Rassegna stampa 8 marzo 2017 - Consiglio Nazionale dei Geologi

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Consiglio Nazionale dei
Geologi
8 marzo 2017
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Correttivo Appalti, i tecnici
dipendenti pubblici dovranno
iscriversi all’Albo
di Paola Mammarella
Non basterà più l’abilitazione professionale per firmare i progetti da mandare in gara.
L'ultima bozza conferma l’obbligo del DM Parametri
08/03/2017 – Condizioni più eque per i progettisti liberi professionisti e per quelli
interni alle Stazioni Appaltanti. Lo prevede la bozza definitiva del decreto,
inviata alle Camere per il parere, che introduce anche una serie di tutele per i
professionisti.
Obbligo di iscrizione all’Albo
I progetti che le Stazioni Appaltanti dovranno mandare in gara dovranno essere
firmati da un professionista iscritto all’Albo professionale. Non basterà più la
semplice abilitazione professionale, come invece prevede il Codice Appalti (D.lgs.
50/2016).
Si tratta di un’inversione di tendenza che dà ascolto alle proteste del mondo delle
professioni dopo l’approvazione del Codice Appalti. I tecnici lamentavano una
disparità di trattamento tra liberi professionisti e dipendenti pubblici, che avrebbe
avuto ripercussioni negative sulla qualità della progettazione.
Il decreto Correttivo obbligherà quindi i professionisti interni alle Pubbliche
Amministrazioni a sostenere i costi per l’iscrizione agli Ordini professionali di
riferimento, segnando una novità importante.
Decreto parametri obbligatorio
Fin dalla prima versione del decreto Correttivo è stata introdotta una modifica
chiesta a gran voce non solo dai professionisti, ma anche dall’Autorità nazionale
anticorruzione (Anac). Si tratta del Decreto Parametri (DM 17 giugno 2016). Sarà
obbligatorio utilizzarlo per determinare i corrispettivi da porre a base di gara negli
appalti per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura.
Obbligo di pagare le prestazioni professionali
Anche se sembra scontato che un professionista venga pagato per la prestazione
svolta, spesso le Amministrazioni hanno trovato diversi escamotage che si sono
tradotti in un’unica conseguenza: molti professionisti hanno lavorato gratis per
mancanza di risorse.
Il Correttivo mette nero su bianco l’obbligo, per le stazioni Appaltanti, di pagare
sempre i professionisti, anche se poi non ricevono i finanziamenti per l'opera
progettata. Nei contratti non si potrà più inserire nessuna clausola che subordina
il pagamento del progettista all'ottenimento delle risorse richieste dall'ente.
Nei contratti per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura la Stazione
Appaltante non potrà inoltre prevedere forme di sponsorizzazione o di rimborso
come corrispettivo. Fanno eccezione i contratti relativi ai beni culturali.
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Norme correlate
Bozza non ancora in vigore 06/03/2017
Schema di Decreto Correttivo del D.lgs. 50/2016 (Correttivo del Codice Appalti)
Decreto Legislativo 18/04/2016 n.50
Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di
concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua,
dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonchè per il riordino della disciplina vigente in materia di
contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (Nuovo Codice Appalti)
Approfondimenti

