POLITICHE PER LE DISABILITÀ NEWS
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Transcript POLITICHE PER LE DISABILITÀ NEWS
POLITICHE PER LE DISABILITÀ NEWS
PERIODICO TELEMATICO A
CURA DELL'UFFICIO POLITICHE
PER LE DISABILITÀ CGIL
CORSO D'ITALIA, 25
00198 ROMA
E-MAIL
[email protected]
NUMERO 3 - 2014
NOTIZIE
LAVORO:
DA PAG.
4
SCUOLA:
DA PAG.
7
WELFARE:
DA PAG.
8
DAL TERRITORIO
DA PAG.
17
INTERNAZIONALE:
DA PAG.
20
VARIE
DA PAG.
26
1
INDICE
LAVORO
PAGINA
OGNI ANNO 250 MILA DONNE VITTIME DEL LAVORO, 2 MILA DIVENTANO DISABILI
4
COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO: ORFANI E VEDOVE NELLE QUOTE DISABILI
6
SCUOLA
SCUOLA, AL VIA LE ASSUNZIONI DI 4.447 DOCENTI DI SOSTEGNO
WELFARE
DISABILITÀ, IL NODO DELL'ACCERTAMENTO: LE TRE VIE DI UNA RIFORMA
NECESSARIA
PAGINA
7
PAGINA
8
RICORSO COLLETTIVO CONTRO IL NUOVO ISEE. "BASTA FARE CASSA SULLA PELLE
DEI DISABILI"
10
AGEVOLAZIONI FISCALI DISABILI, LA GUIDA AGGIORNATA DELL'AGENZIA DELLE
ENTRATE
12
TAGLI “RETROATTIVI” DEL FONDO SOCIALE E NON AUTOSUFFICIENZE
LE INDENNITÀ NON SONO REDDITI, I SERVIZI SONO DIRITTI
DISABILITÀ, REGIONI AL VIA PER I PROGETTI DI VITA INDIPENDENTE
NOTIZIE DAL TERRITORIO
13
14
16
PAGINA
TOSCANA, UN OSSERVATORIO SULLA DISABILITÀ NELLA PIANA FIORENTINA
17
LAZIO, ANCORA SULLE SPINE I 59 IN ATTESA DI ASSUNZIONE DAL COMUNE
18
SESTO FIORENTINO, PASTI CALDI A DOMICILIO AI DISABILI
19
2
INTERNAZIONALE
PAGINA
VIAGGIATORI CON DISABILITÀ: LA COMMISSIONE EUROPEA METTE IN MORA
L'ITALIA
20
DISABILITÀ, IN FRANCIA QUASI FALLITO IL PIANO PER RENDERE LE CITTÀ
ACCESSIBILI
21
"CARO DEPUTATO TI SCRIVO..." ECCO IL MANIFESTO PER UN'EUROPA INCLUSIVA
22
I FONDI STRUTTURALI EUROPEI E LE ELEZIONI DI MAGGIO
23
SITI WEB PUBBLICI ACCESSIBILI AI DISABILI IN TUTTA L’UE: OBIETTIVO PIÙ VICINO
24
INDIA, UNA LEGGE PER METTERE FINE ALLE DISCRIMINAZIONI DEI DISABILI
25
VARIE
ECCO COME IL DISABILE PUÒ LOTTARE PER I DISABILI
3
PAGINA
26
LAVORO
OGNI ANNO 250 MILA DONNE VITTIME DEL LAVORO, 2 MILA DIVENTANO
DISABILI
Indagine di Anmil "Tesori da scoprire: la condizione della donna infortunata nella società". Il 42%
soffre di incubi e angoscia conseguenti all'infortunio, il 57% perde legami sociali. E se la disabilità
è grave, 3 donne su 4 perdono il compagno
ROMA - "Tesori da scoprire: la condizione della donna infortunata nella società. Un'indagine sulle
donne vittime del lavoro": è questo il titolo della ricerca presentata ieri pomeriggio dall'Anmil
(associazione nazionale Mutilati e invalidi del lavoro) a Palazzo Giustiniani a Roma. Realizzato con
il supporto tecnico di Datamining e Interago, lo studio - svolto 10 anni dopo l'indagine del 2003
sullo stesso soggetto - rivela che circa 250 mila lavoratrici italiane sono colpite ogni anno da
infortunio o malattia professionale: 2 mila i casi che conducono a una condizione di disabilità.
Vengono messi in luce il disagio psicologico, le difficoltà di riprendere il lavoro e le problematiche
sociali connesse con l'incidente.
Presenti all'incontro organizzato dall'Anmil, tra gli altri, la senatrice Silvana Amati (componente
della commissione per la Tutela e la promozione dei diritti umani), il presidente dell'Inail Massimo
De Felice, il presidente della commissione Lavoro del Senato Luigi Manconi. Questi, in sintesi,
alcuni dei risultati emersi dall'indagine.
Reazione psicologica. Il 42,5% delle donne del campione soffre ancora di ansia/angoscia o incubi
conseguenti all'infortunio: si rileva una tendenza maggiore per le donne sotto i 50 anni (59%) che
decresce al salire dell'età, ad indicare un maggior livello di superamento del disagio man mano che
il ricordo dell'infortunio si allontana nel tempo. Per quanto riguarda la percezione delle cause
dell'incidente, solo il 25,5% le imputa a qualcosa/qualcuno esterno, mentre la maggior parte
attribuisce la responsabilità dell'accaduto a una propria disattenzione. A causa del persistente
disagio psichico successivo all'incidente, il 16,5% del campione considera necessario il supporto
psicologico. Necessità avvertita soprattutto tra le donne fino a 50 anni di età, tra le quali il dato
raggiunge il 36%.
Rapporti familiari. Il 55,5% delle donne infortunate non svolge le faccende domestiche come prima
dell'infortunio e il dato ovviamente cresce con l'aumento del grado di invalidità. Al Sud, il dato
cresce fino al 72,3%. Il 51,5% delle donne intervistate ritiene indispensabile un aiuto fisso di una
badante o una domestica. Anche in questo caso, il dato cresce molto per le donne residenti al Sud
(66%). Interessante i confronto con il dato rilevato tra i maschi infortunati, che solo nell'8% dei casi
dichiarano la necessità di un aiuto esterno. Gli uomini percepiscono invece più delle donne (13%
contro 5,5%) una perdita di autorevolezza in famiglia. Per quanto riguarda in particolare il rapporto
con il compagno, questo si è interrotto dopo l'infortunio per il 23% delle donne intervistate, mentre
la maggior parte di queste ha conservato la relazione. Il maggior numero di rotture di registra al
nord ovest (29%, contro 15% al sud) e i livelli più alti di disabilità: quando l'infortunio riceve un
punteggio di gravità superiore a 66, solo 1 uomo su 4 resta vicino alla compagna. Il 16% del
campione ha costruito un rapporto con un nuovo compagno, soprattutto a nord-est (26,5%).
Rapporti sociali. Il 57% circa delle donne denuncia di aver perso il rapporto con amici e colleghi: il
dato cresce fino al 63,5% tra le donne che hanno subito l'infortunio dopo il 2000. Il 46% (tra cui il
4
42% delle donne che ha perso le relazioni sociali precedenti all'infortunio) dichiara però di aver
fatto nuove amicizie. Rispetto a 10 anni fa quando è stata svolta ricerca analoga, il contesto amicale
sembra migliorare: nel 2003-2004 le donne che denunciavano una sensazione di solitudine erano
circa il 30%.
