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l'Adige
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I
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giovedì 14 gennaio 2016
piegatemi: ma il politico prova
vergogna per il suo operato? Penso di no, altrimenti si chiuderebbe in casa. Oppure non legge i quotidiani. Da qualche giorno i giornali ci
hanno informato sui «soldi a Via Pacis». E altri sullo scandalo delle distribuzioni di soldi da parte della Provincia e dei Comuni a enti e gruppi organizzati in associazione più o meno vere dall’Africa ad Arco: spazio geografico veramente ampio anche per un
politico che conosca la geografia.
Poi si risparmia sulla sanità, sui ricoveri ospedalieri, sui posti di lavoro,
sulle scuole, sulle pensioni (con leggi non del tutto legali). Ecco perché
ho scritto questa lettera: vorrei che i
politici chiedessero scusa della loro
superficialità nell’uso del denaro pubblico (frutto del sacrificio dei cittadini), della loro ignoranza e sfacciataggine nell’uso dei soldi.
Gabriella Gilmozzi Grigolli - Mori
Utilizzate l’Esercito
per la sicurezza
a lettura delle statistiche raccolte dal 1959 che indicano l’andamento della criminalità e riportate nei discorsi d’inaugurazione degli anni giudiziari, non mostrano per
il passato, quell’ansia e quel disagio
- per non dire vera paura - che s’avverte in città di fronte al dilagare dei
furti e di una microcriminalità sempre più pericolosa.
Da tempo molte donne costrette ad
attraversare Piazza Dante camminano sveltamente nel mezzo della piazza; si evita all’imbrunire la zona del
Palazzo della Regione divenuta bivacco di senza dimora, il sottopasso che
porta a corso Buonarroti e le vie fra
Torre Vanga e il parcheggio di Sanseverino.
Di sera, certi ristoranti del centro cit-
L
L’Isola di Giovedì
L’incubo di Colonia e la prepotenza maschile
PAOLO GHEZZI
(segue dalla prima pagina)
Così invitano a fare non solo gli alfieri della
destra anti-islamica ma anche icone del
giornalismo progressista come Lucia
Annunziata.
Il branco di uomini pronto a manifestare il
proprio potere anche con la sottomissione e lo
stupro dell’altra metà del genere umano, però,
non è un tipico fenomeno nordafricano-araboislamico come pensano gli attizzatori dello
scontro di civiltà.
Molte calate di eserciti (formazioni quasi
sempre solo maschili) lungo la storia hanno
portato ad aggressioni collettive contro le
donne del nemico, quelle che restano a casa
quando i vincitori entrano nelle città: e durante
l’ultima guerra i nazisti tedeschi (bianchi,
occidentali, di tradizione cristiana) non sono
stati migliori dei giapponesi (non islamici) che
hanno perpetrato contro le cinesi lo «stupro di
Nanchino».
E invece ora si dà addosso a una grande
europea tedesca, Angela Merkel, che ha aperto
le porte della Germania alle dolenti carovane
dei fuggitivi.
Si dovrebbe piuttosto risalire al mito d’Europa,
la bellissima fanciulla «dagli occhi larghi», la
figlia del re fenicio, una orientale che darà il
nome al continente occidentale (primo
incrocio paradossale della nostra storia
intrecciata, meticcia) per ritrovare la saggezza
perduta.
Perfino Zeus, il primo degli dèi, lo Strapotere
maschile, usa la seduzione e non l’imposizione
della sua forza strabordante, per conquistare
la meravigliosa principessa sulla spiaggia: si
(segue dalla prima pagina)
Saltò anche la Marcialonga in quei due
inverni da dimenticare, i sistemi per la
produzione della neve erano ancora in
fase del tutto sperimentale, pochissime
stazioni ne erano dotate. Ma è
interessante analizzare contenuti,
modalità e qualità delle risposte (alla
dura «lezione») fornite a vario livello per
contrastare questa criticità, già da allora
destinata sempre più a incidere sul
sistema dell’offerta sci. Le Società
impiantiste ne ebbero velocemente piena
coscienza e misero in campo
un’impressionante mole d’investimenti
(decine di milioni di euro) per conseguire
il risultato d’oggi, ossia l’innevamento
garantito anche in condizioni da vero e
proprio miracolo come quelle dell’avvio
di quest’inverno.
