Rassegna stampa 18-19-20 febbraio 2017
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Transcript Rassegna stampa 18-19-20 febbraio 2017
Consiglio Nazionale dei
Geologi
18-19-20 febbraio 2017
19/02/2017
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tiratura:156556
19/02/2017
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Pag. 15
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20/02/2017
Pag. 4 N.43 - 20 febbraio 2017
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20/02/2017
Pag. 5 N.43 - 20 febbraio 2017
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20/02/2017
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Quotidiano
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Foglio
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Ordine Nazionale Geologi
Quotidiano
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43
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Ordine Nazionale Geologi
Settimanale
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Foglio
17-02-2017
37
1
Ordine Nazionale Geologi
Codice dei contratti: Consultazione sul
correttivo sino al 22 febbraio
18/02/2017
Restano soltanto tre giorni alle principali categorie di soggetti destinatari del
provvedimento correttivo sul Codice dei contratti di cui al decreto legislativo 18 aprile
2016, n. 50 per fornire i propri contributi sul testo. Qui di seguito il comunicato pubblicato
nella homepage del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza
del Consiglio dei Ministri.
“L’articolo 1, comma 8, della legge 28 gennaio 2016, n. 11, dispone che il Governo, entro
un anno dall’entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n.
50/2016) può emanare disposizioni integrative e correttive al codice stesso, con la
medesima procedura prevista per l’adozione del provvedimento principale.
A tal fine, in attuazione di quanto previsto dal comma 2 del richiamato articolo 1 della
legge delega, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha avviato una consultazione, di
concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e sentita l’ANAC, delle
principali categorie di soggetti destinatari del provvedimento correttivo, di prossima
adozione.
I soggetti coinvolti sono stati invitati a fornire i propri contributi in relazione al testo
coordinato degli articoli modificati o integrati dal provvedimento correttivo, con la
possibilità di proporre modifiche riferite anche ad altri articoli. La consultazione si
concluderà il prossimo 22 febbraio 2017”
Ecco il Testo coordinato del correttivo sottoposto a consultazione
Ritorneremo sull’argomento domani facendo un confronto tra il testo circolato in data 9
febbraio e quello posto in consultazione.
A cura di Redazione LavoriPubblici.it
© Riproduzione riservata
Documenti Allegati
Testo coordinato del correttivo sottoposto a consultazione
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Speciale Codice Appalti
Codice dei contratti: Consultazione
sul correttivo sino al 22 febbraio
18/02/2017
Restano soltanto tre giorni alle principali categorie di soggetti destinatari del
provvedimento correttivo sul Codice dei contratti di cui al decreto legislativo 18 aprile
2016, n. 50 per fornire i propri contributi sul testo. Qui di seguito il comunicato pubblicato
nella homepage del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza
del Consiglio dei Ministri.
“L’articolo 1, comma 8, della legge 28 gennaio 2016, n. 11, dispone che il Governo, entro
un anno dall’entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n.
50/2016) può emanare disposizioni integrative e correttive al codice stesso, con la
medesima procedura prevista per l’adozione del provvedimento principale.
A tal fine, in attuazione di quanto previsto dal comma 2 del richiamato articolo 1 della
legge delega, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha avviato una consultazione, di
concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e sentita l’ANAC, delle
principali categorie di soggetti destinatari del provvedimento correttivo, di prossima
adozione.
I soggetti coinvolti sono stati invitati a fornire i propri contributi in relazione al testo
coordinato degli articoli modificati o integrati dal provvedimento correttivo, con la
possibilità di proporre modifiche riferite anche ad altri articoli. La consultazione si
concluderà il prossimo 22 febbraio 2017”
Ecco il Testo coordinato del correttivo sottoposto a consultazione
Ritorneremo sull’argomento domani facendo un confronto tra il testo circolato in data 9
febbraio e quello posto in consultazione.
A cura di Redazione LavoriPubblici.it
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Home Geologia La nascita della sismologia strumentale sull’Etna (1879-1883)
Geologia, Rischi
La nascita della sismologia
strumentale sull’Etna (18791883)
Guglielmo Manitta
18 Febbraio 2017
Nessun Commento
Tra il 1879 e il 1883 sull’Etna, date le
frequenti eruzioni del vulcano, fu
progettata una rete sismica che
potesse contribuire alla previsione e
alla prevenzione dei fenomeni eruttivi.
Lo studio dei fenomeni vulcanici dell’Etna, 韛�no alla prima metà del XIX
secolo e in particolare con l’eruzione del maggio-giugno 1879, si
focalizzava esclusivamente sulla cronologia degli eventi e sull’analisi
super韛�ciale dei prodotti. La prima eruzione a essere osservata attraverso
l’ausilio di strumenti sismici fu quella del marzo del 1883, con apparecchi
impiantati sul vulcano in seguito all’eruzione del 1879 che scosse un
ampio interesse negli organi istituzionali del Regno d’Italia[1]. I governanti
del nuovo regno, infatti, non avevano nessuna esperienza sui
provvedimenti da prendere durante un’eruzione etnea. Grazie al
vulcanologo Orazio Silvestri, il quale intrattenne una 韛�tta corrispondenza
soprattutto con il Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio e con
quello della Pubblica Istruzione, i ministri decisero di 韛�nanziare
Privacy
l’istallazione di sismogra韛�, utili per la prevenzione e per una maggiore
sorveglianza della sismicità correlata all’attività vulcanica dell’Etna. Il
progetto per l’impianto delle varie stazioni sismiche nacque nel 1879,
quando i componenti della commissione offrirono un ambizioso progetto
contenuto nella relazione sull’eruzione avvenuta lo stesso anno. In questa
relazione gli autori propongono quanto segue: «Sarebbe importante, che
nei punti favorevoli situati nella periferica dell’Etna, ove si trova un uf韛�cio
telegra韛�co, e possibilmente nell’uf韛�cio stesso, fossero eretti piccoli
Osservatorii sismici, i quali dovrebbero essere in relazione col nuovo
laboratorio del prof. Silvestri in Catania, al qualche sarebbe così af韛�data
la direzione di tutte queste osservazioni. Anche nel nuovo Osservatorio
etneo dovrebbero eseguirsi osservazioni sismiche e vulcanologiche,
almeno per la parte dell’anno in cui l’Osservatorio sarà accessibile, e con
istrumenti possibilmente perfetti. La Commissione crede, che il numero
dei piccoli Osservatorii sismici andrà sempre più estendendosi e che il
laboratorio del prof. Silvestri a Catania sia destinato a divenire il centro di
una serie importante di ricerche vulcanologiche»[2].
L’esigenza impellente dell’istallazione di sismogra韛� sull’Etna appare
evidente nel 1881, e precisamente se ne ha il primo riscontro in una
lettera del Ministro della Pubblica Istruzione, il quale informa il collega
dell’Agricoltura Industria e Commercio che il Rettore dell’Università di
Catania ha insistito sul pagamento della somma di 12.000 lire per lo
studio dei fenomeni vulcanici dell’Osservatorio Vulcanologico Etneo
fondato lo stesso anno.
Conosceregeologia
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Conosceregeologia ha aggiornato
la sua immagine di copertina.
Ieri alle 12:25
Foto 1 – L’Osservatorio Meteorologico Etneo, costruito sull’Etna nel 1879,
ma che sarà utilizzato per l’osservazione sismica e vulcanologica solo
qualche decennio dopo. Xilogra韛�a pubblicata in: “Gustavo Strafforello, La
patria, geogra韛�a dell’Italia. Sicilia, Torino, Unione tipogra韛�co-editrice,
1893.”
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L’11 giugno 1881 il Ministro dell’Agricoltura rispose alla lettera offrendo
un maggior numero di notizie precise sulla destinazione della spesa delle
12.000 lire. In questa lettera il Ministro scrive: «Il progetto per l’erogazione
di parte della detta somma destinata all’impianto degli osservatori sismici
sulla periferia dell’Etna è già stato presentato e sarà quanto prima
approvato e mandato ad esecuzione. Sono altresì arrivati gli studi per la
costruzione dello spettroscopio per le osservazioni delle eruzioni
vulcaniche e del pendolo per misurare la variazione della gravità sull’Etna;
apparecchi questi dei quali il Prof. Blaserna, Presidente della
Commissione[3] per lo studio delle eruzioni etnee, si è specialmente
interessato di curare la fabbricazione». Queste lettere sono contenute nel
fascicolo riguardante l’eruzione etnea del 1879 conservato presso
l’Archivio Centrale dello Stato, fondo MAIC, IV versamento, busta 797.
Nonostante la corrispondenza su questa eruzione continuerà sino al
1883, non sono presenti lettere nelle quali si fa cenno all’istallazione degli
impianti sismici.
I propositi di Silvestri sull’uso di strumenti sismici erano chiari sin dal
1865, ma solo dopo 17 anni di insistenze, nel 1883, raggiungerà l’intento:
«E sia reso plauso al Real Governo che 韛�nalmente sulla mia iniziativa
presa in questo ordine di idee 韛�no dal 1865, sostenuta in seguito per 17
anni sempre con lusinghiere speranze di riuscita, corroborata
recentemente dai favorevoli 4 voti del Consorzio Universitario, del
Consiglio Provinciale, del Consiglio Comunale di Catania e per ultimo da
una Commissione Governativa, sia venuto alla determinazione di mettere
in atto le proposte che ebbi l’onore di presentare in un progetto dettagliato
con lo scopo di stabilire sull’Etna un sistema ordinato di osservazioni non
circoscritte in un punto, ma estese quanto più è possibile in ragione della
gigantesca mole del nostro vulcano e della grande area compresa dalla
sua base»[4].
CONCORSO fotogra韛�co
”IL DISSESTO
IDROGEOLOGICO” –
FOTOGALLERY …
17 Dicembre 2016
Dati più precisi trapelano dalla corposa relazione di Silvestri sull’eruzione
etnea del 1883[5], nella quale descrive gli eventi eruttivi e geodinamici del
vulcano tra il 1880 e il 1883: «Fino dal principio di questo anno 1883 mi è
stato possibile di accompagnare con mezzi di precisione lo studio dei
fenomeni geodinamici della regione etnea, compresi i microsismici, il cui
attento esame è di grandissimo interesse in relazione ai più grandi
movimenti ossia ai terremoti sensibili. La occasione della recente
eruzione del marzo ha dimostrato che si possono avere resultati molto
importanti per la scienza ed io mi affretto ad esporre nelle seguenti
pagine quelli ultimamente ottenuti»[6]. Nel gennaio 1883 il numero degli
osservatori sismici ammontava a 10. Silvestri, infatti, li elenca nel suo
studio: «Complessivamente gli osservatorj governativi attuali sono in
numero di 10 e questi si trovano distribuiti a Catania, Paternò, Biancavilla,
Adernò, Bronte, Randazzo, Linguaglossa, Giarre, Belpasso, Mineo – Con
questi osservatorj si trovano in corrispondenza altri due (per spontanea e
gentile offerta dei rispettivi direttori) i quali sono, quello di Riposto
appartenente all’Istituto Nautico (diretto dall’egregio Prof. Ca韛�ero) e
quello di Acireale di fondazione privata del benemerito Barone A. Pennisi
di Floristella»[7].
Etna, breve storia
eruttiva –
FOTOGALLERY
CONOSCEREGEOLOGIA
5 Novembre 2016
Privacy
FOTOGALLERY
CONOSCEREGEOLOGIA
– Gli scatti dell’88°
Congresso …
11 Settembre 2016
Foto 2 – Stralcio del diagramma che sintetizza le osservazioni sismiche
eseguite da Orazio Silvestri durante il periodo eruttivo dell’Etna nel marzo
del 1883, pubblicata in “Sulla esplosione etnea del 22 marzo 1883 in
relazione ai fenomeni vulcanici (geodinamici ed eruttivi) presentati
dall’Etna durante il quadriennio compreso dal gennaio 1880 al decembre
1883, Atti dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, Serie III,
Tomo XVII, Catania, Stabilimento tipogra韛�co di C. Galatola, 1883.”
Il 22 marzo 1883 un’estesa frattura eruttiva si impianta sul 韛�anco
meridionale dell’Etna. Questa eruzione si concluderà solo il 24 dello
stesso mese. Gli strumenti sismici impiantati in soli due anni furono
necessari per la previsione dell’inizio della nuova eruzione. L’eruzione del
1883 fu preceduta da un’intensa attività sismica. Ciò trova conferma nella
relazione di Silvestri sull’eruzione etnea pubblicata lo stesso anno e in un
telegramma inviato dallo stesso al Ministro dell’Agricoltura, Industria e
Commercio.
