Transcript LEX GRATIAE - Aracne editrice
LEX GRATIAE IL DIRITTO NELLA CHIESA
Direttore
Miguel Ángel O Pontificia Università della Santa Croce
Comitato scientifico
Maia L Fraternità Francescana di Betania Paolo B Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese Antonio T Ordine Avvocati Trani
LEX GRATIAE IL DIRITTO NELLA CHIESA Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.
M , – La collana si propone di approfondire la riflessione nell’ambito dell’
ars canonica
, intesa come arte del giusto e dell’equo. I diversi contributi si prefiggono il compito di collaborare alla creazione di una cultura giuridica di ampio respiro che sappia distaccarsi da un mero nor mativismo e comprendere l’essenza del diritto nella Chiesa e il suo imprescindibile legame con la dimensione della giustizia.
Maia Luisi
Gli istituti misti di vita consacrata
Natura, caratteristiche e potestà di governo
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I edizione: novembre
Indice
Abbreviazioni
Introduzione
Capitolo I
Il dibattito contemporaneo sulla potestà negli istituti di vita consa crata:
status quæstionis .
. Primi passi intorno alla potestà degli istituti di vita consacrata: il canone , – .
. Sguardo retrospettivo verso la potestà dominati va, – .
. Un ponte fra il Codice del e il Codice del : José Luis Gutiérrez, – .
. Identificazione con la potestà di giurisdizione, .
. Una potestà di natura carismatico–spirituale, – .
– . La non identi ficazione con la potestas regiminis ecclesiastica, conclusive, .
– .
. Osservazioni Capitolo II
La potestà degli istituti di vita consacrata alla luce dell’ordinamen to ecclesiale
.
. Un primo riscontro legislativo: la promulgazione di alcune parti del Codice per la Chiesa Orientale, – .
. Ulteriori conferme nella rispo sta della Commissione Pontificia per l’interpretazione del Codice, – .
. La delega della Suprema Giurisdizione nell’allocuzione
Haud me diocri
di Pio , superiori religiosi, – – .
.
. Documenti extra conciliari sulla potestà dei . Documenti conciliari, – .
. Altri docu menti post–conciliari, codificazione vigente, – – .
. La potestà degli istituti religiosi nella .
. La potestà degli istituti di vita consacrata nel CCEO, – .
. Osservazioni conclusive, .
Capitolo III
Riflessioni sulla natura clericale, laicale e mista degli istituti di vita consacrata a partire dal CIC e dal Sinodo dei Vescovi del
.
. Criteri di identificazione degli istituti di vita consacrata nel canone
Indice , – .
. Natura degli Istituti di vita consacrata, – Vescovi , – .
.
. Il Sinodo dei . Sguardo panoramico sugli istituti misti: riflessioni conclusive, .
Capitolo IV
La potestà esercitata negli istituti misti
.
. La specificità degli istituti misti, – .
. La potestà necessaria per governare un istituto misto di vita consacrata, – .
. Ministerium auc toritatis negli istituti misti di vita consacrata, – .
. Conclusioni, .
Conclusioni
Bibliografia
Abbreviazioni
AA AAS ASS can. / cann.
cfr.
CCEO CIC oppure CIC ‘83 CIC ‘17 CICO CISM CIVCSVA C.M.F.
Cost. Ap.
C.S.
EE ES FFB IVC LG m.p.
MR O.F.M.
O.F.M. Cap.
PC PCCAI PCCICOR SCICO Scris S.D.B.
SVA USG USMI VC Abbreviazioni Apostolicam actuositatem Acta Apostolicæ Sedis Acta Sanctæ Sedis canone/canoni confronta Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium Codex Iuris Canonici 1983 Codex Iuris Canonici1917 Codex Iuris Canonici Orientalis Conferenza Italiana Superiori Maggiori Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica Congregatio Missionariorum Filiorum Immaculati Cordis Beatæ Mariæ Virginis Costituzione Apostolica Congregatio Missionariorum a S. Carolo Elementi essenziali dell’insegnamento della Chiesa sulla vita religiosa Ecclesiæ Sanctæ Fraternità Francescana di Betania Istituto di vita consacrata Lumen Gentium motu proprio Mutuæ relationes Ordo Fratrum Minorum Ordo Fratrum Minorum Capuccinorum Perfectæ Caritatis Pontificia Commissio ad Codicis Canones authentice interpretandos Pontificia Commissio Codici Iuris Canonici Orientalis Recognoscendo Schema novissimum Codicis Canonum Ecclesiarum Orientalium Sacra Congregatio pro Religiosis et Institutis Sæcularibus Societas Sancti Francisci Salesii Società di Vita Apostolica Unione Superiori Generali Unione Superiore Maggiori d’Italia Vita Consecrata
Introduzione
« Vos autem non sic, sed qui maior est in vobis, fiat sicut minor; et qui præcessor est, sicut ministrator ».
