politiche sociali - Scienze della Formazione

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Corso di Laurea Triennale L 39 - L 40
SERVIZIO SOCIALE E SOCIOLOGIA
anno accademico 2014-2015
Politica Sociale
e
Legislazione dei Servizi Sociali
prof. Marco BURGALASSI
Università degli Studi di Roma Tre
Cosa sono le politiche sociali
Ferrera, pp.12-17
Le politiche sociali sono un insieme di azioni che
intendono rispondere a problemi e raggiungere obiettivi
di natura “sociale” che hanno a che fare con il benessere
dei cittadini.
Le politiche sociali, in particolare, sono rivolte al
soddisfacimento di bisogni e alla copertura di rischi
che riguardano o possono riguardare le persone.
Bisogno: carenza, mancanza, deficit che può essere di salute,
di disponibilità di reddito, di una abitazione, della autosufficienza,
di una rete familiare adeguata …
Rischio: possibilità che si materializzino situazioni sfavorevoli
(perdita di lavoro, malattia, invalidità, solitudine)
Ferrera, pp.12-17
Le politiche sociali, quindi, mirano alla tutela e alla
promozione del benessere dei cittadini e a garantire
loro migliori condizioni di vita.
Le politiche sociali realizzano la tutela e la promozione
del benessere dei cittadini assicurando loro i DIRITTI
SOCIALI.
I diritti sociali sono quella particolare categoria dei diritti
che riguardano non l’esercizio della libertà o delle
prerogative dei singoli (diritti civili) e neppure la possibilità di
partecipare alla vita politica e all’esercizio della democrazia
(diritti politici) ma attengono alla tutela del benessere delle
persone e alla loro protezione dalle situazioni di rischio.
I diritti sociali si sostanziano nel principio di cittadinanza
sociale.
Ferrera, pp.12-17
Le politiche sociali sono un ambito delle politiche
pubbliche.
Questo non significa che sono poste in essere
completamente da attori pubblici o istituzionali (lo stato o
le sue articolazioni territoriali) ma che rispondono ad
una esigenza generalizzata e diffusa di tutela e
garanzia che interessa tutti i cittadini, di cui le
istituzioni pubbliche devono farsi carico.
I soggetti istituzionali (lo Stato, le regioni, i comuni e le
loro articolazioni funzionali) sono quindi attori essenziali
delle politiche sociali, a cui poi si aggiungono altri attori.
Ferrera, pp.12-17
Quando alle situazioni di bisogno e di rischio che le
persone si trovano ad incontrare nel corso della vita
rispondono unicamente istituzioni pubbliche (Stato) si
parla di welfare state
(benessere =
welfare) è lo Stato che assicura – in
vario modo e in varia misura – il benessere dei cittadini
Ma il soddisfacimento dei bisogni e la copertura dei rischi
può anche avvenire – di solito avviene – facendo ricorso a
diverse realtà sociali.
LE CONDIZIONI DI BISOGNO/RISCHIO …….
Possono essere risolte all’interno della famiglia (cura dei
familiari deboli, sostegno agli anziani, mantenimento economico delle
giovani generazioni)
Possono trovare risposta nel mercato (sia come luogo di
acquisto di prodotti come polizze contro rischi o servizi di cura, sia come
sistema – il mercato del lavoro – che assicura la protezione sociale dei
lavoratori)
Possono venir risolte con l’aiuto di “realtà intermedie” (terzo
settore)
… ma lo Stato è certamente il soggetto che in ultima istanza
deve farsi carico dei problemi dei propri cittadini in ragione
del principio della cittadinanza sociale.
IL DIAMANTE DEL WELFARE
rappresentazione grafica della compresenza di attori che
complessivamente risponde alle esigenze di benessere
dei cittadini. Il diamante del welfare rappresenta
l’immagine del welfare mix (attori che si possono
combinare variamente nella realizzazione del welfare)
Ferrera, pp.12-17
CHE COSA E’ UNA POLITICA SOCIALE
complesso degli interventi che permettono alle
persone di avere assicurati il soddisfacimento dei
bisogni e la copertura dai rischi
BISOGNI E RISCHI
salute (cura e prevenzione)
SANITA’
assistenza e aiuto personale SERVIZI SOCIALI
risorse economiche
PREVIDENZA/PENSIONI
lavoro
POLITICHE DEL LAVORO
Ferrera, pp.23-31
il soddisfacimento dei bisogni e la copertura dei rischi che
vengono realizzati con le politiche sociali servono ad
assicurare un certo livello di benessere
BENESSERE = welfare
il concetto di benessere – come quello di salute,
rispetto al quale si propone in modo speculare – è
multidimensionale (segnato da contenuti soggettivi
oltre che oggettivi) e dinamico (correlato a esigenze
che si trasformano nel corso del tempo).
