N° 21 del 31/05/2008

Download Report

Transcript N° 21 del 31/05/2008

DIANO
D IA NO
BATT
B A TT I P A G L I A
A GROP OL I
C A PA C C I O
E BO L I
Tu r i s m o l a r i c e t t a
di Pietro Marino
Barlotti apre
Anzalone entra
La Tendostr uttura
sarà ammoder nat a
Marino come
S a r ko z y
I “Muschillitaglieggiatori”
pag. 13
pag. 2
pag. 5
pag. 12
pag. 3
Ann o X n°21 - www.unicosettimanale.it - 31 maggio 2008 € 1,00
Paestum
lo Charlot:
“Elemento abusivo”
di Oscar Nicodemo
Anche quest’anno, Paestum sarà il
luogo sacrificale del più grande disastro culturale del meridione: il
premio “Charlot”. Si tratta, invero,
di un’autentica sagra della risata
grassa, dove, per intenderci, battute
a raffica sui luoghi comuni più diffusi e sull’immancabile doppio
senso a sfondo pseudo erotico rovineranno sui neuroni semi danneggiati di un pubblico trascurato e
abituato ad ingerire scemenze
esemplari. A mettere i nastrini alla
maledetta kermesse, saranno certamente alcuni dei personaggi più invadenti del teleschermo. E voila, la
trasformazione infausta si materializza: la magnifica polis della Mégale Hellàs, punto luce del mondo
classico antico, diventa per qualche
serata estiva la misera, ignorante e
fottuta Paestum, che si trastulla davanti alle telecamere, equiparandosi al più sprovveduto paesino di
provincia.
Che ci si trovi in un territorio completamente disintellettualizzato appare più che evidente, giacché è
veramente raro riscontrare buoni
propositi da spendere per un bene
collettivo e di comune utilità, come
potrebbe essere, ad esempio, uno
studio appropriato o una semplice
acuta osservazione sulle attività artistiche più consone ad un’area
come quella archeologica. Il concetto, nella sua elementare versione
è questo: se di Paestum ognuno può
farne quello che vuole, anche ridurla a palco scenico per guitti di
rango, vuol dire che a Paestum non
vi abitano intellettuali, ossia persone che, solitamente, sono deputate a sensibilizzare l’opinione
pubblica circa il diritto di difendere
la propria storia culturale, così
come fece, ad esempio, l’ottimo
Emanuele Greco in occasione del
pericolo della mega discarica di
Cannito, area poco distante dalla
cinta muraria della città in argomento.
Ciò che, invece, ma solo per certi
versi, stupisce, è la totale inconsapevolezza, di autorità ed enti preposti, della forte tendenza verso il
primato del turismo culturale. Ora,
domando, lecitamente e sommessamente, dalla modesta altezza
della mia scrivania: cosa mancherebbe a Paestum per poter concorrere per questo traguardo?
Appare evidente, dunque, che fin
quando una pacchianata d’autore,
CONTINUA A PAGINA 9
Editore: Calore s.r.l. Sede Legale: Via S. Giovanni, 86 - Villa Littorio - Laurino (Sa); Sede Redazionale: Via della Repubblica, 177 - Capaccio-Paestum (Sa) - Poste Italiane - Spedizione in a.p. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Dir. Com. Business Salerno -Abb. annuale 25,00€
“B E RTO L A S O
C I O D I A”
Valle della Masseria, Coda di Volpe e code di paglia
Il treno Italia
che sgancia i vagoni
di Moncil
Non c’è pace all’ombra della Piana del
Sele, che solo per inciso ricordiamo che
è l’area più fertile d’Italia, con finalmente le ecoballe che hanno ritrovato il
loro vero nome: “rompiballe”. E qualunque sia il “codice” attribuito ai rifiuti
spediti qua e là, tra ortaggi e bufale, la
sostanza – come ci ha ricordato l’ultima inchiesta della Procura di Napoli,
non cambiava mai: mondezza puzzolente. Poche mattine fa l’olezzo si avvertiva distinto su a Ponte di Sele, erano
le presunte ecoballe di Coda di Volpe. E
i turisti dei vicini campeggi pestani che
se ne vanno via, letteralmente nauseati.
E i cittadini non sanno più a che Santo
votarsi se pure sulla statua di San Vito
si è vista l’ira dei tutori dell’ordine!. Fa-
cile prendersela con noi che non tiriamo pietre, molotov e bombe carta
come abbiamo visto fare a Pianura e a
Chiaiano. Al massimo mettiamo in
campo preti scalzi, passeggiate con
tanti bambini al seguito, sulla rotonda
di Santa Cecilia o i sei- sette mesi di
presidio pacifico a Serre, di fronte a Valle
della Masseria. Nel frattempo apprendiamo che i cdr (compreso quello di
Battipaglia) sostanzialmente facevano
solo finta di trattare i rifiuti. La magistratura demolisce, a colpi di arresti, la
struttura commissariale e ne svela i
meccanismi di funzionamento. L’interrogativo di Pigi Battista (Il Corriere della
sera, 26 maggio) sull’utilità della distruzione, per via giudiziaria, delle strutture
L’intervista
chiamate a eliminare le montagne
d’immondizia, è sicuramente pertinente. Noi però ci siamo stancati di
aspettare, subire e comprendere. Il
massimo del decisionismo di Guido Bertolaso (da noi sempre ospitato a dovere,
con nessuno che si è sognato di fare il
bis di Ariano Irpino) l’abbiamo visto solo
da noi, a cominciare da Basso dell’Olmo,
lembo di terra di Campagna affacciata
sul Sele. Fino ad arrivare al paradosso
dell’ultima settimana, con un solo
paese, la piccola Serre, eletta ad immondezzaio dell’intera Campania, con
due grandi discariche. Serre con Campagna, pochi lo sanno, con la diga sul
Sele, custodiscono l’acqua che irriga i
MOTTOLA CONTINUA A PAG. 7
di Bartolo Scandizzo
Il recupero della viabilità d’accesso a Paestum
Sabelli: “Intervento utile e rispettoso dei luoghi”
Dopo la “munnezza” regionale, che
ha già fatto abbastanza danni al turismo e all’economia pestana, arriva
immancabile polemica di inizio
estate: le modalità di realizzazione
della strada che costeggia le mura di
Paestum, lato Cirio.
Se non fosse stato che la “denuncia”
degli “stazionati” è arrivata alla ribalta nazionale perché l’argomento
è stato inserito nella trasmissione
“Anno Zero” condotta da Michele
Santoro, l’argomento sarebbe stato
subito derubricato a polemica locale,
come ne sono nate tante.
Per far luce e capire meglio le motivazioni che hanno indotto il Comune
ad elaborare il progetto così com’è,
abbiamo chiesto a Rodolfo Sabelli,
tecnico incaricato del progetto e di-
rettore dei lavori, di argomentare
meglio le scelte fatte in sede progettuale e realizzative.
Architetto Sabelli, spieghiamo ai
nostri lettori l’idea che sta dietro
al progetto di recupero delle
“strade d’accesso alla città Antica”.
CONTINUA A PAGINA 12
ABBONAMENTO ANNUALE UNICO: Italia €25,00, Estero € 90,00 intestato a Calore s.r.l.
su C/c postale IT 24 R 07601 15200 0000 53071494 o
C/c bancario EUR IBAN IT55 Y083 4276 1400 0401 0040 585
Mi piacciono i film ambientati sul
treno. Gli spazi stretti, il sottofondo
che accompagna ogni scena come
una colonna sonora aggiuntiva, i
protagonisti quasi sempre in primo
piano…
Mi piace anche viaggiare in treno.
Sapere che, insieme a me, si muovono nella stessa direzione qualche
migliaio di persone è rassicurante e
promettente allo stesso tempo: si
incontra uno spaccato di società
che la sorte e le coincidenze ha voluto mettere l’uno a fianco dell’altro.
Infatti, non si scelgono i compagni
di viaggio in treno, al massimo si
decide di prenotare l’intero scompartimento con amici o parenti.
Pertanto il mondo che circonda il
nostro andare da un luogo ad un
altro è sempre, intrinsecamente,
potenziale portatore di novità dovuti ad incontri casuali. Molti di
questi incontri sono del tutto ininfluenti sul nostro vivere, alcuni
fanno accendere delle lampadine
che, a intermittenza, tornano alla
mente. Sostanzialmente, però, tutti
siamo accomunati dal bisogno di
andare. In caso di necessità è spontaneo sentirsi soggetti unitari per
superare momenti di crisi o anche
solo per conoscere il motivo di una
sosta prolungata.
La crisi lega tutti, o quasi, i viaggiatori in una catena di solidarietà
che diventa tanto più solida quanto
più si dilata il momento di crisi.
Gli eventi negativi aggregano, uniscono costruiscono legami finalizzati a risolvere la situazione
contingente e, in alcuni casi, fa
scattare la scintilla di nuove conoscenze e amicizie. In alcuni film il
copione prevede lo sganciamento
di alcuni vagoni sui binari per mettere in salvo i più deboli o per allontanare i cattivi… a quel punto si
rompe l’unitarietà del convoglio e
si recide il legame, sia pur casuale,
che teneva insieme, consapevolmente o non, tutti i viaggiatori.
Anche il treno “Italia” sta vivendo
un momento drammatico. Sono in
tanti a sostenere che è meglio viaggiare a due velocità. Che è utile separare i destini di alcuni convogli
per assicurare il “meglio” delle
C O N T I N U A PA G I N A
10
N°21 31 maggio2008
B a ttip a g lia
2
Il Pd entra in maggioranza. Polemiche dal Pdl
Barlotti apre, Anzalone entra
A Battipaglia è deciso: sì al governo
di salute pubblica. Il Pd accoglie
l’apertura ad entrare in maggioranza
formulata nell’ultimo assise comunale dal Sindaco, Gennaro Barlotti.
L’ex esponente del Pdl (partito oggi
all’opposizione) ha invitato pubblicamente il Pd a sostenerlo nella
nuova maggioranza: «apro al Pd
chiedendo di sottoscrivere un patto
su alcuni punti programmatici quali
l’accompagnamento dell’ente nella
stesura del Dos, la Sicurezza, l’Edilizia Popolare, la Riorganizzazione
della macchina comunale». Queste le
parole con cui il Sindaco ha inteso
aprire al gruppo dei quattro consiglieri del Partito Democratico. Non
prima però di essersi sfogato con i
suoi ex alleati del Pdl «Chi credeva
di avere un sindaco a responsabilità
limitata e sotto tutela, si sbagliava.
Non ho accettato imposizioni. Ho
dovuto far fronte ad una serie di mal
di pancia e governare con una camicia di forza». Il consiglio comunale,
ha registrato numerosi momenti di
tensione, soprattutto quando a prendere la parola sono stati i peones del
Pdl: «Barlotti oggi critica i metodi
che sono stati applicati a suo favore
A parer mio
per la candidatura a sindaco. Allora
gli andavano bene, adesso no», ha attaccato Motta, che ha preso la parola
subito dopo l’accusa d’aver “tradito
gli elettori”, rivolta al primo cittadino da Alfredo Liguori (Pdl). Il Pd
comunque si è mostrato molto prudente sull’ingresso in maggioranza,
di
ERNESTO GIACOMINO
Il signore dei Tornelli
Siamo alla frutta. Marcia. Da lanciare
sugli attori in palcoscenico, e fare
buhu per lo spettacolo uscito male.
Correndo poi dritti al botteghino
per farci rimborsare il biglietto. Il
guaio è che il biglietto, noi, non lo abbiamo pagato in moneta sonante, ma
di più. Lo abbiamo pagato in scelte,
emozioni, speranze, ideali. Lo abbiamo pagato in tempo, pazienza,
studio, attenzione. Insomma, lo abbiamo pagato votando: chi credendoci, chi meno, chi esultando e chi
turandosi il naso. E per riaverlo indietro, cotanto esborso, non c’è
mutuo da cui ricavarne la corrispondente liquidità.
Io davvero non voglio pensarlo, che
a un anno dal suo insediamento
l’unica attività di questa Amministrazione sia stata quella di apparecchiare una maggioranza più o meno
credibile con la pregevole tecnica
“na botta per uno nun fa male a nisciuno”. Immagino invece si siano
fatte ‘na caterva di cose, ma proprio
assai: solo che a noi cittadini, essendo siffatte azioni d’un livello “very
top management” comprensibile a
pochi intimi, saranno sfuggite. Che
ne so: roba tipo una programmazione di risanamento del substrato
tecno-sociologico riparametrato sui
fattori estrinseci ricavati dal delta di
crescita territoriale, o studi sull’ambito di applicazione della concezione
deontologica relativa alla natura antropomorfa del senso di appartenenza. O, almeno, ‘na tesina in
educazione tecnica, quattro flessioni,
un atto di dolore col parroco del vicinato. Se no, abbiate pazienza, non
mi spiego come mai qua in mezzo a
tanto immobilismo non siano arrivati non solo il Commissario Prefettizio, ma pure il Commissario
Basettoni, Topolino, Pippo e il Gran
Mogol delle Giovani Marmotte. Voglio dire: non compariamo più nemmeno sui quotidiani, dateci almeno
uno spazietto a Disney Channel.
Il nulla assoluto, pare a me. Metti
qualche mese fa, il Mattino una volta
tanto pubblica un otto colonne su
Battipaglia diverse dalle solite bagarre di Consiglio e da ‘sto problemone irrisolvibile delle lucciole in
litoranea: una bella denuncia urlata
sulle barriere architettoniche, e addirittura un reportage dell’inviato
che ha fatto il giro della città insieme
alla persona diversabile portavoce
del disagio.
E il Sindaco, lui, nemmeno se l’è fatto
dire due volte, il giorno dopo ha
avuto una mezz’oretta di doposcuola a Salerno dallo sceriffo De
Luca, e ha agito plateale: zan, è andato alla villa comunale e ha fatto togliere seduta stante i tornelli
all’ingresso. Punto. E i bancomat, le
strisce blu dei parcheggi comunali
sulle discese dei marciapiedi, i telefoni pubblici, le scalinate eccetera? Va
be’, forse per quest’anno urgevano i
tornelli, di qui al 2030 si provvederà
al resto: nemmeno dobbiamo stare
qua a guardare il capello, no?
Altro fatto simpatico: pare che al
Comando di Polizia Municipale abbiano recentemente assunto David
Copperfield. Non so quanto ci costerà, però è assodato che nemmeno
concentrando
l’intero
organico di vigili sul tratto dalla variante a via Roma si può fare gran-
ché contro la mole di traffico – specie mattutino - che paralizza l’ingresso alla città. Per cui, giacché a
tutt’oggi non è stata fatta un solo,
meschinissimo tentativo di recupero
della viabilità (quantomeno per far
tacere le malelingue, va’), l’unica soluzione applicabile resta per l’appunto quella di far sparire le
macchine: l’agente all’incrocio ti agita
il braccio, tu stai per passare, e puf, ti
volatilizzi in una nuvoletta di polvere.
Analoga sorte per quello che ti
segue, e quello dopo, e quello ancora
dopo.
Unica eccezione, camion e pullman: lì
lo sforzo è troppo, al massimo li si
trasforma in ranocchi e li si rimette
in marcia via Tusciano.
Oddio, magari è un’operazione che
sulle prime creerà disagi ancora
maggiori, ma è certo che il giorno
dopo, a strombazzare per le strade,
ci sarà un numero di automobilisti
cospicuamente minore.
Nel senso che qualcuno, magia o
meno, resisterà comunque: nello
specifico, i suw dei fighetti in perenne happy hour e le smart delle
casalinghe di rientro dall’accompagnamento dei figli a scuola (venti
metri da casa): quelle lì, voglio dire,
purtroppo sono razze refrattarie,
che non elimini neanche col miglior
incantesimo di Harry Potter.
Frattanto, ci permettiamo suggerire
ai nostri amministratori il prossimo,
imponente blitz a dimostrazione
della ferrea volontà di risolvere i disagi quotidiani della città: lo “spilamento” della fontanella di piazza
Madonnina…
ricordando per bocca del consigliere
Barbato che “Barlotti è un sindaco di
minoranza” e precisando che “il Pd
valuterà da tutti i punti di vista
l’apertura al dialogo del primo cittadino”. Un’accettazione con beneficio
d’inventario, insomma. Non un accordo per spartirsi poltrone o incarichi, però, come ha precisato il
capogruppo Pd, Salvatore Anzalone:
«Nessun accordo di palazzo, vogliamo ragionare su proposte che
facciamo ormai da un anno a questa
amministrazione e da dieci a quelle
precedenti».
La nuova maggioranza quindi, dopo
i numerosissimi cambi di casacche e
di schieramenti, si compone così:
Barlotti (Sindaco ex An, oggi indipendente), D’Auria, D’Acampora,
Bacco e Guzzi (ex An, oggi indipendenti), Lucarelli (La Destra), Caiazza
e Pascale (ex Udeur), Iarossi (Civica), Guerra e Terribile (ex Dc)
Dante (ex Repubblicani e Socialisti),
Sica (Udc) e da lunedì sera Anzalone, Tedesco, Barbato e Lascaleia
(Pd). All’opposizione il resto dei
consiglieri, riuniti quasi completamente sotto il grande e accogliente
ombrellone del Pdl. Una maggioranza, questa, comunque non corposa numericamente e, come
facilmente si evince, molto eterogenea, sicché in molti (gufi?) già la
danno prossima al decesso. Ad ogni
modo, in questi giorni si scioglieranno le ultime riserve da parte del
Pd, visto che pure le anime interne al
partito che remavano, e che hanno
remato fino all’ultimo, contro l’accordo, sembrano essersi ammorbidite se non convinte. Favorevole
all’accordo, anche il Consigliere Regionale dell’Italia dei Valori, Franco
Manzi, che nell’ultime comunali ha
sostenuto la lista che si rifaceva al
nascente Pd, con Anzalone sindaco:
«un accordo che deve prevedere dei
punti da realizzare entro sei mesi,
termine in cui si tireranno le prime
somme di quest’esperienza. L’Italia
dei Valori dice no ad accordi che riguardino altro, se non il bene della
città, – ha commentato Manzi al termine del Consiglio regionale di martedì scorso – l’ho riferito ai
consiglieri del Pd, che anche noi abbiamo contribuito ad eleggere, ricevendo incoraggianti conferme in
merito. »
Valerio Calabrese
N°21 31 maggio2008
Eb o li
3
I “ M u s ch i l l i ” e b o l i t a n i “ t a g l i e g g i a t o r i ” a l c i m i t e r o
Inter venga il piano di zona
Una settimana da dimenticare, per
l’infanzia e l’adolescenza ebolitana.
Dopo le polemiche sul caso di bullismo, avvenuto in un cantiere tra la
Matteo Ripa (scuola) e il comune di
Eboli, questa settimana due notizie
scuotono l’opinione pubblica. La
prima. Un gruppo di ragazzini viene
scoperto nel parcheggio del cimitero.
La scoperta è tardiva, i ragazzini imperversavano in piazzale Foscolo da
diversi anni. I “muschilli” ebolitani
chiedono soldi ai visitatori del cimitero. Lo fanno con insistenza. Porgono
la mano, abbozzano un sorriso. Sono
vestiti di poco o nulla. D’inverno non
hanno cappotti o giubbini imbottiti.
