppe Costa In farmacia
Approda alla Compagnia di Sala Consilina
il capitano Domenico Mastrogiacomo
“Non perdete un amico ma ne avrete
uno in più a Battipaglia”, con queste
parole si è concluso martedì sera
presso il Palapozzillo di Sala Consilina, l’emozionante commiato del
Capitano Giuseppe Costa. Un’ondata di sincera commozione ha investito i numerosi amministratori,
istituzioni, collaboratori giornalisti e
amici presenti alla cerimonia che
hanno abbracciato e salutato un
uomo dei nostri tempi: coraggioso e
tenace, semplice ed estremamente
schivo, dai modi gentili e disponibili. Un uomo che non si è mai tirato
indietro di fronte alle avversità quotidiane, un comandante che ha saputo far breccia tra i suoi uomini
facendosi rispettare e rispettando i
ruoli che l’Arma impone. Cambio
della guardia dunque per la Compagnia dei carabinieri di Sala Consilina, il capitano Costa adesso dirige
i militari della Compagnia di Battipaglia e a lui succede il compagno di
corso e capitano Domenico Mastrogiacomo 45 anni originario di Bellegra in provincia di Roma, già
comandante del Nucleo Operativo e
Radiomobile della II sezione a Ca-
Il Nuovo Psi e
Azione Sociale
tavolo politico
di confronto con Fi
Incontro tra Farro, Fasolino e Di
Brizzi nel Vallo di Diano.
Si è svolto l’incontro organizzativo
tra il nuovo P.S.I. e Azione Sociale
presso il centro zona del Vallo di
Diano di Azione Sociale sito in località Trinita in Sala Consilina, dove i
Presidenti Provinciali dei due partiti,
Avv. Luciano Farro (A.S.) e l’avvocato
Antonio Fasolino (nuovo P.S.I.) insieme ai dirigenti locali Francesco
Bellomo, Maria Antonia Langone
(A.S.) e Antonio Stabile per il (Nuovo
P.S.I.) e il vice-coordinatore di Forza
Italia Valentino Di Brizzi, hanno
aperto un tavolo politico di lavoro
per le prossime elezioni provinciali e
comunali dell’intero territorio del
Vallo di Diano.
I presidenti Farro e Fasolino ritengono che questa federazione rafforzerà l’intera area del centro-destra,
contribuendo – ante litteram – alla
nascita del P.D.L. nel Vallo di Diano.
Esprime grande soddisfazione il portavoce di A.S. Giovanni Piano per
questi incontri che si svolgono in
modo copioso all’interno del PDL
provinciale di Salerno, che possono
essere portati ad esempio in altre
realtà, perché indice di crescita politica e di una complessa e articolata
organizzazione territoriale.
stello di Cisterna, della Compagnia
di Torre Annunziata e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale
di Benevento. Il capitano Costa in
cinque anni di permanenza nel Vallo
di Diano ha lottato con successo
contro ogni forma di illegalità come
lo spaccio di droga, l’usura, rapine e
furti. Capitano di determinanti e significative operazioni spesso di
grande eco sociale che hanno condotto ad accurate indagini con relativi arresti e denunce a volte
sorprendenti, ma solo scoprendo col
tempo i problemi di piccolo e grosso
allarme sociale Giuseppe Costa ha
trasformato le sue giornate in una
sfida contro la criminalità. Un uomo
pragmatico di poche parole che è
sceso tra la gente discutendo di ciò
che si può fare per vivere secondo
giustizia, ha garantito sicurezza e
protezione ai cittadini dimostrando
di essergli veramente vicino in ogni
momento, ha combattuto ogni forma
di pregiudizio verso l’Arma spiegando l’importanza del loro lavoro.
Visibilmente commosso ma orgoglioso del nuovo incarico affidatogli,
nel suo discorso conclusivo, sono
trapelati i progetti futuri nell’Arma:
“Sono davvero emozionato per questo nuovo incarico che mi appresto
a vivere e che segna una svolta importante alla mia carriera militare ha detto- certo Battipaglia e i paesi
limitrofi hanno caratteristiche diverse e forse più allarmanti ma non
dimenticherò mai ciò che ha rappresentato per me il Vallo. Non dimenticherò il calore della gente e la
collaborazione dei miei uomini.
