N° 20 del 24/05/2008
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Transcript N° 20 del 24/05/2008
CAMPAGNA
C A M PA G N A
Addio
a Gelsomino
B o t t i g l i e r i pag. 4
BATT
B A TT I P A G L I A
A GROP OL I
Barlotti-Pd
ancora umata grigia
Alf ier i su Trentova:
“Il villaggio sorgerà”
pag. 2
C A PA C C I O
pag. 5
E BO L I
Tr e s t a z i o n i F s
un unico
destino
pag. 11
Ecoballegià a
C o d a d i Vo l p e
pag. 3
Ann o X n°20 - www.unicosettimanale.it - 24 maggio 2008 € 1,00
Editore: Calore s.r.l. Sede Legale: Via S. Giovanni, 86 - Villa Littorio - Laurino (Sa); Sede Redazionale: Via della Repubblica, 177 - Capaccio-Paestum (Sa) - Poste Italiane - Spedizione in a.p. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Dir. Com. Business Salerno -Abb. annuale 25,00€
Ospitalità da Favola, 25 milioni a risc hio
Il 27 mag gio in 250 si autoconvocano al Parco
Parco: il modello
Ravello non è
esportabile
Alfieri e Marino, un
passo nella giusta
direzione
di Bartolo Scandizzo
di Giuseppe Liuccio
Intesa per realizzare un polo fieristico al confine tra Agropoli e Capaccio Paestum. Circa 40 ettari, di
terreno in un’area che è situata al
confine tra i Comuni di Agropoli e
Capaccio.
Questa base di un’operazione che
potrebbe cambiare il volto del territorio collegando indissolubilmente i due comuni divisi dal
Soloforne.
Pasquale Marino e Franco Alfieri
hanno sottoscritto un protocollo di
intesa propedeutico alla definizione
dei tempi, delle modalità e degli
atti per l’attivazione delle procedure amministrative necessarie alla
realizzazione del polo fieristico
multifunzionale.
Se le due amministrazioni saranno
consequenziali con quanto sottoscritto vuol dire che i due Puc in
gestazione nei due comuni dovranno essere redatti a stretto contatto e i tecnici dovranno lavorare
in modo integrato ed sinergico.
Dopotutto è proprio la ricerca dell’integrazione delle due realtà, per
molti aspetti molto diverse tra loro,
che spinge i due sindaci ad un confronto serrato e che li ha visti sottoscrittori di un patto di
consultazione permanente: giunte e
consigli unitari su temi importanti.
A questo punto diventa essenziale
individuare lo strumento di programmazione macro economica
con cui affrontare tutti gli annessi e
connessi che un progetto di queste
dimensioni comporta.
In primo luogo sarà necessario
coinvolgere l’imprenditoria singola
e associata dei due comuni e fare
ogni sforzo per immaginare e trovare le risorse per realizzare le
opere infrastrutturali necessarie per
raggiungere l’obiettivo.
Inoltre dovrà essere ben chiaro
l’obiettivo strategico del mega progetto individuando fin d’ora il mercato a cui si rivolge e, magari,
chiamare alla compartecipazione i
soggetti capaci di spostare grandi
eventi fieristici e convegnistici da
altre località.
La fortuna vuole che oggi siamo in
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Il “Modello Ravello” non è esportabile nel Cilento, per ragioni di ordine
storico,
geografico,
socio-politico e, ancor di più, economico.
La storia ci insegna che tutte le “rivoluzioni” calate illuministicamente dall’alto, anche se
supportate da grandi ideali, ma non
innervate e radicate saldamente
nella coscienza popolare, sono clamorosamente fallite.
L’esempio più illuminante ce lo
fornisce la “Repubblica Napoletana” del 1799, tanto per restare a
casa nostra.
Ravello ha alle spalle una tradizione turistica secolare e prestigiosa.
Il Cilento ha annaspato per decenni
ed annaspa ancora, in affanno tra
pressappochismo ed improvvisazione, per un pauroso deficit di immagine, per assenza quasi totale di
infrastrutturazione di servizi, per
una mancanza quasi generalizzata
di cultura di impresa negli operatori, per una classe politica inadeguata e cronicamente tarata dalla
piaga atavica del clientelismo becero e del familismo sfacciatamente ostentato.
Qualche raro punto di eccellenza è
appannato ed involgarito dalla mediocrità dilagante.
Sotto il profilo topo-geografico Ravello è un miracolo della natura,
sospeso tra cielo e mare, con i Lattari a far da quinta e che l’uomo,
fecondato di bellezza dalla grande
storia mediterranea della Repubblica Amalfitana, ha trasformato in
uno scrigno di tesori di arte, ricamati ed ingentiliti da un paesaggio
rurale unico al mondo e che gelosamente ed orgogliosamente
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AGROPOLI
PUNTA TRESINO
Si è tenuta il 16 maggio presso la sala consiliare della C.M. Gelbison e Cervati l’Assemblea del Consorzio “Ospitalità da Favola”, presieduta dal Presidente Pro-tempore – Arch. Domenico Nicoletti, ex direttore del Parco del Cilento e Diano. Il Consorzio costituito da 240 imprese del territorio del Parco rappresenta una realtà consortile
italiana di primaria importanza.
I soci hanno preso atto dell’impegno regionale e lungamente dibattuto e approfondito la problematica aperta del contratto d’investimento relativo al Bando emesso dal Parco del Cilento e Vallo di Diano lo scorso agosto e (dopo oltre
8 mesi) ancora fermo negli approfondimenti giuridico-amministrativi. Infatti, il termine di quindici per la definizione
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EBOLI
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di Francesco Faenza
Scacco al re. De Gennaro
si riprende Coda di Volpe
Una sola mossa. Scacco al re, partita chiusa, tutti a casa. Gianni De
Gennaro aveva i Cdr pieni. Li doveva svuotare, per pulire Napoli,
con il premier Berlusconi in arrivo.
Lo ha fatto. Riprendendosi Coda di
Volpe. L’area sequestrata da Frattini, il pm che ha “illuso” i cittadini
di Santa Cecilia, i residenti a Coda
di Volpe. Non quelli di Eboli, scocciati e indifferenti. Troppo sporca
Napoli, troppo lontana Coda di
Volpe. De Gennaro se l’è ripresa,
senza colpo ferire. Dopo aver intascato due sconfitte, si è aggiudicato
la guerra. Come sparare sui talebani
con gli aerei invisibili. Come a Genova nel 2001, a bastonare i manifestanti inermi. Non c’è partita, non
c’è confronto. Ubi maior (commis-
sario emergenza rifiuti) cessat
minor (comune di Eboli).
Ha agito di sabato, De Gennaro,
l’ex capo della polizia fascista condannata a Genova. Ha chiamato
tutti all’appello. Carabinieri, guardia di finanza, polizia. Somigliava
al vertice del G8, il depuratore di
Coda di Volpe. Accerchiato dai poliziotti, inavvicinabile anche per i
preti, inaccessibile ai politici e ai
giornalisti. Ha preso di petto la situazione. Tanto da commettere il
più stupido harakiri. De Gennaro
gaffeur, per la seconda volta. Ma
vincitore comunque, oltre ogni
“santa” resistenza. Venti giorni fa, i
suoi poliziotti stupidi sequestrarono
la statua di San Vito al Sele. Non
c’era modo più idiota di inimicarsi
la popolazione. L’hanno fatta
grossa, sequestrando la statua del
santo. Liberato dopo tre ore di trattative, preghiere e pianti disperati.
Peggio è accaduto martedì mattina.
De Gennaro, i suoi uomini, altra
gaffe clamorosa. Uno scuolabus con
i bimbi delle elementari è stato circondato, come un carroarmato di talebani. Andavano a scuola, i
bambini. I poliziotti li hanno fermati, fatti scendere e andare piedi.
Da Coda di Volpe non si passa motorizzati. Qualche bimbo nasconderà bombe moltov e bombe a
idrogeno nello zaino? Una vergogna, senza precedenti. Poveri
bimbi, polizia ingiudicabile. Cadere così in basso (sequestro di San
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B a ttip a g lia
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Barlotti – Pd: fumata grigia
Lunedì in consiglio la decisione definitiva, forse…
Fumata grigia sull’accordo “programmatico” tra il Sindaco con i
“suoi” tredici consiglieri ed il gruppo
dei quattro consiglieri del Partito Democratico.
Il punto di tensione, che ha rinviato
l’ufficializzazione dell’ingresso in
giunta del Pd, si è avuto alla vigilia
dell’ultimo consiglio comunale.
Questione di metodo e non di merito,
in quanto Barlotti avrebbe voluto
presentare già lo scorso venerdì la
nuova maggioranza, precostituita,
nell’assise comunale.
Così, davanti al diniego del Pd, che
invece propendeva per un’apertura
del sindaco in Consiglio, con la manifestazione di disponibilità del
gruppo di Anzalone e compagni, il
Sindaco e i tredici consiglieri che lo
appoggiano hanno preferito disertare
la seduta dello scorso 16 maggio.
Seduta che comunque si è tenuta grazie alla presenza del gruppo Pd
che ha mantenuto il numero legale e che ha registrato le invettive quasi
ingiuriose di Fernando Zara, che irritato dall’assenza del sindaco, lo ha
definito «traditore, infido, cattivo, incapace e incompetente» e soprattutto
«una macchietta di sindaco», tenendo - come evidente - alto il livello
della discussione. Ad accalorarsi poi,
è stato il capogruppo di An, Gerardo
Motta, con cui il sindaco ha da
tempo rotto: «Barlotti mi aveva rivolto in Tv l’invito di venire in consiglio. Io sono qui. Lui no.
Lo ringrazio che si sia dichiarato indipendente, è giunto il momento di
fare chiarezza.
Ho chiesto alle forze dell’ordine di
registrare gli interventi. – ha continuato il capogruppo di An - Non lo
chiamerò più sindaco perché ha tradito i quindicimila elettori che lo
hanno votato.
Non ha fatto nulla del programma
dei primi cento giorni.
Si deve vergognare.»
Esternazioni che non fanno altro che
infiammare il tono – ormai da far
west – della vita politica cittadina,
malgrado le prove di apertura dei
vertici provinciali del Pdl, che per
bocca del sindaco di Pagani e coordinatore provinciale del partito di
Berlusconi, ha continuato a tenere
aperte le porte al sindaco, per
un’eventuale ritorno di fiamma col
gruppo di maggioranza relativa che
fa capo a Motta, Zara e Liguori.
Fumata grigia, quindi, ma non nera.
Problemi di metodo e non di merito,
come detto.
Nel merito, l’accordo sembra fatto.
Tutto ruota attorno a punti programmatici e uomini di alto spessore professionale in posti rilevanti.
Urbanistica e Politiche Sociali, questi i fulcri della proposta politica
messa in piedi dal Pd, e su cui Barlotti pare convenire. Altro nodo centrale il piano assunzioni e la
macchina amministrativa: «Tra i
punti più importanti dello strumento
finanziario resta il Piano Assunzioni.
Il comune è già in predissesto, non
A parer mio
di
consentiremo una ulteriore ingessatura della spesa corrente», afferma il
consigliere Anzalone.
Tutto rinviato dunque a lunedì 26,
quando, a meno di sorprese dovrebbe
essere presentata in Consiglio la
nuova maggioranza e contestualmente azzerata la Giunta in carica.
Valerio Calabrese
La “lega” è
uguale per
tutti…
ERNESTO GIACOMINO
Eppur si muore
Ammetto che l’argomento risulterà
per niente allegro, ma resto sempre
negativamente stupito dal pessimismo che aleggia in questa città su
problemi tutto sommato risolvibili. Il
cimitero di Battipaglia, voglio dire: se
ne sta facendo un gran parlare, lamentele a destra e manca, l’inefficienza di pianificazione e tutto
quanto; ma alla fine è inutile puntare
perennemente ‘sto dito accusatore
contro le istituzioni, un po’ la colpa è
pure del cittadino che muore fuori
stagione, spesso senza nemmeno avvisare, e sempre in virtù di quest’impazienza consumistica che spinge a
fare le cose in fretta e furia senza un
barlume di riflessione.
Anche nel lasciare questa valle di lacrime, insomma, ci vuole un po’ di
senso civico. Siamo in una città che
scarseggia perennemente di loculi? E
allora, benedetta incoscienza, piuttosto che pensare a frivolezze come la
propria salute prepariamoci per
tempo, quel paio di mesi prima dell’infausto evento attiviamoci per Comuni e prendiamo residenza, che ne
so, minimo a Bellizzi o Eboli o Pontecagnano. Se non proprio in certe
zone impervie a bassissima densità
abitativa tipo Bellinzago Novarese,
Casaletto Spartano, Rossano Calabro. Inventiva, ci vuole, fantasia: altro
che questo immobilismo da mammoni che vogliamo perpetrare fino
all’ultimo viaggio. Poi, al solito, è facile
dire sempre che non si trova il posto,
in questo mondo come nell’altro.
Dicono: ah be’, ma i loculi ci stanno.
Sono i parenti che stranamente non
li vogliono. Cioè, capito il viziaccio
della comodità? Tutti pigri, oziosi, nessuno che si vuole arrampicare fino a
quella fatidica prima fila in alto che
resta – dicono gli operatori – immotivatamente sgombra. Immotivatamente, e certo: e dove saranno mai,
al massimo all’altezza di un primo
piano di un palazzo, chi in gioventù
non ha rischiato di rompersi l’osso
del collo per scalare una grondaia, afferrare un balcone e mettere un gladiolo nel vaso dell’amata?
Senza contare che, al solito, non cogliamo mai il lato positivo delle cose.
Ecco qua, sfruttare quei loculi ad altezze proibitive ci consentirebbe di
avere un approccio al cimitero del
tutto innovativo: ginnico, direi. Una riqualificazione della zona da luogo di
sofferenza a campetto di allenamento. Vi si potrebbero organizzare
Olimpiadi, perfino.
Specialità principale, ad esempio, la
corsa alla scaletta, cioè quella curiosa
struttura zincata con le rotelle, a
metà fra un trespolo e un seggiolone
da arbitro di tennis. Giacché generalmente in giro ce n’è una sola, ecco
qua: basta con appropriazioni furtive,
tecniche di distrazione padre-figlio
cosicché uno finge di chiedere un’informazione a quello che ci sta sopra
e lo costringe a scendere un attimo,
e l’altro subito gliela sfila alle spalle e
gli fa pure un tie’ poco in tinta col
luogo. Invece, niente: si dipingono a
terra un po’ di corsie, starter con la
pistola e tutto quanto, e a turni di
quattro li si fa correre per conquistarsi l’attrezzo, e giù pure un podio
per i primi classificati: the winner is…
la vedova Esposito! E giù abbracci e
lacrime e una medaglia (rigorosamente di bronzo, che lì non manca
mai). Oppure, anziché provare a raggiungerlo per vie traverse, al caro
estinto del quarto piano il fiore glielo
si può proprio lanciare, in una sorta
di torneo organizzato: chi riesce a infilarne di più nel vaso in un massimo
di trenta tentativi si porta a casa un
lumino taglia media e il catalogo primavera-estate di un’agenzia funebre
a scelta. E poi c’è la zona terriccio
che, oddio, hanno da lamentarsi
anche lì. A niente è servita la pregevole iniziativa dei manutentori, ad
esempio, di separare le file con queste pittoresche e instabili mattonelle
appena poggiate sulla superficie, tali
da avere gratuitamente quell’effetto
“equilibristi in fila indiana” che per
vederli uguali al circo c’è da sborsare
decine di euro. E badate bene che lo
spettacolo va ben oltre, giacché beccare la mattonella sbagliata può equivalere a capitombolare in una delle
tante fosse scavate e non occupate,
e metti che c’è pioggia e di persone
ve ne cade più d’una si ha pure l’impressione di assistere a scrocco a un
qualche round di lotta nel fango.
Insomma, come al solito ci si lamenta
del sovrappiù e si scambiano iniziative benefiche per lacune dell’Amministrazione.
Tant’è che, nella nostra consueta logica del dispettuccio, sono ancora parecchi quelli che pur di non dare
soddisfazione ai politici proseguono
ostinatamente a vivere.
La psicosi da Rom colpisce
anche a Battipaglia.
Il sindaco, infatti ha emesso un
provvedimento che «vieta lo
stazionamento, durante tutto
l’arco della giornata, di nomadi,
roulotte, autocaravan, campeggi
abusivi e qualsiasi veicolo che
possa essere utilizzato per accampamento o campeggio».
«La nota non ha carattere razzista», hanno precisato dal Comune, ma tale provvedimento è
il chiaro risultato di una vera e
propria campagna demonizzatrice contro il popolo Rom, che
i mezzi di comunicazione – in
primis le televisioni - hanno
messo in piedi contro una comunità che nel corso della propria storia ha registrato
numerose persecuzioni.
Non si registrano infatti negli
ultimi tempi episodi criminosi
sopra le righe, tali da motivare
la decisione dell’Amministrazione.
Una posizione demagogica che,
malgrado la pretesa di discostarsi – con cattivi risultati – da
posizioni discriminatorie, non
fa altro che alimentare il fuoco
della caccia alle streghe contro
il popolo gitano.
val cal
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Eb o li
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dalla prima
Scacco al re. De Gennaro si riprende Coda di Volpe
Politici contestati, ma nessuno si dimette
Vito) sembrava il massimo.
Fermare i bambini è peggio che raschiare il fondo. Vergogna immane.
Coda di Volpe perduta, Caporetto
per i politici. Domenica mattina, le
ruspe di De Gennaro hanno rovesciato sfottò e improperi sulla classe
dirigente ebolitana. “Andate via, andate a casa. Dimettetevi tutti, toglietevi dai piedi”. Mentre l’esercito
lavorava, i politici incassavano lo
smacco. Qualche consigliere comunale è scappato via, impaurito.
Pochi altri si son fermati, cuor di
leone. Il confronto con la gente è
stato duro. “Andate via, dimettetevi”.
I politici si sono schermiti: “e’ solo
uno sfogo, passerà. Cosa c’entriamo
noi? Il commissario De Gennaro ha
poteri straordinari- ha affermato il
sindaco Melchionda- prima lo de-
moliscono, il commissariato, prima
risolveremo l’emergenza rifiuti in
Campania”.
