Transcript Newsletter n. 7 AGGIORNAMENTO NORMATIVO E
Newsletter n. 7
E GIURISPRUDENZIALE
A CURA DI UNIONE PROVINCIALE ENTI LOCALI
Varese, 3 febbraio 2014
In questo numero
1.
2.
3.
4.
Nuovo ISEE 2014, decreto in G.U. del 24 gennaio: entro giugno sistema in vigore. Dal 15 febbraio diventerà efficace l’archivio tenuto dalla motorizzazione con gli estremi delle polizze. La circolare INPS 6/2014 cambio retroattivo per i contributi nei giorni di assenza .
Regolamenti e aliquote da approvare entro il 28 febbraio anche per ottenere i fondi per l'abitazione principale. cinque ostacoli sulla tasi. incognite su terreni agricoli, esenzioni, riduzioni, sconti prima casa e moduli.
4.1.
La tari inciampa su scadenze e gestione dei rifiuti speciali.
5.
Relazione di fine mandato: mancano i rendiconti 2013 e occorre prendere i dati dai preconsuntivi fine mandato, relazione in sei passi.
6
. Diritto di accesso dei consiglieri comunali ad atti di polizia giudiziaria e dell anagrafe.
In Gazzetta ufficiale, è stato pubblicato il d.P.C.M. 159/2013, che apre l’attuazione del nuovo strumento altrimenti noto come “riccometro”.
Il provvedimento entrerà in vigore in maniera effettiva il prossimo 8 febbraio, giorno a partire da cui inizierà il conto alla rovescia dei 120 giorni necessari per terminare il cammino per la messa in operatività del
nuovo Isee.
Gli enti, al massimo il 9 giugno, il nuovo strumento per la certificazione dei redditi, sarà completamente attivato.
SERVIZI SOCIALI
1) NUOVO ISEE 2014, DECRETO IN G.U. DEL 24 GENNAIO: ENTRO GIUGNO SISTEMA IN VIGORE.
(da La gazzetta degli enti locali) Inizia ufficialmente l’iter del nuovo Isee 2014, l’indicatore di situazione economica equivalente riformato dal Governo nei mesi scorsi. Venerdì, in Gazzetta ufficiale, è stato pubblicato il d.P.C.M. 159/2013, che apre l’attuazione del nuovo strumento altrimenti noto come “riccometro”. Il provvedimento entrerà in vigore in maniera effettiva il prossimo 8 febbraio, giorno a partire da cui inizierà il conto alla rovescia dei 120 giorni necessari per terminare il cammino per la messa in operatività del nuovo Isee.
Il primo appuntamento cruciale per l’attuazione del nuovo Isee è fissato al 9
maggio 2014, quando scadrà ufficialmente la fase iniziale dell’iter. Qui toccherà al Ministro del lavoro Enrico Giovannini dare il via a un altro testo che descriverà il profilo della nuova Dichiarazione Unica Sostitutiva – Dsu - previo parere del Ministero dell’economia, dell’Inps, dell’Agenzia delle entrate e del Garante per la privacy. Dunque, un numero molto elevato di enti sono coinvolti per dare vita al nuovo strumento per la comparazione del redditi: la Dsu, per la piena attuazione, è un
passaggio fondamentale, poiché ogni nucleo famigliare dovrà compilarlo per
accedere ai benefici fiscali e di welfare in base al proprio indicatore. Così, precise istruzioni dovranno essere divulgate sempre dagli stessi attori pubblici, per diffondere più informazioni possibile sulla compilazione corretta della Dsu. Questo, come detto, dovrà avvenire entro i primi 90 giorni, cioè prima
del 9 maggio prossimo.
Quindi, gli enti avranno il mese restante per adeguarsi alle nuove disposizioni: ne consegue, insomma, che, al massimo il 9 giugno, il nuovo strumento per la certificazione dei redditi, sarà completamente attivato. Nelle intenzioni del governo, il nuovo Isee dovrebbe contrastare tutti quei finti poveri che, fino a oggi, hanno avuto accesso alle prestazioni agevolate pur disponendo dei mezzi per essere autosufficienti. Nella nuova conformazione dell’indicatore, verranno richieste meno informazioni dichiarate in autonomia da parte dei richiedenti, aumentando, al contempo, i dati che gli enti potranno confrontare, in particolar modo quelli coinvolti nella definizione della nuova Dsu, e dunque Inps, Agenzia entrate e la neonata anagrafe tributaria.