Grazie a tutti del sostegno e dell’umanità che ho avvertito e che mi
hanno profondamente accompagnato in questi anni di attività investigativa”. Un saluto che non è un
addio ma un arrivederci. Proprio
come farebbe un amico.
Antonella Citro
La lettera di Mario Serra (editore di Archeonews)
Albanella: legittimo polemizzare
sull’abbattimento del “casone”
Carissimo Direttore,
da diversi giorni si sta abbattendo
sull’Amministrazione di Albanella
una bufera per l’abbattimento del
famigerato “Casone” di cui, attraverso UNICO, avete ampiamente
parlato sia con una benevola intervista a Capezzuto di Oreste Mottola, sia con un attacco di Gaetano
Ricco all’ignoranza culturale dell’Amministrazione.
E da parte vostra è questa la dimostrazione dell’imparzialità della comunicazione che, e voglio
sottolinearlo, non è schiava dei politici.
Oggi, però, leggendo un articolo di
Annavelia Salerno su Voci dal Cilento
intitolato “Storia – e polemi-
che – di un casolare abbattuto” ho compreso che la politica
utilizza l’informazione vendendola
all’uso che la aggrada.
E vi spiego il perchè in quanto,
anche se in modo tangibile, sono
parte in causa, per vari motivi, alla
vicenda “Casone”.
Nel 2007 al posto del Museo di
Arte Contemporanea doveva nascere il chiacchierato progetto
“Megale Hellas” che, suscitando
l’indignazione della stampa nazionale, riuscimmo a fermare con il
Gruppo Civico la Buolé.
Eppure, in quella occasione, il periodico “Voci dal Cilento” non esitò
minimamente a schierarsi a favore
Continua a pag. 14
Fillers per rughe
e labbra: la
vanità può
costare cara…
I fillers rappresentano una vera e
propria rivoluzione estetica che è
andata affermandosi sempre più di
fronte ai continui miglioramenti
delle caratteristiche estetiche di ciascun prodotto, consentendo correzioni desiderabili più facili e naturali.
Obiettivo terapeutico dei filler è
quello di correggere rughe più o
meno profonde o l’assottigliamento
della mucosa labiale dovuta ad un
impoverimento del connettivo, verificatosi in conseguenza di un processo atrofico o cicatriziale o più
semplicemente di una condizione fisiologica quale l’invecchiamento. Il
fillers ideale dovrebbe essere il più
simile possibile ai tessuti umani, risultare inerte, inalterabile nel tempo,
facilmente inseribile, modellabile e,
al bisogno, asportabile, duraturo nel
tempo e, in particolare, non soggetto al rigetto e non carcinogenetico. In commercio esistono molte
tipologie di fillers, ognuno con caratteristiche, pregi e difetti specifici.
Si distinguono, in base alla loro origine in eterologhi cioè derivanti da
tessuti diversi da quelli umani, omologhi, autologhi e di sintesi. Ed è proprio di quest’ultimi che vogliamo
parlare. Tra i filler sintetici sicuramente quello maggiormente utilizzato oggi in Italia è l’acido ialuronico,
si tratta di un gel viscoelastico derivato da un polimero naturale dell’acido ialuronico e prodotto per
sintesi batterica. Dal momento che
si tratta di un normale componente
polisaccaridico della matrice intercellulare, non si verificano reazioni
allergiche al materiale quando viene
iniettato per le correzioni di inestetismi. La durata dell’effetto è limitata
a circa 6-8 mesi, ma data la facile disponibilità del materiale ed il costo
abbastanza contenuto del materiale
è possibile programmare le ripetizioni del trattamento ad intervalli
periodici per garantire il mantenimento del risultato. Oltre all’acido
ialuronico altri fillers sintetici sono il
polimetilmetacrilato
(ArtecollPMMA) ed il Formacryl (capostipite
della famiglia dei fillers a base di poliacrilammide). Con questo tipo di
fillers si ha un effetto duraturo in
quanto non vengono riassorbiti, tuttavia sono sempre possibili complicanze infiammatorie e granulomi da
corpi estranei. La vanità può costare
cara alla salute è proprio quello che
hanno concluso un gruppo di specialisti di Barcellona. Su 136 soggetti
trattati con fillers sintetici a base di
polialchilammide 25 soggetti hanno
manifestato una reazione locale di
tipo granulomatoso con noduli dolenti o angioedema anche dopo un
anno dall’inserimento del filler. In sei
casi era presente anche una reazione sistemica, inoltre a distanza di
quasi un anno dalla comparsa della
reazione avversa, dieci soggetti avevano ancora disturbi. Considerato
che le rughe non sono un problema
di salute, è meglio evitare l’uso di filler con polialchilamide vista la comparsa di reazioni avverse anche gravi
a distanza di tempo. L’insorgenza di
complicazioni è meno probabile con
prodotti contenenti acido ialuronico
ma ovviamente occorre precisare
che il rischio di effetti collaterali dipende anche dall’abilità e dall’esperienza dell’operatore e dalla sede
dell’iniezione.
