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accaDmenti
Sport
Rinnovamento:
una Chiesa
in libera uscita
Molte conferme
e due innesti:
il Sassuolo va
Possibile che valori
come dignità e onestà
siano crollati?
Facciamo il punto
sul precampionato
dei neroverdi
pagina 7
pagina 9
145
by Ceramicanda
Il giornale di tendenza che non grava sulle casse dello stato
DSTRISCIO
Commercialisti
borderline , un
po’ con noi un
po’ con lo Stato
anno 6 numero 145 • 26 Luglio 2014 • euro 1,00
Presente e futuro
degli ex Sindaci
DISTRETTO CERAMICO
Mercato
Gambarelli:
Buonconvento
rischia la
chiusura
pagina 4
Logistica
Allarme treni,
argille
a rischio
pagina 5
Di Roberto Caroli
Dstensioni
Q
Le rubriche:
arte e cucina
in primo piano
segue a pagina 2
LA PRIMA WEB TV
IN
ITALIANO E INGLESE
INTERAMENTE
DEDICATA ALLA
CERAMICA DI TUTTO
IL MONDO
www.ceramicandainternational.com
uesto è l’ultimo numero
de “il Dstretto” prima
della pausa estiva, lo ritroverete sulle Vostre scrivanie e nelle
edicole del territorio il primo
fine settimana di settembre.
Anche noi come buona parte
degli italiani ci concederemo
qualche settimana di ferie per
“ricaricare le pile” e sedare
la rabbia dovuta, tra l’altro, al
pagamento di tasse e imposte,
onorate proprio in questi giorni che anticipano la partenza
per il mare o verso i monti.
Come dire: prima il bastone e
poi la carota; prima ti spremo
e poi ti mando a riposare. Già,
perché è questo l’argomento
che ho scelto per augurarvi
una serena vacanza! Ormai lo
leggiamo ovunque, anche sui
muri, che noi italiani siamo
i più tassati al mondo: ogni
mese i dipendenti lasciano allo
Stato il 30% del loro reddito
alla voce “trattenute” in busta
paga, mentre i loro datori di
lavoro sborsano contributi fino
ad arrivare al 70% di quanto il
lavoratore percepisce; gli imprenditori e le partite Iva lavorano tre quarti dell’anno per il
Paese, per capirci lavorano per
se stessi solo nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Ne
convengo: in Italia c’è ancora
troppa evasione, bene non fa
all’interesse comune!
La migliore
comunicazione
ceramica
si arricchisce
di un nuovo
strumento web:
CERAMICANDA
INTERNATIONAL
ossia una
all news 24 ore
su 24
sul mondo
ceramico.
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E
INNOVAZIONE
TECNOLOGICA
DI
PROCESSO
ALLA
BASE DEL FORMAT
Consueto appuntamento
con Babette e
Alberto Agazzani
pagina 8
Formigine
A Corlo un
nuovo centro
per la terza età
2
5 maggio 2014 - 25 luglio 2014. Sono passati due
mesi da quando la tornata elettorale ha cambiato (le
elezioni qualcosa cambiano comunque sempre, anche
se molto, spesso, confermano) la guida amministrativa
dei comuni del distretto ceramico, e ci è piaciuto, 60
giorni dopo, andare a vedere come è cambiata la vita di
chi, fino a due mesi fa, aveva ufficio in municipio, onori (e oneri) da primo cittadino, potere e visibilità. Non
senza buttare un occhio anche su quanti con la politica
di primo piano continuano il loro impegno.
a pagina 2 e 3
BAR DELLE VERGINI
La fantasia al potere
A
l Bar delle Vergini si parla di mare e vacanze… Se la Sardegna batte la Romagna 10 a 0 per il fascino delle sue acque cristalline e delle sue spiagge
maldiviane, i romagnoli battono i sardi di molte più lunghezze in fatto di intraprendenza! Impossibilitati a convocare Giove pluvio che sta regalando un’estate ballerina, hanno deciso di mettere un freno ai siti commerciali meteo che hanno diffuso previsioni catastrofiste rivelatesi sbagliate. Albergatori, ristoratori e
bagnini hanno calcolato che un weekend perso costa circa 10 milioni di euro
ed hanno deciso di attivare un’azione legale contro i “meteo terroristi”. Gente
pratica e pragmatica i romagnoli, mica come i sardi: ostaggio di una compagnia
aerea monopolista cara e perennemente in ritardo, di traghetti con prezzi assurdi
che fanno scappare i turisti in Grecia! Ajò sardi…copiate i romagnoli!
La struttura sperimenta
un nuovo modello di
socialità per gli ospiti
pagina 11
Casalgrande
Verde e delazioni:
il cittadino diventa
guardia ecologica
Un nuovo regolamento
“apre” alle segnalazioni
dei privati alle istituzioni
pagina 14
Rubriche
L’oracolo
fai-da-te e le
previsioni flop
La storia recente è piena
di esempi da non imitare:
quando il silenzio è d’oro
pagina 15
Programmi
d’abbonamenti anno VI, n° 145 di Luglio 2014 del bisettimanale “Il Dstretto” - Poste Italiane Spa Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L- 27/02/2004 n.46) art.1 comma 1 - aut. N° 080032 del 28/05/2008
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2
DSTRISCIO
anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
A due mesi dalle elezioni: sindaci ed ex sindaci
Sheet1
Ecco cosa fanno, oggi,
i sindaci che fino al 25
maggio governavano
i comuni del distretto
ceramico: tutti, o quasi,
ancora in politica,
qualcuno più defilato,
quanlcun altro alle
prese con incarichi
ancora più importanti
di quelli ricoperti fino
a due mesi fa. Mentre
i nuovi arrivano dalla
“palestra” del consiglio
comunale, quando non
dalla Giunta che li ha
preceduti
CHI
Lucia Bursi
Massimiliano Morini
Luca Caselli
Claudio Pistoni
Francesco Tosi
Alessio Mammi
Franco Richeldi
Maria Costi
Andrea Rossi
Alberto Vaccari
2
5 maggio 2014 - 25 luglio
2014. Sono passati due mesi
da quando la tornata elettorale
ha cambiato (le elezioni qualcosa
cambiano comunque sempre, anche se molto, spesso, confermano)
la guida amministrativa dei comuni del distretto ceramico, e ci
è piaciuto, sessanta giorni dopo,
andare a vedere come è cambiata
la vita di chi, fino a due mesi fa,
aveva ufficio in municipio, onori (e oneri) da primo cittadino,
potere e visibilità, interrogando
coloro che dalla politica, intesa
come politica di primo piano, si
Data di nascita
05 ottobre 1964
11 febbraio 1984
19 settembre 1972
15 ottobre 1956
04 aprile 1954
03 aprile 1980
27 settembre 1944
17 agosto 1960
09 ottobre 1976
18 dicembre 1969
Fino a maggio 2014
Sindaco di Maranello
Impiegato
Sindaco di Sassuolo
Sindaco di Fiorano Modenese
Insegnate
Sindaco di Scandiano
Sindaco di Formigine
Libero professionista
Sindaco di Casalgrande
Imprenditore
sono allontanati proprio complici
le elezioni. Li trovate nella pagina a fianco, e sono, in rigoroso
ordine alfabetico, Luca Caselli,
sindaco di Sassuolo oggi consigliere comunale della Lista Civica
Sassolesi e avvocato (di nuovo,
dopo l’interregno di via Fenuzzi)
a tempo pieno, Franco Richeldi,
ex sindaco di Formigine, oggi
“solo” consigliere comunale del
partito democratico dopo dieci
anni da sindaco e Andrea Rossi,
già primo cittadino di Casalgrande per due mandati e oggi pronto a
cominciare una nuova vita professionale, con la politica solo sullo
sfondo. La stessa politica che resta sullo sfondo di Luca Caselli e
Franco Richeldi, che come detto
passano dai banchi della Giunta a
quelli consiliari, sui quali non siederà invece l’ex sindaco di Casalgrande: Rossi, infatti, ha passato il
testimone ad Alberto Vaccari, già
consigliere comunale con “Uniti
per Casalgrande” ed eletto con
una percentuale che non ametteva repliche, mentre Richeldi ha
lasciato il timone a Maria Costi,
già membro della sua giunta con
deleghe al bilancio e alle politiche sociali, mentre Caselli, come
noto, ha perso, lo scorso 8 giugno,
il ballottaggio con Claudio Pisto-
ni, già sindaco di Fiorano, con il
quale comincia invece la disamina
dei sindaci che la politica continuano a farla in primissimo piano.
Il caso di scuola è proprio quello
di Pistoni, che da sindaco
di FioraPage
1
no (dove al governo cittadino c’è
il deb Francesco Tosi) è diventato
sindaco di Sassuolo, dove peraltro
era già stato vicesindaco, mentre
l’ex sindaco di Maranello Lucia
Dopo maggio 2014
Segretario Provinciale pd Modena
Sindaco di Maranello
Avvocato, consigliere comunale a Sassuolo
Sindaco di Sassuolo
Sindaco di Fiorano Modenese
Sindaco di Scandiano
In pensione, consigliere comunale a Formigine
Sindaco di Formigine
in cerca di occupazone
Sindaco di Casalgrande
Bursi (nella città del cavallino il
sindaco oggi è Massimiliano Max
Morini, già assessore al bilancio),
dopo i due mandati da primo cittadino, è stata eletta Segretario Provinciale del partito democratico.
Entrambi, a ben vedere, sono di
fatto rimasti in politica con incarichi di prestigio anche maggiori
di quelli pre-elezioni, mentre i due
sindaci che restano al loro posto
sono sulla sponda reggiana del
Secchia, e segnatamente a Castellarano e a Scandiano. A Castellarano Gian Luca Rivi è in sella dal
2011, e al contrario dei suoi colleghi non ha dovuto confrontarsi
con le elezioni, mentre a Scandiano Alessio Mammi, classe 1980,
è stato confermato alla guida del
Comune con una percentuale superiore al 60%.
Commercialisti borderline ,
un po’ con noi un po’ con lo Stato
segue dalla prima pagina
V
a ricordato però che
dall’altra parte c’è uno
Stato con le mani bucate, che
spende e spande male le risorse ricevute dai cittadini. In
sintesi non possiamo stupirci
se una parte degli italiani decide di non fare fino in fondo
il proprio dovere perché dalle istituzioni non arrivano
segnali incoraggianti: nonostante aumentino le tasse il
debito pubblico non accenna a
diminuire, anzi cresce vertiginosamente! Un rapporto difficile quindi, quando si parla di
tasse, quello tra Stato e cittadini, mediato dalla figura del
commercialista, il quale si tro-
va in una posizione decisamente
scomoda, è di fatto tra l’incudine
e il martello. “L’etica del commercialista”, scriveva qualche
settimana fa Bruno Forte dalle
colonne del Sole 24 ore, “non
può non tener conto di tre criteri
fondamentali: il dovere morale
di ogni cittadino di contribuire al
bene comune; l’esigenza eticosociale che questa contribuzione
sia equamente distribuita; l’affidabilità delle garanzie offerte da
chi governa e dal quadro economico-politico generale circa il
buon uso del danaro pubblico”.
Il primo punto si commenta da
solo, il secondo e il terzo fanno
pendere l’ago della bilancia dal-
la parte del contribuente: ovvero come si può parlare di equa
distribuzione della contribuzione quando la maggior parte dei
sindaci del nostro Paese lamenta
la disparità di trattamento tra
quanto elargito a Roma e Napoli e quello che realmente arriva
nei loro (nostri) comuni?! E’
possibile parlare forse di buon
uso del denaro pubblico alla
luce di ospedali fantasma, dighe
mai entrate in funzione, strade
inutili? E ancora: aeroporti che
non hanno mai visto l’arrivo di
un passeggero, progetti firmati
da grandi archistar lautamente retribuite e poi rimasti sulla
carta? Per non parlare della
pletora di forestali siciliani e dei
costi degli F35! Le tasse vanno
pagate, questo è indubitabile, il
problema dell’evasione fiscale
va debellato, ma perché nessuno
cerchi scorciatoie serve un nuovo atteggiamento da parte delle
istituzioni, una maggiore responsabilità ed un ritrovato senso
etico e morale. Alla luce di tutto
ciò da cittadino mi chiedo, ogni
qualvolta sono chiamato ad onorare il pagamento delle tasse, se
il commercialista sia stato più un
mio alleato o più un emissario
dello Stato, e se la fattura che lui
mi inoltra non sia da condividere
con il fisco.