(17 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
5
COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO: ORFANI E VEDOVE NELLE QUOTE DISABILI
Interrogazione urgente di Coccia e Gribaudo (Pd) al ministro del Lavoro, per chiarire perché sia
ancora in vigore una disciplina transitoria del 2000 che permette alle aziende pubbliche e private
di computare nelle quote riservate alla disabilità sul collocamento anche orfani e vedove
ROMA - Una disciplina transitoria ancora in vigore (DPR 10. 10. 2000, n. 333 ) che offre ai datori
di lavoro la possibilità di computare nelle quote obbligatorie di riserva delle persone con disabilità
(di cui all'articolo 3 della 68) anche lavoratori di cui all'articolo 18, comma 2 della stessa legge,
ovvero gli orfani, le vedove e i profughi: è questo ad impensierire le deputate democratiche Laura
Coccia e Chiara Gribaudo che, in un'interrogazione urgente al ministro del Lavoro e delle politiche
Sociali chiedono la piena attuazione della legge 68/99 sul collocamento obbligatorio per le persone
con disabilità.
Normando l'obbligo di assunzione in quote obbligatorie per alcune categorie di cittadini con
svantaggio in tutte le aziende pubbliche e private con almeno 15 dipendenti, la legge 68/99 è infatti
uno degli strumenti di maggior efficacia per l'inserimento a lavoro delle persone con disabilità.
L'ostacolo è contenuto in una disciplina transitoria che, sebbene mai reiterata da alcun
provvedimento di legge, viene comunque impropriamente ed illegittimamente mantenuta in vigore
da una semplice nota del ministero del Lavoro e delle politiche Sociali (Prot. n. 257/01.14 del 21
febbraio 2005) sulla base - scrivono le deputate democratiche nell'interrogazione - "di un discutibile
parere di un non ben identificato Ufficio di consulenza giuridica" dell'Amministrazione coinvolta
nel caso. L'ennesimo, attraverso cui spesso aziende pubbliche e private scavalcando l'obbligo di
assunzione delle persone con disabilità.
"Tale illegittima reiterazione di una norma transitoria a ben 15 anni dall'entrata in vigore della legge
68 costituisce - si legge nell'interrogazione - un inaccettabile attacco al diritto al lavoro per le
persone con disabilità, una palese violazione di legge, che sottrae ogni anno alle persone con
disabilità migliaia di posti di lavoro". Si interroga il Ministro dunque su quali iniziative urgenti
intenda assumere al fine di revocare la nota, ma anche al fine di modificare conseguentemente il
programma informatico utilizzato per l'invio e l'elaborazione dei prospetti informativi da parte dei
Servizi di Collocamento e di restituire ai lavoratori disabili le opportunità di lavoro previste dalla
legge ed inopportunamente sottratte negli scorsi anni.
(20 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
6
SCUOLA
SCUOLA, AL VIA LE ASSUNZIONI DI 4.447 DOCENTI DI SOSTEGNO
Approvato il decreto del ministero, che specifica: "si tratta di posti aggiuntivi, che non si sommano
a quelli attualmente vacanti, residuati dopo le precedenti immissioni in ruolo, che confluiranno nel
prossimo piano triennale di immissioni in ruolo"
ROMA - La notizia è ormai certa e ufficiale: partono le assunzioni a tempo indeterminato per 4.447
insegnanti di sostegno per l'anno scolastico in corso. Il ministero dell'Istruzione ha infatti diramato
ieri il comunicato che rimanda al relativo decreto, contenente le tabelle che indicano, per ciascuna
provincia, la ripartizione dei posti. Ripartizione determinata in proporzione all'organico di dritto. Il
contingente più nutrito è andato alla regione Lombardia, con 830 immissioni, seguita da Sicilia
(528), Emilia Romagna (446), Lazio (430) e Veneto (420).
(10 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
7
WELFARE
DISABILITÀ, IL NODO DELL'ACCERTAMENTO: LE TRE VIE DI UNA RIFORMA
NECESSARIA
C'è chi vorrebbe passare tutto a regioni e Asl e chi spinge per lasciare all'Inps le competenze
nazionali: ma per cambiare un sistema complesso e burocratico ci vuole tempo e volontà. Oltre a
svariati miliardi di euro da ripensare
ROMA - Che si debba cambiare, sono tutti d'accordo: troppo complicato e burocratico il sistema
attuale sul riconoscimento e la certificazione della condizione di disabilità, che fra normative
diverse, moduli e visite mediche fa penare i cittadini e non solo loro. Sul come cambiare, però, la
discussione è aperta, perché se da un lato è cosa buona e giusta avvicinare il processo di valutazione
al livello regionale, che poi è quello di effettiva erogazione dei servizi socio-sanitari e
socio-assistenziali (quindi verso le regioni e le Asl), dall'altro il rischio è che ciò possa aumentare le
disuguaglianze e le disparità fra i cittadini a seconda del loro luogo di residenza. Al punto che alcuni
(le associazioni della Fand in testa) preferirebbero che rimanesse, e proprio in capo a quell'Inps che
per altri versi si vorrebbe invece abbandonare, l'assegnazione di una misura unica a livello
nazionale, uguale per tutti, come oggi è l'indennità di accompagnamento. La discussione sulla
riforma dell'accertamento ha avuto un'accelerazione con il Piano d'azione biennale redatto
dall'Osservatorio nazionale e adottato dal Consiglio dei ministri, ma ancora oggi manca però un
passo decisivo: definire il risultato da raggiungere e la scadenza temporale entro cui farlo.
Oggi: un sistema complicato. Spiega Carlo Francescutti, esperto di valutazione e classificazione
internazionale delle disabilità, dirigente all'Agenzia regionale della sanità della regione Friuli
Venezia Giulia, membro dell'Osservatorio nazionale sulla disabilità e fra i partecipanti al gruppo di
lavoro sul tema alla Conferenza nazionale di Bologna del luglio scorso, che "la questione è molto
sentita perché il sistema italiano è davvero complicato". E lo è non solo a livello nazionale (si pensi
alle tante normative, invalidità civile 118/71, certificazione handicap 104/92, integrazione
lavorativa 68/99), ma anche a livello regionale, con tanti diversi sistemi di valutazione, così che fra
doppie e triple visite, mesi e mesi di attesa, e via dicendo, "può capitare - dice Francescutti - che
una persona con disabilità debba passare quattro o cinque livelli di valutazione per arrivare a
comporre il paniere dei servizi e benefici a lui garantiti". "C'è quindi - spiega - un coro unanime che
chiede di semplificare il quadro amministrativo burocratico".
Come si cambia. Cosa e quanto cambiare, però, è il punto delicato. Anche perché si tratterebbe di
un processo inevitabilmente lungo e niente affatto agevole. Per semplificare, gli schieramenti in
campo sono due. Da un lato c'è chi ritiene che le competenze sull'accertamento debbano essere
portate al sistema sanitario, quindi ad Asl e regioni, senza il coinvolgimento dell'Inps; dall'altro c'è
chi invece fa notare che, poiché nel nostro sistema di welfare (soprattutto per gli interventi
assistenziali) non esistono dei livelli minimi di assistenza, e il rischio di grandi differenze regionali
è altissimo, possa essere sensato mantenere un doppio livello, prevedendo che alcune cose debbano
essere garantite a tutti a livello nazionale. Questa seconda ipotesi, appoggiata soprattutto dalle
associazioni della Fand, prevede che vi sia una sorta di livello essenziale, e che esso sia ancora
gestito dall'Inps. Di fatto, si tratterebbe di prevedere uno strumento come oggi è l'indennità di
accompagnamento, che al momento (pur con tutti i suoi limiti) è l'unica misura universale garantita
a chi è non autosufficiente. Il rischio di una tale ipotesi - fanno notare i sostenitori dell'altra opzione
8
- è però un sistema in cui regioni e enti locali sono erogatori dei servizi ma chi governa gli accessi è
un ente nazionale che si occupa di previdenza: cosa che, per la verità, viene esclusa da tutti.