Nuovo Codice Appalti Pubblici
Abusi edilizi, demolizione anche se i
proprietari sono estranei al reato
di Alessandra Marra
Cassazione: l’abbattimento è una sanzione che interessa tutti i titolari di un diritto reale
sull'area occupata dall'opera abusiva
08/03/2017 – L’ordine di demolizione, conseguente all’accertamento di un abuso
edilizio, produce effetti, oltre che sull’esecutore, anche su tutti i soggetti titolari di
diritti reali sull’area o sul bene, anche se estranei all’abuso.
Ad affermarlo la Corte di Cassazione con la sentenza 7943/2017.
Demolizione di opere abusive: il caso
Il Tribunale di Reggio Calabria aveva impartito l’ordine di demolizione di un
fabbricato di tre piani fuori terra, con strutture portanti in cemento armato, pilastri,
travi e un solaio in laterocemento, costruito in assenza di permesso di costruire, di
cui era stata accertata la realizzazione abusiva.
Successivamente, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio
Calabria aveva respinto la richiesta di estinzione dell’ordine di demolizione
presentata dai comproprietari del terreno, evidenziando la legittimità
dell’emissione dell’ordine di demolizione, in quanto sanzione amministrativa di
tipo ripristinatorio, da applicare anche nei confronti dei proprietari del bene, anche
se estranei alla commissione del reato.
Contro l’ordinanza di demolizione i comproprietari dell’area hanno presentato
ricorso in Corte di Cassazione sottolineando la loro estraneità alla commissione
del reato dell’abuso edilizio e al fabbricato abusivo oggetto dell’ordine di
demolizione.
Abusi edilizi: la demolizione riguarda tutti i titolari
Tale ricorso è stato respinto dalla Corte di Cassazione sostenendo che “l’ordine di
demolizione rappresenta una sanzione amministrativa da eseguire nei confronti
di tutti i soggetti in rapporto con il bene e che vantano su di esso un diritto reale
di godimento, anche se estranei alla commissione del reato”.
La Cassazione ha affermato che “la prescrizione di demolizione del fabbricato
abusivo non interessa solo l'autore del reato, ma anche tutti coloro i quali sono
titolari di un diritto reale (proprietà, superficie, usufrutto, ecc.) sull'area di sedime
occupata dall'opera abusiva”, a prescindere dalla circostanza che siano o meno
committenti o esecutori materiali del manufatto irregolare.
Nel motivare la propria decisione, la Corte di Cassazione ha sottolineato inoltre
che, non essendo stato approvato lo strumento urbanistico generale che
legittimerebbe l’edificabilità dei manufatti oggetto dell’ordine di ripristino, non vi
sono i presupposti per revocare o per sospendere l’ordine di demolizione.
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Codice dei contratti: Ecco il testo del
decreto correttivo presentato dal Governo
alle Camere
08/03/2017
Il Governo ha trasmesso alle Camere il 6 marzo 2017 lo Schema di decreto legislativo
recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 18 aprile 2016, n.
50 affinché lo stesso, così come disposto all’articolo 1, comma 3 della legge delega n.
11/2016 sia sottoposto al arere delle competenti commissioni parlamentari.
Il testo presentato alle Camere ha subito una dieta ipercalorica che ha portato gli originari
articoli del testo posto in consultazione, da 84 a 121 con 119 articoli che hanno subito
complessivamente 346 modifiche su un testo originario del Codice che era costituito
da 220 articoli che avevano subito già, con un avviso di rettifica del mese di luglio dello
scorso anno, oltre 160 modifiche su circa 100 articoli (leggi news).
Ricordiamo che l’originario testo del correttivo costituito da 84 articoli è stato messo in
consultazione dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi dal 16 al 22 febbraio,
che non si conoscono le osservazioni pervenute e che il Consiglio dei Ministri ha approvato
il 23 febbraio, in via preliminare, il testo del correttivo (probabilmente quello di 84 articoli
posto in consultazione).
Ovviamente il testo sarà già stato inviato al Consiglio di Stato ed alla Conferenza
unificata che, così come dispoto all’articolo 1, comma 3 della legge delega, devono
esprimere il proprio parere entro 20 giorni dalla data di trasmissione del provvedimento
mentre le commissiomi parlamentari competenti avranno 30 giorni che si preannunciano
difficili per le notevoli modifiche introdotte dal correttivo alcune delle quali potrebbero
essere non conformi ai principi e criteri direttivi della legge delega.