D’estate, non è un problema. Sono i
“rom” di piazzale Foscolo. Pelle un pò
più scura della bianca occidentale, ci-
vile e berlusconizzata. Pulizia e igiene
personale non appaiono evidenti.
Denti cariati. Questo conta molto. Un
bimbo con i denti cariati è un rapinatore in fasce, secondo il pensiero
medio di una madre borghese. Porgono la “manuzza”, i muschilli di
piazzale Foscolo. Chiedono “inquanta
centesimi”. La prima lettera se la mangiano pure. Non sono invadenti. Sono
tanti. Non vanno a scuola. E questa è
la vera piaga. Nella Eboli che si premia e si autoincensa, dei muschilli foscoliani nessuno se ne frega. Le
mamme hanno paura, di quegli occhi
affamati. I padroni di Suv nero fiammanti temono scippi alla carrozzeria. I
bambini griffati e viziati, quasi piagnucolano di fronte ai visitors del
rione Pescara. Via i muschilli, “chiamate le guardie”, ha urlato un ebolitano perbenista, scosso da tanta
invadenza. Reclamano ordine e legalità, i genitori ebolitani. Per poi ritrovarsi a comprare, mezz’ora dopo, cd
illegali per i loro bimbi “playstationati”. Scacciate i muschilli. Quanti
Le Pagelle
di Francesco Faenza
Dai premi speciali di Cannes, per il
Divo e per Gomorra, al festival del
cinema di Venezia, gli ebolitani riceveranno il leone d’oro per la loro
bravura nel fare la differenziata.
Come capita. Nel frattempo, Antonio Corsetto e Antonio Morrone si
autosospendono da Forza Italia, in
contrasto con i vertici provinciali.
Scelta più netta per Peppe La Brocca
che dice addio ad An per approdare
nella Destra santancheiana. Il motivo? Non pervenuto. Si è conclusa
la settimana politica più isterica. Fra
tante fesserie raccontate (i politici
ne dicono molte di più dei giornalisti) c’è una battaglia all’evasione, mai
iniziata, ma alquanto burlesca e prosopopeica.
Arturo Marra, voto 4,5: supera
l’esame del bilancio di previsione
(7+), dicendo poche bugie: “le tasse
non sono aumentate”. E la Tarsu? (+
15 per cento). Si destreggia bene, in
aula. Resiste all’opposizione, quasi
scomparsa. Sorride sornione alle
quotidiane richieste di sfiducia, a
firma di Rotondo e Cillo (voto 3 per
la ripetitività).Tiene alto l’onore dell’Udeur, l’ultimo dei mastelliani, il
Marra di San Cataldo. Ma in una
delle più goliardiche conferenze
stampa (non appena il sindaco se ne
va, dopo 5 minuti, con la scusa di
sempre, le conferenze stampa, in comune, diventano una pantomima)...Marra la spara grossa, in uno
scenario di cavolate in libertà: “abbiamo scoperto 3300 evasori della
Tarsu, grazie alla differenziata”. Delle
due, l’una. O alla Sarim hanno assunto gli Sherlock Holmes del terzo
millennio o i dipendenti dell’ufficio
Tarsu andrebbero licenziati in
tronco. Non accorgersi di 3300 evasori, fatto grave, se non gravissimo,
è. Già immaginiamo la faccia del mi-
nistro Brunetta: “vi licenzio tutti, sfaticati ebolitani”. Nelle more, c’è
anche una terza ipotesi. Non è che
Marra l’ha sparata grossa per un titolone sui giornali?
Antonio Russo, voto 5: lascia
Forza Italia, da giovane segretario.
Quasi un segno di resa, per lui. Scrive
una lettera mielosa ai dirigenti del
partito, quando tutti sanno le sue frizioni con i ras tricolori. Ondivago,
Russo, disegna una situazione politica che non esiste. Poteva dirlo:
Forza Italia non ha dirigenti, è allo
sbando. Se ne va, invece, accostando
la porta. Scelta da rispettare. La realtà raccontata, però, volge verso
altri lidi. Forza Italia resta un partito
di piccoli gregari, anche nel momento di maggiore crisi per il centrosinistra a Eboli e nel resto d’Italia.
Occasione persa, cuor di leone mancato.
Fonoregistratori, voto 7: solidarietà piena ai dipendenti delle
coop che registrano i dibattimenti in
tribunale. Da diversi mesi non ricevono gli stipendi dal ministero di
Giustizia. Da diversi giorni, sono
quindi in sciopero. Sacrosanto.A prescindere dall’innocenza di Mastella,
che si dichiara innocente prima di ricevere un avviso di garanzia, la battaglia dei fonoregistratori è
meritoria. Il lavoro va pagato. Ministro Alfano, meno cannoli festaioli...e
sganci più picciuli. Nell’attesa che la
trattativa si sblocchi, non c’è stato
un politico ebolitano in passerella
tra la Pezzullo e Coda di Volpe,
pronto a dichiarare la propria solidarietà. Risultato? La giustizia alla paralisi è passata allo stato successivo:
la mummificazione.
Raccolta differenziata, senza
voto: per non rattristare il sindaco
e la sua truppa, questa settimana vo-
gliamo vedere anche noi tutto bello
e tutto colorato. Dal 2005, a Eboli,
funziona tutto. Prima, con il sindaco
Rosania, vivevamo nelle caverne. Ora
con Melchionda, abbiamo conosciuto la civiltà. E per far contento il
sindaco, nostro Maometto, diciamo
pure che la differenziata a Eboli non
ha eguali nel mondo. Il martedì sera,
soprattutto, quando le buste hanno
praticamente raggiunto i due metri
di altezza. Davanti ai portoni. Sui
marciapiedi. Lungo le strade. Una
vergogna che si ripete (vedi foto).
Non tutte le sere, per carità. Ma
basta un martedì, in giro per la città,
dopo le 21, per preferire le “caverne” di Rosania alle illusioni
odierne.
Candidati a difensore civico, invito
alla rinuncia: il voto positivissimo, è
pronto. Purchè Massimo Del Mese e
i tre avvocati in gara (Luigi De Lisio,
Fabrizio Violante e Gaetano Naimoli) rinuncino a questa pantomima.
Basta, sinceramente basta. Non si
può svilire così l’aula consiliare, il dibattito politico, la dignità dei consiglieri. Ci rendiamo conto che la
poltrona è ben remunerata, che il lavoro è poco, gli sforzi meno di zero.
Ma un appello al buon senso lo lanciamo noi. Per far risparmiare soldi
alle tartassate casse comunali e salvare la faccia dei nostri politici. Rinunciare al difensore civico non è un
atto di debolezza. Ci sono già i consiglieri comunali. Se qualche ebolitano vuol sollevare un problema da
risolvere per la nostra città, si avvicina a un consigliere comunale onesto, coerente e battagliero (ne
esistono ancora, garantiamo noi) e
gli racconta tutti gli acciacchi pubblici. Il difensore civico? Sarà per
un’altra volta.
ebolitani orripilati. L’obolo dei 50 centesimi è diventata una tangente da
prima repubblica. Odiosa e inscucibile. La richiesta dei piccoli “rom”
ebolitani si è trasformata in un’estorsione punibile dai 5 ai 15 anni. Un
processo Franzoni bis. Troppo invadenti, sti ragazzini. Chiamate le guardie. E le guardie sono arrivate. I
muschilli sono fuggiti via. Ma ritorneranno. Per fame, per necessità, per imposizione dei loro sciagurati genitori.
Tra un gelato e l’elemosina, chissà
cosa preferiranno sti ragazzini. Tra un
giro in piazza e una giornata al sole, in
piazzale Foscolo, chissà cosa sceglierebbero sti ragazzi, puzzolenti come la
peste manzoniana, chissà lontani dal
nostro mare domenicale, dal salotto
buono e borghese della city. Sono loro
la piaga da cancellare. Senza dubbio.
Non con le forze dell’ordine, ma con
un pò di cervello e istituzioni funzionanti. A questo punto dovremmo parlare del Piano di Zona. Il migliore
d’Italia, abbiamo. Lo scriviamo subito, prima che ribolla il sangue alle
pendici degli Alburni. Selezionate
dopo un lungo esame di...lasciamo
perdere, come mai al piano di zona
nessuno conosce questi muschilli? Risponderanno che li conoscono, sicuramente. E come mai nessuno è
intervenuto a toglierli dal sole e da
piazzale Foscolo a fare l’elemosina?
Sappiamo di avere le migliori assistenti sociali possibili, checchè ne dicano i querelati Santimone e Del
Vecchio, comunisti vetero disfattisti,
che vedono raccomandazioni, mogli e
fidanzate di politici ovunque. Aspettando Godot, ops, il piano di zona, vedremo domenica prossima cosa
accade all’ombra delle antenne cimiteriali.
Un secondo episodio ha creato malumore. Alla Pietro da Eboli, vandalizzata per la 300esima volta, c’è un
ragazzino di terza media, con un leggero handicap mentale. Questo alunno
ha battuto tutti i rivali in atletica leggera. Ha superato le gare provinciali,
quelle regionali. Ed è approdato alla
fase finale. Ma non è partito, non ha
partecipato. Mancavano gli accompagnatori, è la versione raccontato dai
dirigenti della scuola. Una versione
che ha imbestialito genitori, alunni e
insegnanti. Com’è possibile che un ragazzino vince tutte le gare e poi viene
fermato sul più bello, per un problema
burocratico, per un accompagnatore
mai spuntato...può essere mai vera,
una versione del genere? Speriamo di
no. Comunque sia, l’alunno è rimasto
tra i banchi, a masticare amaro. Mentre tutti i suoi compagni d’Italia si
sono giocati l’ultima medaglia, sulle
piste di atletica di Latina e Frosinone.
Disabile o meno che sia, negare a un
alunno il diritto alla partecipazione ai
giochi studenteschi, è senza dubbio un
fallimento per tutta la scuola.
Francesco Faenza
N°21 31 maggio 2008
Se le
4
Il mio ricordo di Gelsomino Bottiglieri,
Il “sindacalista mastino dalla chioma leonina”
Campagna - Non ancora 50 anni,
sposato e papà di due figli. Si è tolto
la vita con la sua pistola d’ordinanza,
mercoledì mattina 21 maggio, all’interno della sua Lancia K. Il corpo è
stato trovato in una strada interpoderale in località Piani di Serradarce,
che congiunge la frazione Serradarce
con l’area di Basso dell’Olmo. Un
gesto tragico, senza un movente
certo. Solo una depressione certificata. Solo dei ripetuti ed accertati
mal di testa. Niente più. Gelsomino
Bottiglieri, maresciallo dei vigili urbani di Campagna, vice-comandante,
si è suicidato a pochi metri dal podere di famiglia, sulle colline di Serradarce, “circondate dal vento, dal
verde e da un silenzio irreale”. Una
morte che ha letteralmente scosso
l’intero paese. Scriveva Francesco
Faenza sul settimanale “Unico” la
scorsa settimana: “In lacrime i vigili
urbani, che lo hanno cercato per tutta
la mattinata. In lacrime i familiari,
che hanno lanciato l’allarme quando
non l’hanno più visto in casa. In lacrime politici ed amici, tantissimi. In
lacrime, soprattutto, la gente comune”.
Gelsomino Bottiglieri mancherà a
tutti, alla sua famiglia, in primis all’adorata mamma Assunta Gonnella,
alla moglie Anna Letteriello e ai due
figli Sharon, studentessa quattordicenne al “Gallotta” di Eboli, e Claudio, sette anni ed alunno delle
elementari, ai fratelli Claudio e Renato. Mancherà ai compaesani e ai
“forestieri”, che prendevano d’assalto la sua città nei giorni festivi. E
mancherà al comando vigili urbani,
agli enti che con lui trattavano in materia sindacale in difesa dei caschi
bianchi dell’intera provincia. A noi
resteranno solamente il ricordo delle
battaglie condotte da questo “sindacalista mastino dalla chioma leo-
La foto che mario Onesti scatto al maresciallo Bottiglieri
nina”
Gelsomino Bottiglieri era conosciuto per quella sua “lotta per i limiti di velocità”, ma pure per la sua
grande disponibilità e per il senso civico nei propri compiti istituzionali.
Oltre ad indossare la divisa dei vigili urbani, il maresciallo, vice-comandante, era un sindacalista nato.
Segretario provinciale del sindacato Cisal - enti locali e servizi della
polizia municipale, con sede al quadrivio, alla via Provinciale per Campagna.
“Giorno triste per Campagna, ed
anche per me e per tanti amici, perché ne avevi veramente tanti. Ho
avuto la fortuna di conoscerti e di
fare spesse volte dei servizi giornalistici con i comunicati stampa, che,
quasi sempre tu, mi portavi direttamente a casa. La stessa foto, che appare pure sul mio blog, l’ho fatta io
dal balcone di casa mia lo scorso
mese di ottobre. Quante volte abbiamo parlato e discusso di tante
cose, magari prendendo un caffè. Mi
onoravo della tua stima, ma, sapessi,
quanto grande era, e resterà, la mia
per te. Te ne sei andato troppo presto. Sei stato una persona straordinaria. Eri molto conosciuto per il tuo
alto senso del dovere. Resterà in me
un bel ricordo della tua persona, né
cancellerò il numero del tuo Cellulare dal mio Telefonino, con cui ci
sentivamo spesso per comunicazioni
di lavoro, il tuo e il mio. Voglio che
tutto resti come prima di mercoledì
21 maggio. Voglio ricordarti col sorriso sulle labbra, perché tu eri così.
Grazie per quello che hai saputo fare
per la tua Città, Campagna, che
amavi tanto, per il corpo della polizia
municipale, che servivi con grande
abnegazione e di cui andavi orgoglioso. Riposa in pace per l’eternità,
caro Gelsomino. Un abbraccio forte
a Te e a tutti i tuoi cari, ai tuoi figli in
modo particolare, nei cui cuori e
nelle cui menti resterai per sempre
come modello di vita”. Ecco cosa
scrivevo sul mio blog il 22 maggio
scorso.
Migliaia di persone al rito funebre
celebrato nel pomeriggio di giovedì
22 maggio nella Chiesa di S. Maria
del Buon Consiglio di Serradarece.
Bandiera dell’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC), questa volta
a mezz’asta, listata a lutto con il nastro nero C’erano veramente ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio,
con partenza dalla sua Serradarce: il
Primo cittadino con la Fascia Tricolore, Anna e Gerardo in grande uniforme con il Gonfalone della Città di
Campagna, il suo Comandante Alberto a curare l’estremo saluto nei
minimi particolari, il Maestro di
tromba per intonare “Il Silenzio”, autorità civili, militari e religiose, sindaci
ed
amministratori,
rappresentanti sindacali, del mondo
politico e della magistratura, ufficiali
dell’Arma, tanti carabinieri, moltissimi vigili urbani arrivati da ogni angolo della provincia. Peppe, Tonino e
Giovanni ancora increduli.
Ha scritto il suo addetto stampa
Carmine Granito, suo amico fraterno: “Pieno di entusiasmo e sempre sorridente. Eroe di mille
battaglie. L’ultima l’hai voluta perdere, ma per noi che ti abbiamo conosciuto, resti sempre un campione!
Quante lotte per difendere la categoria e gli appartenenti al corpo della
polizia municipale” (‘Braccio di
ferro con il prefetto - Bottiglieri non
ci sta”, titolavano i giornali tempo
fa…)”.
Lo caratterizzava l’alto senso del
dovere, l’appartenenza allo stato e
l’attaccamento agli enti e alla istituzioni Grande lo spirito di servizio, di
sacrificio e di abnegazione. Organizzatore e trascinatore eccellente.
Stava organizzando il Raduno nazionale Anc di Latina. Sarà fatto. Andrà
Cosimo in tipografia a ritirare i manifesti e gli inviti. Ci sarà, per lui,
anche una pergamena “alla memoria”.
È ancora Carmine a parlare: “La
tua ‘carabinierità’ ci ha insegnato valori morali e principi etici. Ci hai lasciati
improvvisamente,
misteriosamente, non ancora cinquantenne… ciao Minmino”.
(
Mario Onesti
Altavilla, per S. Antonio Musicanova porta “L’ Ottocento Toscano”
L’ associazione culturale “Musica
Nova” nasce nell’ottobre 2001 ad Altavilla Silentina, un paese dove spiccata
e multiforme è la vocazione musicale.
Il suo intento principale è la diffusione
della cultura campana e, in particolare
napoletana, in Italia e in Europa attraverso l’attività corale polifonica nella
classica formazione a quattro voci
miste: soprani, contralti, tenori e bassi.
Organizza concerti, conferenze, eventi
culturali di rilevanza internazionale riscuotendo ampi apprezzamenti, sia in
Italia che all’estero e avvalendosi, in alcune importanti occasioni, dell’accompagnamento di brillanti musicisti.
Il coro composto da membri non
professionisti, vanta un repertorio che
spazia dal classico al moderno, dal religioso spiritual ai più accattivanti ritmi
jazz e blues, dando, naturalmente,
ampia eco alla canzone napoletana, regina incontrastata dei suoi concerti.
L’anima che è mistero e insieme tormento. L’anima che è musica che si
rinnova. Musica “nuova”... L’associazione culturale e coro polifonico “Musica Nova”, in collaborazione con il
Comitato
festa “S.
Antonio
da
Padova”,
organizza,
in occasione dei
festeggiamenti in
onore del
Santo, un
concerto
corale strumentale avvalendosi del prezioso
ausilio dell‘Orchestra a plettro “Ottocento toscano” di Firenze. Il gruppo
toscano propone un ritorno alla semplicità, all’essenzialità e alla regolarità
armonica, caratteristiche che contraddistinguevano le opere dell’800 e
si pone come obiettivo di rappresentare una continuità musicale ed artistica con quel periodo d’oro.
L’evento, che si terrà sabato 7 giugno
2008 alle ore 20,30 presso la Chiesa
Maria SS. del Carmine, prevede l’esecuzione di brani classici della tradizione napoletana e toscana valorizzati
dall’utilizzo di strumenti a plettro
(mandolini, mandole, mandoloncelli,
chitarre, chitarroni, liuti) originali
dell’800. Il concerto del coro polifonico “Musica Nova”, con la valida collaborazione dell’orchestra fiorentina,
ripercorrerà quelle che sono le alchimie del passato popolare che faranno
meglio apprezzare e gustare, in tutta la
sua interezza, la valenza altamente culturale dei brani sgorgati da un cuore
immortale.
Antonietta Broccoli
Storie...
di Ornella Trotta
Mitici amori
“… e si getta
sul giaciglio
che Enea occupava
durante la cena e
ha lasciato…
ed a volte, incantata dalla
sua somiglianza con il padre, tiene
in grembo Ascanio e cerca di illudere l’indicibile amore”. Eneide
Libro IV. Era indicibile l’amore di
Didone, la regina di Cartagine per
Enea. Il pio Enea che antepone il
volere degli dei alla sua volontà.
