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Macroeconomia Laura Vici [email protected] www.lauravici.com/macroeconomia LEZIONE 27 Rimini, 2 dicembre 2014 Macroeconomia 445 Gli effetti della politica monetaria in economia aperta Gli effetti di una stretta monetaria: una stretta monetaria provoca una riduzione della produzione, un incremento del tasso di interesse e un apprezzamento del tasso di cambio. Macroeconomia 446 1 Gli effetti della politica monetaria in economia aperta Una stretta monetaria fa aumentare il tasso di interesse, rendendo i titoli nazionali relativamente più convenienti e provocando un apprezzamento del cambio. Domanda e produzione si riducono sia per effetto dell’apprezzamento sia a causa del maggior tasso di interesse. Il consumo e l’investimento diminuiscono a causa della riduzione del reddito e dell’aumento del tasso di interesse. Gli effetti sulle esportazioni nette sono ambigui: la diminuzione del reddito migliora il saldo della bilancia commerciale, mentre l’apprezzamento del tasso di cambio lo peggiora Macroeconomia M↑ i↑, Y Y↑, ↑, T=, II?, M↓ ↓,E↑ E↑ CC↓, ↓, NX↓, NX?,M= G= 447 Un caso: mix di politica monetaria e politica fiscale – gli USA nei primi anni Ottanta • Alla fine degli anni Settanta l’inflazione statunitense era troppo elevata e doveva essere ridotta. • Il presidente della Fed Paul Volcker adottò una politica monetaria restrittiva che durò quasi tre anni, a cui seguirono un aumento dei tassi di interesse, un apprezzamento del dollaro e un calo della produzione (1980-1982) • L’Economic Recovery Act (1981) contrastò l’effetto recessivo prodotto dalla stretta monetaria: esso prevedeva una serie di tagli fiscali per il periodo 19811983. • I tagli delle tasse non furono accompagnati da un proporzionale taglio della spesa pubblica. Ciò causò un aumento del disavanzo di bilancio. Macroeconomia 448 2 Un caso: mix di politica monetaria e politica fiscale – gli USA nei primi anni Ottanta • Dal 1980 al 1982 l’andamento economico fu dominato dagli effetti della stretta monetaria: i tassi di interesse (nominali e reali) aumentarono molto causando: – Un apprezzamento reale del dollaro – Una recessione – Questi due effetti hanno effetti contrastanti su NX, il quale non è cambiato in maniera rilevante • L’inflazione diminuì ma non in modo immediato • Dal 1982 iniziò a prevalere l’effetto dell’espansione fiscale con una forte crescita del reddito, dei tassi di interesse e un ulteriore apprezzamento del dollaro. Questi ultimi effetti generarono un ulteriore disavanzo commerciale. • A metà anni Ottanta, il maggior problema economico in USA era relativo ai cosiddetti disavanzi gemelli (disavanzo di bilancio e disavanzo commerciale). Macroeconomia 449 Un caso: mix di politica monetaria e politica fiscale – gli USA nei primi anni Ottanta Approfondimento del Blanchard . Cap. 18 “Contrazione monetaria ed espansione fiscale: gli Stati Uniti nei primi anni Ottanta” Macroeconomia 450 3 Le parità, le parità mobili, le bande di oscillazione e lo Sme • Alcuni Paesi (es. Giappone, Stati Uniti, ecc.) operano in un regime di tassi di cambio flessibili: non si pongono obiettivi specifici in termini di tasso di cambio, sebbene prestino molta attenzione all’andamento di E. • All’estremo opposto, alcuni Paesi operano in regime di tassi di cambio fissi. Questi Paesi mantengono un tasso di cambio fisso in termini di qualche valuta estera o ancorano la loro moneta al dollaro o a un insieme di valute estere. • In regime di cambi fissi, le oscillazioni del cambio sono rare e si definiscono svalutazioni e rivalutazioni. 451 Macroeconomia . Le parità, le parità mobili, le bande di oscillazione e lo Sme • Tra i due estremi, ci sono paesi che operano con accordi di cambio di grado intermedio: per esempio, molti paesi operano in parità mobile del tasso di cambio, cioè il tasso di deprezzamento viene predeterminato nei confronti di una valuta estera. • Un altro tipo di accordo si ha quando i paesi mantengono i loro tassi di cambio bilaterali all’interno di bande di oscillazione, come è stato il Sistema monetario europeo (Sme). Macroeconomia 452 4 Tassi di cambio fissi e politica monetaria La parità dei tassi di interesse è data da: (1 it ) (1 it* ) Et Ete1 Supponiamo di ancorare il tasso di cambio a qualche livello, otterremo: (1 i ) (1 i ) i i * t t t * t In ipotesi di tasso di cambio fisso e di perfetta mobilità dei capitali, il tasso di interesse interno deve quindi essere uguale al tasso di interesse estero. 