N. 0 FEBBRAIO 2014
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N. 0
FEBBRAIO 2014
Magazine laboratoriale e ad informazione interna dello spazio sociale laTenda di HATTIVA società cooperativa sociale ONLUS www.hattiva.org.
Prodotto non editoriale ai sensi dell’art. 2 della L. 62/2001 e stampato in proprio presso Hattiva società cooperativa sociale ONLUS.
LAVORO CHE VAI
2
Controcopertina
Febbraio 2014
Essere: lavoratori e lavoratrici, laTenda parte da qui.
Pone le basi per una riflessione “dentro le cose” e “porta fuori” l’essere di chi la anima.
«laTenda» è un punto di vista sul mondo fatto di lavoro insieme, di interesse, di coinvolgimento, di passione, di esperienze che si confrontano
sulle contingenze sociali e politiche ma anche di menti che si arrovellano su una soluzione interessante per il prossimo foto tesoro o il nuovo
gadget, di mani che scrivono, disegnano, modellano per dare alla rivista una marcia diversa, per arrivare lontano, per stimolare risposte. Sotto
laTenda c’è una fucina che forgia pagine di attualità sociale, con il gusto per il gioco.
(Laura Calò)
Foto di Antonio Crialesi scattata il 17/01/2014 in occasione dell’iniziativa di cui all’articolo «Lavoro che vai» a pag. 4
IN QUESTO NUMERO 0
Visti da dentro
FINE DEL LAVORO?
Tutto quello che vediamo, ora, è solo
intrattenimento
Sotto la tenda
pag. 3
Una mattina a Trieste con i
lavoratori dell’Electrolux
pag. 4
Lettera alla presidente Serracchiani
27.01 Aktion t4
pag. 6
pag. 7
Michele Bertotti, Massimo (Max) Borgna, Andre
Dentesano, Andrea Greco, Maikol Sabinos e la
collaborazione di Mauro Della Ricca
Come la realtà
ino)(opendesign
Aeroplanino)(o
In sei battute Hattiva batte la crisi
pag. 8
pag. 11
Ultima
Sorry im not made in China
pag. 9
pag. 11
La striscia di Gabriele Bassi
LUCIANO LUNAZZI
Visti da fuori
Laboratorialità democratica
Gabriele Cossettini
IN6
Elio Campiutti, Nicoletta Codutti e Marina
Mansutti
SOTTO IL CIELO D’UNA TENDA
Dall’arco dolce
pag. 10
Gabriele Lanzi
Editoriale
Il binomio Risorsa e Fragilità
pag. 10
Ellys Colautti
Gabriele Bassi, Massimo (Max) Borgna, Laura
Calò, Federico Codarini, Mauro Della Ricca,
Andrea Greco, Gabriele Lanzi, Fabio Micelli
ANCHE NOI UN PO’NOMADI
Tanto per non perdere la mano
INVERSI
Carlo Testori
ELIMINARE
L’INSERTO
a cura del collettivo artistico di ino)(opendesign
Gabriele Bassi, Laura Calò, Mauro Della Ricca,
Gabriele Lanzi, Fabio Micelli e Carlo Testori
ALLA CORTESE ATTENZIONE
laTenda ti vuole mettere alla prova
pag. 10
a cura di Mauro Della Ricca, Carlo Testori e
Giacomo Venturini
Gian Luigi Bettoli
LAVORO CHE VAI
CACCIA AL FOTO TESORO
pag. 12
La redazione che ha realizzato il n°
0: Gabriele Bassi, Michele Bertotti,
Massimo (Max) Borgna, Laura Calò
(generosa
collaboratrice),
Antonio
Crialesi, Andrea Dentesano, Mauro Della
Ricca, Andrea Greco (cooperativa Itaca),
Gabriele Lanzi, Federico Codarini, Fabio
Micelli, Maikol Sabinos, Carlo Testori,
Giacomo Venturini e Michele Viel (ASS4
Medio Friuli).
Ringraziamo rigorosamente in ordine
alfabetico per la collaborazione, il valente
supporto e perché ci hanno creduto: Gian
Luigi Bettoli presidente di Legacoopsociali
Fvg, Laura Calò redattrice, Elio Campiutti
(Salute Mentale), Nicoletta Codutti
(Disabilità), Luciano Lunazzi artista
udinese, Marina Mansutti (Ambito
Socioassistenziale), Maurizio Marcon della
segreteria FIOM di Pordenone.
Le poesie a pagina 10 sonio di Ellys Colautti
e Gabriele Cossettini. I disegni a pagina 9
sono stati realizzati da Michele Bertotti,
Massimo (Max) Borgna, Andrea Dentesano
e Maikol Sabinos. La striscia a pagina 11
è di Gabriele Bassi. Le foto in copertina e
alle pagine 2, 5, 6, 8 e 11 sono di Antonio
Crialesi, mentre quella alla pag. 10 è stata
scattata da Giacomo Venturini. Ideazione e
progettazione grafica Antonio Crialesi.