Alberto Di Muria
[email protected]
Cultura
N°36 27 settembre 2008
13
Daniele Brenca: the music in the heart!
Incontro con il musicista di Fonte che non crede nell’insegnamento
Di ritorno da Ravello, il paese delle
meraviglie della musica salernitana,
non poteva capitare di intervistare
persona più grata di un cilentano musicista e compositore eclettico che
con schietta partecipazione ci offre
prima da bere e poi una lezione di vitale musicalità nel suo studio, un microcosmo compositivo.
La cultura musicale di Daniele
Brenca, 33 anni, è incredibile, caotica, accumulata negli anni in senza
un obiettivo prefissato, come di un
esploratore, un avventuriero; cultura
che diventa cosmologica non appena
comincia a suonare.
Si siede alla tastiera, abbraccia il
contrabbasso o fascia il basso e combina le note come un pittore mischia
i colori nel dipingere un’opera infinita.
Alle 17,30 ci incontriamo al Caffè
Rouge a Fonte di Roccadaspide.
Ci sediamo e intorno al registratore,
accompagnati da un drink, si racconta.
“Ho iniziato a suonare piccolissimo,
a 7 anni. Con i miei cugini avevamo
costituito una piccola band”.
Inizia a suonare la tastiera e qualche
annetto dopo il basso elettrico e il
contrabbasso, il suo strumento affine. “A 14-15 facevo già piano bar:
suonavo le tastiere e cantavo, così facendo mi guadagnavo la pagnotta girando per matrimoni e battesimi.
Iscrivendosi al conservatorio a Salerno ero già convinto che la musica
sarebbe stata il suo mestiere”.
Per nove anni è di casa a Salerno
dove consegue il diploma.
Il suo obiettivo però non sono mai
stati i titoli accademici, ma suonare e
così facendo esplorare il mondo tramite la musica.
Nell’esprimersi ha un accento cilentano-napoletano. E per mezz’ora si
racconta dal principio parlando di
luoghi (Napoli, New York, Taranto,
Roma), di musicisti (Pietra Montecorvino, Gianni Guarracino, Eugenio
Bennato), di generi musicali (pop ,
jazz, classica, fusion), di festival
(Ravello, Laurino). Difficilmente
riesce a concludere un racconto perché il filo del discorso è conteso da
innumerevoli esperienze.
“Mi sento fortunato ad essere nato a
Fonte. Il Cilento è una terra bellissima, piena di vitalità. L’altro giorno
mi sono portato il portatile a mare e
tra un bagno e un altro componevo.
Appena trovo un po’ di tempo
prendo la bicicletta e pedalo. In 4 ore
Muore l’attore Leo De Bernardinis
era originario di Gioi Cilento
arrivo fino a Stio.”
Daniele Brenca è un maestro, ha diversi allievi, ma sinceramente confida ai suoi allievi che non crede
nell’insegnamento “Nessuno ti può
insegnare nulla , sei tu che devi saper
rubare dagli altri”. D’altronde non
poteva essere altrimenti per un musicista come lui cresciuto nel cuore
della campagna rocchese. Se non
fosse stato autodidatta non ce
l’avrebbe mai potuto fare.
Ci trasferiamo a casa sua. Ci invita e
non facciamo cerimonie. Siamo curiosi di visitare la sua tana. Ad accoglierci Gegé un cagnolino gentile e
socievole. Entriamo in una stanza di
circa 20 mq arredata di due computer e di un numero indefinibile di
strumenti musicali ed attrezzatura
elettronica. Tastiere, bassi, chitarre,
contrabbasso, violoncello, elettrici e
non. Lo studio sembra la tana del
bianconiglio. Dopo due ore, e una
breve jam-session e una lezione di
musica a 360°, alziamo le tende e ce
ne torniamo da dove eravamo venuti
con la sensazione di aver conosciuto
un grande giovane uomo.