In allegato il testo del decreto correttivo trasmesso alle Camere, al Consiglio di Stato ed
alla Conferenza unificata unitamente al testo del d.lgs. n. 50/2016 coordinato con le
modifiche introdote dal correttivo e ad un testo a fronte a tre colonne in cui nella prima
colonna è riportato il codice dei contratti in atto vigente, nella seconda colonna il Codice
dei contratti coordinato con il correttivo posto in consultazione e nella terza colonna
il Codice dei contartti cordinato con il correttivo inviato alle Camere.
A cura di Redazione LavoriPubblici.it
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Documenti Allegati
Decreto correttivo inviato alle Camere - 6 marzo 2017
Testo coordinato d.lgs. n. 50/2016 con correttivo 6/3/2017
Testo a fronte
Codice dei contratti: Il decreto correttivo
definito da FINCO una “controriforma”
08/03/2017
FINCO scrive al Presidente del Consiglio e per conoscenza al Ministro delle Infrastrutture e
dei Trasporti una nota nella quale si richiamano i gravissimi rischi di passi
indietro nell’ambito del Correttivo del Codice degli Appalti (Schema di Decreto
Legislativo recante disposizioni integrative e correttive del Decreto legislativo 18 aprile
2016, n. 50), così come trasmesso dalla Cabina di Regia, presso la Presidenza del Consiglio,
alla Presidenza della Camera dei Deputati.
In essa la Presidente Tomasi afferma, tra l’altro, di non trovare adeguata motivazione “sul
perché, a distanza di meno di un anno dalla sua approvazione, venga proposta dal Suo
Governo una modifica che riguarda tali e tanti punti nevralgici, compiendo un gigantesco
passo indietro ed imprimendo al provvedimento correttivo l’impronta di una vera e propria
controriforma”.
Gli aspetti più eclatanti di tale involuzione riguardano: l’ampliamento dell’area del
subappalto “libero” (Art. 105 c.2 Codice), l’allargamento delle maglie dell”in house per
le manutenzioni (Art. 177 c.1 Codice) poste in essere dalle società concessionarie delle
autostrade, l’indebolimento delle lavorazioni superspecialistiche (Art.89 c.11 Codice)
e della qualificazione in generale (Art.105, c. 22 Codice), con la possibilità di utilizzare i
lavori non eseguiti ma subappaltati per acquisire le certificazioni SOA.
La Legge Delega ha dato la possibilità di modificare il nuovo Codice degli Appalti,
ritenendo con ciò di fornire un’opportunità di ulteriore adeguamento delle norme rispetto
alla complessa realtà degli appalti, nei confronti della quale si siano verificati, nel previsto
periodo di osservazione, scostamenti fra le disposizioni di legge e le sottostanti pratiche
operative, ma questo Decreto Legislativo correttivo appare incomprensibile, nella sua
portata, oltre che gravemente in contrasto, su taluni punti, con il lavoro svolto dal
Legislatore dello stesso Esecutivo in precedenza.
“Dovremo prendere atto che questa modifica – ove persista – costituisce un grosso
ripensamento del Governo su una delle più importanti tra le politiche riformatrici che sono
state alla base del consenso ottenuto nel Paese – conclude la Presidente Finco”.
In allegato la scheda tecnica con i principali punti critici.
A cura di Redazione LavoriPubblici.it
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Documenti Allegati
Scheda tecnica con i principali punti critici
Riforma della protezione civile: Sì
definitivo alla delega al Governo
08/03/2017
La Camera dei Deputati ha approvato, ieri 7 marzo, in via definitiva il testo unificato delle proposte
di legge: “Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema
nazionale della protezione civile”.
Il testo unificato delle proposte di legge, già approvato in prima lettura dalla Camera, consta di
un unico articolo, che delega il Governo all'adozione, entro nove mesi dalla data di entrata in
vigore della legge stessa, di uno o più decreti legislativi di ricognizione, riordino, coordinamento,
modifica e integrazione delle disposizioni legislative vigenti che disciplinano il Servizio nazionale
della protezione civile e le relative funzioni.
Il decreto delegato, che andrà attuato entro nove mesi, riscriverà, in pratica, una nuova legge sulla
Protezione civile partendo, ovviamente dalla legge n. 225/1992 istitutiva della stessa protezione
civile e che negli anni è stata sottoposta a svariate modifiche e da tutte le sue successive
stratificazioni. La legge delega approvata dai due rami del parlamento è costituito da un unico
articolo che contiene 7 commi.
Il comma 1 elenca gli ambiti oggetto della delega, di seguito elencati:

la definizione delle attività di protezione civile (lett. a));

l'organizzazione di un sistema policentrico a livello centrale, regionale e locale e
l'attribuzione delle funzioni di protezione civile allo Stato, alle regioni, ai comuni, alle
unioni dei comuni, alle città metropolitane, agli enti di area vasta e alle diverse componenti
e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile (lett. b) e c));

la partecipazione dei cittadini, singoli e associati, e delle università e degli enti ed istituti di
ricerca alle attività di protezione civile (lett. d) ed e));

l'istituzione di meccanismi e procedure di revisione e valutazione periodica dei piani di
emergenza comunali (lett. f));

la disciplina dello stato di emergenza e la previsione del potere di ordinanza in deroga alle
norme vigenti, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento e della normativa europea
(lett. g));

la previsione di modalità di intervento del Servizio nazionale di protezione civile volte a
garantire l'effettività delle misure adottate e stabilirne l'efficacia limitata alla durata della
situazione di emergenza stessa, in ragione della gravità dell'evento calamitoso, prevedendo
trasparenti procedure di verifica successiva in relazione alle procedure di acquisizione di
lavori, servizi e forniture, alla gestione dei rifiuti, delle macerie e delle terre e rocce da scavo
prodotte in condizioni di emergenza, nonché alle forniture di beni di prima necessità (lett.
h));

la disciplina delle misure per rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di
vita nelle aree colpite dagli eventi calamitosi, anche prevedendo eventuali forme di
microcredito agevolato ed escludendone l'applicabilità agli edifici abusivi danneggiati o
distrutti (lett. m));

la definizione del ruolo e delle responsabilità del sistema e degli operatori di protezione
civile, anche con riferimento alle attività di presidio delle sale operative e della rete dei
centri funzionali (lett. n));