Olimpiadi 2016. Lo
sport a Pompei – …
6 Agosto 2016
Come scrive Silvestri in un telegramma del 22 marzo (Archivio centrale
dello stato, IV versamento, busta 797), «dopo due giorni continui terremoti
scoppiata eruzione 韛�anco meridionale 1100 metri elevazione». Il 23
marzo 1883 il Ministro dell’Agricoltura ringrazia Silvestri per le
informazioni che incessantemente trasmette al ministero. Nel
telegramma lo scrivente si congratula per l’attivo servizio di monitoraggio;
infatti, si legge: «Godo apprendere servizio sismico attivissimo
applaudito».
Concorso fotogra韛�co
“Passeggiando tra i
Paesaggi Geologici …
13 Luglio 2016
I risultati ottenuti dai nuovi impianti sono descritti nella relazione di O.
Silvestri sull’eruzione del 1883 inviata al R. Governo. In questo rapporto il
noto vulcanologo scrive: «Ho dovuto notare coi nuovi mezzi di
osservazione che le fasi di minore forza erano accompagnate da specie
di burrasche microsismiche, da cui dedussi la possibilità d’un periodo
prossimo di terremoti, tanto che credei opportuno di scrivere in data del 2
gennaio 1883 “non essere dif韛�cile la prossima manifestazione di qualche
terremoto sensibile”»[8]. Queste ultime parole riportate dallo stesso
autore furono pubblicate in un articolo sul “Corriere di Catania” del 3
gennaio 1883. Il passo si riferisce alla sismicità che accompagnò una
fase di debole attività eruttiva al cratere sommitale dell’Etna. Sempre
nella stessa relazione Silvestri scrive: «Il fatto della recente eruzione
scoppiata stamane alle ore 1 ¼ ant. è interessantissimo per la scienza,
perché ha dato un carattere di conferma alle precedenti deduzioni, col
Privacy
compimento di quei fatti ritenuti come probabili dal complesso delle
continue osservazioni e dell’uso degli strumenti che conducono alla
misura delle quotidiane minime oscillazioni del suolo»[9]. La parte più
interessante di questo passo risiede proprio nelle ultime parole con le
quali Silvestri mette in risalto la grande importanza degli strumenti
nell’individuazione e nello studio di eventi sismici di piccola intensità.
Nel fascicolo della corrispondenza ministeriale sull’eruzione dell’Etna del
1883, conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, è contenuto un
telegramma del Ministro dell’Agricoltura, il quale informa O. Silvestri della
disposizione fatta sull’invio di strumenti sismici in sostituzione a quelli
danneggiati di Linguaglossa. Nel telegramma si legge: «Disposto che
dall’of韛�cina dell’uf韛�cio centrale Meteorologico le siano inviate due nuovi
apparecchi sismici da sostituire i due guastati di Linguaglossa».
Il Ministro dell’Agricoltura in una lettera diretta al Prefetto di Catania,
datata 19 aprile 1883, chiede di far giungere a O. Silvestri l’ammirazione
per l’attenzione impiegata agli strumenti sismici af韛�dati all’osservatorio
geodinamico.
Le migliori occasioni, affermava Silvestri, per aggiungere nuove
conoscenze e osservare nuovi fenomeni, anche tramite l’ausilio di
strumenti, sono le eruzioni vulcaniche. Dopo la 韛�ne della breve eruzione
del 1883, l’Etna entrò in una fase di quiescenza 韛�no al 1886, quando il 18
maggio una nuova frattura eruttiva si aprì sul 韛�anco meridionale del
vulcano. Nella relazione sull’eruzione del 1886 Silvestri scrive, mostrando
una scrupolosa precisione riguardo ai fenomeni sismici: «Questi terremoti
minori e parziali precedettero una scossa più forte ondulatoriosussultoria che avvenne il 5 a ore 12,15 prolungata da 8 a 10 secondi e
generale a tutta la regione dell’Etna: infatti dopo averla sentita a Catania,
se ne ebbe per mezzo del R. servizio geodinamico la contemporanea
segnalazione da Paternò, Biancavilla, Adernò, Bronte, Randazzo,
Linguaglossa, Piedimonte, Giarre, Riposto, Zafferana Etnea, Acireale,
Pedara, Belpasso, Nicolosi…»[10].
[1] Su questa eruzione e i suoi risvolti rimando alla mia monogra韛�a
L’eruzione dell’Etna del 1879 problema dell’Italia unita: dall’apparato
eruttivo a Passopisciaro, Il Convivio editore, 2016.
[2] Pietro Blaserna, Gaetano Giorgio Gemmellaro, Orazio Silvestri,
L’eruzione dell’Etna del 26 maggio 1879. Relazione della commissione
nominata dai Ministero di Agricoltura industria e commercio e della
Pubblica Istruzione, Roma, Tipogra韛�a eredi Botta, 1879, pag. 10.
[3] Questa Commissione Scienti韛�ca fu nominata da entrambi i Ministeri
sopra citati il 4 giugno 1879 durante l’eruzione del 26 maggio-6 giugno
1879 per avere maggiori informazioni e risultati sull’evento eruttivo che si
stava svolgendo sul vulcano siciliano.
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LA VALANGA HA UCCISO 29 PERSONE
Hotel Rigopiano un mese dopo, fra
macerie, silenzio e gelo
–di Nicoletta Cottone
| 18 febbraio 2017
Rigopiano, un mese dopo la tragedia. Macerie, silenzio e gelo. I resti del resort a quattro stelle travolto dalla
valanga sono impastati di neve e fango. La valanga che mercoledì 18 gennaio, poco prima delle 17, ha
spazzato via il resort, ha sventrato la montagna trascinando neve, alberi e detriti alla velocità di 250
chilometri all’ora. Travolgendo tutto, con una forza pari a 4mila tir a pieno carico. Si è staccata da 2.200
metri di quota ed è piombata sul resort - dove c’erano 40 persone, 28 ospiti, tra cui 4 bambini, e 12
dipendenti -, trascinando centinaia di alberi nella sua folle corsa e distruggendo tutto. Drammatico il
bilancio finale: 29 vittime e 11 sopravvissuti. Per tutti, familiari delle vittime e sopravvissuti, è il tempo del
dolore. Della disperata ricerca di un perché . Delle indagini, della ricerca delle responsabilità per una tragedia
così grande.
Silenzio e gelo nella zona della tragedia
Ora nella zona c’è un silenzio irreale e un gran freddo: di notte il termometro segna -10 gradi. E sotto al
cumulo di macerie spunta l’albero di Natale con un tronco di 50 centimetri di diametro spezzato come fosse
un grissino. Si intravede un pezzo del tabellone del Monopoli, un quadro sfondato, quello che resta di due
eleganti divani, una casetta di plastica deformata. Nell’unica struttura intatta, c’erano i bambini, che si sono
salvati tutti: Edoardo, Samuel, Ludovica e Gianfilippo.
I soccorritori hanno lavorato in condizioni proibitive
I soccorritori hanno lavorato per ore, per giorni, in condizioni proibitive, scavando ed entrando in cunicoli
larghi 30 cm, per salvarli. Il cuoco Giampiero Parete è vivo perché era uscito a prendere nella macchina le
medicine per la moglie, mentre il tuttofare dell'hotel, Fabio Salzetta, era appena entrato nel locale caldaia.
Loro sono stato recuperati dagli uomini del Soccorso Alpino all’alba di giovedì 19 gennaio. Con i soccorritori
arrivati con gli sci ai piedi e le pelli di foca.
La macchina dei soccorsi parte in ritardo
Parete è stato il primo a lanciare l’allarme. Un allarme non ascoltato subito. Il primo allarme, delle 17.08, è la
telefonata di Giampiero Parete al 118. Dalla centrale operativa provano a richiamarlo 31 volte, senza riuscire a
contattarlo. Alle 17.40 c’è invece la telefonata tra la prefettura di Pescara e l’amministratore dell’albergo
Bruno Di Tommaso, che pur non trovandosi nel resort, dice che tutto a Rigopiano va bene.
Una incomprensione che ritarda la partenza della macchina dei soccorsi di almeno un’ora e mezzo. Le
telefonate di Quintino Marcella, il datore di lavoro di Parete contattato da quest’ultimo, arrivano infatti tra le
18.03 e le 18.20 ma,
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Domenica 19 Febbraio 2017 | 15:34
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visita tra la gente
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mungitura grazie a
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Domenica e lunedì la visita del
presidente del Parlamento europeo
Antonio Tajani sui luoghi del sisma
18/Febbraio/2017 - 17:02
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Protezione civile: "I
danni provocati dal
sisma ammontano a
23 miliardi"
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Task Force Edilizia Scolastica: Relazione
sulle attività e i risultati al 31 dicembre
2016
20/02/2017
Il Nucleo Verifica e Controllo dell’Agenzia per la coesione territoriale di supporto ed
accompagnamento dell'attuazione di programmi e progetti comunitari e nazionali ha,
recentemente, pubblicato la Relazione sulle attività e sui risultati della Task Force
Edilizia Scolastica (TFES) al 31 dicembre 2016. L'attività della TFES ha avuto inizio nel
mese di maggio 2014 nelle Regioni Calabria, Campania e Sicilia. I risultati positivi
ottenuti nelle tre Regioni “Convergenza” hanno determinato successivamente l'estensione
del progetto alle Regioni Basilicata, Lazio e Lombardia (dal mese di ottobre 2015) e alla
Regione Puglia (dal mese di gennaio 2016). Alla data del 31 dicembre 2016 la TFES aveva
in carico n. 2.032 interventi per un valore complessivo pari a circa 1.240 milioni di euro.
Gli interventi oggetto di monitoraggio sono compresi in diverse linee di finanziamento,
regionali e nazionali.
Per quanto concerne lo stato di attuazione degli interventi presidiati al 31 dicembre
2016, si può notare che più della metà rientra nella fase attuativa, avendo quindi superato le
fasi con maggiori criticità ricorrenti, quali la progettazione, la fase autorizzativa ed
l’aggiudicazione. Ciò consentirà di dare modo alla TFES di presidiare nuovi interventi
ancora in fase di avvio.
Relativamente alle criticità rilevate, l’attività della TFES ha consentito di risolvere o
condurre in corso di risoluzione le diverse criticità rilevate in sede di sopralluogo, anche
condividendo i necessari adempimenti con i soggetti attuatori. Al 31 dicembre 2016 la
TFES ha registrato complessivamente 792 criticità delle quali il 41% superate e il 59% in
corso. “Inadeguatezza tecnica e/o inerzia dell’ente attuatore” e “Difficoltàinerenti i flussi di
finanziamento” tra Enti gestori e beneficiari, siano state le criticità maggiormente rilevate.
L’azione 2017-2023 della TFES dovrà quindi concentrarsi principalmente nel
miglioramento della governance degli interventi di edilizia scolastica e dell’efficienza
tecnica e/o amministrativa degli Enti locali ed attuatori degli interventi. Le criticità
“incompletezza o carenze del progetto esecutivo”, “mancato o ritardato rilascio delle
previste autorizzazioni”, “redazione e/o approvazione di perizie di variante” e
“carenzacoperture finanziari” sono causa o concausa del rallentamento dei lavori.
Per ultimo, per quanto riguarda l’Anagrafe Regionale Edilizia Scolastica (ARES) dei 22.591
edifici scolastici censiti, il 63% ha il controllo Sistema Nazionale Anagrafe Edilizia
Scolastica (SNAES) positivo (ovvero inseriti in ARES con almeno i 151 indicatori
indispensabili per il sistema SNAES), il 42% degli edifici è georeferenziato, il 14% degli
edifici ha gli elaborati planimetrici.
In allegato la Relazione sulle attività e sui risultati della Task Force Edilizia Scolastica.
A cura di Redazione LavoriPubblici.it
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Relazione sulle attività e sui risultati della Task Force Edilizia Scolastica
Codice dei contratti: Assistal, Cna
Impianti, Finco ed Unicmi contro alcune
modifiche introdotte dal correttivo
20/02/2017
Mentre è iniziata la consultazione sul provvedimento correttivo al codice dei contratti
pubblici che si concluderà alla mezzanotte del 22 febbraio prossimo riteniamo opportuno
segnalare le opinioni di alcuni operatori del settore sul correttivo datato 9 febbraio, che non
si discosta molto da quello posto in consultazione. Molte le prese di posizione delle
imprese che si occupano di impiantistica e di serramenti che avevano salutato positivamente
il testo del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e che, criticano, oggi, il testo del
correttivo.