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POLIZIA LOCALE
2) DAL 15 FEBBRAIO DIVENTERÀ EFFICACE L'ARCHIVIO TENUTO DALLA MOTORIZZAZIONE CON GLI ESTREMI DELLE POLIZZE.
(da Il Sole 24 Ore) stipulare l'Rc auto entro dalla legge 183/2011 L’INPS afferma che lo sciopero, poiché della retribuzione in relazione alla mancata prestazione lavorativa, decurta anche l’imponibile previdenziale.
Dal 15 febbraio via "ufficiale" all'archivio della Motorizzazione con gli estremi di tutte le polizze Rc auto. Inizierà così l'iter che dovrebbe portare entro l'anno ai controlli automatici antievasione per l'assicurazione obbligatoria, anche se non si arriverà mai al sanzionamento completamente automatico: sarà sempre un agente a verificare i documenti e quantificare la sanzione. La Motorizzazione sarà in grado di trasmettere i dati delle auto non assicurate a ministero dell'Interno e forze di polizia. In teoria, queste ultime dovranno sollecitare i proprietari a stipulare l'Rc auto entro 15 giorni, come stabilito dalla legge 183/2011. Ma in molti casi i solleciti sarebbero inutili: basti pensare alle tante moto senza polizza semplicemente perché a lungo inutilizzate. Così i dati della black list serviranno solo al secondo scopo previsto dalla legge 183/2011: i controlli automatici con apparecchi in grado di leggere le targhe in transito (come molti rilevatori di velocità o di accesso alle Ztl). L'annuncio va inteso nel senso che dal 15 febbraio la banca dati della Motorizzazione diventerà efficace. Prima di poter procedere con i controlli automatici, infatti, sarà necessario che il ministero fissi le caratteristiche tecniche degli apparecchi. I costruttori dovranno avere il tempo per adeguarli e presentare la domanda di approvazione, quindi i controlli difficilmente potranno partire prima della seconda metà dell'anno. Il Governo ha confermato che i controlli non saranno mai del tutto automatici, vista la delicatezza della materia da accertare. È stato, infatti, chiarito che le rilevazioni
degli apparecchi sulla mancata copertura assicurativa non porterà direttamente alla compilazioni di verbali, ma solo a inviti a presentarsi a un ufficio di polizia con i
documenti per farli esaminare dagli agenti. Saranno, poi, questi ultimi a redigere il verbale, una volta effettuati i riscontri.
PERSONALE
3) LA CIRCOLARE INPS 6/2014 CAMBIO RETROATTIVO PER I CONTRIBUTI NEI GIORNI DI ASSENZA.
(da Il Sole 24 Ore)
L'Inps getta nello scompiglio le amministrazioni pubbliche. Con la circolare 6/ 2014, l'Istituto di previdenza fa chiarezza rispetto ad alcune tipologie di assenze che, in passato, avevano creato parecchie incertezze nell'elaborazione delle buste paga. Ma, nel contempo, "pretende" che ai nuovi indirizzi venga data attuazione retroattiva. L'allora Inpdap, con la nota 65837 del 2 dicembre 1997, aveva sostenuto l'obbligo contributivo in caso di sciopero in quanto l'assenza in questione non incideva sul l'anzianità di servizio e sulle ferie. Oggi, facendo appello all'uniformità delle basi imponibili, voluta con il Dlgs 314/1997 (emanato il 2 settembre), l'Inps afferma che lo sciopero, poiché comporta una riduzione della retribuzione in relazione alla mancata prestazione lavorativa, decurta anche l'imponibile previdenziale. Esempio contrario è rappresentato dall'assegno alimentare. Riprendendo il disposto dell'articolo 34 del Rdl 680/38, nelle faq sulla circolare Inpdap 38/2000 si leggeva che era considerato servizio non utile ai fini previdenziali il periodo di sospensione per motivi disciplinari o cautelare per procedimento penale, anche in presenza di assegno alimentare, in quanto quest'ultimo non era equiparabile alla retribuzione.
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A conclusione opposta giunge oggi l'Inps, in quanto osserva che, ai sensi della circolare 326/E del ministero delle Finanze, tale assegno costituisce reddito di lavoro dipendente e, quindi, imponibile sia fiscalmente che previdenzialmente. Sono evidenti i problemi di applicazione del minimale contributivo.
contributi a Irpef.