Domenica sera Daniele Brenca suonerà a Ravello a Villa Rufolo. A Novembre salpa per gli USA dove
trascorrerà l’inverno. (Info e contatti
su www.danielebrenca.com)
Giuseppe Scandizzo
Tel 0828.720114 Fax 0828.720859
e-mail: [email protected]
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Direttore Responsabile
Bartolo Scandizzo
Condirettore
Dopo sette anni di stato vegetativo
in seguito a un intervento chirurgico
a Salerno cui venne sottoposto nel
giugno del 2001, è morto ieri a
Roma un gigante del teatro italiano,
Leo de Berardinis. Il regista e autore
teatrale si è spento all´età di 68 anni
lasciando un vuoto incredibile nel
mondo teatrale italiano.
Era nato a Gioi Cilento il 3 gennaio
del ´40 e alla nostra provincia e soprattutto alla città di Salerno, la sua
azione culturale aveva offerto la possibilità di una ribalta internazionale.
Al Teatro Verdi, dove gli fu affidata la
direzione artistica della sezione sperimentale e di ricerca, de Berardinis
portò avanti per due anni la rassegna “Lo spazio della memoria”.
Era il 1995 e in città, dopo la riapertura del Verdi e l´avvio della programmazione della stagione teatrale,
il desiderio era quello di ripercorrere la stagione del teatro di avanguardia che vide protagonista verso
la fine degli anni Settanta nella rassegna “Nuove tendenze”.
A Salerno, il maestro provò per circa
un mese il “King Lear” che proprio
nella rassegna del Verdi mise in scena
insieme alle performance della
stessa opera di Ruggiero Cappuccio
e Alfonso Sant´Agata.
Da Salerno a Mercato San Severino,
dove al teatro A, con Franco Coda,
de Berardinis continuò la sua collaborazione con il nostro territorio
contribuendo ad uno delle pagine
più intense della cultura teatrale salernitana.
E attorno alla figura di Leo de Berardinis, ma soprattutto intorno a
quella idea di teatro vissuta senza
mai cedere a compromessi, libera da
perimetri culturali e lontana dal
mercificio politico, si animò una
scena culturale che fece di Salerno
una città epicentrica rispetto a Napoli, ad esempio, capace cioè di attrarre in città un pubblico altro.
Tutto grazie alle intuizioni di Peppe
Zinicola che con Franco Coda, assecondando un desiderio del sindaco
De Luca, portarono il maestro in
città per offrire al Verdi una grande
riapertura. I funerali si svolgeranno
sabato nella chiesa di Santa Teresa
d´Avila a Roma, alle 13. Prima, dalle
8,30, sarà aperta la camera ardente
nel foyer del teatro Argentina.
Oreste Mottola
[email protected]
In Redazione
Vincenzo Cuoco, Enza Marandino
Segreteria di Redazione
Gina Chiacchiaro
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Cultura
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N°36 27 settembre 2008
In risposta alla lettera aperta di Pietro Lista Per la salvezza di Paestum
Gaetano Ricco: Caro Maestro, ti scrivo....
