N° 26 del 05/07/2008

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Transcript N° 26 del 05/07/2008

SERRE
ALBANELLA
La dannazione
della rata da 300
mila euro
A scuola di
musica dal parroco
h
E
R
A
I remi in barca
della sinistra
La politica è in
standby
Ann o X n°26 www.unicosettimanale.it - 5 luglio 2008 € 1,00
Editore: Calore s.r.l. Sede Legale: Via S. Giovanni, 86 - Villa Littorio - Laurino (Sa); Sede Redazionale: Via della Repubblica, 177 - Capaccio-Paestum (Sa) - Poste Italiane - Spedizione in a.p. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Dir. Com. Business Salerno -Abb. annuale 25,00€
Cilento,
le proteine
necessarie
di Luciano Pignataro*
In questi ultimi anni il
Cilento, come
quasi tutti i
territori italiani,
ha
molto insistito
sulla
promozione
enogastronomica vantanto, alla
stregua di tutti gli altri, straordinari
sapori e uniche bontà.
La maggior parte di queste iniziative, stendiamo in questa sede un
velo pietoso sulle modalità di spesa
dei fondi europei dettate dai burocrati oltre che da esigenze sostanzialmente estranee alle comunità di
produttori, è servita a finanziare
sagre e sagrette.
Una spesa legittima ma discutibile
visto che serve a realizzare l’intrattieni estivo senza avere quasi mai
la capacità di aprirsi all’esterno.
Abbiamo già discusso su Unico
settimanale cosa c’è all’origine di
questo indirizzo: la diversità del
mercato.
Mentre il politico deve infatti spendersi tra i suoi elettori, del proprio
comune o della propria provincia, i
prodotti della filiera enogastronomica di qualità hanno invece un
mercato globale e per affermnarsi
si rivolgono all’insieme dei consumatori colti e di qualità. In sostanza
il politico non è interessato a far conoscere i prodotti fuori, ma a spendere le risorse sul territorio anche
se non si hanno risultati benefici
per l’economia.
Ed è questo il motivo per cui il Cilento è conosciuto soprattutto per
alcune sue grandi cantine che lo
hanno reso famoso come territorio
a partire dagli anni ’90, complice
importante anche la nascita del
Parco, molto osteggiato, ricordiamolo da numerosi amministratori
che spesso hanno tenuto fuori i loro
paesi, quegli stessi che adesso vorrebbero entrare, perché temevano
che si bloccasse l’attività edilizia.
I fatti hanno dato ragione a chi ha
puntato sull’ambiente e oggi il Cilento ha dalla sua spazio e aria puliti da poter vendere sul mercato
gloable, il che non è certo poco di
questi tempi.
Si pone però il problema di legare
effettivamente l’immagine del Cicontinua a pag. 5
Il presidente del Bundesdag, Lammert, e l’ambasciatore
d’Italia, Puri Purini al Gropius Bau Museum di Berlino
per inaugurare la mostra
“Dipinti per l’eternità”
RO C C A DA S P I D E
Cittadinanza onoraria
a Saracino
A PAGINA 6
A GROP OL I
La provincia
approva il puc
A PAGINA 2
C A PA C C I O
Il perchè del mare
inquinato
A PAGINA 3
DIANO
i giornalisti di guerra
a Sala Consilina
A PAGINA 20
“La stazione del marinaio”
di Sergio Vecchio
a 2 euro + il prezzo del
settimanale
I t edesc hi in f ila
alla cor t e del
ca valiere dal
ca vallo nero
di Bartolo Scandizzo
Il coraggio del carabiniere Manuel Mauro,
ora arriva il bel grazie del professore Matrone
di Giuseppe Lascaleia
In tempi di vita frenetica e spasmodica, forse una storia come quella che
andiamo a raccontare sembra quasi
rasentare l’incredibile.
Tutto comincia il 16 Luglio dello
scorso anno, quando in un’assolata
mattinata sulle spiagge di Laura di
Paestum il professor Francesco Matrone da Boscotrecase stava bagnandosi nelle calde acque del “mare
nostrum”.Ad un tratto, a causa di una
buca o della profondità delle acque, il
bagnante preso dal panico, iniziava ad
andare in forte difficoltà, tanto che
quei pochi minuti stavano per essergli fatali.
Essendo in un tratto di spiaggia libera,
nessuno sembrava notare il dramma
che si stava consumando. A riva però
c’era un giovane carabiniere della
borgata Cafasso di Capaccio, Manuele
Mauro, in servizio presso il comando
Regione Basilicata, che osservando la
scena e non perdendo un attimo di
tempo, si impossessava di un pedalò
posizionato a riva e in pochi secondi
raggiungeva il povero professore che
già aveva cominciato a bere acqua in
maniera considerevole. Fortunatamente preso per tempo, portato a
riva e rianimato, il professor Matrone
era davvero riconoscente, tanto da
voler ringraziare ufficialmente Manuele Mauro con una missiva inviata
al Sindaco di Capaccio e al Comando
Regione Carabinieri di Potenza, nella
quale sottolineava il coraggio e la
prontezza del componente dell’Arma
e la sua eccezionale generosità. I due
protagonisti della vicenda verso la
fine dell’estate si sono persi di vista.
E qui si verifica il colpo di scena. Sabato scorso Manuele riceve una telefonata da Matrone che gli comunica
la lieta notizia della nascita di suo figlio e la decisione di dargli il suo
stesso nome, in ricordo e in ringraziamento di quanto fatto per lui. In
fondo senza quel gesto di generosità
questa nuova nascita non ci sarebbe
stata!
ABBONAMENTO ANNUALE UNICO: Italia €25,00, Estero € 90,00 intestato a Calore s.r.l.
su C/c postale 53071494 o C/c bancario EUR IBAN IT55 Y083 4276 1400 0401 0040 585
Sessanta giornalisti, seicento invitati,
il gota degli studiosi di archeologia
tedesca, il presidente del Bundestag,
Norbet Lammert ospite dell’ambasciatore d’Italia in Germania e della
sua signora Antonio Puri Purini, un
radioso direttore del museo Gropius
Bau, Gereon Sieverrnich, un estasiato professor Bernard Andreae, curatore della mostra, una soddisfatta
Marina Cipriani accompagnata da
Giuliana Tocco Sciarelli ex soprintendente ai beni archeologici di Salerno, Benevento e Avellino.
Un radioso Eugenio Guglielmotti
chiamato a fare da rappresentante di
Regione Campania e Ministero ai
Beni culturali al fianco dell’ambasciatore. L’elenco potrebbe continuare con chi ha contribuito
all’organizzazione del ricco e apprezzato buffet di prodotti tipici e
vini, tutti rigorosamente locali. Un
territorio che ha saputo fare squadra
per dare il meglio di sé. Un sistema
che una volta tanto è riuscito ad essere all’altezza del suo patrimonio
culturale.
Ed è stata proprio questa la scommessa vinta da chi ha creduto di
dover cambiare passo nel modo di
continua a pag. 3
Agropoli
2
N°26 5 luglio 2008
Dopo 35 anni il Comune di Agropoli avrà un nuovo strumento urbanistico
Il Consiglio provinciale approva il Piano Regolatore Generale
Approvato all’unanimità dei presenti del Consiglio Provinciale di
Salerno, che si è riunito lunedì pomeriggio 30 giugno, il Piano Regolatore Generale del Comune di
Agropoli. L’approvazione definitiva avverrà entro 90 giorni con
l’atto formale del Presidente della
Giunta della Regione Campania. A
relazionare in Consiglio provinciale, per motivi di opportunità, al
posto dell’Assessore Alfieri è stato
direttamente il Presidente Angelo
Villani.
A darne notizia è lo stesso Franco
Alfieri, nella doppia veste di Sindaco di Agropoli e Assessore provinciale ai Lavori pubblici e
Urbanistica. «Con il voto favorevole
da parte del Consiglio provinciale, in
attesa soltanto del passaggio in
Giunta regionale, è arrivato finalmente alla sua fase conclusiva il percorso di approvazione del Piano
Regolatore Generale che, dopo 35
anni, permetterà al Comune di Agro-
poli di dotarsi di un nuovo strumento
urbanistico. Sono particolarmente
soddisfatto inoltre che la Provincia,
contrariamente a quanto qualcuno
sosteneva durante la scorsa campagna elettorale, ha approvato il Prg e
lo ha fatto in tempi rapidi».
Il nuovo Prg prevede, in sintesi, un
incremento delle stanze per le zone
di edilizia economica e popolare; il
recupero del patrimonio abitativo
A Parer mio...
non stabilmente occupato; l’aumento dei posti letto in alberghi di
medio e medio-alto livello; nuove
zone per insediamenti produttivi e
commerciali (località Mattine e
Malagenia, e una terza zona destinata a produzioni e servizi avanzati
ed a basso consumo ambientale tra
la variante S.S. 18 e l’abitato di
Madonna del Carmine); zone da
destinare ad insediamenti di attrezzature e servizi di interesse generale (mercato, stazione bus, centro
polisportivo, caserma Vigili del
Fuoco, caserma Carabinieri, zona
mercatale, parco fluviale).
Il successivo passaggio al Prg sarà la
redazione del Piano Urbanistico Comunale (Puc). L’Amministrazione
comunale di Agropoli ha infatti già
deliberato l’approvazione dello
schema di accordo con la provincia
di Salerno per la redazione, in forma
associata, del Piano Urbanistico Comunale all’interno del Piano territoriale Provinciale (Ptcp). «Risulta
di Catello Nastro
Crescita economica e crescita culturale nel Cilento
Che in un paese, del sud in particolare, si promuova la crescita economica, assolutamente naturale, ma
che si trascuri, in buona parte, la
crescita sociale e culturale, non mi
trova assolutamente d’accordo.
Le infrastrutture sono utili, anzi utilissime. Ma non dimentichiamo le
cosiddette “cattedrali nel deserto”,
opere che negli anni 80, dopo il terremoto, sono costate allo stato,
cioè ai contribuenti, cioè a noi, fior
di milioni e poi sono state abbandonate. Uno sperpero di danaro
che poteva essere investito sicuramente in maniera più oculata per
interventi studiati, mirati e non gestiti sotto sotto dalla camorra.
Ospedali incompleti, che non hanno
visto, in circa trent’anni, mai un malato o un medico o un infermiere,
industrie che dopo aver prodotto
per due o tre mesi si accorgevano
che sul mercato nazionale ed internazionale un similare prodotto,
senza dubbio migliore di qualità, si
poteva rinvenire a metà prezzo. Insomma si sono prodotte della Maserati per gli ottantenni ed i
novantenni e dentiere e bastoni per
i ventenni.
Tanto i soldi sono dello stato. Ma
ha mai pensato qualcuno che lo
stato siamo noi?
Artigiani, commercianti, piccoli e
grandi imprenditori, contadini, pescatori eccetera. Aree industriali ed
artigianali sono sorte un poco dappertutto, ma la loro produttività è
durata quanto il volo di una farfalla.
Ed i contributi dello Stato e della
Comunità Europea sono svaniti
nel nulla. Ora si parla del ponte
sullo Stretto di Messina. Ma vi siete
mai
domandati quanto costerà questa
megastruttura? Quanto del denaro
ad essa destinato andrà a finire nella
mani della mafia, della ‘ndrangheta o
della camorra?
Quanto di questo danaro verrà
reinvestito, in un secondo momento, in attività illecite? Ed è giusto che si facciano queste opere
anziché delle altre più produttive e
più idonee allo sviluppo sociale,
economico e perché no, anche culturale del nostro beneamato meridione? Insomma uno scetticismo
pervade le persone di buona volontà e che credono ancora in antichi ideali di politica onesta e fattiva
per lo sviluppo e la crescita del
paese.
Basta guardarsi attorno per notare
la speculazione che invade e pervade le nostre contrade. C’era un
vecchio detto cilentano che così recitava: “ Cosa (cuce) le scuffiette
addò nun ‘nge stano li ccriature”. In
parola povere installare una fabbrica di cappellini per bambini dove
non nascono bambini…
Sembra quasi ridicolo.
Ed il cittadino onesto cosa può fare
a questo punto? Protestare, con
ogni mezzo a sua disposizione. Far
sentire la sua voce e, se possibile, in
maniera collettiva, in un concerto
di proteste, possibilmente pacifiche,
per far capire agli amministratori
locali, che il popolo non ce la fa più
a sopportare. Dopo 180 anni dai
moti del 1828 il popolo cilentano
potrebbe ancora trovare la forza e
la dignità di ribellarsi, pacificamente
ad alcuni interventi atti solo a sperperare danaro pubblico che sarebbe utile investire in altre opere.
Una NUOVA RIVOLTA DEL CILENTO, per far capire alla gente
che il popolo dei lavoratori in attività produttive non sopporterà più
intromissioni di dubbia efficacia per
lo sviluppo del nostro Cilento. Per
quanto riguarda l’annessione alla
Lucania, sempre che l’accettino, è
possibile.
Ma solamente lasciandoci dietro
questa inutile e dannosa zavorra parassita che frena, in ogni momento,
grazie anche all’ausilio dei NUOVI
BORBONI, lo sviluppo del territorio. Solo in questa maniera potremo dire, un domani, di aver fatto
qualcosa per i nostri figli ed i nostri
nipoti.
E per quelli che verranno ancora
dopo di loro.
La rivolta del Cilento di cento e ottanta anni fa è servita anche a questo…
prioritaria – spiega il primo cittadino
agropolese - l’elaborazione in tempi
rapidi di un nuovo strumento di governo del territorio, il Puc, capace di
definire i caratteri strutturali del comune e di tracciare con chiarezza
strategie per il territorio.
Agropoli ha bisogno di valorizzare le
potenzialità derivanti dalla sua invidiabile posizione geografica e,
quindi, quale occasione migliore se
non quella di immediata redazione
del Puc, per essere protagonisti dello
sviluppo del proprio territorio comunale e nel contempo incidere da protagonista nelle linee fondamentali
del Ptcp di Salerno, una delle più
belle province di Italia».
Daniela De Martino
Scheda/Approfondimento
Il nuovo Piano Regolatore
Generale
Il fabbisogno complessivo di
stanze necessarie per far fronte all’incremento demografico è stato
riservato, così come per legge, per
il 70% alle Zone di Edilizia Economica e Popolare (Fuondi, Frascinelle, Moio e Mattine). Prevista
la possibilità di recuperare parte
del patrimonio abitativo non stabilmente occupato in risposta al
fabbisogno di Piano.
Il Piano ha riconosciuto la necessità di un incremento dei posti letto
in alberghi di livello medio e
medio-alto che consentano condizioni confortevoli di alloggio e
qualità dei servizi per un turismo
non soltanto estivo. Verranno
aperte le porte a nuovi insediamenti turistici capaci di spargere
sul territorio 6400 posti letto in alberghi, pensioni, residenze turistiche
ed
alberghiere,
villaggi-albergo ed infine in campeggi e villaggi turistici.
Previste anche nuove zone per insediamenti produttivi e commerciali, mantenendole distanziate dal
centro urbano, localizzate una a
nord, al confine con Capaccio (località Mattine) e l’altra a Nord-Est,
al confine con Ogliastro Cilento
(località Malagenia). Una terza
zona destinata a produzioni e servizi avanzati ed a basso consumo
ambientale è localizzata nella fascia pianeggiante compresa tra la
variante S.S. 18 e l’abitato di Madonna del Carmine.
Sono state previste, infine, anche
zone puntuali da destinare ad insediamenti di attrezzature e servizi di
interesse generale: mercato – stazione bus – centro polisportivo –
caserma dei vigili del Fuoco – Caserma dei carabinieri – zona mercatale – parco fluviale urbano.
N°26 5 luglio 2008
Capaccio
3
Il buono e il bello del Cilento a Berlino
Mozzarelle caciocavallo e crema di
carciofi di Paestum, pane di Trentinara, soppressata e capicollo di Gioi,
i dolci di Maria di Roccadaspide,
vini delle migliori aziende locali
hanno per una sera deliziato i palati
berlinesi. I ragazzi dell’associazione
“Divini e assaggi” hanno portato le
loro facce di giovani protagonisti in
Germania ed hanno preparato un
buffet da favola, per circa 600 persone, in occasione della serata di
gala organizzata per l’inaugurazione
della mostra “Dipinti per l’eternità”
al “Martin Gropius Bau Museum” di
Berlino.
Una fiumana di persone si è riversata
nella sala per assistere alla presentazione della mostra prima e al rifresco
poi. Tutte le sedie occupate, la gente
assiepata anche sui gradini e a fare
da corona sugli spazi circostanti
l’ampio salone del Gropius. Autorità
importanti in sala quale il Presidente
del Parlamento tedesco, l’Ambasciatore italiano a Berlino, il Direttore
del museo di Berlino, l’0rganizzatore
della Mostra, la Direttrice del Museo
di Paestum, l’ex Sopraintendente ai
Beni Culturali di Salerno e di Avellino, l’assessore alla cultura del Comune di Capaccio e il presidente di
foto a cura di Pierluigi Russo
Paestum in consorzio degli albergatori. Tantissima gente tedesca,
amante della cultura, della storia, di
Paestum e delle sue tombe lucane,
felice di godere di un pezzo di archeologia pestana nel “giardino di
casa” e di far onore alle squisitezze
della nostra terra. Fin dal pomeriggio
i ragazzi hanno cominciato i preparativi dell’evento: c’era tensione,
paura, ansia mentre tra una soppressata affettata, una pagnotta tagliata e
una tovaglia stesa i loro commenti
erano tutti rivolti alla riuscita della
serata, alla partecipazione o meno
della gente, al fatto che tutto quel
Il territorio si fa sistema per i
“Dipinti per l’eternità”
La qualità dei prodotti di casa nostra esaltata dal contesto “forestiero” della degustazione. Per una
sera il Gropius Bau Museum di
Berlino si è trasformato in
un’arena nella quale si sono confrontatati i sapori tipici della nostra terra. La mozzarella di bufala,
i caciocavalli, la soppressata di
Gioi, i dolci di Roccadaspide, i vini
del Cilento, la crema di Carciofo di
Paestum e il pane di Trentinara
sono stati gli elementi di contorno
alla festa d’inaugurazione della
mostra “Dipinti per l’eternità” che
si è aperta a Berlino il 26 giugno
u.s.
Ad assemblare il tutto in modo coreografico ed impeccabile, cinque
giovani dell’associazione “Divini assaggi” presieduta da Angelo Zarra.
Questi giovani si sono superati,
hanno coordinato altri dieci addetti
messi a disposizione dall’ambasciata d’Italia in Germania.
Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’abnegazione dell’instancabile
Filippa
Carlini
responsabile del museo per le relazioni esterne e dell’infaticabile
lavoro e dalla perfetta organizzazione messa in campo da Mail –
Box che ha provveduto a trasferire
in tempo e con precisione “tede-
sca” l’intera partita destinata all’allestimento del buffet.
Un grazie sincero alle aziende che
hanno contribuito a dare un’immagine coordinata del nostro territorio che è uscito arricchito da
un’esperienza esaltante. Tra le seicento persone ospiti all’inaugurazione molte verranno a Paestum in
visita. Il merito è di aver fatto, in
questa occasione, bene la nostra
parte.
Pertanto grazie a: Caseificio Barlotti, Caseificio Salati, Caseificio Rivabianca, Caseificio hotel Ariston,
Caseificio Di Lascio, Caseificio Torricelli, Caseificio Capo di Fiume,
Soppressata di Gioi, Le Delizie di
Maria, Agriturismo Rega per la
crema di carciofi, il comune di Trentinara per il pane, Divini assaggi
per l’organizzazione, il comune di
Capaccio Paestum, il comune di
Agropoli, l’Azienda di Soggiorno e
Turismo di Paestum, Camera di
Commercio di Salerno, Assessorato
al turismo regione Campania, vini
del Cavaliere, vini De Conciliis, vini
Barone, vini Rizzo, vini Rotolo. Inoltre ringrazioamo Pietro di Bartolomeo, Domenico Parente, Pierluigi
Russo, Angelo Zarra e Giuseppe
Scandizzo.
“ben di dio” fosse ben accetto dagli
invitati. Ci si chiedeva se il museo
avesse fatto una buona pubblicità,
ma gli ospiti del museo erano tranquilli e molto disponibili alla collaborazione.
Hanno lavorato di buona lena e con
un’intesa d’eccezione e poi, quando
tutto era pronto, sono andati a rinfrescarsi pronti per accogliere gli ospiti
che sarebbero arrivati col motto “comunque vada sarà un successo” ma
certi che non tutto si sarebbe consumato e invece...
Sono tornati che i grandi discorsi
erano cominciati, hanno trovato la
dalla prima
bella sala circolare praticamente
piena e con grande soddisfazione,
terminata la cerimonia inaugurale
tutti si sono riversati, in maniera ordinata e nel rispetto della fila, verso
le varie postazioni: salumi, mozzarelle, crema di carciofi, dolci e soprattutto vino. Il servizio molto
elegante e con i nostri cinque ragazzi
di “Divini assaggi” altri 13 ragazzi
del posto che gentilmente l’Ambasciata Italiana ha messo a disposizione. Stoviglie, cristallerie e
porcellane tintinnavano piacevolmente e gli sguardi dei presenti erano
di piacere e compiacimento.
Un vero successo, apprezzamenti per
il gusto, gli abbinamenti, la qualità
dei prodotti, l’efficienza nel servizio.
La degustazione è andata avanti per
un paio d’ore e alla fine i ragazzi
hanno dovuto chiudere man mano le
varie postazione a causa di “esaurimento scorte” ma anche per il deflusso degli ospiti.
Un vero successo, che è andato oltre
ogni aspettativa.
Perfino i freddi organizzatori tedeschi dell’evento hanno dovuto ammettere che il servizio è stato
inappuntabile.
Gina Chiacchiaro
di Bartolo Scandizzo
I tedeschi in fila alla corte del
cavaliere dal cavallo nero
promuovere il turismo a Paestum,
Agropoli e l’intero Cilento.
Decine di articoli di buona stampa, finalmente, hanno esposto Paestum e la
Campania in una vetrina positiva che
ha sorpreso tutti. Soprattutto noi di
Paestum …
Il presidente del Bundestag, Lambert,
che si rammarica di non essere mai
stato a Paestum, ha una forza di comunicazione che spazza via centinaia
di titoli negativi sulla spazzatura in
Campania. L’ambasciatore italiano,
Puri Purini, che eleva le tombe dipinte
di Paestum al rango di elemento fondante del rilancio della nuova Europa, prenota per la nostra storia
antica, il suo studio, le ulteriori ricerche archeologiche un posto in prima
fila nel nuovo progetto europeo. Il
professor Andreae, che butta il suo
cuore nell’infinito, lo aggancia a
quelle timide immagini impresse sulle
lastre funerarie nel tempo di una
notte. Noi tutti della delegazione a
fare da supporto affinché i simboli
non si sentano spaesati in mezzo a
tanta considerazione. Siamo lì anche
per riportare ai nostri conterranei la
sensazione di compiacimento per il
fatto che quando siamo in grado di
mostrare il nostro volto più bello il
consenso è assicurato. Possiamo azzardare che è normale fare breccia in
chi sa apprezzare il bello esposto con
maestria. Ed è giusto citare Pietro
Stasi e Raffaele Catiello, dipendenti
del museo di Paestum, che hanno allestito la mostra al Gropius Bau Museum. Il Professor Andreae non ha
smesso di elogiarli. È giunta l’ora di
prendere coscienza della valenza del
nostro patrimonio archeologico. Può
fare la differenza, in positivo, per il rilancio del turismo nel nostro territorio. I servizi dignitosi, l’ambientale e
l’enogastronomia faranno il resto. Si
tratta di individuare luoghi e target
giusti e muoversi in modo sinergico
per far assaporare quel tanto che
basta per creare e accendere la fiammella dell’interesse. Possiamo star
certi che, come abbiamo visto illuminarsi gli occhi degli oltre seicento invitati all’inaugurazione della mostra
“dipinti per l’eternità”, così avverrà
anche per gli oltre 200 mila visitatori
attesi al Martin Gropius Museum nei
prossimi 120 giorni di esposizione.
Prima o poi, li avremo ospiti qui da
noi. Organizziamoci per non deluderli! Il cavaliere della “triste figura”
che troneggia su un cavallo nero e
campeggia sui muri e sulle bacheche
di una Berlino da gustare è un ambasciatore che si fa capire senza parlare.
Anche noi dobbiamo imparare a comunicare senza troppi orpelli e chiacchiere: “a buon intenditor poche
parole…”
Capaccio-Paestum
4
N°26 5 luglio 2008
“Paestum oggetto di studio degli archeologi tedeschi fin dal ‘700”
Guglielmotti li invita a dar vita ad un nuovo Grand Tour
Il comune di Cappaccio-Paestum è
intervenuto a Berlino con grande entusiasmo ed intende ringraziare chi
ci ha consentito di promuovere un
lembo d’Italia che è ricco di arte, di
cultura, di tradizione e di vitalità
economica. In particolare la Dottoressa Marina Cipriani, la Dottoressa
Giuliana Tocco, e la Soprintendenza
per i beni archeologici delle Province di Salerno, Avellino e Benevento. Un sentito ringraziamento va
alla direzione del Bucerius Kunst
Forum di Amburgo, al prof. Bernard
Andreae, alla direzione ed a tutta
l’organizzazione del Martin Gropius
Bau per aver creduto ed investito
sulle bellezze del nostro territorio.
La presenza a Berlino è frutto di una
identità di vedute e di una condivisione di intenti, che ha consentito
una sinergia tra comune, Sovrintendenza, Azienda Autonoma Soggiorno
e
Turismo,
enti
sovracomunali ed imprenditori del
turismo– come mai prima era avve-
nuto- finalizzata ad un forte sviluppo
culturale ed economico di tutto il territorio.
La Campania in realtà, in questi mesi
sta vivendo una criticità connessa
allo smaltimento dei rifiuti. La situa-
zione di emergenza, per altro in via
di rapida soluzione, però non influi-
sce minimamente sul bello e sul sano
che c’è in questa Regione e non
scalfisce la solidità delle attività economiche che vi fervono grazie alla
perizia delle maestranze ed alla dedizione dell’intera popolazione. Peraltro Paestum, come tutta la fascia
costiera della Campania, in particolare della Costiera Sorrentina, la Costiera Amalfitana e la Costiera
Cilentana, fino a Palinurio e Sapri,
non sono state interessate dalla
emergenza ambientale.
