Lezione 05 - 2012 04 02
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Luca Fiorani
Ecologia ed
educazione
ambientale
Lezione 5
Evoluzione, comunità e
diversità biologica
Luca Fiorani – Ecologia
ed educazione ambientale
La vita e le sue origini
Gli
organismi sono procarioti (batteri) o eucarioti
Procarioti significa "prima del nucleo": i batteri
sono cellule prive di nucleo e organuli
Tassonomia: la procedura con cui si ottiene la
classificazione degli organismi, ad es. in regni:
moneri (procarioti e microrganismi)
protisti (spesso eucarioti e microrganismi)
funghi (spesso eucarioti e microrganismi)
piante (eucarioti)
animali (eucarioti)
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ed educazione ambientale
La vita e le sue origini
Esempio
(semplificato):
dominio: Eukaryota
regno: Animalia
phylum: Chordata
classe: Mammalia
ordine: Primates
famiglia: Hominidae
genere: Homo
specie: Homo sapiens
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La vita e le sue origini
Batteri:
cianobatteri (fotosintesi)
decompositori
Streptococcus (polmonite)
flora batterica
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La vita e le sue origini
Protisti:
flagellati
parameci
diatomee (fotosintesi)
alcune alghe
detritivori e parassiti
amebe (amebiasi)
plasmodio (malaria)
tripanosoma (malattia
del sonno)
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La vita e le sue origini
Funghi:
funghi commestibili
muffe
fermenti
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La vita e le sue origini
Piante:
pluricellulari e
in genere fotosintetiche
muschi
felci
conifere (gimnosperme)
fiori (angiosperme)
annue/perenni
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La vita e le sue origini
Animali:
pluricellulari e
non fotosintetici
vertebrati: mammiferi,
uccelli, rettili, anfibi, pesci
invertebrati: spugne,
meduse, polipi, planarie,
vermi, artropodi (insetti,
millepiedi, gamberi, ragni),
molluschi (lumache,
vongole, polpi, calamari),
echinodermi (ricci di mare
e stelle marine)
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La vita e le sue origini
I
fossili ci danno
informazioni (lacunose)
L'evoluzione della vita
e l'evoluzione delle
condizioni fisicochimiche della Terra
sono strettamente
collegate
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La vita e le sue origini
Evoluzione
chimica
delle molecole
organiche, dei
biopolimeri e dei
sistemi di reazioni
chimiche necessarie
per formare le prime
cellule (circa un
miliardo di anni)
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La vita e le sue origini
Evoluzione
biologica
a partire degli
organismi unicellulari
(prima procarioti e poi
eucarioti) fino a quelli
pluricellulari (circa
3.7-3.8 miliardi di anni)
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La vita e le sue origini
Evoluzione
chimica:
4.6-4.7 miliardi di anni fa: condensazione della
nuvola di polvere cosmica primordiale
vulcani e impatti cosmici: formazione di idrosfera e
atmosfera (4.4 miliardi di anni fa): CO2, N2, H2O, CH4,
NH3, H2S, HCl (l'O2 è mantenuto dagli organismi
fotosintetici)
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La vita e le sue origini
Formazione
delle molecole organiche
fulmini, calore (vulcani) e raggi UV hanno favorito la
sintesi di molecole organiche (ipotesi di Oparin,
esperimento di Miller)
origine cosmica (polvere cosmica primordiale,
meteoriti, comete)
bocche idrotermali sottomarine (minerali e calore)
Formazione
di proteine e acidi nucleici
Formazione di protocellule
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Evoluzione e adattamento
L'evoluzione
biologica è la risposta adattiva degli
organismi ai cambiamenti delle condizioni
ambientali, attraverso cambiamenti genetici
delle popolazioni (non degli individui)
Secondo la teoria dell'evoluzione le specie
discendono da altre più primitive, spiegando
cambiamenti nel tempo e diversità attuale:
microevoluzione: piccoli cambiamenti in una
popolazione
macroevoluzione: cambiamenti su larga scala e a
lungo termine (speciazione ed estinzione)
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Evoluzione e adattamento
Microevoluzione:
sviluppo della variabilità genetica: il pool genico
(insieme dei geni degli individui di una
popolazione) cambia nel tempo
generalmente un gene si presenta in due forme
(alleli). Es.: il gene "colore dei capelli" si presenta
come "allele capelli chiari" e "allele capelli scuri"
la riproduzione sessuale porta ad una
combinazione casuale di alleli, diversa per ogni
