N° 35 del 20/09/2008

Download Report

Transcript N° 35 del 20/09/2008

U2
IL PROFESSORE ENRICO MELCHIONDA
RACCONTATO NEI SUOI ANNI GIOVANILI AD EBOLI
[email protected]
0828 720114
Ann o X n°35 - www.unicosettimanale.it - 20 settembre 2008 € 1,00
Editore: Calore s.r.l. Sede Legale: Via S. Giovanni, 86 - Villa Littorio - Laurino (Sa); Sede Redazionale: Via della Repubblica, 177 - Capaccio-Paestum (Sa) - Poste Italiane - Spedizione in a.p. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Dir. Com. Business Salerno -Abb. annuale 25,00€
Aeroporto di Salerno,
raddoppia voli
e destinazioni
Bartolo Scandizzo
Accadono fatti strani sul nostro territorio! Si aspetta per decenni che
un’importante infrastruttura venga
realizzata e, quando questo accade,
si considera figlia di nessuno. Sembra che sia così per l’aeroporto di
Pontecagnano, battezzato “Salerno
Costa D’Amalfi”. In giro c’è una
indifferenza e una diffidenza dura a
morire nei confronti di una bella
realtà che, col tempo, modificherà
in modo radicale il sistema di mobilità della provincia di Salerno.
Succede spesso di ascoltare persone che discettano sulla lunghezza della pista, sulla capienza
degli aerei, sulla marginalità delle
destinazioni…
Ognuno ha la sua “critica” che affonda la lama tagliente su quello
che avrebbe dovuto essere e non è
ancora. Molti dei supercritici appartengono a due categorie: quelli
che hanno viaggiato molto in aereo
e gli altri che di solito non sono ancora usciti dal recinto del “giardino” territoriale se non con la
propria auto o in treno.
I primi hanno negli occhi i grandi
aeroporti italiani, europei, asiatici
e americani che movimentano milioni di persone. I secondi si
esprimo per sentito dire.
In ambedue i casi la lamentela è
sempre la stessa ed è diretta al
cuore della questione: Pontecagnano è piccolo e non potrà mai diventare un vero punto di
riferimento del trasporto aereo nazionale e internazionale.
È veramente incredibile che ciò accada anche in considerazione del
fatto che la soluzione più a portata
di mano per Salerno e provincia è
Napoli Capodichino, in attesa di
Grazzanise. Solo chi non ha mai
volato da Napoli non si rende
conto dei disagi (distanza, traffico,
collegamenti ferroviari) che deve
affrontare chi vi si deve recare e
dei costi aggiuntivi (parcheggio e
carburante) che deve accollarsi.
Solo il tempo e il buon servizio offerto dalla struttura aperta a Pontecagnano potranno sfatare i luoghi
comuni.
Ecco perché è giusto da parte nostra segnalare il raddoppio delle località raggiunte (Monaco, Verona,
Torino, da dicembre, e Catania) e
SE ARRIVA TROIANO
Il gioco dell’oca
sul Parco del Cilento e Diano
DIANO
Presentato
il marchio
d’area
ARTICOLO A PAG.12
C A PA C C I O
PA E S T U M
1943
Il soldato
Altamuro ritrova i
parenti capaccesi
ARTICOLO A PAG.3
A G RO P O L I
Siero Bonifacio:
“L’università riprenda
le ricerche”
ARTICOLO A PAG. 2
Marino-Berlusconi:
affinità strategiche
Storie…
di Ornella Trotta
In paese le chiamavano “puttane”
In paese le chiamavano puttane e bisognava starne
alla larga. Rosellina le osservava da lontano, con
prudenza. Avevano ciglia lunghe e curate, scarpe alte
e colorate. Erano trionfi di colore, di seduzione, di
gioia. Gli abiti delle puttane raccontavano che la
vita, sotto sotto è un sogno meraviglioso e che bisogna saper sognare, uscire dagli schemi e dalle apparenze.
Amava la borsetta rossa di Ninetta, una pochette in
pelle lucida. Danzava sulle gonne colorate, sui visi
spenti delle puttane. Il passo sicuro di Ninetta la spingeva in alto e in basso, verso le stelle e verso il basso,
dal firmamento con le sue promesse al terriccio maleodorante del marciapiede. Spesso Rosellina si sentiva come la pochette delle puttane, in alto quando
toccava il cielo con un dito e in basso quando le si
chiudeva forte lo stomaco e non voleva restare sola.
Adesso non voleva più restare sola, neanche un minuto, neanche un attimo.
Lei lo aveva invitato a “buttarsi a mare” e lui l’aveva
fatto. Un’altra fissa di Rosellina erano le scarpe, un
buon biglietto da visita. Spesso si ritrovava a raccontarsi storie ispirate da un paio di scarpe, da una
vecchia pantofola. Le scarpe grosse e ricoperte di
terra dei contadini sono sagge, oneste, pulite.
Le pantofole sono tristi, cariche di sapore di casa, di
sugo, di fritto, di noia.
Le pantofole in seta col tacco, ricoperte di piume leggere evocano notti d’amore.
I mocassini consumati degli uomini raccontano
strade percorse, scelte, soluzioni e ripensamenti, sono
vivi. Gli stivali neri da donna col tacco a spillo sono
invece perfetti. Le Superga in tela blu, hanno il sapore dell’estate, delle gite in moto, delle notti d’agosto, delle sere di primavera.
Tutti i poeti hanno delle sere da raccontare. Rosellina non era una poetessa eppure aveva delle sere da
raccontare, quelle trascorse in compagnia del lupo
di Polveracchio, ai tempi delle Superga in tela blu.
“Tradisco” le aveva scritto il direttore da Milano.
Le sembrò uno scherzo, era la verità.
Il direttore tradiva e come molti trovava una giusta
legittimazione a tutto ciò.
Rosellina pensò che anche Maddalena in fondo aveva
amato tanto e che per questo Gesù l’aveva perdonata.
Maddalena calzava sandali bassi.
CONTINUA A PAG. 5
ABBONAMENTO ANNUALE UNICO: Italia €25,00, Estero € 90,00 intestato a Calore s.r.l.
su C/c postale IT 24 R 07601 15200 0000 53071494 o
C/c bancario EUR IBAN IT55 Y083 4276 1400 0401 0040 585
di Oscar Nicodemo
Se un Paese dalle tante attrazioni
naturali e storiche come l’Italia è
privo di un Ministero del Turismo,
risulta finanche normale che un
Comune, anche se di notevole richiamo come quello di CapaccioPaestum, non abbia, per quanto
concerne questo importante compartimento, un assessorato adeguatamente organizzato.
Viviamo in un luogo che riflette
quanto di peggio viene attuato dal
Governo nazionale nel campo dell’economia legata ai consumatori
di vacanze.
Pertanto, l’assonanza diventa d’obbligo: L’Italia come Paestum.
E non è finita qui, perché seguendo
un filo logico ben visibile ce ne ritroviamo un’altra, magari più singolare, ma egualmente adeguata:
Silvio come Pasquale.
Quanto il sindaco di Capaccio sia
ben lontano, ideologicamente, dal
Presidente del Consiglio dei Ministri, è noto abbastanza. Chi non conosce la consumata anima di
sinistra del signor Marino?
Egli proviene da una famiglia di
CONTINUA A PAG. 5
Agropoli
2
N°35 20 settembre 2008
A 25 anni dalla morte di Liborio Bonifacio
Agropoli torna in TV,
sul canale
“Il siero anticancro Bonifacio? Vorremmo riprendere a produrlo”
926 di Sky
Sono trascorsi venticinque anni dalla
morte di Liborio Bonifacio, veterinario
comunale ad Agropoli, di origine siciliana, e la scienza ufficiale ancora non
è riuscita a dare una risposta definitiva
ad una domanda che si trascina da
mezzo secolo: La cura Bonifacio è efficace contro il cancro? Rimosso completamente
dall’establishment
medico-scientifico, che già in vita non
si risparmiò a mettergli i bastoni tra le
ruote (corsi e ricorsi storici, vedi la sperimentazione Di Bella), Bonifacio non
è stato dimenticato dalla gente che ancora oggi si rivolge agli eredi per poter
ottenere il famoso «siero ». «Ma da 25
anni non lo diamo più», taglia corto
uno dei figli, Giuseppe, 64 anni, avvocato ad Agropoli. Salvo riflettere e aggiungere: «Anche se ci sarebbe da
parte nostra, depositari del metodo di
preparazione, la voglia di riprendere in
mano tutto. Però dovrebbe essere un
discorso di distribuzione gratuita, come
voleva nostro padre ». Partiamo dall’inizio, qual è stata l’intuizione che
ebbe suo padre negli anni ‘50?
«Dall’esperienza di veterinario trasse
la convinzione che le capre, a differenza degli ovini, bovini e suini, non
erano soggette a forme neoplastiche.
Da qui la domanda alla base della sua
ricerca: se sono refrattarie ai tumori,
perché non trasferire questa loro tipica
immunità nell’uomo?» Nacque così il
siero Bonifacio. «Dopo essersi accertato che il prodotto non era tossico, lo
diede, tramite ufficiale sanitario, ad una
donna che aveva un tumore alla mammella. I miglioramenti furono sbalorditivi ». Poi cosa accadde? «Il siero
era finito e mio padre ne produsse altro.
Ma l’effetto fu contrario: la donna cominciò a peggiorare. Il siero stavolta
era stato prelevato da animale di sesso
femminile. Da qui mio padre elaborò
che il campo di applicazione era limitato a seconda del sesso dell’animale ».
Nel frattempo però la notizia del siero
miracoloso si diffonde. Quanta gente,
secondo lei, ha seguito la cura Bonifacio? «Credo diverse decine di migliaia nel mondo. E a nessuno Liborio
Bonifacio ha mai chiesto una lira».
Alla fine degli anni ‘70 però si riaccende la speranza?
«Si riapre il caso, la scienza mostra un
nuovo interessamento alla sperimentazione ma mio padre non volle farne
niente. Un’associazione distribuisce a
Roma gratuitamente il siero; subito il
siero viene sequestrato e il Ministero
della Sanità afferma che era tossico e
contaminato da batteri». Suo padre
muore il 19 marzo del 1983. «Da allora
il prodotto non è stato più rimesso in
circolazione. » Ma oggi che idea si è
fatto di tutta questa storia? Il siero
Bonifacio funziona o no? «Il caso Bonifacio è una questione tuttora irrisolta.
Sarebbe ora che qualcuno pronunciasse una parola definitiva in materia
». È un appello agli istituti di ricerca? «No, perché non hanno interesse a trovare qualcosa di definitivo
altrimenti chiudono. Mio padre parlava
di centri universitari ». Un appello allora alla facoltà di Medicina di Salerno? «Sì, oggi che la terapia
immunologica è al centro degli studi
medici, perchè non riprendere e valorizzare le intuizioni di mio padre?»
(tratto dal Corriere del mezzogiorno)
Gabriele Bojano
A parer mio
Grazie all’impegno dell’ex sindaco di
Agropoli Paolo Serra, già proprietario di Tele Agropoli Cilento, il nostro
territorio torna ad essere rappresentato in una piattaforma televisiva
ad ampio raggio. Per due ore giornaliere infatti, dalle 12:00 alle 13:00 e
dalle 17:00 alle 18:00, il canale di sky
Blu, frequenza 926, ospiterà video,
notiziari e documentari su Agropoli e
sul Cilento, e le opiniono di Oscar
Nicodemo (nella foto)
I filmati saranno realizzati dai gruppi
di informazione del territorio, fra i
quali anche la nostra Agropoli Tv,
ramo video di InfoAgropoli.
di Catello Nastro
Da Roma a Contursi. Dalle terme di Caracalla alle terme del Tufaro
Essendo nato in terra – ed in epoca –
napoletana e bellica, non ho avuto il
piacere di trovarmi in epoca romana.
Nella quale, forse, sarei stato nominato senatore,oppure plebeo,oppure
dato in pasto alle bestie feroci del
circo essendo, almeno per il passato,
abbastanza cicciotello e di peso che si
scriveva con ben tre cifre: 113 il peso
massimo! Ogni volta che mi pesavo
ed usciva il numero sulla bilancia pesapersone digitale, arrivava subito la
Polizia… Scherzi a parte, se le terme
di Caracalla sono solo un sogno o un
riferimento storico, le Terme del Tufaro, di Contursi, sono una realtà positiva del nostro territorio. Di nuova
costruzione, ci hanno ospitato nel
mese di settembre 2008. Dovete sapere che, circa venti anni fa, decisi di
andare a visitare la Fiera del Levante a
Bari e ne discutevo con alcuni amici.
Dopo un’ora completammo una macchina, dopo due ore due tre macchine, dopo una settimana un
torpedone di quaranta persone.
Giorni addietro, invece, in una settimana abbiamo completato un autobus di cinquantacinque persone (
quasi tutti over 65!!!).Altre trenta persone sono rimaste a piedi ma già si
sono prenotati per l’anno prossimo.
Peppino, Capaccese doc di Cafasso, è
un grande imprenditore ed un grande
amico. Ci accoglie in una struttura
moderna ed attrezzata, con molta
simpatia e… tolleranza. Nel gruppo
di anziani di Agropoli, ci sono over 60,
over 70 ed anche over 80. Unico vantaggio per gli over 65 lo sconto sul
tiket della mutua. Lo stabilimento termale comprende una piscina coperta,
un percorso vascolare, dieci cabine
con fangobalneoterapia, una cabina
per diversamente abili, due sale per
aerosol e inalazioni,una sala nebbia ed
una sala cura sordità rinogena. C’è
anche un hotel a 4 stelle con 46 camere, un ottimo ristorante con cucina
tipica,5 piscine per tutti i gusti balneari
e tutte le attrezzatura di bellezza.
Quando mi sono presentato io mi
hanno detto che per me non potevano fare niente!!! Primo giorno burocrazia, visita medica ed inalazioni.Mi
danno una forcina da mettere nel
naso per l’aerosol. Mi dicono di riportarla ogni mattina. E dopo la
cura??? Se la può mettere in un altro
posto…Sembra rispondermi con una
occhiata sinistra,ma comunque bonaria, gentilmente la signorina. Dopo la
cura ho visitato la stabilimento balneare. Quello che mi colpisce è la pulizia in tutti gli ambienti e la simpatia
degli addetti.Spio a destra ed a manca
e noto su un lettino un cumulo di
fango grigiastro uscito da un tubo che
somiglia ad una enorme cacca. Di rinoceronte o di elefante.Un signore mi
spiega…sembra la merdut di un
mammut…Noto una vecchia signora
atavica coniuge di un mio amico poeta
ultraottuagenario coperta di fango su
un lettino che sembra quasi morta.
Chiedo al marito che candidamente
mi risponde: è immortale!!! Quasi
quasi accenno ad una preghiera,ma mi
sembra prematuro. La casistica delle
malattie e malanni vari presenti tra gli
ospiti del torpedone è alquanto variegata. Si potrebbe addirittura completare una enciclopedia della medicina.
L’aerosol e le inalazioni vanno bene
per la mia sinusite scoperta recentemente dal mio medico della mutua appena due anni fa. Ricordo ancora la
faccia del medico che ha stilato
l’anamnesi. Infarto, tre by pass, colesterolo, trigliceridi, pressione arteriosa, sinusite, glaucoma all’occhio
sinistro, un poco di bronchite, dolori
vari e vaganti,eccetera eccetera.Il medico mi ascolta ed alla fine, esausto,
esclama:“ Basta! Non c’è più spazio!”.
Finite le inalazioni entro, per la prima
volta in vita mia, nella vasca per idromassaggio. Si tratta di una esperienza
piacevole.
Sembra quasi di essere cullati e coccolati da getti d’acqua che entrano
nella vasca mentre in basso l’acqua
viene aspirata.Ad un certo punto non
trovo un testicolo. Mio Dio! Vuoi vedere che alle Terme di Caracalla i
bambini giocavano a palla, mentre qui
viene aspirata…Fortunatamente non
era così!!! Emozionato si era nascosto…Entra la signorina e mi dice che
devo uscire dalla vasca, asciugarmi e
rivestirmi. Ricontrollo…i gemelli ci
sono ancora! Mia moglie è in ammollo
nella piscina. Un’antica signora partenopea si pavoneggia in veste traspa-
rente evidenziando due parentesi
tonde racchiudenti un punto esclamativo. Un anziano ex impiegato recita
tre ore di preghiere. Una signora comunica alle sue amiche che il marito di
ottantanove anni non lo fa funzionare
nemmeno col viagra. Mentre un’altra
coppia di artisti dell’agro nocerino
sarnese, che hanno festeggiato le
nozze d’oro nell’hotel a 4 stelle delle
Terme delTufaro di Contursi,vengono
intervistati dagli astanti per conoscere
notizie sull’andamento della nottata. Il
volto di entrambi è sereno. Hanno
dormito bene. E se non hanno dormito bene è stato solo perché qualcuno dei due russava. E’ la prima volta
che vado alle terme in Campania.