Enea dovrà fondare Roma, affrontare guerre e tempeste, sposerà
Lavinia. Quante erano le donne di
Enea? Le contò: Creusa, Didone,
Lavinia.“Ma Enea amava Didone o
era un infame in cerca di letti? In
fondo Didone era una regina, non
l’ultima ragazzotta di Cartagine.Se
l’amava davvero perché se ne
andò? Era necessario fondare
Roma?” Rosellina amava perdersi
in quelle che chiamava digressioni,
parentesi fantastiche, spunti poetici. Erano un modo per allontanarsi dal dolore e dai doveri: orari,
idee per il pranzo e per la cena,
spesa, battesimo, regalo, negozio
della lista.
Da poco era trascorso quello che
immaginava essere un anniversario
importante. In regalo non si aspettava né fiori né gioielli, pensava ad
un gelato, pochi minuti insieme. Lo
aveva perseguitato con telefonate
ed sms. Ma lui era un uomo impegnato: riunioni, incontri, interessi
importanti.
Era quasi un predestinato dagli Dei
al lavoro, una sorta di Enea dei nostri giorni.
Non poteva perdere il suo prezioso tempo con le fantasie di una
donna che per giunta amava le digressioni. L’anniversario arrivò e
lui non ebbe tempo per telefonarle e neanche per risponderle,
era un predestinato al lavoro. Rosellina aveva bisogno di razionalità..“Se non ti ha nemmeno
risposto al telefono vuol dire che
non ti ama – sentenziò Lilla e aggiunse con l’aria di chi conosce il
mondo – starà con un’altra. Tradisce te, tradisce l’altra, tradisce l’altra ancora, lui prende tutto ciò che
trova e non sa bene dove vuole
andare”. Odiosa Lilla, sempre la
stessa, sempre pronta a farla scendere dalle nuvole, dalle sue amate
digressioni.
Di quell’uomo non bello né colto
Rosellina amava la dolcezza, lo sentiva una parte di sé, gli aveva dato
l’anima, aveva sognato un amore
eterno, quasi divino, poi scese dalle
nuvole, abbandonò le digressioni
chiamò Lilla: “ Ha un ‘altra. Mi tradisce”. “ Mandalo a … fondare Roma”.
N°21 31 maggio 2008
A parer mio
A g ro p o li
5
di Catello Nastro
Accade nel Cilento e nel mondo
Uomini e donne-artisti e scienziati
L’umanità contemporanea si potrebbe dividere in uomini e donne,
in prima
analisi, artisti e scienziati in secondo
e più approfondito contesto.
E forse è stato sempre così… ma, in
questi ultimi tempi la confusione è
aumentata. Gli uomini spesso non
sono uomini ( nella dignità, nel comportamento, nel rispetto, nell’onestà,
nel rapporto sociale, nella valutazione etica, eccetera, eccetera). Le
donne spesso non sono donne…e
qui oltre l’aspetto diciamo così, interiore, ci sta pure l’aspetto esteriore.
“ Ciao, caro, lo sai che sono stato a
Casablanca!” – “Per cambiare aria?”
“No…per cambiare sesso!!!”. Oltre
a queste trasformazioni radicali, ne
esistono anche di parziali. Tutti,
penso, avete sentito parlare di silicone.
Presente nei ferramenta ma anche in
alcune parti anatomiche dell’essere
umano femminile o modificato nella
fattispecie. Insomma una grande
confusione che desta continui dubbi
anche, ed in particolare modo in chi,
come me si trova oramai alla soglia
dei settanta anni. Ma passiamo alla
seconda sottospecie degli esseri
umani: artisti, o quanto meno presunti tali, e scienziati, pure costoro,
spesso, quanto meno presunti tali.
Poeti, scrittori, pittori, grafici, scultori,
musicisti, compositori, cantanti, attori, e chi più ne ha più ne metta. Sia
ben chiaro che lo scrivente, in
quando poeta e scrittore, (o quanto
meno presunto tale pure lui…) presume di far parte della categoria
degli artisti. Oltre trenta libri pubblicati, premi ottenuti (con o senza
merito… una volta ho partecipato
ad un concorso letterario per la narrativa e mi hanno assegnato una
targa per la poesia!!!), disponibilità a
tutte le manifestazioni culturali ed
artistiche, ma massimamente ai giovani, di vecchio stampo, forse arretrati, che credono ancora che un
bacio al chiaro di luna, mano nella
mano, a passeggio sulla spiaggia o all’ombra dei fronzuti alberi nel giardino comunale, sia preferibile a
quello dato, frammisti ad altri coetanei, a centinaia, in una discoteca assordata ed assordante, fra suoni
Ad Agropoli eliporto e
regolamento gestione demanio marittimo
Nell’ultimo consiglio comunale è
stato approvato, per la prima
volta, il “regolamento per la gestione del demanio marittimo”.
Questo permetterà all’amministrazione comunale agropolese di
possedere uno strumento che disciplina la gestione delle spiagge
e la concessione delle aree demaniali.
Il sindaco Franco Alfieri ha
espresso la sua approvazione
verso questo metodo adottato dicendo che, con questo regolamento, si avrà la possibilità di
stimolare l’economia con l’apertura di nuove strutture balneari e
servizi legati alle spiagge.
Oltre a questa importante iniziativa, è stato approvato, sempre
dal consiglio comunale, il “progetto preliminare per la costruzione di un eliporto” che
garantirà una base di atterraggio
per un’eliambulanza. Anche qui è
intervenuto il sindaco Franco Alfieri dicendo che questa è una
grande opportunità per la crescita
e lo sviluppo dell’ospedale civile
oltre ad essere, all’interno del sistema sanitario locale, motivo di
vanto.
Ha inoltre aggiunto che, la presenza costante di un’eliambulanza, consentirà sicuramente la
riduzione
dei tempi di trasporto da un punto
all’altro del territorio di competenza dell’Asl Sa 3, garantendo
una maggior efficienza.
L’area individuata per la costruzione dell’eliporto è adiacente all’ospedale
civile.
Queste
importanti iniziative garantiranno
così una crescita maggiore sotto
tutti i punti di vista di questa cittadina.
Luca Pisani
artificiali, colori artificiali, bevande artificiali, eccitazioni artificiali che certamente non giovano al buon
andamento fisico e morale. E giunti
a questo punto il lettore, anche normalmente acculturato, si chiederà,
come il grande Totò: “
Ma questo dove vuole arrivare???”.
Spesso mi fermano in mezzo alla
strada per commentare i miei articoli che oramai vengono ospitati su
una mezza dozzina di giornali locali;
qualche giudizio positivo, ma anche
qualcuno, sempre da parte delle
stesse persone, negativo. Tra queste
persone che, bontà loro, hanno dedicato una diecina di minuti per leggere i miei articoli che non devono
mai superare le tremila battute al
computer altrimenti il capo li cestina,
ci sta sempre il presunto scienziato
che mi fa notare che alla quinta riga
mancava una virgola, oppure c’era un
errore di stampa che, a suo avviso,
poteva essere anche un errore di ortografia o di grammatica, oppure che
la frase finale non era adeguata al
resto dello scritto, oppure che il titolo non andava bene per quell’arti-
Locali scolastici
L’Assessore Crispino
chiarisce
colo ed andava sostituito.
Insomma, a tutti i costi, magari martellandomi il cervello, cerca di inculcarmi l’insano concetto che i miei
errori erano addirittura degli orrori!
Quando incontri queste persone
che cercano con la lente di ingrandimento di rinvenire nel tuo scritto un
cavillo (quasi giudiziario…) per condannarti inesorabilmente, tacciandoti
in un sommario processo da marciapiedi di analfabetismo globale e totale, ti viene voglia di prendere il
computer e buttarlo nel bidone della
raccolta differenziata per la plastica,
quasi dando la colpa a lui. Ma lui di
solito corregge gli errori dello scrivente e quindi è innocente. Solo tu
hai sbagliato e devi essere condannato inesorabilmente. Chi ha inventato il computer, meno di trenta anni
fa era uno scienziato. Chi ti condanna sul marciapiedi è anche lui uno
scienziato. Da marciapiedi, naturalmente!
La Tendostruttura “Di Concilio”
Sarà rinnovata e completata
Sarà completamente rinnovata la
Tendostruttura “A. Di Concilio”,
che attualmente ospita le locali società sportive di basket. E’ stato pubblicato dal Comune di Agropoli il
bando di gara per l’appalto, per pubblico incanto, per i lavori di trasformazione e completamento della
struttura di Via Taverne. Fra qualche
mese, ultimati i lavori, verrà consegnato alla città un nuovo, moderno
e funzionale impianto agli sportivi
agropolesi e non solo.
«Stiamo per raggiungere un nuovo
ed importante risultato – afferma il
Sindaco di Agropoli, Franco Alfieri
– Il prossimo 12 giugno sarà affidato
l’appalto per la realizzazione dei lavori per la ristrutturazione della Tendostruttura “Di Concilio” che verrà
trasformata e completata. Fra qualche mese, quindi, consegneremo
alla città e agli sportivi agropolesi e
dell’intero comprensorio una struttura moderna, funzionale e adeguata
ai criteri previsti dalla Federazione
Italiana Basket, nella quale potranno
trovare degna ospitalità le squadre
cittadine. Nelle prossime settimane,
inoltre, saranno completati ed inaugurati anche il campo B in erba sintetica del Guariglia e il campo di
calcio in terra battuta in località
Marrota, così come ricordo il progetto per realizzare una palestra destinata alla danza sportiva in
contrada Muoio».
«La tendostruttura “Di
Concilio” –
commenta
l’Assessore
allo Sport,
Franco Crispino – una
volta ristrutturata consentirà
di
arricchire ulteriormente
l’offerta di spazi adeguati dove i nostri giovani potranno praticare lo
sport. Crediamo che l’attività sportiva sia uno degli elementi fondamentali per la crescita dei ragazzi e
per questo motivo ci sia sempre più
necessità di strutture moderne e funzionali da mettere a disposizione
delle tante società del territorio».
Il progetto di trasformazione e completamento della tendostruttura di
Via Taverne prevede, in particolare,
la realizzazione di una copertura in
legno lamellare, la pavimentazione
in parquet (secondo quanto disposto
per l’omologazione FIBA) del
campo di gioco e la costruzione di
una tribuna da circa mille posti a sedere.
Nel periodo in cui sarà impraticabile, le squadre di basket saranno
ospitate e disputeranno le gare di
campionato presso il “PalaCilento”
di Torchiara.
Nel leggere alcuni articoli pubblicati
nei giorni scorsi non possiamo non rimanere turbati dalla profonda superficialità con la quale si affronta il tema
della gestione dei locali scolastici della
Scuola Media Statale “Gino Rossi
Vairo”.
Ad onor del vero, infatti, il TAR non ha
assolutamente bocciato il regolamento
comunale! L’indagine della Giustizia
Amministrativa si è fermata su un
punto di diritto, e non di fatto. La seconda Sezione del Tar Salerno, invero,
non ha affrontato il merito della questione anzi, confermando la natura regolamentare del provvedimento
adottato, ha avallato l’autonomia dell’ente comunale, precisando però, che
il legittimo contemperamento degli interessi non poteva prescindere dall’apporto partecipativo dei Consigli di
Circolo e di Istituto. In realtà, il Regolamento Comunale è ben lontano dal
non tenere conto delle esigenze primarie della scuola ed in particolare degli
alunni, ed a tal fine, siamo disponibili a
pubblicare con piacere l’intero regolamento, invitando i cittadini a valutare
personalmente, se quanto sostenuto
corrisponda al vero. Siamo sicuri che,
la valutazione obiettiva e personale di
ogni agropolese sarà di gran lunga più
feconda della critica con la quale qualcuno ha travisato i fatti, esternando opinioni di parte e passandole sotto forma
di notizie.
Il regolamento comunale, è il frutto di
uno studio congiunto e del raccordo di
varie norme che mirano a garantire
l’apporto partecipativo ai Consigli di
Circolo e di Istituto, pertanto, nulla di
quanto sostenuto corrisponde al vero.
In realtà, la natura strettamente tecnica
del provvedimento emesso dal Tar di
Salerno potrebbe essere di difficile
comprensione ai più. Ma non possiamo
astenerci dall’esprimere tutto il nostro
biasimo di fronte all’atteggiamento di
chi usa tale intrinseca qualità per disorientare l’opinione pubblica , fornendo
informazioni non corrette e speculando
quindi, sulla tecnicità del provvedimento. L’apertura di questa amministrazione alle istanze partecipative, è da
tempo riconosciuta. Anche in questa
occasione, si prenderà atto della pronuncia, manifestando il più vivo interesse per le proposte che il Consiglio ed
il circolo didattico vorranno avanzare.
Confidando nel fatto, che le stesse proposte siano foriere di novità culturali e
seriamente orientate verso una politica
sociale scevra da compromessi di natura economica. Il Comune di Agropoli,
aderisce alla decisione del TAR Salerno, ed invitando il Consiglio di Circolo e di Istituto al tavolo della
concertazione, si augura che la formazione del prossimo regolamento possa
contemperare gli interessi di entrambi
gli enti.
6
A lta v illa -A lb a n e lla
N°21 31 maggio 2008
Albanella, consiglio in “ritardo” di sei mesi
Il motivo potrebbe essere il bilancio preventivo 2008
“Comincia a vedersi la testa” si potrebbe dire se stessimo in una sala
parto di un qualunque ospedale del
mondo. Ma neanche Santippe, la famosa ostetrica dai ricci capelli rossi,
madre di Socrate e ispiratrice del metodo maieutico socratico, potrebbe
far molto con il bilancio di previsione 2008 del comune di Albanella,
che con fatica si sta decidendo ad abbandonare il caloroso grembo dell’assessore Geppino D’Angelo.
Qualche giorno fa, la giunta ha votato lo schema generale, ma l’approvazione consiliare del bilancio in
questione (e soprattutto del relativo
debito fuori bilancio) sta diventando
un vero e proprio incubo. Le malelingue ritengono che sia proprio questa la causa del continuo rinvio del
consiglio comunale, che ad Albanella non si tiene da quasi 6 mesi. Da
un po’ di tempo, il presidente del
consiglio, Antonietta Cerruti, prova
a convocarlo, ma la sua maggioranza
la suspance
che la vita
riserva non
viene mai
centellinata. In attesa della
convocazione del
consiglio
comunale
(che
si
s p e r a
quantoI vicesindaci di Altavilla e Albanella:Capozzoli e Giardullo meno futuribile), lo
le risponde sistematicamente picche.
schema del bilancio di previsione per
I debiti, quando si può, sono figli di
il 2008, approvata dal sindaco Canessuno. Nelle commedie plautine
pezzuto e dalla sua giunta, porta
interviene l’agnitio finale a sciodelle buone nuove alle tasche degli
gliere i dubbi sui legami di sangue
albanellesi. In attesa della completa
tra i protagonisti, per un debito pubabolizione ope legis della tassa sugli
blico basterebbe un voto in consiglio
immobili per volere del presidentiscomunale: ma, come sempre, la resimo Berlusoni, il comune di Albaaltà è più complessa della finzione e
nella ha deciso di riconfermare
E a noi italiani c hi ci pensa?
Quando si sceglie la strada dell’illegalità, bisogna fare molta attenzione.
Non basta declinare male il congiuntivo come un italiano, se non si è
italiani. Per essere un criminale socialmente accettato bisogna avere
anche una buona carta d’identità. Altrimenti sommaria lapidazione mediatica. Si entra automaticamente a
far parte delle masse di rumeni ipersessuati, degli eserciti addestrati di
zingari cleptomani e della casta dei
maghrebini, spacciatori per nascita.
Anzi, c’è di meglio. Ora, per diventare un criminale senza speranza di
espiazione, un criminale non sarà neanche più necessario esserlo. Sarà
sufficiente non essere italiano, nel
momento in cui il Parlamento approverà il ddl Maroni, che prevede
l’introduzione del reato di immigrazione clandestina. Lo scorso anno, il
decreto flussi del ministro Ferrero
ha regolarizzato 165 mila lavoratori
extracomunitari. Le domande pervenute erano state, però, 750 mila.
Questo significa che, nel nostro territorio, abbiamo almeno 600 mila
immigrati, che lavorano in nero e
senza il permesso di soggiorno. 6oo
mila criminali. In provincia di Salerno,
la Flai-Cgil ha contato 1000 regolarizzazione, a fronte di oltre 9000 richieste fatte. In provincia, dunque,
circolano, senza che nessun City
Angel possa farci niente, 8000 delinquenti a piede libero, che lordano le
nostre strade con idiomi e religioni
barbariche.
Fino ad un paio di settimane fa, uno
di questi delinquenti, che si chiama
Hammed (il nome è di fantasia) vi-
veva e lavorava ad Altavilla Silentina,
precisamente in località Scalareta.
Hammed comincia a coltivare i suoi
propositi criminosi già in Marocco,
quando, 14enne, alla mattina andava
a scuola e al pomeriggio lavorava la
terra, nelle campagne di Settat, insieme al padre e a tre fratelli. Per suscitare la pietà di noi poveri italiani
creduloni, dice che quando nacque,
come tutti i bambini, vide la luce, ma,
al contrario di quasi tutti i neonati
occidentali, non fece in tempo a vedere sua madre. Morta di una cosa,
per cui si moriva anche ad Altavilla
40 anni fa: il parto. Hammed, va
detto, è un criminale un po’ tonto.
Quando prende la decisione di venire a depredare ed usurpare le ricchezze del nostro paese, non si
mette a fare lo scafista. Versa 5000
euro ad un’azienda agricola della
Piana del Sele (un viaggio clandestino
dalla Libia a Lampedusa costa
2000euro). Ne basterebbero 300
per chi entra da regolare in Italia attraverso i decreti flussi stagionali. Ma
Hammed (che pure entra regolarmente) ne paga venti volte tanto,
perché il contratto stagionale a sei
mesi è finto: l’azienda incassa i soldi
ma non lo prenderà mai a lavorare.
Come ogni buon criminale extracomunitario che si rispetti, giunto in
Italia, deve trovarsi un lavoro di copertura. Ed incappa, a Scalareta, in
uno dei più generosi e munifici padroni di aziende zootecniche. Il
quale ha la bontà di prenderlo con
sé (in nero, ça va sans dire) e generosamente gli offre il privilegio di essere l’unico operaio di tutta la sua
azienda: oltre 50 bufale e un paio di
ettari di terreno, coltivati, secondo
la stagione, a grano o mais. Hammed
alimenta quindi il suo sogno criminale svegliandosi ogni mattina alle 4
e lavorando con le bufale fino alle 6
del pomeriggio. Con una lunga pausa
però, che dura dalle 10 alle 15. Pausa,
impegnata, tuttavia, attraverso un bucolico lavoro nei campi padronali.
Solo 14 ore di lavoro al giorno per
addirittura 800 euro: generosità di
cui si avvantaggiano questi extracomunitari, che vengono a rubarci il lavoro! Il padrone però, a partire da
Marzo, per un qualche motivo (sicuramente un motivo sacrosanto) ha
smesso di pagare Hammed. Il nostro
delinquente marocchino ha chiesto
spiegazioni, minacciando (pensa un
po’ l’ingratitudine) di abbandonare il
lavoro, e quel sant’uomo del padrone è stato costretto a cacciare la
pistola per farlo stare zitto. Ora la
Flai-Cgil, con a capo Anselmo Botte,
ha aperto una vertenza in quella
azienda zootecnica affinché i minimi
diritti sindacali di Hammed
(13esime, 14esime, Tfr) vengano rispettati. Siamo alle solite. E a noi italiani chi ci pensa?