I BISOGNI CAMBIANO NEL CORSO DEL TEMPO …
… PERCHE’ SI MODIFICA IL QUADRO
DI RIFERIMENTO (DEMOGRAFICO E
SOCIALE) …
.. E PERCHE’ MUTANO LE
ASPETTATIVE DELLE PERSONE
mutamenti nella struttura della popolazione
cambiamenti del sistema produttivo
trasformazione del sistema familiare
sopravvivenza
bisogni materiali
emergere dei bisogni postmaterialistici
qualità della vita
ANCHE LE MODALITA’ DI RISPOSTA AL CAMBIAMENTO DEI
BISOGNI MUTANO …….
per molto tempo la soddisfazione dei bisogni e la copertura dei rischi
trovavano risposta nell’ambito della famiglia o del gruppo
successivamente, una parte dei bisogni e dei rischi trova risposta
all’interno delle relazioni tra gruppi omogenei o nella carità
verso la fine dell’Ottocento, quando il processo di industrializzazione
e modernizzazione decolla in Europa, è lo stato che comincia a
regolare le risposte ai bisogni e ai rischi
NASCONO LE MODERNE POLITICHE SOCIALI
Ferrera, pp.23-31
Lo sviluppo delle moderne politiche sociali
LA FASE DI INSTAURAZIONE 1870-1920
input: industrializzazione, parlamentarismo, movimento operaio
nascono i primi schemi di assicurazione sociale obbligatoria
forme di accodo tra datori di lavoro e lavoratori
campo in cui si collocano: assicurazione contro gli infortuni e la malattia
Bismarck: 1883 malattie, 1884 infortuni, 1889 vecchiaia e invalidità
LA FASE DI CONSOLIDAMENTO 1920-1940
lo stato interviene direttamente, regolando per legge il meccanismo della
assicurazione obbligatoria
allargamento della copertura dei rischi e della platea dei beneficiari
(familiari)
prende piede l’idea del diritto individuale alle prestazioni, che travalica
l’assistenza ai soli lavoratori
Ferrera, pp.23-31
1944, Gran Bretagna: piano Beveridge
LA FASE DI ESPANSIONE E ISTITUZIONALIZZAZIONE 1950-1980
le prestazioni delle politiche sociali come diritti di cittadinanza
si estende e si articola la copertura dei bisogni e dei rischi
lo stato diviene il principale realizzatore delle politiche sociali (welfare state)
si delineano due modelli: OCCUPAZIONALE e UNIVERSALISTICO
• Il modello occupazionale
• Il modello universalistico
Si è sviluppato nei paesi dell’Europa
continentale, in cui il processo di estensione
della copertura del welfare state è stato più
tortuoso e parziale.
Si è sviluppato nei paesi angloscandinavi, nei quali venne abolita la
prova dei mezzi e la copertura del welfare
state fu estesa a tutta la popolazione (non
più solo ai bisognosi: pensioni solo per gli
anziani poveri).
Le prestazioni sono molto differenziate,
agganciate ai ruoli professionali (il modello è
infatti chiamato anche “corporativo”),
prevalentemente finanziate tramite contributi
sociali.
Le prestazioni sono ampie, generose e
imperniate su principi egualitari, e
finanziate tramite il gettito fiscale.
