Transcript LEZIONE 27

Macroeconomia
Laura Vici
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LEZIONE 27
Rimini, 2 dicembre 2014
Macroeconomia
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Gli effetti della politica monetaria in
economia aperta
Gli effetti di una stretta monetaria: una stretta monetaria
provoca una riduzione della produzione, un incremento del
tasso di interesse e un apprezzamento del tasso di cambio.
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Gli effetti della politica monetaria in
economia aperta
Una stretta monetaria fa aumentare il tasso di interesse,
rendendo i titoli nazionali relativamente più convenienti e
provocando un apprezzamento del cambio.
Domanda e produzione si riducono sia per effetto
dell’apprezzamento sia a causa del maggior tasso di
interesse.
Il consumo e l’investimento diminuiscono a causa della
riduzione del reddito e dell’aumento del tasso di interesse.
Gli effetti sulle esportazioni nette sono ambigui: la
diminuzione del reddito migliora il saldo della bilancia
commerciale, mentre l’apprezzamento del tasso di cambio
lo peggiora
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M↑  i↑, Y
Y↑,
↑, T=, II?,
M↓
↓,E↑
E↑
CC↓,
↓, NX↓,
NX?,M=
G=
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Un caso: mix di politica monetaria e politica
fiscale – gli USA nei primi anni Ottanta
• Alla fine degli anni Settanta l’inflazione statunitense era
troppo elevata e doveva essere ridotta.
• Il presidente della Fed Paul Volcker adottò una politica
monetaria restrittiva che durò quasi tre anni, a cui
seguirono un aumento dei tassi di interesse, un
apprezzamento del dollaro e un calo della produzione
(1980-1982)
• L’Economic Recovery Act (1981) contrastò l’effetto
recessivo prodotto dalla stretta monetaria: esso
prevedeva una serie di tagli fiscali per il periodo 19811983.
• I tagli delle tasse non furono accompagnati da un
proporzionale taglio della spesa pubblica. Ciò causò un
aumento del disavanzo di bilancio.
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Un caso: mix di politica monetaria e politica
fiscale – gli USA nei primi anni Ottanta
• Dal 1980 al 1982 l’andamento economico fu dominato dagli effetti
della stretta monetaria: i tassi di interesse (nominali e reali)
aumentarono molto causando:
– Un apprezzamento reale del dollaro
– Una recessione
– Questi due effetti hanno effetti contrastanti su NX, il quale non è
cambiato in maniera rilevante
• L’inflazione diminuì ma non in modo immediato
• Dal 1982 iniziò a prevalere l’effetto dell’espansione fiscale con una
forte crescita del reddito, dei tassi di interesse e un ulteriore
apprezzamento del dollaro. Questi ultimi effetti generarono un
ulteriore disavanzo commerciale.
• A metà anni Ottanta, il maggior problema economico in USA era
relativo ai cosiddetti disavanzi gemelli (disavanzo di bilancio e
disavanzo commerciale).
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Un caso: mix di politica monetaria e politica
fiscale – gli USA nei primi anni Ottanta
Approfondimento del Blanchard . Cap. 18 “Contrazione monetaria ed
espansione fiscale: gli Stati Uniti nei primi anni Ottanta”
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Le parità, le parità mobili,
le bande di oscillazione e lo Sme
• Alcuni Paesi (es. Giappone, Stati Uniti, ecc.) operano in
un regime di tassi di cambio flessibili: non si pongono
obiettivi specifici in termini di tasso di cambio, sebbene
prestino molta attenzione all’andamento di E.
• All’estremo opposto, alcuni Paesi operano in regime di
tassi di cambio fissi. Questi Paesi mantengono un
tasso di cambio fisso in termini di qualche valuta estera
o ancorano la loro moneta al dollaro o a un insieme di
valute estere.
• In regime di cambi fissi, le oscillazioni del cambio sono
rare e si definiscono svalutazioni e rivalutazioni.
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.
Le parità, le parità mobili,
le bande di oscillazione e lo Sme
• Tra i due estremi, ci sono paesi che operano con accordi di
cambio di grado intermedio: per esempio, molti paesi operano
in parità mobile del tasso di cambio, cioè il tasso di
deprezzamento viene predeterminato nei confronti di una
valuta estera.
• Un altro tipo di accordo si ha quando i paesi mantengono i
loro tassi di cambio bilaterali all’interno di bande di
oscillazione, come è stato il Sistema monetario europeo
(Sme).
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Tassi di cambio fissi
e politica monetaria
La parità dei tassi di interesse è data da:
(1  it )  (1  it* )
Et
Ete1
Supponiamo di ancorare il tasso di cambio a qualche livello,
otterremo:
(1  i )  (1  i )  i  i
*
t
t
t
*
t
In ipotesi di tasso di cambio fisso e di perfetta mobilità dei
capitali, il tasso di interesse interno deve quindi essere
uguale al tasso di interesse estero.