Gio. Mo.
Giuseppe Capezzuto
l’aliquota dell’Ici, che rimane ferma
al 5 per mille, e la detrazione di 120
euro sulla prima casa. Inavariate
anche le aliquote sugli altri fabbricati
(6 per mille) e per le aree fabbricabili (7 per mille). Il provvedimento
governativo sull’ICI, che fu il colpo
di scena berlusconiano nel finale di
campagna elettorale del 2006, comporterà, dunque, una riduzione delle
entrate per i comuni, i quali, tuttavia,
verranno, entro maggio dell’anno
prossimo, interamente risarciti di
tutto il gettito mancante. Da dove
Tremonti farà effettivamente uscire i
soldi per la copertura finanziaria del
taglio dell’Ici è una verità ancora iniziatica. Recessione economica internazionale (ed elezioni comunali fra
un anno, dicono sempre i maligni)
portano alla riconferma di tutte le
altre tariffe: acquedotto, fognatura e
depurazione. Non ci saranno aumenti
per nessuno dei servizi gestiti dal
Comune. Quindi, i cittadini spenderanno gli stessi soldi dello scorso
anno per la mensa scolastica, per gli
impianti sportivi comunali e per lampade votive del cimitero. A guastare
la festa è il solito Carmine Aquino,
che smentendo le voci di un suo imminente passaggio in maggioranza,
torna battagliero come un tempo:
“Non è vero che ad Albanella tutte le
tariffe sono state riconfermate. La
tassa sui rifiuti è in aumento. Sono
anni ormai che a fronte di una finta
raccolta differenziata siamo costretti
a subire aumenti considerevoli. È ora
di finirla con tariffe inadeguate al
servizio offerto”.In effetti, la Tarsu,
tassa sui rifiuti, aumenterà del 20%.
Il delegato all’ambiente del comune
di Albanella, Giancarmine Verlotta
spiega però che “l’aumento è dovuto
al decreto milleproroghe che costringe i comuni a coprire interamente i costi di gestione dello
smaltimento dei rifiuti attraverso la
corrispettiva tassa”.
Decisione,
presa dal governo Prodi e sicuramente impopolare, come tutti i provvedimenti che prevedono aumenti,
ma che dovrebbe contribuire a rendere più trasparente, in tutti i comuni
d’Italia, la gestione dei rifiuti e i suoi
costi.
Giorgio Mottola
N°21 31 maggio 2008
A lb u rn i
7
“Popule meus, quid feci tibi?, l’urlo ed il pianto di Ser re
“Ancora da noi? Bertolaso ci odia davvero”
Ulivi e munnezza, querce e percolato, baite e compattatori, colline
profumate di muschio e tanfo da discarica. Questa è Macchia Soprana a
meno 130 mila tonnellate all’alba.
Fino a questo momento ne sono state
portate 520 mila, ed è andata avanti
per un anno, da quando lo scorso
maggio Guido Bertolaso perse la
battaglia di Serre e nello stesso momento anche la guerra contro i rifiuti,
contro l’ex ministro Pecoraro Scanio, il senatore Prc Tommaso Sodano, la sinistra radicale e
ambientalista. Bertolaso ci rimise la
faccia e l’incarico sbattendo sul
muro di quelli che considerava il partito del no. Ora potrebbe riprendersi
una rivincita, fornito di leggi «speciali», eserciti e un decreto con i
nomi delle discariche, su cui c’è
scritto nero su bianco Serre. Cosa
che potrebbe significare l’allargamento di Macchia Soprana o l’apertura di Valle della Masseria. Al
vaglio ci sarebbero entrambe le possibilità. Il paesino del salernitano si è
risvegliato con un brutto presentimento: lui, inteso come Bertolaso,
non ha dimenticato. Ma portare altri
rifiuti sarebbe l’inizio della fine per
la cittadina di 3900 abitanti, quella
dell’oasi del Wwf di Persano, dell’area protetta dalla convenzione di
Ramsar e dall’Onu, della lontra del
fiume Sele, degli uccelli migratori,
della centrale fotovoltaica più grande
d’Europa. Uno scempio, un’ingiustizia disboscare altri alberi per ampliare il sito, un disastro ambientale
recintare di filo spinato, portare
l’esercito e aprirne uno nuovo per
penalizzare l’unico territorio che ha
già dato negli ultimi 12 mesi. Su
questo sono tutti d’accordo. Quei
900 che il 13/14 aprile hanno votato
Pdl, i 515 del Pd, i 200 della Sa, gli
astenuti.
Oggi c’è solo molto silenzio nella
conca di argilla, dove appena 300
giorni fa si erano radunati per settimane i serresi, l’intero consiglio comunale, dove Alex Zanotelli aveva
spezzato il pane e il vino, i comitati
si erano opposti con i corpi agli automezzi militari. Lavanda, papaveri,
mughetto, balle di fieno. Nel caseificio “La campagnola” si risciacquano
le vasche ancora piene del latte di
bufala: se arriva l’immondizia la piccola casetta delle mozzarelle verrà
sommersa.
«Ma non mi pare che pensano nuovamente aprire qui - cade dalle nuvole una degli addetti caseari, cuffia,
guanti e galoche - e se lo fanno significa che è una vendetta di Bertolaso». «Ancora da noi? Bertolaso ci
odia. E Napoli?», dice il calzolaio di
fronte al Municipio. «Non lo permetteremo mai» afferma il vecchio
con bastone, fuori al bar “Sele”.
«Questa è la nostra terra, non ci importa dei militari, delle condanne, ci
facciamo arrestare in massa», commenta Simone Grieco dei figli delle
lontre, il comitato nato sulla lotta alla
discarica a Valle della Masseria, uno
di quelli che ha preso le manganellate insieme a mamme e anziani.
«Ma non si sa ancora nulla e non ci
resta che aspettare» aggiunge con un
tono di voce più pacato.
La paura c’è, la tensione pure. «Vedete laggiù - prende la parola indicando un punto lontano nella valle
Michele Funicicelli, 17 anni - quella
è la vecchia discarica di Basso dell’Olmo, mentre dopo un chilometro
c’è quella di Macchia Soprana e infine poco più lontana quella abusiva
di contrada Paraglione, sequestrata
perché riempita di rifiuti tossici industriali. Qui non ne possiamo più».
Non li mette al riparo la parola di De
Gennaro che aveva promesso «fino
a giugno poi si chiude», non li garantisce l’inibizione della magistra-
dalla prima
Bertolaso ci odia
44 mila ettari che vanno da Agropoli a
Pontecagnano. Le nuove e vecchie discariche – così vicine al Sele – sono
una spada di Damocle sulla nostra
testa. Le ultime intercettazioni telefoniche dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti in Campania (altra dimostrazione
che è una tecnica investigativa che
serve) registrano anche un amaro
sfogo del sottosegretario Guido Bartolaso, all’epoca dei fatti - maggio 2007
- commissario straordinario per l’emergenza in Campania che di lì a poco
avrebbe presentato le dimissioni.
Il motivo dell’amarezza traspare dalla
conversazione con il prefetto di Napoli
Alessandro Pansa è costituito dall’opposizione all’apertura della discarica di
Valle della Masseria (che è quasi dentro al letto del fiume) da parte del ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio
che proponeva invece il sito di Macchia
Soprana (che è solo un po’ più lontano).
Poi è arrivata Coda di Volpe, zona soggetta ad inondazioni, del fiume e del
Mare, e vicina a Paestum. Dovete tenervi queste tre nuove discariche, ci dicono. Sennò viene il colera a Napoli.
Come dice Battista: “Ecco il modo peggiore di perdere una guerra giusta”.
Oreste Mottola
la director communication e Legal
affaire & Civil Protection dell’Unione Europea, ma soprattutto è
colei che ha istruito la procedura
d’infrazione a carico dell’Italia per
l’affaire rifiuti. E a Macchia Soprana
ha guidato una visita ispettiva di funzionari europei. Nell’occasione richiamò tutti al rispetto dei patti fra
Stato e popolazione. Così come a
Serre ci si ricorda della pubblica perplessità, sull’argomento, espressa allora proprio dal capo dipartimento
della protezione civile. “Mai visto
distribuire tanti soldi per una sola discarica”, fece sapere più o meno Bertolaso.
Da sinistra: Il sindaco Palmiro Cornetta e Amelio Del Corso,
l’imprenditore che dovrà delocalizzare il suo caseificio
se aprirà la discarica di Valle della Masseria
tura del marzo 2007, non hanno più
una sponda politica dopo che è morta
la Sinistra Arcobaleno. Se Bertolaso
vuole procedere c’è ben poco da
fare.
Serre non è Pianura, non è Chiaiano,
non ha la camorra, ma un popolo di
agricoltori e allevatori, quello dei
carciofini doc, dei pomodorini, dell’olio e della mozzarella.
«Se stanno così le cose allora è meglio che lo stato faccia i bagagli. Il
piano Bertolaso prevedeva solo
Serre e niente altro. Ora vuole vendetta?».
Il sindaco Palmiro Cornetta è seduto
al suo posto, nel piccolo municipio
tra gli acciottolati del centro storico e
i lampioni di ferro battuto. Un orologio fermo alle otto meno un quarto, il
ritratto di Napolitano, qualche targa,
una sedie di pelle.
Lui che ha capeggiato la rivolta lo
scorso anno, che si è preso le mazzate con la fascia tricolore al collo
scaraventato dalle forze dell’ordine
in un fosso, non può non alternare inquietudine, rabbia, sconforto. «Non
possono puntare nuovamente su
Serre, noi non siamo ‘e chiù fess. La
scorsa volta ho accettato Macchia
Soprana, anche per proteggere i nostri ragazzi da possibili denunce penali. Ma se pensano di tornare
faremo come in Cecenia. Io sarò in
prima fila e mi possono pure arrestare». Dentista, oculista, medico del
118, Palmiro («battezzato» in onore
di Togliatti) è diventato il pallino di
Bertolaso dopo che aveva riferito al
manifesto della richiesta di un incontro «segreto» da parte dell’allora
commissario. Il capo della protezione civile gli aveva risposto, smentendo tutto, con una lettera sempre
dalle pagine di questo giornale.
Dopo sei mesi di scontro Bertolaso
si era dovuto dimettere, Cornetta
aveva trionfato alle amministrative
arrivando oltre il 75%. Oggi sono di
nuovo dove si erano lasciati. «Certo
bisognerebbe chiedersi perché Prodi
GLI ALBERI DI ULIVI QUI HANNO UN
l’aveva nominato».
Per quest’ultima resta da vedere se si
intende allargare l’attuale discarica
di Macchia Soprana, prossima alla
saturazione, o se Bertolaso vorrà insistere sul suo vecchio progetto di
aprine una nuova a Valle della Masseria.
E CORNETTA
SI ATTACCA ALLE PA-
ROLE DEL CARDINALE
BAGNASCO
(di Oreste Mottola) Palmiro Cornetta plaude alle parole del cardinale
Bagnasco sul “senso di responsabilità delle popolazioni” rilasciate all’assemblea generale della Cei:
“Serre ha subto civilmente la discarica di Macchia Soprana ed in questi
giorni sta sopportando le tonnellate
di rifiuti che arrivano da Napoli. Il
senso di responsabilità che dovrà essere riconosciuto dallo Stato attraverso l’attuazione del protocollo
d’intesa”. Poi mette mano alla carta
bollata e trasforma “i dieci giorni”
concessi da Bertolaso nel colloquio
di domenica pomeriggio in una
nuova corsa ad ostacoli fra codici e
pandette tendenti a mettere i lucchetti a Macchia Soprana e a Valle
della Masseria. Raffaele Falce, avvocato amministrativista con studio
a Controne, contesterà allo Stato italiano il mancato rispetto del protocollo d’intesa stipulato sulla
discarica aperta, firmato solo nel novembre scorso. “Il protocollo spiega l’avvocato Falce - prevede un
obbligo a carico dello Stato italiano
di non individuare il comune di Serre
per il conferimento di ulteriori rifiuti
o aperture di nuove discariche una
volta conferite le 700 mila tonnellate
di immondizia nella discarica di
Macchia Soprana”. Per Valle della
Masseria, l’avvocato, che già seguito
la in passato tutta la questione, si sta
concentrando sull’articolo 4 del decreto, “che prevede la conferma dei
provvedimenti cautelari adottati dal
giudice ordinario”. Cornetta chiama
in soccorso anche Pia Bucella, che è
COLORE DIVERSO
Oggi su a Macchia Soprana non ci si
può stare, per la polvere ed il caldo,
ed anche un profano vede che gli
ulivi più vicini allo sversatoio hanno
assunto una colorazione particolare.
Nelle case vicine il rumore del
flusso dei compattatori è continuo ed
insopportabile, anche per l’uso allegro dei claxon, ed addio dolci, quiete
e profumate colline di una volta. Non
è solo il tanfo della discarica a farla
da padrone. E’ il moloch munnezza
che si è presa la quotidianità di questi ormai ex contadini che alla terra
restano sempre attaccati. Scendetevene a valle, trovate casa altrove, ve
la pagheremo con 400 euro al mese a
testa, è stato detto a chi abitava nei
paraggi. L’incubo ora sono i gabbiani. Nessuno potrà mai contarli. Sicuramente migliaia, attirati dalla
grande discarica, “sconfinano” a più
non posso. La fauna selvatica dentro l’Oasi del Wwf ne è impaurita e
ne subisce la prepotenza nel procurarsi il cibo. Entrano nei vigneti, uliveti e nei frutteti. Gli agricoltori
locali non raccolgono più per paura
dell’aviaria. “Avevano promesso di
allontanarli con speciali cannoncini
e di usare i pupazzi semoventi. Mai
visto niente”, racconta Antonino
Mennella. Il “ristoro ambientale”. I
soldi per il fastidio, dovevano servire
soprattutto a questo. I soldi non sono
ancora arrivati a sufficienza, mentre
è difficile individuare dei criteri oggettivi di distribuzione. Devono andare solo ai residenti nella prossimità
della discarica o anche a chi lì possiede un pezzo di terra? Quando Bertolaso verrà a Serre, proprio “dopo i
dieci giorni” chiesti, saranno questi
gli argomenti i primi argomenti di discussione. “Popule meus, quid feci
tibi? “, i “rimproveri” che Gesù rivolge agli ebrei dalla croce, i versetti
del Venerdì santo, vengono evocati
da più di uno.
Pagina a cura di Oreste Mottola
N°21 31 maggio 2008
Sa le rn o
8
Impronte...
Storie di cilentani a Salerno
Giuseppe Suadoni, il fascino della toga
Responsabilità è una bella parola.
Se poi si pensa che derivi dal latino
“respicere” che significa anche
guardare, avere rispetto, il corpo
semantico di tale termine acquista
un tono ancora più alto, più affascinante. E’ ciò che Erich Fromm
delinea in “Arte d’ amare”, sgranando ed ampliando un concetto
che contiene in sè preziose riflessioni.
Nell’introdurre il personaggio di
questa settimana, più che parlare di
un curriculum professionale di
grande spessore, si è spinti dal piacere di tracciare il profilo di un interlocutore che, conservando dentro di
sé valori come appunto il rispetto e la
gratitudine, ci induce a riflettere su
ciò che è andato perduto, ossia sentimenti che sembravano intramontabili. L’avvocato Giuseppe Suadoni,
vallese purosangue, ci offre, tra le
righe, non soltanto uno sguardo nostalgico sul mondo dell’ avvocatura
quanto dei punti di riferimento da
dover raggiungere per salvare la categoria che, a suo dire, sta attraversando momenti difficili e di notevole
confusione.
Sorriso accattivante, raffinato e impeccabile nell’aspetto, fumando per
un po’ la sua pipa, ci confessa che la
sua più grande fortuna è risultata
quella di essere stato incoraggiato da
suo padre, il rinomato giurista Nicola
Suadoni, che l’ha iniziato a tale cammino professionale. Ma, diciamola
tutta, il merito è certamente di colui
che impartisce consigli e insegnamenti, ma anche di colui che li ri-
ceve di buon grado. L’avvocato Giuseppe Suadoni si abbandona volentieri a qualche momento di
commozione nel ricordare suo padre
e i fasti dell’avvocatura.
Intanto noi vogliamo ricordare i numerosi incarichi che lo hanno visto e
lo vedono protagonista: docente universitario a contratto, magistrato onorario, patrocinante in Cassazione,
Presidente della Camera civile del
Tribunale di Vallo della Lucania.
Conseguita la laurea in Giurisprudenza presso l’Università Federico II
di Napoli, l’ avvocato Suadoni ha cominciato la carriera come civilista.
Per un lungo periodo di tempo ha poi
svolto l’attività di ricercatore presso
la cattedra di Diritto Internazionale
dell’ateneo di Fisciano. In qualità di
magistrato onorario, è stato vicepretore a Pisciotta. Dopo la soppressione
della Pretura in questo centro costiero
del Cilento, ha svolto la stessa funzione di vicepretore presso il Palazzo
di Giustizia di Vallo della Lucania.
Il legame tra padre e figlio è sempre
fondamentale nella vita di un
uomo… Che rapporto ha avuto con
suo padre?
Si è trattato di un rapporto di grande
ammirazione reciproca. Da lui ho
appreso le doti dell’ onestà, della
solidarietà e del rispetto per il prossimo.
Un episodio che ricorda con affetto e che lo ha suggellato?
Ero alle prese con la mia prima
causa da discutere. Mio padre riferì
a mia madre che non sarebbe venuto ad assistere. E invece mi
aspettò per tutto il tempo fuori dalla
porta con gli occhi gonfi di lacrime…
Che tipo di carattere aveva suo
padre?
Era buono e tranquillo, al contrario di
me che sono impetuoso e impulsivo.
È un avvocato appassionato?
Se non si ha passione, non ci si potrebbe definire avvocati. La stessa
passione che sto cercando di inculcare a mio figlio Nicola e devo ammettere che è proprio per lui che
continuo ad esercitare tale professione. Mia figlia Rosalia, intanto,
aspira a diventare magistrato. Certo,
oggi, ci vuole molta determinazione,
più di ieri, ma non sarò io a scoraggiare i miei figli.
Diversamente, avrebbe smesso?
Credo proprio di sì.
Come mai?
La categoria non ha più il fascino di
una volta, sta cadendo davvero in
basso. Siamo in troppi e non c’è professionalità. Oggi ci si iscrive all’Albo dei praticanti, senza aver
superato il concorso di abilitazione.