La operosità degli imprenditori del
settore turistico, come gli Enti preposti ai beni Archeologici ed Ambientali hanno assicurato la
conservazione e la valorizzazione
dell’intero territorio costiero.
Paestum, che in questa sede del Mar-
Mare 2008. Perché ci hanno inquinato
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Le recenti ordinanze di divieto di
balneazione partito dal Comune di
Salerno, hanno interessato tutti i comuni a sud della città capoluogo fino
a Capaccio-Paestum. La causa di
questo divieto, esteso a tutti i comuni del litorale a sud di Salerno, è
dovuto ad un cattivo funzionamento
dell’impianto di depurazione del Comune di Salerno. Perché il divieto
scatta anche a Capaccio-Paestum
che si trova ad una distanza di circa
30 Km dal luogo dove si è verificato
il danno al depuratore che ha causato enormi sversamenti di liquami
organici direttamente in mare? Nel
numero passato, dalle colonne di
questo giornale era stato pubblicato
uno studio compiuto da un gruppo
di allievi del liceo Piranesi di Capaccio, sotto la guida di chi scrive, che
assicurava, per un intervallo di
tempo medio, la balneazione del nostro mare. I valori di parametri misurati, significativi per una buona
qualità delle acque, erano sintetizzati
in una tabella che qui riproponiamo
in forma tipograficamente corretta:
Cercherò di spiegare in modo semplice il fenomeno che ha provocato il
transito di sostanze nocive sulle nostre coste e che ha quindi indotto il
Sindaco di Capaccio ad emanare il
divieto di balneazione.
Il mare è un sistema aperto, ossia un
sistema che può scambiare sia materia che energia con le zone confinanti. Pensiamo, ad esempio, che la
nostra area marina sia delimitata da
una superficie immaginaria; la parte
contenuta da questa superficie è il sistema, la parte esterna alla superficie
viene chiamata ambiente esterno.
Per i sistemi aperti aperti si hanno
scambi di massa tra il sistema e l’ambiente esterno, nonché scambi di calore e di lavoro. Il meccanismo dello
scambio di massa è legato ad una diversa concentrazione di materia, nel
nostro caso di sostenze organiche
inquinqnti disciolte in acqua, rispetto
alle zone adicenti. La differente concentrazione tra due punti genera un
gradiente di concentrazione, ossia la
direzione lungo la quale è massima la
variazione della concentrazione per
unità di percorso. I flussi di materia si
muovono sempre lungo un gradiente. Il processo di diffusione avviene sempre da una regione a più
alta concentrazione verso regioni a
più bassa concentrazione; il fenomeno dura fino a quando in tutta la
regione interessata non si raggiunge
la medesima concentrazione media.
Le dimensioni della zona entro cui la
concentrazione diviene uniforme
viene chiamata “lunghezza di diffusione”.
Applicando questo modello al nostro caso concreto possiamo spie-
gare quanto è avvenuto negli ultimi
giorni sulle nostre coste. Il depuratore di Salerno è saltato , quindi tutti
i liquami confluendo in mare accrescono notevolmente la concentrazione di tutti i parametri
microbiologici e chimici. Per il fenomeno di diffusione, in un sistema
aperto, la grossa massa scura che si
osservava nello specchio d’acqua
prospicente il litorale di Salerno –
Pontecagnano si è disciolta in un raggio di 30 – 40 Km che rappresenta la
lunghezza di diffusione della concentrazione delle sostanze bio-chimiche
sversate in mare.Trascorso un certo
tempo, la concentrazione delle sostanze organiche decresce fino al
raggiungimento di uno stato di equilibrio chimico e termodinamico; a
questo punto si ripetono le analisi in
tutte le zone interessate dall’ordinanza di divieto di balneazione. Se
dopo cinque ripetuti controlli i valori sono rientrati nei range previsti
dalla normativa (DPR 470/82, direttiva CEE 76/160) allora viene rimosso il divieto di balneazione. In
sintesi questo è quello che è avvenuto negli ultimi giorni nel nostro
mare e ci ha costretto a bagnarci di
sudore, data anche l’elevata temperatura registrata sulle nostre spiagge.
Anche se il depuratore di Capaccio
è tenuto costantemente sotto controllo e si adottano tutte le precauzioni per assicurare una buona
qualità delle acque di balneazione,
come avevamo riscontrato qualche
settimana fa, ciò non è sempre sufficiente a garantire una sicura balneabilità. Ci possono essere, infatti,
cause esterne dovute a scarsi controlli degli impianti, a manutenzioni
poco attente, ad improvvisi guasti o
anche alla fatalità che possono inquinare anche un mare pulito.
Allora è necessario che tutti gli organi deputati al controllo e alla salvaguardia
dell’ambiente,
le
amministrazioni comunali siano
sempre vigili sullo stato di funzionamento dei sistemi di depurazione e
si avvalgano di sistemi moderni e
tecnologicamente avanzati per prevenire danni ambientali che si possono propagare anche a centinaia di
chilometri e investire paradisi incontaminati.
Alessandro Sorgente
tin-Gopius-Bau espone le sue lastre
tombali dipinte, illustrate dalla instancabile Direttrice del Museo Archeologico Nazionale, dott.ssa
marina Cipriani, presenta ed offre
monumenti e tracce che evocano
suggestioni e sentimenti unici al
mondo e costituiscono un patrimonio universale dall’Unesco. Con
Pompei, distante circa 60km, Paestum rappresenta un patrimonio culturale che non appartiene solo alla
Campania, o all’Italia, ma è senza
dubbio universale.
Spetta a noi, nelle rispettive funzioni, favorirne la conoscenza. È con
questo animo che ci proponiamo di
affiancare l’opera dell’Unesco nel
tutelare e divulgare le bellezze archeologiche di Paestum.
È per questo che lo facciamo in Germania, a Berlino, moderna capitale
europea.
Siamo memori dell’opera svolta in
tal senso dai numerosissimi studiosi
ed archeologi tedeschi a partire dalla
seconda metà del ‘700e poi nel ‘800.
un apporto ancora più vivo che mai.
La cultura parla da sé.
Ma c’è comunque bisogno che
venga sottolineata e resa fruibile a
tutti.
La storia, la cultura, i monumenti,
però, non costituiscono le sole risorse della “Campania ridens”. Paestum è la porta di un territorio
ubertoso, quanto paesaggisticamente
incantevole, come il Cilento.
Il bello dei paesaggi costieri, le amenità offerte da colline sempre verdi
che declinano verso un mare sempre
azzurro, rappresentano risorse incommensurabili ed uniche al mondo
e sono valorizzate anche dalla cordialità della popolazione residente
che rende i soggiorni dei turisti
molto gradevoli.
Al bello si accompagna anche il
buono.
La nostra terra di buono ne produce
veramente molto, frutto di una vitalità economica sviluppatasi soprattutto nel settore dell’agricoltura e
della ristorazione.
Visitare Paestum vuol dire anche gustare la “cucina mediterranea”, apprezzare la cordialità della sua gente
e scoprire i sapori antichi del territorio.
Le mozzarelle, i salumi cilentani,
l’ortofrutta della pianura e la viticoltura collinare sono peculiarità che
connotano la “Dieta mediterranea”
che è garanzia consolidata di buona
salute in un contesto di coltivazione
biocompatibile.
Arch. Eugenio Guglielmotti
Assessore alla cultura
e ai beni culturali del
comune di Capaccio -Paestum.
N°26 5 luglio 2008
Cilento
5
Musica
I Wrong Object in concer to a Paestum
Il concerto dei Wrong Object a Paestum è sembrato la diretta prosecuzione
di
quello
tenuto
dall’Holdsworth Trio ad Agropoli.
Tanto è vero che Michel Delville,
chitarrista della band, presenta lo
spettacolo ricordando la strada intitolata a Frank Zappa e aprendo le
danze proprio con un brano dell’indimenticato artista statunitense.
Viene eseguito molto materiale dal
cd Stories from the shed, caratterizzato da un jazz-rock articolato, che
riprende gli insegnamenti dei vari
Zappa, Soft Machine, Nucleus. La
chitarra nervosa di Delville si fonde
alla perfezione con il sax irrequieto
di Fred Delplancq e con la tromba
di matrice jazz di Jean-Paul Estiévenart. Laurent Delchambre alla
batteria e Damien Polard al basso
fanno i salti mortali per tenere i ritmi
tra frenetiche accelerazioni e sperimentalismi. Nel finale sale sul palco
Biagio Francia, musicista locale e
organizzatore del concerto, e viene
eseguito un lungo brano dedicato al
Tempio di Nettuno, introdotto da un
sample con un’ode recitata in greco.
Francia si esibisce con percussioni e
con diavolerie elettroniche che spingono ulteriormente in avanti il profilo sperimentale dello show. Non ci
poteva essere finale migliore per un
concerto di grande livello. La nota
dolente è stata un pubblico scarso
numericamente ed è un peccato, sia
perché concerti di questo tipo non se
ne vedono facilmente dalle nostre
parti, sia perché il gruppo merita
davvero. Si possono consolare i
pochi presenti che apprezzano la musica di qualità, che hanno potuto godersi una performance dal grande
fascino e dei musicisti che hanno
tanto da dire.
Abbiamo incontrato il gruppo la
mattina dopo il concerto.
Come vi siete ritrovati a suonare a
Paestum?
Leonardo Pavkovic ci ha messo in
contatto con Biagio Francia, che poi
ha organizzato tutto molto rapidamente. Nel giro di un mese era tutto
pronto.
Quali sono le vostre impressioni
sul concerto di ieri sera?
Siamo molto soddisfatti per quanto
Ci sono tanti festival jazz. Io invio
delle e-mail per partecipare, ma per
suonare a dei festival europei c’è bisogno di un manager. Abbiamo progetti per gli Stati Uniti, per il Brasile,
per il Messico, ma per l’Europa è più
difficile senza un manager.
dalla prima
Cilento,
le proteine
necessarie
di Luciano Pignataro*
Giuseppe Di Spirito
Giuseppe Scandizzo
AGROPOLI
Primo Cilento
Basket Camp
riguarda il suono e l’organizzazione.
Peccato che c’era poco pubblico. In
ogni caso suonando a Paestum abbiamo percepito un’atmosfera evocativa. Siamo comunque contenti,
perché pensiamo di aver suonato
bene.
Suonate molto in Belgio?
Non abbastanza, diciamo una ventina di volte all’anno, che per un tipo
di musica alternativa non è male.
Cerchiamo comunque di suonare in
buone condizioni, non accettiamo
tutto.
Sappiamo che tra poco suonerete
al festival Les Tritonales a Parigi…
Sì, ci abbiamo suonato anche l’anno
scorso. E’ un festival bellissimo,
dove hanno suonato tanti jazz-men
famosi: Christian Vander dei
Magma, Louis Sclavis, Jannick Top,
gli One Shot. E’ un club molto accogliente, che prende anche tanti rischi,
ma il pubblico accorre. E’ Parigi…
Poi faremo lo Zappanale, con due
concerti, uno tradizionale, con qualche cover di Zappa. Un altro concerto sarà invece con il nipote di
Zappa, Stanley Jason Zappa; faremo
una specie di big-band, visto che parteciperà anche un altro quintetto.
Questo spettacolo sarà basato sia su
temi dei Wrong Object che su temi
di Stanley e somiglierà all’estetica di
Sun Ra, un tipo di improvvisazione
strutturata.
Come vi siete trovati con Biagio
Francia?
Avremmo voluto che suonasse di
più, ma i tempi erano ristretti.
La scelta delle voci greche è stata
incredibile.
Il sample di base è la registrazione di
un attore greco che ha recitato in
greco antico un’ode a Nettuno composta nel secolo in cui è stato costruito il Tempio di Nettuno. Su
internet c’è anche una traduzione in
inglese.
Quanto è importante per voi l’improvvisazione?
Ci sono pezzi che sono proprio strutturati dalla A alla Z. Altri sono modulari. Nel senso che ci sono moduli
fissi, in cui eseguiamo quello che è
scritto sulla partitura, ma dentro cui
inseriamo dei passaggi sui quali possiamo improvvisare e può accadere
di tutto. Tra noi poi ci sono dei segni
che mettono fine all’improvvisazione.
E’ mai successo che qualcuno tra
di voi non ha rispettato questi
segni?
Sì, basandoci anche sul jazz nel nostro repertorio ci viene spontanea la
voglia di decostruire, scomporre. Lo
facciamo soprattutto con i pezzi più
vecchi. Tipico dello spirito jazz. Cercare di sorprendere, spingere gli altri
a reagire.
Avete mai sentito parlare del Festival Jazz di Laurino?
La Polisportiva BasketAgropoli,dal 1966 promuove il basket nel Cilento coinvolgendo
i giovani che amano la pallacanestro e il 4
– 5 e 6 luglio presso lo Sporting Club ad
Agropoli, in località Muoio, si terrà il 1°
Cilento Basket Camp, supportato
dagli sponsor ARTELUX e BCC dei
Comuni Cilentani. È il primo stage di
minibasket maschile e femminile per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni. I tecnici e gli
istruttori saranno: Franco Lepre, Lucio
Murolo, Enzo De Concilis, Fabrizio Fasolino, Carmine Francia, Dario Valentino e
Marco Mauro.Non mancheranno,inoltre
giocatori che hanno militato nella nazionale di basket e che, tuttora sono in attività nella serie A come: Donato Avenia e
Pino Corvo.Alla fine dell’ultima giornata,
domenica 6 luglio, il caseificio “La Contadina” offrirà ai presenti una cena degustazione per chiudere questa tre giorni di
sport.
PER INFORMAZIONI E
ISCRIZIONI
GULIO RUSSO tel.0974 823793
PLAY SPORT
tel.0974 826711
VIVAI LEPRE tel. 0974 826535
SPORTING CLUB tel. 0974
822848
GETA SPORT
tel. 0974
824249
LUCIO MUROLO
tel. 0974
825468
Tramite e-mail sui siti
www.basketagropoli.it
www.minibasketagropoli.it
Daniela De Martino
lento ad un prodotto, che non può
essere solo il vino perché associato
ad altri territori (Irpinia, Langhe,
Chianti,eccetera), né l’olio (identificato con la Puglia e la Toscana) e
tanto meno la pasta, i formaggi,
i dolci, ché queste cose sono un po’
ovunque in Italia.
In un interessante convegno promosso dal comune di Ascea, grazie
anche all’enciclopedico lavoro
fatto da Nicola di Novella, promotore del museo della biodiversità
alimentare di Sassano, è emerso
con chiarezza la ricchezza dei legumi, oltre il cece di Cicerale, il fagiolo di Controne, il maracuoccio
di Camerota, il fagiolo di Mandia,
eccetera. Si tratta di produzioni
ecocompatibili perché le proteine
vegetali hanno un impatto ambientale quasi pari allo zero, a differenza invece della carne.
Aver conservato queste biodiversità è una fonte importante di ricchezza per il Cilento, ma deve
essere messa a sistema e promossa
con molta decisione e in maniera
coordinata nei prossimi mesi.
Un progetto in grado di sostenere
la legumicultura è al tempo stesso
culturale, colturale, agricolo e turistico, ogni sacchetto di fagioli ben
confezionato è meglio di cento depliant turistici e siti non frequentati
aperti con fondi europei e morti
dopo il rendiconto finanziario approvato.
Questo non vuol dire, naturalmente, che gli altri prodotti di eccellenza non abbiano cittadinanza.
Ci mancherebbe. Sto solo dicendo
che gli sforzi nel settore della comunicazione e della ricerca devono
essere indirizzati in questa direzione per caratterizzare il Cilento
in un campo sinora molto poco frequentato su cui si gioca parte del
futuro alimentare del Pianeta.
Sono queste le proteine di cui ha
bisogno il Cilento per fare turismo
nelle zone interne e mettere a reddito l’agricoltura.
C’è bisogno di un grande progetto
fatto da esperti, ricercatori, caoace
di posizionare in questo modo il
territorio nell’immaginario collettivo italiano.
*giornalista del Mattino
Premio Veronelli 2008
6
Roccadaspide
N°26 5 luglio 2008
Cittadinanza onoraria a Donato Saracino
L’ultima apertura: la lungodegenza
A breve, sarà conferita la cittadinanza onoraria al direttore generale
dell’Asl Sa 3, Donato Saracino. Il
sindaco Girolamo Auricchio ha così
motivato la scelta di nominare cittadino rocchese il manager, 51enne,
originario di Portici. «Se lo meritaafferma il primo cittadino- perché si
è adoperato per l’attivazione della
lungodegenza, lo scorso maggio, e
della rianimazione, che partirà tra
non molto. In questa occasione gli
conferirò la cittadinanza onoraria,
anche perché, secondo un sondaggio, Saracino è risultato tra i migliori
manager di Asl a livello nazionale».
Ma il sindaco Auricchio intende premiare anche il direttore sanitario dell’Asl Sa 3, Giuseppe Di Fluri e il
vicepresidente della giunta regionale, Antonio Valiante. «Sempre durante l’inaugurazione, il dottor Di
Fluri riceverà una targa ed anche
Valiante otterrà un riconoscimento»,
conclude il primo cittadino che sta
organizzando la festa per la rianimazione. Il manager Saracino non si è
ancora pronunciato sul conferimento
della cittadinanza onoraria, ma già ai
tempi del suo insediamento, nel
2006, aveva rivelato approcci lavorativi a Roccadaspide. «Negli
anni’80, ho partecipato ad un concorso medico per l’ospedale- aveva
raccontato Saracino al Tribunale per
i diritti del malato in un incontro da
lui promosso- Sconsigliato da alcuni,
ho aderito lo stesso alla prova e sono
stato contattato, anni dopo, con la
promessa che il nosocomio rocchese
sarebbe stato attivato negli anni’90».
L’ospedale è stato attivato nel 2000,
lui è stato nominato direttore generale dell’Asl Sa 3 nel 2006 ed otterrà
la cittadinanza rocchese nel 2008.
C’è un pezzo di Roccadaspide,
quindi, nel cammino di Saracino, dirigente e medico diplomato in pia-
noforte. E, presto, Roccadaspide annovererà un cittadino illustre. Ma
questa occasione verrà ricordata, soprattutto, per l’attivazione della rianimazione, la cui importanza è stata
ribadita dal sindaco Auricchio, durante la cerimonia di inaugurazione
della lungodegenza. «Presto sarà
festa per tutta la valle del Calore.
Molti pazienti, difatti, vengono operati a Roccadaspide per, poi, essere
trasferiti negli ospedali di Vallo o di
Agropoli perché dotati della rianimazione. E, dopo questa fase, i malati tornano nel nostro presidio». A
breve, però, i pazienti non saranno
trasferiti in altre strutture perché
l’ospedale di Roccadaspide avrà finalmente la rianimazione: un reparto
centrale per la corretta funzionalità
di un nosocomio.
Francesca Pazzanese
Auricchio: “Raccolta differenziata oltre il 70%”
Non tarderà ad arrivare la premialità della Regione
«La raccolta differenziata, a Roccadaspide, si appresta a superare il
70% sul totale dei rifiuti - afferma il
sindaco Girolamo Auricchio auspicando- alcuni finanziamenti da parte
della regione Campania, come premio, se il comune risultasse tra i più
‘ricicloni’ della provincia». E ciò, nonostante, l’inadempienza di alcuni
cittadini in materia di raccolta differenziata. « Si è trattato di un boicottaggio-continua
il
primo
cittadino- Quando la nostra plastica
è arrivata a Battipaglia, i controlli e
le foto hanno rilevato la presenza di
materiale umido. Ciò, naturalmente,
ha inciso in maniera negativa sia sui
costi, in quanto la plastica ci viene
pagata sulla percentuale di raccolta
effettuata». Per questo motivo, sono
fioccate multe da 25 a 100 euro e
scattati controlli intensificati da
parte della polizia municipale nei
confronti dei trasgressori. Per correre ai ripari, l’amministrazione comunale ha emanato un’ordinanza ai
cittadini riguardo l’adozione di sacchetti trasparenti e di colore chiaro
per alcuni materiali, ad eccezione
dell’uso di sacchetti scuri per il
secco indifferenziato. Avviso che include, naturalmente, la multa per gli
inadempienti. Nel documento si
legge che: «A causa della presenza di
frazione organica e di altri materiali
non conformi sia nei sacchetti della
carta che in quelli della plastica, la
ditta incaricata ha minacciato di sospendere il servizio con gravi ripercussioni sul funzionamento del
sistema di raccolta differenziata e
sulle condizioni generali di carattere
igienico sanitario. Al fine di evitare
una paralisi dell’intero sistema ed un
aggravio di costi per l’intera cittadinanza si ordina di utilizzare, esclusivamente, sacchetti in materiale
plastico trasparente per il conferimento della plastica e della carta
(quest’ultima anche solo legata); di
non utilizzare sacchetti scuri per
tutte le altre frazioni separate fatta
eccezione per il secco indifferenziato». Il comune ha delegato i cittadini all’acquisto dei sacchetti,
decisione che non tutti hanno condiviso. La raccolta differenziata è
partita il 26 marzo 2007 ed è stata
completata lo scorso febbraio.
Dopodichè, il quotidiano toscano “Il
Resto del Carlino” aveva incluso
Roccadaspide tra i comuni più “ricicloni” con il 63% sul totale dei rifiuti
raccolti. E con il superamento del
70% , il paese migliorerà i risultati in
materia di salvaguardia ambientale e
sanitaria.
Francesca Pazzanese
Il castello feudale
“Filomarino”
apre al pubblico
Dopo tante discussioni intorno
alla riapertura al pubblico del Castello Feudale “Filomarino”, sito
nel cuore di Roccadaspide, dopo
che, qualche anno fa, alcune associazioni culturali si mobilitarono
affinché fosse reso visitabile,
senza ottenere alcun risultato, da
oggi, finalmente, il castello diventa accessibile al pubblico.
A stabilirlo è stata una convenzione del 1979, stipulata tra il Ministero per i Beni Culturali ed
Ambientali e gli attuali proprietari, la famiglia Giuliani. Con la
convenzione, rispolverata dall’attuale Amministrazione Comunale,
retta da Girolamo Auricchio, gli
eredi Giuliani hanno assunto l’obbligo di rendere il castello accessibile al pubblico a titolo gratuito
per visite guidate programmate.
Sarà possibile visitare l’imponente immobile nei giorni festivi
dalle 10 alle 12, solo su prenotazione.
Dal canto suo il Comune dovrà
impegnarsi affinché la notizia
venga diffusa tra gli enti turistici
che potranno, così, inserirlo negli
itinerari importanti del Salernitano.
“I cittadini di Roccadaspide non
possono che essere orgogliosi di
questo patrimonio storico e devono essere grati agli eredi Giuliani che ci hanno dimostrato tutta
la loro disponibilità.
C’è da aggiungere che l’amministrazione comunale ha appena approvato
un
progetto
di
sistemazione esterna della struttura, e siamo in attesa dei fondi
necessari” ha ricordato il sindaco
di Roccadaspide Girolamo Auricchio.
Ettore e Gaetano Giuliani, proprietari del castello hanno smentito le voci passate che correvano
intorno alla loro volontà di aprire
le porte della fortezza “Al di là
della convenzione, noi siamo stati
sempre disponibili ad aprire le
porte de castello e lo saremo sempre, perché siamo fieri di far
conoscere ed apprezzare l’arte
alle persone” hanno affermato.
Per visitare il castello sarà necessario contattare il Comune di Roccadaspide
al
numero
0828-948230, ma per avere maggiori informazioni sulla sua storia
e le affascinanti leggende che intorno ad esso sono state costruite,
basta accedere al sito www.roccadaspide.asmenet.it.
Alessandra Pazzanese
Luglio 2008
Anno VI N.2 Nuova serie
I
Direttore responsabile Oreste Mottola
“Oggi il Re ha ammazzato 19 cinghiali, 5 capri, ed una volpe”, scrisse
il 20 dicembre del 1757 Luigi Vanvitelli al fratello Urbano. I paesaggi
naturali e le atmosfere di questi
luoghi attorno al Sele sono da sempre molto suggestive. Stregarono
Carlo III ed i suoi successori…
EBOLI
BATTIPAGLIA
LA PAGELLA A CAPRARELLA,
POLITO E CAMPAGNA
LA SPIAGGIA DELL’ABBANDONO
FRANCESCO FAENZA A PAGINA TRE
VALERIO CALABRESE A PAGINA DUE
SERRE
QUELLA MALEDETTA RATA DA
300 MILA EURO
GIAMPIERO INDELLI A PAGINA QUATTRO
“VALLE
DELLA MASSERIA”
IL SINDACO DI SERRE
PER SALVARE
Italiani, venite ad Eboli
per farvi due risate...
di Fr a n ce sco Fa en z a
Italiani, brava gente. Siete depressi, demotivati, giù di corda?
Lasciate perdere Rimini, Riccione
e l’Arcuri. Venite a Eboli. E fatevi
due risate. Il livello di ilarità politica è sbellicante. Sarà che la
grande bufala ha coinvolto tutti.
Sarà stato lo spettacolo di Schettino, i 350 mila spettatori contati
da Riccardo Fogli. Sarà. Ma questa settimana, un dannunziano assessore si è attribuito i meriti della
riapertura della Salerno Reggio
Calabria, nello specifico, l’entrata
di Eboli. Ripetiamo il concetto?
Non c’è un errore di battitura. Ma
un megalomane in libertà. Che ha
dichiarato quanto segue: “Ringrazio l’Anas e il presidente Ciucci
per aver raccolto le mie lettere di
sollecito”. Considerato che l’ardito
e ridicolo assessore scrive i manifesti con i piedi, immaginiamo la
sua miracolistica lettera spedita al
presidente Ciucci. In quale italiano
neolitico sarà stata scritta? “Grazie
ai miei solleciti...”. Un assessore
che scrive? Secondo noi ha problemi seri. Giriamo la vicenda all’amico
“psichiatra”
Mario
Trevisant. Pensaci tu. La chimica
avrà fatto qualche progresso. Un
farmaco riparatore di cotanto demenziale ego, ci sarà? L’Anas ha
riaperto l’imbocco autostrada. Grazie alle lettere dell’assessore Harry
Potter. Il ministro delle Infrastrutture sta pensando a un busto per
l’assessore, con la camicia di
forza, da sistemare all’ingresso autostradale riaperto pochi giorni fa.