individuo (alleli dominanti e recessivi, genotipo e
fenotipo)
senza variabilità genetica non c'è evoluzione
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Evoluzione e adattamento
lo sviluppo della variabilità genetica avviene
attraverso mutazioni, cambiamenti nel DNA
una mutazione può avvenire in seguito a:
esposizione
a radioattività, raggi X, sostanze chimiche
naturali o antropiche (mutagene)
errori casuali di trascrizione del DNA durante la
riproduzione (solo le mutazioni dei gameti –
spermatozoo e ovocita – sono trasmesse)
le mutazioni possono essere dannose (anche letali),
indifferenti e vantaggiose
le mutazioni sono rare, casuali/imprevedibili e unica
fonte di nuovo materiale genetico
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Evoluzione e adattamento
se in una popolazione:
c'è
variabilità genetica
le nuove caratteristiche sono ereditabili (base
genetica)
le nuove caratteristiche implicano una riproduzione
differenziata (maggior numero di discendenti)
avviene l'evoluzione per selezione naturale
le nuove caratteristiche sono chiamate
adattamento o carattere adattativo
riassumendo, la microevoluzione consiste in
mutazione dei geni, selezione degli individui,
evoluzione delle popolazioni
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Evoluzione e adattamento
Es.
di microevoluzione (falena Biston betularia):
due colorazioni
(variabilità
genetica)
colorazioni
ereditarie
(ereditarietà del
carattere)
una colorazione
è favorita
(riproduzione
differenziata)
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Evoluzione e adattamento
Coevoluzione:
un adattamento in una specie
induce una risposta adattativa nelle specie con
cui interagisce (ad es.: predatori e prede)
L'adattamento non è illimitato:
un cambiamento ambientale può favorire
caratteristiche genetiche già presenti nel pool
genico
la capacità di adattamento è limitata dalla velocità
riproduttiva
La
selezione naturale prevede la morte e
l'impossibilità di riprodursi
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Evoluzione e adattamento
La
sopravvivenza del più adatto non è del più
forte ma di quello che si riproduce di più: non
lotta, ma assenza di competizione diretta e
occupazione di una nicchia ecologica vuota
Gli umani non si sono evoluti dalle scimmie
antropomorfe (esiste invece un antenato
comune)
L'evoluzione non segue un disegno naturale
diretto a realizzare organismi più perfetti (punto di
vista scientifico)
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Speciazione, estinzione e biodiversità
Speciazione:
formazione di specie nuove a
partire da una specie iniziale
La speciazione allopatrica ha luogo in due fasi:
isolamento geografico (formazione di una barriera
geografica, emigrazione, trasporto passivo da vento
o correnti)
isolamento riproduttivo (le mutazioni e la selezione
naturale producono una divergenza genetica,
finché un maschio e una femmina delle due nuove
specie non possono riprodursi o generano prole
sterile)
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Speciazione, estinzione e biodiversità
A
questo punto si sono formate due nuove specie
per divergenza evolutiva
La speciazione richiede centinaia/milioni di anni
Es.: volpe artica e volpe comune
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Speciazione, estinzione e biodiversità
Quando
cambiano le condizioni ambientali, una
specie può evolvere o estinguersi
Speciazioni ed estinzioni sono state influenzate
da:
deriva dei continenti
cambiamenti climatici lenti (ad es.: variazione
dell'inclinazione dell'asse terrestre)
cambiamenti climatici rapidi (ad es.: eruzioni e
meteoriti)
L'estinzione
è il destino di ogni specie (le specie
attuali sono lo 0.1% delle specie esistite)
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Speciazione, estinzione e biodiversità
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Speciazione, estinzione e biodiversità
Un
certo numero di specie si estingue
regolarmente: estinzione basale
Se c'è un improvviso aumento del tasso di
estinzione, si parla di estinzione di massa
Una crisi per una specie può essere
un'opportunità per un'altra
In media la speciazione ha tenuto testa
all'estinzione: le estinzioni di massa sono state
seguite da periodi di ripresa rapida della
biodiversità (radiazione adattativa) con
occupazione di nicchie nuove o vacanti
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Speciazione, estinzione e biodiversità
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Speciazione, estinzione e biodiversità