Nulla quaestio sulle ragioni dell'Istituto di previdenza in ordine all'inversione di interpretazione sull'imponibilità (o la non imponibilità) di alcune fattispecie di assenze. Il punto dolens dei nuovi orientamenti è rappresentato dal dies a quo: la loro applicazione è richiesta da ottobre 2012. In altre parole ai dipendenti che, nell'ultimo anno e mezzo, hanno aderito a uno sciopero, gli enti dovrebbero ricalcolare la retribuzione, restituire i contributi trattenuti per tale giornata e assoggettare tale contributi a Irpef (in quanto, in allora, avevano ridotto il reddito tassato). Al contrario, di fronte, in passato, a un assegno alimentare, ora si dovrà
procedere a inserire nel cedolino un imponibile figurativo (in quanto la somma è
già stata corrisposta) e, di conseguenza, a ridurre il reddito ai fini Irpef. Se questo rappresenta un discreto problema per i lavoratori oggi ancora in servizio, è evidente l'ulteriore complicazione nel caso in cui il dipendente non sia più in attività. Ma non è finita. Sistemati gli aspetti contributivi e fiscali, il passo successivo è rappresentato dalla regolarizzazione di tutte le denunce relative alle varie mensilità interessate. Gli enti dovranno districarsi nei vari quadri e codici della ListaPosPA, per cercare di dare definitività alle posizioni previdenziali. Si auspica, quindi, che l'Inps corregga il tiro, imponendo l'obbligatorietà dei nuovi orientamenti a partire dalla mensilità di febbraio 2014.
FISCO E TRIBUTI
4) REGOLAMENTI E ALIQUOTE DA APPROVARE ENTRO IL 28 FEBBRAIO ANCHE PER OTTENERE I FONDI PER L'ABITAZIONE PRINCIPALE. CINQUE OSTACOLI SULLA TASI. INCOGNITE SU TERRENI AGRICOLI, ESENZIONI, RIDUZIONI, SCONTI PRIMA CASA E MODULI.
(da Il Sole 24 Ore)
entro il 28 febbraio e le elezioni amministrative di Comuni un'approvazione rapida del bilancio e del regolamento e delle aliquote Tasi, ma il tributo sui servizi indivisibili presenta diversi problemi applicativi.
La distribuzione dei fondi per le detrazioni sull'abitazione principale entro il 28 febbraio e le elezioni amministrative di maggio impongono ai Comuni un'approvazione rapida del bilancio e del regolamento e delle aliquote Tasi, ma il tributo sui servizi indivisibili presenta diversi problemi applicativi.
Gli oggetti imponibili
Sono i fabbricati, compresa l'abitazione principale, le aree scoperte, anche edificabili, a qualsiasi uso destinati. Il problema più rilevante è capire se le aree scoperte includono i terreni agricoli. La base imponibile è quella prevista per l'applicazione dell'Imu; da tale rimando si potrebbe ricavare il principio generale che tutti gli oggetti per i quali è possibile determinare una base imponibile Imu sono soggetti a Tasi, compresi i terreni agricoli. È, però, assurdo ci sia questo dubbio.
Le esenzioni Tutte le esenzioni previste dalla disciplina Imu non sono automaticamente
applicabili alla Tasi, salvo non siano recepite nel regolamento comunale. In linea generale sono quindi assoggettati tutti gli immobili, a qualsiasi uso destinati, posseduti da Stato, Regioni, Province, Comuni, Asl, enti non commerciali ed enti ecclesiastici, compresi anche i terreni agricoli montani. L'unico oggetto che potrebbe ritenersi comunque escluso è il fabbricato di categoria E, per il quale la disciplina Imu non detta alcun criterio per la quantificazione della base imponibile.
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661 della legge 147/2013 Il requisito della prevalenza, produzione mista di rifiuti
Le riduzioni Il Comune può stabilire riduzioni, ma anche esenzioni, per le abitazioni con unico occupante o a uso stagionale e può tener conto di «superfici eccedenti il normale
rapporto tra produzione di rifiuti e superficie stessa». Anche in questo caso, le riduzioni Imu non sono applicabili alla Tasi. Quindi, per esempio, niente riduzione del 50% della base imponibile per i fabbricati inagibili e storici o per le riduzioni Imu in caso di conduzione diretta del terreno da parte di un coltivatore diretto.
