MAGGIOre FIDUCIA NeI PrOPrI MeZZI lA rICettA vINCeNte
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Transcript MAGGIOre FIDUCIA NeI PrOPrI MeZZI lA rICettA vINCeNte
Settimanale di Sport - Anno X n°5 Sabato 12 Marzo 2016 - www.corrieresportivodicalabria.com - [email protected]
COPIA OMAGGIO 0,50 €
a cura di
Marco e Vincenzo Segreto
C
i sono momenti in cui il pensiero di
volare alto, alzando l'asticella dei propri limiti per dare un senso ai sogni,
rende le gambe pesanti e la corsa
poco fluida, facendo venire meno la possibilità
di dettare tempi e ritmi di gara. Il Cosenza di
MAGGIOre FIDUCIA
NeI PrOPrI MeZZI
lA rICettA vINCeNte
Matera è andato incontro ad una di queste
(fortunatamente) rare recite, con un centrocampo costretto quasi sempre a rincorrere avversari in superiorità numerica e, per questo,
impossibilitato a fornire agli attaccanti palloni
giocabili. E' mancata la battaglia nella terra di
mezzo, dove spesso si costruiscono le vittorie.
continua a pag. 8
2
a cura di
Davide Franceschiello
StAtIStICHe
Clichè Cosenza
Questa squadra va amata nella buona
e nella cattiva sorte perché ci sta regalando un grande campionato
L
unedì scorso il Cosenza ha subito la sua
quinta sconfitta stagionale, tutte lontano dal S. Vito-Marulla e tutte dopo che
gli avversari sono passati per primi in
vantaggio. In tale evenienza infatti i rossoblù
non sono mai riusciti a recuperare la partita,
cosa che invece gli riesce benissimo in casa.
Questo è un dato statistico che comincia a
prendere corpo, non è più un caso. Le dirette
concorrenti, nella fattispecie, hanno fatto tutte
meglio: Casertana e Foggia, hanno perso una
volta sola di meno (4), il Benevento (3), mentre
ha fatto decisamente meglio il Lecce con sole
due sconfitte esterne. Come dire il Cosenza si
sta comportando degnamente, ma c’è chi riesce ad ottenere risultati migliori. D’altro canto
il Cosenza è la squadra che, insieme al Benevento, ha ottenuto più vittorie in casa (ben 9)
e non ha mai conosciuto l’onta della sconfitta.
Insomma per rimanere lassù in alto qualcosa di
buono bisogna avere fatto. Preoccupa invece la
costante di non riuscire mai a recuperare in
esterno il gol degli avversari. Potremmo spiegarlo con il fatto che, notoriamente, la squadra
di Roselli non crea tantissime occasioni da rete,
il che si verifica più spesso quando gli avversari, una volta in vantaggio, si rintanano in area
di rigore e non concedono la transizione positiva, ancor di meno quando si regala un tempo
agli avversari. Messina, Lecce, Foggia, Akragas
e Matera, sono tutte gare in cui abbiamo rega-
lato almeno un tempo agli avversari, riducendo
così ancor più le probabilità di avvicinarci alla
porta avversaria. Al S. Vito-Marulla invero la
squadra crea sempre le sue 6/7 occasioni da
rete ed il problema non si pone. Soluzioni è difficile trovarne perché questo modo di affrontare gli avversari è ormai divenuto un cliché
della squadra di Roselli, nella buona e cattiva
sorte. Con questo gioco si è arrivati a lottare per
il primo posto e se il Foggia di De Zerbi ha gli
stessi punti del Cosenza, evidentemente, anche
con un gioco più brillante, è difficile ottenere di
più. La cosa è talmente chiara che siamo esterrefatti dalla meraviglia di chi, ad ogni sconfitta,
storce il muso, pretendendo stravolgimenti tattici che non avranno mai a verificarsi proprio
perché supportati dai risultati. A Matera è maturata una sconfitta che poteva verificarsi anche a Caserta perché le condizioni tecnico-tattiche sono state le medesime: un Cosenza
guardingo che ha subito la manovra lenta e
macchinosa, un gran possesso palla, sterile, di
campani e lucani. La differenza ?
