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Il Sole 24 Ore
Martedì 19 Gennaio 2016 N. 18
10
La ripresa difficile
LA RIFORMA DELLA PA
Il testo
Procedimenti disciplinari veloci rispetto agli attuali
60 giorni. Licenziabili i dirigenti che non si attivano
In Consiglio dei ministri
Il Dlgs è atteso domani in Cdm con una decina
di decreti attuativi della delega Madia
Sanzione in 2 tempi per chi bara con il cartellino
Entro 48 ore sospensione (obbligatoria) da lavoro e retribuzione, licenziamento entro 30 giorni
Davide Colombo
Claudio Tucci
ROMA
pSospensione obbligatoria e sen
za contraddittorio da lavoro e retri
buzione entro 48 ore da quando vie
ne accertata la falsa attestazione del
la presenza in servizio; contestuale avvio di un procedimento discipli
nare più rapido, che dovrà conclu
dersi entro 30 giorni (oggi la dead li
ne è 60 giorni, ma nella pratica si su
perano quasi sempre i 100, al netto, poi, dei successivi strascichi giudi
ziari). Dopo gli annunci del premier Matteo Renzi sta prendendo forma il provvedimento, atteso domani in Cdm con un’altra decina di decreti attuativi della legge Madia, che do
vrà introdurre un primo giro di vite L’UNICA FATTISPECIE PUNITA
Il decreto colpirà solo la falsa
attestazione della presenza
in servizio. Non viene toccato
l’articolo 18: se il giudici annulla
il provvedimento c’è il reintegro
contro i “furbetti” del cartellino.
L’articolato avrà la forma di un
Dlgs di pochissimi articoli e, da quanto si apprende, riguarderà una sola fattispecie di illecito disciplina
re, vale a dire la falsa attestazione della presenza in servizio. La novità,
rispetto a oggi, è che si renderà ob
bligatoria e più rapida la procedura che porta al licenziamento del di
pendente pubblico infedele, spie
gano i tecnici di palazzo Vidoni. La sospensione dal servizio scatterà entro 48 ore dall’accertamento del
l’illecito, che può avvenire in due modi: o il soggetto viene colto in fla
granza oppure viene sorpreso nella falsa attestazione della presenza in servizio con degli strumenti di regi
strazione (ad esempio, le telecame
re). L’accertamento del grave illeci
to disciplinare può essere fatto dal dirigente o dall’ufficio per i procedi
menti disciplinari (l’Upd già pre
sente nelle Pa).
L’allontanamento dal servizio di
venta obbligatorio: «Oggi spiega Sandro Mainardi, ordinario di dirit
to del Lavoro all’università di Bolo
gna è previsto solo per il caso di commissione di taluni gravi reati contro la Pa, mentre resta facoltati
va per gli altri casi nelle discipline dei contratti collettivi».
Il procedimento disciplinare
che porterà al licenziamento dovrà durare al massimo 30 giorni e lì scat
teranno le garanzie normative e contrattuali per il dipendente (che quindi potrà difendersi). Se il diri
gente, venuto a conoscenza dell’il
lecito, non si attiva ne risponderà in
prima persona con il licenziamen
to disciplinare, ma in base alla pro
cedura normale (oggi si ha al massi
mo la sospensione fino a tre mesi).
Le novità del Dlgs si fermerebbe
ro qui: in caso di impugnazione e, successivo, annullamento da parte del giudice dell’atto di licenziamen
to del dipendente pubblico “fan
nullone” resterebbero le attuali tu
tele dell’articolo 18 dello Statuto: il soggetto andrà pertanto reintegra
to e gli dovranno essere corrisposti gli arretrati. Non cambierà nulla per
il dirigente: rimane responsabile, come prevede l’attuale normativa, solo nei casi di dolo o colpa grave. È ancora, invece, oggetto di appro
fondimento l’ipotesi di unificare tutte le visite ispettive sui dipen
denti pubblici in capo all’Inps. Oggi
vengono stanziati 70 milioni di eu
ro l’anno che servono a spesare le Usl per i controlli effettivamente svolti. L’accentramento all’Inps dovrà interessare anche queste ri
sorse, e si sta ragionando pure se “rinfrescare” i criteri per le visite, a partire dalle fasce di reperibilità.