Ma si può essere tanto megalomani? L’Anas ha concluso il lotto
di lavori con una settimana di ritardo. Già prendersi i meriti di
qualcosa che ti sovrasta, è da
minus habens. L’Anas, “piccolo”
assessore (è un eufemismo), delle
sue lettere sa cosa ci fa?
Ma torniamo nella nostra amata
Eboli. Abbiamo scoperto che è fallita la ditta per la costruzione della
rotatoria in via San Giovanni.
L’estrema unzione ci è stata comunicata dall’ufficio tecnico comunale. Noi ci siamo tornati, all’Utc.
Ci siamo fatti firmare una perizia
giurata. Perchè non è possibile...se
il nostro amato sindaco e l’assessore Campagna avevano promesso
che per il 30 giugno la rotatoria all’ingresso di Eboli era pronta...non
vi hanno mica detto di quale anno
parlavano? Ma come si permettono
ste ditte di fallire?
continua a pag 17
“Acque e boschi del Sele”
il libro di Indelli regalato
da Cornetta a Berlusconi
Parco Regionale dei Monti Picentini:
Luongo vice di Aquino
Eletta la nuova Giunta Esecutiva: Biagio Luongo, sindaco di Campagna, eletto
all’unanimità
vice-presidente. Entrano nell’esecutivo, presieduto da Sabino
Equino, i componenti Carmelo Ventura, Fernando
Bianco e Luigi De Lisio.
Il comitato direttivo composto da
diciannove membri del Parco Regionale Monti Picentini, ha eletto i quattro componenti della giunta
esecutiva ed il vicepresidente dello
stesso organismo ed ha altresì approvare il bilancio. Il tutto è avvenuto all’unanimità.
Con il completamento della struttura Politico - Amministrativa l’Ente
Parco dei Monti Picentini si avvia ad
espletare una complessa ed articolata programmazione, finalizzata alla
definizione di una organica pianificazione del territorio protetto, in
modo da garantire “lo sviluppo so-
stenibile” e, nel contempo, attuare
ed elaborare valide progettazioni
per accedere ai cospicui finanziamenti, che la nuova programmazione dei fondi POR-FERS nel
periodo 2007-2013 mette a disposizione proprio preferenzialmente per
le aree protette regionali e nazionali.
Biagio Luongo si è così espresso
dopo l’elezione: “Con grande gioia
venerdì sera ho accettato presso
l’ufficio del Parco di Nusco la carica
di vicepresidente. Sono contento
perché questa carica dimostra la
stima che il direttivo nutre nei miei
riguardi.
Il voto mi è stato dato dai rappresentanti degli Enti che hanno indicato nella mia persona la
responsabilità di vicepresidente.
Questa carica premia, inoltre, il lavoro politico ed amministrativo della
città di Campagna e del territorio.
L’elezione del Consiglio Direttivo
dell’ Ente Parco Regionale dei Monti
Picentini è una nuova sfida che impegnerà il Parco a rimodulare la perimetrazione.
Ci impegneremo tutti a presentare
il piano Parco ed io farò del mio meglio affinché vengano utilizzati nel
migliore dei modi i fondi europei
2007- 2013”.
Con l’elezione della Giunta Esecutiva e del Vice-Presidente, commenta
il presidente della Comunità del
Parco, Corrado Martinangelo, “Il
Parco ha la sua identità con i propri
Organi Istituzionali, partendo dal
presidente Sabino Aquino, dall’assemblea dei sindaci, dal Comitato
Direttivo e dalla Giunta Esecutiva.
Adesso il parco potrà dotarsi del
nuovo piano-parco con il perimetro
da rivedere, avvalendosi delle norme
definitive da approvare successivamente; Grazie a questo potrà
sfruttare tutte le risorse dei fondi
Europei”.
Mario Onesti
PARLA AL CUORE DEL
PREMIER
Quell’amore scoppiato fra Silvio
Berlusconi e Palmiro Cornetta
“Immagini che le sue proprietà le
vengano portate via, magari anche
la casa che ha costruito tuo padre
con i soldi raggranellati con l’emigrazione, mi dica lei non reagirebbe?”, così parlò Palmiro
Cornetta a pranzo con Silvio Berlusconi fra le portate di pennette al
sugo, arrosto e contorno, frutta e
gelato. L’incontro avviene a Napoli. Prima ancora il sindaco gli
aveva messo nelle mani “Acque e
boschi del Sele”, un ricco volume
fotografico che racconta Persano
ed il fiume Sele, scritto da Fulco
Pratesi e “fotografato” da Giampiero Indelli. Il premier non ha rinunciato a sfogliarlo e rendersi
così conto del rilievo naturalistico
della zona. Il grande manager con
il pollice verde ed il medico che
una volta fu comunista parlano a
ruota libera e rompono il ghiaccio
della reciproca diffidenza. “Presidente stralci dal decreto Valle della
Masseria. Non possiamo vivere con
una pistola puntata alla tempia,
una simile prospettiva – lei ce lo insegna – ammazza ogni prospettiva
di sviluppo economico”, chiede
Cornetta. “Berlusconi mi ha detto
più volte di capirmi”, conclude
Cornetta.
In omaggio ai nuovi
abbonati
II
Battipaglia
La spiaggia dell’abbandono
Luglio 2008
Le pagelle...
di Valerio Calabrese
Siamo in piena stagione balneare, di
solito luglio è il mese da trascorrere
sulle spiagge di casa, per mezze
giornate o poche ore in riva al mare,
il lavoro e lo studio non lasciano ancora spazio alle vacanze fuori porta.
Il mare perciò è quello che ha visto
crescere generazioni di battipagliese,
quello del “Lago” o della “Spineta”.
Ebbene, in riva a questo mare, su
queste spiagge, ciò che domina non
sono come sarebbe giusto le famigliole con i bambini e le palette e i
secchielli.
No, qui a farla da padrona è l’immondizia. Cumuli di spazzatura, in
cui si sollazzano topi e cani randagi.
Eppure qui non siamo in una spiaggia desolata del territorio emergenziale, chessò Licola, Mondragone o
Torre del Greco, no, qui siamo nella
incontaminata, verde e pulita provincia di Salerno. Quella con la
puzza sotto il naso, dei capopopolo
che si vantano delle strade pulite
sotto i loro balconi, la Salerno che si
difende dicendo che con Napoli non
c’ha nulla a che fare, quelli che a Napoli noi, nemmeno ci siamo mai
stati…
Sarà, ma qui, dicevamo, tutte queste
differenze da Licola e Mondragone
non sono poi così evidenti. La spiaggia è quella che rasenta il confine
con il territorio di Pontecagnano,
dove il Tusciano, fiume che anticamente delimitava a sud il territorio
etrusco, incontra il Tirreno. Qui,
duecento metri di sabbia separano la
foce del fiume dal primo e forse più
antico impianto balneare battipa-
gliese, la Spineta. Questo lembo di
spiaggia non ha padroni, è demaniale
o come si dice, libera(!). In realtà libera sarebbe, se non fosse che, per la
quasi totalità della sua estensione,
l’arenile si ritrova ricoperto da rifiuti
di ogni specie. Un sito di stoccaggio
di materiale variamente assortito e
per nulla differenziato. Dalle decine
bottiglie di vetro lasciate lì da distratti mattacchioni, ai pneumatici
inspiegabilmente adagiati sul bagnasciuga, oltre che decine e decine di
flaconi di detersivi (tanti da pensare
che in loco si siano tenuti meeting di
massaie) e frammenti irriconoscibili
di rifiuti incendiati. Sarà frutto dell’opulenza, dell’inciviltà o forse di
entrambe le cose diabolicamente miscelate, fatto sta che passeggiare su
questa spiaggia, zigzagando tra i rifiuti, indignerebbe chiunque. Una
spiaggia libera, si diceva. Libera
forse solo da controlli, poiché evidentemente si possono scaricare liberamente rifiuti d’ogni genere (è
difficile credere che quelli presenti
A Parer mio...
sono residui di pic-nic).
Libera, perché non si vede più nemmeno l’ombra di un pino, tagliati
frettolosamente da un giorno all’altro dalle amministrazioni precedenti.
Una spiaggia libera - tra le poche
ormai rimaste lungo i quattro chilometri di costa cittadina - abbandonata nel degrado. Certo, così si
invogliano le persone a recarsi
presso una delle tante strutture balneari private disseminate lungo il litorale, e forse è anche questo il
motivo di tanta incuria… il Dio denaro! Chi ancora mantiene il territorio è solo qualche indefesso
pescatore, incredibilmente imperturbabile in mezzo a tanta immondizia.
Più in là, in avanti, due bambini, a
rappresentare simbolicamente le giovani generazioni, si affacciano sul
fiume restando allibiti alla vista dei
pesci che avrebbero tanto voluto pescare, ma che qualcuno al posto loro
ha già pensato a stecchire.
Va. Ca.
di Ernesto Giacomino
Feste dell’altro mondo
Finalmente, dopo una parentesi d’incertezza, pare essere arrivata
l’estate. In Italia, in Europa, un po’
ovunque. Anche a Battipaglia: la solita estate afosa, polverosa, purulenta
e avvizzita, usa a stendere sui paesaggi la sua caratteristica patina di
foschia tropicale a dividere terra e
cielo, mare e sole, uomo e Dio. Una
patina invisibile agli occhi ma detestabile sulla pelle, che ti avvolge
come in un velo di cellofan e trasforma i sorrisi in smorfie, i pensieri
in ansia, le azioni in sudore.
Una patina decolorante: perché
quello che altrove in estate diventa
azzurro, giallo, turchese, qui, col
caldo, implode in un pastello flebile
che tinge la visuale di un grigio insulso.
Il grigio dei ratti nei rioni abbandonati, degli allevamenti di zanzare
panciute, della sabbia malata sul litorale, del mare porcile e della penombra delle strade senza luce. Il
grigio dei cantieri eterni, delle lamiere ondulate a coprire piazze e
stazioni; il grigio dei piloni cariati
d’anticamera all’autostrada, delle
strade bucate, delle macchiette politiche, degli ospizi mai usati ma già
allagati, della manovalanza di guapperia dentro e fuori le istituzioni.
L’estate battipagliese, all’odore di letame pur senza campagna intorno.
L’estate della solita cittadina eterna
tale, provinciale a vita, senza né radici né rami né tronco, fatta di ambiziosi a corte e ambizioni sulla
carta.
L’estate degli anniversari, anche que-
sta come le altre: il trecentesimo dal
ritrovamento della statua sacra, il
centesimo dalla costruzione di una
cappella, il cinquantesimo dalla
prima defecazione di un piccione, il
trentesimo dal primo sandalo infradito, l’undicesimo dalla prima doccetta solare.
Dicono che siamo senza storia, e allora come bambini piccoli che giocano con amici inventati noi ci
divertiamo con gli anniversari immaginari: tutto intorno è rovina e
malaffare, ma noi celebriamo, ricordiamo, festeggiamo. Facciamo rumore e colore, strade sbarrate e
agenti di presidio, invitiamo gente e
proclamiamo date. Creiamo, tutto
sommato, nient’altro che squallore:
avendo però capito che anche questo, alla fin fine, è propinabile come
forma d’arte.
Tanto in fondo ci vuole poco, fedeli
alle nostre tara genetiche restiamo
immobili e beati come neonati da
immortalare nelle foto di battesimo:
basta che qualche furbo si metta
dietro l’obiettivo e batta un po’ le
mani, e noi subito con gli occhi al
click malandrino, al flash abbagliante
compreso in qualche palo d’illuminazione per la festa, in karaoke parrocchiali, in gente mai messa dentro
che assiste alle messe fuori, in
blande notti bianche seguite da nera
immondizia vera. In saggi, dimostrazioni, manifestazioni, esibizioni: produzione e regia a cura di redditizie
imprese mascherate da associazioni
sportive dilettantistiche, il cui corposo fatturato va esentasse in bilan-
cio sotto la voce “quote associative”
o “erogazioni liberali”. Metalmeccanici e ragionieri trafitti dall’euro da
un lato, sedicenti maestri d’arte prestati al commercio dall’altro: lotta
impari in partenza, figuriamoci poi
se l’ago della bilancia è l’autostima
di certe madri ansiose di tirar fuori
vestiti buoni e bigiotteria credibile
per applaudire commosse l’erede
danzante. Se ne vedono di tutte le
età, su quei palchi, finanche infanti di
tre-quattro anni gaiamente immobili
e imbarazzati, e un giorno giureranno che tutto questo lo hanno
scelto loro. Figli che poi poco importa se li si sfianca, li si illude, li si
brucia; ma niente, è la verità, un nove
in geografia o un ottimo all’esame di
licenza non danno eguale tornaconto di visibilità: che ce ne facciamo di un buon voto della prole
se nessuno noterà la nostra nuova
tinta di capelli.
Arriveremo comunque a settembre:
come al solito inquinati, malabbronzati e rintronati da code in macchina
e beghe irrisolte. I nostri originali diversivi cittadini sommeranno anche
stavolta un “niente” a caratteri cubitali; eppure saranno bastati per indurci a snobbare a tempo
indeterminato la sostanza dei nostri
guai, voltare faccia, guardare altrove.
A ignorare che prima di cerimonie e
canzonette c’era bisogno di ben
altro, che non solo è stato rimandato ma definitivamente archiviato.
Sopprimendo, stavolta, qualunque
anniversario si macchi della colpa di
ricordarlo.
Azienda Speciale “Ferrara
Pignatelli”: voto 2.
La Casa di riposo comunale gestita
dall’azienda municipalizzata “Ferrara
Pignatelli” ha richiesto altri 400.000
euro al Comune per adeguare la
struttura alle attuali normative.
Tutto normale, se non fosse che la
struttura è stata ultimata dal 2000
senza essere mai entrata in funzione.
Inaugurata per ben due volte (non
si sa mai, qualcuno non avesse saputo della notizia), è rimasta chiusa.
Costruita, arredata, abbellita, ma desolatamente vuota. Perché? Chiedetelo alla sibilla cumana.
Ferrovie dello Stato: voto 3.
Disservizi&disservizi Spa! La biglietteria della stazione di Battipaglia resterà chiusa tutti i pomeriggi fino a
fine agosto. Gli infiniti lavori di ammodernamento costringono così la
principale città a sud di Salerno a
fare a meno della biglietteria della
stazione. Ancora un disservizio, oltretutto offerto a caro prezzo visti
gli ultimi imponenti aumenti dei
costi dei biglietti.
ITC “Vittorio Alfieri”: 1.
L’istituto paritario - teatro delle minacce rifilate al professore membro
esterno dell’esame di maturuità: “o
promuovi tutti, o muori” – anziché
prendere le distanze dal gravissimo
episodio su cui, comunque, stanno
indagano le autorità competenti, ha
“confermato” che sì, il prof. è stato
davvero troppo severo (sich!).
Associazione Amici di VoloAlto: voto 7.
L’associazione nata per supportare
la Cooperativa Sociale VoloAlto splendida realtà che si occupa principalmente di sofferenti psichici e
del loro inserimento nel mondo del
lavoro - ha lanciato una campagna
per ricercare volontari che si occupino dei progetti laboratoriali messi
in piedi dall’associazione. Si attendono adesioni.
Lotta alla droga,
la ricetta di don Ezio Miceli
“Lotta alla droga” è il
tema dell’incontro che
martedì, 1 luglio 2008, si
è temuto presso il Centro Monumentale “San
Francesco” di Eboli. I lavori hanno avuto inizio
alle ore 9,30 con il saluto
delle autorità presenti:
Cosimo Cicia, Assessore
alle Politiche sociali, Comune di Eboli; Antonio di
Feo, Sindaco di Altavilla Silentina; Biagio Luongo, Sindaco di Campagna;
Giacomo Rosa, Sindaco di Contursi
Terme.
Coordinatrice la dott. Ornella
Trotta, esperta di comunicazione,
Piano di Zona S/5, sono intervenuti
i relatori: Angelo Coscia, Associazione Comunità Emmanuel; Gabriella
Cavalieri,
ARCATT
Campagna; Antonio de Luna, direttore Servizio Territoriale Distretto
C; Anna Garofalo, educatrice Icatt,
Eboli; don Ezio Miceli, parroco di
“Santa Maria della Speranza” di Battipaglia. Al termine hanno fatto seguito tavola rotonda e dibattito.
Gli interventi, tutti di notevole interesse, hanno messo in luce il problema delle dipendenze dei minori,
che nel momento attuale, lievita non
solo nelle città, ma anche nei piccoli
centri con segnali che non sfuggono
all’osservatore anche meno impegnato: aumento dei divorzi; nuclearizzazione delle stesse famiglie;
corsa al guadagno e al consumo;
perdita dei valori interiori; aumento
dell’egoismo, della violenza e del bullismo.
Al centro degli accadimenti, che
hanno mutato anche la gente del nostro Paese e le tradizioni della nostra società, i più esposti sono i
bambini e i giovani: da qui la diffusione sempre più precoce di alcol
tra adolescenti e preadolescenti e di
sostanze stupefacenti.
Può anche non apparire, talvolta,
quanto grande sia il disagio e quanto
grande la sofferenza dei giovani, ma
– dinanzi agli adulti di domani- non
bisogna trascurare quegli “indicatori
sociali”: prestare orecchio al grido
di sofferenza di coloro che non possono o non sanno farsi sentire, cogliere con impegno e convincimento
le occasioni immediate che possono
modificare lo stato attuale delle
cose, migliorando il benessere psicofisico e morale della società di domani. “Non è facile lavorare in questo
campo, dice don Ezio Miceli, fulcro
della “Spes Unica” e della “Oasi Libera”.
Non si prendono medaglie. Eppure, non
dobbiamo trovare scuse. Dobbiamo cercare insieme un minimo comun denominatore, partendo dalla cultura per
arrivare alla costruzione di una città
dell’agio, che affronti il disagio. Disagio
e cultura: per porre freno alla deriva
sociale dei nostri tempi.”
La scuola per antonomasia è, infatti,
l’agenzia dell’educazione. Ma occorre che ogni azione sia affrontata
congiuntamente con le famiglie e
con le agenzie sociali esistenti. Questo il messaggio. Questo l’impegno
del Piano Sociale di Zona. Che già riscuote successi nel campo della prevenzione e dell’assistenza. E ne
riscuote ancora, senza soluzione di
continuità, perché “Tutti hanno diritto, sin dalla prima infanzia, ad una
informazione e ad una educazione
riguardo agli effetti che il consumo
dell’alcol -e delle sostanze stupefacenti- esercita sulla salute, la famiglia
e la società”.
L’incontro si è concluso con buffet
e saluto della dott. Ornella Trotta,
compiaciuta della folta partecipazione e dei risultati ottenuti.
Mario R. Stabile
Luglio 2008
Iscrizione al tribunale di Salerno N° 1158 del 15/12/2003
Direttore responsabile Oreste Mottola
Uno
Giornale della Bassa Valle del Calore
Omaggio al nostro
centro storico, cuore
ed identità del paese
CASTELLO, RISTRUTTURAZIONE AL VIA
Tombe dipinte del Feo, dove sono ?
LA NOTA POLITICA
Quanti aspiranti
sindaci
di CLAUDIA CIMINO
O RESTE M OTTOLA
La folla ed i rumori della città che da
sempre ci assillano, alimentano in
noi, la nostalgia ed il desiderio di potersi calare nelle realtà “periferiche”
dei nostri paesi, in quella provincia
ricca di storia, che per un’ inspiegabile abbandono, siamo costretti a riscoprire.
Sono tracce il più delle volte rese a
brandelli, dimenticate, negate oppure ancora vitali, ognuno può identificarsi in uno di questi, ricercando
una tranquillità che forse è più in noi
come desiderio, che non tanto nei
luoghi, ma che comunque ci consente di affrontare la vita con un
passo interiore ed intimo. “Altavilla
Silentina “ ne è uno.
E’ da tener presente che il paese non
si visita solamente, ma si vive, va
percorso, va studiato, percepito, perchè rappresenta il nostro passato.
E’ anche storia di uomini, che nel
corso dei secoli lo hanno plasmato,
modellato, trasformato, ed anche
conservato non sempre con la dovuta
attenzione, con il quale però la gente
è riuscita a vivere a lungo.
Il centro storico, assediato dalle
nuove costruzioni che non sono riuscite a soffocarlo, rappresenta il
Siamo un paese di “freddi” e se
proprio dobbiamo accostare per
paragonarci ad un’altra etnia a noi
ci piace immaginarci piemontesi.
Tranne eccezioni, qui domina il tipo
molto disciplinato, con una forte
etica del lavoro, d’indole moderata.
Non a caso gli appartenenti ad una
delle qualsiasi delle forze armate
sono in molti.
Ad iniziare dalla religione, tutti o
quasi cattolici con nessun’influenza
delle “eresie pentecostali” a differenza di quel che si è visto nei paesi
vicini. I comunisti e i loro successori qui hanno sempre preso pochi
voti e politicamente contato ancor
meno.
Siamo a tre anni dalle prossime elezioni comunali, il sindaco in carica
è al secondo mandato e quindi non
ricandidabile, e lo s’immagina
anche non particolarmente impegnato nello spianare la strada ad
un successore già designato.
Gli equilibri politici, rispetto agli
esiti delle ultime elezioni comunali,
si sono di nuovo sparigliati ed ecco
un fiorire di nomi.
La confusione è favorita dalla crisi
strategica del Partito Democratico
che di certo non fa immaginare una
forte designazione da monocolore
veltroniano. Al centro della scena ci
saranno di nuovo i gruppi civici ed
un Pdl che si
sta riorganizzando rapidamente.
Due gli eredi
naturali più o
continua a pag due
Giovanni e Ulderico, due uomini e una gamba
PAOLO SAPONARA
Vorrei narrare la storia di un uomo
che ha fatto della sofferenza la sua
forza.
Questi era il mio avo Giovanni Saponara nato alla fine dell’ottocento
in una famiglia contadina numerosissima, erano infatti 12 figli.
La sua infanzia fu durissima fatta di
lavoro nei campi,con il padre e i fratelli; essendo il più agile poi faceva
sempre i lavori più pericolosi, saliva
sulle piante più alte per la puta e
stava davanti alla trebbia durante la
mietitura.
La sua vita però non era fatta solo di
duro lavoro ma anche di taverna e
belle donne e, proprio in questo
contesto incontrò uno dei personaggi più poliedrici che il nostro
paese abbia mai avuto e cioè don Ulderico Buonafine. Figura quasi leonardesca infatti praticava molteplici
attività tra cui la più importante era
quella di fabbro:costruiva le famose
catose nominate anche da padre
Candido nelle sue novelle,oltre alla
sua passione per le invenzioni e per
la musica non tralasciando le sue occupazioni clandestine su cui preferirei stendere un velo.
Giovanni e Ulderico divennero da
subito buoni amici e lo rimasero per
tutta la vita anche se per alcuni anni
si divisero a causa della partenza per
il brasile di Ulderico nel 1913.
Un avvenimento sconvolse la vita
tranquilla di Giovanni infatti, il 16 lu-
Nelle foto da sinistra a destra: Don Ulderico Buonafine e
Giovanni Saponara. Il primo fu mancato sacerdote, fabbro, poeta, musicista, ginecologo e scienziato. La sua biografia è nel libro i “Paesi delle ombre” di Oreste Mottola
glio 1914 in via Falagato nella proprietà di AngeloMaria Di Masi, mentre stava mietendo finì con il piede
nella trebbiatrice che gli frantumò
una gamba. Si sa allora ammalarsi o
ferirsi gravemente era quasi una condanna a morte per chi non si poteva
permettere cure adeguate.
Portato all’ospedale di Napoli con
un carretto trainato da un asino im-
piegò più di 10 ore per arrivare; lì tra
atroci sofferenze e senza anestesia
gli amputarono la gamba a causa di
una cancrena. Ma a volte si sa che la
vita riserva sempre nuove strade,infatti il fato volle che la settimana
dopo l’amputazione arrivò l’ufficiale
per il reclutamento ma a causa della
sua infermità non poté partire per la
guerra,dove la sua compagnia dopo
una settimana venne trucidata al
fronte. Allora Giovanni, saputo dell’accaduto, pensò che infondo era
stato fortunato e decise di reagire
dimostrandosi più forte della sue disgrazie e, con i soldi che gli vennero
dati per l’incidente comprò un appezzamento di terreno con un casale
in contrada Magazzeno dove si trasferì con la sua famiglia e lì, lavorando
sodo, riuscì ad espandere le sue proprietà divenendo uomo rispettato e
benestante.
Ma il mio avo soffriva per la menomazione che non gli rendeva la vita
agevole. In soccorso gli venne il suo
vecchio amico Ulderico,infatti appena tornato dal Brasile e saputo
dell’incidente costruì una protesi in
ferro e cuoio grazie alla quale Giovanni poté tornare a camminare
senza le stampelle e da qui il titolo
“due uomini e una gamba”!
Tutto ciò sembra un romanzo a lieto
fine, anche se è solo la pura e semplice vita di chi non si è voluto piegare al destino e grazie ad un suo
amico ha potuto dare un calcio alla
sfortuna! Questa storia anche se
breve coglie appieno lo spirito dei
nostri antenati che in mezzo a tante
privazioni e sofferenze hanno saputo
trovare la forza di superare gli accadimenti della vita.
In ricordo di Antonio, Lucia e Raffaele che sempre sono stati orgogliosi del loro amato padre.
meno già in
pista: l’attuale
vicesindaco,
Enzo Giardullo,
e Franco Cembalo, lo sconfitto
numero
uno
della volta scorsa. Giardullo confida in uno sviluppo “lineare” del
gruppo che anima da quasi un decennio insieme con il sindaco attuale.
Cembalo è il naturale baricentro di
storie, interessi e sensibilità che
questa volta potrebbero essere
amalgamati in maniera molto diversa, con un esito più favorevole,
rispetto a due anni fa.
Non è un mistero che una parte dei
“difeiani” guarda ora con favore al
medico con l’hobby del tiro a piattello.
La possibile sorpresa ha già il volto
di Enzo Baione, che definire attivo,
apprezzato e professionale paramedico è poco.