Sono stato a Fiuggi ed a Chianciano.
Ma le nostre terme di Contursi sono
più belle,più simpatiche,più attrezzate,
più accoglienti.Il profumo di zolfo perdura anche dopo tre lavaggi in vasca
normale. Ieri un amico, sentendo la
puzza di zolfo mi ha chiesto se usavo
ancora “li zurfanielli”. Si gli ho risposto: per accendere il sigaro!
N°35 20 settembre 2008
Capaccio
3
La replica
Paolino: mi volete screditare per la mia funzione
di Presidente del Consiglio Comunale
Richiesta di pubblicazione nota relativa ai contenuti dell’articolo apparso sul n.33 del 6/8/08 de il
settimanale “Unico”
Il sottoscritto Paolo Paolino, nato a
Rovereto il 20/5/1939 e residente in
Capaccio alla via Chiusa S. Antonio,
12, presidente del consiglio comunale di Capaccio, premesso che sul
periodico “Il settimanale “Unico”
n.33 è apparso uno scritto a firma
del sig. Oreste Mottola recante il titolo: “5 consiglieri: Paolino tramite
Angelo Quaglia sta svuotando i nostri poteri”.
In merito al titolo va innanzitutto
precisato che gli organi deliberanti
della società, oggetto di esame da
parte dell’articolista, sono l’assemblea e l’Amministratore Unico: l’assemblea è costituita dal socio unico
che è il Comune rappresentato dal
sindaco pro-tempore, mentre l’Organo di Amministrazione deliberante è rappresentato da un
professionista esterno. Va precisato,
altresì, che sia l’assemblea che
l’Amministratore unico assumono
gli atti deliberativi del Consiglio Comunale e della Giunta Comunale.
Quanto asserito relativamente ai
Vicini
alla famiglia Puca
Il giorno 8 settembre 2008
munita dei conforti religiosi e
circondata dall’affetto dei
suoi cari, si è spenta la Sig.ra
Giuseppina Passaro, residente
a Capaccio, di anni 92, vedova
di Vincenzo Puca.
Madre dell’amico e collega
prof. Gaetano Puca, autore di
moltissime opere sul Cilento.
Giuseppina, durante la sua
vita ha svolto la professione
di bracciante agricola. I nipoti
la ricordano con grande affetto. “Oltre al suo lavoro nei
campi, aiutava anche nonno
Vincenzo
nell’attività
di
sarto”.
La nonna, dice la nipote Enza:
“Portava la legna sulla testa
dalla montagna per fare il
pane, tanto erano duri quei
tempi trascorsi.
E, ancora, la nonna è stata
molto brava a lavorare all’uncinetto coperte e altra biancheria.
Difatti, ha ricevuto anche dei
premi”.
Alla figlia Antonietta, al figlio
Gaetano, alle rispettive famiglie, le più sentite condoglianze dalla redazione di
Unico e del Valcalore.
“poteri” dei consiglieri che “Paolino
tramite Quaglia starebbe svuotando”
non si comprende come ciò sarebbe
stato possibile considerato che la società opera in esecuzione di formali
atti consiliari e di Giunta e che gli
atti deliberativi della società stessa
sono di competenza esclusiva dell’Assemblea dei soci e dell’Amministraore Unico, per le rispettive
attribuzioni. Chiarito ciò, va precisato che, in assoluto, né il Presidente
del Consiglio, né terze persone potrebbero svuotare i poteri dei consiglieri
comunali
in
quanto
quest’ultimi non sono titolari di “poteri” ma sono, bensì, titolari esclusivamente di “diritti e doveri” nei
termini fissati dall’art.43 del D.Lgvo
18/8/2000 n.267, dall’art. 21 dello
Statuto e dall’art.26 del Regolamento del Consiglio comunale che,
alla presente, si allegano.
L’articolista: “Hanno fatto le parti:
il PUC a Marino ed ai suoi fedeli, la
società mista a Paolina.”
Gratuita, falsa e destituita di fondamento tale asserzione. Le competenze del PUC si appartengono,
nelle fasi istruttorie e attuative, a ben
individuati organi comunali indicati
dalla L.R. 22/12/2004 n.16 e il Sindaco svolge il ruolo che la legge gli
attribuisce. Per la società, premesso
che non è mista, nessuna parte poteva essere attribuita allo scrivente
in quanto, come in precedenze chiarito, gli organi della società sono
l’assemblea dei soci e l’Amministratore unico, del tutto autonomi
nelle rispettive decisioni deliberative.
L’articolista: “la goccia che ha fatto
traboccare il vaso è stato l’attivismo
di un’altra “strana coppia”: Angelo
Quaglia e Paolo Paolino”. L’attribuzione ed identificazione di due persone catalogate la terminologia
offensiva di strana coppia, costituisce un modo di dire, di insinuare, di
creare e diffondere giudizi arbitrai e
sfavorevoli che, nel contesto dell’ar-
ticolo contribuiscono a creare i contorni propri di un’allusione tesa al
discredito.
L’articolista: “e Paolino lo pensavate
quieto Presidente del Consiglio Comunale, definitivamente pensionato,
alle prese solo con il problema di
non far proseguire i consigli comunali oltre l’orario dove urge, è
d’uopo, si impone una visita all’amico Tommasini allo Scugnizzo”.
Il contenuto totalmente falso di
quanto sopra riportato assume particolare rilevanza ai fini di un giudizio errato che viene proposto
all’opinione pubblica essendo direttamente collegato al ruolo istituzionale di Presidente del Consiglio
Comunale che l’articolista intende
deridere e porre in cattiva luce creando fatti inesistenti.
Infatti, come si evince da attestazione del Segretario Generale del
Comune dal 14/6/2007, data di elezione del Presidente, fino alla data
odierna, tutte le adunanze di Consiglio Comunale presiedute dal Presidente del Consiglio Paolo Paolino,
sono state tolte solo dopo che il Consiglio Comunale aveva esaurito in-
Continua a pag. 4
Lʼinedito
USA: il soldato Carmine Altamuro ritrova i parenti
“Quel nipote americano sono io”
«Non potevo credere alle mie orecchie, quell’uomo mi stava raccontando la vita di mia madre!».
Furono queste le prime dichiarazioni del sergente maggiore Carmine Altamuro, un Gi americano,
impegnato nell’operazione “Avalanche“ della V armata del generale
Clark. A raccogliere la sue prime dichiarazioni i giornalisti del magazine
“The stars and stripes“, organo ufficiale delle forze armate statunitensi.
L’incredibile storia del private Altamuro viene riportata nel numero 42
di Sabato 25 settembre 1943, lo
stesso che racconta i furiosi combattimenti tra tedeschi e alleati nei
pressi di Altavilla Silentina. Poche
righe, inserite nella rubrica “Brevi dal
fronte italiano“. Ne riportiamo un
sunto, in attesa di raccogliere ulteriori informazioni su questa toccante vicenda, che potremmo
definire una sorta di “carrambata“
ante litteram. Sono passati pochi
giorni dallo sbarco angloamericano,
e il giovanissimo soldato Altamuro,
nato a New York nel 1921, «avanza
solitario attraverso le strade polverose di Capaccio» in attesa di raggiungere il resto della compagnia.
L’aria
è afosa, non si respira e la borraccia è vuota. Urge
una sosta. Individuata una casa nelle
vicinanze, Carmine bussa in cerca di
un bicchiere d’acqua rinfrescante.
L’anziano padrone di casa è gentilissimo, fà accomodare quel soldato
solitario ed asausto, lo disseta, gli
offre qualcosa da mangiare. Poi racconta di sua sorella, emigrata a New
York insieme al marito più di vent’anni prima. Sapeva che aveva avuto
un figlio, che doveva avere più o
meno la stessa età del suo interlocutore. Nell’ascoltare la storia il sergente maggiore Altamuro rimane di
sasso, è lui quel nipote, il figlio della
coppia di emigranti capaccesi. Le
oscure trame del destino lo hanno
condotto da quello zio mai visto
prima, se non su qualche foto sbiadita. «Quando alla fine ho rivelato
la mia identità -raccontò Carmine ai
cronisti embedded- l’anziano è diventato
come
isterico e ha cominciato a gridare a tutta la
famiglia che il figlio della sorella
era
tornato
dall’America».
Dopo un po’ la
voce si sparge
per il paese e una piccola folla si riunisce presso la casa del vecchio Altamuro. Tutti volevano ascoltare
quella storia, dimenticare per qualche istante lutti e distruzioni e partecipare alla gioia di una famiglia
riunita dal destino in modo tanto
singolare. «Quando il comando alleato venne a conoscenza del fatto conclude il breve articolo- concesse
a Carmine Altamuro una licenza di
12 ore da trascorrere insieme ai parenti ritrovati».
Raffaele Avallone
Capaccio
4
N°35 20 settembre 2008
ESTATE 2008
da pagina 3
Paolino: mi volete screditare per la mia funzione
di Presidente del Consiglio Comunale
teramente l’esame dell’ordine del
giorno ed approvato i relativi atti deliberativi.
L’articolista: “fatto a dirsi, ma è
anche la forte personalità del duo Palino & Quaglia a preoccupare, si
tratta di gente abituata al decisionismo ed ampiamente “scafata” nella
gestione”.
Nel merito di ciò non si vedono, né si
comprendono bene quali siano le
preoccupazioni a cui fa riferimento
l’articolista e ciò evidenzia ancora di
più l’intento denigratorio che si
estrinseca in un modo spregevole di
esprimere valutazioni con la terminologia usata “gente abituata al decisionismo ed ampiamente “scafata”
nella gestione. L’affermazione è
volta a gettare discredito nell’opinione pubblica nei confronti del Presidente del Consiglio che non ha
alcun ruolo gestionale nella società
alla quale fa riferimento l’articolista.
L’articolista: “chiede le dimissioni
del Presidente del Consiglio Paolino
reo di aver debordato dalla sua alta
carica istituzionale che lo dovrebbe
tener lontano da una parte degli ambienti maggiormente deputati dall’operatività”.
Premesso che lo scrivente si è attenuto, sempre, alle funzioni ed al
ruolo previsti dallo Statuto e dal regolamento, nel più assoluto rispetto
dei diritti dei Consiglieri, come si
evince dall’allegato attestato del Segretario Generale, in democrazia, comunque, ognuno è libero di chiedere
le dimissioni del Presidente del Consiglio, ma le motivazioni sono false
come quelle che l’articolista scrive:
“reo di aver debordato dalla sua alta
carica istituzionale” allora appare
sempre più evidente l’obiettivo dell’articolista di porre in cattiva luce il
Presidente del Consiglio attribuendogli fatti inesistenti e falsi per screditarne nell’opinione pubblica
l’immagine.
Fatte le debite valutazioni dello
scritto, sul suo contenuto e sui riferi-
Oltre 35mila, le presenze calamitate nella Città dei Templi dagli
spettacoli proposti nell’area archeologica. Soddisfatto l’Assessore
al Turismo, Sport e Spettacolo,Vincenzo Di Lucia: “Con il tabellone
per l’Estate 2008 ha presentato gli
eventi giusti, diversificarli accuratamente al fine di intercettare tutte
le fasce d’età e di gusto, e distribuirli durante l’intero periodo di
affluenza turistico-balneare. Gli indici di gradimento sono stati molto
elevati, e siamo ovviamente orgogliosi dei numerosi consensi ricevuti, confermati anche dai dati
ufficiosi inerenti le presenze registrate. Abbiamo proposto eventi di
caratura internazionale come
l’Orestiade di Eschilo, Paestum Festival, il Premio Charlot, i concerti
di Ranieri e della Nannini.”
ROCCADASPIDE
LA LETTERA
Troncone: “Quello che sta accadendo
io l’avevo già denunciato”
Caro Oreste, sarà mio parere, ma nel
Tuo articolo non vedo eccessi. Certo
non posso confermarTi l’attivismo in
proposito dei consiglieri menzionati
ma mi trovo costretto a smentirTi sull’acquiescenza silente dei consiglieri di
centro destra o se vuoi mia.
Se scorri le cronache del Tuo (nostro)
menti specifici di cui è destinatario,
ritiene di essere stato oggetto di valutazioni e giudizi fondati sulla ignoranza di fatti e di atti, su elementi
tratti da considerazioni false per circostanze inesistenti, il tutto in una dimensione che rileva una pregnante
volontà dell’articolista tesa ad ingenerare discredito e denigrazione nei
confronti dello scrivente anche per il
ruolo di rappresentante del Consiglio
Comunale di Capaccio, CHIEDE ai
sensi delle vigenti leggi sulla stampa,
di dare tempestiva pubblicazione,
con pari importanza grafica, della
presente nota, con salvezza di difendere la propria onorabilità in altre
sedi.
Capaccio lì 15 settembre 2008
Il Presidente del Consiglio Comunale
Paolo Paolino
35 mila
presenze
grazie al
tabellone
estivo
Unico afferenti il Consiglio Comunale,
anche se con parole più dolci (?) vedrai
che in proposito ci sono andato più
duro. Il mio non era un sospetto ma
una denuncia di iattura. Denuncia, per
me documentata,con cifre date dalla
maggioranza, rimasta inascoltata. Derisa finanche dai colleghi che siedono
in Consiglio Comunale e che oggi a
Tuo dire mi darebbero ragione.
Sia ben chiaro, io non parlo di congiure
di palazzo che non conosco, parlo di
una operazione di spoliazione delle
funzioni del Consiglio Comunale e di
un goffo tentativo di raggirare le
norme che debbono tutelare non solo
la economicità e la intelleggibilità della
spesa pubblica.
Fatto già accaduto e denunciato in un
mio intervento a proposito della istituzione della Commissione di Inchiesta sul contratto SARIM, circa
l’affidamento di determinati servizi e,
tieniTi forte, forniture alla società in
house operante ( Sistemi Sud) che si
vuole spogliare in gran parte dei
servizi sino ad ora assicurati che ne
giustificavano la creazione.
Il mio parere era e resta quello che il
Comune debba restare titolare Unico
di determinati servizi ma per operare
deve servirsi di ditte esterne, mai
trasformarsi in datore di lavoro per
funzioni di non stretta competenza
funzionale.
Per assicurare l’economicità ed il superamento delle difficoltà di rapidità di
spesa, che potrebbero portare determinati vincoli imposti dalla legge, come
sfrontatamente più volte detto, basta
sapersi organizzare, in quanto ritengo
che nell’attuale organico del comune
vi è gente capace e preparata. Come
più volte asserito, basta dare fiducia e
prestare attenzione a legittime richieste.
Sono solidale con Te, anche se posso
capire il risentimento del Presidente
del Consiglio, non tanto verso di Te,
quanto per i fatti di cronaca riferiti.
Perché di questo si tratta non di considerazioni giornalistiche.
Visto che ci siamo, Ti riferisco anche
un fatto che alle prime avvisaglie trovò
vicini, non solo fisicamente il sottoscritto ed il compianto Gigino. Lamentammo in una seduta la mancata
osservazione da parte dell’esecutivo
del comma “m” dell’articolo 42 del
TUEL, che fra le attribuzioni del Consiglio Comunale prevede:“ definizione
degli indirizzi per la nomina e la designazione dei rappresentanti del comune presso enti, aziende ed
istituzioni, nonché nomina dei rappresentanti del consiglio presso enti,
aziende ed istituzioni ad esso espressamente riservato dalla legge”.
Ricordo ancora l’accorato appello di
Gigino Di Lascio circa la fissazione dei
parametri per procedere alla nomina
di determinati personaggi e lo svincolo
di questi dai lacciuoli politici, per ragioni di credibilità, democrazia e giustizia.
Siamo al palo.
Amichevolmente solidale.
Giuseppe Troncone
Brevi di cronaca...
Scuola calcio di Roccadaspide
Rettifica sul liceo classico
Sono aperte le iscrizioni presso
la nuova sede sociale di piazza
XX Settembre. Presieduta da
Maria Concetta Lombardi e attiva da circa dieci anni, la
scuola calcio intende attivare i
Per errore, sul numero precedente di Unico, è stato pubblicato un articolo datato sul
liceo Parmenide di Roccadaspide.