"Nessuno - precisa Francescutti - vuol tenere in piedi i circuiti ridondanti e nessuno pensa che la
porta ingresso per i sistemi di welfare regionali debba essere un istituto, l'Inps, che si occupa di
previdenza". E infatti le stesse associazioni della Fand "non pongono alcun problema a che tutto il
sistema di accesso ai servizi (e cioè le valutazioni legate alla progettazione personalizzata,
all'erogazione dei servizi residenziali e semiresidenziali, ai servizi di integrazione lavorativa, e via
dicendo) sia il più possibile portata vicino al sistema di erogazione". Rimane però il nodo di una
misura minima valida per tutti.
La terza via. In questo quadro, potrebbe risultare vincente una terza via, intermedia fra le due, in
qualche modo ipotizzata dal presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani durante la
conferenza di Bologna del luglio scorso. "Errani ha aperto ad un nuovo patto Stato-Regioni proprio
sui livelli essenziali di assistenza, ipotizzando anche una sperimentazione in alcuni territori: non più
un doppio sistema, nazionale e regionale, ma un unico sistema derivato però da un patto fra Stato e
regioni e in cui ci sia un nucleo garantito di servizi e benefici per tutti, che faccia da base minima e
su cui, poi, possono innestarsi le varie differenze regionali". Volontà politica. Quale che sia, per
perseguire una qualsiasi via c'è bisogno di un confronto ampio e orientato: "Il dibattito vero su una
riforma ampia - dice Francescutti - non è ancora partito, ci sono stati momenti importanti di
approfondimento ma manca una cornice definita e la volontà di raggiungere un risultato entro un
tempo definito". Insomma, i segnali giunti dalla Conferenza nazionale, anche dal governo, saranno
anche positivi e qualcosa in questi ultimi tempi è certamente maturato, ma passare dal dire al fare è
questione diversa. Che chiama in causa anche la forza di un governo e la sua capacità di orientare il
dibattito.
Il nodo indennità di accompagnamento. In una riforma così ampia, dando per scontato che grandi
risorse aggiuntive non ci saranno, secondo Francescutti è chiaro che dovrà essere messa in gioco
anche l'indennità di accompagnamento, che oggi vale "svariati miliardi di euro" e che potrebbe
diventare qualcosa di diverso da un'indennità come oggi è configurata. Sul tema, confronto
apertissimo e moltissime opzioni in campo: ad esempio "potrebbe sostenere i processi assistenziali e
territoriali oppure dare un contributo essenziale a un fondo regionale sulla non autosufficienza". In
ogni caso andrà capito "che tipo di servizi può sostenere e quanta quota dovrebbe andare a coprire
bisogni assistenziali di chi è in residenze e quanto invece a sostenere i processi di domiciliarietà".
Più in generale, comunque, si tratta di "pensare una politica nazionale sulla non autosufficienza
modulata a livello regionale, cosa che oggi non abbiamo".
Nel frattempo. Siccome i tempi sono lunghi, e le cose oggi non vanno affatto bene, pensare alla
riforma non toglie che alcuni interventi immediati vadano fatti subito, possibilmente in modo
coerente con il lavoro successivo da fare. In questo senso, il lavoro è ancora più attuale e alcuni
spunti erano già stati individuati dall'Osservatorio e dal gruppo di lavoro di Bologna: fra gli altri, ci
sono l'abrogazione del piano di controlli straordinari, l'allargamento delle condizioni patologiche
esenti da revisione, l'esonero dell'accertamento al compimento dei 18 anni e l'unificazione per
evitare duplicazioni, l'introduzione di regole chiare e certe per il riconoscimento dell'indennità di
accompagnamento (esplicitando la nozione generica di "atti della vita quotidiana") e infine la
revisione del nomenclatore con la separazione fra l'invalidità civile e l'autorizzazione alla fornitura
di ausili e protesi. (Stefano Caredda)
(4 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
9
RICORSO COLLETTIVO CONTRO IL NUOVO ISEE. "BASTA FARE CASSA SULLA
PELLE DEI DISABILI"
Entra in vigore il nuovo indicatore, che per i promotori del ricorso è contrario alla Costituzione.
"Tra i supporti considerati reddito sono incluse tutte le somme finora fiscalmente esenti, come
quelle di cui le persone beneficiano per finalità assistenziali o risarcitorie"
ROMA - Un ricorso collettivo nazionale contro il nuovo Isee che entra in vigore oggi, affinché
venga riconosciuto come incostituzionale. E'quello che da due giorni stanno organizzando
associazioni di persone con disabilità e familiari di ogni parte d'Italia e che sta raccogliendo
adesioni via web: a cominciare dal blog "Stop al nuovo Isee" , dove è possibile aderire al ricorso
tramite apposito modulo da compilare entro il 28 febbraio. "C'è un'Italia che non ci sta al massacro
dei disabili pur di fare cassa, e se la politica non è in grado di gestire questo Paese ci riuscirà la
Giustizia!" dicono i promotori, che anche tramite i social network invitano all'adesione: "E'
necessario partecipare altrimenti il massacro continuerà: dobbiamo fermarli, e fare in fretta".
"Il nuovo Isee, varato il 3 dicembre scorso, Giornata internazionale per i diritti delle persone con
disabilità, è beffardamente discriminante e iniquo proprio nella misurazione dei redditi delle stesse
persone disabili e delle loro famiglie. Non intendiamo fare una battaglia allo strumento Isee in
quanto tale - dicono i promotori spiegando le ragioni del ricorso -, ma ciò che il Governo ha
recentemente regolamentato risulta essere, a tutti gli effetti, uno strumento per far cassa proprio sui
cittadini economicamente più esposti e fragili perché ciò che, per colmare uno svantaggio, con una
mano viene dato, con l'altra viene ripreso".
Da oggi 8 febbraio 2014, infatti, tutti coloro che tenteranno di accedere, a condizioni agevolate per
prestazioni sociali dovranno presentare il nuovo Indicatore della situazione economica equivalente
come regolamentato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 dicembre 2013, n.
159, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.19 del 24-1-2014, il quale dovrà includere, e
considererà reddito, qualsiasi supporto in denaro che lo Stato eroga, inclusi quelli nati per la
rimozione degli "ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (articolo 3 della
Costituzione Italiana).
Pertanto, denunciano le associazioni di persone disabili, "tra i supporti che verranno considerati
reddito sono incluse anche tutte le somme finora fiscalmente esenti, come quelle di cui le persone
beneficiano per finalità assistenziali o risarcitorie, incluse pensioni di invalidità, indennità di
accompagnamento, di frequenza, di comunicazione erogate agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai
sordomuti, supporti in denaro per l'assistenza domiciliare erogati in forma indiretta alle persone con
disabilità, assegni di cura erogati a persone non autosufficienti, supporti economici per il trasporto
di persone con disabilità, pensioni sociali, pensioni di guerra, assegni percepiti per il mantenimento
dei figli, borse di studio corrisposte a studenti universitari, rendite erogate dall'Inail per invalidità o
per morte, buono casa erogato in denaro, e persino... - concludono i promotori del ricorso - i sussidi
a favore degli hanseniani, ossia delle persone affette da lebbra!".
"Mi sono fatta due conti - scrive in queste ore una delle attiviste del ricorso e presidente del
Coordinamento nazionale famiglie disabili gravi e gravissimi Maria Simona Bellini - e mi sono resa
conto che se mi applicano questo nuovo Isee o non mando più mia figlia al centro diurno o mi
toccherà pagare una compartecipazione del 30%, ossia 650 euro al mese. E non ho ancora
analizzato tutto il resto... E quindi i 150 euro per le spese del ricorso li benedico ogni ora che
passa".