Come detto questo Dlgs è solo
un’anticipazione del riordino delle norme sui procedimenti discipli
nari e, in genere, sul lavoro pubbli
co atteso con il Testo unico che do
vrebbe arrivare non prima del
l’estate. Questo provvedimento ha un compito importante, quello di disciplinare, in modo unitario, di
verse tematiche dall’individuazio
ne di limitate e tassative fattispecie dove si potrà ricorrere a forme di la
voro flessibile; al decollo delle re
gole sulla valutazione dei “travet”.
Il Testo unico dovrà anche scio
gliere il nodo di quale articolo 18 ap
plicare al pubblico impiego. Anco
ra ieri il ministro Marianna Madia ha difeso la versione attuale della norma che di fatto conferma, solo per la Pa, la reintegra per qualsiasi ipotesi di licenziamento illegitti
mo. Ma non mancano malumori e opinioni diverse all’interno della maggioranza, e c’è chi vorrebbe più
coraggio nel coordinare meglio la
voro pubblico e lavoro privato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le novità
ROMA
pRisparmi “diretti” con la ri
L’ILLECITO
SOSPENSIONE
PROCEDURA VELOCE
ARTICOLO 18
Il giro di vite contro i furbetti del
cartellino arriverà domani, con
un Dlgs di pochissimi articoli,
che apporta prime modifiche ai
procedimenti disciplinari in
attesa del Testo unico sul lavoro
pubblico che non arriverà prima
di quest’estate. Il Dlgs
riguarderà una sola fattispecie
di illecito disciplinare, vale a
dire la falsa attestazione della
presenza in servizio. La novità,
rispetto a oggi, è che si renderà
obbligatoria e più rapida la
procedura che porta al
licenziamento del dipendente
pubblico infedele
Allo studio una doppia sanzione:
la sospensione obbligatoria dal
servizio e dallo stipendio entro
48 ore dall’accertamento
dell’illecito. Questo può avvenire
in due modi: o il soggetto viene
colto in flagranza oppure viene
sorpreso nella falsa attestazione
della presenza in servizio con
degli strumenti di registrazione
(ad esempio, le telecamere).
L’accertamento del grave illecito
disciplinare può essere fatto dal
dirigente o dall’ufficio per i
procedimenti disciplinari. Oggi la
sospensione è obbligatoria solo
per taluni gravi reati contro la Pa
Contestualmente alla
sospensione da servizio e
stipendio scatterà il
procedimento disciplinare che
porterà al licenziamento. Dovrà
durare al massimo 30 giorni e lì
scatteranno le garanzie normative
e contrattuali per il dipendente
(che quindi potrà difendersi e
rispondere agli addebiti che gli
sono stati mossi). Se il dirigente,
venuto a conoscenza dell’illecito,
non si attiva ne risponderà in
prima persona con il
licenziamento disciplinare (oggi
si ha al massimo sospensione fino
a tre mesi
Le novità del Dlgs si
fermerebbero qui: in caso di
impugnazione e successivo
annullamento da parte del
giudice del licenziamento del
dipendente pubblico
“fannullone”, resterebbero le
attuali tutele dell’articolo 18
dello Statuto: il soggetto andrà
pertanto reintegrato e gli
dovranno essere corrisposti gli
arretrati. Non cambierà nulla
neanche per il dirigente:
rimane responsabile, come
prevede l’attuale normativa,
solo nei casi di dolo o colpa
grave
Sindacati. Camusso presenta la «Carta dei diritti universali» da recepire con ddl, frena (per ora) sul referendum sul Jobs act
Cgil: serve dietrofront totale sull’articolo 18
Giorgio Pogliotti
ROMA
p Ripristino del reintegro del posto di lavoro da estendere a
tutte le imprese – indipendente
mente dal numero dei dipenden
ti – in caso di licenziamento ille
gittimo: lo propone la Cgil che vuole cancellare le modifiche al
l’articolo 18 introdotte dal Jobs Act (e dal ministro Fornero); ma,
giudicando insufficiente anche il
sistema di tutele presente nello Statuto dei lavoratori del 1970,
intende fare della reintegra la re
gola generale per le imprese so
pra e sotto la soglia dei 15 dipen
denti. Con un’eccezione per le Pmi con meno di 5 dipendenti: in questo caso il giudice dovrebbe disporre una soluzione «equa e ragionevole» in mancanza delle condizioni per il reintegro.