l'individuazione di modalità di partecipazione del Dipartimento della Protezione Civile della
Presidenza del Consiglio dei Ministri all'elaborazione delle linee di indirizzo per la
definizione delle politiche di prevenzione strutturale dei rischi naturali e di origine antropica
e per la loro attuazione (lett. o)).
I commi da 2 a 4 recano i principi e i criteri direttivi sulla base dei quali devono essere
adottati i decreti legislativi, mentre i commi 5 e 7 disciplinano rispettivamente le procedure
per l'adozione dei decreti legislativi e l'adozione di disposizioni integrative o correttive dei
medesimi decreti legislativi. Il comma 6, infine, reca la clausola di invarianza finanziaria.
In alegato il testo della legge delega approvata e che, dopo la firma del Capo dello Stato ed il visto della
Corte dei Conti sarò pubblicata sulla Gazzetta ufficiale
A cura di Redazione LavoriPubblici.it
Progettazione e iscrizione all'albo: le novità del Correttivo Appalti per i tecnici
del 07/03/2017
Correttivo Appalti con novità importanti su parametri, concorsi, direttori tecnici,
appalti integrati, compensi. Importante: per firmare un progetto i professionisti
interni alla amministrazioni pubbliche dovranno essere iscritti al loro ordine di
appartenenza: non basterà più la semplice abilitazione
Chi non compare negli albi dei professionisti non potrà firmare un
progetto di appalto pubblico. Lo stabilisce il Correttivo Appalti, attualmente in
fase di 'studio' da parte delle varie strutture preposte a fornire pareri (Consiglio
di Stato, Conf. Unificata e commissioni parlamentari) dopo l'ok preliminare dato
dal Governo poco più di una settimana fa (qui il testo coordinato con la bozza di
decreto in consultazione).
La novità, che è una delle più interessanti per i tecnici, è quindi che per firmare
un progetto, i professionisti interni alla amministrazioni pubbliche
dovranno essere iscritti al loro ordine di appartenenza: non basterà quindi
più la semplice abilitazione. Di fatto, tutti i dipendenti della PA attualmente
non sono iscritti all'ordine dovranno adeguarsi ed iscriversi all'ordine
relativo, con relativi oneri, se vogliono firmare per conto della pubblica
amministrazione. Ma ci sono altre misure di rilievo per ingegneri, architetti e
tecnici in generale. Vediamole.
Parametri e compensi
Le tabelle del DM Parametri Bis saranno obbligatorie per la determinazione
del compenso dei professionisti e saranno utilizzate, quindi, dalle stazioni
appaltanti nella costruzione dei loro bandi. Non c'è più il 'potenziale utilizzo'
ma 'l'obbligatorio utilizzo' che ovviamente cambia tutto.
Inoltre, “le stazioni appaltanti non possono subordinare la corresponsione dei
compensi relativi allo svolgimento della progettazione e delle attività tecnicoamministrative ad essa connesse all'ottenimento del finanziamento dell'opera
progettata". Significa che il pagamento della prestazione andrà garantito,
senza fare ricorso a scorciatoie diventate sempre più frequenti negli ultimi
anni, con divieto di ogni forma di sponsorizzazione.
Concorsi di progettazione
Le PA saranno obbligate ad assegnare l'incarico al vincitore della competizione.
Il vincolo scatta in tutti i casi in cui il progetto non viene sviluppato all'interno
dell'amministrazione, ma solo se il vincitore è in possesso dei requisiti
previsti dal bando e se la Pa ha previsto questa possibilità nel bando stesso.
Pertanto, non succederà più che le PA si 'riservano' di dare l'incarico a chi vince
e poi agiscono diversamente.
Prevista anche una semplificazione operativa, ovverosia un doppio step per
sviluppare il progetto di fattibilità tecnico-economica che può essere
richiesto a chi partecipa a un concorso per la progettazione di opere
pubbliche. Architetti e ingegneri in gara potranno presentare un più snello
documento di fattibilità delle alternative progettuali e poi solo chi vincerà dovrà
sviluppare gli ulteriori documenti necessari a trasformare il documento in
un vero e proprio progetto di fattibilità tecnica ed economica.
Direttori tecnici
Cambia l'art.84 del Codice, nella parte in cui si stabilisce che i soggetti che alla
data di entrata in vigore del d.lgs. 50/2016 "svolgevano la funzione di direttore
tecnico presso un esecutore di contratti pubblici" con un'esperienza almeno di
cinque anni "possono continuare a svolgere tali funzioni". La norma tutela
ovviamente i professionisti non laureati.
Appalti integrati
Il divieto di appalto integrato del d.lgs 50/2016 'originale' si ammorbidisce, con
separazione meno netta tra fase di progettazione e fase esecutiva. Le gare sui
progetti definitivi, quindi, potranno essere affidate anche negli appalti ad alto
contenuto tecnologico, per beni culturali, manutenzioni, interventi urgenti e per
tutti gli interventi con progetto definitivo approvato entro il 19 aprile 2016 (data di
entrata in vigore del Codice). Le procedure potranno essere utilizzate entro 18
mesi.
Accordi quadro: niente da fare
I professionisti avevano chiesto di escludere tale forma di affidamento per
assegnare i servizi di architettura e ingegneria: nel Correttivo però la
modifica non c'è.
approvata mozione per la carta geologica d'Italia
casaeclima.com/ar_30445__senato-approvata-mozione-per-la-carta-geologica-italia.html
Martedì 7 Marzo 2017
Senato: approvata mozione per la carta geologica d'Italia
Impegna il Governo a valutare l'opportunità di stanziare le risorse necessarie per la produzione di una
cartografia geologica moderna e per la redazione di carte di microzonazione sismica che coprano le aree a più
elevata pericolosità sismica
L'Assemblea del Senato ha discusso e approvato stamane, in un testo riformulato, una mozione sulla carta
geologica d'Italia, presentata da senatori dei Gruppi AP, PD, Aut e Misto.
La mozione - prima firmataria la senatrice Anitori (AP) - partendo dalla premessa che la sequenza sismica che
ha sconvolto l'Italia centrale ha portato drammaticamente all'attenzione dell'opinione pubblica l'urgenza della