Il ricorso, che punta al riconoscimento di incostituzionalità del decreto, è contro l'Amministrazione
10
dello Stato - Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero del Lavoro e Ministero dell'economia
e Finanza - e verrà presentato presso il Tar del Lazio che, per la sua particolare giurisdizione
territoriale, potrà esprimersi per tutto il territorio nazionale. Potranno quindi partecipare tutti gli
interessati indipendentemente dalla loro residenza. "Seguirà la nostra causa il professor Federico
Sorrentino, noto avvocato costituzionalista e docente universitario" riferiscono dal comitato
promotore, dove si ricorda che "i tempi utili per la presentazione del ricorso sono molto ravvicinati,
in quanto legati alla recente pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale, della norma che intendiamo
contestare. Dobbiamo quindi attivarci immediatamente e informare quante più persone possibile,
soprattutto se sprovviste di internet". (Elisabetta Proietti)
(9 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
11
AGEVOLAZIONI FISCALI DISABILI, LA GUIDA AGGIORNATA DELL'AGENZIA
DELLE ENTRATE
Disponibile l'aggiornamento del volume che in 32 pagine elenca e spiega le procedure, i requisiti e
la documentazione necessaria per accedere alle detrazioni nei diversi settori
ROMA - Detrazioni per l'acquisto dell'automobile, l'Irpef, l'Iva, la rimozione delle barriere
architettoniche e molto altro: è stato pubblicato dall'Agenzia delle entrate l'aggiornamento
(dicembre 2013) della "Guida alle agevolazioni fiscali per i disabili" (l'ultima versione risaliva al
marzo 2013). In 32 pagine, il volume fornisce tutte le indicazioni utili per fruire delle agevolazioni
riservate alle persone con disabilità, descrivendo l'iter, i requisiti e le procedure necessarie per farne
richiesta. A chiudere la Guida, alcuni formulari pronti per essere compilati. Sempre in materia
fiscale, l'Aism (associazione italiana Sclerosi multipla) ha pubblicato un dossier sulla legge di
Stabilità 2014 e riforma Isee, altro strumento utile per comprendere le nuove normative previste per
le persone disabili.
(5 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
12
TAGLI “RETROATTIVI” DEL FONDO SOCIALE E NON AUTOSUFFICIENZE
Uno degli ultimi atti del Governo Letta è stata l’approvazione del decreto-legge 28 gennaio 2014, n.
4 (pubblicato e quindi entrato in vigore il giorno successivo).
Il decreto-legge (ora all’esame del Parlamento per la conversione in legge) drena al Ministero per il
lavoro e le politiche sociali 21,5 milioni di euro nel 2014, 6,4 milioni nel 2015, 5,4 milioni nel
2016. Sembra un’apparente operazione di contabilità dello Stato, ma in realtà l’operazione recupera
in larghissima misura queste somme dal Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e dal Fondo per le
Non Autosufficienze (quello stanziato nel 2012). Ciò significa una riduzione di almeno il 5% delle
somme destinate alle Regioni per le politiche sociali e per le non autosufficienze e, quindi, una
diminuzione ulteriore dei servizi e delle prestazioni alle persone.
Questi gli effetti, vediamo ora i fatti e le fonti.
La legge di stabilità 2014 (legge 27 dicembre 2013, n. 147) ha attribuito al Commissario
straordinario per la spending review il compito di attuare entro il 31 luglio 2014 “nuove misure di
razionalizzazione e di revisione della spesa, di ridimensionamento delle strutture, di riduzione delle
spese per beni e servizi, nonché di ottimizzazione dell’uso degli immobili tali da assicurare, anche
nel bilancio di previsione, una riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni in misura non
inferiore a 600 milioni di euro per l’anno 2015 e a 1.310 milioni di euro negli anni 2016 e 2017”.
(articolo 1, comma 427). Il comma successivo (428) prevede di “rendere indisponibili” (ossia di
congelare e non spendere per i fini originari) una parte degli accantonamenti dei Ministeri. Si tratta
generalmente di fondi o stanziamenti non ancora ripartiti alle Regioni o già approvati, ma ancora
non spesi.
Uno specifico allegato (il n. 3) indica le somme che nel 2015 (quindi l’anno prossimo) e nel 2016
verranno “recuperate” da ciascun Ministero.
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali vedeva una riduzione abbastanza contenuta: 1,2
milioni nel 2015 e 2,7 milioni nel 2016.
Il decreto legge 4/2014 rivede, al secondo articolo, radicalmente queste regole.
Innanzitutto la rimodulazione e la revisione delle spese affidata al Commissario per la spending
review deve produrre, già dal 2014, ben altri risultati: almeno 488,4 milioni di euro per l’anno 2014,
1.372,8 milioni per il 2015, 1.874,7 milioni per gli anni 2016 e 2017 e 1.186,7 milioni a decorrere
dall’anno 2018.
Ma la misura più severa riguarda la “indisponibilità” degli accantonamenti dei Ministeri. Con il
decreto legge 4/2014 vengono, infatti, notevolmente elevate le riduzioni e vengono, soprattutto,
anticipate al 2014.
L’effetto sul Ministero del lavoro e delle politiche sociali è pesante: 21,5 milioni già dal 2014.
L’effetto è grave perché gli accantonamenti di quel Ministero sono notevoli: risultano, infatti,
ancora presso il Ministero sia le somme afferenti al Fondo per le Non Autosufficienze 2013 (275
milioni di euro) che quelle del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali 2013 (344 milioni). In
entrambi i casi i decreti di riparto, cioè gli atti che attribuiscono le rispettive somme alle Regioni,
sono stati particolarmente tardivi, se si pensa che i fondi sono stati approvati nel dicembre 2012 e
non ancora trasferiti alle Regioni.
Come abbiamo detto il decreto-legge è già in vigore, ed eventuali modificazioni possono essere
apportate solo in sede di conversione in legge.
(13 febbraio 2014)
Fonte: Handylex.it
13
LE INDENNITÀ NON SONO REDDITI, I SERVIZI SONO DIRITTI
Con queste parole e presentando una serie di richieste di modifica al Decreto che ha fissato il
nuovo ISEE – strumento necessario per accedere alle prestazioni sociali agevolate – l’Associazione
ANFFAS si dichiara anche pronta alla mobilitazione, per tutelare sino in fondo i diritti delle
persone con disabilità e delle loro famiglie
«Il nuovo ISEE dovrebbe essere uno strumento per favorire l’equità tra i cittadini, ma come può
essere equo uno strumento che considera come redditi indennità e provvidenze che già non riescono
a colmare il divario esistente – anche in termini economici e di rischio povertà – tra i cittadini con e
senza disabilità, e che rischia di limitare l’accesso a servizi essenziali e peggiorare le condizioni di
vita delle persone con disabilità?». Sono parole pronunciate da Roberto Speziale, presidente
nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o
Relazionale), in una nota successiva all’entrata in vigore, l’8 febbraio scorso, del Decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) 159/13, che ha fissato il nuovo ISEE (Indicatore
della Situazione Economica Equivalente), strumento necessario per accedere a prestazioni sociali
agevolate, per la cui messa a regime, per altro, sono ancora necessari alcuni passaggi regolamentari
di portata non trascurabile, come abbiamo segnalato nei giorni scorsi. In particolare, l’iniziativa
dell’ANFFAS – che dà seguito a un’azione esercitata ormai da tempo da tale Associazione su
questo importante tema – intende «portare all’attenzione della collettività tutta e degli interlocutori
politico-istituzionali una serie di richieste ben precise, fondate in primo luogo sul rispetto della
Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, documento che è Legge in Italia dal
2009 [Legge 18/09, N.d.R.]».
«Sono richieste dettagliate – sottolinea Speziale – e soprattutto fondamentali per la vita delle
persone con disabilità e delle loro famiglie, una vita che merita pari diritti e opportunità e non
continue vessazioni. Ed è proprio per l’importanza che tali punti rivestono che siamo pronti a una
grande mobilitazione se quanto esposto non sarà accolto e accettato da chi di competenza».