I primi non sono riusciti a segnare e continuato
a prestare il fianco ai contropiedi dei lupi, uno
dei quali fatali, i secondi ci sono riusciti, togliendo nella ripresa ogni spazio di recupero ai
rossoblù. Ora il calendario ci propone incontri
abbordabili in esterno e scontri diretti al Marulla, crediamoci.
Fonte: www.ilcosenza.it
a cura di
Vincenzo Segreto
3
13 marzo 1983: COSeNZA - PAGANeSe 3-0
L
a stagione 1982/83 segnò il ritorno del
Cosenza in C1, dopo la promozione ottenuta dal tecnico Renzo Aldi , alla guida di
una squadra giovane e di buoni valori.
Aldi aveva idee innovatrici, che privilegiavano la
tecnica, l'organizzazione ed un gioco di vocazione offensiva, spesso divertente e coinvolgente. Ma non fu riconfermato. Probabilmente, il
suo carattere spigoloso e gli scontri avuti con più
di un calciatore e qualche dirigente furono la
causa principale del divorzio. A decidere di non
riconfermarlo fu la neo-dirigenza, nata qualche
mese prima grazie al grande impegno dell'Amministrazione Comunale in persona del Sindaco
Antonio Rugiero, e dell'Assessore allo Sport Mario Romano. I loro sforzi unirono un gruppo d' imprenditori che diedero vita ad un robusto organigramma societario. Presidente fu nominato il dr.
Vincenzo Morelli, Cenzino per gli amici. L'ampio
programma di rinnovamento portò a Cosenza Lucio Mujesan come allenatore e calciatori esperti
e carichi di successi del calibro di Silipo e Conte
dal Palermo, Longobucco dal Cagliari, Truddaiu
dalla Paganese, Petrella dalla Nocerina, Fucina
dalla Ternana, Tripepi dal Campobasso, Oddi dalla
Cremonese, oltre ad un manipolo di giovani tra i
quali Gigi Marulla dall'Avellino e Ciccio Marino.
L'intento, seppur non dichiarato apertamente,
era quello di disputare una stagione competitiva per cercare d'inserirsi, se possibile, nella lotta
per il salto di categoria. L'avvio di campionato fu
molto stentato. La squadra faceva fatica a fare
gioco. Per Mujesan era quasi problematico dare
subito volto ed anima ad un organico composto
da ben tredici calciatori nuovi. E francamente
riusciva difficile capire perché si fosse smem-
brato l'organico della stagione precedente, ricco di tecnica e valori,
per costruirne uno completamente nuovo, con le incognite che un rinnovamento quasi selvaggio
si portava dietro. Il
primo acuto fu prodotto solo alla 7^ giornata, a Pagani, dove il
Cosenza si impose per
2-0 dopo un filotto negaLa formazione che nel campionato 1982-83 ha battuto la Paganese per 3-0.
tivo di 3 sconfitte ed altretIn piedi da sinistra: Oddi, Conte, Rizzo A., Orlando, Longobucco, Fucina;
tanti pareggi. A seguire, nelle
accosciati: Renzetti, Donetti, Marulla, Aita, Petrella.