Il Trentennio Glorioso è reso possibile da una congiuntura
economica favorevole, da risorse pubbliche crescenti, da stati
nazionali democratici in cui si sviluppa la competizione elettorale,
dalla affermazione dei diritti sociali
Gettito fiscale crescente, possibilità di redistribuire le risorse
disponibili
Nella fase di espansione prende corpo anche una dinamica di
“scivolamento distributivo” : la crescita economica alimenta
una consistente espansione della classe media in tutta l’Europa,
modificando la struttura sociale dei paesi e determinando il
passaggio dalla logica redistributiva (dai ricchi ai poveri) alla logica
distributiva (trasferimenti incrociati da una categoria all’altra della
classe media)
Politiche redistributive: tolgono ad alcune categorie, danno ad altre
categorie
Politiche distributive: danno ad alcune categorie ma i costi sono
diffusi (non è chiaro esattamente chi paghi)
Ferrera, pp.23-31
LA FASE DI CRISI ANNI 70-80 E ANNI 90
crisi dell’economia mondiale: crescita lenta, stagnazione, fine dell’idea
della piena occupazione, gettito fiscale in declino
cambiano la struttura demografica e quella familiare: nuovi bisogni
emergono nuovi attori nello spazio delle politiche sociali (welfare mix)
conti pubblici non sopportano più la crescita del welfare
processo di contrazione delle politiche sociali
LA FASE DI RICALIBRATURA 1990-2010
ricalibratura: tagli, ridimensionamento, riconfigurazione
riforma delle politiche sociali
ricalibratura sia funzionale che distributiva
funzionale: si tende a soddisfare meno bisogni o a coprire meno rischi
distributiva: si tende a riequilibrare le copertura tra gli aventi diritti e non
1870-1970
Ferrera, pp.23-31
Progressiva estensione quantitativa e qualitativa delle prestazioni
Allargamento dell’area delle politiche sociali: dalla previdenza, alla
sanità, ai servizi sociali
Prestazione di politica sociale più numerose, più ricche, su una
platea sempre più ampia di beneficiari
1970-2010
Occorre rallentare e poi invertire la rotta
Mentre crescono rapidamente i bisogni e i rischi a cui le politiche
sociali dovrebbero rispondere diventa sempre più difficile
rispondervi adeguatamente
Si introducono meccanismi di selezione e differenziazione
nell’accesso alle politiche sociali
Cosa cambia nella fase della crisi e a cosa deve rispondere la
stagione della ricalibratura
prima degli anni 70-80
dopo gli anni 70-80
Società industriale
Società post-industriale
SFIDE
economia in rapida crescita
sviluppo lento o nullo
contenimento dei costi,
necessità di flessibilità e
ammortizzatori sociali
stabilità familiare, divisione di
genere del lavoro
ridefinizione dei rapporti
familiari e di genere
conciliazione tra vita
professionale e riproduzione
sociale
strutture demografiche in
relativo equilibrio
invecchiamento della
popolazione, nuove
migrazioni
contenimento dei costi
pensionistici e sanitari
aspettative morigerate e
stabili
aspettative crescenti e
variegate
ridefinire gli standard di
prestazione
solidità e centralità dello
stato-nazione
internazionalizzazione
economica,
globalizzazione,
integrazione europea
adattamento al nuovo contesto
e alle nuove condizioni
Ferrera, p. 27
Possibili domande sugli argomenti trattati
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
Cosa sono le politiche sociali?
Quali sono gli obiettivi delle politiche sociali?
Come è fatto e che cosa rappresenta il diamante del welfare?
Quali sono gli attori presenti nel diamante del welfare?
Che cosa si intende per welfare mix?
Che differenza vi è tra welfare state e welfare mix?
Quali sono le fasi che contrassegnano lo sviluppo delle moderne politiche
sociali?
8. In quale epoca si colloca e quali sono i tratti essenziali della fase della
instaurazione?
9. Quando avviene la fase di espansione, quali sono i presupposti che la
rendono possibile e quali caratteristiche presenta?
10. Cosa determina l’emergere delle fasi di crisi e ricalibratura?
11. Che differenza intercorre tra le politiche sociali di tipo occupazionale e quelle
di tipo universalistico? Chi ne sono i precursori?
12. Che cosa si intende per scivolamento distributivo e quali condizioni lo rendono
possibile?
Ferrera, pp.17-22
TUTTE LE POLITICHE SOCIALI CONTEMPORANEE SI
ISPIRANO
AGLI
STESSI
PRINCIPI
(DIRITTI
DI
CITTADINANZA, INTEGRAZIONE SOCIALE, SOLIDARIETA’)
MA POSSONO POI PRESENTARE UNA DIVERSA
TRADUZIONE OPERATIVA DI TALI PRINCIPI.