L'abitazione principale
Nella Tasi non è prevista una detrazione base per tutti. È il Comune a deciderne le modalità, anche se lo Stato ha già stanziato 500 milioni e potrebbe riconoscere la possibilità di aumentare l'aliquota massima del 2,5 per mille di altri 0,8 punti, purché il gettito sia destinato alle detrazioni. In particolare, uno sconto fiscale che tenga conto del reddito e del numero di componenti della famiglia. Si tratta però di mere petizioni di principio, inapplicabili con un sistema che vede l'invio di un modulo precompilato dal parte del Comune, il quale ovviamente non è in grado di agganciare, almeno nel breve periodo, le informazioni sul reddito, desumibili dall'Anagrafe tributaria, al singolo soggetto passivo Tasi. Ancor meno attuabile è il collegamento con l'Isee.
I moduli precompilati
L'invio dei moduli presuppone l'esatta conoscenza dei soggetti passivi, ricavabili dal l'Imu, per la quota di competenza dei «possessori», e dalla Tares/Tari, per la quota di competenza degli «occupanti». Anche ipotizzando l'integrazione tra le banche dati Imu e Tari, peraltro non sempre in possesso del Comune, c'è il problema che nella tassa sui rifiuti non tutti gli immobili sono dotati di identificativi catastali ed è per questo che si ammette ancora un prelievo basato sui metri quadrati. L'invio dei modelli precompilati è poi incompatibile con la dichiarazione Tasi da presentare il 30 giugno dell'anno successivo a quello di riferimento. Così, ad esempio, il Comune dovrebbe inviare un precompilato per un'area fabbricabile, quando il contribuente dovrà dichiarare il suo valore l'anno successivo.
4.1.) LA TARI INCIAMPA SU SCADENZE E GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI
(da Il Sole 24 Ore) Confrontando le tre componenti della nuova imposta unica comunale (Iuc), la Tari dovrebbe essere quella meno problematica poiché si pone in linea di continuità con i precedenti prelievi (Tares, Tarsu, Tia). Tuttavia, accanto ad alcuni aspetti migliorativi, la disciplina del nuovo tributo presenta diverse zone d'ombra. A partire dal contrasto insanabile tra il comma 649 e il comma 661 della legge 147/2013: il primo attribuisce ai Comuni la possibilità di ridurre la parte variabile della Tari in proporzione ai rifiuti assimilati che i produttori dimostrino di avviare al recupero, mentre il secondo dispone l'esonero totale dal pagamento del prelievo. È evidente che le due disposizioni finiscono per regolare la medesima fattispecie in maniera diversa. In tal caso dovrebbe prevalere la soluzione di maggior favore per i contribuenti che si trovano nella situazione descritta dalla norma, i quali potranno senz'altro pretendere l'esonero totale. Restando poi nell'ambito delle superfici produttive di rifiuti speciali, ma questa volta non assimilati agli urbani, il comma 649 chiarisce che non sono assoggettabili alla Tari le aree dove tali rifiuti si formano «in via continuativa e prevalente». Requisiti che appaiono più ampi rispetto alla precedente formulazione: in particolare il requisito della prevalenza, diversamente dal «di regola» presente nella Tares, potrebbe aprire le porte all'esonero anche in caso di aree con produzione mista di rifiuti speciali e urbani.
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nominare un funzionario
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La disciplina di un tributo dovrebbe inoltre definire chiaramente il soggetto attivo, che invece manca del tutto ed è ricavabile solo indirettamente dalle norme sul soggetto che approva il regolamento e le tariffe. Il problema sorge però nel caso di immobili non interamente ubicati nel territorio comunale, per i quali non è chiaro se adottare il criterio della suddivisione delle superfici oppure quello della prevalenza (come per la Tares). Altra questione si pone in ordine all'obbligo dichiarativo. I commi 684 e 685, relativi alla Iuc ma riguardanti anche la Tari, prevedono la presentazione entro il 30 giugno dell'anno successivo alla data di inizio della detenzione o della variazione. Ma il termine è troppo lungo e in molti casi la debenza del tributo sarà nota al Comune addirittura oltre l'anno di imposizione, compromettendo così il tempestivo invio dei moduli precompilati.
funzionario Imu.
Infine non è chiaro se il Comune debba nominare un funzionario responsabile unico oppure distinto per ogni tributo (Tari e Tasi) e se resta autonomo il funzionario Imu.