E’ vergognoso. Ai miei tempi, invece, per accedere alla Facoltà di
I canti devozionali del Cilento
E’ uscito il libro “Varco le soglie e vedo” di Agamennone per Squilibri
Monte Stella, cuore del Cilento
«storico». Qui la diocesi di Vallo della
Lucania si è dotata di un ufficio per le
confraternite.Tutt’ora cerca di ricomporre un «dualismo culturale» di origine medioevale: l’autonomia delle
processioni e sacre rappresentazioni
a carattere popolare rispetto all’imposizione sulla Settimana Santa di una
liturgia eccessivamente clericale. Ai
canti devozionali che caratterizzano
questa «pietà del popolo» con il suo
«piccolo rito», che rivendica la sua autonomia rispetto alla «liturgia della
chiesa», l’etnomusicologo Maurizio
Agamennone ha dedicato vent’anni di
ricerche confluite nel testo appena
dato alle stampe, per i tipi di Squilibri,
Varco le soglie e vedo. È un lavoro che
conduce il lettore attraverso una narrazione affascinante e rigorosa, divisa
in quattro parti: un ipnotico cd con
ben ventitrè tracce, registrate quasi
tutte nei primi anni Novanta, oltre
cinquanta fotografie e due capitoli,
uno dedicato al contesto storico-so-
ciale delle confraternite cilentane ed
uno alla loro vita musicale, al Miserere,
al Pianto di Maria, ai canti monodici e
polifonici, con numerose trascrizioni,
analisi ed annotazioni musicali. In giro
per l’Italia la Settimana Santa è occasione di investimenti da parte di enti
locali che si premurano di spettacolarizzare l’evento dotandolo di costumi,
animali, macchinari: una rappresentazione di sé sensibile agli usi e consumi
del turismo. Di segno opposto sono
le pratiche devozionali confraternali
del Cilento descritte da Agamennone e da studiosi come Bernardi e
La Greca: «continuano orgogliosamente a ‘parlare a sé’», scelgono di curare gli elementi «autoctoni», rurali.
La documentazione musicale ci consegna una selezione di varie forme vocali espresse da dodici confraternite
diverse. Sono state selezionate soprattutto modalità polifoniche volte a
sostenere la parte dell’alto sia con
combinazioni omoritmiche (il gruppo
esegue la parte di basso con la stessa
articolazione della melodia principale),
sia con bordone mobile, dalle note
lunghe, sia con falso bordone, rispondendo alla melodia della parte alta
tanto in gruppo, quanto con un’altra
parte vocale «in solo». La circum-ambulazione devozionale che si ripete
ogni anno intorno al Monte Stella
sembra non solo abbracciare un territorio, ma anche un vissuto e un legame sociale condiviso.
Alessio Surian
Giurisprudenza, si doveva necessariamente provenire dalla maturità
classica.
Un episodio che le ha procurato
grande soddisfazione?
Preciso che ho esercitato il diritto civile con mio padre e il penale con il
grande avvocato Torre. Si trattava di
un processo penale in cui era coinvolto il prestigioso avvocato De Marsico, il quale imperniò la causa da
discutere sulla scia di quanto gli riferii…
La carica che l’ha inorgoglito di
più?
La carica di Presidente della Camera
degli Avvocati civili presso il tribunale di Vallo della Lucania.
Quali sono le finalità della Camera
civile?
Si tendono a rafforzare i legami di solidarietà e interscambio culturale tra i
professionisti del distretto, una sorta
di cooperazione per la reciproca conoscenza, affinchè possa crescere
una sensibilità alle problematiche
della pratica civilistica nel distretto
vallese.
Che tipo di adolescente è stato e che
faceva a Vallo della Lucania?
Sono cresciuto militando nell’Azione
cattolica, presso la scuola di Don Fulvio Parente, vicario vescovile. Ero un
ragazzo curioso e amante dell’avventura a cielo aperto, la stessa voglia di
libertà che ancora anima i miei numerosi viaggi all’estero.
Ricordo le grandi “vasche”, quando
il mondo iniziava nella piazza di
Vallo e finiva allo “Spio”, ricordo soprattutto la caratteristica festa di San
Pantaleone, patrono di Vallo. Da ragazzo costruivo le tende, insieme ai
miei compagni, sulla montagna di
Novi e lì stavamo per giorni interi.
Negli anni ’70 creammo la squadra di
calcio femminile e il “Festival delle
voci nuove”, il cui Presidente era
Mario Ruocco.
Il suo non è propriamente un cognome vallese, è così?
Mio nonno era umbro e mia nonna di
Casaletto.
Riguardo ai suoi viaggi, si disse che
fu vittima di un sequestro nello Sri
Lanka…
Sì, purtroppo. Amo viaggiare. Sono
stato un po’ dappertutto: Egitto, Nilo,
Asia…Ci fu una volta, però, che una
vacanza si trasformò davvero in una
brutta avventura, perché nel ’90 io e
mia moglie fummo presi come
ostaggi dai “tamil”, guerriglieri della
zona che ci depredarono e terrorizzarono.
Va su tutte le furie per…?
L’ignoranza e la prepotenza.
Dice basta a…
In Italia le leggi sono più che sufficienti ma non vengono applicate.
Il regalo più bello che la vita le ha
dato?
I miei figli.
Rossella Oricchio
N°21 31 maggio 2008
Piaggine
Centrale fotovoltaica
pronta per l’estate
In dirittura d’arrivo la realizzazione
della centrale fotovoltaica in programma da oltre tre anni nel comune di Piaggine. In questi giorni
l’amministrazione guidata da Angelo Ciniello e Angelo Pipolo, sta
varando lo statuto della società in
house a capitale interamente pubblico a cui verrà affidato l’incarico
di svolgere tutte le incombenze per
la realizzazione dell’impianti per la
produzione di energia pulita.
I tempi lunghi dell’operazione sono
stati provocati da due fattori.
Il primo è da imputarsi al comune
di Laurino che, ai tempi, non volle
concedere l’autorizzazione a realizzare la centrale in agro di Villa
Littoro dove Piaggine ha un terreno
giudicato adatto allo scopo. Il secondo, è da attribuire alla difficoltà
del comune di reperire direttamente
le risorse necessarie per l’avvio
dell’operazione che, pur finanziata
per intero, necessita comunque di
impegni economici consistenti.
La soluzione scelta è quella della
costituzione di una società specifica che potrà gestire la trattativa
con la ditta che verrà selezionata
con una licitazione privata a causa
dei tempi tecnici ristretti per l’inizio dei lavori: luglio 2008.
Se tutto va bene, questa estate in
contrada “Rosano” inizieranno i lavori che dovrebbero portare il comune di Piaggine all’avanguardia
in termini di fabbisogno energetico
per le strutture pubbliche (comune,
scuole, pubblica illuminazione) e
ritrovarsi anche con un consistente
“tesoretto” con cui sviluppare un
concreto programma di iniziative
sul territorio comunale.
È proprio questo che, nonostante le
ripetute e conclamate fibrillazioni
all’interno della maggioranza guidata dai due “Angeli”, che l’amministrazione continua a fare buon
viso a cattivo gioco.
La possibilità che la crisi di rapporti tra le due componenti all’interno della compagine, uscita
vincente dalle ultime elezioni,
mandi a monte l’ambizioso progetto rende accettabile la convivenza da “separati in casa” tra
Pipolo e Ciniello.
In fin dei conti, non è né la prima
né l’ultima volta che in nome di interessi generali si mandi giù qualche rospo pur di realizzare
qualcosa di utile per il paese. Se
così sarà, i “Chiainari”, che sono in
grado d’intendere e di volere, sapranno apprezzare il sacrificio
fatto.
Intanto, possono cominciare a godere la ristrutturazione della piazza
dei “monaci” e la “quasi” ristrutturazione del vecchio e cadente convento benedettino.
velina
V a lC a lo re
9
Roccadaspide, inaugurata la lungodegenza
Saracino:”Tra 45 giorni, la rianimazione”
«Tra un mese e mezzo sarà inaugurata anche la rianimazione», ha promesso il direttore generale dell’Asl
Sa 3, Donato Saracino, durante la cerimonia di inaugurazione del reparto
di lungodegenza tenutasi, presso
l’ospedale, il 26 maggio. Notizia che
il sindaco Girolamo Auricchio ha subito acchiappato al volo. «Presto,
quindi, sarà festa per tutta la valle
del Calore. Molti pazienti, difatti,
vengono operati a Roccadaspide per,
poi, essere trasferiti negli ospedali di
Vallo o di Agropoli perché dotati
della rianimazione. E, dopo questa
fase, i malati tornano nel nostro presidio». Importanza della rianimazione
condivisa
anche
dal
vicepresidente del consiglio regionale, Gennaro Mucciolo. «Se tra due
mesi e mezzo non sarà attivata la rianimazione, promuoverò un’interrogazione parlamentare».
La lungodegenza, attiva dal 5 maggio, è già occupata nei suoi nove
posti letto. A cui si aggiungono le
liste d’attesa di cinque mesi per i pazienti prenotati dalla direzione sanitaria.
Il primario Arturo Di Spirito auspica
l’attivazione di altri dieci posti letto
,nel giro di due mesi, oltre «all’ospedalizzazione domiciliare che
già opera nella nostra Asl, come in
tutto il territorio nazionale», afferma
duato come ospedale riabilitativo, per cui è previsto un aumento dei posti letto. Il plesso
di Agropoli, invece, sarà un
polo oncologico. Il vicepresidente della giunta regionale,
Antonio Valiante ha puntato
sulla capacità di gestione, qualità e umanità in campo sanitario. «La riduzione della spesa
deve essere un fatto costante da
parte di chi governa, ma un
Da sinistra: Saracino e Auricchio
ospedale oltre alla qualità e alla
il primario che ringrazia «Carmine tecnologia più avanzata, può funzioDe Pasca, parente di un ricoverato, nare bene solo se il suo personale
per aver regalato un apparecchio te- opera con umanità».
levisivo al reparto, in segno di grati- I relatori, inoltre, hanno evidenziato
tudine». Il direttore sanitario con ironia la presenza continua del
dell’Asl Sa 3, Giuseppe Di Fluri, ha sindaco Auricchio. «Avete un sinevidenziato la completezza dell’as- daco terribile che è da ausilio alla disistenza fornita dall’ospedale, anche rezione generale», ha affermato
grazie all’attivazione della lungode- Saracino. «E ‘mbiccicusu’», ha aggenza, che si discosta dalla geriatria. giunto Valiante. «Mi ha chiamato
«Il ricovero non è in rapporto all’età ogni mezz’ora con telefonate lunghe
dell’utente, ma solo alla patologia un quarto d’ora», ha continuato
che presenta, afferma Di Fluri.
Mucciolo. Sono, inoltre, intervenuti:
La lungodegenza non è una casa di il direttore amministrativo dell’Asl
riposo, ma assiste i pazienti che, su- Sa 3 Vincenzo Paesano; il direttore
perata la fase del post acuto, entrano sanitario dell’ospedale Adriano De
nella fase cronica e necessitano di Vita; i primari, infermieri e persoessere stabilizzati. Nei casi di de- nale ausiliario del presidio; i sindaci
genti operati, c’è anche la riabilita- della valle del Calore e, soprattutto,
zione. Così, è stato completato il tanta gente comune.
percorso assistenziale in regime di
Francesca Pazzanese
ricovero nella nostra Asl». Il presidio di Roccadaspide è stato indivi-
Roccadaspide
Dalla prima
Convento di S.Maria
2,5 mln per il recupero
La regione ha finanziato oltre 2,5 mln.
Il recupero del Convento Carmelitano
di Santa Maria dell’Arco, che si trova su
una collinetta poco distante dal centro
abitato di Roccadaspide, è stato per
troppi anni un rudere avvolto dall’erba
e per altrettanto tempo né è stata dimenticata sia dai cittadini, sia dalle autorità competenti l’importanza storica
e culturale.Tuttavia solo da pochi mesi
l’Amministrazione Comunale, retta da
Girolamo Auricchio, con l’ausilio degli
operai idraulico forestali della Comunità Montana Calore Salernitano, ha
voluto ripristinarne la bellezza
adoperandosi per ripulirlo ed installarvi delle luci che di notte lo illuminano
creando
uno
scenario
spettacolare degno del luogo in cui i
carmelitani scalzi, dal 1610, custodivano
le tombe delle famiglie nobili rocchesi
e la statua della Madonna del Carmine
che, dopo la chiusura del convento, fu
sistemata nella Chiesa dei Morti, poi
denominata Chiesa del Carmine, sita
nella piazza principale delpaese. L’illuminazione del Convento però sembra
essere
stata
solo
l’inizio
dell’ottimizzazione della struttura; è recentissima, infatti, la notizia dell’approvazione, da parte della regione, del
progetto esecutivo per il recupero del
Convento. L’intervento non rientrava
tra quelli finanziabili, ma in seguito alla
presentazione della documentazione
relativa alla domanda di ristrutturazione, è stato valutato positivamente e
inserito nel Parco Progetti per il turismo della Regione Campania. Il piano
prevede il consolidamento statico ed il
restauro architettonico delle mura
conventuali superstiti, la realizzazione
di infrastrutture per il pubblico impiego, di nuove pavimentazioni, di un
impianto di pubblica illuminazione, di
panchine, fioriere e cestini porta rifiuti
ed in particolare la creazione di un’area
teatrale, di un parco giochi e di un locale adibito a biglietteria interamente
costruiti con l’utilizzo di materiali locali, in primo luogo la famosa pietra
dello Scanno di Roccadaspide. Attraverso questi lavori, che dovrebbero
iniziare a breve, si andrà a realizzare
uno dei luoghi più avvenenti di Roccadaspide. Un luogo in cui il patrimonio
architettonico del paese viene esaltato
sia per sottolinearne la valenza culturale, sia per farne un posto accogliente
di cui possono beneficiare cittadini e
turisti di passaggio.
Alesssandra
a Pazza
anese
di Oscar Nicodemo
Lo Charlot...
come lo “Charlot”, rappresenterà il
fiore all’occhiello della rassegna
artistica estiva di una città del genere, il territorio di Hera non potrà
ambire ad un vero e proprio turismo, confacente al suo patrimonio
e agli sforzi degli imprenditori che
vi operano. A sostegno delle mie
parole, metto in evidenza qualche
dato dai risvolti imbarazzanti: gli
scavi di Paestum, come riportato
anche da alcuni quotidiani, hanno
subito negli ultimi anni una preoccupante flessione di visitatori. Nel
2007 si registra un calo pari circa
all’8%. Naturalmente, non sarà
solo colpa della insignificante
“sagra” di cui si è raccontato. Farne
a meno sarebbe solo l’inizio di una
inversione di tendenza, non la soluzione finale del problema.
Insomma, l’eliminazione dell’immondizia culturale è la base da cui
partire per un naturale rilancio economico e turistico. Che lo “Charlot” torni pure a Salerno, anche se
De Luca, uomo di indubbia finezza, non lo reclama affatto.
Intanto propongo che la legge Zanotti-Bianco contempli il reato di
abusivismo culturale e venga preso
come modello negativo di riferimento il premio Charlot!
N°21 31 maggio 2008
C ile n to
10
“Zone franche” nel PD salernitano
Escluso Marcello Ametrano
È vivace e movimentato il presente
del PD nella provincia salernitana.
Terminato il tempo del voto e acquisito il nuovo volto del Paese da parte
di tutti, già si inizia a respirare nuovamente aria di campagna elettorale
nella provincia di Salerno. Da qualche giorno, infatti, sono stati affissi a
Pisciotta, Palinuro, Vallo Scalo,
Omignano e in altri comuni cilentani, numerosi manifesti che presentano
Villani
come
il
probabile/possibile candidato per
l’elezione
provinciale:
una V di
vittoria
benaugurale è
infatti
l’auspicio che
viene espresso su numerosi muri
della nostra amata terra, un po’ a
Amarcord. Palinuro o Pisciotta?
Il sepolcro conteso
Una “battaglia“ condotta senza esclusione di colpi, con velenosi affondi a
mezzo stampa da una parte e dall’altra. Era l’estate del 1989 e protagoniste della singolar tenzone, all’insegna
della più pura tradizione campanilistica furono le amministrazioni comunali di Pisciotta e Centola.
Oggetto della contesa all’ombra del
“Garofano“ (connotazione politica di
entrambi gli schieramenti) la tomba
di Palinuro, il mitico nocchiero di
Enea che la tradizione virgiliana voleva
naufragato sulle coste cilentane e ucciso dalle popolazioni indigene. Una
disfida in salsa toponomastica sul filo
della storia e della leggenda che infuocò quel già torrido mese di agosto.
Casus belli le parole della professoressa Angela Veneroso, allora assessore socialista al comune di Pisciotta.
Testi alla mano, la studiosa dichiarò
che il vero sepolcro dello sfortunato
eroe troiano si trovava in realtà a Caprioli, in località Valle di Marco. Ovvero in pieno territorio pisciottano. «È
un dato inconfutabile. La località del
comune di Centola che oggi risponde
al nome di Palinuro in realtà non ha
nulla a che vedere né con la morte né
con la sepoltura del naufrago cantato
da Virgilio. Quel nome spetterebbe di
diritto ad una località che appartiene al
comune di Pisciotta. La storia è dalla
nostra parte». Le dichiarazioni della
battagliera assessora pisciottana lasciavano trapelare l’intenzione di rivolgersi
al Tar per avere giustizia, se non altro
per rispettare la volontà della Sibilla
cumana che -come ci narra Virgilioaveva sentenziato “eternumque locus
nomen Palinuri habebit“… Non si fece
attendere la risposta di Romano Speranza, primo cittadino di Centola: «Mi
dispiace per la collega ma ritengo che
questo presunto fatto nuovo intorno al
cenotafio sia dovuto più che altro alla
calura estiva». E giù con la citazione di
un cippo sepolcrale con la scritta Anas
(niente da spartire con l’Ente strade…)
rinvenuto nel 1933 in località Saline e
la testimonianza dello storico settecentesco Antonini che aveva localizzato la
mitica sepoltura in zona porto.
E poi la staffilata finale: «Credo piuttosto che si debba procedere ad una rettifica amministrativa dei confini di
Centola. Siamo di fronte ad un territorio omogeneo, con problematiche comuni, che va dalla spiaggia del
Mingardo fino a Caprioli e che dovrebbe ricomprendersi nel comune di
Centola». Insomma il succo era: “la
spiaggia di Caprioli appartiene al nostro comune!“. Molti pisciottani non
gradirono affatto quelle parole e quell’atteggiamento da novello conquistatore del sindaco di Centola: «qualche
colpo di sole di troppo fa perdere la
bussola» dissero le malelingue. Portavoce del malcontento dei compaesani
il sindaco Ettore Liguori che mise
fine alla querelle toponomastica «siamo orgogliosi della nostra storia e
delle nostre tradizioni e vogliamo continuare a mantenere il nome di Pisciotta» disse - ma non rinunciò alla
stoccata finale. Velenosissima: «Piuttosto che avventurarsi in certe iniziative annessionistiche figlie di un tardo
e superato nazionalismo, Palinuro
pensi a recuperare i francesi. Mi riferisco alla perdita del Club Méditerranée,
punto di riferimento per tutto il turismo
della costa cilentana. Una perdita attribuibile ad una politica cieca e sbagliata». Al riguardo sarebbe stato
interessante ascoltare anche il parere
del diretto interessato, Palinuro. Anche
se alla domanda “Palinuro o Pisciotta?
“ avrebbe risposto senza ombra di dubbio “Anatolia, a casa mia“.
