Gli investitori istituzionali

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Gli investitori istituzionali

La gestione collettiva del risparmio

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

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Sommario:

• 1. Alcune definizioni preliminari.

• 2. I soggetti autorizzati. • 3. Autorizzazione della società di gestione del risparmio. • 4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento. • 5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento. • 6. Regole di comportamento e diritto di voto. • 7. Società di investimento a capitale variabile (SICAV). • 8. Operatività all’estero.

• 9. La direttiva UCITS IV:

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

•

1. Alcune definizioni preliminari

• L’art. 1, comma 1, del Tuf contiene, alle lettere da i a Titolo III, agli artt. 33-50-

quater

.

q-quater

, varie definizioni utili ai fini della comprensione della disciplina giuridica di quel settore dell’intermediazione finanziaria che è conosciuto come “gestione collettiva del risparmio” e che viene poi regolato dallo stesso Tuf, Parte II, • • • Riprendiamo testualmente tali definizioni

:

i)

"società di investimento a capitale variabile" (SICAV): la società per azioni a capitale variabile con sede legale e direzione generale in Italia avente per oggetto esclusivo l'investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante l'offerta al pubblico di proprie azioni;

j)

"fondo comune di investimento": il patrimonio autonomo, suddiviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti, gestito in monte; il patrimonio del fondo, sia aperto che chiuso, può essere raccolto mediante una o più emissioni di quote;

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Segue. 1. Alcune definizioni preliminari

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k) "fondo aperto": il fondo comune di investimento i cui partecipanti hanno diritto di chiedere, in qualsiasi tempo, il rimborso delle quote secondo le modalità previste dalle regole di funzionamento del fondo;

•

l) "fondo chiuso": il fondo comune di investimento in cui il diritto al rimborso delle quote viene riconosciuto ai partecipanti solo a scadenze predeterminate;

•

m) "organismi di investimento collettivo del risparmio" (OICR): i fondi comuni di investimento e le Sicav;

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Segue. 1. Alcune definizioni preliminari

m-bis)

“Oicr armonizzati”: gli Oicr rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 2009/65/CE e delle relative disposizioni di attuazione (la c.d. UCITS* IV: l’acronimo è dall’inglese Undertakings for the Collective Investment in Trasferable Securities e designa

gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), ovvero i fondi comuni di

investimento e le Sicav);

m-ter)

“Oicr comunitari”: gli Oicr costituiti in uno Stato dell’UE diverso dall’Italia;

m-quater)

“Oicr extracomunitari”: gli Oicr costituiti in uno Stato non appartenente all’UE;

m-quinquies)

“Oicr feeder”: l’Oicr che investe le proprie attività totalmente o in prevalenza nell’Oicr master;

m-sexies)

“Oicr master”: l’Oicr nel quale uno o più Oicr feeder investono totalmente o in prevalenza le proprie attività.

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Segue. 1. Alcune definizioni preliminari

n) "gestione collettiva del risparmio": il servizio che si realizza attraverso: 1) la promozione, istituzione e organizzazione di fondi comuni di investimento e l'amministrazione dei rapporti con i partecipanti; 2) la gestione del patrimonio di Oicr, di propria o altrui istituzione, mediante l'investimento avente ad oggetto strumenti finanziari, crediti, o altri beni mobili o immobili; 2-bis) la commercializzazione di quote o azioni di Oicr propri.

o)

"società di gestione del risparmio" (SGR): la società per azioni con sede legale e direzione generale in Italia autorizzata a prestare il servizio di gestione collettiva del risparmio;

o-bis)

"società di gestione armonizzata": la società con sede legale e direzione generale in uno Stato membro diverso dall'Italia, autorizzata ai sensi della direttiva in materia di organismi di investimento collettivo, a prestare il servizio di gestione collettiva del risparmio;

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Segue. 1. Alcune definizioni preliminari p)

"società promotrice": la società di gestione del risparmio che svolge l'attività indicata nella lettera

n)

, numero

1)

; •

q)

"gestore": la società di gestione del risparmio che svolge l'attività indicata lettera

n)

, numero

2)

.

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Segue. 1. Alcune definizioni preliminari

•

q

-bis

)

“gestore dell’Oicr master”: la società di gestione che svolge l’attività di gestione dell’Oicr master o la Sicav master; •

q

-ter

)

“gestore dell’Oicr feeder”: la società di gestione che svolge l’attività di gestione dell’Oicr feeder o la Sicav feeder; •

q

-quater

)

“depositario dell’Oicr master o dell’Oicr feeder”: la banca depositaria dell’Oicr master o dell’Oicr feeder o, se l’Oicr master o l’Oicr feeder sono Oicr comunitari o extracomunitari, il soggetto autorizzato nel Paese di origine a svolgere i compiti della banca depositaria

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2. I soggetti autorizzati

– –

In base all’art. 33, comma 1, del Tuf, la prestazione del servizio di gestione collettiva del risparmio è riservata alle: a) SGR e alle SICAV; b) alle società di gestione armonizzate; l'attività di cui all'articolo 1, comma 1, lettera n), n. 1, Tuf (la promozione, istituzione e organizzazione di fondi comuni d'investimento e l'amministrazione dei rapporti con i partecipanti) può essere esercitata solo con riguardo a fondi comuni di investimento armonizzati.

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Le SGR possono inoltre:

–

prestare il servizio di gestione di portafogli; istituire e gestire fondi pensione;

–

prestare il servizio accessorio di deposito e amministrazione di strumenti finanziari, limitatamente alle quote di Oicr di propria istituzione;

– – –

prestare il servizio di consulenza in materia di investimenti; svolgere le attività connesse o strumentali stabilite dalla Banca d'Italia, sentita la Consob; commercializzare quote o azioni di Oicr di terzi, in conformità alle regole di condotta stabilite dalla Consob, sentita la Banca d’Italia La Sgr può delegare a soggetti terzi specifiche funzioni inerenti la prestazione dei servizi con modalità che evitino lo svuotamento della società stessa, ferma restando la sua responsabilità nei confronti dei partecipanti al fondo per l'operato dei soggetti

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• • In base al Provvedimento della Banca d’Italia del 8 maggio 2012, recante il

Attività connesse e strumentali delle SGR

regolamento sull’attività di gestione collettiva, • - sono attività: •

connesse

all’attività di gestione, e possono essere esercitate dalle SGR, quelle attività che consentono di sviluppare l’attività principale esercitata; • - sono invece

strumentali

principale; a titolo esemplificativo sono strumentali le seguenti

1) studio, ricerca, analisi in materia economica e finanziaria;

le attività ausiliarie rispetto all’attività •

2) elaborazione, trasmissione, comunicazione di dati e informazioni economiche e finanziarie;

•

3) predisposizione di servizi informatici e di elaborazione dati;

•

4) amministrazione di immobili di uso funzionale.