Assistal - Il presidente dell’associazione nazionale costruttori di impianti Angelo Carlini,
in riferimento alle modifiche all’articolo 105 del nuovo Codice dei contratti contenute nel
correttivo ha, recentemente dichiarato che “Il testo in bozza del cosiddetto correttivo al
nuovo Codice dei contratti, che sta circolando in questi giorni, stravolge in maniera
inaspettata il nuovo approccio alla regolazione del mercato che il Dlgs n. 50 del 2016 ha
introdotto” ed ha aggiunto, anche, che “Il mancato richiamo alla categoria scorporabile ed
alla categoria prevalente e la forte limitazione introdotta all'istituto del subappalto sono
infatti stati accolti dal settore impiantistico, ma più probabilmente da tutte le imprese
operanti nei settori specialistici, come un grande passo verso il superamento del binomio
impresa prevalente-subappaltatori, riconoscendo finalmente l'importante ruolo che
l'impiantistica gioca nell'ambito della filiera delle costruzioni in qualità di partner e non
più di sottoposti” concludendo che “Purtroppo, la bozza di correttivo stravolge tutto ciò,
ripristinando perfettamente la situazione cristallizzata nel vecchio Codice”.
CNA Impianti - La confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media
impresa interviene sull’argomento con Guido Pesaro, Responsabile Nazionale di CNA
Installazione Impianti che ha affermato “Se siamo d’accordo nel rivedere i meccanismi
della qualificazione SOA attualmente troppo penalizzanti per le imprese appaiono
assolutamente non condivisibili le modifiche proposte all’istituto del subappalto con
l’eliminazione del tetto del 30% e la reintroduzione della categoria prevalente”. “Ma quello
che più preoccupa e che riteniamo incomprensibile - sottolinea il responsabile degli
impiantisti CNA - è la brusca ed immotivata marcia indietro innestata dal Governo; lo
stesso Governo, o quasi, e lo stesso Ministro che avevano licenziato non più tardi di un
anno fa un testo nel quale era chiaramente specificato, all’art. 105, che il subappalto non
avrebbe potuto superare il 30% dell’importo complessivo dell’appalto. Come giustificare
un simile dietro-front?”.
Finco - La Federazione industrie prodotti impianti servizi ed opere specialistiche per le
costruzioni è intervenuta sulla norma del correttivo che modifica il subappalto nella
categoria prevalente precisando che “È grave il restringimento della base su cui calcolare
la percentuale massima del subappalto alla sola categoria prevalente ed è grave che nelle
lavorazioni superspecialistiche le peculiarità che devono dimostrare le imprese vengano
spostate dalla esecuzione alla qualificazione. Con riferimento a quest'ultimo punto, è ben
evidente che le caratteristiche di particolare specialità debbano essere dimostrate sia nel
momento della qualificazione che in quello dell'esecuzione, ma la modifica proposta fa
intravedere il pericolo, non irreale, che si voglia conservare la forma della qualificazione
senza dare sostanza alla esecuzione consentendo a chiunque di eseguire le opere”.
Unicmi - L’unione nazionale delle industrie delle costruzioni metalliche dell’involucro e dei
serramenti ha untato il dito contro le modifiche introdotte dal correttivo all’articolo 177 del
nuovo Codice dei contratti ovvero sulla questione dell’esclusione delle manutenzioni
ordinarie dal limite del 20% massimo di lavori da tenere in house nel perimetro delle
concessioni. In una lettera inviata al MIT sono state evidenziate le ambiguità che risiedono
nella posizione sindacale di esclusiva difesa degli interessi dei lavoratori dipendenti dei
concessionari ignorando le conseguenze che l’in house produrrebbe non tanto ai bilanci
delle imprese specialistiche di settore (argomento che spesso il sindacato tende a non
ritenere rilevante) quanto ai livelli occupazionali delle imprese stesse. Ma soprattutto è stata
occasione per ribadire la convinzione di UNICMI che, dal momento che i soggetti
concessionari menzionati all’art. 177 comma 1, hanno ottenuto la concessione senza aver
vinto una gara, gli stessi, al fine di evitare una elusione delle norme europee in materia di
procedura di affidamento dei contratti e delle concessioni pubbliche, dovrebbero avere
l’obbligo di affidare all’esterno, attraverso una procedura di gara ad evidenza pubblica, non
già solo l’80%, bensì il 100% dei contratti di lavori, servizi e forniture, senza neanche il
limite dei 150.000 euro. Inoltre Unicmi ritiene necessario fare chiarezza sulla definizione di
manutenzioni ordinarie e reputa che il testo di legge avrebbe dovuto e debba farsi carico di
definire in maniera insindacabile il campo entro il quale si individuano gli interventi
ammissibili in questa categoria, restringendo l’elenco ai soli interventi che non necessitano
di investimenti da parte dei concessionari (compresi quelli determinati dalla concessione
stessa), bensì rientrino in una programmata attività manutentiva gestibile da magazzino.
Tutto ciò, sia per ovvie ragioni di tutela del comparto industriale rappresentato da Unicmi,
ma anche per l’affermazione di gestioni trasparenti e tracciabili dei lavori assegnati ed
eseguiti, a beneficio del paese, della qualità dei processi edilizi e degli utenti che utilizzano
le infrastrutture date in concessione.
A cura di Redazione LavoriPubblici.it
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Documenti Allegati
correttivo Codice dei contratti in consultazione
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Speciale Codice Appalti
Codice dei contratti: Il nuovo testo del
correttivo posto in consultazione
20/02/2017
Con un comunicato di venerdì 17 febbraio, il Dipartimento per gli affari giuridici e
legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha pubblicato sulla homepage la
notizia della consultazione sul provvedimento correttivo al codice dei
contrattiprecisando, anche, che la consultazione si concluderà il prossimo 22 febbraio
2017.Restano soltanto tre giorni alle principali categorie di soggetti destinatari del
provvedimento correttivo sul Codice dei contratti di cui al decreto legislativo 18 aprile
2016, n. 50 per fornire i propri contributi sul testo.
La prima novità del testo allegato alla consultazione sta nel fatto che si tratta non del
classico decreto correttivo come quello della versione del 9 febbraio ma dell'intero codice
dei contratti in cui sono evidenziate in grassetto le modifiche apportate dal correttivo.
Abbiamo ritenuto utile confrontare questo testo fornito dal DAGL sia con il testo
predisposto in riferimento al correttivo del 9 febbraio sia con il testo del decreto legislativo
18 aprile 2016, n. 50 con la tecnica del testo a fronte in tre colonne. Tale analisi ha messo
in evidenza che il testo messo in consultazione è del tutto simile a quello del 9
febbraio ed, anche, che si tratta sempre di circa 250 correzioni.
Da una rapida lettura è possibile affermare che la bozza messa in consultazione
conferma tutto l’impianto correttivo contenuto nella versione del 9 febbraio con le
conferme:
delle modifiche al subappalto;
della possibilità di appalto integrato su progetto definitivo che potrà essere
utilizzato in caso di appalti a prevalente contenuto tecnologico, nelle urgenze. e per i
lavori di manutenzione fino all'arrivo del decreto che introdurrà una nuova forma di
progettazione semplificata per questo tipo di interventi;
dell’obbligo relativo all’utilizzazione del decreto parametri per la definizione dei
compensi professionali;
dell'estensione a 10 anni del periodo base per le imprese al fine di dimostrare il
possesso dei requisiti di qualificazione e il rating di reputazione rilasciato dall'Anac
su base volontaria;
del soccorso istruttorio gratuito;
della semplificazione dell'appalto per le opere di urbanizzazione a scomputo
degli oneri,
mentre, si differenzia dalla precedente per:
1. l’inserimento nell’articolo 46 del codice del comma 2-bis con cui vengono salvati i
soggetti che alla data di entrata in vigore del codice svolgevano la funzione di
direttore tecnico e che erano in possesso alla medesima data di una esperienza
almeno quinquennale;
2. sul subappalto sono confermate le anticipazioni contenute nel correttivo del 9
febbraio con la quota subappaltabile della categoria prevalente fissata nella misura
del 30%; nella versione messa in consultazione vengono introdotte alcune modifiche
che consentono all’amministrazione di decidere se conoscere i nominativi della terna
dei subappaltatori in sede di offerta qualora la stazione appaltante ritenga necessario
conoscere anticipatamente i nominativi dei subappaltatori e tale richiesta è indicata
nel bando di gara;
3. relativamente alle procedure di aggiudicazione del contraente di cui all’articolo 195,
è stato modificato la soglia per l’affidameneto a contraente generale che passa da 15
a 150 milioni; ovviamente si era trattato di un refuso perché si trattava di n limite
troppo basso che avrebbe consentito la scappatoia del contraente generale al divieto
di appalto integrato;
4. all’articolo 21 relativo al programma degli acquisti e programmazione dei lavori
pubblici è stato introdotto il comma 8-bis in cui è precisato che il programma degli
acquisti e la programmazione dei lavori pubblici non si applica alla pianificazione
delle attività dei soggetti aggregatori e delle centrali di committenza.
5. con la modifica della lettera b) del comma 6 dell’articolo 26 relativo alla Verifica
preventiva della progettazione è stata cancellata la possibilità di affidare la
validazione dei progetti soprasoglia anche alle strutture interne;
6. relativamente alle procedure di approvazione dei progetti relativi ai lavori contenute
nell’articolo 27 è modificato il comma 1-bis in modo tale che sia possibile continuare
a ritenere validi i pareri già acquisiti nel caso in cui l'appalto si basi su progetti con
pareri scaduti, introducendo, però, un limite, comunque, non superiore a 5 anni;
7. salta al comma 3 dell’articolo 27 il termine di 60 giorni entro il quale la Pubblica
amministrazione e gli enti gestori avrebbero avuto l'obbligo di pronunciarsi sul
progetto di fattibilità in conferenza di servizi;
8. con le modifiche introdotte al comma 2 dell’articolo 102, per i lavori di importo pari
o superiore a 500.000 euro e non eccedente 1 milione di euro è facoltà della stazione
appaltante sostituire il certificato di collaudo con il certificato di regolare esecuzione.
A cura di Paolo Oreto
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Testo a fronte d.lgs. n. 50/2016 3 colonne
Testo correttivo posto in consultazione
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Speciale Codice Appalti
Milleproroghe: Il Senato approva il testo
con un maxiemendamento
20/02/2017
Con 153 voti favorevoli e 99 contrari, l'Assemblea ha rinnovato la fiducia al Governo,
approvando il maxiemendamento (che riproduce sostanzialmente il testo approvato dalla
Commissione Affari Costituzionali) interamente sostitutivo dell'articolo unico del ddl n.
2630 di conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, recante proroga e
definizione di termini.
Il cosiddetto milleproroghe è composto da 16 articoli. L'articolo 1 contiene disposizioni di
proroga termini in materia di pubbliche amministrazioni. L'articolo 2reca disposizioni in
materia di editoria e durata in carica del consiglio nazionale e dei consigli regionali
dell'ordine dei giornalisti. Gli articoli da 3 a 13 fissano rispettivamente proroghe in materia
di lavoro e politiche sociali; istruzione, università e ricerca; interno; sviluppo economico e
comunicazione; salute; difesa, infrastrutture e trasporti; giustizia; beni e attività culturali;
ambiente; economia e finanze. L'articolo 14 dispone proroghe relative a interventi
emergenziali. Gli articoli 15 e 16 riguardano le variazioni di bilancio e l'entrata in vigore
del decreto.
Il testo che scade il 28 febbraio prossimo passa ora alla Camera dei Deputati.
Di seguito alcune delle principali proroghe.
Adeguamento alla normativa antincendio per Asilo nido e Strutture alberghiere - E’
prorogato al 31 dicembre 2017 il termine per l'adeguamento alla normativa antincendio per
gli edifici ed i locali adibiti a asilo nido, per i quali, alla data di entrata in vigore del
provvedimento non si sia ancora provveduto all'adeguamento antincendio previsto
dall'articolo 6, comma 1, lettera a) del decreto del Ministero dell'interno 16 luglio 2014; è,
anche, viene prorogato, dal 31 dicembre 2016 al 31 dicembre 2017, il termine di cui all’art.
11, comma 1 del decreto-legge n. 150/2013 convertito dalla legge n. 15/2014, per
l’adeguamento alla normativa antincendio delle strutture alberghiere aventi determinate
caratteristiche.