Le Aziende altoatesine che costruiscono i
cannoni (e tutti gli accessori, pompe,
canalizzazioni ecc.) grazie ad un lavoro di
ricerca impressionante hanno
conquistato un know-how d’avanguardia
che le ha consacrate leader tecnologici
nel mondo: si è in grado di produrre neve
anche con temperature attorno allo zero
termico, consumando sempre meno
acqua ed energia elettrica. Produrre la
neve è diventato momento essenziale
nella filiera organizzativa dello sci al
punto che è nata nelle stazioni una nova
figura altamente qualificata, il «manager
dell’innevamento» colui che decide
scientificamente quando, come, dove e
quanta neve produrre sulle piste. E lo fa
con occhio attento alle bollette
energetiche visto che si arrivano a
spendere anche 5 mila euro al giorno in
una stazione medio-grande per far
funzionare i cannoni.
Passando alla seconda categoria di
risposte, si deve guardare alla
promozione dell’offerta sci: ancora non
trasforma in toro, un toro bianco che non
carica a corna basse ma offre la groppa
mansueta, come in un gioco innocente tra le
onde. Un inganno, certo, per realizzare il «ratto
d’Europa» celebrato poi da geni della pittura
come Tiziano e Rubens. Ma un inganno da
divino innamorato, che poi si trasformerà in
aquila (simbolo di tante monarchie europee,
come la nostra asburgica) per portare a
termine il suo disegno seduttivo: nulla a che
fare con i «ratti» di Colonia, branchi di maschi
rapaci azionati da messaggini whatsapp nella
notte in cui le libere donne d’Europa vogliono
festeggiare il Sedici che arriva.
Certo, bisognerà ragionare - dopo Bataclan e
Colonia - sul perché una certa cultura
maschilista mediterranea odia così tanto
l’Europa disinibita. E l’Occidente secolarizzato
e post-religioso (spiace per i fomentatori di
odio xenofobo) non è esente da colpe per aver
mercificato a livelli industriali e sovraesposto
l’immagine del corpo delle donne,
trasformando muri e vetrine in un ossessivo
supermercato di oggetti dei desideri.
Ci vorrebbe un grande renano ironico come
Heinrich Böll per ridare alla sua Colonia il volto
tollerante della città del Carnevale, del giovedì
grasso delle donne.
Intanto, di fronte all’incubo nero del
neotribalismo oscurantista, si potrebbe
ritornare alla solarità dei classici, a quel toro
amichevole che corteggia la bellissima Europa:
«Il suo colore è quale neve non calpestata da
orme di greve passo, né intrisa dall’Austro
piovoso […] Nulla di minaccioso ha l’aspetto,
né lo sguardo incute paura; l’espressione è
foriera di pace» (Ovidio, Le metamorfosi).
Turismo: le stazioni minori scompariranno
Neve artificiale, non c’è alternativa
CARLO GUARDINI
sufficientemente
incisiva e attenta al
fondamentale dirimente - concetto
della sciabilità garantita
(legato a quello della
modernità ed
efficienza), essa appare
dispersa in mille rivoli,
perdendo quindi nella
sua incisività. Chi viene
in vacanza sulle
Dolomiti d’inverno
vuole anzitutto sciare e
solo «poi-dopo» fare
qualcos’altro; cucina, wellness e
massaggi, cultura, carnevali e mercatini
mai potranno surrogare/ sostituire lo sci,
così com’è per le illusorie alternative
rappresentate nelle passeggiate con le
ciaspole, il fat-bike, le gite a cavallo e
mille altre stranezze. Un altro più
importante risvolto ci porta ad esaminare
la commercializzazione - storicamente
anello debole della catena - svolta in
modo disomogeneo e scostante da più
soggetti che spesso si sovrappongono
con idee e indirizzi operativi talvolta
discordanti. La lezione di quest’inverno
ci insegna che occorre guardare in primo
luogo agli stranieri di prossimità, ossia
quelli dell’Europa: proprio quelli che avendo prenotato la loro vacanza in
anticipo (e quasi sempre on line) - hanno
salvato i bilanci di questo primo
segmento di stagione. Quindi, piuttosto
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che invaghirsi di
futuribili mercati come
Cina, India o Brasile
(una domanda verso la
quale fra l’altro siamo
totalmente
impreparati), meglio
sarebbe intensificare
azioni, investimenti e
sforzi nel
consolidamento di quei
mercati tradizionali e
«sicuri».
La terza categoria di
risposte è quella
riconducibile alla politica/
amministrazione: e qui proprio non ci
siamo a mio avviso. C’è stata totale
sordità alla «dura lezione» di fine Anni
Ottanta, nulla è cambiato per parte dei
nostri decisori che pure hanno avuto a
disposizione risorse e soprattutto spazi
d’azione (anche legislativi) decretati
dall’Autonomia.