Radiazione
adattativa dei mammiferi
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Speciazione, estinzione e biodiversità
L'uomo
è causa di estinzione
Nei prossimi 50 anni potrebbe estinguersi un
quarto delle specie (sesta estinzione di massa)
Il recupero della biodiversità richiederà milioni di
anni
L'ingegneria genetica non potrà aiutare perché
non crea nuovi geni ma combina quelli forniti
dalla biodiversità naturale
Alcuni scienziati temono che questo processo
minacci l'umanità
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Nicchie ecologiche e tipologia delle
specie
La
nicchia ecologica di una specie descrive il
suo modo di vita e le sue funzioni, includendo gli
aspetti relativi alla sopravvivenza e alla
riproduzione, includendo in particolare:
l'intervallo di tolleranza verso i fattori fisico-chimici
le risorse che utilizza e gli organismi di cui si
alimenta
le interazioni con le altre componenti
dell'ecosistema, ad es. gli animali con cui compete
il ruolo che gioca nel flusso di energia e nel ciclo
della materia nell'ecosistema
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Nicchie ecologiche e tipologia delle
specie
Non
confondiamo nicchia e habitat (luogo in cui
vive la specie): la nicchia è la "professione",
l'habitat è l' "indirizzo"
Due specie non possono occupare la stessa
nicchia: o una si estingue o entrambe
diversificano la propria nicchia
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Nicchie ecologiche e tipologia delle
specie
La
nicchia fondamentale (o potenziale) è quella
che una specie occuperebbe se non ci fossero
competitori
Siccome le nicchie si sovrappongono
parzialmente, una specie occupa solo una parte
della sua nicchia fondamentale, detta nicchia
realizzata (o reale)
Comprendere la nicchia ci aiuta a capire
l'impatto delle nostre attività su una specie,
prevenendone l'estinzione
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Nicchie ecologiche e tipologia delle
specie
Le
specie generaliste possono vivere in habitat
differenti e mangiare cibi diversi (mosche, blatte,
topi, ratti, volpi, cinghiali, uomini)
Le specie specialiste possono vivere in pochi
habitat, tollerano ristretti intervalli di fattori
ecologici o possiedono una dieta ristretta:
salamandra tigre: si riproduce solo negli stagni privi
di pesci
picchi: vivono nei vecchi tronchi (nido e cibo)
ghepardo: vive nella savana dove trova le antilopi
panda: mangia quasi soltanto bambù
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Nicchie ecologiche e tipologia delle
specie
È
meglio essere generalista o specialista?
Dipende: quando le condizioni ambientali si
mantengono costanti gli specialisti sono
avvantaggiati, negli ecosistemi instabili si
adattano meglio i generalisti
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Nicchie ecologiche e tipologia delle
specie
Analizzando
gli ecosistemi, possiamo incontare
differenti categorie di specie:
specie indigene (autoctone)
specie aliene (alloctone)
specie indicatrici
specie chiave
Le
specie indigene hanno raggiunto un'area in
modo naturale (camminando, nuotando, volando
o attraverso semi, spore, uova trasportati da
vento e correnti)
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Nicchie ecologiche e tipologia delle
specie
Le
specie aliene sono deliberatamente o
involontariamente introdotte dall'uomo: possono
entrare in competizione con le specie indigene
causandone l'estinzione (ad es.: api assassine)
Le specie indicatrici forniscono informazioni sulla
qualità dell'ambiente (ad es.: uccelli insettivori
canori, ridotti da deforestazione, frammentazione,
inquinamento e bonifiche)
Le specie chiave hanno particolare importanza
(ad es.: insetti, pipistrelli, formiche e colibrì
impollinano e disseminano le foreste tropicali)
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Interazioni tra specie
Quando
differenti specie frequentano lo stesso
habitat o sfruttano risorse simili possono interagire
fra loro (in modo vantaggioso, svantaggioso o
indifferente)
Relazioni interspecifiche:
competizione
predazione
parassitismo
mutualismo
commensalismo
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Interazioni tra specie
Se
le nicchie fondamentali di due specie si
sovrappongono molto, si ha competizione
interspecifica e una delle specie può:
emigrare in un'altra area
cambiare le sue abitudini alimentari o
comportamentali
subire un crollo di popolazione
estinguersi localmente o globalmente
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Interazioni tra specie
