LEZIONE3 - Scienze motorie

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•RUOLO
Il termine ruolo etimologicamente deriva dal francese rôle
contrazione di rôtle e questo a sua volta dal latino ròtulus o rùtula
diminutivo di ròta che vuol dire ruota, disco, giro. Il rotulus era
quindi un rotolo di carta.
Il concetto di ruolo in sociologia definisce l'insieme dei modelli di
comportamento attesi, degli obblighi e delle aspettative che
convergono su un individuo che ricopre una determinata posizione
sociale. Spesso è associato al concetto di status in quanto una
determinata posizione sociale comporta sia degli obblighi (ruolo) che
dei benefici (status). Ogni status comporta numerosi ruoli (lo status
di professore universitario comporta il ruolo di docente, ricercatore,
collega, autore di pubblicazioni accademiche, ecc).
Aspettative di ruolo
Sono quelle norme generalmente accettate che
definiscono il comportamento di un individuo che ricopre
un particolare ruolo. L'individuo può uniformarsi o meno ad
esse in tutto o in parte.
Questo crea anche un nocciolo di controllo sociale
"automatico" nella misura in cui risposte non previste
possono provocare sanzioni da parte degli altri attori e del
gruppo stesso. Sotto questo aspetto, in ogni gruppo
sociale, è prevista la figura dello "straniero", al quale sono
concessi errori nel gioco delle reciproche aspettative..
Le aspettative di ruolo sono più o meno coercitive a
seconda del grado di istituzionalizzazione delle stesse.
Alcune sono oggetto di specifiche norme giuridiche e il
loro mancato rispetto potrebbe dar luogo a sanzioni,
anche penali. Altre possono assumere grande importanza
solo per il gruppo di appartenenza dell'individuo. In tutti
i casi il grado di conformità o di devianza delle azioni di
una persona può essere misurato confrontandolo con le
aspettative di ruolo
Sistemi di ruoli
Sotto questo aspetto i ruoli sono sempre organizzati in sistemi di ruoli, che
prevedono almeno due ruoli complementari tra loro (insegnante/allievo,
madre/figlio ecc).
La possibilità di previsione del comportamento in questi casi è reciproca,
poiché ciascuno dei partecipanti al sistema di ruoli, qualsiasi sia il ruolo
interpretato in quel momento, conosce anche i comportamenti prescritti
per gli altri ruoli, e può quindi sapere cosa sia lecito aspettarsi in risposta
ai propri comportamenti, questo perché i sistemi di ruoli sono una parte
importante della cultura condivisa da ogni gruppo sociale benché,
ovviamente, possano essere diversi da gruppo a gruppo.
Tensioni di ruolo
Vi possono essere dei conflitti di ruolo quando una
persona, per diverse ragioni, non può corrispondere alle
aspettative del ruolo assegnato.
Bisogna qui distinguere tra tensioni intra ruolo e tensioni
inter ruolo.
Le prime si riferiscono a conflitti che si generano
al'interno dello stesso ruolo ad esempio quello di docente
che prevede sia la capacità di trasmettere determinate
conoscenze o abilità sia un distacco affettivo nei
confronti dell'allievo.
Le tensioni inter ruolo si scatenano quando i vari
ruoli che un individuo interpreta sono per qualche
ragione in contrasto tra loro. Ad esempio una
persona può assumere il ruolo di genitore, figlio,
marito, imprenditore, militante di un partito
politico, ecc. e non riuscire, banalmente, ad avere
il tempo di dedicarsi come vorrebbe e come ci si
aspetterebbe da lui a queste attività
Gruppo sociale
In sociologia e psicologia sociale si definisce gruppo un
insieme di persone che interagiscono le une con le altre
in modo ordinato sulla base di aspettative condivise
riguardanti il rispettivo comportamento. È un insieme di
persone i cui status e i cui ruoli sono interrelati. Dato
che gli esseri umani sono fondamentalmente animali
portati a cooperare, i gruppi sono una parte vitale della
struttura sociale
I gruppi si formano e si trasformano costantemente; non
è necessario che siano autodefiniti e spesso sono
identificati dall'esterno. Vi sono due tipi di gruppo:
quello strumentale e quello affiliativo. Il primo, lo
strumentale è un gruppo che vuole raggiungere obiettivi
specifici, come la Chiesa. Il secondo ha obiettivi più
generali, come le confraternite.
Caratteristiche dei gruppi
I gruppi hanno diverse caratteristiche
Che i membri del gruppo interagiscono e si influenzano
a vicenda.