La proposta è contenuta nella
Carta dei diritti universali del la
voro, presentata ieri dal segreta
rio generale della Cgil, Susanna Camusso, che in vista del consi
glio dei ministri di domani ha bocciato l’intervento annuncia
to dal premier Renzi di modifica dei procedimenti disciplinari contro i “furbetti del cartellino” nella Pa: le regole per licenziare i dipendenti pubblici che si assen
tano dal lavoro in modo ingiusti
ficato «esistono già», ha detto, il governo dovrebbe spiegare per
ché non funzionano prima di ap
provare nuove leggi, altrimenti «fa propaganda». Tornando alla Carta dei diritti,
è una voluminosa proposta di 97 articoli che si rivolge a tutto il mondo del lavoro – subordinato e autonomo – con l’obiettivo di scri
vere un nuovo Statuto da recepire
in un disegno di legge di iniziativa popolare che si compone di tre parti: principi universali; norme che danno efficacia generale alla contrattazione e codificazione della rappresentanza; riscrittura dei contratti di lavoro. La propo
sta nei prossimi giorni sarà al cen
tro delle assemblee nei luoghi di lavoro e dei pensionati, per una consultazione straordinaria degli iscritti chiamati a pronunciarsi su due quesiti: il primo è se condivi
dono i contenuti. Il secondo quesi
to è per capire se la base condivide
il sostegno della proposta di legge con specifici quesiti referendari, dando mandato al direttivo della Cgil di elaborarli. Sul ricorso al re
Roma, ufficiale lo stipendio «tagliato»
ROMA
pNella tormentata vicenda degli stipendi di gennaio per i 24mila dipendenti del Comune di Roma arriva l’ennesima gior
nata campale. La prospettiva delle buste paga piene è tramon
tata alla fine della scorsa setti
mana (come raccontato sul Sole
24 Ore di sabato) e la conferma è
arrivata ieri dalla pubblicazione
della delibera con cui il commis
sario Tronca sospende il salario
accessorio, con l’eccezione di quello legato a progressioni verticali, indennità di comparto
e alcune voci per insegnanti ed educatori. Oggi, nell’ennesimo incontro con i sindacati in pro
Acquisti Pa «online»,
nel 2015 oltre 2 miliardi
Il Mef: +39% sul 2014
Marco Rogari
ferendum, al parlamentino di Corso d’Italia vi sono state due astensioni da parte dei segretari generali della Fillea (sindacato degli edili) e della Filt (trasporti), rispettivamente Walter Schiavel
la e Franco Nasso. «Il senso» della
Carta dei diritti – ha tenuto a preci
sare Camusso – «non è fare un re
ferendum abrogativo del Jobs Act. È una proposta complessiva, poi possiamo anche pensare alla singola abrogazione di norme, ma
la pura abrogazione non determi
nerebbe quel risultato che noi vo
gliamo, che è la ridefinizione delle
tutele universali e dei diritti». Per il giuslavorista Francesco
Rotondi (lablaw) «il nuovo Statu
to dei Lavoratori della Cgil è già vecchio di 100 anni». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Il caso. Ancora incognite sulle possibilità di integrare a breve il salario accessorio che manca a gennaio Si attende l’ultima parola dall’Avvocatura dello Stato
Gianni Trovati
Spending. «Risparmiati centinaia di milioni»
e quindi di tagliare la parte va
riabile dell’integrativo, finita nelle censure della Ragioneria,
aumentando quella fissa, che a gramma alle 15, si discuterà delle aperture pomeridiane degli uf Roma è più bassa rispetto a
possibilità di arrivare in tempi fici, i turni della Polizia locale e quella di molte altre grandi città.
rapidi a un’integrazione dei sol la funzionalità degli asili. Sulle Per farlo senza correre rischi di di mancanti, che valgono tra il prospettive del pagamentobis danni erariali milionari, però,
20 e il 30% dello stipendio. I sin delle voci che mancheranno da occorre un via libera ufficiale, dacati confermano le assem gli stipendi di gennaio conti che finora non è arrivato.