ANCHE NEL QUADRO CONTEMPORANEO, QUINDI,
ESISTONO MODELLI DI POLITICA SOCIALE DIFFERENTI
i modelli di politica sociale secondo Titmuss:
RESIDUAL WELFARE MODEL (modello residuale)
INDUSTRIAL ACHIEVEMENT-PERFORMANCE MODEL (modello acquisitivo)
INSTITUTIONAL REDISTRIBUTIVE MODEL (modello redistributivo)
(R. Titmuss, Social Policy, 1974)
il modello residuale
il soddisfacimento dei bisogni e la copertura dei rischi è
attribuita al mercato e/o alle reti sociali primarie; lo Stato
interviene – in modo selettivo (means test) e con azioni limitate
nel tempo e nei contenuti – solo quando le risposte tradizionali
risultano inefficaci o inadeguate.
Nel modello residuale la politica sociale è concepita come
intervento ex post
POLITICHE SOCIALI COME
ASSISTENZA
modello acquisitivo-performativo
il soddisfacimento dei bisogni e la copertura dei rischi è
collegata ai meccanismi di autoprotezione che derivano dal
posizionamento dell’individuo sul mercato del lavoro.
Il modello è essenzialmente produttivo-corporativo e propone
una politica sociale costruita sui “meriti” connessi allo status
occupazionale: chi ha lavorato e versato i contributi ha
maturato il diritto a delle prestazioni che andranno ad integrare
il livello di vita e di sicurezza che può procurarsi
autonomamente.
POLITICHE SOCIALI COME
ASSICURAZIONE
modello istituzionale-redistributivo
la copertura dei rischi e il soddisfacimento dei bisogni sono
assicurati dal sistema pubblico in modo universalistico e
indipendente dalla collocazione dell’individuo nel mercato del
lavoro. Lo Stato è finanziatore e regolatore del sistema di
welfare. Il benessere sociale è considerato un valore da
assicurare ai cittadini indipendentemente dal fatto che lo
abbiano “meritato”. Le politiche sociali, quindi, mirano a
garantire in modo generalizzato uguaglianza di opportunità,
senza per questo eliminare le differenze prodotte dagli altri
sistemi di allocazione delle risorse (mercato e reti di sostegno).
Le prestazioni e i servizi sono forniti da istituzioni pubbliche su
base universalistica e sono sostenuti da risorse attinte dal
sistema fiscale (principio di redistribuzione).
POLITICHE SOCIALI COME
SICUREZZA SOCIALE
In sintesi, le politiche sociali assumono la veste di
ASSISTENZA SOCIALE quando si caratterizzano per la
erogazione di prestazioni e benefici in base alla prova dei
mezzi; l’intervento è quindi residuale e limitato nel tempo,
perché lo stato affida principalmente al mercato e alla famiglia i
processi allocativi delle risorse sociali
ASSICURAZIONE SOCIALE quando si caratterizzano per la
erogazione di prestazioni standardizzate in base a precisi
diritti/doveri individuali (pagamento dei contributi) normalmente
associati ad una condizione occupazionale stabile
SICUREZZA SOCIALE quando si caratterizzano per
soddisfazione dei bisogni e la copertura dei rischi estesa a tutti
i cittadini lungo tutte le fasi del corso della vita
Potenzialità e limiti della modellizzazione di Titmuss
LIMITI
- visione evoluzionistica, come “stadi di sviluppo”
- scarsa problematicizzazione delle questioni
POTENZIALITA’
- tende a proporsi come un tipo-ideale
- offre un quadro di riferimento all’analisi di casi concreti
Ferrera, pp.39-45
Un tentativo di combinare la modellizzazione tipico-ideale di Titmuss con lo
studio di casi si realizza nella originale proposta di Esping-Andersen (G. EspingAndersen, The Three Worlds of Welfare Capitalism, 1990)
regime liberale
paesi anglosassoni
regime conservatore-corporativo
paesi dell’Europa continentale
regime socialdemocratico
paesi scandinavi
Categorie che consentono di differenziare i regimi di welfare
DEMERCIFICAZIONE : la possibilità che in un dato regime di
welfare gli individui hanno di astenersi dalla prestazione lavorativa
senza rischiare perdite significative di reddito e di benessere
DESTRATIFICAZIONE : la capacità che hanno le prestazioni sociali
di un dato regime di welfare di attenuare i differenziali di status
occupazionale
Il regime liberale
• Predominanza di misure di assistenza basate sulla prova dei
mezzi
• Destinatari principali: bisognosi, poveri, lavoratori a basso
reddito.