Che ogni membro di un gruppo deve rispettare le
cosiddette
norme
di
comportamento,
che
caratterizzano un determinato gruppo.
Che ogni membro in un gruppo gioca dei ruoli.
Tutti i membri sono interdipendenti, cioè hanno bisogno
l'uno dell'altro per arrivare agli scopi che il gruppo si è
prefissato.
I gruppi vengono tenuti insieme dalla cosiddetta
coesione, ossia dall'intensità della relazione tra i
membri in ciascun gruppo.
La coesione è determinata da molti
fattori tra i quali vi sono:
 1. Attrazione mutuale, ossia che i
membri provano attrazione l'uno verso
l'altro.
 2. Identificazione: quanto un membro si
identifica col gruppo.
•Perché nascono i gruppi?
• Nella nostra vita il gruppo costituisce una parte
fondamentale: siamo nati in un gruppo, cioè la famiglia, in
classe impariamo in gruppo, giochiamo in gruppo...
• Da quando l'uomo si trova sulla Terra, egli ha sempre
vissuto in gruppo. Con il gruppo noi possiamo soddisfare
dei bisogni, siano essi biologici o psicologici, che da soli
non possiamo soddisfare. Quindi il gruppo ha obiettivo di
migliorare la sopravvivenza dell'individuo. Gli psicologi
sociali evoluzionisti dicono che la selezione naturale
favorisce non chi vive in isolamento, ma chi vive in
gruppo.
Alcune classificazioni
In base al tipo di relazione il gruppo può
essere primario o secondario.
•Il gruppo primario è composto da almeno tre persone
che interagiscono per un periodo di tempo
relativamente lungo, sulla base di rapporti intimi faccia
a faccia (es: famiglia, gruppi di pari, piccole comunità).
•Il gruppo secondario è composto da un numero di
persone che interagiscono su basi temporanee, anonime
e impersonali. I suoi membri non si conoscono
personalmente o si conoscono in relazione a particolari
ruoli formali anziché come persone nella loro
completezza.
Solitamente
conseguono
finalità
specifiche e meno emotivamente impegnate come ad
es. nelle aziende, nei partiti politici, nelle burocrazie
statali.
Si possono classificare i
gruppi in base al numero di
componenti.
• La diade è un gruppo composto da due elementi, come madrefiglio, moglie-marito, due amiche del cuore.
• Ciò che caratterizza la relazione, nella diade, è il legame affettivo.
• Anche se la comunicazione si interrompe per qualche motivo e
quindi non si hanno più interazioni (come nel caso della assenza di
uno dei due componenti, oppure nel caso di una separazione dopo un
brusco litigio) la relazione permane. Tuttavia affinché la diade
continui ad esistere nella comunicazione vi è la necessità di
un'attenzione reciproca la quale venendo meno interrompe
l'interazione tra i due componenti e pone fine all'atto comunicativo.
Nella Diade due persone stanno insieme perché si sono scelte,
perché hanno interessi in comune o per compensazione. L'una trova
nell'altra quello che pensa gli manchi. Si tratta di due persone che
rinnovano la loro scelta nella volontà di continuare lo scambio
comunicativo
. La triade è un gruppo composto da tre membri. Un classico
esempio è la classica famiglia padre-madre-figlio.
La comunicazione nella triade si modifica perché, pur rimanendo
nell'ambito della relazione intima, due dei tre elementi possono
temporaneamente interagire tra di loro escludendo il terzo.
Ad esempio il padre ama andare a pesca con il figlio e diventa per
loro una possibilità di comunicazione, mentre la madre non è
coinvolta da questa esperienza che riguarda solo loro; allo stesso
modo il bambino può essere escluso dalla scelta dell'acquisto di una
casa e in tal caso l'interazione riguarda e coinvolge solo i genitori.
Possiamo quindi dedurre che l'interazione, che riguarda solo la
dimensione spazio/temporale del qui e ora, nella triade si articoli
sempre su due dei membri, a seconda dello spostamento del centro
di interesse. Risulta ovvio che, se la comunicazione si concentra
sempre nella stessa coppia, esistono dei problemi di relazione nella
triade. Si deduce, quindi, che sempre per questo stesso motivo
nella triade è possibile la formazione delle coalizioni.