Il sindaco ha dimenticato Berlusconi e le sue capacità taumaturgi-
che. Ha detto che lo risolve, Silvio,
sto problema. E lo risolverà. Sicuro.
Se ci riesce come per i suoi processi, davvero è il miglior presidente operaio.
Le Pagelle
di Francesco Faenza
Cicia e Melchionda, i due ras di Palazzo di Città litigano per i rom
Sconfitte e vittorie, gioia e dolori, rom
ed extracomunitari, Partito Democratico e Difensore Civico. Molte le bucce
di banane, tante gaffe, ma anche voti
alti, nella settimana politica ebolitana,
con la caccia ai rom, la sconfitta a
Coda di Volpe, lo scivolone bis della
maggioranza sul difensore civico.
Cosimo Cicia, voto 8 alla sincerità: quando si è amici per la pelle, i
grandi litigi avvengono per due motivi. O per donne o per soldi.
A quanto ci risulta, sia Cicia, sia
Melchionda (due ex amici per la
pelle) godono di un felice quadretto
matrimoniale e di una dignitosa situazione patrimoniale.
Perchè hanno litigato i due ras di
Palazzo di Città? Da due mesi se lo
chiedono tutti. Ma nessuno ha trovato la risposta. E chi la sa, si tiene
ben abbottonato, per non raccontarla. Cicia voleva la candidatura
alla Provincia, Melchionda gli ha
detto no. Cicia voleva più potere
nel Pd, Melchionda gli ha detto ancora no. Tante le ipotesi. Dopo un
prolungato silenzio e inutili precisazioni: “siamo amici come prima,
come sempre”, in consiglio comunale è venuta a galla una prima verità: “non ho condiviso- dice Cicialo sgombero dei rom alla fabbrica
Mellone”.
Il Cicia europeista che non ti
aspetti, lo zapaterista spagnolo in
seno alla giunta Melchionda. Più rispetto per i rom. E’ l’appello di
Cicia. Da condividere in pieno. I fantasmi d’Europa non sono loro. Non
solo loro. Per buona pace degli sce-
riffi Melchionda e De Luca.
Mauro Vastola, capogruppo del
Pd, voto 3: la prova di forza sul difensore civico si trasforma in un autogol alla Mastella. “Abbiamo preso
uno schiaffo in faccia, clamorosa
gaffe” dichiara Mario Trevisant
(voto 8 alla sincerità). Vastola non
batte ciglio. Ma il “suo” candidato,
Massimo Del Mese, con 21 voti in
aula, ne raccoglie appena 13. A Vastola vanno i complimenti ironici di
Antonio Corsetto, Forza Italia
(voto 7): “hai bruciato un candidato,
complimenti”, l’invito di Enzo Clemento (Udc) (voto 7,5): “senza difensore civico e senza direttore
generale, il comune risparmia 500
mila euro. Sono due nomine inutili,
risparmiamo un pò di soldi da investire nelle periferie”.
A fine serata, però, nel Pd qualcuno
ha sussurrato: “Vastola non è così
ingenuo. Se ha speso il nome di Del
Mese con tanta prosopopea...non è
detto che voleva sostenerlo al 100
per cento”. Bocche cucite e imbarazzo evidenti. Alla fine della votazione bastava guardare le facce, per
capire chi ha votato Del Mese e chi
ha fatto il franco tiratore. Il secondo suicidio nel Pd, sul difensore
civico, in soli 10 giorni, conferma
che la legge dei grandi numeri (il Pd
ha 16 consiglieri comunali) non funziona.
Cosimo Di Benedetto, voto 8:
Sul centro commerciale e sul difensore civico non le manda a dire.
Con Carmine Caprarella (voto 4,5)
imbarazzato dalla presenza del suo
segretario in aula (Silvio Masillo, Rc),
è rimasto Di Benedetto a fare la
voce “grossa” in aula, a garantire gli
equilibri democratici in consiglio
comunale. Sul centro commerciale,
Di Benedetto chiede chiarezza: “ci
sono 5000 metri quadrati in più rispetto al piano particolareggiato,
non c’è la valutazione di impatto
ambientale, non ci sono garanzie
per i commercianti ebolitani”.
Sul difensore civico, Di Benedetto è
ancora più caustico: “non ci nascondiamo dietro i falsi complimenti, il difensore civico uscente
non ha funzionato”.
In aula, prospiciente a Di Benedetto,
il comunista moderato Caprarella fa
la faccia alla Lucio Battisti: “io vorrei,
non vorrei, ma se poi...”
Differenziata, venti giorni dopo,
voto 4: gli ebolitani la fanno, ma il
porta a porta è un fallimento. Ad
accorgersi che i giornalisti non dicono fregnacce (almeno non sempre) sono proprio i politici della
maggioranza. Uscendo dal consiglio
comunale, martedì a mezzanotte, la
maggioranza di Melchionda si è imbattuta in uno scenario libanese.
Buste di rifiuti sui marciapiedi, passaggio quasi impossibile, scenario
disgustoso in vista dell’estate. Cambiare orario del deposito o della
raccolta dei rifiuti.
Scelta urgente da fare. Inutile gingillarsi su stupide percentuali: “abbiamo raggiunto il 65 per
cento...ma no, è il 75 per cento, ma
no, contate bene, siamo già al 120
per cento di differenziata”, se la
spazzatura resta in strada dalle
nove di sera alle sette di mattina (in
parecchi rioni anche fino a ora di
pranzo).
Da festeggiare c’è poco. Di rimboccarsi le maniche, è il caso.
“Andate via, dimettetevi”, hanno ripetuto i cittadini di Santa Cecilia.
Ebolitani solo all’anagrafe e per
l’ufficio tributi. Non si sentono ebolitani, a Santa Cecilia.
E non vogliono vedere i politici
ebolitani, sulle loro terre. Melchionda alza le mani: “abbiamo
fatto tutto il possibile. Ma quali alternative? E’ facile parlare, parlare.
Governare è un’altra cosa”. Giuseppe La Brocca, di An, o meglio ex
di An, ora indipendente, ha chiesto
di controllare le ecoballe: “le ho
viste, sono aperte. Le ho notate,
sono squarciate.
Le dobbiamo seguire, uccideranno
l’economia, l’agricoltura e il turismo. Sindaco Melchionda abbiamo
perso la battaglia sulla discarica, ma
ora vigiliamo su quali rifiuti arrivano a Coda di Volpe”.
Vigilare, osservare, guardare. Sono
i tre verbi di La Brocca. Il primo cittadino lo rassicura, gli promette di
controllare tutto. Con l’Asl, senza
l’Asl. Con l’Arpac, senza l’Arpac.
Gli organi competenti ci sono.
Le competenze per contollare,
però...Osseverà ecoballa per ecoballa, il nostro sindaco. Per due
mesi, senza fermarsi un attimo, si
trasferirà armi e bagagli a Coda di
Volpe.
Gerardo Rosania, consigliere regionale di Rc, si diverte a mandarlo in
bestia: “non sei stato capace di indicare un’alternativa”.
E quando l’hai fatta stava scoppiando una guerra civile con Battipaglia. “Se i rifiuti sono qui, caro
sindaco, la colpa è solo tua”.
Firmato, tuo ex amico di liceo,
G.R..
I politici sono rammaricati, maggioranza e opposizione fanno quadrato. Si consolano a vicenda,
dividendosi i fischi della protesta.
Dimettetevi, andate via. A SAnta
Cecilia li invitano a deporre le armi
politiche: “non siete capaci, ci avevate promesso altro, guardate dove
siamo finiti”. Solo Pierino Infante,
assessore all’ambiente, si dice
pronto a togliere il disturbo: “Se
serve a qualcosa, mi dimetto. Per la
mia terra, questo ed altro”.
Dimettersi? Gli altri politici non ci
pensano proprio. Dimettersi? Meglio togliere le tende, addio Coda di
Volpe. La battaglia è persa e non è
venuta nemmeno la Rai. L’anno
scorso, a Valle della Masseria, un
politico del Pd quasi mise ko il sindaco Melchionda, per guadagnarsi
la prima fila, in tv, alla Vita in Diretta. All’incrocio della protesta, a
Serre, arrivò di corsa, sballottolò
una decina di persone, per farsi immortalare. Spente le telecamere, a
Eboli ritornò. La protesta, per lui, finita era con la partenza della Rai
Fra. Fae.
Se le
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Adriana Maggio, la “prima non-eletta”
Luongo la lascia fuori dal Consiglio e dalla Giunta
Adriana Maggio, docente di filosofia
e storia al liceo “Confalonieri” di
Campagna, candidata, per la coalizione di centro-sinistra in appoggio
al sindaco Biagio Luongo, nella lista
“Unione per Campagna-Italia dei Valori”, prima dei non-eletti nella
stessa, è stata, stranamente, l’unica a
restare fuori sia dal consiglio comunale, che dall’esecutivo.
Eppure identica sorte non è toccata
agli altri primi, e non solo, dei noneletti delle altre cinque liste.
Di fatto, dunque, sono stati adottati
“due pesi e due misure”, penalizzando così, pure sotto l’aspetto
umano, oltre che politico-amministrativo, una persona che certamente
è una risorsa culturale della città di
Campagna per quello che ha fatto e
prodotto in tantissimi anni di impegno sociale, civile e politico?.
Sulla questione la signora Adriana
Maggio, da noi incalzata “Perché, secondo lei, è potuto succedere ciò?.
Non le sembra che parte col piede
sbagliato un sindaco che ha ben fatto
finora per la città, tanto da essere ri-
confermato, al secondo turno, con
circa 5.200 suffragi, cosa che non era
mai successa prima?”, “Personalmente non comprendo i motivi per
cui per la nostra Lista sono stati adottati criteri diversi rispetto alle altre
cinque che sostenevano Luongo
come sindaco. Se qualcuno pensa
che questo comportamento sia stato
motivato da un accordo esistente tra
prendeva più voti e il documento recita, infatti, che “può essere nominato tra eletti e non eletti o esterni”.
Secondo IdV, in base al risultato elettorale, l’incarico andava all’Unione
e, rispettando il criterio adottato dal
sindaco, nel rispetto del documento
medesimo, l’incarico doveva essere
dato al consigliere eletto Lucantonio
Galdi.
Il gruppo di IdV non ha mai messo
in discussione il nome di Galdi e ancora oggi sostiene questa posizione.
Il Sindaco ha nominato assessore
“a termine” (o per l’intera legislatura?), in quota lista “Unione e
IdV” il consigliere Paoletta della
lista “Democratici per il Futuro”
(la più votata, che già vanta due assessori e due subentri dei primi dei
due non eletti), a cui subentrerà
addirittura il terzo dei non eletti
della sua lista di appartenenza.
Non siamo d’accordo.
Il colpo di mano del sindaco, che, conoscendo il suo linguaggio, certamente avrà pensato di aver fatto
un’alta operazione di ingegneria e di
architettura politica, secondo me,
nell’etica e nella pratica politica
viene definito “inciucio” o con altri
termini che lascio agli esperti e agli
elettori.
Personalmente non capisco la posizione del consigliere Paoletta o meglio dell’ex consigliere per aver
accettato un assessorato in quota di
una lista che rappresenta circa 700
elettori e che non è il suo elettorato.
Ancora più grave è il fatto che accetta un incarico “a tempo” (al
massimo 12 mesi). Non si capisce
come, pur di ricoprire un ruolo nell’esecutivo della città, si tradisca il
mandato dei propri elettori. Se così
fosse sarebbe stato preferibile non
chiedere il voto. Su questa posizione nutro dubbi e perplessità.
Non ritengo il signor Paoletta così
ingenuo e sprovveduto. Sotto all’inciucio, forse, covano scorrettezze politiche ed interessi
circondate dal vento, dal verde e da personali.
un silenzio irreale. Mancherà ai suoi Quale sarà in ogni caso l’attegamici che lo aspettavano invano al bar, giamento di IdV nei confronti
mercoledì mattina. Mancherà soprat- dell’amministrazione comunale?
tutto alla sua famiglia, alla moglie Anna IdV pensa di ripristinare la correte ai due figli. Mancherà ai campagnesi tezza politica all’interno della didoc e ai “forestieri” che invadevano stribuzione degli incarichi per il
la sua città nei giorni di festa. Man- governo della città. Non siamo, ovcherà ai colleghi vigili urbani, ai diret- viamente, contro il sindaco
tori generali un pò “spilorci”, Luongo, che io personalmente, inmancherà ai sindacati avversari e ai sieme al mio gruppo abbiamo sodipendenti pubblici più deboli e meno stenuto
fin
dall’inizio
coraggiosi. Di lui ci resteranno il ri- dell’esperienza politica-sindacale,
cordo di innumerevoli battaglie, senza al quale riconosciamo le doti di
calcoli. E quel sorriso confidenziale, le correttezza, di impegno e di amore
pacche sulle spalle e la tazzina di caffè verso la città, ma del quale, purche lo rigenerava alla fine di ogni trat- troppo, abbiamo già sperimentato
tativa, condotta e combattuta negli la sua poca o scarsa attenzione
interessi degli altri.
verso chi l’aveva sostenuto già
nella scorsa consiliatura. Io sono
Francesco Faenza
i due coordinamenti della lista
(Unione - IdV) si sbaglia di grosso,
perché, in primis, il documento è un
atto privato nel coordinamento e
nulla poteva contro il criterio datosi
dal sindaco per la formazione della
nuova giunta.
L’autorevolezza del primo cittadino e la sua funzione di coordinatore e capo del governo della città
lo dovevano guidare ad estendere il
criterio dei numeri e della considerazione dei primi eletti a tutte le
liste che lo sostenevano se era veramente autorevole. Purtroppo così
non è stato e si è lasciato coinvolgere in una questione marginale,
che ne mina l’autorevolezza
stessa”.
Puoi dirci cosa è questa storia del
“documento”?.
Era un documento pre-elettorale,
quello del 24 febbraio 2008, sottoscritto dai coordinatori dei due
gruppi che componevano la lista
“Unione per Campagna - Italia dei
Valori”. Aveva diritto ad avere incarichi diretti di governo il gruppo che
Ci ha lasciato Gelsomino Bottiglieri
Sindacalista mastino, animatore di mille battaglie
Aveva 50 anni, era sposato, aveva due
figli. Si è tolto la vita con un colpo di
pistola, mercoledì mattina, all’interno
della sua Lancia K. Gelsomino Bottiglieri, maresciallo dei vigili urbani, si è
suicidato sulle colline di Serradarce,
frazione di Campagna. A pochi metri
da lui, il podere di famiglia. La morte
di Bottiglieri ha scosso l’intero paese.
In lacrime i vigili urbani che lo hanno
cercato per tutta la mattinata. In lacrime i familiari che hanno lanciato
l’allarme quando non l’hanno più
visto in casa. In lacrime politici e soprattutto la gente comune.
Era uscito di casa poco prima delle
sette, mercoledì mattina. Ha lasciato il
portafoglio, il telefonino e gli oggetti
personali sul comodino. Chiusa la
porta, Gelsomino Bottiglieri si è allontanato dalla sua dimora con la pistola di ordinanza. Null’altro. E’ salito
sulle colline di Campagna, ha girato
con l’auto. Senza una meta, ma con un
tarlo che lo assillava. Poi si è fermato.
Ha accostato. Spento il motore della
Lancia K, ha premuto il grilletto. Un
gesto tragico, senza un movente
certo. La depressione, certificata. Dei
ripetuti mal di testa, riconosciuti dai
medici. Nient’altro.
Era un “mastino”, come sindacalista.
Apprezzato dai colleghi, Bottiglieri
era un nome di garanzia. Non mollava
la “preda”, combatteva fino all’ultimo
round. Chi si confrontava con lui, ne
usciva sempre spossato dal confronto. Dalle trattative sugli straordinari al salario accessorio, dai presunti
casi di mobbing alle molestie meno
accentuate. Non c’era battaglia dove
lui non si schierava. I vigili urbani della
provincia di Salerno gli offrivano fiducia. Si sentivano protetti, con le spalle
coperte. Sapevano di poter confidare
in Bottiglieri, il mastino dei sindacalisti con la chioma leonina. Nel suo
idealismo, nella sua passione, nel suo
dare battaglia, Bottiglieri ha restituito
dignità a un sindacato screditato. Fino
all’ultimo respiro, fino all’ultima battuta, stringeva i pugni, per strappare
un sacrosanto diritto per i caschi
bianchi. Lottava come un peso massimo, nelle stanze dei bottoni. A trattativa conclusa, con un sorriso a
trentasei denti invitava avversari e
“nemici” a prendersi un caffè insieme
“andiamo al bar, va”. Girava spesso
per la Piana del Sele. Ascoltava gli
iscritti al suo sindacato. “Era l’anima e
il braccio armato del Siulpm” ricordano i vigili urbani di Eboli. Lui, nato e
cresciuto a Campagna, correva in
tutta la provincia a risolvere problemi.
Spesso accompagnava la figlia a
scuola, sorridente e rilassato. Poi saliva in comune, a Eboli, a battere i
pugni sul tavolo, a chiedere rispetto
per i vigili urbani. Bottiglieri se n’è andato. E per farlo ha scelto il silenzio
delle sue colline, quelle di Serradarce,
una persona che è stata impegnata
nell’azione politica, civile e culturale
fin da giovane, formandosi nei principi della social-democrazia con fondamenti e radici nella cultura
cristiana e cattolica.
Pertanto, la mia azione è rimasta coerente nel tempo e non saranno divergenze di vedute particolari a fare
operare cambiamenti e alleanze.
Confido,che ne giro di pochissimo
tempo e non affatto in 12 mesi, il sindaco riveda questa posizione e ripristini le regole che lo hanno guidato
nella composizione della giunta con
riferimento alle altre 5 liste.
Mario Onesti
Paestum:
Stage di fotografia
con Enzo Varriale
Enzo Varriale, noto fotografo partenopeo sarà a Paestum il 27 maggio e condurrà un seminario rivolto
a professionisti. Nel segno dello
scatto di qualità, nel nome della
foto d’autore, per ribadire i caratteri artistici e insieme artigianali che
diventano immagini fermate per
sempre e consegnate al ricordo,
DIVA Service, studio fotografico
fondato da Carmine Reina e Angelo Marino, ospita Enzo Varriale.