La redazione è in via Perugia 33010 fraz. Feletto Umberto, Tavagnacco (Udine/Italia) - web www.hattiva.org/latenda email [email protected]. Magazine laboratoriale e ad informazione
interna dello spazio sociale laTenda di HATTIVA società cooperativa sociale ONLUS www.hattiva.org. Prodotto non editoriale ai sensi dell’art. 2 della L. 62/2001 e stampato in proprio presso Hattiva società
cooperativa sociale ONLUS. HATTIVA società cooperativa sociale ONLUS - via Perugia 33010 fraz. Feletto Umberto - Tavagnacco (UD), Italia - Reg. imprese CCIAA UD 01947070304 - P.IVA e C.F. 01947070304.
Visti da dentro
Febbraio 2014
FINE DEL LAVORO?
Le “profezie” di Carlo Marx sembrano essere tornate di moda, ed infatti – a vent’anni dalla caduta dei suoi indegni
eredi di scuola sovietica – nessuno sembra più contestarne la capacità di lettura del mondo capitalista. Mondo che ormai
è unificato, e nel peggiore dei modi.
Gian Luigi Bettoli presidente di Legacoopsociali Fvg
Le “profezie” di Carlo Marx sembrano essere
tornate di moda, ed infatti – a vent’anni dalla
caduta dei suoi indegni eredi di scuola sovietica
– nessuno sembra più contestarne la capacità di
lettura del mondo capitalista. Mondo che ormai è
unificato, e nel peggiore dei modi.
La produzione si è riorganizzata a livello globale,
come non mai. Se le navi solcavano gli oceani
già nel XVI secolo, collegando i punti più lontani
del pianeta ed inserendoli nell’ “economiamondo”, oggi siamo andati ben più a fondo (in
tutti i sensi…). Il contadino immerso nella più
recondita selva tropicale è inserito controvoglia in
un processo economico mondiale, le sementi deve
comprarle dalle multinazionali, e ad altre realtà
“globali” deve vendere i prodotti a prezzi sempre
più “competitivi”.
La proletarizzazione di miliardi di contadini ed
appartenenti al ceto medio si sta realizzando nel
più cruento dei modi: espulsione dalla produzione
– e dal reddito – di decine di milioni di lavoratori
all’anno; diminuzione dei redditi di chi rimane,
trasformato in “lavoratore-povero”; fenomeni
di devastazione ambientale ed umana. Se non si
affoga cercando un altro posto dove andare, ci si
può comodamente suicidare a casa propria.
In questo quadro, colpisce la pochezza di chi
dovrebbe porre garanzie a tutela dei lavoratori.
Cito un caso odierno. Nei giorni scorsi, come si
fa più volte la settimana, abbiamo contestato un
appalto al massimo ribasso, basato sullo
sfruttamento del personale a livelli sempre più
tragici, in particolare nei lavori più umili, come
le pulizie. “Abbiamo” nel senso che l’organo
agente è un comitato paritetico tra associazioni
di cooperative sociali e sindacati di categoria,
anche se il lavoro lo fanno materialmente le
associazioni di cooperative, mentre il sindacato si
limita a consentire. Beh, oggi ci si trova a leggere
sul quotidiano triestino che una sindacalista della
Cgil replica (invece di ringraziare e congratularsi)
più o meno: “cosa state a contestare gli appalti,
che tanto voi sfruttate la gente!” Come dire che le
cooperative i soldi dovrebbero stamparseli, visto
che gli appalti calano, invece di crescere.
Questo per non dire della manifesta ostilità di
settori sindacali alla costituzione di cooperative tra
i lavoratori delle aziende in crisi: meglio tenersi i
padroni ? (quando ci sono).
Chi difende chi? Chi rappresenta chi?
L’unica cosa che si può concludere è che, a
livello mondiale, c’è una “crisi” che è una fase
di ristrutturazione dell’economia capitalistica,
l’ennesima, e che le condizioni della gente stanno
peggiorando brutalmente. Meno lavoro, pagato
meno. E c’è ancora chi, da bravo burocrate, tutti i
giorni si alza e ripropone sempre gli stessi schemi,
che ormai si stanno riducendo a chiederti di pagare
una tessera, in cambio dell’elaborazione della
dichiarazione annuale dei redditi e di qualcosa
d’altro. Di solito gli ammortizzatori sociali, finché
durano, sperando che Qualcuno dall’alto risolva il
problema dei problemi: quello dell’economia.
E’ notoria l’opposizione del sindacato italiano
al “reddito sociale” o “di cittadinanza”, e la
sua preferenza per la sempre meno realistica
prospettiva della “piena occupazione”. Eppure,
se non c’è lavoro, c’è comunque una ricchezza
che aumenta, e viene concentrata in sempre meno
mani. L’unica prospettiva realistica è andare a
prendere la ricchezza dov’è, a suon di patrimoniali
sugli alti redditi (in Italia si riesce pure a fare
una patrimoniale sui poveri, quella sulla casa) e
di tassazione sulle rendite finanziarie. Usandone
i proventi per garantire ad ogni persona almeno
1.000 euro mensili di reddito. Distribuendo risorse
in termini di “microcredito” generalizzato, in
modo che le persone possano sentirsi in qualche
modo libere di scegliere e di sperimentare.
Altro elemento discriminante, è favorire le forme
di economia alternativa, dalla cooperazione al
commercio equo e solidale, dal co-working alle
imprese sociali.