Il global warming impone scelte
coraggiose ma realistiche, autorevoli
studi scientifici ci dicono che il limite
della neve - nell’arco dei prossimi
trent’anni - si innalzerà di circa 150 metri
di quota. Il che significa la scomparsa di
molte stazioni minori poste alle quote più
basse e non a caso già da tempo in
sofferenza - per non dire in «profondo
rosso» - nei loro bilanci e nel loro
funzionamento, penalizzate non solo
dalla carenza di neve ma anche da
tadino fanno accompagnare le clienti fino all’automobile e, sempre di sera, si prova un certo fastidio a salire
su autobus fra gente che non paga il
biglietto, chiede la sigaretta o qualche moneta.
Quasi ogni giorno l’Adige pubblica
quello che ormai è un bollettino costante, anche se incompleto.
L’elenco dei furti in abitazioni, nei negozi, negli uffici, nelle automobili parcheggiate anche in zone centrali, commessi da gruppi numerosi e bene organizzati, che compiono sopralluoghi
controllando le cassette delle lettere,
le luci che si spengono negli appartamenti, gli abitanti che escono di casa.
La gente comincia a difendersi: antifurto sempre più sofisticati, telecamere poste in luoghi difficilmente raggiungibili per evitare la distruzione,
controllo reciproco della zona, serrature più robuste, vetri antisfondamento, cani, illuminazione ad alta intensità, assicurazioni ovviamente costosissime.
Con qualcuno, ma per fortuna il fenomeno è ancora raro, che si arma.
Una grossa ma necessaria spesa e la
richiesta sempre più pressante di un
maggior controllo del territorio. Perché non utilizzare, come si è fatto in
Piazza Dante, pattuglie con gli uomini della Forestale?
Perché non far transitare, nei sobborghi, veicoli dell’Esercito come avviene in altre città dove la criminalità è
in costante e allarmante crescita?
Perché non tentare di risolvere i problemi conseguenti agli enormi disagi
sofferti da quanti vivono ai margini
dei rottami avvelenati dei terreni della Sloi e di altre zone di profondo degrado che costellano la nostra città?
Era, la nostra, un’isola felice. Come si
legge nelle cronache delle inaugurazioni degli anni giudiziari del passato.
Ma il Trentino è cambiato ed è necessario affrontare, e farlo in fetta, anche
questo mutamento.
Luigi Sardi
carenze gestionali evidenti e
macroscopiche (inversamente
proporzionali alle loro dimensioni), da
clamorosi errori tradotti in investimenti
senza ritorno. In Trentino le Società
Impiantiste «in salute» sono ben poche
(Canazei, Madonna di Campiglio,
Folgarida) tutte le altre sono chi più chi
meno in crisi nonostante ripetute (e
generalizzate) iniezioni di liquidità
operate negli ultimi anni dalla Provincia,
nonostante il ricorso ai lease-back (su
impianti costruiti col contributo
pubblico! Siamo al paradosso, è come
pagare due volte in fin dei conti ..) ma
quel che più conta in mancanza d’un
piano strategico, di linee guida di settore
proiettate a medio e lungo periodo. È
riduttiva e non più sostenibile la formula
della «partecipazione per salvare i posti
di lavoro» e per sostenere l’economia
delle vallate quanto è grave la mancanza
d’un piano focalizzato agli scenari futuri
che contempli - ad esempio - impegni
progettuali per la riconversione delle
stazioni destinate a «sparire» in termini
sciistici.
In tempo di vacche sempre più magre, a
mio avviso occorrerebbe affrontare con
coraggio e visione queste problematiche:
e lavorare alla ricerca d’una sostenibilità
e dell’equilibrio in luogo del tradizionale
percorso del contributo e della
partecipazione, del ripianamento dei
deficit, tutte azioni parziali condotte - lo
si conosce già, a fondo perduto, senza
speranza - ben al di fuori dei confini, delle
logiche e delle leggi economiche: non
all’insegna del welfare o rete sociale,
come si sostiene da parte della politica,
ma in realtà espletate in termini di
(conveniente, alla politica)
assistenzialismo.
Carlo Guardini
Già direttore generale delle Terme
di Boario e dell’Apt di Trento
199 284 284
Per far fronte al crescente numero di richieste d’aiuto Telefono Amico Trento avvia una campagna di ricerca di nuovi volontari e un corso di formazione all’ascolto.
Serata di presentazione del corso: mercoledì 10 febbraio 2016 ore 20,30 - Hotel Everest in Corso degli Alpini 14 Trento.
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38121 Trento
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