L , Il presente lavoro nasce dal desiderio di approfondire dal punto di vista canonico la questione della potestà esercitata da chi è chiamato ad assumere il servizio dell’autorità in un istituto di vita consacrata, con una particolare attenzione a quella tipologia di istituti che la dottrina, sulla scia dell’esortazione apostolica
Vita Consecrata
, definisce “istituti misti”: quegli istituti cioè configurati nel progetto di fondazione come fraternità, ai quali appartengono, sulla base di una stessa consacrazione e di uno stesso carisma, membri chierici e non chierici (VC nel primo capitolo, accennando alla questione della del e alla successiva riflessione canonica.
Il passo successivo è stato quello di tracciare le fila dello ).
Ci è sembrato necessario tracciare le basi della nostra riflessione,
potestas dominativa
a partire dal contributo del Suárez, per poi approdare alla codificazione
status quæ stionis
della dottrina canonistica attuale circa la potestà esercitata dai superiori degli istituti di vita consacrata. Per una maggiore chiarezza espositiva abbiamo fatto idealmente confluire le posizioni più signifi cative in due grandi gruppi: nel primo abbiamo analizzato il pensiero degli autori che identificano la potestà esercitata negli istituti di vita consacrata con la potestà di giurisdizione; nel secondo gli autori che ritengono tale potestà di diversa natura.
Le considerazioni del secondo capitolo si fondano su di un’analisi dell’ordinamento ecclesiale circa la questione della potestà: a partire dalla prima pubblicazione di alcune parti della codificazione orien tale nel , un punto fermo è stata l’analisi dell’allocuzione
Haud mediocri
di Pio , seguita da una risposta autentica del PCCAI. Con queste basi è stato possibile approdare al Concilio Vaticano , che
Introduzione
pur non a ff rontando direttamente la questione, ha contribuito ad illu minare la nostra ricerca circa la natura della potestà esercitata in un istituto religioso; infine, attraverso l’analisi e la comparazione della codificazione latina e della codificazione orientale su tale questione sono emerse significative analogie e di ff erenze, che hanno informato di sé la riflessione successiva.
Il terzo capitolo si apre con un’analisi del canone si trova ad essere il quadro normativo di riferimento per la tipizzazio ne degli istituti religiosi. Sulla base di LG , abbiamo letto questo canone, che chiarisce l’indole degli istituti in base all’assunzione del l’esercizio dell’ordine sacro, alla luce del canone , che assumendo la distinzione, per divina istituzione, tra fedeli chierici e fedeli laici, asserisce che dagli uni e dagli altri provengono quei fedeli che scelgono di consacrarsi a Dio in modo speciale mediante voti o altri vincoli sacri. Siamo così approdati al Sinodo dei Vescovi del del CIC, che , sulla vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo.
Questo evento ecclesiale è stato fondamentale per la nostra que stione: in un percorso iniziato dall’analisi dei
Lineamenta
prima e dell’
Instrumentum laboris
stione degli “istituti misti” sia stata una delle problematiche più sentite e più a ff poi, abbiamo potuto rilevare come la que rontate dalla riflessione previa al Sinodo. Lo studio degli inter venti dei Padri nell’assise sinodale e delle
Propositiones
presentate al Sommo Pontefice ha permesso di leggere l’esortazione apostolica
Vita Consecrata
,promulgata da Giovanni Paolo un riferimento esplicito, come abbiamo detto all’inizio, alla questione degli “istituti misti”.
L’esortazione apostolica istituti laicali di cui al can.
