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30/12/2015
Pensioni. Dittatura della maggioranza Cgil a Lodi | Il sindacato è un'altra cosa
Pensioni. Dittatura della maggioranza Cgil
a Lodi
ASSEMBLEA DELEGATI/E DEL 17 NOVEMBRE
2015 SULLE PENSIONI
Posted on 30 December 2015 by GIUDEA in pensionati // 0 Comments
(https://sindacatounaltracosa.files.wordpress.com/2015/12/corteo‑pensioni.jpg)
Alleghiamo il documento conclusivo dell’Assemblea dei delegati del 17 novembre scorso, sul
tema delle pensioni. L’Assemblea era stata organizzata dall’Area di minoranza in Cgil, “Il Sindacato è un’altra
cosa” ed era stato votato all’unanimità da tutti i delegati presenti, sia quelli appartenenti
all’Area, sia quelli che fanno riferimento alla maggioranza della Cgil; successivamente il
Documento è stato sottoscritto da delegati e funzionari dell’Area e anche della maggioranza
della Cgil. Lo si invia oggi, perché si attendeva di proporlo, discuterlo e votarlo nel primo Direttivo della
Cgil di Lodi, che si e’ tenuto ieri 21 dicembre, dove però la Segreteria Cgil non lo ha ammesso
alla discussione nel Direttivo.
DOCUMENTO CONCLUSIVO
I lavoratori e i delegati del Lodigiano, riuniti in Assemblea Pubblica il 17 novembre 2015, sul
tema delle Pensioni, esprimono quanto segue: Il Paese è tutt’oggi immerso in una crisi economica senza precedenti, rispetto alla quale,
nonostante gli annunci del Governo di una imminente ripresa, non si intravede l’uscita,
sicuramente non per le condizioni in cui versano i lavoratori italiani, visto che la
disoccupazione è ancora intorno al 13% ed in particolare quella giovanile si attesta ancora ben
oltre il 40% ed anche per chi lavora il rischio di scivolare nella fascia della povertà è sempre più
presente. http://sindacatounaltracosa.org/2015/12/30/pensionidittaturadellamaggioranzacgilalodi2/
Il sistema produttivo del Paese è in condizioni pessime, con la perdita del 25% delle imprese 1/4
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Pensioni. Dittatura della maggioranza Cgil a Lodi | Il sindacato è un'altra cosa
Il sistema produttivo del Paese è in condizioni pessime, con la perdita del 25% delle imprese
manifatturiere e dei servizi e non si intravedono significativi miglioramenti. In questi anni l’Italia, anche a causa dell’applicazione particolarmente convinta delle politiche
d’austerity imposte dall’Europa e dalla Troica, da parte dei governi che si sono avvicendati, ha
conseguito i minori tassi di crescita, i maggiori tassi di disoccupazione e gli aumenti più elevati
di povertà e disuguaglianze, rispetto agli altri stati europei. Il nostro reddito pro capite, che
ancora nella seconda metà degli anni ’90 era superiore alla media europea, adesso è inferiore
del 16%. Alla fine del 2011, nel bel mezzo della Crisi e con un sistema previdenziale in equilibrio
economico strutturale e da tutti ritenuto come uno dei più virtuosi d’Europa, dal punto di vista
dei conti dello Stato, il governo Monti/Fornero, sotto la spinta delle politiche d’austerity, varò
l’ennesima “riforma” pensionistica, che ha prodotto disastri, che oggi sono sotto gli occhi di
tutti, non solo per il drammatico fenomeno dei 380 mila esodati creati in un sol colpo, ad oggi
tutt’altro che risolto, nonostante la Legge di Stabilità stia approntando la 7° salvaguardia. Infatti la Legge Monti/Fornero sulle Pensioni, definita da molti come la più gigantesca
operazione di cassa fatta sul sistema previdenziale italiano, col prelievo di circa 80 miliardi nel
periodo 2013‑2020, ha allungato oltre ogni limite conosciuto in Europa l’età del pensionamento,
senza neppure porsi il problema di quei lavoratori che svolgono lavori usuranti e che dovranno
in prospettiva lavorare fino alla soglia dei 70 anni. La “riforma” di fatto ingessa un mercato del
lavoro già bloccato dalla crisi economica, perché la permanenza forzata sul lavoro dei più
anziani costituisce una ulteriore barriera per l’accesso dei giovani. Ha fatto cassa, riducendo
l’adeguamento all’inflazione anche per le pensioni di circa 1.200 € netti, provvedimento
peraltro giudicato incostituzionale dalla recente sentenza della Consulta.