messa in atto di politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi geologici cui il nostro Paese è soggetto,
impegna il Governo a valutare l'opportunità di: stanziare le risorse necessarie sia per la produzione di una
cartografia geologica moderna, con una scala adeguata, che consenta la copertura dell'intero territorio
nazionale, incluse le acque territoriali, sia per la redazione di carte di microzonazione sismica che coprano le
aree a più elevata pericolosità sismica; inserire nel prossimo DEF il completamento della carta geologica
nazionale, prevedendo uno stanziamento strutturale, a decorrere dalla prossima legge di bilancio; escludere dal
vincolo del patto di stabilità interno per le Regioni tutti i fondi e le spese destinate alla prevenzione del rischio
sismico e all'aggiornamento della relativa cartografia, per consentire una più incisiva partecipazione delle
Regioni al cofinanziamento delle spese.
I senatori intervenuti nella discussione hanno sottolineato l'urgenza di una cartografia geologica aggiornata,
considerato che attualmente quasi il 60 per cento del territorio ne risulta scoperto. A tal fine è indispensabile
reperire adeguati finanziamenti con un provvedimento ad hoc. Secondo LN il lavoro fatto finora deve essere
parte integrante di un sistema informativo territoriale nazionale con informazioni codificate anche a livello
europeo.
Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente Degani ha espresso parere favorevole alla mozione, previa
riformulazione di alcuni punti delle premesse e del terzo impegno del dispositivo, prevedendo la possibilità per le
1/2
Regioni di stipulare patti di solidarietà nazionali o apposite intese regionali per il completamento del progetto
Carg.
Secondo M5S, pur essendo condivisibile nei contenuti, la mozione è un mero atto di ipocrisia: serviva un
disegno di legge con risorse dedicate che impegnasse concretamente l'Esecutivo.
2/2
per efficientare gli edifici PA più energivori serve 1 miliardo di
euro
casaeclima.com/ar_30447__enea-per-efficientare-edifici-pa-piu-energivori-serve-un-miliardo-euro.html
Martedì 7 Marzo 2017
ENEA: per efficientare gli edifici PA più energivori serve 1 miliardo di euro
In Italia gli edifici della Pubblica Amministrazione sono oltre 13mila e consumano 4,3 TWh l’anno per una bolletta
complessiva di circa 650 milioni di euro. Quelli più energivori sono circa il 20% del totale, con un consumo pari a
1,2 TWh e una spesa di 177 milioni di euro
“Per rendere efficienti energeticamente gli edifici più energivori della PA servirebbe investire circa 1 miliardo di
euro. In questo modo si riuscirebbero a tagliare i consumi mediamente del 40%, risparmiando ogni anno circa
75 milioni di euro sulla bolletta. Inoltre, questa operazione permetterebbe di creare oltre 13mila nuovi posti di
lavoro e tagliare 130 mila tonnellate di emissioni di CO2”.
Lo ha detto il presidente dell’Enea, Federico Testa, in occasione del convegno “ Efficienza energetica nelle
pubbliche amministrazioni locali: politiche e strumenti per la riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano”,
che si è svolto questa mattina a Roma alla Camera dei Deputati.
L’efficienza energetica – ha sottolineato Testa - ha dimostrato di poter giocare un ruolo determinante per
l’economia, generando filiere industriali made in Italy e nuovi posti di lavoro, grazie anche al sistema di
incentivazione per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.
In Italia gli edifici della Pubblica Amministrazione sono oltre 13mila e consumano 4,3 TWh di energia l’anno per
una bolletta complessiva di circa 650 milioni di euro. Quelli più energivori sono circa il 20% del totale, con un
consumo pari a 1,2 TWh e una spesa di 177 milioni di euro.
Il presidente dell'Enea ha sottolineato come la rivoluzione in chiave green della Pubblica Amministrazione sia già
partita grazie all’impulso della direttiva europea 27/2012 sull’efficienza energetica e al decreto legislativo di
recepimento 102/2014, che prevedono un tasso di riqualificazione energetica del 3% l’anno della superficie
occupata dalla Pubblica Amministrazione Centrale.
1/2
Testa ha poi ricordato che le famiglie italiane negli ultimi 10 anni hanno realizzato 2,5 milioni di interventi per
rendere più efficienti le proprie abitazioni, un investimento di circa 28 miliardi di euro che ha permesso di tagliare
26 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica.
L’ecobonus nel residenziale – ha concluso Testa – ha già contribuito a creare circa 50 mila nuovi posti di lavoro
l’anno nell’edilizia, un settore fortemente colpito dalla crisi economica. Ma per ottenere risultati ancora più rapidi
e significativi sia per l’economia che per l’ambiente bisognerebbe puntare a interventi di deep renovation, che
potrebbero abbattere del 60-80% i consumi dei condomini italiani più energivori.
2/2
La pianificazione comunale per il Rischio
Vulcanico Vesuvio e Campi Flegrei
Redazione 8 Marzo 2017
Modalità e criteri utilizzati dal Comune di Napoli
per la redazione della pianificazione di esodo
per il rischio Vesuvio e Campi Flegrei.
La pianificazione del rischio vulcanico connesso al Vesuvio e ai Campi Flegrei, nonostante
la localizzazione geografica di questi sistemi vulcanici sia la Campania, risulta un’attività di
rilevanza nazionale e di competenza di diversi livelli locali.
Questa tipologia di eventi è codificata come tipo c: “calamità naturali o connesse con
l’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità ed estensione debbono, con
immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da
impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo”, (art. 2 della L. 225/92)
Per calamità naturali di tipo vulcanico lo stato di emergenza può essere dichiarato anche
“nell’imminenza” e non solo “al verificarsi” dell’evento.
Pertanto la gestione dell’emergenza vulcanica si esplica con tempistiche che permettono
l’attivazione della macchina dei soccorsi in condizioni di sicurezza per la cittadinanza
coinvolta.
Il livelli di pianificazione sono nazionali, regionali e locali.