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Servizi accessori

• Le SGR che prestano il servizio di gestione di portafogli possono svolgere anche tutti i servizi accessori previsti dall'art. 1, comma 6, del TUF

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3. Autorizzazione della società di gestione del risparmio

Secondo quanto statuito dall’art. 34 Tuf, la Banca d'Italia, sentita la Consob, autorizza l'esercizio del servizio di gestione collettiva del risparmio, del servizio di gestione su di portafogli di investimento e del servizio di consulenza in materia di investimenti da parte delle SGR quando ricorrono le seguenti condizioni:

a)

sia adottata la forma di società per azioni;

b)

la sede legale e la direzione generale della società siano situate nel territorio della Repubblica; c) il capitale sociale versato sia di ammontare non inferiore a quello determinato in via generale dalla Banca d'Italia (attualmente, 1 milione di €, interamente versato, salvo che nei casi di minimi ridotti previsti dal regolamento Bankit sulla gestione collettiva); d) i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo abbiano i requisiti di professionalità, indipendenza e onorabilità indicati dall'articolo 13 del Tuf;

e)

i titolari di partecipazioni abbiano i requisiti di onorabilità indicati dall'articolo 14 del Tuf;

f)

la struttura del gruppo di cui è parte la società non sia tale da pregiudicare l'effettivo esercizio della vigilanza sulla società stessa e siano fornite almeno le informazioni richieste ai sensi dell'articolo 15, comma 5, del Tuf (per tutti i partecipanti al capitale con diritto di voto in misura superiore al 5%);g) venga presentato, unitamente all'atto costitutivo e allo statuto, un programma concernente l'attività iniziale nonché una relazione sulla struttura organizzativa;

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• Segue:

3. Autorizzazione della società di gestione del risparmio

• • • • •

h) la denominazione sociale contenga le parole "società di gestione del risparmio".

La Banca d’Italia nega L'autorizzazione quando dalla verifica delle condizioni indicate nel comma 1 non risulta garantita la sana e prudente gestione.

La stessa Banca d'Italia, sentita la Consob, disciplina la procedura di autorizzazione e le ipotesi di decadenza dall'autorizzazione quando la SGR non abbia iniziato o abbia interrotto lo svolgimento dei servizi autorizzati (trascorso un anno dal rilascio dell’autorizzazione, senza che la società abbia dato inizio all’attività di gestione, l’autorizzazione decade automaticamente).

Anche le operazioni di fusione o di scissione di SGR devono essere autorizzate dalla Banca d’Italia, sentita la Consob.

Albo. Le SGR autorizzate in Italia sono iscritte in un apposito albo tenuto dalla Banca d'Italia. Dell’iscrizione la Banca d’Italia dà comunicazione alla Consob.Le SGR indicano negli atti e nella corrispondenza gli estremi dell'iscrizione all'albo (art. 35 Tuf).

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4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento

• L’art. 36 del Tuf prevede che il fondo comune di investimento possa essere gestito dalla società di gestione del risparmio che lo ha istituito o da altra società di gestione del risparmio. Quest'ultima può gestire sia fondi di propria istituzione sia fondi istituiti da altre società.

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Segue: 4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento

La custodia degli strumenti finanziari e delle disponibilità liquide di un fondo comune di investimento è affidata a una banca depositaria.

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Il rapporto di partecipazione al fondo comune di investimento è disciplinato dal regolamento del fondo. La Banca d'Italia, sentita la Consob, determina i criteri generali di redazione del regolamento del fondo e il suo contenuto minimo.

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Segue: 4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento

Autonomia del fondo (Separazione patrimoniale). Ciascun fondo comune di investimento, o ciascun comparto di uno stesso fondo, costituisce patrimonio autonomo, distinto a tutti gli effetti dal patrimonio della società di gestione del risparmio e da quello di ciascun partecipante, nonché da ogni altro patrimonio gestito dalla medesima società; delle obbligazioni contratte per suo conto, il fondo comune di investimento risponde esclusivamente con il proprio patrimonio. Su tale patrimonio non sono ammesse azioni dei creditori della società di gestione del risparmio o nell'interesse della stessa, né quelle dei creditori del depositario o del sub-depositario o nell'interesse degli stessi. Le azioni dei creditori dei singoli investitori sono ammesse soltanto sulle quote di partecipazione dei medesimi.

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La società di gestione del risparmio non può in alcun caso utilizzare, nell'interesse proprio o di terzi, i beni di pertinenza dei fondi gestiti.

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Segue: 4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento

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La banca depositaria

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La custodia degli strumenti finanziari e delle disponibilità liquide di un fondo comune di investimento deve essere affidata a una banca depositaria.

•

In base all’art. 38 del Tuf, la banca depositaria, nell'esercizio delle proprie funzioni:

–

a)

accerta la legittimità delle operazioni di emissione e rimborso delle quote del fondo, nonché la destinazione dei redditi del fondo;

–

a-bis) accerta la correttezza del calcolo del valore delle quote del fondo o, su incarico della Sgr, provvede essa stessa a tale calcolo;

– –

b) accerta che nelle operazioni relative al fondo la controprestazione sia ad essa rimessa nei termini d'uso;

c)

esegue le istruzioni della società di gestione del risparmio se non sono contrarie alla legge, al regolamento o alle prescrizioni degli organi di vigilanza.

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Segue: 4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento

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La banca depositaria

• La banca depositaria è responsabile nei confronti della società di gestione del risparmio e dei partecipanti al fondo di ogni pregiudizio da essi subito in conseguenza dell'inadempimento dei propri obblighi.

• Spetta alla Banca d'Italia, sentita la Consob, determinare le condizioni per l'assunzione dell'incarico di banca depositaria e le modalità di sub-deposito dei beni del fondo.

• Infine, si ricorda che gli amministratori e i sindaci della banca depositaria debbono riferire senza ritardo alla Banca d'Italia e alla Consob, ciascuna per le proprie competenze, sulle irregolarità riscontrate nell'amministrazione della società di gestione del risparmio e nella gestione dei fondi comuni.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio • • • • • • • • • • • •

Segue: 4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento

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Il regolamento del fondo Il rapporto di partecipazione al fondo comune di investimento è disciplinato dal regolamento del fondo..

E’ compito del regolamento del fondo stabilire in particolare (art. 39 Tuf): a) la denominazione e la durata del fondo; b) le modalità di partecipazione al fondo, i termini e le modalità dell'emissione ed estinzione dei certificati e della sottoscrizione e del rimborso delle quote nonché le modalità di liquidazione del fondo; c) gli organi competenti per la scelta degli investimenti e i criteri di ripartizione degli investimenti medesimi; d) il tipo di beni, di strumenti finanziari e di altri valori in cui è possibile investire il patrimonio del fondo; e) i criteri relativi alla determinazione dei proventi e dei risultati della gestione nonché le eventuali modalità di ripartizione e distribuzione dei medesimi; f) le spese a carico del fondo e quelle a carico della società di gestione del risparmio; g) la misura o i criteri di determinazione delle provvigioni spettanti alla società di gestione del risparmio e degli oneri a carico dei partecipanti; h) le modalità di pubblicità del valore delle quote di partecipazione; h-bis) se il fondo è un fondo feeder.

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4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento

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Il regolamento del fondo

Il regolamento del fondo e le sue successive modificazioni sono approvati dalla Banca d'Italia che ne valuta in particolare la completezza e la compatibilità con i criteri generali determinati ai sensi degli articoli 36 e 37 del Tuf.