Il pezzo si riferiva alla possibilità di istituire una sezione
classica presso il citato istituto, evenienza che, quest’anno, non si è verificata.
Fiocco rosa
seguenti corsi di preparazione:
“Primi calci” per i nati nel
2002; 2001; 2000
“Pulcini” per i nati nel
1999;1998
“Esordienti” per i nati nel
1997; 1996
“Giovanissimi” per i nati nel
1995; 1994
“Allievi” per i nati nel 1993;
1992 o Juniores
Su richiesta di alcuni genitori,
inoltre, è in fase di organizzazione, un settore di calcio femminile che sarà avviato se il
numero di iscrizioni sarà sufficiente.
... IN CASA RICCO
Doppia festa rosa in casa Ricco,
a Bressanone, per la nascita, il 31
agosto, della piccola Francesca e
per il terzo compleanno,il 26
settembre, della sorellina Gaia.
Auguri ai genitori Silvio di Roccadaspide ed Elvira e ai nonni da
Francesca Pazzanese e dalla
redazione di Unico.
N°35 20 settembre 2008
Cilento
5
Amilcare Troiano potrebbe essere designato a presidente del parco
Dal Vesuvio al Cilento come il gioco dell’oca
Si fa insistente la voce che potrebbe
essere l’avvocato Amilcare Troiano, ex presidente ed ex commissario del parco del Vesuvio, a
subentrare a Domenico De Masi
alla guida del parco del Cilento e
Diano.
Si concluderebbe così la querelle
aperta con le dimissioni di De Masi
dall’incarico a cui l’avevano chiamato Alfonso Pecoraro Scanio (allora ministro dell’Ambiente) ed
Antonio Bassolino, presidente della
regione Campania.
In fondo sarebbe una soluzione a
metà strada tra quella invocata dalla
base elettorale della destra cilentana e la necessità di nominare, comunque, qualcuno con una certa
esperienza che non facesse sfigurare il ministro, Stefania Prestigiacomo,
nei
confronti
dei
predecessori (Vincenzo La Valva,
Giuseppe Tarallo e Domenico De
Masi). Troiano potrebbe trovare
anche il consenso di Bassolino che
già lo aveva ritenuto valido per guidare il parco del Vesuvio.
Se così sarà, ci troveremo di fronte
ad una situazione alquanto singolare. Chi ha smosso le acque, imprimendo un’accelerazione nelle
decisioni del ministro affinché accettasse le dimissioni di De Masi
per fare spazio a soggetti locali organici alla politica della maggioranza di centro destra uscita
vittoriosa dalle recenti elezioni politiche nazionali, si troverebbe a gestire i risultati della battaglia vinta.
Infatti, se pur hanno ottenuto
l’obiettivo primario dell’allontanamento di De Masi, oggi si scoprirebbero a vivere in territorio più
povero che non è stato in grado di
esprimere, per la terza volta su
quattro, un uomo in grado di gestire
l’ente a cui furono affidate le prospettive di sviluppo di un territorio
da sempre definito “terra dei tristi”.
La destra avrebbe sì vinto una battaglia politica, ma si troverebbe a
gestire una fase post nomina senza
poter incidere minimamente nella
gestione economica e amministrativa del Cilento e Vallo di Diano
ma, allo stesso tempo dovrebbe
continuare a fare i conti con un consiglio direttivo e una giunta decisamente sotto il controllo della parte
avversa.
Da un lato avremmo un presidente
(Troiano) nominato con il chiaro
obiettivo di dare risposte alle sollecitazioni della sua parte politica,
dall’altro canto avremo un consiglio direttivo espressione del centro
sinistra sia per quel che riguarda i
sette nominati dai ministeri, sia per
i cinque espressione della volontà
dell’assemblea dei sindaci dei comuni che fanno parte del parco.
Dopo tutto, sembra che il consiglio,
orfano di De Masi, si sia deciso a
mostrarsi operativo sotto la guida
del Vice presidente, Corrado Matera assumendosi anche la responsabilità di deliberare in merito a
questioni urgenti e di ordinaria amministrazione. Questo è un segnale
che va in controtendenza rispetto ai
mesi di gestione De Masi.
In quel periodo, sia i consiglieri ministeriali sia quelli di nomina poli-
dalla prima
tica erano
stati relegati, dall’operativismo del
patron del Ravello Festival, in un
“angolo” di basso profilo in attesa
di tempi migliori.
Lo stallo istituzionale, prodotto dall’intempestiva richiesta di applicare
lo spoil system al parco, rischia di
dalla prima
Aeroporto di Salerno, raddoppia voli e destinazioni
Collegati a Monaco, Verona, Torino e Catania. Più
voli per Malpensa, Barcellona e Bucarest
tutti gli orari a pagina 15
il potenziamento dei voli verso le prime città individuate
(Milano Malpensa, Barcellona e Bucarest). A questo
ritmo l’aeroscalo assume una fisionomia ben strutturata
con scelte mirate a potenziare i collegamenti con realtà
che hanno rapporti consolidati con il nostro territorio sia
per il servizio passeggeri sia per il trasporto merci. Inoltre, anche gli annosi problemi di collegamento infrastrutturali tra l’aeroporto e l’autostrada e le realtà
limitrofe cominciano ad assumere la dimensione di una
rete che consentirà di arrivare sul piazzale in tempi giusti.Bisogna dare merito a chi, come Augusto Strianese e
In alto da
sinistra:
Giuseppe
Tarallo,
Amilcare
Troiano,
Stefania
Prestigiacomo e
Domenico
De Masi
riportare indietro nel tempo la gestione dell’ente e produrre più che
risultati apprezzabili in campo di
sviluppo sostenibile, una super produzione di scontri politici e di contenziosi gestionali che serviranno a
riempire le pagine dei giornali
(quelli che ancora si occupano di
problematiche ambientali) ma renderanno insostenibile la vita istituzionale dell’ente.
In tutto ciò, resta da vedere cosa ne
sarà del gruppo di lavoro insediato
e “formato” dalla volontà di De
Masi. I componenti selezionati ed
incaricati di dare una scossa alla
“incartapecorita” struttura operativa dell’ente, avevano preso slancio dall’imprimatur proveniente
direttamente dal presidente.
Oggi, sono lì a doversi gestire tra la
volontà di proseguire, nonostante
tutto, l’opera avviata e quella di ritirare i remi in barca ricollocandosi
in postazioni di retroguardia in attesa del nuovo condottiero per capire se sarà conveniente correre in
testa o rientrare nei ranghi di un
tranquillo vivere senza “lode e
senza infamia”. Sarebbe una edizione aggiornata del “gioco dell’oca” con un presidente riciclato,
un consiglio rianimato e una struttura che torna a galleggiare. Tutto il
resto può attendere e a noi “Non
resta che piangere!”
velina
Angelo Villani, di aver fatto quanto in loro potere per
raggiungere lo scopo. Oggi sta al territorio fare in modo
di adottare senza riserve un’infrastruttura decisiva per
la nostra vita di relazione e per l’economia l’economica
della provincia di Salerno ed in particolare per le realtà
che si trovano a Sud di essa. Questo non vuol dire che in
caso di disservizi non bisogna evidenziarne i limiti e le
indicare le responsabilità, ma per il momento “godiamo”
la luna di miele con una struttura che d’ora in avanti ci
ha resi “liberi di volare” nel mondo dal giardino di casa.
Bartolo Scandizzo
Marino-Berlusconi:
af finità strategic he
di Oscar Nicodemo
provata fede socialista, e ai valori di
formazione politica e culturale di
quella matrice non rinuncerebbe volentieri. Evidentemente, qui non si
vuole sottolineare una “berlusconizzazione” del nostro primo cittadino, ma, invero, un tentativo
alquanto “marinesco” del Cavaliere
d’Italia di sistemare vicende e provvedimenti di ordine burocratico e
politico. In pratica, Berlusconi, almeno per quanto riguarda le decisioni
attinenti
all’argomento
turismo, sembra essersi ispirato proprio a Pasquale Marino.
Non è forse vero che il capo del governo italiano abbia riservato per sé
un ampio potere decisionale, in merito, delegando la signora Brambilla
ad una funzione di semplice portavoce? E non è altrettanto reale che
il capo dell’ amministrazione capaccese non abbia contemplato un
assessorato al turismo, e abbia trattenuto, per i suoi poteri, una speciale delega al settore in
argomento? Entrambi, come si
vede, ritengono che il turismo sia un
segmento della produttività da poter
trattare e gestire personalmente, non
un veicolo importante da cui ricavare una sana e proficua economia,
magari affidandone la gestione a
persone con specifiche competenze,
istituzionalizzandone le mansioni.
Tanto l’uno quanto l’altro contraddicono la natura delle cose. Il potere, talvolta, consiste nel darne
ampia dimostrazione. Risultato: Il
bilancio economico di CapaccioPaestum e della Nazione ha subìto,
in un ampia percentuale, un calo
ragguardevole. La lectio magistralis, in materia di politico factotum e
di conservazione del comando,
però, ha una matrice pestana.
Silvio l’inarrivabile, una volta tanto,
è stato preceduto abbondantemente
da un Pasquale di provincia, che,
clamorosamente, si è dimostrato un
moderno apripista della “politica a
telecomando”.
6
Valle del Calore
N°35 20 settembre 2008
“Piano industriale d’investimento e di riqualificazione”
Questa è la soluzione per la Val Calore
Tutta la partita della cooperativa “Val Calore” si delle cooperative, nell’informativa fornita dai revigioca sulla richiesta di aumento di capitale sociale sori nell’ambito dell’attività di vigilanza sulla Val
di un milione e settecentomila euro per risanare il bi- Calore, ha disposto che l’azienda avrebbe dovuto
lancio, rilanciare l’azienda e redigere un piano indu- mettere a disposizione tutta la documentazione ristriale che possa organizzare un mercato, ridare chiesta, entro il giorno 07 settembre 2008.
fiducia al territorio ed ai soci. All’inizio della crisi ci Il Presidente Masi a questo punto, ha inviato una
sono state delle iniziative della Banca di Credito prima nota al direttore della sede regionale di ConCooperativo di Aquara.
fcooperative per una richiesta di dilazione dei terIn tutti questi anni, sono state consumate molte as- mini “stante la situazione di grave crisi economica in
semblee della cantina, dove il problema dell’au- cui versa questa Azienda; alla luce della deliberamento del capitale sociale è stato affrontato. Molti zione del Consiglio Comunale di Castel San Lorenzo
soci hanno sottoscritto l’aumento di capitale sociale, n. 15 del 14/08/2008 avente ad oggetto: “Crisi Val
ma non sono stati sufficienti per far fronte al risana- Calore s.c. a r.l. di Castel San Lorenzo – provvedimento. La gestione Masi, nel frattempo, ha ridotto menti”. Sulla vicenda, sono stati coinvolti anche i
il passivo con degli interventi di risparmio di ge- Sindaci di Aquara, Castelcivita, Felitto e Roccadastione, alcuni dipendenti hanno lasciato l’azienda, spide, “gli amministratori pubblici del territorio di
optando per altri lavori; i conferimenti dei soci degli riferimento di quest’azienda hanno voluto certificare
ultimi tre anni, intanto, non sono stati liquidati dal- il loro prezioso interessamento per la grave crisi da
l’azienda. Il problema a questo punto,
cui è attanagliata, impeLa “Promo’s”, agenzia di
sicuramente è la riduzione della base
gnandosi a mettere in esaffari di Monsummano
sere ogni sforzo per
sociale dei soci, l’adeguamento del capTerme, ha messo sul tasostenerla nel momento
itale e la presentazione di un piano involo 6 milioni e mezzo di
presente e per i successivi
dustriale pluriennale complessivo, con
euro, e promessa di garaned eventuali futuri adempila conseguente verifica della possibilità
tire dai 60 agli 80 posti di
menti”. Con la nota, si
di modifica dell’assetto societario.
lavoro. A trattare è la
chiedeva “una dilazione a
L’ipotesi presentata dal Comune di Cascommercialista Marisa Indata da destinarsi del tertel S. Lorenzo, di creare una società
vitti d’intesa con Alessanmine del 7 settembre 2008
mista pubblico-privata, non si è resa
dro Pucci. Dietro di loro un
fissato dai revisori di Conpossibile per esigenze normative, per il
gruppo di investitori che
proliferare di queste società miste e perfcooperative per il comintendono ancora restare
ché così previsto dalla finanziaria 2008.
missariamento della “Val
nell’anonimato.
Nel frattempo, l’organismo di controllo
Calore” s.c. a r.l., allo
scopo di avere il tempo necessario per la predisposizione di un nuovo piano industriale da commissionare ad esperti della materia e da sottoporre poi
all’approvazione dell’Assemblea dei Soci, atto necessario per i futuri e consequenziali adempimenti.
Da colloqui intercorsi tra il Sindaco di Castel S. Lorenzo ed i dirigenti di Confcooperative emergeva il
diniego a concedere il dilazionamento dei termini.
Dal Presidente Masi, è stata inviata un’altra nota in
cui si faceva menzione che per gravi impedimenti di
natura personale non gli consentivano la partecipazione alla riunione fissata per il giorno 8 settembre
2008 con Confcooperative Regionale e si chiedeva
“un rinvio della stessa a data da destinarsi”.
In data 09 settembre i revisori di “Confcooperative”,
sono stati in azienda, verificato che non vi era stato
l’aumento di capitale sociale, nonostante deliberato
dall’assemblea dei soci il 23 agosto 2008, hanno
messo in liquidazione coatta l’azienda.
In data 15 settembre 1008, il sindaco di Castel S. Lorenzo, ha convocato una riunione dei consiglieri comunali per discutere tutta la partita e per stabilire il
da farsi (presenti maggioranza e minoranza). Si è
concordato di contattare il Ministero dell’Agricoltura per intervenire su Confcooperative per far sì che
possa accettare una proroga dei termini per la messa
in liquidazione dell’azienda ed avere tutto il tempo
per affrontare in termini diversi la partita. Nel consiglio comunale è affiorata anche l’ipotesi di organizzare, nel territorio una raccolta di fondi “tipo
azionariato popolare”, per reperire le risorse necessarie.
È giusto parlare della situazione della cooperativa
Attraverso i documenti di tutti coloro che sono stati protagonisti
Oreste Mottola su Unico n. 34 del 13
settembre, ha asserito: “Vili pennisti
razza dannata”. La categoria dei giornalisti non sempre è amata. Quando si
descrive un evento positivo o si parla di
un personaggio che ha fatto ben parlare
di sé; allora il giornalista è bravo, viceversa viene visto in modo spregevole.
Molte volte il giornalista, semplicemente “esercita il diritto di cronaca”,
come asserisce sempre Oreste Mottola.
Allorché si è trattato di parlare sulla
stampa della Cooperativa Val Calore,
sono stato sempre restio, anche se più
volte sollecitato.
Ho riflettuto molto, prima di pubblicare
un mio articolo, e, quando l’ho fatto, mi
sono limitato a descrivere i fatti e rilanciare dei messaggi per sollecitare attualità e dibattito intorno alla Val Calore,
in quanto, è una realtà che può essere
un esempio di imprenditorialità, ha retto
questo territorio e l’economia per molte
generazioni. Il lavoro della terra è difficile ed è denso di sacrifici. Condurre in
porto un raccolto è il risultato di tante
attenzioni e di tanto sudore.
Ecco perché, parlarne non sempre è
agevole, perché bisogna immedesimarsi in tanti agricoltori che con tanti
sacrifici sono arrivati a produrre fino a
110 mila quintali di vino. L’annata
scorsa ne ha prodotti solo 2 mila quintali.
Qui è la differenza. Coloro che hanno
avuto l’intuizione di fondarla e di gestirla, oggi si volterebbero nella tomba,
nel vedere questo gioiello messo in “liquidazione coatta”.
Probabilmente nessuno di coloro che
l’ha gestita fino adesso ne ha tutte le
colpe. Resta vero però, che siamo in
fondo alla scarpata. Chi è senza peccato
scagli la prima pietra, si potrebbe affermare!.... Forse è un risultato dei tempi,
per il non attaccamento alla terra; forse
non si è stati capaci di fare impresa o di
affrontare il mercato, sia esso di nicchia
o diffuso.
Se s’immagini che solo i ristoranti di
Capaccio/Paestum avessero utilizzato
nelle cerimonie nuziali, in passato, il
vino della Val Calore, penso che quest’azienda non sarebbe mai andata in
crisi.
