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12 A T T U A L I T À
La storia.
In un istituto superiore,
Maria è stata interpretata da
una diciottenne di fede
islamica: «Con i miei
genitori abbiamo deciso che
era una cosa bella»
Martedì
22 Dicembre 2015
Pescara, il presepe vivente che ha unito cristiani e musulmani
Pescara. A Pescara il presepe coinvolge e unisce.
Non urta la sensibilità delle altre fedi ma, anzi, diviene esperienza di incontro e di dialogo. Se si aggiunge che è realizzato da un istituto scolastico,
diviene anche evento educativo: per chi la mette
in scena e per chi vi assiste. È stata tutto questo la
ventesima edizione del presepe vivente messo in
scena l’altra sera nel capoluogo adriatico dall’Istituto superiore Aterno Manthonè con la collaborazione di altre scuole e della Capitaneria di Porto.
Nello scenario del largo della Madonnina, luogo
simbolo di una città che lega al mare la sua iden-
tità, numerosi figuranti sono stati diretti dall’attrice Franca Minnucci. Tra questi, anche Fatou Gaye,
diciottenne di origine senegalese, di una famiglia
di migranti venuti proprio dal mare. Ha vestito i
panni della Madonna, Fatou: è di religione musulmana ma ha accettato di buon grado la proposta fattagli dalla scuola. Racconta la professoressa
Antonella Sanvitale, dirigente scolastica dell’istituto: «Sin dall’anno scorso ho deciso di esonerare
gli studenti che non frequentano l’ora di religione
da questa attività, non volendo obbligare nessuno.
E già allora Fatou mi disse che avrebbe voluto par-
tecipare perché, in fondo, siamo tutti figli di un unico Dio che ci ama. La cosa mi colpì molto e, naturalmente, accolsi molto volentieri questa sua disponibilità. Quando quest’anno stavamo lavorando ad assegnare i vari ruoli, pensando alla Madonna ci è venuto in mente di chiedere a lei se voleva indossare questi panni: ha accettato molto volentieri, aggiungendo di non temere ciò che è diverso perché in fondo è un bene che arricchisce.
Ho parlato anche con suo padre. Mi ha raccontato che la sua famiglia da generazioni è di fede musulmana, ma che la partecipazione al presepe di
sua figlia era una scelta molto bella. Come lei, anche altri ragazzi musulmani si sono coinvolti».
È Fatou stessa a raccontare questa esperienza: «È
stato molto emozionante. Ne ho parlato con i
miei genitori, e alla fine abbiamo deciso che poteva essere una cosa bella, a prescindere dalla diversità di fede». Anche loro, l’altra sera, erano tra
gli spettatori: ad applaudire uno spettacolo grandioso, che unisce ed integra chi vive la sua fede
con profondità.
Piergiorgio Greco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Accoglienza, la Chiesa c’è
«Così aiutiamo i migranti»
Da settembre 4.500 persone in più. A piccoli gruppi
FULVIO FULVI
vitare la conflittualità sociale, e poi va
detto che soltanto 450 Comuni italiani sugli 8.100 accolgono tuttora i miono oltre 27 mila i profughi acgranti all’interno del Sistema di Procolti a tutt’oggi in Italia nelle
tezione per Richiedenti Asilo e Rifu27mila parrocchie ma anche
giati (Sprar)».
nelle comunità religiose, negli "ho«Un quarto dell’accoglienza dei prospitum" di santuari e monasteri e nelfughi è gestito in Italia dalla Chiesa –
le famiglie che hanno dato la disponigli fa eco Oliviero Forti, responsabile
bilità ad ospitare i richiedenti asilo. La
dell’ufficio immigrazione della CariChiesa italiana si sta muovendo per
tas italiana – e non solo per l’ospitalità
affrontare il dramma dei circa 70 minelle famiglie e nelle parrocchie ma
la immigrati che hanno fatto domananche per quanto riguarda gli aspetti
da per il riconoscimento della protelegali, sanitari e amministrativi e per
zione internazionale e per aiutare tutl’assistenza ad altri soggetti bisognoti gli altri arrivati nel nostro Paese
si, ad esempio le donne vittime della
(160mila solo nel 2015).
tratta».