Beni e attività culturali - Sono prorogati gli incarichi di collaborazione per la
partecipazione alle attività progettuali e di supporto al Grande Progetto Pompei. La norma
interviene sulle disposizioni relative alle speciali modalità operative impiegate nella
gestione degli interventi dell’area archeologica di Pompei, al fine di garantire la
prosecuzione delle attività di tutela, recupero e valorizzazione del sito e delle aree limitrofe
e di avviare il progressivo avvio del rientro nella complessiva gestione ordinaria del sito
nell’ambito della Soprintendenza speciale per Pompei in tempi consoni con le particolari
esigenze dell’area. In particolare si estende la proroga delle funzioni del Direttore generale
di progetto e della relativa struttura di supporto all’Unità «Grande Pompei» (Aree
archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata) così da assicurare il pieno ed
efficace svolgimento dei compiti assegnati. In base alla medesima logica di continuità, si
prevede altresì che la collaborazione dei componenti della segreteria tecnica di
progettazione attivata presso la Soprintendenza speciale Pompei possa avere la durata di 36
mesi, così che tale struttura possa continuare ad operare a supporto della Soprintendenza
stessa. È autorizzata la ulteriore spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2017 in favore delle
fondazioni lirico sinfoniche.
Detrazione Irpef acquisto di abitazioni in classe energetica A o B - È prorogata a tutto il
2017 della norma di cui art.1, comma 56, legge n. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016), che
prevede una detrazione Irpef commisurata al 50% dell’IVA dovuta sull’acquisto di
abitazioni in classe energetica A o B, da ripartire in 10 quote annuali di pari importo, a
decorrere dal periodo d’imposta nel quale l’acquisto è effettuato.
Difesa - Confermata, sul fronte della sicurezza, la possibilità per l’intelligence di effettuare
colloqui preventivi nei confronti di detenuti per raccogliere informazioni utili a prevenire
delitti di terrorismo.
Diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire - viene modificato il
comma 2 dell'articolo 17 del Dlgs 122/2005sulle disposizioni per la tutela dei diritti
patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire. Viene, in particolare, esteso da 15 a
25 anni il periodo massimo per il quale è dovuto il contributo obbligatorio posto a carico dei
costruttori tenuti all'obbligo di procurare il rilascio e di provvedere alla consegna della
fideiussione prevista dalla legge.
Distretti turistici -Viene prorogato dal 30 giugno 2016 al 31 dicembre 2017 l'obbligo
regionale di delimitare i Distretti turistici, volti a riqualificare e rilanciare l’offerta turistica a
livello nazionale e internazionale, di cui all’art. 3 comma 5 del decreto-legge n. 70/2011.
Economia e finanze - È prorogato al 31 dicembre 2017 il taglio del 10% degli emolumenti
corrisposti dalla Pubblica Amministrazione ai componenti di organi di indirizzo, direzione e
controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati e ai titolari
di incarichi di qualsiasi tipo nonché per i commissari di Governo e i commissari
straordinari.
Edilizia residenziale pubblica - È prorogato al 31 dicembre 2017 il termine per la ratifica
degli Accordi di programma per la rilocalizzazione degli interventi del programma
straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello
Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.
Editoria - È prorogato al 31 dicembre 2017 il termine a decorrere dal quale è obbligatorio
assicurare la tracciabilità delle vendite e delle rese della stampa quotidiana e periodica. Il
credito d’imposta previsto per sostenere l’adeguamento tecnologico degli operatori della
rete, distributori ed edicolanti è conseguentemente riconosciuto per gli interventi di
adeguamento tecnologico sostenuti sino al 31 dicembre 2017.
Giustizia - Vengono prorogati al 31 dicembre 2017 i termini concernenti la durata
dell’incarico del Commissario straordinario per il Palazzo di giustizia di Palermo e per
l’investimento finalizzato alla realizzazione delle relative strutture e impianti di sicurezza.
Impianti di produzione di energia termica - Slittano dal 31 dicembre 2016 al 31 dicembre
2017 e dall’1 gennaio 2017 all’1 gennaio 2018 le percentuali del 35% e del 50% relative
alla somma dei consumi previsti per l'acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il
raffrescamento previste nell’allegato 3 comma 1, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n.
28, recante “Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da
fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e
2003/30/CE”
Interno - Sono differiti al 31 dicembre 2017 i termini in materia di esercizio in forma
associata delle funzioni fondamentali dei piccoli comuni. È differito al 31 marzo 2017 il
termine per la deliberazione del bilancio annuale di previsione degli enti locali.
Infortuni sul lavoro -È prorogato, dal 12 aprile 2017 al 12 ottobre 2017, il termine di
decorrenza dell'obbligo - a carico del datore di lavoro e del dirigente - della comunicazione
in via telematica all'INAIL, a fini statistici e informativi, dei dati relativi agli infortuni che
comportano l'assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell'evento, di cui
all’art. 18 comma 1 bis del Dlgs n. 81/2008.
Infrastrutture e trasporti - È introdotta una modifica al nuovo Codice dei contratti e nel
dettaglio viene modificato l’articolo 216, comma 11 trasportando la scadenza del 31
dicembre 2016 fissata nel terzo periodo e relativa alla vigenza dell’articolo 66, comma 7 del
previgente d.lgs. n. 163/2006 alla data di entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 73,
comma 4 del nuovo codice dei contratti. In pratica con il suddetto comma continua a restare
in vita l’articolo 66, comma 7 del d.lgs. n. 163/2006 che così recita: “Gli avvisi e i bandi
sono altresì pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, serie speciale
relativa ai contratti pubblici, sul "profilo di committente" della stazione appaltante, ed
entro i successivi due giorni lavorativi, sul sito informatico del Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 6 aprile 2001,
n. 20, e sul sito informatico presso l'Osservatorio, con l'indicazione degli estremi di
pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. La pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana è effettuata entro il sesto giorno feriale
successivo a quello del ricevimento della documentazione da parte dell'Ufficio inserzioni
dell'Istituto poligrafico e zecca dello Stato. La pubblicazione di informazioni ulteriori,
complementari o aggiuntive rispetto a quelle indicate nel presente decreto, e nell'allegato
IX A, avviene esclusivamente in via telematica e non può comportare oneri finanziari a
carico delle stazioni appaltanti”
Interventi in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 2016 o da altre calamità
naturali e a interventi emergenziali - È prorogato al 31 dicembre 2017 il termine di
sospensione dei pagamenti delle rate dei mutui e di altri finanziamenti nei Comuni colpiti
dal sisma del 2016, di cui al comma 1, lettera g, del decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189. È
prorogata di ulteriori 6 mesi, limitatamente ai soggetti danneggiati che dichiarino
l’inagibilità del fabbricato, casa di abitazione, studio professionale o azienda, la sospensione
temporanea dei termini di pagamento delle fatture (gas, elettricità, acqua, assicurazioni,
telefonia, RAI). Viene ampliata, nell’ambito del pareggio di bilancio, la possibilità di spesa
per gli enti terremotati per l’anno 2017 per interventi finalizzati a fronteggiare gli
eccezionali eventi sismici e la ricostruzione, finanziati con avanzo di amministrazione o da
operazioni di indebitamento, per i quali gli enti dispongono di progetti esecutivi redatti e
validati in conformità alla vigente normativa, completi del cronoprogramma della spesa. In
relazione alle esigenze connesse alla ricostruzione a seguito degli eventi sismici verificatisi
a far data dal 24 agosto 2016, per l’anno 2017 è assegnato in favore dei Comuni interessati
dagli eventi sismici un contributo straordinario a copertura delle maggiori spese e delle
minori entrate per complessivi 32 milioni di euro. Viene rifinanziato per il 2017 il
contributo straordinario per la ricostruzione in favore del Comune de L’Aquila.
Istruzione, università e ricerca - Vengono prorogati al 31 dicembre 2017 i contratti in
essere di ricercatori a tempo determinato di tipo “b”.
Lavoro e politiche sociali - Viene prorogato per il 2017 l’intervento di integrazione
salariale straordinaria per le imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa.
Modalità telematica per la tenuta del libro unico del lavoro - E’ differita, dall’1gennaio
2017 all’1 gennaio 2018, la decorrenza dell'obbligo previsto all’articolo 15 del D.lgs. n.
151/2015.
Proventi dei titoli edilizi - Fino alla fine del 2019 le amministrazioni comunali potranno
utilizzare i proventi dei titoli abilitativi e delle sanzioni previste dal D.P.R. n. 380/2001 per
le spese di manutenzione ordinaria delle strade e del verde, nonché per le spese di
progettazione delle opere pubbliche.
Pubbliche amministrazioni - Viene prorogata fino al 31 dicembre 2017 l’efficacia delle
graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato relative alle
amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni. Vengono prorogati al 31
dicembre 2017 i contratti di lavoro a tempo determinato nonché i contratti di collaborazione
coordinata e continuativa, anche a progetto. Vengono prorogati al 31 dicembre 2017 i
contratti a tempo determinato per province e città metropolitane per i centri per l’impiego.
Ristrutturazioni scuole - Relativamente all’edilizia scolastica, il Governo consente ai
Comuni di poter utilizzare le risorse stanziate per interventi di ristrutturazione e di spostare
il pagamento dei lavori fino al 31 dicembre 2017. La proroga si rende necessaria, in quanto
gli enti locali hanno potuto aggiudicare le gare per l’esecuzione dei lavori solo entro il 29
febbraio 2016 con conseguente ritardo sugli interventi di risanamento degli edifici.
Salute - Viene rinviata dal 31 dicembre 2016 al 31 dicembre 2017 l’entrata in vigore delle
“Misure di governo della spesa farmaceutica e di efficientamento dell'azione dell'Agenzia
italiana del farmaco” previste dai commi da 2 al 23 dell’articolo 21 del decreto-legge 24
giugno 2016, n. 113 convertito dalla legge 7 agosto 2016, n. 160.
Diritti edificatori, ok alla cessione
nella stessa zona omogenea
di Alessandra Marra
Consiglio di Stato: possibile trasferire la cubatura in deroga all'indice di densità edilizia
se le norme non lo vietano
20/02/2017
20/02/2017 – Il trasferimento di cubatura deve ritenersi generalmente ammesso
in una stessa zona omogenea, anche in deroga all’indice di densità edilizia, salvo
che gli strumenti di pianificazione territoriale lo vietino espressamente o lo
assoggettino a particolari condizioni.
A dichiararlo il Consiglio di Stato nella sentenza 4861/2016.
Cessione di cubatura: il caso
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di un proprietario contro una sentenza
del Tar con cui era stata annullata la concessione edilizia per opere di
riqualificazione energetica e ampliamento che presupponevano l'uso degli
incentivi volumetrici (riconosciuti dalla disciplina urbanistica provinciale) e
l'acquisto di ulteriori diritti volumetrici da un appartamento condominiale
contiguo.
Il titolo abilitativo era stato ritenuto illegittimo dal Tar in quanto la mancanza di
un’esplicita previsione negli strumenti urbanistici rendeva inammissibile
derogare all'indice di edificabilità fondiaria stabilito dalla normativa tecnica di
attuazione per la zona interessata dalle opere edilizie (“zona residenziale B4 zona di completamento”).
La sentenza del Consiglio di Stato ha però ribaltato il risultato rilevando che le
cessioni di cubatura sono ammissibili e legittime quando si tratta di
contratti riguardanti appartamenti ubicati nella stessa zona.
Diritti edificatori, sì al trasferimento in zone omogenee
Con riferimento al mancato rispetto dell’indice di densità abitativa, Palazzo Spada
ha dichiarato: “non può ritenersi ostativo al trasferimento di diritti
edificatori (…) l’indice della ‘densità edilizia massima’ ( intendendosi per ‘densità
edilizia’ «il rapporto (mc/mq) tra la cubatura urbanistica realizzabile fuori terra e
la relativa superficie catastale del lotto edificatorio») poiché, in difetto di
espresso divieto, la densità edificatoria del singolo lotto può essere
ridistribuita (cessione di cubatura) tra i vari lotti di una stessa zona omogenea,
nel rispetto dell’indice territoriale dell’intera zona e del relativo complessivo
carico urbanistico”.