(Roberto Caroli)
Via Pietro Nenni, 8 - 42048 Rubiera (RE) - Tel. +39 0522 621162 - Fax. +39 0522 262589 - Email: [email protected]
anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
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DSTRISCIO
«Governare? Un’esperienza
Da sindaco a cittadino:
irripetibile, ma non una passeggiata...» il Signor Rossi e la politica
«
Luca Caselli
Luca Caselli, o meglio
l’Avvocato Luca
Caselli, due mesi
dopo le elezioni:
«Quello di essere
stato il primo sindaco
di centrodestra di
Sassuolo è un record
che resta, e l’altro che
resta è la stima di
tanti cittadini. Vuol
dire che qualcosa
in questi anni si è
fatto…»
Ovvio che perdere non è mai
bello, ma era nell’ordine delle
cose che succedesse e credo di non
avere nulla da rimproverarmi. C’è
stata un po’ di delusione, ovvio, ma
l’avevo messo in preventivo, nel
senso che sapevo potesse succedere. Tant’è… Tutto si supera, nella
vita». Lo studio è ad un centinaio
di metri da quello occupato per cinque anni in via Fenuzzi, non c’è la
fascia tricolore ma ci sono codici
e faldoni che sono, da poco più di
un mese, il quotidiano di Luca Caselli, o meglio dell’avvocato Luca
Caselli. «Di fare l’avvocato, in realtà, non ho mai smesso, ma –dice l’incarico di Sindaco è totalizzante,
quindi si tratta di un ricominciare»
E com’è?
«Non male, è il mio mestiere, ed è
quello che mi piace fare. Col senno
di poi dico che ci ho guadagnato
in salute e dal punto di vista personale. Quando sono tornato in
tribunale, dopo aver perso il ballottaggio, alcuni colleghi mi hanno
raccontato come per gli avvocati
siano “tempi difficili”. Ripensando
ai miei cinque anni in via Fenuzzi
ho risposto loro che, dopo i cinque
anni che ho passato, mi sembrava
di essere a Forte dei Marmi»
Così pesanti, cinque anni da primo cittadino?
«Governare la città nella quale sei
nato è un’esperienza irripetibile,
ma non è stata una passeggiata.
Anche perché la linea che abbiamo
scelto, in un certo senso, rompeva
uno schema e metteva l’amministrazione di fronte ai cittadini come
non lo era mai stata. La mia giornata tipo di allora prevedeva ingresso
in municipio prima delle otto e poi
non meno di dodici ore di lavoro
ininterrotto. Un’esperienza super,
come ho detto, ma totalizzante al
massimo. Con una metafora mi
viene in mente un po’ la ruota dentro la quale i criceti girano al’in-
finito…. Il tuo tempo, quando sei
sindaco, non esste, esiste il tempo
della città, e niente altro»
La giornata tipo dell’avvocato
Caselli, invece ?
«Quella di ogni professionista, con
un po’ di sano stress e più tempo
per i propri affetti, i propri hobby
oltre che, naturalmente, per una
politica che comunque non ho lasciato»
Consigliere comunale con i Sassolesi: un passo indietro…
«In un certo senso sono tornato a
casa, anche fuori di metafora. Sono
a sedere sullo stesso posto in cui
sono stato, ai tempi di Alleanza
Nazionale, per 10 anni, e il progetto della lista civica Sassolesi può
comunque dare molto alla città»
In vista di una possibile riconquista del Comune?
«Presto per pensarci adesso, ma il
progetto politico di una lista civica
del genere mi stuzzica»
Si diceva Caselli avrebbe fatto
carriera, una volta smessa la fascia tricolore…
«Resto in politica, e mi considero a disposizione, ma oggi mi va
bene essere l’avvocato Caselli, il
consigliere comunale Caselli e l’ex
sindaco»
Non pesa aver perso la poltrona?
«Sinceramente no, mi spiace aver
perso, ma la vita mi ha insegnato
che vanno accettate anche le sconfitte, e che si riparte, sempre, anche
da quelle»
Il potere e la visibilità del sindaco, tuttavia….
«Da sindaco potere ne hai poco, visibilità fin troppa. Oggi preferisco
essere l’avvocato Caselli. Quello
di essere stato il primo sindaco di
centrodestra di Sassuolo è un record che resta, e l’altro che resta
è la stima di tanti cittadini. Vuol
dire che qualcosa in questi anni si
è fatto…».
(Stefano Fogliani)
P
Andrea Rossi
Oggi si dice “in cerca
di occupazione”,
l’ex sindaco di
Casalgrande.
Andrea Rossi
è appena rientrato
da un viaggio in
Indonesia con cui ha
“staccato la spina”
ed è pronto a fare il
lavapiatti alla Festa di
Villalunga.
Nel frattempo valuta
cosa fare in futuro
Richeldi: «Dopo due mandati, giusto farsi da parte»
L’impegno in
consiglio comunale,
la famiglia, lo studio:
dopo due legislature
da sindaco, Franco
Richeldi torna alla
sua vita di tutti i
giorni, «ma – dice –
continuerò a dare il
mio contributo alla
città dai banchi del
consiglio comunale»
Franco Richeldi
F
ranco Richeldi, dopo aver
governato Formigine per due
legislature, ovvero un decennio,
dallo scorso 25 maggio ha ceduto
il suo posto a Maria Costi, che ha
stravinto le elezioni, con oltre il
60% dei voti. Abbiamo incontrato
Richeldi per capire come sta vivendo ora l’ex Sindaco di Formigine dopo la fine del suo mandato.
Compie settant’anni il prossimo
27 settembre, Franco Richeldi, «e
– dice – dopo dieci anni era giusto
che lasciassi il mio incarico».
Com’è cambiata la sua vita dopo
il 25 maggio scorso?
«Ho, naturalmente, molto più tempo da dedicare a me stesso e alla
mia famiglia: ho già un nipotino e
un altro è in arrivo, per cui una parte importante del mio tempo sarà
soprattutto per loro. Fare il sindaco
è molto impegnativo, e adesso la
mia vita è molto più slegata dagli
impegni: ho ripreso a studiare la
teologia attuale e mi impegnerò
anche con l’Università Popolare di
Formigine, per istituire una scuola
di politica e mi dedicherò anche al
volontariato»
Vedo che le idee non le mancano e che non avrà poi così tanto
tempo libero.... La politica è ormai cosa dimenticata?
«Assolutamente no: sono ancora
in Consiglio Comunale e darò il
mio contributo, specialmente per
quanto riguarda il Bilancio Istituzionale»
Quali sono le cose più importanti che ha fatto in questi dieci anni
da Sindaco?
«Vi sono stati alcuni interventi,
molto impegnativi, di cui vado
particolarmente orgoglioso, sicuramente quelli che riguardano la
scuola e il sociale hanno la priorità. L’intervento più significativo
è stato sicuramente la realizzazione della nuova scuola elementare
Carducci di Formigine, la nuova
er dieci anni Sindaco di Casalgrande, ora è “ufficialmente
disoccupato” e sta valutando che
scelta professionale o che strada
intraprendere. Andrea Rossi è uno
dei tre sindaci del distretto ceramico che dopo il 25 maggio ha hanno
cambiato vita: dopo essersi dedicato, per un decennio, alla politica
attiva e di primo piano, racconta al
Dstretto il suo momento. «E non
nascondo – dice l’ex primo cittadino di Casalgrande - che nei primi
giorni e per settimane ti senti un
po’ spaesato».
Perche?
«E’ stata un’esperienza intensiva
che ha occupato la mia vita per dieci anni, ventiquattro ore al giorno,
in una fase di crescita importante
per Casalgrande. Da una parte la
passione messa in ogni cosa fatta
e l’onore di rappresentare una comunità, dall’altra una stanchezza
nervosa e anche fisica»
Rossi è nato nel 1976 ed è ancora
molto giovane per la politica: si
occuperà ancora della vita amministrativa di Casalgrande?
«Certo: credo profondamente in
un modello sociale di cittadinanza
attiva e partecipata. Il bene di una
comunità dipende anche dall’interesse che mostra verso di essa ogni
singolo cittadino. Quando sarà richiesto sarò sempre pronto a dare
consigli e opinioni per l’amore che
provo verso Casalgrande, e anche
perché a Casalgrande, intesa come
comunità, devo molto»
Dal punto di vista locale Rossi
resta un cittadino attivo: tornerà
anche ad occuparsi di politica a
livello istituzionale?
«Sicuramente. La politica ha totalizzato la mia vita per diversi
anni prima come volontario e poi
come professione. Fare politica è
nei comportamenti e nelle scelte
di tutti i giorni per qualsiasi individuo. Per me rappresenta una pas-
sione maturata fin da ragazzo. Tra
qualche giorno, ad esempio, torna
la Festa di Villalunga e come da
vent’anni a questa parte sono pronto per una full immersion tra i fornelli. Impegno e passione restano
e, almeno per me, non è la “carica
istituzionale” che cambia il modo
d’essere»
Non si è voluto sbilanciare sulle
sue aspirazioni politiche, anche se
c’è chi la immagina come candidato alla prossime elezioni regionali… Nel frattempo, cosa farà?
«Sto valutando, come del resto mi
ero ripromesso in un primo momento… Avevo bisogno di “staccare la spina” completamente per
qualche settimana, e così ho fatto.
Sono appena rientrato da una vacanza con mia moglie in Indonesia.
Un viaggio che avevamo già messo
in cantiere per suggellare la chiusura dell’esperienza amministrativa di Sindaco. Ma non so, ad oggi,
cosa farò….»
Dopo due lustri di esperienza
di Primo Cittadino, cosa pensa
manchi, oggi, ai Comuni?
«Il provvedimento più importante
dovrebbe essere l’istituzione di una
unica imposta comunale articolata
sul reddito e sulle proprietà, che
nasca sui principi costituzionali di
equità e progressività. Chi più ha
più paga. Un patto tra il Comune
e i suoi cittadini per far funzionare
tutti i servizi erogati: oggi il cittadino non solo sente il peso dell’imposizione fiscale ma anche il peso
burocratico della stessa. Servono
semplificazione e certezze»
L’ostacolo è la burocrazia, quindi?
«I sindaci rispondono direttamente
alla comunità che rappresentano e
ne comprendono i bisogni: ma esiste un mondo della burocrazia fatta
di nominati che, non ponendosi
questo problema, non si assume la
responsabilità della decisione».
(Paolo Ruini)
RSA, ma anche l’avere valorizzato
le attività di associazionismo e volontariato. Ricordo anche eventi di
grande importanza: aver festeggiato le vittorie di Cecilia Camellini;
essere riusciti ad aiutare la ragazza
investita in via Pascoli, che ora sta
recuperando»
Un sindaco partecipe, vicino ai
cittadini e primo membro della
sua comunità, si è sempre detto
di Richeldi…
«Non so, ma un altro aspetto di
grande soddisfazione riguarda i
tanti ragazzi che ho sposato in questi anni e che ora incontro, magari
mentre stanno spingendo un passeggino. Anche queste sono cose che
danno una grandissima soddisfazione di carattere personale. Anche
continuare ad incontrare le persone,
parlare con loro, significa che non si
sono vissuti questi dieci anni solo
dentro all’Amministrazione, ma
anche tra la gente, ascoltandola e intervenendo, nei limiti del possibile,
nelle questioni che la riguardano»
C’è qualcosa che cambierebbe
dei suoi 10 anni da Sindaco?
«Sì. Quello che avrei voluto e veramente desiderato sarebbe stata
una coesione maggiore, dal punto
di vista politico. La cosa, purtroppo, non si è verificata nè nel corso
del primo e neppure nel secondo
mandato. Una maggiore coesione della maggioranza ci avrebbe
sicuramente permesso di lavorare
meglio e di potere ottenere risultati
anche più immediati. Purtroppo, la
politica è anche questo...»
Ovvero?