Raffaele Avallone
sondare opinioni e commenti, un po’
a dire che la strada da seguire, oramai, c’è già. C’è poi la smentita di
Simone Valiante a candidarsi come
presidente della provincia che –in un
intervento televisivo a 105 Tv- invita
invece a guardare cosa sta succedendo in ambito giudiziario ed a seguire la scia lanciata da Angelo
Villani. A questo inizio di campagna
si aggiunge un disappunto: quello di
Marcello Ametrano in ordine a dei
comportamenti tenuti da alcuni
membri del PD sull’unità del partito.
Ametrano, delegato regionale, attraverso un comunicato stampa ha stigmatizzato una brutta piega che ai
suoi occhi sta prendendo il PD: la
costruzione di due frazioni che tendono ad alimentare lontananze, “venendo meno ai doveri di unità,
democrazia e trasparenza, tanto decantati da Walter Veltroni nella costruzione del nuovo soggetto
politico”. Il dottore di Vallo della Lucania, infatti, si è sentito molestato
dal coordinatore provinciale Michele
Figliulo per non essere stato informato e invitato, assieme ad alcuni
membri del PD, in occasione dell’incontro tenuto a Vallo il 16 maggio.
“L’impressione
che
personalmente ho avuto – scrive
Ametrano -, oltre alla formale esclusione dall’incontro, è quella di trovarsi di fronte non due correnti di
uno stesso partito bensì a due divisioni che tendono ad alimentare
distanze l’una dall’altra”, un comportamento non casuale e superficiale ma ponderato, che contribuisce
alla “creazione di ‘zone franche’ alle
quali non è dato accedere a molti.
Esprimo tutto il mio disappunto; in
particolare intendo sollevare una osservazione sul comportamento, a
mio giudizio poco leale, da parte di
chi ricopre ruoli/cariche istituzionali”. Unità democrazia e trasparenza? La domanda rimane aperta,
proprio all’alba della campagna elettorale che, alla luce dell’uragano politico che ha investito l’Italia,
assume un sapore ancora più ricco di
contenuti e attese per la penisola e
per il nostro Sud. I problemi sono
quelli di sempre: il lavoro innanzitutto, che diviene sempre più elemento di scambio per una terra
povera di opportunità e occupazione,
poi i trasporti che, ad andante lento,
avanzano in una terra certamente
poco servita e collegata al Nord della
provincia. Infine l’apertura alle innovazioni che possono elevare in
tutti i sensi il livello di vita di chi non
fa il turista ma vive qui tutto l’anno.
Un buon investimento di danaro e
svariate manifestazioni estive non
possono certo essere panacea salvifica per una terra bisognosa invece
di dignità e rispetto. Per tutto l’anno.
Nicola Nicoletti
CAPACCIO
L’opinione di P. De Rosa
Chi evade...
e chi paga
Spero che, con l’avvio della differenziata su tutto il territorio comunale, il Sindaco, l’Assessore al
Bilancio e il capogruppo del Pd abbiano anche ottenuto da parte dei
soggetti evasori di lungo periodo
l’adesione all’ennesimo condono
dopo aver concesso loro il pagamento senza sanzioni e senza interessi.
E’ giusto estendere la differenziata,
è giusto farsi carico di una nuova
spesa, è giusto sanzionare chi non
adempie nei modi e nelle forme
corrette alle prescrizioni per ottenere un servizio migliore e dare un
immagine positiva del nostro territorio. E’ giusto soprattutto nei confronti di noi stessi avere una città
vivibile, con adeguato rispetto dell’ambiente e delle persone: è sicuramente sintomo di civiltà.
Non è giusto però che a pagare
siano sempre gli stessi (i cittadini
onesti) e a pagare anche per gli altri.
Non è giusto però che i pensionati,
i lavoratori dipendenti che adempiono regolarmente al loro dovere
si vedono costretti mensilmente a
fare a meno di una quota del salario
o della pensione che è versata nelle
casse comunali quale addizionale
prevista dal Bilancio 2008. E’ ormai
universalmente riconosciuto che il
Comune dovrebbe incassare quali
tasse inevase circa 10 milioni di
euro! A quanto tutto ciò! Il grado
di civiltà di una Comunità si misura
anche e soprattutto quando tutti
fanno il loro dovere d’onesti cittadini e contribuenti. Il grado di civiltà
di una Comunità si misura anche e
soprattutto quando chi è chiamato
a rivestire cariche pubbliche, in
virtù di un responso popolare, sia il
garante di TUTTI, soprattutto dei
più deboli e disagiati. Non si possono pretendere più servizi, più investimenti, quando una parte
considerevole, che gode dei maggiori privilegi dalla vocazione turiCONTINUA A PAGINA 11
Dalla prima
Il treno Italia
che sgancia i vagoni
condizioni di viaggio ad altri. La
soluzione starebbe nel diversificare
la potenza delle locomotive assicurando il massimo della potenza a
chi ha più fretta e facendo viaggiare
in condizioni più tranquille chi non
riesce a reggere il passo con i ritmi
dei vagoni di testa.
Insomma, meglio far correre velocissimi alcuni e dare tempo agli
altri di prendersela con calma.
In alcuni film, la questione viene risolta con lo sganciamento dei vagoni di coda, lasciando che la
locomotiva continui il suo rampante viaggio.
Il problema è che prima o poi quei
vagoni dovranno essere recuperati
e trainati almeno in una stazione,
altrimenti al prossimo viaggio saranno lì ad ostruire i binari e allora
si troveranno davanti a bloccare
anche i velocissimi compagni di
viaggio di una volta che per voler
troppo correre sono tornati al punto
di partenza. A quel punto, invece di
tirare, dovranno spingere. Il che è
molto più faticoso e difficile.
moncil
N°21 31 maggio 2008
C a p a ccio -P a e stu m
La struttura di Pazzano al comune
Troncone: “Facciamo il Pdl”. Voza, non ci sta!
Intanto una novità all’ultimo consiglio comunale c’è stata. Giuseppe
Troncone ha espresso la volontà di
adesione al progetto politico del PdL
superando la vecchia denominazione
di Casa delle Libertà. Purtroppo non
è la desiderata costituzione di un
gruppo del PdL a causa dell’indisponibilità di Forza Italia, che già con un
comunicato e poi per bocca del consigliere Roberto Voza in consiglio
ha rimarcato come le disposizioni
siano ancora quelle di mantenere
l’autonomia dei gruppi consiliari. Il
generale, infatti, rimane capogruppo
del gruppo misto, pur avendo dichiarato la propria appartenenza politica
al PdL E’ comunque un primo passo.
Troncone, quindi, si pone, in solitario, come punto di riferimento per
quanti hanno a Capaccio inteso dare
con il proprio voto un segno di cambiamento. Il sindaco ha poi comunicato l’acquisizione in comodato
d’uso dall’Asl 3 della struttura di
Pazzano. In progetto la sua trasformazione in una struttura polivalente
per portatori di handicap. Un importante strumento di aiuto e supporto a
tanti nostri concittadini meno fortunati e alle loro famiglie. Il frutto, ha
detto il sindaco Marino, di un duro e
lungo lavoro condotto da questa amministrazione, ed in particolare, dal
vice sindaco ed assessore al ramo
Lorenzo Tarallo, che ha trovato un
attento e disponibile interlocutore
nella persona del direttore generale
dell’Asl Sa3, Donato Saracino. Un
risultato di cui, ha aggiunto, può farsi
vanto l’intero Consiglio Comunale.
Il Sindaco volendo dare enfasi al
successo dell’acquisizione al Comune della struttura dell’Asl 3 in comodato d’uso ha retoricamente detto
di “averne già le chiavi in tasca”. La
risposta del capogruppo di Forza Italia non si è fatta attendere suggerendo al Sindaco di far analizzare
quelle chiavi. Sicuramente vi
avrebbe trovato anche le sue impronte digitali. Un modo del consigliere Giuseppe Mauro per ricordare
CONTINUA DA PAGINA 10
stica della nostra area, si sottrae ad
adempiere al proprio dovere, scari-
fermato come siano state intavolate
trattative con RFI per avere in uso le
strutture presso le stazioni di Capaccio e di Paestum. Interpellato da me
nel post - consiglio , il vice-sindaco
Tarallo ha chiarito che il ricorso al
Tar era stato perduto, ma che l’amministrazione stava lavorando in silenzio per risolvere tutti i disservizi.
Speriamo bene.
Il Sindaco poi nel suo intervento ha
proseguito su invito del consigliere
Castaldo nel ricordo del defunto Alfredo Di Marco, già consigliere comunale. Il Consigliere Mauro ha
chiesto, poi, la parola per chiedere al
come tale trattative fossero già state
avviate da lui stesso nelle vesti di assessore della passata amministrazione. Poco male. Credo che alla
fine, ciò che conta sia il risultato raggiunto. Anche grazie ad un lavoro di
continuità dell’azione amministrativa e non è il solo caso in realtà, i
Capaccesi potranno usufruire di un
servizio in più. Questo Consiglio ci
ha regalato, anche, la presenza inedita di Nino Pagano. In verità la sua
“assenza” continua è stato sin ora
l’elemento caratterizzante e costante
della sua “presenza” in Consiglio
Comunale. Quale consigliere candidato-sindaco eletto nelle file… della
minoranza, avrebbe dovuto, a mio
parere, dare voce a quei mille e passa
Capaccesi che lo hanno votato e che
gli chiedono di essere giustamente
rappresentati anche in Consiglio Comunale. Speriamo che la sua venuta
non sia stata solo estemporanea e
contestuale all’elezione di una sua
protetta nella Commissione per le
Pari Opportunità tra Uomo e Donna
. Intanto ci è sembrato in imbarazzo
nel cimentarsi nel ruolo di consigliere di opposizione con delle interrogazioni in particolare sulla
chiusura della stazione ferroviaria di
Capaccio Scalo e sui disagi che comporta alla sua utenza e in particolare
ai portatori di handicap. La risposta
è venuta da un sindaco, con un sorriso sornione e ironico, che ha concando sulla collettività i maggiori
oneri e costringendo gli Amministratori, poco accorti, a limitare i servizi
basilari di un vivere civile (scuole,
acqua, verde, spazi per attività culturali e sportive… ecc…ecc…). Menefreghismo da una parte, scarsa
incisività del ruolo dall’altra, anche
perché prigionieri dei soliti noti.
L’agire è ormai tutto indirizzato al
Puc e alla sua eventuale adozione.
Cominciano a fiorire nomine di collaborazione sulla base di rilevanti trascorsi amministrativi (sindaco,
assessore, capogruppo consiliare) su
temi quali il recupero d’itinerari turistici, archeologici, storici, ambientali,
religiosi e fluviali e del patrimonio
Sindaco di soprassedere alla chiusura
al traffico di Piazza Santini. Il punto
4 dell’ordine del giorno prevedeva
l’approvazione del Regolamento per
il rilascio delle autorizzazioni di
punti di vendita non esclusivi di quotidiani o periodici, in applicazione
del Decreto Legislativo 170/2001. Il
Regolamento, ampiamente discusso
nell’apposita Commissione Consiliare è stato approvato anche se, su
proposta del Consigliere Troncone,
attesa l’articolazione territoriale del
comune di Capaccio in 14 contrade,
sarà esaminata la possibilità, in ambito della normativa vigente, di consentire agli esercenti non esclusivi,
ubicati nelle frazioni distanti dal censtorico per il rilancio del turismo di
Capaccio-Paestum.
Anche in questo caso sarebbe stato
più giusto coinvolgere i laureati in
conservazione dei beni archeologici
e ambientali del nostro Comune.
I consiglieri comunali sono tutti d’accordo? I cittadini-elettori possono rimanere indifferenti? E’ ora il tempo
che gli “sfruttati” di destra e di sinistra trovino il coraggio di “unirsi” e
partecipare civilmente alla costruzione della “Città Futura”: questo è il
messaggio che ci ha lasciato in eredità Gigino.
Pietro De Rosa
[email protected]
tro, la possibilità di vendere quotidiani e periodici, al fine di rendere
un servizio utile ai cittadini residenti.
Tra le novità la costituzione di un
unico Albo delle Associazioni e la
costituzione della Consulta Comunale delle Associazioni del Settore
Produttivo. Nelle more delle discussioni del regolamento di questo ultima, si è assistito ad un inedito
Carmine Caramante, che si opponeva alla proposta del Presidente del
Consiglio, Paolo Paolino, che suggeriva una variante alla bozza di regolamento (credo elaborata dallo stesso
Caramante con la commissione).
L’oggetto del contendere ci è sembrato di capire fosse se la presidenza
di tale Consulta spettasse al Sindaco
o a un suo delegato (proposta Paolino) o invece all’assessore o il consigliere delegato al ramo.
Tale querelle tra Caramante e la sua
maggioranza si è protratta poi anche
sulla questione della richiesta di proroga della Commissione Consiliare
di Indagine sulla gestione dei rifiuti
urbani. Su cosa dovrebbe investigare? Sul crollo della differenziata
dopo il commissariamento e l’entrata
della giunta Marino? Su i costi del
contratto della Sarim inferiori di
circa il 22% a quelli analoghi presentati dalla Sistemi Sud (società in
house) in una ricerca di mercato per
gli stessi servizi?
Il punto 8, che tratta la nomina dei
componenti della commissione per
la pari opportunità ha visto la confluenza di una vasto consenso sulle
candidate elette frutto di un sicuro
precotto tra esponenti della minoranza e la maggioranza. Troncone allora propone: “occorre mettere in
atto, quindi, un regolamento per un
punteggio obiettivo, rivolto all’accertamento della sola capacità ed
idoneità dei concorrenti, alla gestione di una necessità sociale avvertita dalla comunità, in modo
particolare quella indigena, dove i
vincoli di retaggio culturale sono ancora avvertiti in misura superiore che
altrove, affinché ci si porti fuori dalla
portata della logica politica clientelare”. La votazione ha avuto corso,
le concorrenti ammesse erano: Barlotti Domenica; Montechiaro Alfonsina; Memoli Chiara; Di Sessa Anna
Katia; Grandazzo Maria Antonietta;
Volpe Maria Grazia; Kotecka Anna
Elzbieta; Pisaniello Giovanna; Daniele Deborah. Esclusa la Vicidomini
nel frattempo subentrato a Di Lascio
in consiglio e due richieste fuori termine. A seguito della votazione sono
risultate elette: Barlotti D., Montechiaro A., Memoli C., Kotecka A. E.,
(in quota alla maggioranza), Volpe
M. G., Pisaniello G., (Forza Italia);
Daniele D. (in quota Pagano).
Enzo Di Sirio
11
N°21 31 maggio 2008
C a p a ccio
12
Dalla prima
Il recupero della viabilità d’accesso a Paestum
Sabelli: “Intervento utile e rispettoso dei luoghi”
Il Ministero per i Beni e le Attività
culturali ha indetto a settembre del
2000 la gara per l’affidamento dello
Studio di Fattibilità del Parco Archeologico di Paestum, studio consegnato ad aprile del 2001.
Parte qualificante dello Studio di
fattibilità, per quanto attiene gli assetti viari, è lo scavo della sede stradale ex SS. 18 che taglia la zona
archeologica da nord a Sud, nonché
della strada che congiunge – da est
a ovest – Porta Sirena a Porta Marina. Il Comune di Capaccio a partire dal 2002, partendo dallo Studio
di Fattibilità del Parco Archeologico
di Paestum, ha riconsiderato l’intero
sistema della mobilità della zona archeologica al fine di consentire la
trasformazione dell’approccio alla
visita della famosa località, elevandone il rango da luogo di transito a
meta effettiva.
La delibera della giunta comunale n.
186 del 4 giugno 2003 ha approvato
il progetto preliminare generale che
contiene la parte degli interventi da
realizzare nell’area archeologica a
cura del Comune per un importo di
€ 18.870.000,00.
Oltre alla strada oggetto delle critiche di questi giorni, quali altri interventi sono previsti dal progetto
e quali già realizzati?
Il progetto generale è particolarmente ampio.
Oggi stiamo realizzando un primo
stralcio attuativo con un finanziamento regionale a valere sulle risorse europee di € 5.271.256,00 che
comprende i parcheggi P2 e P3, i
tratti di strade di collegamento tra i
due parcheggi, la sistemazione di
via Laghetto, percorsi pedonali e ciclabili lungo le mura tra Porta Sirena
e
Porta
Giustizia,
l’adeguamento del sottopasso pedonale ferroviario alla stazione di Paestum insieme ad altri interventi di
dettaglio.
L’esecuzione dei lavori è stata anche
un’occasione importante per svolgere indagini archeologiche sulle
aree interessate dal progetto.
Le indagini sono state eseguite da
una ditta specializzata con l’ausilio
del CNR e coordinate dalla Soprintendenza Archeologica e hanno consentito di scoprire, tra l’altro,
l’antico acquedotto che da Vesole
alimentava la Città Antica e alcuni
tracciati viari di collegamento con il
territorio circostante.
Tutte le informazioni raccolte sono
state catalogate e saranno oggetto di
valutazioni specifiche da parte della
Soprintendenza. Oggi è in corso di
predisposizione un progetto di valorizzazione dell’antico acquedotto
con il quale per ricercare le fonti di
finanziamento.
C’era già stato una prima “denuncia” che ha consentito l’eliminazione
del
muretto
di
contenimento di cemento che de-
corso, che oggi impediscono la vista
di quel tratto di mura da chi guarda
da oriente, saranno sostituiti da una
siepe di alloro restituendo una visione occultata negli ultimi decenni
anche da grandi distanze.
Insomma non credo che l’intervento
complessivo possa essere additato
come uno sfregio a Paestum.
Bartolo Scandizzo
Marco Bejene
bordava dal livello stradale. Poi è
arrivata la denuncia in TV ad
“Anno zero”. Pensa che si possa
andare incontro a quanto richiesto
dal comitato promotore della protesta?
Mi sembra che la critica espressa riguardi la validità e la necessità dell’intervento in corso, bollato
semplicemente come inutile. La ritengo una critica severa che non
tiene in considerazione l’interezza
del progetto che vuole consentire lo
scavo della sede stradale ex SS. 18
che taglia la zona archeologica da
nord a Sud, e della strada che congiunge – da est a ovest – Porta Sirena a Porta Marina e, in definitiva
dare vita al Parco Archeologico di
Paestum. Ci vorrà del tempo; è una
prospettiva complessa ma possibile.
Devo dire che, ad oggi, il Comune di
Capaccio non ha ricevuto alcuna richiesta da parte del Comitato e questa circostanza mi lascia molto
perplesso sul metodo utilizzato per
la protesta. Il Comune è aperto ai
cittadini e gli uffici sono disponibili
a fornire ogni utile informazione a
chi la richiede.
Paestum è un patrimonio da conservare e da valorizzare. Sono in
tanti a Capaccio e fuori a stimarla
come professionista serio e rispettoso dell’ambiente. Oggi l’indicano “l’uomo” dello sfregio alla
cinta muraria di Paestum?
Ringrazio per la stima e posso dire
di non essere d’accordo con la definizione?
Innanzitutto il progetto è in costruzione e ritengo sbagliato esprimere
giudizi su un’opera in divenire. L’intervento “incriminato” riguarda la
creazione di percorsi pedonali e ciclabili, in particolare la strada oggetto delle maggiori critiche sarà
pavimentata con materiali che impatteranno molto meno dell’asfalto
che c’era in precedenza.
Ci sono pochi precedenti in regione
ma, credo che una volta terminata
sarà valutata favorevolmente.