• Incoraggiamento del ricorso al mercato: in modo passivo
(minima interferenza e regolazione, soprattutto sul mercato
del lavoro) o in modo attivo (incentivi per il ricorso a schemi
assicurativi non statali)
• Casi emblematici: Stati Uniti, Canada, Australia, Regno Unito
 Demercificazione bassa: forte dipendenza degli individui dal
mercato
 Destratificazione bassa: dualismo tra “welfare dei ricchi” e
“welfare dei poveri”
Il regime conservatore-corporativo
• Predominanza di schemi assicurativi pubblici collegati alla
posizione occupazionale (modello bismarckiano)
• Formule di computo collegate ai contributi e/o alle retribuzioni
• Destinatari principali: i lavoratori adulti maschi capofamiglia
(male breadwinners)
• Enfasi sulla sussidiarietà degli interventi pubblici: lo Stato
interviene nella misura in cui i bisogni non trovano risposta a
livello individuale, famigliare o di associazioni intermedie
• Casi emblematici: Germania, Austria, Francia, Olanda
 Demercificazione media: la dipendenza dal mercato è solo
attenuata
 Destratificazione medio-bassa: il welfare tende a preservare
le differenze di status e classe e la segregazione di genere
Il regime socialdemocratico
• Predominanza di schemi universalistici di sicurezza sociale
(modello beveridgeano)
• Formule di computo generose ma prevalentemente a somma
fissa, con finanziamento fiscale
• Destinatari: tutti i cittadini
• Casi emblematici: Svezia, Danimarca, Norvegia
 Demercificazione alta: il welfare state mira a marginalizzare
l’importanza del mercato come fonte di risposta ai bisogni e ai
rischi sociali
 Destratificazione alta: prestazioni elevate e eguaglianza di
trattamento per tutti i cittadini, finanziate tramite il sistema
fiscale (progressivo)
Modello sud europeo
Europa meridionale: inizialmente modello bismarckiano; nella
fase espansiva regime con caratteri distinti:
• prestazioni generose per dipendenti pubblici e di grandi
imprese, meno per categorie periferiche;
• assenza di protezione contro povertà fino a anni ’80:
sistema dualistico e polarizzato;
• famiglia come ammortizzatore sociale
• istituzione di servizi sanitari nazionali negli anni ’70-80
• elevato particolarismo (sia erogazione che finanziamento)
Regimi di welfare
anglosassone:
mercato
europeo continentale:
status occupazionale + famiglia
scandinavo:
Stato
mediterraneo:
Stato + famiglia
caso italiano
modello della solidarietà familiare e parentale, della presenza attiva
ma incoerente dello Stato, del particolarismo (basso livello di
azione statuale strategica)
-
Approccio bismarckiano nelle politiche di sostegno del reddito
-
Universalismo nel settore sanitario (SSN 1978)
-
Scarso sviluppo dei servizi sociali
Ferrera, pp.45-50
IL CASO ITALIANO
• Spesa sociale vicina media UE
• Composizione spesa distorta: tante pensioni a scapito di
famiglia, disoccupazione, abitazione (ma copertura
universale sanità dal 1978)
• Inoltre distorsione distributiva: livello diversificato di
protezione fra categorie garantite (P.A. e grandi imprese),
semi-garantiti e non
• Uso welfare per fini di consenso partitico
• Conseguenze: questioni di welfare tra generazioni;
familismo, deficit pubblico
la spesa pubblica per la protezione sociale
450 miliardi
35
Ue27 (a)
30
25
20
15
10
5
0
Il Sistema di Welfare in Italia
Gli aspetti che caratterizzano il sistema italiano di welfare attraverso il
confronto con il quadro europeo e l’analisi dello scenario subnazionale
LA COMPOSIZIONE DELLA SPESA SOCIALE
Spain
Pensions (old age and
survivors)
United Kingdom
Income support to the
workin age population
Germany
Health
France
All social services
except health
Italy
0%
25%
50%
75%
100%
Sistema di Welfare
complesso di politiche pubbliche destinate ad assicurare un
reddito ai soggetti fuoriusciti dal mercato del lavoro
oppure oggettivamente impossibilitati ad accedervi, a
garantire un sufficiente livello di cura e assistenza
sanitaria ai cittadini, a rimuovere le condizioni di disagio
sociale che le persone possono incontrare nel corso
della vita
I SETTORI DELLE POLITICHE SOCIALI
pensioni
lavoro
sanità
servizi sociali
Possibili domande sugli argomenti trattati
1. Descrizione dei modelli di politica sociale proposti da R. Titmuss
2. Quali sono le differenza tra le politiche sociali improntate all’assistenza, quelle
basate sul’assicurazione e quelle ispirate alla sicurezza sociale?