«Individualismo. Ritengo che
andrebbero stigmatizzati ed evitati gli individualismi in politica,
perché più se ne creano, meno si
guarda all’interesse dei cittadini,
interesse, che dal mio punto di vista dovrebbe sempre essere al primo posto. Questo è il rammarico
che mi resta».
(Edda Ansaloni)
4
DISTRETTO CERAMICO
anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
Gruppo Gambarelli: lo stabilimento
di Buonconvento rischia la chiusura
Il concordato
perfezionato nel
2010 prevedeva la
riassunzione di tutti
i 165 dipendenti,
a quattro anni di
distanza ne restano
al lavoro meno di un
terzo ed ora si va verso
il licenziamento
C
orreva l’anno 2010 e durante il Cersaie l’ingegnere
Giuseppe Pozzi ci aveva spiegato la bontà del concordato
che avevano da poco omologato: «Si tratta di uno strumento
di legge e come tale può essere
usato bene o male, ritengo che
ci possano essere concordati
virtuosi e non, concordati che
utilizzano questa legge con
l’unico obiettivo di salvare posti di lavoro. La mia azienda si
è trovata di fronte ad una tempesta perfetta e quando ho presentato i numeri del bilancio al
Monte dei Paschi il numero uno
mi ha suggerito di accedere al
concordato e di ripartire con ciò
che di buono c’era». L’ingegner
Pozzi proseguiva spiegando cosa
sarebbe avvenuto delle maestranze: «Abbiamo assunto 100 persone delle 165 che erano al lavoro al
momento della chiusura. Abbiamo
siglato un impegno in provincia
per la riassunzione totale entro
giugno 2011, nel frattempo sono
in cassa integrazione». Un esercizio di memoria al quale vi abbiamo sottoposto prima di raccontarvi cosa sta avvenendo in quel di
Buonconvento, nello stabilimento
del Gruppo Ceramiche Gambarelli Spa (affitto di ramo d’azienda
della concordataria Ceramiche di
Siena spa): a fine luglio 50 dipendenti potrebbero perdere il lavoro
e l’azienda essere chiusa, un cambio di rotta radicale rispetto agli
impegni presi in fase di concordato, quando Finanziaria Senese di
Sviluppo e Fidi Toscana entrarono
nel capitale societario con il 34%
e permisero di far ripartire l’attività riassumendo 90 dipendenti. Allora si parlò di un intervento nato
come supporto al rilancio dei marchi storici Ceramiche di Siena e
Ceramiche Gambarelli, la cui produzione era stata concentrata nel
moderno stabilimento di Buonconvento, mentre la sede storica di
Solignano era rimasta come sede
commerciale, logistica ed amministrativa. Per dovere di cronaca
è giusto sottolineare che i soldi di
Fises e Fidi, 1,25 milioni di euro
finiti nel capitale aziendale, sono
soldi pubblici, visto che sono par-
tecipate da Regione, Comune, Provincia e Camera di Commercio.
“La mission della nuova società”,
dissero allora, “ha quali obbiettivi prioritari il graduale recupero
dei volumi di fatturato conseguiti in anni recenti dalle precedenti
imprese con un target obiettivo a
medio termine di oltre 35 milioni
di euro ed il correlato completamento del piano di assunzioni del
personale ancora in cassa integrazione”. Il bilancio 2013 è stato
chiuso con una produzione pari
a 14.740.784 euro e con una perdita di 250.309 euro, ben lontano
quindi dalle premesse le quali era
statoconcesso il concordato di Ceramiche di Siena, peraltro ancora
non omologato per l’opposizione
di un’azienda creditrice, mentre
risulta omologato in cassazione
quello di Ceramiche Gambarelli
Spa. Scorrendo i dati del bilancio
2013, documento pubblico siglato
il 10 aprile scorso, si legge a pagina 58: “in considerazione del
fatto che il cambio dell’euro non
accenna a ridimensionarsi, che i
margini per ulteriori riduzioni dei
costi operativi sono ridotti, (vista la stagnazione del mercato) e
che l’ubicazione geografica dello
stabilimento di Buonconvento
comporta maggiori costi rispetto
a quelli sostenuti dai concorrenti,
in particolare per i trasporti e per
le manutenzioni degli impianti, si
è ritenuto opportuno cercare soluzioni alternative per riportare la
Società su un buon livello di redditività. Una soluzione riteniamo
possa essere ottenuta attraverso
una alleanza con una Società del
comprensorio ceramico, caratterizzata da impiantistica avanzata,
con insufficiente utilizzo degli
impianti e di dimensioni analoghe
alla nostra. A tale Società, già individuata, sono già state affidate, a
partire dal corrente mese di marzo
2014, le produzioni delle serie di
prodotti più semplici da realizzare e con minor valore aggiunto
al fine di recuperare un margine
di oltre 70 centesimi di euro per
ogni mq. venduto, rispetto ai costi
sostenuti a Buonconvento, dove
verranno concentrate le serie a
maggior valore aggiunto”. Insom-
ma le piastrelle vengono già prodotte da mesi nel distretto, pare
alla Ceramica Elle, società con
la quale è stata decisa anche una
“collaborazione riguardante l’abbattimento dei costi commerciali
delle fiere, realizzando in sinergia la fiera USA del Coverings,
con un notevole abbattimento dei
costi di trasporto e montaggio;
l’intenzione è quella di estendere il più possibile la riduzione di
costi attraverso sinergie comuni”.
Una strategia che, al 10 aprile, si
traduceva in “una riduzione della
produzione a Buonconvento di
circa il 30% rispetto al precedente
esercizio, mantenendo nel sito i
prodotti a maggior valore aggiunto ed impiegando circa 15-18 di
unità lavorative in meno rispetto
alla struttura produttiva esistente
nel 2013”. Una prospettiva poco
rosea certamente, peggiorata negli
ultimi tre mesi al punto che siamo
ad un passo dalla chiusura visto
che in un incontro che si è tenuto
questa settimana a Buonconvento
con istituzioni e sindacati presenti, l’Ingegner Pozzi ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione
di chiedere la proroga di un anno
dell’affitto di ramo d’azienda, a
meno che il tribunale non conceda
altri 4 mesi di proroga dell’attuale
contratto per cercare nuovi fondi
da immettere nell’azienda, afflitta
da una forte mancanza di liquidità.
Un bell’esempio di come possano
essere sperperate risorse pubbliche!
(Daniela D’Angeli)
Cami, con “Ink jet defender”
a fianco delle tecnologie digitali
Proteggi il
tuo
investimento
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l’affidabilità
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della tua
Digitale con
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nuovo sistema
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ami ha sviluppato un sistema di protezione delle macchine digitali contro polveri e
inquinanti aggressivi, all’interno
delle cabine dove vengono alloggiate le macchine digitali per
l’ industria ceramica; sappiamo
che i costruttori delle macchine
richiedono ambienti “No Dust”,
e che le perfomance e la qualità
del prodotto ceramico finito è un
mix di altissima tecnologia, che
tuttavia spesso trova collocazione
in ambienti polverosi. La pluriennale esperienza di Cami, maturata
sia per il settore ceramico che digitale, ha permesso di sviluppare
un sistema attivo contro la formazione di polveri e inquinanti
derivati, spesso causa di danni a
tecnologie e prodotti. Il sistema e’
di tipo compatto, può essere facilmente installato all esterno della
cabina (foto1) aspira aria esterna e la processa con un filtro ad
alta efficienza, con alto potere di
accumulo. La polvere viene raccolta nella parte inferiore (foto2),
mentre l’aria pulita viene immessa
nella parte alta della cabina, pressurizzandola completamente, prevenendo così infiltrazioni di aria e
trascinamento di polvere delle varie aperture. Le macchine digitali
normalmente sono dotate di aspirazione propria che, a loro volta,
richiamano volumi d’aria esterni
con conseguente accumulo di pol-
veri. Il nostro sistema è operativo
in più di 20 industrie ceramiche
italiane ed estere e, da più di due
anni, dal lancio del sistema ink jet
defender, rappresenta la soluzione
a minor impatto economico e con
maggior beneficio rispetto
a sistemi tradizionali come
UTA, che
non nascendo per l’industria
ceramica, richiedono costi
di investimento e mantenimento
superiori
rispetto al sistema ink
jet defender
combinato con il climatizzatore.
Cami si è così adattata al boom
delle digitali offrendo una soluzione e rispondendo all’esigenza
di migliorare le performance delle
macchine digitali per l’industria
ceramica.
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5
DISTRETTO CERAMICO
Allarme treni, argille a rischio
Il problema
esiste, è serio,
drammaticamente
vero ma al
tempo stesso
sottovalutato
L
a crisi ucraina non passa
inosservata, anzi richiama
l’attenzione di tutto il mondo,
in particolare dell’Europa unita e dell’America le quali si
incontrano, e continueranno
ad incontrarsi, per meditare
eventuali contromisure di tipo
politico ed economico volte a
frenare l’irruenza del premier
russo Putin. La disponibilità
offerta in questi giorni dal neo
premier ucraino a mettere in
campo ogni sforzo diplomatico possibile per arrivare ad
una soluzione del problema
non scema l’odio tra le diverse etnie, soprattutto nel sud
del paese la dove si manifesta
in tutta la sua drammaticità.
Al punto che sono diversi gli
interrogativi rimasti ancora
senza risposta: c’è il rischio
che possa riprendere la guerra
fredda tra Russia e America ? È
reale la possibilità che l’Europa possa rimanere senza gas ?
E se abbandoniamo la politica, i grandi sistemi, per tuffarci nell’economia reale sono
altri i dubbi e le paure che ci
assalgono. Quello che ci riguarda più da vicino è legato
agli approvvigionamenti di ar-
gilla ucraina sui quali la Sassuolo ceramica fa affidamento per
alimentare le unità produttive. A
preoccupare maggiormente sono
il binario che trasporta i vagoni ferroviari dalle cave al Mar
Nero e il porto di Mariupol sulle cui banchine ancora si spara
e si uccide. Una situazione che
ha riacceso l’attività di ricerca
nei laboratori ceramici, la dove
si cercano concrete alternative
pronte ad essere cavalcate nel
momento in cui dovesse verificarsi ciò che tutti scongiuriamo.
In gioco ci sono 1,7 milioni di
tonnellate di argilla che nel giro
di 3/4 mesi, a tanto ammontano
le scorte nel porto di Ravenna,
dovrebbero essere recuperate
altrove. Dove? Le possibili altre fonti di approvvigionamento
sono la Germania, est ma soprattutto ovest, la Francia, il Portogallo, la Sardegna anche se,
ragionando in termini di volumi
soltanto la Germania potrebbe
spendere una parola reale e concreta, ed è sul paese della Merkel
che geologi e chimici stanno lavorando. Ma fanno i conti senza
l’oste in quanto, oltre alle probabili difficoltà manifestate dai
cavatori teutonici, i quali dovrebbero organizzare il lavoro di
cava sulla base dei nuovi volumi
il che non è possibile dall’oggi al
domani, pure i trasporti risulterebbero deficitari. Da un nostro
recente incontro con i vertici di
DB SHENKER, l’operatore preposto al traffico ferroviario sulla
tratta Germania Svizzera Italia, è
emerso infatti che gli attuali 800
carri ferroviari ,capaci di contenere 69 tonnellate cadauno, sono
appena sufficienti a garantire gli
attuali volumi pari a 900mila
tonnellate, quindi deficitari a
fronte di qualsiasi incremento
dovuto alla crisi ucraina. «Beh,
aumentiamo il numero dei vagoni e i giochi sono fatti!», la
frase più ricorrente esternata
dalle aziende ceramiche italiane,
come se fosse semplice e non lo
è per nulla. Il costo di un vagone
si aggira intorno ai 120000 euro
per un ipotetico investimento,
da parte di DB SHENKER, considerando che se ne dovrebbero
acquistare tra i 500 e gli 800, di
60/96 milioni di euro! ‘Ccà nisciuno è fesso’ direbbero a Napoli. Qua nessuno è fesso, sembra dirci la multinazionale della
logistica tedesca.