Il Piccolo Gruppo è un gruppo costituito solitamente da 4 a 10-12
membri. È uno dei modelli di interazione sociale fondamentali, e molte
attività sociali e funzionali avvengono in o attraverso gruppi di tali
dimensioni. Gruppi più ampi tendono a dare luogo alla formazione
spontanea di sottogruppi di questa dimensione, sia in ambito
sociorelazionale che operativo-lavorativo.
Il Gruppo Mediano è un gruppo costituito di solito da 10-12 a 25-30
membri. Col passaggio dal piccolo gruppo al gruppo mediano le relazioni
personali divengono meno strette, ed in caso di interazione prolungata
quest'ultimo tende a segmentarsi informalmente in piccoli gruppi.
Il Grande gruppo, o Large group, conta dai 30 membri in su. In tali tipi di
gruppo le interazioni sono meno dirette e personali, e l'individuo è più
soggetto alla dialettica di polarizzazione tra fenomeni di
massificazione/individuazione. In linea teorica, le comunità, le
organizzazioni sociali e le collettività sono forme particolari di very large
group.
La percezione di
appartenenza
Secondo le Teorie della percezione sociale relative al tema della
Social cognition, esistono varie motivazioni in base alle quali si
percepisce la propria appartenenza ad un gruppo
Per vicinanza. Spesso si inizia a frequentare delle persone che ci sono
vicine fisicamente, ad esempio che abitano nello stesso quartiere,
frequentano lo stesso bar, la stessa scuola ecc. Rappresentano
sicuramente tutte occasioni per fare conoscenze o condividere delle
esperienze. La vicinanza spesso rappresenta il primo motivo di contatto
per la scelta di appartenere ad un gruppo spontaneo. Sulla base di questo
criterio, infatti, si formano spesso gruppi per la condivisione del tempo
libero.
Per somiglianza. Si tratta di un criterio di appartenenza relativo alla
disposizione in alcune persone di ricercare nell'altro le proprie convinzioni,
le idee i bisogni. Non si intende in questo caso somiglianza fisica, ma
affinità di pensiero, interesse e stile di vita. La gratificazione di trovare
altre persone con idee simili è ciò che porta, più di qualsiasi altro
elemento, all'unione. All'interno di un gruppo più ampio sembra naturale il
formarsi di sottogruppi, attraverso il criterio della somiglianza, infatti si
stabiliscono alleanze e nascono simpatie che in genere durano nel tempo.
Per identificazione. Si può appartenere ad un gruppo anche quando
non c'è somiglianza nelle idee o nei bisogni, ma con una motivazione
per lo più inconscia di identificazione all'altro.
La differenza con la somiglianza è nel meccanismo psicologico che
entra in gioco e determina la scelta. Molti individui aspirano ad
appartenere a gruppi che hanno un'identità specifica e che
rappresentano uno status socialmente desiderabile. Entrare a far
parte di un gruppo, quindi, può rappresentare per alcune persone
realizzazione, successo e prestigio. Per identificazione si intende
anche il processo di strutturazione della propria personalità e
identità sociale attraverso l'interdipendenza con il gruppo, in quanto
intervengono fattori soggettivi ed intersoggettivi, cioè appresi
attraverso il contatto con il gruppo. Infatti gli atteggiamenti e le
modalità di comunicazione si influenzano reciprocamente.
Dinamiche del gruppo
Con l'espressione dinamica di gruppo si indica l'evolversi delle
relazioni nel gruppo. Lo psicologo sociale Bruce Tuckman propose
nel 1965 un modello di evoluzione della vita di gruppo che consiste
in cinque fasi sequenziali
:
Formazione (forming). I membri del gruppo si orientano e
comprendono quale debba essere il comportamento nei riguardi del
coordinatore e degli altri membri.
Conflitto (storming). Si sviluppa un clima di ostilità verso gli altri
membri del gruppo e/o verso il leader, soprattutto per
l'incertezza dovuta a mancanza di direttive e di sostegno
psicologico, per la mancanza di strutturazione e per la resistenza
alla struttura. Si sviluppa una resistenza emotiva di fronte alle
esigenze del compito da svolgere come espressione alla propria
indisponibilità.
Strutturazione (norming). I membri si accettano
vicendevolmente, e si sviluppano delle norme di gruppo
alle quali tutti si sentono impegnati.
Attività (performing). I membri del gruppo accettano il
loro ruolo e lavorano per raggiungere i fini preposti.
Aggiornamento (adjourning). I membri del gruppo
decidono una sospensione delle attività al fine di
valutare il modus operandi e i risultati eventualmente
ottenuti.
