Lezione 2 Antropologia Italiana

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Transcript Lezione 2 Antropologia Italiana

Gli studi demologici italiani e il
“patrimonio
demoetnoantropologico”
L’Italia ha una grande e complessa tradizione
di studi demo-etnologici, studi territoriali,
rivolti alle differenze culturali locali, quelli che
Alberto Cirese chiamava i ”dislivelli interni di
cultura”. Più ridotta è stata invece una
tradizione etnologica di studi extraeuropei.
• Gli studi folklorici (e poi demologici) hanno dato l’avvio ad un
processo di patrimonializzazione, inizialmente erudito e
accademico (folkloristi, Pitré, Loria, etc.)
• Anni ’70 – Folk Revival: movimento dal basso di
rivitalizzazione, ripresa, riproposta e studio della cultura
popolare. Patrimonializzazione dal basso.
- Nascita di Musei etnografici locali
- Nascita di Centri di Documentazione della
cultura popolare
- Attenzione per le Fonti Orali
Che la cultura folklorica, popolare fosse
qualcosa dotata di un valore più ampio (come
testimonianza di civiltà) non è un’idea che è
sempre esistita.
L’interesse per l’antropologia in Italia nasce
soprattutto come studio del folklore, cioè
come studio della cultura popolare, in
particolare della cultura dei ceti rurali, quindi
nasce con un interesse per il proprio territorio
nazionale.
Al contrario della Francia, dove il termine
folklore è sempre stato dispregiativo (indicava
un dilettantismo provinciale), in Italia gli studi
folklorici hanno avuto una dignità forte dal
punto di vista, sia della qualità dei documenti
prodotti, come anche dei presupposti teorici
che li muovevano, anche se da un punto di
vista accademico sono studi che hanno
sofferto molto prima di avere un
riconoscimento.
Una proliferazione di terminologie:
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Folklore/Studi folklorici
Etnografia italiana (1911)
Demologia
Storia delle tradizioni popolari
Etnologia dell’Italia/Etnografia regionale
Antropologia del patrimonio
Un tentativo di periodizzazione
• Folkore – Etnografia italiana (Metà Ottocento/1911 –
Interessi antiquari – Popolarismo romantico)
• Demologia – Studi demologici (demos = popolo) – Anni 50 Gramsci/De Martino/Cirese
• Tradizioni popolari – Studi post-demartiniani sulla cultura
popolare (Secondo dopoguerra – Anni ’60-70)
• Antropologia del patrimonio (Clemente/Padiglione - Anni
’90/Oggi)
Ottocento:
Gli interessi antiquari
Approccio che riteneva che nei
cosiddetti “volghi”, cioè nel
“popolo”, fossero conservati i
“resti”, intesi come sopravvivenze,
dell’antichità. Sopravvivenze che
iniziano ad essere viste come
documenti, testimonianze, e non
solo ad essere bollate come
“paganesimo”,
come
era
l’atteggiamento della chiesa.
Approccio antiquario
•
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Influenza francese esercitata dall’Accademia
Celtica
Inchieste napoleoniche (1811)
Inchiesta condotta da Alberto La Marmora
nel 1839 sui costumi sardi (stabilire dei
rapporti tra i costumi sardi e i documenti
dell’antichità classica)
Ottocento:
Popolarismo romantico
Il popolarismo romantico esalta i prodotti della cultura
popolare, soprattutto la poesia, i canti, le favole, quindi la
tradizione orale intesa come deposito di autenticità per la
nazione.
Il popolo era considerato l’anima della nazione, luogo
spontaneo e autentico della nazione contro le presenze
straniere. Mentre l’indirizzo antiquario privilegiò lo studio di
usi e costumi, cioè di pratiche (matrimonio, lavoro, riti, etc.), il
popolarismo romantico ebbe una impronta più nazionalista,
infatti è chiamato anche “popolarismo risorgimentale”, e si
lega alle vicende che hanno preceduto l’unificazione italiana.
E’ un filone che si è interessato soprattutto di canti popolari e
di poesia popolare (es. G. Leopardi, Giuseppe Giusti, Niccolò
Tommaseo, Alessandro D’Ancona, Vincenzo Padula e la
“questione sociale”, Costantino Nigra e la teoria del “sostrato
etnico”).
