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POLITICAMENTE ANNO IX, N. 92 – aprile 2014
La
poesia cosmica
di Emilio Diedo L’argomento di discussione è non voglio dire complicato ma vasto e complesso sì.
Poesia cosmica
, come dire, in senso generalizzante, poesia attenta alle possibili declinazioni ed ai coinvolgimenti degli elementi naturali universali. Tra tali, con tali e di tali elementi l’uomo ne è tutte le volte, solo ed esclusivamente lui, interprete, interlocutore, fruitore. Ed in queste fondamentali vesti ne è anche opportuno manipolatore. In definitiva, per un’imprescindibile ragione di reciprocità, ne è necessaria parte comune.
Come nella quotidiana lotta per la sopravvivenza è concreta, fattiva attrice la mano umana, così la mente umana, nel suo astratto agire, ha facoltà di lettura delle contingenti causalità degli eventi, talora avendone il più assoluto dominio. Potendo oltretutto concepire, nel mero atto dell’intuire, carnali affezioni, proprie o altrui, gravitanti attorno a quegli stessi elementi dell’universo. La poesia, dal canto suo, largamente intesa come embrionale sprone delle arti, ripercorre dette attività mentali. Anzi ne riproduce una sua fotonica o epifanica realtà estetica.
Poesia cosmica
allora significa, d’espressione dell’umana, intimistica volontà, che supera la tacita, essenziale presenza delle cose, degli elementi animati e inanimati, dei micro e macro organismi compartecipi della fisica, misterica struttura del cosmo, nel nostro pianeta e, nell’idea d’un probabilistico quanto ora ignoto o vagamente presunto altro mondo, nell’altrove.
in primis
, possibilità di manifestazione o Sarebbe paradossale ammettere che la poesia non nasca nell’uomo, in quanto artificiosa sua proiezione. Or dunque, se è vero che la poesia nasce nell’uomo, perché nell’uomo ve n’è latenza, analogamente, occorre asseverare che assieme alla poesia e all’uomo nasce proprio l’idea del
cosmico
, quale fattore
in fieri
in ambedue, uomo e poesia.
Poesia cosmica
può essere parallelamente definibile come esemplare ausilio di spettacolare, suggestiva prova di trascendimento delle logiche che regolano meccanicisticamente i mutamenti della materia nel suo perenne scorrere, nell’ininterrotto iter di genetica trasformazione.
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Ulteriori, similari precisazioni potrebbero essere acconce a far comprendere il vastissimo panorama espressivo d’un tale
modus
esibendone una loro individuale, singolare impronta.
La
poesia cosmica
siano le maggiormente interessate.
auditivi, specialmente in questo squarcio epocale.
se non il fondatore, unico, della
poesia cosmica
poiesi cosmica che, insieme, incedono al poetico.
« di poetare, talmente pervasiva ne è l’apertura. Com’è di fatto: diversi sono i cultori contemporanei della poesia che si avvalgono delle più disparate definizioni per esprimere il cosmico. Il che naturalmente incide sul loro procedere nello scrivere in versi, include un movimento molto più ampio di quanto non indichi la sua limitativa terminologia. Riguarda, non la sola letteratura (e quando dico letteratura inserisco, a fianco della poesia, senz’altro la narrativa), ma l’intero ambito delle arti, delle quali ritengo che le letterarie e le figurative Tutte le arti trovano comunque potenziale cimento nella natura cosmica. La ricerca in tal senso non è affatto difficoltosa. Per rendersene esaustivamente conto basta guardarsi attorno, nei salotti, nei musei e nelle gallerie d’arte, aguzzare lo sguardo e/o attivare i martelletti È verosimile, e non solo un’idea, che dacché esiste la poesia esista contemporaneamente, quale possibilità di rappresentazione più o meno rilevante, il concetto del cosmico. La poesia cosmica probabilmente esiste da sempre, da che mondo è mondo. La cosmicità dunque non è azzardato affermare che sia elemento di sviluppo insito nella poesia.
Con ciò non posso non citare un maestro, Ugo Stefanutti, uno dei fondatori, che, ad illustre esempio, non a torto vede strettissimo legame addirittura tra una certa poiesi preistorica e la Un profondo legame, una perfetta corrispondenza lega questi due avvenimenti lontani, ma solo apparentemente, uno dall’altro.