CONTABILITA’ E BILANCIO
5) RELAZIONE DI FINE MANDATO: MANCANO I RENDICONTI 2013 E OCCORRE PRENDERE I DATI DAI PRECONSUNTIVI FINE MANDATO, RELAZIONE IN SEI PASSI.
(da Il Sole 24 Ore) Taglio del 50% per tre mesi ai compensi dei sindaci e dei ragionieri capo negli enti che non pubblicano il documento entro un mese.
pubblicano il documento entro un
Entro la terza settimana di febbraio oltre la metà dei sindaci italiani (3854 su 6680
nelle Regioni ordinarie) dovranno firmare la relazione di fine mandato, che entra quest'anno nella fase a regime. La relazione di fine mandato 2009-2013 deve infatti essere elaborata secondo il modello approvato con il Dm del Viminale del 26 aprile 2013 (si veda anche Il Sole 24 Ore 20 gennaio) deve essere "chiusa" entro 90 giorni al termine del mandato. L'obbligo è a carico del responsabile del servizio finanziario o del segretario generale. Pertanto in questi giorni, nonostante la giungla di adempimenti e scadenze in corso, i responsabili finanziari devono iniziare a mettere mano anche a questo adempimento.
Il modello da seguire è diverso per province, Comuni sopra i 5mila abitanti e
Comuni sotto i 5mila. Nella prima parte del documento sono riportati i dati generali su popolazione, organi politici, struttura organizzativa, eventuali condizioni di commissariamento, dissesto o predissesto finanziario, al posizionamento rispetto ai parametri di deficitarietà strutturale. Nella seconda parte devono essere indicati gli atti normativi modificati (statuto, regolamenti), la politica tributaria adottata (Ici/Imu, addizionale Irpef, prelievo sui rifiuti e relativo tasso di copertura); va inoltre esplicitato il sistema dei controlli interni, dettagliando strumenti, metodologie, organi e uffici coinvolti. La terza parte descrive la situazione economico finanziaria effettiva dell'ente nel 2009-2013 (dove per il 2013, non essendo ancora disponibile il consuntivo, si fa riferimento ai dati di preconsuntivo), gli equilibri, la gestione di competenza, il fondo cassa, il risultato di amministrazione e il suo utilizzo. Particolare evidenza hanno i residui, la loro gestione e l'anzianità. Completano questa parte le informazioni sul rispetto del Patto di stabilità, all'indebitamento (volume e costo), al conto del patrimonio e al conto economico, al riconoscimento di debiti fuori bilancio, alla spesa di personale. Devono poi essere indicati i rilievi della Corte dei conti e dell'organo di revisione (parte IV) e le azioni intraprese per contenere la spesa (parte V). L'ultima parte riguarda, infine, gli organismi controllati.
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istituzionale, scatta la dell'indennità di
Entro 10 giorni dalla firma da parte del capo dell'amministrazione, la relazione va certificata dall'organo di revisione e trasmessa al Tavolo tecnico interistituzionale (se insediato), il quale invia entro 20 giorni un rapporto. Il rapporto e la relazione devono approdare sul sito istituzionale dell'ente entro il giorno successivo al ricevimento. La relazione va anche trasmessa, entro 10 giorni dalla sottoscrizione, alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti. Se non si pubblica la relazione di fine mandato sul sito istituzionale, scatta la sanzione pari al 50% dell'indennità di mandato del sindaco delle tre mensilità successive da marzo a maggio. Stessa sanzione, pari al 50% degli emolumenti corrisposti da marzo a maggio, per il responsabile del servizio finanziario del Comune o per il segretario generale, se non hanno predisposto la relazione.
pari al 50% degli emolumenti corrisposti generale, se non hanno predisposto la relazione.
AFFARI GENERALI E SEGRETERIA
6) DIRITTO DI ACCESSO DEI CONSIGLIERI COMUNALI AD ATTI DI POLIZIA GIUDIZIARIA E DELL ANAGRAFE.