Giuseppe Pitrè e la Biblioteca di Tradizioni
Popolari Siciliane: 1870-1913
Alla fine dell’800 gli studi folklorici italiani si aprono anche ad
altri ambiti di studio come le fiabe e gli usi e costumi. In
questo periodo l’autore più rappresentativo fu Giuseppe
Pitré, medico siciliano che fece dello studio del folklore la sua
principale attività. Una attività che lo ha portato a produrre
una vera e propria Biblioteca di tradizioni popolari siciliane
tra il 1870 e il 1913. Una biblioteca che ha documentato tutti
gli aspetti della vita popolare siciliana, non solo la poesia e i
canti, ma feste, i giochi, credenze, pregiudizi, medicina
popolare, indovinelli, favole, etc. Un ambito che Pitrè
chiamava “demopsicologia”.
Giuseppe Pitré
• Medico siciliano. 1841-1916
• Iniziatore degli studi demologici in Italia
• Lunga opera di raccolta etnografica di tradizioni popolari
siciliane
• Biblioteca di tradizioni popolari siciliane (1870-1913) – Opera
monumentale composta da 25 volumi
• Fondatore di un Museo Etnografico a Palermo (Museo Pitré)
• Apertura degli studi folklorici a feste, giochi, credenze,
medicina popolare, etc.
Lamberto Loria e l’Etnografia Italiana del
1911
Lamberto Loria era un esploratore ed un viaggiatore. Nato in
Egitto da genitori italiani nel 1855, viaggiò moltissimo (Nuova
Guinea, Lapponia, Trobriand ), tutti viaggi dai quali riportò
molte testimonianze materiali che oggi sono conservate al
Museo Pigorini di Roma e al Museo Antropologico di Firenze.
Ad un certo momento della sua vita però Loria scoprì le
culture locali dell’Italia, quella che lui chiamava la “nostra
gente” e nel 1905 ormai anziano decise di dedicarsi allo studio
dell’Italia iniziando (lui e alcuni suoi collaboratori) a
raccogliere testimonianze della vita dei popoli italici, delle
culture regionali, contadine, pastorali, etc.
Lamberto Loria e l’Etnografia Italiana del
1911
• Nel 1906 Loria, insieme ad Aldobrandino Mochi (allievo di
Paolo Mantegazza, il medico fiorentino fondatore del Museo
Antropologico a Firenze e della prima cattedra di Antropologia
a Firenze nel 1871), fondò il nucleo del Museo di Etnografia
Italiana, che più tardi sarebbe diventato negli anni ’50 Museo
Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, diretto da
Tullio Tentori.
Lamberto Loria e l’Etnografia Italiana del
1911
• Più tardi nel 1910 Loria fondò la Società di Etnografia Italiana
e nel 1911 organizzò il primo Congresso di Etnografia Italiana
a Roma.
• Sempre nel 1911 organizzò nel quadro delle celebrazioni per il
cinquantenario dell’Unità italiana una Mostra di Etnografia
Italiana che raccoglieva i diversi costumi regionali, oggetti,
abiti, etc., i quali però sono stati rifatti ad hoc per la mostra
poiché gli originali essendo rovinati perché ormai in disuso,
erano lontani da un’idea di autenticità che si voleva veicolare.
• La Mostra segnò un momento di costruzione identitaria per
L’Italia, sia regionale che nazionale, che mostra bene tutta la
sua natura negoziale e costruita.
Antropologia Italiana
Lamberto Loria (1855-1913)
• Viaggiatore – esploratore (Nuova Guinea, Lapponia, Isole
Trobriand, etc.)
• 1910 – Società di Etnografia Italiana
• 1911 - Congresso di Etnografia Italiana
• 1911 Mostra di Etnografia Italiana - Nucleo dell’attuale
Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari (aperto sotto
la direzione di Tullio Tentori negli anni ’50)
• Mostra di Etnografia Italiana = organizzata nel quadro del
Cinquantenario dell’Unità d’Italia
• L’esposizione era organizzata su base regionale manipolazione delle testimonianze originali che furono
ricostruite e riprodotte in base ad un’ideale di autenticità che
si voleva comunicare
• Fondazione nel 1912 della rivista di tradizioni popolari Lares
La Mostra di Etnografia Italiana del 1911
Un momento
importante per la
patrimonializzazione
nazionale delle
culture e delle
differenze culturali
territoriali….
Tra le due guerre:
Benedetto Croce e il ritardo degli studi folklorici
• Il fermento di attività dei nascenti studi folklorici per le
specificità culturali interne al paese, fu interrotto nei primi
decenni del Novecento perché in quegli anni, oltre al
fascismo, che monopolizzò molto il folklore a fini politici e di
consenso (pur nell’esaltazione del folklore in termini
patriottici), ci fu una corrente filosofica che dominò la cultura
e che si opponeva fortemente a tutte le scienze sociali,
sociologia, antropologia, etnologia, etc.