Come dargli torto! Perchè dovrebbero rischiare un simile
investimento alla luce del fatto
che l’azienda ceramica italiana
singola non riesce(non vuole)
a pianificare i ritiri oltre i tre
mesi? Perché dovrebbero, se gli
industriali della ceramica nel
loro insieme non riescono(non
vogliono) a stabilire nel mese di
dicembre il fabbisogno per l’anno a venire? Perché dovrebbero
se la Sassuolo ceramica non offre precise garanzie di approvvigionamento per i prossimi 5
anni? Per questi ragionevoli
motivi i vagoni ferroviari rimarranno 800 anche in futuro, forse 900, non di più, e nel caso in
Ucraina si faccia sul serio a Sassuolo più del 50% delle aziende
sarebbero costrette a fermare le
produzioni. Il problema esiste, è
serio, drammaticamente vero ma
al tempo stesso sottovalutato.
Leggiamo di aziende che stanno
facendo investimenti importanti,
mega presse, compattatori per
realizzare grandi lastre, forni
larghi e lunghi ad alto risparmio
energetico. Sarà tutto inutile se
nelle loro fabbriche non potrà
più arrivare l’argilla. Si è tenu-
to un incontro in Confindustria
ceramica alcune settimane fa
tra i vertici dell’associazione e
la DB SHENKER, senza sortire
però nulla di sostanzioso se non
l’idea di sperimentare il trasporto in container dell’argilla, via
già percorsa e abbandonata sul
nascere dalle ferrovie italiane lo
scorso anno, per l’inadeguatezza
degli stessi contenitori. Si cercheranno ora per la nuova operazione nuovi container in grado
di soddisfare la fase di scarico
della merce, che però potranno
espletare un traffico di argilla di 100mila tonnellate non di
più. Niente rispetto alle possibili , reali necessità. In Ucraina si
continua a sparare, a Sassuolo si
continua a produrre ma non si sa
per quanto tempo ancora!
(Roberto Caroli)
Il piano B non tiene conto della logistica
L
’argilla tedesca che arriva
in Italia viaggia su rotaia
lungo una tratta che attraversa
la Svizzera, la stazione di partenza è Limburg an der Lahn,
i convogli proseguono fino
a Chiasso dove avviene uno
sdoppiamento di destinazione:
la maggior parte dei treni prosegue per Sassuolo, mentre una
quota minoritaria viene diretta
a Lugo, per servire il distretto
romagnolo della ceramica. Al
momento, apprendiamo da Db
Schenker, ogni settimana partono dalla Germania con destinazione Sassuolo 8 treni composi
da 34 vagoni per un carico di
69 tonnellate di argilla, mentre
i convogli diretti a Lugo sono
3. La logistica è una scienza
piuttosto esatta e quindi occorre fare una precisazione: arrivati in Svizzera il convoglio da 34
vagoni viene sdoppiato in due
tre da 17 che partono a distanza di mezz’ora l’uno dall’altro, scelta obbligata questa a
causa del peso dei convogli e
della necessità di garantirne
la sicurezza nella discesa dalle Alpi. Stiamo naturalmente
parlando di vagoni speciali, dedicati si al trasporto merci ma
con prerogative ben specifiche
LIMBURG
BASILEA
DINAZZANO
che possano garantire all’argilla
di arrivare a destinazione senza
subire deterioramenti. I vagoni
in oggetto sono d’acciaio, non
devono avere dispersioni, hanno
una copertura apposita che ne garantisce il caricamento dall’alto e
ci fermiamo qui per non eccedere
in dettagli che potrebbero diventare noiosi. Uno solo di questi
RAVENNA
preziosi vagoni costa 120mila
euro e richiede un paio d’anni di
attesa dal momento dell’ordine a
quello dell’acquisto: va da se che
la possibilità di aumentare il numero dei treni acquistandone di
nuovi in breve tempo, rispondere
alle necessità della ceramica di
far arrivare maggiori quantitativi
di argilla dalla Germania, è mate-
maticamente impossibile. Il tutto
al netto dei problemi che si sono
già verificati negli ultimi anni,
con una carenza di vagoni cronica
dovuta alla necessità di sottoporre
il parco esistente a revisioni, legato in parte ad un inasprimento dei
controlli avvenuto a seguito della
tragedia di Viareggio del 2009,
quando l’esplosione di un treno
merci causò 32 morti. Ma i tedeschi sono gente pragmatica e non
sono rimasti con le mani in mano,
con un’opera di rastrellamento
hanno recuperato vagoni con i
quali potrebbero garantire altri 3
treni settimanali ed ora sono al lavoro per capire come arrivare ad
8/10. Gli specialisti della logistica
hanno lavorato anche su un fronte
parallelo ipotizzando il trasporto
dell’argilla dal Westerwald con
convogli di vagoni portacontainer, soluzione già tentata alcuni
anni fa ma abbandonata a causa
dei problemi di scarico; ad oggi
questo piano alternativo si poggia su portacontainer senza zigrinatura, con carico dall’alto, che
avrebbero azzerato le dispersioni
di materiale che si sono verificate
in passato. Si tratterebbe di un trasporto più flessibile e sostenibile
finanziariamente perché i treni
con portacontainer viaggiano più
veloci e garantiscono quindi più
viaggi. Il condizionale diventa
obbligatorio perché tutte le ipotesi e le soluzioni messe in campo
possono trasformarsi in realtà solo
a fronte di una seria programmazione dall’Italia, argomento sul
quale i produttori continuano a
dimostrarsi sordi.
(Daniela D’Angeli)
Il dubbio
Ritorneremo a
“sbragare” le
nostre montagne?
In caso estremo potrebbe esserci un ritorno alle argille
rosse di Sassuolo?
Se ne parla, a qualcuno sta venendo una mezza voglia, alcun
geologi sperimentano nuove
formulazioni di impasto contenenti piccole percentuali di
argilla locale, ma da li a pensare ad un ritorno in pompa
magna alle argille locali sarebbe anacronistico e alquanto
improbabile.
Anacronistico
perché non si torna indietro e
non è possibile cancellare gli
ultimi trent’anni , la tecnologia
che ancora permane all’interno
degli stabilimenti produttivi
studiata per le attuali ricette
ceramiche che prevedono un
30/35% di argille straniere. Per
produrre piastrelle con le rosse
sassolesi gli industriali avrebbero bisogno di presse diverse,
di forni lunghi come tre campi
da calcio. Improbabile perché
nel frattempo le piastrelle son
diventate più grandi, oggi si
parla di lastre, e la loro planarità ,il ritiro contenuto in cottura ,
l’indispensabilità di ottenere altissime rese produttive imporrebbero impasti sicuri e affidabili. Tralasciamo il discorso del
colore bianco che sui mercati
strappa sempre qualche euro in
più. Però è logico domandarsi
se i fornitori di tecnologia per
l’industria ceramica abbiano
agito nell’interesse del territorio allor quando proposero ai
ceramisti presse e forni pensati per formulazioni di impasto
“forestiere”? Domanda legittima, se non altro perché negli
anni 80 i formati erano ancora
contenuti e i cicli di cottura non
ancora esasperati. Nella Cina
ceramica di oggi i forni lunghi
300/400 metri sono progettati
per cuocere le “schifosissime”
argille carboniose locali. Forse è questa la scommessa del
futuro: riuscire a pensare ad
impianti in grado di divorare
materie prime non eccellenti,
delle quali il mondo è pieno,
e anche il nostro appennino è
colmo. (R.C.)
Perché è
la numero
uno?
... perché stampa fino a 400 DPI
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anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
accaDmenti
La Chiesa in “libera uscita”:
i cittadini e le istituzioni
Don Achille Lumetti
Usciamo “insieme”
verso una Pentecoste
di rinnovamento per
gli onesti e di profonda umiliazione
e macerazione personale dei corrotti e
corruttori. Questa è la
rottamazione urgente? Si aprono davanti
a noi tre strade da
percorrere sempre: il
merito, la competenza
e la trasparenza. Possibile che valori come
la verità, la dignità,
l’onestà e la forza
attrattiva del bene,
siano crollate?
L
’indimenticabile cattolico
Carlo Carretto in un momento di crisi spirituale pensò
di uscire dalla Chiesa, dalla
comunione con la gerarchia e
i Sacerdoti. Ma poi disse a sé
stesso: «dove vado? A costruire una mia chiesa personale?
Rimango, e svuoterò con il mio
secchio l’acqua che entra nella
barca di Pietro». Papa Francesco desidera una “chiesa in
uscita”, fuori, in campo aperto,
o come dicono alcuni, in “road
map”, giusto per rimanere in
linea con l’inglese invadente di
oggi che inquina buona parte
della nostra poetica e dolce lingua italiana. Oggi la tentazione
di “uscire” è comune agli Italiani, ma l’uscita riguarda il teatro
della politica, dove viene proiettato il solito trito documentario
del “benessere dell’avvenire”.
Imposte da brivido inquinano la
pace delle famiglie: Imu, Tasi,
Tari, Irpef, Ici, 730, acconti regionali e addizionali comunali,
deleghe …
Non possiamo dedicarci all’allevamento di renne tipo tundra
della Lapponia. Basta con queste tasse, tangenti e ignobile
sottobosco che spesso servono
soltanto a creare privilegi e favori a pochi sfruttatori senza
scrupoli. L’unico personaggio
atteso e possibile è l’uomo
“Sandwich” con un cartello davanti con su scritto “meno tasse per tutti” e in schiena altro
cartello con su scritto “scusate,
abbiamo scherzato”.
Tragico scherzo. Doloroso
scherzo.
Com’è possibile rispettare il
rapporto tra cittadini e istitu-
zioni? Siamo divenuti “sudditi”
privi del domani e della dignità personale, e stiamo creando
spazi distruttivi a un generale
qualunquismo, al disimpegno e
alla noia totale. Piacevole e gratificante, si spera non sia soltanto il carosello dei Carabinieri
a piazza di Spagna a Roma,
in occasione del Bicentenario
dell’Arma. Occorrono scelte
immediate di onestà da parte di
tutti, diversamente il fallimento
esistenziale è servito per tutti.
Questo ingabbiamento incomprensibile e assurdo di imposte
e pesi insopportabili creano
indignazione, oscura rassegnazione e porterà a una dolorosa
rivolta sociale. Basta regole e
norme: occorre un solo capitolo:
la moralità. La povertà può essere “una scelta”: non deve mai
essere frutto umiliante di imposizioni, di imposte alienanti.
Usciamo “insieme” verso
una Pentecoste di rinnovamento per gli onesti e di profonda umiliazione e macerazione personale dei corrotti e
corruttori. Questa è la rottamazione urgente? Si aprono
davanti a noi tre strade da
percorrere sempre: il merito,
la competenza e la trasparenza. Possibile che valori come
la verità, la dignità, l’onestà
e la forza attrattiva del bene,
siano crollate come il recente
crollo del muro del Palazzo
Ducale che tanto ha fatto
discutere a Sassuolo? Manteniamo viva e attiva la capacità di ricercare la serenità
e il sapore del pane quotidiano spegnendo le tentazioni
di arrivismo, annullando le
sgomitate per fare breccia ne
muro del pianto.
(Don Achille Lumetti)
7
8
Dstensioni
anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
Il pranzo di Babette
Paddock: carne e pesce in salsa rosso Ferrari
L
’estate ha un effetto deleterio
sull’appetito di Babette, che
va scemando con il passare delle
settimane ed il sollevarsi delle
temperature, pessima condizione per chi è chiamato a pranzi
luculliani e sontuosi. Mentre la
colonnina di mercurio sale porta
con se la voglia di cibi semplici,
freddi, freschi, al limite del banale: dalla mozzarella al prosciutto,
passando per melone e crudités
dell’orto… Naturalmente scegliere la leggerezza non implica
rinunciare al sapore, ecco quindi
che invece di aprire scatolette di
tonno annegato in olio di dubbia
provenienza, possiamo scegliere
di acquistare mozzarella fresca
ed accompagnarla con dei succulenti pomodori cuore di bue,
irrorarli di ottimo olio evo ed
aromatizzarli con basilico fresco strappato rigorosamente a
mano, quando non con della vivace mentuccia… Detto questo,
prima di salpare per le vacanze,
Babette ha visitato per voi un ultimo ristorante: il Paddock, struttura
modernissima posizionata nel bel
mezzo del MaranelloVillage, pensato per garantire ai dipendenti Ferrari una sistemazione accogliente e
vicina alle fucine dalle quali escono
i bolidi del Cavallino. E’ la creatura
di Francesco e Raffaella, marito e
moglie, cuoco lui, maître di sala lei;
arredi sobri ma ricercati, semplici
senza essere banali, con qualche inserto qua e la di cilindri e bielle, ma
fortunatamente senza dare la sensazione di cenare a bordo pista! Ci
accomodiamo nella veranda ester-
na: legno a terra, sedure comode,
tovaglie lunghe e candide, stoviglie
bianche ed essenziali. Il cestino del
pane propone ottimi grissini salati,
gnocco fritto mignon, pane a fette
senza sale. Il servizio è in camicia e
cravatta, ma giovane e spiritoso.