La Banca d'Italia individua le ipotesi in cui, in base all'oggetto dell'investimento, alla categoria di investitori o alle regole di funzionamento del fondo, il regolamento e le sue modificazioni si intendono approvati in via generale. Negli altri casi il regolamento si intende approvato quando, trascorsi tre mesi dalla presentazione, la Banca d'Italia non abbia adottato un provvedimento di diniego

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Segue: 4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento

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Responsabilità

• Nell'esercizio delle rispettive funzioni, la società promotrice, il gestore e la banca depositaria agiscono in modo indipendente e nell'interesse dei partecipanti al fondo (art. 36, comma 4, Tu).

• La società promotrice e il gestore assumono solidalmente verso i partecipanti al fondo gli obblighi e le responsabilità del mandatario (art. 36, comma 5, Tuf).

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Segue: 4. La disciplina dei Fondi comuni di investimento

• •

Quote di partecipazione Le quote di partecipazione ai fondi comuni, sono nominative o al portatore, secondo quanto previsto nel regolamento del fondo.

•

La Banca d’Italia può stabilire in via generale, sentita la Consob, le caratteristiche dei certificati e il valore nominale unitario iniziale delle quote, tenendo conto anche dell’esigenza di assicurare la portabilità delle quote

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• •

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

L’art. 37 del Tuf prevede che Ministro dell’economia e delle finanze, con regolamento adottato sentite la Banca d'Italia e la Consob, determini i criteri generali cui devono uniformarsi i fondi comuni di investimento con riguardo:

–

a) all'oggetto dell'investimento;

– –

b)

alle categorie di investitori cui è destinata l'offerta delle quote;

c)

alle modalità di partecipazione ai fondi aperti e chiusi, con particolare riferimento alla frequenza di emissione e rimborso delle quote, all'eventuale ammontare minimo delle sottoscrizioni e alle procedure da seguire;

– –

d) all'eventuale durata minima e massima; d-bis) alle condizioni e alle modalità con le quali devono essere effettuati gli acquisti o i conferimenti dei beni, sia in fase costitutiva che in fase successiva alla costituzione del fondo, nel caso di fondi che investano esclusivamente o prevalentemente in beni immobili, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

• • • Il regolamento ministeriale deve inoltre stabilire:

- a)

le ipotesi nelle quali deve adottarsi la forma del fondo chiuso;

- b)

le cautele da osservare, con particolare riferimento all'intervento di esperti indipendenti nella valutazione dei beni, nel caso di cessioni o conferimenti di beni al fondo chiuso effettuati dai soci della società di gestione o dalle società facenti parte del gruppo cui essa appartiene, comunque prevedendo un limite percentuale rispetto all'ammontare del patrimonio del fondo, e nel caso di cessioni dei beni del fondo ai soggetti suddetti;

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

•

b

bis) i casi in cui è possibile derogare alle norme prudenziali di contenimento e di frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d'Italia, avendo riguardo anche alla qualità e all'esperienza professionale degli investitori; •

c)

le scritture contabili, il rendiconto e i prospetti periodici che le società di gestione del risparmio redigono, in aggiunta a quanto prescritto per le imprese commerciali, nonché gli obblighi di pubblicità del rendiconto e dei prospetti periodici; quali la società di gestione del risparmio deve chiedere l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato dei certificati rappresentativi delle quote dei fondi;

d)

le ipotesi nelle

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•

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

–

d)

le ipotesi nelle quali la società di gestione del risparmio deve chiedere l'ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato dei certificati rappresentativi delle quote dei fondi

–

e) i requisiti e i compensi degli esperti indipendenti per la valutazione dei beni e dei valori in cui è investito il patrimonio del fondo non negoziati in mercati regolamentati.

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

•

Il regolamento ministeriale.

L’art. 37 del Tuf, dunque, ha ampiamente delegificato la disciplina dei fondi comuni, affidando la competenza normativa (regolamentare) in materia al Ministro del tesoro (ora dell’economia e delle finanze) e ai provvedimenti della Banca d’Italia e della Consob.Il Ministro ha provveduto ad esercitare i poteri normativi previsti dall’art. 37 con Regolamento ministeriale

recante norme per la determinazione dei criteri generali cui devono essere uniformati i fondi comuni di investimento

(adottato dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica con decreto del 24 maggio 1999, n. 228 e successivamente più volte modificato).

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

•

La documentazione contabile In aggiunta alle scritture prescritte per le imprese commerciali dal codice civile, e con le stesse modalità, la SGR deve redigere:

–

a) il libro giornale del fondo nel quale devono essere annotate, giorno per giorno, le operazioni relative alla gestione e le operazioni di emissione e di rimborso delle quote di partecipazione al fondo;

–

b) il rendiconto della gestione del fondo, entro sessanta giorni dalla fine di ogni esercizio annuale o del minor periodo in relazione al quale si procede alla distribuzione dei proventi;

–

c) una relazione semestrale relativa alla gestione del fondo, entro trenta giorni dalla fine del semestre;

–

d) un prospetto recante l'indicazione del valore unitario delle quote di partecipazione e del valore complessivo dei fondi aperti con periodicità almeno pari all'emissione o rimborso delle quote.

La SGR, quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura e all' oggetto del fondo può prorogare di 30 giorni il termine per le rendicontazioni di cui alle lettere b) e c), esponendo le motivazioni di tale proroga in un'apposita relazione allegata al rendiconto o alla relazione semestrale 7

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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Gli investimenti dei fondi

• Le SGR possono istituire fondi di investimento il cui patrimonio è investito in una o più delle categorie di beni sotto indicati, nel rispetto dei criteri, dei divieti e delle norme prudenziali di contenimento e di frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d'Italia.

• Il patrimonio del fondo può essere investito nei seguenti beni: –

a) strumenti finanziari quotati in un mercato regolamentato;

– – –

b) strumenti finanziari non quotati in un mercato regolamentato; c) depositi bancari di denaro;

d)

beni immobili, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari;e) crediti e titoli rappresentativi di crediti;

–

f) altri beni per i quali esiste un mercato e che abbiano un valore determinabile con certezza con una periodicità almeno semestrale.

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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Quotazione

• Secondo quanto disposto dall’art. 5 del regolamento ministeriale, il regolamento del fondo deve indicare se per i certificati rappresentativi delle quote del fondo medesimo sia prevista la quotazione in un mercato regolamentato.

• La richiesta di quotazione, tuttavia, è obbligatoria per i fondi chiusi i quali prevedano che l'ammontare minimo della sottoscrizione sia inferiore a 25.000 euro.

• In caso di quotazione di fondi chiusi, la relativa richiesta di ammissione delle quote alla negoziazione deve essere effettuata dalla SGR entro ventiquattro mesi dalla chiusura dell'offerta.

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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Durata

• Il termine di durata dei fondi deve essere coerente con la natura degli investimenti. Esso non può in ogni caso essere superiore al termine di durata della SGR che li ha promossi e istituiti.