“Negare la possibilità del trasferimento di diritti edificatori” ha continuato il
Consiglio di Stato “nell’ambito di una stessa zona omogenea, con la motivazione
del mancato rispetto del parametro dell’indice edificatorio fondiario del lotto
beneficiario, equivarrebbe ad una sostanziale abrogazione dell’istituto il cui fine è
proprio aumentare la capacità edificatoria del lotto di proprietà del cessionario,
anche e proprio nei casi in cui la capacità edificatorio del lotto sia già esaurita,
ché, diversamente, non sarebbe necessario l’acquisto di diritti edificatori
provenienti da altro immobile (il tutto, purché venga rispettato l’indice
territoriale dell’intera zona)”.
Norme correlate
Sentenza 21/11/2016 n.4861
Consiglio di Stato - Ammissibilità della Cessione di cubatura
Codice Appalti, inizia l’iter del
correttivo
di Paola Mammarella
Dopo l’informativa di Delrio venerdì in Consiglio dei Ministri, testo aperto alle
consultazioni in vista della scadenza del 18 aprile
20/02/2017
20/02/2017 – Prosegue l’iter del Correttivo del Codice Appalti. Venerdì il Ministro
delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha svolto un’informativa
preliminare sul testo in Consiglio dei Ministri. Vuol dire che il percorso per la
revisione del Codice Appalti entra nel vivo, anche perché i tempi sono abbastanza
stretti. Tutti i passaggi devono infatti essere completati entro il 18 aprile.
Fino a mercoledì 22 febbraio il testo sarà sottoposto alle consultazioni con i
principali stakeholders. Passerà poi all’esame preliminare del Consiglio dei
Ministri. Successivamente sarà inviato alla Conferenza Stato Regioni, alle
competenti Commissioni parlamentari e al Consiglio di Stato. Dopo l’acquisizione
di tutti i pareri, il correttivo tornerà in Consiglio dei Ministri per l’approvazione
definitiva.
Correttivo appalti, confermati i pilastri fondamentali
Come spiegato da Delrio, l’intervento contempla modifiche e integrazioni al
Codice Appalti volte a perfezionarne l’impianto normativo, ma confermandone i
pilastri fondamentali.
Il Ministro ha voluto probabilmente rassicurare professionisti e imprese che nei
giorni scorsi, dopo la diffusione di una prima bozza, considerata ormai superata,
hanno parlato di “criticità” e “passi indietro”.
Correttivo appalti, giudizi contrastanti
Rispetto alle anticipazioni circolate, i professionisti hanno mostrato di apprezzare
l’introduzione dell’obbligo di utilizzare il Decreto Parametri per la definizione dei
corrispettivi a base di gara, ma si sono detti contrari alla possibilità di rispolverare
l’appalto integrato.
Architetti e ingegneri continuano inoltre a chiedere l’obbligo di affidare al
vincitore di un concorso la progettazione esecutiva dell’opera. Non è stata
considerata abbastanza coraggiosa l’ipotesi di lasciare alle Stazioni Appaltanti la
scelta se affidare la progettazione ai vincitori con procedura negoziata o se
svolgere i servizi all’interno.
Alcune imprese, tra cui quelle aderenti ad Ance, continuano a chiedere di portare
a 2,5 milioni di euro la soglia per l’aggiudicazione con massimo ribasso e sistema
antiturbativa, mentre giudicano positiva l’idea di ammorbidire i vincoli
sul subappalto. Non la pensano allo stesso modo le imprese specialistiche, che
temono una perdita in termini di qualità.
Ha suscitato polemiche anche la proposta che agli interventi di manutenzione e
alle opere eseguite in proprio non si applichi la regola del Codice in base alla
quale, nelle concessioni di importo superiore a 150 mila euro, l’80% dei lavori va
affidato con gara e il 20% può andare alle società in house.
Per capire in che direzione andrà il correttivo bisogna ora attendere le
consultazioni e i pareri.
Norme correlate
Decreto Legislativo 18/04/2016 n.50
Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli
appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei
servizi postali, nonchè per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture (Nuovo Codice Appalti)
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20 Feb 2017
Correttivo appalti , le (poche) novità della
bozza in consultazione fino a mercoledì
Mauro Salerno
Ci sono diversi chiarimenti formali e solo qualche piccola integrazione di sostanza nella nuova
bozza di decreto correttivo messa in consultazione da Palazzo Chigi. Vengono tutte ribadite le
aperture rispetto al divieto di appalto integrato. Così come le novità sul subappalto (tetto al 30%
sulla categoria prevalente). In questo caso però con un'integrazione relativa alla terna di
subappaltatori. Come prevedeva la bozza precedente la terna diventa facoltativa (a discrezione
della Pa). Ma in questo caso dovrà essere indicata con l'offerta e non prima della stipula del
contratto.
Le novità
Prima delle conferme segnaliamo le novità contenute nella nuova bozza messa in consultazione.
Innanzitutto la forma: la bozza in consultazione prede la formulazione in articolato (erano 84
articoli). Il testo fornito è l'intero codice appalti, con evidenziate in grassetto le modifiche
apportate dal correttivo. A un rapido confronto però il numero delle correzioni (circa 245)
rimane confermato.
Passando al merito, la nuova bozza contiene la norma che salva i vecchi direttori tecnici, che
hanno conquistato il titolo sul campo. La misura in realtà era presente anche nel vecchio testo.
Ma sembrava riferita ai progettisti della Pa. Ora con la collocazione in un altro articolo si
chiarisce che non è così.
Su subappalto, come anticipato, vengono confermate le anticipazioni. Con la sola novità relativa
alla terna (facoltativa ma in caso da indicare con l'offerta). La Pa, inoltre, può prevedere altri casi
anche sottosoglia in cui obbligare a indicare i tre subappaltatori, in questo caso, prima della
stipula del contratto.
La formula del general contractor potrà essere usata solo sopra 150 milioni. Qui si schiarisce
un'evidente svista, visto che nella prima bozza era scritto 15 milioni. Un limite troppo basso
anche per evitare l'utilizzo del contraente generale come scappatoia al divieto di appalto
integrato.
Il testo chiarisce poi che la disciplina della programmazione (triennale e biennale) non si applica
alle centrali di committenza. Mentre viene cancellata la possibilità di affidare la validazione dei
progetti soprasoglia anche alle strutture interne della Pa.
Sul fronte dell'iter di autorizzazione dei progetti, la nuova bozza precisa meglio quando è
possibile continuare a ritenere validi i pareri già acquisiti nel caso in cui l'appalto si basi su
progetti con pareri scaduti, introducendo un limite che non potrà essere superiore a 5 anni.
Salta, inoltre, l'inserimento del termine di 60 giorni entro il quale Pa e enti gestori avrebbero
avuto l'obbligo di pronunciarsi sul progetto di fattibilità in conferenza di servizi.
Fino all'arrivo di un nuovo decreto di Porta Pia i collaudi per le opere sotto i 500mila euro
potranno essere sostituiti da un certificato di regolare esecuzione.
Quanto ai bandi ora si chiarisce anche che l'avviso di aggiudicazione va dato 30 giorni dopo la
conclusione del contratto e non 30 giorni dopo l'aggiudicazione.
Le conferme
Per il resto l'impianto del correttivo resta interamente confermato. A partire dalla "sblindatura"
del divieto di appalto integrato. L'appalto su progetto definitivo potrà essere usato anche in caso
di appalti a prevalente contenuto tecnologico e nelle urgenze. In più la gara su progetto
definitivo viene "sdoganata" anche per i lavori di manutenzione (che non riguardino «rinnovo o
sostituzione» di elementi strutturali delle opere) fino all'arrivo di un decreto che introdurrà una
nuova forma di progettazione semplificata per questo tipo di interventi. Resta anche il
"minicondono" per le Pa che avevano un progetto preliminare o definitivo già approvato al
momento di entrata in vigore del codice (19 aprile 2016). Chi si trova in questa situazione potrà
tirare fuori il progetto dal cassetto e dare il via alla gara.
Per restare alla progettazione sono confermati anche l'obbligo di utilizzo dei parametri per la
definizione dei compensi professionali e le semplificazioni per i concorsi di architettura.
Sul fronte imprese resta l'estensione a 10 anni del periodo base per dimostrare il possesso dei
requisiti di qualificazione e il rating di reputazione rilasciato dall'Anac su base volontaria.
Confermato anche il soccorso istruttorio gratis e la semplificazione dell'appalto per le opere di
urbanizzazione a scomputo degli oneri.
Quanto alle misure più "delicate" anche la nuova bozza contiene l'obbligo di clausola sociale per
gli appalti ad alta intensità di manodopera e la possibilità per le concessionarie autostradali di
non calcolare i lavori di manutenzioni nel novero dell'80% degli appalti da affidare per forza con
gara.
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20 Feb 2017
Correttivo appalti/2. L'iter (difficile) per l'ok
finale e il rischio di finire fuori tempo
Mauro Salerno
È tardata di una settimana rispetto ai primi annunci, ma alla fine l'informativa al Governo sulla
bozza di decreto correttivo della riforma appalti è arrivata come previsto venerdì scorso (17
febbraio). Il passaggio indicato dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio come
propedeutico all'avvio delle consultazioni del mercato,sul testo che dovrà poi cominciare il
cammino formale in Consiglio dei ministri, segna il calcio di inizio del difficile cammino verso
l'approvazione finale. Magari non si tratterà di una corsa a ostacoli, ma poco ci manca. E il
pericolo di finire fuori tempo massimo non va sottovalutato. Perché si rischierebbe di di
mandare in fumo la delega, il lavoro svolto fino a ora e le attese di Pa e operatori sull'arrivo delle
misure destinate a correggere le criticità rilevate in questi primi messi di attuazione.
La consultazione, anche se un po' in sordina, è partita nella serata di venerdì con l'invio del testo
agli stakeholders - fa sapere Palazzo Chigi - e durerà fino alla mezzanotte di mercoledì 22.
Il traguardo
Partiamo dalla data finale. La deadline per non incappare nella scadenza della delega è fissata al
19 aprile. A stabilirla è la legge con cui il Parlamento ha delegato il Governo a varare il nuovo
codice (legge 11/ 2016, articolo 1, comma 8 e comma 12, lettera e). In base a queste norme il
decreto correttivo deve essere varato «entro un anno dall'entrata in vigore» del nuovo codice.
Sebbene porti nel titolo la data del 18 aprile, il Dlgs 50/2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale n.91 del 19 aprile 2016 ed è entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione.
Dunque fin qui non dovrebbero esserci dubbi.
Questa data, va ricordato, non rappresenta il termine entro il quale deve arrivare il via libera
finale del governo. Ma quella di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale o, secondo alcune
interpretazioni giuridiche più elastiche, quella in cui il provvedimento deve perlomeno essere
firmato dal Capo dello Stato. In ogni caso, dopo l'ultimo passaggio in Consiglio dei ministri (e
prima della pubblicazione) il decreto deve ottenere la «bollinatura» della Ragioneria e il «visto»
del Presidente della Repubblica. Questo basta a individuare in venerdì 14 aprile la data ultima
per l'approvazione finale del Governo.
Il kick-off
L'invio del testo alle associazioni portatrici di interessi è dunque partito venerdì sera. A meno
però di non considerare l'apertura al mercato come una formalità priva di alcuna ricaduta
concreta, questo dovrebbe scludere nei fatti (anche se al momento non ci sono certezze) la
possibilità che il testo possa tornare per la prima approvazione in Consiglio dei ministri venerdì
24. Ipotizzando la concessione di un tempo minimo di 3-4 giorni per raccogliere le proposte dal
mercato e di perlomeno altrettanti per valutarle e decidere se accoglierle o meno, si dovrebbe
immaginare che la prima data utile per il via libera preliminare del Governo, che da quando è
guidato da Paolo Gentiloni di regola si riunisce il venerdì, è il 3 marzo. Si tratta della stessa data
in cui nel 2016 ha ricevuto il primo sì il nuovo codice.
In realtà c'è una seconda possibilità. Portare in Consiglio dei ministri il 24 più o meno la stessa
bozza che si è messa in consultazione. E sfruttare l'intervallo destinato a raccogliere i vari parere
istrituzionali anche per studiare le proposte arrivate dal mercato. Il fatto di aver aperto le
consultazione solo per pochi giorni, indicando come data di chiusura il 22, fa pensare che
potrebbe essere proprio la strada che sceglierà il Governo per provare ad anticipare i tempi.