blee per mercoledì e giovedì e lo nuano le incognite. Tutto è lega
A spiegare il silenzio tenuto
sciopero del 27, nella prospetti to alla possibilità di considerare finora dal Governo ci sono i ri
va di un rischioparalisi del Roma Capitale un «nuovo en petuti «no» opposti finora da Campidoglio che investe le te» rispetto al vecchio Comune, Palazzo Chigi agli emendamen
ti salvaRoma (se ne riparlerà in
settimana per il Milleproroghe)
e l’incrocio con le polemiche sull’assenteismo, che investono
anche il Comune di Roma e so
no state al centro ieri di un in
contro fra Tronca e il ministro della Pa Marianna Madia. Da Palazzo Vidoni non è arrivata la
soluzione ufficiale alla grana sa
lari, ma le attese del Campido
glio si concentrano sull’Avvo
catura dello Stato. © RIPRODUZIONE RISERVATA
duzione dei prezzi di acquisto per circa 150 milioni. Che salgono
a diverse «centinaia di milioni» di euro in termini di contenimen
to dei costi legati alla «demate
rializzazione del processo» di gestione delle forniture della pubblica amministrazione e alla «riduzione dei tempi» necessari per le procedure di acquisto. È il ministero dell’Economia a far notare che è questo uno degli ef
fetti prodotti dal boom degli ac
quisti on line della Pa, che facen
do leva sul Mepa (il mercato elet
tronico della pubblica ammini
strazione gestito da Consip per conto del ministero dell’Econo
mia) nel 2015 hanno superato quota 2 miliardi. Con una cresci
ta del 39% rispetto al 2014, come rende noto lo stesso Mef.
Degli oltre 7,5 milioni di artico
li offerti sul Mepa, che è stato messo a disposizione delle am
ministrazioni pubbliche per ac
quisti in via telematica inferiori alla soglia di rilievo comunitario (135mila euro per le Pa centrali e 209mila per le altre), quasi 4 mi
lioni hanno riguardato materiale di cancelleria, macchine per uffi
cio e materiale di consumo (cui vanno aggiunti altri 500mila pro
dotti e servizi accessori sempre in questa area merceologica)e poco meno di 1,3 milioni servizi di
Ict, hardware e software. Consi
stente anche il numero di offerte riguardanti arredi e complemen
ti di arredo (quasi 300mila) e beni
e servizi per immobili (più di 150mila). Dati che secondo il Mef
confermano che il Mepa gestito da Consip resta il più grande mercato elettronico d’Europa. Il ministero ricorda che rispetto agli strumenti attivati da Consip (convenzioni, accordi quadro e sistema dinamico degli acqui
sti)il mercato elettronico della Pa si presenta «come un canale complementare, idoneo per l’ac
quisto di beni e servizi anche non
standardizzabili, frammentati o con opzione di servizio specifi
che». Oltre ai risparmi consegui
bili, il valore aggiunto è rappre
sentato «dalla semplificazione delle procedure, dalla demate
rializzazione e dalla trasparenza amministrativa», fa ancora nota
re il Mef. Che aggiunge: il Mepa costituisce il principale stru
mento di coinvolgimento delle Pmi: delle oltre 55mila imprese ad oggi registrate, «il 99% è rap
presentato proprio da piccole e medie imprese». Gli acquisti Pa online nel 2015
hanno raggiunto 2,04 miliardi di euro contro i poco meno di 1,5 mi
liardi del 2014, i 907 milioni del 2013 e gli appena 254 milioni del 2010. Un risultato incoraggiante anche in funzione dell’ulteriore rafforzamento del dispositivo della centralizzazione degli ac
quisti di beni e servizi della Pa, im
perniato sul metodo Consip, che è previsto da diversi provvedi
menti varati da Governo Renzi negli ultimi due anni compresa la legge di stabilità 2016.