Resta il fatto che quest’ultima, oggi, è
sull’orlo del baratro e che si dovrà solo
riprendere. Sul come e su chi dovrà
contribuire a farlo, è arduo pensarlo. Si
va a tentoni, si parla, parla, ma non affiora mai una soluzione che possa essere il risultato di ottimismo e di fiducia
e che vada nella direzione del rilancio
vero e serio. Il dibattito c’è stato e la
cantina è stata al centro del territorio e
delle istituzioni. Non si è riusciti, allo
stato, a creare una sintesi economica, di
gestione e di rilancio.
La colpa, purtroppo, è nella caratteristica endemica di questo territorio, in
cui la base non è mai stata protagonista.
È stata sempre portata per mano.
Laddove il condottiero è stato lungimirante, le cose sono andate bene, laddove
il condottiero non lo è stato, le cose
sono andate in frantumi.
Iniziai a parlare della crisi della cantina
quasi un anno fa, con un’intervista al
presidente Masi. Notai la sua disponibilità e onestà nel raccontare le vicende
della Val Calore e lo trovai aperto a
qualsiasi soluzione gli si prospettasse.
La politica in questi casi, non può e non
deve svolgere il suo ruolo di sostituzione degli organi eletti. Deve dare una
mano nel risolvere concretamente il
problema, altrimenti è solo esercizio di
potere e la gente se ne rende conto e non
si va troppo a lungo per capire. In una
delle ultime assemblee della Val Calore,
una funzionaria della Confindustria, in
un eccesso di sfogo ebbe a dire, “ma se
il prodotto c’è ed è buono, il territorio e
vocato per questi prodotti, lo stabilimento c’è, allora dov’è il problema? E,
concluse, “è solo un problema di gestione”!
Ed aveva ragione..
Oggi siamo arrivati al dunque.
Bene ha fatto la stampa, su sollecitazione delle tante persone coinvolte, ad
esercitare “il diritto di cronaca”, pubblicando i documenti che gli stessi protagonisti diretti o indiretti, hanno inviato
al giornale, o erano già di dominio pubblico.
La stampa non è stata partigiana, ma si
è limitata a raccontare i fatti.
Tuttavia, non ero d’accordo a pubblicare quei documenti sull’ultimo numero (il n. 34), in quanto, la vicenda
non mi era chiara.
Debbo constatare, però, che se la
stampa vuole esercitare il suo ruolo,
deve comunque provocare il dibattito,
far riflettere le persone e raccontare le
vicende, esercitando “il diritto di cronaca”, accada quel che accada.
Intervento di
Giuseppe Mucciolo a pag.15
Pagina a cura di Cosmo Guazzo
Settembre 2008
Anno VI N.11 nuova serie
Silicon Valley
ERNESTO GIACOMINO
E dire che, alla città di Battipaglia,
qualche mese fa avevano dato
pure dato il premio “Comune Riciclone”. Un riconoscimento nazionale, tipo che eravamo i primi
in Italia a recuperare i materiali di
risulta, e applausi e riconoscimenti
e qualche lacrimuccia di commozione. Un successo, insomma,
mica nippoli. E dicevano, loro, i
giudicanti: ‘mmazza che paesottolo beneducato, non sporcano,
non abbaiano e gli manca solo la
parola. Risultato: aspetteremo un
po’, per abbandonarli in autostrada. Almeno fin quando non faranno lo svincolo.
E beh: qualunque fosse la motivazione, s’erano chiaramente sbagliati. Magari c’è stato un refuso
di stampa sul nome del premio e
sull’iscrizione della targa, magari
volevano scrivere “Biciclone” in
onore dell’ennesima edizione
della Ciclolonga, o “Ricicog…ne”, per il perpetuo rinnovarsi
di
certe
pecche
d’intelligenza dei suoi abitanti.
Fatto sta che, adesso, eccoci qua:
bottigliette, lastre, flaconi, bambole, cassette, secchielli, cestini,
vasetti, sottovasi, barattoli, stagnola, bombolette. Eccetera.
Non è il “nécessaire” per qualche
giochino di bricolage di Art Attack, né l’inventario di una maxidrogheria in liquidazione, ma il
nuovo composto che forma
l’asfalto cittadino. Un tappeto di
pvc, latta e alluminio disteso sulle
strade del centro, ottimo per coprire buche, livellare dossi, impermeabilizzare il terreno dalla
pioggia battente di questi giorni. E
i topi – che mai si sarebbero sognati di avere siffatte futuristiche e
confortevoli abitazioni – ovviamente ringraziano.
Che schifo. E che vergogna. Come
al solito, d’altronde. Un mese
buono di materiali diligentemente
differenziati e colposamente ignorati. Cassonetti in eruzione, lerci,
inguainati e traboccanti di rifiuti
fino a sputarli a metri di distanza.
Chissà per quale motivo, stavolta:
chiusura dei centri di raccolta?
Personale in ferie? Camioncino
con la batteria scarica? Oroscopo
sfavorevole?
Continua a pag. II .
I
Direttore responsabile Oreste Mottola
Enrico Melchionda, lo studioso
ed il militante appassionato
Campania” condotto dalNel 1976 nell’edicola Spinelli
l’istituto Abacus S. p. a.
di Eboli si vendevano due
su incarico della Regione
copie del quotidiano “Il MaCampania. Nell’ambito
nifesto”, una la compravo
del Dipartimento di Soio e l’altra il leader del mociologia e Scienza della
vimento studentesco eboliPolitica dell’università di
tano, Enrico Melchionda.
Salerno è stato rapprePassavamo entrambi prima
sentante presso l’ICPSR
che la campanella della scuola
(Inter-University Consorsuonasse e così c’incrociavamo
spesso. Dopo qualche settitium for Political and Somana fu lui a presentarsi e
cial Research) nonché
a mettermi al corrente della
fondatore e responsabile
sua intenzione di fondare
dell’Osservatorio Elettouna sezione “della Valle del
rale “Nino Magna”. AtSele” dell’organizzazione potualmente è membro dei
litica direttamente ispirata da
comitati scientifici della
quel singolare giornale. La
rivista Democrazia e Dinostra amicizia comincio così
ritto” e del gruppo Poe poi diventò comune mililena
(Political
and
tanza politica. Nel 1983 ci
Electoral Navigations).
SCOMPARSO ALL’ETA’ DI 48 ANNI
LE REAZIONI
presentammo perfino alle
elezioni comunali di Eboli (DOCENTE ALLA “SAPIENZA” DI ROMA) Il consiglio comunale lo
con una lista appoggiata da
ricorda come “persona
una campagna elettorale innoricca di energie, di speall’Università Federico II di Napoli,
vativa quanto sfortunata negli esiti. Il ca- infine alla Sapienza di Roma, fa- ranze, di voglia di vivere come
polista, di una compagine di ventenni, era coltà di Scienze della Comunica- Enrico, che ha condotto con seproprio Melchionda (vedi pezzo suc- zione.
Ha collaborato col renità e convinzione anche la sua
cessivo a pag. 14) Enrico è diven- “Manifesto”, poi con “Liberazione”, ultima battaglia”. Per il Direttore
tato un docente universitario prima a con la “Rivista di Affari Internazio- Generale, il Segretario generale, i
Salerno, poi a Napoli ed infine a nali”. Ha pubblicato numerosi la- dipendenti emerge la figura di “fine
Roma, alla “Sapienza”. Pochi mesi vori sui fenomeni politici e intellettuale, politico, uomo di
fa avevamo progettato, con il pro- l’evoluzione di partiti. Come stu- grande statura morale”. L’Ammifessore Felice Bergamo, altro prota- dioso, si è occupato di varie te- nistrazione Comunale ne ricorda la
gonista di quella stagione d’impegno matiche, e in particolare: a) del passione del giovane militante poligiovanile, “una pizza”, magari da te- sistema politico sovietico e post- tico, la coerenza delle convinzioni
nersi ad Altavilla, con quei “ragazzi” sovietico, su cui tra l’altro ha pub- maturate nel corso di una vita dedi allora, oggi tutti sulla soglia dei cin- blicato nel 1990 una monografia su dicata allo studio ed alla cultura,
quant’anni. Il nostro obiettivo era “Eltsin a Mosca”; b) dei partiti e così raggiungendo i più alti traquello di offrire una bella serata ad dei sistemi partitici, su cui tra l’al- guardi accademici. Ed inoltre ne
Enrico. Non abbiamo fatto in tempo. A tro ha curato nel 1996 un volume segnala la rara dirittura morale ed
pagina 14 ricordiamo l’Enrico Mel- dal titolo “Il destino dei partiti”; c) il profondo connaturato senso di
chionda dei suoi anni giovanili, tra- dei rapporti tra denaro e politica, giustizia. (…) Lo indica ai giovani
scorsi
intensamente
ad
Eboli, su cui tra l’altro ha pubblicato nel come straordinario esempio dei più
contemporaneamente da giovane li- 1998 una monografia dal titolo “Il significativi valori cui deve ispirarsi
ceale e da punto di riferimento del- finanziamento della politica”;
d) la nostra comunità”. Per l’Assesl’intero mondo politico, non solo della competizione elettorale in Ita- sore alla Cultura e i dipendenti del
locale. (OrMo)
lia, su cui tra l’altro ha pubblicato Settore Cultura, sport e spettaCHI ERA
nel 2001 un saggio nella “Rivista colo il Prof. Enrico Melchionda è:
Era sposato con Marina Gianan- Italiana di Scienza Politica”; e) del- “un Ebolitano che ha dato lustro
tonio ed ha una figlia di 15 anni, l’istituto delle elezioni primarie nel alla nostra Città attraverso il suo
Lara. Enrico Melchionda, nato a sistema politico americano, su cui intenso lavoro di professore uniEboli 16. 12. 1959 aveva frequen- ha pubblicato recentemente un vo- versitario, di giornalista, di uomo
tato il Liceo Classico, diplomandosi lume dal titolo “Alle origini delle di cultura”. Mario Conte, Presicol massimo dei voti. Si era lau- primarie”. Nella sua attività pro- dente del Consiglio Comunale: “rireato, col massimo dei voti, lode fessionale, ha partecipato a vari marrà indelebile in me il ricordo
e bacio accademico,
all’Istituto gruppi e unità di ricerca, tra cui dei nostri anni vissuti al Liceo ClasOrientale di Napoli, discutendo il Cofin 2003 su “Territorio, ele- sico di Eboli, il suo sorriso, la sua
una tesi sull’economia dei paesi zioni e società: dopo il 1994” co- passione politica e la dedizione allo
dell’est. Ha insegnato Scienze della ordinato da Ilvo Diamanti e il studio che lo ha portato alla brilpolitica dapprima all’Università di “Piano di monitoraggi e ricerche lante carica di professore universiSalerno, poi all’Orientale di Napoli, tra la popolazione della Regione tario e studioso di Scienze”.
Chi sbaglia in
comune...non paga
FRANCESCO FAENZA
Settimana tribolata, per i contribuenti
ebolitani. Un ex insegnante è stato
multato di 1000 euro. Faceva male la
differenziata. Un ex sindaco ha subito la stessa sorte.
Mille euro di multa, per violazione
delle regole sulla differenziata. Tante
altre persone, molte aziende sono
state contravvenzionate.
Gli ebolitani pagano le tasse e pagano le multe, quasi tutti. Il problema
è che di fronte a certe scene, ti passa
la voglia di essere...ebolitano. Prendete l’ufficio Tarsu (tassa sui rifiuti)
Sono tre anni, forse più, che sbagliano a preparare i bollettini. Li
mandano a tutti.
In una famiglia ci sono tre persone?
Un bollettino ciascuno, padre, madre
e figlio, è la tassa sui rifiuti è servita.
Ci fosse un’anagrafe canina, non immagineremmo cosa accadrebbe in
città. Un ebolitano decide di cambiare casa? Puntuale, la Tarsu te la
imbustano per il nuovo e il vecchio
domicilio.
Melius abundare quam deficere, filosofia latina all’ufficio tarsu.
Morale della favola? Cambiare casa
a Eboli diventa pericoloso.
Tre traslochi in pochi anni ti possono
costare oltre 3000 euro di spazzatura.
Ma i contribuenti che pagano la
Tarsu qualche domanda se la faranno, si? Come si spiega, il nostro
amato sindaco, che i dipendenti comunali commettano sempre gli stessi
errori?
Prendete un operaio, Stanislao. Va in
fabbrica, commette lo stesso errore
per due giorni.
La terza mattina il cartellino non lo
timbra, perchè lo sbattono in strada, a
giocare a briscola in un bar. Prendete
un impiegato in banca.
Mettete che per errore regali soldi ai
clienti in fila.
Quanto tempo impiegherà il direttore
a sbatterlo fuori dall’istituto di credito? Prendete un bar. Una cameriera
sotto pagata e plurisfruttata. Mettete
che sbagli a mescolare il drink.
Due minuti dopo è fuori dalla “location”, con tanto di offese e ingiurie
da codice penale. Prendete il comune
di Eboli. I dipendenti possono sbagliare, risbagliare e sbagliare ancora.
Tanto non cambia assolutamente
niente. Continuano a fare quello che
Continua a pag. III
II
Battipaglia
Oreste Mottola [email protected]
Anzalone: “Al servizio di un progetto di cambiamento”
Lei è stato uno dei protagonisti
della scorsa tornata elettorale,
candidato Sindaco a soli 31 anni.
Cosa resta di quell’esperienza?
Umanamente e politicamente è e rimarrà un’esperienza indelebile della
mia vita. Ho incontrato e conosciuto
la gente vera di questa città.
Ho cercato con un gruppo fatto di
giovani e arricchito di esperienze del
passato di trasmettere l’idea di una
città diversa e la voglia di cambiare
radicalmente la nostra Battipaglia.
Poi le emozioni vissute sono nelle
immagini e nei cuori dei tanti che mi
sono stati vicini ed è impossibile descriverle.
Posso solo dire che oggi amo la mia
città più di prima e continuerò a dedicare parte della mia vita ad essa e
ai suoi cittadini.
Lei è ora uno dei membri di spicco
del Pd locale. Alcune voci la danno
in lizza per il ruolo di candidato a
Sindaco del centrosinistra. Ma
qual è la situazione del suo partito
in città? Quando e in che modo si
formerà la squadra?
La mia passione mi porta subito a
sgombrare il campo sulle voci che
mi danno candidato. Rimango al servizio di un progetto vero di cambiamento, in qualsiasi ruolo gli altri
decidano.
L’ultima volta mi sono assunto, insieme ad altri, la responsabilità di
spaccare il centrosinistra soltanto
perché quello che presentava Zara
candidato non era il centrosinistra
ma soprattutto non era il cambiamento che tanti, come me, auspicavano da anni. Tra pochi giorni verrà
composto l’organismo di direzione
locale del PD e partiremo da subito
ad illustrare il nostro progetto di
città. E questa volta siamo certi che
i nostri cittadini ci concederanno,
con il voto, l’onore di amministrare
Battipaglia.
Tocchiamo una nota dolente: l’affaire Barlotti. Si pente di qualcosa,
rifarebbe tutto ciò che ha fatto, riguardo la vicenda dell’ingresso in
giunta del Pd, che poi ha contribuito a portare alle dimissioni dell’ex Sindaco, dimissioni causate –
secondo Barlotti – soprattutto dall’atteggiamento del suo gruppo?
Non è una nota dolente.
Anzi la ringrazio innanzitutto per
l’opportunità che mi dà per chiarire.
Stavamo per entrare nella giunta
Barlotti su richiesta del Sindaco, ma
soprattutto su richiesta delle centinaia di persone che trovavamo per
strada e che volevano finalmente un
governo vero per la città.
Abbiamo illustrato a Barlotti un progetto impegnativo e duraturo su tutte
le questioni ma abbiamo trovato un
Sindaco che voleva tirare a campare,
contento solo di aver messo fuori dal
governo della città Motta, Zara e Liguori.
Questa fuoriuscita era per noi solo
un presupposto per iniziare a lavorare seriamente. Secondo me Barlotti nel momento in cui si è reso
conto che doveva iniziare seriamente
a fare il Sindaco si è reso consapevole della sua incapacità di governare una città così difficile e
inopinatamente ha abbandonato la
città lanciando accuse su tutti.
A quel punto è venuto meno il presupposto della fiducia reciproca e
abbiamo deciso di evitare un ‘governicchio’ appeso ai suoi umori e lo
abbiamo sfiduciato.
Qual è, col senno del poi, la
sua idea di fondo
sulla questione?
Barlotti è figlio di
una media borghesia lontana dalla realtà, dalla gente, dai
suoi bisogni e
umori.
Un non politico
e
non cittad i n o .
Estraneo
Franco Anzalone
alla comunità.