• Fermo restando quanto sopra, la durata dei fondi chiusi non può essere superiore a 50 anni, escluso il periodo di proroga eventualmente concesso ai sensi dell'articolo 14, comma 6, del regolamento ministeriale, secondo cui la Banca d'Italia può consentire, ove sia previsto nel regolamento del fondo e su richiesta della SGR, una proroga del termine di durata del fondo non superiore a tre anni per il completamento dello smobilizzo degli investimenti (c.d

periodo di grazia

).

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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I fondi aperti La prima figura presa in considerazione è quella dei fondi aperti; all’interno di questa categoria, si distingue tra fondi armonizzati aperti e fondi non armonizzati aperti.Sono fondi armonizzati aperti quelli le cui regole di funzionamento siano conformi alla disciplina comunitaria in materia di OICVM (Organismi di investimento collettivo in valori nobiliari).

Il patrimonio dei fondi armonizzati deve essere, perciò, investito nei beni previsti dalle direttive comunitarie in materia nel rispetto dei limiti e dei criteri stabiliti dall’ art. 8 del regolamento ministeriale e dalla Banca d'Italia in attuazione delle direttive comunitarie medesime.

Il patrimonio del fondo armonizzato non può essere utilizzato per: a) acquistare metalli o pietre preziose o certificati rappresentativi dei medesimi; b) concedere prestiti o garanzie sotto qualsiasi forma; c) effettuare operazioni allo scoperto su strumenti finanziari, salvo quanto eventualmente stabilito dalla Banca d'Italia;d) investire in azioni emesse dalla SGR che gestisce il fondo e dalla società promotrice, se diversa dal gestore.

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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I fondi aperti

Considerato che, al momento, la disciplina comunitaria in materia di fondi comuni si occupa soltanto di quelli aperti, il regolamento ministeriale prevede che i fondi armonizzati possano essere istituiti solamente nella forma del fondo comune di investimento aperto.

• • Il patrimonio dei

fondi non armonizzati aperti

è investito in strumenti finanziari quotati in un mercato regolamentato, strumenti finanziari non quotati in un mercato regolamentato e in depositi bancari di denaro; nel rispetto dei limiti e dei criteri stabiliti dalla Banca d'Italia.

L'ammontare minimo di ciascuna sottoscrizione di quote di fondi che sono investiti in strumenti finanziari derivati nella misura prevista dalla Banca d'Italia non può essere inferiore a cinquantamila euro.

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

•

I fondi aperti Modalità di partecipazione.

La sottoscrizione delle quote del fondo aperto o delle quote di un comparto del fondo stesso, se questo è suddiviso in comparti, avviene mediante versamento di un importo corrispondente al valore delle quote di partecipazione o, nel caso in cui il regolamento del fondo lo preveda, mediante conferimento di strumenti finanziari nella composizione che riproduce l'indice in conformità del quale il fondo investe.

La SGR provvede a calcolare il valore delle quote, anche ai fini dell'emissione e del rimborso delle stesse, con periodicità almeno settimanale.

I partecipanti al fondo hanno diritto di chiedere in qualsiasi tempo il rimborso delle quote. Il rimborso deve essere eseguito entro quindici giorni dalla richiesta. Nei casi eccezionali precisati dal regolamento del fondo, il diritto al rimborso può essere sospeso dalla SGR per un periodo non superiore ad un mese. Dalla sospensione la società informa immediatamente la Banca d'Italia e la Consob. Si ricorda, al riguardo, che, a norma dell’art. 7, comma 3, del Tuf, la banca d’Italia e la Consob, ciascuna per le materie di propria competenza, a fini di tutela dell’interesse del pubblico o dei partecipanti, possono ordinare la sospensione o la limitazione temporanea dell’emissione o del rimborso delle quote o azioni di OICR.

Nel caso di sospensione dei rimborsi delle quote di un fondo armonizzato che commercializza dette quote in altri Paesi aderenti all'Unione europea, la società dovrà informare della sospensione anche le autorità di vigilanza di tali Paesi.

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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Applicabilità della normativa sui fondi aperti

• Data l’affinità, sotto il profilo del carattere di apertura, tra fondi aperti e Sicav, l’art. 11 del regolamento ministeriale prevede che le disposizioni del regolamento medesimo, fin qui ricordate, riguardanti i fondi aperti, si applicano anche alle SICAV.

alle SICAV

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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I Fondi chiusi

• • L’art. 12 del regolamento ministeriale dispone che debbano essere istituiti in forma chiusa i fondi comuni il cui patrimonio è investito, nel rispetto dei limiti e dei criteri stabiliti dalla Banca d'Italia, in beni immobili, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari; crediti e titoli rappresentativi di crediti; altri beni per i quali esiste un mercato e che abbiano un valore determinabile con certezza con una periodicità almeno semestrale, nonché in strumenti finanziari non quotati in un mercato regolamentato, diversi dalle quote di OICR aperti, in misura superiore al 10%.

L'ammontare minimo di ciascuna sottoscrizione di quote di fondi che sono investiti prevalentemente strumenti finanziari non quotati e in beni immobili, nonché in crediti, non può essere inferiore a cinquantamila euro.

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5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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I Fondi chiusi Assunzione di prestiti.

I fondi chiusi possono assumere prestiti per i rimborsi anticipati delle quote per un ammontare non superiore al 10 per cento del valore del fondo. Detti rimborsi anticipati avvengono proporzionalmente nel caso in cui le somme necessarie per effettuare gli stessi eccedano quelle acquisite attraverso le nuove emissioni ed i prestiti consentiti.

I fondi chiusi per i cui certificati rappresentativi delle quote sia prevista la quotazione in un mercato regolamentato non possono assumere prestiti per effettuare rimborsi anticipati delle quote Il patrimonio del fondo non può essere investito in beni direttamente o indirettamente ceduti o conferiti da un socio, amministratore, direttore generale o sindaco della SGR, o da una società del gruppo, né tali beni possono essere direttamente o indirettamente ceduti ai medesimi soggetti. Il patrimonio del fondo non può essere altresì investito in strumenti finanziari rappresentativi di operazioni di cartolarizzazione aventi ad oggetto crediti ceduti da soci della società di gestione, o da soggetti appartenenti al loro gruppo, in misura superiore al 3 per cento del valore del fondo.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio •

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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I Fondi chiusi

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I fondi immobiliari.

• • • I fondi immobiliari devono essere istituiti in forma chiusa.

Il patrimonio dei fondi immobiliari, nel rispetto dei limiti e dei criteri stabiliti dalla Banca d'Italia, è investito in beni immobili, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari, in misura non inferiore ai due terzi del valore complessivo del fondo. Detta percentuale è ridotta al 51% qualora il patrimonio del fondo sia altresì investito in misura non inferiore al 20 per cento del suo valore in strumenti finanziari rappresentativi di operazioni di cartolarizzazione aventi ad oggetto beni immobili, diritti reali immobiliari o crediti garantiti da ipoteca immobiliare.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio • • • • • •

Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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I Fondi chiusi I fondi immobiliari. La sottoscrizione delle quote. La sottoscrizione delle quote del fondo immobiliare o delle quote di un comparto del fondo stesso può essere effettuata, ove il regolamento del fondo lo preveda, sia in fase costitutiva che in fase successiva alla costituzione del fondo, mediante conferimento dei beni immobili, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari. In tal caso, il fondo deve: a) acquisire, ove non si tratti di beni negoziati in mercati regolamentati, un'apposita relazione di stima elaborata, in data non anteriore a trenta giorni dalla stipula dell'atto, da esperti indipendenti. Il valore attestato dalla relazione di stima non deve essere inferiore al valore delle quote emesse a fronte del conferimento; b) acquisire la valutazione di un intermediario finanziario incaricato di accertare la compatibilità e la redditività dei conferimenti rispetto alla politica di gestione in relazione all'attività di sollecitazione all'investimento svolta dal fondo medesimo.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

•

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

•

I Fondi chiusi

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I fondi immobiliari. Assunzione di prestiti.

società immobiliari e del 20 % degli altri beni. d'uso ed il frazionamento dell'immobile.