Il livello di spesa per forniture
da aggredire con il dispositivo centralizzato crescerà ulterior
mente nei prossimi mesi per ef
fetto dell’andata a regime del nuovo sistema semplificato con sole 34 stazioni appaltanti (e Consip perno centrale), che è se
guito passo passo dal commissa
rio per la spending Yoram Gut
geld. E il convegno sul tema “Ac
quisti trasparenti: la Pa semplifi
ca e spende meglio” in programma domani al Mef, e al quale parteciperanno i ministri Pier Carlo Padoan e Beatrice Lo
renzin, oltre allo stesso Gutgeld e, tra gli altri, all’Ad di Consip, Luigi Marroni, sarà l’occasione anche per fare il punto sullo svi
luppo del nuovo sistema sempli
ficato di centralizzazione degli acquisti. Che rappresenta uno EFFETTO «MEPA»
Dalle Pa centrali il 25%
delle operazioni sul mercato
elettronico gestito da Consip,
l’altro 75% da Comuni, enti
sanitari e Università
dei pilastri portanti della spen
ding review avviata negli ultimi anni e anche della nuova fare di revisione della spesa da mettere
a punto per il 2017.
Tornando al ricorso al Mepa, il
ministero dell’Economia fa nota
re che lo scorso anno il 25% degli acquisti online è stato effettuato da amministrazioni dello Stato e la restante parte (75%) dalla Pa lo
cale (Comuni, enti sanitari, Uni
versità). Un risultato che è stato raggiunto con un aumento, da 523mila a 650mila (+24%), del nu
mero dei contratti stipulati attra
verso il Mepa: circa il 25% (170.665) è stato concluso con la modalità della «richiesta di offer
ta» (mini gare telematiche), mentre il resto deriva da «ordini diretti» (479.075). I contratti con
clusi con «Richiesta di offerta» in
termini di valore pesano per il 65% (1.343 milioni di euro) rispet
to al 35% di quelli conclusi con «ordini diretti» (697 milioni di euro). Dalla nota del ministero dell’Economia emerge che i “buyer” pubblici che nel 2015 hanno effettuato almeno un ac
quisto sono stati oltre 39mila, con
una crescita del 19% rispetto al 2014. Significativo, precisa anco
ra il Mef, anche lo sviluppo sul
l’offerta. Attualmente i fornitori abilitati sono quasi 55mila, con un
incremento del 50% rispetto allo scorso anno. Di questi il 99% è rappresentato da piccole e medie
imprese (72% micro, 23% picco
le, 4% medie).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Partecipate. Secondo allarme dei giudici della Corte dei conti: se valgono le stesse regole delle imprese private il ristoro del danno erariale sarebbe affidato solo all’azione dei soci
Il boom degli acquisti in rete
«Con i nuovi controlli risarcimenti a rischio»
Valore degli acquisti sul mercato elettronico della Pa (Mepa),
gestito dalla Consip, numero di contratti e fornitori abilitati
pAttribuire solo al giudice or
le partecipate e quelle delle socie
tà private, che oltre all’applica
zione esplicita delle norme su cri
si d’impresa e della legge falli
mentare si allarga ai giudici “titolati” a contestare le azioni degli amministratori. Secondo le ultime bozze, ancora oggetto di limatura a Palazzo Vidoni, si dice
che i membri di cda e organi di controllo delle partecipate sa
ranno «soggetti alle azioni civili di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali». Il «danno erariale», cioè quello che interessa la Corte
dei conti, sarà rappresentato in
vece dal «danno direttamente su
dinario i compiti di controllo
sulle società partecipate dalla
Pa rischia di «far venire meno il
risarcimento, spesso di rilevan
te entità, del danno erariale che
resterebbe affidato solo al
l’azione dei soci».
Anche se il confronto con il Go
verno si è attivato in fretta, i magi
strati della Corte dei conti torna
no con un nuovo comunicato del
la loro associazione a lanciare l’al
larme sui possibili effetti collaterali della nuova riforma delle partecipate, attesa domani sera in consiglio dei ministri nel primo maxiround di attuazione della riforma Madia.
Nel decreto, che rafforza i
principi della “razionalizzazio ULTIMI RITOCCHI
ne” avviata in modo morbido nel Il riordino domani in Cdm.