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Tassi di cambio fissi
e politica monetaria
Ora che i=i*, avremo:
M
 YL(i )
P
*
In un sistema di cambi fissi, la banca centrale rinuncia alla
politica monetaria come strumento di politica economica.
Con un tasso di cambio fisso, il tasso di interesse interno
deve essere uguale al tasso di interesse estero e l’offerta di
moneta deve essere aggiustata allo scopo di mantenere il
tasso di interesse a quel livello.
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Tassi di cambio fissi
e politica monetaria
= LM’’
A’’
L’inefficacia di una stretta monetaria
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La politica fiscale
con tassi di cambio fissi
Se in un sistema di cambi fissi la politica monetaria
non può più essere usata come uno strumento di
politica economica, che cosa ne è della politica
fiscale?
Con tassi di cambio fissi, la politica fiscale è più
efficace di quanto non lo sia con tassi di cambio
flessibili, in quanto essa richiede una politica
monetaria accomodante.
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La politica fiscale
con tassi di cambio fissi
Gli effetti di una espansione fiscale
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La politica fiscale
con tassi di cambio fissi
• Fissando il tasso di cambio, si rinuncia a uno strumento
efficace nella correzione degli squilibri commerciali e nel
controllo del livello di produzione aggregata.
• Ancorandosi a un dato tasso di cambio fisso, si rinuncia
anche al controllo del tasso di interesse interno. Inoltre, il
Paese deve seguire l’andamento del tasso di interesse
estero, correndo il rischio di effetti indesiderati sulla
propria attività economica.
• Nonostante il paese mantenga una piena disponibilità
della politica fiscale, un solo strumento di politica
economica non sempre è sufficiente.
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Approfondimento: tassi di cambio fissi, tassi
di interesse e mobilità dei capitali
• In paesi con mercati finanziari poco sviluppati
e/o con controlli ai capitali, l’ipotesi di perfetta
mobilità di capitali è discutibile. In tali casi, per
motivi legali o per mancanza di informazione, gli
investitori possono non essere in grado di
acquistare titoli esteri, nonostante questi
garantiscano un tasso di interesse maggiore.
• In tali circostanze, la banca centrale potrebbe
riuscire a mantenere il tasso di cambio pur
diminuendo i tassi di interesse.
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Approfondimento: tassi di cambio fissi, tassi
di interesse e mobilità dei capitali
• In economia aperta, nel bilancio di una banca centrale, le attività
sono sotto forma di titoli di stato nazionali e di riserve di valuta
estera sotto forma di contante o di attività estere
• Per modificare la base monetaria, la banca centrale può
comprare/vendere i titoli o acquistare/vendere valuta estera
• Con tassi di cambi fissi e perfetta mobilità di capitali:
– PM espansiva attraverso acquisto di titoli (ΔB) e creando moneta. Ciò
porta a una diminuzione di i.
– Dato i<i*, gli investitori preferiscono detenere titoli esteri. Ciò comporta
l’acquisto di valuta estera contro valuta nazionale.
– A meno di un intervento della banca centrale, la moneta nazionale si
deprezzerebbe. Per contrastare questo effetto, la banca centrale cede
parte della valuta estera contro valuta nazionale, riducendo la base
monetaria
– La banca centrale venderà valuta estera fino a che i=i*
– In perfetta mobilità di capitali tali tipi di operazioni sono quasi immediate
– L’unico effetto di un’operazione di mercato aperto è la variazione della
composizione del bilancio della banca centrale, ma non la base
monetaria, né il tasso di interesse.
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Approfondimento: tassi di cambio fissi, tassi
di interesse e mobilità dei capitali
• Con imperfetta mobilità dei capitali e tassi di cambi fissi,
– Occorre tempo per passare da titoli domestici a esteri.
– Rispetto a una situazione di perfetta mobilità di capitali, accettando una
perdita di riserve di cambi, la banca centrale può fare diminuire il tasso di
interesse per un certo periodo di tempo. In alcune circostanze, la banca
centrale vuole influenzare il tasso di interesse per alcune settimane.
– Se poi i controlli legali/amministrativi sono ancora più restrittivi (es.
America Latina, Asia, ecc.), dopo un’operazione espansiva di mercato
aperto, il tasso di interesse nazionale diminuisce, rendendo i titoli nazionali
meno convenienti. L’intervento sul mercato dei cambi è minore.
• L’effetto netto di un’operazione di mercato aperto e l’intervento sul
mercato dei cambi potrebbero essere un ↑H (base monetaria), ↓i,
↑titoli detenuti dalla BC e perdita limitata di riserve in valuta estera.