Enzo Variale, affermato fotografo
napoletano, sarà a Paestum (Taverna dei Re) il prossimo 27 maggio, dove a partire dalle ore 9 si
terrà un seminario al quale potranno partecipare e confrontarsi
fotografi professionisti. Nel corso
della serata un brindisi beneaugurate festeggerà il QIP (Qualified
Italian Photographer), prestigiosa
certificazione nazionale che DIVA
Service ha ottenuto, nelle sezioni
matrimonio, paesaggio e illustrative,
partecipando al concorso fotografico bandito dal Fondo Intenazionale Orvieto Fotografia.
È nato Antonio Vona e i nonni
Antonio e Anna Maria, di Roccadaspide e Peppino e Jeni Cristinziano di Biccari (Foggia)
orgogliosi della nuova vita che
cammina sul nostro mondo,
fanno i migliori auguri ai genitori Vincenzo e Floriana.
N°20 24 maggio 2008
A g ro p o li
5
Estate 2008: avremo spiag ge più curate
Alfieri conferma: “Il villaggio sorgerà, Trentova non è un pascolo”
Con l’imminente stagione estiva
gli agropolesi puntualmente si pongono il problema delle spiagge a
loro tanto care, del porto e di Trentova; sono quasi argomenti “tormentone” e anche abbastanza
tormentati.
La passata estate era evidente che i
litorali agropolesi avevano avuto
delle pesanti erosioni, questo fenomeno aveva interessato sia la
spiaggia del Lungomare S.Marco
che quella della baia di Trentova;
ma il problema dell’erosione quest’anno sembra che stia volgendo
al termine, i lavori alle barriere
stanno proseguendo verso il terzo
lotto, che è quello del Lido Azzurro, dove si sta operando per il
ripascimento costiero e non solo;
infatti è in vista la realizzazione di
un nuovo approdo per circa 220
imbarcazioni, progetto verso cui
l’opposizione non ha mostrato
grandi entusiasmi perché la collocazione del nuovo porticciolo interesserebbe
anche
la
zona
sottostante alla rupe, e quindi sembrerebbe non adatto a livello ambientale e logistico.
Il sindaco Franco Alfieri dichiara:
”Quest’estate avremo, credo, dei
cambiamenti vantaggiosi grazie
agli interventi di ripascimento della
spiaggia di S.Marco; progetto che
risale all’amministrazione Paolo
A parer mio
Serra e che oggi ha visto la sinergia tra Provincia (che ha stanziato
5 miliardi di euro circa) e Comune.
Per quanto riguarda il progetto dei
nuovi posti barca, è un intervento
in via sperimentale e speriamo che
dia i frutti sperati.”
Per rimanere in tema di estate,
aspettative future e spiagge da rivalutare Franco Alfieri ai microfoni di Agropolitv.it risponde
chiaramente, in merito al caldissimo argomento “Villaggio a Trentova”. “Non facciamo confusione,
bisogna distinguere le zone, ci
sono zone e zone di Trentova.
Non nego che il nostro comune ha
contatti con ItaliaTurismo e ClubMed, quindi con imprenditori del
settore di alto livello.
Il villaggio a Trentova sorgerà, ma
sarà un intervento calibrato, il nostro progetto ci tiene ad una distanza di oltre 400 mt -prosegue il
sindaco- la spiaggia rimarrà agli
agropolesi. Sarà un intervento,
anche quello del campo da golf,
che rispetterà l’ambiente, e chi è
contrario vuole solo farsi propaganda. Agropoli andrà alla ribalta,
si creeranno anche posti di lavoro,
Trentova non è un pascolo, e non si
può permettere di lasciarla abbandonata come contenitore di rifiuti e
immondizia.”
Daniela De Martino
di Catello Nastro
La civiltà di un popolo si misura dal rispetto verso gli anziani
“A puntella” è il nipote maschio
quando porta lo stesso nome e cognome del nonno. Naturalmente se
si tratta di una femminuccia deve
portare il nome della nonna. Io sono
stato molto fortunato perché ho
due bellissimi nipotini, anche se un
poco rompiscatole ( come il nonno).
Il maschio si chiama Catello Nastro,
come me, la femminuccia Rosanna,
come la nonna. La prima nipotina ha
quasi sei anni, il maschietto solo due
anni e mezzo. Il sabato e la domenica, ma anche negli altri giorni della
settimana sono “reperibile”, quando
lo consentono i miei “altissimi” impegni culturali, per accompagnare i
nipotini all’asilo, a ginnastica, ai giardini pubblici, a fare una passeggiata
sul porto, a fare il giro del paese, eccetera. Naturalmente questo rappresenta per me una grande gioia,
anche perché, quando abitavo a Torino, i miei figli li ho visti poco ed ho
passato poco tempo con loro perché dovevo provvedere al sostentamento della famiglia e cercare di
arrotondare lo stipendio di professore che, senza dubbio alcuno, non
permetteva di condurre una vita decente di…docente. Quando tornavo dalla scuola, un’ora dopo il
pranzo, lavoravo in una casa editrice
ad un libro d’arte che ha rappresentato, per me, il trampolino di lancio
nel mondo dell’arte non solo pie-
montese, ma addirittura internazionale. Nel 1973, infatti, ho pubblicato
il “DIZIONARIO INTERNAZIONALE ARTISTI COMNTEMPORANEI”. Un volume d’arte di circa due
chilogrammi che mi ha fatto conoscere nell’ambiente artistico nazionale ed anche (modestia a parte)
internazionale. Per fare tutto questo
lavoro, e quegli altri che si sono susseguiti nel corso degli anni, ho trascurato di passare il tempo libero coi
miei figli: Carmine ed Alfonso che
ora fanno gli antiquari ad Agropoli.
Sono cresciuti in fretta. Il primo è il
papà dei miei nipotini, il secondo è
quello che oggi definiscono un “bamboccione”. Un giovane che ha oltrepassato il terzo del secolo, ma che
non ha preso ancora la saggia ( o
insana) decisione di convolare a giuste nozze. Forse perché, ai giorni nostri, la reperibilità di certe cose
(capisce a mme’!) è diventata cosa
semplice e normale. Una specie di
offerta speciale dei supermercati, insomma!!! Oggi, la nonna dei miei nipotini, cioè mia moglie, e la mamma
dei miei nipotini, cioè la moglie di
mio figlio, cioè mia nuora, hanno deciso di fare delle pulizie nel giardino.
Nonno e nipoti, quindi, fuori dai
piedi! Vecchia Fiat Punto; destinazione: parco pubblico di via Taverne
ad Agropoli, naturalmente. Il sabato
pomeriggio il giardino è affollato di
bambini e di nonni e nonne. I bambini sull’altalena, sugli scivoli o sul
dondolo, i nonni, inesorabilmente,
sulle panchine. Sulla mia panchina è
già “parcheggiato” un nonno. Faceva
il cuoco…abbiamo parlato per
un’ora intera di cucina e di gastronomia. I nipotini sono sempre a vista
d’occhio, dopo il tentato rapimento
nel napoletano di una bambina lasciata per un attimo sola a casa. Il
terrore ha colpito i genitori, ma ha
addirittura terrorizzato i nonni. “
Nonno, voglio andare sul dondolò,
ma è già occupato.
Nonno voglio l’acqua frizzante.
Nonno voglio le patatine. Nonno
quella bambina mi ha guardato
storto!!!” Ed il nonno, in estemporanea, deve trovare tutte le risposte. E
nel mentre il nonno viene intervistato dai nipotini ed interpellato su
argomenti di interessi internazionali,
mi si avvicina un bambino, della
stessa età del mio nipotino omonimo, mi guarda ed
esclama: “Nonno!!!”. La mamma si
scusa per l’affermazione del figlioletto. “Lo scusi. Non ha il nonno!!!”
Ricordo ancora, a distanza di poche
ore, lo sguardo affettuoso di quel
bambino, che mi ha fissato negli
occhi e mi ha chiamato nonno. Mi
sono commosso che a stento ho
trattenuto le lagrime. In tutta la mia
vita, anche quando mi sono laureato,
anche quando mi sono sposato,
anche quando mi hanno nominato
cavaliere al merito della Repubblica
Italiana, anche quando ho ricevuto, il
20 giugno del 1982, le congratulazioni, nella mia scuola, del Ministro
della Pubblica Istruzione, per la mia
attività di insegnate, anche quando
ho stretto la mano, nella Sala Nervi a
Roma, a Sua Santità Giovanni Paolo
II°, non mi sono sentito importante.
Un bambino che mi aveva visto per
la prima volta ai giardini pubblici, mi
aveva chiamato nonno. Mi sono sentito importante. Quasi non fossi solo
il nonno dei miei nipotini, ma dei nipotini di tutto il mondo.
Amateli i nonni!!! Essi rappresentano
il passato, ma anche la speranza per
il futuro. Una giornata di sole che sta
per tramontare, ma anche una alba
radiosa per quelli che vengono dopo
di lui. Un mondo fatto di guerre e di
violenza, ma anche una speranza di
fratellanza e di pace. Una strada che
finisce, ma anche una strada che sta
per incominciare. Con una navigatore satellitare che spesso si chiama
“nonno!”. Amateli i nonni. Essi
hanno bisogno dell’amore e dell’affetto dei bambini!!!.
dalla prima
Alfieri e Marino:
un passo nella
giusta direzione
Franco Alfieri, sindaco
di Agropoli
piena fase programmatoria per la
destinazione dei fondi comunitari
2007- 2013. e sono in tanti a indicare l’area di Paestum ed Agropoli
come possibili destinatari di risorse
importanti.
Lo strumento operativo che è in
grado di dare risposte e organizzare
i soggetti portatori d’interesse è il
contratto di programma che induce
il territorio interessato e che si candida come destinatario di finanziamenti ad uno sforzo corale di
comunione d’intenti.
Oggi non è dato sapere se Alfieri e
Marino saranno in grado di coagulare intorno alla loro proposta le risorse
umane,
prima
che
economiche, in grado di cogliere
l’obiettivo che si sono preposti.
Ma ogni grande viaggio comincia
con un primo passo. E il loro primo
passo va certamente nella direzione
giusta.
Bartolo Scandizzo
Lo splendido scenario di Punta Licosa è salvo! È stato rimossa l’imbarcazione dell’Atlantic Tigress
che s’incagliò nei pressi dell’isoletta di Licosa., nel novembre del
2006. L’operazione di recupero
non è stata semplice, ma è andata
a buon fine grazie all’intervento
del comune di Castellabate, del
compartimento marittimo di Salerno e al cantiere nautico Schiavone di Acciaroli.“Un incidente del
genere poteva comportare un disastro ambientale - ha spiegato il
sindaco Costabile Maurano - Invece l’operazione è stata portata a
termine senza compromettere in
alcun modo lo splendido ambiente
di Licosa e senza alcun danno a
persone o cose, grazie alla professionalità della capitaneria di porto
e della ditta incaricata”.
6
A lta v illa -A lb a n e lla
N°20 24 maggio 2008
Una medaglia per ricordare i giorni dello Sbarco del 1943
85 vittime civili, un paese distrutto dai bombardamenti Alleati
Settembre 1943: una data ancora
viva nei ricordi di chi c’era, i cui
echi si riverberano anche sulle
nuove generazioni. Altavilla Silentina fu, suo malgrado, protagonista
di eventi memorabili, nello scontro
cruento tra gli Americani, avanzanti
dal mare, ed i Tedeschi appostati
sulle alture, a difesa di una onorevole ritirata.
Dall’11 al 17 settembre, furiosi
combattimenti, con alterna fortuna
tra i contendenti, videro al centro
l’abitato di Altavilla, alle pendici di
quella “quota 424” che si rivelò essere cruciale, per il controllo della
Piana di Paestum.
Centinaia di morti rimasero sul terreno, da una parte e dall’altra tra
1943 Gerarda Trotta nasce
in un opedale da campo americano
BONIFICA PAESTUM.
gli eserciti in campo. La
popolazione civile pagò,
dal canto suo, un alto
prezzo di vite umane per
la sua liberazione. Almeno 85 furono le vittime accertate, nei giorni
della “Battaglia per Altavilla”.
Paese del profondo sud,
apparentemente fuori
dalle direttrici principali
della storia anche recente, Altavilla ha giocato un ruolo dignitoso,
di cui si può essere giustamente orgogliosi.
Alla maniera dei paesipresepe lucani, descritti
di Carmine Aquino
Non demonizziamo Pasquale Quaglia
Egr. Direttore,
il doveroso rispetto che ho per Lei e
per i lettori del suo giornale, impone
che dopo una pausa, in verità, abbastanza prolungata, intervenga in merito alle vicende che recentemente
hanno coinvolto il Consorzio di Bonifica di Paestum.
Non ho ritenuto di ribattere a caldo
alle affermazioni dell’amico Oreste
Mottola che lasciava presagire accordi sottobanco che avessero indotto il sottoscritto ed il Consigliere
Carrano ad ampliare la maggioranza
del Presidente Quaglia.
La realtà dei fatti che ritengo vada
riportata e che ancora una volta le
decisioni politiche hanno avuto un
ruolo fondamentale nelle decisioni
dei singoli. Posto che ho personalmente lavorato per un accordo
ampio che non vedesse mortificata
alcuna delle parti in causa ho dovuto
prendere atto che nei due schieramenti l’idea di una vera condivisione
di responsabilità nel governo dell’Ente era fortemente osteggiata
mentre si è preferito effettuare una
forte pressione politica per scongiurare il commissariamento dell’Ente.
Così come in fase di insediamento
della nuova maggioranza consortile
ebbe un ruolo fondamentale l’Udeur
che permise al presidente Quaglia di
godere di un voto utile nella persona del rappresentante regionale
mentre i delegati provinciali ancora
non erano stati nominati, devo convenire che, nella recente fase di crisi,
il presidente Quaglia ha avuto la indubbia capacità di godere di un appoggio politico ben più ampio.
Protagonisti politici dell’accordo
sono stati quindi i sindaci Marino, De
Feo, Capezzuto ed Alfieri che con
l’avallo provinciale e regionale sono
riusciti, per il mio tramite, ad ottenere l’obiettivo di ampliare la maggioranza
con la nomina del
consigliere Carrano alla carica di
Vice Presidente. I consiglieri Barlotti,
Fraiese e Sabia verso cui nutro
stima e considerazione dovranno
convenire con me che le pressioni
politiche hanno avuto un ruolo fondamentale così come peraltro le indecisioni iniziali nell’individuare un
componente unico da designare alla
presidenza dell’Ente favorirono l’affermazione di Quaglia. Certo, ad
onor del vero, avrei anche potuto
scegliere la strada delle mie dimissioni e del commissariamento dell’Ente ma sinceramente non ho
ritenuto che questa strada fosse la
più ragionevole.
Detto questo ho avuto modo di conoscere da vicino la componente di
maggioranza e posso sostanzialmente affermare che la demonizzazione verso la quale anche il
sottoscritto in passato ha soffiato
non è risultata particolarmente evidente. Sebbene non ci si trovi dinanzi ad un gruppo di “mammolette”
le dinamiche che mi è parso di scorgere sono quelle tipiche della maggioranza degli Enti governati nel
territorio con in più le difficoltà derivanti dalla notevole riduzione di
fondi regionali. Per quel che mi riguarda oltre ad augurarmi che il
Presidente sappia ricomporre le
controversie insorte con alcuni
membri del Consiglio voglio sinceramente augurarmi che la maggioranza
consortile
saprà
rappresentare ed agire nell’interesse dei consorziati.
A tal proposito siccome non intendo sottrarmi alle responsabilità
che mi competono credo che dovremo nei prossimi mesi impegnarci
a lavorare seriamente ad una politica di risparmio della risorsa idrica
con una trasformazione della modalità di pagamento “ a consumo”
che secondo il mio punto di vista è
assolutamente da preferire all’attuale sistema del pagamento per
estensione territoriale. Relativamente, poi, all’impegno profuso nel
suo ruolo dal vice presidente Carrano, ritengo gli vada pubblicamente
dato atto che a pochi mesi dall’insediamento ha saputo con generosità
porsi al servizio dei consorziati, cercando di smontare sul nascere alcune problematiche che si sono
verificate negli anni precedenti.
All’amico Oreste Mottola che lasciava presagire accordi sottobanco
in chiave elezioni amministrative albanellesi dico che, indipendentemente da una civile e corretta
dialettica posta in essere in occasione delle elezioni politiche nazionali che tra l’altro hanno visto, anche
ad Albanella, una disastrosa sconfitta
per il Pd resto saldamente all’opposizione della giunta capeggiata dal
Sindaco Capezzuto e non sono particolarmente attratto dalle polemiche;
tutte
interne
all’amministrazione, circa una ipotetica contrapposizione tra l’attuale
sindaco ed il suo principale sponsor
di un tempo, attuale consigliere provinciale, Renato Josca.
Restiamo in attesa che il Partito democratico una volta raccolti i cocci
derivanti dalla sconfitta elettorale
faccia meno proclami e dia una
volte per tutte indicazioni, anche a
livello locale, circa la scelta democratica dei suoi dirigenti .
da Carlo Levi, Altavilla fu ospite
accogliente e cordiale di confinati
per motivi politici e razziali. “Il Balordo” è un personaggio letterario,
attraverso il quale, Piero Chiara ha
voluto immortalare luoghi e persone altavillesi che fecero da cornice a tanti confinati antifascisti.
Solo da poco, una toccante vicenda
è emersa dalle nebbie della storia
e sembra confermare l’assunto. Un
gruppo di ebrei ungheresi, originari
di uno sperduto paese magiaro,
Lenti, per sfuggire ad una morte sicura, in un campo di sterminio nazista, utilizzarono falsi documenti
anagrafici provenienti dal Comune
di Altavilla Silentina. Quanto si
dice i casi della vita. Un libro, di
cui è autore il giornalista Nico Pirozzi, rievoca questa singolare vicenda di ordinaria solidarietà. In
una lettera all’amministrazione comunale, il sindaco di questo piccolo
paese ungherese, venuto a conoscenza della vicenda e della pubblicazione, ha espresso il desiderio di
allacciare un legame non effimero
con la comunità altavillese, in ricordo di quel gesto di solidarietà,
impegnandosi a far tradurre in lingua ungherese la ricerca di Pirozzi.
Esaudendo una richiesta del Consiglio comunale, il Presidente della
Repubblica ha conferito una Medaglia d’argento “al merito civile” al
Gonfalone della Città, per il comportamento tenuto dalla cittadinanza, in occasione delle convulse
vicende dello Sbarco alleato.