Come scrivevo all’inizio, ormai Marx, più che un
analista, sembra essersi trasformato in un guru,
anche per i suoi antichi oppositori. Ma non basta:
ci manca un Lenin, uno (una?) che sappia indicarci
una strada, operativa, per venirne fuori. Ci manca
la politica, insomma: tutto quello che vediamo,
ora, è solo intrattenimento.
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Visti da dentro
Febbraio 2014
LAVORO CHE VAI
In occasione della manifestazione dei dipendenti Electrolux che si è svolta lo scorso 17 gennaio, alcuni componenti del
gruppo di ino)(opendesign, insieme al vicepresidente della cooperativa Hattiva, si sono recati a Trieste per documentare
l’evento e per intervistare alcuni partecipanti.
Gabriele Bassi, Laura Calò, Mauro Della Ricca, Gabriele Lanzi, Fabio Micelli e Carlo Testori
In occasione della manifestazione dei
dipendenti Electrolux che si è svolta lo scorso
17 gennaio, alcuni componenti del gruppo di
ino)(opendesign, insieme al vicepresidente
della cooperativa Hattiva, si sono recati
a Trieste per documentare l’evento e per
intervistare alcuni partecipanti.
L’obiettivo dell’uscita del 17 gennaio era
quello di capire e informare i colleghi sui
problemi legati alla chiusura della fabbrica di
Porcia.
Tornati a Udine si è deciso di trasformare
l’esperienza triestina in un articolo per la
nuova rivista «laTenda», per raccontare
a colleghi e soci la situazione lavorativa e
le ragioni degli operai, e il sentimento di
vicinanza dei lavoratori di Hattiva.
Ci si è confrontati in una discussione aperta
all’intervento di tutti e questo è il resoconto
dell’incontro.
Gabriele L.: È giusto che gli operai protestino
per far valere i propri diritti e per non svendere
il lavoro. Il profitto di pochi sta mettendo in
ginocchio famiglie intere e mezza provincia di
Pordenone.
Gabriele B.: In realtà la crisi coinvolge tutte
le aziende perché una multinazionale che se ne
va crea un problema all’intero Paese, chiama
in causa anche le amministrazioni regionali e
nazionali. Essere lì di persona ci ha permesso di
vedere in modo diretto come i politici e i tecnici
affrontano queste situazioni. Visti dai media,
infatti, sembrano più solidali e interessati al
problema, mentre ‘da vicino’ si nota la distanza.
È una differenza non banale, esserci ci ha fatto
percepire l’importanza del filtro dei media.
Fabio: Lavoravo alla Seleco, in provincia di
Pordenone, che ha chiuso nel 2009 con poco più
di cento operai, mentre nel 1994, quando ci sono
arrivato, ne contava quasi ottocento. È fallita
dopo un ultimo tentativo di ripresa.
Laura: Quel che emerge dai vostri discorsi è
come un territorio industrializzato, con ottime
possibilità produttive, sia stato sprecato tra
fallimenti e delocalizzazione. Inoltre il tentativo
di accordo sulla diminuzione dello stipendio
sembra ingiusto anche perché non tiene conto dei
reali bisogni economici delle famiglie. In realtà
tutte le proposte avanzate sinora per risolvere
la questione Electrolux, compresa l’ipotesi
di integrazione dei salari con soldi pubblici,
sembrano un tentativo di rimandare nel tempo il
problema, senza volerlo effettivamente risolvere.
Gabriele L.: I sindacati dovrebbero intervenire
più incisivamente, accontentando meno le
richieste della politica, mentre sugli imprenditori
dovrebbe pesare di più una responsabilità civile
che in questo momento non è minimamente né
sentita né richiesta. Non riesco a credere fino
in fondo al fatto che i problemi di concorrenza,
le tasse, il costo del lavoro ecc. siano così
insormontabili e che non ci siano soluzioni
diverse dalla chiusura delle aziende.
Laura: Forse un sentimento di responsabilità
civile nei confronti del lavoro dovrebbe essere
generale e coinvolgere tutti gli attori.
Gabriele L.: Potrebbe essere un’idea la
partecipazione dei dipendenti alla gestione
dell’azienda, anche rinunciando a una parte
dello stipendio. È un tema che sarebbe da
approfondire.
Gabriele B.: È un tentativo che può dimostrare
l’efficacia sul lungo periodo ma sarebbe da
percorrere piuttosto che chiudere, anche se
dubito che i dirigenti possano essere interessati
a soluzioni di questo tipo. Immagino che
abbiano già fatto i loro conti e che i loro piani
non coincidano con quelli dei dipendenti.
Fabio: È una possibilità ma, per esempio,
in Seleco nell’ultimo periodo sarebbe stata
impraticabile. Forse è più semplice salvare le
situazioni dove gli operai sono di più, perché in
quel caso si muovono anche le amministrazioni
locali e lo Stato. Nel caso di Porcia c’è
molta preoccupazione, in particolar modo se
consideriamo che una parte dei lavoratori sono
marito e moglie che si troverebbero quindi senza
l’intera fonte di reddito nel caso la trattativa
dovesse chiudersi negativamente.
Gabriele L.: Forse nel caso Electrolux è stata la
dirigenza dell’azienda a non essere in grado di
capire il mercato, a cambiare di conseguenza, e
a portare in questo modo al fallimento.