Baione ha riportato la sede del consiglio comunale nel capoluogo, è
uno che parla con tutti, ed è noto ai
suoi amici più stretti che più di un
“pensierino” alla prima carica comunale lo sta facendo.
Anche perché sono in molti a
continua a pag due
due
La collina degli ulivi
Luglio 2008
1894, eccezionale ritrovamento di tombe dipinte greche
Dopo l’iniziale stupore l’abbandono. Oggi dove sono?
L’11 maggio del 1894 Pasquale
Guida, “custode delle rovine di Paestum”, accompagna l’archeologo
Luigi Viola in località Feo, nei dintorni del Real Sito di Persano ed il comune di Altavilla, già diventato
Silentina. Guida ha già scritto numerose relazioni alle autorità ed 25 aprile
era stato a Napoli per riferire. Gli antefatti: già 1856 il Calore rodendo la
ripa del Feo scoperse delle magnifiche tombe colorite di rosso: in una era
un dipinto a fresco rappresentante un
cocchio, una melagrana e un gallo in
lotta con una biscia.
Seguitando a scavare, fu trovato, fra
due tombe una copiosa sorgente d’acqua, dentro le tombe una lancia ed un
morso da cavallo, degli affreschi rappresentanti due guerrieri nudi, combattenti con lance, poi un leone ed un
gallo innanzi ad un grappolo d’uva e
a una melograna; in un angolo un veicolo in forma di curriculus oraziono;
in un altro una cicogna nerissima”.
Così i fratelli Ferrara nel loro “Cenni
storici su Altavilla Silentina”, stampato nel 1898, commentavano la loro
straordinaria scoperta archeologica.
Ma a scatenare la fantasia collettiva, e
q
uindi anche l’attenzione
delle autorità, è ciò che la scoperta del
1893, fatta dal contadino Antonio Di
Masi, con la venuta alla luce della statuetta poi detta della Madonna della
Neve. Come ha già raccontato Nadia
Parlante (La collina degli ulivi, 1985)
“vennero alla luce due tombe, poi la
stanza sotterranea, la statuetta della
Madonna (in realtà si trattava di due
chiodi di ferro uniti dall’ossido).
Passato il primo momento di febbrile
concitazione, però il silenzio calò su
quei tritrovamenti e ci si è dovuti accontentare delle indicazioni vaghe, se
pur preziose, degli storici locali e di
coloro che avevano avuto la fortuna
di essere presenti agli eventi. “Ma
quali fossero le sembianze delle figure – scrive la studiosa di Matinella
– contenute in quelle “magnifiche
tombe colorite di rosso” descritteci
dai Ferrara, di quei guerrieri, di quel
cocchio, la maggior parte di noi, almeno fino a quel momento, ha ignorato”. Una vera fortuna è stata l’aver
ritrovato la relazione dello scavo, firmata dall’archeologo Viola. Lo scritto
è corredato da disegni che documentano l’ineguagliabile bellezza di quei
misteriosi affreschi tombali che Viola
non esitò a definire di ottima fattura:
“Niente di più elegante; per verità di
disegno e per sicurezza di esecuzione,
questo affresco ricorda i buoni tempi
dell’arte greca”. Quando Viola arriva
tutti i ritrovamenti sono a casa di Antonio Di Masi. Il racconto inizia con
la descrizione del luogo: “In una campagna del territorio di Altavilla Silentina, trovasi fra le altre, una distesa di
colline, che verso oriente finisce con
la Tempa Feo. Essa è a breve distanza,
circa 50 metri, e ad occidente del Calore e guarda da questa parte il bellissimo bosco della R. Tenuta di
Persano. In essa sono avvenute le scoperte di cui si sono occupati parecchi
giornali di Napoli”. Riferendosi poi ai
ritrovamenti il Viola afferma: “Le
tombe sono due. Si parla pure di una
terza, della quale però non esiste
alcun vestigio. Sono l’una l’una
presso l’altra con la distanza di circa
un metro, e sono ambedue disposte
nella direzione da settentrione a mezzogiorno. La costruzione è ugualmente solida e regolare, ma una di
esse nell’interno è molto splendidamente decorata, mentre l’altra è rozzissima. Si direbbe la tomba di un
signore accanto a quella di un servo,
anche perché nella prima furono tro-
vati molti oggetti e nella seconda
nulla. La tomba migliore è di forma
rettangolare e col coperchio a
schiena ripida. E’ costruita da sei lastroni di tufo compatto. Le dimensoni sono le seguenti: lunghezza
interna m.1,95; larghezza m.1,00;
altezza m 0,92.
La costruzione è semplicissima con
il predominio però dei grandi blocchi; il che vuo, dire che la tomba
non era delle più comuni.
Ma la sua importanza deriva soprattutto dalle decorazioni delle pareti interne. Sul fondo color latteo,
formato da intonaco finissimo, sono
eseguite le figure a colore e a semplici tratti di color nerastro. Nella
parte ad oriente una zona larga di m.
0,40 per due terzi è occupata da
guerrieri ignudi, l’uno contro l’altro
in atto di combattere. Portano la galea
con criniera e paragnatidi, il cingolo
e le cnimides; sono ornati di clipeo e
di asta.
Nello spazio che li separa pendono
dall’alta due bende, e sul terreno sta
una melagrana. La scena si completa
con una figura muliebre ferma sulla
gamba sinistra, lasciando la destra in
abbandono, e rivolta verso i combattenti. Essa è vestita da un chitone
lungo e succinto, con l’imation che le
si annoda sugli omeri, e porta in testa
un’idria reggendola con la mano destra. Nel campo, alle sue spalle, è dipinta un’altra melagrana. I guerrieri
sono dipinti di rosso; ma tutta la figura è orlata da tratto nero, mentre la
figura muliebre è disegnata con tratti
neri con qualche coloratura nelle sem-
da pag. uno
Omaggio al nostro centro storico, cuore ed identità del paese
di CLAUDIA CIMINO
fulcro di una forza che si affievolisce,
cosi’ come invecchia.
La gente che non ha sempre capito,
che appartenere ad una storia significa
impegno e non sempre rassegnazione.
Eppure ad alcuni di loro, nell’ anonimato dei volti che sorridono sempre,
va il merito di aver custodito cocci di
arenaria, parti di castagno, inferriate,
muri, stucchi, gradini, vicoli, strettoie,
tegole lichenose, che purtroppo tendono
sempre
a
scomparire.
Nel discutere
con le persone
del posto si
possono riscoprire, le semplici tradizioni,
che dal parlare
emergono verità ed equilibri
di vita lontani, dai ritmi caotici della
città. E’ bello osservare con l’occhio
incantato della fantasia e perchè no’
del sentimento, una realtà che il più
delle volte da l’ impressione di andare
al di là dell’ umano. Evidenziando che
anche nell’ uniforme degrado, le antiche differenze di casta, di nobiltà. di
miseria, hanno lasciato evidenti segni
nelle differenze.
plici pieghe della veste. Nell’altra parete lunga è invece rappresentata una
quadricromia guidata da una nike altata.
Dinanzi, ad una certa distanza dai cavalli, esistono ancora le tracce di una
colonna. I cavalli sono in movimento
eguale ed unifrorme; di tre si vede
soltanto la parte anteriore mentre del
primo a sinistra si vede tutto il corpo.
Niente di più elegante. Nella parte
nord sono invece raffigurati due animali: un leone il quale si avanza con
la testa alta verso un ibis, che in posa
di lotta solleva il corpo sveltissimo ed
il lunghissimo collo, e co, becco
adunco attende l’avversario. Il leone
monocromo gialletto, l’ibis disegnato
a tratti neri.
Nel triangolo superiore poi della
stessa parete un gallo in color rossastro si avanza a beccare un grappolo
di uva nera fra decorazioni e fogliami:
dietro di essa ancora una melagrana.
E’ deplorevole la condizione in cui si
presentano le descritte decorazioni; se
si fosse giunti in tempo si sarebbe
salvato un bellissimo monumento
greco, poiché a mio modo di credere
questa tomba è greca e deve rimandarsi al III secolo av. C.”.
da pag. uno
Quanti aspiranti
sindaci
ORESTE MOTTOLA
spingerlo in quella direzione.
Al centro della scena c’è già Fernando Iuliano, professore e giornalista, politico di robusta esperienza.
Altavilla
è
anche terra di
campanili
e
Gerardo
Di
Verniere
da
sopra il paese
storico ed Antonio Marra
Antonio Marra dalla piana di
Cerrelli
si
stanno reciprocamente studiando
pronti a darsi battaglia.
Fin qui nomi ampiamente conosciuti, ma in un paese di 6700 e
passa abitanti le opzioni non iniziano e finiscono attorno ai soliti
nomi.
Sempre da Cerrelli si sostiene come
un avvocato come Michele Gallo o
l’architetta Sonia Di Feo abbiano
tutte le competenze professionali, la
caratura umana e culturale, per
poter assicurare la “rappresentatività” e la guida di questo paese.
I nomi non finiscono qui, di pretendenti possiamo elencarne ancora
altri, aspettiamo l’avvio di un confronto sulle linee per uno sviluppo
futuro del paese.
Luglio 2008
hERA
Inserto di attualità e conoscenza
a cura di Oscar Nicodemo, Daniela de martino e Giuseppe Sca ndizzo
Mediterraneo:
il richiamo
profondo dei miti.
I rem i in b arca della
sinistra italiana
d i O scar Ni cod em o
Meglio dirlo subito e senza mezzi
termini: la sinistra italiana sembra
sperduta, imbambolata, sconvolta,
confusa, timorosa, incerta, spaventata, disorientata, sbigottita, involgarita e persino istupidita. Quanto al
partito Democratico dei veltroniani,
appare come un mostro di ingegneria politica, creato da una pessima
concezione, in american style, della
politica moderna.
Se la cultura politica, anche quella
meno altolocata, riusciva comunque, in passato, a distinguere coloro
che erano di sinistra da coloro che
non lo erano, è perché i primi, in
tendenza generale, non oltrepassavano mai una linea di decenza, oltre
la quale l’etica di sinistra non consentiva di muoversi. Oltrepassarla,
significava dire addio al partito o
alla componente a cui si apparteneva, e non saper più riconoscere
l’ideale modello di comportamento
in virtù del quale si era di sinistra.
Dal punto di vista dell’efficienza e
dell’opportunismo italico, venire
meno all’osservazione dei tradizionali canononi dottrinali della sinistra, significava scrollarsi da dosso
il compito di rivendicare le esigenze
di chi si schiera a favore del diritto,
della democrazia e della lealtà. Significava, in ultimo, non essere in
possesso della verità storica della sinistra, e, quindi, non avere i requisiti indispensabili per farne parte.
Le vedute degli attuali dirigenti del
Pd, dei Verdi, dei vari partiti Comunisti (fatta eccezione per Niky Vendola), hanno portato la sinistra ad
iniziare un processo di oscurantismo
che la porterà, a breve, alla completa
cancellazione della sua grande,
unica, irrinunciabile eredità.
La sinistra è, ed è sempre stata,
un’area politica di progresso e rettitudine, non la si può confondere,
come è accade da qualche anno, con
una miserabile e decadente espressione di arrivismo, dove l’individualismo più sfrenato trova libera
esaltazione.
Francamente, dando un’occhiata all’esistenza di questi partitini cosiddetti comunisti se ne ricava
un’impressione frustrante che induce a considerarli come apparati
parapolitici, con l’isolato scopo di
far galleggiare nel mare mediatico i
leaders alla Bertinotti o alla Diliberto.
In effetti, la sinistra, avrebbe soltanto bisogno di essere ammodernata (così come nei paesi
scandinavi), non di essere stravolta.
Avrebbe urgenza di essere rigenerata, non di essere rifabbricata. Pertanto, occorrerebbe che uomini
nuovi si affacciassero sulla scena
politica nazionale per dettare il
corso della risalita. Non vi è vigoria
mentale, tantomeno brillantezza
ideativa nelle mummie in carriera
dell’iconografica sinistra italiana.
D’alema e lo stesso “Uolter Veltreony” sono come vecchie figurine
Panini, e forse valgono più o meno
come un Boninsegna o Anastasi, ma
niente di più. È davvero triste assicontinua a pag.III
di Aldo D’Angelo
Osservazioni su figure in posa
(del primo novecento a Capaccio)
di Paolo Apolito
Le più incerte sono le giovani
donne. O le più sfrontate. Perché entrano nel nuovo mondo promesso
dall’obiettivo fotografico con il sospetto che non sarà mai il loro
mondo.
I bambini sono estranei. Per loro,
star fermi davanti alla macchina del
fotografo corrisponde a star fermi
nella poltrona del barbiere o del dentista o mettere a disposizione il
corpo per la visita del medico. È un
pedaggio che bisogna pagare agli
adulti, ai propri genitori, per riceverne affetto, seza tante discussioni.
E infatti i loro occhi spesso no guardano all’incomprensibile centro dell’obiettivo, malgrado gli appelli a
farlo. Ma a “uccellini” o a volti degli
adulti sorridenti o rimproveranti. E
a specchio rispondono i loro volti,
sorridenti o corrucciati.
Le donne mature sono le uniche che
guardano all’obiettivo con aria di
sfida.
Il nuovo mondo non le convince.
Tutte queste promesse di catturare
l’immagine e farla viaggiare lontano, in altre terre, a casa di parenti
lontani. Con un semplice movimento di una mano e un gioco nascosto di una scatola meccanica.
Non le convincono. Comunicano
loro la sensazione di qualcosa che
potrebbe catturare l’anima, insieme
all’immagine. Che potrebbe corrompere il loro unico mondo, mentre finge di crearne uno nuovo. La
nuova tecnologia ha un sapore di
zolfo. E loro sanno come difendersi
dal diavolo. Contro cui sono abituate
a combattere. Per questo guardano
con sfida.
E gli uomini che fanno? Gli uomini
guardano oltre l’obiettivo, hanno la
testa già in altri mondi che l’immaginario maschile dell’avventura ha
appena loro dischiuso. Sono già lontani, questa sosta nello studio del fotografo è una tappa necessaria su cui
riflettono poco. Non mettono a confronto il mondo da cui vengono e
quello cui li consegna la scatola
meccanica del fotografo. Per loro la
foto è il passaporto per la vita.
Non è unico l’atteggiamento di
fronte all’atto di essere fotografati.
Varia secondo il sesso, l’età. varia
anche con la crescente assuefazione
al nuovo mezzo, nel corso degli
anni. Certe sfrontatezze non sarebbero possibili agli inizi. E si riconoscono le foto più antiche, per questo.
Quando la tecnologia della lastra fotografica comincia ad essere più
consueta, quasi tutte le persone che
si lasciano fotografare non temono
più che lasciar fissare la propria im-
magine possa fermare il proprio
flusso di vita, catturato nelle mani di
qualcuno che ne potrebbe abusare
con un atto magico, che fermi nell’immobilità della foto il movimento
della vita, lo raggeli in un gesto di
morte. La foto è diventata un oggetto profano, lo scatto un laico
gesto tecnico, il mondo nuovo è disincantato. Quello arcaico ha perso il
suo spirito e il suo incanto. Ed allora,
già nella diacronia delle foto, che
rappresentano come una abbreviata
memoria di lenti passaggi secolari,
le foto più lontane nel tempo segnalano anche i volti più arcaici.
Quando lo stile di vita lasciava
tracce impresse negli zigomi puntuti, nella trama dei muscoli facciali,
negli sguardi corrucciati di fieri esseri umani quasi selvatici. Appartenenti ad un mondo lontano e oscuro,
cui pure ci lega la nostra origine, misteriosa com’è la propria origine per
ognuno.
E il fotografo Palumbo? (18951990). L’aedo del nuovo mondo,
che promette in un gesto minimo felicità e benessere e comodità connesse al progresso e alla modernità?
Come tutti i fotografi degli studi e
delle pose, lui il nuovo mondo deve
non solo prometterlo, ma già rappresentarlo.
L’uomo non è solo ragione,
come, in genere, vogliono la filosofia e la scienza, ma è anche
fantasia, sentimento, immaginazione, bisogno di credere. In noi
c’é la necessità, diceva G. Battista Vico, non solo del vero ma
anche del vero simile, di cose
cioè che sono simili al vero,
anche se vere non sono.
Platone fece largo uso del mito
non solo per fare comprendere
meglio agli uomini gli argomenti
filosofici più difficili, ma anche
per dare a tutti aiuto e speranza nel duro cammino della
vita.
Non si può fare a meno del
mito! Sempre Platone, nel dialogo il ”Fedone” afferma: ”Certamente sostenere che le cose
del mito siano veramente così
come le ho esposte, non si conviene ad un uomo che abbia
buon senso; l’uomo però vuole
rischiare di credere alle cose del
mito, perché il rischio è bello! E
bisogna che, con queste credenze, noi facciamo l’incantesimo a noi medesimi, ed è per
questo che io da un pezzo protraggo il mio mito”.
Il mito non è imitazione, non è
favola, non è racconto dimostrativo; esso si riferisce ai supremi
problemi della vita e suscita in
noi la partecipazione e la ricerca. La parola “mito”, dal
greco – mytos e dal latino
mytus, detto semplicemente, significa racconto.
Per Aristotele il mito aveva tre
significati: 1) il mito come forma
attenuata, semplificata di intellettualità; 2) il mito come
espressione autonoma di pensiero o di vita; 3) il mito come
strumento di controllo sociale.
A tal proposito si ricordi il mito
della ”Biga alata” del ricorrente
Platone. Eccone una sintesi:
“Originariamente l’anima era
presso gli Dei e viveva al seguito
degli Dei una vita divina, poi, per
una colpa misteriosa, cadde sulla
terra e s’incarnò nei corpi
umani. L’anima è immaginata
come un carro alato tirato da
due cavalli, uno nero, cattivo, l’altro bianco, buono. Nell’Iperuranio (mondo celeste o delle
idee), avviene una lotta tra i due
destrieri, il nero cerca con forza
la terra, il bianco il cielo. Alla fine
vince il cavallo nero, perché il
male ha sempre la prevalenza sul
bene. Sulla biga v’é l’auriga, che
simboleggia la ragione, ed ha il
compito di dirigere, frenare,
controllare le furie dei due cavalli. Il cavallo nero rappresenta
l’anima concupiscibile e risiede
nel basso ventre (sesso); il cavallo bianco rappresenta l’anima
irascibile e risiede nel petto (volontà); l’auriga rappresenta
l’anima razionale che risiede
nella testa e deve regolare la
vita di tutte le persone”. Sperare
continua a pag. III
hERA
II
Giugno 2008
Il giardino dell’arc heologia
di Carlo Cuomo
Percorro il Museo di Paestum, accompagnato da Sergio Vecchio.
Gli antichi vasi, i reperti archeologici sono immersi in una cupa
penombra, in un’atmosfera d’acquario. Sembra quasi che da sotto
un vaso possa venir fuori un polipo o una murena.
In un angolo della sala al secondo
piano, da una finestra non oscurata entra la luce del sole. Mi avvicino, guardo fuori, intravedo un
paesaggio chiaro e solare. Il custode si avvicina e mi invita ad
aprire la finestra per poter meglio
guardare: un paesaggio lungo, una
pianura con colline e alberi a
gruppo e sparsi, negato ai vasi e
ai reperti che pure sono nati ed
hanno vissuto in quella luce, modellati dal luogo e dalla coscienza
di quella natura.
Perché, mi chiedo, un museo archeologico deve essere un antro?
Perché la luce artificiale, le tende,
i velari, i vetri opachi, le bacheche? Perché un ossario o un acquario con falsi ambientazioni,
penombre e atmosfere artificiali?
Un museo non è un teatrino dove
rappresentare con ricostruzioni
verosimili ed a scopo falsamente
didattico “la vera storia della
Magna Grecia”.
Un museo, credo, debba potersi
articolare come un “osservatorio”
per misurazioni, per confronti e
rapporti. Si potrebbero cercare
nuovi ordini nei reperti, raggruppandoli, cercando nuovi equilibri
al di fuori di categorie classiche.
Un luogo di studio dunque, che
svela relazioni, fa nascere domande. Interessante ad esempio
potrebbe essere confrontare i reperti con quello che c’è intorno:
l’antica chiesa, il casolare, il paesaggio, la natura, lasciando che le
relazioni rivelino, relazione tra i
pezzi, con il paesaggio, con l’arte
moderna.
Le tombe a lastre dipinte,
reperti unici, tuttora
aperte ed esibite comunque e sempre, potrebbero
invece, ricomposte, essere
aperte al pubblico solo in periodi eccezionali dell’anno, magari associando a questo evento
un rituale di festa che faccia del
museo un fulcro per il territorio.
Non più musei ma osservatori archeologici, luoghi di ricerca,
aperti e tessuti con l’intorno, sta-
zioni di campo dove il lavoro di
restauro non sia nascosto o inaccessibile (oggi è difficile poter
partecipare od anche assistere ad
uno scavo perfino per un giovane
e volenteroso archeologo).
Il museo archeologico, penso, non
debba essere più il punto d’arrivo,
e definitivo, dei reperti sottratti al
territorio ma la radura dalla quale
partire per nuovi percorsi e misteriosi sentieri di ricerca.
Da: “Cilentanità”
di Pasquale Martucci*
Se la concezione classica della comunità si basava su elementi legati
alla solidarietà, all’appartenenza territoriale, ai legami familiari e parentali,nel Cilento la scoperta di una
forte identità, la cilentanità, è affidata essenzialmente alla memoria
dei protagonisti che si manifesta
nelle leggende narrate (ad esempiom
il brigantaggio).
Per Guzzo, la cilentanità è un moto
dell’animo, un senso di identità, un
legame con la propria terra che si
traduce nell’appartenenza territoriale.
Non tutti hanno la certezza dell’esistenza di questa forma identitaria. Se
pure cìè qualcosa che accomuna i
modi, i tratti, occorre indagare il passato, non solo quello esterno e immediatamente visibile. Ci vuole,
insomma, lo storico puro che tenti
una spiegazione ed interpreti i documenti anche con metodo sociologico, in quanto nell’interpretazione
esiste di continuo il rischio di consultare solo ciò che riguarda le famiglie alto borghesi, i “ceti egemoni”,
quelli che erano in condizioni di leggere e scrivere. Al contrario è neces-
sario valutare anche l’altra prospettiva, quella dei cosiddetti ceti subalterni.
Per trovare gli elementi della cilentanità, occorre considerare una comunità, unj valore collettivo e non
individuale, che si fonda sull’appartenenza fisica, morale,culturale, psicologica, e sulla memoria del
passato. Inoltre, è importante che si
realizzi un processo in grado di far
interagire elementi differenti che vedano coinvolti la storia e la vita scioeconomica.
Infine è da notare che la cilentanità
si è costituita a partire dall’isolamento geografico del Cilento, e dunque dall’incapacità di subire
profondi condizionamenti esterni, e
si è definita attraverso il confronto
della comunità con se stessa e con
l’ambiente e il territorio, grazie ad
un sistema comune di regole e di
pratiche di vita. La cilentanità si
trova in perfetta consonanza con
tutte le teorizzazioni sociologiche ed
antropologiche della comunità classica.
Il Cilento ancora oggi non può prescindere dagli elementi caratterizzanti la cultura contadina, in quanto
si tratta di una terra che in particolari aree interne, dove mancano le
occasioni di sviluppo, presenta valori e modi comportamentali riconducibili alle tradizioni del passato,
che andrebbero, nonostante le inevitabili evoluzioni sociali, tutelate e
valorizzate perché facenti parte di un
ricco patrimonio storico-culturale.
*(sociolologo e ricercatore di
tradizioni e cultura popolare)
Moda nel nome
Assteas e Kore
di Giuseppe Liuccio
Nell’antica Poseidonuia visse e
tenne bottega Assteas, una singolare figura di artigiano-artista.
Si impose, pare, prevalentemente
nella pittura vascolare di anfore
ed oggettistica varia per arredo
di templi e case e corredo di
tombe. Non è da escludere che
molti dei reperti non firmati
siano da attribuire a lui e alla sua
scuola.
Il Maestro testimonia, comunque,
che nella città antica fu fiorente
l’artigianato che lavorava l’argilla ,
di cui il territorio era ricco.
Con il termine Kore (cosa ben
diversa da Kora, regione, territorio) gli antichi greci indicavano la
ragazza, bella, elegante, perfetta
nell’armonia delle forme e per lo
più vergine.
Le ragazze con questa qualità veneravano la omonima Dea Kore
(Persefone, Proserpina), nella cui
bellezza si identificavano.
Nella nostra società che privilegia l’apparire e i clamori pubblicitari gli stilisti creativi hanno
eletto Kore a dea-simbolo della
moda e nel suo nome organizzano sfilate che accendono i riflettori su modelle, forse non
tutte vergini (come le fanciulle
antiche), ma di sicuro bellissime,
elegantissime e perfette nelle
movenze. Il tutto nella cornice
magica di siti archeologici o, comunque, di pregio monumentale,
che abbiano il fascino sottile dell’arte, trasmettendo emozioni.
Paestum ha tutti i titoli per
eventi del genere; e quando nel
passato più o meno recente, se
ne è organizzato qualcuno ha
avuto successo.
Ma dirò di più: Paestum può offrire nome e punto di riferimento
per una linea di moda. Tuniche e
pepli e tutto il ricco e vario abbigliamento di fanciulle e matrone
che arabescano pitture vascolari,
metope e lastre tombali offrono
ampia materia di ispirazione,
ideazione e realizzazione di una
“linea pestana” della moda e della
cosmesi da far impallidire i più
estrosi stilisti italiani e stranieri.
Ci provò Palinuro con i “pareo”
che furoreggiavano nel Club Mediterranée negli anni sessanta ed
invasero spiagge e coste di mezzo
mondo.
Ci ha provato Postano e con le
“pezze” ha creato un cult ed architettato un business di enormi
proporzioni.