Il prossimo 23 maggio l’evento sarà
adeguatamente solennizzato con
una cerimonia pubblica, alla presenza di autorità civili e militari e
del Prefetto di Salerno, Claudio
Meoli.
Nell’ambito delle celebrazioni, il
giorno 22, un convegno ha fatto il
punto sulla storiografia dello
Sbarco di Salerno, con riferimento
particolare alla “Battaglia di Altavilla”. Con storici, saggisti e docenti
universitari:
Massimo
Mazzetti, Angelo Pesce e Nico Pirozzi.
I nuovi contributi, costituiti da rapporti, ordini scritti dei vari livelli
della catena di comando delle
truppe impegnate in battaglia, sono
stati portati alla luce da Gerardo
Iorio, autore di “Quota 424”, edito
dal Comune di Altavilla Silentina,
in seguito ad una paziente ricerca
negli archivi, ormai declassificati,
dell’esercito americano e tedesco.
Fernando Iuliano
consigliere comunale
di Altavilla Silentina
N°20 24 maggio 2008
A lb u rn i
7
Amato: “Io il sindaco della love g eneration ”
Ha animato la battaglia delle sedie con il predecessore Mimmo Pizzicara
Era il 2 aprile del
2006, quando prese
la rincorsa per la
sua campagna elettorale scrivendo
ben quattrocento
pagine di programma.
E sotto ci mise
“Love generation”, motivetto facile
facile di Bob Sinclair, che se non
fosse già stato utilizzato per una pubblicità della Tim, nessuno fra Zuppino e Terranova indovinava mai che
fosse e cosa volesse significare.
Alfonso Amato, che pur è cresciuto
sempre nei dintorni della Dc, le
mezze misure non le ha mai praticate. Il malloppone fu però un record
assoluto, fino ad oggi imbattuto, e
soprattutto – è facile scommettere
che ancora lì- intonso forse frettolosamente compulsato da quel grande
lettore che è Domenico Pizzicara, direttore didattico e sindaco negli ultimi due decenni. Le criticatissime
286 pagine presentate da Romano
Prodi, che pure dovevano bastare per
l’intera Italia, in proporzione, sono
un’inezia, un amen, un sms, un telegramma. L’avvocato penalista Alfonso Amato è fatto così, prendere o
lasciare. “Solidarietà e Progresso” è
la sua lista, e fa subito appello alla
“generazione dell’amore” alburnina.
“Ho così tanto amore nel mio cuore
nessuno può allontanarlo da me”,
canterà.
Sinclair durante tutta la campagna
elettorale. In 1406, scelgono di se-
guire Amato che così diventa sindaco. All’opposizione è relegato il
maresciallo della Forestale, Vitantonio Capece, 1062 voti. Amato emoziona tutti alla cerimonia per
l’insediamento.
Quando gli danno le chiavi del municipio, le mostra alla folla accorsa e
proclama: “Sono e saranno a disposizione di tutti.
E’ roba vostra, ognuno di voi deve
sentirsi sindaco di Sicignano”. Poi
invita le persone che se ne stanno
sulla soglia ad entrare, “ad occupare
ogni spazio, gli stessi banchi se necessario”.
La prima sterzata significativa
Amato la dà sulla politica energetica,
che qui è eolica. In localitá Monte di
Difesa sorgono centinaia di torri, in
gestione all’Acea Electrabel, azienda
romana leader nel settore energetico.
Il nuovo consiglio comunale modifica alcune parti del contratto: prima
fra tutte la percentuale di compenso.
Dal corrispettivo dell’1,6 per cento
si è passati al 2,5 che l’Acea Electrabel dovrá versare al Comune sul fatturato globale annuo. Inoltre, sono
state incluse opere di ristoro come
l’ammodernamento e l’ampliamento
della strada che conduce al parco eolico nonché della chiesa parrocchiale, distante poche decine di metri
dalla struttura.
Dimostra di saperci fare l’avvocato,
dal programma enciclopedico ma
delle idee chiare sugli interessi della
sua comunità.
Ma in agguato c’è la reazione di Piz-
“Rom, De Luca e Melchionda state sbagliando”
Resto a dir poco amareggiato dall’atteggiamento
assunto dall’amministrazione di Eboli e dal sindaco, l’amico Martino Melchionda, per “l’entusiasmo” manifestato in ordine alla cacciata “dei
fratelli Rom” dalla fabbrica Mellone, per come manifestato dalla stampa.
Ritengo che non faccia onore all’intero comprensorio della Valle del Sele/Alburni, del quale il mio
paese fa parte, il fatto che abbiamo “bruciato” sul
tempo anche le città del Nord dove maggiormente si annidano sentimenti razzisti e xenofobi.
E certamente per me motivo di assoluta tristezza,
anche per lo schieramento politico nel quale milito, che si sia riusciti a dar corso alla “volontà”
del nuovo governo di Destra e del nuovo ministro degli interni leghista ancor prima che fossero
approvate le nuove “misure”.
Nel momento in cui sto scrivendo questa mia, apprendo dalla televisione che è iniziata anche a
Roma (sotto la direzione del sindaco Alemanno,
che pure appartiene ad altro schieramento politico), un’operazione di “pulizia”: non v’è che dire;
siamo in bella compagnia!
E’ stata però diffusa anche l’iniziativa che si terrà
oggi a Napoli proprio in solidarietà per i rom: almeno una bella notizia.
E’ inutile tuttavia utilizzare giri di parole: gli atteggiamenti “persecutori” contro i fratelli rom sono
atti razzisti e xenofobi, peraltro posti in essere in
danno di fasce di popolazione che sono le più vulnerabili. Non sarà certamente irrilevante ricordare, come ha fatto il quotidiano m”Liberazione”
in questi giorni, che proprio quella dei “rom”,
dopo gli ebrei, è stata la popolazione più perseguitata dai nazisti nei campi di sterminio, con l’uccisione di centinaia di migliaia di loro nei forni
crematori.
Se non fosse per un sentimento di solidarietà cristiana, che ci chiede di guardare al “prossimo”
come ad un nostro fratello, almeno motivi di giustizia “generazionale” dovrebbero consigliarci altri
atteggiamenti! Quando vogliamo poi acquisire la
consapevolezza che, se noi manteniamo il nostro
livello di c.d. “benessere”, ciò è possibile solo perché ci sono miliardi di disperati nel mondo?
Quando vogliamo renderci conto che il nostro
“omicidi”; in un Paese in cui gli
organi di stampa accreditano alla
malavita organizzata gran parte
dell’economia di tre regioni meridionali (tra le quali la nostra
amata Campania), il “problema”
del nostro Paese sono i lavavetri, i questuanti ed ora i rom.
La sicurezza ai nostri cittadini,
che pure è un dovere di uno
Stato moderno, si può anche offrire con “l’amore” per il prossimo, come ci ha insegnato
Nostro Signore e per il pressante invito a riconoscerlo in
ogni persona che ha “fame, ha
sete, è forestiero, come ci insegna il Vangelo di Matteo; la sicurezza si può anche perseguire
Unʼaltra iniziativa di Amato:
con politiche vere di integrazione, ricordando per esempio,
Il manifesto ”acchiappanapoletani”
che il secolo scorso milioni di
“civilissimo” mondo occidentale fa parte di quel italiani sono stati “stranieri”, clandestini, e spesso
20% di popolazione mondiale che consuma l’80% tremendamente perseguitati proprio per il loro
delle risorse del pianeta? Quando vogliamo final- essere italiani. Chi lo ha dimenticato vada a rilegmente dire alla gente che se volessimo garantire gersi L’Orda, il bellissimo libro di Gian Antonio
il nostro livello di vita tutti gli abitanti della terra, Stella sottotitolo Quando gli albanesi eravamo noi.
anche quelli che vogliamo “rispedire a casa loro” Possibile che la storia non ci insegni mai niente?
servirebbero le risorse di sei pianeti? Ed allora Mi sia consentito di ringraziare la Cgil per la presa
“sfruttiamo” le risorse mondiali in danno dei no- di posizione sulla vicenda e di lanciare un appello
stri fratelli “poveri” e poi pretendiamo di “cacciarli alla società civile, alle forze politiche, alle associadalle nostre mense”. Interpretazione quantomai zioni cattoliche: uniamoci in un grande sforzo di
opinabile di “giustizia sociale”.
solidarietà; tira una pessima “aria” di odio razziale
L’amico Martino Melchionda mi permetterà un’ul- e di xenofobia, che non lascia presagire nulla di
teriore considerazione: come ho già rappresen- buono; facciamo trionfare quella “convivialità delle
tato in una lettera – manifesto al sindaco di differenze”, così cara a mons. Tonino Bello, che è
Salerno De Luca nella quale gli ho rammentato l’unica via ad un futuro di solidarietà.
che dal nostro “Paese”, l’Italia, della quale fa parte Come amministratore locale, sono pronto a fare
anche la città di Salerno, chiedere l’elemosina non la mia parte anche con gesti ed iniziative concrete
è affatto reato, non è difficile capire perché Ber- di integrazione ed attraverso un tavolo di conlusconi abbia stravinto: tra la politica “originale di certazione che contribuisca a percorsi dignitosi di
destra” ed una “copia” del relativo programma, convivenza, anche attraverso l’utilizzo dei fondi
alla fine i cittadini hanno scelgono “l’originale”.
messi a disposizione dalla Regione Campania.
Peccato che in un paese nel quale ogni anno muoiono più di mille persone per infortuni sul lavoro
Alfonso Amato
e nel quale mai nessuno è andato in galera per tali
Sindaco di Sicignano degli Alburni
zicara.
Che all’inizio del 2007 si va a riprendere le sedie dell’aula consiliare,
solo due giorni prima della celebrazione di un consiglio comunale.
“Sono della scuola.
Amato lo avevo avvertito. Mi servono per far accomodare degnamente oltre 80 insegnanti per
un’adunata plenaria del collegio dei
docenti.
Potevo farli mai stare in piedi?”. In
piedi ci restano, per un intero consiglio comunale, per protesta, i sette
consiglieri di maggioranza.
Amato è in prima fila a Serre nello
spalleggiare Palmiro Cornetta nella
difesa di Valle della Masseria.
Inventa slogan a getto continuo, definisce raffinate strategie giuridiche
di resistenza, è autore di appassionati
interventi di oratoria che toccano
sempre il cuore delle persone. Pizzicara pure si fa vedere, ma sceglie di
affiancarsi ai puntuti avversari locali
di Cornetta.
E’ la comunità montana Alburni la
corona di spine di Alfonso Amato.
Che va detto, quando diventa sindaco se ne sta nell’Udeur.
Da inquieto e da autonomo. Lascia il
partito di Mastella prima dei fatti di
Santa Maria Capua Vetere e, proprio
a causa del mancato sostegno dei
mastelliani alla lotta di Serre.
Con Carmine Cennamo, il leader del
Campanile sugli Alburni, i rapporti
non saranno mai buoni. Amato non
vincola agli schieramenti esistenti i
rappresentanti di Sicignano in comunità montana. E così da una parte se
ne va Immacolata Rosolia e dall’altra
Ezio Russo. E Cennamo si arrabbia.
Amato sbatte la porta e sceglie il Pd,
“area Andria”. Ma è la ribalta provinciale a “tentare” spesso Alfonso,
l’avvocato. Comincia già nell’estate
del 2006 quando scrive, stampa e fa
affiggere un manifesto che “apre” la
sua Sicignano ai napoletani che Sergio Vessicchio vuole cacciare da
Agropoli. S’indigna sulle sparate “da
sceriffo” di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, su mendicanti e lavavetri. «Chi avrá problemi con la
giustizia potrá rivolgersi a me, vi difenderò in maniera gratuita». Da cattolico democratico impegnato in
politica, l’avvocato Amato censura e
denuncia «con la massima determinazione questa nuova tendenza che
sta affascinando Lei (De Luca, ndr) e
tanti suoi colleghi sindaci ed amministratori e che ha magistralmente individuato i problemi che affliggono
l’Italia: lavavetri e parcheggiatori
abusivi».
Ha solo pochi giorni la presa di posizione contro De Luca e Melchionda,
a favore dei rom.
Oreste Mottola
Sa le rn lo
8
Impronte...
N°20 24 maggio 2008
Storie di cilentani a Salerno
Aldo Antonio Bruno e il “piccolo mondo antico”
Premesso che le certezze oggi si tramutano spesso in chimere, forse occorrerebbero dei rifugi, luoghi
inaccessibili che ognuno di noi dovrebbe costruirsi con il tessuto della
propria interiorità. In altri termini, c’è
bisogno di far leva soprattutto su noi
stessi, rinforzare la casa dell’anima
con ogni genere di mattone e fondamenta per contravvenire agli attacchi
del mondo esterno. Certamente, dati i
tempi, niente appare facile, ma conviene quantomeno provare a credere
in ciò che si intende realizzare e portare avanti. Tale filosofia di vita è fatta
propria dal personaggio di questa settimana: l’architetto piagginese Aldo
Antonio Bruno (classe ’48), il quale
ci offre spunti di riflessione intarsiati
sulla memoria di tempi passati.
Persona frizzante, diretta, volitiva, ci
parla di quel “piccolo mondo antico”,
ossia del suo vissuto a Piaggine contraddistinto da quelle piccole cose
che, alla luce dei tempi odierni, rappresentano il vero fulcro di tradizioni
e storia, in cui specchiarsi incessantemente per meglio guardare al futuro.
In una piovosa giornata di maggio, ci
riceve cordialmente insieme alla sua
affezionatissima gatta, nel personalissimo covo stracolmo di libri e riviste
specializzate, personal computers,
sculture e un caratteristico fregio continuo del Partenone in miniatura.
I viaggi e l’arte sono le principali passioni dell’architetto Bruno, mentre il
maestro Nicola Pagliara, noto architetto dell’Università di Napoli, rappresenta il suo grande punto di
riferimento.
Come dovrebbe essere il vero architetto?
Un architetto appassionato dovrebbe
essere capace di costruire e piantare
bene le fondamenta, ma soprattutto di
“costruire le idee”, interpretando la
società nella quale opera, nel rispetto
profondo di tradizioni e storia passata.
In questa professione fatta di scale
spesso troppo ripide, è fondamentale
la perseveranza accompagnata da una
buona dose di professionalità. Se si
intende intraprendere questo cammino, che può apparire deludente
quando ancora non si è ingranata la
marcia giusta, diventa importante costruirsi addosso la propria identità,
senza seguire tendenze e mode del
momento, tenendo sempre presente
che bisogna prima partire da una
buona edilizia per poi approdare al
vero e proprio linguaggio architettonico.
Che cosa è, dunque, l’ architettura?
L’architettura è quella costruzione artistica che deve avere perfetta aderenza ai contenuti ed esprimere la
propria storia, tenendo conto, appunto, del passato, in un incontro tra
mondo nuovo e antico.
Progetti passati e in itinere?
Tra le svariate pubblicazioni e concorsi, ai quali mi sono dedicato già
successivamente alla laurea in architettura conseguita a Napoli, ho tenuto
delle mostre. La più recente riguarda
“Progetti e restauri 1980-2005”, da
cui ho tratto il volume (con la presentazione di Nicola Pagliara) dove rac-
Bcc di Aquara e Salernitana:
E’ festa per la B
Nella promozione in serie B della Salernitana, come nell’intera vicenda del
rilancio – ad opera del presidente
Lombardi e della sua compagine - di
quel pezzo di storia della nostra provincia che era caduto rovinosamente
così in basso, io ci vedo una metafora
che è una speranza per tutti. Sì, c’è un
Sud che non si arrende alle innegabili
difficoltà ambientali, al passo di
un’economia che non gira ai ritmi di
altre aree d’Italia, ad un fatalismo che
nega valore alla speranza di riscatto.
Abbiamo voluto che ci fosse il marchio della nostra banca nei diversi capitoli di un ideale libro che mi piace
immaginare di poter consegnare orgogliosamente alle generazioni future.
Il nome di Aquara è stato scoperto
così da tante persone alle quali possiamo raccontare dei nostri imprenditori, degli agricoltori appassionati
che fanno vino di pregio, miele, olio di
qualità e farina da grano nostrano.
Non solo ad Aquara, ma in tutte le nostre le nostre zone interne, dagli Alburni alla Valle del Calore.
E che chiedono alla città capoluogo di
farsi vetrina di un’antica civiltà rurale
che è nell’interesse di tutti conservare
e preservare. L’unità e l’integrità di
una grande provincia, come è la nostra, è un bene per tutti, così come
una sempre più forte Salernitana.
Antonio Marino
direttore della Bcc di Aquara
conto i progetti e i lavori di restauro
realizzati nell’arco di venticinque
anni, resi noti anche dall’ “Arca”, la
rivista internazionale di architettura.
Tra i progetti presentati, vorrei ricordare la Biblioteca Comunale a Capaccio-Paestum, il concorso Museo
Archeologico Ascea-Velia, il Museo
dell’Acqua a Loja in Spagna, il concorso per una struttura per anziani a
Ozzano dell’Emilia. Tra le progettazioni esecutive di opere di edilizia
pubblica, sono alle prese con il restauro e parziale ricostruzione della
cattedrale di S.Donato ed il restauro
con parziale ricostruzione del convento di S.Antonio ad Acerno; il restauro con parziale ricostruzione e
corpo ex novo del convento dei Cappuccini a Piaggine, da destinarsi ad
ostello della gioventù e Centro Studi
per il Parco del Cilento.
Stiamo lavorando al primo lotto funzionale, mentre il secondo lotto funzionale è in attesa di finanziamento.
E pensare che stavano per demolirlo,
ma lo stiamo recuperando su mia iniziativa…
Tale iniziativa può essere uno dei
suoi successi nel campo?
Credo di sì, lottare per sani obiettivi
può essere sempre un successo personale.
Pregi e difetti del suo paese?
Piaggine è un paese a scala umana
come tutti i paesi medievali, lì dove
lo spazio e le strade si aprono a sorpresa, in un ventaglio di emozioni,
nelle quali si riesce a percepire perfino il proprio respiro. I difetti, che
per me costituiscono una ferita ancora
aperta, sono rappresentati, già all’ingresso del paese, in via Madonna
delle Grazie, da quella fila di condomini che deturpano la zona panoramica. L’asse del paese è stato spostato
nella parte alta mentre il vecchio centro storico è rimasto abbandonato.