Il Dipartimento di Protezione Civile, sentita la Regione, indica gli indirizzi, la strategia
e le azioni di livello nazionale.
A livello locale, le Prefetture, la Regione, le Province e i Comuni assumono l’onere di
rendere il Piano Nazionale operativo attraverso tutte le attività da porre in essere
localmente inclusi i piani di settore (sanità, volontariato, trasporti, telecomunicazioni,
salvaguardia beni culturali, etc).
Le pianificazioni principali che ne discendono sono complementari e sono relative al:

Piano di evacuazione preventiva della popolazione: referenti della pianificazione sono
i Comuni facenti parte della zona rossa.


Piano di allontanamento della popolazione: referente della pianificazione è la Regione
Campania.
Piani di trasferimento ed accoglienza: referenti sono le Regioni e Province autonome
gemellate.
Il Piano Comunale, pertanto, viene a valle degli indirizzi nazionali, recepiti dalla Regione e
trasferiti, di concerto con le province e le prefetture, ai comuni affinché questi possano
rendere coerenti le pianificazioni territoriali con la pianificazione di emergenza dell’area
colpita dagli effetti di una potenziale eruzione.
Il Piano Comunale di Evacuazione deve garantire che in fase di allarme (dichiarazione
dello stato di emergenza) il territorio, perimetrato come “Zona Rossa” per la probabile
invasione di flussi piroclastici, sia preventivamente e cautelativamente sgomberato con la
tempistica dettata dagli organi nazionali di previsione e prevenzione.
Le modalità ed i criteri utilizzati dal Comune di Napoli per la redazione della pianificazione
di esodo per il rischio Vesuvio (porzioni di 3 quartieri nell’area Est) e Campi Flegrei (6
interi quartieri e porzioni di 5 nell’area Ovest) , sono i seguenti:









Individuazione della porzione di territorio o dei quartieri ricadenti in zona rossa e
relative Regioni gemellate;
Totale delle persone residenti da evacuare con modalità di mobilità assistita pari al
50% di quelle totali residenti rilevate dal censimento ISTAT 2011 (“Disposizioni per
l’aggiornamento della pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico del
Vesuvio”, direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 14/02/2014);
Individuazione di aree di attesa di interscambio per la mobilità assistita regionale;
Individuazione della viabilità principale di esodo e dei cancelli di “uscita” dalla zona
rossa
Suddivisione del territorio da evacuare sulla base della densità abitativa;
Scaglionamento orario delle partenze assistite, effettuato in 48 ore, nell’ambito delle
stimate 72 ore precedenti il probabile evento e a decorrere dalle quali viene dichiarato
lo “stato di emergenza”;
Stima dell’affluenza media oraria per ciascuna area (circa 400 persone);
Specifica dell’allontanamento per zone, con l’indicazione delle strade, dei civici, della
fascia oraria di partenza, della linea di trasporto pubblico di riferimento e dell’area di
recapito;
Allestimento delle aree di attesa con postazioni anagrafiche volanti, postazioni
sanitarie e presidi radio.
Perimetrazione della zona rossa soggetta a invasione di flussi piroiclastici Campi Flegrei e
Vesuvio (servizio P.C. comune di Napoli)
Una volta elaborata la pianificazione locale questa va, oltre che aggiornata e verificata con
esercitazioni, anche confrontata con quella dei Comuni limitrofi ed implementata con gli
elementi del piano regionale.
Il coordinamento delle diverse attività è fondamentale perchè un piano sia credibile e di
conseguenza, malauguratamente, attuabile.
Geol. Monica Adamo
Fonte: estratto dell’intervento presentato al convegno Piani di Emergenza Comunali –
PEC Aspetti teorici e problematiche applicative tenutosi a Napoli il 24 febbraio 2017
presso l’Università Parthenope
IMMAGINE IN EVIDENZA: perimetrazione della zona rossa soggetta a invasione di flussi
piroiclastici Campi Flegrei e Vesuvio (servizio P.C. comune di Napoli)