( Parere pubblicato sul sito Il Sistema delle Autonomie Locali F.V.G) La disciplina di riferimento si trova nell'articolo 43, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il quale prevede che 'i consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificatamente determinati dalla legge. Esiste una consolidata giurisprudenza sulla questione, che riconosce ai consiglieri comunali un incondizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere di utilità all'espletamento del loro mandato. Un tanto al fine di permettere loro di valutare -con piena cognizione- la correttezza e l'efficacia dell'operato dell'Amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del consiglio e per promuovere, anche nell'ambito del consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale Di conseguenza, sul consigliere comunale non può gravare alcun particolare onere di motivare le proprie richieste di accesso, atteso che diversamente opinando sarebbe introdotta una sorta di controllo dell'ente, attraverso i proprio uffici, sull'esercizio del mandato del consigliere comunale[1]. La norma sul diritto di accesso dei consiglieri comunali si pone, pertanto, come speciale e trasversale rispetto alle disposizioni relative alla non accessibilità di determinate categorie di documenti, tanto che tale diritto non incontra alcuna limitazione derivante dalla natura riservata delle informazioni richieste, posto che il consigliere è vincolato all'osservanza del segreto. Tuttavia, pur trattandosi di un diritto di accesso più ampio rispetto a quello riconosciuto alla generalità dei cittadini, l'esercizio dello stesso deve sempre essere strumentale all'attività istituzionale svolta dal consigliere e i dati acquisiti devono essere utilizzati per le sole finalità collegate all'esercizio del mandato. Ne discende che il consigliere non può utilizzare le informazioni e i documenti richiesti per fini privati o comunque diversi da quelli istituzionali, non può avvalersi del diritto di accesso al solo scopo di realizzare strategie ostruzionistiche, con istanze ripetute, che a causa del loro numero possano tradursi in un aggravio, se non nella paralisi, del lavoro degli uffici ai quali sono rivolte.
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Si osserva che, per quanto concerne la questione dell'accesso al protocollo comunale, la giurisprudenza ritiene 'il registro di protocollo generale dell'amministrazione locale pienamente riconducibile alle categorie dei documenti suscettibili di accesso, in quanto idoneo a fornire notizie e informazioni utili all'espletamento del mandato dei consiglieri comunali, non essendo ammissibile imporre loro di specificare in anticipo l'oggetto degli atti che intendono visionare, giacché trattasi di informazioni di cui gli stessi possono disporre solo in conseguenza dell'accesso'.[2] Ciascun ente locale, nell'esercizio della propria potestà regolamentare, disciplina specificamente le modalità concrete di esercizio del diritto di accesso da parte dei consiglieri. E' opportuno che tali disposizioni perseguano quale fine ultimo il contemperamento delle esigenze di funzionalità dell'amministrazione - che può regolare l'esercizio di tale accesso, stabilendo, per esempio, le giornate, le fasce orarie, le modalità di estrazione delle copie - con la garanzia del diritto di accesso del consigliere comunale, che non può mai essere reso ingiustificatamente difficoltoso dalle stesse prescrizioni. Si ribadisce, ad ogni modo, che generalmente il diritto del consigliere comunale non incontra alcuna limitazione derivante dalla natura riservata delle informazioni richieste, posto che il consigliere è vincolato all'osservanza del segreto e al divieto di divulgare i dati personali dei quali è venuto a conoscenza. Peraltro, con specifico riferimento alla richiesta di accesso a particolari atti, quali gli atti dell'anagrafe, dello stato civile (ad es. estratti di atti di matrimonio) o le liste elettorali, si osserva che il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto che il diritto di accesso dei consiglieri deve essere comunque 'coordinato con la speciale disciplina che attiene agli atti anagrafici, allo stato civile e alle liste elettorali, e che resta soggetta a specifiche disposizioni.'[3]. Il Garante ha evidenziato che l'accesso da parte dei consiglieri comunali è consentito anche qualora si tratti di dati sensibili[4], ma soltanto se indispensabile per lo svolgimento della funzione di controllo, di indirizzo politico e di sindacato ispettivo, restando ferma la necessità che i dati così acquisiti siano utilizzati per le sole finalità connesse all'esercizio del mandato. Il Garante si è pronunciato, inoltre, affermando che Comuni e Province devono permettere l'accesso ai dati personali effettivamente utili nel rispetto dei principi enunciati all'articolo 11, comma 1, lett. d), del decreto legislativo 196/2003, secondo il quale ciascuna amministrazione deve identificare e rendere pubblici, secondo i rispettivi ordinamenti, i dati nell'osservanza dei criteri di essenzialità, pertinenza e compatibilità con le finalità perseguite.