Ricordando infine che sulla questione del nuovo ISEE è stato avviata in queste settimane anche la
procedura per un ricorso collettivo nazionale, proponiamo qui di seguito l’elenco delle richieste
formulate dall’ANFFAS:
- Non computare nella condizione economica del richiedente e della sua famiglia, utile per la
determinazione dell’ISEE, gli emolumenti economici ricevuti da uno qualsiasi dei componenti il
nucleo familiare per invalidità e/o condizione di disabilità o non autosufficienza, abrogando quindi,
sul punto, l’articolo 5 del Decreto Legge 201/11 (il cosiddetto “Decreto Salva Italia”). È infatti
assurdo e infondato pensare che tali emolumenti siano una fonte di arricchimento per la famiglia. Eliminare dalla definizione di «prestazioni sociali agevolate», di cui all’articolo 1 del DPCM
159/13, la previsione che esse siano «limitate a coloro in possesso di particolari requisiti di natura
economica». Non si può infatti limitare in base alla sola condizione economica l’accesso a servizi
essenziali per la qualità di vita e il rispetto dei diritti umani dei cittadini (come un Centro Diurno
può ad esempio essere, per una persona con disabilità). - Eliminare nell’articolo 6 del DPCM
159/13 il rinvio al successivo articolo 7, che prevede il calcolo dell’ISEE familiare – salvo
straordinarie situazioni – per i minori con disabilità non autosufficienti fruitori di prestazioni
socio-sanitarie, evitando così una possibile disparità tra maggiorenni con disabilità (frequentanti, ad
esempio, Centri Diurni e che per usufruire di tale servizio potrebbero dichiarare solo l’ISEE
derivante dalla somma delle condizioni economiche proprie e dell’eventuale coniuge e/o figli e non
dei genitori o dei fratelli) e minori con disabilità fruitori dello stesso servizio, per i quali si dovrebbe
dichiarare una condizione economica pari a quella dell’ISEE familiare. - Eliminare dall’articolo 2
del DPCM 159/13 le previsioni – del tutto contrastanti con il dichiarato valore del nuovo calcolo
dell’ISEE quale livello essenziale delle prestazioni -, secondo le quali rimangono comunque «salve
le competenze regionali in materia di formazione, programmazione e gestione delle politiche sociali
14
e socio-sanitarie» e la possibilità per gli Enti Locali di selezionare, con ulteriori criteri rispetto a
quello dell’ISEE, il novero dei beneficiari per l’accesso alle suddette prestazioni anche «tenendo
conto delle disposizioni regionali in materia e delle attribuzioni regionali specificatamente dettate in
tema di servizi sociali e socio-sanitari». L’ISEE, infatti, è un livello essenziale delle prestazioni e di
conseguenza non può essere derogato dalla legislazione regionale le cui competenze in materia non
possono discostarsi dal livello già individuato, se non per creare condizioni migliorative. Inoltre, gli
enti erogatori non possono usare dei criteri diversi e ulteriori rispetto a quello dell’ISEE, per
regolamentare l’accesso alle prestazioni sociali agevolate. - Introdurre direttamente nel nuovo
DPCM la previsione di una o più soglie (anche calcolate in termini percentuali rispetto all’ISEE
finale), al di sotto delle quali le prestazioni sociale agevolate siano sempre erogate e a titolo
gratuito.
- Eliminare dall’«Elenco delle prestazioni sociale agevolate condizionate all’ISEE», allegato al
Decreto Ministeriale dell’8 marzo 2013 recante Definizione delle modalità di rafforzamento del
sistema dei controlli del’ISEE, le prestazioni inerenti: il servizio socio-educativo scolastico e il
supporto all’inserimento lavorativo. È infatti inammissibile che si possano condizionare i servizi a
supporto della frequenza scolastica degli alunni con disabilità o stranieri alle condizioni economiche
della famiglia dell’alunno. L’istruzione è un diritto costituzionale di tutti e non può essere negata o
limitata. Ugualmente, non possono essere determinati dalle condizioni economiche i supporti a
sostegno dell’inserimento lavorativo. - Prevedere un meccanismo di indicizzazione delle spese e
franchigie che, come componenti negative, concorrono, ai sensi dell’articolo 4 del DPCM 159/13, a
determinare, abbassandola, la situazione reddituale finale del richiedente e sua famiglia. Re-Inserire nella scala di equivalenza di cui all’Allegato 1 del DPCM 159/13 (con la quale si
individua il dividendo finale rispetto alla somma delle situazioni economiche, reddituali e
patrimoniali, dei singoli componenti il nucleo familiare) la maggiorazione del dividendo pari a
0,50% per ogni componente con invalidità superiore al 66%. (S.B.)
(19 febbraio 2013)
Fonte: Superando.it
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DISABILITÀ, REGIONI AL VIA PER I PROGETTI DI VITA INDIPENDENTE
E' una delle priorità del Piano d'azione: progetti individualizzati per permettere alle persone
disabili di compiere autonomamente le scelte sulla propria esistenza. Il ministero del Welfare mette
sul piatto 3 milioni e 200 mila euro per i primi progetti. Coinvolte quasi tutte le regioni, il via in
queste settimane
ROMA - Sono interessate tutte le regioni d'Italia, con la sola esclusione della Calabria e della
provincia autonoma di Bolzano. Partiranno a breve, in 41 ambiti territoriali, una serie di interventi
per promuovere, in modo il più possibile omogeneo, la vita indipendente delle persone con
disabilità: a disposizione ci sono complessivamente 3 milioni e 200 mila euro, messi in campo dal
ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, cui si aggiunge in ogni regione una quota di
co-finanziamento non inferiore al 20% dell'importo.
L'iniziativa mira a rafforzare l'intervento su un tema, quello della vita indipendente, che è
considerato una delle priorità del primo Programma d'Azione biennale per la promozione dei diritti
e l'integrazione delle persone con disabilità, documento predisposto dall'Osservatorio sulla
condizione delle persone con disabilità, presentato e discusso in occasione della IV Conferenza
nazionale sulle politiche per la disabilità (Bologna, 12 e 13 luglio 2013) e approvato dal Consiglio
dei ministri del 27 settembre 2013.
L'auspicio del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, che ha proposto il modello di
intervento, è che esso possa fornire una delle possibili risposte all'esigenza di assicurare la piena
applicazione delle disposizioni della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e della
legge nazionale in materia di vita indipendente, contribuendo alla sperimentazione di interventi
omogenei sui territori regionali. L'iniziativa quindi ha l'obiettivo generale di avviare un percorso
condiviso di promozione della vita indipendente mirando ad una opportuna omogeneità di
intervento sul territorio nazionale, nel rispetto della autonomia programmatoria delle Regioni. E
proprio le regioni che hanno scelto di aderire, come detto, partecipano con un co-finanziamento pari
ad almeno il 20% della quota messa a disposizione dal ministero.
I lavori di definizione dei progetti sono stati conclusi nel dicembre scorso da una apposita
commissione che ha individuato 41 ambiti territoriali su quasi tutto il territorio nazionale.
Nell'ultima parte del 2013 sono stati stipulati i protocolli di intesa con le regioni aderenti. Una volta
registrati, le attività sono ormai prossime alla partenza. Si tratterà, in sintesi, di promuovere nella
persona disabile la facoltà di compiere autonomamente le proprie scelte e di gestire direttamente la
propria esistenza, attraverso l'adozione di progetti individualizzati che possono riguardare vari
aspetti della quotidianità e investire diversi ambiti (istruzione, lavoro, salute, mobilità personale,
accesso alla cultura).
(24 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
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NOTIZIE DAL TERRITORIO
TOSCANA, UN OSSERVATORIO SULLA DISABILITÀ NELLA PIANA FIORENTINA
Lo ha annunciato il presidente della regione Enrico Rossi durante l’incontro con i sindaci e gli
operatori del volontariato della zona: "Mi prendo carico delle vostre sollecitazioni"
FIRENZE - Un osservatorio permanente su disabilità e non autosufficienza nella Piana fiorentina,
area compresa tra Firenze e Pistoia. E’ l’impegno che il presidente della Regione Toscana, Enrico
Rossi, ha preso di fronte ai sindaci della zona e ai rappresentanti delle organizzazioni del
volontariato. "Mi prendo carico – ha detto Rossi al termine del confronto – delle vostre
sollecitazioni. Presto approveremo il Piano Sanitario regionale che ha richiesto più tempo del
previsto per l'esigenza di tagliare i costi, visto che la nostra capacità di spesa è diminuita dell'8%
negli ultimi due anni. Nel 2014 potremo contare sulle stesse risorse del 2013. Le impiegheremo per
una sanità che sia pubblica, di qualità e accessibile a tutti".