Perché non può farlo Paestum,
che può spendere sui mercati un
nome che da solo vale un tesoro
attingendo allo scrigno inesauribile dei costumi dei padri antichi?
hERA
Giugno 2008
III
Tempo fra le colonne
di Viviana Vecchio
E i greci
Sibariti nel greco mare Tirreno
dell’antica Poseidonia
con le loro ricchezze
del nettare d’oro, l’ambrosia
la storia raccontata
racconta
macchie bianche e nere nei campi
di gatti con i loro artigli
graffi, nascondigli, soffi
miagolii come un pianto di bambino
dei Romani le incursioni saracene
la malaria e la sua decadenza
sparse vestigia tesori dei monumenti
l’uva pigiata
dipinta su un vaso dal fondo nero
e le quadrighe in corsa sulle anfore,
gli elmi lo scudo le lance
contorno esile rallentato
dalle sacre reliquie nel santuario di Hera e di
Argo,
del racconto di Stradone su Giasone
e Paestum lucana, terracotta dipinta
melagrana
la larga chioma del pino, macchia scura ad olio
e i suoi aghi a china e a carboncino
colonna architrave
blocchi di pietra
acqua increspata
forma dell’albero stilizzata
fregio fruscio delle lucertole fra l’erba
pietre nascondiglio dei serpenti
nei campi il gracidare delle rane
guardando i suoi tramonti
lo sfrigolio delle zampette di grilli
un suono stridulo
gli uccelli fra i rami
le more i gelsi
l’erba la paglia è tenerezza che punge
e solletica
balzo dei gatti sinuosi la terra
stazione treno tremore
sirena scolpita nell’arco
degli occhi di Giunone sulla coda del pavone,
arabeschi di colore variopinto
arcobaleno nel cielo dipinto
e fili d’erba
muschio
fitta fitta
nespole
metope
ortiche spine e sterpi
lì la morte nello specchio
il suo transito
le foglie baccellate
i fiori di loto l’ombra che oscura le mura
di notte
e l’abbaiare dei cani
di notte
nel greco mare sartie e intarsio
di storia e mito
fra l’onde i pesci nel piatto
figure rosse
perché nel gioco delle parole
continua da pag. I
di Oscar Nicodemo
I remi in barca della sinistra italiana
stere alla diffusione di una convinzione critica che rigetta, inesorabilmente, le capacità politiche della
sinistra: non può e non deve passare
l’idea di una sinistra inadeguata a governare, relegata al pedante ruolo dell’opposizione parlamentare. La
nazione attraversa un periodo a dir
poco strano, dove a pensare sono gli
smidollati, a scrivere i ciabattoni, a
governare i tracotanti. Non e stato
sempre così. Ad una classe dirigente
non all’altezza delle aspettative non
necessariamente si accompagnavano
una stampa fiacca e una classe intel-
ritorno della memoria
dove sparivano le mie costruzioni di legno?
Si papà le prendevi con una promessa,
costruire nel quadro un tempio.
lettuale piuttosto distratta.
Potere politico da una parte e coscienza critica dall’altra, hanno sempre permesso a questa repubblica di
avere un decoro degno della migliore
consuetudine democratica europea.
Ora, invece, i meccanismi che regolano un simile equilibrio sono minati
alla base da una preoccupante fase involutiva. L’Italia va sciaguratamente
uniformandosi, a partire dai suoi condotti vitali: i libri si scrivono a palazzo, in qualche studio ministeriale;
l’informazione, quando non assurge
al compito di un ufficio stampa governativo, si perde in un inutile esercizio denigrante; l’arte non si pone
più i nobili obiettivi di un tempo, non
cede all’ispirazione e non ispeziona i
misteri dello spirito, presa com’è a
rincorrere i costumi sociali e gli usi
comuni della gente. In ogni campo,
tutti danno l’impressione di partecipare ad una gara a chi fa peggio il
proprio mestiere. Toccare il fondo,
ecco l’obiettivo che il Paese si prefigge. Si spera solo che ci arrivi più
velocemente possibile, poiché in tal
caso la spinta per risalire sarebbe
maggiore.
Assteas
studio:
...continua da pag. I
Mediterraneo:
il richiamo profondo
dei miti
di potere uscire dal mito per
conquistare la conoscenza
scientifica, a tanti, sembra quasi
impossibile, è un atto di superbia che, prima o poi, sarà punito.
A tal proposito si ricordi il racconto di Adamo ed Eva cacciati
dall’Eden, oppure il Prometeo
incatenato ad una rupe con
un’aquila che gli divora il fegato.
Nella civiltà mediterranea, quasi
tutte le rappresentazioni letterarie, poetiche, filosofiche, individuali e collettive sono opera
del mito.
Anche la nostra origine come
individui è opera del mito.
Non a caso s’è parlato molto di
creta, cicogna, cavolo ecc.
Quando ero piccolo mia madre
mi diceva sempre che ero stato
scavato sotto una pianta di
quercia. Ci credevo realmente.
Aldo D’Angelo
Pubblicità
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prodotti
inesistenti
Kore’s style
“L’antico che
aleggia
sul moderno”
hERA
IV
Rubrica
L’AGENDA DI
STRABONE
Percorso di base
per l’avvicinamento
a Paestum
Giugno 2008
Il tempio di Cerere (cd.)
Lo scavo della stipe del tempio
ha permesso di individuare la divinità che in esso era venerata.
Si sono trovati, infatti, documenti probanti che consistono in
numerose testine e frammenti di
statuine fittili di Athena.
Non v’è dubbio, quindi, che alla
convenzionale denominazione di
Tempio di Cerere, possiamo sostituire a buon diritto quella di
Athenaion (Tempio di Athena).
Realizzato verso la fine del VI
sec. a.C. su un lieve rialzo artificiale del terreno, è un tempio dorico, esastilo periptero (colonne
6 x 13).
Misura m.32,88 x 14,54. Sulla
fronte principale rivolta ad est,
come in tutti i templi greci, si
trova una rampa d’accesso, gravemente danneggiata dalle trasformazione cui nel corso del
tempo è andato soggetto l’edificio.
All’esterno, la normale sequenza
di elementi di cui si compone la
trabeazione dorica viene ad essere arricchita, tra architrave e
fregio e al di sopra di quest’ul-
Aforismi inediti
timo, dall’inserzione di filari in
tenera arenaria, anziché in calcare locale come la maggior
parte degli elementi dell’edificio,
scolpiti con motivi di ovoli e
onde correnti.
Questo tempio presenta la particolarità di avere il frontone costituito da sole cornici (geisa)
oblique.
Nel Museo è conservata la cornice di gronda (sima), in arenaria, con belle teste di leone,
alternate a palmette e fiori di
loto a rilievo, di delicatissimo disegno.
Anche il fregio ha una struttura
particolare, essendo costituito
da lastroni di calcare, ognuno
dei quali comprende due metope, con un incavo fra esse per
l’inserzione dei triglifi in arenaria.
L’interno del tempio è molto
semplice: il nucleo della cella
rettangolare è un alto basamento, senza opistodomo, né
adyton. Sul davanti vi è un vestibolo, o pronao, il quale aveva
otto colonne ioniche, di cui ri-
mangono le tracce delle basi. È,
questo, il primo esempio di edificio templare in cui siano impiegati contemporaneamente
due ordini architettonici: non
solo nel colonnato, più massiccio
e solido quello dorico dell’esterno, più slanciato e decorativo quello ionico, adatto agli
spazi interni, ma anche nella
La nostra vita negli astri
di Al. Dan.
d i O s c a r Ni c o d e m o
L’autostima è la condizione indispensabile per esistere; l’autocelebrazione per negarsi.
Accorgersi di essere peggiorati:
ecco un grande passo in avanti!
La felicità meno rumorosa e più
decorosa consiste nel far felici
gli altri.
Riconoscere una buona idea è
meglio che averla.
Il sospetto del tradimento affligge gli innamorati; la certezza,
placa il loro dispiacere.
commissione di
elementi, del
tutto originale,
adottata nella
trabeazione e
nel
coronamento del tempio. In epoca
tardo
antica
(VII-VIII sec.
d.C.), a seguito
dell’impaludamento
della
zona, l’abitato
si venne concentrando
presso l’area
del
tempio.
Questo, venne
trasformato in
chiesa: murati
gli
intercolumni, abbattute le pareti
della cella. Gli
ultimi resti di queste strutture
medioevali sono state distrutte
nel corso degli scavi condotti nel
santuario durante la fine degli
anni ’40. Ad una distanza di
circa 30 m. dal tempio, antistante la fronte principale, sorge
il basamento in blocchi dell’altare.
Per tante persone il ricorso agli astri
offre illusioni e propone una spiegazione di ciò che altrimenti potrebbe apparire come inspiegabile.
Gli oroscopi hanno sempre affascinato ed ingannato gli uomini, investendo le sfere della vita pubblica e
privata. Persino i politici e i capi di
Stato ancpora oggi consultano gli
oroscopi per orientare le loro decisioni.
L’epoca in cui viviamo è dominata
da un certo disincanto del mondo e
dalla fine delle grandi narrazioni
ideologiche. È diventato più difficile pensare il domani e proiettarsi
nel futuro.
In assenza di una fede ideologica o
religiosa organizzata, la paura di ciò
che ci attende si combina con l’ossessione del futuro immediato: ed
ecco il fiorire degli oroscopi che gestisce le speranze del prossimo a
buon mercato.
Molta gente non considera, naturalmente, l’oroscopo una verità rivelata, ma vi trova, a volte con ironia
o persino negandogli qualsiasi verità, un mezzo per darsi un minimo
di sicurezza nell’ambito della vita
quotidiana.
Non a caso gli oroscopi parlano dell’amore, del denaro, della salute in
un mondo dove gli individui lottano
contro la solitudine e sono spesso
bisognosi di assistenza psicologica.
Gli oroscopi, inoltre, in maniera
molto astuta, di solito sono vaghi,
spesso incoraggianti, non annunciano mai disgrazie precise, ma alternano promesse e avvenimenti,
facendo appello al sempiterno buon
senso. Di conseguenza, ognuno può
leggervi e trovare ciò che cerca.
Wie sind alle Berliner!
Berlino offre a Paestum un stanno cambiando in un vorposto nell’olimpo, un posto tice di combinazioni artistiche
d’onore alle divinità pestane e
lucane.
Il posto dell’uomo è sulla
terra? La terra dei nostri Avi.
L’unica che abbiamo.
“I don’t love Man the less, but
Nature more” . La mente
umana è fatta naturalmente di
conoscenza. Dai profeti ai
poeti, trapassando ogni facette
dell’arte, senza tempo, tutti
hanno trasposto in idealizzazioni divine le virtù!
Le raffigurazioni dipinte da ora
e per tre mesi in esposizione
al Martin Gropius Bau è il
segno evidente che i tempi
ambasciatrici del nostro genius
loci.
La Cina è sempre più vicina, ci
sta aspettando... E i cinesi non
desiderano altro che poter
conoscere le nostre produzioni artistiche archeologiche
da mille e una notte.
Italia Germania, due modus
operandi completamente diversi che si integrano perfettamente. L’ ordine e rigore,
estro e creatività stretti a coorte per innalzarsi al massimo
grado del Zeit Geis
(spirito del tempo)
Giuseppe Scandizzo
Luglio 2008
Ecco come mi sono
trovato un ripetitore
… in giardino
MAURIZIO MOTTOLA
Ricordate la trama di Missili in giardino? “Nella cittadina di Putnam
monta la protesta dei cittadini contro l’installazione di una base missilistica. Tra i più impegnati c’è
Grace il cui marito Harry, a sua insaputa, ha avuto l’incarico dall’esercito di curarne i dispositivi più
segreti. Mi è venuta in mente nei
giorni scorsi, quando recandomi
nella casa di campagna nel paese di
Altavilla Silentina, in provincia di Salerno, ho trovato un palo alto più
di venti metri -un ripetitore- a
poche decine di metri a ridosso
della mia casa: la settimana prima
non c’era !
La mia sensibilità di ambientalista è
rimasta scossa: vengo da Napoli, lasciandomi alle spalle -perlomeno
per il weekend- le tematiche di discariche ed inceneritori e mi ritrovo un ripetitore quasi in
giardino!
Mi lascio prendere dalla sindrome
di NIMBY (acronimo inglese per
Not In My Back Yard, letteralmente
“Non nel mio cortile”, con cui si
indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro
opere di interesse pubblico che
hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite.
Però mi rendo conto che è semplice depressione, in quanto manca
il criterio della necessità: un ripetitore è utile, ma non indispensabile,
come invece un sito di compostaggio od altro. Che fare? Consulto
rapidamente le carte ed i codici ed
ecco che una buona notizia ed una
cattiva notizia si compenetrano ed
aggrovigliano: la cattiva notizia è
che il ripetitore non è a ridosso del
mio giardino ma è proprio nella
parte periferica del mio giardino,
per cui la buona notizia è che
l’hanno installato senza il mio permesso e dunque darò battaglia per
questo abuso.
Non ti puoi assentare nemmeno
per pochi giorni che ti ritrovi un ripetitore nel tuo giardino !
E questa è l’Italia.
La collina degli ulivi
ALBANELLA
L’arrivo di don Antonio Russo, nuovo parroco
Fra i suoi progetti c’è anche il conservatorio musicale
E venne il giorno in cui, ad Albanella, una Madonna bianca discese
dal cielo. Senza gli effetti speciali
cui Santa Romana Chiesa ci ha abituato. Niente lievitazione, nessuna
lacrima di sangue e nemmeno l’ombra di imposizioni taumaturgiche.
Anche le Madonne si adeguano ai
tempi. E nell’epoca in cui un litro di
benzina costa più di un biglietto andata e ritorno per Londra, la Vergine
Maria non disdegna l’aereo. L’effetto però è lo stesso. Se aveva ragione Feurbach a dire che il
miracolo è l’aggiogamento della
psiche di un intero popolo, allora il
miracolo c’è stato. Don Antonio
Russo (amministratore parrocchiale
di Albanella e non parroco, come
tiene a precisare) ne è convinto. Sua
l’idea dell’epifania area della statua
della Madonna di Fatima, una tra le
dieci copie dell’originale portoghese che girano per il mondo. «Volevo che fosse percepita dalla gente
come un dono giunto dal cielo» ammette il sacerdote. Nella tragedia
greca, di tanto in tanto, le divinità
apparivano sulla scena per risolvere
le prosaiche beghe umane attra-
verso un procedimento chiamato ex
machina. L’attore, che impersonava
il dio risolutore di turno, rimaneva
appeso a mezz’aria al di sopra del
palcoscenico con un sistema di funi
e carrucole. Ex machina, o meglio,
ex elicottero è arrivata la statua
della Vergine. Impressionato è rimasto il popolo albanellese. Le
omelie di don Antonio sono affollatissime. Una schiera di cinquanta
giovani gli riempie le serate in pizzeria. «Tante le conversioni dopo il
passaggio della Madonna» dice
trionfante «domenica celebreremo
60 cresima e tanti quelli sopra i
trent’anni». Parla addirittura di battesimi di adulti e ritorno all’ovile di
pecorelle smarrite. «E non è che
l’inizio!» proclama. Don Antonio
ha un eloquio pragmatico, non raffinatissimo, ma volitivo, sguardo
fermo e poca gestualità nelle mani.
Caratteri probabilmente maturati
nell’esercito. A 27 anni diventa
frate cappuccino e subito dopo
viene nominato cappellano dell’esercito. Partecipa negli anni novanta alla missione italiana in
Somalia, avendo in tasca il brevetto
da paracudista. Diventa poi tenente
colonnello della Guardia di Finanza, di stanza nelle province
campane. Inutile provocarlo con discorsi sulla non violenza, su Francesco d’Assisi pacifista in Medio
Oriente. Trancia la polemica con le
parole del Concilio Vaticano II:
«militari, ministri di pace». « Secondo me la vita militare è votata
alla vita e non alla morte» argomenta. La decisione del suo approdo ad Albanella, gli è stata
comunicata dal vescovo, senza che
lui avesse espresso alcuna volontà.
Si tratta di una presenza temporanea, ma chissà. Don Antonio fa progetti a lungo termine.
Dice che a Settembre sarà pronto il
continua a pag. quattro
Adriano Liberti, il goleador
RINO CAPPETTA
Non so se qualcuno ha scritto gia sull’argomento in questione; se fosse, poco
importa, innanzitutto perché a mio parere non si tratta di banalità bensì di un
esempio sportivo davvero da mettere in
evidenza, soprattutto per i giovani. Poi
perché esso mi riporta con il cuore e
con la mente agli anni dell’adolescenza,
dove, “il pallone”, tra sogni e speranze,
era protagonista. Quando nel mese di
maggio ho letto su un giornale locale
che Liberti aveva trascinato il “Carillia”
alla vittoria con una tripletta e che già
da qualche domenica stava guidando
la squadra, in seconda categoria, a
suon di goals, in verità non ho pensato
al mitico goleador degli anni ’70 e ’80,
Adriano Liberti, ma a suo figlio, o ad un
nipote…Leggendo la cronaca della partita, invece, scopro che il giornalista si
riferiva proprio a lui, classe 1957, cinquanta anni suonati, con lo stesso fiuto
del goal, con la passione di sempre…
Che si mantenesse in forma lo sapevo,
ma che alla sua età riuscisse ancora ad
essere protagonista in un campionato
regolare e non a calcetto tra suoi coetanei, questo sinceramente non me lo
aspettavo, e siccome non mi risulta di
altri cinquantenni che nelle nostre zone
ancora giocano a pallone in maniera
agonistica, ho pensato che l’evento meritasse attenzione e rispetto. Quanti ricordi…A cominciare da quella foto del
mare tagliata a metà (e mia madre che
mi voleva picchiare) perché Adriano sapeva già cosa erano i “cartellini” e dovevamo fare un campionato tra
“Palazzine”, dove abitava lui, e “Maria
Teresa”, dove abitavo io con altri ragazzi. Era lui il capitano e quello che
faceva la formazione nelle indimenticabili sfide con Altavilla, Cerrelli, Matinella,
Albanella, Borgo S.Cesario, Serre, quello
che nessuno voleva marcare, quello che
tutti temevano, il più forte o, come si
dice adesso, quello che faceva la differenza. Adriano Liberti con un po’ di fortuna avrebbe potuto certamente fare
carriera tra i professionisti quando fu
notato nelle giovanili della Salernitana.
Dopo qualche anno con un magico Carillia (c’è ancora la foto da Guido il barbiere?), con tante vittorie e tanti goals,
qualcuno rivendico il merito di averglielo
fatto fare io, diventò lo spauracchio
delle difese avversarie nei gironi di Promozione di una volta, e tanti lo ricordano ancora a Eboli, Bellizzi, Baronissi,
Faiano…insieme ai suoi dribbling ubriacanti, le sue finte smarcanti e l’innato
istinto del goal che lo ha sempre contraddistinto. Sempre primo agli allenamenti, sempre l’ultimo ad andarsene,
con tanta umiltà, pronto anche a “squadrare” il campo o a pulire gli spogliatoi
per non fare brutte figure. A “fine carriera” (“ma quando mai”) rigiocammo
insieme fino a portare il G.S. Carillia in
prima categoria, con lui, manco a dirlo,
capocannoniere. Era il 1991…
Onore a te, Adriano Liberti, perché sei
ancora oggi un grande esempio di autentica passione sportiva, quella fatta di
sacrifici, lealtà, serietà, coraggio e voglia
di divertirsi, merce rara di questi tempi.
Questa è una bella storia, per Borgo
Carillia nel suo cinquantesimo e per l’intero Comune di Altavilla; è la storia di
un goleador che non ha ancora voglia di
smettere; una storia che può trasmettere alle nuove generazioni stimoli ed
incoraggiamenti. Una storia, infine, che
offre a me e a tanti altri l’orgoglio e la
gioia di averla condivisa per anni nell’amicizia e nello sport. Complimenti e
auguri, campione.
tre
Luglio 2008
La collina degli ulivi
quattro
Altavilla
Carmine Iorio: martire rivoluzionario o traditore?
ROSARIO MESSONE
La storia di Carmine Iorio , (18921928) non è ripetitiva come quella
di tanti nostri soldati costretti a
combattere nelle cosiddette Colonie
Italiane; un po’ si tinge di giallo arricchendosi, col tempo, di particolari che una volta era meglio celare.
Quando, dalla bocca di Giuseppe
Galardi, sentii pronunciare per la
prima volta il nome di Carmine Iorio,
ebbi subito la sensazione che si trattasse di un caso insolito e di rilevanza nazionale.
Chiesi delucidazioni e la risposta
breve ed incisiva non tardò ad arrivare, infatti esclamò: «Fu un gran
traditore della patria!»; colsi una nota
di esitazione solo nelle ultime sillabe: pensai che la causa fosse legata
alla sua mentalità, vincolata ad una
militanza politica che era meglio dimenticare ma che non rinnegava.
In famiglia poi, mio suocero, Pasquale Zunno, militare spedito in
Libia durante l’ultimo periodo fascista, mi riferì che Carmine era impresso nella mente dei soldati italiani
delle colonie e nel cuore degli arabi.
Del discorso particolarmente mi
colpì la frase: «La famiglia Iorio è
una delle più oneste e rispettose del
paese; purtroppo, come suggerisce la
saggezza popolare, “in ogni famiglia
c’è una pecora nera”». Quando si riprendeva l’argomento con qualche
anziano signore la risposta era sempre la stessa: «Zitto che è vergogna!»
per cui tutto finiva lì.
La sua famiglia d’orgine aveva cognome D’Orzo e, quando nel 1755
giunse ad Altavilla da Campagna, per
un mero errore, fu registrata come
Iorio.
Con Galardi discutemmo a lungo se
inserire o meno la notizia nel libro
“Altavilla Silentina. Profilo storico
monumentale e paesaggistico” per
non creare malumori nella piccola
comunità, perciò l’argomento fu solo
accennato.
Se si chiede notizie in merito al solerte impiegato comunale, risponde:
«Dai registri risulta solo la data di
nascita e che sua moglie si chiamava
Lorenzina Di Poto». Non senza un
po’ di imbarazzo continua: «Sotto vi
è scritto a matita “fucilato alle spalle
a Bengasi”» pensando, forse, che in
quasi tutte le altre parti del mondo
l’anagrafe è completamente informatizzata.
In poco tempo Carmine Iorio, ribattezzato Just el-Muslim (Giuseppe il
Musulmano), riuscì a raggiungere i
gradini più alti del comando dei ri-
Carmine Iorio in due foto d’epoca
belli Senussi e le sue imprese coinvolsero parte della Cirenaica.
Fu catturato dalle truppe italiane nel
1928 nell’oasi di Giàlo, quando
cercò di liberare la seconda moglie
(la bellissima Teber ben-Mussa) prigioniera.
Del personaggio si occupò personalmente, in diverse occasioni, il ministro delle colonie Federzoni. In uno
dei telegrammi (n.8953 dell’11 dicembre 1928), indirizzato al comandante delle truppe in Bengasi, scrive:
Al 5761. Prego telegrafare notizie
esatte procedimento a carico disertore Iorio. Se come non dubito, verrà
erogata pena capitale, giudico con-
Differenziamo per differenziarci
I paesi delle
ombre
Lettera aperta ai cittadini
...L’opinione di Diomira Cennamo
Gentile famiglia
Grazie anche a Voi siamo entrati a far
parte dei comuni virtuosi della nostra
regione per la raccolta differenziata
porta a porta.
Nei mesi scorsi abbiamo avuto seri problemi per mantenere il sistema di raccolta differenziata e tutto questo in una
regione che vive l’emergenza rifiuti da
14 anni e nella quale i Comuni che,
come noi, fanno la differenziata, hanno
sempre difficoltà da superare invece di
ottenere gratificazioni e incentivi.
Noi, però, non ci arrendiamo!
Dopo avere riorganizzato il servizio, abbiamo verificato che ci sono buone possibilità di migliorarlo ulteriormente con
il concorso di tutti, anche della vostra
famiglia.
E’ molto semplice : basta differenziare
il più possibile (Umido/organico, vetro,
carta e cartone, alluminio, ecc.) e depositare nel accetto del secco indifferenziato il meno possibile.
Questo comporterà il miglioramento
della raccolta, una sempre maggiore pulizia del nostro paese e la lotta conto
ogni sorta di inquinamento .
Visto che si può fare di più , impegnamoci per questi obbiettivi:
2008 confermare il nostro miglior risultato storico del 66%
2010 puntare ad un primato ambizioso
tra 85% e il 90%
E’ importante rispettare tre semplici regole:
Usare i sacchetti giusti per ogni frazione
di rifiuto
Depositare il sacchetto al proprio numero civico
Rispettare gli orari e il conferimento
giusto per evitare sanzioni
Inizieremo, insieme un periodo di animazione e di maggior impegno.
Stiamo per esletare le gare per la fornitura delle attrezzature per il servizio
RDI
—- Per le famiglie ( pattumiere e buste
colorate per ogni frazione di rifiuto col
codice a barra
—- Per i condomini ( bidoni carrelati)
L’assessore Arietta il dirigente Giancarlo Peduto il delegato all’ambiente
Alfonso Rufo, attendono, pertando, le
vostre segnalazioni, i vostri suggerimenti, per organizzare riunioni ed incontri nei condomini, , nei circoli, nelle
strade nelle piazze.
Per contatti telefonare al Municipio a
0828/983830 –983824 o utilizzando il
nostro fax 0828/982095.
L’Assessore all’ambiente
Salvatore Arietta
“I paesi delle ombre” è una raccolta
di ricerche su personaggi ed eventi
più o meno misteriosi del Cilento
che Oreste Mottola ha condotto
durante la sua vita di giornalista ma
prima ancora di altavillese. Oreste
non è anziano, per carità, ma appartiene ancora a quella bella generazione in cui i ragazzi si radunavano
attorno al fuoco d’inverno o davanti
casa d’estate insieme a nonni e zii a
farsi raccontare le storie della loro
infanzia e della loro terra. (…) Il
libro di Oreste è questo: un fermo
immagine per una generazione che
ha dimenticato (perché non apprende più) l’arte dell’ascolto.
Un’arte che nasce da una capacità
ancora più originaria che è la curiosità. Curiosità per le proprie origini
e il proprio territorio. Curiosità che
partorisce domande a raffica, come:
perché questa cosa è così com’è
oggi. La curiosità, dono tipico dei
giornalisti, ha spinto Oreste Mottola
ad ascoltare quei racconti che sentiva dire dalle bocche più anziane,
una sorta di passaparola generazionale che ha avuto la fortuna di ereditare, sin da piccolo. Un passaparola
che, però, necessita di diventare parola scritta, nero su bianco, soprattutto oggi, che quei racconti vanno
perdendosi con la scomparsa di persone e usanze e persino lingue d’altri tempi. Il nostro, di tempo, ha però
il dovere di conservare.Che cosa è il
recupero della memoria, quello che
ha portato Oreste ad utilizzare la
sagacia investigativa del giornalista, a
fare di sé un ricercatore della memoria, a destreggiarsi tra interviste
dei supersiti e carte d’archivio? A
Oreste questo libro è “costato” una
vita di ricerche e un anno circa di
riordino intensivo.
veniente dare massima pubblicità all’esemplare castigo presso codeste
truppe, inserendo sentenza foglio
d’ordini e dandone lettura ai reparti.