• E’ lo storicismo idealistico di Benedetto Croce, il cui pensiero,
che fu molto forte e dominante non solo in Italia, si opponeva
a tutte le scienze della società che avevano una base empirica
e comparativa.
Benedetto Croce
• La sua fu una critica a tutte le scienze sociali che si basavano
sulla generalizzazione o che erano caratterizzate da aspirazioni
nomotetiche, che volessero giungere a formulare leggi o
trovare regolarità nel comportamento umano.
• Croce esclude la possibilità di una base scientifica di tutte le
scienze sociali, svaluta le metodologie empiriche che riduce a
pratiche minori, che Croce definisce “naturalismo”, laddove
l’unica vera conoscenza è la storia dello Spirito in senso
hegeliano (estetica, concettuale, economica ed etica).
Antropologia Italiana
L’opposizione di Benedetto Croce
• 1938 – La storia come pensiero e come azione
• Opposizione del filosofo Benedetto Croce alle scienze sociali
in Italia (critica agli approcci “naturalistici”)
• Croce riteneva che l’unica scienza dell’uomo capace di un
respiro scientifico fosse la Storia intesa Idealisticamente,
cioè come Storia dello Spirito
• Secondo Croce le categorie dello Spirito sono 4: estetica,
concettuale, economica ed etica. All’interno di queste 4
categorie si sviluppa l’attività dello Spirito. La religione (e
quindi la magia) secondo Croce non fa parte delle categorie
dello Spirito e quindi non può essere oggetto di vera
conoscenza.
Antropologia Italiana
L’opposizione di Benedetto Croce
• Sociologia, antropologia, psicologia e tutte le altre scienze
(empiriche) dell’uomo e della società sono secondo Croce
pratiche classificatorie, ordinative, che non possono aspirare
alla vera comprensione.
• Opposizione dell’idealismo crociano alle scienze sociali come
causa del ritardo delle discipline antropologiche in Italia.
Antropologia Italiana
Ernesto De Martino (1908-1965)
• L’opera di De Martino si inserisce nel clima intellettuale
segnato dall’egemonia di Croce
1941 “Naturalismo e storicismo in etnologia”
• Influenza di Benedetto Croce
• Critica degli approcci “naturalistici” in etnologia e negli studi
folklorici
• Secondo De Martino l’esperienza dei “primitivi” va
inquadrata all’interno della filosofia dello Spirito. Non è
possibile ridurre l’esperienza umana ad indagini scientifiche.
• Le scienze sono “pseudo-conoscenze” che possono avere solo
applicazioni pratiche.
Antropologia Italiana
Ernesto De Martino (1908-1965)
1941 “Naturalismo e storicismo in etnologia”
• La vera conoscenza è solo storica, dove per storia si deve
intendere la storia dello Spirito, conquista di livelli di
autoconsapevolezza sempre maggiori.
• Lo storicismo negava alle plebi e ai primitivi qualunque ruolo
attivo nella Storia (dello spirito).
• De Martino tenta invece di estendere la filosofia crociana
oltre il suo ambito tradizionale, includendo anche quelle
forme di esperienza storica che erano state escluse da Croce
dalla storia dello spirito (le plebi del Mezzogiorno italiano)
Antropologia Italiana
Ernesto De Martino (1908-1965)
1948 – Il Mondo Magico (studio del magismo - pensiero
magico)
• Ribaltamento della prospettiva crociana.
• Tentativo di ricostruire la struttura del mondo magico per
recuperarlo alla storia (dello Spirito)
• Tentativo di comprendere il pensiero magico non dall’esterno
di una visione ispirata dalle categorie dello Spirito, ma
dall’interno, analizzare la costruzione della realtà magica
• Concetto di “presenza” (costituzione della presenza). La
presenza è uno stato che l’uomo si sforza di costruire per
sfuggire all’idea di non-esserci, un movimento naturale
dell’uomo nel suo sforzo di esserci nel mondo.
• La magia è interpretata come un primo tentativo coerente
dell’uomo di affermare la propria presenza nel mondo.
Antropologia Italiana
Ernesto De Martino (1908-1965)
1958 – Morte e Pianto Rituale nel mondo antico
• Analisi del lamento funebre nel mondo antico e
nella Basilicata contemporanea come forme culturali
il cui scopo è quello di far fronte alla crisi della
presenza che minaccia la comunità e le soggettività
che ne fanno parte.