Fonte: solocosenza.com
successive 5 gare, 3 vittorie e due
pareggi. Sembrava fosse stata imboccata la strada giusta. Non fu così. Ben presto
si ripiombò in una fase involutiva, con pochi successi e diverse delusioni. Fino a quando, all'inArbitro, il sig. Baldini di Piacenza. La gara, in pradomani del pari casalingo contro la Nocerina, fu
tica, non ebbe quasi storia; troppo netto il divadeciso di dare il benservito a Mujesan. Forse fra
rio tecnico fra le due formazioni, impegnate per
il tecnico ed i calciatori non era mai nata la neraggiungere opposti obiettivi. Conte realizzò il
cessaria empatia. Al suo posto fu chiamato Lino
gol del vantaggio cosentino dopo 22'; Orlando
De Petrillo. Da navigato uomo di calcio, De Petrillo
raddoppiò al 47' e Marulla chiuse i giochi 5' più
riuscì a dare una scossa positiva ad un ambiente
tardi. Un 3-0 secco che teneva la Paganese in
depresso, incamerando nelle prime 6 partite
fondo alla classifica e proiettava il Cosenza verso
della sua gestione 3 vittorie, 2 pareggi ed una
le parti alte della graduatoria, dopo un inizio di
sola sconfitta. Il momento positivo fu confermato
campionato sofferto e tribolato. Alla fine dei gioquando, alla 24^ giornata, fu di scena al “San
chi la Paganese retrocesse insieme alla NoceVito” la Paganese allenata da una vecchia gloria
rina, al Livorno e alla Reggina. Il Cosenza si piazzò
cagliaritana: Claudio Olindo de Carvalho, detto
5° insieme alla Casertana (Empoli e Pescara proNenè. De Petrillo schierò: Oddi; Fucina, Aita; Ormosse in B) e conquistò il diritto a disputare la
lando, Rizzo, Longobucco; Marulla, Petrella, DoCoppa Italia con squadre di serie A, quali il Napoli
netti, Conte, Renzetti. Nenè mandò in campo:
di Krol e l'Udinese di Zico, vittoriose entrambe al
Giordano; Giusto, Fiorucci; Papucci, Mosconi, FreSan Vito: 0-2 i partenopei e 1-2 i friulani. E furono
diani; Rappa, Domenichini, Bortot, Onorini, Grassi.
due serate di grande calcio, per palati raffinati.
4
ClASSIFICA
leGA PrO 2015-2016 GIrONe C
PuNTI
G
V
N
P
GF
GS
+/-
BENEVENTO (-1)
47
25
13
9
3
33
17
16
CASERTANA
46
25
13
7
5
36
21
15
SQuADRA
26a
SABAtO 12 MArZO 2016
Cosenza
isChia
meLfi
monopoLi
-
DOMeNICA 13 MArZO 2016
Catania
benevento
matera
messina
-
LECCE
46
25
12
10
3
31
18
13
lUNeDì 14 MArZO 2016
FOGGIA
44
25
12
8
5
38
21
17
akragas
COSENZA
44
25
12
8
5
24
16
8
MATERA (-2)
38
25
10
10
5
29
19
10
MESSINA
34
25
8
10
7
23
27
-4
PAGANESE (-1)
33
25
8
10
7
33
32
1
ANDRIA (-1)
33
25
9
7
9
25
15
10
AkRAGAS (-3)
31
25
10
4
11
21
32
-11
JuVE STABIA
30
25
6
12
7
35
32
3
MONOPOLI
28
25
7
7
11
30
30
0
CATANZARO
27
25
6
9
10
20
30
-10
CATANIA (-10)
25
25
8
11
6
28
24
4
MELFI
23
25
5
8
12
25
30
-5
ISCHIA (-4)
20
25
5
9
11
24
42
-18
MARTINA (-1)
19
25
5
5
15
24
42
-18
CASTELLI ROMANI (-1)
8
25
1
6
18
14
45
-31
(*) punti di penalizzazione - CLASSIFICA AGGIORNATA A GIOVEDì 10 MARZO 2016
Presidente Onorario
Nino RAO
SETTIMANALE SPORTIVO DI INFORMAZIONE
Aut. Trib. di Cosenza n. 654 del 28/09/2000
Direttore Responsabile
Gianfranco MORELLI
paganese
andria
martina
LeCCe
-
juve stabia
Casertana
Catanzaro
foggia
27a
SABAtO 19 MArZO 2016
CasteLLi rom.
paganese
messina
foggia
juve stabia
-
Cosenza
benevento
meLfi
isChia
matera
DOMeNICA 20 MArZO 2016
akragas
andria
martina
-
Catania
monopoLi
Casertana
lUNeDì 21 MArZO 2016
CasteLLi rom.
