02.Inizi XIX sec - I blog di Unica
Download
Report
Transcript 02.Inizi XIX sec - I blog di Unica
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CAGLIARI
FACOLTA’ DI ARCHITETTURA
Corso di Laurea in Scienze dell’Architettura_L17
Corso di Teoria e Storia del Restauro
Il restauro nel XIX secolo
I primi anni dell’Ottocento: Francia, Regno Unito, Italia
prof. arch. Caterina Giannattasio
Francia
La necessità di definire una teoria del restauro
Periodo della rivoluzione e napoleonico (1790-1820)
movimento iconoclasta
1) Soppressione di stemmi patrizi, decorazioni, scultura
2) Scritte sugli edifici simbolici dell’ancien régime
3) Affermazione di uguaglianza universale, demolendo campanili, guglie, immagini di
santi, che offuscano il culto della Dea Ragione, ovvero tutti quei simboli che
rappresentavano le classi sociali di potere, ovvero l’aristocrazia e la Chiesa
4) Devastazioni di chiese, eliminando tutto quanto fosse d’intralcio per lo svolgimento
di incontri, inserendo spesso altari della patria
5) Spoliazione per la vendita, in modo da incrementare gli introiti dello Stato
6) Distribuzione di arredi sacri ai personaggi distintisi nelle insurrezioni
La necessità di definire una teoria del restauro
Periodo della rivoluzione e napoleonico (1790-1820)
Come affrontare i danni conseguenti al movimento iconoclasta?
1) Manca del tutto una teoria cui fare riferimento
2) Manca una base empirica
Di fronte ad una tale situazione non si sa come operare!
Anche l’esperienza italiana non può rappresentare un punto di
riferimento, a causa del differente stile architettonico degli edifici in
oggetto Ciò spinge verso la necessità di definire una TEORIA DEL
RESTAURO per salvare i beni monumentali della nazione. Ma solo nel
quarto decennio dell’Ottocento si stileranno i primi enunciati dottrinari
e si darà corpo ad un’efficiente e strutturata organizzazione
amministrativa.
La necessità di definire una teoria del restauro
Periodo della rivoluzione e napoleonico (1790-1820)
1) Quatremère de Quincy è uno dei primi esponenti del mondo intellettuale, già
impegnato durante gli anni novanta del Settecento, a sottolineare l’importanza di una
politica di salvaguardia del patrimonio storico-artistico.
2) In questi anni anche Alexandre Lenoir (1791) cerca di porre freno all’abbandono dei
beni, che venivano solitamente lasciati in depositi, creando un percorso espositivo
cronologico nella struttura dei Petits Augustins - mediante la raccolta di manufatti del
XIII-XVI secolo - poi soppresso nel 1806, in quanto si accusò Lenoir di aver distrutto
numerosi edifici e di non aver rispettato il principio dell’autenticità storica, invocando
addirittura di completare gli edifici danneggiati per consentire una migliore
comprensione al pubblico.
3) Numerosi letterati mostrano un crescente interesse per l’architettura medievale,
proprio conseguentemente ai danni arrecati al movimento iconoclasta, e contestano i
primi interventi di restauro, effettuati in maniera casuale, senza una base teorica di
supporto (Victor Hugo, Guerre aux démolisseurs) François René de Chateaubriand
(1768-1848), Arcisse de Caumont (1801-73), Charles de Montalembert (1810-70), etc.
Il ritorno al gotico
Periodo della rivoluzione e napoleonico (1790-1820)
L’evento cruciale in questo periodo è rappresentato da un nuovo
interesse per il gotico
Ragioni
1) Continuità di cantiere
2) Influenza di artisti, letterati, uomini di cultura, archeologi
3) Reazione alle dottrine accademiche
4) Influenza della cultura popolare, che sostiene un generalizzato gusto
per il passato, riconoscendo il mondo gotico come quello che meglio
risponde a ragioni religiose, politiche e nazionali
Il ritorno al gotico
De Chateaubriand, Le Génie du Christianisme_1802 (considerato dalla
storiografia come 1° ‘manifesto’ del medievalismo in Francia)
condanna la cultura illuministica e le forme del mondo classico, simbolo
del paganesimo, della vita mondana, della schiavitù, della corruzione,
cui contrappone il ‘bello morale’, rappresentato dal mondo gotico,
specchio della civiltà cristiana e dei sentimenti popolari, di religiosità e
misticismo
Hugo, Guerre aux démolisseurs_1825-32
esalta la spiritualità romantica delle cattedrali gotiche che il popolo
francese vuole difendere dal vandalismo rivoluzionario e dalla
speculazione edilizia conseguente alla rivoluzione industriale, nonché
dall’accademicismo che persegue la ‘maniera classica’
Regno Unito
Il ritorno al gotico
Il ritorno al gotico si manifesta fortemente anche in Inghilterra, già dalla
fine del ‘700.