3. Quali sono i regimi di welfare identificati da Esping Andersen?
4. Che cosa si intende per demercificazione e destratificazione?
5. I tratti caratteristici del regime di welfare liberale
6. I tratti caratteristici del regime di welfare conservatore corporativo
7. I tratti caratteristici del regime di welfare socialdemocratico
8. Il modello sud europeo: caratteristiche e peculiarità
9. Gli elementi che contraddistinguono il modello di welfare italiano
10. Le finalità delle politiche sociali in Italia e le politiche settoriali
Ferrera, pp.53-60
POLITICHE PENSIONISTICHE
Trasferimenti monetari finalizzati ad assicurare
un reddito a soggetti fuoriusciti dal mercato
del lavoro oppure con oggettive difficoltà di
accedervi
pensioni previdenziali
pensioni assistenziali:
pensioni di vecchiaia (limite di età
anagrafica), pensioni di anzianità
(raggiungimento limite di età
lavorativa)
pensioni di invalidità,
pensione sociale,
assegno sociale
In generale, il sistema pensionistico può essere pubblico e/o privato.
In Italia è sostanzialmente PUBBLICO (anche se, come vedremo, negli ultimi
anni si è inteso spingerlo verso una configurazione mista)
SISTEMA PENSIONISTICO insieme di regole e istituzioni che
sovrintendono e garantiscono disponibilità di reddito al di fuori del mercato del lavoro
Modalità di gestione
- Pubblica (in Italia INPS)
- Privata
- Combinata (misto di pubblico e privato)
Principio ispiratore
- Scambio di reddito con garanzie : modello a ripartizione
- Accumulazione e gestione del risparmio: modello a capitalizzazione
SISTEMI A RIPARTIZIONE
finanziati con i contributi dei lavoratori attivi garantiscono prestazioni correlate alle
retribuzioni di settore. Sono garantiti dallo Stato e si basano sul principio della
equità intergenerazionale. Nel medio-lungo periodo presentano seri problemi di
sostenibilità in ragione della trasformazione demografica
SISTEMI A CAPITALIZZAZIONE
finanziati con il gettito dei contributi effettivamente versati dal lavoratori e rivalutati
nel tempo attraverso una opportuna gestione finanziaria. Non garantiscono
prestazioni correlate alle retribuzioni di settore. Sono gestiti perlopiù da attori
privati.
Modalità di calcolo della pensione
- Retributivo
- Contributivo
Sistema retributivo: collegamento con la media retributiva di n
anni di carriera
Sistema contributivo: connesso al montante contributivo
Il sistema delle pensioni previdenziali in Italia
Ferrera, pp.76-79
Il passaggio fondamentale per il sistema di tutela della vecchiaia è
costituito dalla Legge n. 153/69 che segna la nascita del sistema di
gestione a ripartizione e prevede una pensione retributiva
con 40 anni di carriera lavorativa si ha diritto ad una pensione pari all’80% della
retribuzione pensionabile (media di n anni di retribuzione)
Tale sistema affida il proprio equilibrio ad un particolare rapporto tra attivi e
pensionati. Infatti è finanziariamente sostenibile quando restituisce al
lavoratore, sotto forma di pensione, i contributi versati, capitalizzati a un
tasso pari a quello di crescita dell'economia. Se il sistema è troppo
generoso verso le generazioni attuali, accumula un debito implicito che
ricadrà sulle generazioni giovani e su quelle future
Alcuni fattori ne generano però la crisi.
Fattori esogeni : crisi economica e delle retribuzioni, aumento
disoccupazione, declino del tasso di fertilità, allungamento della vita media
Fattori endogeni : aumento della generosità delle prestazioni,
abbassamento età pensionabile
LA DINAMICA DEL RAPPORTO TRA LAVORATORI
ATTIVI E PENSIONATI
Ferrera, pp.88 e ss.