Il menù è essenziale: un mix di piatti
della tradizione emiliana e proposte
di pesce che decidiamo di assecondare a pieno, puntato su doppi antipasti e doppi secondi, rinunciando
alla pasta. Crudo e gnocco fritto in
puro stile Emilia, prova superata:
il prosciutto è al giusto grado di
maturazione, il gnocco fragrante
e non troppo unto. Coreografico
il pesce: arancione, rosso, avorio,
verde e giallo, un trionfo di colori
che anticipano i sapori. Il polpo è
cotto perfettamente ed affettato sottilissimo, la nota in più arriva però
dai pezzetti di cedro che lo accompagnano; le seppie in umido sono
saporite ed il fatto di servirle su una
sottile fetta di pane con pomodorini
appassiti al forno è vincente; ma a
colpire davvero è l’abbinamento tra
salmone e melone spruzzati d’aceto balsamico, una scoperta! L’unica nota negativa, spiegata anche
allo chef, è l’eccessiva presenza
di rucola, che fa da letto anche al
polpo, ci ha promesso di sostituirla ma non possiamo dirvi come: a
voi l’onore e l’onere di scoprirlo…
Per il secondo di pesce scegliamo
le mazzancolle: dolci e morbide al
punto da diventare cremose! Ad accompagnarle la classica zucchina,
che per ragioni organolettiche si
sposa alla perfezione con i crostacei, ma se è gradevole la semplicità
della loro cottura è forse eccessivo l’aroma di mentuccia. Niente
da eccepire nella esecuzione dello
“chateaubriand con salsa bernese”,
parliamo di un piatto della cucina
francese: un particolare taglio di
carne di bovino adulto, molto pregiato, ricavato dal cuore del filetto, mentre la bernese ha la giusta
consistenza morbida e vellutata, un
gusto leggermente asprino che si
sposa molto bene ai tagli di carne
rossa più pregiate. La scelta perfetta? Non sovrapporle, servirle
separate e lasciare al commensale
la scelta se miscelarle ed in quali
quantità. Come da tradizione è
accompagnata da patate al forno:
Babette le ha promosse perché
morbide e dolci ma si sente in
dovere di riportare il giudizio di
un secondo commensale che le
ha trovate poco croccanti e saporite… Ci vengono servire anche
verdure fritte: ottima la cottura
ma avremmo gradito maggiore
varietà nella composizione. Per
dolce tortino di cioccolato con
cuore morbido, accompagnato
da gelato: bello da vedere, leggero e fresco al gusto. Ad annaffiare il tutto uno squisito amarone
Giuseppe Campagnola del 2009,
certamente inadatto al pesce ma
insuperabile con la carne, confessiamo poi una debolezza: è uno
dei nostri rossi preferiti.
(Babette)
Fascia di prezzo:
30-50 con il vino
di Alberto Agazzani
Protagonista
assoluta di
un “far arte”,
reggiano ma
non solo, che
abbraccia
trasversalmente
ogni linguaggio
e tecnica
Marisa Bonazzi.
La signora “contro”
V
oce solitaria fuori dal coro, originale non di rado oltre i limiti
dell’eccesso e della provocazione intelligente, è Marisa Bonazzi. Protagonista col marito Renzo, già illuminato sindaco di Reggio
Emilia nei vivaci anni che vanno dal 1962 al 1975, della stagione
culturalmente più intensa e coinvolta della storia locale, frequenta sin
da giovanissima i circoli intellettuali più d’avanguardia, intessendo
sodalizi intellettuali ed artistici coi massimi protagonisti della cultura
italiana del tempo, dal Gruppo 63 (Arbasino, Anceschi, Barilli, Eco,
Sanguineti, Spatola, Guglielmi, Vassalli per citarne solo alcuni dei
componenti) a Dario Fo, Cesare Zavattini, Renato Marino Mazzacurati. Dagli anni ‘60 in poi la sua ricerca artistica si muoverà sempre
nel solco di una propria, originale e mai manierata Pop Art, utilizzando in maniera inaspettata nuovi ed inediti materiali e rappresentando
con passione, coraggio e impegno civile contenuti di grande attualità
e ideologicamente schierati. Marisa Bonazzi con la sua intelligenza
inafferrabile ed imprevedibile, il suo coraggio di donna “sempre contro” e la sua conseguente, sempre provocatoria anticonvenzionalità si
staglia solitaria fra le protagoniste assolute di un “far arte”, reggiano
ma non solo, che abbraccia trasversalmente ogni linguaggio e tecnica,
per approdare all’espressione pura e profonda di una passione politica
intesa nella sua più antica, nobile e coinvolta accezione.
(Alberto Agazzani)
anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
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SASSUOLO
Un ritocchino per i neroverdi
L
i lasciamo – un po’ in ferie
potrà andarci anche il Dstretto, perbacco – che maramaldeggiano contro squadre di Dilettanti
– 15-1 il parziale aggregato delle
prime due uscite contro Val Venosta e Virtus Castelfranco – e
li ritroveremo a campionato già
iniziato, i neroverdi di Di Francesco. Ecco il problema delle
vacanze e del calcio d’agosto: tra
amichevoli di diverso lignaggio (i
neroverdi affrontano Pontedera e
Pro Piacenza, ma anche il Villareal, l’Empoli e soprattutto Milan
e Juve) e un mercato in evoluzione (ad oggi il Sassuolo conta 28
giocatori,a inizio stagione saranno forse 25) non puoi raccontare
nulla più che impressioni, con
l’idea che quanto possa somigliare ad un punto di vista vada poi a
rivelarsi una di quelle previsioni
“dispari” delle quali si parla a pagina 15. Buttiamoci, comunque, e
proviamo a mettere sulla bilancia
un po’ di cose, consapevoli che in
questo secondo anno l’asticella si
alza. Cominciando dall’organico a disposizione, che muove da
certezze importanti fatte da solidità societaria e programmazione
maniacale, organico conferma e
quell’entusiasmo che accompagna
ogni inizio, non senza trascurare
come la circostanza possa diventare insidia ove l’abitudine prenda il sopravvento sulla scoperta
quotidiana. «Compito mio tenere
i giocatori sul pezzo: ma siamo
in crescita e ad oggi il gruppo è
quello che voglio. La condizione? Vedo cose che mi piacciono e
Foto: Maurizio Colombini
Un paio di innesti su
una rosa largamente
confermata e il
Sassuolo sarà
pronto: amichevoli,
mercato e cautele.
Il pallone estivo è
bello (anche) per
quello «ma –avverte
Di Francesco –
ancora è calcio di
luglio, nemmeno
d’agosto». Il
popolo neroverde,
nel frattempo,
sogna….
In senso orario: Sime Vrsaljko, il gruppo il giorno del raduno, primi palleggi per Zaza e Missiroli, Federico Peluso
altre che mi piacciono meno, ma
questo è calcio di luglio….», ha
ripetuto a più riprese Di Francesco, cui la proprietà ha regalato,
tra tante conferme, anche due ar-
rivi importanti come Peluso e Vrsaljko. Volti nuovi cui il mercato
ne aggiungerà altri togliendone
altrettanti per mettere a disposizione del Difra quei ventiquattro/
venticinque giocatori che garantiscono da una parte adeguato
turnover, dall’altra la necessaria
qualità al’allenamento quotidiano. E se esuberi, a ben vedere,
sono individuabili in difesa – il
Sassuolo ha sette difensori centrali per una difesa che ne schiera
due – e in attacco – parte Pavoletti, questione di giorni - il ritocchino che il tecnico ha chiesto è
tra attacco e centrocampo. Due,
forse tre innesti, mirati si intende:
uno in attacco (piace Berarndeschi della Fiorentina, che tuttavia
piace anche alla Fiorentina stessa
che potrebbe tenerselo e «allora –
spiegano gli uomini mercato neroverdi – ci sono altre opzioni»)
e uno (o due se parte Kurtic, e lo
sloveno partirà) a centrocampo
per dare all’organico la fisionomia che vuole il Difra. Ovvero
quello della squadra che parte per
giocarsela, specchiandosi nelle
rughe – e negli entusiasmi - della
seconda serie A della sua storia
puntando magari al ritocchino che
serve. A consolidare, per usare un
gergo molto in voga, “un progetto
di crescita importante” che, se il
progetto tiene fede alle premesse, potrebbe regalare inaspettate
soddisfazioni al popolo neroverde. E fare del Sassuolo se non
una realtà di sinistra (intesa come
parte della classifica) qualcosa
di più di una favola di provincia.
La Mapeei, del resto, si sta muovendo su quello, e non solo investendo sul mercato, quanto su un
progetto sportivo-agonistico che
ha pochi eguali a questi livelli,
almeno nel calcio-business della serie A made in Italy. Farsi un
giro tra il Mapei Stadium, il Ricci
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anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
11
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Un nuovo centro per gli anziani
Sorge a Corlo, e
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alla terza età:
dalle 8,30 alle
16, attività per
tutti i gusti
O
ra anche Corlo ha il suo
Centro Diurno per Anziani,
nato per iniziativa della Parrocchia di San Martino Vescovo.
La nuova struttura, ubicata nelle
adiacenze della chiesa, sostituisce
un vecchio fabbricato e si inserisce tra le strutture parrocchiale e
sociali già esistenti: scuola materna e centro sportivo. Si tratta
di un intervento di grande valore
sociale e atteso da tutti i cittadini
di Corlo, che hanno organizzato
nel tempo numerose iniziative per
raccogliere fondi da destinare alla
realizzazione del Centro. Abbiamo chiesto a Francesca Torricelli,
Direttrice del Centro, di spiegarci
a chi è rivolta e come funziona
la struttura. «Vorrei innanzitutto
sottolineare che il nostro motto
è E’ bello sentirsi un po’ a casa
al Centro Diurno San Martino»,
dice Torricelli, insistendo molto
sulle finalità prettamente aggregative della struttura. Il Centro
Diurno San Martino è una struttura privata, gestita dalla Parrocchia
di Corlo e rivolta ad anziani autosufficienti, che hanno voglia di
stare in compagnia e sentirsi ancora attivi. «Il Centro offre servizi
e prestazioni, legate alle esigenze
della vita quotidiana: interventi diretti alla persona, attività di
socializzazione, con possibilità di
servizio di trasporto, ristorazione
con menù personalizzato in base
alle esigenze dietetiche di ogni
anziano ed anche la possibilità di
usufruire solo del momento del
pasto». Al centro possono accedere i residenti del Comune di Formigine: è necessario un colloquio
preliminare, per poter capire al
meglio le esigenze della persona e
della famiglia, e le attività previste sono numerose. «Dai giochi di
carte alla cura della persona, alla
lettura di quotidiani, alla tombolata, fino al lavoro di cucina che
si aggiungono ad eventi ad hoc
come corsi di cucina, la giornata
del tortellino, le giornate e sera-
te danzanti»: l’idea è quella di
un’offerta dinamica e variegata
per giornate tipo che rispondono
nel modo migliore alle istanze
di socialità dei frequentatori. La
giornata tipo, del resto, tiene fede
alle premesse: «Le nostre giornate – dice Torricelli - iniziano alle
ore 8,30 con l’arrivo degli ospiti,
ai quali viene offerto il caffè (chi
lo desidera) e poi si tiene una preghiera e si leggono i quotidiani.