Tale stile viene esaltato perché è quello che meglio suggerisce uno stato
d’animo, una piacevole malinconia, ben suscitabile, in particolare, dai
monumenti in stato di rovina, i quali evocano il trionfo del tempo
sull’opera dell’uomo.
Si tratta di uno stile che ha, inoltre, un’evidente vena naturalistica,
capace di suscitare il sentimento del ‘sublime’ (Burke).
La rovina viene vista in 2 modi:
1) come intreccio di arte e natura dominato dal tempo, di cui si ammira
la bellezza e che provoca malinconia;
2) come testimonianza di un evento umano, documento materiale di
storia.
Il ritorno al gotico
Il pittoresco e la nostalgia per il Medioevo
1) XVI sec.: con l’atto di supremazia di Enrico VIII sulla chiesa cattolica, il gotico
era diventato stile nazionale, lo stile della religione protestante
2) XVII-XVIII sec.: Wren, Hawksmoor, Kent, utilizzano il gotico per uniformarsi
alle preesistenze
3) fine XVIII - inizio XIX sec.: il gotico è adoperato in base ad una volontà ben
precisa, legata alla poetica del pittoresco Impegno di uomini di cultura,
quali:
• Horace Walpole (1717-97), iniziatore del gusto per il gotico e per la sua
architettura, che applica nella casa di Strawberry Hills (1753)
• Walter Scott (1771-1832), padre del romanzo storico
• George Gilbert Scott (1811-78)
4) XIX sec.: spinta del movimento di rinascita cattolica: A.W. Pugin (1812-52)
ritrova nel mondo medievale i fondamenti dell’etica cristiana
Rispetto alla Francia, dove si vive un momento di vero e proprio revival gotico
(prescelto perché considerato lo stile più razionale e antiaccademico) in
Inghilterra tale stile è sempre stato protagonista, per cui può essere
appropriato parlare di survival
Italia
Il restauro nei primi anni del XIX secolo
Per l’affinamento della metodologia operativa nel campo del restauro si
rendono fondamentali gli apporti:
1) dell’archeologia:
-scavo stratigrafico
-attività classificatoria
-ricerca archivistica e documentaria
-studi linguistici
2) della maturazione propria del Settecento dei concetti di:
-reversibilità
-minimo intervento
-distinguibilità
Il restauro nei primi anni del XIX secolo
Di fondamentale importanza sono anche alcuni editti:
1) Editto del Cardinale G. Doria Pamphili (1802)
• attenzione volta tanto ai monumenti quanto alle “belle opere dell’Antichità”
• divieto di effettuare scavi clandestini
• norme contro l’esportazione delle opere di pittura
• norme a favore della conservazione delle opere d’arte
• norme contro la rimozione delle opere d’arte dalle chiese
• norme contro la rimozione di materiali dagli antichi edifici
• denuncia all’autorità pubblica delle opere conservate in collezioni private, ai fini della
loro catalogazione, e dei ritrovamenti fortuiti
2) Editto del Cardinale B. Pacca (1820)
• norme contro la demolizione, anche parziale, degli antichi edifici e delle “antiche
celebri Strade”
• contro restauri di scarsa qualità e spesso inutili
• documentazione di quanto scoperto
3) Editto di Ferdinando I re delle Due Sicilie (1822)
• riprende i suddetti concetti
• istituisce la Commissione di Antichità e Belle Arti
Il restauro nei primi anni del XIX secolo
Nasce un nuovo rispetto per le opere antiche derivante dal fatto che presente
e passato, finora uniti nella continuità del fare, si pongono come due momenti
contrapposti.