Il tempo dei pareri
Dopo il primo via libera scatta la fase dei pareri. L'iter è sempre disegnato dalla legge delega. Il
testo parte in contemporanea all'indirizzo della Conferenza Unificata, del Consiglio di Stato e
delle Commissioni parlamentari competenti per materia (Ambiente e Lavori pubblici di Camera
e Senato). Conferenza unificata e Consiglio di Stato hanno 20 giorni per esprimersi, il
Parlamento 30. Tra il 3 marzo e il 14 aprile intercorrono 42 giorni. Anticipando al 24 febbraio si
guadagna una settimana. In entrambi i casi, se il Parlamento decidesse o fosse costretto dagli
impegni a usare tutto il tempo a disposizione - includendo qualche giorno di "cuscinetto" per lo
scambio dei documenti - saremmo già quasi al limite. Anche tenendo conto della possibilità che
le due Camere optino per il varo di pareri-fotocopia. Ma senza dimenticare che le Camere nelle
prossime settimane saranno anche impegnate nella conversione di alcuni decreti-chiave
(terremoto, Milleproroghe, decreto Sud oltre ai nuovi su sicurezza delle città e migranti)
Se invece Palazzo Chigi scegliesse di dare qualche giono in più alla consultazioni degli operatori,
portando il provvedimento per il primo via libera in Consiglio dei ministri venerdì 10 marzo, il
Parlamento avrebbe a disposizione tempi molto risicati. Tra il 10 marzo e il 14 aprile corrono
infatti soltanto 35 giorni. Ma questa è l'ipotesi meno probabile.
I pericoli sul cammino
È vero che Dlgs 50/2016 ottenne il primo ok dal Governo il 3 marzo e quello finale il 15 aprile
seguendo, con qualche affanno, lo stesso iter ora previsto per il decreto correttivo. È però anche
vero che la situazione questa volta appare più rischiosa. Innanzitutto per la natura della
scadenza finale. L'anno scorso il 18 aprile era più che altro una data simbolo. Si trattava infatti
del termine per il recepimento delle direttive europee da cui è scaturito il codice. Il Governo non
voleva dare l'impressione di "snobbare" quella scadenza. Ma se si fosse andati oltre di qualche
giorno (o settimana) non sarebbe accaduto nulla. Non si è mai visto l'avvio di una procedura di
infrazione per lo sforamento di un termine europeo per un tempo così limitato. Questa volta
invece il termine è perentorio. Dal 20 aprile addio correttivo. Si dovrebbe ripartire con un testo
di legge nuovo di zecca o con un decreto d'urgenza.
Ma non c'è solo questo. Se le Commissioni parlamentari avessero da ridire sul testo, segnalando
al Governo lo "sforamento" rispetto ai criteri della delega, «il Governo,
con le proprie osservazioni e con eventuali modificazioni», stabilisce la legge , dovrebbe
ritrasmettere «il testo alle Camere per il parere definitivo delle Commissioni parlamentari
competenti, da esprimere entro quindici giorni dall'assegnazione».
È chiaro che questo eventuale tempo supplementare farebbe saltare tutti i piani. L'anno scorso
non ce ne fu bisogno. Anche perchè tra Governo e commissioni parlamentari sul codice era
tempo di luna di miele. La prima bozza di correttivo circolata nei giorni scorsi - di fatto
confermata dal testo messo in consultazione - ha, invece, fatto già alzare più di un sopracciglio
in Parlamento. E non solo sui banchi delle opposizioni.
Il senatore Pd Stefano Esposito, il relatore che più si è impegnato nell'approvazione della delega
a riformare il vecchio codice, non ha nascosto il «profondo imbarazzo» per il fatto che «alcuni
punti della bozza siano da considerare fuori delega». Citando tra questi soprattutto le aperture
sul divieto di appalto integrato, la revisione delle norme sul subappalto e l'allargamento del
novero delle stazioni appaltanti che potrebbero evitare gli obblighi di qualificazione. Insomma, i
rischi che non fili tutto liscio ci sono (e non vanno presi sottogamba).
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20 Feb 2017
Ricostruzione Abruzzo/1. Parte il piano
«Restart» per rivitalizzare l'economia
Alessandro Arona
Via libera al Piano «Restart» per il rilancio economico dell'area dell'Aquila (e dintorni) colpita dal
terremoto del 2009. La delibera Cipe del 10 agosto scorso, che ha approvato il Piano da 220
milioni di fondi pubblici e assegnata la prima annualità da 36 milioni, registrata solo il 30
gennaio dalla Corte dei Conti, è stata pubblicata il 14 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale.
Era stato l'articolo 11, comma 12, del decreto-legge n. 78/2015, a prevedere una quota fissa, fino
a un valore massimo del 4%, degli stanziamenti annuali di bilancio per la ricostruzione postsisma del 2009 in Abruzzo, a un «Programma di sviluppo volto ad assicurare effetti
positivi di lungo periodo in termini di valorizzazione delle risorse territoriali, produttive e
professionali endogene, di ricadute occupazionali dirette e indirette, di incremento dell'offerta
di beni e servizi connessi al benessere dei cittadini e delle imprese».
Il Programma vale complessivamente 219,7 milioni di euro di fiananziamenti pubblici, di cui
90,1 per «Migliorare la competitività del sistema produttivo-industriale nell'area del cratere e
rivitalizzare i centri storici», 54,9 milioni per «Valorizzare e qualificare i sistami turistici, le aree
di attrazione ambientale e le produzioni di eccellenza del territorio», 13,2 milioni per
«Valorizzare il patrimonio artistico e culturale del territorio», 52,8 milioni per «Rafforzare
l'identità dell'area del cratere, e della città dell'Aquila in particolare, come territorio della
conoscenza, anche valorizzando le reti di collaborazione tra Università, centri di formazione,
superiore e sistema produttivo», 4,4 milioni per «Promuovere l'e-governance e l'agenda
digitale», altri 4,4 milioni per «Migliorare e rafforzare la capacità delle amministrazioni e degli
enti attuatori di rendere maggiormente efficace l'attuazione del programma di sviluppo».
La delibera Cipe assegna alle diverse amministrazioni responsabili dell'attuazione del piano i
primi 36 milioni dell'annualità 2016 (altre delibere seguiranno da quest'anno al 2020), con
funzione di indirizzo, coordinamento e controllo dell'attuazione che saranno svolte da un
Comitato di indirizzo presso il Ministero della coesione territoriale .
TUTTI GLI INTERVENTI DI SVILUPPO POST-2009
La dotazione complessiva degli interventi di sviluppo post terremoto in Abruzzo è prevista in
442 milioni di euro.
Ecco i filoni:
1) Programma RESTART, con una dotazione prevista in 219,7 milioni di euro, finalizzato ad
assicurare effetti positivi di lungo periodo in termini di valorizzazione delle ri-sorse territoriali,
impatti occupazionali, incremento dell'offerta di beni e servizi per il benessere dei cittadini e la
competitività delle imprese. Il Programma è articolato in sei ambiti tematici: Sistema
imprenditoriale e produttivo, Turismo e Ambiente, Cultura, Alta formazione, Ricerca e
Innovazione tecnologica, Agenda Digitale, Go-vernance, monitoraggio e valutazione del
Programma di sviluppo. Esso individua un insieme di interventi selezionato e già operativo
dall'anno 2016;
2) programma di interventi a sostegno delle attività produttive e della ricerca nel territorio del
cratere sismico (delibera CIPE n. 135/2012), con una dotazione di 100 milioni di euro. Questo
programma è in corso di attuazione; esso finanzia pro-getti di investimento produttivo
(Contratti di Sviluppo) e di ricerca e sviluppo nonché interventi per la creazione di nuove
imprese innovative, la valorizzazione turistica del patrimonio territoriale, la valorizzazione di
produzioni agroalimentari tipiche e di eccellenza, il rilancio delle attività culturali e di attrazione
turistica, con particolare riferimento al sistema del Gran Sasso, la realizzazione di una rete ottica
metropolitana a banda larga nonché attività di ricerca nell'ambito delle reti ottiche, dell'edilizia e
del restauro, delle tecniche di recupero edilizio;
3) valorizzazione delle competenze scientifiche del territorio (Art. 31-bis del D.L. 5/2012), con
una prima dotazione di 36 milioni di euro destinata all'avvio della Scuola sperimentale di
dottorato internazionale - Gran Sasso Science Institute al fine di promuovere progetti di ricerca
e di formazione avanzata in fisica, matematica, informatica e scienze sociali. A questa prima
dotazione è seguita una successiva di 18 milioni di euro (assegnati dalla Delibera CIPE 6 agosto
2015, n. 76) per il cofinanziamento del fabbisogno finanziario del triennio 2016-2018 necessario
a garantire la continuità dell'attività della Scuola.
4) alle agevolazioni fiscali nella Zona Franca Urbana dell'Aquila (D.L. 39/2009 e art. 14, comma
1, del D.L. 39/2009), con una dotazione di 86,6 milioni di euro, destinate ad un regime de
minimis per piccole e micro imprese;
5) alle risorse di cui al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese di cui all'articolo 15
della legge 7 agosto 1997, n. 266, pari a 10 milioni di euro.
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20 Feb 2017
Ricostruzione Abruzzo/2. La spesa rallenta
nel 2016: 704 milioni (-25%). Ma resta il
primo cantiere d'Italia
Alessandro Arona
La spesa per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo (parliamo del sisma del 2009) ha subito
un rallentamento del 25% nel 2016, dai 943 milioni di euro del 2015 a 703,9 milioni da gennaio a
dicembre 2016. Ma resta il "primo cantiere d'Italia" (nessuna grande opera, neppure il tunnel del
Brennero, 400 milioni nel 2016, si avvicina a questa cifra), con 1.994 cantieri attivi, 2.070
imprese di costruzione al lavoro e circa 8.000 persone occupate.
A incidere sul rallentamento 2016 - un dato di poco superiore ai 695 milioni del 2014, dopo il
boom a 943 milioni di spesa nel 2015 - sono stati da una parte gli iter approvativi più lunghi
legati ad alcuni "agglomerati" complessi nei centri storici e nella seconda metà dell'anno dai
terremoti del centro Italia, che hanno colpito anche la zona dell'Aquila e costretto a periodi di
fermo cantiere per verificare l'impatto delle scosse su strutture e anche impalcature.
A rallentare è stata la ricostruzione privata, -29% da 858 a 609 milioni di euro di spesa, mentre
quella pubblica viaggia sempre in crescita, da 84,6 a 94,4 milioni.
Il costo totale del terremoto del 2009 in Abruzzo non è ancora oggi certo, il che fa capire anche
quanto "sommaria" possa essere la stima fatta nei giorni scorsi dal governo sui 23 miliardi di
costo dei vari terremoti 2016-2017 in Centro Italia.
Comunque, il conto totale dell'Abruzzo dovrebbe essere intorno a 22/22,5 miliardi di euro, una
cifra simile a quella dei terremoti dei mesi scorsi. Si arriva a questa cifra, però, con una somma
di dati certi e meno certi.
Il totale (certo) delle risorse stanziate per la ricostruzione post sisma in Abruzzo è di 17.858
milioni di euro, di cui 15.074 milioni già assegnati a specifiche finalità e i restanti 2.784 milioni
di euro ancora da assegnare attraverso delibere del Cipe per le prossime annualità.
Ci sono poi circa 3,3 miliardi (stima) di risorse già spese o da spendere per
sospensione/esenzione tributi (2,1 miliardi circa) e per interessi sui mutui erogati da Cassa
depositi per anticpare le risorse della ricostruzione privata (circa 2,1 miliardi).
Si arriva così a 21,1 miliardi di euro circa. Il governo stima poi che serviranno altri stanziamenti
per 1/1,5 miliardi di euro (dal 2020) per completare la ricostruzione pubblica.
E così si arriverebbe a 22/22,5 miliardi.
Ormai esaurita la fase di emergenza, la ricostruzione privata è in piena fase di esecuzione: è
stato speso il 57% delle risorse disponibili (così si leggerà nella relazione annuale che il governo
sta pere presentare al Parlamento). La spesa per la ricostruzione pubblica (escluse le opere
relativa alla fase di emergenza) è al 19% .
Tornando ai 17.858 milioni stanziati, il 16,8% (tre miliardi di euro) ha coperto le spese per
l'emergenza: soccorso ed assistenza alla popolazione, primo ripristino di infrastrutture e opere
pubbliche, minori entrate e altre provvidenze fiscali concesse nella fase di emergenza. Le altre
risorse sono destinate alla ricostruzione degli edifici privati (circa 11 miliardi di euro) e del
patrimonio di infrastrutture e beni pubblici (incluso il patrimonio culturale), circa 3,6 miliardi di
euro. Infine per azioni di sviluppo e rivitalizzazione economica sono stati firnora destinati 442
milioni di euro.