Vita Consecrata
nel , nella quale c’è rimane al momento l’u nico “locus”magisteriale nel quale c’è un riferimento alla tipologia degli “istituti misti”, accanto a quella degli istituti clericali e degli : va da sé che non è abile a tracciare un quadro normativo su ffi ciente per delineare una categoria di istituti di vita consacrata. Questa considerazione tuttavia non scoraggia una riflessione canonistica: anzi, ha il merito di stimolare un dibattito, in verità già piuttosto acceso, che ha in sé l’intento di superare non pochi pregiudizi, resistenze e tensioni attraverso il dialogo e la colla borazione scientifica. In questo c’è lo sforzo particolare del canonista, teso a comprendere la realtà degli istituti misti per proporre soluzioni concrete, rispettose del
datum
ecclesiale.
Introduzione
In quest’alveo si colloca il capitolo , che rappresenta il nucleo della nostra trattazione. Abbiamo riflettuto, sulla base dei capitoli prece denti, sulla questione della potestà esercitata in un istituto “misto” di vita consacrata. Partendo da un’analisi circa la specificità degli istituti misti, alla luce delle diverse forme di vita consacrata presenti nella storia, abbiamo ritenuto opportuno presentare il contributo specifico di alcuni canonisti su tale questione. È stato a questo punto doveroso chiedersi quale sia la natura della potestà esercitata dai superiori di questi istituti, se e in quale modo essa sia legata all’ordine sacro, se ha il suo fondamento nella volontà dei membri o piuttosto nell’erezione canonica da parte dell’autorità competente, e infine quale sia il nesso tra tale questione e la natura e il fine dell’istituto secondo il progetto di fondazione.
Questo lavoro non ha alcuna pretesa di esaustività: tuttavia, si pro pone di portare un proprio contributo al districarsi di un dibattito che, iniziato — o meglio, consolidatosi — con la codificazione del ancora altre di ffi questo cammino.
, non ha ancora potuto vedere un epilogo. Alcune cose sono certe: è stata compiuta una lunga strada, ma non si è ancora giunti alla fine, e forse coltà sono riservate per chi si accinge a intraprendere
Capitolo I
Il dibattito contemporaneo sulla potestà negli istituti di vita consacrata:
status quæstionis
Questo capitolo, che introduce il nostro approfondimento sulla que stione della potestà degli istituti religiosi, si pone come punto di par tenza da cui non è possibile prescindere per una visione completa dell’argomento. Dopo una breve presentazione del canone nale, ma limitandosi piuttosto ad o ff , nel quale il Supremo Legislatore ha voluto porre il fondamento normativo circa la potestà esercitata negli istituti religiosi, senza tuttavia entrare in quello che da più parti è percepito come un delicato tema dottri concetto di
potestas dominativa
rire alcune norme pratiche per il suo esercizio, ci è sembrato necessario compiere dei passi indietro — esclusivamente dal punto di vista cronologico — ed approfondire il , che è alla base dell’attuale compren sione della potestà esercitata negli istituti religiosi, rifacendoci sia ai contributi principali della dottrina del tempo che ai testi normativi.
Solo in un secondo momento cercheremo di fissare lo stato della questione grazie all’apporto scientifico delle maggiori correnti di pensiero canonistiche attuali circa il tema da noi scelto, cercando di individuare nei contributi degli autori i punti forti da cui è bene non allontanarsi, senza timore di intravedere assieme a queste luci delle ombre, qualora ve ne siano, la cui individuazione è del resto necessaria per il nostro cammino verso l’approfondimento del tema della potestà esercitata negli istituti religiosi.
.
. Primi passi intorno alla potestà degli istituti di vita consacra ta: il canone
Il primo passo di questo nostro studio non può prescindere dalla presentazione del canone , che è uno dei riferimenti codiciali
Gli istituti misti di vita consacrata principali per iniziare a districarsi nel complesso canone fa parte delle
mare magnum
della potestà di governo esercitata negli Istituti di vita consacrata. Questo
Norme comuni a tutti gli Istituti di vita consacrata
, e si trova all’interno della parte, dedicata agli Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, del libro del Codice di Diritto Canonico,
Il popolo di Dio
. La versione italiana del Codice di Diritto Canonico alla quale faremo d’ora in poi riferimento o ff re la seguente traduzione : can.
§ . I Superiori e i capitoli degli istituti hanno sui membri quella potestà che è definita dal diritto universale e dalle costituzioni.