Se
le specie evolvono in modo da ridurre la
sovrapposizione delle loro nicchie fondamentali,
si parla di ripartizione delle risorse: la stessa
risorsa può essere utilizzata in diversi momenti,
diversi ambienti e diversi modi
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Interazioni tra specie
L'ecologo
Robert H. MacArthur ha
studiato le abitudini alimentari di cinque
specie di passeriformi che convivono
nelle foreste degli Stati Uniti nordorientali:
pur trovandosi in competizione per le
stesse risorse alimentari (insetti che vivono
sugli alberi), riducono la loro
competizione predando in zone diverse
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Interazioni tra specie
I
predatori:
uccidono le prede, divorandone il corpo
(interamente o parzialmente)
possono essere di taglia superiore o inferiore (ma
non vivono sulle prede o al loro interno)
hanno vantaggio (e le prede svantaggio)
il rapporto predatore-preda è importante: se i
rapaci non limitassero la popolazione dei conigli,
questi aumenterebbero troppo, distruggendo la
vegetazione per poi morire di fame
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Interazioni tra specie
Il
parassitismo è quella forma di interazione in cui
il parassita si nutre di una piccola parte dell'ospite
vivendoci sopra (ectoparassiti) o dentro
(endoparassiti)
Il parassita ha vantaggio (e l'ospite svantaggio)
Il parassita:
è generalmente più piccolo dell'ospite
è strettamente associato all'ospite
rende debole, sterile o malato l'ospite (raramente lo
uccide)
esercita una funzione di controllo della popolazione
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Interazioni tra specie
Il
mutualismo o simbiosi mutualistica è quella
forma di interazione in cui entrambe le specie
hanno vantaggio. Es.:
api e fiori (le api ricevono
nutrimento, i fiori trasporto
del polline)
licheni (l'alga fotosintetizza,
il fungo protegge dalla
disidratazione)
uomo e flora intestinale (l'uomo fornisce un
ambiente stabile e ricco di cibo, la flora intestinale
favorisce la digestione e sintetizza le vitamine B e K)
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Interazioni tra specie
bufaghe e rinoceronti (le bufaghe mangiano insetti
ectoparassiti e allarmano, i rinoceronti proteggono)
pesci pagliaccio e anemoni marine (i pesci
ricevono protezione e cibo, le anemoni protezione,
pulizia e attrazione di prede)
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Interazioni tra specie
Il
commensalismo è un'interazione vantaggiosa
per una specie e indifferente per l'altra. Es.:
orchidee e alberi
(le orchidee
ricevono una base
solida e una
posizione elevata
da cui raccogliere
luce e acqua)
piante epifite (che
vivono su altre
piante)
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ed educazione ambientale
Successione ecologica
La
successione ecologica è il cambiamento
graduale e costante nella composizione delle
specie in un'area
L'importanza delle specie varia nella successione
La successione primaria riguarda lo stabilirsi di
comunità biotiche in aree prive di vita
La successione secondaria riguarda il ristabilirsi di
comunità biotiche in aree che hanno subito
perturbazioni
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Successione ecologica
Successione
primaria (migliaia di anni):
suolo (miscuglio di roccia, materia
organica, aria, acqua e
microrganismi)
specie pioniere (microbi,
muschi, licheni)
erbe,
piante
grasse,
arbusti
alberi
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Successione ecologica
Successione
secondaria
(resta il suolo):
specie pioniere (poche
settimane)
es.: aree disboscate,
coltivate e abbandonate
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Successione ecologica
I
cambiamenti nella struttura della vegetazione
(cibo e rifugio) implicano trasformazioni nella
comunità animale
Es.: area temperata del Nordamerica
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Successione ecologica
Stadi
di una successione
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ed educazione ambientale
Successione ecologica
L'agricoltura
intensiva sostituisce una comunità
ricca di specie con una povera (monocoltura)
regredendo a uno stadio primitivo della
successione ecologica
La competizione con altre piante è ridotta con gli
erbicidi
La presenza di insetti o altri animali è controllata
con i pesticidi
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ed educazione ambientale
Successione ecologica
La
successione ecologica è una sequenza