Antonio Gramsci
Osservazioni sul folclore (1950)
• La pubblicazione nel 1950 delle “Osservazioni sul folclore”,
all’interno dei “Quaderni dal carcere” rivoluziona il modo di
intendere gli studi folklorici e la cultura popolare in Italia
• Per la prima volta il folclore viene considerato come ambito
di manifestazioni culturali di una determinata “classe
sociale” in relazione a precisi rapporti di subalternità
rispetto alla classe/cultura egemone.
• Gramsci sottrae il folclore all’idea che fosse una “stranezza”,
una bizzarria, un elemento pittoresco. Sottrae il concetto di
folclore all’idea di una sua irrilevanza
Gramsci
“Il complesso dei fatti folclorici contiene o esprime una concezione del
mondo e della vita”, una concezione propria “di certi strati della società,
determinati nel tempo e nello spazio e cioè del popolo inteso come
l’insieme delle classi subalterne e strumentali di ogni forma di società
finora esistita”. Una concezione “in contrapposizione”, “in contrasto” con
le concezioni del mondo ufficiali (del mondo colto o degli strati dirigenti)”.
• Occorre per Gramsci mutare lo spirito delle ricerche
folcloristiche, superando il livello della semplice erudizione, Il
popolo non è una collettività omogenea di cultura, ma un
insieme di stratificazioni culturali variamente combinate.
• Per Gramsci il folklore è però solo oggetto di ricerca.
• Necessità di determinare una nuova cultura nelle grandi
masse, e cioè di cancellare il distacco tra cultura moderna e
cultura popolare.
Antropologia Italiana
Ernesto De Martino (1908-1965)
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1949 – Intorno a una storia del mondo popolare subalterno
1959 – Sud e Magia
1961 – La terra del Rimorso
1961 – Furore, simbolo, valore
• Avvicinamento di De Martino e degli studi demologici italiani
alle tesi del marxismo di Antonio Gramsci
• Da Gramsci De Martino assume i concetti di egemoniasubalternità per interpretare non solo i rapporti di classe, ma
anche i rapporti tra culture.
• Apertura di De Martino alle problematiche meridionalistiche
Antropologia Italiana
Ernesto De Martino (1908-1965)
• 1961 – La terra del rimorso.
• Ricerca sul tarantismo in Puglia. Il tema della crisi individuale
(crisi della presenza ne Il Mondo Magico) ora diventa dramma
di un’umanità estromessa, crisi–riscatto di umanità non
presenti (subalterne) che hanno percorso la storia ma non
l’hanno mai posseduta o fatta.
• Il comportamento delle tarantate viene letto in termini di
“crisi della presenza”, una crisi che non è solo esistenziale,
ma è anche legata alla condizione di subalternità delle classi
contadine nel Mezzogiorno italiano.
Antropologia Italiana
Ernesto De Martino (1908-1965)
ETNOCENTRISMO CRITICO
• Riflessione sui rapporti tra chi conosce (soggetto conoscente)
e l’oggetto della conoscenza (i soggetti studiati, le comunità)
• Il rapporto tra osservatore e osservato non è neutrale = lo
sguardo dell’etnologo si avvicina alla cultura altra attraverso le
proprie categorie concettuali, i propri parametri, i propri
pregiudizi culturali che si cristallizzano in atteggiamenti
etnocentrici.
• Necessità di sfuggire agli atteggiamenti etnocentrici e acritici
– ma anche impossibilità di cancellare del tutto il proprio
background culturale e concettuale, in quanto ciò porterebbe
l’etnologo a diventare muto e cieco di fronte ai fatti
etnografici.
Antropologia Italiana
Ernesto De Martino (1908-1965)
ETNOCENTRISMO CRITICO
• La soluzione sta in un continuo confronto tra la nostra storia,
le nostre categorie analitiche, i nostri pregiudizi e le storie di
altri, i modi altri di dare senso all’esperienza umana,
• Questo continuo confronto per De Martino deve portare ad
un radicale esame di coscienza per l’uomo occidentale
• Etnocentrismo critico come frutto di un continuo lavoro
critico dell’antropologia sulle proprie categorie interpretative,
di una continua ridiscussione delle proprie categorie
analitiche.
Antropologia storicista e demartiniana
(anni 60-80)
Vittorio Lanternari
• Studi storico-religiosi in ambito etnologico extraeuropeo e in
ambito demologico.