LeCCe
-
Catanzaro
MArCAtOrI
12 Iemmello (Foggia), Caccavallo (Paganese)
11 De Angelis (Casertana)
10 Calil (Catania), Baclet (Martina Franca),
Croce (Monopoli)
Iemmello (Foggia)
Per la tua pubblicità
chiama il
331.5377623
Hanno Collaborato a questo numero:
Marco SEGRETO, Davide FRANCESCHIELLO, Vincenzo SEGRETO, Massimo MITIDIERI, Vittorio SCARPELLI,
Mimmo MuSACCHIO, Serena GABRIELE
Impaginazione: SD Graphic di Sandro De Luca
Stampa: Tipografia AGM - Castrovillari (CS) - Foto: Tony Mancina
GOOD MORNING
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€ 2.90
€ 1.90
€ 1.50
a cura di
Massimo Mitidieri
l’AvverSArIO
5
Paganese Calcio 1926
Pochi i precedenti con il Cosenza
n
onostante la vicinanza geografica, sono
solo sette i precedenti tra Cosenza e
Paganese disputati in campionato a Cosenza. Il primo incontro risale alla stagione 1929-30 e l’incontro terminò con il risultato di parità. Bisogna attendere 48 anni per
rivedere a Cosenza la Paganese. Stagione 197677 e le due compagini sono inserite nello stesso
girone in serie C. Una partita che ebbe un risvolto negativo a causa della sospensione della
partita quando la Paganese era in vantaggio per
3 a 0. A causa degli incidenti che seguirono dopo
la partita, il Giudice Sportivo inflisse una squalifica del campo di 1 anno e mezzo. Cosenza e Paganese si ritrovano nella stagione 79-80 in serie
C2 ed anche in questo caso la partita terminò con
un risultato ad occhiali. L’anno successivo ancora
una vittoria dei campani in una giornata che verrà
ricordata per la scomparsa del presidente del sodalizio silano, Elio Spadafora. Nella stagione 8283 giunge la prima ed unica vittoria del Cosenza
con un perentorio 3 a 0 con reti di Conte, Orlando
e Marulla. Trascorrono 21 anni, Cosenza e Paganese si ritrovano in serie D ed anche in questo
caso la Paganese riesce ancora a violare lo stadio
San Vito. L’ultima apparizione risale
allo scorso campionato di Lega
Pro conclusosi con un pareggio. Quest’anno la Paganese è partita con l’obiettivo di raggiungere una
salvezza tranquilla ed i
risultati sono tutti dalla
loro parte. Alla guida
tecnica una vecchia conoscenza del Cosenza,
Gianluca Grassadonia, che
ha vestito la casacca rossoblù
nella stagione 1996-97 disputando 23 incontri. Partenza con il
botto alla prima giornata battendo il Foggia
in casa per 1 a 0. Inaspettatamente la prima sconfitta giunge a Rieti contro la Lupa Castelli Romani alla sesta giornata. Seguiranno una serie di
risultati negativi in casa e due vittorie esterne,
Monopoli e Melfi. Il girone di ritorno riparte con
una serie di 6 risultati utili frutto di 4 vittorie e 2
pareggi che proietta la compagine campana nelle
zone centrali della classifica. Ad Agrigento ancora una sconfitta mentre nell’ultimo turno ca-
Fonte: paganesemania.it
salingo impatta contro il Monopoli. Il tabellino esterno della Paganese è frutto di 3 vittorie, 4 pareggi e 5 sconfitte. Le reti realizzate
sono 12 mentre quelle subite sono 16. Una curiosità: nelle 25 partite disputate in una sola
occasione l’incontro è terminato sul risultato di
0 a 0 e riguarda proprio la partita che il Cosenza ha disputato a Pagani.
6
a cura di
Serena Gabriele
AttUAlItà
violenza dentro e fuori gli stadi
Quando si perdono i valori della sportività
Da condannare i fatti di Foggia
s
empre più spesso assistiamo non senza
rammarico e tristezza a fenomeni di
estrema violenza dentro, e soprattutto
fuori gli stadi. Questo tipo di notizia
compare quasi ogni giorno in tutti i telegiornali
nazionali, e molto spesso trova un pubblico
piuttosto desensibilizzato a questo genere di
informazioni post-partita. Spesso violenza e
brutalità scaturiscono da teppisti e pseudo tifosi indisciplinati che distruggono gli stadi, deturpano le città, organizzano risse e si
oppongono alle Forze dell’Ordine. Questo fenomeno allarmante, in costante crescita negli
ultimi anni, ha reso estremamente pericoloso e
difficile seguire dal vivo una partita in quanto,
al termine della stessa, sarà molto probabile
trovarsi coinvolti in una rissa tra tifosi e di conseguenza di riportare seri danni per la propria
persona. Un fatto, ancora più allarmante, è
quando si passa da episodi di estrema violenza
ingiustificata all’omicidio. La domanda da porsi
è la seguente: perché accadono queste cose?