L’espansione degli agglomerati urbani deve avvenire in modo organico!
Che cosa faceva da ragazzo a Piaggine?
Mio padre Nicola era un muratore conosciutissimo che poi emigrò a Ginevra. Io avevo poco più di dodici anni
e non volli seguire i miei genitori per
cui ho abitato da solo nella casa di
Piaggine e riuscivo a vederli quando
potevo, ma già da allora mi prodigavo facendo l’imbianchino, anche
perché, all’epoca, il paese era un vivace centro di artigiani, fabbri, falegnami. Del mio paese adoro le
montagne del Cervati e la cascata del
fiume Calore…
Uno sguardo sui giovani, sul mondo
di ieri e di oggi?
Che siano architetti, medici, avvocati,
il mondo dei giovani è cambiato vertiginosamente. Prima, se avevi un
obiettivo, eri consapevole che, con tenace impegno, riuscivi a raggiungerlo. Oggi un giovane lavora e
magari anche il doppio, ma vede davanti a sé solo il miraggio di un traguardo che possa essere realizzato:
sono tante le difficoltà e pertanto si
deve armare di maggiore pazienza.
Continuare a credere in se stessi, comunque sia, è l’unica, grande certezza.
Un detto del suo campo professionale che tiene spesso presente?
Sì…una volta venne a Ravello il famoso ultranovantenne architetto brasiliano Oscar Niemeyer, al quale un
giornalista chiese fino a che punto
fosse attrezzato il suo studio a Copacabana.
La risposta fu questa: “Il mio studio è
la mia testa”.
Rossella Oricchio
Anziani insieme a S. Gerardo
Viaggiare fa bene allo spirito e al corpo
L’allegra compagnia di viaggio composta da una parte dei soci dell’Associazione Anziani Insieme, su
proposta del presidente, Giuseppe
Chiacchiaro, ha scelto come meta
della sua escursione primaverile il
santuario di S. Gerardo a Caposele,
provincia di Avellino. In aggiunta, la
comitiva si è poi recata ai laghi di
Monticchio per una piacevole passeggiata nell’amena località.
I patrocinanti dell’iniziativa sono
stati il comune di Roccadaspide e
dalla Bcc di Aquara che si sono accollati le spese del trasporto, mentre a carico dei turisti è stato solo il
costo del pranzo che hanno consumato presso il ristorante “Di Masi”
a S. Gerardo. Dipendente del comune anche l’accompagnatore Giuseppe Bamonte che ha assistito gli
anziani durante tutta la giornata.
È essenziale che gli anziani facciano
uscite insieme. Viaggiare fa bene al
corpo e allo spirito, si alimenta la
voglia di conoscenza e, allo stesso
tempo, si favorisce l’integrazione
sociale di soggetti che per l’età tendono ad isolarsi e chiudersi nelle
proprie abitazioni.
Quello che noi siamo oggi lo dobbiamo a loro che hanno vissuto nel
secolo scorso attraversandolo dalla
guerra mondiale al boom economico degli anni sessanta fino ad approdare al terzo millennio.
Insomma, più che di anziani, dobbiamo parlare della nostra storia recente che affonda le origini proprio
nelle loro fatiche. Bene ha fatto il
comune e la Bcc a dare spinta e
forza ad Anziani insieme, ed ad assecondare la proposta del suo presidente.
B.S.
N°22 07 giugno 2008
AQUARA
Antonio Marino
e le
“Pecorelle Smarrite”
Saper sorridere di sé é un valore assoluto. Serve a tenersi lontani dalla
tentazione di ritenersi indispensabili.
Ecco perché mi ha fatto molto piacere
prendere parte al raduno delle “pecorelle” disperse di Tonino Marino come
le ha chiamate un anonimo burlone
incidendo su manifesto fatto affiggere
sui muri di Aquara, il suo paese e per
il quale ha un amore sfegatato. Saremo stati una quarantina, tra pecorelle e non, in un locale fuori Aquara a
celebrare la prima riunione della
“Congrega della pecorelle smarrite”,
questo il nome per intero con cui l’autore ha voluto affondare il dito nella
“piaga” della mancata partecipazione
all’ultima competizione elettorale
che ha visto la riconferma di Franco
Martino alla guida del paese “dell’olio
e del vino”. Sarebbe un po’ lungo spiegare a chi non conosce la vicenda politica aquarese gli antefatti, ma in
questa sede è importante dare conto
del clima del primo incontro della
Congrega, più che andare a rinvangare fatti e misfatti del passato recente. C’erano praticamente tutte le
“pecorelle”. Il clima era tranquillo, di
politica poco si è parlato, e Tonino ha
rinunciato anche all’omelia finale.
Era soddisfatto di essere riuscito a riunire il gruppo intorno al tavolo che i
solerti camerieri hanno dovuto allungare più volte a causa di amici venuti
a sostenere l’amico che, quando giocava a pallone nella squadra del
paese, veniva chiamato “scarsone” e
che poi ha fatto strada nel mondo
bancario portando la Bcc di Aquara
ad essere protagonista in ambiti dove
la concorrenza non fa sconti a nessuno. “Perché nelle nostre realtà chi
ha successo nella propria professione
difficilmente riesce a farsi apprezzare
anche nelle competizioni amministrative?” Alcuni dei presenti hanno abbozzato una risposta ragionata: “il
livello culturale di chi abita nei nostri
paesi è assai scarso. Ecco perché, al
momento della scelta degli uomini che
devono amministrare un comune, ci si
rivolge più al parente più prossimo
che non agli uomini più capaci.”Su
questo, ovviamente, si potrebbe discutere all’infinito, ma in occasione della
riunione della “Congrega della pecorelle” di Marino è lecito commentare
che difficilmente chi subisce gli strali
della satira riesce ad approfittarne per
riaprire i giochi, se non quelli politici,
almeno quelli del rapporto con chi si
condivide un progetto e un’idea per il
paese in cui si vive. Insomma, non sappiamo se dall’incontro della neo confraternita partirà l’ennesima rincorsa
per la conquista del potere aquarese.
Certamente sarà stata una buona occasione per dimostrare che si può
continuare a “combattere” senza rinunciare a sorridere.
velina
V a lC a lo re
ROCCADASPIDE
Il dr. Luigi D’Amato, parla del carcinoma del colon-retto
“Il precoce riconoscimento riduce la mortalità”
Il Settimanale “Unico”, nell’ambito
dell’inserto “Il Valcalore”, nell’intento
di inserirsi nel dibattito dell’area della
Valle del Calore, ritiene di approfondire l’indagine sulle malattie, con rilievi
indiretti
da
“impatto
ambientale”, coinvolgendo il dott.
Luigi D’Amato - Presidente della
“CO.Medical” (cooperativa dei medici
della Valle del Calore).
Quali sono i sintomi principali del
tumore?
“Non esistono sintomi caratteristici del
tumore del colon-retto, anzi molto
spesso non vi sono disturbi particolari.
Questi ultimi, si manifestano solo
quando il cancro è già in stadio avanzato. I sintomi principali sono: sangue
nelle feci, anemia, improvvisa insorgenza di stitichezza o diarrea, calo di
peso, dolori addominali persistenti.
Questi sintomi sono a specifici, cioè
comuni ad altre malattie, fortunatamente meno gravi, ma vanno comunque segnalati al proprio medico”.
Chi è più a rischio di sviluppare il tumore?
“Sia i soggetti di sesso femminile che
maschile possono ammalarsi di tumore
del colon. La possibilità di sviluppare
la malattia aumenta con l’età, a partire
dai 50 anni. Esiste, però una popolazione “a rischio”, “…..In sostanza
anche per il cancro del colon-retto valgono le indicazioni già utili alla riduzione del rischio cardio-vascolare, che
consistono, nella prevenzione primaria: controllare il peso corporeo e mantenerlo nella norma, svolgere una
regolare attività fisica, ridurre, se necessario, l’apporto calorico, limitare il
consumo dei grassi in generale e soprattutto quelli di origine animale, moderare il consumo di carni, aumentare
il consumo di alimenti di origine vegetale ed in particolare di frutta e verdura”.
È possibile prevenire questa malattia?
“Il precoce riconoscimento e il trattamento dei polipi intestinali permettono
di ridurre la mortalità. Questo tipo di
prevenzione, che si compie mediante
l’esecuzione della colonscopia, è chiamata prevenzione secondaria”.
Perché è importante prevenire?
“È ormai accertato che la riduzione
della mortalità per tumore al colon, si
può ottenere attraverso il riconoscimento e il trattamento della neoplasia
ROCCADASPIDE
Parte la prevenzione del tumore al colon
nella Valle del Calore
Lo screening di massa sulla popolazione per la prevenzione del tumore al colon sta per partire anche
nei comuni della valle del Calore.
L’indagine diagnostica inizia, nel
comprensorio, con un notevole ritardo rispetto agli altri comuni coinvolti, che si sono attivati dallo
scorso febbraio. Giuseppe Della
Greca, responsabile dello screening
dell’Asl Sa 3, attribuisce il ritardo
alla mancanza di coordinamento dei
medici di base del territorio, rispetto ai colleghi di altri comuni,
riuniti in cooperative. “È stato difficile riunire i medici di base come è
avvenuto nell’incontro di questi
giorni a Roccadaspide, ha affermato
Giuseppe Della Greca. Nelle riunioni precedenti come nella valle di
Diano, si sono presentati pochi medici, a differenza dei colleghi coordinati dalle cooperative”. Lo
screening per la prevenzione del tumore al colon non resterà una iniziativa isolata, ma si inserirà in una
serie di progetti legati alla diagnosi
precoce. Il prossimo screening riguarderà il tumore alla mammella
con l’attivazione, dopo l’estate, di un
centro di senologia che coprirà l’intera Asl Sa 3. La regione Campania
richiede alla direzione generale
delle Asl di istituzionalizzare queste
iniziative per creare una rete capillare nel campo della prevenzione
oncologica. Si tratta del primo
esempio di collaborazione tra medici di base e Asl in questa ottica. Ai
medici di famiglia sono stati consegnati i kit, da destinare ai pazienti tra
i 50 e i 74 anni, per effettuare i primi
test relativi allo screening in questione. L’indagine durerà un anno e
dovrà coinvolgere il 60% dei pazienti per ritenersi valido ed ottenere il finanziamento dalla regione
Campania. In ospedale, l’indagine
diagnostica viene effettuata da Alessandro Bartolini, responsabile del
servizio di endoscopia in collaborazione con il reparto di chirurgia, diretto da Pantaleo De Luca. Lo
screening è un valido aiuto per avvicinare i pazienti e i medici di famiglia del territorio, anche per un
motivo un po’ sottovalutato. Secondo alcuni dati, non è alta l’incidenza dei tumori al colon, ma ci si
ammala di più di questo male. Può
sembrare un controsenso, ma la
causa di questa anomalia non riguarda solo l’età prevalentemente
anziana dell’utenza del territorio. In
realtà, i pazienti, soprattutto le
donne circa la prevenzione dei tumori al seno, non si rivolgono al medico di fiducia per i dovuti controlli.
Non viene dedicato molto tempo
alla salute con il rischio di scoprire
la malattia in fase avanzata.
Francesca Pazzanese
in stadio precoce e soprattutto con
l’asportazione dei polipi adenomatosi,
precursori del CCR. La maggior parte
dei tumori, infatti, è costituita da adenocarcinomi e rappresentano il risultato della trasformazione in senso
neoplastico di un polipo adenomatoso,
attraverso la sequenza “Adenoma-Carcinoma”. La sopravvivenza è strettamente collegata allo stadio della
neoplasia. In termini di decessi, i tuLuigi D’Amato
mori colo-rettali occupano la seconda
posizione per importanza, sia fra i maschi sia fra le femmine”.
Che cos’è il test di screening del carcinoma del colon-retto?
“È un semplicissimo esame delle feci
preventivo, che non richiede alcuna
preparazione. Di facile esecuzione, innocuo, ripetibile, facilmente accettabile, che ricerca la presenza di sangue
occulto, cioè non visibile ad occhio
nudo, poiché la presenza di sangue,
anche solo in tracce, è generalmente il
primo sintomo di questa malattia, al
fine di selezionare un sottogruppo di popolazione, positivo al test, da sottoporre
ad ulteriori e più sofisticate indagini diagnostiche, la colonscopia, che consente
la visione diretta della superficie interna
del colon e del retto. Se non è possibile
eseguire una colonscopia, si potrà ricorrere all’esecuzione di un esame radiologico: rx clisma opaco con doppio
contrasto”.
Perché l’esame del sangue occulto?
“Ciascun medico, invita i propri pazienti, dell’età compresa tra 50 e 74
anni, di qualsiasi sesso, a sottoporsi all’esame del sangue occulto. Nella maggioranza dei casi l’esame risulta
normale. Con piccoli interventi ambulatoriali, per circa molte persone, è possibile asportare una lesione pretumorale.
In quelle persone, a cui saranno diagnosticate forme tumorali che iniziano a curare subito, aumentano decisamente le
proprie possibilità di guarigione. I tumori dell’intestino (colon retto), si sviluppano molto lentamente, a partire da
piccole formazioni benigne chiamate
adenomi, che possono iniziare a sanguinare diversi anni prima della comparsa di altri disturbi. All’inizio, questo
sangue non è visibile ad occhio nudo,
ma può essere rilevato con un esame
delle feci chiamato “ricerca del sangue
occulto”. Se diagnosticato precocemente, il tumore può essere curato in
modo definitivo”.
Cosmo Guazzo
9
N°20 24 maggio 2008
C ile n to
10
Quanto vale un Oscar? La critica corre sul web
Le compagnie teatrali amatoriali a Vallo della Lucania
Terminata la serata delle premiazioni
per gli Oscar del teatro amatoriale tenutasi il 16 maggio alla Provvidenza
di Vallo della Lucania - apprezzabile
occasione per portare in un teatro
vero il lavoro a volte oscuro di
gruppi che in scantinati, oratori o
semplicemente a casa di qualche volontario si produce da anni - la serata
finale ha espresso attraverso due giurie (tecnica e di qualità), il suo verdetto.
Sono andati ben quattro Oscar alla
compagnia di Camerota. Miglior attrice Elisa Cariello, miglior attore
Gaetano Milo, miglior scenografia
e miglior compagnia. Camerota esce
trionfatrice assoluta della seconda
edizione dell’Oscar così come non
aveva saputo fare nemmeno “Il Sipario” di Agropoli lo scorso anno.
Come miglior regia Alfonso Senatore riesce a spuntarla vincendo
anche il premio come miglior inedito. Migliore attrice si conferma
Maria Amato (Catona) bissando il
successo dello scorso anno e condividendolo con la protagonista camerotana. Il premio speciale della giuria
per i contenuti trattati e le tematiche
affrontate va alla compagnia di S.
Barbara. A partecipare c’erano la
Compagnia teatrale del Palistro di
Ceraso con il Musical Peter Pan, La
Maschera di Castel San Lorenzo
con Bonasera a Signurìa, Aristofane
di Pellare con Quanno mai Peppo in
Chiesa, Eureka di Catona di Ascea
con Arezzo 29 in tre minuti, Né
Arte, Né Parte di Marina di Camerota con Campagna napoletana, Ciascuno a suo modo di S. Barbara con
La Straniera, Gli Impagabili di Salento con Non ti pago e I Zimmari
di Cannalonga con La Ggiormània.
Il clima è stato meno trionfale dell’anno passato: niente soubrette di
caratura nazionale come la bella e
imponente Caldonazzo, niente festanti calciatori della Salernitana approdati in serie B attesi dal pubblico.
Fin qui tutto tranquillo? Per niente.
Le polemiche fioccano copiose e il
disappunto corre veloce sul web,
basta dare un’occhiata su http://digilander.libero.it/gli.impagabili/index.
htm e sul suo blog. Questo straordinario strumento di comunicazione,
democratico e libero, sta instancabilmente appuntando giorno dopo
giorno, anzi, ora dopo ora, le numerose proteste su come si sono svolte
le cose. Ma andiamo con ordine. In
maniera quasi sempre garbata e
anche ironica sul sito ci si domanda
come mai Camerota abbia fatto un
così ricco bottino quando, anche a
qualche giurato tecnico e popolare,
la compagnia non sia sembrata così
brava da superare addirittura i vincitori dell’anno scorso in quanto a
premi. Ne hanno pagato le pere cotte,
secondo un giudizio abbastanza condiviso, innanzitutto i ragazzi di Ceraso non ottenendo praticamente
nulla, neppure un premio per la scenografia. Poi il protagonista de Gli
Impagabili e la Wendy di Peter Pan,
anche loro a bocca asciutta. Altra
pecca poi – come lo scorso anno l’inflazione di statuette messe in
campo per la serata finale, praticamente pochi si sono salvati poiché è
arrivato, manco fosse il tapiro di Striscia, un po’ a tutti. Si sa che qualsiasi
bene – finanche la benzina – più ce
n’è e meno vale. Lo stesso dicasi per
un premio: premiando tutti, per le
motivazioni più fantasiose e stravaganti, si svaluta chi viene premiato.
Mancava solo… l’Oscar al miglior
Oscar! Qual è stato poi il criterio del
voto e come giudicare in maniera
uniforme una commedia napoletana
e un musical dove si balla e si canta?
Come mettere sullo stesso piatto
della bilancia lavori celebri e testi
inediti? Non si potevano esprimere
due premiazioni distinte, una della
giuria popolare e una di quella tecnica e, con tutti gli attori che sono
venuti a Vallo della Lucania per la
stagione teatrale, non si poteva chiedere a un attore professionista di presiedere la giuria? Adesso, a bocce
ferme, bisognerebbe chiedersi:
quanto vale questo Oscar se ciò che
maggiormente si è notato è stato un
clima poco armonico tra le compagnie, dove forse è prevalso l’accanimento della gara al posto del piacere
di stare insieme per divertirsi, magari
godendo della bravura altrui? Attenzione allora a non minare la cosa più
importante, certo più dell’Oscar, e
cioè l’aggregazione tra i giovani,
tutti veri vincitori dello stare insieme, che vale ben più di una statuetta, anche se surrogato di ben altri
sogni e desideri.