• Studio dei movimenti millenaristici – Millenarismo e popoli
oppressi – Colonialismo
Diego Carpitella
• Ricerche etnomusicologiche nel Meridione italiano – Studi
sulla cinesica
Alfonso di Nola
• Studio dei fenomeni religiosi popolari meridionali in una
prospettiva marxista e gramsciana (Riti di guarigione –
antropologia medica)
Antropologia storicista e demartiniana
(anni 60-80)
Annabella Rossi
• Studio dei fenomeni di religiosità popolare nel meridione –
comportamenti devozionali / culti liturgici ed extraliturgici (Le
feste dei poveri)
Luigi Lombardi Satriani
• Folklore come “cultura di contestazione”
Alberto Mario Cirese (1921)
• Demologo italiano studioso di letteratura popolare e di storia delle
tradizioni popolari.
• “Cultura Egemonica e culture subalterne” (1973). Riflessioni teoriche
sulla circolazione sociale dei fatti culturali, sui dislivelli di cultura, sulle
relazioni tra cultura egemone e culture subalterne condotte in rapporto
allo studio dei testi di tradizione orale, scritta o mista diffusi in ambito
popolare.
• Ha introdotto in Italia negli anni ‘80 l‘Antropologia dei patrimoni culturali:
il censimento, la catalogazione, la classificazione, la conservazione e la
valorizzazione dei beni culturali demo-etno-antropologici (denominazione
da lui stesso coniata).
• Ha introdotto in Italia la museografia antropologica (contadina e di arte
popolare), discutendo per la prima volta la nozione di beni “volatili” o
“inoggettuali” («patrimonio immateriale»)
L’antropologia demologica italiana tra gli anni ’50 e
‘80
1) Matrice positivista
Studi folklorici legati alla raccolta di
documenti. Studi settoriali su singoli tratti
culturali (fiabe, canti, giochi, etc.)
2) Matrice storicista
Studio della cultura popolare secondo una
prospettiva gramsciana e demartiniana
Antropologia demologica italiana
Cultura popolare e concetto di cultura
Due concezioni di cultura si alternano e si incontrano tra ‘800 e ‘900 nello
studio della cultura popolare :
1) Concezione ottocentesca = folklore come “manners” – usi e costumi.
• Folklore come sopravvivenza residuale nel popolo
Differenze culturali disposte verticalmente (di classe e cronologiche)
Metodologia del folklorista: il folklorista classico è un collezionista,
filologo, classifica. Produce raccolte documentarie.
• Comparazione tra tratti culturali (fiabe, canti, etc.)
2) Concezione Novecentesca di cultura- concezione pluralista e relativista di
cultura
Le differenze si dispongono in ordine orizzontale
Si parla di “culture” e non di “cultura”
Metodologia dell’antropologo: studia culture in senso “olistico”. Studio di
insiemi culturali. Monografia etnografica
(Trobriandesi e pastori sardi come “unità culturali)
Antropologia demologica italiana
Definizione e delimitazione della cultura popolare
• Il “popolare” è definito in termini gramsciani (subalterno alla
cultura egemone)
• Il “popolare” è definito in opposizione alla cultura di massa
• Centralità assegnata alla produzione culturale (è popolare ciò
che è prodotto dal popolo e non per il popolo)
• Concezione residuale della cultura popolare = popolare come
contrapposto alla modernità
• Cirese: la cultura popolare (dislivelli interni di cultura) è legata
a ritardo socio-culturale
• De Martino: la modernizzazione e l’emancipazione politica
equivalevano all’uscita dal folklore, all’abbandono della
cultura tradizionale
Antropologia demologica italiana
Cultura popolare vs cultura di massa
• A partire dalla fine degli anni ’60 gli studi demologici iniziano
ad avere una visione critica della cultura di massa
• Il moderno non interessa gli studi folklorici tradizionali (anni
’60-80)
• Gli studi folklorici ignorano gli ambiti della modernità legati
alla subalternità (cultura operaia, sottoproletariato urbano)
• Cultura di massa = inautenticità, omologazione, alienazione,
politicamente regressiva e repressiva, oppio dei popoli
• Cultura popolare = genuinità, coscienza di classe,
politicamente progressiva, liberazione
Antropologia demologica italiana e Folk Revival
Anni ‘60-70
Ricadute degli studi folklorici nella cultura italiana
• “Folk revival” nella cultura italiana
• Movimento di riscoperta della cultura popolare. Fioritura di
iniziative locali per la valorizzazione della cultura popolare
(teatro popolare, musei contadini, cultura materiale, etc.)