Fin da piccoli, ognuno di noi ha ricevuto
un’istruzione, seppur basilare e intuitiva, sui
concetti e sui valori morali della pratica sportiva. Quanti di noi hanno ascoltato la celebre
frase “l’importante non è vincere, ma partecipare”? Quanti di noi si sono sentiti dire da familiari o allenatori “bisogna saper perdere”?
Tuttavia, ciò non è servito a tenere lontana la
violenza dagli stadi, perché non tutti accettano
la sconfitta, non tutti comprendono l’importanza della socializzazione fine a sé stessa e
della pratica sportiva come attività preposta al
benessere psico-fisico. Non è giusto, per tutte
quelle persone che vivono in maniera sana lo
sport, avere paura di andare allo stadio, di portare i loro figli, e di temere per la propria vita.
Uno dei più recenti episodi di violenza nel calcio è quello accaduto il 5 marzo dopo il derby
di Andria, al termine del quale il Foggia ha
perso 3 – 0. Proprio al ritorno dalla trasferta, i
rossoneri hanno subito un’aggressione nei
pressi dello stadio Zaccheria, da parte di circa
150-200 scalmanati, estremamente adirati per
la sconfitta subita. L’attacco è stato caratterizzato da un susseguirsi di calci, schiaffi, pugni, e
perfino il lancio di sassi e bottiglie. Il bilancio
certifica cinque feriti, tra cui quattro poliziotti
e un giocatore. I teppisti, muniti di spranghe e
bastoni, hanno addirittura cercato di salire sul
pullman che trasportava i giocatori, riuscendo
a forzarne la porta anteriore e, nel caos scatenato, rubare anche alcuni effetti personali dei
calciatori. Le indagini della Polizia sono tutt’ora
in corso per cercare di identificare gli aggressori, mentre la Procura di Foggia ha aperto
un’inchiesta ipotizzando contro ignoti i reati di
“rapina, violenza privata e lesioni personali”.
La squadra è dovuta letteralmente fuggire
dalla città, alloggiando in una località segreta
in Abruzzo, per evitare lo scoppio di ulteriori
risse e attacchi. La ricostruzione dell’accaduto
è stata possibile grazie a Danilo Coppola, responsabile dell’Associazione italiana calciatori
per la Lega Pro. L’ AIC ha espresso tutta la sua
solidarietà al Foggia, attraverso le parole del
Presidente Damiano Tommasi, il quale ha raccontato dell’aggressione, affermando che “si è
trattato di un evento inqualificabile e inaudito.
Bisogna prendere subito provvedimenti. Non
è questo il modello di calcio che vogliamo affermare in Italia“.
Gabriele Gravina, Presidente di Lega, ha
emesso una nuova disposizione nella quale
tutte le partite di Lega Pro previste nei due
giorni seguenti l’aggressione, inizino con cinque minuti di ritardo come segno di solidarietà
e di vicinanza ai calciatori rossoneri. Dure e
piene di rammarico le parole del Presidente
del Foggia Lucio Fares, il quale ha condannato
gli “pseudo tifosi che nulla hanno a che vedere
con il calcio“. Molto spesso si dà la colpa alla
società in cui viviamo quando si verificano fenomeni del genere, tuttavia, contrariamente a
come suggerisce il senso comune, crediamo
che non sia colpa dell’ Istituzione sociale perché, se così fosse, tutti coloro i quali frequentano gli stadi dovrebbero essere aggressivi, e
non solo quella minoranza che è fautrice di aggressioni, pestaggi e abusi. Tornelli, perquisizioni, telecamere e tessere del tifoso non sono
bastati. Purtroppo. Occorrono leggi e pene più
severe, anche perché molto spesso, come nel
caso di Foggia, le aggressioni si verificano fuori
dagli stadi. Il calcio è uno sport, e come tale andrebbe apprezzato e vissuto attuando una revisione in toto, modificando la sua “cultura”, e
istruendo adeguatamente le nuove generazioni. Solo il tempo ci dirà se così facendo, riusciremo ad ottenere risultati positivi. Questa è
la speranza.