(5 febbraio 2014)
Fonte: RedattoreSociale.it
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LAZIO, ANCORA SULLE SPINE I 59 IN ATTESA DI ASSUNZIONE DAL COMUNE
Dal Campidoglio continuano le rassicurazioni per le 59 persone che hanno vinto il concorso per
lavoratori disabili e che hanno visto slittare di alcuni mesi la loro assunzione.
ROMA - Hanno vinto il concorso al comune di Roma ma l'assunzione tarda ad arrivare. Sono 59 i
lavoratori disabili per i quali la situazione è in via di risoluzione ma che nel frattempo, aspettando
da tempo, continuano a chiedere rassicurazioni e risposte concrete. Avrebbero dovuto firmare il
contratto il 25 novembre 2013, ma poi l'interessamento della Procura di Roma sull'intero iter del
ben più ampio "concorsone" del comune per violazione della garanzia di anonimato dei partecipanti
ha prodotto uno stop alle loro assunzioni. Il Campidoglio ha più volte rassicurato che si stanno
cercando soluzioni immediate, ma il passare dei giorni tiene con il fiato sospeso i 59, che
continuano a manifestare la loro preoccupazione.
LA STORIA - Il concorso riservato ai disabili è quello indetto da Roma Capitale per 60 posti a
tempo indeterminato nel "profilo professionale di Istruttore URP - redattore pagine web". Domande
da presentare entro marzo 2012, nel dicembre successivo c'è la prova scritta. A giugno 2013, dopo
le prove orali, viene approvata la graduatoria definitiva, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 2
luglio. A ottobre, la convocazione per le visite mediche preassuntive, per verificare la condizione di
disabilità, al Policlinico di Tor Vergata, Servizio di Medicina del Lavoro. Mancava solo la firma dei
contratti, prevista a novembre, ma a quel punto la macchina amministrativa si è fermata. Il 21
novembre il Dipartimento Risorse Umane ha autorizzato (con la Determina Dirigenziale n. 2835)
l'assunzione a tempo indeterminato di 59 istruttori URP redattori di pagine web (una vincitrice erano in tutto 60 - si era nel frattempo ritirata), ma poi il provvedimento non ha avuto seguito. E per
alcuni fra i vincitori c'è stato, oltre al danno, anche la beffa, perché dopo la visita medica alcuni
avevano lasciato il lavoro per non perdere l'indennità di preavviso o hanno rifiutato altre
opportunità, sicuri dell'imminente assunzione. Che ancora però non è arrivata.
(7 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
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SESTO FIORENTINO, PASTI CALDI A DOMICILIO AI DISABILI
Al via nel comune in provincia di Firenze il nuovo servizio assistenziale per le persone con
disabilità e non autosufficienti
SESTO FIORENTINO (FI) - Al via un nuovo servizio socio-assistenziale sul territorio di Sesto
Fiorentino a Firenze realizzato grazie a una sinergia virtuosa tra il privato sociale e gli enti locali.
Da lunedì 17 febbraio sarà attivata sull'intero territorio comunale la fornitura gratuita di pasti caldi a
domicilio ai disabili e alle persone parzialmente o totalmente non autosufficienti. Il servizio sarà
gestito dalla Società della Salute Zona Fiorentina Nord Ovest in collaborazione con l'associazione
Auser di Sesto Fiorentino mentre l'azienda Qualità & Servizi - che già gestisce la ristorazione
scolastica sul territorio - si occuperà della produzione dei pasti.
"Si tratta di un'iniziativa che integra i servizi domiciliari erogati dall´amministrazione comunale e
dalla Società della Salute Nord Ovest e dà risposte concrete ai bisogni della popolazione - ha
spiegato la presidente della SdS Caterina Conti - è inoltre anche un modo per aiutare queste persone
a mantenere la propria autonomia e continuare a vivere nel proprio ambiente familiare".
Il servizio di consegna dei pasti a domicilio sarà effettuato all'ora di pranzo, dal lunedì al venerdì,
dai volontari dell'Auser che offriranno quindi con la loro presenza anche un momento d'incontro e
di socializzazione a chi usufruisce del servizio. La scelta potrà essere fatta quotidianamente tra tre
primi, tre secondi e tre contorni e sarà possibile fornire pasti elaborati anche in base a diete
personalizzate o rispondenti a specifiche esigenze religiose. In una prima fase, al via la prossima
settimana, saranno già dodici i destinatari dei pasti gratuiti a domicilio. Chi volesse usufruirne dovrà
presentare una specifica domanda all'assistente sociale che valuterà caso per caso i requisiti dei
richiedenti.
(18 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
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INTERNAZIONALE
VIAGGIATORI CON DISABILITÀ: LA COMMISSIONE EUROPEA METTE IN MORA
L'ITALIA
Tre lettere relative al mancato rispetto delle norme sull'assistenza di passeggeri disabili: nel
mirino, terminal dei bus, navi e Fondo per i risarcimenti. L'Italia ha due mesi per rispondere:
rischia il deferimento alla Corte Ue, per gli "inaccettabili ritardi"
ROMA - Nuova bacchettata all'Italia per la violazione dei diritti delle persone con disabilità: a
richiamarci all'ordine è la Commissione europea, che dopo aver recentemente ripreso il Bel Paese
per la mancata osservazione delle norme relative all'inclusione lavorativa, ora recapita a Roma tre
lettere di messa in mora. Ad essere violati, questa volta, sarebbero i diritti dei viaggiatori disabili: o,
almeno, è quanto risulta da indagini e scambi con le autorità italiane.
Autobus e pulman. La prima lettera riguarda i terminal di autobus e bus e, precisamente, l'obbligo
di fornire ai viaggiatori disabili la necessaria assistenza. La responsabilità spetterebbe a un'autorità
dei trasporti, che però in Italia non esiste: l'Italia ha quindi rimandato al ministero dei Trasporti il
dovere di ricevere i reclami dei passeggeri. Il problema, però, è che il ministero non ha la possibilità
di comminare sanzioni, quindi di fatto l'obbligo risulta in gran parte inosservato, così come il diritto
dei passeggeri disabili a ricevere la necessaria assistenza.
Trasporti navali. Un simile problema riguarda i viaggiatori disabili che si spostano in nave: non è
stata infatti ancora istituita l'autorità a cui questi possano rivolgersi per presentare reclami, nel caso
in cui con vedessero rispettati i propri diritti. Eppure, è da oltre un anno che sono in vigore le nuove
regole dell'Ue, le quali prevedono, tra l'altro, proprio l'assegnazione delle competenze all'Antitrust e
alla nuova Autorità per i trasporti. Per la Commissione europea, quindi, "non è accettabile che
l'Italia non abbia ancora preso tutte le misure necessarie".
Risarcimenti. La terza inadempienza riguarda il Fondo di garanzia per i risarcimenti ai consumatori
in caso di fallimento dei tour operator: il fondo c'è, in Italia, ma è sempre stato dotato di risorse
insufficienti. Basti pensare che, il 23 gennaio 2012, disponeva di appena 76,33 euro. Lo scorso
agosto, quindi, l'Italia ha deciso di raddoppiare lo stanziamento annuo, passando da 200-230 mila
euro a 400-460. per la Commissione, a fronte del gran numero di reclami ricevuti ogni anno, "è
ovvio che i contributi saranno inadeguati". L'Italia ha due mesi di tempo per rispondere alla
Commissione: se non saprà farlo in modo soddisfacente, rischia il deferimento alla Corte Ue.