Perché ogni volta che si scende in
giornale per denunciare (e troppi ne
accadono!) qualche scempio culturale, spesso si rimane soli e temendo
per Paestum la stessa sorte di Albanella, ti scrivo per… consegnarti
pubblicamente tutta la mia stima e
per dirti quanto simile sia il mio dolore al tuo per questo ulteriore colpo
vibrato alla “Leggibilità” di una città
che meriterebbe molto di più (come
tu scrivi) di una “convergenza di intenti tra l’amministrazione locale e
la Soprintendenza Archeologica! E
ancora perché desidero sottoscrivere
“fisicamente” il tuo appello che mi
nasce (e scusa questo passaggio personale) ancora più forte dall’orgoglio di conservare (fisso sul muro del
mio studio!) quel tuo “segno grafico
e lessicale”venutomi quasi per caso,
in quell’agosto del 2005, quando fui
ospite a godere presso il ‘Miniaci International club’ di Albanella della
tua mostra personale e che come
vedi, (direbbe il poeta) ancor non
m’abbandona, anzi in silenzio dal
muro continua a parlarmi di come
l’arte sia non solo fecondazione ma
difesa della “Bellezza” in un territorio sempre più minacciato dalla ricerca del cosiddetto “Consenso”. Il
tuo impegno, maestro, mi commuove anzi mi conforta e sollecitato
come sono dai tuoi “acefali relitti
esistenziali” mi interrogo e comprendo che il senso più profondo del
nostro “Dimorare” in questa città di
Paestum sia di esserne non i “Padroni”, come qualcuno crede, ma i
“Custodi” soprattutto… imparando
ogni giorno al dono della sua bellezza a rispettarla ed ad amarla questa città che… se per i suoi fuochi
monumentali viene soprattutto vantata non certamente scade però alla
distruzione del suo campo di decodificazione semantica generale che, il
maestro avvisa e giustamente, assolutamente funzionale alla lettura
della sua bellezza!
Un “Concerto Semantico” complesso quello della città di Paestum
che richiederebbe sensibilità superiori e che invece è in continuo pericolo di decadere, proprio per i troppi
(è il caso nostro!) interventi cosiddetti di valorizzazione che modificandone continuamente i termini di
lettura ce lo rendono sempre più irriconoscibile “fino a farne una stucchevole estranea”
Perché, maestro, questo sta avvenendo, ogni giorno di più il nostro
territorio si allontana e diventa sempre più irriconoscibile: vittima più di
una logica interventista del tipo accanimento terapeutico in veste chirurgico-plastico-architettonico che
della necessità di coniugare in una
continua ricerca dialettico-culturale
la città col suo territorio, con la sua
storia, con i suoi abitanti. Una logica
interventista che fa paura e che va
fermata al più presto se non vogliamo piangere da qui a tra poco la
perdita irreparabile (vedi l’abbattimento del “Casone di Albanella”)
non solo delle nostre radici ma anche
della nostra più grande risorsa economica e culturale… e se la sicumera di qualcuno dirà dei soliti
catastrofisti bene maestro, io sono
con te anzi… avanzo e giunto oramai
alla fine del mio viaggio, voglio,
oltre l’iperbole, consegnarmi tutto al
“mistero” dell’arte ed alla tua arte,
maestro, che sola, può nella sua essenziale forma aurorale, svelare e
forse salvare questa nostra città!
Gaetano Ricco
segue da pag.IV
Simposio sulla memoria a Benevento
e visita a Campagna di 15 ebrei
Fu l’unico a contenere solo “ebrei
stranieri”, per la maggior parte tedeschi e polacchi. Era collocato in
due antichi edifici, ex conventi:
quello degli Osservanti della
Concezione e quello Domenicano
di San Bartolomeo, strutture di
proprietà del Comune, in precedenza utilizzate come caserme per
gli allievi ufficiali del Regio Esercito.
In quel contesto storico particolare importanza assunse la funzione e la figura di Giovanni
Palatucci l’Ultimo Questore di
Fiume italiana che, con il sostegno
dello zio, Monsignor Giuseppe
Maria Palatucci, Vescovo di Campagna, e con la collaborazione
della comunità Campagnese, riuscì
ad attivare una rete di aiuto che
fece dei Campi di San Bartolomeo
e della Concezione “un’oasi di salvezza per quanti, al contrario,
erano di sicuro destinati all’atrocità dei forni crematori”.
L’eccezionalità di questa vicenda
ha fatto sì che il Ministro dell’Interno, in data 25 Settembre 2006,
conferisse alla Città di Campagna
una Medaglia d’Oro “al merito civile”. Analoga Medaglia è stata
conferita alla memoria di Monsignor Giuseppe Maria Palatucci, Vescovo di Campagna dal 1937 al
1961. Il sindaco Biagio Luongo e
Monsignor Gerardo Pierro, Arcivescovo della Diocesi SalernoCampagna-Acerno, ricevettero
direttamente da Giorgio Napolitano all’Altare della Patria in
Roma, alla presenza delle più alte
cariche dello Stato, le due onorificenze durante la solenne cerimonia del 25 Aprile 2007, festa della
Liberazione del Paese dal nazi-fascismo.