• La libertà di muovere il tasso di interesse dipende da:
– grado di sviluppo dei mercati finanziari
– ammontare di riserve in valuta estera
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Approfondimento: unificazione tedesca,
tassi di interesse e lo SME
• In un sistema di cambi fissi (es. SME) nessun paese può cambiare il
tasso di interesse se anche gli altri paesi non lo fanno.
• Due tipi di accordi tra paesi su i:
– I paesi coordinano le variazioni di i
– Un paese prende l’iniziativa e gli altri seguono
• Nel caso dello SME, la Germania agì per primo.
• Nel 1990, l’unificazione tedesca ha implicato necessità di ingenti
trasferimenti alla Germania dell’Est, generando un aumento della
domanda.
• La Bundesbank ha adottato una PM restrittiva per compensare
l’aumento eccessivo dell’attività economica. Ciò ha comportato un
brusco aumento dei tassi di interesse.
• Gli altri paesi hanno dovuto adeguare i tassi di interesse a quelli
tedeschi per rimanere nello SME.
• Per alcuni paesi (Francia e Belgio) con inflazione minore, ciò ha
comportato maggiori tassi di interesse reali.
• Periodo successivo caratterizzato da scarsa crescita e
disoccupazione crescente.
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Approfondimento: unificazione tedesca,
tassi di interesse e lo SME
Macroeconomia
Approfondimento del Blanchard – cap. 18
“Unificazione tedesca, tassi di interesse e lo SME”
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Crescita: i fatti principali
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Introduzione – la crescita e il lungo periodo
• Ci spostiamo dallo studio delle determinanti della produzione
nel breve e nel medio periodo – quando dominano le
fluttuazioni – alla determinazione della produzione nel lungo
periodo – quando domina la crescita.
• La crescita è importante perché determina il tenore di vita.
• Ci concentriamo dunque sul prodotto pro capite, invece della
produzione aggregata.
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Come si misura il tenore di vita
Come confrontare il prodotto pro capite tra diversi paesi?
Non basta convertire il valore del prodotto pro capite
utilizzando il tasso di cambio, per diverse ragioni:
• i tassi di cambio possono variare molto (indipendentemente
dal tenore di vita);
• inoltre, quanto minore è il livello di prodotto pro capite in un
paese, tanto minori saranno i prezzi dei beni alimentari e dei
servizi essenziali in quel paese.
Il confronto tra tenori di vita in paesi diversi è più significativo
correggendo per gli effetti sia delle variazioni di cambio, sia
delle differenze sistematiche dei prezzi tra paesi.
I dati aggiustati prendono il nome di dati in parità dei poteri di
acquisto (PPP – Purchasing Power Parity).
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http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Mac_Index
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Come si misura il tenore di vita
• Ciò che conta per il benessere delle persone è il loro livello
di consumo e non tanto il loro reddito.
• Dal lato della produzione, la misura appropriata è il prodotto
per addetto, o ancora meglio, il prodotto per ora lavorata.
• Inoltre, il livello di tenore di vita è associato alla felicità degli
individui.
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La crescita nei paesi ricchi dal 1950
• C’è stato un forte aumento del reddito pro capite
• C’è stata convergenza tra i livelli di reddito pro capite di
diversi paesi.
• Dal 1950 il PIL pro capite è aumentato di 3.2 volte negli Stati
Uniti, di 4.4 volte in Francia e di ben 11.2 volte in Giappone
• Questi dati mostrano la cosiddetta force of compounding
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La convergenza del prodotto pro capite
• I paesi che nel 1950
avevano un minor livello
di produzione sono
cresciuti più rapidamente.
• La convergenza dei
livelli di produzione pro
capite tra paesi si
estende agli altri paesi
Ocse.
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Tasso di crescita del PIL pro capite
dal 1950 rispetto al PIL pro capite
nel 1950, paesi Ocse.
Uno sguardo su due millenni
• Dalla fine dell’impero romano a circa il 1500, in Europa non
ci fu quasi per nulla crescita del prodotto pro capite.
• Questo periodo di stagnazione del prodotto pro capite è
spesso chiamato era malthusiana. L’Europa si trovava in una
trappola malthusiana, incapace di aumentare il suo prodotto
pro capite.
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Uno sguardo ai paesi
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Tasso di crescita del PIL pro
capite, 1960-2004 e PIL pro
capite nel 1960 (Ocse, Africa
e Asia).
• La situazione dei paesi Ocse è
molto simile a quella dei paesi
precedentemente presentati.
• La convergenza è evidente
anche per molti paesi asiatici. A
partire dal 1960, quattro paesi Singapore, Taiwan, Hong Kong
e Corea del Sud, chiamati le
quattro tigri, hanno iniziato a
crescere velocemente.
Recentemente, la Cina è
cresciuta in modo sostenuto.
• Per i paesi africani è molto
diverso: in Africa, la
convergenza non è una regola.
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