(10 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
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DISABILITÀ, IN FRANCIA QUASI FALLITO IL PIANO PER RENDERE LE CITTÀ
ACCESSIBILI
Il programma decennale del governo era iniziato nel 2005 e si avvia verso una sostanziale
sconfitta, dice il 5° report annuale dell'Apf. Nel paese sono accessibili poco più della metà delle
scuole e il 42% delle linee di trasporto pubblico
Sebbene si stiano facendo dei passi in avanti nel migliorare l'accessibilità per le persone disabili
delle città francesi, il 5° barometro annuale presentato ieri dalla “associazione dei paralitici
francesi” (Apf) resta critico sulla situazione attuale. Il piano iniziato nel 2005, e che avrebbe dovuto
concludersi nel 2015, prevedeva di rendere accessibili tutti gli edifici in cui si svolgono attività
pubbliche, così come i trasporti e i luoghi di lavoro, ma si avvia verso una sostanziale sconfitta,
come ha riconosciuto lo stesso comitato interministeriale dell'handicap lo scorso 25 novembre.
Il report annuale dell'Apf, che ha censito novantacinque capoluoghi francesi, mostra, senza negare i
passi in avanti che comunque sono stati fatti, come si sia ancora lontani dal compiere ciò che era
l'obiettivo designato dal piano: la piena accessibilità in tutte le città del Paese. La Francia, che ha
una popolazione di circa dieci milioni di persone disabili, può contare su poco più della metà delle
scuole e sul 42% delle linee di trasporto pubblico accessibili. Difficile resta l'accesso agli studi
medici e ai negozi, mentre migliora la situazione degli uffici postali dei cinema e dei centri
commerciali. Le conclusioni mostrano come, sebbene alcune città hanno quasi raggiunto
l'eccellenza (come Grenoble, prima classificata, seguita da Nantes e Caen) molte sono ancora in una
situazione critica (Parigi, risultata al 64° posto nel 2012, ha deciso quest'anno di non partecipare).
L'associazione, che si concentra sull'handicap di tipo motorio, ha valutato sulla base di questionari
compilati dalle delegazioni dipartimentali dell'Apf e dai comuni, la vivibilità, l'accessibilità delle
strutture comunali e le politiche locali d'inclusione sociale. L'Apf esprime un giudizio critico,
ritenendo che ancora troppo poco è stato fatto per colmare le lacune e, scrive Le Monde, chiede che
l'accessibilità venga iscritta nei programmi dei candidati municipali come priorità, in modo da
facilitare la trasformazione delle città. (Hélène D'Angelo)
(12 febbraio 2014)
Fonte: RedattoreSociale.it
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"CARO DEPUTATO TI SCRIVO..." ECCO IL MANIFESTO PER UN'EUROPA
INCLUSIVA
L'11 febbraio lo European Disabilty Forum ha presentato al Parlamento europeo il proprio
manifesto dedicato alle elezioni che si terranno il prossimo maggio. L'evento, organizzato in
collaborazione con l'Intergruppo Disabilità dell'Europarlamento ha coinvolto molti deputati.
L'11 febbraio lo European Disabilty Forum ha presentato al Parlamento europeo il proprio
Manifesto dedicato alle elezioni che si terranno il prossimo maggio. L'evento, organizzato in
collaborazione con l'Intergruppo Disabilità dell'Europarlamento ha coinvolto molti deputati. I quali
hanno espresso pieno appoggio agli obiettivi individuati dall'EDF nel documento. Che si possono
cosi' riassumere:
1. Promozione di una visione di un'Europa inclusiva, sostenibile e democratica;
2. Riforma delle politiche economiche e sociali UE per garantire la protezione e il godimento dei
diritti umani dei cittadini europei con disabilità;
3. Beni e servizi accessibili a tutti;
4. Adozione della proposta di direttiva generale di non discriminazione;
5. Ratifica da parte dell'UE e da parte di tutti gli Stati membri del Protocollo opzionale alla
Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;
6. Creazione di meccanismi all'interno delle istituzioni dell'UE che integrino la Convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, garantendo nel contempo il coinvolgimento
delle persone con disabilità.
"Sono stati compiuti numerosi progressi a livello legislativo, ma a causa della crisi la situazione
reale delle persone con disabilità è peggiorata. Abbiamo bisogno del sostegno forte del Parlamento
europeo e di tutti i candidati durante la campagna elettorale per promuovere un drastico
cambiamento e perché il risanamento delle finanze pubbliche non vada a discapito dei diritti
fondamentali e della coesione sociale nell'UE finendo per creare più esclusione per coloro che sono
già esclusi. Vogliamo che le persone con disabilità partecipino pienamente al processo democratico
e siano in grado di godere del loro diritto di voto". Ha sottolineato il presidente EDF, Yannis
Vardakastanis, durante la presentazione del manifesto.
(13 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
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I FONDI STRUTTURALI EUROPEI E LE ELEZIONI DI MAGGIO
È stata dedicata all’utilizzo dei Fondi per tutelare i diritti delle persone con disabilità, la
conferenza che ha coinciso ad Atene con il Consiglio del Forum Europeo della Disabilità, il cui
presidente Vardakastanis ha poi invitato le organizzazioni aderenti a utilizzare nelle campagne
nazionali il Manifesto proposto dal Forum stesso, che mette in piena luce alcuni fondamentali
princìpi riguardanti le persone con disabilità e le loro famiglie
Si è aperta con una conferenza centrata sulla tutela dei diritti delle persone con disabilità attraverso
l’applicazione dei Fondi Strutturali Europei, la due giorni di Atene in cui il Consiglio dell’EDF
(European Disability Forum) ha riunito i rappresentanti delle proprie organizzazioni associate,
provenienti da tutta Europa. Ospite d’onore, per l’occasione, il ministro greco del Lavoro, della
Sicurezza Sociale e del Welfare Vasileios Kegkeroglou, che ha riferito sull’implementazione
della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nel proprio Paese, a quasi due anni
dalla ratifica, avvenuta il 31 maggio 2012. Dal canto suo, Thomas Kleisiotis, vicepresidente della
Confederazione Greca delle Persone con Disabilità, ha sottolineato la vera e propria “battaglia”
condotta in questi anni dal movimento della disabilità del proprio Paese, per proteggere le famiglie
che ad esso fanno riferimento, dalle conseguenze della crisi e delle severissime misure di austerità.
Segnatamente, poi, il Presidente dell’EDF, Yannis Vardakastanis, si è soffermato sull’importanza di
questo 2014 per l’Unione Europea e per i suoi Stati Membri, in vista delle elezioni continentali, in
programma dal 22 al 25 maggio. «Le prossime Elezioni Europee – ha dichiarato Vardakastanis –
saranno ancora più importanti del solito perché i risultati di esse avranno un notevole impatto in
ogni Stato Membro dell’Unione Europea». In tal senso, il presidente del Forum ha invitato tutte le
organizzazioni dei vari Paesi a utilizzare nelle campagne nazionali il Manifesto in sei punti,
proposto qualche settimana fa dal Forum stesso – e pubblicato in italiano anche dal nostro giornale
– per mettere in piena luce una serie di fondamentali princìpi riguardanti le persone con disabilità e
le loro famiglie.
Da ricordare infine le parole pronunciate ad Atene da Wladyslaw Piskorz, capo dell’Unità Crescita
Inclusiva, Sviluppo Urbano e Territoriale della Commissione Europea, che dopo avere sottolineato
l’importante contributo dell’EDF nel lavoro della Commissione Europea, ha assicurato che la
Commissione sta revisionando i vari «“Accordi di Partenariato” [Partnership Agreements]
sottoscritti nei diversi Paesi, controllando che essi contengano misure a favore delle persone con
disabilità». (S.B.)