Torniamo sulle prossime elezioni…anche se in questo momento il silenzio è d’oro. Come si
sta componendo il quadro? Cosa
dovremo aspettarci?
Molto probabilmente avremo un’aggregazione che partendo dal PD farà
alleanza con pari dignità con chiunque abbia a cuore il cambiamento e
le questioni vere: Manovra urbanistica, Piano traffico, area PIP, Piano
Commerciale, Zona industriale e un
grande progetto per il sociale.
Ma soprattutto ci metteremo tutto il
cuore e tutta la passione dimostrata
in questi anni per restituire ai battipagliesi quella ‘bella’ città che ogni
tanto gli anziani ci raccontano.
Una città rivolta al futuro ma che
mantenga intatto il suo cuore storico.
Comunque vada, in bocca la lupo
Valerio Calabrese
Continua da pag. I
A Parer mio...
di Ernesto Giacomino
Silicon Valley
A noi cittadini frega poco, fidatevi.
Basta con questa condivisione dei
problemi, questa corresponsabilità di
gestione che ci viene quotidianamente imposta come atto dovuto. Io
Tarzan , tu Jane: noi popolo, voi, governanti. Ergo: paghiamo un servizio, lo pretendiamo. Punto. Senza
doverci ogni volta sorbire i lamenti
di chicchessia, le richieste di disponibilità e collaborazione che arrivano da Amministratori e addetti ai
lavori, le giustificazioni, la pubblica
attribuzione di colpe a un Ente o l’altro. Non vogliamo saperlo: noi differenziamo e depositiamo negli orari
dovuti, voi prelevate e tenete le
strade pulite. Il concetto è abbastanza semplice, con un minimo di
sforzo intellettivo magari riusciranno a comprenderlo anche quelle
cime che vi fanno da dirigenti. C’è
gente che prende lo stipendio per
farlo? Poche chiacchiere, allora: va
fatto. Se poi tenete problemi, per carità, auguri, in bocca al lupo, condoglianze e tutto quanto, ma saranno
sempre e solo vostri.
A qualcuno è mai successo che, in
caso di mancato pagamento di una
qualunque bolletta, un funzionario
dell’Ufficio Tributi si sia preso a
cuore la sua causa personale o familiare? Non so, si è mai andati lì con
le foto di famiglia, scusate ma non
possiamo pagare, guardate, questa è
zia Titina buonanima, noi si campava tutti sulla sua pensione ma la
poveraccia ci ha appena abbandonati
alla veneranda età di novantasei
anni? E lui che: ah sì, mo’ capisco,
non vi preoccupate per stavolta lasciamo stare, poi ci rivediamo
quando vi ‘a ricapita una parente al-
trettanto generosa?
E poi, le istituzioni: che fa, ‘sto
Commissario? S’è visto, in giro? S’è
sentito? Non ci passa, in centro, per
andare quotidianamente a comissariare l’incommissariabile nel Palazzo-cantiere di via Italia? E che
crede che siano, quelle distese di rifiuti che deve dribblare con l’auto,
accessori di arredo urbano un tantinello più vistosi del consueto?
Quand’è che – in nome e per conto
di noi tutti – andrà dai responsabili
di questo scempio, li prenderà per le
orecchie, li metterà giù dalla culletta
e li manderà al lavoro a calci nel sedere? Ma niente, è ovvio: tutto tace.
Per cui, per il momento, welcome to
Batti-plastica, signori. Solita, impunita, retrograda, incorreggibile capitale dell’inefficienza.
Settembre 2008
Apre Legambiente
a Battipaglia e
Bellizzi
Si è tenuta lunedì scorso la
prima riunione del costituendo circolo di Legambiente Battipaglia-Bellizzi.
Alla presenza del presidente
regionale dell’associazione
ambientalista, Michele Buonuomo, l’incontro, a cui
erano presenti una quindicina di giovani, si è svolto
presso la sede delle associazioni “Aut Aut” e “Il quartiere” in Via Olevano 154.
Le riunioni sono aperte a
tutti coloro vogliano partecipare e si terranno ogni lunedì
sera
presso
la
medesima sede.
Già in cantiere la prima iniziativa.
Il gruppo, infatti, aderirà all’iniziativa che si terra in
oltre 150 nazioni “Puliamo il
Mondo”, di cui la referente
italiana è proprio Legambiente, e che si svolgerà nei
giorni 26-27-28 Settembre.
La pulizia di una spiaggia alla
foce del fiume Tusciano e di
un luogo centrale con la partecipazione delle scuole saranno
le
attività
del
costituendo circolo per la
tre giorni. Grande attenzione
sarà puntata sulle città di
Battipaglia e Bellizzi con particolare riguardo al degrado
nelle periferie, alla condizione dei fiumi e torrenti del
territorio, alla fascia costiera
battipagliese ed alle colline
che circondano le due cittadine, meta di discarichi abusivi e abusi edilizi.
dalla prima
III
Eboli
Settembre 2008
Chi sbaglia in comune...non paga
Le domande dei contribuenti al sindaco di Eboli
facevano, gli errori di sempre. I contribuenti ebolitani vorrebbero sapere
dal loro amato sindaco: ma il capoufficio della Tarsu, dopo tre anni di horror-errori, è stato rimorso? Ma il
responsabile dei tributi, chi è? Ma
qualcuno è stato mai punito, oltre gli
iscritti a Rifondazione sbattuti sopra
san Francesco? La Cgil non risponde,
ha congelato lo spumante, anche se
vince una causa per mobbing, preferisce non brindare. Alla Uil pensano
di vivere nel più bel comune del
mondo. Ed è facile capirne il perchè.
Della Cisl non c’è traccia. Ma allora,
se per tre anni si ripetono gli stessi errori, chi dovrebbe intervenire? Il direttore generale? E’ stato sfiduciato
pure dagli amici della Uil. Se un contribuente non paga la Tarsu, il comune
gli presenta la cartella esattoriale. Se
un dipendente comunale sbaglia, chi
paga? Nell’Italia della Gelmini che disprezza il sud, ma si abilita ad avvocato a Reggio Calabria, nell’Italia di
Calderoli, maniaco dell’abolizione
della preferenza nei voti, nell’Italia
dove dall’ospedale al comune nessuno risponde di niente, chi paga sono
sempre loro, i contribuenti. E gli operai.
Altro dilemma della settimana. Chi
vive da solo ha diritto a uno sgravio
fiscale del 30 per cento. Quante per-
sone lo sanno? L’assessore Marra dice
che il comune “applica direttamente
lo sgravio”. E’ sufficiente sentire una
decina di persone che vivono da single, per capire che Marra fa propaganda. Tra tanti manifesti inutili e
fumosi, l’assessore Marra poteva pure
scomodarsi, prendere carta e penna,
per scrivere: “Cari ebolitani che vivete
soli, al di là del vostro reddito e della
vostra età, lo sapete che vi spetta uno
sgravio del 30 per cento sulle tasse
che dovete pagare?”. Cinque righe di
dignitosa politica. Ci potrebbe scappare anche un voto favorevole, una
piccola simpatia politica, niente da
fare. Meglio tenerli nascosti questi
sgravi, potrebbero emaciare troppo le
casse comunali. Vergogna senza fine.
Terzo argomento della settimana, le
multe sulla differenziata. La Destra di
La Brocca dice che è troppo sanzionare con 2000 euro pensionati e persone mono reddito. Il sindaco
Melchionda risponde che c’è un minimo, 500 euro, e un massimo, 2000
Ritornano le bufale alla Fiera di Eboli.
E ritorna il vecchio nome: “Fiera di
San Cosimo e Damiano. E’ una
grande riconquista, in ricordo anche
di padre Gabriele Danisi, fondatore
di questa fiera. Fu padre Gabriele ad
avere l’intuito di abbinare la campionaria alla festa religiosa più importante di Eboli”. E’ raggiante don Enzo
Caponigro mentre ricostruisce l’albero genealogico della campionaria
ebolitana. Sabato pomeriggio taglierà
il nastro della 45esima Fiera Campionaria di Eboli:“la fiera di San Cosimo e Damiano” ripete a tutti. Fiera
di bufale, in mostra e messe all’asta,
ma anche fiera di grandi uomini ebolitani, come Umberto Nobile, pioniere dell’aviazione internazionale,
“sorvolatore” per ben due volte del
Polo Nord.“Verrà un nipote a testimoniare la vita di Umberto Nobile,
ebolitano d’adozione, una personaggio poco conosciuto in patria, molto
apprezzato negli Usa” ricorda Cosimo Naponiello, presidente della
Multiservizi spa.“Saremo in collegamento con la figlia ultranovantenne,
in teleconferenza- esclama Flavia Falcone, addetto stampa del comune di
Eboli- ospiteremo il sindaco di
Lauro, paese natale di Nobile, rileggeremo le testimonianze di cugini e
fratelli che condivisero la vita ebolitana con Umberto Nobile”. C’è un
diario di bordo, ingiallito dal tempo.
Risale al 1930, sarà alla fiera grazie
ad Alfredo La Torraca.“L’aeroclub di
Altavilla Silentina, con il coordina-
tore Ivan Criscuolo, simulerà l’ultimo volo di Umberto Nobile” ricorda la Falcone. Una fiera
multimediale, la 45esima edizione
curata da Antonio Elia e Sergio Macellaro, giornalisti omaggiati da Naponiello: “il loro contributo è stato
prezioso e imprescindibile”. Elia promuove una raccolta di firme: “affinché l’aeroporto di Pontecagnano sia
dedicato a Umberto Nobile”. La Falcone risalta l’apprezzamento all’estero di Nobile: “in Italia
praticamente conosciamo tutti pochissimo le enormi gesta di Nobile, i
suoi studi, i suoi esperimenti, la sua
pionerìa aeronautica”.
Della fiera bufalina parla Armando
Nigro, amministratore della Multiservizi: “ringraziamo il veterinario
Luigi Morena, grazie alla sua collaborazione quest’anno rilanciamo un
settore di traino della nostra terra.
Avremo i migliori allevatori d’Italia,
dopo un lungo periodo di sospensione a causa delle norme dello
Stato”. La storia, con Umberto Nobile e le sue trasvolate al polo Nord.
Le tradizioni locali, con la mozzarella
in primo piano. La modernità, con i
nuovi strumenti di comunicazione. I
numeri sono già significativi:“gli allevatori arriveranno da tutti Italia, finora abbiamo già 80 prenotazioni.
Emilia Romagna, Veneto e ovviamente Campania, saranno le tre regioni più presenti”. Si parlerà di
zootecnia, con un solo convegno che
concentrerà l’attenzione su ospiti
importanti. “Tutta la parte bufalina
sarà seguita dall’Anasb, a cui va il nostro ringraziamento”. C’è poi il terzo
segmento, la fiera campionaria:
“avremo oltre 100 espositori” dichiara Cosimo Naponiello che da
padrone di casa, al Palasele, lascia
spazio e parole ai suoi collaboratori:
“Eboli e Capaccio hanno un tradizione storica dell’allevamento di bufala. Ripartiremo proprio da qui, per
una fiera di settore”. Che è poi l’auspicio di Giuseppe Bisogno, consigliere comunale sopravvissuto alla
faida nel PD: “Il mio augurio è che
nessuno si pianga addosso. Questa
non è una fiera mercatino, come
spesso gli ebolitani si lamentano. E’
una fiera di settore, in piena crescita.
Gli ebolitani hanno l’abitudine di
piangersi addosso senza vedere le
fiere da schifo che fanno negli altri
comuni, come a...”. Bisogno scatenato. Per evitare una guerra provinciale, altre epurazioni nel Pd,
omettiamo i comuni e le fiere scarse,
citate da Bisogno. Tutto pronto
quindi per la 45esima Fiera Campionaria di Eboli:“la fiera di San Cosma
e Damiano, scrivetelo, è importante”
ripete instancabile don Enzo Caponigro. Dall’altro lato del tavolo, Bisogno e l’ingegnere Magliano
continuano a discutere di fiere fallimentari, fiere mercatino e fiera del
Levante. Eboli è nel guado: “ma se
riusciamo a tipizzarla- conclude Magliano- spiccheremo il volo, a piccoli
passi”.
euro. All’avvocato sindaco vorremmo
ricordare che se un pensionato, un pò
miope, un pò artritico, un pò invecchiato, sbaglia a imbustare i rifiuti,
con 500 euro di multa regala al comune degli efficientissimi dipendenti,
tutta la sua pensione mensile. Ora
mettetevi nei panni del pensionato. Va
a pagare una multa dai 500 ai 2000
euro. Torna a casa e si ritrova la Tarsu
da pagare per tutti i 25 domicili dove
ha vissuto...Tre anni di marchiani errori. Eboli chiama Italia. Il 60 per
cento del bilancio di Tremonti se ne
va per spese militari, anche se l’Italia
non entra in guerra dal 1945. E se ci
entra, non fa certo un figurone...ricordate il 1991, Maurizio Cocciolone,
primo pilota abbattuto in Iraq. Italia
chiama Eboli.
Il comune perde una causa sul contratto di quartiere. Premesso che è
tutta da quantificare la cifra da risarcire alle società che volevano riqualificare sant’Andrea, il nostro furbo
sindaco ne approfitta per sferrare l’attacco, l’ennesimo, all’amministrazione Rosania.
Come se lui, l’avvocato Melchionda,
pluriconvenzionato comunale all’epoca, amministratore della Multiservizi di Rosania, all’epoca, fosse
stato su Marte o avesse vissuto con la
camicia nera, i nove anni di giunta
Rosania. Infantile gaffe. Melchionda
attacca Rosania e pronta arriva la risposta: “Se abbiamo vinto al Tar- è il
ragionamento di Rosania- Melchionda ci spieghi come mai abbiamo
perso al Consiglio di Stato”. Messa
così, la domanda sembra per gli addetti ai lavori.
Il problema è che Rosania non è nato
ieri. Conosce bene lo studio legale che
ha rappresentato il comune e ha perso
la causa al Consiglio di Stato, sa bene,
Rosania, che Melchionda non gli risponderà perchè, oltre all’imbarazzo
evidente, perderebbe tre consiglieri e
tre voti in aula. Melchionda finge di
non sapere che la delibera contestata
fu votata anche da Cosimo Cicia, suo
ancello preferito, da Arturo Marra, suo
attuale assessore, da Mauro Vastola,
sua musa tra le più ascoltate, fino a
qualche settimana fa. “La miseria politica dell’attuale sindaco non ha
eguali” dichiara Rosania. Aspettiamo
ora la risposta di Melchionda, non ancora pervenuta. E soprattutto vorremmo capire nome e qualifica di
quest’avvocato che tanti imbarazzati
visi provoca a Palazzo di Città. Tanto
se l’Italia si dissangua per un esercito
che non entra in guerra da oltre sessant’anni, perchè il comune dovrebbe
vincere le cause in tribunale, perchè i
dipendenti comunali dovrebbero svenarsi a scrivere i bollettini evitando di
moltiplicare gli errori?
IV
Settembre 2008
Le storie
Campagna: È partito il “pacchetto sicurezza” della Giunta Luongo
Il sindaco: “Salvaguardia della dignità umana”
La Giunta Luongo vara il suo “pacchetto sicurezza”. Una conferenza
stampa venerdì 19 settembre per annunciarlo. Biagio Luongo ha firmato
una serie di Ordinanze sindacali in
materia di ordine, incolumità pubblica, tutela dell’ambiente, del patrimonio e dei beni culturali ed altro
ancora. Quattro le Ordinanze, ma
pure una Delibera di GM per dare ordine e pulizia alla città e all’intero
territorio comunale, in modo particolare ad alcune zone, ad incominciare dal popoloso Quadrivio, dove,
a giorni, entrerà in funzione la video
sorveglianza.
Gli amministratori ormai puntano, e
ne hanno già dato ampia prova in
questi mesi, ad avere un maggiore
controllo della situazione e a “stanare” illeciti e furberie. Perché, dobbiamo prenderne atto!, anche
Campagna vive situazioni di inciviltà e di vandalismo, di degrado,
grazie al comportamento, che rasenta a volte il codice penale, di alcune persone indegne di vivere in un
consorzio civile. Il riferimento è alla
spazzatura, che spesso viene lasciata,
fuori orario il più delle volte, in ogni
dove, o agli atti vandalici, tanto per
fare degli esempi, nei bagni pubblici
di largo Sant’Antonio o in piazza
Guerriero, con visibile oltraggio a
servizi da poco messi in essere o all’arredo urbano appena rifatto.