§ . Negli istituti religiosi clericali di diritto pontificio essi hanno inoltre la potestà ecclesiastica di governo, tanto per il foro esterno quanto per quello interno.
e § . Alla potestà di cui nel § – .
si applicano le disposizioni dei cann.
, Il primo paragrafo rende immediatamente evidente come il governo degli istituti sia eminentemente di due generi: il primo viene esercitato mediante un’autorità di tipo personale, costituita dai Superiori; il secondo invece è di carattere collegiale e viene esercitato attraverso organi pluripersonali quali appunto i Capitoli. Queste due forme di governo sono complementari e nessuna può essere esercitata in modo esclusivo .
. L’edizione del Codice di Diritto canonico cui ci riferiremo in questo lavoro è la seguente: P. L e J. I. A , (a cura di)
Codice di diritto canonico. Edizione bilingue commentata
; edizione italiana a cura di L. Castiglione, Roma – . D’ora in poi sarà indicata solo con CIC e il numero del canone cui ci si riferisce.
. A questo proposito giova ricordare la risposta della Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari contenuta nel
Decretum circa regiminis ordinarii rationem et religiosi sæcularizati accessum ad o ffi cia et beneficia ecclesiastica
del febbraio approvato da Paolo , che escluse la possibilità di un regime esclusivamente collegiale in risposta ad una domanda suscitata da certe esperienze di “nuovi metodi di governo” sperimentate in alcuni istituti religiosi. “Præhabito consultorum studio, in Cœtu Plenario dierum et Septembris , Patres huius Sacræ Congregationis sequentia dubia perpenderunt: . An, contra can.
, regimen collegiale ordinarium et exclusivum admitti fas sit, sive pro toto Instituto religioso, sive pro provincia, sive pro singulis domibus, ita ut Superior, si habetur, sit merus executor.
. [. . . ]. Ad primum: Negative. Ad mentem Concilii Oecumenici Vaticani (Decr.
Perfectæ caritatis
, ) et Adhortationis Pontificiæ
Evangelica testificatio
, n.
, [AAS ( ), p.
] ratione habita legitimarum consultationum necnon limitum a iure sive communi sive particulari receptorum, Superiores auctoritate frui debent personali”; in
.
Il dibattito contemporaneo sulla potestà negli istituti di vita consacrata
In questo primo paragrafo si accenna, con un’a ff ermazione oserem mo dire sfuggente, alla potestà esistente presso tutti gli istituti di vita consacrata. Il Supremo Legislatore, omettendo ulteriori precisazioni sulla natura e sull’origine di tale potestà, ha decisamente optato per una linea di non intervento nel delicato dibattito dottrinale. Il testo si presenta diviso in tre paragrafi: il primo tratta della potestà esistente presso tutti gli Istituti di vita consacrata ; il secondo della potestà eccle siastica di governo (
potestas regiminis
o
iurisdictionis
) che si aggiunge —
insuper
il terzo infine, come abbiamo appena sottolineato, applica alla potestà propria degli Istituti di vita consacrata alcune prescrizioni relative alla potestà di governo, in specie riguardo alla potestà ordinaria e delegata ex can.
— alla precedente negli Istituti clericali di diritto pontificio; – e all’esercizio della potestà esecutiva ex can.
– .
Dal canone emergono tali osservazioni: esiste una potestà “di base”, comune ai Superiori e ai Capitoli di tutti gli Istituti Religiosi; esiste una potestà ecclesiastica di governo, per il foro interno e per quello esterno, per gli Istituti clericali di diritto pontificio.
Il legislatore del aveva delineato la potestà dei Superiori religio si nel canone § , sotto il titolo
De Superioribus et de capitulis
.
,
De religionum regimine
, al cap.
§ . Superiores et Capitula, ad normam constitutionum et iuris communis, potestatem habent dominativam in subditos; in religione autem clericali exempta, habent iurisdictionem ecclesiasticam tam pro foro interno, quam pro externo .
In questo canone si parla di “potestà dominativa”e di “giurisdizione ecclesiastica”, ed appare chiaro che la prima, comune a tutti i Supe riori religiosi è distinta dalla seconda, propria invece delle Religioni clericali esenti. Il legislatore aveva scelto di non specificare di quale AAS ( ), pp.