Gabriele B.: Forse l’avevano anche previsto
ma potrebbero aver avuto l’interesse a non far
niente per poi arrivare al punto in cui l’unica
soluzione è la delocalizzazione. Ci guadagnano
comunque di più e a quel punto è più facile
giustificare il cambiamento.
Laura: Allora come si spiega il fatto che
Whirlpool stia trasferendo dalla Svezia
alla provincia di Varese una delle sue linee
produttive?
Gabriele L. e Mauro: Whirlpool comunque
lascia a casa la gente in Svezia e la regione
Lombardia sostiene le aziende che spostano la
produzione mentre il Friuli Venezia Giulia non
ha politiche di finanziamento per l’arrivo o il
rientro delle imprese sul proprio territorio.
Gabriele B.: Probabilmente le regioni non
hanno neanche i soldi per sostenere tutte le
aziende ma dubito che si riesca ad averne per
tutti.
Gabriele L.: In ogni caso, le aziende che
producono beni di lusso aumentano il fatturato,
vuol dire che la spaccatura economica tra super
ricchi e gente normale esiste.
Gabriele B.: Infatti, in realtà la crisi non
colpisce tutti i settori. Quello tecnologico, per
esempio, è in crescita. Per questo motivo, forse,
anche Electrolux avrebbe potuto differenziare la
produzione investendo in settori più competitivi.
Gabriele L.: Comunque il problema vero non
riguarda l’‘azienda’ ma le fabbriche sul territorio,
l’esempio è quello della Fiat: l’azienda sta bene
ma le fabbriche in Italia chiudono.
Fabio: Una strada percorribile, per aumentare la
competitività, potrebbe essere quella di puntare
sulla qualità, piuttosto che sulla quantità,
per uscire finalmente dalla concorrenza della
produzione ‘modello cinese’: più numeri, meno
qualità. Del resto il mercato ci sarebbe.
Laura: E voi, come lavoratori di Hattiva, come
vivete questa situazione?
Gabriele B. e L.: I problemi di Hattiva sono
legati alla crisi dell’intero territorio: se chiudono
le fabbriche più grandi si riduce il bacino di
consumo e questo si ripercuote negativamente
su tutte le aziende. Ed è questo il motivo per cui
anche il caso Electrolux ci tocca da vicino.
Carlo: Sono cinque giorni che siamo senza
lavoro, oggi ricominciamo, per fortuna, perché
se ne sente la mancanza. Per noi è importante
lavorare, per non trasformare Hattiva in un
centro diurno. I cinque giorni passati senza
lavoro, li abbiamo probabilmente condivisi con
le aziende che il lavoro non ce l’hanno portato
e questo ci fa sentire parte della situazione
generale. Speriamo di poter ricominciare presto.
Gabriele L.: Mi auguro comunque che per
Elettrolux si trovi un accordo in breve.
Gabriele B.: Credo che in generale tutti si
debba tentare di vedere le cose in positivo,
senza scadere nel patetico: non è il caso di
arrendersi. Questa crisi economica è frutto
della globalizzazione, che è stata fortemente
voluta ma ora mostra i suoi risvolti negativi.
La delocalizzazione, per esempio, sposta da un
luogo all’altro il lavoro, creando un problema
ancora più grave rispetto a quello legato alla
pura concorrenza dei paesi in via di sviluppo,
perché impoverisce definitivamente un territorio
rendendolo incapace di competere.
Fabio: Spero soprattutto che per l’Electrolux
trovino soluzioni durature e che non mettano
la solita toppa. In generale mi auguro che
l’economia si riprenda in modo da far ripartire
tutti.
Ringraziamo Maurizio Marcon (Segreteria FIOM
Pordenone) per la sua cortesia e grande disponibilità.
Foto di Antonio Crialesi
Febbraio 2014
Visti da dentro
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Visti da dentro
Febbraio 2014
ALLA CORTESE ATTENZIONE
Noi della cooperativa Hattiva di Udine La vorremmo invitare a parlarci dell’andamento lavorativo in Italia: Hattiva ha
dei problemi e quindi i miei colleghi sono in cassa integrazione. Io sottoscritto, Carlo Testori, scrivo a loro nome e chiedo
un sostegno per la cooperativa.
Carlo Testori
Gentile presidente Debora Serracchiani,
Noi della cooperativa Hattiva di Udine La
vorremmo invitare a parlarci dell’andamento
lavorativo in Italia: Hattiva ha dei problemi e
quindi i miei colleghi sono in cassa integrazione.
Io sottoscritto, Carlo Testori, scrivo a loro nome
e chiedo un sostegno per la cooperativa.
Debora, ci siamo già conosciuti un giorno durante
una manifestazione politica a Udine e ora vorrei
presentarmi come lavoratore, impegnandomi per
la società d’oggi che ci circonda ma fa fatica ad
andare avanti.
Foto di Antonio Crialesi
Lo Stato di Roma ogni giorno approva nuove leggi
che non dovrebbero esserci e non ne promuove
di efficaci che vengano incontro alle nostre
difficoltà. Purtroppo però Lei, quando è ospite
della trasmissione Ballarò, è favorevole a queste
leggi che Roma approva mentre bisognerebbe
tornare un momento indietro per avere uno Stato
italiano stabile sul lavoro, l’economia, i servizi
sociali, le poste ecc.
Ormai è impossibile tornare indietro ma bisogna
guardare al futuro: fare leggi nuove e stabili per
una volta e basta.