Nicola Nicoletti
Comunità montane: compiuto un ulteriore passo verso la riorganizzazione
Il disegno di legge Valiante riduce enti e poltrone
più della metà dei comuni non sono
La cura dimagrante per le Comunità
situati per almeno l´80% della loro
Montane sarà ferrea e comporterà
superficie al di sopra di 500 metri di
tagli e riduzione di costi e personale.
altitudine e riducendo a uno i rapIl tutto entro il 30 giugno. Questo è
presentanti dei comuni nei consigli.
quanto stabilisce il disegno di legge
Misure drastiche che il disegno di
del vicepresidente della Giunta Relegge Valiante contempla e rafforza
gionale della Campania, Antonio Vama che preoccupano gli esponenti
liante, presentato qualche giorno fa
delle comunità montane locali.
alla rete degli enti locali: Uncem,
“Ci auguriamo una rivisitazione atAnci, Upi, Lega delle autonomie.
tenta e non un sfoltimento di maAd ogni singola regione, infatti è
stato affidato il compito di “legifeAntonio Valiante
rare” in materia di sfoltimento degli
enti montani, evidentemente troppi
e con eccessivo “personale” a ca- Attualmente, i consiglieri sono 1185,
in futuro saranno 271.
rico.
Comuni con tanto di spiaggia, lungo- L’esercito di amministratori sarà
mare e porto turistico che fanno drasticamente sfoltito perché il “ddl
Valiante” prevede un
parte delle comunità
solo rappresentante
montane?
Valiante: Bisogna per comune in seno
Quest´anomalia tutta
agli organi direttivi
italiana che costa ai cittornare alla legge
delle comunità.
tadini fior di milioni
Un taglio netto avrà
sparirà.
Ezio Russo
anche il numero
I centri costieri saranno
originaria
degli assessori: oggi
cancellati e le comunità
le giunte contano niera”, sostiene Ezio Russo,
montane drasticamente
sette esponenti mentre in futuro sa- presidente della Comunità Montana
ridotte.
A sfrondamento avvenuto, da 27 in ranno due nelle comunità montane Alburni.
“Dalle prime consideCampania, si arriverà a 19. Attual- fino a dodici comuni,
razioni dopo la lettura
mente, i comuni che fanno parte di quattro in quelle più
enti montani sono 365 di cui solo grandi.
Russo: I consiglieri del disegno di leggeValiante, licenziato pochi
198 sono centri totalmente in mon- Secondo la legge Fitagna; i restanti 167 comprensori nanziaria 2008 è ne- regionali si passino giorni fa dalla giunta
regionale della Campadevono dividersi in comuni parzial- cessario attuare un
la mano
nia, siamo assolutamente montani (97) e comuni non riordino complessivo
delle comunità monmente contrari per
montani (70).
sulla coscienza
vari ordini di motivi.
Ma la dieta riguarderà anche i consi- tane, compito affidato
Prima di tutto credo
glieri. Oggi ogni amministrazione co- alle Regioni che,
munale nomina nei consigli delle entro il 30 giugno, dovranno rendere che il Ddl creerà non pochi procomunità tre propri rappresentati, esecutivo il proprio disegno di legge. blemi ai comuni poiché eleggere un
che diventano cinque per i centri to- Altrimenti, sarà lo Stato ad interve- solo rappresentante negli organi getalmente montani con oltre 5.000 nire cancellando i comuni costieri, stionali e direttivi delle comunità
abitanti.
sopprimendo le comunità nelle quali montane di riferimento, significa
sopprimere la voce delle nostre minoranze politiche che, spesso, non
hanno vita facile.
Inoltre lo sfoltimento previsto dalla
regione farebbe guadagnare alle
casse dello Stato 3 milioni di euro.
Il risparmio non è poi tanto considerati i tagli che vogliono effettuare.
Credo che lo Stato guadagnerebbe
molti di più “dimezzando o eliminando” le indennità dei consiglieri
regionali che, a questo punto, dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza.”
Marianna Lerro
“
”
“
”
N°22 07 giugno 2008
C a p a ccio -P a e stu m
Capaccio, Paestum e la stazione: nulla è certo
Tarallo: “Non stiamo dormendo, l’accordo si farà”
Si viaggia ancora in alto mare. Così
come nell’acqua rimane il sottopassaggio.
E’ stato, infatti, prorogato al 10 di
giugno l’incontro a Reggio Calabria
tra l’amministrazione comunale capaccese e i vertici di Trenitalia, per
stabilire i termini di un accordo che
potrebbe portare il comune della città
a gestire le due stazioni.
Un piccolo passo nella giusta direzione forse è stato fatto. Il Ministero
dei Trasporti ha trasferito da Roma a
Reggio-Calabria i fascicoli del “caso
Capaccio Paestum” allegandovi il
proprio consenso.
“Per il Ministero si potrebbe farecommenta il vice sindaco di Capaccio Lorenzo Tarallo- l’aver inviato
tutto il dossier a Reggio Calabria per
l’incontro decisivo, è un segnale dà
speranza”.
L’amministrazione comunale, da
tempo, sta seguendo l’annosa vicenda relativa agli scali ferroviari di
Paestum e di Capaccio, vicenda di-
La pensilina-sala d’attesa
cessita di scali ferroviari idonei per
un’adeguata fruizione. Le cose da
migliorare sono tante e se otterremo
il comodato d’uso, sarà il comune ad
investire per il potenziamento degli
scali.”
Cose già ampiamente dette.
L’unica novità, (oltre alle obliteratrici montate all’interno del sottopasso)
rimane
la
speranza
dell’amministrazione comunale e di
Tarallo: “ Anche se ci accusano di essere inermi ed assopiti di fronte al
ventata ancor più importante dopo la
chiusura di entrambe le stazioni.
“Con l’eliminazione del passaggio a
livello di Paestum e la messa in sicurezza del sottopassaggio a Capaccio, Trenitalia ha deciso di
risparmiare sul personale che prestava servizio nelle due nostre stazioni perché non riteneva più
necessaria la loro funzione in loco.
Per noi tutto questo è inconcepibile
soprattutto perché siamo un luogo
che vive di turismo e che, quindi, ne-
problema e anche se non c’è attualmente nessuna fascicolo, contratto o
stipula che possa confermare il raggiungimento dell’obiettivo prefissato, sono molto fiducioso. Volendo
esprimere in cifre la mia fiducia
posso affermare che abbiamo l’85%
di possibilità di acquisire gli immobili delle stazione. L’amministrazione non è assopita e non lo è mai
stata. E’ soltanto silenziosa perché
ancora non c’è carta che possa cantare per lei ma, una volta raggiunto
l’accordo, in ventiquattro ore saremo
in grado di sistemare ogni cosa.
Prima di tutto sarà riaperta la sala
d’attesa, creato un presidio fisso di
vigilanza e di assistenza per i disabili
tramite personale che possa accompagnarli direttamente al binario interessato.”Intanto, mentre Trenitalia
sta decidendo sul da farsi, il sottopassaggio continua a riversare acqua
da ogni dove.
Ma non lo avevano definitivamente
messo in sicurezza?
Marianna Lerro
Pina Sica debutta con Azzurro donna
Il marito è in attesa di un’investitura dall’alto
È stata una vera sorpresa ricevere
l’invito di Pina Sica ad un incontro
sulla problematica delle “stazioni” di
Capaccio Paestum. La sorpresa si è
ulteriormente accentuata nel sapere
che sull’argomento sarebbero intervenuti Lorenzo Tarallo e Roberto
Ciuccio per conto dell’amministrazione comunale. Nella sede di FI in
via Magna Graecia c’erano una ventina di persone. Quasi tutte donne
aderenti all’associazione e seduto in
prima fila anche Giuseppe Troncone
e Antonio Di Benedetto, presidente
del partito o di quello che resta.
Si è parlato poco dell’argomento
“Stazioni” in quanto Tarallo e Ciuccio hanno chiesto tempo fino al 10
giugno. Il motivo è che per quella
data è previsto un incontro con la
società di Trenitalia con all’Odg la destinazione delle stazioni situate nel
comune di Capaccio Paestum.
Molto si è parlato, invece, dei rap-
porti che dovrebbero intercorrere
tra i soggetti “politici” attivi sul territorio. Grandi aperture di credito,
da una parte e dall’altra. Poderosi
sorrisi e rassicuranti aperture sulla
volontà di ascolto da parte degli assessori presenti. Incoraggianti dichiarazioni di disponibilità a sottoporre
ipotesi di soluzione dei problemi che
affliggono il comune.
“Non lavoriamo per conquistare voti
– afferma Tarallo- ma per realizzare
una comunità che marci unita nella
direzione giusta.” Pina Sica ringrazia e
si prende i complimenti dalle donne
presenti.
Tacita qualcuna che accenna a qualche critica “hanno girato la frittata”.
Incoraggia le giovani a farsi avanti per
conquistarsi il diritto di cittadinanza
politica in un territorio che alle
donne non ha mai fatto sconti. Resta
da chiedersi: “dov’è il Pdl capaccese”
che ha sbaragliato tutti alle recenti
elezioni politiche? T
roncone è sconsolato e isolato, quasi
derubricato dall’agenda dei maggiorenti forzisti di Capaccio. Tra i consiglieri eletti con l’ex Cdl c’è poca
comunicazione e l’esercizio della funzione dell’opposizione è affidato al
solo Troncone. Sulla scena è rimasto
Rosario Catarozzi che si propone
come elemento aggregante ma trova
poche sponde. An rimane fedele ai
dettami del presidente provinciale
Edmondo Cirielli che ancora non ha
digerito il defenestramento di Enzo
Sica e pone veti a destra e manca su
chi deve entrare nel nuovo “partito
della libertà”.
Alla finestra c’è proprio Enzo Sica
che non nasconde più la sua voglia di
ritornare ad essere protagonista.
Sembra che a breve potrebbe avere
la “benedizione” da parte di esponenti importanti a livello provinciale
per un recinto in grande stile.
DOLCE CAFFEʼ
Lui, in ogni caso, sembra deciso a
rompere gli indugi ed uscire con una
forte iniziativa. Non si sente, invece,
Gaetano Fasolino, che ancora non ha
trovato la sua collocazione dopo
l’esclusione dalle liste alle ultime politiche…
Non siamo certi che Enzo Sica sarà
in grado di aggregare forze sufficienti
per un suo rilancio. Intanto i capaccesi che si sentono orfani della politica possono d’ora in avanti fare
affidamento sulla signora Pina.
Non siamo in grado di leggere il futuro, ma è facile immaginare che a
Capaccio Paestum, passata l’estate, si
tornerà a parlare di politica, se non a
farla.
velina
Stefano Coscia, titolare della Conad di
Borgonuovo, ha fatto un altro passo da
imprenditore nella direzione giusta. Ha
rilevato il bar “Dolce caffè”,
lo ha ristrutturato a sua “immagine e
somiglianza” e lo ha affidato a due
suoi giovani collaboratori affinché
vada accrescere il livello qualitativo
dell’offerta di locali del territorio capaccese.
A lui ed ai suoi collaboratori un augurio che l’investimento fatto dia i suoi
frutti sia in termini economici sia a livello di soddisfazioni personali.
11
N°20 24 maggio 2008
C a p a ccio
12
Tabacchificio, prove di dialog o
Il 14 giugno incontro ravvicinato tra Caprino e Di Geronimo e …
Fu così che il costruttore e la “sinistra radicale” ed ambientalista cominciarono a parlarsi. Da una parte
chi, Domenico Caprino, era riuscito
dove il comune ed altri imprenditori
di Capaccio avevano fallito: ad aver
fatto sua la proprietà dell’ex tabacchificio del Cafasso. Dall’altra gli
estensori dei ricorsi al Tar. Con Caprino che aveva aveva commissionato un progetto di ristrutturazione,
che aveva superato anche il parere
della commissione comunale “Ceci”,
fatti peraltro avvenuti sotto l’amministrazione di Enzo Sica. Di tutto
questo se ne parlerà in un convegno
che si terrà il 14 giugno.
I fatti: a dicembre del 2006, in un’intervista ad “Unico” Caprino dichiarava che era pronto a realizzare il suo
progetto di recupero che lasciava
inalterato l’aspetto esteriore della
struttura ma riorganizzava gli spazi e
i volumi ricavando appartamenti e
locali da destinare a pubblica utilità
(caserma dei vigili urbani).
Già allora ci fu una levata di scudi da
parte di vari soggetti politici e associazioni ambientaliste che indusse la
Soprindentenza ai beni ambientali a
rallentare la procedura di concessione del “via libera”.
All’inizio del corrente anno, quando
la soprintendenza si accingeva a deliberare nel merito della richiesta,
Cristina Di Geronimo, Pasquale
Longo, Lucio Capo e l’intero gruppo
della “sinistra più a sinistra” di Capaccio Paestum avevano trascinato
in tribunale il progetto di ristrutturazione dell’ex tabacchificio del Cafasso. Il Tar bloccò il tutto e la stessa
soprintendenza prendeva atto e si
adeguava alle decisioni del Tar.
Caprino, messo alle strette dal diniego, aveva recriminato contro gli
avversari, vecchi e nuovi, che impedivano la realizzazione del recupero
della struttura e li sfidava a mettere
sul tavolo proposte concrete di recupero abbandonando la politica del
“no” a tutti e a tutto. “Sono disposto
ad esaminare soluzioni alternative –
dichiarò – a condizione che venga
A Treviglio quindicimila Paestum Promotion Card
La Prearo in Lombardia per i primi contratti
Quindicimila Paestum Promotion soggiorni si svolgeranno nel mese di
Card verranno distribuite nei pros- settembre.
simi giorni ad altrettanti soci della «Gli sconti per ora sono rivolti a sinBanca di Credito Cooperativo di goli – spiega Marisa Prearo – poTreviglio.
trebbero estendersi a gruppi
Come sancito dal protocollo d’in- laddove, in base alla loro discrezione,
tesa sottoscritto a Paestum tra la le strutture ricettive decideranno di
presidente dell’Azienda Autonoma fare ulteriori offerte, soprattutto per
di Soggiorno e Turismo di Paestum la bassa stagione». Intanto la presiMarisa Prearo e il
dente in questi
presidente della
giorni è tornata a
Bcc bergamasca
Treviglio per parGianfranco Bonatecipare all’assemcina, i soci della
blea dei soci di
La presidente
banca, esibendo la
domani durante la
Marisa Prearo
card, potranno
quale, oltre ad ava Treviglio per
usufruire di sconti
venire l’estrazione
assistere al sorteggio
sul
soggiorno
dei biglietti, si pardi 50 soggiorni
presso le numelerà nuovamente
rose aziende ridi Paestum, del Ciofferti dalla
cettive
di
lento e del patriBcc
Paestum, del Conm o n i o
del posto ai soci
sorzio Paestumin
archeologico, stoe non solo, che
rico e ambientale
hanno aderito alla
di questa splenconvenzione.
dida zona. E’ previIntanto, in occasione dell’assemblea sta la presenza di circa 5000 soci.
dei soci che si terrà domani, ver- La Paestum Promotion Card avrà
ranno sorteggiato 50 soggiorni a validità fino al 31 dicembre 2008, ma
Paestum che la Bcc di Treviglio rega- l’accordo tra l’Azienda Autonoma di
lerà ai 50 fortunati soci che se li ag- Soggiorno e Turismo di Paestum e la
giudicheranno con un’estrazione. I Banca di Credito Cooperativo di
“
”
Bonacina e Prearo
Treviglio potrebbe essere ulteriormente prolungato.
«Stiamo pensando di proporre
un’analoga convenzione a tutte le
banche di credito cooperativo del
nord Italia – conclude Marisa Prearo
– per i soci e per i dipendenti».
Intanto è imminente il prossimo appuntamento: dal 20 maggio all’1 giugno Paestum ospiterà il raduno
nazionale della Federazione Italiana
Escursionisti.
Al momento sono oltre 600 le prenotazioni di quanti verranno da altre
regioni per partecipare alle escursioni tra la Costa Cilentana e Amalfitana.
salvaguardato l’investimento fatto e
che si eviti che il tabacchificio cada
a pezzi un po’ alla volta”.
Lo stesso comune, in più occasioni,
si era espresso favorevolmente rispetto ad una destinazione pubblica
della struttura e aveva posto sul tavolo alcune idee che, per il momento,
non
hanno
trovato
concretezza in ipotesi progettuali.
Il 14 giugno, in piazza al Cafasso, il
comitato guidato dalla Di Geronimo,
Pasquale Longo e Lucio Capo hanno
convocato un incontro dibattito, raccogliendo al sfida di Caprino, riproponendo all’attenzione pubblica la
questione “tabacchificio”.
Oltre ai promotori e Caprino, invitato dagli organizzatori, ha fatto sapere che ci sarà e porterà il suo
contributo affinché si esca dalla situazione di blocco sostanziale che si
è venuta a creare. Insieme a lui saranno presenti altri soggetti sensibili
al destino dell’area con idee e proposte che saranno vagliate alla presenza di quanti vorranno capire di
più e meglio su che “piega” prenderà
la vicenda del recupero e riconversione dell’intera area.
In primo luogo, saranno presenti gli
abitanti del Cafasso. Il destino della
contrada è legato indissolubilmente
a quello del tabacchificio. Ci sarà
Domenico Caprino che ha necessità
di rendersi conto se tra le idee messe
in campo dai soggetti organizzatori
della manifestazione ce n’è una in
grado di far ripartire il progetto di recupero senza il quale sarà difficile
per lui far rendere l’investimento
fatto o, almeno, recuperarlo.
Ci saranno quelli che si sono opposti
al progetto di Caprino, organizzatori
del convegno, che verificheranno sul
campo come sia difficile passare
dalla protesta alla proposta: si tratterà di convincere chi ha le risorse ad
investire su progetti culturali validi.
Dovrebbe esserci il comune che sta
redigendo il nuovo Puc perché è
dalla riorganizzazione urbanistica
dell’intero comune che dipenderà
anche la destinazione dell’ex tabacchificio.