La coesione di gruppo definisce il livello di
solidarietà fra i membri, ma anche la
condivisione di norme e il relativo senso di
appartenenza. Questa coesione è determinata
anche da fattori emotivi.
Diversi tipi di Gruppi Sociali
Caste: sono dei gruppi sociali ascrittivi e rigorosamente
chiusi secondo una stratificazione sociale che vuole
mantenere un criterio di purezza, viene trasmessa l'idea
per cui vi sia un retaggio naturale e biologico, non
culturale, anche i matrimoni sono di conseguenza
endogamici.
Classi Sociali (Karl Marx): sono dei gruppi non ascrittivi
basati su qualità socio-economiche, il cambiamento di
lavoro e di luoghi di ritrovo permette di modificare il
proprio status sociale.
Etnie: il gruppo etnico condivide fattori culturali ma non è
un contenitore di informazioni quanto una forma di
organizzazione sociale, un contenitore informativo, anche
se vi è un senso di appartenenza. I confini sono più o meno
attraversabili.
Robert K. Merton definisce il gruppo
come un insieme di persone interagenti
l'una con l'altra, dotate di senso di
appartenenza e considerate come
membri di un determinato gruppo non
soltanto da loro ma anche da coloro che
non ne fanno parte.
Norma
La norma sociale è una regola esplicita o
implicita concernente la condotta dei
membri di una società. Oggetto di studio
dell'antropologia, della psicologia sociale
e della sociologia, le norme sociali
prescrivono come devono comportarsi gli
individui e gruppi sociali in determinate
situazioni.
Classificazione
Nella società troviamo solitamente due tipi di
norme.
Le norme costitutive hanno la funzione di
costituire (cioè generare) una pratica che
prima della loro formulazione non esisteva.
Rientrano tra queste ad es. le regole dei
giochi.
Le norme regolative si limitano a
regolamentare delle pratiche già esistenti. In
questo tipo rientra la grande maggioranza
delle norme, dai precetti religiosi alle leggi
dello stato
In
virtù
della
loro
dimensione
prescrittiva, le norme rappresentano il
sistema di aspettative che il gruppo ha
rispetto a coloro che ne fanno parte.
Per es. il fatto che sulle strade italiane
tutti i veicoli circolino sulla corsia
destra è conseguenza di una norma
sociale appresa; gli individui vi si
adeguano in modo automatico e spontane
Controllo sociale
È evidente che la semplice esistenza di
norme non comporta il rispetto delle
stesse. Per ovviare al problema
dell'efficacia normativa, le aggregazioni
sociali si avvalgono di un duplice sistema
di controllo sociale
Il controllo sociale interno (detto anche
primario, o informale) opera attraverso la
socializzazione dei nuovi membri (per es.
neonati e immigrati).
Il controllo sociale esterno (detto anche
secondario, o formale) opera attraverso
la sanzione: ogni provvedimento preso nei
confronti dell'individuo che attua una
particolare condotta. Esistono due tipi di
sanzione.
LE NORME SOCIALI (1)
Homo oeconomicus (A. Smith): azione guidata dalla
razionalità strumentale; attore sociale in sé autonomo.
Homo sociologicus (Durkheim): azione guidata dalle
norme sociali; attore sociale esecutore di modelli
ereditati.
LE NORME SOCIALI (2)
L'azione razionale:
"se vuoi raggiungere Y, fai X”
(orientata ai risultati; condizionale e orientata al
futuro).
Le norme sociali:
"fai X" o "non fare X";
"se fai Y, allora fai X”;
"se gli altri fanno Y, allora fai X";
"fai X se è bene che lo facciano tutti".
LE NORME SOCIALI (3)
Perchè siano sociali, le norme devono essere:
a) condivise da più persone (norme su cannibalismo e incesto
condivise da tutti; norme riguardanti gruppi particolari: es.,
idea differenziata di “giusta distribuzione” dei guadagni tra
imprese e lavoratori);
b) sostenute in parte dalla loro approvazione e disapprovazione
(punizioni, codici d'onore, ostracismo).
Le norme sociali hanno una forte presa sul modo di pensare
della gente proprio perché la loro violazione può innescare
violente emozioni. L'aspetto emotivo delle norme è quello
centrale, ben più importante degli aspetti cognitivi.