Il 6 settembre, giorno dell’appello nel
Le realtà più attive? Bari, Verona, Toriquale Papa Francesco, nel discorso dono (con 200 famiglie coinvolte in un
po l’Angelus, invitava le realtà eccleprogetto di ospitalità),
siali d’Europa, attraRoma, Parma, Boloverso i vescovi, a «dare
gna, Vicenza, Cremoloro una speranza
Forti
(Caritas):
na, Brescia (dove 52
concreta» come gesto
un quarto
appartamenti destinaconcreto in preparati a famiglie di migranzione dell’Anno Santo,
dell’assistenza
ti sono in via di ristruti migranti ospitati dalsulle spalle della
turazione), Chiavari,
la Chiesa in Italia eraTreviso ma a anche Ano 22.600: in cento
comunità
cristiana
versa, Lecce, Messina
giorni, dunque, si regiPerego (Migrantes): e Siracusa, con decine
stra un incremento di
di progetti in fase di atoltre 4.500 unità, animpegno decisivo
tuazione o già varati. A
che se dati esatti si coMilano, da settembre,
nosceranno dopo la
hanno dato la disponiGiornata Mondiale dei
bilità a ospitare profughi 113 parrocRifugiati, nel giugno prossimo. «In ochie e 11 enti religiosi per un circa 450
gni caso possiamo dire che c’è stata uposti, come risposta all’appello del
na grande risposta finora, tenuto conPontefice e del cardinale Angelo Scoto che il percorso previsto dal vadela. Impegno che si aggiunge a quello
mecum della Cei indica precise modella Caritas Ambrosiana che gestisce
dalità, forme e strumenti per infor781 posti assegnati: complessivamenmare la rete, coinvolgere le istituzioni,
te la diocesi lombarda si sta attrezformare gli operatori e varare i progetti
zando per realizzare un sistema di acche devono accompagnare sia l’accocoglienza stabile di oltre 1.000 posti.
glienza sia il rientro dei migranti nelE ha già preso corpo il "Progetto Rifula loro terra» commenta monsignor
giato a casa mia" della Caritas che in
Giancarlo Perego, direttore generale
più di un anno ha garantito un luogo
di Migrantes, l’organismo pastorale
dove vivere, all’interno di nuclei famidella Cei incaricato, insieme con le Caliari, a 953 stranieri in difficoltà in 65
ritas diocesane, di rispondere a quediocesi sparse nello Stivale, iniziativa
sto bisogno di solidarietà.
che favorisce il raggiungimento del«Va detto inoltre che un migrante ril’autonomia ai richiedenti protezione
chiedente asilo su quattro è ospitato
e ai rifugiati attraverso l’accoglienza
attualmente in una struttura ecclesiapresso famiglie della comunità crile – prosegue don Perego – e, in partistiana che sono così aiutate a vivere,
colare, in Lombardia 1 su 2, in Basiliattraverso la convivenza con persone
cata 1 su 3, come in Piemonte: queste
provenienti da altri Paesi, un’espele risposte più significative nelle rerienza di solidarietà e condivisione
gioni anche se non è solo una quenelle realtà ecclesiali locali.
stione di numeri ma anche di qualità
dei servizi offerti e di impegno per e© RIPRODUZIONE RISERVATA
QUI TORINO
Duecento famiglie coinvolte in un progetto
Rivoli in festa per 10 giovani immigrati
S
Pavia.
QUI TREVISO
In città porte aperte, finora, per 190 persone
Cadute paure e barriere, i bimbi protagonisti
«La Caritas di Treviso lavora ogni giorno per favorire l’ospitalità: fino ad
oggi sono 190 gli immigrati accolti in 11 case, si è creato un vero
movimento tra i volontari, l’impegno è soprattutto di carattere educativo,
ogni sera facciamo un incontro per far conoscere la vera realtà dei rifugiati,
per dire chi sono e da dove vengono, quale realtà vivono nel loro Paese»
dice don Davide Schiavon, direttore della Caritas diocesana del capoluogo
veneto. Circa mille persone sono state coinvolte nell’opera di informazione
e formazione all’accoglienza. Un lavoro che ha portato i suoi risultati. «La
cosa più importante – prosegue don Schiavon – è che sono cadute molte
paure, anche legate alle difficoltà economiche delle famiglie e va detto che
spesso sono stati i più piccoli a buttar giù le barriere innalzate dagli adulti».