Il presente ritrova e intende il passato con un processo, di natura logica
piuttosto che intuitiva, di valutazione e giudizio da ciò discende l’esigenza di
rispettare le testimonianze materiali dell’antico come dati storici permanenti,
non più soggetti a sostituzione o al libera interpretazione
Si tratta di una rinnovata coscienza storica, fondata sul concetto di valore
dell’opera d’arte riconoscimento del valore si postula il principio della
conservazione
Nel 1825 papa Leone XII definisce i criteri per la ricostruzione della basilica di S.
Paolo fuori le mura: il monumento è inteso come una compiuta e perfetta
unità formale, da considerare immutabile e da proteggere, liberandolo, se
necessario, da aggiunte improprie o arbitrarie conservare e tramandare
memorie, nonché valori spirituali
Il restauro nei primi anni del XIX secolo
1809-14 Dominio francese
Napoleone crea la Consulta Straordinaria per gli Stati Romani, poi
sostituita dalla Commissione degli Edifici Civili, per custodire e
mantenere a spese del governo francese i monumenti di Roma,
portando avanti ambiziosi programmi, volti ad incrementare il prestigio
della città, tali da rispecchiare il potere dello Stato.
Esponenti italiani: Fea, Camporesi, Stern, Valadier
Esponenti francesi: barone de Gerando, barone de Tournon, Gisors
L’atteggiamento dei francesi in materia di conservazione si fonda su un
approccio basato sull’approfondita conoscenza delle strutture, ovvero
della loro consistenza e del loro stato di conservazione, per poi giungere
alla definizione di prescrizioni.
Il restauro archeologico
Restauro archeologico
perché volto alle opere dell’antichità
perché eseguito con un rigore che anticipa metodi e
acquisizioni che saranno, poi, della moderna archeologia
Nel restauro architettonico due grandi novità sono rappresentate dagli interventi di
Raffaele Stern (1774-1820) su:
Colosseo
a) rispetto filologico per il monumento
b) apprezzamento piranesiano, romantico, per la rovina in sé
Arco di Tito
a) progetto apparentemente mosso da ragioni di economia, ma che in realtà è frutto di
una profonda maturazione
b) esemplare per gli interventi futuri, tanto lodato da Quatremère de Quincy, perché
fondato sul concetto di distinguibilità tra le parti
c) rispetto dell’autenticità del monumento, considerato come ‘modello’ del passato
Il restauro archeologico
Carattere ‘diacritico’, mirante ad assicurare le necessarie reintegrazioni,
non danneggiando l’unitarietà e la leggibilità dell’immagine ‘restaurata’,
ovvero garantendone l’autenticità.
Ciò attraverso semplici accorgimenti (probabilmente suggeriti da Gisors,
in particolare per il restauro dell’arco di Tito), quali:
• cambio di materiale
• semplificazione delle forme
• differente trattamento superficiale
• allusione alle parti perdute
Gli interventi sul Colosseo
Roma, Colosseo e Arco di Tito in una veduta di G.B. Piranesi, il quale effettua
numerose vedute e incisioni che immortalano i monumenti, al fine di
conservarne la memoria.
Gli interventi sul Colosseo_Stern
1806-07 (sotto il pontificato di Pio VII) Sperone orientale del Colosseo
ad opera di Raffaele Stern
Intervento effettuato nel totale rispetto del monumento, con distacco
critico, volto tanto alla difesa della sua materiale consistenza quanto ai
segni del tempo trascorso
Stern ‘congela’ una progressiva e accelerata caduta, murando
semplicemente le arcate dissestate e mantenendo, nella posizione
acquisita, i conci smossi
Attraverso la collocazione di un semplice sperone, evitando peraltro
spese eccessive, avrebbe garantito la stabilità della struttura
moderna forma di rispetto dell’antico e predisposizione romantica al
rovinismo
Gli interventi sul Colosseo
Roma, Colosseo.