Motivazioni del folk revival
• Domanda di radici – opposizione all’omologazione
• Valorizzazione della cultura popolare come educazione delle
masse contro il pericolo omologazione della cultura di massa
Coinvolgimento degli Enti Locali
Antropologia demologica italiana
(anni ’80-90)
Gli studi sulla cultura popolare negli anni ’80:
• Gli anni ‘80 segnano una crisi degli studi demologici classici
• La cultura di massa produce la scomparsa di un ambito di
produzione della cultura popolare legato alla sfera economica
e alla subalternità politica (scomparsa della cultura contadina)
• La valorizzazione della cultura popolare a livello locale si lega
a volte a politiche reazionarie (cultura e identità legittimano
posizioni xenofobe verso l’immigrazione)
Antropologia demologica italiana
(anni ’80-90)
Anni ’90: sindrome delle “Piccole patrie”
• Mercificazione del popolare – popolare come turismo e
sviluppo economico
• La cultura popolare è intesa dagli Enti Locali come
“patrimonio” (economico-turistico) e subordinata al
patrimonio storico-artistico
• Mancano serie politiche di valorizzazione della cultura
popolare (patrimonio etnografico) nei termini di una
“educazione al territorio”
Antropologia demologica italiana
(anni ‘90)
Quale cultura popolare negli anni Novanta ?
Non esiste più un ambito autonomo di produzione culturale
subalterno
-L’opposizione tradizione-modernità non contrappone più
due culture in senso antropologico
-I criteri tradizionali di identificazione delle classi non
coincidono più (liv. economico, istruzione, etc.)
-Cultura popolare come ambito di consumo e non di
produzione ? Cultural Studies
Antropologia demologica italiana
(anni ‘90)
• Studio dei processi di definizione delle identità locali –
politiche dell’identità
• Studio delle forme del popolare entro la cultura di massa
(es. fiabistica e leggende metropolitane). Rapporto
globale/locale (per es. rapporti tra le feste tradizionali e le
feste globali – culto dei santi e culto per Lady D / culto dei
morti e Halloween)
• Cultura popolare come studio antropologico intorno al
“patrimonio” etnografico. Studio dei processi di
patrimonializzazione (del patrimonio culturale locale ed
etnografico). Valorizzazione del patrimonio etnografico
Gli studi culturali (Cultural Studies)
Cultural Studies = questa espressione si deve a Herbert Hoggart,
sociologo inglese studioso della cultura popolare che negli anni
‘60 ha fondato a Birmingham il:
Centre for Contemporary Cultural Studies
- Grande popolarità dell’antropologia nel secondo dopoguerra
- Grande diffusione del concetto di cultura in discipline limitrofe
all’antropologia e nel linguaggio dei media.
- Anni ‘60 = fine dell’impero coloniale britannico
- Necessità di ripensare la società e la cultura britannica alla luce
dell’immigrazione e delle nuove identità di genere, religiose, di
classe, etc.
Gli studi culturali (Cultural Studies)
Il Centre di Birmingham non nacque nell’accademia (Oxford,
Cambridge), ma in ambienti dei quali facevano parte anche
operatori del sociale.
Necessità di studiare con prospettiva critica le differenze etniche, la
discriminazione razziale, la crisi del movimento operaio.
Viene ripensato il concetto di cultura in relazione alla società
britannica degli anni ‘70.
Cultura non più come una caratteristica tipica di un determinato
gruppo o come una capacità del genere umano, ma come
un’arena di incontro-scontro tra gruppi per il riconoscimento di
diritti e per l’affermazione di idee.
Gli studi culturali (Cultural Studies)
Cultura non come: …
cultura dei neri, delle donne, etc. etc.
ma
cultura come …discorso che si costruisce intorno alle donne, ai neri,
come rappresentazione e come autorappresentazione.
Influenza di Gramsci = cultura come “campo” in cui si determinano
rapporti di egemonia e di subalternità.
Gli studi culturali (Cultural Studies)
Stuart Hall e la nozione di “agency”.
Agency = capacità degli individui di dare senso e significato ad
eventi e rappresentazioni, accogliendole o rifiutandole per
adattarsi o resistere. Nel fare ciò promuovono una propria forma
di soggettività.
Resistenza e agency del soggetto di fronte al dominio,
all’emarginazione, allo sfruttamento.
Questo concetto di cultura è stato usato da diverse discipline:
sociologia, estetica, letteratura, media, pedagogia.