Forse anche Lei vede ogni giorno le difficoltà
che ci sono e per questo spero che non sostenga
Renzi, arrivato da poco, perché io non sono
d’accordo con lui, su come ragiona, perché ha un
modo di fare che non mi piace.
Serracchiani, il sottoscritto Carlo Testori e
Hattiva La invitano a conoscere il progetto che
si chiama laTenda. Noi, vorremmo presentare
infatti cosa facciamo come cooperativa a chi non
conosce la nostra realtà.
Speriamo che ci possa sostenere per andare ogni
giorno avanti.
Visti da dentro
Febbraio 2014
ELIMINARE
In occasione della Giornata della memoria per l’Olocausto, celebrata il 27 gennaio, i componenti della redazione si sono
riuniti per una riflessione sul programma di sterminio dei disabili e dei pazienti della salute mentale perpetrato dalla
Germania nazista sotto il nome di “progetto T4”.
Gabriele Bassi, Massimo (Max) Borgna, Laura Calò, Federico Codarini, Mauro Della Ricca, Andrea Greco, Gabriele Lanzi, Fabio Micelli
In occasione della Giornata della memoria per
l’Olocausto, celebrata il 27 gennaio, i componenti
della redazione si sono riuniti per una riflessione
sul programma di sterminio dei disabili e dei
pazienti della salute mentale perpetrato dalla
Germania nazista sotto il nome di “progetto
T4”. L’Aktion T4 è il nome convenzionale con il
quale viene designato il programma di eutanasia
che sotto responsabilità medica prevedeva la
soppressione di persone affette da malattie
genetiche inguaribili e da più o meno gravi
malformazioni fisiche.
T4 è l’abbreviazione di Tiergartenstrasse 4,
indirizzo del quartiere di Berlino dove era
situato l’ente pubblico per la salute e l’assistenza
sociale e dove venivano praticate le azioni di
sperimentazione, sterilizzazione e infine di
eutanasia sui corpi delle vittime. Si stima che
il programma abbia “eliminato” circa 200.000
persone.
La discussione ha cercato di indagare le cause e
le contingenze del fatto storico ma anche la spinta
umana verso la violenza e la crudeltà, spingendosi
ad analizzare il fenomeno dell’avversione alla
diversità nella nostra contemporaneità parlando
di cyberbullismo. Il dibattito è aperto e complesso
da sintetizzare in un unico testo, riportiamo
quindi una serie di punti e di riflessioni dalle quali
prenderanno il via i prossimi incontri.
AKTION T4 APRIPISTA PER LO STERMINIO RAZZA ARIANA PURA E SUPERIORE SPERIMENTAZIONE GENETICA DISABILI=CAVIE PROPAGANDA INSTILLA
L’ODIO PER I DEBOLI E GLI “INUTILI” CHE SONO UN PESO SOCIALE INFORMAZIONE CONTROLLATA DAL SISTEMA ANONIMATO STIMOLO PER LA VIOLENZA
CRISI ECONOMICA UNO DEI FATTORI CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR NASCERE LA TEORIA DELLA RAZZA BASSO LIVELLO DI CULTURA FAMIGLIA/SCUOLA/
SOCIETÀ RESPONSABILI DI BULLISMO E CRUDELTÀ FUGA/AGGRESSIONE RISPOSTE ALLA PAURA INTERNET FACILE ACCESSO ALL’INFORMAZIONE E ALLA
CONTRO-INFORMAZIONE AKTION T4 APRIPISTA PER LO STERMINIO RAZZA ARIANA PURA E SUPERIORE SPERIMENTAZIONE GENETICA DISABILI=CAVIE
PROPAGANDA INSTILLA L’ODIO PER I DEBOLI E GLI “INUTILI” CHE SONO UN PESO SOCIALE INFORMAZIONE CONTROLLATA DAL SISTEMA ANONIMATO
STIMOLO PER LA VIOLENZA CRISI ECONOMICA UNO DEI FATTORI CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR NASCERE LA TEORIA DELLA RAZZA BASSO LIVELLO DI
CULTURA FAMIGLIA/SCUOLA/SOCIETÀ RESPONSABILI DI BULLISMO E CRUDELTÀ FUGA/AGGRESSIONE RISPOSTE ALLA PAURA INTERNET FACILE ACCESSO
ALL’INFORMAZIONE E ALLA CONTRO-INFORMAZIONE AKTION T4 APRIPISTA PER LO STERMINIO RAZZA ARIANA PURA E SUPERIORE SPERIMENTAZIONE
GENETICA DISABILI=CAVIE PROPAGANDA INSTILLA L’ODIO PER I DEBOLI E GLI “INUTILI” CHE SONO UN PESO SOCIALE INFORMAZIONE CONTROLLATA DAL
SISTEMA ANONIMATO STIMOLO PER LA VIOLENZA CRISI ECONOMICA UNO DEI FATTORI CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR NASCERE LA TEORIA DELLA RAZZA
BASSO LIVELLO DI CULTURA FAMIGLIA/SCUOLA/SOCIETÀ RESPONSABILI DI BULLISMO E CRUDELTÀ FUGA/AGGRESSIONE RISPOSTE ALLA PAURA INTERNET
FACILE ACCESSO ALL’INFORMAZIONE E ALLA CONTRO-INFORMAZIONE AKTION T4 APRIPISTA PER LO STERMINIO RAZZA ARIANA PURA E SUPERIORE