Gli interventi sul Colosseo
Roma, Colosseo. L’intervento di
restauro realizzato da Raffaele Stern
(1806).
Roma, Colosseo. Affresco conservato nella
Galleria Clementina del Vaticano. Nella
rappresentazione lo sperone e le
tamponature, attualmente in mattoni a
vista, sono intonacate.
Gli interventi sul Colosseo
Gli interventi sul Colosseo
Gli interventi sul Colosseo_Valadier
1826 Valadier interviene sul lato opposto del Colosseo
Intervento consistente nella realizzazione di un contrafforte, secondo alcuni di
‘sapore pedantesco’, in mattoni e travertino, restituendo in parte le antiche
forme, come se il crollo dell’anello esterno dell’anfiteatro fosse avvenuto in
modo tale da costituire una sorta di naturale barbacane atto a bloccare lo
sfaldamento progressivo delle arcate.
Il travertino è utilizzato esclusivamente per le basi delle colonne, i capitelli, i
cornicioni ed i piloni, per metà della loro altezza, limitando l’uso di tale
materiale, forse per motivi economici, solo alle parti più sollecitate.
Il barbacane è dato da arcate in numero decrescente dal basso verso l’alto,
garantendo la stabilità delle strutture e, al contempo, rispondendo ad esigenze
di ordine estetico.
Oggi le parti aggiunte sono distinguibili, ma all’epoca, secondo P. Marconi, le
superfici erano intonacate e tinteggiate in color travertino, come forse era lo
sperone dello Stern.
Gli interventi sul Colosseo
Roma, Colosseo.
Gli interventi sul Colosseo
Roma, Colosseo. L’intervento di
Giuseppe Valadier.
Roma, Colosseo. Schizzi di progetto
dell’intervento di chiusura e di
puntellatura (1823).
Gli interventi sull’Arco di Tito
Struttura che fino al XV sec. era rimasta inserita nelle fortificazioni dei
Frangipane, e che in età medievale subì notevoli danni, essendo
utilizzata, insieme al Colosseo, come cava di marmo.
1818-20 Stern esegue opere di puntellatura. Definisce poi il progetto,
prevedendo l’uso di materiale diverso da quello originario, ovvero
travertino anziché marmo.
1820 a causa della morte di Stern subentra Valadier, il quale produce
una relazione a stampa (Narrazione artistica).
Qui precisa di aver trovato già in sito i pezzi di travertino ordinati da
Stern, per cui la volontà di distinguibilità va riconosciuta e questi.
Effettua un accurato lavoro di anastilosi, tema caro alla cultura
neoclassica, ma in antitesi con quello elaborato da Stern per il Colosseo.
Gli interventi sull’Arco di Tito
Nel suo scritto Valadier descrive accuratamente lo stato di conservazione
dell’arco e la sua forma originale, restituita tramite:
• lo studio diretto
• i raffronti con monumenti analoghi (archi di Traiano ad Ancona e
Benevento)
• osservazioni di carattere statico
Per l’esecuzione dell’intervento di anastilosi adotta una metodologia che
poi verrà applicata in molti restauri, consistente nel contrassegnare e
numerare tutti i pezzi che prevede di smontare, per facilitarne il
rimontaggio.
Ricostruisce la massa intera dell’arco, restituendone l’insieme volumetrico,
trattando gli elementi di dettaglio con forme semplificate e per superfici
d’inviluppo, o realizzando colonne prive di scanalature.
Anastilosi = ricomposizione di una struttura in blocchi o conci di pietra
montati a secco, come i rocchi delle colonne, con parziali e ben sicure
reintegrazioni.
Gli interventi sull’Arco di Tito
Roma, l’Arco di Tito in una veduta di G.B. Piranesi (1760).
Gli interventi sull’Arco di Tito
Roma, Arco di Tito. Le zone ricostruite in travertino si differenziano dalla parte originaria
anche perché trattate per linee di inviluppo.
Gli interventi sull’Arco di Tito
A.J.M. Guéneoin, resti dell’Arco di Tito
dal lato del Colosseo. Rilievo effettuato
dall’Accademia di Francia a Roma.
L’Arco di Tito scompaginato e ricomposto
secondo il progetto di G. Valadier.