a cura di
Mimmo Musacchio
l’ANGOlO DeI tIFOSI
7
Il Cosenza che non vogliamo
Brucia la sconfitta di Matera
p
urtroppo quando il Cosenza è atteso
da appuntamenti importanti, cicca clamorosamente l’obiettivo. La gara col
Matera rappresentava un crocevia importante in questo momento delicato del campionato. Ancora una volta si erano ricreati i
presupposti di essere i primi della classifica,
ma come un tenore che stecca alla prima in
teatro, così è capitato alla squadra silana subire a Matera una dolorosa sconfitta. Una prestazione scialba ed indecorosa. Era già successo a Messina ed Agrigento. Padalino, dal
canto suo, aveva preparato magistralmente la
gara, preferendo aggredire il Cosenza sulle fasce laterali. Una tattica vincente soprattutto
sulla fascia destra dove, nel primo tempo, un
grande Di Lorenzo coadiuvato da Rolando, portava ripetutamente lo scompiglio nella nostra
difesa. Nessun ravvedimento da parte del nostro tecnico, bisognerà attendere l’inizio del
secondo tempo per arginare le folate offensive
dei lucani. Certamente la formazione iniziale
aveva lasciato a desiderare, Blondett a destra,
l’utilizzazione di Caccetta a mezzo servizio,
mentre il Matera primeggiava a centrocampo,
non tanto con Armellino e De Rose, ma soprattutto con Iannini, autentico playmaker,
centrocampista dai piedi buoni, sia in fase d’interdizione che di rilancio. La linea Maginot del
Cosenza supportato da uno stoico Arrigoni,
non poteva resistere a lungo alle folate sulle
fasce esterne dove agivano Tomi e Di Lorenzo,
con continui rifornimenti per le punte Rolando
ed Infantino. La solita gara ove regaliamo il
primo tempo alla squadra avversaria. Gli accorgimenti della ripresa non daranno i frutti
sperati, perso il centrocampo, si è continuato
a giocare con palle lunghe e sporche per i nostri attaccanti Arrighini, La Mantia(Vutov), i
quali però non hanno mai tirato in porta in
tutta la partita, come si poteva pareggiare la
gara? Solamente Cavallaro si è sacrificato sulla
corsia di competenza facendo scomparire il
fluidificante Di Lorenzo, il quale non oltrepasserà la propria metà campo per tutto il secondo tempo. La recriminazione resta tutta, la
delusione pure, però ci conforta il fatto che
siamo rimasti nel gruppo che potrà vincere la
volata. Al di là di qualche errore tecnico contingente, a qualche prestazione insufficiente, a
qualche infortunio, ricordiamoci che ancora
mancano 9 gare alla fine del campionato, tutto
può succedere. Certamente la gara interna con
la Paganese e quella esterna con la Lupa Castelli, ci diranno dove possiamo arrivare. Sulla
deplorevole condotta della Società del Matera verso il Presidente e i dirigenti cosentini,
non mi esprimo. Migliaia di persone in tutta
Italia hanno seguito la partita ed ascoltato il
biasimo del ds Mauro Meluso per l’inospitale
accoglienza ricevuta. La grottesca vicenda si
commenta da sola. Noi siamo sempre il Cosenza, Signori si nasce!
8
a cura di
Marco e Vincenzo Segreto
IN PrIMO PIANO
segue da pag. 1
Ma una partita si può sviluppare male se c'è
tensione che blocca la mente e, di riflesso, le
gambe.
Una gara di calcio non è come scalare una
montagna. Il problema sorge quando, intimamente, si considera l'impegno proibitivo, magari dimenticando classifica e buone prestazioni precedenti.
Che motivo c'è di non credere in se stessi fino in
fondo? A volte, quando si ha la possibilità di calare l'asso al tavolo del campionato, si ha l'impressione che il Cosenza di Roselli sia come
bloccato da pensieri cattivi, quasi si considerasse un intruso delle parti alte della classifica e
non una squadra d'elite che i suoi punti se li è
guadagnati tutti con impegno, sudore e sacrificio, senza che nessuno abbia mai regalato nulla.