Nulla osta pubblicazione giornale locale, ma prego disporre che corrispondenti giornali italiani non
trasmettano a questi notizia alcuna.
Le imprese di Carmine Iorio non
sono sfuggite a grandi firme come
Gian Antonio Stella, F. Maratea e S.
Bono. In Libia è uscita di recente una
pubblicazione su Carmine Iorio,
nella quale il nostro personaggio è
considerato e descritto come “Almujiahid Aschlahid” ossia “martire rivoluzionario”.
La moglie italiana Lorenzina Di Poto
scomparve all’improvviso da Altavilla Silentina. Solo di recente si è
saputo che fu costretta, dal regime
fascista, a sposare un ex carabiniere
e vivere a Napoli nel quartiere Montesanto.
Chi volesse approfondire l’argomento si consiglia leggere:
Ennio Scannapieco, Da Altavilla Silentina al deserto libico: Carmine
Iorio, il disertore salernitano che divenne un capo dei ribelli senussi. A.
2007. Oreste Mottola, Iorio, il Lawrence d’Arabia all’incontrario, in
«La Collina degli Ulivi», n.8, ottobre
2004. Paolo Tesauro Olivieri, La triste storia di un fante del Mezzogiorno d’Italia in Cirenaica
(1916-1028), settembre 2005.
Francesco Maratea. Un soldato italiano guidò la rivolta dei senussi (in
due parti), in «La Settimana Incom
illustrata», A III, n. 35 del 2 settembre 1950 e n. 36 del 9 ottobre 1950.
Gian Antonio Stella. Libia ’17: e il
soldato Carmine diventò il beduino
Yusuf, in “Il Corriere della Sera”
martedì 12, ottobre 2004.
S. Bono. Un Italiano al fianco di
Omar al Mukhtar, in «Islam, storia e
civiltà», gennaio-febbraio, 1990,
pag.27-31.
da pagina tre
L’arrivo di don Antonio Russo,
nuovo parroco di Albanella
conservatorio, sorgerà all’interno
della struttura dell’oratorio, in collaborazione con un centro musicale
di Roma:«la prossima settimana incontrerò a Roma l’onorevole Carlucci per accelerare i tempi» si
lascia scappare, con una punta di
ben dissimulata vanità. La priorità
sono i giovani, cui bisogna offrire
alternative in un’Albanella socialmente desolante. «Non è facile per
i giovani il presente in questo
paese. Il problema della droga mi
sembra molto serio. Ho intenzione
di organizzare degli incontri con
una comunità di Como. Ex tossicodipendenti che vengono qui a parlare della propria esperienza».
Nella sacrestia, in cui campeggia la
foto formato gigante del suo incontro col Papa tedesco in un aeroporto
militare, delinea una vera e propria
strategia di riposizionamento della
chiesa nel territorio albanellese.
«C’è da mettere su il Collegio Pastorale, il Consiglio economico, organizzare la Caritas e rivitalizzare
l’associazionismo cattolico: voglio
che nella mia chiesa ci siano
l’Azione Cattolica, Comunione e
Liberazione e tutte le altre realtà di
movimento». Lo spazio sociale albanellese è praticamente deserto.
Le tante associazioni laiche, che
animavano la vita civile del paese,
sono col tempo sparite. È rimasto il
buon Giancarlo Carrano, che fa
quel che può, e la pro loco, dilaniata da politicismi e conduzione
familiare. La politica ha già cominciato a guardare con attenzione il
pragmatico Don Antonio Russo. Ha
incassato un paio di settimane fa
l’appoggio e l’encomio del consiglio comunale, cui è stato invitato
a partecipare (mai successo prima
ad Albanella). Definisce il sindaco
Capezzuto «fraterno amico, in
piena sintonia con i miei scopi».
Molti notano politici locali ed esponenti di Forza Italia alle sue messe.
Un prete, per sua stessa ammissione, che si guarda intorno a 360°,
allo scopo di realizzare i propri proGiorgio Mottola
getti.
L’altavillese
del mese
Il 27 giugno 2008, la Evelyn Messone
ha conseguito, con la votazione di 110
e lode, la laurea in Ingegneria Ambiente e Territorio (laurea specialistica)
presso l’Università degli Studi di Salerno.
La tesi su “Determinazione dell’incertezza in misura di rumore ambientale
utilizzando il metodo bootstrap: un’applicazione al caso di traffico veicolare”
parteciperà al concorso nazionale
della migliore dell’anno. Relatori sono
stati i Ch.mi professori A. Ruggiero e
C. Liguori.
L’intera comunità altavillese, la redazione di questo giornale, esprime vive
felicitazioni e formula i migliori auguri
di una lunga e brillante carriera.
Luglio 2008
III
Eboli
continua da pag 7
Italiani, venite ad Eboli per farvi due risate
di Francesco Faenza
Di lasciare i lavori pubblici a metà?
Di smentire il nostro sindaco?
Di regalare l’ennesima figuraccia
alla sua giunta? La ditta non è fallita, è andata solo in vacanza. Speriamo torni presto. Altrimenti
resteremo con l’ingresso a gobba. E
non è mica un problema serio? Tutta
l’Italia, dice il nostro amato sindaco,
ha grattacapi del genere.
A Campagna, tanto per fare un
esempio, hanno rotatoria storte e ingobbite in ogni strada del paese. Frazioni incluse. Fanno un terzo della
nostra raccolta differenziata, lamentandosi che noi ebolitani scarichiamo rifiuti nel loro comune.
Comunisti incalliti. Ma come vi permettete? Ci spruzzano la puzza di letame
addosso,
parola
del
n.a.sindaco. E si lamentano pure, a
Campagna? Tutte le città d’Italia
hanno una gobba nel loro territorio.
Guardatele bene.
Quella del nostro amato sindaco sarà
più bella della rachitica e democristiana gobba andreottiana. Quando
finiranno i lavori all’ingresso di
Eboli? Non fatevi ingannare, è solo
un’illusione ottica. Quei due burloni
di Corsetto e Vecchio vogliono prendersi la poltrona del nostro amato
sindaco.
E così lanciano malocchi contro le
ditte, poverine, che falliscono a
Eboli. Altro mistero ebolitano. La
statale 19. E’ diventata il campo di
esercitazione dell’esercito di Persano. Non c’è mezzo metro asfaltato
come Dio comanda. Buche, ribuche,
voragini e dossi. Anche in questo
caso, a Palazzo di Città, serafici,
hanno risposto? “Ma perchè Campagna le strade sono tutte intere?
Noi facciamo la raccolta differenziata meglio di loro. Quindi, zitti e
mosca”. Capitolo bagnini, c’è una
novità. Cosimo Cicia e Gianfranco
Le pagelle...
Aspettando i bagnini sulle spiagge libere, salvano la vita, c’è qualche politico ebolitano che ancora non l’ha
capito, speriamo che la Sarim, Infante, il suo staff, un comitato di
quartiere amico di Infante, il Partito
Democratico con un’anima ancora
politica, si decidano a pulire le
spiagge libere ebolitane. Siamo arrivati al 5 luglio. Non c’è mica tanta
fretta. Tra un pò saliremo in soffitta,
a prendere l’albero di Natale. Forza
Infante, ce la puoi fare.
Caprarella e Polito, 7,5: sono gli
unici che si schierano contro l’aumento, inutile e sprecone, delle
commissioni consiliari. Il nubendo
consigliere di Rifondazione e il donchisciottesco esponente del Pd alzano la voce sugli sprechi a Palazzo
di Città: “Le commissioni? Sono sei,
scendiamole a 4” dice Caprarella.
Più effervescente il collega Polito
(isolato e quasi scomunicato): “per
me le commissioni vanno abolite.
Sono un costo inutile”. Pilatesco
Giuseppe La Brocca (voto 5): “E’ un
problema del Pd”. Peggio ancora
Forza Italia: “mah, si, ma perchè, ma
no, ma dai, ma vediamo”. Buonanotte. Aspettiamo la risposta del Savonarola
Conte
(Mario).
Autonominatosi
portavoce
(12esimo) del sindaco, Conte inter-
viene su tutto. Anche sul prezzo
delle zucchine o dei broccoli al mercato. Egregio avvocato (Conte) la
commissione sanità fu nominata già
dal suo compagno (Campagna) tre
anni. E non è servita a niente. Riproporla ora, a cosa serve? Con i
soldi delle commissioni inutili, sistemate la statale 19 e velocizzate i lavori in ospedale. Asfaltiamo i politici.
Soccorso territoriale (118), voto
3: riflettiamo un attimo. Un algerino
“cade” da un balcone, nell’ex fabbrica Apoff (Mellone). Ha la testa
spaccata in diversi punti. Viene soccorso dai connazionali. Lontano,
forse, c’è pure chi lo ha aggredito.
Presumibilmente. Arrivano i soccorsi. Prima l’ambulanza. Poi l’elicottero. Il ferito viene prelevato
dall’elicottero. E portato all’ospedale
di Battipaglia, invece di condurlo a
Salerno o in un centro specialistico.
Ora ci chiediamo? Ma l’eliambulanza
cosa si è mossa a fare? Chi ha scelto
di andare all’ospedale di Battipaglia,
a fare cosa?, invece di cercare un
centro neurochirurgico per un intervento disperato? Condoglianze
alla comunità algerina di Santa Cecilia. Sul magrhebino morte, qualche
secondo in più servirebbe...prima di
parlare di tragica fatalità.
Carmine Campagna, v.s. (voto so-
Masci, amichevoli fiduciari del nostro sindaco (Cicia un pò meno amichevole,
ultimamente)...hanno
ricevuto l’incarico da Melchionda di
selezionare i bagnini pubblici per la
spiaggia libera. I candidati sono talmente tanti che, per Ferragosto, la
prima selezione verrà conclusa. Per
Masci e Cicia non è mica un lavoro
facile? Devono prendere il metro,
controllare la lunghezza del costume
del bagnino, verificare che non violino il provvedimento “arresta la
lucciola discinta”. E non è finita.
Cic&Mas hanno la vista aguzzare. E
come due esperte Mata Hari, hanno
già stanato cinque rom travestiti da
bagnini. I nostri baywatch, poi, devono giurare di non essere mai stati
a San Nicola Varco, di non essere
amici di De Luca, di preferire il
porto canale al porto turistico, di non
aver avuto la residenza a Eboli
quando c’era quel bolscevico sindaco di Rosania.
Una faticaccia, sta selezione dei bagnini. Il messaggio per i bagnanti è
chiaro: prima di entrare in acqua,
procuratevi un brevetto. Anche
falso. O una ciambella. Anche di
legno. Se non sapete nuotare e poi
annegate, il comune di Eboli non ne
di Francesco Faenza
speso): dopo il flop della rotatoria
gibbosa, all’ingresso di Eboli, ha scatenato il panico in ospedale. Non lui.
Ma i suoi collaboratori. Arrivare in
piazza Scuola Medica Salernitana e
comunicare a residenti, commercianti e utenti dell’ospedale che i lavori dureranno un anno, è terrore
stupido e autentico. Una figuraccia
da ebeti. Domanda per Campagna:
ma tutta quella gente in passerella,
in ospedale, chi l’ha mandata? Un
anno di tempo per i lavori di rifacimento di via Vignola e della piazza
antistante l’ospedale? Per fortuna,
all’ufficio tecnico comunale, c’è ancora qualcuno che ragiona: “contiamo di finire molto prima. Non
sappiamo chi va raccontando queste
sciocchezze”. Ultimo appunto a
Campagna. Via Fontanelle. C’è un
vallone che la costeggia. La strada è
senza barriere di protezione.Tre ragazzi sono finiti nel ruscello, tra detriti e fango. Sono salvi per miracolo.
Non aspettiamo che muoia qualcuno, com’è accaduto a mare, per
autoassolversi, poi, dicendo che i ragazzi non sanno nuotare nei valloni
di detriti e fango. Forza assessore,
dieci metri di barriere di protezione
non costano nulla. Colletta per la sicurezza?
risponde.
Ma l’ultimo fatto di cronaca finanziaria ha dell’incredibile.
E riguarda i due nemici del nostro
amato sindaco, Berlusconi e Rosania. Nelle casse comunali non c’è un
euro. Melchionda se l’è presa con
Berlusconi. Per rifare il look alle
sette ville che ha in Sardegna, si è
fregata l’Ici ebolitana. Ma la vera
missione è un’altra. Da alcuni
giorni, un gruppo di giovani socialisti e diessini stanno passando al setaccio il patrimonio immobiliare
dell’ex sindaco Rosania.
Infatti, udite udite, il socialista
Mario Conte ha scoperto che Rosania ha lasciato l’incarico da sindaco
con un buco di 5 milioni di euro. Il
solito comunista. Predica bene e poi
c’ha lo yacht alla D’Alema. Conte e
Melchionda si sono indignati di
brutto. Hanno subdorato la fuga milionaria di Rosania, incaricando
Luca Sgroia e Ilario Massarelli (Ds)
di pattugliare tutto l’arenile italiano.
Dovranno scoprire quante barche a
vela ha Rosania. Quanti dodici metri
si è comprato con i soldi che Conte
non ritrova. Dove Rosania trascorre
le vacanze, quante ville al mare ha,
quali ristoranti frequenta, quante
processioni processa, per quale
squadra tifa, a che ora si sveglia la
mattina, se ha una macchina più veloce del nostro amato sindaco, se è
lui che provoca gli incidenti alla rotatoria di Cariello (al Campolongo
Hospital), se Rosania ha fatto fallire
la società che doveva costruire la rotatoria all’ingresso di Eboli, se è lui
che la notte getta i sacchi della spazzatura per strada, se è Rosania che
sgomma con l’auto in giro per la
città, se è lui che ha fatto fuggire i
tenori coreani da Vissi d’Arte. Un
lavoro certosino. Dettato da patemi e
frustrazioni esistenziali. Questa settimana Conte si è fermato a cinque
milioni di euro. Ora che verranno
fuori i conti della Multiservizi, all’ex sindaco Rosania (mica a quello
attuale) quanti altri milioni di euro
verranno addebitati? La serietà politica, a Eboli, è andata in vacanza.
Amati amministratori ebolitani,
prendetevi pure voi un periodo di riflessione. Perchè chi si aspetta un
busto dall’Anas, all’ingresso dell’autostrada, se la passa davvero
male. E chi continua a rinfacciare
tutti i disastri politici attuali, all’ex
sindaco Melchionda, non se la passa
meglio. Come diceva Andreotti, nei
manicomi ci sono due tipi di persone: c’è chi si sente Napoleone. E
chi pensa di risanare i conti delle
Ferrovie dello Stato. Da questa sera,
c’è una new entry. L’assessore ebolitano che convinse l’Anas a riaprire
l’autostrada. Al male non c’è mai
peggio. Al ridicolo,
Piano di zona
La risposta di
Francesco Faenza
a Or nella Trotta
Cara
Ornella, ti
ringrazio
per l’emozionante tua
lettera, nella
prima parte,
sui nostri
primi passi
giornalistici.
Li ricordo anch’io quei giorni,
quelle emozioni, quell’estate
1997.
Ma veniamo al nocciolo del problema. Accolgo il tuo invito a venire nella sede del Piano di Zona,
a Eboli.
Così come spero che l’assessore
Cosimo Cicia, responsabile istituzionale del comune capofila, cioè
Eboli, accolga il mio invito a rendere pubblico il bilancio finanziario
di
un’organizzazione
pubblica
così importante, come
il Piano di
Zona. Sono
tre anni che
lo chiedo all’amico Cosimo e all’assessore
Cicia.
Gli imbarazzanti e prolungati silenzi, il temporeggiare insistito, il
menar il can per l’aia in ogni occasione, non sono proprio la risposta che attendevo.
Non voglio con questo parlare di
mancata trasparenza, lungi da me,
un’idea “sovversiva” del genere.
Sarebbe l’occasione, semestrale o
annuale, per fare il bilancio, spero
sereno, delle attività del Piano di
Zona.
Nelle poche conferenze stampa,
tu eri presente, l’animo agitato
del sindaco Melchionda non mi è
parso un bel biglietto da visita, di
fronte all’atteggiamento tranquillo
e sorridente di Antonio Di Feo,
sindaco di Altavilla Silentina, anche
lui presente, ma con ben altro
temperamento.
Un ultimo appunto. Così come
accolgo il tuo invito a non scagliar
“parole pesanti come pietre”, non
convidido la scelta “giustizialista”
del sindaco di Eboli di querelare i
due comizianti del Pdci (Alfonso
Del Vecchio e Donato Santimone). Alle polemiche in piazza si
risponde con la piazza. Sono le regole della politica.
Non scritte, per carità.
Ma sono regole di bon ton. Che a
Eboli son state calpestate. Su fatti
molto più gravi si è preferito tacere o scrivere manifesti di pochi
righi.
Se nel vasto Piano di Zona non ci
sono mogli e fidanzate di politici,
bastava dirlo, con la serenità del
sindaco di Altavilla, non con le
querele del primo cittadino di
Eboli.
Chiudo nel rinnovarti i miei saluti
e la mia stima.
Nella speranza che Cicia, prima
che diventi assessore provinciale
(in bocca al lupo) ci faccia conoscere questo bilancio finanziario
del Piano di Zona.
L’inchiesta
IV
Luglio 2008
Salviamo l’Oasi di Persano
Un patrimonio naturale travolto da tonnellate di spazzatura e dall’ intervento dell’uomo
Fino a pochi anni fa il nome “Persano” evocava l’Oasi del Wwf con i
suoi canneti e gli uccelli acquatici,
la tenuta borbonica descritta da
Hackert nelle sue tele luminose, il
cavallo Posillipo con il quale Raimondo D’Inzeo vinse la medaglia
d’oro alle Olimpiadi di Roma nel
1960.
Questo patrimonio di natura, arte,
storia è stato – negli ultimi tempi –
travolto da tonnellate di spazzatura,
anzi di “monnezza”.
L’Oasi di Persano è formata da due
aree concentriche: la prima, interna,
che si estende per 110 ettari è l’Oasi
del Wwf. Corrisponde allo specchio
d’acqua formato dalla diga sul
fiume Sele (70 ettari) e da una sottile striscia di terreno lungo le rive.
C’è poi una seconda area protetta
esterna – un’oasi regionale di protezione della fauna, estesa lungo 2100
ettari – che include al suo interno
l’Oasi del Wwf.
La prima discarica risale all’inizio
degli anni ’90: una grande vasca, affacciata sul vallone dove scorre il
torrente Alimenta, a poca distanza
dal confine dell’Oasi.
Si diceva fosse una lombrico –coltura. Allarmati dal via vai di camion
– tutti con targhe del nord – Italia –
le guardie ambientali del Wwf effettuarono un sopralluogo. Al posto
dei lombrichi scoprirono che la
vasca conteneva sostanze tossiche.
La seconda discarica sarebbe divenuta la ormai famosa “Macchia Soprana”, nel comune di Serre, sulla
sponda sinistra del Sele. Le sue origini affondano nel 1999 quando il
demanio militare mise in vendita
250 ettari di terreni confinanti con
la tenuta di Persano. Si trattava di
terreni sottratti dai contadini all’Esercito, nella seconda metà degli
anni ’70.
L’asta fu vinta dalla Compagnia
Prodotti Conservati di Castel San
Giorgio, che offrì 7.700.000.000. La
Cpc rappresentava una galassia di
aziende, presenti in ogni fase della
filiera agroalimentare. Il Comune di
Serre riuscì però a sottrarre alla Cpc
l’area, esercitando il suo diritto di
prelazione. Per mettere insieme la
somma richiese un mutuo alla Cassa
Depositi e Prestiti che lo obbligava
a pagare 600 milioni di lire all’anno. Il progetto del Comune era
quello di creare su quei terreni dei
campi da golf, alberghi, piste per
l’aviazione leggera, stalle e maneggi per favorire la reintroduzione
dei cavalli di razza “Persano”. La
partita, in realtà, si giocava su due
tavoli perché già allora era emerso
il problema dei rifiuti in Campania,
e il comune di Serre – unico fra tutti
i comuni della Campania – si offrì
di ospitare proprio sui terreni di Persano un impianto di Cdr.
Il Comune avrebbe ricevuto – in
cambio della sua disponibilità –
circa 10 miliardi di lire che sarebbero serviti ad estinguere il mutuo.
Le forti proteste del mondo agricolo
e di quello ambientalista nei confronti della località prescelta, fecero
cadere l’ipotesi di localizzare a Persano l’impianto di Cdr. E così il Co-
mune di Serre si trovò con
un’enorme somma da pagare senza
più avere l’entrata straordinaria collegata all’impianto di trattamento
dei rifiuti.
E’ a questo punto che nasce la proposta di Macchia Soprana come sito
per una discarica. I soldi ricevuti per
aver messo a disposizione quest’area servirono a pagare un paio
d’anni di mutuo. Poi la discarica
venne chiusa. Ma i problemi veri
cominciarono allora perché la discarica cominciò a percolare e la
spesa prevista per porre rimedio era
enorme. La riapertura e l’allargamento di questa discarica ha permesso quindi da una parte di
“risanarla”, dall’altra, con i soldi ricevuti come risarcimento danni, il
comune potrà estinguere il debito
contratto per l’acquisto dei terreni
comprati per realizzare i campi da
golf.
La terza discarica venne aperta alla
fine del 2004 nel comune di Campagna, a poche centinaia di metri
dalla riva destra del fiume Sele, a ridosso del confine dell’Oasi regionale. Questa discarica, ancorché
lontana alcuni chilometri dall’Oasi
Wwf, quando il vento soffiava nella
sua direzione, diffondeva un odore
acre e acidulo che rendeva l’aria irrespirabile al
centro visite e
lungo i sentieri
natura. Alla fine
dell’estate del
2005, le guardie
giurate del Wwf
colsero in flagrante – dopo
lunghi appostamenti – gli operai
della
discarica mentre aprivano i
bocchettoni per scaricare il percolato nel fiume Sele. Sequestrarono
inoltre una vasca di raccolta, alcune
tubazioni abusive che fungevano da
“troppo pieno”, oltre a 6mila metri
quadrati di terreno completamente
colmi di percolato e circa 80 metri
di tubazioni abusive.
La discarica che si voleva aprire ex
novo a Valle della Masseria – sarebbe stata addirittura la quarta, in
questo caso all’interno dell’oasi regionale e a ridosso dell’Oasi del
Wwf. Il luogo prescelto s’affaccia
peraltro su una delle più belle vedute della Piana del Sele: un paesaggio agrario con estesi campi
coltivati e grandi querce isolate.
Siamo dunque di fronte ad un autentico paradosso: la Campania ha
Macchia Soprana chiusa anzitempo. Cornetta:
Guido Bertolaso non mi fa dormire
Macchia Soprana un capitolo chiuso:
Bertolaso ha già dato le sue valutazioni, le ha formalizzate per iscritto,
e non ci sta a passare per “l’esame”
di una commissione tecnici, gran
parte dei quali coinvolti, chi progettista e chi collaudatore, nella gestione delle opere interne alla
discarica. “L’area avrebbe richiesto
importanti opere di bonifica prima di
poter essere utilizzata”. Ed ancora:
“Risulta addirittura ricorrente un rischio di cedimenti strutturali nelle
opere progettate e realizzate”, queste le considerazioni del sottosegretario all’emergenza rifiuti.
Di
conseguenza sotto il verbale che fa
il punto della visita agli ultimi lavori
per la discarica di Macchia Soprana,
“tutti eseguiti a regola d’arte”, come
si conclude l’ispezione, non c’è la
firma e l’avallo dei tecnici di Guido
Bertolaso. “Quando li abbiamo chiamati ci hanno fatto sapere che già
avevano tenuto da soli il loro sopralluogo”, trapela dall’area tecnica del
comune di Serre. E’ un fatto che la
struttura per l’emergenza rifiuti continua per la sua strada già resa ampiamente nota dall’ordinanza che ha
portato alla chiusura della discarica
e, pur condita con diverse opinioni
in libertà, peraltro evidenziate a suo
una densità di popolazione di 426
abitanti per chilometro quadrato, rispetto ad una media nazionale di
191. Il 96% della superficie è collinare o montuoso e soltanto il 4% è
pianeggiante. Aver quindi preservato un territorio di pianura, a bassa
antropizzazione, è stato un vero regalo fatto fino ad oggi ai signori del
cemento e della “monnezza”.
I RISCHI PER L’OASI
Negli ultimi anni l’Oasi di Persano
ha subito una lunga serie di interventi disastrosi sotto il profilo ambientale e soprattutto paesaggistico.
La terza corsia dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria (che attraversa tutta l’Oasi) se da un lato ha
allontanato il tracciato dal fiume, riducendone l’impatto acustico, dall’altro ha lasciato un forte “segno”
sul territorio, con i suoi alti muraglioni di contenimento e le quattro
“occhiaie” luminose delle nuove
gallerie aperte.
La costruzione delle due nuove aree
di servizio dell’autostrada, una delle
quali molto più vicina della precedente al cuore dell’Oasi, con tutto
quello che ne consegue in termini di
rumore, luci e smog.
La minacciata costruzione del
Museo Archeologico/info-point, fra
la nuova area di servizio e l’autostrada, un gigantesco “fungo” che –
ove mai venisse realizzato – sarebbe
visibile da ogni punto dell’Oasi.
L’area industriale di Campagna, all’uscita dell’autostrada, che ha spazzato via un meraviglioso paesaggio
di grandi querce secolari, con i
monti Alburni sullo sfondo, che rappresentavano una delle più belle vedute dell’Oasi.
Il Pip (Piano per gli insediamenti
produttivi) che sta nascendo al confine dell’Oasi, nel comune di Serre,
e che riempirà un’altra area di costruzioni e cemento. I capannoni industriali che – sempre più numerosi
e voluminosi – spuntano nei campi.