[5] Al riguardo, si segnala che il Garante ha, anche recentemente, affermato che 'l'amministrazione destinataria dell'istanza, cui spetta entrare nel merito della valutazione della richiesta - eventualmente sindacabile dal giudice amministrativo - essendo l'unico soggetto competente ad accertare l'ampia e qualificata posizione di pretesa del consigliere all'ottenimento delle informazioni ratione officii, è tenuta a rispettare i principi di pertinenza e non eccedenza dei dati personali trattati e, quando la richiesta di accesso riguarda dati sensibili, la loro indispensabilità, consentendo nei singoli casi l'accesso alle sole informazioni che risultano indispensabili per lo svolgimento del mandato (artt. 11 e 12 del Codice).'[6] Per quanto concerne l'accesso agli atti di polizia giudiziaria, si osserva che in generale sussiste un divieto di ostensione degli atti d'indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria, come disciplinato nell'articolo 329 'Obbligo del segreto' del c.p.p.. Si fa, comunque, rilevare che una recente sentenza del Consiglio di Stato ha ulteriormente specificato quanto segue: 'Non ogni denuncia di reato presentata dalla
pubblica amministrazione all'autorità giudiziaria costituisce atto coperto da segreto istruttorio penale e come tale sottratta all'accesso, in quanto, se la denuncia è presentata dalla p.a. nell'esercizio delle proprie funzioni amministrative, non si ricade
nell'ambito di applicazione dell'articolo 329 del c.p.p.;
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tuttavia se la p.a. che trasmette all'autorità giudiziaria una notizia di reato non lo fa nell'esercizio della propria istituzionale attività amministrativa, ma nell'esercizio di funzioni di polizia giudiziaria specificatamente attribuite dall'ordinamento, si è in presenza di atti di indagine compiuti dalla polizia giudiziaria, che come tali, sono soggetti a segreto istruttorio ai sensi dell'articolo 329 c.p.p. e conseguentemente sottratti all'accesso...[7]'. -------------------------------------------------------------------------------- 1] T.A.R Salerno, sez. II, del 04/06/2013, n. 1234; T.A.R. Salerno, sez. I, del 19/12/2011, n. 2042; T.A.R. Trento sez. I, del 07/05/2009, n. 143; T.A.R. Torino, sez. II, del 04/12/2006, n. 3324. [2] T.A.R. Parma, 26/01/2006, n. 28; T.A.R. L'Aquila, 16/12/2004, n. 1100; T.A.R. Milano, sez. I. 26/05/2004, n. 1762. [3] Cfr. il parere del 20 maggio 1998. Anche nel successivo parere del 9 giugno 1998, il Garante ha affermato che 'Resta fermo l'obbligo del segreto nei soli casi espressamente previsti dalla legge, come, ad esempio, nel settore delle indagini penali per ciò che riguarda la segretezza della corrispondenza e delle conversazioni, così come per i limiti contenuti nelle leggi sugli atti anagrafici, lo stato civile e le liste elettorali.'. Al riguardo, si riporta, per la parte d'interesse, l'art. 177 del d.lgs. 196/2003: Art. 177 (Disciplina anagrafica, dello stato civile e delle liste elettorali) 1. Il comune può utilizzare gli elenchi di cui all'articolo 34, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, per esclusivo uso di pubblica utilità anche in caso di applicazione della disciplina in materia di comunicazione istituzionale (omissis) 3. Il rilascio degli estratti degli atti dello stato civile di cui all'articolo 107 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396 è consentito solo ai soggetti cui l'atto si riferisce, oppure su motivata istanza comprovante l'interesse personale e concreto del richiedente a fini di tutela di una situazione giuridicamente rilevante, ovvero decorsi settanta anni dalla formazione dell'atto. (omissis) 5. Nell'articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, il quinto comma è sostituto dal seguente: "Le liste elettorali possono essere rilasciate in copia per finalità di applicazione della disciplina in materia di elettorato attivo e passivo, di studio, di ricerca statistica, scientifica o storica, o carattere socio-assistenziale o per il perseguimento di un interesse collettivo o diffuso.". [ 4] Ai sensi dell'art. 4, comma 1, lett. d), del d.lgs. 196/2003, sono tali 'i dati personali idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale [5] Cfr. parere del Garante per la protezione dei dati personali 8 febbraio 2001, in cui si precisa inoltre che tali dati non possono essere usati per scopi di propaganda elettorale. [6] Cfr. parere del 25 luglio 2013 [7] Consiglio di Stato, Sezione VI, del 29/01/2013, n. 547.