SPERIMENTAZIONE GENETICA DISABILI=CAVIE PROPAGANDA INSTILLA L’ODIO PER I DEBOLI E GLI “INUTILI” CHE SONO UN PESO SOCIALE INFORMAZIONE
CONTROLLATA DAL SISTEMA ANONIMATO STIMOLO PER LA VIOLENZA CRISI ECONOMICA UNO DEI FATTORI CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR NASCERE LA
TEORIA DELLA RAZZA BASSO LIVELLO DI CULTURA FAMIGLIA/SCUOLA/SOCIETÀ RESPONSABILI DI BULLISMO E CRUDELTÀ FUGA/AGGRESSIONE RISPOSTE
ALLA PAURA INTERNET FACILE ACCESSO ALL’INFORMAZIONE E ALLA CONTRO-INFORMAZIONE AKTION T4 APRIPISTA PER LO STERMINIO RAZZA ARIANA
PURA E SUPERIORE SPERIMENTAZIONE GENETICA DISABILI=CAVIE PROPAGANDA INSTILLA L’ODIO PER I DEBOLI E GLI “INUTILI” CHE SONO UN PESO SOCIALE
INFORMAZIONE CONTROLLATA DAL SISTEMA ANONIMATO STIMOLO PER LA VIOLENZA CRISI ECONOMICA UNO DEI FATTORI CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR
NASCERE LA TEORIA DELLA RAZZA BASSO LIVELLO DI CULTURA FAMIGLIA/SCUOLA/SOCIETÀ RESPONSABILI DI BULLISMO E CRUDELTÀ FUGA/AGGRESSIONE
RISPOSTE ALLA PAURA INTERNET FACILE ACCESSO ALL’INFORMAZIONE E ALLA CONTRO-INFORMAZIONE AKTION T4 APRIPISTA PER LO STERMINIO RAZZA
BASSO LIVELLO DI CULTURA FAMIGLIA/SCUOLA/SOCIETÀ RESPONSABILI DI BULLISMO E CRUDELTÀ FUGA/AGGRESSIONE RISPOSTE ALLA PAURA INTERNET
FACILE ACCESSO ALL’INFORMAZIONE E ALLA CONTRO-INFORMAZIONE AKTION T4 APRIPISTA PER LO STERMINIO RAZZA ARIANA PURA E SUPERIORE
Olocausto. La propaganda è un peso che zittisce. Credo che la teoria della razza abbia perso e che i tempi siano cambiati e le persone capiscano.
(Massimo)
Secondo me l’azione T4 è stato il cosiddetto primo passo del “progetto” Germania = razza pura, razza ariana. La propaganda, per giustificare queste
azioni, ha usato il carisma del Führer che ha messo in atto una specie di “lavaggio del cervello” generale per avere il benestare del popolo prima
sull’Aktion T4 e successivamente sull’eliminazione di tutti i nemici della razza tedesca: ebrei, omosessuali, zingari, anarco-comunisti ecc.
Se si punta a diventare “razza pura”, i diversamente abili, fisici o psichici, sono per forza di cose i primi da eliminare. Diventa una specie di “controllo
di qualità” per le generazioni a venire. Come ci hanno insegnato gli spartani. Ovviamente gli oppositori erano messi a tacere, con tutti i mezzi e con
questa propaganda diffusa (dalle scuole ai luoghi di lavoro, alle adunate e agli slogan nelle piazze). Una razza pura e superiore non poteva permettersi
di avere gente con handicap di nessun tipo.
Non credo che questo possa accadere di nuovo (ai livelli del nazismo), a parte forse in qualche paese arabo, dove regna l’estremismo islamico. È
comunque pericolosa l’ignoranza che può portare a guerre civili e terrorismo, che può sostenere guerre di religione e poi ci sono guerre “mascherate”
come per esempio quelle in cui si invade un paese per combattere il terrorismo o un regime politico autoritario semplicemente per poi controllarlo e
sfruttarne le risorse a proprio favore.
(Gabriele L.)
Ha fatto da apripista allo sterminio di massa. Inizia con una fitta propaganda, atta a evidenziare i difetti dei disabili rispetto alla “perfezione”della
razza ariana.
Perché cominicare con loro? Probabilmente perché considerati l’anello debole della società, persone non in grado di produrre o di essere utili in
qualche altro modo: il classico ramo malato da potare. In quegli anni l’ignoranza probabilmente ha giocato un ruolo fondamentale.
Oggi esiste ancora la possibilità di un riacutizzarsi di questo fenomeno? Qualche focolaio qua e là c’è ancora in Europa e nel resto del mondo.
(Fabio)
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Editoriale
Febbraio 2014
ANCHE NOI UN PO’ NOMADI
Il tema, ci vien da dire, è il binomio Risorsa e Fragilità. In questi anni di lavoro congiunto ci siamo resi conto che le offerte
classiche erano in alcune situazioni riduttive rispetto le caratteristiche delle persone “fragili” (che noi incontriamo nel
nostro lavoro).