Si è creato un clima di scambio di esperienze e di vera solidarietà. (F. F.)
Arriva anche in Italia "Refugees welcome"
Piattaforma per l’ospitalità domestica
Il 27 dicembre «Una giornata a casa mia»
Pranzo tutti insieme per conoscersi meglio
Le esperienze
È attiva anche in Italia "Refugees Welcome", la prima piattaforma web dedicata all’accoglienza domestica dei profughi. Un’esperienza di inclusione
sociale nata in Germania nel 2014 che consiste nel favorire la diffusione della solidarietà nei confronti di coloro che chiedono asilo e dei rifugiati attraverso l’ospitalità nelle famiglie. L’iniziativa è resa possibile dal lavoro di volontari altamente qualificati (ingegneri, avvocati, esperti di marketing, psicologi ecc.) che si autofinanziano per mettere in rete professionalità e territori collaborando con istituzioni pubbliche e associazioni. Grazie al sito
www.refugees-welcome.it, attivo da ieri, è possibile coinvolgere soggetti ospitanti, rifugiati, associazioni e tutor che agiscono da facilitatori sul territorio. La piattaforma è composta da differenti sezioni che garantiscono un’assistenza completa e una guida al processo di accoglienza. Chi decide di
intraprendere il percorso di ospitalità può registrarsi al sito offrendo una stanza libera nella propria casa per un periodo che va da tre a sei mesi.
QUI AVERSA
Anche ad Aversa, in provincia di Caserta, l’appello di Papa Francesco ha
suscitato iniziative e fatto fiorire rapporti. Sono 61 le richieste finora
soddisfatte con il coinvolgimento di quattro parrocchie e di diversi istituti
religiosi. Racconta il responsabile Caritas per gli immigrati, Roger
Adjoukunde: «Famiglie assieme agli immigrati, il 27 dicembre prossimo, con
"Una giornata a casa mia", nella quale la gente del paese inviterà a pranzo i
ragazzi accolti nelle diverse realtà della chiesa locale». Giovani e anziani
insieme. Molti profughi sono ospitati in abitazioni del centro storico, dove le
finestre che si affacciano sui vicoli sono poco distanti l’una dall’altra. «È
capitato infatti – dice Adjoukunde – che una signora di 70 anni che vive da
sola ha invitato un giovane africano a pranzo dopo che per un mese intero
lo aveva incontrato e salutato ogni mattina, senza mai dire una parola». (F.F.)
Operato alla gola, dormiva nel sottoscala dell’ospedale
DANIELA SCHERRER
PAVIA
nrico Gariboldi si muove disinvoltamente
tra corridoi e ascensori all’interno dei nove
piani del nuovo San Matteo di Pavia. Come
se l’ospedale fosse la sua casa. E in effetti fino a ieri, per quattro mesi, lo è stata veramente. Ventiquattro ore su 24 a cercare il calore di una sala d’aspetto, cercando di non dare nell’occhio e di mimetizzarsi nello spazio di attesa al pronto soccorso, laddove il via vai continuo di gente "nascondeva" quella presenza che si muoveva con due borse contenenti una coperta e alcuni vestiti. Tutti i
suoi averi. Enrico ha 54 anni, un volto segnato dalla fatica e uno sguardo in cui cogli la sofferenza per
una storia difficile, costellata dalla successione di
quattro tumori alla gola, che lo hanno costretto a
subire diverse operazioni fino all’intervento di laringectomia proprio alla Clinica Otorino del policlinico pavese. I grossi problemi di salute hanno fatto il paio con le difficoltà lavorative, con un’occu-
E
«Dieci giorni prima dell’appello di Papa Francesco, l’arcivescovo
Cesare Nosiglia aveva chiesto alle parrocchie di Torino di aprire le
porte ai rifugiati: e dopo l’inivito del santo Padre la chiesa locale ha
moltiplicato il suo impegno» dice Sergio Durando, responsabile
piemontese di Migrantes. E i frutti della mobilitazione già si vedono:
200 famiglie partecipano a un progetto che coinvolge 60 parrocchie,
anche della cintura torinese. «L’obiettivo non è solo garantire agli ospiti
un luogo o un piatto – spiega Durando – ma non lasciarli soli nella
quotidianità e al tempo stesso far crescere la comunità cristiana che li
accoglie, far capire meglio il dramma dell’esodo che riguarda 60 milioni
di persone nel mondo». In uno spazio della parrocchia di Rivoli a
novembre sono arrivati dieci giovani profughi accolti dai ragazzi degli
oratori torinesi e dalla gente del posto con una grande festa». (F.F.)