Nella Capitale, era presente in
quell’occasione unica e particolare
una folta delegazione di cittadini
campagnesi.
Una mattinata certamente unica e
straordinaria allo stesso tempo
quella di Domenica 21 Settembre
2008 trascorsa a Campagna Centro Storico nel Museo-Itinerario
“della Memoria e della Pace” dell’ex Convento di San Bartolomeo.
Alle ore Undici, infatti, Edith Birns,
Gerda Ruth Mammon, Ursula M.
Selig Max Kempin, Walter Kleinman, Ruth Tobias, Eva Ruth Rosenfel, sopravvissuti ai Campi di
Concentramento, erano parte dei
15 Ebrei giunti nella cittadina picentina del Sele, ospiti graditi del
“Centro Studi Giovanni Palatucci”
dell’ex Cenobio domenicano, antico luogo di culto destinato, appunto, a “Centro Studi per la
Memoria e la Promozione della
Pace tra i Popoli”.
Tutti della comunità ebraica ne-
wyorkese, erano guidati dall’attivissima giovane signora Elizabeth
Nicolosi (di madre campagnese,
una Granito, tanto che nella città
dei suoi antenati ci torna spesso in
estate) che ha fatto pure da interprete durante la visita al museo
campagnese, inaugurato lo scorso
febbraio
Diversi dei 15 “visitatori particolari” sono sopravvissuti all’Olocausto, mentre altri hanno avuto i
loro genitori internati a Campagna.
Presso il Museo-Itinerario sono
stati con affabilità dalle Autorità
cittadine e dal Comitato “Giovanni
Palatucci”, ad incominciare dal Sindaco Biagio Luongo e dal Presidente Michele Aiello.
Altri Ebrei a Campagna, dunque,
dopo la “storica” visita del 13 settembre 2006 dell’internato Walter
Wolff, scomparso a tarda età lo
scorso anno.
Quasi novantenne, dopo ben 65
anni, Mr. Wolff ritornò, da New
York, a Campagna, come ospite “libero” questa volta, per parlare direttamente di come gli italiani e i
campagnesi, nel caso specifico, dimostrarono in quegli anni terribili
il loro grande senso di umanità
verso gli Ebrei perseguitati dalla
follia nazista e dalle famigerate
Leggi Razziali fasciste
Mario Onesti
da pagina 12
Albanella: legittimo
polemizzare...
del progetto che prevedeva, tra
l’altro, la ristrutturazione del Casone per farne un museo, antiquarium o biblioteca. E non parliamo
della ricostruzione dei templi di
Paestum con tanto di statua di San
Matteo all’interno. A quei tempi il
Casone rappresentava, per l’amministrazione, una memoria storica
del nostro paese.
Oggi invece, la stessa autrice, parla
di un casolare “...vecchio, inutile e pericoloso...” senza aver
dato voce a chi non la pensa come
l’Amministrazione capezzutiana.
Eppure il Casolare è sempre lo
stesso. E su questo, come su altre
cose, l’amministrazione comunale
dovrebbe rispondere.
Ricorre nella informazione il concetto politico delle “affermazioni e
delle successive smentite” credendo che le persone, dalla corta
memoria, dimentichino tutto nell’arco di qualche giorno.
Prima di giudicare se un immobile
è inutile, pericoloso e vecchio si
leggano, i nostri comunicatori, cosa
recita il Codice dei Beni Culturali
(Art. 2 comma 2 del D. Lgs. 42/04):
sono beni culturali le cose immobili e
mobili che, ai sensi degli articoli 10 e
11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e
le altre cose individuate dalla
legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di
civiltà.
E se quel casone sgarrupato
era per davvero un simbolo della
civiltà contadina albanellese forse
una valutazione più approfondita
andava fatta prima di abbatterlo.
Dalle espressioni della nostra giornalista comprendo che sia completamente a digiuno su cosa sia
un bene culturale e, pertanto,
non consapevole della gravità delle
sue espressioni ha fatto l’errore di
valutare sommariamente la faccenda.
Fino ad oggi non sono mai entrato
nella polemica Casone/Museo perchè credo che se un immobile è irrecuperabile va abbattuto e,
soprattutto, la creazione di un
Museo non deve essere ostacolata
se alla base c’è un progetto organico di sviluppo che, purtroppo,
l’amministrazione albanellese non
ha sicuramente.