Elio Campiutti (Salute Mentale), Nicoletta Codutti (Disabilità) e Marina Mansutti (Ambito Socioassistenziale)
Il tema, ci vien da dire, è il binomio Risorsa e
Fragilità.
bene.
Da qui l’idea di usare una “Tenda”.
In questi anni di lavoro congiunto ci siamo resi
conto che le offerte classiche erano in alcune
situazioni riduttive rispetto le caratteristiche
delle persone “fragili” (che noi incontriamo nel
nostro lavoro).
Ovvero, soprattutto la parte “risorsa” delle
persone non sempre veniva pienamente
valorizzata.
In primis, ancor prima che nascesse l’idea della
“Tenda”, alcuni pionieri, afferenti alla Salute
Mentale, hanno sfruttato questo spazio per
avviare un laboratorio creativo, con un buon
impatto verso l’esterno; in questo contesto
già il FARE copriva ampi spazi di vera e
propria produttività, spazi di una produttività
supervisionata e di produttività/fare guidato.
L’utilizzo di alcune modalità di intervento, in
situazioni in cui per legge (FAP) più che altrove
viene focalizzata l’attenzione sulla condivisione
dell’origine del progetto di vita con i diretti
interessati, ci ha permesso di scoprire tra di loro
molti “nomadi”... Come ci piace chiamarli(ci)…
“Nomadi” ai quali, appunto, una strutturazione
definita, dove le pareti dei progetti sono molto
solide e rassicuranti, non corrispondeva… E
che, invece, nel FARE, come accade a tutti noi,
trovano un fondamento alla propria identità e
una dignità personale imprescindibile allo star
E tutte queste persone, con diversi modi di agire,
nel FARE si sono naturalmente interfacciate in
quella che è una quotidianità condivisa.
Foto di Antonio Crialesi
A questo punto è stato per noi naturale
sperimentare questo spazio anche per far
transitare alcuni “nomadi” in capo ai servizi
della Salute Mentale e della Disabilità, per i
quali l’arrivo in questo luogo era poter ritrovare
una “tenda” in cui potessero essere sostenuti
nelle loro fragilità (ed ecco la funzione di altre
persone con un FARE specifico) e , forse,
sperimentarsi nel Fare come un Essere/ci e
sentirsi partecipe nel Produrre (ed ecco gli altri
che già c’erano nei loro vari modi di FARE).
Un aspetto bello, e oggi è più che mai importante
per tutti noi “vivere cose belle”, è che tutte le
persone coinvolte, con i loro vari livelli di Fare/
Produrre, continuano ad essere parte di tutto
questo in modo profondamente partecipato.
Tutte queste persone, più o meno nomadi più
o meno autonome, con il loro “ESSERE in un
FARE su misura” sono di fatto una gran bella
“risorsa produttiva”.
Il tema allora, ci vien da dire, non è più Risorsa
e Fragilità ma, nella lingua di questo gruppo
di nomadi che si trovano “sotto il cielo di una
tenda”, è “Risorsa Creativa e Specificità”.
Anche noi un po’ nomadi.
Visti da Fuori
Febbraio 2014
SOTTO IL CIELO D’UNA TENDA
“Sotto il cielo d’una tenda” è stato un laboratorio di ricerca di immagini che ha consentito di allargare la partecipazione,
valorizzando e meglio sostenendo ogni diversità, al lavoro progettuale e realizzativo del nostro magazine per mezzo di un
dinamismo redazionale slow accogliente e accessibile.
Michele Bertotti, Massimo (Max) Borgna, Andrea Dentesano, Andrea Greco, Maikol Sabinos e la collaborazione di Mauro Della Ricca
“Sotto il cielo d’una tenda” è stato un lavoro
laboratoriale che ha consentito di allargare la
partecipazione progettuale e realizzativa al
nostro magazine per mezzo di un dinamismo
slow, accogliente e accessibile. In sostanza,
valorizzando e meglio sostenendo le diversità
presenti.
Il percorso ha riguardato una ricerca di
Fantasia - Alienazione:
immagini, poi rivisitata attraverso il disegno,
collegata a parole scelte dalle persone coinvolte
(parole significanti, secondo loro, l’esperienza
lavorativa e cooperativa): “Fantasia Alienazione”, “Lavoro - Tempo libero”,
“Inclusione - Esclusione”, “Diritti - Doveri”.
Nel corso dei lavori le parole e la loro
rappresentatività illustrata si abbinavano e si
riflettevano ancorandosi alla fatica quotidiana,
non solo lavorativa, ma anche emotiva e di
riconoscimento di cittadinanza.
L’attività laboratoriale è rimasta, causa necessità
redazionali e complessità dei temi toccati, aperta.
Condizione che ci ha portato a decidere di
proiettarla in avanti così da restituirgli maggiore
profondità, voce e spazio nei prossimi numeri.
Lavoro - Tempo libero:
«Grinta Ragazzi!!!! Ci vuole Grinta!!!!» (Maikol)
«Alla ricerca di sentieri…» (Andrea)
Inclusione - Esclusione:
Diritti - Doveri:
«Coraggio, coraggio» (Michele)
«Comunità, Cooperazione, Lavoro!!!» (Max)
9
10
Sotto la tenda
Febbraio 2014
CACCIA AL FOTO TESORO
INVERSI
laTenda ti vuole mettere alla prova.
Abbiamo pensato di realizzare una caccia al foto tesoro.