Il “pacchetto” è stato varato dopo
il via libera alle misure da adottare,
concordate al tavolo tecnico con
l’amministrazione, i vigili urbani, i
carabinieri, la forestale…Tutto ciò a
seguito del Decreto del Ministro Maroni e dei Provvedimenti del Parlamento sulla “sicurezza”, che le
amministrazioni locali sono tenute a
considerare e a mettere in pratica, a
seconda delle specificità territoriali.
In primis, un’Ordinanza in materia
Alcuni effetti del vandalismo
a Campagna
“di vendita e somministrazione di
bevande alcoliche e superalcoliche”: stop all’alcool dopo le 23.30 in
tutti i locali pubblici e commerciali.
Ai trasgressori saranno comminate
multe fino a 500 euro. Ciò ovviamente e giustamente per evitare che
ci si metta in auto ubriachi o che i
fumi dell’alcool provochino liti e
risse notturne.
Ma anche salvaguardia della “dignità umana”. Tolleranza zero, infatti, per chi cede o fitta in nero e a
costi esorbitanti, rispetto ai normali
canoni di fitto, specie a stranieri non
in possesso di regolare permesso di
soggiorno. È di questi giorni il sequestro di un appartamento in località Piantito-Quadrivio, ceduto in
fitto a cinque clandestini, raggiunti,
poi, da decreti di espulsione. Si incomincia, innanzitutto, col divieto di
dare in locazione appartamenti inadeguati al numero degli occupanti,
magari con servizi igienici fatiscenti,
oppure facendo pagare la pigione ad
Campania: un tavolo di lavoro per l’accoglienza
degli immigrati nella Piana del Sele
Messo a punto un piano per favorire l’integrazione e migliorare le condizioni abitative degli
immigrati impiegati nell’agricoltura e nell’allevamento delle bufale nella Piana del Sele.
L’assessore alle Politiche Sociali
della Campania, Alfonsina De Felice, ha incontrato ad Eboli i rappresentanti
delle
aziende
agricole della Piana del Sele per
affrontare le questioni dell’immigrazione sul territorio. All’incontro hanno partecipato, oltre
agli imprenditori, anche i rappresentanti di ‘Medici senza
frontiere’. Tra le proposte ope-
rative emerse nell’incontro vi è
il restauro dei casolari con fondi
Ue da adibire ad alloggi e centri
di accoglienza; la creazione di
una struttura di servizio per
l’impiego; centri per l’assistenza
sanitaria; maggiore integrazione
tra i centri per l’impiego e i centri socio-sanitari.
Per dar seguito alle proposte, la
Regione insedierà un tavolo tecnico-operativo con la partecipazione dei rappresentanti degli
assessorati al Lavoro e alla Sanità, degli imprenditori, dell’ispettorato del lavoro e di
‘Medici senza frontiere’.
ogni singolo componente. Una pratica purtroppo presente anche da noi.
Massima attenzione a decoro, pulizia dei luoghi, molestie o disturbo.
È vietata su tutto il territorio comunale, pubblico e privato, la sosta di
nomadi e campeggi di roulotte, caravans, camper. Un provvedimento
per evitare il formarsi di campi nomadi.
E veniamo al “decoro”, che in pratica significa, per esempio, non imbrattare muri, monumenti, fontane,
beni e strutture pubbliche, alberi.
Pugno duro d’ora innanzi, quindi,
per chi imbratta monumenti, strade e
facciate di edifici, per chi abbandona
rifiuti o materiali di qualsivoglia natura. Niente più materiali o beni di
qualsiasi genere esposti o accatastati
in aree private ad uso pubblico, come
ad esempio, fanno certi esercizi commerciali o anche privati. Decoro, poi,
per facciate e/o infissi che devono
seguire certe direttive (colore, materiali…). Provvedimenti che mirano
al rispetto delle norme in materia di
decoro urbano.
E ancora: niente più animali lavati
nella fontane o gente che si arrampica ovunque o che circola tra giardini ed aiuole con motorini e
biciclette. E, poi, niente bivacchi o
passeggiate e soste a torso nudo o
vestiti succintamente.
Il sindaco, altresì, stringe la cinghia sul fronte dei cani. I proprietari
e/o detentori di questi “amici fidati
dell’uomo” dovranno impedire che
l’animale sporchi il suolo pubblico
con deiezioni e liquidi organici e,
nello stesso tempo, dovranno dotarsi
di scopino, paletta e sacchetto o di
altri idonei strumenti per la raccolta
di escrementi. Obbligo di guinzaglio
per i cani di media e piccola taglia,
mentre per quelli di taglia grande si
impone anche l’uso della museruola.
Certamente un’ordinanza che obbliga al rispetto di alcune norme
volte a garantire, oltre alla decenza,
la salubrità dell’ambiente.
Ma decoro significa pure non mantenere strade, tutte, quelle centrale e
quelle più nascoste, con erbacce,
sporcizia di varia natura o pietrini divelti a mai sistemati da tempo in
spazi pubblici e privati (dove si può
e si deve intimare i proprietari alla sistemazione dei siti…)!.
Un “pacchetto” corposo ed importante come è dato vedere. Ma sarà
possibile, ci si chiede in città, vedere
e controllare tutto?. In che modo?.
L’Amministrazione ci ha pensato
con una Delibera ad hoc, tutta tesa a
“cercare cooperatori civici (carabinieri, poliziotti, finanzieri, forestali
in pensione…)”, che “volontariamente e in sinergia con i vigili, possono ben controllare il territorio”.
Controllo a tappeto e di continuo,
dunque. Tutti sono avvertiti, perché,
se ci sono tantissimi cittadini, la stragrande maggioranza, che fanno il
loro civico dovere, ce ne sono altri,
non molti per la verità, che col loro
comportamento devastante ammorbano tutto e tutti. Ben venga, pertanto, questa cosiddetta mano dura!.
Stiamo attenti, però, a voler vedere a
tutti i costi ciò che non c’è e a seguire, in qualche circostanza, le
“mode” del momento.
Mario Onesti
N°35 20 settembre 2008
Basso Calore
11
I primi quarant’anni altavillesi dei Rispoli
Una proposta: conferiamo all’avvocato la cittadinanza onoraria per il contributo dato al paese
La verità messa giù semplice è che alla
fine degli anni Sessanta i Rispoli - che
oggi nella loro azienda di Borgo Carillia producono conserve di pomodori,
legumi, frutta sciroppata - quarant’anni
fa vennero a rinvigorire l’economia di
Altavilla Silentina quando essa era ancora tutta agricola. E che già al padre di
Luigi e Buonaventura Rispoli quell’edificio a pianta crociata piacque già
solo per questa particolarità architettonica.
LA FABBRICA CHE NON TROVAVA PACE
Dopo la morte di De Martino, avvenuta nel 1958, quella fabbrica non trovava pace e non ebbe successo il
rilancio fatto dal Concooper, allora una
sorta di “Partecipazioni Statali” fatta in
casa. Nel nostro paese il settore primario era però a brandelli, con i meloni
della varietà “Altavilla” consegnati ad
una gloriosa memoria, il tabacchificio
avviato ad una crisi irreversibile ed
un’agricoltura annaspante perché i pomodori altavillesi piantati in ogni dove
i Mellone a Ponte Barizzo, Cirio a Paestum, Rondino a Bellizzi e l’ebolitano
De Martino se proprio li prendevano li
pagavano assai poco. Nel paese si continuava ad emigrare in massa. Per fare
l’operaio a Torino in Germania o a portare una divisa a Milano, differenza
non c’era. C’era ancora in atto il baby
boom ed i vuoti non si notavano. Il sindaco Tedesco ed il medico Sassi “politicamente” cercavano di rimediare altri
posti di lavoro: non bastavano mai,
erano sempre come gocce date agli assetati. I nuovi acquirenti, gli “abatesi”
provenienti dalla profonda provincia
napoletana, nella fabbrica rivestita a
mattoni rossi si misero ad inscatolare
pomodori e, anche per l’impronta “cattolico – democratica” che li ha sempre
caratterizzati, cominciarono con il pagare meglio i contadini, e permisero ad
un’intera comunità di tirare avanti, di
ricominciare un suo circolo virtuoso,
di “scansarsi” anche un po’ dal “mercato” della politica, facendo studiare i
figli e maturando pensioni più deco-
rose per gli anziani.
ACCOLTO CON DIFFIDENZA,
MA POI E’ SUBITO SIMPATIA
All’inizio non furono però rose e fiori.
“Sentivo una forte diffidenza nei nostri
confronti. C’era chi ci vedeva come invasori. Ma bastò conoscerci come persone e tutto finì bene. Chi credette
subito in noi fu un gruppo di agricoltori
coraggiosi che io non finirò mai di ringraziare: Vincenzo Marra di Cerrocupo, Carmine Lanza di Quercioni,
Natale Sgangarella di Albanella e qui a
Carillia, Vito Belmonte”, racconta oggi
quello che per Borgo Carillia è l’avvocato per antonomasia: Buonaventura
Rispoli, classe 1935, studi di giurisprudenza a Napoli in una facoltà che
traboccava di grandi maestri. “La
prima volta che mi elessero sindaco del
mio paese, avevo poco più di vent’anni, io non solo non mi votai ma mi
dimisi quasi subito perché non ero ancora laureato e non mi sentivo adeguato al ruolo. Antonio Gava mi
voleva mangiare vivo. E mi costrinse a
fare più volte il consigliere provinciale
a Napoli. Io che pur mi sentivo moroteo militavo nella sua area politica poiché il mio paese è a cinque minuti da
Castellammare, zona di profonda influenza gavianea”. Storia di un’Italia
del secolo scorso, infatti siamo nel
1960, e di un giovane che voleva fare
l’avvocato e che la politica prima e
l’imprenditoria dopo “traviano” e lo
trascinano fuori dalle aule di udienza.
AVVOCATO ED IMPRENDITORE
Al di là dei ruoli formali, Buonaventura è ancora il punto di riferimento
delle industrie Rispoli, il “cervello”,
mentre il fratello Luigi (sposato con
l’altavillese Maria Cembalo, sorella
del più noto Franco) è “l’operativo” e
si è sempre distinto per il decisivo apporto all’azienda, la sede è negli edifici che una volta furono di Carmine
De Martino e che oggi amministra
Carmela Palumbo, moglie di Buonaventura, con suo fratello Luigi nella
compagine societaria, ed i più giovani
Natale e Giovanni, come nuove punte
di diamante. “Oggi la fabbrica è diversa. E’tutta tecnologie, il peso del lavoro si è ridotto all’osso”, confessa
l’avvocato. Una volta non era così e
sono forse migliaia gli altavillesi, e non
solo, che soprattutto d’estate hanno lavorato alla Rispoli. Impossibile fare il
conto dei soldi che, è davvero il caso
di dirlo, “sono stati fatti girare”. “Ho
un vanto: io non ho mai chiuso le porte
a nessuno. Ho dato lavoro quando e
come si è potuto. Ed è per questo che
oggi, che quasi fuori dalla mischia, mi
onoro di essere benvoluto dai più”. Il
primo punto di svolta sono gli anni
della virosi che colpisce il pomodoro,
a metà degli anni Ottanta. Finisce l’approvvigionamento locale e la materia
prima va fatta arrivare dalla Puglia,
dalla Basilicata e dalla Calabria. “Il
contributo delle campagne di Altavilla
si era sempre più ridotto. Le aziende
agricole – racconta Rispoli - avevano
via via scelto l’allevamento delle bufale. La scarsa dimensione degli appezzamenti a disposizione però come
era un problema per il pomodoro lo è
ancora di più per il comparto bufalino”. Ci si mette poi la Cina che prima
ci inonda con grosse quantità di semitrasformato da lavorare ulteriormente
prima di rispedirlo nei capienti mercati
africani e poi alza i prezzi della materia prima e con il concomitante aumento dell’energia necessaria per la
lavorazione, il Btz, composto soprattutto da gasolio: “Sono 300-400 vecchie lire al Kg solo di energia termica.
A queste condizioni è difficile tener
dietro a questi costi”. In conclusione?
“Non si possono fare più le lavorazioni
invernali ai ritmi precedenti. Che ci assicuravano almeno 30 posti di lavoro.
E così ogni anno dobbiamo ridurre di
due o tre unità…”.
I PROBLEMI DI OGGI: IL PRG E
LA TASSA RIFIUTI
Gli altri problemi? “Dal Piano Regolatore che non ha voluto riconoscere
che qui c’è una zona industriale naturale che ha più di settant’anni. Ma i nostri progetti di valorizzazione ed
investimento non ne risentiranno più di
tanto”. Ma non finisce qui: “La Rispoli
che non grava per un solo chilogrammo dei suoi rifiuti sullo smaltimento generale deve pagare 10mila
euro all’anno per un servizio che non
riceve. Mettiamola così: è un nostro
contributo alla comunità”. Una comunità che potrebbe parzialmente sdebitarsi – è la modesta proposta di chi
scrive - concedendo all’avvocato Buonaventura la cittadinanza onoraria del
paese che, grazie al suo acume ed alle
scelte dell’intera famiglia Rispoli, è ancora uno dei centri di riferimento dell’agricoltura e dell’economia della
Piana del Sele.
Oreste Mottola
Chiudono due scuole dell’infanzia a Sacco e Campora
La Comunità Montana Calore Salernitano prepara una mobilitazione
Non è iniziato senza problemi il
nuovo anno scolastico nel territorio della Valle del Calore. Nell’ambito della generale politica
dei tagli che ha investito negli ultimi mesi il mondo della scuola,
disseminando disservizi e disagi
nelle aree più disagiate, due
scuole dell’infanzia hanno definitivamente chiuso battenti. Si
tratta delle scuole di Campora e
di Sacco, dove, a causa dell’esiguità dei piccoli allievi e dei tagli
operati, il 15 settembre scorso le
strutture sono rimaste chiuse.
Per quanto riguarda la scuola
dell’infanzia di Sacco, il numero
esiguo di bambini costringe i
pochi che ci sono ad andare nel
vicino comune di Piaggine, paese
relativamente vicino ma difficile
da raggiungere a causa di un sistema viario tutt’altro che eccellente. Una situazione complessa,
se si pensa che i pendolari che
dovranno viaggiare tutti i giorni
percorrendo una notevole distanza sono bambini che non
hanno più di 5 anni di età. Per
non parlare dei disagi delle famiglie!
Si tratta di una situazione dav-
vero difficile da gestire, tanto che
il Presidente della Comunità
Montana Calore Salernitano, che
già nei mesi scorsi aveva manifestato la propria preoccupazione,
promette di tentare di opporsi a
provvedimenti che non fanno
altro che generare disservizi e favorire lo spopolamento delle aree
montane. “Non possiamo accettare questi provvedimenti che penalizzano ulteriormente un
territorio che già vive numerose
difficoltà; – sostiene Latempa –
riteniamo infatti che la scuola
rappresenta un punto di riferi-
mento culturale, per una popolazione che già vive sulla sua pelle
una difficile quotidianità”. “Per
questo – conclude – faremo
quanto possibile per difendere gli
interessi delle persone e delle istituzioni”.
La Comunità Montana interverrà
sulla situazione chiedendo un incontro con i responsabili dell’Ufficio Scolastico per la Campania
e dell’Ufficio Provinciale di Salerno, nonché con il Ministero all’Istruzione per trovare una
soluzione.
Diano
12
N°35 20 settembre 2008
Incendio a Polla
Una lettera aperta degli imprenditori del CONSIAP
e un dibattito sulla sicurezza
Gli imprenditori del CONS.I.A.P.
(consorzio imprenditori area industriale di Polla (SA) a seguito del
grave incendio che ha colpito
l’azienda Addesso srl, lo scorso 10
settembre quando sono andati in
fiamme due tir distanti tra loro e un
capannone esterno provocando l’immediato intervento di tutte le Forze
dell’Ordine locali nonché Vigili del
Fuoco e in seconda battuta dei carabinieri del RIS, si sono riuniti tempestivamente presso la sede dello stesso e
hanno indetto per il 26 settembre
prossimo un incontro-dibattito a tema
dal titolo: “La sicurezza”, presso la
sala convegni del Borgo Lucano di
Atena Lucana adiacente la zona industriale di Polla.
Il consorzio ha espresso immediata
solidarietà per l’increscioso accaduto
al socio consortile Enzo Addesso, il
quale ha fatto sapere di avere apprezzato la fermezza e l’unione di tutti.
Sinceri ringraziamenti sono andati
anche all’amministrazione comunale
per la sentita e sincera partecipazione.
Nelle priorità del consorzio costituito
nel Giugno 2008, figurano la gestione,
la manutenzione, la viabilità e quant’altro occorrente per la conduzione
dell’area ma il risalto maggiore è stato
dato alla vigilanza, intesa come maggiore attenzione alla sorveglianza e
alla sicurezza delle aziende e dei loro
occupati.