Alle ore 10 si comincia con diverse delle attività di cui abbiamo già
parlato e alle 12 si pranza. Dopo
mangiato chi lo desidera può fare
un pisolino, oppure svolgere attività di carattere ludico; alle 15 c’è
la merenda e alle ore 16 ognuno
ritorna alla propria casa».
(Edda Ansaloni)
di vacanza, e da 15 giorni si è passati ad una settimana, e si cercano
soluzioni più economiche. Spe-
cialmente se si hanno figli piccoli,
sono molto richieste le offerte dove
i bambini non pagano»
In vacanza, tuttavia, si continua
ad andare…
«Nessuno vuole rinunciare a qualche giorno di vacanza lontano da
casa, per staccare la classica “spina”,
ma il profilo di chi va in vacanza è
molto più dinamico di quanto non
fosse. C’è chi era abituato dall’albergo è passato al campeggio, chi
cambia meta spesso, guidato appunto da promozioni e offerte»
Vacanze last minute e low cost…
«Dipende… certo è cambiato il
modo di prenotare: ci si muove
all’ultimo minuto, ma così facendo
non sempre si risparmia e vi è poi
la difficoltà di trovare un volo, op-
pure un traghetto. Anche per questo,
forse, le destinazioni più gettonate
sono in Italia, ovvero i mari di Salento e Sardegna»
L’estero?
«Croazia, Baleari e la Grecia»
Mete non lontane e nemmeno costosissime…
«Vero, ma non sempre è così....
Perché accanto a chi ha cambiato
abitudini vi sono in tanti che hanno
una seconda casa al mare o in montagna, e anche in diversi che sulle
vacanze investono»
Chi è che continua ad andarci, in
vacanza, comunque e a prescindere?
«Gli sposi: chi prenota un viaggio
di nozze lo vuole indimenticabile e
lungo almeno 15 giorni». (E.A.)
Maranello non va in vacanza
O meglio, ci resta
poco più di una
settimana, senza
allontanarsi troppo.
Le abitudini sono
ormai cambiate
radicalmente
rispetto a qualche
anno fa
Maranello
C
’era una volta il distretto che
andava in ferie. Una bella abitudine, che la crisi avrebbe cambiato. Per capirlo, basta chiedere alle
agenzie di viaggi: fino a qualche
anno fa preso d’assalto, e che oggi
fanno i conti con «un modo diverso
di vivere le vacanze». Perché, dice
al Dstretto Annamaria dell’Agenzia
di Viaggi Another Globe di Maranello, le vacanze si fanno ancora,
ma a cambiare sono i modi, «e non
tutte le persone che vanno in ferie si
rivolgono ad un’agenzia di viaggi:
molta gente prenota infatti alberghi
o appartamenti anche senza il nostro
ausilio. Ma i modi e i tempi sono
senza dubbio cambiati»
Ci vuole spiegare più nel dettaglio?
«In media si sono accorciati i giorni
Dal 1988 tradizione e innovazione
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13
SCANDIANO
anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
Via il presidio dei lavoratori alla Majorca
I lavoratori
hanno smesso
di picchettare
i cancelli,
permettendo
così l’uscita della
merce, dopo le
garanzie ricevute
dal curatore
fallimentare
A
lla fine degli anni ’70,
quando l’edilizia in Italia
correva e con essa la richiesta
di piastrelle, Alberto Leonardi,
scomparso recentemente, prese
la sua valigetta dei campioni
e da Scandiano partì alla volta
degli Stati Uniti; non sapeva
l’inglese, ma evidentemente
sapeva fare il proprio mestiere
e fu così che creò dal nulla il
mercato americano, quello che
oggi sistema i bilanci di molte
aziende con vendite in crescita
al punto da realizzare impianti produttivi oltreoceano. Il 7
luglio scorso la ceramica Majorca, fondata da Leonardi nel
1966, ha presentato la richiesta
di concordato in bianco, in sostanza ha depositato in tribunale una documento nel quale
chiede ai debitori di non intentare alcuna azione perché entro
novanta giorni presenterà un
piano di rientro concordatario
che poi sarà sottoposto alla loro
approvazione; una decisione
arrivata a seguito dell’istanza
di fallimento presentata dalla
ceramica Menestrello per un
credito di 102mila euro. Per
Majorca sono lontani i tempi
del successo di Alberto Leonardi, come del resto lo sono
quelli del boom della ceramica,
Corrado Manelli
ma ciò che è avvenuto alla Majorca merita di essere raccontato.
“Producevamo due milioni di
metri quadrati di piastrelle e ne
vendevamo tre”, ci spiega il Presidente di Majorca Corrado Manelli, “naturalmente scontiamo
le conseguenze di una crisi che
dura da anni e non nascondiamo
di aver fatto qualche scelta meno
giusta di altre, ma negli ultimi
anni hanno ha pesato molto la situazione bancaria e finanziaria”.
Il racconto di Manelli è probabilmente cosa nota per aziende
medio piccole che si trovano a
gestire una operatività finanziaria che non può fare a meno delle banche: “Nell’ultimo anno e
mezzo ci hanno massacrato, sia
in termini di costi del credito che
di tempistica. Non è stato l’atteggiamento di una banca, è una
tendenza generalizzata. Al 31 dicembre del 2012 avevamo castelletti per circa 11-12 milioni, nel
2013 ci hanno chiesto garanzie
personali varie e fideiussioni, ma
nonostante questo nel 2014 siamo
arrivati con affidamenti di 5 milioni e 900mila euro”. Il conto è
preso fatto: in meno di due anni
il flusso di cassa per la gestione
della spesa corrente, ovvero per
tenere in piedi l’azienda e pagare gli stipendi dei dipendenti, si
è dimezzato. Banche brutte e cattive quindi ma, vestendo il ruolo
dell’avvocato del diavolo, poniamo qualche dubbio anche sulle
scelte aziendali, in particolare
sulle due acquisizioni dei marchi
Lord-Tiffany e Monica-Eurotiles
avvenute quando il settore ceramico rispondeva alla crisi facendo
massa critica. “Abbiamo raddoppiato il fatturato con quelle acquisizioni”, spiega Manelli, “e siamo
diventati matti per avere più castelletti, con il senno di poi forse
avrei pagato il magazzino della
Lord un 10-15% in meno”. A pesare sulla situazione, degenerata
fino alla richiesta di concordato
in bianco, anche l’opposizione
dei sindacati alla cessione di ramo
d’azienda alla Ceramica Colli di
Sassuolo, saltata a poche ore dalla firma dell’accordo. “Credo sia
stato errore mortale per l’azienda,
era una operazione ben fatta che
dava grosso vantaggio azienda
perché monetizzava il magazzino, il suo vero valore insieme ai
marchi, ma in entrambi i casi si
deve fare in fretta perché se perdono la continuità non valgono
più nulla”. L’operazione di cessione alla Colli era arrivata dopo
trattative sindacali proseguite per
due mesi con un epilogo positivo
il 12 maggio, quattro giorni dopo
la direzione aziendale era a Roma
per trattare la cassa integrazione
straordinaria per 30 dipendenti
del commerciale e correlati, il 20
maggio i sindacati avevano dato il
loro assenso durante una riunione
allargata anche a Confindustria
Ceramica. “Dovevamo andare dal
notaio il 23 maggio ma il 21 i sindacati ci hanno detto che non volevano fare l’accordo, che quindi
è saltato perché Colli aveva posto
come condizione l’accettazione
da parte dei sindacati, un modo
questo per assicurarsi l’assenza
di rivalse da parte di ex dipendenti”. Diversa la posizione del sindacato su questa vicenda, come ci
racconta Luigi Ferrari della Cgil:
“Abbiamo detto si senza conoscere i dettagli dell’operazione
perché dovevano andare a Roma
a chiedere il rinnovo della cassa
integrazione, ma quando ci hanno
sottoposto i termini ed abbiamo
scoperto che di 30 dipendenti del
commerciale ne prendevano solo
8 abbiamo ritirato il nostro consenso. La Colli non avrebbe messo un soldo nell’azienda e avrebbe garantito solo 8 posti di lavoro
su 78, non potevamo permetterlo”. La buona notizia delle ultime
ore è l’abbandono del presidio
che bloccava l’uscita della merce
dallo stabilimento di Scandiano:
“Era l’unico modo che avevamo
per essere certi che non si sperperasse il valore dell’azienda”,
spiega Ferrari, “solo dalla vendita
di quel materiale possono venire
le risorse per pagare i 4 mesi e
mezzo di stipendi arretrati. Lo abbiamo tolto perché il commissario
giudiziale Spaggiari ci ha assicurato che sorveglierà tutto quello
che succede, facendo gli interessi
dei lavoratori e permettendo che
entrino risorse per saldare il pregresso”. Resta un dubbio da risol-
vere: perché il concordato non è
stato presentato prima, magari a
gennaio? “Con il senno di poi lo
avrei fatti prima”, spiega Manelli, “ma ho passato cinque mesi a
trattare con le banche per avere
credito a medio termine, l’azienda aveva i numeri per continuare
ma la nostra colpa era di essere
poco indebitati e quindi pochi
rischiosi per gli istituti di credito che danno ossigeno a chi deve
loro molto denaro”.
(Daniela D’Angeli)
Ia politica
Le misure anticrisi in consiglio
Dopo l’interrogazione sulla Majorca, il Movimento 5 Stelle chiede conto anche delle misure anticrisi che il Comune ha intenzione di adottare.
«Il 16 luglio – si legge nella nota diffusa dal M5S - abbiamo presentato
all’ufficio protocollo un’interrogazione per conoscere le misure intraprese in passato e quelle in programma per questo mandato dell’amministrazione relative alla crisi economica che grava sul nostro territorio
da diversi anni e su ogni settore; di seguito riportiamo il testo integrale».
Parte proprio dalla crisi della Majorca e la cita in premessa, il Movimento 5 Stelle, aggiungendo come «problematiche come la suddetta non
costituiscono casi circoscritti ma coinvolgono la comunità». L’interrogazione chiede, nell’ordine, «se e quali misure classificabili come anticrisi la sua amministrazione ha adottato nel quinquennio 2009-2014, se
e quali strumenti la sua amministrazione attuale intende adottare per il
monitoraggio dei vari settori economici presenti nel comune di Scandiano, se e quali previsioni di andamento della crisi ha elaborato la sua
amministrazione, se e quali iniziative intende adottare la sua attuale amministrazione per il futuro».
Export: il futuro non abita più in Europa, ha traslocato
di Claudio Sorbo
Da alcuni mesi le esportazioni di piastrelle sono
in crescita. Merito nostro?
Non del tutto: come è noto, senza aver mutato nulla
nelle nostre organizzazioni commerciali molti paesi
– U.S.A. in testa – sono usciti dalla crisi e hanno
ripreso ad acquistare i nostri prodotti. Ovviamente,
continuiamo a non vendere là dove la ripresa non è
ancora partita e dove non abbiamo Venditori, siano i paesi in questione in grande sviluppo o meno.