Infatti, se in un primo momento lo
stesso Pasquale Marino aveva idea di
realizzare lì un polo fieristico, è di
“oggi” la notizia che le amministrazioni di Capaccio e Agropoli hanno
sottoscritto un protocollo d’intesa
per la realizzazione di una infrastruttura “polifunzionale” (polo fieristico
e convegnistico) che dovrebbe essere
realizzato in un’area di 40 ettari al
confine tra i due comuni. Pertanto
sarà necessario, anche per il comune,
ripensare alla destinazione ed al
ruolo dell’intera area Cafasso. Lo
stesso prof. Francesco Forte, tecnico
incaricato si redigere il Puc, dovrebbe essere invitato dagli organizzatori. In quella sede, dall’alto della
sua esperienza, potrebbe dare una
corretta lettura di quanto già previsto
nel vecchio Prg redatto dall’Arch.
Araldi (1981) a proposito del recupero del tabacchificio.
Il 14 giugno potrebbe essere una
ghiotta occasione per un confronto
serio e costruttivo tra tutti i soggetti
potatori d’interesse. Poi si tratterà di
tradurre in pratica quanto emergerà
dalla discussione. Intanto è già un
buon segnale che ci si parli e ci si incontri, il resto viene da sé.
Bartolo Scandizzo
N°20 24 maggio 2008
SALA CONSILINA
Inail depotenziata
Protesta
dell’Associazione
Imprenditori
Ancora una volta il Vallo di Diano si
trova a confrontarsi con logiche di
depotenziamento che, dimenticando che il nostro territorio abbraccia un bacino di utenza molto
vasto, comprensivo di un elevato
numero di paesi (circa quaranta),
volgono le attenzioni e le attività di
potenziamento solo verso Salerno
e le zone ad essa maggiormente vicine, non tenendo in nessuna considerazione le esigenze degli
imprenditori a sud di Eboli che seppur hanno dimostrato le ottime capacità di operatività, si trovano di
volta in volta a scontrarsi con carenze di infrastrutture e servizi che
penalizzano, non di poco, la crescita
e lo sviluppo delle proprie aziende.
Questa volta nell’occhio del ciclone è la Sede Inail di Sala Consilina, che invece di vedere ampliate
le proprie potenzialità sta vivendo
una progressiva riduzione dell’attività medico legale, a fronte dell’ottimo funzionamento riscontrato
nei primi mesi di attività della Sede.
Da qualche tempo, infatti, consulenti, aziende e quanti si occupano
di previdenza sono stati costretti a
protestare contro la soppressione
presso la Sede dell’Inail di Sala
Consilina del Dirigente Medico di I
livello. Ciò ha provocato lungaggini
inaccettabili nello svolgimento di
un servizio sociale che è essenziale
sotto l’aspetto economico, in
quanto dal ruolo del Dirigente Medico dipende l’erogazione tempestiva di tutte le prestazioni
economiche di cui i lavoratori infortunati hanno diritto. Il notevole
disagio logistico e finanziario è evidente se si pensa che i lavoratori
del Vallo di Diano e del Bussento
sono costretti a recarsi per le visite medico-legali presso la Sede
Inail di Battipaglia.
Dichiarazione del Presidente Valentino Di Brizzi: “Di fronte all’ennesimo disagio che il Vallo di Diano
è costretto a riscontrare auspichiamo un intervento rapido e risolutivo delle difficoltà da parte dei
Dirigenti preposti dell’Istitituto
Nazionale per gli Infortuni sul Lavoro. Riteniamo doveroso che
quanto meno si ripristini lo status
quo esistente nei primi mesi di attività dell’Ente nel nostro territorio. Di fronte, poi, alle continue e
crescenti esigenze delle aziende sarebbe auspicabile il potenziamento
dell’AREA AZIENDE affinché essa
possa assurgere a punto di riferimento operante autonomamente,
secondo le aspettative che da sempre ci sono state promesse e che
sono state costantemente deluse.
Attendiamo, dunque, una risposta
celere alle nostre lagnanze che
speriamo vengano al più presto
ascoltate.”
D ia n o
Donato Pica alla Regione
“Sanità, servizi sociali, agricoltura e
turismo i miei campi d’intervento”
Donato Pica è il nuovo consigliere
regionale, da giovedì scorso, che
succede a Guglielmo Vaccaro.
“Intendo rappresentare le esigenze
di tutto il territorio del Vallo di
Diano, ma anche delle zone più a
sud, e più a nord della provincia.
Sono momenti particolari quelli che
stiamo vivendo, momenti difficili e
la nostra provincia, nella sua interezza, ha bisogno di attenzione e di
lavoro da parte delle istituzioni”.
Pica è pronto per questa nuova sfida.
Sanità, servizi sociali, agricoltura,
produzione del turismo e della attività commerciali: questi i punti più
importanti su cui il neoeletto consigliere regionale del Partito Democratico, s’impegnerà primariamente
nella sua nuova veste istituzionale.
Il consigliere farà parte, in seno alla
Regione, della Commissione Sanità,
di quella per l’Agricoltura ed per i
Fondi europei, nonché della commissione per le Attività produttive,
puntando dunque alla promozione e
allo sviluppo dell’intero territorio a
sud della provincia di Salerno. “
Inoltre Pica annuncia un’attenzione
particolare per la riattivazione della
tratta ferrata
Sicignano-Lagonegro, in
merito
alla
quale ha assicurato un imp e g n o
massimo per
l’importanza
che essa riveste quanto a sviluppo
del territorio e per la strategicità
nella quale si inserisce. “Voglio
avere innanzitutto un quadro reale
della situazione – ha detto l’on Pica
– Questa tratta è uno di quegli argomenti su cui tante volte gli amministratori chiedono lumi ed il mio
obiettivo è capire prima come
stanno le cose per poi intervenire,
favorendo un’azione congiunta, interistituzionale”. Tra i temi dell’incontro e gli impegni da assumere in
questo scorcio di legislatura anche
la riapertura del centro diurno per
malati psichici di Sant’Arsenio,
chiuso ormai da tempo, senza tralasciare però, il rafforzamento e l’adeguamento delle strutture sanitarie
già attive nel territorio.
MaLer
Il Giro nel Diano, dove si sono persi
l’entusiasmo e la passione di una volta
Vista dal chilometro 120 di Sala Consilina, profondo sud campano, la
quinta tappa del Giro d’Italia non fa
una gran bella figura. (...) Al passo del
Fortino la frontiera tra Basilicata e
Campania non esiste nemmeno nelle
teste dei rari abitanti. E’ che i tempi
non sono più quelli di una volta. (...) .
Allora, 17 anni fa, c’era tutto il paese
ad affollare le strade tirate a lucido
per l’occasione, molti avevano una
bandierina, c’era un relativo benessere
e un certo afflato tra i compaesani
così tutti compravano qualcosa e stavano insieme a tifare. Oggi c’è sì la
gente affacciata ai palazzi e qualcuno
ai bordi della strada, ma nessuno sta lì
a correre dietro ai corridori, nessuno
si lancia a cercare di afferrare un cappellino o una bottiglietta semivuota
lanciata da qualche sconosciuto corridore in pausa the. Inutilmente due
furgoncini dalla mattina girano per il
paese cercando di vendere «la bandana del Giro», propagandandola
come «la Moda» con la M maiuscola a
prezzi da svendita, appena due euro.
Qualcuno è perfino infastidito, non sapeva che passava la corsa, ha preso
l’auto per andare al lavoro e ora deve
rimanere in coda nelle strade laterali
in attesa che i vigili sblocchino il traffico. Cosa accade al Giro d’Italia, viene
da chiedersi. O meglio, cosa accade all’Italia? (...) Ma ci dev’essere dell’altro
se tutto ciò che avviene attorno alla
corsa che non è più un evento per
nessuno è polemica e la politica si mischia pericolosamente all’antipolitica
e al qualunquismo. A un gazebo raccolgono le firme per la «Grande Lucania».
Una
vecchia
idea
protoleghista meridionale che ora rischia di andare per la maggiore, quella
della secessione dalla Campania di
questo lembo del salernitano che si
sente da sempre più affine ai cugini lucani. E che oggi la crisi economica fa
poggiare su basi più pragmatiche che
mai: le risorse vanno tutte a Napoli, la
regione è amministrata male, troppi
sprechi e malgoverno. Qui un mese fa
il centrodestra ha fatto il pieno di voti
nonostante il comune sia amministrato dal centrosinistra più Rifondazione, e non è scontato che la Lega
sia vista così male se qualcuno tenta
di rilanciarne un facsimile. L’idea è
quella di costringere l’amministrazione a votare una delibera che istituisce un referendum cittadino per la
secessione, un’idea che riscuote consensi anche a sinistra. Sono passati i
tempi in cui i contadini con una dura
lotta e giorni di blocchi riuscirono a
respingere la Texaco che voleva trivellare qui esattamente come l’Eni era
riuscita a fare nella vicina Val D’Agri,
dalla vicina Basilicata guardavano a
quest’altra parte come un modello da
imitare e si mise in piedi anche una
«lista zapatista» alle elezioni comunali.
Anche in questo caso, sono passati appena dieci anni ma era un altro secolo.
Un tempo, il passaggio del Giro serviva anche per rifare strade e ripianare buche, quasi una concessione alla
cittadinanza motorizzata. Oggi è in-
13
In farmacia
Caffè in gravidanza:
bambini a rischio
Non è sotto accusa solo il caffè ma
tutte le bevande contenenti caffeina.
Quest’ultima, infatti è una delle sostanze farmacologicamente attive
più consumate al mondo.
E’ pericolosa in quanto è in grado
di attraversare rapidamente la barriera placentare e di giungere al
feto. Inoltre, poiché la sua velocità
di eliminazione (clearance) nelle
donne in gravidanza è prolungata ed
il metabolismo da parte del feto è
ridotto, la caffeina può compromettere lo sviluppo fetale e aumentare
il rischio di aborto.
La caffeina, in effetti, non possiede
effetti teratogeni, tuttavia l’assunzione di elevate quantità può essere
associata a parto prematuro e causare la nascita di bambini sottopeso.
Nei neonati nati da donne abituate
a consumare elevate quantità di caffeina, inoltre, si possono manifestare sintomi da astinenza come
irritabilità, nervosismo, pianto eccessivo, disturbi del sonno o alimentari.
Un consumo moderato di caffeina
non sembra, invece, rappresentare
un rischio per il neonato.
Ovviamente, nel calcolo del consumo giornaliero di caffeina occorre tener conto dei quantitativi
presenti nelle bevande eventualmente consumate (ad esempio, la
CocaCola contiene caffeina) e dei
quantitativi presenti in alcuni analgesici da banco (ad esempio, NeoCibalgina).
Uno studio in particolare è stato
condotto nella città di San Francisco, tra il 1996 e il 1998, su donne
in gravidanza. Alle donne intervistate è stato chiesto di riferire il
proprio utilizzo di bevande caffeinate a partire dal momento dell’ultimo ciclo mestruale.
Lo studio ha dimostrato che un aumento del quantitativo di caffeina
ingerita è associato ad un incremento del rischio di aborto. Rispetto al non uso, le donne che
hanno riferito un consumo di caffeina compreso tra 0 e 200 mg/die
hanno evidenziato un più alto rischio di aborto (15% contro il
12%) che è apparso anche maggiore
(25%) in corrispondenza di un consumo di caffeina pari a 200 mg/die
(3-4 tazzine di caffè al giorno). Il
63% della caffeina totale ingerita
proveniva dal consumo di caffé. In
particolare, 152 donne (19%) hanno
dichiarato di consumare solo caffé,
293 donne (36.7%) hanno riferito il
consumo di bevande caffeinate ma
non di caffè, mentre 351 donne
(43.9%) hanno riportato sia il consumo di caffé che quello di bevande
caffeinate.
Sulla base dei risultati ottenuti, il
presente studio dimostra un elevato rischio di aborto associato al
consumo di caffeina durante la gravidanza.
Quindi suggeriamo alle donne in
gravidanza di evitare o ridurre il
consumo di caffeina.
Alberto Di Muria
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Direttore Responsabile
Bartolo Scandizzo
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In Redazione
Vincenzo Cuoco, Enza Marandino
vece l’occasione per raccogliere i rifiuti. Non sia mai che la tv inquadri un
sacchetto di immondizia, sia pure differenziata. E allora, sparsasi la voce,
tutti diligentemente a disfarsi della
propria monnezza. Le strade non rappresentano invece un’emergenza cui
mettere una toppa.
Dopo le asperità siciliane che hanno
riempito le infermerie della corsa, i timori della vigilia erano tutti per gli 11
km nel paese di Sala Consilina. Dove
solo il giorno prima era stata rifatta
una parte della strada, ma solo per
metà. Chi capitava sul lato destro lo
faceva a suo rischio e pericolo. In questo angolo di sud che forse racconta
molto dell’Italia di oggi, in mezzo a
tanta crisi non resta altro che sognare.
Che qualcuno lo faccia ancora è forse
l’unica nota positiva di un Giro passato senza lasciare tracce.
Angelo Mastrandrea
Segreteria di Redazione
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Giuseppe Scandizzo
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Periodica Italiana
segue dalla prima
di Giuseppe Liuccio
Parco: il modello Ravello non è esportabile
difende ed esalta. Il tutto racchiuso
in un pugno di ettari di territorio.
Il Cilento si estende dal mare ai
monti, in un susseguirsi accidentato
di costa, colline e montagne, per ben
180.000 ettari con una marcata differenziazione tra zona e zona e difficilmente riconducibili ad unità per
tradizioni radicate, ossificate nei secoli.
Non mancano nel Cilento località
che assommano in un unicum storia
e mito, arte e paesaggio ( Borgo Antico di Agropoli, Castellabate, Punta
Licosa Capo Palinuro, Scario, San
Cristoforo di Ispani, tanto per citarne
soltanto alcuni).
Potevano essere altre Ravello sempre che Provincia e soprattutto Regione vi avessero dedicato analoga
attenzione e vi avessero profuso la
stessa pioggia di miliardi.
Così non è stato ed il Cilento sta ancora lì a reclamare almeno una parte
di giustizia distributiva delle risorse.
Ravello vanta, pur con le immancabili guerre intestine (la più recente
quella della gestione della Fondazione), una classe dirigente, politica
ed imprenditoriale, consapevole del
ruolo che la città svolge nell’immagine turistica dell’Italia in Europa e
nel mondo, lo difende e lo affina,
spesso con consapevole garbato elitarismo, che ne marchia il DNA.
Il Cilento è passato dal feudalesimo
baronale a quello politico, ritmato,
ieri come oggi, dal rito domenicale
del vassallaggio, senza conoscere la
stagione propulsiva di una seria borghesia del lavoro.
I politici (?!) hanno speso le migliori
energie per costruire una rete di micropoteri ad occupazione selvaggia
delle istituzioni a tutti i livelli con
l’unico obiettivo di consolidare e
perpetuare il potere nella logica volgare del comparaggio, con la rassegnazione dei cittadini inermi.
Le fiammate di ribellismo, dei rivoluzionari e/o briganti di ieri e dei militanti eretici di oggi, hanno
giustificato e legittimato le repressioni violente del passato e le perfide
quanto sottili demonizzazioni/emarginazioni recenti per ricomporre
l’ordine costituito e mantenere inalterato lo statu quo.
Ravello ha puntato e punta sul turismo come settore trainante dell’economia; e storia, cultura, arte e lo
stesso paesaggio rurale concorrono a
qualificarne l’offerta con una consapevolezza che è della politica come
dell’imprenditoria e della società civile. E questa presa di coscienza collettiva ne è premessa e garanzia di
successo. Nel Cilento il turismo è
un’attività relativamente giovane.
Ha conosciuto uno sviluppo tumultuoso e dirompente lungo la costa
con effetti devastanti, a volte, sul patrimonio ambientale, per lassismo,
latitanza o, peggio ancora, colpevole
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C u ltu ra
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complicità di amministratori incolti,
spesso, e corrotti, qualche volta.
Una classe imprenditoriale improvvisata, che ha rincorso facili ed immediati guadagni a scapito della
qualità, ha fatto il resto.
Ha toccato, invece, solo marginalmente le zone interne, dove la risorsa
ambiente poteva e doveva essere il
grande motore dello sviluppo.
Qui il Parco ha clamorosamente fallito. Di qui bisogna ripartire per recuperare il tempo perduto e costruire
il futuro. Ed il “Modello Ravello”
non è, a mio modesto parere, la
strada giusta da percorrere. E non
bastano una, dieci o cento brillanti
lezioni di sociologia per convincermene. Meglio ipotizzare un “Modello Cilento”, tutto legato al
territorio ed in grado di coglierne, interpretarne e dispiegarne operativamente sul mercato le enormi
potenzialità inespresse. Un “modello” che punti su: la ospitalità diffusa mettendo in rete Bed and
breakfast, country house, qualche
progetto pilota di paese albergo, le
case da favola (esiste in proposito un
progetto già finanziato), agriturismo,
turismo rurale, ippoturismo, cicloturismo, trekking, fattorie e parchi didattici, le vie dell’olio, del vino e del
formaggio, i tratturi della transumanza con la riscoperta di stazzi di
altura, l’itinerario/scoperta di alberi
“patriarchi” e di sorgenti di fiumi, di
gole e di “grave”, di fenomeni carsici e grotte preistoriche e chi più ne
ha più ne metta; la valorizzazione di
santuari e chiese rupestri, di conventi
ed abbazie, di manieri baronali e di
dimore gentilizie nell’avvicendarsi
tormentato delle epoche storiche; la
straordinaria ricchezza della civiltà
contadina e del suo folclore civile e
religioso attraverso un itinerario
della musealità minore, povera di
strutture ma ricca di memorie, da
mettere in rete; la riscoperta ed il potenziamento dei mille mestieri dell’artigianato a supporto anche delle
ricche e varie tipicità dell’enogastronomia. In ultima analisi un modello
che punti sulla straordinaria risorsa
paese, che è e resta un imprescindibile marcatore di identità del
territorio ed è in grado di immettere
sui mercati tutta la straordinaria
ricchezza delle microaziende familiari innervate sulle tradizioni con-
solidate con un ritorno di immagine ed una ricaduta economica ed
occupazionale di rilevanza dirompente. (Questo tema richiede una
analisi approfondita e ci ritornerò
prossimamente).
E’ questo, a mio modesto avviso, il
modello da costruire.
E’ una “mission” impegnativa, ma
esaltante che grava sulla nuova governance del Parco.
E’ una scommessa da fare e da vincere, lavorando sodo con una presenza attiva e costante, rimuovendo
fin da subito la convinzione che il
territorio si può amministrare per delega telematica sulla base di direttive
calate illuministicamente dall’alto.