453 Macroeconomia Tassi di cambio fissi e politica monetaria Ora che i=i*, avremo: M YL(i ) P * In un sistema di cambi fissi, la banca centrale rinuncia alla politica monetaria come strumento di politica economica. Con un tasso di cambio fisso, il tasso di interesse interno deve essere uguale al tasso di interesse estero e l’offerta di moneta deve essere aggiustata allo scopo di mantenere il tasso di interesse a quel livello. Macroeconomia 454 5 Tassi di cambio fissi e politica monetaria = LM’’ A’’ L’inefficacia di una stretta monetaria 455 Macroeconomia La politica fiscale con tassi di cambio fissi Se in un sistema di cambi fissi la politica monetaria non può più essere usata come uno strumento di politica economica, che cosa ne è della politica fiscale? Con tassi di cambio fissi, la politica fiscale è più efficace di quanto non lo sia con tassi di cambio flessibili, in quanto essa richiede una politica monetaria accomodante. Macroeconomia 456 6 La politica fiscale con tassi di cambio fissi Gli effetti di una espansione fiscale 457 Macroeconomia La politica fiscale con tassi di cambio fissi • Fissando il tasso di cambio, si rinuncia a uno strumento efficace nella correzione degli squilibri commerciali e nel controllo del livello di produzione aggregata. • Ancorandosi a un dato tasso di cambio fisso, si rinuncia anche al controllo del tasso di interesse interno. Inoltre, il Paese deve seguire l’andamento del tasso di interesse estero, correndo il rischio di effetti indesiderati sulla propria attività economica. • Nonostante il paese mantenga una piena disponibilità della politica fiscale, un solo strumento di politica economica non sempre è sufficiente. Macroeconomia 458 7 Approfondimento: tassi di cambio fissi, tassi di interesse e mobilità dei capitali • In paesi con mercati finanziari poco sviluppati e/o con controlli ai capitali, l’ipotesi di perfetta mobilità di capitali è discutibile. In tali casi, per motivi legali o per mancanza di informazione, gli investitori possono non essere in grado di acquistare titoli esteri, nonostante questi garantiscano un tasso di interesse maggiore. • In tali circostanze, la banca centrale potrebbe riuscire a mantenere il tasso di cambio pur diminuendo i tassi di interesse. Macroeconomia 459 Approfondimento: tassi di cambio fissi, tassi di interesse e mobilità dei capitali • In economia aperta, nel bilancio di una banca centrale, le attività sono sotto forma di titoli di stato nazionali e di riserve di valuta estera sotto forma di contante o di attività estere • Per modificare la base monetaria, la banca centrale può comprare/vendere i titoli o acquistare/vendere valuta estera • Con tassi di cambi fissi e perfetta mobilità di capitali: – PM espansiva attraverso acquisto di titoli (ΔB) e creando moneta. Ciò porta a una diminuzione di i. – Dato i<i*, gli investitori preferiscono detenere titoli esteri. Ciò comporta l’acquisto di valuta estera contro valuta nazionale. – A meno di un intervento della banca centrale, la moneta nazionale si deprezzerebbe. Per contrastare questo effetto, la banca centrale cede parte della valuta estera contro valuta nazionale, riducendo la base monetaria – La banca centrale venderà valuta estera fino a che i=i* – In perfetta mobilità di capitali tali tipi di operazioni sono quasi immediate – L’unico effetto di un’operazione di mercato aperto è la variazione della composizione del bilancio della banca centrale, ma non la base monetaria, né il tasso di interesse. Macroeconomia 460 8 Approfondimento: tassi di cambio fissi, tassi di interesse e mobilità dei capitali • Con imperfetta mobilità dei capitali e tassi di cambi fissi, – Occorre tempo per passare da titoli domestici a esteri. – Rispetto a una situazione di perfetta mobilità di capitali, accettando una perdita di riserve di cambi, la banca centrale può fare diminuire il tasso di interesse per un certo periodo di tempo. In alcune circostanze, la banca centrale vuole influenzare il tasso di interesse per alcune settimane. – Se poi i controlli legali/amministrativi sono ancora più restrittivi (es. America Latina, Asia, ecc.), dopo un’operazione espansiva di mercato aperto, il tasso di interesse nazionale diminuisce, rendendo i titoli nazionali meno convenienti. L’intervento sul mercato dei cambi è minore. • L’effetto netto di un’operazione di mercato aperto e l’intervento sul mercato dei cambi potrebbero essere un ↑H (base monetaria), ↓i, ↑titoli detenuti dalla BC e perdita limitata di riserve in valuta estera. • La libertà di muovere il