Si tratta di scoprire il posto dove nasconderemo l’OGGETTO.
Cosa sarà? Scoprilo partecipando con noi.
Ti avventurerai nei posti più impensabili e pericolosi, piazze, vie, monumenti, prati… e vedrai di
cosa sarai capace. Come inizio ti daremo un indizio con il quale dovrai risalire al punto esatto dove
abbiamo piazzato l’OGGETTO; solo allora potrai continuare a comporlo.
Non serve chissà che cosa o attrezzature particolari, ma solo spirito d’avventura.
Di seguito troverai tutte le informazioni necessarie per partecipare (puoi anche scriverci all’indirizzo
[email protected] oppure visita anche la nostra pagina facebook www.facebook.com/
latendacamp).
Foto di Giacomo Venturini
Dall’arco dolce
Dall’arco dolce,
Vita con te,
Amor puro.
Nel dolce sapore,
In raro amore,
Della vostra presenza.
Di cuori sacri,
Nel nostro vivere.
Di frutta sacra,
Insieme a te,
Cuor gigante.
Nella via breve,
Pensiero puro.
Dalle rive sacre,
Cime pure,
Per gli amori.
Nel cielo azzurro,
Nuvole sottili,
Splendori puri.
Nella tappa proibita,
Seme impiantato,
Vivo tra di noi.
Dalle mani dorate,
Tacchi magici,
Splendori veri.
La caccia inizierà nel luogo che vedi ritratto nella foto.
Le istruzioni per iniziare la caccia sono semplici.
Cerca nella foto la freccia, ti condurrà all’OGGETTO. Trovalo, lascia una nota e, soprattutto,
prendi per te uno dei pezzi che troverai al suo interno. Attenzione, prendine uno solo e non
manomettere gli altri, non sarai l’unico partecipante.
Da quel momento inizierà il tuo gioco. Buona fortuna e avventurati fino al prossimo obbiettivo,
lì troverai le successive istruzioni.
a cura di Mauro Della Ricca, Carlo Testori e Giacomo Venturini
L’INSERTO
Il kit per costruire l’Automata di cartoncino rappresenta l’idea di poter creare con le proprie
mani una costruzione meccanica molto semplice, la cui realizzazione funga sia da divulgatore
di ino)(opendesign, sia da stimolo al fai da te. Questo prodotto è stato allegato al giornale
«laTenda» per documentare la partecipazione di ino)(opendesign a questo progetto e per dar la
possibilità di far provare questa esperienza.
1. Inserire la cannuccia nella faccia superiore forata, con le alette verso l’interno dopo aver
strappato il biadesivo.
2. Fissare sul biadesivo le alette della cannuccia.
3. Chiudere, piegando la linguetta, il lato bucato con la cannuccia.
4. Piegare il cubo per chiuderlo.
5. Costruire l’ingranaggio come dalle video istruzioni.
6. Infilare all’estremo dello stuzzicadenti la bandierina di forex.
7. Costruire la manovella incastrando il pezzettino di forex con il bastoncino bianco e
l’impugnatura.
Istruzioni per il montaggio alla pagina: http://www.youtube.com/watch?v=N_dnc1571Mg
Fabio Micelli per il collettivo artistico ino)(opendesign (www. inoopendesign.it)
Nei colori vivi,
Magie di sogno,
Nell’averti con me.
Di lavori duri,
Sottile riposo,
Nel vederti splendida.
Negli occhi tuoi vivi,
L’amor puro,
Colpisce passione.
Dai dolci corpi danzanti,
Agilità sacra,
Di dolce compagna.
In questo tempo freddo,
Unico calore,
Presenza tua infinita.
Gabriele Cossettini
Come la realtà
All’orizzonte è il cielo limpido come la
realtà. L’orizzonte può essere infinito
nei silenzi e nelle mezze parole dove la
gente continua la sua vita nei rimpianti
e nei pensieri infiniti e dei diritti
sconfitti dalla paura e dalla crisi.
Ellys Colautti
Febbraio 2014
Sotto la tenda
Aeroplanino)(o
Volare!... Col corpo, con la mente e
soprattutto con la fantasia! L’idea mi è
venuta pensando a quando ero bambino
ma non avevo ancora la manualità per
realizzare un aeroplanin)o( in grado di
librarsi in cielo, e solo con l’aiuto di un
elastico collegato all’elica, restarci per
un po’, seguendo le folate di vento di una
bella giornata di primavera!
Da non sottovalutare il fatto che è
stato costruito con materiali cosiddetti
“poveri”, soprattutto riciclati: uno dei
principi fondanti che accompagnano
la creazione dei nostri progetti… Il
prossimo passo potrebbe essere quello
di costruire aeroplanin)i( in “serie”,
dopo adeguati piccoli aggiustamenti, per
poi coinvolgere i ragazzi delle scuole,
come fatto in passato con i robottini
“automata”, per dei piccoli work-shop,
perché oggi la manualità è sempre meno
“sperimentata” e da bambini, invece, è
molto importante mettersi in gioco!
Gabriele Lanzi di ino)(opendesign
IN6 BATTUTE HATTIVA BATTE LA CRISI
di Gabriele Bassi
11
Ultima
Febbraio 2014
Sorry im not made in China
LUCIANO LUNAZZI