Il Parco lo si salva se se ne attiva la
potenzialità come motore di sviluppo con la partecipazione attiva e
consapevole di tutti: amministratori
locali, imprenditori, categorie professionali, ma soprattutto società civile, nella consapevolezza che solo
uno sforzo collettivo può recuperare
il passato, esaltare il presente e costruire il futuro, nel segno della qualificazione, della diversificazione e
della destagionalizzazione dell’offerta ( e in questo sì, ma solo in questo, il “modello Ravello” può essere
un prezioso punto di riferimento).
Il tutto, però, vale se è fecondato da
un approccio d’amore, che nasce
solo da una profonda conoscenza del
territorio. Se così sarà, e spero tanto
che lo sia, il Parco e, conseguentemente, il Cilento avrà un futuro.
Diversamente il fallimento clamoroso è dietro l’angolo.
Ne prendano atto gli autorevoli rappresentanti della nuova “governance” ed attivino fin da subito un
“LABORATORIO/PENSATOIO” in
grado di elaborare in tempi brevi una
“progettualità” da trasformare in
operatività,che vada in due direzioni:
-verso l’interno con una campagna
immagine (come lo fu agli esordi la
serie televisiva “Il Parco delle Meraviglie”) per ridare fiducia ai residenti
e rimotivarli; -verso l’esterno con
iniziative di grande visibilità, convincente sui mercati.
Non è impresa da poco, ma ha il
grande fascino della sfida per il presente e per il futuro.
Le mie sono osservazioni dettate da
un atto d’amore per la terra in cui
sono nato e che presumo di conoscere a fondo.
Le sottopongo anche al Presidente, Professor De Masi, a cui
non difettano di certo intelligenza
e managerialità e, soprattutto, disponibilità all’ascolto, nella certezza che le unirà alle tante altre
che sta raccogliendo nel lodevole
e proficuo confronto/censimento
con le realtà locali prima di procedere alla necessaria sintesi operativa.
E, naturalmente, buon lavoro!
Premio nazionale di poesia “Cervati” 2008 I edizione
I premiati
Poesie inedite vincitrici
1° premio “Dove” di Domenico Luiso di Bitonto (BA); 2° premio “Acque
vagabonde” di Agostina Spagnolo di Capriglia Irpina (AV); 3° premio
“Abbiti un elenco” di Giuseppe Vetromile di madonna dell’Arco (NA)
Poesie edite vincitrici
1° premio “Le faine” di Martiello Pasquale ed. Ferraro Napoli; 2° premio
“Solstizio d’estate” di Rita Iulianis ed. Eva; 3° premio “La corsa dell’anima” di Raffaele Della Fera ed. Alibri
Cantori per Piaggine e il Cilento 2008 V edizione
Poesie vincitrici sezione Scuole Primarie
1^ “Amicizia” di Sara Gargano V “Don Milani” Salerno; 1^ “L’amicizia”
alunni classe V di “Borgo Nuovo” Capaccio; 2^ “Magia del Cilento”
alunni classe V “Medaglie d’oro” Salerno; 2^ “L’amore” di Umberto Mazzali V C I° Circolo Didattico Sala Consilina
3^ “Piaggine” di Anna Conforti V “Tempa San Paolo” Capaccio; 3^ “Piaggine” di Angelo Di Perna, Giovanni Russo, Francesco Petrone V Piaggine
3^ “Impronte” alunni classe V I.C. “Contrada” Avellino; 3^ Un angolo di
paradiso” di Giovanni Meriani, Adriano Poto V “Medaglie d’oro” Salerno
3^ “Fiori di luce in una notte d’amore” di Mariateresa Cioffi V Ravello
Poesie vincitrici sezione Scuole Secondarie Inferiori
Poesie in vernacolo
1^ “Lu pescu” di Monaco Francesco II A “A. Pepoli” di Piaggine; 2^
“L’amicizia” di Luongo Romina II A “A. Pepoli” di Piaggine; 3^ “A classe
mia” di Marco Arcaro” IV Magistrale di Piaggine
Poesie in lingua italiana
1^ “Una voce amica” di Barile Marco “G. Pascoli” di Muro Lucano (PZ)
1^ “Il ruscello” di Conte Antonia II A “A. Pepoli” di Piaggine
2^ “Il mio fiore” di Simone Marika Anna II A di Albanella
2^ “L’amore” di Pipolo Gaetano II A “A. Pepoli” di Piaggine
3^ “Con occhi trasparenti di un Bambino” di Croce Genny e Mazzei M.Rosaria III A di Roscigno
3^ “Il dono della natura” di Compitiello Martina e Roselli Natalia I A di
Laurino
3^ “L’amico” di Romano Giovanna II E “Giovanni XXIII” di Salerno
3^ “Giochi di primavera” di Malafronte Mariachiara I A Ravello
3^ “Risveglio di primavera” di Ilaria Mansi I A Ravello
3^ “Ma il Natale dov’è?” di Storace Aldo II di Giffoni Valle Piana
3^ “Natura viva” di Rizzo M. Carmela II A “A. Pepoli” di Piaggine
3^ “Ho pianto per amore” di Bruno Gaya III A “A. Pepoli” di Piaggine
3^ “Il primo amore” di Separo Marianna II B “G. Pascoli” di Muro Lucano (PZ)
3^ “Il mio gatto” di Amalfitano Adamo I C Ravello
3^ “Rondini” di Crisci Lucy, D’Urso Luigina, Longo Chiara II A di Rossigno
Poesie vincitrici sezione Scuole Secondarie Superiori
1^ “Addio d’amore” di Renauro Arianna V B Liceo Classico “Parmenide”
di Vallo della Lucania; 2^ “Una stella” di Iannone Barbara I.T.C. “PublioVirgilio Marone” di Mercato San Severino; 3^ “L’amicizia” di Valitutti
Stefano Liceo Sperimentale di Piaggine; 3^ “Amore” di Galzerano Dante
Liceo Sperimentale di Piaggine; 3^ “ Favoloso” di Visco Elena liceo Sperimentale di Piaggine; 3^ “Trovami” di Casale Barbara I.T.C. “Publio Virgilio Marone” di Mercato San Severino.
continua da pag 9
Cantori per Piaggine
questo genere di iniziative che danno
lustro a Piaggine, oltre a dare l’opportunità a giovani talenti di farsi conoscere. La manifestazione è
continuata nel pomeriggio, sul palco a
condurre Maria Rosaria Nese, sempre attenta e puntuale.C’è stata la declamazione e la premiazione dei
cantori primi classificati, intervallati
dai giovani allievi pianisti della maestra
Flora Scala.Tanta commozione in sala
quando Arianna Ranauro, cieca dalla
nascita, ha declamato la sua poesia
“Addio d’amore”, le cui parole: dense
di significato, profonde e nello stesso
tempo colorate, musicali e struggenti
hanno fatto molto riflettere. Parlava
di un amore, un amore forse mai
sbocciato, di un germoglio che non
appartiene, di pensieri sepolti dal silenzio …
È stata poi la volta dei poeti adulti che
hanno recitato una loro poesia i poeti
affermati e con lusinghieri curricola,
ma fuori concorso: Giovanni D’Andrea, Salvatore Ulisse, Marcello Feola,
Elia Nese, che hanno ricevuto una
targa ricordo.A questo punto il poeta
Giuseppe Liuccio, presidente della
giuria del premio “Cervati” ha fatto il
suo ingresso ed ha presentato le poesie edite ed inedite vincitrice del I
premio nazionale di poesia “Cervati”.
Sul palco personaggi illustri: Domenico Luiso, Agostina Spagnolo, Giuseppe Vetromile, Pasquale Martello,
Rita Iulianis, Raffaele Della Fera. A
conclusione della serata l’ospite
d’onore: il poeta Dante Mafia. “La
poesia è la coscienza critica della società – ha affermato – è il modo soggettivo di interpretare la realtà che
diventa eternità…”.
Gina Chiacchiaro
N°20 24 maggio 2008
G li itin e ra ri d e l g u sto
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La cantina Barone di Rutino, grandi vini con… Mercurio
Visitare il Cilento interno dà sempre la sensazione, nel senso
buono, di fare un tuffo nel passato.
La tranquillità, la calma, la natura, la bellezza dei luoghi e il
poco traffico sono tutti “accessori” che non siamo più abituati
ad avere.
Qualche giorno fa, con i colleghi
e gli amici dell’Amira (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e
Alberghi), siamo stati invitati a
visitare la cantina Barone a Rutino, piccolo comune cilentano di
poco più di 900 abitanti.
In questa occasione abbiamo
avuto anche la fortuna di avere
una splendida giornata di sole che
faceva presagire che la tanto attesa estate era alle porte.
L’azienda Barone fu fondata circa
10 anni fa da Francesco Barone,
giovane rutinese (così si chiamano gli abitanti di Rutino) che,
per non abbandonare il suo Cilento, s’inventò un lavoro iniziando a produrre vino di qualità,
vinificando le uve dei 4 ettari di
vigneti che erano di proprietà. Per
crescere più velocemente, da
qualche anno, si è messo in società con Giuseppe Di Fiore ed
Emanuele Perrella, due persone
amanti di queste terre che per
molti versi sono uniche.
Insieme hanno aumentato l’estensione dei vigneti, sino a raggiungere quota dodici, e dallo scorso
anno hanno acquisito la vecchia
ed ormai abbandonata Cantina Sociale del Cilento che con sapienza
stanno rendendo nuovamente fun-
zionale. L’appuntamento con il
nostro gruppo era proprio in questa storica cantina, dove ad attenderci c’era Giuseppe Di Fiore che
ci ha descritto ed illustrato le capacità e la storia dell’azienda:
100.000 bottiglie prodotte, suddivise tra 60.000 Doc e Igt e 40.000
imbottigliate come vino da tavola.
Successivamente è arrivato Francesco che ci ha fatto fare un giro
in cantina, spiegandoci i vari processi della vinificazione dei vini
dell’azienda.
In occasione della nostra visita è
arrivato anche Vincenzo Mercurio, enologo di fama, che da poco
più di un anno segue la cantina
Barone dalla vigna alla tavola.
Vincenzo Mercurio, 34 anni, è
stato, dal dicembre 2001 al gennaio 2007, enologo alla Mastroberardino.
In questi anni di collaborazione
con la nota azienda irpina, ottiene
ottimi risultati.
I vini prodotti vengono molto apprezzati dalla critica di settore.
La sua filosofia consiste nel considerare la qualità di un vino
come pura espressione della qualità delle uve, pertanto pone massima attenzione alla fisiologia
dell’uva minimizzando l’impatto
tecnologico.
Tornando a noi, con l’enologo
Mercurio abbiamo fatto una salutare passeggiata nei vigneti.
Tutti hanno potuto fare delle domande sulle diverse tecniche di
coltivazione e di potatura. Successivamente è arrivato il momento più atteso della giornata:
Alla “Fabbrica dei Sapori”
il Coda di Volpe Wine Festival
Importante appuntamento “di-vino”
a Battipaglia. Alla “Fabbrica dei Sapori”, l’antica fabbrica conserviera
recentemente restaurata e trasformata in centro polifunzionale, con
spazi dedicati alla valorizzazione e all’utilizzo dei prodotti tipici, si svolgerà
l’evento “Coda di Volpe Wine Festival”. La volontà degli organizzatori è
quello di valorizzare un vitigno autoctono campano che ingiustamente
non è molto considerato dai consumatori e dai produttori. Nella “tre
giorni” battipagliese, dal 10 al 12 giugno prossimo, si terranno convegni e
degustazioni. Sono previsti i seguenti
appuntamenti: il 10 giugno si parlerà
della “Coda di Volpe in Irpinia”. Si
terrà una verticale della Coda di
Volpe di Vadiaperti a cura di “Vini
Buoni d’Italia del Touring Club” e ci
sarà un banco d’assaggio delle
aziende irpine produttrici di questo
vitigno. La serata si concluderà con
l’abbinamento d’autore: creazioni dell’orto e del mare, specialità preparate
da rinomati ristoranti della Campania.
Il giorno 11, si parlerà della “Coda di
Volpe nel Sannio”: una verticale dell’
azienda “La Rivolta” ed una dell’azienda Ocone, una degustazione
guidata da esperti, un banco d’assaggio con aziende sannite e casertane e
un abbinamento con il baccalà preparato da famosi ristoranti campani. Il
terzo giorno avrà come tema “La
Coda di Volpe e il Lacryma Christi
del Vesuvio”. Ci saranno le verticali di
Villa Dora e di Mastroberardino, la
presentazione alla stampa de “I
Giorni del Lacryma Christi” e del
concorso enologico “Amodio Pesce”,
il banco d’assaggio di aziende napoletane e l’abbinamento con il pesce azzurro preparato da noti ristoratori
della Campania. La manifestazione
che ha già avuto l’adesione di oltre 50
aziende vinicole, si svolgerà con la
collaborazione dell’ A.M.I.R.A. Paestum, l’Associazione Borgo di Terravecchia , la Perlage e l’Associazione “I
Devoti del San Marzano”. L’ingresso
è libero. Per informazioni contattare:
“ La Fabbrica dei Sapori”, Via Spineta
84C, Battipaglia, 0828.630021.
Dibbì
LA RICETTA
Linguine con vongole
veraci, zucchine
e pomodorini
Ingredienti per 4 persone
siamo andati all’Azienda Agrituristica Barone (gestita dal papà di
Francesco) ed insieme ad un’ottima cucina tipicamente cilentana
abbiamo degustato in anteprima le
nuove annate dell’azienda vinicola: il “Vignolella 2007 Fiano
Paestum Igt”, un grande bianco
che colpisce per l’esplosione di
profumi e per la grande bevibilità,
sicuramente avvantaggiato dall’ottima annata che nel Cilento è
stata molto positiva; a seguire il
“Primula Rosa 2007 Rosato
Aglianico Paestum Igt”, un rosato
dal colore luminoso che solo a
guardarlo invitava a bere, prodotto per la prima volta da quest’azienda; poi, il “Cilento
Aglianico 2006 Doc”, che all’assaggio, ancora giovane e acerbo,
faceva capire e presagire di avere
un grande e lungo futuro.
Per completare la gamma dei pro-
dotti dalla Barone, è prevista la
produzione del Cilento Bianco
doc, il Pietralena Aglianico Paestum Igt (aglianico da bere giovane su paste fresche cilentane) e
il Miles Aglianico Paestum Igt (da
invecchiare e bere su piatti più
strutturati).
I presupposti ci sono tutti: la cantina, i vigneti, la volontà di fare
bene e un bravo enologo.
Sicuramente sentiremo parlare
molto di questa azienda che diventa sempre più realtà.
È il caso di dire: si sono fatti e si
faranno grandi vini con… Mercurio.
Diodato Buonora
(Nella foto: Giuseppe Di Fiore, Vincenzo Mercurio e Francesco Barone)
Recapito: Cantine Barone, Via
Giardino, 84070 Rutino(SA). Tel. e
fax 0974 830463. www.cantinebarone.it
350 g di linguine
800 g di vongole veraci
300 g di zucchine
15 pomodorini
1 dl vino bianco
1 cipolla piccola
1 spicchio d’aglio
olio extravergine d’oliva
peperoncino, sale,
prezzemolo tritato.
Procedimento
Lavate le vongole, mettetele in
una padella senza alcun condimento e lasciatele aprire a
fiamma vivace. Staccate i molluschi e teneteli da parte.
Scaldate tre cucchiai d’olio extravergine d’oliva e fate appassire la cipolla tritata, lo spicchio
d’aglio intero e un po’ di peperoncino.
Eliminate l’aglio, mettete le vongole e le zucchine tagliate a listerelle e il prezzemolo tritato.
Fate insaporire per 5 minuti.
Spruzzate il vino, fate evaporare.
Unite i pomodorini tagliati a
metà, salate. Portate a cottura.
Lessate le linguine, scolatele e
insaporitele nel tegame con zucchine e vongole.
Vino consigliato: Vignolella 2007,
Fiano Paestum Igt, Cantine Barone
dalla prima
“Ospitalità da favola”, 25 milioni a rischio
dell’istruttoria che consentirebbe
l’erogazione dei finanziamenti che
ammontano a 15 milioni di euro, è
ampiamente scaduto.
L’assemblea che ha voluto ancora
una volta confermare la unità consortile e le prospettive dello stare insieme rispetto ai tanti oracoli della
disfatta, si è determinata nel senso di
avere una risposta definitiva e auspica che la prossima riunione del
Tavolo Istituzionale del Parco possa
essere decisiva per il futuro delle iniziative dei soci aderenti. Per spingere gli organi competenti, l’ente
parco in particolare, l’assemblea si è
autoconvocata presso la sede del
Parco a Vallo della Lucania il prossimo 27 maggio alle ore 12,00.
I soci aspettano risposte dirette da
chi ha in mano il loro futuro e non
accettano ulteriori indugi.
L’Assemblea ha condiviso con senso
di responsabilità di accompagnare
civilmente questi processi nel rispetto delle leggi e delle disposizioni
previste dalla Unione Europea, pur
convenendo che sia venuto il momento di decisioni indilazionabili.
Credibilità, lavoro e futuro si giocano sul piano della responsabilità e
della decisone e non possono aspettare tattiche e tecnicismi. L’assemblea dei soci auspica che questa
occasione possa rappresentare un’
inversione di tendenza nei comportamenti e rispetto verso chi lavora e
produce reddito per questi territori.
Ciò è anche quanto affermato da Valentino Di Brizzi – componente del
Consiglio di Amministrazione del
Consorzio “Ospitalità da Favola” –
che
ha pure sottolineato: “Questo consorzio racchiude in sé delle potenzialità e delle prospettive di sviluppo
che rappresentano un’opportunità
che difficilmente potrà ripetersi nel
nostro territorio. Non possiamo permettere, dunque, che beghe politiche
azzerino un investimento complessivo di 25 milioni di Euro ( 10 mi-
lioni sono a carico dei privati) annullando quanto è stato sostenuto e
costruito in questi anni.
C’è bisogno, pertanto, che gli enti a
cui sono affidate le sorti di questo
progetto di investimento si adoperino per rimuovere tutti gli impedimenti che impediscono agli
imprenditori di realizzare quanto
progettato. Il territorio non ci sta vedere penalizzato il suo sviluppo a
causa di una politica che continua a
produrre tante parole e pochi fatti!”