RICOSTRUZIONE PRIVATA
Gli ultimi dati certi del governo sono al 30 giugno 2016. A fronte delle risorse già assegnate
(8.126 milioni di euro su circa 11 miliardi di costi totali stimati), la quota di risorse erogate è del
57%. Il 76% dei circa 44.000 interventi definiti è stato concluso.
Sul sito di monitoraggio della ricostruzione Opena Data Ricostruzione, curato dal Gran Sasso
Science Institute (molto interessante), si fa però un calcolo diverso: su progetti privati presentati
per 10,4 miliardi di euro (quasi il 100% del totale stimato), l'erogato alle imprese per Sal è pari a
4,4 miliardi di euro, il 42% del totale
Il governo stima oggi che la ricostruzione privata (agibilità edifici) possa completarsi (con
relativa certezza) entro il 2022 per l'Aquila e le sue frazioni e il 2023 per i Comuni del Cratere.
Nella città di L'Aquila sono aperti 717 cantieri, 52 sono in allestimento, 7.601 sono stati conclusi.
Negli altri comuni del cratere e nei comuni fuori cratere, i cantieri aperti sono 1.277. Secondo le
rilevazioni più recenti disponibili, hanno operato e/o stanno operando nell'attività di
ricostruzione 2070 imprese, di cui 861 hanno sede legale nel comune di L'Aquila. A fine 2015,
l'Osservatorio della Manodopera istituito presso la Prefettura del'Aquila rilevava circa 7.900
occupati impegnati nell'attività di ricostruzione.
RICOSTRUZIONE PUBBLICA
La spesa totale per la ricostruzione di infrastrutture ed edifici pubblici è stimata in circa 3,6
miliardi di euro. Escludendo gli interventi sul patrimonio pubblico eseguiti in fase di
emergenza, pari a 1.174 milioni di euro (interamente erogati), le risorse finanziarie diventano
pari a 2.370 milioni di euro. L'esecuzione finanziaria per la ricostruzione pubblica – misurata
attraverso il rap-porto tra erogazioni e somme assegnate – è pari al 19% circa.
Una forte accelerazione della spesa per ricostruzione pubblica è attesa per i prossimi anni..
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20 Feb 2017
Scuole con fondi Cipe, il bilancio del
gendarme «sblocca-cantieri»: finito un
edificio su tre
Massimo Frontera
A volte tutor e a volte gendarme, a seconda dei casi. L'attività svolta tra il maggio 2014 e il
dicembre 2016 dalla task force edilizia scolastica dell'Agenzia per la coesione territoriale (diretta
da Ludovica Agrò) oscilla tra l'attività di pungolatore nei confronti di enti pubblici inerti e
l'attività di "problem solver" per sbloccare progetti incagliati.
Il bilancio che emerge dall'attività del primo settore del nucleo di verifica e controllo
dell'Agenzia è fatto di ombre e di luci. Si tratta peraltro di un bilancio parziale, sia dal punto di
vista territoriale - essendo limitato a solo sette regioni (Lombardia, Lazio, Campania, Puglia,
Basilicata, Sicilia e Calabria) - e a un certo numero di fonti di finanziamento (21, tra norme
statali e regionali). Il monitoraggio prende in esame complessivamente 2.032 progetti finanziati
con 1,24 miliardi di euro.
Le fonti di finanziamento interessate dal monitoraggio della task force sono le più varie. Si va
dalla prima legge per il finanziamento sistematico delle scuole (n. 23/1996) fino ai mutui Bei e
alle più recenti misure del governo Renzi, passando per le delibere Cipe tra il 2002 e il 2012.
Se si stringe il campo alle sole iniziative arrivate al traguardo, il bilancio appare sconfortante. Su
2.032 interventi finanziati con oltre 1,2 miliardi di euro, sono stati completati 596 interventi, cioè
il 29,3%, per un importo di 247,4 milioni di euro, pari al 19,9% delle risorse. Tutto il resto è
ancora per strada, tra la fase dello studio di fattibilità fino al cantiere, passando per la
progettazione (preliminare, definitiva, esecutiva), la pubblicazione del bando o la fase di
aggiudicazione.
Ma il lavoro della task force non si è limitato al puro monitoraggio. I "controllori" dell'Agenzia
sono anche intervenuti per rimuovere gli ostacoli che impedivano l'avanzamento e la
conclusione dell'iter. Una serie infinita di ostacoli. È interessante rilevare che sono stati
individuati quasi 800 "criticità" (esattamente 792 nelle sette regioni), classificate in una
quindicina di tipologie: dai problemi di collaudo ai fondi, dalle questioni tecnico-progettuali alle
varianti in corso d'opera. E - sorpresa - il principale motivo del blocco dell'iter non sono i
contenziosi ma l'"inadeguatezza tecnica e/o l'inerzia dell'ente attuatore", seguita da "difficoltà
relative ai flussi di finanziamento". Ma ecco i numeri: su 792 "criticità" i contenziosi sono
risultati 44 (26 relativi alla fase di affidamento dei lavori e 18 nella fase esecutiva, cioè a causa
per esempio al sequestro del cantiere o al fallimento dell'impresa).
Mentre invece, l'inadeguatezza tecnica e/o inerzia dell'ente attuatore rappresenta in assoluto il
principale motivo di blocco dell'iter, con 264 casi su 792.
Cosa si intende per inadeguatezza tecnica? La relazione cita, a titolo di esempio, i casi di
«carenza numerica di tecnici, elevata mole di lavoro rispetto al personale a disposizione
dell'ente, ridotta capacità progettuale».
Quanto invece alle difficoltà di finanziamento, che ricorrono in 204 casi, si tratta di «lentezze
burocratiche a partire dalla richiesta di risorse avanzate dagli Enti locali all'effettivo
trasferimento delle stesse, oppure difficoltà da parte degli Enti locali nell'utilizzare le
piattaforme informatiche di monitoraggio».
Come è intervenuta la task force? Il 41% delle 792 criticità che sono state individuate, sono state
anche superate, mentre per il 59% dei casi, si sta ancora lavorando.
Per il futuro, la task force «dovrà concentrarsi principalmente nel miglioramento della
governance degli interventi di edilizia scolastica e dell'efficienza tecnica e/o amministrativa
degli Enti locali ed attuatori degli interventi».
Ma ci sono anche cause imputabili alla debolezza della fase progettuale. «Il lavoro svolto dalla
TFES - si legge nella relazione - ha spesso evidenziato una carenza progettuale degli interventi
che ha influito sui tempi di realizzazione delle opere generando gravi ritardi; ad esempio, sono
stati riscontrati alcuni casi di varianti e di contenziosi con le imprese. È dunque necessario che
l'attività nel periodo 2017-2023 sia di supporto alle diverse Amministrazioni concretizzandosi: o
durante l'accompagnamento nella fase di screening delle proposte progettuali per la verifica
della coerenza degli interventi con le finalità dichiarate dal bando/avviso; o nell'avvio delle
attività di sopralluogo già dalle primissime fasi dell'iter progettuale con conseguente
segnalazione delle anomalie gravi eventualmente riscontrate in sede di sopralluogo; o durante
l'accompagnamento agli Enti affinché gli interventi vengano realizzati nel rispetto dei
cronoprogrammi condivisi in sede di sopralluogo, e comunque entro i termini previsti per la
rendicontazione finale».
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20 Feb 2017
Terremoto/1. A marzo prime gare per le
strade: inviti tra gli iscritti all'Albo Anas
Alessaandro Arona
Il mandato del governo e della Protezione civile è "fare presto", dunque i 408 interventi per il
ripristino d'emergenza delle strade danneggiate dai terremoti 2016-2017, che valgono in tutto
389 milioni di euro, saranno in gran parte affidati con procedura negoziata senza bando e con
tempi ridotti per tutte le procedure di gara. Ampie deroghe al Codice appalti, dunque, come
ammesso dal decreto legge post-sisma 189/2016, che all'articolo 15-ter ha affidato all'Anas il
ruolo di "soggetto attuatore", consentendogli di utilizzare la lunga lista di deroghe al Dlgs
50/2016 di cui all'Ordinanza di protezione civile 394 del 19 settembre 2016.
Il 1° Piano stralcio sulle strade, elaborato dall'Anas e approvato dalla Protezione civile il 14
febbraio, sarà definitivo entro fine mese, quando gli enti gestori delle strade non Anas (330
interventi su 408, 221 milioni di euro su 389) avranno deciso quale quota di lavori sulla loro rete
affidare all'Anas (progettazione e appalti). Probabile che alla fine sia la grande maggioranza.
Nella lista attuale dei 408 (la bozza di piano, scaricabile dal nostro sito), solo 14 interventi hanno
importo superiore alla soglia Ue di 5,2 milioni di euro; 73 lotti sono tra uno e 5,2 milioni, 207
interventi hanno importo tra 150mila euro e un milione, i restanti 128 sono sotto i 150mila euro.
Ma il piano elaborato dall'Anas (non solo sulle proprie strade ma su tutte quelle danneggiate dai
terremoti in Centro Italia) già prevede ipotesi di accorpamenti, se tutto fosse affidato all'Anas:
108 appalti di progettazione e 132 appalti di lavori per gli interventi in priorità 1 e 2 (il 98%
dell'importo).
«Tutti gli appalti - ci spiega Fulvio M. Soccodato, responsabile Anas in qualità di soggetto
attuatore - saranno su progetto esecutivo e al massimo ribasso. Utilizzeremo sempre procedure
approvative e tempi di gara ridotti. Le procedure di affidamento dipendono anche da quanta
parte del piano ci verrà affidata. Comunque per i lotti tra 1 e 5 milioni di euro utilizzeremo
probabilmente le procedure negoziate senza bando, a inviti (in deroga al Codice, ndr), sopra i 5
milioni faremo probabilmente le gare, seppure con tempi ridotti».
IL CONTO TOTALE
l valore complessivo degli interventi postterremoto sulle strade del Centro Italia (15.300 km l'intera rete
nel cratere) dovrebbe salire a circa 800 milioni di euro.
Il 1° piano stralcio per affrontare l'emergenza (ripristino e messa in sicurezza), approvato nei
giorni scorsi e di cui partiranno le gare di progettazione a inizio marzo, vale 389 milioni, nei
prossimi mesi seguirà il 2° stralcio del valore di circa 200 milioni.
Poi ci saranno i piani di "ricostruzione", cioè gli interventi di miglioramento e/o adeguamento
sismico sulle strade del cratere: in base al lavoro che sta facendo l'Anas in qualità di "soggetto
attuatore" si può stimare un costo di altri 200 milioni. E saliremmo così a circa 800 milioni
totali.
Ma cerchiamo intanto di capire bene il 1° Piano stralcio da 389 milioni. «Almeno il 60% del piano
- spiega Fulvio Soccodato, l'ingegnere che guida da dentro l'Anas il ruolo di "soggeto attuatore"
della società strade - sarà affidato e completato entro l'anno, il restante 40% entro l'autunno
2018».
ANAS SOGGETTO ATTUATORE
Le strade del "cratere" sono lunghe 15.300 km, di cui 1.689 di 1° livello (collegamenti interregionali e strade funzionali alla Protezione civile), e di queste circa 600 km sono strade statali
Anas. Poi ci sono 2.633 km di 2° livello (mobilità inter-provinciale), e infine 10.933 km di strade
locali.
«Dopo il sisma del 24 agosto - spiega Soccodato - ogni gestore si è attivato nell'emergenza,
l'Anas ha fatto 4-5 milioni di euro di interventi di somma urgenza. Ma è venuta fuori un'estrema
frammentazione, che ha indotto poi la Protezione civile a suggerire l'inserimento di una norma
nel decreto legge ( art. 15-ter del Dl 17 ottobre 2016, n. 189, convertito con la legge 15 dicembre
2016, n. 229, ndr) che ha affidato all'Anas il ruolo di "soggetto attuatore" di protezione civile per
"gli interventi di messa in sicurezza e della viabilità" sia delle strade statali Anas sia di quelle
regionali e locali "ove necessario, anche in ragione della effettiva capacità operativa degli enti
interessati"».
La norma imponeva all'Anas di finanziare gli interventi (anche quelli eventualmenti delegati da
Regioni e Comuni) anticipandoli dal Fondo unico Anas costituito con art. 1 c. 868 della legge di
Stabilità 2016 (in pratica il nuovo fondo fondo "unico" in cui confluiscono tutti i trasferimenti
statali per gli investimenti Anas, in attesa dell'autonomia finanziaria, che ancora non si vede).