Le miriadi di case – sempre più
grandi, colorate e dallo stile “fantasioso” che si moltiplicano ovunque.
PERSANO, LA SUA STORIA
La crepa nel muro
tempo anche nelle intercettazioni telefoniche rese note a seguito dell’operazione “Rompiballe”.
“Quando ho preso visione della relazione Bertolaso la notte non ci ho
dormito, ho avuto episodi di tachicardia ed eccesso di sudorazione”,
Cornetta fa il medico di se stesso. Ed
ancora: “Ci diceva che ci eravamo
messi in casa un mostro. Si parlava di
problemi di staticità e di rischio cedimenti. Venivano insinuati dubbi
sulla progettazione, realizzazione e
gestione del sito.Va però consentito
a me, piccolo sindaco del paese che
si è sacrificato, di chiedere chiarezza,
attraverso un sopralluogo, alla presenza di tutto il tavolo ministeriale,
per verificare la reale sussistenza dei
pericoli paventati dal sottosegretario. Che è arrivata solo in parte.
C’era però il professore Michele Brigante, un cattedratico di sicura fama,
se lui dice che posso dormire sonni
tranquilli, mi fido…”. I tecnici oggi
hanno preso visione dei luoghi si
sono riservati valutazioni successive
sui lavori, che “pur eseguiti a regola
d’arte”, possono presentare effetti
controversi. In particolare sull’utilità
del grande paralellepipedo di cemento, tre metri di altezza, chiamato
a contenenere la montagnola della
vasca 4, che è alta più di venti metri.
“Se si dice che il puntellamento della
vasca 4 è adeguato, io propongo –
dice Cornetta – di approfittare dello
stop anticipato allo sversamento dei
rifiuti e di portarci tutto ciò che è
contenuto nel sito di stoccaggio, la
prima vasca realizzata, così come richiesto dalla magistratura, così da rimuovere le motivazioni del
provvedimento di sequestro”. Non
certo per riaprire la discarica ma per
effettuare con la maggiore libertà di
movimento possibile di quei provvedimenti, così come richiesto dallo
stesso Bertolaso,“volti a scongiurare
pericoli per l’inclumità pubblica e
per la salubrità dell’ambiente, con la
bonifica e messa in sicurezza, nonché
quelli finalizzati alla corretta gestione
post – mortem della discarica”.
L’oasi di Persano è stata istituita il
primo aprile del 1977 ed è nata soprattutto per proteggere il fiume
Sele e il meraviglioso bosco allagato che lo circonda, uno dei più
estesi e meglio conservati d’Italia.
Sebbene di ridotta estensione,
l’Oasi comprende una varietà di ambienti, acquatici e non, dove vive
una ricca comunità ornitica, che ne
fa uno dei siti di maggior valore naturalistico in Campania: 185 specie
di uccelli registrati nell’area, di cui
47 nidificanti (25,4%). Tra queste,
111 non – passeriformi, di cui 13 nidificanti (11.71%) e 74 Passeriformi, di cui 34 nidificanti
(45.94%). L’elevato valore naturalistico dell’Oasi ha fatto sì che fosse
inserita nell’elenco delle IBA (Important Bird Areas), dei siti natura
2000 e delle zone umide di importanza internazionale, secondo la
convenzione di Ramsar. Oltre a ciò,
Persano rappresenta, con l’Oasi di
Conza sull’Ofanto, la principale via
migratoria delle gru nordeuropee.
Giampiero Indelli
N°26 5 luglio 2008
Economia
11
Aeroporto. Il primo volo programmato fra un mese esatto
Dal 2 agosto un volo al giorno per Milano e
4 a settimana per Spagna e Romania
Sabato 2 agosto alle 6.45 parte il
primo volo di linea da Salerno per
Milano. Costo 50 euro. Sono previsti
due voli al giorno di un’ora e venti
minuti (il sabato solo uno) nella mattinata e nel pomeriggio, due voli a
settimana anche per la Spagna (aeroporto di Barcellona) e la Romania
(aeroporto di Bucarest).
Ma sono in corso anche accordi per
voli a Parigi e Londra e l’Ucraina e
Rostov in Russia. I biglietti arriveranno fino a 140 euro a seconda della
fila. Parte alla grande l’operazione
Pontecagnano. Dal Costa d’Amalfi si
alzerà un unico aereo, un JumbolinoBae 146-300, che ha 96 posti, un sistema frenante «rapido» che consente di utilizzare al meglio la pista
«corta» di Pontecagnano.
Il jumbo avrà prossimamente anche i
colori di una compagnia tutta salernitana, la Volasalerno (nei prossimi
giorni ci sarà un sito internet per le
prenotazioni dei voli on line). Quindi
il nome Salerno (anzi Volasalerno)
sarà finalmente sulla livrea di un
aereo (che per ora sarà rivestito di
bianco e rosso come tutti gli aerei
della Orion Air spagnola). Intesa a
tre. L’accordo che ieri mattina è stato
presentato alla camera di commercio
prevede la partecipazione dell’Orion
Air che fornirà l’aeroplano e la Gan
di Roma. Orion Air è una società
aerea specializzata in voli charter,
sostanzialmente affitta aerei, che ha
la casa madre a Valencia in Spagna.
La Gan opera a Fiumicino, l’amministratore Guglielmo Rapicano
spiega che conosce bene l’aeroporto
«venti anni fa fornivamo i paracadute al locale aeroclub, quando la
pista era in terra battuta». Oggi la
Gam lavora un po’ in tutti i settori
dell’aviazione civile, fa da broker e
da tour operator. La Gam gestisce
voli per Russia e Ucraina da Capodichino e non è escluso che potrà trasferire una parte del traffico su
Salerno. Da agosto dunque vedremo
il quadrimotore dal lunedì al venerdì
partire per Milano Malpensa (ma nei
prossimi trenta giorni potrebbe essere aperta una tratta anche per Milano Linate) e due voli di ritorno
sempre dallo scalo milanese. Il sabato verrà effettuato un solo collegamento su Milano. Invece, con
cadenza bisettimanale, ci saranno
collegamenti per Barcellona e Bucarest. «Abbiamo visto che il mercato
turistico, ma anche degli immigrati,
consente di tenere gli aerei pieni per
quelle destinazioni», dice Rapicano.
Da Potenza. «Noi siamo l’aeroporto
del Mezzogiorno interno, del Pontentino e dell’Alta Calabria», ricorda
il vice presidente dell’aeroporto
Mimmo Volpe. E infatti proprio da
scalo: «Bisogna impegnarsi più energicamente per tutti quegli obiettivi svincolo di Pontecagnano, cavalcavia in corrispondenza della linea ferroviaria, aree di parcheggio strategici per potenziare e migliorare
la fruizione dello scalo.
Ma è necessario anche pianificare
idonei collegamenti ferroviari e su
gomma da e per l’aeroporto affinché
le indiscutibili opportunità schiuse
dai voli non si scontrino con ostacoli
logistici nella movimentazione delle
merci a livello locale».
Lombardi ricorda anche la necessità
di intensificare i collegamenti dalPotenza si attende il grosso della
clientela che così «risparmia» un’ora
di macchina oggi necessaria per Capodichino. Da oggi cominciano
anche i colloqui per selezionare i
dieci assistenti di volo (saranno tutti
salernitani) che presteranno servizio
sugli aerei, e saranno assunti anche
dieci addetti all’attività antincendio,
visto che Salerno è l’unico aeroporto
civile italiano che non gode della copertura del corpo nazionale dei vigili
del fuoco. Come mancano del tutto i
cartelli che indicano il primo tratto
dell’Aversana già pronto come il miglior accesso allo scalo dalla tangenziale di Salerno e dall’ingresso di
Pontecagnano della Salerno Reggio.
PARCHEGGIO GRATIS PER
IL PRIMO ANNO
Non solo il costo del biglietto, la rapidità delle operazioni di security e
di check-in, ma anche i costi aggiuntivi a quelli del biglietto, fanno la differenza tra un aeroporto e l’altro.
Quindi se il costa d’Amalfi mette sul
tavolo tra i suoi atout anche il parcheggio gratis per le auto dei viaggiatori, non deve suonare strano. Il
direttore generale Franco Giorgetti
sa che a Napoli si arriva a pagare
anche 200 euro per lasciare una macchina al parcheggio per una settimana, e per una giornata si viaggia
sui 3,5 euro l’ora. Quindi l’idea di tenere per il primo anno di attività il
parcheggio gratuito nel piazzale dell’aeroporto di Pontecagnano, è un
motivo in più per partire da Salerno.
Un rompicapo arrivare nello scalo,
l’allarme di Lombardi
L’AEROPORTO C’È, MA COME
CI SI ARRIVA?
Se si digita su un comune navigatore
satellitare a bordo della maggior
parte delle auto, l’indirizzo via Magellano (il nome che è scritto sul vialone d’ingresso all’aeroporto) in
località Pontecagnano, non si arriva
da nessuna parte.
Effettivamente pare che bisogna scrivere via dell’Olmo per trovare con il
Gps la strada per l’aeroporto.
Non ci sono segnali all’ingresso di
Fratte, nè sulla Salerno-Reggio,
quindi arrivare in aeroporto in auto è
ancora difficilissimo.
Di là da venire i collegamenti ferroviari, che sono in programma ma
solo quando sarà completata la metropolitana di superficie attualmente
ferma.«Aeroporto: rendiamo l’impianto competitivo e all’avanguardia
anche dal punto di vista infrastrutturale», dice il presidente dell’Ance
Salerno Antonio Lombardi che
esprime vive soddisfazione per la
ormai imminente attivazione dei
primi collegamenti dallo scalo di
Pontecagnano, ma non si nasconde
le difficoltà.
«L’attivazione di collegamenti aerei
- commenta ancora Lombardi - sicuramente schiuderà interessanti opportunità di crescita per le imprese
locali, che avranno la possibilità di
proporsi più agevolmente su piazze
e mercati oggi raggiungibili solo via
terra o via mare, con pesanti incidenze in termini di tempistica e di
costi».
Ma il presidente dell’Ance invita le
istituzioni locali ad accelerare iter e
procedure per potenziare i collegamenti infrastrutturali a servizio dello
l’entroterra della provincia e dalle
zone rivierasche del Cilento.
«Facciamo in modo - conclude - che
il nuovo aeroporto si ponga davvero
e concretamente al servizio dell’intera provincia di Salerno».
Gianni Colucci
tratto dal “Mattino” del 02/07/08
POSTIGLIONE
CONVEGNO
SUI MONASTERI
CARMELITANI
Sala convegni castello medievale
sabato 12 luglio 2008 ore 18,00
Si terrà il seminario di studio:
“I monasteri carmelitani nel Cilento”I relatori saranno: Aurelio
Musi, Marianna Noto, Alfonso Tortora, Giuseppe Cirillo, Marco Ambrogi, Antonio Capano, Generoso
Conforti.
Convegno organizzato dall’Associazione di cultura sport e ricreazione Arci Postiglione
Diano
12
N°26 5 luglio 2008
In Farmacia
SALA CONSILINA
IV edizione del Premio Giornalistico dedicato ai cronisti di guerra
Sala Consilina nei prossimi giorni,
il 3 ed il 4 luglio 2008, vi sarà un
interessante appuntamento giornalistico, due giornate dedicate ai
giornalisti di guerra. Evento che
premierà i più importanti cronisti
di guerra dei nostri tempi. Si tratta
infatti del Premio Nazionale di
Giornalismo Lamberti Sorrentino,
il quale verrà conferito ai giornalisti di guerra che si sono distinti in
modo particolare nella loro dura ed
impegnativa professione. Questo
importante premio giornalistico
conferito ai cronisti si divide in
due sezioni. La prima è dedicata ai
giornalisti di guerra della carta stampata mentre la seconda è dedicata ai
giornalisti inviati del camporadio-televisivo.
A coordinare questa edizione del
premio giornalistico saranno Attilio
Romita e Tiziana Ferrario, giornalisti
Rai.
Lamberti Sorrentino, a cui è dedicata
questa quarta edizione del Premio
Nazionale di Giornalismo, era un
cronista di guerra, il quale ha avuto i
natali a Sala Consilina. La sua carriera giornalistica iniziò come corrispondente di guerra nelle vesti di
militare. Iniziò tra gli “Arditi”, poi
nei “Bersaglieri” e poi in Argentina.
Collaborò con la “Patria degli Italiani” dove in seguito divenne redattore capo. Dopo aver collaborato
dall’America Latina iniziò a corrispondere dalla guerra d’Etiopia, poi
dalla Spagna e dall’Albania. Mentre
era ancora in Africa Sorrentino fondò
“Il Corriere Sudetiopico”. Negli anni
’40 del 1900 Lamberti Sorrentino fu
ufficialmente in forza nel Decimo
Distretto Militare di Roma. Raggiunse il momento più importante
della sua carriera giornalistica durante il secondo conflitto mondiale.
Memorabili sono i suoi servizi inviati dall’Unione Sovietica, America
Latina, Cina e Medio Oriente. Inoltre
per due anni fu corrispondente della
Rai in Canada nel 1960 ed il 1961.
Il programma dei due giorni avrà
inizio giovedì 3 luglio alle ore 16:30
dove si terrà l’inaugurazione di una
mostra dedicata al giornalista Lamberti Sorrentino, originario di Sala
Consilina, presso la Grancia. Nella
stessa giornata è prevista per le ore
17:30, presso l’Aula Magna delle
Scuole Elementari di Sala Consilina
L’editore Galzerano ripubblica, in elegante veste
tipografica, il volume di Eliodoro Lombardi
Carlo Pisacane e la spedizione di Sapri
Il coinvolgente poema di Eliodoro
Lombardi, definito il poeta e il soldato della rivoluzione, nato a Trapani nel 1834 da una famiglia
originaria di Marsala e spentosi nel
1894 all’Università di Palermo mentre teneva una lezione sulla poesia
di Dante Alighieri, dalla vita burrascosa, venne pubblicato per la
prima volta a Firenze nel 1867 e nel
corso dell’Ottocento ebbe quattro
edizioni, accolte sempre con entusiasmo ed interesse dal pubblico e
dalla critica.
Il poema, dimenticato, sconosciuto
e introvabile, è un’interessante riscoperta poetica, storica ed editoriale e viene ora ripubblicato in
occasione della ricorrenza del 150°
anniversario della spedizione di
Carlo Pisacane a Sapri, curato dall’editore cilentano Galzerano.
L’opera segue, tra storia e fantasia
lirica, la vicenda di Pisacane e dei
suoi trecento dalle colline di Genova all’eccidio di Sanza, dove
venne ucciso lo stesso Pisacane.
Al poema è stata aggiunta un’Appendice che ripropone tutte le poesie dedicate a Carlo Pisacane dal
1857 ai giorni nostri.
L’attenta ricerca di Galzerano ha
permesso di recuperare anche la
prima pagina di un quotidiano di
Genova, “Il Movimento”
del 3 agosto 1857, dove venne pubblicata la prima edizione di quella
che poi diventerà la famosa e celebre ballata di Luigi Mercantini “La
spigolatrice di Sapri”.
Il volume può essere richiesto direttamente all’editore Galzerano al
numero 0974.62028 o all’email: [email protected] o
versando l’importo di Euro 13,00
sul conto corrente postale n.
16551798, intestato a Giuseppe
Galzerano.
Galzerano Editore
84040 Casalvelino Scalo (Sa)
tel. e fax 0974.62028
email: [email protected]
Poema Epico-lirico a cura di Giuseppe Galzerano Galzerano Editore, Casalvelino Scalo, 2007, pag.
224 con foto, Euro13,00
in Via Matteotti, la presentazione di
tre libri, i quali narrano numerose
esperienze vissute dai cronisti di
guerra. Il primo libro è scritto dai
giornalisti di “Reporters sans Frontières, intitolato “Dispacci dal
Fronte” con la prefazione di Mimmo
Candito, Presidente dei Reporters
sans Frontières. Il secondo testo è
intitolato “Cronache delle Terre di
Nessuno” di Giovanni Porzio, giornalista di Panorama. Ed infine il
terzo libro presentato in questa manifestazione è ”Israele: il sogno incompiuto” di Ugo Traballi,
giornalista del Sole 24 ore.
Un altro interessante appuntamento di questa manifestazione dedicata al mondo giornalistico è per
venerdì 4 luglio, alle ore 18:30 in
Piazza Umberto I dove vi sarà una
tavola rotonda che ha per tema:
“Sette anni di guerra al terrorismo”
In questo incontro di venerdì si
avranno testimonianze video ed il
giornalista Igor Man ricorderà
Lamberti Sorrentino. Al termine
della tavola rotonda si terrà finalmente la cerimonia ufficiale, nella
quale vi sarà la consegna dei premi
previsti per tale manifestazione. A
premiare i giornalisti saranno il
Presidente della Provincia di Salerno Angelo Villani ed il Governatore del Distretto 108 YA del
Lyons Club Aldo D’Andrea.
Il Premio Nazionale di Giornalismo Lamberti Sorrentino nasce nel
1995 dall’amministrazione Provinciale di Salerno con la collaborazione del Lyons Club di Sala
Consilina – Vallo di Diano in memoria di un giornalista, Lamberti Sorrentino, il quale scrisse con grande
maestria gli avvenimenti del suo
tempo.
Nei due giorni dedicati al Premio
Giornalistico Lamberti Sorrentino
saranno presenti numerosi giornalisti che hanno contribuito all’impegnativa professione della cronaca di
guerra. Interverranno in questa manifestazione il Presidente di Reporters sans Frontières Mimmo Candito,
il giornalista di Canale 5 Toni Capuozzo, Vittorio dell’Uva de “il Mattino”, Daniele Mastrogiacomo de
“La Repubblica”, Ettore Mo del
“Corriere della Sera” e tantissimi
altri.
Patricia Luongo
Importanti iniziative del neo-consigliere regionale Donato Pica
Donato Pica, consigliere regionale
della Campania dal 15 maggio 2008,
componente delle commissioni
consiliari regionali Sanità e Sicurezza sociale;
bilancio e Finanza, Demanio e Patrimonio, agricoltura, caccia, pesca,
risorse comunitarie e statali per lo
sviluppo;
politiche giovanili, disagio sociale e
occupazione, ha presentato due interrogazioni a risposta scritta agli
assessori regionali alla Sanità Angelo
Montemarano e all’Ambiente Walter Ganapin.
Con la prima interrogazione, quella
sui fondi ‘’Legge n.67/88’’,chiede di
conoscere, con urgenza, quali iniziative siano state poste in essere o
si intendono porre in essere,
potendo i suddetti interventi rientrare tra quelli coerenti con quanto
previsto nell’ambito delle linee
programmatiche per la stipula di un
nuovo accordo di programma con
il Ministero della Salute, di concerto
con il Ministero dell’Economia e Finanze, avente ad oggetto ulteriori
interventi di edilizia sanitaria ed ammodernamento tecnologico ex art.
20 delle legge n.67/88,approvate
con delibera di Giunta Regionale
n.10 dell’11 gennaio 2008.
Pica, con la seconda interrogazione
diretta all’assessore regionale all’ambiente, chiede l’istituzione di
“tavoli tecnici congiunti”, regione e
provincia, dislocati presso gli uffici
provinciali già preposti ad istruire
ed approvare i piani urbanistici.
La richiesta del consigliere regionale Donato Pica, grazie anche alla
precedente esperienza di Sindaco
del Comune di Sant’Arsenio e di
consigliere provinciale di Salerno,
mira a rafforzare i vantaggi derivanti
da una corretta azione di decentramento. Infatti, solo avvicinando gli
organi deputati a valutare le proposte progettuali agli enti che le
hanno elaborate e, soprattutto, alle
realtà territoriali che attendono risposte dalla realizzazione dei suddetti progetti, sarà possibile
aggiungere valore ad un’attività in
grado di favorire non solo il confronto tra diverse competenze tecniche ma anche quello tra realtà
che vivono lo stesso territorio.
Pietro Cusati
[email protected]
Coloranti e
conservanti
fanno male
ai nostri
bambini
E’ difficile dare una definizione
univoca di “iperattività” nei bambini perchè è facile riscontrarne i
sintomi in ogni bambino, infatti
ancora oggi non esiste una classificazione specifica e certa del fenomeno
come
parametri
diagnostici esatti ed univoci.
Sono comunque a disposizione
varie scale di valutazione dei sintomi dell’ADHD (sindrome da
deficit di attenzione e iperattività) e dei disturbi del comportamento ma per la salvaguardia
della salute dei bambini, risulta di
notevole importanza valutare
adeguatamente il fenomeno dell’iperattività e/o della disattenzione ai fini di una eventuale
diagnosi di ADHD.
L’iperattività può essere conseguenza non solo di carenze nutrizionali, squilibri degli acidi grassi,
accumulo di metalli tossici, disfunzioni del sistema nervoso
centrale ma può essere anche
dovuta agli additivi alimentari.
Troppi conservanti e coloranti
nei cibi possono alterare il comportamento! Sono proprio gli additivi alimentari, l’oggetto dello
studio che già tempo fa attirò
l’attenzione di molti ricercatori.
Infatti era già stato notato che
l’iperattività nei bambini può essere un’alterazione comportamentale consequenziale ad una
reazione ai coloranti ed ai conservanti contenuti in numerosi
cibi, di cui i bambini fanno largo
uso. Proprio a tale riguardo si osservò che i bambini iperattivi se
sottoposti ad una dieta priva di
additivi e coloranti alimentari miglioravano sensibilmente il loro
comportamento.
In base a questa osservazione,
l’agenzia britannica di vigilanza sui
cibi ha commissionato uno studio
che ha chiaramente stabilito il legame tra alcuni additivi alimentari
largamente diffusi in commercio,
l’iperattività (disattenzione, impulsività, attività superiore alla
norma) e deficit di attenzione nei
bambini di 3 anni e di 8-9 anni. I
coloranti oggetto dello studio
sono il giallo arancio E110 e
E104, l’azorubina E122, la tartrazina E102, il rosso cocciniglia
E124 e il rosso allura E129 ed un
conservante il benzoato di sodio
presenti in merendine, bibite, gelati, caramelle, succhi di frutta,
chewing-gum di larga diffusione
proprio tra i bambini.
L’analisi dei risultati ottenuti ha
permesso di concludere che i
bambini di entrambi i gruppi di
età sono risultati significativamente più iperattivi quando assumevano la bevanda con i livelli più
elevati di additivi.
Gli additivi alimentari esacerbano
il comportamento iperattivo nei
bambini, non solo in quelli con
sindrome da deficit di attenzione
e iperattività ma anche in quelli
della popolazione generale; l’aumentata iperattività è associata
allo sviluppo di difficoltà educazionali.
Alberto Di Muria
[email protected]
Salerno
N°26 5 luglio 2008
Impronte...
13
Storie di cilentani a Salerno
Maria Cristina Lembo e le donne cilentane
Si incontrano persone che lanciano
segnali e indicano un percorso con
parole dirette, lampi di intelligenza,
frutto d’esperienza.
Capita che costoro siano soprattutto
anziani, persone vecchio stampo, che
sono portati naturalmente a trarre un
paragone tra il mondo passato e il
mondo odierno.
Il personaggio di questa settimana è
l’avvocato Maria Cristina Lembo,
alla quale brillano gli occhi al solo
parlare della nonna Maria.
Originaria di Montecorice, di quel ridente paesino a pochi passi dal mare
di Agnone, si apre a briglie sciolte,
in una particolare conversazione, intrattenendosi particolarmente sull’universo-donna,
non
solo
essendone parte, ma poiché lo reputa
complesso e al contempo affascinante.
Calda, solare, mediterranea, il nostro
personaggio tutto al femminile, ha
davvero i colori delle donne cilentane, come qualche amico le ha fatto
notare.
“Non poteva farmi complimento migliore, amo assomigliare alle donne
cilentane, anche per il fatto che cerco
di portarmi dietro la loro cultura, le
loro esperienze di vita”-dichiara, talvolta inavvertitamente presa dall’
emozione-.
Che tipo di donne sono le cilentane?
Sono forti e ostinate. Hanno quei colori inconfondibili nel volto, nei capelli, negli occhi… Per studi e
documentazioni fatte, ma anche per
episodi avvenuti nella mia famiglia,
Salerno
posso dire che le donne cilentane detengono il potere sull’universo maschile. Per dirla tutta: sono loro che
comandano. Credo che tale atteggiamento affondi le radici nei vari contesti in cui si viveva un tempo, come
per esempio l’effetto emigrazione.
Gli abitanti di Montecorice emigrarono per lo più negli Stati Uniti
d’America. Di solito i mariti partivano e le donne rimanevano. Era difficile che l’intera famiglia si
muovesse in blocco per cui le mogli
e madri che rimanevano il più delle
volte erano costrette ad industriarsi.
Che tipo di donna era sua nonna
Maria che ricorda con tale affetto e
dedizione?
Mia nonna Maria era una grande
donna, non perché fosse mia nonna.
Ho appreso molto da lei che mi spingeva ad affermarmi e ad essere la
donna che sono. Era una di quelle
donne che sapevano scrivere, leggere
e fare di conto. Aveva una memoria
portentosa, leggeva e studiava molto.
Rimase da sola in Italia insieme alla
numerosa prole. Difatti mio padre
Mario, avvocato ed ex dirigente Telecom, è l’ultimo di nove fratelli.
Mia nonna faceva la postina, il che
per quei tempi era come una donna
manager di oggi. Davvero un’avanguardista e una femminista ante-litteram!
E lei che tipo di donna è?
Mi ritengo anch’io una donna forte,
che cerca di lottare per i propri
ideali; sono aperta come tutti coloro
che provengono dai posti di mare;
sono estroversa, altruista, ma anche
selettiva e dotata di autocontrollo.
Noi donne abbiamo davvero un piccolo, grande mondo interiore! Mi ritengo una donna del mio tempo con
diritti e doveri. Anche se adempio ad
un lavoro prettamente maschile,
cerco di non tradire mai la mia essenza femminile.
I tratti salienti della sua formazione?