I fondi immobiliari possono assumere prestiti sino ad un massimo del 60 % del valore degli immobili, dei diritti reali immobiliari e delle partecipazioni in • Detti prestiti possono essere assunti anche al fine di effettuare operazioni di valorizzazione dei beni in cui è investito il fondo per tali operazioni intendendosi anche il mutamento della destinazione • Prestiti possono essere assunti, nei limiti sopra indicati e comunque per un ammontare non superiore al 10 per cento del valore del fondo, anche per i rimborsi anticipati delle quote,.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

I Fondi chiusi Modalità di partecipazione ai fondi chiusi. I soggetti interessati a partecipare a un fondo chiuso possono sottoscrivere le quote del fondo o le quote di un comparto del fondo stesso, se questo è suddiviso in comparti, mediante versamento di un importo corrispondente al valore delle quote di partecipazione.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

I Fondi chiusi Modalità di partecipazione ai fondi chiusi. Il patrimonio del fondo deve essere raccolto mediante una o più emissioni, secondo le modalità stabilite dal regolamento, di quote, di eguale valore unitario, che devono essere sottoscritte entro il termine massimo di ventiquattro mesi dalla pubblicazione del prospetto ai sensi dell'articolo 94, comma 3 del Testo unico o, se le quote non sono offerte al pubblico, dalla data di approvazione del regolamento del fondo da parte della Banca d' Italia. Il regolamento del fondo disciplina le modalità concernenti le emissioni successive alla prima

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

I Fondi chiusi

Segue:

Modalità di partecipazione ai fondi chiusi.

Decorso tale termine, se il fondo è stato sottoscritto in misura non inferiore all'ammontare minimo indicato nel regolamento, la SGR può ridimensionare il fondo, conformemente a quanto stabilito nel regolamento del fondo stesso, dandone comunicazione alla Banca d'Italia.

Nel caso in cui un fondo sia sottoscritto in misura superiore all'offerta, la SGR può aumentarne il patrimonio, conformemente a quanto stabilito nel regolamento del fondo stesso, dandone comunicazione alla Banca d'Italia.

I versamenti relativi alle quote sottoscritte devono essere effettuati entro il termine stabilito nel regolamento del fondo. Nel caso di fondi riservati i versamenti possono essere effettuati in più soluzioni, a seguito di impegno del sottoscrittore a effettuare il versamento a richiesta della SGR in base alle esigenze di investimento del fondo medesimo.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

I Fondi chiusi

• •

Rimborso delle quote.

Le quote di partecipazione, secondo le modalità indicate nel regolamento del fondo, devono essere rimborsate ai partecipanti alla scadenza del termine di durata del fondo ovvero possono essere rimborsate anticipatamente. •

Periodo di grazia.

La Banca d'Italia può consentire, ove sia previsto nel regolamento del fondo e su richiesta della SGR, una proroga del termine di durata del fondo non superiore a tre anni per il completamento dello smobilizzo degli investimenti.Ove il regolamento del fondo preveda emissioni successive alla prima, i rimborsi anticipati hanno luogo con la medesima frequenza ed in coincidenza con le nuove emissioni. Alla stessa data è prevista la determinazione periodica del valore delle quote del fondo.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio •

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

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Fondi riservati, fondi garantiti e fondi speculativi. Il regolamento ministeriale si occupa di particolari tipologie di fondi: rispettivamente, dei fondi riservati, dei fondi garantiti e dei fondi speculativi .

Fondi riservati. Le SGR possono istituire fondi aperti e chiusi la cui partecipazione è riservata a investitori qualificati specificando le categorie di investitori alle quali il fondo è riservato. Nel regolamento del fondo devono essere indicati i beni oggetto dell'investimento tra quelli previsti dall'articolo 4, comma 2, del regolamento ministeriale, nonché le modalità di partecipazione con riferimento all'adesione dei partecipanti ed al rimborso delle quote.

Lo stesso regolamento del fondo può fissare limiti agli investimenti diversi da quelli stabiliti in via generale dalle norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio emanate dalla Banca d'Italia.

Le quote dei fondi riservati a investitori qualificati non possono essere collocate, rimborsate o rivendute da parte di chi le possiede, direttamente o nell'ambito della prestazione del servizio di gestione su base individuale di portafogli di investimento per conto di terzi, a soggetti diversi da quelli indicati nel regolamento del fondo.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio •

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

•

Fondi garantiti.

Le SGR, nel rispetto dei criteri di investimento e delle norme prudenziali di frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d'Italia, possono istituire fondi che garantiscono la restituzione del capitale investito ovvero il riconoscimento di un rendimento minimo, mediante la stipula di apposite convenzioni con banche, imprese di investimento che prestano il servizio di negoziazione per conto proprio, imprese di assicurazione o intermediari finanziari iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 107 del Testo Unico Bancario aventi i requisiti indicati dalla Banca d'Italia, ovvero mediante altre eventuali forme di garanzia indicate dalla Banca d'Italia.

• I fondi garantiti possono essere sia di tipo aperto che di tipo chiuso.

• Il regolamento del fondo stabilisce le modalità per la prestazione della garanzia di cui sopra.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio • • • • • • • • •

5. Struttura e tipologia dei fondi comuni di investimento

Fondi speculativi. Le SGR possono istituire fondi speculativi il cui patrimonio è investito in beni, anche diversi da quelli individuati nell'articolo 4, comma 2, del regolamento ministeriale, in deroga alle norme prudenziali di contenimento e frazionamento dal rischio stabilite dalla Banca d'Italia.

Il numero dei soggetti che partecipano a ciascun fondo speculativo non può superare le duecento unità.

L'importo minimo della quota iniziale non può essere inferiore a 500.000 euro. Le quote dei fondi speculativi non possono essere frazionate in nessun caso né possono essere oggetto di sollecitazione all'investimento.

Il regolamento del fondo deve menzionare la rischiosità dell'investimento e la circostanza che esso avviene in deroga ai divieti e alle norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d'Italia.

Nel regolamento del fondo devono essere indicati i beni oggetto dell'investimento e le modalità di partecipazione con riferimento all'adesione dei partecipanti ed al rimborso delle quote.