I numeri, nel calcio, soprattutto nelle maratone
di campionato, quasi mai mentono. Sono sempre lo specchio fedele di ciò che si fa gara dopo
gara. Ed i numeri dicevano che al "XXI Settembre-Franco Salerno" di Matera era il Cosenza la
squadra più nobile fra le due. Poi, nel calcio ci
sta anche di subire gli avversari e perdere, perché nessuno è imbattibile. Una squadra non è
una macchina perfetta con ingranaggi sempre
oliati e funzionanti. Importante, però, è contendere agli avversari campo e possesso, ribattendo
colpo su colpo.
E nei momenti difficili, reagire sempre cercando
di ragionare, senza farsi spingere da rabbia ed
orgoglio ferito. La gara di Matera ha detto che se
si vuole continuare ad alimentare il sogno, tutte
le qualità che hanno consentito al Cosenza di arrampicarsi in alto ora non bastano. Ci vuole quel
qualcosa in più che aiuti la squadra a vincere le
remore psicologiche che affiorano di tanto in
tanto, rendendo vulnerabile un gruppo che, invece, per caratteristiche, spesso sembra scolpito
nel marmo. Occorre, sempre e comunque, consapevolezza e fiducia nei propri mezzi e, soprattutto, la capacità di affrontare chiunque con
la convinzione di potersela sempre giocare,
dopo aver cercato le migliori chiavi di lettura
della gara. E' chiedere troppo? Dipende dai
punti di vista, ma è certamente l'ultimo "step" su
cui Roselli dovrà lavorare con forza e determinazione. Buttarsi via adesso e non ricordare che
nel calcio non sempre vince il più forte, ma qualche volta il più bravo, sarebbe davvero imperdonabile. Si attendono risposte contro la Paganese dell’ex Grassadonia. Arbitrerà Prontera di
Bologna (Spiniello e Iovine). Fischio d’inizio alle
ore 15.00.
a cura di
Vittorio Scarpelli
CAlCIO SerIe D
Pari del rende (0-0) contro l’Aversa Normanna in trasferta
Fiore e compagni fuori dalla zona playout
i
l Rende di Brunello Trocini si è momentaneamente tirato fuori dai guai. Grazie al
quinto risultato utile consecutivo in campionato, i biancorossi hanno staccato, sia
pur di una sola lunghezza, il treno playout,
portandosi a quota 33 insieme al Noto. Punticino su punticino, Fiore e compagni sono
riusciti a portarsi in una zona più congeniale
alla formazione biancorossa. La tempesta
non è ancora passata e la corsa salvezza resta ricca di ostacoli, ma lo 0-0 sul campo dell’Aversa Normanna fa quanto meno tornare il
sorriso. Lo scoglio campano era tutt’altro che
facile da aggirare, tenendo conto delle ambizioni playoff di una squadra che tra le mura
amiche ha perso una sola gara, vincendone
ben otto. Eppure, il Rende con una prestazione gagliarda soprattutto in fase difensiva,
è riuscito a scacciare via i cattivi pensieri.
Ora, però, guai ad abbassare la guardia. Il
campionato va in letargo per una settimana
in corrispondenza del Torneo di Viareggio,
ma all’orizzonte c’è già la sfida in salsa calabrese che vedrà i biancorossi di scena sul
campo del Roccella. Più di una settimana
di tempo a disposizione per la squadra di
Trocini con il doppio obiettivo di ricaricare le pile e programmare l’operazione
aggancio in classifica (il Roccella viaggia a quota 36). Le buone notizie non
mancano. Oltre al quinto risultato utile
consecutivo, i biancorossi hanno mantenuto l’imbattibilità proprio come contro la Sarnese (De Brasi ha incassato un
solo gol nelle ultime cinque partite). Sarà
un caso, ma da quando è tornato al centro
della retroguardia Max Ginobili, il Rende
sembra quello dello scorso anno che ha tenuto testa allo schiacciasassi Akragas nella
lotta promozione. Oggi i presupposti sono
cambiati, ma i biancorossi mantengono comunque la scorza dura.