2015 con i piani locali e prova a ta Ancora limature sulle norme,
gliare, oltre al numero delle par
soprattutto per precisare i
tecipate, anche quello degli am
ministratori, viene portato avanti compiti della Corte e la vigilanza
un allineamento fra le regole del del Mef sulle società statali
bito dagli enti partecipanti», co
me quello che nasce dai mancati controlli sulle “proprie” aziende.
Una prospettiva di questo tipo,
sostengono i magistrati contabili,
metterebbe a rischio l’azione del
la Corte dei conti in un settore ca
ratterizzato da «sprechi, cattive gestioni e gravi abusi» che fini
scono per colpire la finanza pub
blica. Il punto, più che in un’ipote
tica “concorrenza” fra magistra
ture, è proprio qui, nel «risarci
mento del danno erariale» che con la riforma «resterebbe affida
to esclusivamente all’azione dei soci». I numeri non sono da poco,
come mostra la relazione del pro
curatore generale della Corte dei conti all’inaugurazione dello scorso anno giudiziario. Nel 2014,
le citazioni emesse dalle procure regionali in fatto di società parte
cipate hanno riguardato un dan
no erariale da 164 milioni: in altri termini, più del 20% dei danni contestati nel corso dell’anno è nato dalle società pubbliche. Se la
cattiva gestione nasce da un ac
cordo fra gli amministratori e gli enti proprietari che li hanno scel
ti, è la conseguenza suggerita dai magistrati, le azioni di responsa
bilità resteranno teoria. I procuratori regionali, ed è il
secondo punto che fa storcere il naso ai magistrati, potrebbero se
gnalare «gravi irregolarità» ai lo
ro colleghi “ordinari” per far par
tire il meccanismo che può porta
re all’amministrazione straordi
naria o alla liquidazione della società da parte del nuovo orga
no centrale di vigilanza prevista dalla riforma. Nei casi, che do
vrebbero essere residuali visto
l’obiettivo di ridurre le parteci
pate, di creazione di nuove socie
tà o di acquisto di quote, alla Cor
te dei conti sembra invece affida
to un compito di controllo sulle motivazioni e gli obiettivi gestio
nali, il cui esame sostanziale vie
ne però affidato all’Anti
I TRE NODI
Chi controlla
n Nelle bozze del decreto
attuativo si prevede che gli
amministratori delle società
pubbliche siano soggetti alle
azioni civili di
responsabilità previste per
le società di capitali, e che il
danno erariale sia
esclusivamente quello
subito dagli enti soci
Le segnalazioni
n I magistrati contabili
potrebbero effettuare
segnalazioni alla
magistratura ordinaria in
caso di «grave irregolarità»
Le nuove partecipate
n In caso di costituzione di
nuove società o acquisto di
partecipazioni, la Corte dei
conti dovrebbe verificare il
rispetto delle motivazioni
insieme all’Antitrust,
chiamata a una verifica
sostanziale sugli stessi punti
trust: non è chiaro se un eventua
le «no» da parte della Corte dei conti (entro 30 giorni, altrimenti scatta il silenzio assenso) bloc
cherebbe la decisione locale, fer
mo restando il rischio di ricorsi al
Tar che replicherebbero il rim
pallo fra magistrature già vissuto
all’inizio con i piani antidissesto degli enti locali in difficoltà.
Nel lavorio che precede il con
siglio alcuni di questi aspetti, in particolare gli ultimi, potrebbero essere limati, come qualche cor
rezione potrebbe arrivare per la previsione del passaggio all’Eco
nomia della vigilanza sulle socie
tà statali. L’ipotesi è di escludere alcune aziende, che per la specifi
cità del loro settore rimarrebbero
sotto il controllo dell’attuale mi
nistero di riferimento, mentre sulla collocazione del nuovo or
gano nazionale di vigilanza chia
mato a vigilare sull’intero mondo
delle partecipazioni pubbliche deciderà direttamente domani sera il consiglio dei ministri.
G.Tr.
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Valore contratti (mln/€)
2012
360
2013
906
2014
1.468
2015
2.040
+39%
Numero contratti
2012
104.084
2013
337.682
2014
523.383
2015
649.730
+24%
Numero fornitori abilitati
2012
7.182
2013
21.369
2014
36.776
2015
54.659
Fonte: Mef
+49%