Il regolamento ministeriale prevede che la Banca d'Italia indichi i casi in cui i fondi speculativi, in considerazione dei potenziali effetti sulla stabilità della società, possono essere istituiti o gestiti solo da SGR che abbiano come oggetto esclusivo l'istituzione o la gestione di tali fondi (c.d. SGR ad hoc).

La disciplina della gestione collettiva del risparmio •

6. Regole di comportamento e diritto di voto

• • • • • • L’art. 40 del Tuf detta le regole di comportamento a cui sono tenute le SGR nello svolgimento della gestione collettiva; la specificazione di queste regole è rimessa, dall’art. 6, comma 2, lett. b), del Tuf, alla competenza delle Consob.

Le SGR devono:

a)

operare con diligenza, correttezza e trasparenza nell'interesse dei partecipanti ai fondi;

b)

organizzarsi in modo tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse anche tra i patrimoni gestiti;

c)

adottare misure idonee a salvaguardare i diritti dei partecipanti ai fondi.

La SGR provvede, nell'interesse dei partecipanti, all'esercizio dei diritti di voto inerenti agli strumenti finanziari di pertinenza dei fondi gestiti, salvo diversa disposizione di legge. Nel caso in cui il gestore sia diverso dalla società promotrice, l'esercizio dei diritti di voto spetta al gestore, salvo patto contrario.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio •

7.

Società di investimento a capitale variabile (SICAV)

• • •

Autorizzazione e costituzione di una SICAV.

Gli artt. 43 50 del Tuf disciplinano le società di investimento a capitale variabile (SICAV). L’art. 43, nel dettare le norme sulla costituzione dei tali società, affida alla Banca d'Italia, sentita la Consob, il compito di autorizzare la costituzione delle SICAV quando ricorrono le seguenti condizioni: –

a)

sia adottata la forma di società per azioni nel rispetto delle disposizioni del presente capo;

–

b)

la sede legale e la direzione generale della società siano situate nel territorio della Repubblica;

–

c) il capitale sociale sia di ammontare non inferiore a quello determinato in via generale dalla Banca d'Italia (un milione di €);

–

d) i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo abbiano i requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza stabiliti ai sensi dell'articolo 13 del Tuf;e) i titolari di partecipazioni abbiano i requisiti di onorabilità stabiliti dall'articolo 14;

La disciplina della gestione collettiva del risparmio • Segue: Autorizzazione e costituzione di una SICAV. • • • • •

f)

lo statuto preveda come oggetto esclusivo l'investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante offerta al pubblico delle proprie azioni.

La Banca d'Italia, sentita la Consob, disciplina:

a)

la procedura di autorizzazione e le ipotesi di decadenza dalla stessa;

b)

la documentazione che deve essere presentata dai soci fondatori unitamente con la richiesta di autorizzazione e il contenuto del progetto di atto costitutivo e di statuto.

La stessa autorità attesta anche la conformità del progetto di atto costitutivo e di statuto alle prescrizioni di legge e regolamento e ai criteri generali dalla stessa predeterminati.

I soci fondatori della SICAV debbono procedere alla costituzione della società ed effettuare i versamenti relativi al capitale sottoscritto entro trenta giorni dalla data di rilascio dell'autorizzazione. Il capitale deve essere interamente versato.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio • Segue: Autorizzazione e costituzione di una SICAV. • La denominazione sociale deve contenere l'indicazione di società di investimento per azioni a capitale variabile (SICAV). • Tale denominazione deve risultare in tutti i documenti della società.

• Alla SICAV non si applicano gli articoli 2333 (costituzione per pubblica sottoscrizione), 2334 (versamenti e convocazione assemblea dei sottoscrittori), 2335 (assemblea dei sottoscrittori) e 2336 (stipulazione dell’atto costitutivo) del codice civile; non sono ammessi i conferimenti in natura.

• La SICAV può svolgere le attività connesse o strumentali indicate dalla Banca d'Italia, sentita la Consob (nel regolamento di Bankit sulla gestione collettiva del risparmio – Titolo II, Cap. III – si dice che tali attività sono quelle indicate per le SGR in quanto compatibili).

La disciplina della gestione collettiva del risparmio • •

Deleghe di gestione.

La SICAV può delegare poteri di gestione del proprio patrimonio esclusivamente a SGR.

Sicav che designano una Sgr o una società di gestione armonizzata.

In base all’art. 43 del Tuf, la Banca d’Italia, sentita la Consob può autorizzare la costituzione di SICAV che

bis

delegano la gestione del proprio patrimonio ad una SGR o ad una società di gestione armonizzata, ovviamente al ricorrere anche delle altre condizioni previste per una SICAV comune.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio •

SICAV multicomparto.

Nel caso di SICAV multicomparto, ciascun comparto costituisce patrimonio autonomo, distinto a tutti gli effetti da quello degli altri comparti.

• Secondo quanto previsto dall’art. 44 del Tuf, le SICAV autorizzate in Italia sono iscritte in un apposito albo tenuto dalla Banca d'Italia. Quest’ultima deve comunicare alla Consob l'avvenuta iscrizione.

• Le SiCAV, a loro volta, sono tenute ad indicare negli atti e nella corrispondenza gli estremi dell'iscrizione all'albo.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio • • •

Il capitale e le azioni

Il

capitale

della SICAV è sempre uguale al patrimonio netto detenuto dalla società, così come determinato in base a criteri di valutazione stabiliti con regolamento della Banca d’Italia; questa caratteristica della SICAV, assieme alla variabilità del capitale, ne fa una società per azioni del tutto speciale, rispetto alle comuni società per azioni regolate dal codice civile.

– – – – Difatti, alla SICAV non si applicano gli articoli da 2438 a 2447 del codice civile, e cioè: le disposizioni riguardanti:

il divieto di emettere nuove azioni se quelle già emesse non sono interamente liberate; la sottoscrizione di azioni di nuova emissione e il versamento del 25%; il conferimento di beni in natura e crediti;

–

il diritto di opzione; il passaggio di riserve a capitale; la delega agli amministratori per le operazioni di aumento del capitale; l’iscrizione nel registro delle imprese dell’avvenuto aumento di capitale; la riduzione del capitale esuberante; la riduzione del capitale per perdite; la riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio • Le • Le

azioni

rappresentative del capitale della SICAV devono essere interamente liberate al momento della loro emissione e possono essere nominative o al portatore a scelta del sottoscrittore. –

azioni al portatore attribuiscono un solo voto per ogni socio indipendentemente dal numero di azioni di tale categoria possedute

• Lo statuto della SICAV indica le modalità di determinazione del valore delle azioni e del prezzo di emissione e di rimborso nonché la periodicità con cui le azioni della SICAV possono essere emesse e rimborsate. • Lo statuto della Sicav può prevedere:

a)

.

limiti all'emissione di azioni nominative; –

b)

particolari vincoli di trasferibilità delle azioni nominative; –

c)

l'esistenza di più comparti di investimento per ognuno dei quali può essere emessa una particolare categoria di azioni; in tal caso sono stabiliti i criteri di ripartizione delle spese generali tra i vari comparti.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio •

Disapplicazione di norme del codice civile.