Ho studiato al Liceo Scientifico “Severi” di Salerno, nel ’77, in piena
contestazione studentesca. Nel Liceo
“rosso” della città, aderii ai gruppi di
estrema Sinistra ma nel prosieguo
mi resi conto che all’interno vigeva
un’oppressione della libertà dell’individuo e trasmigrai nel partito socialista. Mi iscrissi alla Facoltà
Giurisprudenza e nel 1988 divenni
segretario politico cittadino del partito socialista. Ma devo ammettere
che non ero ancora preparata alla politica mentre all’epoca non si capiva
ancora che Salerno era ed è una città
votata al turismo e a questo si preferiva naturalmente la “politica del
mattone” del post-terremoto. Intanto
da anni sono impegnata nel sociale:
ho prestato il mio servizio a “ Spazio
donna” a Salerno, un centro di
ascolto per problematiche femminili.
Dal ’90 mi dedico all’associazionismo forense e sono presidente e
membro del direttivo nazionale dell’Aiga (Associazione italiana giovani
avvocati). Sono specializzata in risarcimento danni e, presso l’Associazione Ius a livello nazionale che è
un osservatorio sulla giustizia, organizzo corsi formativi. Tale associazione è composta da avvocati,
magistrati e funzionari di cancelleria
e insieme ci si occupa di processi
giudiziari e confronti con i magistrati.
Come sono le donne in politica?
Sono più vere e autentiche degli uomini che tendono ad essere macchinosi e poco chiari.
Impegnata com’è, troverà il tempo
per se stessa?
Adesso non rinuncerei agli spazi personali a cui prima ho rinunciato per
la carriera. Divoro soprattutto libri
soprattutto di letteratura femminile:
sto leggendo di scrittrici pakistane e
afgane. Ascolto musica, vado a teatro, pratico yoga.
Che cosa rappresenta per lei Montecorice?
E’ il mio luogo dell’anima e la mia
storia dove mi analizzo, mi ascolto,
mi ritrovo.
Montecorice è composta da otto frazioni, in tutto ha trecentocinquanta
abitanti. E’ posto in collina e guarda
al mare bello e pulito di Agnone. Da
ragazzina al paese quando ancora
non c’era l’illuminazione pubblica,
dopo cena ci si riuniva con le amiche
e si raccontavano le storie del “munaciello”, una specie di folletto che
credevamo in giro ad osservarci. Ci
divertivamo, poi, a spaccare le zucche e a mettervi dentro le candele accese per collocarle successivamente
negli angoli delle stradine e spaventare amici e passanti… Era divertimento allo stato puro…
La sua fonte di serenità?
La meditazione: mi permette di conoscere me stessa.
Il libro che l’ ha portata ad arricchirsi e a riflettere?
“Il Profeta” di Gibran.
Rossella Oricchio
ABBONAMENTI GRANATA 2008/2009
“COSE FATTE PER BENE”
Card magnetica. Vantaggi
per donne, anziani e adolescenti. Pacchetti famiglia e
una rivista innovativa
“Mamma, voglio andare a vedere la
partita di pallone!” - “Certo, caro, ci
andremo insieme al papà”. Quest’anno gli abbonamenti granata
mandano in bianco le insicurezze del
portafogli, realizzando il sogno delle
famiglie salernitane. Agevolazioni per
donne, under 14, under 16 e over 65.
Non ci si dimentica dei “tifosi ever
green” e delle new entry.
Una squadra regina della
B…non solo una comparsa!
Mentre Castori pensa a forgiare calciatori da super campionato che,
sebbene di assestamento aspira alla
serie A, il Presidente della Salernitana
Calcio 1919, Antonio Lombardi, fa
accomodare allo stadio i tifosi trattandoli da pascià. Sarà una stagione
all’insegna dello spettacolo energico
e conveniente, dedicata alla calda
piazza salernitana, sia in termini di
gioco che in termini economici. I calciatori hanno una bella responsabilità perché se i prezzi sono bassi, le
aspettative sono alte!
La frenesia e la gratitudine per
quanto si sta pianificando era evidente alla conferenza stampa dello
scorso 23 giugno. Questa volta nella
sala del Grand Hotel Salerno c’erano
insieme tifosi e giornalisti che spulciavano tra le pagine della rivista “Salernitana”, organo ufficiale di
informazione della società, altra no-
vità 2008, che proseguirà nel tempo
grazie all’impegno dell’intero staff:
Francesco Pecoraro, direttore editoriale; Vera Arabino, coordinamento
redazionale;Tano Press s.a.s., editore,
foto e grafica; Stampa, Grafica Letizia, con la collaborazione della dottoressa Stefania Avallone resposabile
Area Marketing Salernitana Calcio
1919.
La campagna abbonamenti e
l’innovativa card. “Il nuovo abbonamento sarà sostituito da una
card magnetica che lanciamo a livello
nazionale, assoluta ed unica novità
per la categoria delle squadre in B.
Farà risparmiare tempo ai tifosi che
giungono allo stadio – ha annunciato
il Presidente - grazie ad un chip rf
che farà aprire i tornelli appena l’abbonato si avvicina ad essi. E’ dotata
di banda magnetica e potrà tornare
utile anche per l’accumulo di punti
onde ottenere sconti presso gli esercizi commerciali collegati ad attività
promozionali”.
La campagna abbonamenti, come
sappiamo, è partita alle ore 16 del 23
giugno scorso e terminerà il 9 agosto, per i nuovi abbonati, ed il prossimo 6 luglio per i fedelissimi che
godranno della prelazione sul posto
presentando la carta di identità e il
vecchio abbonamento, mentre dall’8
luglio al 9 agosto questi ultimi potranno usufruire della sola agevolazione tariffaria. Per poter ricevere la
card, va sottoscritto l’abbonamento
presso i 36 punti Lottomatica dislo-
cati in provincia, 15 a Salerno, e
vanno presentati ricevuta d’acquisto
e documento di identità. La data
della consegna della carta magnetica
è da definire, probabilmente nella seconda settimana di agosto.
La rateizzazione dei costi e la
rivista. Al tavolo della conferenza
erano seduti accanto a Lombardi
anche Tano Pecoraro, per la presentazione del numero 0 della rivista, e
Carmine Sica per Prestitempo
Gruppo Deutsche Bank con cui la
società granata ha stipulato una convenzione per rateizzare il costo dell’abbonamento. “La dilazione sarà di
7 rate in 7 mesi - ha spiegato Sica –
l’operazione va effettuata presso i
point Prestitempo di Mercatello, in
via Parmenide, 262/a e di Sala Consilina in via Trinità, 86. Il prossimo
punto sarà aperto a Vallo della Lucania, in via Loreto. Il tasso di interesse
è zero, si pagano solo le spese in
base ai settori,
da un minimo di
10 euro ad un
massimo di 30 per le tribune”. E a
proposito della “Salernitana”, così
Pecoraro: “Dal numero uno il direttore sarà Francesco D’Ambrosio.
Questo numero della rivista ha 68
pagine a colori con un poster della
squadra all’interno ed un articolo
dedicato al nostro caro tifoso Emilio Vertucci”.
Le ricevitorie Lis. “Io mi sono
impegnato per l’apertura dei punti di
Vietri e Giffoni Valle Piana – ha assicurato il Presidente - segnalateci voi
altri punti da coprire”.
Il caso curva nord superiore.
“Stiamo lavorando per riaprire la
curva nord superiore e durante
l’anno, perché ora non ce la facciamo
più, penseremo agli abbonamenti per
questo settore dello stadio – ha rassicurato Lombardi.
Il calciomercato.
Lombardi:“Stiamo a guardare cosa
fanno le altre società che per forza
di cose non potranno chiudere alcuni contratti, quindi noi siamo attenti alle buone occasioni. I tifosi
possono esser certi che questa società farà cose fatte per
bene”.
Il listino per chi rinnova. Curva Sud. Uomini,
euro 150; donne 130. Tribuna azzurra. Uomini,
euro 260; donne, 230. Tribuna verde. Uomini, euro
450; donne, 390. Tribuna
rossa. Uomini, euro 550;
donne 450.
Il listino dei nuovi abbonamenti. Curva Sud. Uomini, euro
180; donne150. Distinti. Uomini.
euro 240; donne 195. Tribuna azzurra. Uomini, euro 320; donne
250. Tribuna verde. Uomini, euro
640; donne, 500. Tribuna rossa.
Uomini, euro 800; donne,640. Tribuna vip. Uomini/donne, euro 1250.
Pacchetti famiglia.
Un genitore e due under 14, euro
260; due genitori e un under 14, euro
400; due genitori e due under 14,
euro 440. Documenti da presentare. Carta di identità e tessera
sanitaria o codice fiscale, ultimo documento di reddito (dipendenti:
busta paga; autonomi:modello unico;
pensionati: CUD o cedolino pensione.
Maria Laura Pirone
Cultura
14
N°26 5 luglio 2008
Sergio Vecchio, archeologo dell’anima
“L’officina del marinaio” iin vendita a 2 euro più Unico
La cul t ura e
l ’ u man i tà
de ll ’ar t is t a
pe st an o
di Antonio Marino
direttore Bcc di Capaccio
(….) Chi entra in contatto con Sergio si arricchisce della particolare
umanità che tracima dal personaggio che è esplosione di emozioni
sempre positive anche quando si lascia sopraffare dall’ottusità di chi
potrebbe (e dovrebbe) sapere cogliere ed assecondare la sua naturale ed indistruttibile voglia di fare
nella sua Paestum.
L’artista ha dedicato moltissima
parte della sua vita alla città dei
templi ed è qui che affonda, inesorabilmente, le sue radici culturali
ancor prima che quelle anagrafiche.
Nella sua “officina” si percepisce
la vicenda umana di un artista che
rende di dominio pubblico le sue
memorie private e chiama a raccolta altri personaggi, autori, artisti
e testimonianze per miscelare esperienze rendendo tutti complici della
sua ricerca.
Il libro si trasfigura in uno spazio
aperto a tutti e per tutti.
scito, di parlare a Capaccio – Paestum attraverso le testimonianze di
“non eroi” che hanno costruito con
onestà e umile lavoro la storia dei
beni culturali del luogo. (…).
di Francesco D’Episcopo
Paestum è uno di quei santuari dell’an-
Archetipi
Donne ed uomini di carattere che
possono anche cadere ma che si
rialzano, non rinunciano e, attingendo linfa dalla terra dei padri che
si è fatta storia, si proiettano in una
dimensione comunitaria che lascia
segni certi di un vissuto impossibile
da cancellare.
“L’Officina del marinaio” è l’ennesimo gesto d’amore nei confronti di
un territorio “patrigno” con l’artista, che ha avuto ed ha, però, la
consapevolezza di non potersene disfare e con cui è “predestinato” a
convivere fino alla fine.
La pubblicazione è il tentativo, riu-
L’altra Paestum: Films e
non solo
“Treni in pellicola” (29 giugno 12
luglio), è il titolo dell’interessante
rassegna di films e documentari, curata da Bruna Alfieri, che si svolge
nel “Giardino dell’Azienda Biologica Orlando Manetta” in via Ponte
Marmoreo, 63 a Paestum.
Tra le pellicole ancora da vedere “La
vita è un miracolo” di Emir Kustarica (sabato 5 luglio ore 21.00);
“Train de vie” di Radu Mihaileanu
(domenica 6 luglio ore 21.00);
“L’uomo del treno” di Patrice Leoconte (lunedì 7 luglio ore 21.00); “A
30 secondi dalla fine” di Andrej
Konchaloskij (martedì 8 luglio ore
21.00); “Dworzec La Stazione” di
Krzsztof Kieslowsky (mercoledì 9
luglio ore 21.00); “Quel treno per
Yuma” di Delmer Daves (sabato, 12
luglio).
Tra gli extra, abinati ai lavori cinematografici, dopo i corti di Michele
Schivino, Lucia Panascì, Cosimina
Capo e Vincenzo Esposito, la rassegna prevede “Veloso e Bahia” di Tonino Pecoraro (martedì 5 luglio);
“Dialoghi innaturali con Phillò” (lettura di un viaggio mentale a Paestum)
di
Oscar
Nicodemo
(domenica 6 luglio); “Il riposo del
guerriero” di Antonio Iannotti (lunedì 7 luglio); “Figure in posa del
primo novecento a Capaccio” (Fotografie in diapositive) di Vincenzo
Palumbo (martedì 8 luglio); “Cantautori ’60” (mercoledì 9 luglio);
“Un ricordo di Luigi Tenco e Omaggio a Sergio Endrigo (sabato 12 luglio).
tichità, che meglio conserva le proprie
vestigia, le proprie tracce, consentendo
di cogliere una stratificazione di civiltà
nel cuore di un Mezzogiorno mediterraneo, che continua a custodire miracoli
e misteri in una sussultoria contaminazione di modelli e di segni.
Sergio Vecchio ha Paestum dentro di sé,
è, in qualche modo, Paestum, così come
Alfonso Gatto si è sentito Salerno, Gaetano Afeltra Amalfi, per dichiarazione
stessa del poeta. L’identificazione tra
un’artista, un poeta, uno scrittore, e il
posto, in cui egli riconosce le proprie radici è, talvolta assoluto, totale, investendo in un rapporto esemplare,
estremo, il corpo, l’anima, la passione,
la ragione, l’invisibile e l’evidente.
Le stesse stratificazioni di una civiltà
millenaria, qual è quella pestana, sono
così, naturalmente, si direbbe biologicamente, destinate a passare il vaglio di
una coscienza critica, creativa, che con
esse pienamente si misura e si identifica.
L’itinerario artistico di Sergio Vecchio,
che si distende lungo un percorso accidentato, solo in apparenza riconducibile
a un comune paradigma, deriva principalmente dalla orientata volontà di assecondare le affatto univoche anime di
quell’antica civiltà, pur nella convinzione, pienamente condivisa, che la storia è sempre fedele a se stessa,
soprattutto in un Sud religiosamente rispettoso delle proprie radici.
La sperimentazione, che, dunque, ne
scaturisce, è il risultato di una ricerca
evolutiva degli archetipi, i quali, con il
tempo, reclamano una cittadinanza artistica sempre più scabra, essenziale, nel
contrappunto simbolico di un ritorno
alle origini, che non teme smentite.
Risalendo il tortuoso fiume della vita, si
invoca un’alba per ogni tramonto, la
prima polla per ogni corso d’acqua che
si congiunge al mare, in uno stretto rapporto tra morte e vita, che l’antica pittura pestana esalta in un celebre “tuffo”
nell’oltre. Cosa c’è, del resto, l’arte,
l’arte se non questo viaggio, che ci possiede e sovrasta? Sergio Vecchio, da archeologo dell’anima, mira con mezzi
sempre più essenziali ed evidenti ad individuare e ad isolare si simboli di una
“armonia perduta”, quella che l’antichità ha sempre invocato sulle sponde
del Sele, così come negli infiniti santuari di un Sud, invaghito dei propri archetipi.A Paestum Sergio ha sacrificato
quel suo cognome, bruciato nella sacra
cella del tempio, perché rinascesse bambino, incantato ed innocente, senza il
peso di una storia che incombe, che
consuma.
Questo posto del mondo opera sul nostro artista una funzione catartica, rigeneratrice, entrando nelle sue fibre
segrete e sortendone come immagine,
modello, soffio vitale, per un’arte classicamente estemporanea, sperimentale
sempre. Marinai di montagna, come ho
avuto altre volte modo di scrivere e di
sottolineare, non possiamo sottrarci al
ciclico destino di allenarci a celesti acrobazie, cercando e trovando nel colore il
corrispettivo a quella irrinunciabile inquietudine, che accompagna il nostro
tuffo nel mistero, che solo l’arte può
sfiorare, senza rilevarne però il sacro segreto.
Pasquale Martucci racconta la cilentanità
La ricerca dell’identità etnica nelle storie e
racconti di vita vissuta
Questo libro tratta gli elementi delle
comunità che tengono unito il destino
degli uomini. Comunità segnate dall’appartenenza alla cultura popolare, alla
vita della gente semplice che ha lavorato e vissuto cercando e rinsaldando i
legami familiari, parentali ed amicali.
Comunità che dalla sofferenza hanno
trovato motivo di solidità: si sono affermate dando spazio a uomini e
donne che hanno sempre rispettato la
loro comune appartenenza.
Nel territorio cilentano queste comunità si caratterizzano per una forte
identità territoriale che alcuni chiamano Cilentanità.
E questo libro è la ricerca della Cilentanità, attraverso le storie di vita narrate da uomini e donne.Alcuni
protagonisti di questo volume parlano
rapportandosi al contesto, altri si rivolgono ai temi di una cultura materiale.
Infine , c’è chi si sofferma sulle forme
di un linguaggio fatto di cose dette e
non dette, palesate o solo accennate,
di gesti e di espressioni caratteristici di
questa terra.
Il libro è suddiviso in due
parti: la prima indaga sul
termine cilentanità, sul
rapporto con il territorio
e i legami comunitari , sugli
esempi che tengono unite
le vite dei cilentani; la seconda, che vede l’autore in
continuo dialogo con i
protagonisti, si sofferma
sulla vita contadina, sui
ruoli e i rapporti sociali,
sulle espressioni e i comportamenti delle persone
che vivono in questo territorio.
Pasquale Martucci, sociologo e ricercatore di
tradizione e cultura popolare, compie da anni
studi nel territorio del
Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di
Diano.
N°26 5 luglio 2008
15
Gli itinerari del gusto
L’AIS Cilento alla scoperta dei vini e dei formaggi francesi
Nel Cilento e Vallo di Diano, da circa
due anni, c’è una nuova sezione dell’AIS (Associazione italiana sommelier) guidata dalla dott.ssa Maria
Sarnataro, agronoma con la passione
del vino e dei formaggi. Difatti, la
dott.ssa Sarnataro è anche la responsabile provinciale, nonché consigliere
nazionale
dell’Onaf
(Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi). Chi conosce
Maria, intuisce subito la sua grande
dinamicità nell’organizzare e nel
portare al termine i suoi obiettivi. In
questi primi due anni da responsabile
territoriale è riuscita a formare il
primo gruppo di sommeliers nostrani, che hanno superato l’esame di
qualificazione professionale dopo
aver frequentato i tre livelli del
corso, tra le due sedi di Agropoli e
Policastro. Proprio in occasione
della consegna dell’ambito diploma
ai neo-sommelier, è stata organizzata, all’hotel Cerere di Paestum
un’interessantissima serata evento
dedicata alla Francia, paese simbolo
del vino e della gastronomia di eccellenza, che ha avuto come tema
“Passeggiata tra vigne e vini alla scoperta
delle
meraviglie
enologiche francesi in compagnia di
monsieur le fromage”. Sono stati degustati sei vini d’Oltralpe abbinati ad
altrettanti rinomati formaggi francesi. Questi i vini assaggiati dai
sommelier e dai numerosi ospiti pre-
La commissione
senti:
“Puligny Montrachet 1er cru Clos
de la Garenne 2002”, un vino
bianco prodotto nella Côte de Beaune, una delle zone più vocate della
Francia per i vini bianchi. Questi
vini, al contrario di quello che si dice
per la maggior parte dei vini italiani,
migliorano e si evolvono positivamente con il tempo. Nelle migliori
annate si possono bere tranquillamente dieci anni dopo la vendemmia.
“Gevrey Chambertin 1er cru Les
Poissenots 2005, Jadot”, questo è il
vino che ho apprezzato di più durante la serata. Un Pinot noir in purezza di rara eleganza e finezza. La
zona di produzione è la Côte de
Nuits, nella Borgogna. Se la Francia
è reputata mondialmente per i vini di
qualità, deve la sua fama a prodotti
di questa tipologia e quelli prodotti
nella regione di Bordeaux.
“Château Clerc-Milon 2001, Pauillac 5ème cru”, vino ottenuto con
il 70% di Cabernet Sauvignon ed il
30% di Merlot. Prodotto a Pauillac è
un 5ème cru classé nel 1855.
Clerc Milon occupa uno spazio privilegiato tra i premiers crus Lafite e
Mouton ed oggi è di proprietà della
baronessa de Rothschild.
“Hermitage rouge 2004, Guigal”,
siamo nella Côte du Rhône, una
zona meno famosa delle precedenti
che si è sempre distinta per i suoi
vini. Le uve utilizzate per questo
vino sono Syrah al 100%.
“Sancerre blanc Clos du Roy 2007,
Jolivet”, siamo nella Valle della
Loira ed il vino, fresco e profumato,
è prodotto con uve Sauvignon dall’azienda di Pascal Jolivet, uno dei
Bruno e Simona, scene di un bel matrimonio
Generalmente i matrimoni li vivo in
tutt’altro modo, essendo da oltre 16
anni maître d’hotel all’Esplanade di
Paestum.
Questa volta, invece, ho vissuto tutte
le scene quasi da protagonista, essendo stato il testimone volontario
delle nozze di Bruno e Simona.
Bruno, professionalmente parlando,
è un mio figlioccio e da quando ha
iniziato, come fanno in tanti, a fare
delle servite extra, è sempre stato (e
lo sanno tutti) il mio pupillo.
Ora ricopre un ruolo di responsabilità nell’organizzazione dei banchetti
al Savoy Beach Hotel di Paestum. In
lui ho sempre visto, oltre a serietà,
onestà e disponibilità, una facilità nell’apprendere le cose.
È stato spesso mio compagno di merenda nei “Viaggi e Assaggi” che
spesso avete letto su queste pagine.
Bruno, in modo scherzoso, mi accusa
di essere la causa del suo matrimonio. Quando iniziò a frequentare Simona, con fare in una via di mezzo
tra un fratello maggiore e un padre,
gli dissi: “Ora è giunta l’ora che ti
devi sposare, Simona è la persona
giusta per te”. Sicuramente ha influito soprattutto l’amore, ma resta il
fatto che questo mio invito è diventato realtà.
Di questo matrimonio mi è piaciuto molto la
naturalezza e la
semplicità dell’insieme.
L’atmosfera è
stata gioiosa e
tranquilla dove
tutti, parenti e
invitati, hanno
dato l’impressione di trascorrere
una
piacevole serata.
In chiesa, la parrocchia di San Biagio
a Cerrelli di Altavilla Silentina, tutto
si è svolto, nonostante la giornata
afosa, in modo molto lineare.
Un brindisi augurale davanti la chiesa
e poi, gli sposi a fare le foto di rito,
mentre gli invitati si sono avviati
all’Hotel Esplanade, sede del ricevimento nuziale. In una scenografia
unica, all’aperto, sotto l’attraente e
fresco gazebo vicino la piscina, è
stato servito un menu elaborato
nella composizione ma semplice
negli ingredienti, valorizzando al
massimo
(grazie all’esperienza
dello chef
Sabatino
Cresciullo) i
valori e le
regole della
dieta mediterranea.
Oltre
al
ricco aperitivo, sono
stati serviti:
antipasto,
due primi, secondo, dessert, torta e
buffet di dolci. Il quanto basta per
non stancare gli ospiti come spesso
capita con inutili menu luculliani.
Non mi resta che ringraziare Bruno
e Simona per la bella giornata e rinnovare gli auguri per una lunghissima
vita insieme.
Dibbì
produttori più giovani e dinamici
della zona.
“Gewürtraminer
2006,
Beyer”,
altro vino molto interessante del panorama vinicolo
della
Francia.
Siamo nell’Alsazia, la patria dei
vini bianchi molto
profumati. Il vitigno utilizzato è il
Gewürtraminer.
Un vino da bere con la cucina aromatica o semplicemente fuori pasto.
A questi vini sono stati abbinati i seguenti formaggi: Abbaye de Citeaux (formaggio vaccino a crosta
lavata della Borgogna), Brie de
Coulommiers (vaccino a pasta
LA
RICETTA
Lasagne
alla marinara
Ingredienti: 400 g di pasta fresca per lasagne - 1 Kg di cozze 600 g di fasolari - 200 g di gamberetti sgusciati - 150 g di vongole sgusciate al naturale - 3 filetti
di sogliola – 1,5 l di latte - 100 g
di burro - 200 g di farina - 1 mozzarella di bufala - uno spicchio
d’aglio - un mazzetto di prezzemolo - 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva - sale e pepe q.b.
Procedimento:
Dopo aver mondato e pulito le
cozze ed i fasolari, metteteli ad
aprire in una padella con 2 cucchiai di olio. Prendete i fasolari e
disponeteli aperti su di un piatto
(per la decorazione) e separate le
cozze dal guscio. Preparate una
besciamella con il burro, la farina
e il latte. Preparate un battuto
con aglio e prezzemolo tritati finemente e aggiungete, dopo
averli sminuzzati, la mozzarella, le
cozze, le vongole, i filetti di sogliola ed i gamberetti. Mescolate
il tutto con la besciamella, amalgamando in maniera uniforme.
Fate sbollentare la pasta per lasagne, imburrate leggermente una
teglia e disponete sul fondo uno
strato di besciamella, poi uno di
lasagne, poi ancora uno di besciamella e così via fino a esaurimento. Decorate con i fasolari
coperti con poca besciamella
perché non si brucino e mettete
in forno per 40 minuti circa.
Vino consigliato: Valentina 2007,
Fiano Paestum Igt, Alfonso Rotolo
molle non pressata prodotto nei dintorni di Parigi), Munster (formaggio
vaccino alsaziano a pasta molle), St.
Maure de Touraine (il celebre caprino coperto di cenere prodotto nel
dipartimento di Indre e Loire),
Comtè (Formaggio a pasta dura originario dei monti del Giura), Epoisses (formaggio a pasta molle e crosta
lavata passato alla storia come il formaggio più amato da Napoleone).
Per la degustazione dei vini era presente Antonella Bevilacqua, relatrice
AIS di Vitivinicoltura in Francia e
autrice di una recente quanto preziosa guida ai vini d’oltralpe, che è
stata molto apprezzata dai presenti.
Inoltre da segnalare la presenza di
Antonio Del Franco, Presidente regionale dell’Ais che ha consegnato i
diplomi a neo sommelier, e di Luciano Pignataro, sicuramente il più
famoso e noto giornalista enogastronomo del Sud Italia. Alla fine tutti
hanno ringraziato Maria Sarnataro
per la bella iniziativa, sperando
quanto prima di poter ripetere esperienze del genere. Tutti coloro che
vogliono avvicinarsi al mondo del
vino ed ai formaggi e vivono nel Cilento e nel Vallo del Diano possono
contattare: Maria Sarnataro, Via Municipio 4, 84052 Ceraso (SA). Tel. e
fax
0974.959025.
Cell.
338.9296146. e-mail [email protected]
Diodato
Buonora
Tel 0828.720114 Fax 0828.720859
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