Comunque, bene o male si ha la sensazione che il
settore ceramico abbia iniziato ad abbandonare
il suo Punto Zero e abbia faticosamente ripreso a
muoversi verso un nuovo futuro. Ciò ha generato
uno zefiro (un venticello, quindi, non una ventata)
di ottimismo. Insomma, sta iniziando a prendere
corpo la previsione che alcuni (pochi) lungimiranti fecero sette anni fa, a crisi appena accesa:
usciremo dalla crisi non per nostro merito, bensì
quando gli altri paesi ricominceranno a comprare
da noi. Dobbiamo forse concludere che le imprese
che durante questi anni sono rimaste, “perinde ac
cadaver”, “allo stesso modo di un cadavere”, paralizzate aspettando la ripresa altrui hanno attivato
la strategia giusta? Certamente no, perché restare
immobili non è mai una strategia: è impotenza. Per
comprenderlo, basta osservare che le aziende di
ogni settore – anche quelle ceramiche, pochine in
verità – che hanno combattuto vittoriosamente la
crisi non hanno raggiunto l’obiettivo stando ferme,
ma andando a cercare altri mercati e altri clienti:
Eataly, oggi oltre 300 milioni di Euro di fatturato e
2.300 dipendenti, ha aperto il 2 dicembre scorso a
Chicago e quest’anno aprirà a Boston, Los Angeles
e Toronto, Istanbul, San Paolo del Brasile e Londra. Sempre quest’anno aprirà corner alimentari a
Yokohama e Osaka, dopo i 9 già aperti a Tokio. Anche l’AUDI e la Mercedes hanno affrontato la crisi
aprendo stabilimenti in Cina con cui fornire il mercato locale, quello indiano e il sud est asiatico. Poi
c’è il caso di Brembo, leader mondiale dei sistemi
frenanti per auto e moto da strada e da competizione, 7.200 dipendenti di cui il 10% sono ingegneri
impiegati nella Ricerca e Sviluppo. Opera in 16 paesi di 3 continenti, ha 22 stabilimenti e nel 2013 ha
generato un fatturato di 1,566 miliardi di Euro. Infine, Luxottica, fondata da Leonardo Del Vecchio nel
1961, oggi è oltre i 7 miliardi di Euro di fatturato,
73.000 dipendenti, opera in 130 paesi con 7.000 negozi e possiede un numero elevatissimo di marchi,
due su tutti, Ray – Ban e Persol. Il fondatore, in occasione del cinquantenario del Gruppo, ha dichiarato di aver iniziato come terzista nel bellunese e
che non avrebbe mai pensato di giungere dove è ora.
Qualche mese fa Luxottica è stata scelta da Google
come partner per la progettazione del design e per
la produzione a livello mondiale dei Google Glass,
il prevedibile boom commerciale del 2015 nel campo della elettronica innovativa di consumo. Come
si vede, i casi qui citati sono la testimonianza che il
successo arride a chi considera che il proprio mercato sia il mondo. Noi invece, anziché espanderci in
nuovi mercati (dove al massimo abbiamo acquisito
qualche cliente) abbiamo chiesto all’Unione Europea di emettere la Direttiva che cacciasse dal cortile europeo i ragazzacci cinesi che davano fastidio
ai nostri rampolli impegnati nei giochi domestici. I
fatti hanno addirittura dimostrato che questa iniziativa è stata un grave errore strategico, perché
nonostante i dazi imposti ai cinesi il nostro paese ha
continuato a perdere vendite, così dimostrando che
il problema non erano i cinesi ma eravamo noi, che
non siamo stati capaci di attrezzarci efficacemente
per uscire dai confini angusti di quel condominio
che si chiama Europa. Dimenticandoci, nel contempo, che gli affari si fanno dove si sono i mercati, non
dove c’erano una volta. Allo stesso tempo, grazie a
quei provvedimenti generosamente concessi dai burocrati di Bruxelles, che di vendite hanno dimostrato di non sapere niente, ci siamo preclusi per sempre la possibilità di una partnership con Pechino
che ci facesse entrare in quel paese come alleati in
affari, esattamente il contrario di quello che hanno
saputo fare altri settori: ad esempio, dopo sei tor-
nate negoziali in quattro mesi, le organizzazioni dei
produttori di vino europei e quelle delle industrie
vinicole cinesi hanno siglato un memorandum col
quale si impegnano a risolvere ogni controversia
“attraverso la cooperazione”, il che vuol dire che
dal 2015 i produttori europei di vini (soprattutto
italiani e francesi) con loro grande soddisfazione
e grandi guadagni inonderanno le case dei cinesi
benestanti, circa 400 milioni di persone, più o meno
quanto la popolazione dell’intera Unione Europea,
dove non tutti sono ricchi, anzi. Durante la crisi,
inoltre, non solo abbiamo ignorato i paesi che erano
in piena espansione, ma anche tanti altri che ugualmente erano in crescita. E non si tiri fuori la scusa,
frusta e stantia, secondo la quale “non abbiamo il
prodotto né il prezzo”: non abbiamo forse sempre
dichiarato di essere i leader mondiali per qualità
e design? E quanto al prezzo, riusciamo a vendere
solo se abbiamo il prezzo più basso? Oggi basterebbe produrre roba bella e costosa per ricchi /cosa
che molti produttori saprebbero fare), organizzare
Reti di Promotori nei paesi con PIL in crescita (la
maggior parte nel mondo) e avremmo pianure sconfinate su cui pascolare. E poi c’è l’Africa, il Continente inesistente perché nessuno ne sa niente. Il
futuro non abita più in Europa, ha traslocato: dove
ora sia, è ben noto. Bisogna solo andare a trovarlo
prima che ci arrivino gli altri.
14
CASALGRANDE e CASTELLARANO
anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
Verde e delazioni:
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di SASSUOLO srl
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REDAZIONE IL DSTRETTO
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REDATTORI
Stefano Fogliani, Daniela D’Angeli
COLLABORATORI
Claudio Sorbo, Massimo Bassi, Edda Ansaloni,
Paolo Ruini, Babette, Don Achille Lumetti,
Alberto Agazzani, Maple Leaf, Sting
EDITORE
CERAMICANDA SRL
Pubblicazione registrata presso il Tribunale di
Reggio Emilia al n°1202 in data 05/12/07
PUBBLICITA’
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42013 Veggia di Casalgrande (RE)
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di Casalgrande (RE). Le informazioni custodite nel
nostro archivio elettronico verranno utilizzate al
solo scopo di inviare proposte commerciali.
In conformità alla legge 675/96 sulla tutela dati
personali e al codice di auotisciplina ANVED
a tutela del consumatore
www.ceramicanda.com
Casalgrande “apre”
alle segnalazioni
sul cattivo stato del
verde. Pubblico ma
anche privato: chi
riscontra “aree verdi
incolte, abbandono
di rifiuti da parte
di ignoti, strutture
incustodite o
degradate dal punto
di vista igienicoambientale” può
denunciarle al
Comune
Q
uest’estate i cittadini di
Casalgrande sono invitati
a trasformarsi in guardie ecologiche o, questione di punti di
vista, in “spie” dell’ambiente e
segnalare tutte le situazioni a rischio ambientale. L’invito viene
direttamente dal nuovo sindaco,
Andrea Vaccari, che con una
nota diffusa nei giorni scorsi ha
chiesto ai cittadini casalgrandesi
di essere particolarmente collaborativi per evitare che nel territorio comunale vi siano la presenza di minidiscariche di rifiuti,
pattume buttato dove non deve e
soprattutto che il verde privato
sia curato così come la pulizia
dei fossi e gli sfalci dell’erba
nelle aree che confinano con i
passaggi pubblici. L’estate coincide con un periodo di necessità
di maggiore cura del verde e delle aree private con la complicità
della bella stagione, le situazioni
di degrado urbano si moltiplicano. Il Comune di Casalgrande su
questo campo ha emesso diverse
ordinanze in cui si illustrano gli
interventi che debbono fare i privati sul verde di proprietà dei cit-
tadini. I giardini dovrebbero essere tenuti in condizioni ottimali,
per consentire la tutela del decoro urbano e dell’igiene pubblica.
In particolare, occorre provvedere alla pulizia, allo sfalcio e al taglio delle siepi, e al tempo stesso
all’espurgo e alla manutenzione
dei fossi di scolo e di irrigazione privati, in modo da garantire
il libero deflusso delle acque. Il
verde è blindato, insomma, sia
pubblico che privato: e se non
bastano le ordinanze c’è anche
il regolamento di Polizia Urbana
che dispone: «i proprietari dei
fabbricati hanno inoltre l’obbligo di provvedere all’estirpamento dell’erba lungo il fronte dello
stabile e lungo i relativi muri di
cinta per tutta la loro lunghezza»,
mentre occorre mantenere pulite
e ordinate le aree confinanti i
passaggi pubblici. Fin qua ci siamo ma, «per migliorare insieme
il decoro urbano di Casalgrande
– dice il Sindaco - invito i cittadini ad attenersi scrupolosamente a
tali indicazioni. Inoltre, il cittadino può segnalare situazioni di
degrado attraverso una comunicazione a tutela della pubblica
salute e dell’ambiente. Se si riscontra la presenza di aree verdi
incolte, abbandono di rifiuti da
parte di ignoti, oppure strutture
incustodite o degradate dal punto di vista igienico-ambientale, i
casalgrandesi possono contattarci attraverso l’Urp o tramite Web
sulla nostra pagina Facebook o
Twitter, descrivendo la situazione di disagio». Le segnalazioni
dei cittadini faranno scattare un
controllo della Polizia Municipale, e nel caso si dovessero
riscontrare delle situazioni non
conformi gli uffici avvieranno un
procedimento amministrativo,
con tanto di ammenda e ordinanza che prescrive l’esecuzione di
lavori di pulizia o manutenzione
o quanto altro sia necessario per
il ripristino delle condizioni di
igiene, decoro urbano e sicurezza adeguate.
(Paolo Ruini)
mercato serale, gonfiabili per i
bambini, stand gastronomici. Oltre a tutti i locali aperti vi saranno
tre punti di ristoro, per soddisfare
ogni tipo di fame. Per tutta la serata saranno in funzione gratuita-
mente dei servizi di bus navetta
che collegheranno Roteglia a
Castellarano e il parcheggio dei
centro commerciale Vittoria con
il centro del capoluogo.
(P.R.)
White: Castellarano in bianco
Un mese e mezzo
fa il meteo ci mise
lo zampino: ecco la
Notte Bianca bis
Castellarano
L
e aspirazioni turistiche di
Castellarano si concretizzano con la prossima edizione
della Notte Bianca. La manifestazione era stata programmata per sabato 14 giugno poi il
maltempo ci ha messo lo zampino ed è stata rinviata a sabato 26 luglio. La speranza è che
“Giove Pluvio” non scarichi
per il fine settimana tonnellate
di acqua nel comprensorio delle ceramiche e che quest’estate
SQUADRATURA
un poco pazzerella si ricordi che
esistono anche le belle giornate
assolate. L’organizzazione della
notte bianca che a Castellarano
è stata bazzetta “White” è curata
dall’associazione dei commercianti e artigiani “Ioc’entro” con
il patrocinio dell’amministrazione comunale e la collaborazione di tantissime associazioni di
volontariato. L’ospite clou della
serata sarà Francesco Sarcina, il
cantante che ha riscosso un grandissimo successo a Sanremo. La
terza edizione di White verrà
presentata da Alessia Ventura che
sarà la madrina della serata e da
Enzo Ferrari di Radio Bruno. Saranno presenti Irene Fornaciari,
Francesco Guasti, Miriam Masala, i gruppi musicali “Nosens” e
“Simons” Si tratta di una festa che
è stata sponsorizzata per il 90%
dalle offerte e dai contributi dei
commercianti e delle imprese di
LAPPATURA
Castellarano e la speranza è che
il maltempo previsto per questo
fine settimana non colpisca il comune ceramico. In tutte le piazze
e le vie di Castellarano vi saranno
numerose attrazioni a partire dal
LISTONI RETTIFICATI
VIA DELL’ARTIGIANATO
9/B MURAGLIONE
DI
BAISO (RE)
TEL.
0522 845260
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FAX
0522 845835
E.MAIL
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anno 6 numero 145 / 26 Luglio 2014
15
RUBRICHE
Stelle & Strisce
La patente a 16 anni: ecco la verità....
H
o saputo che negli Stati
Uniti la patente di guida si prende a 16 anni. Se è
vero, sono pazzi: che maturità può avere un ragazzo
a quell’età? Quante volte
abbiamo sentito pronunciare
queste parole? Innumerevoli. Ebbene, è una fesseria. O
meglio, è uno dei tanti luoghi
comuni che circolano su quel
paese. L’auto è il mezzo di
trasporto più usato negli Stati
Uniti: ne circolano circa 135
milioni. Nel 2014 ne saranno
venduti 15 milioni e 10 saranno rottamati, quindi quest’anno, grazie all’uscita dalla crisi,
il parco auto crescerà di circa 5
milioni. Inoltre, sarà migliore
perché ormai solo pochi comprano le auto di 6.000 cc di
cilindrata, a benzina, lunghe
6 metri: al loro posto hanno
preso definitivamente piede
le giapponesi, le coreane e le
americane più sobrie. Quanto alle auto europee, i ricchi
di bassa estrazione sociale
comprano Ferrari o Porsche, i
ricchi colti del New England,
di New York e della California comprano Mercedes e
BMW, quelli colti ma meno
ricchi Volvo e – una volta –
SAAB. In questi primi anni
post crisi gli americani hanno
anche iniziato a far attenzione al
prezzo del carburante che, dopo
essere raddoppiato tra il 2008 e
il 2011 (cioè nei primi tre anni
dall’inizio della crisi), oggi è
attestato, a seconda del marchio
del distributore e della contea,
tra i 3 e i 3,80 dollari al gallone.