IL PIANO STRALCIO
«Il terremoto del 31 ottobre - spiega Soccodato - è stato molto più pesante di quello di agosto,
per le infrastrutture». In pratica l'Anas, in base all'articolo 15-ter, ha svolto mesi di sopralluoghi
e rilievi e poi elaborato il 1° Piano stralcio di ripristino, approvato dalla Protezione civile il 14
febbraio (lista completa delle opere sul sito di Edilizia e territorio). Ora, entro febbraio, gli altri
enti gestori delle strade inserite nel piano, dovranno decidere se affidare progettazioni e lavori
all'Anas (il ruolo di stazione appaltante) oppure farli in proprio.
Abbiamo classificato le strade del "cratere" in tre livelli, in base all'importanza», spiega
Soccodato (1.689 km in 1° livello, 2.633 in 2à, 10.993 in terzo). «Le indagini sono partite a fine
novembre - prosegue - e finite a inizio gennaio per questo primo stralcio. Abbiamo fatto 622
sopralluoghi, coprendo interamente le aree danneggiate sulle strade di 1° livello, e circa il 40%
sul 2° livello. Non c'era all'inizio piena consapevolezza delle criticità. Ne abbiamo individuate
574» (cioè punti danneggiati), «sulla base di una classificazione da A ad E» (A: viabilità
interrotta. B: con ridotte condizioni di sicurezza. C: non in piena funzionalità). «Abbiamo fatto i
rilievi insieme ai tecnici degli enti gestori - spiega Soccodato - in modo da condividere le analisi
e le stime degli interventi necessari».
IL 1° PIANO STRALCIO
A cavallo di fine gennaio ci sono state riunioni con le 4 Regioni per definire il Piano, approvato
poi dalla Protezione civile il 14 febbraio. «Ora gli enti gestori - spiega Soccodato - hanno alcuni
giorni per decidere se hanno risorse e soprattutto le capacità tecniche per realizzare gli
interventi individuati sulle loro strade. Per le risorse, anche loro possono attingere ai fondi della
Protezione civile stanziati per il post-terremoto, il problema non è dunque quello. Può essere
positivo che realizzino in proprio una parte degli interventi, ma devono firmare un'assunzione
di responsabilità, dichiarare di avere le competenze tecniche e assumersi impegni sui tempi».
GLI INTERVENTI
Il Piano stralcio da 389 milioni (scarica dal nostro sito l'elenco completo degli interventi, che nel
tabellone sono quelli con priorità 1, 2, 3) è articolato in 370 interventi per 335,2 milioni da
realizzare nella Fase 1 e 38 interventi per 54,3 milioni nella Fase 2 (si tratta di "secondi lotti"
sulle stesse strade: i casi in cui è ooportuno realizzare in due tempi successivi interventi su
stesse tratte o tratte contigue). Su 388,77 milioni di euro, la maggior parte degli interventi sono
nelle Marche, per 296,3 milioni; poi l'Umbria (44,7), il Lazio (38,8 mln) e infine l'Abruzzo (8,8). Il
65% si concentra lungo 7 infrastrutture stradali appartenenti alla rete di 1° livello, colpite dal
sisma: le strade statali ss 4 Salaria, e ss 685 Tre Valli Umbre, e poi 4 strade provinciali della
provincia di Macerata e su Sp della provincia di Ascoli Piceno.
GLI AFFIDAMENTI
Tutti gli interventi sono appaltabili nel 2017, e questa è l'intenzione dell'Anas. Tuttavia - spiega
Soccodato - «le progettazioni sono ancora in gran parte da fare. Il mandato della Protezione
civile è naturalmente di "fare presto". Le procedure che utilizzeremo per fare gli affidamenti e le
procedure approvative dipenderanno in parte da quanti interventi ci saranno affidati dagli enti
locali» (da quanta mole di lavoro sarà cioè concentrata sull'Anas).
«Le deroghe al Codice - spiega - tra quelle ammesse in base all'ordinanza 394/2016, saranno
soprattutto sui tempi dei vari passaggi (faremo sempre, ove necessarie, conferenze di servizi
accelerate). Useremo sempre il massimo ribasso per le gare di lavori, anche per gli affidamenti
oltre un milione di euro. Tutti gli appalti saranno su progetto esecutivo. A inizio marzo
partiremo con le progettazioni: dovremo fare presto, tutti gli affidamenti saranno a procedura
negoziata senza bando, inviteremo le imprese iscritte nei nostri Albi fornitori» (che sono
articolati per progettazione e lavori, per qualifiche e importi).
«Tutti gli appalti - ci spiega Fulvio M. Soccodato, responsabile Anas in qualità di soggetto
attuatore - saranno su progetto esecutivo e al massimo ribasso. Utilizzeremo sempre procedure
approvative e tempi di gara ridotti. Le procedure di affidamento dipendono anche da quanta
parte del piano ci verrà affidata. Comunque per i lotti tra 1 e 5 milioni di euro utilizzeremo
probabilmente le procedure negoziate senza bando, a inviti (in deroga al Codice, ndr), sopra i 5
milioni faremo probabilmente le gare, seppure con tempi ridotti».
Nella lista attuale dei 408 (la bozza di piano, scaricabile dal nostro sito), solo 14 interventi hanno
importo superiore alla soglia Ue di 5,2 milioni di euro; 73 lotti sono tra uno e 5,2 milioni, 207
interventi hanno importo tra 150mila euro e un milione, i restanti 128 sono sotto i 150mila euro.
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20 Feb 2017
Terremoto/2. Sismabonus, il Consiglio
superiore sblocca la classificazione sismica
degli edifici
Giuseppe Latour
L'assemblea plenaria del Consiglio superiore dei lavori pubblici chiude oggi. Le linee guida per
la classificazione sismica degli edifici, dopo settimane di frenate e ripartenze, si preparano
all'allungo finale. Il massimo organo consultivo tecnico del Governo, infatti, licenzierà l'ultima
versione del documento che consentirà di attivare il sismabonus, lo sconto fiscale per la messa
in sicurezza degli edifici varato dalla legge di Bilancio 2017. Rispetto alla versione elaborata nelle
scorse settimane, sono attese semplificazioni ancora maggiori: la procedura rapida per i piccoli
interventi, ispirata alle diagnosi di Protezione civile, dovrebbe avere un'estensione ancora più
ampia rispetto alla prima versione del provvedimento.
Il testo arrivato alle ultime riunioni della commissione di esperti nominata dal ministro
Graziano Delrio prevedeva una serie di elementi caratterizzanti: una procedura di verifica del
rischio sismico veloce e a basso costo, da utilizzare per gli interventi di rammendo più piccoli,
entro un tetto di 20mila euro di detrazione, una detrazione al 65% per chi investe nella diagnosi
sismica ma non effettua i lavori e una nuova banca dati nazionale degli edifici mappati, oltre
all'annunciato sistema di classi, simile alla certificazione energetica, che consentirà di
fotografare lo stato di salute degli edifici: dalla A alla F.
Il pacchetto era composto da un decreto e da un paio di linee guida applicative, che includevano
anche una check list in centoventi punti, dedicata a una sorta di verifica di qualità dei contenuti
degli elaborati dei progettisti. Grazie a questo meccanismo, da approvare entro il prossimo 28
febbraio, sarà possibile determinare l'entità della nuova detrazione di imposta che, come noto,
potrà arrivare fino all'85 per cento. Dalle tasse, in base alle previsioni del decreto del Mit,
potranno essere scalate le spese documentate per la diagnosi sismica, l'esecuzione degli
interventi di messa in sicurezza e la valutazione della classe sismica post intervento.
Tutti questi elementi saranno in gran parte confermati, almeno nella loro impostazione
generale. Guardando, però, all'andamento degli ultimi giorni di lavoro della commissione,
qualche novità è molto probabile. Le indiscrezioni che arrivano dal Consiglio superiore dei
lavori pubblici, infatti, parlano di riunioni molto tese, durante le quali ci sarebbe stato il
tentativo di cestinare quasi completamente il lavoro fatto fino a quel momento, per dare
un'impostazione nuova alle linee guida. Quell'alternativa è stata seccamente respinta, ma
comunque qualche novità ci sarà.
In particolare, nel documento finale dovrebbe assumere un ruolo più pesante l'impostazione
data dalla Protezione civile. Bisogna ricordare, infatti, che nel primo documento la procedura di
verifica semplificata degli edifici era sostanzialmente ispirata proprio alle diagnosi rapide fatte
dalla Protezione civile nelle situazioni di emergenza. L'indicazione che arriva è che quella
procedura, finora confinata agli interventi piccoli, con un tetto di detrazione a 20mila euro,
potrebbe allargarsi ulteriormente, in modo da evitare che la messa in sicurezza risulti frenata da
adempimenti burocratici troppo complessi.
Questi ultimi nodi saranno sciolti nella riunione di oggi. L'unica certezza, comunque, è che a
questo punto i tempi sono strettissimi. Il ministro Graziano Delrio ha, infatti, più volte
dichiarato di volere portare a casa le linee guida entro il termine fissato dalla manovra, cioè per
fine mese. La plenaria del Consiglio superiore è stata anticipata al 20 proprio per consentire al
ministero di chiudere il suo decreto, dopo l'approvazione dell'organo consultivo. Il nuovo
sismabonus, insomma, si prepara a decollare.
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20 Feb 2017
Terremoto/3. Decreto al via alla Camera.
Realacci: inserire le zone franche urbane
G. La.
Potenziare gli sgravi fiscali, a partire dalla creazione di zone franche urbane. È questo l'obiettivo
con il quale la commissione Ambiente della Camera ha avviato, con relatrice Chiara Braga,
l'esame della legge di conversione del decreto terremoto. I tempi per la presentazione degli
emendamenti al testo sono ancora piuttosto lunghi: visto il calendario di audizioni, che si
dovrebbero chiudere il 27 febbraio, è prevedibile che la discussione di merito decolli per l'inizio
di marzo. Eppure, nelle parole del presidente della commissione Ermete Realacci si fanno già
spazio ipotesi di integrazione del provvedimento. Bisogna partire dalle Zfu e dal sostegno alla
ricostruzione dei beni culturali delle aree colpite dello sciame sismico.
L'esame della legge di conversione del provvedimento (Dl n. 8 del 2017) è iniziata giovedì, con
tempi molto stretti rispetto alla pubblicazione, avvenuta solo una settimana prima. E la
commissione, secondo quanto ha spiegato il presidente della commissione Ambiente, Ermete
Realacci, ha intenzione di tenere un calendario piuttosto serrato. Nella seduta di mercoledì 22
febbraio si terranno le audizioni dei presidenti delle quattro regioni coinvolte, oltre a quelle dei
rappresentanti dell'Anci e dell'Unione delle province. Il 27 si procederà ascoltando gli altri
soggetti interessati dalla norma, a partire dal capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio e dal
commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani. In questa sede, parteciperanno al
dibattito anche i rappresentanti della Rete delle professioni tecniche.
Ma nella prima discussione si è cominciato a parlare anche di possibili modifiche in arrivo. Per
Realacci, in particolare, ci sono «margini per il rafforzamento di alcune misure, a partire da
quelle relative alle zone franche»: nella versione finale del provvedimento, infatti, nonostante gli
annunci della vigilia, era completamente mancata la parte relativa agli sgravi fiscali più pesanti.
Non sono, cioè, state inserite né le zone franche urbane né le "no tax area" per le aree colpite dal
terremoto. Adesso, l'intenzione della commissione è di lavorare per ripristinare quelle misura.
E c'è altro. Per Realacci bisogna anche «promuovere la ricostruzione dei beni culturali, che
hanno riportato danni gravi ed estesi, a tal fine proponendo di dedicare allo scopo per dieci anni
le entrate dell'8 per mille destinato allo Stato». È necessario, insomma, che «alle aree colpite dal
terremoto pervenga il segnale di un impegno dello Stato per il loro futuro, anche attraverso
l'investimento di risorse». Quindi, il secondo fronte di azione della commissione sarà dedicato al
tema dei beni culturali da recuperare. «Si tratterebbe - conclude il presidente della commissione
- di circa 150-200 milioni annui che garantirebbero un flusso di finanziamenti certo e costante
nel tempo. Una misura sulla quale si è dichiarato favorevole anche il ministro Franceschini».
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