ordinata di stadi prevedibili, sempre più stabili,
fino alla comunità climax, dominata da poche
piante longeve, spesso alberi (fitosociologia)
Non sempre la successione ecologica è
prevedibile: si tratta della competizione tra
specie per le risorse (spazio, luce e cibo)
Alcuni ecologi preferiscono cambiamento
biologico a successione ecologica e comunità
matura a comunità climax
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Stabilità e tolleranza ecologica
Tutti
i sistemi viventi si basano su retroazioni (+ e -)
che interagiscono fornendo una certa stabilità
Cambiamenti dei sistemi viventi rispondono ai
cambiamenti dell'ambiente
Si distinguono tre aspetti della stabilità:
inerzia (o resistenza o persistenza): capacità di
resistere ai disturbi, senza mutamento
costanza: capacità di mantenersi proporzionato alle
risorse disponibili
resilienza: capacità di rispondere ai disturbi,
recuperando in breve tempo
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Stabilità e tolleranza ecologica
Le
popolazioni, le comunità e gli ecosistemi sono
complessi (e poco capiti)
Sintomi di malessere:
abbassamento della produttività primaria
diminuzione dei nutrienti
declino/estinzione delle specie considerate
bioindicatrici
aumento degli insetti nocivi e dei vettori di malattie
declino della biodiversità
presenza di sostanze contaminanti
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ed educazione ambientale
Stabilità e tolleranza ecologica
Spesso
i sistemi biologici rispondono in ritardo e
l'alterazione può essere irreversibile quando
appare (es.: fumatore)
Es. di possibili alterazioni irreversibili:
crescita eccessiva della popolazione umana
accumulo di rifiuti tossici
esaurimento dell'ozono stratosferico
riscaldamento globale
deforestazione
riduzione numerica di una specie in estinzione
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Stabilità e tolleranza ecologica
Un'interazione
sinergetica avviene quando due o
più processi interagiscono in modo che l'effetto
risultante sia più grande della somma degli effetti
singoli
Es.: una persona da sola può sollevare 45 kg, in
gruppo 90 kg
La sinergia aumenta l'effetto dei meccanismi di
retroazione positiva
Dovremmo accelerare sinergismi favorevoli e
ostacolare quelli nocivi
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Stabilità e tolleranza ecologica
Ipotesi:
un ecosistema con elevata biodiversità e
numerose catene alimentari è più stabile
Esiste una soglia minima di biodiversità (alcune
piante e alcuni decompositori sono necessari)
È difficile dire se gli ecosistemi semplici sono
meno stabili di quelli complessi (ruoli ecologici
ridondanti di alcune specie in sistemi complessi)
Gli ecosistemi più complessi hanno maggiore
produttività primaria e resilienza
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Stabilità e tolleranza ecologica
Le
foreste pluviali hanno elevata biodiversità e
resistenza, ma bassa resilienza (resistono molto
agli incendi ma, se seriamente degradate, non si
riprendono)
Le praterie hanno bassa biodiversità e resistenza,
ma elevata resilienza (prendono fuoco
facilmente ma si riprendono rapidamente, grazie
al potenziale rigenerativo delle loro radici)
In realtà gli ecosistemi non sono (quasi?) mai in
equilibrio ma (quasi?) sempre in continuo
cambiamento
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Stabilità e tolleranza ecologica
La
ricchezza di specie è legata alla dimensione
spaziale e al grado di isolamento di un
ecosistema
Gli ecologi Robert H. MacArthur e Edward O.
Wilson hanno proposto il modello dell'equilibrio
insulare o la teoria della biogeografia insulare: il
numero di specie in un'isola dipende da due
fattori:
tasso di immigrazione di specie provenienti dal
continente o da altre isole
tasso di estinzione di specie dell'isola
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Stabilità e tolleranza ecologica
Il
modello dell'equilibrio insulare prevede un
punto di equilibrio che determina il numero
medio di specie che può vivere in un'isola
I tassi di immigrazione ed estinzione dipendono
da superficie dell'isola e distanza dal continente
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Stabilità e tolleranza ecologica
"L'interdipendenza
e le connessioni sono
caratteristiche essenziali che riguardano sia la
componente vivente sia quella non vivente dei
singoli sistemi e di tutta la biosfera."
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Fine della lezione…
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