Questa “riforma” ha accentuato il processo già avviato dalle precedenti “riforme”, di creazione
di un vero e proprio disastro sociale, che si concretizzerà in un grande numero degli attuali
giovani che non riusciranno a maturare una pensione decente, perché il sistema contributivo,
per garantire una pensione adeguata richiede una vita lavorativa continua, con retribuzioni
adeguate ed aliquote contributive piene; il contrario di quanto accade ad una grande
percentuale di giovani oggi. Ed anche gli ultimi annunci, sia da parte del Presidente dell’INPS, sia da parte del Governo, su
un’ulteriore modifica del regime pensionistico, non lasciano certo tranquilli, vista l’esperienza
degli ultimi 20 anni. Per tutto questo i delegati ed i lavoratori riuniti in assemblea, chiedono alla CGIL,
possibilmente con le altre OO.SS., di rivendicare in modo chiaro ed inequivocabile l’abolizione
della Legge Monti/Fornero sulle Pensioni, perseguendo gli obbiettivi del ripristino del diritto
ad andare in pensione con i 40 anni di contributi senza penalizzazioni in base all’età di
pensionamento; ricreare condizioni dignitose per le future pensioni, reintroducendo
meccanismi che garantiscano pensioni pari all’80% della retribuzione con 40 anni di lavoro; la
parificazione dell’età di pensionamento per vecchiaia delle donne del pubblico impiego a
quella delle donne dei settori privati, riportando il requisito a quello pre‑riforma Fornero,
riconoscendo così il doppio lavoro che di fatto è a carico delle donne per la contemporanea
gestione del lavoro di cura famigliare. Introdurre la possibilità per i lavoratori di decidere l’età
di acceso alla pensione di vecchiaia, con un minimo di contribuzione e di età e senza
penalizzazioni aggiuntive. Eliminare o modificare radicalmente il meccanismo
dell’adeguamento alle speranze di vita, anche considerando le diverse tipologie di lavoro
usurante. Infine i delegati ed i lavoratori riuniti in assemblea non condividono e respingono l’idea di una
campagna di adesione al sistema della previdenza complementare, attraverso il principio del
silenzio‑assenso, come previsto anche dall’ultima Piattaforma Unitaria di Cgil Cisl Uil: infatti
http://sindacatounaltracosa.org/2015/12/30/pensionidittaturadellamaggioranzacgilalodi2/
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ritengono che l’adesione dei lavoratori a forme di previdenza integrativa, con assoluta
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ritengono che l’adesione dei lavoratori a forme di previdenza integrativa, con assoluta
preferenza per i Fondi Pensione Negoziali, debba essere frutto di una scelta libera e
consapevole. Pertanto i delegati ed i lavoratori riuniti in assemblea, chiedono alla Cgil, in tutte le proprie
istanze, a partire dal prossimo Direttivo della Cgil di Lodi, di mettere all’ordine del giorno la
discussione su un’ampia mobilitazione finalizzata all’abolizione della Legge Fornero ed il
rilancio delle richieste sopra sintetizzate, al fine di tornare ad un sistema previdenziale che
garantisca gli attuali pensionati e una pensione decente a quelli futuri.
Lodi, 17 novembre 2015
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