Silenziosamente, ogni giorno, con un sacchetto di
pazione dura che richiedeva una perfetta forma fiplastica raccoglieva mozziconi e cartine da terra e
sica. Enrico era infatti camionista: 34 anni trascorriordinava i vassoi al bar del Policlinico per dare a
si alla guida del suo "bolide" di otto metri, in giro
suo modo un contributo. Con i pochi euro raccolper l’Europa.
ti cercava di sfamarsi, ma ammette di avere spes«Ho dovuto venderlo e abbandonare quella vita
so saltato sia pasto che cena. Qualche medico ha
che amavo tantissimo per potermi curare – raccominciato ad allontanarlo.
conta Enrico – il resto si è aggiunto con il fallimen«Li capisco, sapevo di non
to della mia storia familiaessere al posto giusto –
re: ho una sorella che non
con quel soffio di
vedo da 10 anni e la mia
Ieri una parrocchia gli ha dato spiega
voce impercettibile che gli
compagna non ha più voè rimasto dopo la laringecluto saperne di me. Vivevo
una stanza grazie all’aiuto
– mi dispiace solo
con lei a San Genesio, alle
di due infermiere del San Matteo tomia
che alcuni sono stati sgarporte di Pavia. Quattro mebati nel mandarmi via. Ma
si fa sono rimasto solo. L’unon ho mai risposto. Racnico rifugio a cui ho pencoglievo le mie poche cose e cambiavo piano». Fisato è stato il San Matteo, dove tante volte ero già
no a quando si è trovato a dormire nel sottoscala
stato a curarmi».
esterno al Pronto soccorso, avvolto in una coperE dove Enrico ha vissuto oltre 100 giorni da anonita. Al freddo. Farcela era impossibile, soprattutto
mo ospite. In Otorino lo ricordano come una pernelle sue condizioni. Nella sventura ha avuto la forsona squisita. Veniva per i controlli alla gola, ma
tuna di trovare sul suo cammino due infermiere
nessuno sapeva che dall’ospedale poi non usciva.
divenute i suoi "angeli custodi".
Quando si sono accorte della situazione di Enrico,
e della sua salute precaria che andava peggiorando, hanno deciso di intervenire, chiamando la parrocchia della Sacra Famiglia, nota in città per la sua
opera di accoglienza dei familiari di ricoverati e dei
profughi. Il parroco don Vincenzo Migliavacca ha
aperto le porte temporaneamente all’uomo, che
da ieri ha un letto dove dormire, un bagno dove
farsi la doccia e una cucina dove cucinare. «Il mio
regalo di Natale», ha sorriso Enrico entrando nella stanza. «È un’emergenza che non poteva restare inascoltata –commenta don Vincenzo – è una
persona educata e rispettosa. Potrà stare qua fin
quando le istituzioni preposte non troveranno una soluzione idonea per lui». Don Vincenzo ha intanto incontrato il sindaco di San Genesio, Cristiano Migliavacca che si è subito attivato. «Per il momento – spiega – non ho avuto riscontri ufficiali. È
un cittadino pavese con grossi problemi di salute,
non può stare in mezzo a una strada».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La comunità pastorale San Carlo
Borromeo in Dervio, Corenno Plinio,
Dorio, San Martino Mont’Introzzo e
Tremenico, sono vicini con la preghiera al
parroco don Michele e familiari per la
scomparsa del
papà
TARCISIO CRUGNOLA
e lo affidano all’amore misericordioso del
Padre
DERVIO, 22 dicembre 2015
La Comunità Pastorale Beato Schuster si
stringe con affetto a don Michele e ai suoi
familiari nell’ultimo saluto al
papà
TARCISIO CRUGNOLA
che nella preghiera affida al Signore.
VENEGONO INFERIORE, 22 dicembre
2015
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