La stagione delle riforme (dalla crisi alla ricalibratura)
Obiettivo di fondo: superare la crisi del sistema pensionistico
riducendo il più possibile la spesa, tentare una riequilibratura del
sistema
Riforma Amato 1992 avvia un processo di riordino e stabilizzazione del
sistema previdenziale, introducendo tra l’altro l’innalzamento dell’età
pensionabile per la vecchiaia fino ai 65 anni di età per gli uomini e i 60
per le donne, e prevedendo per tutti i lavoratori, pubblici e privati, una
contribuzione pari a 35 anni ai fini dell’accesso alla pensione di anzianità
Riforma Dini 1995 istituisce per i soggetti assicurati a decorrere dal 1°
gennaio 1996, il sistema di calcolo contributivo, basato sui contributi
effettivamente versati. I contributi accantonati vengono convertiti in rendita
attraverso coefficienti di trasformazione calcolati in ragione dell’età di
pensionamento e della conseguente attesa di vita.
in prospettiva le riforme
conseguono diversi obiettivi
pensionistiche
degli
anni
’90
• si raggiunge l’obiettivo del contenimento della spesa
• l’applicazione del sistema contributivo omogeneizza i trattamenti tra le
diverse categorie occupazionali (aumenta l’equità intragenerazionale)
• riarticolazione del sistema pensionistico e l’apertura ad un sistema
multipilastro (possibile grazie allo sfruttamento del TFR)
….. ma l’applicazione parziale del metodo contributivo
determina una frattura intergenerazionale. Si apre una lunga fase
di transizione con la creazione delle seguenti categorie:
• i “salvati”: i lavoratori che al 31 dicembre 1995 hanno almeno diciotto
anni di anzianità e a cui non viene applicato il metodo contributivo
• i “parzialmente protetti”: quelli con anzianità inferiore a diciotto anni nel
1996, la cui pensione sarà calcolata in base alla regola retributiva per
l'anzianità maturata al 1995 e a quella contributiva per l'anzianità
accumulata dal 1996 in poi
• gli “indifesi”: gli assunti a partire dal 1996, la cui pensione sarà
interamente contributiva
Età media al pensionamento (dati e stime)
Dal 1995 in poi si susseguono interventi di ulteriore riforma per assestare il
sistema pensionistico e metterlo a regime. Gli interventi più importanti
sono quelli di Prodi 1997, di Maroni 2001, Fornero 2011
Quadro attuale: sistema pensionistico che per coloro che vanno ora in
pensione è a ripartizione su base retributiva ma che in prospettiva sta
progressivamente spostandosi verso la ripartizione su base contributiva.
Ciò determina una progressiva diminuzione del tasso di sostituzione
Se un lavoratore (tipicamente dipendente) inserito nel mercato del lavoro
negli anni 70 arrivava a percepire una pensione pari all’80% dello stipendio,
un lavoratore inserito successivamente vede calare progressivamente
questa quota; i più giovani per i quali la vita lavorativa è segnata da lunghi
periodi di precarietà e occupazione parasubordinata rischiano di avere
trattamenti pensionistici oscillanti tra il 35% e il 65% della retribuzione
pensionabile.
Come si risponde al decadimento del tasso di sostituzione?
Ferrera, pp.101 e ss
I TRE PILASTRI DEL SISTEMA PENSIONISTICO
Previdenza pubblica
Previdenza privata integrativa
Previdenza individuale
Occorre ricordare che oltre al sistema delle pensioni
previdenziali esiste anche il sistema delle pensioni
assistenziali
pensioni assistenziali:
erogazioni monetarie assicurate in ragione di situazioni
oggettive e finalizzate a garantire un reddito
- Pensione sociale
- Pensione di guerra
- Pensione agli invalidi civili
- Pensione ai non vedenti
- Pensione ai non udenti
Possibili domande sugli argomenti trattati
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
Qual è la finalità delle politiche pensionistiche?
Pensioni previdenziali e pensioni assistenziali
Le possibili alternative nelle politiche pensionistiche: forme di gestione, tipo di
funzionamento e finanziamento, modalità di calcolo
Le caratteristiche del sistema a ripartizione e di quello a capitalizzazione
I fattori che possono mettere in crisi i sistemi pensionistici a ripartizione
I tratti essenziali dell’evoluzione del sistema pensionistico in Italia
Che cosa vuol dire che le riforme del sistema pensionistico negli anni ‘90
hanno sostenuto l’equità intragenerazionale ma penalizzato quella
intergenrazionale?
I tre pilastri della politica pensionistica in Italia: che cosa sono, quando
vengono introdotti, che finalità hanno
Che cosa si intende per tasso di sostituzione? Qual è il prevedibile
andamento di questo tasso nella realtà italiana?