L’ accelerazione del programma, dovuta alla nota vicenda, ha indotto il
comitato direttivo Consiap ad indire il
dibattito del 26 settembre, invitando
la comunità del Vallo di Diano a partecipare e raccogliere adesioni e sug-
gerimenti.
Un convegno che vuole essere la dimostrazione di quanto il fatto tragico
quanto misterioso accaduto alla ditta
edile Addesso abbia segnato le coscienze e gli animi dei colleghi, che
immediatamente si sono sentiti in dovere morale verso il loro amico prima
che collega, di fare qualcosa di utile
per la collettività tutta.
Un dibattito che non vuole essere fine
a se stesso e che si preannuncia non
uno dei tanti.
Intanto gli inquirenti dichiarano di essere sulle tracce dei responsabili dell’incendio e di non trascurare la
benché minima pista perché tutto in
questo momento può ritornare utile
alle indagini.
Antonella Citro
Presentazione del Marchio
d’Area del Vallo di Diano
Venerdì 6 giugno, a Padula, è stato
presentato ufficialmente il marchio
d’area del Vallo di Diano, un segno
distintivo che caratterizza le aziende
dei settori dell’artigianato, commercio, servizi, piccola ricettività turistica, oltre le associazioni di
categoria e le organizzazioni sindacali. Tutte queste realtà si sono confrontate sull’attività di certificazione
e sui criteri di originalità, naturalità e
localizzazione al fine di promuovere
il territorio a livello nazionale e internazionale.
Lo devono fare sia per i prodotti che
per i servizi che insieme assommano
specificità, tipicità e il valore della
loro lavorazione legata alla tradizione locale, alla qualità, alla naturalità, alla sicurezza.
Il Marchio è stato pensato proposto
e oggi realizzato dalla Comunità
Montana attraverso il progetto di
Assistenza Tecnica per la realizzazione e gestione del Pigac Certosa.
Dato il coinvolgimento delle scuole,
la scelta è caduta sul marchio prodotto dagli studenti dell’Itis “G.
Gatta” di Sala Consilina.
Il Marchio rappresenta un’ammonite, conchiglia fossile che ha la
forma di una spirale avvolta su un
piano ed è proprio questa caratteristica ad aver determinato il loro
nome. L’immagine rappresenta, infatti, non solo l’animale ma è al
tempo ancoraggio nel passato e proiezione verso il futuro dato che richiama la chiocciolina utilizzata nella
comunicazione on-line, è per questo
ancor più segno di comunicazione,
modernità e apertura al mondo
esterno.
L’immagine poi richiama la famosa
scala della Certosa di Padula e i 15
raggi rappresentano i 15 comuni del
Vallo di Diano a sottolineare l’intento di identificarsi come unico
soggetto d’azione per lo sviluppo locale. La Comunità Montana Vallo di
Diano, attraverso il marchio d’area,
si impegna a promuovere il territorio a livello internazionale, attraverso l’attrazione di reti lunghe di
mercato che saranno stimolate dal
marchio e offriranno nel contempo
basi per la costituzione di nuove nicchie di mercato su prodotti e servizi
made in Vallo di Diano. Attraverso
l’attività di internazionalizzazione, all’interno della quale si configura
questo marchio, si stanno sperimentando nel Vallo di Diano alcune delle
procedure che sono alla base della
nuova programmazione regionale
2007/2013,
cosicché la Campania può promuovere al meglio la tradizione
locale e lo sviluppo.
Nel frattempo è stato costituito
anche il Comitato Tecnico per la
Gestione e il Controllo del marchio. E oggi si lavora per la operatività del Marchio.
“Il Marchio costituisce una grande
opportunità per il territorio perché
eleverà la competitività delle nostre
aziende, di quest’area che vuole offrire un turismo naturale, diverso, alternativo o complementare al maresottolinea con orgoglio il presidente
della Comunità Montana, Vittorio
Esposito- per anni abbiamo parlato
del Marchio, è ora di raccogliere i
frutti”. Insomma si punta a una
nuova progettualità, più murata e
specifica, sulle peculiarità dei territori. Una realtà che mai come in
questo periodo di luci e ombre costituisce un faro che dà luce ad un
territorio interno. E il Vallo di Diano
ha raccolto questa sfida, concretizzando il Marchio d’Area, grazie ad
una sinergia di forze locali, politiche,
sociali, imprenditoriali, sindacali e
scolastiche.
AntoCi
In farmacia
Impotenza sconfitta:
Cialis per sempre?
Tadalafil presente nella
specialità
medicinale
Cialis è un
farmaco utilizzato
nel
trattamento
per gli uomini con disfunzione
erettile.
Questa condizione si verifica
quando un uomo non riesce a
raggiungere o a mantenere
un’erezione idonea per un rapporto sessuale.
E’ importante ribadire che il
Cialis non serve se non si ha la
disfunzione erettile e quindi non
può essere utilizzato solo per
migliorare le prestazioni sessuali. In generale, la dose raccomandata è 10 mg da assumere
prima di una prevista attività
sessuale e indipendentemente
dai pasti.
In quei pazienti in cui una dose
di 10mg di tadalafil non produce
un effetto adeguato può essere
provata una dose di 20mg.
Il dosaggio da 10 e 20mg deve
essere assunto prima di una
prevista attività attività sessuale e non è consigliato per un
continuo uso giornaliero.
Nei pazienti che rispondono ad
una somministrazione al bisogno e che prevedono un uso
frequente di Cialis (ad esempio
almeno due volte a settimana o
più) potrebbe essere considerato adatto uno schema di somministrazione una volta al
giorno con i dosaggi più bassi di
tadalafil.
In questi pazienti la dose raccomandata è 5mg assunta una
volta al giorno all’incirca nello
stesso momento della giornata.
Affinché il farmaco cominci a
produrre un effetto sono necessari 5 giorni di terapia utili a
produrre una concentrazione
ematica sufficiente a generare
l’effetto terapeutico.
Quando viene assunto una volta
al giorno il tadalafil permette di
avere un’erezione, se c’è stimolazione sessuale, in qualsiasi momento della giornata nell’arco
delle 24 ore.
Come tutti i medicinali, tadalafil
può causare effetti indesiderati
sebbene non tutte le persone lo
manifestino.
Gli effetti riportati più comunemente in pazienti che assumono tadalafil sono disturbi
digestivi, mal di schiena, dolori
muscolari, vampate di calore al
viso, congestione nasale.
Tra le principali controindicazioni del tadalafil va ricordato
che questo farmaco aumenta gli
effetti ipotensivi dei nitrati organici, pertanto questo farmaco
è controindicato in questi pazienti. In più tutti i prodotti per
il trattamento della disfunzione
erettile incluso tadalafil non devono essere usati negli uomini
con malattie cardiache per i
quali è sconsigliabile l’attività
sessuale.
Ricordiamo che il farmaco può
essere venduto in farmacia solo
dietro presentazione di ricetta
medica.
Alberto Di Muria
[email protected]
N°35 20 settembre 2008
Politica
13
SALERNO, ALL’ULTIMO CONSIGLIO PROVINCIALE
Chi di spada ferisce...
Assenti gli interrogati? L’interrogante abbandona l’aula
Ore 16:15, 15 settembre 2008, il Presidente del Consiglio Provinciale
Carmine Pignata dà inizio alla seduta
del question time ordinando al segretario l’appello dei presenti19 numero
legale per proseguire nelle operazioni.
Ed ecco che informa dell’assenza di
alcuni assessori, nella fattispecie Angelo Paladino, Pasquale Stanzione, il
Presidente della Provincia Angelo
Villani ed il vice Presidente Gianni
Iuliano. Tutti giustificati.
Tutti hanno, infatti, presentato motivazioni e scuse scritte nel rispetto del
regolamento del Consiglio.
Purtroppo non potevano essere presenti all’importante appuntamento
politico per ulteriori, evidentemente
più importanti appuntamenti.
A quel punto, che fossero impegni
politici oppure no, non ha fatto la differenza! Il Presidente ha chiesto al
consigliere Antonio Lubritto se fosse
stato possibile anticipare, rispetto all’ordine previsto, l’interrogazione
che avrebbe dovuto rivolgere all’assessore Rocco Giuliano.
Quest’ultimo, per urgenti motivi familiari, doveva andar via senza poter
attendere la chiusura della seduta.
L’ennesima fretta per qualcos’altro,
l’ennesima giornata in cui si assentano alcuni interrogati su questioni da
affrontare anziché rimandare.
E, inevitabilmente, l’ennesima protesta aperta dell’esponente del Pdl Lu-
britto. Forse più giustificata delle
stesse giustificazioni lette dal Presidente poco prima. Se non per altro,
almeno per il valore democratico che
difendeva, quello di un organo politico, il Consiglio Provinciale, e di
uno strumento, il question time, il cui
fine è l’informazione e il confronto
per valutare e decidere il da farsi per
il bene della collettività. Spesso mortificato, accantonato.
“Presidente – ha esordito Lubritto noi abbiamo dato un grosso contributo affinché la prima esecuzione di
questa Provincia fosse presente e
portasse all’attenzione dei cittadini di
Sarno, Sala Consilina, Scafati ciò che
il governo provinciale porta avanti,
ma devo constatare, per conto del
gruppo federato del Pdl, che così
come si stanno portando avanti i question time, e lo dico con grande rammarico,
per
chi
crede
nell’informazione delle istituzioni e
in esse stesse, questo governo di centro sinistra dimostra che la parola sinistra non sa dove sta, non sa cos’è la
cultura e la formazione, il rispetto
delle istituzioni.
Lo dirò anche in conferenza stampa
domani, questa maggioranza, questi
assessori pensano solo alla loro campagna elettorale! In tre mesi non abbiamo ricevuto nessun atto di quelli
che dovevano esserci inviati! Le interrogazioni riguardano temi importanti, come quello dell’Hotel
Ambassador, di cui chiedo copia dell’istanza relativa che viene inviata
alla Corte dei Conti, con tutti gli allegati!”. Lubritto non risparmia neanche il Presidente: “Lei, Presidente,
non fa rispettare il Consiglio! Si assentano proprio gli assessori interessati
alle
interrogazioni
che
riguardano i loro assessorati che, tra
l’altro, sono i più importanti. Per
quanto ci riguarda, noi del Pdl abbandoniamo l’aula per dimostrare
alla stampa e ai cittadini, e domani lo
diremo anche in conferenza stampa,
che questi assessori non meritano la
delega che hanno avuto.
Ci scusiamo, ma è inaccettabile che
ad ogni question time ci siano assenti”. Ricevuta l’assicurazione dal
Presidente che gli atti relativi all’Ho-
Fatti del 1943, i luoghi della Valle del Calore
“Quella calcare dove conservavano la carne fresca
tel Ambassador sono stati inviati alla
Corte dei Conti e che ne avrebbe ricevuto le copie, Lubritto, con il
gruppo del Pdl, abbandona l’assemblea in segno di protesta. Siamo ai
ferri corti.
La polemica è scontata. Alcuni consiglieri chiedono la parola per esprimere un parere sull’ accaduto.
C’è concordanza per le continue assenze.
“Lubritto ha esagerato andando via e
accusando il Presidente del Consiglio
– ha detto Leoni - ma dobbiamo
prendere atto delle continue assenze.
Credo che effettivamente non ci sia
la volontà di eseguire il question
time, uno strumento importante che
abbiamo scelto, per informare la
gente del nostro operato. Non dobbiamo più di tanto giustificare l’esecutivo. Mi permetto di sollecitare il
Presidente affinché la prossima volta
gli assessori siano presenti”.
E Antonio Sansone: “Mi rendo conto
che il Presidente del Consiglio non
può dirlo, ma effettivamente ci sono
spesso assenti”. Infine Pignata, prima
di sciogliere la seduta, legge la lettera
che nel maggio scorso ha inviato al
Presidente della Provincia Angelo
Villani per stigmatizzare l’andazzo
ed esorta ancora una volta ciascun
membro del Consiglio a svolgere al
meglio il proprio mandato.
Maria Laura Pirone
Tel 0828.720114 Fax 0828.720859
e-mail: [email protected]
url: www.unicosettimanale.it
Direttore Responsabile
Bartolo Scandizzo
Condirettore
In provincia di Salerno il mese di
settembre è solitamente ricco di
celebrazioni in memoria degli avvenimenti della seconda guerra
mondiale.
La nostra terra, infatti, è stata teatro di importanti eventi come lo
sbarco alleato e i combattimenti
che si sono succeduti nella piana di
Paestum e oltre, fino ad Altavilla Silentina e Postiglione. Mentre a più
riprese si parla di realizzare finalmente un museo dello sbarco,
siamo andati in cerca di storie inedite e testimonianze “minori” di
quei tristi avvenimenti. Naturale,
perciò, contattare un vero esperto
del settore, l’avvocato Francesco
De Cesare, presidente dell’associazione “Salerno 1943”.
Presidente c’è ancora qualche episodio inedito da raccontare in relazione agli
sbarchi angloamericani del
‘43?
«Sicuramente. Con cadenza ormai
giornaliera giungono alla nostra associazione telefonate, lettere, email di anziani testimoni o di chi
riferisce storie, racconti e persino
mostra oggetti che ricordano quel
triste ed esaltante periodo della
nostra storia».
Testimonianze preziose di
fatti ampiamente noti…
«Non sempre. Mi è capitato di riscoprire una storia interessante
che riguarda Castel San Lorenzo.
Credo non sia stata mai raccontata.
È quella relativa ad una calcara di
quella zona, un manufatto che si
trova in un terreno privato tra
Roccadaspide e Castel San Lorenzo e che fino a pochissimo
tempo era in uno stato di completo abbandono, seminascosto da
un cumulo di terra e dalle sterpaglie.
Sopra la costruzione, poi, erano
stati aggiunti dei mattoni che ne
sconvolgevano completamente la
struttura.
Il proprietario ha deciso di recuperare la struttura originale e, incontinua a pag. 14
Oreste Mottola
[email protected]
In Redazione
Vincenzo Cuoco, Enza Marandino
Segreteria di Redazione
Gina Chiacchiaro
Tiratura: 5000 copie
Responsabile Trattamento Dati
Bartolo Scandizzo
Responsabile Edizione Digitale
Giuseppe Scandizzo
Iscritto nel Registro della Stampa periodica
del Tribunale di Vallo della Lucania al n.119
Grafica ed Impaginazione grafica
Abbonamento annuale Italia €25,00
Abbonamento annuale Estero € 90,00
C/c postale
IBAN IT 24 R 07601 15200 0000 5307 1494
C/c bancario
IBAN IT55 Y083 4276 1400 0401 0040 585
intestato a Calore s.r.l.
Stampa Rotostampa srl Nusco -Lioni (Av)
Tel. 0827 607019
Cultura
14
N°35 20 settembre 2008
segue da pag. 13
Enrico Melchionda, un amico che ti argomentava le cose
Il professore ricordato da un suo compagno di liceo
Un sms mattutino mi ha portato una
cattivissima notizia. E’ morto Enrico
Melchionda. Non c’erano né internet
né i cellulari alla fine degli anni 70
quando io ed Enrico frequentavamo la
stessa classe del Liceo Classico “Perito” di Eboli.
Non c’era tanta tecnologia né tutto
l’eccesso di comunicazione odierno
ma le idee e il cambiamento percorrevano la schiena di quella generazione
di studenti con uguale forza. Enrico mi
era piaciuto subito, sempre carico di
libri e giornali, stretto in un eskimo
verde, con una barba adolescenziale incolta e i capelli spettinati, parlava di
gioia e rivoluzione e, a differenza di
tanti, argomentava sempre quello che
diceva con cognizione.
Si parlava di tutto, discutevamo degli
scritti giovanili di Karl Marx cosi come
delle “casematte” togliattiane ,sognavamo la rivoluzione.