tasso di interesse dipende da: – grado di sviluppo dei mercati finanziari – ammontare di riserve in valuta estera Macroeconomia 461 Approfondimento: unificazione tedesca, tassi di interesse e lo SME • In un sistema di cambi fissi (es. SME) nessun paese può cambiare il tasso di interesse se anche gli altri paesi non lo fanno. • Due tipi di accordi tra paesi su i: – I paesi coordinano le variazioni di i – Un paese prende l’iniziativa e gli altri seguono • Nel caso dello SME, la Germania agì per primo. • Nel 1990, l’unificazione tedesca ha implicato necessità di ingenti trasferimenti alla Germania dell’Est, generando un aumento della domanda. • La Bundesbank ha adottato una PM restrittiva per compensare l’aumento eccessivo dell’attività economica. Ciò ha comportato un brusco aumento dei tassi di interesse. • Gli altri paesi hanno dovuto adeguare i tassi di interesse a quelli tedeschi per rimanere nello SME. • Per alcuni paesi (Francia e Belgio) con inflazione minore, ciò ha comportato maggiori tassi di interesse reali. • Periodo successivo caratterizzato da scarsa crescita e disoccupazione crescente. Macroeconomia 462 9 Approfondimento: unificazione tedesca, tassi di interesse e lo SME Macroeconomia Approfondimento del Blanchard – cap. 18 “Unificazione tedesca, tassi di interesse e lo SME” 463 Crescita: i fatti principali 10 Introduzione – la crescita e il lungo periodo • Ci spostiamo dallo studio delle determinanti della produzione nel breve e nel medio periodo – quando dominano le fluttuazioni – alla determinazione della produzione nel lungo periodo – quando domina la crescita. • La crescita è importante perché determina il tenore di vita. • Ci concentriamo dunque sul prodotto pro capite, invece della produzione aggregata. 465 Come si misura il tenore di vita Come confrontare il prodotto pro capite tra diversi paesi? Non basta convertire il valore del prodotto pro capite utilizzando il tasso di cambio, per diverse ragioni: • i tassi di cambio possono variare molto (indipendentemente dal tenore di vita); • inoltre, quanto minore è il livello di prodotto pro capite in un paese, tanto minori saranno i prezzi dei beni alimentari e dei servizi essenziali in quel paese. Il confronto tra tenori di vita in paesi diversi è più significativo correggendo per gli effetti sia delle variazioni di cambio, sia delle differenze sistematiche dei prezzi tra paesi. I dati aggiustati prendono il nome di dati in parità dei poteri di acquisto (PPP – Purchasing Power Parity). 466 http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Mac_Index 11 Come si misura il tenore di vita • Ciò che conta per il benessere delle persone è il loro livello di consumo e non tanto il loro reddito. • Dal lato della produzione, la misura appropriata è il prodotto per addetto, o ancora meglio, il prodotto per ora lavorata. • Inoltre, il livello di tenore di vita è associato alla felicità degli individui. 467 La crescita nei paesi ricchi dal 1950 • C’è stato un forte aumento del reddito pro capite • C’è stata convergenza tra i livelli di reddito pro capite di diversi paesi. • Dal 1950 il PIL pro capite è aumentato di 3.2 volte negli Stati Uniti, di 4.4 volte in Francia e di ben 11.2 volte in Giappone • Questi dati mostrano la cosiddetta force of compounding 468 12 La convergenza del prodotto pro capite • I paesi che nel 1950 avevano un minor livello di produzione sono cresciuti più rapidamente. • La convergenza dei livelli di produzione pro capite tra paesi si estende agli altri paesi Ocse. 469 Tasso di crescita del PIL pro capite dal 1950 rispetto al PIL pro capite nel 1950, paesi Ocse. Uno sguardo su due millenni • Dalla fine dell’impero romano a circa il 1500, in Europa non ci fu quasi per nulla crescita del prodotto pro capite. • Questo periodo di stagnazione del prodotto pro capite è spesso chiamato era malthusiana. L’Europa si trovava in una trappola malthusiana, incapace di aumentare il suo prodotto pro capite. 470 13 Uno sguardo ai paesi 471 Tasso di crescita del PIL pro capite, 1960-2004 e PIL pro capite nel 1960 (Ocse, Africa e Asia). • La situazione dei paesi Ocse è molto simile a quella dei paesi precedentemente presentati. • La convergenza è evidente anche per molti paesi asiatici. A partire dal 1960, quattro paesi Singapore, Taiwan, Hong Kong e Corea del Sud, chiamati le quattro tigri, hanno iniziato a crescere velocemente. Recentemente, la Cina è cresciuta in modo sostenuto. • Per i paesi africani è molto diverso: in Africa, la convergenza non è una regola. 14