E se un progetto di sviluppo per il
museo non esiste, forse è meglio
fermare la creazione di questo
Museo visto e considerato che la
Corte dei conti in una relazione
abbastanza dura stabilisce che i
musei degli enti locali rappresentano solo ed esclusivamente
una
perdita
economica per i cittadini.
Mario Serra
N°36 27 settembre 2008
15
Gli itinerari del gusto
Al Casino Sociale di Salerno premiati
i “vini del cuore”di Luciano Pignataro
“Fondato nel 1851, il Casino Sociale
di Salerno era inizialmente, come
d’uso in quei tempi, un circolo esclusivo riservato alla nobiltà. Con i
cambiamenti del clima politico e
l’evoluzione dei tempi, il Circolo è
cambiato sia nella struttura fisica
delle sue sedi sia nella sua componente sociale, pur conservando per
tutti i Salernitani, anche non soci, il
simbolo delle profonde radici storiche della nostra città.
Le attività del Casino Sociale sono
culturali e ricreative, valorizzate
dalla prestigiosa sede adiacente al
monumentale Teatro Municipale
Giuseppe Verdi.
Le Sale del circolo possono essere la
perfetta cornice per prestigiosi
eventi; previo accordo con il consiglio direttivo”.
Questo il testo che ho “copiato e incollato” dal sito web del Casino Sociale di Salerno, perché proprio in
questa affascinante struttura del nostro capoluogo, lo scorso 23 settembre, si è tenuta la presentazione
ufficiale della “Guida ai vini della
provincia di Salerno dalla Costa
d’Amalfi al Cilento” di Luciano Pignataro con la premiazione dei suoi
“Vini del cuore”.
La serata, come è già successo in
precedenti manifestazioni organizzate dal noto giornalista salernitano,
è stata caratterizzata da un clima
caldo di grande giovialità.
Infatti, queste kermesse sono frequentate da noti giornalisti della provincia, albergatori, ristoratori,
sommeliers e amanti della buona cucina e del buon bere.
All’inizio, introdotti da Enzo Todaro,
presidente dell’associazione giornalisti salernitani e coordinati da Edoardo
Scotti,
giornalista
di
Repubblica, ci sono stati gli interventi di Mauro Scarlato, Silvia Imparato e lo stesso Luciano Pignataro.
In breve, hanno tutti sottolineato che
la viticoltura in provincia di Salerno
è in forte crescita sia con i numeri
che con la qualità, ma con un po’ di
sinergie d’insieme potrebbe fare
molto di più.
Successivamente c’è stata la premia-
di Baal di Montecorvino Rovella.
Effettivamente, c’è molto da bere
nella nostra provincia e quando oltrepassiamo i confini regionali possiamo portare con noi fieramente una
bottiglia del nostro vino, facciamo
bella figura e portiamo un pezzo
della nostra storia.
Qualche parola sul libro: con 40
aziende e 250 etichette salernitane è
il più completo aggiornamento dell’ormai storica “Guida completa ai
Vini della Campania”.
Ci sono le aziende, i vini e i protago-
In alto Luciano Pignataro premia Alfonso Rotolo; Pignataro con Raffaella Maffini a sinistra e Maria Sarnataro
zione dei “vini del cuore”, 14 bicchieri, ha precisato Luciano Pignataro, con i quali ha potuto raccontare
dal 1995 il miracolo salernitano. Parlano al cuore per la storia, i personaggi, i luoghi, le situazioni in cui
sono stati bevuti.
Sono i suoi preferiti, non i migliori.
Gli regalano emozione, non tecnica.
Questi i vini che sono stati premiati
con una targa in ceramica che rappresentava il simbolo del sito, molto
seguito, di Luciano Pignataro: A’
Scippata Tramonti rosso Costa
d’Amalfi doc (Apicella), Cilento
bianco doc (Botti), Vigna Grotta
Piana Ravello bianco Costa d’Amalfi
doc (Ettore Sammarco), Lambiccato
vdt (Longo), Combination Colli di
Salerno igt (Luna Rossa), Kratos
Paestum Fiano igt (Maffini), Furore
bianco Costa d’Amalfi doc (Marisa
Cuomo), Aglianico di Mila Colli di
Salerno igt (Mila Vuolo), Montevetrano Colli di Salerno igt (Monteve-
trano), Getis Colli
di Salerno igt
(Reale), Respiro Cilento aglianico doc
(Rotolo), Tresinus
Paestum igt (Sangiovanni), Per Eva
bianco
Costa
d’Amalfi doc (Tenuta San Francesco)
e Naima Paestum igt (Viticoltori De
Conciliis).