Si consideri che, tra l’altro, da Porta
Sirena il tratto meridionale della
strada è stata completamente eliminata e al suo posto è stato realizzato
il percorso pedonale e ciclabile, con
il conseguente allontanamento dalle
mura.
Infine, gli alberi alle spalle del per-
IL CHI E’ DI SABELLI
Rodolfo Sabelli è nato nel 1962 e
ed ha vissuto in diverse città della
Campania. Suo cugino, omonimo, è
un sostituto procuratore impegnato in alcune delicate inchieste
romane. Dal 1994 si è fermato a
Eboli. Si laurea in Architettura
presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli.
E’ fondatore dello studio In.Site architetti & Ingegneri associati al
quale ha attivamente partecipato
fino a dicembre del 2000. Dal 2001,
a seguito di concorso pubblico, dirige il Settore tecnico del comune
di Capaccio-Paestum dove si occupa di attività complesse: formazione e attuazione di piani
regolatori generali e di piani urbanistici esecutivi, redazione e attuazione di piani di settore,
implementazione e sviluppo di sistemi informativi territoriali, redazione di quadri conoscitivi generali
e progettazione di lavori pubblici,
finanza di progetto, tutela dell’ambiente, pianificazione strategica e
programmazione negoziata. Rodolfo Sabelli, dal giugno 1996 a settembre 2001, è stato assessore
all’urbanistica della Città di Eboli e
- tra l’altro - ha condotto a termine: - Concorso nazionale per la
riqualificazione della piazza della
Repubblica; - Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche; - Piano per le aree da
destinare agli insediamenti produttivi; - Piano per l’utilizzazione delle
aree del demanio marittimo; Piano delle farmacie; - Perimetrazione del centro abitato; - Programma di recupero urbano del
quartiere “Pescara”; - Variante generale al Piano regolatore generale.
E’ tra i membri fondatori del
“Gruppo dei trenta”, gruppo di aggregazione di cittadini che si interessano dei problemi del territorio
salernitano.
Marino
come Sarkozy
Ricordate la commissione
Attali?
Fu il “coniglio” che uscì dal cilindro
del neo presidente francese Nicolas Sarkozy per dare smalto alla
partenza della sua presidenza ottenuta con un’elezione troppo
sbilanciata a destra sia per i toni
che per i contenuti della campagna
elettorale.
Chiamò al “capezzale” della V repubblica francese alte personalità
di ogni tendenza politica, anche
straniere, per chiedere idee per
ammodernare il paese da tradurre
in atti di governo.
Più modestamente (senza offesa)
anche l’amministrazione guidata da
Marino e Tarallo ha sempre manifestato la volontà di “aprire a
360°” alla società civile e alle personalità di peso e con esperienza
che Capaccio Paestum annovera.
Il primo passo è stato fatto. Considerata la mole di lavoro che bisogna svolgere intorno al settore
turistico, la cui delega il sindaco ha
voluto trattenere nelle sue mani,
Marino ha rotto gli indugi e, “motu
proprio”, ha chiamato Pietro Desimone al suo fianco quale consulente, a titolo gratuito, per dare un
contributo a mettere ordine nel
settore trainante dell’economia
capaccese.
La “chiamata”, di cui Desimone è
stato investito, sono le chiavi che
aprono le porte del futuro dell’intero settore di riferimento ma, soprattutto, sono l’elencazione
esaustiva di tutte le problematiche
che affliggono e impediscono, allo
stato attuale, la ripartenza dell’iniziativa privata.
La decisione di allargare la compagine di governo del territorio è
anche la presa d’atto che con le risorse umane interne all’amministrazione (politici e tecnici) sono
scarse e diventa problematico elaborare strategie e progetti complessi senza cedere tempo
prezioso con conseguenti penalizzazioni del territorio. Ecco perché
“Il recupero degli itinerari turistici,
del patrimonio storico- archeologico, e il riassetto del territorio finalizzato al rilancio turistico di
Capaccio- Paestum.” Sono argomenti che fanno tremare le vene a
quanti oggi sono impegnati nella ricerca di un futuro per sé e, ancora
di più, per le prossime generazioni.
Affidare alla “personalità di rilevante prestigio ed esperienza amministrativa…” per dirla con
Marino è un atto di “generosa” disponibilità nei confronti di chi non
ha preso parte alla competizione
elettorale, ma anche della presa di
coscienza che da soli non si va da
nessuna parte. Sul tavolo del sindaco e del suo “collaboratore” c’è
un duro lavoro da evadere, i due
hanno fama di essere pratici e
operativi, ma anche di essere
“permalosi” e “viscerali”. Si tratta
di capire se saranno in grado di
mettere a frutto l’esperienza maturata in passato. Lo spirito della
chiamata è evidente: attingere dal
serbatoio di intelligenze presenti a
Capaccio Paestum le energie necessarie per andare avanti. Se “Pietro e Pasquale” sapranno farlo
avranno vinto la loro scommessa,
se falliranno questo paese avrà
sprecato una ulteriore occasione
per migliorarsi.
velina
N°21 31 maggio 2008
D ia n o
Intervista a Pietro Marino
Per il turismo: Promozione, conoscenza e mobilità
Promuovere il territorio, far conoscere le emergenze del Vallo di
Diano e velocizzare i trasporti.
Sono questi, secondo il presidente
del consorzio Certosa Mare, Pietro
Marino, i tre punti necessari per far
decollare il turismo nel territorio
del Vallo di Diano. Un turismo che
è quasi zero, ha detto Marino, perché se sono migliaia le persone che
ogni anno giungono nel Vallo di
Diano per visitarlo, non sono poi
altrettante quelle che soggiornano in
uno dei 15 comuni del comprensorio. Le mete più visitate dai turisti
sono, come noto, la Certosa di Padula e le grotte di Pertosa, ma esistono anche tanti altri luoghi
altrettanto suggestivi e importanti,
come i centri storici di Teggiano e
Caggiano, il Battistero di Sala Consilina, il convento di Polla, insomma
un territorio ricco dal punto di vista
architettonico, storico, culturale, ambientale, e anche gastronomico, ma
che stenta a diventare una vera meta
turistica, e questo perché, secondo
Marino, non c’è mai stata una vera
politica di promozione del territorio.
Questione che diventa ancora più attuale, considerati i recenti fatti legati
all’emergenza rifiuti in regione, e
che nei mesi scorsi, in occasione
delle festività pasquali, furono addirittura causa di molte prenotazioni
disdette. Per Marino infatti anche la
stagione estiva ormai alle porte risentirà in negativo, della cattiva immagine, in Italia e all’Estero, che la
Campania intera “subisce” dall’emergenza rifiuti. Spiegando che è
in corso un tavolo di lavoro per cercare di estendere il turimo della stagione estiva a tutto l’anno, la
cosiddetta destagionalizzazione,
obiettivo dell’intera provincia di Salerno, Marino ha messo in evidenza
l’importanza del lavoro dell’Ente
Parco Nazionale del Cilento e del
Vallo di Diano, a favore della promozione del territorio: “la persona
che lo rappresenta, ha detto il presidente del consorzio Certosa Mare, è
competente e autorevole, rappresenta un elemento di rottura rispetto
alle politiche del passato per la tutela
e la promozione del territorio, ogni
sua azione di promozione, sulla
stampa ha tutto un altro peso, e questo ci aiuta molto perché abbiamo il
problema di fare conoscere il nostro
territorio, non tutti sanno che esistiamo, e non tutti conoscono le
emergenze del Vallo di Diano”. Per
quanto riguarda il nascente Marchio
D’area, sul quale stanno lavorando
diversi enti del Vallo di Diano per favorire la tracciabilità e la rintracciabilità dei prodotti locali, cosicché il
turista-consumatore possa avere un
elemento di certezza della qualità del
prodotto, Pietro Marino ha spiegato
che si tratta di un fattore importante
e utile per il territorio. “Un nostro
consorziato ha partecipato alla realizzazione del Marchio d’area, ma è
importante che ci siano delle persone
che successivamnete, per fama, per
peso, per nome, possano promuovere il marchio; non basta la qualità
del marchio, occorre farlo conosce,
attraverso le capacità di un dedign,
un fotografo, e tramite il contatto
con i media. Il marchio è molto importante perché è la premessa per lavorare sul discorso della qualità”.
Promozione del territorio dunque,
insieme alla capacità di far conoscere quelle che sono le bellezze artistiche e architettoniche, ma non
solo, del Vallo di Diano, e infine,
terzo punto, di eguale importanza rispetto ai primi due, la velocità dei
trasporti, detto in altre parole “mettere in condizioni il turista di poter
arrivare facilmente nel Vallo di
Diano”. Marino ha ben sintetizzato
il concetto con un semplice esempio:
“se ho tre giorni di vacanza, ce ne
impiego due per arrivare nel Vallo
di Diano, non ci vado”. Un problema quello dei trasporti, che per
il presidente del Consorzio Certosa
Mare, non è legato solo all’assenza
della ferrovia, quesione su cui Marino ha ribadito “è un discorso che
andrebbe affrontato e definito, o in
positivo o in negativo, ma definito.
Ora c’è l’aereoporto di Pontecagnano e basterebbe farlo decollare,
non ci interessano gli aerei con 300
posti, ma puntiamo al turismo di
qualità, con aerei di 30, 50 o 70
posti. Poi c’è l’autostrada, che potrebbe essere sfruttata per un collegamneto istituzionale che dagli
aeroporti di Napoli e Pontecagnano,
e dalla stazione di Buccino, conduca
i turisti nelle aree interne del Cilento
e Vallo di Diano, perché tutte quete
aree hanno lo stesso problema, dal
punto di vista dei trasporti. Quindi,
ha ribadito, concludendo, Marino,
sono necessari promozione, conoscenza di quello che abbiamo e velocità dei trasporti, perché le cose
sono molto migliorate rispetto a 10
anni fa, adesso il prodotto c’è dal
punto di vista ambientale, storico,
culturale, ma anche dal punto di
vista della ricettività, sia per quanto
riguarda le strutture, che il personale
e la qualità del servizio”.
V i n c e n z o C u r c i o,
la terra e la morte
E’ morto lunedì a Polla il letterato
che amava la politica. Aveva 69 anni.
“Terra rossa terra nera,/ tu vieni dal
mare,/ dal verde riarso,/ dove sono
parole/ antiche e fatica sanguigna
(…)”. Sono versi di Cesare Pavese,
tratti da una brulla raccolta poetica
“La terra e la morte”, anno 1945.
Sono le parole giuste per ricordare il
professor Vincenzo Curcio, per più
di un trentennio impegnato nell’istruzione, nella cultura, nella politica e nella società del Vallo di Diano,
morto lunedì all’età di 69 anni dopo
aver lungamente patito un invulnerabile male. Il tenace oratore, che
non perdeva occasione per dialogare
con gli studenti del liceo classico di
Sala Consilina, ha offerto spunti importanti nell’avvio di esperienze che
emancipassero il territorio, offrendo
ad esso la possibilità di alienarsi dai
retaggi che ne hanno rallentato - e
ne rallentano attualmente - lo sviluppo. Il lascito del suo insegnamento è il progetto della Città Vallo,
proposto anche lungo il suo impegno in comunità montana, volto a
cementare, nel rispetto dell’eterogeneità etno-culturale, i 15 comuni
che compongono la nostra vallata.
Se i giudizi sull’operato politico me-
riteranno una saggia quanto meditata riflessione, mi piacerebbe parlare
dell’operatore
culturale,
dell’intellettuale. L’ultimo ricordo
che ho conservato di lui risale ad
una lodevole presentazione del suo
ultimo testo, “Tra il cielo e la terra”
(Zaccara editore, 2007): il viso e
l’eloquio affaticati, fiaccati dal male
che lo corrodeva, mi riportarono indietro agli ultimi due anni di liceo,
quando quella persona riuscì ad avvicinarmi a saperi altrimenti incongrui. Non persi occasione per
discettare con lui, malgrado egli non
rientrasse tra i miei docenti: ebbe la
forza di scatenare in me quegli interessi che decisi, da allora, di appro-
13
In farmacia
Il calcio predispone
all’infarto?
Il calcio che viene fornito come supplementazione alimentare ha un importantissimo ruolo specie nel
post-menopausa per i benefici effetti sull’osso e la riduzione del rischio di frattura.
Oltre a questo svolge importanti
benefici su obesità, pressione arteriosa e livelli di colesterolo.
Recentemente alcuni studi, hanno
sottolineato il possibile ruolo del
calcio nell’accelerazione del processo di calcificazione dei vasi sanguigni, con potenziale aumento del
rischio di eventi avversi vascolari. In
particolare uno studio ha considerato 1471 donne con età media di
74 anni divise in due gruppi, ad uno
è stato somministrato un supplemento giornaliero di 1g di calcio.
Valutando i possibili eventi cardiovascolari auto-segnalati o descritti
dai familiari delle partecipanti allo
studio, il rischio di infarto al miocardio è risultato maggiore nelle
donne in terapia con supplementi di
calcio.
Secondo gli autori l’aumento del
calcio ematico promuove la formazione di depositi nelle arterie, condizione a rischio di infarto.
Anche se questo studio non ha portato a niente di conclusivo, sicuramente questi dati mettono però in
discussione l’utilità della terapia per
la prevenzione delle fratture, in
quanto i potenziali rischi potrebfondire, di consolidare. A volte, nelle
ore in cui suppliva alle assenze dei
professori, ignoravo che esistesse
una classe chiassosa, rumorosa più
del dovuto: ne approfittai sovente
per discorrere di qualsiasi argomento. Purtroppo, non ho mai avuto
la possibilità di ringraziarlo. Credo
che, con tutti i suoi interlocutori, si
distinguesse per quella travolgente
carica di interesse per la vita: vi invito, a tal proposito, a leggere alcuni
brani ed articoli del succitato testo
per comprendere cosa significassero
per lui il Vallo di Diano e la sua gente.
C’è una bella frase dello scrittore
portoghese Josè Saramago che potrebbe motivare il lustro di tante
personalità del nostro territorio: “I
viaggi non finiscono mai. Sono i viaggiatori a finire, ma, volendo, anche
loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione”. Anche
il suo viaggio non si esaurirà mai. Potresti immaginarlo su una collina di
Polla, il suo comune di nascita e di
residenza, a fantasticare con le parole, a consegnarsi alle amare tenebre di una sera d’estate.
Carmine Marino
bero superare i benefici, soprattutto
nelle donne anziane.
In attesa di ulteriori approfondimenti in merito restano comunque
indiscusse ed ancora valide le linee
guida per l’osteoporosi che raccomandano l’utilizzazione di calcio e
vitamina D come terapia concomitante al trattamento con bifosfonati
(ac. alendronico, ac. ibandronico) e
dichiarano che appropriati livelli di
calcio e vitamina D sono indispensabili per assicurare una efficacia ottimale
nel
trattamento
dell’osteoporosi. Inoltre ecco i passi
chiave che si dovrebbero perseguire
a tutte le età per ottenere una valida prevenzione dell’osteoporosi:
una dieta bilanciata ricca di calcio e
vitamina D, praticare esercizio fisico
in relazione al peso corporeo, seguire stili di vita sani (senza alcol nè
fumo nè droghe) e, quando appropriato, eseguire esami per definire la
densità minerale ossea ed eventualmente sottoporsi alle terapie del
caso.
Bisogna stare particolarmente attenti nell’ età dello sviluppo dove si
ottimizza il picco di massa ossea, in
corso di gravidanza e allattamento,
in caso di inattività forzata.
Alberto Di Muria
[email protected]
Tel 0828.720114 Fax 0828.720859
e-mail: [email protected]
url: www.unicosettimanale.it
Direttore Responsabile
Bartolo Scandizzo
Condirettore
Oreste Mottola
[email protected]
In Redazione
Vincenzo Cuoco, Enza Marandino
Segreteria di Redazione
Gina Chiacchiaro
Tiratura: 5000 copie
Responsabile Trattamento Dati
Bartolo Scandizzo
Responsabile Edizione Digitale
Giuseppe Scandizzo
Iscritto nel Registro della Stampa periodica
del Tribunale di Vallo della Lucania al n.119
Grafica ed Impaginazione grafica
Abbonamento annuale Italia €25,00
Abbonamento annuale Estero € 90,00
C/c postale
IBAN IT 24 R 07601 15200 0000 5307 1494
C/c bancario
IBAN IT55 Y083 4276 1400 0401 0040 585
intestato a Calore s.r.l.
Stampa Rotostampa srl Nusco -Lioni (Av)
Tel. 0827 607019
Iscritto all’Unione Stampa
Periodica Italiana
N°21 31 maggio 2008
C u ltu ra
14
LA MAESTRA
di Giuseppe Liuccio
L’”Erica Fraiese”
sulle tracce della
bellezza
Il Premio, nato in ricordo di Erica
Fraiese, quest’anno ha visto la partecipazione di una delegazione di
studenti provenienti dal College
Fontenelle di Rouen che hanno contribuito a rilanciare il messaggio della
giovane autrice della “ Coccinella
Blu “ anche nella vicina Francia.
I 15 alunni francesi ,accompagnati da
due docenti, il 20 maggio, nella splendida cornice del Savoy Beach Hotel
di Paestum , hanno partecipato alla
cerimonia finale della quinta edizione del Premio Nazionale Erica
Fraiese – Racconti, Favole e Leggende nelle aree protette italiane ,
promosso dall’Ente Parco e dall’associazione Erica Fraiese onlus di Capaccio.
I lavori premiati hanno toccato varie
tematiche, tutte estremamente importanti : dalla salvaguardia dell’identità locale ai rifiuti, dagli incendi
alla sensibilizzazione ambientale attraverso i mass media fino alla scoperta del Parco del Cilento e Vallo
di Diano attraverso un simpatico
gioco dell’oca.
Il Premio Speciale Parchi, consistente
in una vacanza di tre giorni nella nostra area protetta, è stato vinto dalla
scuola media “ Bartolomeo Lorenzi
” di Fumane (Verona) con il lavoro
Sulle tracce della bellezza , cinque calendari dedicati alla scoperta
dei luoghi più belli di Fumane e dintorni ed un diario ispirato e dedicato
ad Erica. Le dieci scuole vincitrici
sono state premiate dai componenti
della giuria Sergio Vecchio e Domenico Minella , dal direttore dell’Ente
Parco Angelo De Vita, dal vicesindaco di Capaccio Lorenzo Tarallo,
dal direttore della BIMED Andrea
Iovino, dal responsabile del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente
di Vallo della Lucania Angelo Marciano, dal vicepresidente della Comunità Montana Calore Angelo
Valletta e dal Preside del Liceo
Scientifico di Agropoli Pasquale Monaco. La manifestazione, moderata
dal poliedrico giornalista Enzo Landolfi , si è conclusa con la consegna
di un attestato agli studenti del College di Rouen e con l’invito agli
amici francesi a tornare presto. In 5
anni il Premio ha visto la partecipazione di 900 istituti scolastici provenienti da 20 regioni d’Italia per un
totale di 8000 lavori pervenuti: il
messaggio di Erica ormai è patrimonio di tutti.