– . La codificazione attuale (cann.
– ; – ) riconosce come il governo interno degli istituti religiosi sia attuabile in due modalità, quella personale i Superiori maggiori — e quella collegiale — i capitoli. Sono due forme complementari l’una all’altra, e nessuna può essere esercitata in modo esclusivo (cfr. anche PC ).
. Vale a dire Istituti religiosi, Istituti secolari, e Società di vita apostolica, a norma del can.
, che prescrive che “quanto è stabilito nei cann.
società di vita apostolica, tuttavia nel rispetto della natura di ciascuna di esse; alle società di cui nel can.
§ , si applicano anche i cann.
– ”.
– e si applica anche alle . In AAS ( ) pars.
, p.
.
Gli istituti misti di vita consacrata natura fosse la potestà dominativa, ma si era limitato ad affermare quali fossero i soggetti attivi e passivi di tale potestà, senza adden trarsi nella questione della natura, dell’origine, del fondamento o dell’ambito di applicazione.
Rispetto al tenore del can.
della precedente codificazione, ciò che balza subito agli occhi è che nel can.
dell’attuale codice è scomparso il termine di che tipo di potestà si stia parlando. L’intento di superare il problema ermeneutico creato dall’aggettivo in questione fa sì che se ne crei un altro, questa volta di natura sostanziale. Qual è la natura di questa potestà? Di che tipo di potestà si tratta?
Possiamo a questo punto fare delle brevi osservazioni: come abbia mo già a ff ermato, scompare rispetto al Codice del ‘ parola “dominativa” per indicare la potestà propria di tutti gli Istituti e viene scelto di non a ff
potestas dominativa
, non specificandosi di l’utilizzo della rontare esplicitamente la questione della natura di questa potestà. È una potestà che rende abili ad emettere atti di governo di natura esecutiva, ma che non si vuole definire
potestas regiminis exsecutiva
dottrinale si a ff , perché ad esercitarla sono anche dei Superiori non ordinati. Per evitare dunque una definizione canonica di una questione erma genericamente che i Superiori e i Capitoli godo no di quella potestà che è definita dal diritto universale e particolare.
Una cosa è certa: la potestà di cui godono i Superiori e i Capitoli non può essere intesa assolutamente come potestà di natura privata. Essa ha infatti gli stessi e ff etti della potestà esecutiva, come indicato dal § del can.
, ma non è definita “ecclesiastica”.
Pertanto è lecito domandarsi: qual è la natura della potestà dei Supe riori e dei Capitoli degli Istituti di Vita Consacrata? Dov’è finita la nota “potestà dominativa” che tanto ha fatto parlare di sé, specialmente dal Suárez in poi ? Stiamo parlando di una potestà pubblica o si possono trovare elementi che potrebbero far pensare ad una qualche potestà privata? La sua origine si trova nella potestà attribuita da Cristo agli apostoli e ai loro successori, oppure scaturisce dalla volontà conso . Fra gli autori soddisfatti di questa “assenza” ricordiamo Severino–María Alonso Rodríguez: “Risulta davvero significativo e doloroso che, per definire l’autorità nella vita consacrata, i giuristi non abbiano trovato altre espressioni meno infelici e contrarie alla verità evangelica di “potestà dominativa”. Questo fatto, doloroso e significativo, si spiega solo — senza possibile giustificazione — con un
contagio del paganesimo
”. A S.M.,
L’autorità nella vita consacrata. Un carisma di animazione e comunione
, Bologna .
.
Il dibattito contemporaneo sulla potestà negli istituti di vita consacrata
ciativa della comunità? Possiamo identificarla can.
sic et simpliciter
con la potestà di governo, “che propriamente è nella Chiesa per istituzione divina e viene denominata anche potestà di giurisdizione”, di cui al , alla quale sono abili “coloro che sono insigniti dell’ordine sacro, a norma delle disposizioni del diritto” e nel cui esercizio “i fedeli laici possono cooperare a norma del diritto”?
.