Ma facevamo anche delle bellissime
partite di pallone nel cortile della
scuola e sudavamo sette camicie per
cercare di tradurre greco e latino e ci
innamoravamo delle compagne di
liceo. E insieme avevamo brindato alla
morte di Franco, il dittatore spagnolo,
facendo saltare il tappo di uno spumante da 500 lire, dalle finestre della
3C del Liceo, suscitando le ire del nostro professore di religione Don Fernando Sparano. Insieme avevamo
anche cazzeggiato con le matricole
della IV ginnasio facendogli credere
che fosse sciopero e invitandoli a tornare a casa, invito accolto immediatamente dalle stesse e che ebbe l’effetto
di un sonoro richiamo da parte dell’allora preside Francesco Franco (stranamente omonimo dello scomparso
dittatore ) a mezzo di una circolare in
cui io, Enrico e gli altri amici di classe
venivamo definiti come “ravanelli che
devono essere comprati da chi non li
conosce”
Enrico militava nell’allora PdUP e
snocciolava idee e articoli di Rossana
Rossanda e Valentino Parlato, io leggevo “ Lotta Continua” e gli parlavo di
Adriano Sofri e della rivoluzione fatta
con il “pane e le rose”.Io gli cantavo le
canzoni di Guccini e De Gregori e lui
mi faceva ascoltare musica dodecafonica. Io preparavo una tesina per
l’esame di maturità sul rapporto tra i
cantautori e la letteratura contemporanea e pensavo che mi venisse troppo
lunga stante le quasi cinquanta pagine
scritte ed Enrico, zitto zitto, scriveva
Fine anni ‘70, ricordi della ... meglio gioventù
Enrico, leader già ai tempi del liceo
I jeans e gli eskimo erano una divisa
per tutti: ma mentre l’ex direttore
generale del comune di Eboli Biagio
D’Ambrosio leggeva “il quotidiano
dei lavoratori”, militando in Avanguardia Operaia prima e Dp, Democrazia Proletaria, dopo. Gerardo
Rosania e Giovanni Tarantino erano
più “ortodossi”, ovvero militavano
nel partito comunista. Antonio
Cuomo era a capo dei giovani socialisti ma più che leggere libri, stilare volantini e fare grandi
discussioni ideologiche, come tutti
gli altri, lui già accumulava voti.
Con Lotta Continua c’erano quelli
che, dicevano noi che c’eravamo, più
subivano l’onda delle mode: non la
barba di Peppe Leso che ne diventò
l’icona ufficiale o il rigore scientifico
di Marcello Merola.
I più vivaci ed intraprendenti erano
quel gruppo di studenti ebolitani,
raccolti tra il liceo classico e scientifico, ma con presenze anche all’agrario, che furono prima
“Manifesto” e poi “Pdup”.
La storia andò avanti tra il 1976 ed i
primi anni 80. Il 1968 ad Eboli era arrivato in ritardo: fu il 1974, con la rivolta per quella fabbrica della Fiat
tolta ad Eboli e portata in Irpinia.
Ma qualcuno, come l’architetto Vincenzo Trifone, a Napoli era già stato
un leader delle manifestazioni studentesche. Antonio Vecchio, il manager informatico oggi alla presidenza
della mista “Eboli Multiservizi”; Enrico Melchionda, docente universitario a Salerno di scienza della
politica; Donato Santimone, direttore commerciale della Saba di Bellizzi; Felice Bergamo, professore di
fisica ed anche chi scrive queste
note.
C’era Alfredo Gori. C’erano poi alcune ragazze, Maria Bello, anche lei
prematuramente scomparsa, Erminia Vignola e Stefania Capasso.
Il gruppo di Sicignano portò un
tocco di lievità : Stefania aveva gli
degli occhi azzurri spettacolari e
dalle pendici degli Alburni veniva
Maurizio Bisogno, occhialini da intellettuale e modi da poeta. La sezione
era in uno dei vicoletti tra piazza
della Repubblica ed il centro storico.
Vi si svolgevano riunioni su riunioni,
si producevano scioperi studenteschi e soprattutto la partecipazione
alle lotte contadine di Persano.
A costruire il gruppetto, pezzo per
pezzo, fu Enrico Melchionda, figlio di
un comunista locale morto prematuramente, ma di formazione eterodossa pur essendo quello che aveva
letto tutto il Marx e Gramsci possibile. Al Pdup di Eboli fummo tutti, su
suo imput, troskisti e la sezione l’intitolarono ad un ebolitano, Berniero
Manfredi, fuoriuscito antifascista e
morto, forse per mano comunista,
ad Algeri.
Vincenzo Sparano, stalinista doc nel
pensiero ma democratico nell’azione, che fu anche senatore del
Pci, non ci poteva soffrire, ci definiva
“fascisti rossi”.
Nella sezione del Pci, dove oggi c’è
un negozio di telefonini, il quadro di
Stalin era ancora irremovibile.
Discussioni a parte, nel maggio giugno del 1980 i “pduppini” di Eboli
entrarono nella lista comunista per
le elezioni comunali ma in un modo
inconsueto: agli ultimi due posti della
lista (prescindendo dall’ordine alfabetico).
Qualche mese dopo ci fu il terremoto, ed in quella grande tragedia
facemmo il nostro ‘68, ovvero l’apprendistato politico e sociale.
Alle comunali del 1983 invece l’accordo, più per l’inattitudine alla diplomazia di Vincenzo Aita, non si
trovò e il Pdup si presentò da solo.
Enrico Melchionda sfiorò l’elezione
a consigliere comunale, lo seguirono
Donato Santimone, Antonio Vecchio
ed io. I pduppini ebolitani furono i
primi ed in casa sua, spietati critici
del partito socialista di Conte.
Conducemmo, per fare un esempio,
una battaglia aperta contro il portocanale alla foce del Sele. Il Pci di allora, su queste come altre cose, era
almeno acquiescente. Poi ci presero
la vita e le carriere, i chili in più ed i
capelli in meno.
Dicemmo la nostra, e non ci siamo
mai pentiti.
Oreste Mottola
una tesina sull’occupazione delle fabbriche nel 1920/21 e sulla nascita del
PCI lunga più di duecento pagine e che
non avrebbe sfigurato come tesi di laurea in storia.
E Margherita, la nostra dolce professoressa di Greco al Liceo, per ammetterci
all’esame, ci interrogo entrambi, quasi
di nascosto, nell’aula dei professori.
Eravamo bravi in greco classico, molto
meno in grammatica, e quando ci tocco
di leggere un brano io esitai ed Enrico
si fece avanti con risultati esilaranti accentando in modo esagerato le parole
che leggeva. Ci rivedemmo dopo
l’esame superato brillantemente da entrambi. E quasi con un presagio di non
rivederci più gli regalai un disco di musica dodecafonica con una dedica
“mandare l’immaginazione al potere è
come togliere al potere ogni immaginazione” e lui rise molto di questa
frase.
Questo era per me Enrico Melchionda,
un amico.
Davide Pacifico
CAMPAGNA
Teatro dei Dioscuri:
Bando di ammissione
alla formazione
Pubblicato il bando di selezione
per il secondo Corso di Formazione alla Comunicazione e alla
Organizzazione e Gestione di
Eventi, Comunicare per Rinnovarsi,
Rinnovarsi per Innovare. L’iniziativa
del Teatro dei Dioscuri si avvale del
patrocinio della Provincia di Salerno, degli Assessorati alla Formazione Professionale e alle Politiche
Giovanili, del patrocinio del Comune di Campagna e della collaborazione della Pro Loco Città di
Campagna. Il corso si propone di
dare nozioni teoriche sulla comunicazione e sui mass media e di
fornire una serie di strumenti cognitivi per sviluppare competenze
pratiche spendibili nel mondo professionale della comunicazione. Il
Corso è articolato in 10 moduli
formativi e per un impegno pari a
120 ore. Possono partecipare i
giovani con un età compresa tra i
18 e i 35 anni. Il 50% dei posti è destinato alle donne. Termine ultimo
per la presentazione delle domande è il 04 ottobre 2008. La domanda va corredata da curriculum
vitae e da una cartella di 30 righe
che sintetizzi le motivazioni di partecipazione al corso. Per informazioni tel. 0828 47145 – 339
1722301 oppure www.teatrodeidioscuri.com,
oppure
[email protected].
Ornella Trotta
Fatti del 1943...
sieme ad essa, anche la storia. La
costruzione circolare è fatta in
pietra di Rocca e utilizzata inizialmente per la produzione di calce.
Alcuni ne fanno risalire la costruzione ai primi dell’Ottocento.
Col tempo, però, funzione originaria si perse e la calcara fu adibita agli usi più disparati.
Usata come ricovero per gli attrezzi agricoli, venne requisita
negli anni ‘30 dall’esercito italiano,
che la utilizzò come dispensa per
le carni».
Vi erano reggimenti di
stanza nelle vicinanze?
«No. La valle del Calore era allora utilizzata come luogo per
esercitazioni e la calcara serviva
come dispensa soltanto in quelle
occasioni. Alcuni anziani del luogo
ricordano distintamente i vivandieri appendere i quarti di manzo
che, a loro dire, il microclima fresco della calcara conservava perfettamente.
L’adozione del frigorifero era ancora di là da venire…
Ma la calcara non aveva ancora
esaurito il suo compito.
Venne la guerra e, con essa, scontri e bombardamenti».
Anche Castel San Lorenzo
fu attaccata?
«Si, anche se ormai la spinta difensiva dei tedeschi si andava
esaurendo e la testa di ponte di
Salerno attendeva il ricongiungimento con le armate alleate che
risalivano dalla Calabria.
In ogni caso vi furono cannoneggiamenti e bombardamenti e
anche in quella occasione la calcara fu provvidenziale.
Composta di solide pietre incassate nella roccia e protette da un
terrapieno, fu un rifugio naturale
per alcune famiglie della zona durante le concitate fasi dei combattimenti.
Abbiamo chiesto al proprietario
di ripristinare la calcara così
come era in origine e devo dire
che il riscontro è stato molto positivo.
Presto restituiremo ai cittadini di
Castel San Lorenzo una parte
preziosa della memoria storica
del paese».
Raffaele Avallone
N°35 20 settembre 2008
15
Enogastronomia
Cacioricotta cilentana, l’ottava meraviglia gastronomica
Un formaggio da consumare fresco e da essiccare
Fatta eccezione per il Cervati e l’altopiano degli Alburni, che offrono
ottimi pascoli per le mandrie di Podoliche, il Cilento è terra di capre.
Macchia mediterranea, arbusti, erbe
cespitose, alberi bassi rappresentano
il nutrimento ideale per quest’animale rustico e vivace. L’adattamento
alle condizioni ambientali dell’area
ha determinato, nei secoli, la differenziazione di una popolazione autoctona
con
caratteristiche
specifiche. Questa popolazione, conosciuta come capra del Cilento (o
Cilentana), comprende tre sottogruppi, differenziati dal colore del
mantello: grigio, fulvo o più spesso
nero. Può essere allevata in greggi di
dimensioni medio-grandi, semibradi
per almeno otto mesi all’anno, o
come “manarola”, l’animale di casa,
la cui alimentazione, oltre al pascolo,
comprende potature di fico, olivo o
coronilla. Ora come un tempo, la Cilentana è allevata principalmente per
Castel San Lorenzo
Mucciolo sostiene...
Dopo molto tempo, ho appreso da
un consigliere delle Cooperativa
che finalmente erano in trattativa
per la cessione delle cantina, considerato, che questa tesi la supporto
da tempo, e che questa è l’unica
strada che rimane per il risanamento dell’economia della nostra
zona, ne sono rimasto molto contento.
In seguito ho saputo che per motivi
che non sono stati resi noti la trattativa è fallita, a questo punto vorrei dire al Sig.
Presidente ed all’amministrazione
tutta che, se veramente ci tengono
al rilancio dell’economia della
valle del calore, mettessero da parte
tutti i pregiudizi e concludessero la
trattativa, io non conosco i contenuti del contratto, ma da quanto ho
letto sull’estratto del contratto pubblicato sul vostro giornale, pur non
essendo un tecnico in materia, mi
sembra che le condizioni non siano
così tanto cattive, anche perché perdendo questo treno il prossimo è il
commissariamento e quindi la chiusura totale della cooperativa e il definitivo seppellimento della già
difficile economia della zona.
Certo che sarebbe stato bello se
imprenditori della zona avrebbero
fatto qualche offerta di acquisto,
purtroppo ciò non è stato e penso
che non può accadere, quindi sarebbe opportuno scegliere il male
minore concludere la trattativa.
Giuseppe Mucciolo
Lineabox srl
benefici sullo sviluppo delle piante
ad alto fusto e sulla possibilità di
controllare eventuali focolai. Promuovere il cacioricotta del Cilento
significa offrire una valida alternativa economica alla vendita del
gregge, sovente l’unica scelta rimasta all’allevatore cilentano. Tra le iniziative del Presidio c’è la
valorizzazione del cacioricotta semistagionato, da tavola, affinando le
tecniche di maturazione.
la carne, ma la qualità del suo latte è
straordinaria. Ricerche effettuate dall’Istituto per la Zootecnia di Bella
(Pz) ne hanno evidenziato l’alto tenore di acidi grassi insaturi, il basso
contenuto di colesterolo unito a un
buon livello di antiossidanti. Ugualmente importante la componente
aromatica, complessa e caratteristica
grazie agli oli essenziali contenuti
nelle piante della macchia mediterranea. Questa popolazione caprina,
oltre a essere un’importante risorsa
economica, rappresenta un elemento
caratteristico del paesaggio e l’unico
valido strumento naturale di difesa
contro gli incendi boschivi. L’azione
del pascolo caprino, infatti, contribuisce a mantenere pulito e concimato il sottobosco, con effetti
IL PRESIDIO
Le ottime qualità della Cilentana si
rispecchiano nei formaggi prodotti
con il suo latte, che si distinguono
per la complessità aromatica. Tra
questi un posto particolare è occupato dal cacioricotta, latticino la cui
tecnica di lavorazione si ritrova
anche in Puglia e Basilicata. Il nome
deriva dalla particolare tecnica di
coagulazione del latte, in parte presamica (caratteristica del formaggio
o cacio) e in parte termica (caratteristica della ricotta). E’ un formaggio
che si può consumare fresco (in insalata o con il miele), ma anche come
cacio da grattugia. Dopo una prolungata stagionatura infatti, diventa
duro, compatto, scaglioso e leggermente piccante: un accompagnamento ideale per i fusilli al ragù di
castrato, piatto tipico della zona.
Area di produzione:
Cilento (provincia di Salerno)
Presidio sostenuto da:
Parco Nazionale del Cilento e Vallo
di Diano
Responsabili del Presidio:
Nerio Baratta, tel. +39 329 7507810
- [email protected]
Raffaele Soriero, tel. +39 0975
395215 - +39 338 4897116 - [email protected]
PADULA
Convegno sulla Patata
Padula, sabato 13 settembre
2008. Ha avuto luogo in tale
data un interessante convegno
dedicato alla patata rossa di
montagna e alle antiche coltivazioni, temi che hanno lo
scopo di valorizzare il territorio e i prodotti locali. Evento
realizzato in occasione della
Festa della Patata Rossa di
Montagna.
Manifestazione di carattere storico, culturale e gastronomico
realizzato nel centro storico di
Padula. Il tema del convegno
era:
“Antiche coltivazioni: occasione
di sviluppo per le aree montane.” L’incontro ha avuto luogo
presso l’Hotel Villa Consilinum
nel centro storico di Padula.
Questa manifestazione dedicata alla patata rossa di montagna, prodotto caratteristico
del territorio locale da non confondersi con la patata rossa
americana, è iniziata lo scorso
11 settembre ed è terminata
domenica 14 settembre 2008.
Sono intervenuti al convegno
Nicola di Novella, Giancarlo Capocchione e Giovanni Cancellaro, ideatore di questa
manifestazione.
In questi giorni tutti coloro che
sono giunti a Padula in occasione di questo evento hanno
avuto l’opportunità di assaggiare la gastronomia locale assaporando le pietanze di una
volta a base di patate rosse del
Monte Romito.
Il convegno di sabato scorso ha
data spazio a svariate argomentazioni sulle
colture locali,
delle loro tradizioni e del
lavoro
impegnativo che vi
è dietro una pietanza
prima che giunga nelle nostre
tavole.
Molti gli argomenti interessanti
discussi, tra cui l’incontro organizzato dalla rete Terra Madre
del 2006 e dello Slow Food.
A Torino sta per essere realizzata la terza edizione di Terra
Madre che si svolgerà dal 23
al 27 ottobre 2008.
La fondazione d Terra Madre
riunirà per quattro giorni le
varie comunità del cibo, dei cuochi, dei docenti e dei giovani.
Sono giovani provenienti da
tutto il mondo, i quali si sono impegnati a promuovere una produzione locale alimentare.
Questo incontro che avrà luogo
a Torino è stato realizzato dalla
Fondazione Terra Madre. Vi
prenderà parte una delegazione di giovani che rappresenteranno la Youth Food
Moviment. Ulteriori informazioni riguardante ai vari progetti
promossi dalla Fondazione Terra
Madre si possono trovare nel
sito web
www.terramadre2006.org .
Patricia Luongo