La figura della maestra gonfia d’amore e i ricordi
E’ bella la campagna a maggio nel
trionfo di luce, colori e profumi. Io
me la sono goduta di recente nell’Alto Lazio, là dove la provincia di
Roma trasmigra nel Viterbese. Vi è
passata la grande storia antica degli
Etruschi e quella relativamente recente dei papi. La nobiltà romana, di
censo e di casato, vi ha lasciato testimonianze di potere all’insegna
delle ville e dei castelli, con tanto di
stemma sui portali di pietra, che
sono vanto e gloria dei paesi, disseminati quasi a richiamo d’amore, sui
poggi ariosi che scivolano lievi sul
nastro d’acqua del Tevere a lenta ma
sicura conquista di mare, dopo aver
riflesso rifrangenze di monumenti e
raccolto echi di memorie della capitale.
Ero ospite di un istituto onnicomprensivo per una festa di fine anno
con i ragazzi eccitati nel ruolo di attori in un recital di mie poesie e le
insegnanti orgogliose di incassare un
successo didattico con la esibizione
di un poeta calato nelle vesti di calda
umanità e di contagiosa simpatia relazionale. Mi capita spesso nel corso
dell’anno. La poesia ferisce di dolcezza sotto ogni cielo ed a qualsiasi
latitudine. Per fortuna.
L’impatto con la struttura fisica della
scuola con la festa di gerani e petu-
nie alle finestre, gli sberleffi dei disegni ad arabescare le vetrate e la
chioma di un ciliegio a carezza di
brezza nel cortile ad accennare sorrisi rosati di frutti in rapida maturazione mi aveva messo di
buonumore. La vivacità festosa nella
vampa dei volti innocenti e nella luminosità degli occhi curiosi e penetranti dei ragazzi fece il resto. E mi
colpiva la premurosa amorevolezza
delle insegnanti attente ai minimi
particolari ed il feeling di intesa con
gli alunni pronti a cogliere indicazioni e suggerimenti da un impercettibile battito di ciglia o dall’accenno
marcato di un sorriso.
Ho registrato grande professionalità
intrisa d’amore in un “mestiere”, che
è stato, è e sarà una “missione” Ed
alla malora lo stipendio da fame e la
scarsa o nulla considerazione sociale! Camminando a passi lenti con
alcune di loro tra i vicoli del paese
carichi di sole e di profumi a caccia
di una trattoria ad arredo di slargo
pacioso, con il frontone della chiesa
a far da quinta, il discorso è tornato
di frequente sulla scuola legata al
territorio, su programmazione e percorsi didattici, sulla educazione alla
scrittura creativa per sbrigliare fantasia e gonfiare emozioni nell’animo
dei ragazzi e sulla delicatezza dei
messaggi, nella consapevolezza che
a quella età cuore e mente sono spugne pronte ad assorbire e metabolizzare stati d’animo e sensazioni, che
ne segneranno, a volte in maniera indelebile, l’esistenza. Io mi sono
estraniato spesso, anche se inconsapevolmente, ad inseguire transfert di
memorie d’amore. E dall’Alto Lazio
il pensiero è volato al mio Cinto. E si
è materializzata la figura sorridente
della mia prima maestra. Ed il ricordo si è fatto poesia, che vuole essere un omaggio a tutte le maestre
del mondo, ma del Cilento in particolare, che impegnano amorevole
dedizione nel delicato e difficile
“mestiere” di far crescere le tenere
piante dei ragazzi nella stagione,
tanto bella quanto irripetibile, della
primavera della vita.
Un paese che incontra ma non abbraccia …
I cantori per Piaggine senza i “Chiainari”
Giornata di cultura a Piaggine,
quella di sabato 17 maggio 2008.
L’occasione è stata data dalla testardaggine di Antonio Pipolo che
ha saputo traghettare il concorso di
Poesia “Cantori per Piaggine” fino
all’attuale edizione che è la V, con
l’innesto da quest’anno del I concorso di poesia nazionale “Cervati”..
La sala multiuso è stata trasformata,
in una vera e propria palestra di cultura, ha trovato il modo di essere
protagonista accogliente di una miscellanea d’arte che non ha niente
da invidiare a più blasonati luoghi
italiani. Poeti, musici e la presentatrice Maria Rosaria Nese sono stati
il “condimento” del tempo che il
pubblico ha assaporato e, in molti
casi, ha subito.
“Poesia è il mondo l’umanità la propria vita fioriti dalla parola la limpida meraviglia di un delirante
fermento. Quando trovo in questo
mio silenzio una parola scavata è
nella mia vita come un abisso.” La
definizione di Ungaretti è quella
scelta dal poeta Dante Maffia ospite
d’onore della serata “l’ho scelta tra
le duemila che ho raccolte con l’intenzione di farne un libro.” E poi
continua: “Tra le tante definizioni
che ho incontrato nella mia strada di
poeta e scrittore, ce ne sono molte in
forte contraddizioni tra loro, ma non
riesco da dare torto ad una di esse!”
Il pacato ragionare di Maffia fa da
contraltare all’effervescenza di Peppino Liuccio che, provocato dalla
Nese, non è riuscito a contenere la
sua oratoria che spazia su ogni argomento senza piegarsi alle necessità del “copione” predisposto dalla
“regia” della manifestazione.
Un pomeriggio che ben presto è scivolato in una serata che Piaggine,
come al solito, ha vissuto nell’indifferenza: molti non sapevano nemmeno che ci fossero dei cantori
venuti da lontano che facevano
onore ad una località che molti
ospiti vedevano per la prima volta.
Il falso pudore che regna sovrano tra
la “piazza” e i “porcili” ha impedito
a frotte di professionisti, molti impegnati nell’educazione di intere generazioni di studenti in alta e bassa
valle fino alla pianura, di “abbeverarsi” alla fonte della cultura vera,
quella praticata ogni giorno a costo
di una lunga e prolungata frequentazione con autori (lettura di testi e
momenti vissuti a stretto contatto)
che hanno fatto la storia della letteratura italiana e straniera del secolo
scorso.
Solo la felice intuizione di coinvolgere gli allievi dalla maestra di musica, Flora Scala, che ha
intramezzato la declamazione delle
poesie con performance al pianoforte, ha trattenuto in sala alcune famiglie di “indigeni”. Per il resto,
fatto salvo la presenza istituzionale
del sindaco, Angelo Ciniello, del
vice, Angelo Pipolo e del delegato
alla cultura, Paolo Paesano, si faceva fatica ad individuare una faccia “chiainara” nella sala.
Piaggine è un paese che “spia”
quello che lo attraversa dal buco
della serratura, s’immerge ma non si
bagna; beve ma non si disseta; invita
ma non ospita; incontra ma non abbraccia; accompagna ma non affianca; ricorda ma non memorizza ...
I presenti provengono da fuori da
quel mondo culturale che ha contagiato quanti, per vari motivi, si sono
allontanati dalle terre dei padri e
che ora, in ogni modo, vorrebbero
riappropriarsi.
Il futuro di questo premio è nelle
mani esperte di Liuccio e Maffia per
la parte artistico-letteraria, ma resta
saldamente nelle mani dei Piagginesi, per quel che riguarda l’humus
nel quale dovrebbe trovare la forza
M’àno ritto ch’è morta la maestra,
chera ca mme mparao a,i,o,u.
Me la ricordo come fosse aieri
la prima vota ca m’accarezzao
e doce doce me tenia la mano
e me mparava a legge a uno a uno
tutti li righi re lo sillabario.
“A come amore, B è come bere,
C come cuore, D come dovere
……..
M come mamma, N come nonna”.
Na bella facci rossa tonna tonna
l’uocchi turchini e li capiddi r’oro
passava pe li banchi e ripetia:
“O come ostia, Z come zia”.
Li iuorni re bontiempo, a primavera,
ne portava a passeggio pe li
campi
pe nne fa sapè ca li listingi
se chiamano lentischi e le rovete
rovi e li fringi ginestre, cardi
li carduni e macchia li macchiuni.
Quanta pacienzia pe mparà li
nomi
re sierpi, r’aucieddi e fruvugliuni!
Ièra parlava e tutti nui uagliuni
attuorno attuorno co la vocca
aperta:
na ioccola ca ceva li prucini!
Oh, quanta vote m’è venuta a
mente
la scola co li banchi, la lavagna,
nu crocifisso appiso, na bandiera
e no pallottolieri russo e ghianco;
e sotta no stipone na vrasera
ca ne servia a vierno co lo gelo!
E nc’ieri sempe tu, bella signora
maestra, con la facci rossa e
tonna,
l’uocchi turchini e li capiddi
r’oro.
Te nne si ghiuta inta no mumento,
na matina r’abbrili, a primavera.
Te vengo a truvà a maggio co le
rose
e co no bello fascio re ienestre.
Me pare re turnà pe n’ata vota
uaglioncieddo co no grembiule
ianco,
na nocca rossa, na borsa re
pezza,
ca porta tanta fiuri a la maestra.
(tratta da: Giuseppe Liuccio
“TANNO E MO’”- Galzerano
editore)
per crescere ed affermarsi in Italia.
Angelo Ciniello ha assicurato risorse e presa in carico da parte dell’amministrazione comunale.
Paolo Paesano ha promesso che la
prossima edizione sarà seguita
passo passo direttamente da lui. Ci
sono le condizioni per fare bene e
meglio sia sotto l’aspetto organizzativo che quello del reperimento delle
risorse.
Ma la poesia vive nel presente e solo
in chi vive quotidianamente il paese
può scavare, per dirla con Ungaretti,
“in questo … silenzio” le ragioni
per fare di una buona idea una
grande opportunità per le giovani
generazioni.
Bartolo Scandizzo
N°21 31 maggio 2008
A cura di Angelo Zarra
[email protected]
d iV in ia ssa g g i.it
15
Inter vista a Simone Schettino
Simone Schettino, comico napoletano, ha tenuto un suo spettacolo a
Monteforte Cilento il 17-05-’08. Recati sul posto abbiamo effettuato una
breve intervista nel suo camper.
Quando è iniziata la tua carriera e
come hai fatto a capire la tua dote
comica?
“Ancora la devo capire la dote comica! La carriera è iniziata undici
anni fa e come per tutti, per gioco; tra
l’altro, tardissimo rispetto agli altri
perché io ho iniziato a 30 anni,
un’età in cui non si inizia mai questo
lavoro. Fui folgorato da uno spettacolo che vidi undici anni fa, di un
monologhista sul palco e dissi ‘Mi
piace! Ci devo pensare!’ ”
Intanto hai lavorato alla Rai....
“La Rai, ecco è stato il classico colpo
di fortuna. Mi videro a Milano ad un
festival di cabaret, ma sicuramente
posso testimoniare, e sfido chiunque
a dimostrare il contrario, mai avuto
una raccomandazione anche perché
non avevo né parenti, né amici nel
campo dello spettacolo.”
Quindi hai fatto la classica gavetta?
“Sì, lo dico per incoraggiare chi
pensa ‘no, è inutile tanto ce vò à raccomandazione...’ Non è vero! È
l’amore per la professione che, anche
quando in una serata ‘storta’ ti dice
di non arrenderti! È capitato anche a
me...
Ora, cambiando genere e addentrandoci nella particolarità della
rivista Diviniassaggi, vorrei che
parlassi del tuo piatto preferito.
“Da buon tradizionalista, sicuramente la cucina campana! Maestra di
tutti i piatti poveri è la famosa pizza
che è nata da noi, nonostante ultimamente la stanno imitando tante persone, compreso il Giappone, teniteve
u sushi, lassatece stà à pizza la classica marinara, pomodoro, aglio, origano e la pasta della pizza come fai a
non dire che è buonissima?! A me,
poi, i piatti elaborati non piacciono
neanche. Ad esempio la cucina alla
francese a facimm magnà a chi vuole
darsi un tono e secondo me neanche
più in Francia se la mangiano! Va benissimo la cucina campana! Ed è
quella, tra l’altro, che non ti permette
di fare diete! Anche perché si sa bene
che da noi, ogni ricorrenza ha un
piatto tipico, allora se a Natale dici:
‘Mi metto a dieta dopo Natale’ arriva
Capodanno ed altre pietanze tipiche,
poi la Befana e la calza; Carnevale u
sanguinaccio e tutto il resto; San
Giuseppe ì zeppule...E’ na uerra continua! Ma è l’unica guerra per cui ne
vale la pena!”
Ed il vino?
“Sono astemio. Deluderò ora tutti i
bevitori di vino. Ma non sono contrario a chi lo beve anzi....Sono contrario sicuramente a chi beve vino e
si mette alla guida di un’automobile.
Quando uno sta a casa in grazia di
Dio, o con gli amici, può farlo tranquillamente...”
In genere, preferisci il dolce o il salato?
“Entrambi. Sicuramente la mattina
non il salato sennò rischi che le lab-
Lampadodromia
Capaccio-Paestum 2008
“III Corsa nella Storia”
bra non si aprono neanche, rimangono attaccate!!!Però non ho preferenze particolari. Ed in più non sono
uno che ha preferenze a tavola, voglio dire… dal tiramisù al baccalà cu
ì patane, se è fatta bene, qualsiasi
cosa. Basta non mischiare.
Quindi, visto che viaggi molto,
mangi ovunque?
“Sì. E non pretendo mai di cercare
cose nostre, fuori. Non si può andare
fuori e lamentarsi cà à pizza nà fann
bona! Evita di prenderla e prendi una
specialità del posto e anche se ti
piace di meno, la fanno bene perché
è tipica di quelle parti. Sbagliatissimo chiedere il caffè o la pizza
come li fanno da noi. Sono cose tipiche nostre. Come se uno del nord
viene qua, ordina una polenta e po’
se lamenta cà nun a sapimm fà! Ma
me pare nurmale! Non è la nostra
specialità.
Adesso cambiando ulteriormente
genere, passiamo a Napoli. Tu che
ti definisci “fondamentalista napoletano”, “fondamentalmente” cosa
mi dici del problema di Napoli?
“Il problema di Napoli è che se dovesse scomparire dall’Italia, gli italiani si sentirebbero spaesati e
colpevolizzati. Ti spiego meglio: Napoli fa comodo perché all’estero non
è il napoletano visto male ma l’italiano in generale. Ad esempio in Germania mica dicono ‘odio i
napoletani’?No odiano gli italiani.
All’italiano medio fa comodo avere
un capro espiatorio che in questo
caso è il napoletano. È un po’ il
gioco per dire ‘lui è peggio di me’ e
allora se lavan a cuscienza e così
vanno avanti.”
Cosa mi dici del problema “spazzatura”?
“Certamente non dipende dai citta-
dini napoletani. Anche se dicono che
c’è l’affare “monnezza” che ha fatto
fare i soldi, la grande maggioranza
dei cittadini, non solo non si è arricchita ma paga pure e’ tass! E’ assurdo poi passare per la vergogna
d’Italia. Forse quelli che subiscono
sono i cittadini napoletani; fuori, di
riflesso sentono il problema ma chi
dovrebbe davvero lamentarsi sono
quei poveri cittadini che non solo
non si sono arricchiti con l’affare
monnezza, e sono la stragrande maggioranza, ma la subiscono pure e per
assurdo pagano pure a tassa!Quindi
non vedo cosa pretendono. Dovremmo mangiarla?! Non è possibile
dato che il problema è che le discariche sono chiuse. Non è che ne produciamo più degli altri.... Anche la
differenziata, è tutta una scusa! Io
viaggio, tournée nelle grandi città
d’Italia, sfido chiunque a dimostrare
il contrario, nella maggior parte delle
città la differenziata nun se fà. Tra
l’altro se il problema è smaltire l’immondizia dato che le discariche sono
chiuse, pure che facciamo la differenziata, la differenza quale è? Che
ci troviamo dei sacchetti di diversi
colori fuori al palazzo? Cambia poco
la munnezza rimane là!
Gabriella Maucione
Il barman consiglia
“La mente è come un paracadute: funzione solo se è aperta” (A. Einstein)
LA DIREZIONE DIDATTICA DI ROCCADASPIDE
“Così il mondo divenne più bello e variopinto”
La Lampadodromia è una corsa a staffetta
con le fiaccole tra le contrade di Capaccio.
La corsa si snoda lungo le strade del comune e ogni squadra è composta da 11
atleti che percorreranno ognuno di loro un
tratto di circa 1 km prima di consegnare la
fiaccola al compagno successivo.
-Venerdi 30/5 ore 20.30: cerimonia di apertura a Capaccio capoluogo con accensione della fiamma del tripode che segnerà l’apertura ufficiale della Lampadodromia 2008. Presentazione delle contrade partecipanti e consegna della
fiaccola ufficiale per la gara.
- Sabato 31/5 0re 9.00: Oplitodromia (corsa degli uomini armati): gara che
si svolge tra gli alunni delle classi 5° delle Scuole Primarie del comune di
Capaccio. La gara si svolge nella zona archeologica e vi partecipano circa
250 alunni delle suddette scuole.
- Domenica 01/6: Lampadodromia
ore 17.00: raggruppamento degli atleti delle squadre partecipanti (13) per
registrazione e per punzonatura degli atleti.
ore 19.00: partenza dei pullman con gli atleti che saranno portati lungo il
percorso e depositati nei loro rispettivi cambi (10).
ore 21.00: partenza della gara dallo spiazzo antistante il Santuario della Madonna del Granato dopo che gli atleti sono stati benedetti sulla linea di partenza. arrivo a Paestum zona archeologica davanti all’entrata del Museo
Nazionale Archeologico .
ore 22.00: cerimonia di premiazione e consegna di targhe di ringraziamento
e del premio”Angelo Tolomeo” allo sportivo originario di Capaccio che si
è distinto.
Sabato 31 maggio h. 19.00 Piazzale della Libertà – Roccadaspide –
A conclusione del progetto artistico espressivo PON 2007
Gli alunni delle classi quinte delle Scuole Primarie
della Direzione Didattica “G. Marconi” di Roccadaspide
PRESENTANO
“Il Villaggio della Creatività”
Vernissage di poesia, arte, musica e danza.
Programma:
Presentazione
Tratto dal film “La vita è bella” di R: Benig
Il canto finale
Canto: Life is beaotiful
La socializzazione cromatica: Il mondo dei colori
Canto: Non siamo soli
Ballo: Cha Cha Cha
Ballo: Polka
Saluti finali
Si ringraziano:
Il Ministero della Pubblica Istruzione
Il Fondo Europeo
L’amministrazione comunale
Il Dirigente Scolastico prof. Francesco Caruso
Le insegnanti
Gli esperti: Sabina martello e Mimmo Borgo
Tutti i genitori che si sono resi disponibili a collaborare.
ECLIPSE
3/4 gin
1/4 succo di limone
preparare nel mixing glass con
molto ghiaccio aggiungendo qualche goccia di granatina.
Servire in coppetta e guarnire con
una fetta d’arancia.
Cocktail molto fresco, per questo
adatto anche il pomeriggio come
bevanda dissetante da stare attenti però che il gin ,che è poi la
unica e sola base alcolica di questo eccellente drink ,inganna perchè e un prodotto beverino ma
che poi si fa sentire ...
Questo ottimo drink ricorda un
pò un sour oppure un daiquiri .
Da provare anche con lime pestato e zucchero di canna
a cura di Andrea Bambacaro
(Barman Shinèclub.it)