La poesia della preistoria emerge tra le piante, sboccia tra le foglie e si espande sulle zolle di una terra in fermento, tutta ancora da scoprire; la poesia cosmica parte da un mondo ormai dissodato e si protende verso i cieli nella realtà del cosmo, tra la fuga delle galassie, nel mistero dell’immensità. Non solo, dunque, due partenze ma due manifestazioni-apparizioni, due epifanie che si completano a vicenda e che soprattutto caratterizzano ciò che noi chiamiamo l’
umano
: enigmi di ere atemporali, ognora superati dall’esperienza autentica del nostro vivere». Cfr.
Punto di Vista
, Libraria Padovana Editrice, n°23/2000,
Dalla preistoria alla poesia cosmica
, p. 21. È ulteriormente pensabile che i concetti di poesia e di cosmo dapprima nascano per via d’una cultura del tutto casuale, attinta in parte empiricamente ed in parte inconsapevolmente, in una fase inconscia. E che poi, una volta fatti propri dall’uomo, partorendoli razionalmente, nella progressiva crescita della coscienza, in un determinato, consequenziale,
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ulteriore transito mentale, poesia e cosmo si liberino dalla primordiale fase esclusivamente intuitiva. Detto momento, post-intuitivo, altro non rappresent che il segmento cruciale, atto di sgravamento definitivo della poesia cosmica dalla coscienza. Personalmente propenderei per un cosmo che, nel governare la vicenda di tutti gli esseri viventi, diffonda il tridimensionale sguardo divino nella tenuta d’un tempo-spazio quale unica entità certa. Quando parlo d’esseri viventi intendo non solo il regno dell’uomo e quello animale in generale, ma altresì ogni elementare conformazione vegetale che ha contribuito ad elevare la vita nelle variegate stratificazioni biologiche abbinate al tempo.
L a voce del cosmo, per altro fondante movente d’interpretazione e d’espressione poetica, la capterei nel perseguimento d’un univoco, progressivo, sempre in itinere, percorso che partendo dall’io dell’uomo tende a raggiungere Dio. Necessariamente
tra
-passando per quella materia-non materia che sta inevitabilmente di mezzo e che è appunto il cosmo-universo, compreso nella sua unitaria ed infinita tridimensionalità.
creato. Il presupposto a fondamento d’una poetica cosmica che ho attinto, ed ormai consapevolmente acquisito, da Guido Tagliati, maestro è esattamente l’idea d’una com posizione
in toto
ed in ogni caso, del tridimensionale. Ossia, per realizzare un ispirato al divino, implica una conseguente base di tridimensionalità applicabile al Quanto io singolarmente cerco d’assemblare nel momento mentale in cui, dedicandomi alla poesia, ho per obiettivo d’ispirarmi concentrato sul cosmo, che sia appunto sinonimo, sempre
topos
cosmico poetico, mi propongo di concatenare in un unico nei seguenti elementi: a)
tempo
,
spazio
e
materia
; b)
corpus
estetico almeno tre imprescindibili fattori estrapolabili da una triade di triadi, variabilmente concepibili, la cui singola triade possa cioè essere presa in considerazione avulsa dalle altre due. Esse, triadi, fondamentalmente le vedrei individuabili
passato
,
presente
e
futuro
; c)
uomo
,
Dio
ed
esistenza
o l’equivalente
essere
.
M’impongo, qualora voglia fare poesia del cosmo, che il contesto estetico riunisca la presenza di almeno una delle anzidette tre triadi e, potendo, anche di tutte e tre: il che comporterebbe la perfezione della rappresentazione del concetto cosmico. Non voglio escludere a priori altre strutturazioni di triade. Ma se ammetto la possibilità d’elaborare poesia poggiandomi su altri essenziali fattori, la formulazione di almeno una triade, che ne inquadri le
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matrici operative, deve (sempre secondo il mio soggettivo modello cosmico poetico) basilarmente sussistere.