(24 febbraio 2014)
Fonte: Superando.it
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SITI WEB PUBBLICI ACCESSIBILI AI DISABILI IN TUTTA L’UE: OBIETTIVO PIÙ
VICINO
Il parlamento europeo ha votato un ddl che prevede che tutti i siti della pubblica amministrazione e
quelli privati che forniscono servizi come banche e asili nido siano resi fruibili. Ma le ong temono
che il testo venga indebolito dagli stati membri
RUXELLES - L’obiettivo di una piena accessibilità dei siti della pubblica amministrazione in tutta
l’UE sembra un po’ più vicino, dopo che il parlamento Europeo ha votato a larghissima
maggioranza (593 voti a favore e quaranta contrari, con tredici astenuti) un disegno di legge più
ambizioso di quello presentato agli Eurodeputati dalla Commissione. Eppure secondo le
organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità e gli anziani (European Disability
Forum, Age Platform e Anec), il rischio è che il testo approvato a Strasburgo venga indebolito in
fasi di negoziazione dagli Stati membri che dovranno dare il semaforo verde finale in Consiglio.
Ma cosa prevede il disegno di legge? In sintesi, che tutti i siti gestiti da enti pubblici siano
accessibili, e che lo siano anche i siti gestiti da privati che però forniscono servizi pubblici (come le
compagnie elettriche, i fornitori di gas e acqua, gli asili nido, le poste e le banche, le società di
trasporti e i servizi sanitari. Uniche eccezioni potranno essere fatte per le aziende con meno di
dodici dipendenti, ma il poter applicare o meno una tale eccezione dipenderà dai singoli Stati
membri e da come recepiranno la direttiva nelle legislazioni nazionali. Sarà possibile poi, per gli
utenti, presentare reclami in caso di inadempienza riguardante l’accessibilità di un sito, e sono
previste penali per le compagnie che non rispettino la legge.
Infine, i siti dovranno essere accessibili indipendentemente dallo strumento usato dall’utente per la
navigazione (computer, tablet, smart phone etc.). Sono oltre 761.000 i siti coinvolti dal testo nella
sua redazione attuale (solo un terzo di essi è accessibile al giorno d’oggi), e oltre 167 milioni i
cittadini per cui – una volta che il disegno di legge sarà approvato – diventerà più agevole utilizzare
il web per compiere attività semplici quali compilare la dichiarazione dei redditi, chiedere il
sussidio di disoccupazione o iscrivere i figli a scuola.
Per essere accessibile, un sito web dovrebbe rispettare il più possibile delle linee guida tecniche
chiamate standard Wcag 2.0 e permettere, ad esempio, agli utenti di ingrandire il testo o le
immagini, di navigare solo con la tastiera e con l’ausilio di lettori di schermo, di avere sottotitoli per
i video etc. Questo rende il web utilizzabile non solo ai disabili (sordi ciechi o persone con disabilità
motoria), ma anche più fruibile da parte degli anziani.
Il testo approvato in Parlamento Europeo suggerisce un limite di tempo di un anno perché i nuovi
contenuti siano resi accessibili, che può essere prolungato a tre anni per i vecchi contenuti già
presenti online e a cinque per l’accessibilità di audio e video o contenuti live.
Cosa succederà ora? Il Consiglio, composto dai ventotto Stati membri, potrà o accettare il testo del
parlamento o proporre, come temono le Ong che rappresentano le persone con disabilità e gli
anziani, un suo testo indebolito da ridiscutere poi di nuovo in Parlamento.
“Chiediamo a tutti gli Stati membri di adottare velocemente il testo approvato in parlamento, e alla
presidenza greca dell’UE di dare massima priorità al dossier”, scrivono in una nota lo European
Disability Forum, la Age Platform e l’Anec. Bisognerà aspettare per capire se queste richieste
verranno esaudite ma, mai come in questo contesto, la paura è che sia valido l’adagio popolare
secondo cui non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. (Maurizio Molinari)
(27 febbraio 2014)
Fonte: RedattoreSociale.it
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INDIA, UNA LEGGE PER METTERE FINE ALLE DISCRIMINAZIONI DEI DISABILI
Presentato un ddl che promette di concedere a milioni di persone parità di accesso all'istruzione e
al lavoro, e risarcimenti contro le discriminazioni. C’è chi parla di “punto di svolta” ma anche chi
teme che non cambi nulla in un paese dove molte leggi esistenti sono spesso calpestate
ROMA - In India ci sono tra 40 e 60 milioni di persone con disabilità fisica o mentale. Per loro la
discriminazione e lo stigma sono all'ordine del giorno. In un paese dove la condizione sociale è
fondamentale, avere una disabilità spesso significa essere esclusi dalla vita sociale. Ora un disegno
di legge presentato in parlamento vuole mettere fine a questa situazione facendo sì che le persone
disabili abbiano parità di diritti, compresi l'accesso all'istruzione, al lavoro e il risarcimento legale
contro le discriminazioni.
"Questo è un punto di svolta", ha detto il leader dei diritti dei disabili Javed Abidi dopo le proteste a
Delhi nelle ultime settimane da parte di migliaia di persone disabili per fare pressione sui politici.
Ma altri dicono che questa legge non farà alcuna differenza per il modo in cui le persone disabili
sono trattate, in un paese dove molte leggi esistenti sono scarsamente applicate e spesso calpestate.
Le cose devono cambiare nelle zone rurali, dove la situazione è più grave, perché in generale le
famiglie vivono in povertà e l’assistenza sociale è scarsa. Le persone disabili, soprattutto donne,
sono rinchiuse in casa per la vergogna dei familiari. Per questo motivo, la sterilizzazione forzata, in
particolare tra le donne con difficoltà di apprendimento, è comune, come lo sono gli aborti, scrive il
quotidiano The Guardian.
Grazie a questo progetto di legge, milioni di persone con diverse difficoltà saranno classificate
come disabili, comprese quelli con autismo, sordi, ciechi e con la sclerosi multipla e avranno diritto
a benefici governativi. L’attivista Javed Abidi ha detto: “Questa legge comporta che le persone con
disabilità avranno il diritto a mantenere un lavoro, aprire un conto in banca, e nessuno potrà dire
loro 'no' a causa della loro disabilità".
(27 febbraio 2014)
Fonte: RedattoreSociale.it
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VARIE
ECCO COME IL DISABILE PUÒ LOTTARE PER I DISABILI
Provate a immaginare un movimento femminista dominato da maschi, o un gruppo per i diritti
civili dei neri composto da bianchi. Paradossi quasi impensabili che, però, sono la norma per
molte delle campagne che riguardano le persone con disabilità di apprendimento.
Provate a immaginare un movimento femminista dominato da maschi, o un gruppo per i diritti civili
dei neri composto da bianchi. Paradossi quasi impensabili che, però, sono la norma per molte delle
campagne che riguardano le persone con disabilità di apprendimento. Spesso viste come mere
percettrici di servizi e raramente impiegate come partner e combattenti alla pari per le cause che li
riguardano. Per questo è nata Change. Un ente benefico inglese il cui obiettivo primario è quello di
formare alla leadership coloro che hanno deficit di apprendimento. Per farlo utilizzano un originale
modello detto di "co-working". Attraverso il quale queste persone iniziano fin da subito a lavorare
nei progetti che li riguardano su un piano di assoluta parità rispetto ai colleghi normodotati che li
affiancano. E sono anche pagati con lo stesso compenso. Un metodo che - secondo gli ideatori consente anche di risparmiare denaro nel lungo periodo grazie ai positivi impatti nella vita dei
disabili. Che potranno essere impiegati per sostenere altre persone con le stesse difficoltà di
apprendimento come lavoratori peer-to-peer.
(24 febbraio 2014)
Fonte: SuperAbile.it
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Rassegna stampa realizzata da
Ufficio Politiche per le Disabilità – CGIL Nazionale
A cura di Valerio Serino
Tel.: 06.8476514
E-mail: [email protected]
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