Alla SICAV, oltre a quelli prima ricordati, non si applicano altresì gli articoli 2348, comma 2 (categorie di azioni), 2349 (azioni a favore dei lavoratori), 2351 (diritto di voto), 2353 (azioni di godimento), 2354, comma 1, numeri 3 e 4 (contenuto delle azioni, valore nominale, versamenti effettuati), 2355, comma 3 (azioni nominative e al portatore) e 2356 (responsabilità in caso di trasferimento di azioni non liberate) del codice civile.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

•

Divieti

• La SICAV non può emettere obbligazioni o azioni di risparmio né acquistare o comunque detenere azioni proprie.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio •

Assemblea

• L'assemblea ordinaria e l'assemblea straordinaria in seconda convocazione della SICAV sono regolarmente costituite e possono validamente deliberare qualunque sia la parte del capitale sociale intervenuta.

• •

Voto per corrispondenza.

Il voto può essere dato per corrispondenza se ciò è ammesso dallo statuto. In tal caso l'avviso di convocazione deve contenere per esteso la deliberazione proposta. Non si tiene conto del voto in tal modo espresso se la delibera sottoposta a votazione dall'assemblea non è conforme a quella contenuta nell'avviso di convocazione, ma le azioni relative sono computate ai fini della regolare costituzione dell'assemblea straordinaria. Con regolamento del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la Consob, sono stabilite le modalità operative per l'esercizio del voto per corrispondenza.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

•

Modifiche statutarie

• La Banca d'Italia approva le modifiche dello statuto della SICAV. Esse si intendono approvate quando il provvedimento di diniego della Banca d'Italia non sia stato adottato entro quattro mesi dalla presentazione della domanda.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio •

Scioglimento, fusione e scissione della SUCAV

• • • L’art. 48 del Tuf dispone che alle SICAV non si applichi l'articolo 2448, primo comma, n.

4)

, del codice civile (scioglimento della società per riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale). Quando il capitale della Sicav si riduce al di sotto dell’ammontare minimo determinato in via generale dalla Banca d’Italia ai fini del rilascio dell’autorizzazione (attualmente, 1 milione di €) e permane tale per un periodo di sessanta giorni, la società si scioglie. Il termine è sospeso qualora sia iniziata una procedura di fusione con altra SICAV.

Alle SICAV, per quanto non disciplinato dalle specifiche disposizioni del Tuf, si applicano le seguenti altre disposizioni del Tuf, previste in materia di fondi comuni: l’art. 36, comma 2 (custodia presso banca depositaria);l’art. 37 (struttura fondi disciplinata con regolamento ministeriale); l’art. 38 (banca depositaria);l’art. 40 (regole di comportamento e diritto di voto);l’art. 41 (operatività all’estero).All'offerta in Italia di azioni di SICAV estere si applica l'articolo 42 del Tuf.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

• •

Operatività all’estero

Operatività all'estero delle Sgr.

Le Sgr possono operare, anche senza stabilirvi succursali:

–

a)

in uno Stato comunitario, in conformità a quanto previsto dal regolamento della Banca d’Italia; –

b)

in uno Stato extracomunitario, previa autorizzazione della Banca d'Italia.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

•

Segue:

–

Operatività all'estero delle Sgr.

• La Banca d'Italia, sentita la Consob, stabilisce con regolamento:

a) le norme di attuazione delle disposizioni comunitarie concernenti le condizioni e le procedure che devono essere rispettate perché le Sgr possano prestare negli Stati comunitari le attività per le quali sono autorizzate ai sensi delle disposizioni comunitarie ivi inclusa l’istituzione di fondi comuni di investimento armonizzati;

–

b) le condizioni e le procedure per il rilascio alla Sgr dell'autorizzazione a prestare negli Stati extracomunitari le attività per le quali sono autorizzate

.

• Costituisce in ogni caso condizione per il rilascio di tali autorizzazioni l'esistenza di apposite intese di collaborazione tra la Banca d'Italia, la Consob e le competenti Autorità dello Stato ospitante.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

•

Operatività in Italia delle Società di gestione armonizzate.

Per l'esercizio delle attività per le quali sono autorizzate ai sensi delle disposizioni comunitarie, le società di gestione armonizzate possono stabilire succursali nel territorio della Repubblica. • Il primo insediamento è preceduto da una comunicazione alla Banca d'Italia e alla Consob da parte dell'autorità competente dello Stato di origine. • La succursale inizia l'attività decorsi due mesi dalla comunicazione.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

• • Segue:

Operatività in Italia delle Società di gestione armonizzate

Oltre all’offerta in Italia di quote di fondi comuni armonizzati da esse gestiti,

le società di gestione armonizzate possono svolgere le attività per le quali sono autorizzate ai sensi delle disposizioni comunitarie nel territorio della Repubblica senza stabilirvi succursali, a condizione che la Banca d'Italia e la Consob siano informate dall'autorità competente dello Stato di origine.

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

• • • • Segue:

Operatività in Italia delle Società di gestione armonizzate.

Le società di gestione armonizzate che intendono istituire e gestire nel territorio della Repubblica italiana un fondo comune di investimento armonizzato devono rispettare le disposizioni del Tuf di cui agli articoli: – 36 (fondi comuni di investimento); – 37 (struttura dei fondi comuni di investimento); – 38 (banca depositaria); – 39 (regolamento del fondo) e – le disposizioni relative alle

strutture master-feeder e alla Fusione e scissione di

organismi di investimento del risparmio

, nonché le disposizioni di attuazione dell’art. 6, comma 1, lett. c, del Tuf,) contenenti le regole della Bankit applicabili agli OICR: La Banca d’Italia approva il regolamento del fondo a condizione che: –

a)

il fondo rispetti le norme richiamate nel presente comma; – –

b)

la società di gestione armonizzata sia autorizzata a gestire nello Stato di origine fondi con caratteristiche analoghe a quello oggetto di approvazione;

c)

la società di gestione armonizzata abbia stipulato con la banca depositaria un accordo che assicura alla banca depositaria la disponibilità delle informazioni necessarie per lo svolgimento dei propri compiti

La disciplina della gestione collettiva del risparmio

Offerta in Italia di quote di fondi comuni di investimento comunitari ed extracomunitari.

•

L’offerta in Italia di quote di fondi comuni di investimento comunitari armonizzati deve essere preceduta da una comunicazione alla Consob da parte dell’autorità dello Stato di origine del fondo, secondo le procedure di notifica previste dalle disposizioni comunitarie e nel rispetto delle relative norme di attuazione adottate con regolamento dalla Consob, sentita la Banca d’Italia.

•

Con il medesimo regolamento la Consob determina le modalità di esercizio in Italia dei diritti degli investitori, avuto riguardo alle attività concernenti i pagamenti, il riacquisto e il rimborso delle quote.

La direttiva UCITS IV

• La direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009 ( di seguito anche UCITS

*

IV o semplicemente “direttiva”), ha riscritto la direttiva 85/611/CE del Consiglio del 20 dicembre 1985, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM). •

* l’acronimo è dall’inglese Undertakings for the Collective Investment in Transferable Securities e designa gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), ovvero i fondi comuni di investimento e le Sicav.