Oggi come oggi, specie in poesia, molti sono i richiami al cosmo, i più disparati. Tanto che, secondo una buona parte della militante critica, sembrerebbe, tutte le volte che ve ne sia traccia, o molto spesso, trattarsi di poesia cosmica. Di conseguenza, in base all’anzidetta mia linea, per quanto si tiri in ballo il cosmo, il più delle volte non se ne realizzerebbe l’intero concetto applicabile alla poesia cosmica, bensì un semplicistico, il più delle volte esile richiamo cosmico-poetico, che, per scarsezza di requisiti, non definirebbe né tanto meno realizzerebbe la (Ferrara, 1923 † 2011) i
poesia cosmica
.
Gli stessi ideatori, ognuno con un suo teoretico prototipo, Guido Tagliati ed Ugo Stefanu@i (Venezia, 1924 † 2004) ii , ne davano, dal loro sorgivo punto di vista, una definizione circoscritta o ad uno
scientismo teosofico
(Tagliati) o ad un’
ispirazione paleogenetica-astrale
volontà di pubblicizzarne la rispettiva idea.
(Stefanutti). Il loro comune punto di forza cosmico, esulando dagli individuali teoretici fondamenti, stava nella costanza argomentativa e nella ferrea, pedissequa Voglio precisare che, circa la fondazione concettuale della poesia cosmica, è tuttora inconclusa una disputa sul ruolo primario dell’uno rispetto all’altro.
A tal proposito, e relativamente alla mia identità di poeta cosmico, è quanto mai opportuno un chiarimento. È vero che io sia stato strettamente a contatto del ferrarese Guido Tagliati, come pure ho avuto modo di conoscere ed apprezzare il veneziano Ugo Stefanutti, i quali, tutti e due, sostenevano d’essere fondatori del movimento cosmico, almeno per ciò che riguarda la poesia. Tuttavia questa mia conoscenza, che certamente m’ha spianato la via concettuale ed arricchito sul piano cosmico-programmatico, ha il significato di percorsi paralleli e non coincidenti al mio. Non ne smentisco l’inevitabile interferenza scientifico-fideistica del Tagliati, da una parte, e paleogenetica e/o astrale dello Stefanutti, dall’altra, non evitabile se si voglia parlare di cosmo. Al di là di ciò, al massimo vi sarà qualche coincidenza nella medesima misura in cui pure Tagliati e Stefanutti si sono incrociati nei loro concorrenziali percorsi. Ciò per dire che mi ritengo sì un poeta cosmico ma, onestamente, per non offuscare l’illustre memoria di nessuno dei due, non mi sentirei d’essere riconosciuto come il continuatore né dell’Uno né dell’Altro.
i Pubblicazioni di Guido Tagliati, poesia: Presupposto, 1970; Il nuovo senso, 1972; Contrappunto, 1974; Vuoti d’aria, 1977; Prototipi sulla traccia, 1979;
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Quasi Quasars, 1981; Conto alla rovescia, 1983; Oltre, 1985; Orbiter, 1987; I quanta del divino, 1989; God’s Talents-I talenti di Dio, 1992; God’s Trend-Il corso di Dio, 1995; God’s Trade-Il marchio di Dio, 1996; God’s Truth-La verità di Dio, 1997; God’s Tramp-Il vagabondo di Dio, 1999; God’s Transfert-Analisi di Dio, 2001; ii God’s Triumph-Il trionfo di Dio, 2002; God’s Targets. Hyperworld-I bersagli di Dio. Supermondo, 2004. Pubblicazioni di Ugo Stefanutti, poesia e saggi: Città dondolante, 1969, 3^ ed. ampliata 1999, col patrocinio dell’Unesco; Marmi quasi liquidi sopra una selva di palafitte, 1974; Neuroni della terra, 1978; Ignoriamo l’essere frantumiamo l’esistere, 1978; Messaggi dalla preistoria, 1978; Negazione e possibilità, 1979; Forma preesistita, 1983; Nella luminosità dell’assoluto, 1983; Cavalli di mare, 1984; Fiaccole abbacinanti, 1985; Questo cosmo che respira l’umano, 1987; Inesorabile divampa la sfera della vita, 1990; Noi uomini zattere di atomi, 1992; Le sorgenti nascoste Dolomitipreludio, 1995; Quell’iniziare che non inizia, 1995; Frammenti titanici, fiaccole abbacinanti ascendono, 1996; Orizzonte degli eventi, 1997; Cometa errante, 1997; Noi uomini, quanti di energia nel flusso del pensiero, 1998.