LE NORME SOCIALI (4)
Le norme sociali si distinguono dalle:
1) norme morali
sono obbligazioni e interdizioni non
consequenzialistiche, da cui è possibile derivare i permessi.
le norme sociali
Solo alcune teorie morali, come l'utilitarismo, sono basate su
obbligazioni e interdizioni consequenzialiste.
Devo andare o no
all'appuntamento?
Mi interessa?
Ma viola qualche
mio principio?
Cosa diranno gli
altri (genitori,amici)?
Posso giustificarlo o sono
disposto a passare sopra?
SI
Forse sì
Che non è
appropriato
NO
Azione consequenziale o
azione appropriata?
Azione consequenziale
Azione appropriata
1. Che alternative ho?
1. Che tipo di situazione è questa?
2. Che desideri o obiettivi ho?
2. Chi sono io?
3. Le alternative di cui dispongo che
conseguenze hanno sui miei
desideri o obiettivi?
3. In questa situazione quanto sono
appropriate per me le diverse
azioni?
4. Scegli l'alternativa che presenta le
conseguenze migliori.
4. Fa ciò che è più appropriato.
Le nostre decisioni tengono quasi sempre conto di entrambe queste
prospettive: esse sono inestricabilmente intrecciate anche se possono avere
un peso diverso a seconda del tipo di decisione e del contesto sociale.
LE NORME SOCIALI (5)
Le norme sociali si distinguono dalle:
2) norme giuridiche
(a) l'obbedienza alla legge è razionale, su basi puramente
orientate al risultato: la pena è come il “cartellino del prezzo
attaccato al reato”;
(b) l'ordinamento giuridico prevede sanzioni formali ;
(c) per le persone incaricate di fare rispettare la legge,
applicare le punizioni è razionale: perderebbero il posto se
non lo facessero.
LE NORME SOCIALI (6)
Le norme sociali si distinguono dalle:
3. norme professionali
regolano i rapporti tra avvocato e assistito o tra medico e
paziente.
4. equilibri di convenzione
le norme previste dal codice della strada (differenti dal modo
di vestire, dall’etichetta, dall’educazione).
LE NORME SOCIALI
Le norme sociali si distinguono dalle:
5. norme private
le regole che le persone elaborano e si autoimpongono per
superare la debolezza della volontà. Non sono condivise dagli
altri e non ricevono appoggio da
approvazione/disapprovazione.
6. abitudini
o nevrosi compulsiva, comunque private.
LE NORME SOCIALI (8)
Le norme sociali si distinguono da:
7. tradizione
ripetizione o imitazione in modo irriflesso di ciò che i propri
antenati hanno fatto negli anni passati: distinto dal
tradizionalismo (deliberata imitazione di qualche modello
originale).
LE NORME SOCIALI (9)
osservazioni metodologiche
1. la distinzione tra razionalità e norme sociali non coincide
con quella tra individualismo metodologico e approcci olistici
(es., una norma rappresenta la propensione a provare
vergogna e a prevedere punizioni da parte degli altri al
pensiero di comportarsi in un certo modo vietato; tale
atteggiamento diventa una norma sociale quando è condiviso
da altre persone);
2. le norme sociali possono operare a livello inconscio (es.,
norme sulla distanza minima da tenere nelle conversazioni
informali);
3. norme e interesse personale possono coesistere; il
secondo può porre un limite all’invadenza delle prime.
Le norme servono ad un
qualche scopo?
Esistono prescrizioni sociali che sembrano non avere
nessuno scopo ulteriore, utile per l'individuo o la società.
Prescrizioni superate,
che non corrispondono
più alle esigenze della
interazione sociale
Prescrizioni frutto di
effetti non-intenzionali
selezionati socialmente
Le norme possono essere
usate strumentalmente?
Certamente le norme e i princìpi possono essere usati come
mezzi di manipolazione di una relazione, impiegati cioè per
giustificare (o razionalizzare a sè stessi) azioni ispirate dal
puro egoismo. Purtuttavia:
1. L'affermazione di un princìpio
ci vincola ad essere coerenti o
a perdere di credibilità;
2. I princìpi non solo ci vincolano verso gli altri ma anche
verso noi stessi (costituiscono
la nostra identità).
LE NORME SOCIALI
esempi
1. NORME CHE REGOLANO IL CONSUMO
Regole prescrittive (il modo adeguato di stare a tavola; snob;
duchessa di Guermantes; Bourdieu) e preferenze individuali.
2.
NORME CHE DEFINISCONO IL COMPORTAMENTO
"CONTRO NATURA"
Contro il cannibalismo (eccezione aereo delle Ande incidente
1972); vicende di O. Wilde.