Successivamente si è passati al
banco d’assaggio dove tutti i presenti
hanno potuto degustare, con il servizio curato dall’A.I.S Salerno e Cilento, questi vini ed altri del
panorama vinicolo salernitano. Tra
quelli che ho assaggiato ho avuto
conferme positive dal Respiro di Rotolo, dal Montevetrano di Silvia Imparato, dal Naima di De Conciliis,
dal “A’ Scippata” di Apicella, dal
Kratos di Maffini, dal Rosso di Baal
della nuova azienda vinicola La Casa
nisti della nostra straordinaria viticoltura. Un’opera senza precedenti
con tutte le notizie utili per orientarsi, capire e valutare. Uno strumento indispensabile per operatori
del settore e appassionati. Le normative delle doc Castel San Lorenzo,
Cilento, Costa d’Amalfi e delle igt
Colli di Salerno e Paestum. I dati più
aggiornati sulla produzione e le
aziende. Le enoteche, i wine bar, i ristoranti e le trattorie da non perdere.
Il libro costa 8 euro e se non lo trovate in libreria o nelle edicole potete
La ricetta
Filetto di maiale
all’aglianico
Ingredienti per 4 persone:
1 filetto di maiale da 600 g circa fettine di pancetta cilentana
2 rametti di rosmarino
1 cipolla piccola
1 dado vegetale – olio extravergine d’oliva del Cilento
2 spicchi di aglio
2 bicchieri di aglianico 1 cucchiaio di farina.
Procedimento:
Rivestire la carne con le fette di
pancetta e legare l’arrosto con
rete da cucina inserendo su due
lati i rametti di rosmarino.
Schiacciare gli spicchi di aglio e
metterli in una casseruola con un
cucchiaio di olio e la cipolla tritata
finemente.
Unire la carne e lasciarla rosolare
per circa 10 minuti.
Unire il dado sbriciolato e l’aglianico che dovrà coprire l’arrosto
per metà.
Coprire la casseruola e far cuocere lentamente per circa un’ora.
Alla fine della cottura togliere la
carne ed unire un mestolo di
brodo.
Setacciare la farina mescolando
bene e facendo restringere la salsa.
Passare il sughetto da un colino e
versarla sulla carne privata della
pancetta ed affettata allo spessore
di circa 1 cm.
Vino consigliato: Nakes Aglianico Paestum Igt, Az. Cuomo - I Vini del Cavaliere, Capaccio Paestum
richiederlo direttamente all’editore:
Edizioni
dell’Ippogrifo,
081
5177000 – 347 0503455 – www.edizionidellippogrifo.it – [email protected] .
A cura di Diodato Buonora
([email protected])
Cilento Squallor
Sul confine tra Capaccio e Albanella c’è una discarica a cielo aperto
Un gioiello di profumi sul ciglio
della strada. Non vi stupisce, lo
so. Direte: “Come ce ne sono
tante”, “Cosa vuoi che sia un
mucchio di monnezza”, eccetera.
Lo so: sono io che non mi abituo
mai a tanta bellezza.
Ma la cosa fantastica di questa discarica è la sua natura perenne.
Se fosse una abitudine, questa discarica sarebbe un vizio: ogni
tanto ti dici di smettere, sospendi
la dipendenza per due giorni, e
poi ricominci, come prima, più di
prima.
Durante tutta l’estate questo fazzoletto di terra si è riempito di
sacchetti dell’immondizia
elettrodomestici, mobili.
Fino a livelli intollerabili, per almeno tre mesi. Poi l’amministrazione, con eroismo tardivo,
arriva a bonificare. Meglio tardi
che mai, direte voi.
Ma la cosa ammirevole è questo
gioco di guardie e ladri.
L’amministrazione bonifica.
Il giorno dopo la zona continua a
riempirsi di rifiuti. Non è un
gioco stupendo? Come Zenigata
che insegue Lupin. Come Willy
Coyote insegue Beep Beep.
Marco Valente