La direttiva UCITS IV

•

La direttiva UCITS IV

introduce una serie di misure per promuovere una maggiore integrazione del mercato europeo del risparmio gestito, attraverso regole che agevolano l’operatività transfrontaliera delle società di gestione.

La direttiva UCITS IV

• Le norme della direttiva sono completate dalle misure di esecuzione contenute in regolamenti e direttive di secondo livello nonché dalle linee guida del

Committee of European Securities Regulators

(ora,

European Securities Markets Authority, ESMA

).

• I profili di maggiore rilievo riguardano: • ● a) le nuove regole relative al c.d. passaporto dei gestori, che riconoscono alle società di gestione la possibilità di istituire e gestire OICR armonizzati in un paese diverso da quello di insediamento; • ● b) le fusioni transfrontaliere di OICR; • ● c) la creazione di strutture c.d. degli investitori.

master-feeder

; • ●d) le regole in materia di organizzazione e controlli delle società di gestione nonché di gestione dei rischi degli OICR; • ●e) le regole in materia di obblighi di condotta delle società di gestione e delle SICAV; la struttura e i contenuti della documentazione d’offerta da consegnare o da porre a disposizione

La direttiva UCITS IV

• La direttiva UCITS IV e le relative misure di esecuzione contenute nella normativa di secondo livello dovevano essere recepite dagli Stati membri

entro il 1 ° luglio 2011

; la Repubblica italiana le ha recepite solo nel 2012, ovviamente in ritardo, con d.lgs. n. 47/2012, che ha apportato le necessarie modifiche al Tuf.

• Lo scopo principale delle modifiche introdotte dalla direttiva al quadro giuridico degli OICVM è quello di migliorare “le condizioni di concorrenza tra questi organismi a livello comunitario, garantendo nel contempo una tutela più efficace e più uniforme dei detentori delle quote”.

La direttiva UCITS IV

• A tal fine, un coordinamento delle legislazioni nazionali “agevola l’abolizione delle restrizioni alla libera circolazione di quote di OICVM nella Comunità” e contribuisce alla stabilità del sistema finanziario. • La direttiva si applica agli OICVM armonizzati e prevede norme minime comuni per quanto riguarda l’autorizzazione, la vigilanza, la struttura e l’attività degli OICVM stabiliti negli Stati membri, nonché le informazioni che sono tenuti a pubblicare. • Per esercitare la propria attività un OICVM deve essere autorizzato, conformemente alla direttiva, nel suo Stato membro di origine. Tale autorizzazione è valida in tutti gli Stati membri. L’accesso all’attività delle società di gestione è subordinato alla previa autorizzazione delle autorità competenti dello Stato membro d’origine. L’autorizzazione rilasciata ai sensi della direttiva è valida in tutti gli Stati membri.

La direttiva UCITS IV

• Uno Stato membro può applicare agli OICVM stabiliti nel proprio territorio disposizioni aggiuntive o più rigorose di quelle previste dalla direttiva purché non in contrasto con essa. • L’impostazione adottata nella direttiva e nella normativa comunitaria attuativa mira ad assicurare l’armonizzazione necessaria ad assicurare il riconoscimento reciproco delle autorizzazioni e dei sistemi di vigilanza prudenziale degli Stati membri, rendendo possibile il rilascio di un’unica autorizzazione valida in tutta la Comunità e l’applicazione del principio di vigilanza da parte dello Stato membro d’origine

(home country control)

. • Le società di gestione autorizzate, ai sensi della direttiva, nel proprio Stato membro d’origine possono fornire i servizi oggetto della loro autorizzazione in tutta la Comunità, mediante lo stabilimento di succursali o in applicazione del principio della libera prestazione di servizi.

La direttiva UCITS IV

• Nel caso in cui le società di gestione autorizzate svolgano nel paese ospitante la sola attività di commercializzazione di proprie quote o azioni senza stabilire una succursale, sono soggette unicamente alle norme relative alla commercializzazione transfrontaliera. • Al riguardo, la Commissione UE ha emanato il regolamento n. 584/2010 del 1 ° luglio 2010 che detta modalità di esecuzione della direttiva per quanto riguarda la procedura di notifica e commercializzazione di quote di OICVM in uno Stato membro ospitante, nonché la cooperazione in materia di vigilanza tra le autorità compenti. • Ogni Stato membro redige le norme prudenziali che le società di gestione autorizzate, ai sensi della direttiva, in quello Stato membro devono osservare in ogni momento.

La direttiva UCITS IV

• Con la direttiva 2010/43/UE del 1° luglio 2010 la Commissione ha dettato modalità di esecuzione per quanto riguarda i requisiti organizzativi, i conflitti di interesse, le regole di condotta, la gestione del rischio e il contenuto dell’accordo tra il depositario e la società di gestione. • La direttiva riconosce le fusioni transfrontaliere tra tutti i tipi di OICVM, senza che sia necessario per gli Stati membri introdurre nuove forme giuridiche di OICVM nel loro diritto nazionale e senza fare distinzioni tra fusioni nazionali e fusioni transfrontaliere. • La direttiva disciplina le tecniche di fusione più comunemente utilizzate negli Stati membri affinché ogni Stato membro riconosca i trasferimenti patrimoniali derivanti da tali tecniche.

La direttiva UCITS IV

•

La direttiva consente agli OICVM di avvalersi delle strutture master-feeder, in cui gli OICVM feeder investono almeno 85% del loro patrimonio in un unico OICVM master, diversi che è soggetto alle regole di diversificazione del portafoglio previste per gli OICVM. Le strutture master-feeder sono ammesse anche se il fondo master e il fondo feeder sono stabiliti in Stati membri

•

Per proteggere gli investitori dell’OICVM feeder, le operazioni di investimento nell’OICVM master devono essere soggette all’autorizzazione delle autorità competenti dello Stato membro di origine dell’OICVM feeder. Inoltre i detentori delle quote di un OICVM feeder devono ricevere informazioni sufficienti per permettere loro di decidere se mantenere i loro investimenti, senza l’imposizione di costi aggiuntivi.

La direttiva UCITS IV

• • • • •

Le informazioni da fornire all’investitore.

Ai sensi della direttiva le informazioni obbligatorie destinate agli investitori includono: le informazioni chiave per gli investitori (Key Information Investor Document, KIID), il prospetto, la relazione annuale e la relazione semestrale. Le informazioni chiave sono fornite agli investitori in modo che essi possano ragionevolmente comprendere la natura e i rischi del prodotto di investimento loro proposto e possano, di conseguenza, prendere decisioni di investimento informate. Tali informazioni costituiscono informazioni precontrattuali e devono essere corrette, chiare e non fuorvianti, nonché conformi alle corrispondenti parti del prospetto. Con il regolamento n. 583/2010 della Commissione del 1 investitori al dettaglio. ° luglio 2010 sono state adottate modalità di esecuzione della direttiva per quanto riguarda la forma e la presentazione delle informazioni chiave per gli investitori, nonché il contenuto completo e dettagliato delle suddette informazioni, in modo che possano essere ragionevolmente comprese dagli Le autorità nazionali competenti degli Stati membri cooperano tra di loro, anche attraverso accordi bilaterali o multilaterali e agevolano lo scambio di informazioni e la reciproca assistenza.