. Sguardo retrospettivo verso la potestà dominativa
Le domande appena poste ci obbligano ad allargare la nostra visuale di indagine e ad attingere ad un dibattito canonistico cronologicamente — ma come vedremo, non concettualmente — molto lontano da quello attuale . Tale dibattito inizia con il Suárez a cavallo fra i secoli e , trova il suo culmine con la promulgazione del Codice del , per poi continuare in modalità e sistematizzazioni di ff erenti fino al Codice del . Il concetto di
potestas dominativa
alla tradizione giuridica romanistica circa la tuttavia a
patria potestas
ff del onda le sue radici in un tempo ben più remoto, rifacendosi direttamente
pater familias
naturale ; per capirne inoltre l’origine nonché il processo evolutivo che approda all’elaborazione sistematica del Suárez bisognerebbe risalire almeno alla concezione scolastica che, partendo dal concetto di
traditio
mutuato dal diritto romano, elabora la teoria della solennizzazione della professione religiosa — considerata in analogia con il matrimonio — che come è noto è alla base della potestà dominativa.
. Cfr. R –P T.,
Comentario a la Parte
del libro
del CIC
, a la Secc.
, de Institutos de vida consagrada y a los cc.
– , in
Comentario Exegético al CIC
, vol.
, pp.
– .
. In questo breve “excursus” privilegeremo il dibattito che si colloca cronologicamen te vicino al Codice del ‘ , tralasciando la fase precedente in cui la
potestas dominativa
era considerata di natura privata e per questo non implicava nessun tipo di giurisdizione.
. Cfr. S. T tratti equivalente.
,
Summa Theologiæ, Supplementum
, q.
, a.
. Il Dottore Angelico non usa il termine “potestà dominativa”, ma si riferisce ad essa con una terminologia a
Gli istituti misti di vita consacrata .
.
.
Accenni al concetto di potestas dominativa prima della codificazione del
È noto come Francisco Suárez abbia introdotto il termine
potestas dominativa
per indicare un ambito di potestà esercitata dal superio re religioso differente dalla
potestas iurisdictionis
. Nell’opinione dell’Autore, la
potestas dominativa
non appartiene alla cosiddetta
potestas clavium
, e dunque non discende da Cristo per il tramite della Chiesa, ma trova le sue radici nella dunque una potestà di natura privata .
voluntas
di coloro che si assoggettano alla regola dell’istituto e che di conseguenza vincolano se stessi all’obbedienza ad essa tramite la professione dei voti: è Per il Suárez la professione solenne è una sorta di contratto bila terale in cui il religioso riconosce alla Religione un diritto di appro priazione su se stesso: con la professione solenne si ha la perfezione di questo contratto, mentre con la professione semplice il contratto è solo
ad experimentum
. A questo proposito osserva il Castaño: Il fondamento della potestà dominativa non è il voto fatto a Dio, bensì la professione religiosa che viene considerata come una specie di contratto fatto tra il candidato e l’istituto. Si usano frasi come
verus contractus bilateralis ad modum do ut des
. In tale contratto il professo trasferisce al superiore un vero dominio su di sé, come il
servus
per quanto riguarda il
dominus
. Secondo questa dottrina, nella professione religiosa, in primo luogo c’è la
traditio religioni
, quindi la
traditio Deo
. La conclusione è che il religioso era obbligato a obbedire
ex stricta iustitia
.
. Il Suárez, in polemica contro il Vasquez, introduce per primo questo termine per distinguere tale potestà da quella di giurisdizione: “In statu religioso necessaria est prælato potestas gubernativa monasterii et suo modo dominativa singulorum religioso rum, distincta a potestate iurisdictionis et ab ea separabilis. Hæc assertio videtur clara ex omnibus supradictis de traditione quam professio religiosa includit, quamque omnes admittunt; quia per illam traditionem aliquod ius transfertur in religionem; ergo illud ius distinctum est a iurisdictione quam Christus dedit vel eius vicarii conferre possunt.
Usus autem illius iuris est gubernatio personæ religiosæ seu applicatio illius ad hæc vel illa opera cum efficacia moraliter requisita ad bonum religionis et religiosi. Ergo illud ius est quædam potestas gubernativa religiosi distincta a propria iurisdictione”, in S F.,
De religione
,vol.
, tr.
, lib.
, can.
, n.
.
. “Potestas dominativa manat ab ipsomet religioso voluntarie se tradente”, in I ., vol.
, tr.
. C , lib.
, can.
, n.
.
J. F.,
Gli istituti di vita consacrata (cann.
– )
, p.
– .