Poiché un gallone è 3,78 litri,
un litro di benzina negli U.S.A.
costa dai 79 centesimi di dollaro
a 1,0065 dollari al litro, cioè da
51,35 centesimi a 70,45 centesimi di Euro, un prezzo elevato
per l’americano medio, che guadagna poco e viaggia moltissimo
(un’auto usata che abbia percorso 150.000 chilometri è considerata seminuova, un affarone).
Ed eccoci alla patente di guida
americana (Driver’s License). In
primo luogo essa si presenta dello stesso formato di una carta di
credito, alla quale somiglia: è di
plastica rigida, riporta gli estremi del titolare e la sua foto annegata nella plastica, presenta sul
retro una banda magnetica che
contiene i dati della persona ed
è diversa per ogni Stato. Infine,
funge da documento di identità perché negli Stati Uniti non
esiste l’equivalente della nostra
Carta d’Identità. Inoltre è usatissima perché pochi americani
hanno il passaporto: raramente escono dai confini del paese
perché costa troppo e soprattutto perché lavorano sempre, in
media hanno 12 giorni di ferie
l’anno contro il nostro mese tra
Pasqua, Natale, agosto e feste
comandate. L’età di ottenimento
della patente cambia da Stato a
Stato: ad esempio. nel Wyoming
si può ottenere l’equivalente del
nostro foglio rosa a 12 anni e 9
mesi e la patente a 16 anni e 6
mesi, mentre nel vicino Montana bastano 16 anni. A New York
ce ne vogliono 17 come in California, mentre a Washington
D.C. ce ne vogliono 21 per poter
guidare sia di giorno sia di notte,
mentre per guidare solo di giorno
ne bastano 16 e mezzo. La ragione per la quale la patente viene
concessa ad un’età così giovane
risiede nelle caratteristiche degli
Stati Uniti, paese enorme e poco
abitato: la sua superficie è quasi
uguale a quella della Cina, ma vi
abita il 20% degli abitanti della
Cina. Inoltre, se si considera che
solo 10 città sono sopra il milione di abitanti (in Cina sono oltre 100), si deve concludere che
molti Stati sono quasi disabitati:
l’Alaska è grande sei volte l’Italia e ci abitano 700.000 persone,
di cui 350.000 in una sola città,
Anchorage, l’Oregon ha una superficie simile a quella dell’Italia
ed ha 3.800.000 abitanti, di cui
550.000 vivono a Portland, la
città più importante. Altrettanto
bisogna dire per il South e North
Dakota, il Wyoming, l’Indiana,
l’Idaho, lo Utah. Poiché la gente
è poca e lo spazio è tanto, la terra
agricola non costa nulla: ne deriva che chi decide di fare l’agricoltore accetta implicitamente di
condurre una vita da anacoreta.
Nel citato North Dakota è comune che tra una fattoria e l’altra
vi siano anche 40 chilometri.
In mezzo, solo campi di mais
che costeggiano rettilinei interminabili. In queste condizioni,
anche per motivi di sicurezza è
importante che un ragazzo impari a guidare prima possibile
per poter far fronte s qualsiasi
emergenza. Dove imparano a
guidare i ragazzi americani? A
scuola. Qui, a partire dalla nostre scuole medie un professore
fa da istruttore di Scuola Guida e
più o meno a 16 anni tutti hanno
la patente. Come la ottengono?
Superano un quiz e una prova
su strada, oltre al consueto esame della vista. La prova scritta
comprende un quiz (in alcuni
stati è possibile chiedere di sostenere la prova in spagnolo, che
è poi lo spagnolo messicano,
molto diverso dal castigliano).
La prova di guida è gestita da società
private e prevede le manovre classiche
(retromarcia e parcheggio), unite a prove di rispetto di limiti e regole. Le più
velenose per l’italiano che volesse prendere la patente negli U.S.A. sono: cosa
si fa se si è sulla corsia di destra e si deve
svoltare a destra col semaforo rosso?
Da noi si aspetta, lì si passa, dopo aver
osservato che non sopraggiunga nessuno. Regolarmente, l’italiano aspetta il
verde e rifà l’esame. Inoltre, sempre per
svoltare a destra basta mettere la freccia
e guardare nel retrovisore? No, bisogna
girarsi fisicamente e guardare alla propria destra attraverso il vetro posteriore
per osservare anche l’angolo cieco che
il retrovisore non copre. Regolarmente,
l’italiano mette la freccia, guarda il retrovisore, svolta e rifà daccapo l’esame.
La patente italiana vale negli U.S.A.?
Ci vorrebbe quella internazionale (si
ottiene facilmente, è solo un documento
integrativo della nostra patente) ma anche la nostra è generalmente accettata.
Certo, se la Polizia ti ferma, la tua patente è l’ultimo dei problemi: se ti ferma vuol dire che hai commesso una infrazione e lì vige la regola “Violazione
= Sanzione”, tranne quando ti danno un
Warning, che è come il cartellino giallo
dell’arbitro: alla prossima infrazione,
le paghi tutte e due, ed è meglio di no,
spesso la sanzione dopo il warning è
una notte in galera.
(Maple Leaf)
Fardelli d’Italia
Il veggente professionista e la previsione sempre smentita dai fatti
U
no degli sport più praticati
da coloro che occupano
posizioni di rilievo nella società
è la formulazione di previsioni
puntualmente smentite dai fatti.
In quest’arte eccellono spesso
personaggi di fama mondiale
degni della massima ammirazione finché si occupano del
loro mestiere e molto meno
quando preconizzano il futuro.
Il popolarissimo settimanale tedesco Bild ha recentemente aggregato un certo numero di tali
previsioni: in testa troviamo
Albert Einstein, stella di prima
grandezza nel firmamento della
scienza, vincitore del Premio
Nobel per la Fisica a 42 anni
nel 1921 “for his services to
Theoretical Physics, and especially for his discovery of the
law of the photoelectric effect”,
“per i suoi meriti nella Fisica
Teorica e specialmente per la
scoperta della legge dell’effetto fotoelettrico”. Ebbene,
Einstein nel 1932 spara questa
previsione: “Non c’è la minima
possibilità di sviluppare energia atomica”. Sei anni più tardi,
nel 1938, Enrico Fermi vince il
Premio Nobel per la Fisica “per
le sue dimostrazioni dell’esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti da irraggiamento
neutronico e per la scoperta delle
reazioni nucleari causate dai neutroni lenti”. Passando dalla scienza alla politica, l’allora Presidente
della Bassa Sassonia e più tardi
Cancelliere Gerhard Schroeder
nella primavera del 1989 dichiara: “Dopo 40 anni di Repubblica
Federale Tedesca è bene non illudere più i tedeschi dell’Est su una
possibile riunificazione”. Passa la
primavera, poi l’estate, poi giunge l’autunno e il 9 novembre, a
sei mesi dalla dichiarazione, il
muro di Berlino viene abbattuto, il regime comunista dell’Est
collassa come un soufflé uscito
troppo presto dal forno e i due
popoli tornano uniti. Sull’onda
dell’entusiasmo per la riunificazione e per la fresca vittoria della
Germania ai mondiali del 1990 in
Italia, Franz Beckenbauer proclama: “Assommando anche in futuro i giocatori della ex Germania
Est a quelli della Germania Ovest
avremo una nazionale tedesca che
sarà imbattibile a livello mondiale”. Da allora, la nazionale tedesca è rimasta a bocca asciutta per
24 anni, fino al recente mondiale
del Brasile. Giusto per restare in
Germania e per tornare alla scienza, Philipp Johan Gustav Von
Jolly, eminente fisico tedesco,
nel 1874 sconsigliò vivamente
un giovane e brillante studioso,
Max Planck, dal proseguire nello
studio della fisica perché si trattava di una scienza ormai esausta:
quello che c’era da scoprire era
stato scoperto. Planck non gli diede retta, proseguì nei suoi studi
e nel 1900 pubblicò le sue teorie
sul comportamento della materia,
delle radiazioni e delle reciproche
interazioni: era nata la meccanica
quantistica, che valse a Planck il
Premio Nobel per la Fisica nel
1918. La Teoria dei Quanti di
Planck fu anche alla base di importanti invenzioni: la più antica
è stata il transistor, la più recente
il laser. Comunque, le previsioni
clamorosamente sbagliate sono
bazzecole in confronto ad altre
formulate da personaggi meno
autorevoli ma ugualmente noti.
Ad esempio, nel 1943 il cofondatore, Presidente e CEO (fino alla
morte) della IBM Thomas Watson
affermò che in futuro ci sarebbero state al massimo solo cinque
persone interessate a comprare un
computer da impiegare nella vita
di tutti i giorni, quindi non valeva
la pena di impegnarsi per realizzare un Personal Computer: oggi
nel mondo vengono accesi ogni
giorno oltre un miliardo di PC,
di cui il 58% in Europa e U.S.A..
Pensiamo poi alla macabra previsione che definì “inaffondabile” il
Titanic: come è noto, si inabisso
affondò dopo la collisione con un
iceberg durante il viaggio inaugurale. Ancora: uno dei nemici
più ostili del cinema fu Charlie
Chaplin, che nel 1916 dichiarò
fermamente che la gente voleva
vedere attori in carne ed ossa sui
palcoscenici, non ombre su teloni bianchi. Ebbene, fu lui stesso
a smentirsi diventando il primo e
più famoso attore della storia del
cinema. Un altro clamoroso caso
di previsione contro se stesso fu
quello di Gottlieb Daimler, pioniere dell’industria automobilistica tedesca: alla fine del 1800 aveva pronosticato che si sarebbero
vendute nel mondo al massimo
un milione di auto, anche perché
non ci sarebbero stati mai abbastanza guidatori. E ora torniamo
alla scienza: è noto che Sigmund
Freud era un robusto consumatore di cocaina: la usava come
antidolorifico soffrendo di un tumore alla bocca per cui era stato
operato oltre trenta volte. Ebbene, egli affermò che la cocaina
sarebbe diventata uno stimolante
molto più diffuso dell’alcol e ne
minimizzò sia la dipendenza, sia
gli effetti collaterali, pur ricono-
scendo le difficoltà nella sua commercializzazione. Oggi, probabilmente bisogna
riconoscere che la sua previsione non fu
poi tanto sballata. E, per finire, lasciamo
il Bild e scendiamo a casa nostra. Come è
noto, da qualche anno gli arbitri nei campionati brasiliano e argentino sono dotati
di uno spray con cui tirano una riga per indicare dove si deve posizionare la barriera
in occasione di punizioni di prima. Altrettanto, segnalano con un cerchio il punto in
cui va sistemato il pallone. L’esperimento piace al Presidente della FIFA Joseph
Blatter, che si dichiara entusiasta: non ci
saranno più discussioni su dove piazzare
la barriera; inoltre, la riga tirata con un liquido bianco dopo pochi minuti svanisce
senza lasciare tracce. Il capo degli arbitri
di casa nostra, Marcello Nicchi, invece dichiara: “Sono quelle cose spettacolari
che, però, non servono a niente. In Italia ne farei volentieri a meno, sarebbe
una cosa ridicola anche perché, come
avete modo di vedere anche voi con il
mezzo televisivo, nel nostro campionato le distanze sulle punizioni sono
tutte ben collocate” (ndr: ma ne siamo
sicuri?). Nicchi prosegue indomito:
“A che serve? Ci mancherebbe anche
l’arbitro che va in giro con la bomboletta in tasca! La ritengo un’ulteriore
sciocchezza”. Oggi il mondo plaude
alla riga bianca che svanisce, felicemente adottata ai Campionati Mondiali in Brasile.
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(Sting)