3. NORME CHE REGOLANO L'USO DEL DENARO
Es. “non sta bene" tagliare l'erba del prato del vicino per
soldi; oppure acquistare il posto della persona davanti nella
coda.
LE NORME SOCIALI
esempi
4. NORME DI RECIPROCITA'
Ricambiare i favori ricevuti
5. DEONTOLOGIA MEDICA
I casi più gravi curati prima di quelli più lievi, ma in contrasto
con criteri razionali orientati ai risultati
6. CODICI D'ONORE
Dignitas romana; banchieri City; mafiosi.
LE NORME SOCIALI
esempi
7. NORME CHE REGOLANO LA PUNIZIONE
Atti di vendetta.
8. NORME CHE REGOLANO IL LAVORO
Il ruolo delle norme sociali sul posto di lavoro e nella
contrattazione salariale; le norme informali ( es., Hawthorne;
Bonazzi).
LE NORME SOCIALI (13)
esempi
9. NORME CHE REGOLANO LA COOPERAZIONE
Utilitarista: "coopera se e solo se il suo contributo aumenta
l'utilità media dei membri del gruppo ". E' attento ai risultati
e alle circostanze.
"Kantiano di ogni giorno": "coopera se e solo se sarebbe
meglio per tutti che ognuno lo facesse rispetto al caso in cui
non cooperasse nessuno". Trascura risultati e circostanze.
"Imparziale": "coopera se e solo se lo fa la maggior parte
degli altri". Attento alle circostanze ( i comportanmenti
altrui), ma non ai risultati.
10. NORME CHE REGOLANO LA DISTRIBUZIONE
"Regole di giustizia", eguaglianza ed equità. Tocqueville
LE NORME SOCIALI (14)
REALI
Hanno un potere motivazionale indipendente, sono fonti
dell'azione ex ante (non sono razionalizzazioni dell’interesse
personale);
AUTONOME
Non sono riducibili alla ottimizzazione.
Princìpi, norme e
istituzioni
I princìpi sono l'interpretazione personale delle norme, consuetudini o
modelli di comportamento che caratterizzano una società.
I princìpi che regolano le nostre
decisioni servono a dare continuità e prevedibilità ai nostri
corsi di azione.
Le istituzioni sono l'insieme delle
norme che regolano un sottoinsieme della società e ne rafforzano l'applicazione.
Le istituzioni e la
cooperazione sociale
Incendio in un
teatro affollato
Paura
Razionalità
individuale
Corsa verso
l'uscita
Trasferimento
del controllo
Panico
Uscita
ordinata
Le "risorse" istituzionali
Le istituzioni intervengono rendendo una attività socialmente indesiderabile più penalizzante per coloro che
potrebbero essere tentati di intraprenderla. Per fare ciò
ricorrono a:
1. minaccia di sanzioni
2. promessa di incentivi
3. rafforzamento di accordi vincolanti
4. modifica del contesto negoziale
5. definizione di consuetudini di azione
La "ruggine" delle
istituzioni
Vincoli alle azioni
individuali per produrre beni collettivi
Istituzioni
Individui
Ma le istituzioni sono
a loro volta il prodotto
dell'azione collettiva
Istituzioni e modello della
scelta razionale
Se l'unanimità si dà eccezionalmente, non si può
pensare che possa essere il voto della maggioranza
a costituire la volontà collettiva che opera nelle
istituzioni?
Istituzioni e significato
dell'azione
Le istituzioni allora non sono semplicemente il risultato
dell'azione di individui i cui desideri e credenze vengono
prima e non hanno nulla a che fare con le istituzioni medesime.
Come hanno mostrato in modo drammatico gli esperimenti
di Milgram (1974):
"Gli individui sono propensi ad accettare le linee di
condotta indicate dall'autorità legittima. Ciò significa che
l'individuo concede all'autorità di definire il significato
dell'azione, nonostante sia lui stesso ad effettuarla".
Norma sociale
Nòrma sociale Enunciato imperativo o prescrittivo
che impone a un individuo o a una collettività la
condotta o il comportamento più appropriati (cioè
'giusti') cui attenersi o da evitare in una determinata
situazione, al fine di confermare la propria
appartenenza al consesso sociale. La violazione di una
n.s. è definita devianza sociale, ed è associata di solito
a una sanzione la cui entità è proporzionale
all'importanza attribuita alla norma dalla collettività
che
vi
si
conforma.